Giorno: 5 Giugno 2018

StoriaNaturaleNews n. 217, giugno 2018

TEMPO DI LUCCIOLE!

LucciolaI bellissimi Lampiridi (lucciole :-)) hanno iniziato i loro voli nuziali.

Diamo notizia di 4 appuntamenti a Ferrara e provincia per tutti coloro che desiderano ammirare lo spettacolo notturno dei puntini luminosi che si muovo sullo sfondo della vegetazione.

– Mercoledì 6 Giugno ore 21.00 a Ferrara presso il Cimitero Ebraico.
– Giovedì 7 Giugno ore 21.00 presso il Bosco della Panfilia a Sant’Agostino
con Didò – Didattica, Comunicazione, Ricerca, dido.storianaturale@comune.fe.it.
http://storianaturale.comune.fe.it/index.php?id=878. Con prenotazione obbligatoria.

– Venerdì 8 e sabato 9 giugno a Porporana,
con Centro IDEA, centroidea@comune.fe.it.
http://servizi.comune.fe.it/7371/lucciole-nel-bosco-di-porporana
Serate organizzate dall’Associazione A.R.E.A. in collaborazione con il Servizio Ambiente e il Centro IDEA
del Comune di Ferrara e le G.E.V. Guardie Ecologiche Volontarie di Ferrara

Comunicato Regione: Lotta alla povertà

In Emilia-Romagna si allarga il Reddito di solidarietà: più alto, lo riceveranno più persone e per più tempo. La Regione integra le risorse per dare un aiuto alle famiglie in difficoltà. Gualmini: “Pilastro del nostro welfare, universalistico e trasversale”

Via libera dell’Assemblea legislativa alle nuove regole, per uniformarsi alla misura nazionale. La soglia Isee sale a 6mila euro e l’erogazione passa da 12 a 18 mesi. Da settembre scorso già più di 21 mila richieste. I dati relativi ai singoli territori

Bologna – Ancora più Reddito di solidarietà in Emilia-Romagna, che potrà essere richiesto da un maggior numero di persone, verrà erogato per più tempo e anche l’importo potrà crescere. L’Assemblea legislativa ha infatti approvato i nuovi criteri per l’accesso alla misura di sostegno ai nuclei famigliari in forte difficoltà economica approvata dalla Regione nel 2016 e operativa dal settembre scorso. Il provvedimento si è reso necessario per integrare il RES con il sistema di norme previste a livello nazionale dal Reddito in inclusione (Rei), la nuova misura nazione di contrasto alla povertà che da luglio amplierà la platea dei beneficiari. Il via libera dell’Aula al provvedimento legislativo, proposto da Pd, Sinistra italiana, Gruppo misto/leu, è arrivato con 30 voti favorevoli, 10 contrari, zero astenuti. Il Rei eliminerà i vincoli riferiti alla composizione del nucleo familiare (presenza di figli minori, donne in gravidanza, disabili, disoccupati over 55) e gli unici requisiti di accesso diventeranno quelli di natura economica, oltre alla residenza e durata del diritto di soggiorno. Sostanzialmente, il contributo regionale andrà ad integrare quello statale, rendendo disponibile per le famiglie assegnatarie quote più rilevanti.
Con le nuove regole, il Res (contributo regionale) – finanziato dalla Giunta guidata dal presidente Stefano Bonaccini con 33 milioni di euro per il 2018 e 35 per il 2019 – varierà in base al numero dei componenti della famiglia secondo la scala di equivalenza Isee (parametro che permette di confrontare situazioni familiari differenti). Le novità più significative per l’accesso al contributo riguardano dunque i nuovi limiti di reddito e patrimoniali: dichiarazione Isee (indicatore della situazione economica complessiva) la cui soglia viene innalzata fino a un massimo di 6.000 euro l’anno (attualmente 3.000 euro); patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro; patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) fino a un massimo di 10.000 euro. Si modifica inoltre la durata del contributo che viene estesa a 18 mesi anziché 12 come successo finora.

“Le misure contro la povertà estrema- spiega la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini- diventano un livello essenziale delle prestazioni, questo è il passaggio più importante. Un nuovo pilastro del nostro welfare, universalistico e trasversale, parallelo a quello dei servizi tradizionali per lo più organizzati secondo target e segmenti di popolazione”.

“I nostri Comuni- prosegue- stanno portando avanti questa rivoluzione con grande impegno e grande sforzo per poter offrire ai cittadini di questa regione un aiuto concreto in un momento di grave e seria difficoltà. Stiamo incontrando i cittadini che già stanno ricevendo il Reddito di solidarietà, una misura che solo 3 anni fa non esisteva a beneficio di migliaia di famiglie e anziani che oggi stanno ricevendo questo aiuto. Ci rende fieri e orgogliosi aiutare chi ne ha realmente bisogno, a recuperare una propria dimensione sociale e lavorativa- prosegue la vicepresidente- a condizioni ben precise e per un periodo limitato, a fronte di un impegno specifico”.

“Equità e uguaglianza- conclude la vicepresidente Gualmini- si raggiungono con soluzioni innovative, sperimentando e mettendo alla prova servizi e politiche nuove, spesso molto complesse, soprattutto se l’obiettivo è che quello di ritagliarle a misura di ogni singolo nucleo familiare, senza mai indietreggiare e fermarsi”.

Cosa cambia con la riforma del Reddito di solidarietà
Con le modifiche approvate dall’Assemblea legislativa, in base ai requisiti di accesso, che diventano gli stessi rispetto al Rei (il provvedimento nazionale), la misura regionale andrà ad integrare il contributo economico alle famiglie previsto dallo Stato con una somma fissa, ancora da definire, erogabile per 18 mesi e rinnovabile per altri 12.
Come in precedenza, l’accesso al Res è subordinato alla partecipazione ad un progetto di inserimento sociale e lavorativo concordato e sottoscritto dai beneficiari, con l’obiettivo di superare povertà o rischio di marginalità.
Con il nuovo provvedimento, agganciato alla misura nazionale del Reddito di inclusione, viene dunque superato il regolamento per l’accesso al Res adottato dalla Regione nel 2017.

Non cambia la collaborazione tra i Servizi sociali comunali e i Centri per l’impiego, il ruolo dei Comuni e dell’Inps, l’erogazione del contributo tramite carta prepagata delle Poste italiane e le modalità per accedere al Rei e al Res, basterà infatti fare un’unica domanda, da presentare ai Servizi sociali dei Comuni la cui ammissibilità verrà successivamente valutata dall’ Inps.

Oltre 21mila le domande già presentate
Nei primi 8 mesi di operatività del RES attivato dalla Regione (fino a 400 euro al mese per nuclei famigliari composti da 5 persone, su carta ricaricata dell’importo) le domande inoltrate dai cittadini ai Servizi sociali del proprio Comune di residenza sono state complessivamente 21.238 su una popolazione residente di 997.372 persone. A livello territoriale il maggior numero di richieste si è registrato a Bologna con 4.765 domande, segue Modena (4.263 domande), poi Reggio Emilia (2.224), Ravenna (2.129), Ferrara (1.793), Parma (1.722) e Rimini (1.772), Forli’-Cesena (1.490) e Piacenza (1.080)./Ti.Ga.

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Calvano: “L’Emilia Romagna rafforza il RES. Da luglio aiuteremo 20.000 famiglie”

“L’Emilia Romagna rafforza il reddito di solidarietà, che diventa un vero e proprio reddito minimo. Già dal 2016 abbiamo introdotto un sostegno al reddito ed oggi lo andiamo a rafforzare. Da luglio aiuteremo 20.000 famiglie”. Così il consigliere regionale Paolo Calvano commenta l’approvazione del progetto di legge sul reddito di solidarietà (RES) di cui è firmatario.
“Ad oggi l’Emilia Romagna è la prima Regione in Italia ad introdurre un reddito minimo per i propri concittadini – annuncia Calvano –. L’assemblea legislativa ha approvato oggi in aula, con Movimento 5 Stelle al fianco del Pd e la Lega contraria, a differenza del quadro nazionale, una legge che prevede una misura di sostegno concreta e immediata per aiutare chi non arriva a fine mese. La proposta del Partito Democratico emiliano romagnolo è quella di rafforzare le misure nazionali e porre attenzione alle persone in difficoltà”.
A partire da quest’estate, la Regione Emilia Romagna erogherà un contributo economico aggiuntivo di 110 euro a single e famiglie già ammesse al reddito di inclusione nazionale (Rei).
“L’Emilia Romagna dimostra anche in questa occasione di anticipare i temi che a breve anche il Parlamento tratterà – prosegue Calvano –. Si tratta di un contributo economico, erogato mensilmente su una carta prepagata, che varia in base al nucleo familiare e alle risorse economiche. Questo reddito sarà accompagnato da un percorso personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo. Fondamentale sarà l’aiuto dei Comuni, che saranno i nostri partner sui territori e avranno il compito di seguire i beneficiari del reddito minimo nel loro percorso di reinserimento”.
“Mentre il reddito di cittadinanza annunciato in questi mesi- conclude Calvano – al momento è solo un intento, il reddito di solidarietà nella nostra Regione è già realtà da oltre un anno ed ora è stato ulteriormente rafforzato. Mi auguro che anche a livello nazionale si prosegua per garantire le migliori misure al contrasto alla povertà, andando oltre gli slogan”.

Ufficio Stampa Gruppo Partito Democratico – Assemblea Legislativa Emilia-Romagna

Consorzio Agrario Emilia: bilancio ok e piano industriale che regala frutti concreti

Diminuiscono i debiti, gestione oculata dei costi e riorganizzazione interna generano un EBDA a quota 5,3 milioni di margine operativo contro il 1,5ml dello scorso anno con un bilancio solido che sfiora i 245 milioni di euro. Nell’annus horribilis 2017 – in cui le produzioni hanno risentito pesantemente di una siccità epocale – il risultato viene approvato dai soci all’unanimità.

San Giorgio di Piano (BO) – 5 Giugno 2018 – Il Consorzio Agrario dell’Emilia approva il bilancio 2017 all’unanimità proiettando, nei numeri, dati rassicuranti che confermano un trend positivo globale nonostante si siano fatti conti salati con l’annus horribilis agrario che ha generato ripercussioni negative del clima sulle materie prime in particolare dovuto alla siccità epocale che ha colpito il nostro territorio dai primi mesi del 2018 provocando su scala nazionale un calo di oltre il 4% del Pil del settore Agricoltura (che è sceso così 28 miliardi di euro, il valore più basso di questi ultimi cinque anni). L’andamento in generale negativo dei prezzi delle varie produzioni ha inciso in modo evidente e per i nostri soci troppo spesso la PLV (produzione lorda vendibile) non è stata nemmeno sufficiente per coprire i costi di produzione. Ed è in questo scenario non certo agevole che ha operato il CAE nei 12 mesi passati ed è proprio in questo contesto che, grazie ad azioni gestionali mirate e a contratti di filiera ad hoc che tutelano e promuovono la qualità del prodotto salubre ed il suo valore economico, che la governance consortile ha puntato con convinzione per raggiungere i traguardi approvati ora dall’assemblea. I dati presentati all’Assemblea Generale – che si è tenuta ieri sera nella sede di San Giorgio di Piano (Bo) – evidenziano tangibili segnali economico finanziari che poggiano su basi solide e consentono ai soci di guardare al futuro di un gruppo che opera a 360° nelle filiere a supporto delle imprese agricole – con rinnovato ottimismo e mantenendo salda la direzione indicata dal Piano Industriale approvato. Di certificata rilevanza si sono dimostrate tutte le attività che il Consorzio Agrario dell’Emilia ha svolto in modo sinergico con le società collegate, SIS, Emilcap, Eurocap Petroli e QS, con le quali – attraverso il coordinamento a livello nazionale di Consorzi Agrari Italiani – si è cercato di promuovere tutte le possibili sinergie di gruppo a conseguente vantaggio degli associati. Altro elemento certamente non trascurabile è rappresentato dai contratti di filiera che tutelano il prodotto e che hanno giocato un ruolo da veri protagonisti: l’Accordo Quadro Barilla per il frumento duro, alcuni importanti contratti di filiera con le varietà di grano duro Cesare e Marco Aurelio, il contratto Filiera Latte per il mais, sono oggi un ventaglio completo di proposte che mettono al centro il punto di incontro tra la qualità e salubrità del prodotto italiano da tutelare e la garanzia economica per chi produce e nello scenario del mercato globale potrebbe trovarsi disorientato senza questi supporti strategici che assicurano reddito al proprio lavoro.

Passando ai numeri

La gestione d’impresa virtuosa dunque arriva soprattutto da un’oculata gestione manageriale dei costi di azienda che nel 2017 hanno consentito risparmi per oltre 5 milioni di euro attraverso opere di riorganizzazione, ottimizzazione ed efficienza: i costi generali infatti sono diminuiti di 2,5 milioni con una riduzione uniforme di tutte le spese riguardanti affitti, utenze, manutenzioni, consulenze specifiche. Stessa sorte per le spese del personale che diminuiscono di circa 2 milioni di euro oltre agli interessi e altri oneri finanziari che si sono ridotti di circa 500 mila euro per effetto della minore esposizione creditizia e del ricorso a forme finanziarie a costo ribassato. Tutto ciò ha determinato un EBITDA di 5,3 milioni di euro contro 1,5 milioni di ero delle scorso anno. Performance di ottimo livello anche quella scaturita dalla diminuzione del debito verso gli istituti di credito e della posizione finanziaria netta per un valore di rilievo di oltre 5,5 milioni di euro generato dalle attività di management volte a migliorare la gestione del capitale circolante (clienti, fornitori, giacenze). Soddisfatti il presidente del CAE Antonio Ferro e il direttore generale Ivan Cremonini. “Siamo il riferimento del mondo agricolo a 360° e il segno più nel bilancio è il segnale concreto della fiducia che viene riservata al nostro operato e garanzia di solidità pur in anni molto difficili per l’agricoltura. Mi complimento con il direttore e lo staff al completo per quanto fatto”. Anche il direttore Cremonini sottolinea il lavoro svolto: “Questo è un bilancio frutto di una razionalizzazione che mantiene e incrementa la funzionalità, l’innovazione e i servizi complessivi a beneficio dei nostri soci e clienti tutti. Il rapporto con le aziende partecipate e controllate e i contratti di filiera ad hoc ci consentono di avere un ruolo di primo piano e di offrire garanzie e remunerazioni al meglio di quanto si possa realizzare in un contesto come quello attuale”.

Ufficio Stampa & Rapporti con i Media
Consorzio Agrario dell’Emilia

Il misterioso caso dei lampioni scomparsi in via San Romano.

Da Laboratorio Civico Ferrara

Un vero giallo investe via San Romano da qualche anno: la sparizione improvvisa e la messa in disuso dei vecchi lampioni a sospensione, che illuminavano il portico, dal lato est e ovest della via.
Raccogliendo alcune testimonianze di persone che vivono e lavorano in zona, abbiamo verificato questa misteriosa scomparsa, risalente a qualche anno fa. Parrebbe che, nel periodo precedente l’evento sismico del 2012, l’allora Amministrazione dispose la sostituzione dei lampioni a sospensione, caratterizzati da un design anni ’40, magari non perfetti, ma che rendevano molto caratteristico e più elegante il porticato. La motivazione della loro sostituzione fu che i lampioni in questione non fossero sufficientemente luminosi, quindi inadatti a illuminare nelle ore serali e notturne. Ci si aspettò, a quel punto, una sostituzione dei lampioni nella misura del miglioramento estetico, o perlomeno fatta a regola d’arte, ovvero degna di una strada storica quale è la via San Romano. Al contrario si sostituirono i lampioni vintage con dei banalissimi fari neri troppo moderni, sciatti e totalmente privi di linea estetica, nonché dotati di lampade al neon a luce fredda (forse ereditati da un cantiere in disuso?) e comunque inadatti ad affiancare i bellissimi capitelli di marmo del portico, unico in tutta la città.
Inoltre l’inconsueta sostituzione dei vecchi lampioni con gli orribili fari moderni, venne interrotta a metà, così oggi abbiamo ben visibile la modalità di gestione dei lavori pubblici e del mantenimento dei patrimonio architettonico che finora ha caratterizzato il Comune: da una parte il portico EST con gli orribili fari troppo moderni e non adatti al luogo storico, dall’altra i lampioni vintage ancora appesi, ma tenuti spenti, sporchi e trascurati.
Passando di sera nella via si noterà inoltre che la luce emessa dai fari sostitutivi è luce azzurra e fredda, del tutto inadatta allo charme del colonnato e della così caratteristica via San Romano.
Viene quindi spontaneo, come cittadini e frequentatori del centro storico, chiedere spiegazioni al Sindaco Tagliani e all’Assessore Modonesi: dove sono finiti i lampadari “vintage” a sospensione, spariti da qualche anno dal sottoportico EST di san Romano?
Se anche fossero stati rimossi per sostituzione, vogliamo sapere: dove sono stati collocati, e chiediamo se questi lampioni possano oggi essere ripristinati nella loro funzione originaria, e soprattutto vogliamo averne riprova di non distruzione o sparizione definitiva.
Ci auguriamo che questi vecchi lampioni a sospensione, seppur non perfetti, vengano ripristinati nella loro sede originaria, perché decisamente più adatti degli orribili fari neri che oggi vediamo nel sottoportico.
Auspichiamo che questa amministrazione dimostri finalmente la volontà di rendere più curata questa parte di Ferrara, importante nell’accoglienza ai turisti e visitatori, e arteria vitale per il commercio tutti i giorni dell’anno.
Fantastichiamo che la giunta attuale non abbia deciso di abbandonare a sé stessa via San Romano e con essa tutto il centro storico.
Siamo semplici cittadini ma anche testimoni viventi di un miracolo architettonico che si chiama Ferrara, e cercheremo di difenderla in ogni suo angolo.

Laboratorio Civico

Marchetti (LN): “No al reddito di Solidarieta’ della Regione: favorisce gli stranieri a dispetto dei nostri cittadini”

Il consigliere regionale della Lega: “Impossibile condividere la legge regionale sul Res”. Il capogruppo del Carroccio in Regione, Alan Fabbri: “Sottoscritta Risoluzione dei 5 Stelle che chiede al Parlamento l’approvazione del “Reddito di cittadinanza”

“Il Reddito di solidarietà (Res) introdotto in Emilia-Romagna, così come che è articolato, sino ad ora ha favorito gli stranieri a dispetto dei nostri cittadini, pertanto, come Lega, non possiamo condividerlo. Nella nostra regione, infatti, il Reddito di solidarietà, nato con l’intento consacrato di rappresentare un contributo economicoper persone e famiglie in gravi difficoltà economiche, a partire dagli anziani si è, infatti, rivelato l’ennesima mancia a vantaggio degli stranieri. Gli importi stanziati dalla Regione nel primo bimestre dell’anno, infatti, parlano chiaro e non lasciano ombra di dubbi: il 33,6% delle richieste di contributo è arrivato da nuclei famigliari (per lo più numerosi, dai 3 componenti in su) stranieri, ai quali è stato erogato ben il 44,75% dei fondi”.

Così il consigliere regionale della Lega, Daniele Marchetti, che spiega: “La somma degli importi disposti dalla Regione nel primo bimestre 2018 a titolo di Reddito di solidarietà ammonta a 1milione e 340mila e 160 euro: di questi ben 599mila 683 euro finiscono nelle tasche degli stranieri i quali, nella nostra Regione sono l’11,9% del totale dei residenti”.

“Il reddito di solidarietà viene erogato nel seguente modo: ai nuclei unipersonali spettano 80 euro al mese, alle famiglie composte da due persone 160 euro al mese, a quelle con tre persone 240 euro, a quelle con 4 persone 320 euro e ai nuclei formati da più di 5 persone vanno invece 400 euro al mese. Una ripartizione che, ovviamente, premia i nuclei più numerosi e proprio per questo la bilancia delle erogazioni è sbilanciata a favore dei cittadini stranieri, che solitamente hanno famiglie più numerose di quelle italiane. Tant’è che la percentuale di stranieri tra i nuclei famigliari con contributo erogato e composte da 3 persone è del 49,7% del totale e quella composta da 4 persone è del 64,4%. Percentuale che sale al 69% se consideriamo i nuclei famigliari stranieri composti da 5 o più persone che percepiscono il contributo. In altre parole, la fetta più grande dei fondi viene incassata dalla minoranza di stranieri residente in regione, mentre alla nostra gente non restano che gli spiccioli” chiosa Marchetti.

“Oggi abbiamo, invece, sottoscritto la Risoluzione presentata dai 5 Stelle che impegna la Giunta, per quanto di competenza, “a richiedere al Parlamento l’approvazione di misure che assicurino l’introduzione di strumenti quali il cosidetto Reddito di cittadinanza, poggiando su due direttrici, vale a dire: l’erogazione di un reddito unitamente a un impegno attivo del beneficiario che dovrà aderire alle offerte di lavoro prevenienti dai Centri per l’Impiego (massimo tre proposte nell’arco temporale di 2 anni) con decadenza dal beneficio in caso di rifiuto allo svolgimento dell’attività lavorativa richiesta” annuncia il capogruppo della Lega Nord in Regione, Alan Fabbri.

Fabbri e Marchetti: “Case popolari, ecco le proposte della Lega: impossidenza, residenzialita’ storica e categorie deboli”

“La delibera di giunta che introduce il criterio di impossidenza per gli stranieri che fanno domanda di alloggio popolare è stato spacciato come una norma di equità sociale che dovrebbe cancellare una delle tante discriminazioni che pesano sui cittadini italiani. In realtà si tratta di una proposta fumosa che non modificherà la sostanza delle cose. Noi proponiamo che per essere ammessi alle graduatorie Erp, gli immigrati debbano dimostrare con atti certi di non essere proprietari di immobili all’estero all’estero. L’autocertificazione, prevista nella delibera, non basta e non può essere delegato ai Comuni l’onere del controllo. Inoltre ribadiamo la necessità di aumentare da 3 a 5 gli anni di residenzialità storica e di inserire nelle assegnazioni punteggi particolari per categorie fragili come anziani, padri separati e donne vittime di violenza”.

Alan Fabbri, capogruppo Lega Nord in Regione Emilia Romagna è intervenuto insieme al consigliere Daniele Marchetti, questa mattina in conferenza stampa sul tema dell’assegnazione degli alloggi Erp.

“La riformulazione dei parametri di impossidenza, estesa agli immigrati proprietari di beni immobili all’estero, per l’assegnazione degli alloggi popolari definita dalla delibera licenziata dalla giunta e orain discussione, per le modalità di applicazione previste, non ferma la discriminazione a cui sono sottoposti i cittadini italiani, nell’accesso alle graduatorie Erp” hanno sottolineato Fabbri e Marchetti.

“La delibera infatti non esclude a priori tutti i proprietari o usufruttuari di case in Italia o all’estero, ma opera dei distinguo in base alle percentuali di possesso, inoltre si basa sull’autocertificazione e delega ai Comuni l’onere dei controlli sulle dichiarazioni rese”.

Per evitare di caricare di questo ulteriore onere le amministrazioni la Lega propone di “modificare l’atto, applicando semplicemente l’articolo 3 comma 4 del Dpr 445/2000 per rendere obbligatoria per tutti i cittadini stranieri, all’atto dell’inoltro della domanda per l’assegnazione di un alloggio Erp,la presentazione di una certificazione rilasciata dalla competente autorità del Paese di origine, tradotta e autenticata dall’autorità consolare italiana, che ne riporti lo stato dei beni posseduti all’estero e ne attesti la reale situazione economica”, aggiungono i consiglieri e “che sia escluso a priori dall’assegnazione di alloggi popolari chiunque si riveli proprietario di immobili all’estero, in qualsiasi forma o percentuale”.

Inoltre “sempre nell’ottica di una più solida equità sociale proponiamo di rivedere la Legge regionale 24/2001 inserendo al suo interno la possibilità di assegnare le unità abitative in modo da assicurare l’integrazione sociale attraverso la presenza di nuclei familiari diversificati per categoria e composizione”, come anziani, padri separati, disabili eccetera e “di concedere agli inquilini di alloggi Erp, che intendono svolgere interventi di autorecupero su parti degli alloggi a loro assegnati, una detrazione sul canone di locazione, in base a disciplinari regionali”.

Infine “abbiamo ribadito la proposta, già avanzata più volte, di aumentare gli anni di residenzialità storica utile per la graduatoria”, concludono i consiglieri “in passato ne proponemmo 10 e il Pd fissò a 3 anni il termine minimo. Ora chiediamo di portare a 5 anni questo parametro”.

Ufficio Stampa Lega Nord Regione Emilia Romagna

Workshop di percussioni brasiliane

In occasione del tour europeo del percussionista brasiliano Marco Lobo, il Conservatorio Frescobaldi di Ferrara ospita, il 12 giugno dalle ore 15.00 alle 19.00, un Workshop di percussioni brasiliane. L’evento è rivolto a musicisti, studenti, artisti, curiosi e appassionati di percussioni. Sarà un’opportunità unica per scambiare esperienze con uno dei più acclamati percussionisti del Brasile. Per molti anni Marco Lobo ha collaborato con importanti nomi della musica brasiliana come Milton Nascimento, Maria Bethania, Caetano Veloso, Gilberto Gil, João Bosco, Ivan Lins, Marisa Monte, tra altri. Con questo importante bagaglio e innegabile talento ha iniziato la sua carriera da solista in Brasile e all’estero.
Durante l’incontro di martedì prossimo, intitolato “Da palma da mão a planta do pé” (Dal palmo della mano alla pianta del piede), gli iscritti avranno l’occasione, attraverso i ritmi e i canti della cultura popolare brasiliana illustrati ed eseguiti dal percussionista, di affrontare argomenti come percezione musicale, indipendenza ritmica, improvvisazione e di realizzare insieme un’officina di timbri percussivi e suoni sperimentali, potendo interagire con l’artista per eventuali domande di approfondimento.
L’iniziativa, che ha il Patrocinio del Comune di Ferrara e la collaborazione dell’associazione Autori a Corte, è organizzata dalla cantautrice brasiliana/ferrarese di adozione, Daniella Firpo, che lo scorso mese ha partecipato, insieme a Marco Lobo, ad un tour in Germania.
Informazioni e gradita prenotazione al 329 7087093 (WhatsApp)
Il Conservatorio di Ferrara si trova al Largo Michelangelo Antonioni n.1/ già Via Previati n.22. (l’ingresso sarà gratuito per gli allievi del conservatorio).
Marco Lobo
Nato a Bahia, il percussionista Marco Lobo è “brasileiro de todos os batuques”, tesoro musicale brasiliano, un singolare strumentista. La sua assoluta capacità di mettere la bellezza e l’eleganza in qualsiasi canzone lo rende unico. Le sue esibizioni hanno vigore, grazia e sempre qualcosa di insolito per affinare i sensi di chi lo guarda con il suo set di percussioni che unisce strumenti tradizionali ad altri particolari in una ricerca incessante di suoni sperimentali.
Per molti anni Marco Lobo ha collaborato con importanti nomi della MPB come Milton Nascimento, Maria Bethania, Caetano Veloso, Gilberto Gil, João Bosco, Ivan Lins, Marisa Monte, Lenine, Marcus Miller e Billy Cobhan (baterista dell’album Bitches Brewde Miles Davis), tra altri.
Marco ha tre CD pubblicati, partecipa a numerosi workshop e laboratori in tutto il mondo, eseguendo progetti musicali che divulgano la musica strumentale brasiliana.
“Il nostro Marco Lobo è un’orchestra di percussioni completa. Pieno di grandi idee che completano gli altri strumentisti ” Milton Nascimento.
“Il suo allenamento baiano alla nascita lo rende un percussionista unico. Il suo tocco seduce. Il suo modo gioioso infetta. Non c’è da stupirsi che Marquinho sia uno dei più ricercati percussionisti del Brasile. ” João Bosco.
“La musicalità di Marco Lobo è molto speciale e unica in ogni modo. Sono sicuro che qualunque lavoro svolga tradurrà pensieri positivi in ​​una musica meravigliosa.” Billy Cobhan

Comunicato Regione: Sanità

La Regione continua a investire sulla salute. Nuovo protocollo con i sindacati: quest’anno nelle Aziende e negli enti del Servizio sanitario quasi 400 nuove stabilizzazioni per la dirigenza, soprattutto medica. Turn over al 115%, quasi 1.200 gli assunti nel 2016-2017. Bonaccini: “Avanti con l’impegno a ridurre il precariato e alzare ulteriormente l’asticella della qualità dei servizi”

Complessivamente, nell’ultimo biennio, oltre 5mila le assunzioni di professionisti, infermieri, ostetriche e tecnici. Venturi: “Se la nostra è una sanità d’eccellenza lo dobbiamo soprattutto ai professionisti e agli operatori che ci lavorano”

Bologna – Continuano gli investimenti della Regione per potenziare il sistema sanitario dell’Emilia-Romagna. Si tratta, in questo caso, di stabilizzazioni di personale della dirigenza, soprattutto medica. Una nuova tappa del processo di uscita dal precariato nell’ambito della sanità pubblica emiliano-romagnola.
Nel 2018 sono previste 393 nuove stabilizzazioni di dirigenti sanitari, di cui 329 medici, operanti all’interno delle Aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale.
Sul totale, 233 (di cui 169 dirigenti medici)verranno stabilizzati in base al decreto Madia: è quanto prevede il protocollo siglato dalla Regione con i sindacati della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria e presentato oggi a Bologna, nella sede dell’Ente in viale Aldo Moro.

Da sottolineare il fatto che nella dirigenza sanitaria la copertura del turn over nel 2017 è stata del 115% (il 121% per i dirigenti medici) e che, più in generale, negli ultimi due anni (2016-2017) nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna sono state assunte complessivamente a tempo indeterminato quasi 5mila persone. Per l’esattezza, 4.969: 1.186 dirigenti e 3.783 non dirigenti, quindi infermieri, operatori sanitari, tecnici, amministrativi. Di queste, 1.470 sono stabilizzazioni: 646 dirigenti e 824 non dirigenti.

A illustrate alla stampa contenuti, numeri e tempi della nuova intesa sulla dirigenza sanitaria sono stati il presidente, Stefano Bonaccini, l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e la direttricegenerale Cura della persona, salute e welfare, Kyriakoula Petropulacos.

“Si tratta, ancora una volta, di numeri importanti- ha sottolineato Bonaccini- che confermano il nostro impegno per combattere il precariato e favorire una piena e buona, occupazione. Finora, tra nuove assunzioni, copertura del turn over e stabilizzazioni, sono stati inseriti negli ospedali, nelle strutture e nei servizi di tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini, oltre 5mila persone tra professionisti, infermieri, ostetriche e tecnici. Numeri straordinari, che hanno richiesto uno sforzo economico importante: parliamo, per il solo 2017, di oltre 22 milioni di euro. Ma siamo sempre stati fermamente convinti- ha ribadito Bonaccini- della necessità di investire sulle persone, per dare a chi lavora certezza del proprio futuro e alzare ulteriormente l’asticella della qualità dei servizi ai cittadini”

“Non solo non vogliamo disperdere, ma al contrario vogliamo fare tesoro del patrimonio di competenze e conoscenze accumulate in anni di lavoro da tanti professionisti del nostro sistema sanitario- ha affermato Venturi-. Se possiamo vantare una sanità d’eccellenza è indubbiamente anche merito di queste persone, della loro professionalità e della capacità di gestire situazioni di estrema complessità. Con convinzione, quindi- ha aggiunto l’assessore- continuiamo ad investire, basti pensare che lo scorso anno la copertura del turn over garantita per i profili dirigenziali ha superato il 100%”.

Assunzioni e stabilizzazioni di dirigenti in sanità
Nel biennio 2016-2017, in Emilia-Romagna sono stati assunti complessivamente a tempo indeterminato 1.186 dirigenti sanitari, di cui 1.060 medici.
Per 646 persone (579 medici) si è trattato di stabilizzazioni. Per il 2018 sono in arrivo altre 393 stabilizzazioni di dirigenti sanitari (329 medici), di cui 233 avvengono sulla base del decreto Madia e sono oggetto del protocollo appena siglato.
Alla fine di quest’anno, dunque, le stabilizzazioni dei dirigenti sanitari del triennio 2016-2017-2018 avranno superato quota mille (1.039, per l’esattezza, di cui 908 medici). Significativa la copertura del turn over della dirigenza sanitaria: per il 2017 è stata del 115% (di cui 121% per i dirigenti medici).
Complessivamente, dal 2015 al 2017, i dirigenti sanitari dell’Emilia-Romagna sono aumentati, passando da 10.875 (di cui 9.035 medici) a 11.180 (9.293 medici).
Per quanto riguarda le stabilizzazioni del comparto, sono state 1.675 nel triennio 2016-2018: 335 nel 2016, 489 nel 2017 e 851 previste nel 2018.

Cosa prevede il protocollo siglato con i sindacati
Le Aziende e gli enti del Servizio sanitario regionale stanno definendo per il triennio 2018-2020 un piano di interventi straordinari per il superamento del precariato e la valorizzazione dell’esperienza professionale, attraverso il ricorso, in via prioritaria, alle procedure di assunzioni speciali regolamentate dall’articolo 20 del decreto Madia, in particolare dal comma 1 (assunzione a tempo indeterminato del personale con contratto di lavoro a tempo determinato in possesso di una serie di requisiti stabiliti).
Per quanto riguarda, invece, le procedure di assunzione disciplinate dal comma 2 (che consente di bandire procedure concorsuali riservate, in quantità non superiore al 50% dei posti disponibili, a garanzia dell’adeguato accesso dall’esterno), potranno essere implementate coerentemente con i contenuti del Piano triennale dei fabbisogni per il triennio 2018-2020.
Aziende sanitarie ed enti del Servizio sanitario dell’Emilia-Romagna devono operare una ricognizione del personale potenzialmente interessato alla partecipazione alle procedure di stabilizzazione.
Il protocollo prevede anche l’istituzione di un Osservatorio regionale bilaterale, che dovrà valutare congiuntamente l’evoluzione del quadro normativo e interpretativo, definire le necessarie integrazioni e monitorare l’implementazione delle politiche aziendali in materia.

I numeri delle assunzioni complessive in sanità (dirigenti e non)
Negli ultimi due anni (2016-2017), nel sistema sanitario dell’Emilia-Romagna sono state assunte complessivamente a tempo indeterminato 4.969 persone: 1.186 dirigenti e 3.783 non dirigenti. Di queste, 1.470 sono stabilizzazioni: 646 dirigenti e 824 non dirigenti.
Per il 2018 sono in arrivo, oltre alle 393 stabilizzazioni dei dirigenti sanitari, 851 non dirigenti (478 nel settore sanitario, di cui 302 infermieri, 339 tecnici e 34 amministrativi), a seguito dell’accordo firmato a fine dicembre 2017, per un totale complessivo di 1.244.
Alla fine dell’anno, dunque, le stabilizzazioni nel triennio 2016-2018 saranno 1.675 non dirigenti, e 1.039 tra i dirigenti, per un totale di 2.714 unità di personale.

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Gaza: Save the Children, il 95% dei bambini presenta sintomi di grave sofferenza psicologica

Depressione, iperattività, predilezione per la solitudine e aggressività sono condizioni riportate dal 95% dei bambini di Gaza, come rileva una nuova ricerca di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. La combinazione di tutti questi sintomi consiste in una profonda sofferenza psicologica, con oltre il 96% dei famigliari intervistati nell’ambito dell’indagine [1] che riconosce tutti e quattro i gruppi di sintomatologie nei figli o nipoti.

La ricerca rileva che i bambini di Gaza mostravano già prima delle recenti proteste preoccupanti segnali di sofferenza quali incubi – dei quali hanno avuto esperienza il 63% dei bambini interpellati – e difficoltà nel dormire – riportate dal 68% dei minori intervistati. La minaccia della guerra, la paura delle bombe, l’insicurezza costante causata dall’instabilità politica, sono la maggiore fonte di stress per i bambini ascoltati; il 60% dei famigliari ha dichiarato che tutto ciò sta avendo delle ripercussioni sui minori.

Il rumore degli aerei è stato citato dal 78% dei bambini come maggiore fonte di paura. Bambine e bambini, infatti, hanno affermato di essere “spaventati” o di sentirsi “insicuri” a causa della prospettiva di una guerra o dei bombardamenti che possono colpire loro e le loro famiglie. Tali timori hanno spinto alcuni di loro ad aver paura di dormire e a far fatica a prender sonno per “proteggersi dagli incubi”.

“Faccio incubi terribili e ho la paura costante di essere colpita da una bomba, di venire ferita o uccisa” racconta Samar*, quindicenne di Gaza che ha vissuto tre guerre e non ricorda altro al di fuori della vita sotto embargo. Samar ha partecipato alle proteste della Marcia del ritorno: “Questa paura mi ha afferrata, così come ha afferrato tanti altri bambini e ragazzi, certe volte danneggiandoli psicologicamente: sono terrorizzati e questo ha avuto un enorme impatto sul loro comportamento”.

Save the Children [2] è profondamente preoccupata che la crescente violenza vissuta dai bambini, insieme all’aumento del senso di insicurezza provato, metta fine anche alla loro resilienza.

“Alla Marcia ho visto persone ferite, ero scioccata” ricorda Samar. “Avrei volute piangere quando ho visto bambini innocenti, che non hanno commesso alcun crimine, venire feriti e ho pianto quando li ho visti morti. Mi ha spezzato il cuore, è stato doloroso”.

Nonostante le enormi pressioni fronteggiate da molti bambini, la ricerca ha rilevato che la maggior parte di loro mostra ancora segni di resilienza: più dell’80% dice di poter parlare dei problemi con la famiglia e con gli amici e il 90% afferma di sentirsi supportato dai genitori.

“Una significativa parte del senso di sicurezza provato dai bambini è legato alla stabilità che le famiglie sono state in grado di offrire, con oltre l’80% dei 150 bambini intervistati che non si sentirebbe al sicuro lontano dai genitori” spiega Marcia Brophy, esperta in salute mentale di Save the Children in Medio Oriente. “Durante le ultime settimane in migliaia hanno visto il padre, la madre o un parente ferito o ucciso: una tale perdita di equilibrio a livello familiare, in un ambiente che è già caratterizzato dall’insicurezza, mette a dura prova la salute mentale dei bambini e costituisce una grave minaccia per i loro fragili meccanismi di difesa. Questo li espone a un alto rischio di stress tossico, la più pericolosa forma di risposta allo stress, provocata da una forte o prolungata esposizione alle avversità”.

È previsto che le proteste proseguano fino a oggi, giorno della commemorazione della dispersione forzata di massa avvenuta con la fine della guerra del 1967. Oltre mille bambini e almeno 11.000 adulti sono stati feriti dalle forze israeliane dall’inizio delle proteste.

“È troppo presto per capire il pieno impatto che la recente violenza ha avuto sui bambini, alcuni dei quali hanno perso un parente o una persona amata” aggiunge Brophy. “Ciò che sappiamo è che la distruzione dell’equilibrio in ambito familiare è uno dei fattori chiave in relazione alla salute mentale dei bambini in conflitto. Un’intera generazione di bambini a Gaza è in equilibrio sul filo del rasoio, uno shock in più potrebbe avere conseguenze permanenti devastanti”.

Negli ultimi dieci anni le famiglie di Gaza hanno affrontato difficoltà e incertezze: l’embargo imposto da Israele, così come i tre conflitti, hanno posto sotto enorme sforzo l’economia e i servizi essenziali. Il 90% dei famigliari intervistati ha affermato che l’embargo ha avuto un impatto sulla vita quotidiana loro e dei figli.

Una carenza generalizzata di energia elettrica – la maggior parte delle famiglie ha poche ore di corrente al giorno – è stata citata come il fattore negativo maggiore, con un impatto sul 60% dei bambini. I minori hanno spesso espresso “rabbia” rispetto al taglio dell’energia elettrica o hanno detto di sentirsi ansiosi, soli e come “se nessuno fosse con loro” durante la notte, a luci spente.

La maggiore preoccupazione dei familiari, invece, è nella deteriorata situazione economica, con quasi la metà degli intervistati che la riconosce come principale fonte di stress o paura. Negli ultimi 15 anni il tasso di povertà è salito dal 30% a oltre il 50%, la disoccupazione è passata dal 35 al 43% e ora è al 60% tra i giovani. Meno di 20 anni fa il 96% delle persone aveva acqua potabile, mentre ora il 93% non ne ha affatto. Scorte di medicinali e cibo scarseggiano e sono costosi e i permessi per lasciare Gaza per ricevere cure sono sempre più difficili da ottenere.

“Molti bambini a Gaza non conoscono altro che l’embargo, la guerra e la deprivazione. Stress e ansia accompagnano ogni giorno che viene vissuto nell’incertezza. Oltretutto, molti sono stati feriti o hanno assistito a violenze” afferma Jennifer Moorehead, Direttrice di Save the Children nei Territori Palestinesi Occupati.

“I minori cercano di riprendersi in una situazione estremamente difficoltosa, dove negli ospedali non vi sono abbastanza letti o medicinali, dove non vi è elettricità per la maggior parte della giornata e dove i genitori fanno sempre più fatica ad andare avanti. I bambini di Gaza sono resilienti, ma devono ricevere con urgenza un maggiore supporto per superare le esperienze traumatiche. La comunità internazionale deve poter incrementare l’assistenza e introdurre maggiore supporto psico-sociale e per la salute mentale nelle scuole, nelle attività extra curriculari e nelle case. Solo facendolo immediatamente, focalizzandosi anche sulla fine dell’embargo e sull’individuazione di una soluzione duratura e giusta, i bambini avranno maggiori speranze per il loro futuro” conclude Moorehead.

*Nome di fantasia.

Per ulteriori informazioni:

Ufficio Stampa Save the Children
Tel 06-48070023/63/81/82
ufficiostampa@savethechildren.org
www.savethechildren.it

[1] La ricerca è stata condotta nel mese di febbraio 2018, coinvolgendo 150 caregiver e 150 bambini che vivono a Gaza, prima della recente ondata di proteste. L’età media delle bambine e dei bambini intervistati è 14 anni.

[2] Save the Children è una delle più grandi organizzazioni non governative operative a Gaza, con oltre 30 anni di esperienza sul campo e attualmente impegnata nell’attuazione di programmi di educazione, protezione dei minori, supporto psicologico, promozione di opportunità di empowerment economico. L’Organizzazione offre anche servizi sanitari e ha partner sul territorio che offrono altre tipologie di servizi. Con il MAAN Development Center, organizzazione partner che sul campo offre supporto psicologico e, ai feriti, servizi di supporto medico-sanitario, Save the Children ha raggiunto oltre 200 bambini, 125 dei quali colpiti da arma da fuoco e in pericolo di vita. Children.

Hera: giovedì 7 lavori alla condotta idrica di via Allende, Ferrara

Giovedì 7 giugno, dalle 8 alle 17, causa lavori di riparazione a una condotta idrica in via Allende, verrà sospesa l’erogazione dell’acqua ad alcune utenze situate nei pressi dell’intervento.
Cali di pressione nell’erogazione e torbidità dell’acqua si potranno verificare nelle zone di Villaggio del Barco e Doro.

A conclusione dei lavori è opportuno lasciare scorrere l’acqua per alcuni minuti prima dell’utilizzo.

Il tecnopolo di Ferrara a SMAU – Research to Business

Il 7 e 8 giugno presso Bologna Fiere si terrà la manifestazione “Research to Business” nell’ambito di SMAU: una due giorni dedicata ai temi dell’innovazione, della ricerca scientifica, della trasformazione tecnologica e digitale. Insieme ai laboratori di ricerca industriale, agli enti di ricerca nazionali e internazionali, alle startup quest’anno sarà presente anche il Tecnopolo di Ferrara, insieme alla Rete dei dieci Tecnopoli della Regione Emilia-Romagna. Un fitto programma di convegni arricchisce l’offerta espositiva, in particolare il giorno 7 giugno:

TECNOPOLI: TOOLKIT PER L’INNOVAZIONE DEL TERRITORIO – CASI DI SUCCESSO
7 giugno ore 12 Arena Emilia-Romagna
Durante il workshop verranno illustrate le esperienze di successo delle imprese che collaborato con i Laboratori del Tecnopolo di Ferrara; in particolare l’Ing. Fogacci Direttore della Direzione Acqua del Gruppo Hera parlerà della sua esperienza di collaborazione con i Laboratori Terra&AcquaTech e MechLav

VALORIZZARE I RISULTATI DELLA RICERCA E SUPPORTARE L’INNOVAZIONE. IL RUOLO DELLA PARTNERSHIP PUBBLICO-PRIVATO
7 giugno ore 14 Stand E18 a cura del Tecnopolo di Ferrara
Supportare l’innovazione delle filiere e il passaggio a livelli successivi di industrializzazione (Industria 4.0) richiede oggi, ancor più rispetto al passato, la collaborazione tra saperi, competenze e servizi diversi in grado di rispondere in tempi e costi adeguati ai fabbisogni del mercato. Scopo dell’incontro è la condivisone delle esigenze di distretti industriali regionali e l’individuazione di strategie condivise al fine di orientare la ricerca scientifica a sempre più alti e efficaci livelli di maturità tecnologica.
Interverranno: Paola Goldoni, Manager Tecnopolo, Università di Ferrara, Fabiana Raco, Ufficio III Missione e Fundraising, Università di Ferrara, Silvia Lucchiari e Giuseppe Mambrini, Associazione Professionale Studio Benatti

SPEED PITCHING: IL PROGETTO HPSOLAR
7 giugno ore 16 Studio TV
La dott.ssa Micol Boschetti, ricercatrice del Laboratorio Terra&AcquaTech, presenterà il Progetto di Ricerca POR FESR che ha ideato dei dispositivi completamente rinnovabili per la decontaminazione delle acque e la contemporanea produzione di idrogeno. Presso lo stand dei Tecnopoli sarà inoltre possibile entrare i contatto con i referenti, organizzare visite guidate alle strutture di ricerca, conoscere le competenze presenti all’interno dei vari gruppi e laboratori, ricevere materiale informazioni e fissare un colloquio conoscitivo. Presso lo stand dei Tecnopoli sarà inoltre possibile entrare i contatto con i referenti, organizzare visite guidate alle strutture di ricerca, conoscere le competenze presenti all’interno dei vari gruppi e laboratori, ricevere materiale informazioni e fissare un colloquio conoscitivo.
Per registrarsi e per ulteriori informazioni: https://www.rdueb.it/rdueb18/ Biglietti omaggio contattando i seguenti numeri: tel. 0532 293472 e 0532 974902


Università degli Studi di Ferrara
Ripartizione Marketing e Comunicazione

Copparo – Nuovi giochi nei parchi, al via i lavori

Sono in fase di installazione i nuovi giochi nei parchi di Copparo e frazioni. Si tratta di un progetto programmato già da alcuni mesi – sottolineano dall’Amministrazione – con il quale si è voluto intervenire in modo completo sui parchi del territorio comunale; in questo senso infatti, dopo i lavori di restauro del fortino del parco Curiel, si procederà con altalene e giochi nel medesimo parco; un nuovo fortino al parco Goito (area La Tratta); a Tamara e a Coccanile un’altalena, uno scivolo e un gioco a molla, in entrambi i parchi; ad Ambrogio altalena e giochi a molla nel cortile delle ex Scuole elementari; infine, a Saletta verrà sostituito il gioco esistente con un fortino nuovo.
Grazie alle donazioni dell’Associazione Giulia al parco Curiel sarà installata un’altalena attrezzata per bambini diversamente abili.
Si ricorda che la spesa complessiva sostenuta dall’Ente è pari a euro 40.000 con l’importante contributo dell’Associazione Giulia che l’Amministrazione comunale, cogliendo l’occasione, ringrazia sentitamente.

Ufficio Comunicazione
Comune di Copparo

Arriva Wah Wah Music Fest, il nuovo festival musicale dedicato al cantautorato a Wunderkammer

GIOVEDÌ 7 E VENERDÌ 8 GIUGNO
Il primo festival dedicato al cantautorato giovanile organizzato da Wah-Wah Magazine per il sesto appuntamento di UN FIUME DI MUSICA 2018

Musica live completamente inedita, artisti emergenti ferraresi, un festival che scorre lungo il fiume di Ferrara. Sono questi gli ingredienti di Wah Wah Music Fest, che inagura giovedì 7 giugno e prosegue il giorno successivo, venerdì 8 giugno a Wunderkammer (via Darsena 57, Ferrara), in entrambe le serate dalle ore 19 alle 23. Si tratta del primo festival dedicato al cantautorato giovanile, dove poter ascoltare live musica completamente inedita di artisti emergenti ferraresi, organizzato da Wah-Wah Magazine, giovane realtà editoriale e rivista online a tema musicale nata nel giugno del 2017 per volontà di un gruppo di studenti della Scuola di Musica Moderna di Ferrara. Le due serate saranno inoltre accompagnate dalle offerte enogastronomiche coordinate da Ferrara Rooms, come per tutti gli eventi di 0Un Fiume di Musica’, rassegna nella quale è inserito il festival.

“Lo scopo della manifestazione – spiegano gli organizzatori – è quello di celebrare il primo anno di attività di Wah Wah Magazine, ma soprattutto di essere una vetrina per far conoscere giovani artisti emergenti. Con Wah Wah Music Fest vorremmo generare insieme un cambiamento”.

I concerti. Nella prima serata, giovedì 7 giugno, si esibiranno Giacomo Scaglianti, Eugenio Cabitta, Enrico Cipollini + Fabio Cremonini e l’ospite d’eccezione Dirk Hamilton, artista che il Los Angeles Times ha descritto come “uno dei pochi legittimi poeti in circolazione” nel rock e che The New York Press ha salutato come “lucido, intelligente ed unico”. Nella seconda serata, venerdì 8 giugno, si esibiranno: Arianna Poli (voce e chitarra con brani inediti, scritti soprattutto durante le ore di matematica al liceo), Kozmic Floor (Silvia Zaniboni, voce e chitarra, Michele Dallamagnana, basso, e Filippo Dallamagnana, batteria, ispirati da Led Zeppelin, The Beatles, Pink Floyd, Lucio Battisti, Radiohead, Nirvana) e Dagger Moth, progetto solitario di Sara Ardizzoni, one-woman-band con chitarra elettrica, voce ed elettronica, che miscela loop, noise e melodia in bilico fra caos e struttura.

Wah Wah Music Fest è organizzato in collaborazione con il Consorzio Wunderkammer e Associazione Musicisti di Ferrara, ed è all’interno del progetto Smart Dock nell’ambito di “Giardino Creativo” finanziato dall’Anci.

– Le biografie –

Giacomo Scaglianti, 27 anni, cantante della band country / folk ferrarese Cut Yena. Fin da adolescente, ispirato dai suoi artisti preferiti, scrive canzoni in lingua inglese, registrando il suo primo demo nel 2008 al Natural Headquarter di Ferrara. Studente della Scuola di musica moderna di Ferrara dal 2010, nel corso degli anni ha proseguito, seppur in maniera discontinua, la scrittura senza però avvicinarsi all’attività live. Dal 2014 torna a registrare le proprie canzoni in studio e a pubblicarle online con vari pseudonimi. Nel 2017, forte delle esperienze con i Cut Yena, si riaffaccia al mondo delle esibizioni dal vivo in veste di solista. Sempre accompagnato dalla sua chitarra acustica, Giacomo Scaglianti propone una musica che affonda le sue radici nel pop rock americano, talvolta venato di sfumature folk. Attualmente è in fase di registrazione per il suo primo album.

Eugenio Cabitta ha frequentato il corso di chitarra elettrica moderna dell’insegnante Roberto Formignani, presso la Scuola di Musica Moderna AMF. Nel 2011 riceve dall’AMF la borsa di studio per merito, potendo così iniziare a dedicarsi anche al canto moderno. Ha inciso 5 brani nella rock opera Roadissea dell’insegnante Ricky Scandiani, prendendo successivamente parte alla messa in scena dello spettacolo. È inoltre coinvolto in numerosi progetti cittadini: ha preso parte come attore alle edizioni 2013/2015 del varietà storico ferrarese Lodovico; è stato il frontman della giovanissima band Sheska, vincitrice dell’edizione 2014 del concorso provinciale Rockafe. Con la band ha preso parte a numerose serate, e nell’autunno del 2014 ha pubblicato l’EP ‘The Vulture’. Attualmente collabora con diverse compagnie teatrali; è chitarrista dei cantautori Elis e Leonardo Veronesi con i quali si esibisce in provincia e altrove; è cantante e autore per la rock band Innerside, la quale è in procinto di pubblicare un nuovo EP; sta lavorando alla produzione di alcune demo di inediti per il suo progetto solista.

Enrico Cipollini + Fabio Cremonini: Singer-songwriter d’ispirazione country/blues/folk, dopo esser stato chitarrista e autore per diverse band come Underground Railroad, Free Jam e Violassenzio ha intrapreso da qualche anno un progetto solista acustico. Nel 2016 ha completato il suo primo album intitolato ‘Stubborn Will’ uscito a Luglio (distribuito dalla Melodic Revolution Records negli Stati Uniti e da Ird Distribuzioni in Italia). In questa veste ha già ottenuto diversi riscontri positivi aprendo i concerti per diversi artisti fra cui Pulp Dogs (con Vince Pastano e Antonello D’Urso), Paolo Bonfanti, la cantautrice americana Laura Crisci, la band statunitense Hollis Brown, il bluesman inglese Jack Broadbent, la cantautrice americana Mary Cutrufello, il cantautore Buford Pope e altri. Nell’agosto del 2015 ha svolto anche alcuni concerti a Londra in diversi locali tra cui the Alley Cat ed è inoltre stato invitato all’edizione 2015 del festival internazionale Karel Music Expo di Cagliari tenutasi a ottobre. Sempre nel 2015 si è aggiudicato il concorso organizzato dal Music Academy di Bologna, guadagnandosi il diritto di suonare a Londra nel prestigioso locale the Bedford il 19 novembre. Nel corso degli anni ha aperto i concerti e talvolta suonato con Nine Below Zero, Hollis Brown, Mary Cutrufello, Jack Broadbent, Buford Pope Tolo Marton, Andy J Forest, The Bluesmen, The Mogsy, Barefoot, James Monque’d, Jono Manson, Mandolin Brothers, Laura Crisci, Paolo Bonfanti, Vince Pastano, Antonello D’urso, Pulp Dogs, e altri.

Dirk Hamilton. Nei primi ’70, Dirk Hamilton, stava per diventare una rock star, o, come ha scritto Marco Denti, un Nuovo Dylan. Faceva musica, grande musica, per la gente che doveva poi venderla, per le grandi compagnie discografiche. Poi qualcosa è successo, il giovane che voleva diventare una rock and roll star, ha capito che forse era più importante fare musica per la gente che voleva ascoltare, e soprattutto fare la musica che lui voleva davvero cantare e suonare: “Scrivo prima di tutto per me stesso. Sia che stia producendo un disco per una grossa compagnia discografica, sia che stia per esibirmi in strada, ogni mattina io mi alzo e suono e scrivo canzoni. Io sono nel music business perché scrivo canzoni, non scrivo canzoni per stare nel music business”. E allora, il nuovo Dylan, è diventato un artista di culto, poi un leader di bar band, e infine una piccola leggenda, soprattutto dalle nostre parti, in Italia. Non è stata certo una storia facile la sua, una storia che ha però prodotto una quindicina di album, tutti scritti con il cuore gettato sulle corde della chitarra. Album che nascondono gemme di canzoni, sporche di blues, di rock, di folk, canzoni che Dylan e Van Morrison avrebbero potuto cantare, se solo le avessero scritte. Canzoni che sono poesie in musica. Il Los Angeles Times lo ha descritto come “uno dei pochi legittimi poeti in circolazione” nel rock e che The New York Press ha salutato come “lucido, intelligente ed unico”. Un maestro della canzone americana, o come la stampa specializzata ama scrivere, uno dei segreti meglio custoditi della canzone americana. In Italia, Hamilton ha registrato il suo ultimo lavoro dal titolo emblematico “Solo Mono”, album pubblicato poi solo negli Stati Uniti. “Un album che era da una vita che volevo fare che solo ora ad oltre 60 anni di età sono riuscito a realizzare”. Come dire non è mai troppo tardi anche per un artista del suo calibro con un’esperienza e un songbook di tutto rispetto. Dirk Hamilton torna finalmente in Italia per una serie di concerti imperdibili in maggio e giugno, con il suo celebre disco YEP! ristampato da Appaloosa/IRD assieme ad una raccolta di brani registrati live dai suoi concerti del 1994 e 1995.

Dimmi che capo sei…

Anna Zanardi, psicologa autorevole e advisor di Amministratori Delegati e CdA di grandi gruppi industriali, stila il decalogo del capo modello: la parola d’ordine è “coerenza”

Uno degli elementi di maggior successo di una buona governance è lo stile di leadership dei vertici di un’organizzazione. Un capo carismatico e seguito, finanche amato, è in grado di motivare e trascinare tutti coloro operano nel suo raggio d’influenza, con enormi benefici in termini di performance e risultati. Per riuscirci deve innanzitutto ispirare fiducia, e per farlo la parola d’ordine è “coerenza”.
Un capo coerente è prevedibile, non vi sono incertezze su come vorrebbe che le cose venissero gestite in una certa situazione; un capo coerente non vi lascerà spiazzati cambiando idea o applicando pesi e misure diversi a seconda delle persone con cui ha a che fare; un capo coerente spiega in modo chiaro ed inequivocabile i principi che governano le sue azioni e cosa si aspetta dagli altri; un capo coerente dice sempre quello che pensa e agisce di conseguenza, e se cambia idea, come spesso le necessità richiedono, è in grado di spiegarlo coerentemente.
Più facile a dirsi che a farsi, ma il gioco vale la candela, e sforzarsi di diventare un “capo coerente” può portare grandi risultati. Si dice sempre, e a ragione, che gli individui – in particolare gli elementi migliori di un’organizzazione – non lasciano il proprio lavoro per problemi con “l’azienda” in generale, ma la maggior parte delle volte lo fanno perché hanno un problema personale col proprio capo. Il “problema”, indovinate un po’, è quasi sempre legato alla “coerenza” di quest’ultimo, come segnalano le ricerche più recenti.

Anna Zanardi, in anni di consulenza ad amministratori delegati e consiglieri, evidenzia, anche in base agli ultimi studi, alcuni principi che definiscono il “capo coerente”:
1. Le persone vengono in ufficio con la voglia di fare un buon lavoro; il lavoro del capo è di garantire loro tutte le condizioni perché possano farlo;
2. Lodare in pubblico, correggere in privato;
3. Siccome il lavoro del capo è di fare in modo che il proprio team porti a casa un buon risultato, se un membro del team fallisce è perché il capo non lo ha messo nelle condizioni di avere successo;
4. Occorre avere disciplina nel seguire le proprie regole, per quanto lasche o al contrario puntigliose;
5. Sempre diffidare dal “lo abbiamo sempre fatto così”. Ci sono sempre modi migliori di fare le cose, e tutti possono avere idee e suggerimenti validi;
6. Lasciare a coloro che dovranno convivere con una nuova procedura, la possibilità di contribuire a crearla o a modificarla;
7. Lasciare che le persone identifichino e risolvano i problemi ai livelli più bassi;
8. Lasciare che le persone abbiamo la possibilità di ampliare il proprio orizzonte di lavoro;
9. Condividere le informazioni il più possibile;
10. Creare opportunità motivazionali; divertirsi; sostenere un sana competitività, gli atteggiamenti e i comportamenti corretti così come uno spirito positivo.

Attraverso un comportamento e degli atteggiamenti incoerenti, i capi distruggono inconsapevolmente la fiducia dei loro sottoposti, mettendo a rischio la produttività e aumentando al contempo lo stress dei dipendenti. Se sostituiamo la parola “capo” con venditore, amministratore, insegnante, allenatore o genitore, questa affermazione rimane veritiera.
Una ricerca recente ha addirittura dimostrato che gli impiegati preferiscono un supervisore che si comporti in maniera discutibile ma costante ad un capo imprevedibile che oscilli tra correttezza e ingiustizia. Risulta inoltre che il capo imprevedibile generi nei suoi sottoposti livelli di stress fisiologico molto superiori a quelli patiti da impiegati trattati male ma con costanza. L’esaurimento incombe in coloro che camminano costantemente sulle uova, obbligati ad indovinare come il capo potrebbe agire o reagire in tale o talaltra situazione.
Allora meglio lo sgarbo prevedibile o il tipo buono ma scostante? Nessuno dei due: la virtù sta nel mezzo, o meglio nella prevedibilità, meglio se non malevola.
Come fare, quindi per migliorare la propria coerenza come capo? Occorre investirci un po’ di tempo e di sforzi, a cominciare dalla comunicazione. Se le riunioni di team sono utili a livello generale per spiegare il proprio punto di vista e la strategia da seguire, non è tempo perso quello trascorso faccia a faccia con le singole persone. Da un lato offre al capo la possibilità di esplicitare più in profondità i propri principi e la propria visione delle cose, dall’altro permette di raccogliere informazioni di prima mano dalle trincee in prima linea, e capire come fare poi a facilitare il lavoro del proprio team. Infine accresce la motivazione e l’autostima dei singoli individui, facendoli sentire considerati.
In secondo luogo si deve assolutamente essere convinti di quello che si dice, oltre a dire sempre quello che si pensa. Se riconosciuta, questa caratteristica di un capo è la motivazione più forte per i membri del team per “passare all’azione” senza esitazioni, senza dover pensare a dietrologie o possibili cambi di marcia, concentrandosi anima e corpo sul da farsi. La ricetta migliore per il successo di qualsiasi operazione.
Infine mantenere saldamente la barra sulla rotta prefissata, senza lasciarsi distrarre da occasionali sirene incontrate lungo il percorso farà sentire al team la solidità della propria motivazione, senza svalutare i loro sforzi fino a quel momento. Se dovessero intervenire fattori che rendessero necessario un cambio di rotta, una comunicazione tempestiva ed esaustiva nello spiegarne le cause salvaguarderà la motivazione generale e la fiducia nel capitano.

La coerenza – che in fondo non è altro che il buon “lead by example” anglosassone – risulta quindi essere un fattore discriminante tra successo e fallimento, e prima ce ne accorgiamo, da capi, meglio sarà per l’organizzazione a noi affidata:
Sulla coerenza si costruisce la fiducia: inutile parlare di “fare” se poi ciò non avviene
Coerenza uguale prevedibilità: chiunque “rende” meglio in un contesto prevedibile. L’incertezza genera esitazioni e stress.
La coerenza del capo è responsabilizzante: non ci sono scuse, il da farsi è sempre chiarissimo e prevedibile.
La coerenza sostiene il “personal brand” del capo, la sua reputazione. I leader di maggior successo lo sanno bene. Più si è apprezzati, più si è seguiti.
Ci vuole impegno. Se comportamenti incoerenti prendono il sopravvento e diventano routine, i dipendenti, disorientati, non credono più a niente.

La coerenza non implica la rinuncia del capo alla propria personalità. Ve ne sono di vario tipo: chi è piuttosto diretto e spigoloso; chi più diplomatico; chi preferisce un rispetto rigoroso delle regole fin nei minimi particolari e chi è più tollerante. Non c’è uno stile giusto e uno sbagliato, purché si sia costanti e prevedibili – leggi affidabili – per il nostro team. Certo gli effetti sul gruppo di lavoro sono pure diversi a seconda del proprio stile. Ad esempio chi è più rigoroso sui regolamenti tenderà a rendere il team meno propenso a correre dei rischi, e ciò può essere giusto o meno giusto a seconda del contesto. Così come chi incoraggia una certa rilassatezza riguardo alle regole otterrà comportamenti più avventati, propensi a provare vie nuove e alla sperimentazione.
Quale che sia lo stile, che siate buoni o cattivi, lassisti o pignoli, aggressivi o diplomatici, se volete guadagnarvi il rispetto del vostro team e ottenere sempre il massimo dalle vostre persone, siate quello che avete scelto di essere, onestamente e sinceramente, senza mai tradire i vostri principi e le vostre convinzioni. E se proprio dovete essere antipatici, siate antipatici sublimi sempre e in ogni circostanza. Sarete seguiti, e forse non proprio amati, ma questa è un’altra storia.

Anna Zanardi da trent’anni svolge la sua attività di board advisor e coach strategico di AD e Consigli d’Amministrazione di multinazionali ed enti pubblici in Italia e in Europa. Almeno 18 tra i suoi clienti figurano nella top 100 della classifica mondiale di Forbes. Li assiste nei molteplici aspetti della governance, dalla gestione del cambiamento, ai processi di trasformazione aziendale, al decision taking and making, alla gestione dei talenti e alla valorizzazione delle risorse interne. Il profilo accademico di Zanardi si è sviluppato ai più alti livelli, principalmente in Europa e negli Stati Uniti, dalla Bocconi a Stanford, all’Insead di Fontainebleau, sulle due direttrici della psicologia e del management. Ha insegnato presso università e business school italiane, dalla Bocconi, alla Cattolica, alla LUISS ed è membro di diverse associazioni e ordini professionali. Ha al suo attivo numerosi lavori editoriali, ed è stata pioniere e prima autrice italiana a pubblicare un libro sul coaching – “Il coaching automotivazionale” (FrancoAngeli, 1999).

Seminario Cna sulle canne fumarie

Sicurezza delle canne fumarie
Giovedì 7 giugno seminario
di Cna Installazione Impianti
Cna Installazione Impianti, in collaborazione con l’azienda di servizi e formazione Xenex, organizza per giovedì 7 giugno, alle ore 18, presso la sede provinciale della Cna (via Caldirolo, 84 – Ferrara), un seminario dedicato alle canne fumarie. Tema questo delicato e importante, se si considera che la non corretta installazione e manutenzione delle canne fumarie, non solo si riflette sulla qualità degli ambienti e della vita delle persone chi li occupano, ma è anche causa di contenziosi e problemi, anche di carattere giuridico. Cna intende fare il punto della situazione, al fine di mettere a disposizione delle imprese informazioni e conoscenze delle norme tecniche che regolano la materia.
Giovedì pomeriggio si parlerà quindi di nuova Uni 10485 2018 per la verifica della sicurezza delle canne fumarie, di Uni 10847 per la manutenzione delle canne fumarie a combustibile solido per evitare rischi d’incendio, scarico a parete, ecc.; relatore sarà l’esperto Daniele Vecchi.

CNA Ferrara

Copparo – Segnalazione a Enel per interruzione energia a Tamara

In data odierna l’Amministrazione Comunale di Copparo ha preso contatti con i tecnici di Enel per segnalare nuovamente i problemi legati alle interruzioni di energia elettrica nella frazione di Tamara.
«Nello specifico – comunicano dall’Amministrazione – questi eventi non sono nuovi, purtroppo. Abbiamo appreso che anche nella mattinata di oggi, senza preavviso alcuno, è stata tolta l’energia elettrica causando notevoli disagi alle famiglie, ma soprattutto alle attività commerciali tamaresi. Riteniamo che l’azienda debba prendere in considerazione tali problematiche e programmare, nell’eventualità, gli investimenti del caso, ovvero concordare con gli esercenti i distacchi inevitabili. L’ente non può intervenire direttamente sulla problematica non essendo competente in materia, ma si farà parte attiva, come già avvenuto in passato, per segnalare ad Enel i disservizi».
I tecnici interessati hanno comunicato che nel corso della mattinata verranno attivati gruppi elettrogeni per supplire alle carenze che si sono verificate.

Ufficio Comunicazione
Comune di Copparo

Letture Dantesche Ferraresi

Da Ufficio stampa Giro Bio Ferrara

Mercoledì 6 giugno 2018
Giro Bio di via Terranuova 13
Ferrara

Decimo e penultimo appuntamento con le Letture Dantesche Ferraresi a cura di Ruben Garbellini, che da novembre hanno accompagnato tutta la stagione invernale e primaverile a Ferrara.

La serata vedrà la spiegazione e la lettura del Nono Canto dell’Inferno, nel quale Dante e Virgilio entrano nella Città di Dite con l’aiuto di un Messo Celeste: infatti la pura ragione, incarnata da Virgilio non è sufficiente. Qui Dante dopo la terribile visione delle Furie Infernali, vedrà la punizione degli eretici, che nel Medioevo era questione assai sentita.

“E’ un canto di grande potenza visiva e simbolica – ci rammenta l’interprete – nel quale il Poeta rivela che la chiave di lettura del suo Poema Sacro non è solo figurale, come nella famosa terzina “O voi ch’avete li ‘ntelletti sani/ mirate la dottrina che s’asconde / sotto ‘l velame de li versi strani”, e introduzione al canto successivo, il possente Canto Decimo dove campeggiano le indimenticabili figure di Guido Cavalcanti e di Farinata degli Uberti”.

Accompagnato al pianoforte dal Maestro Antonio Rolfini, Garbellini leggerà Dante alle ore 21.

Il prossimo incontro si terrà il 20 giugno.

Presso “Giro Bio”, via Terranuova 13, Ferrara, mercoledì 6 giugno 2018, ore 21.
Per informazioni 0532 240345 o 348 89 16 975 o per mail: girobioferrara@gmail.com

Comacchio Beach Festival, intervista a Paolo Ruffini

Intervista con Paolo Ruffini, il comico conduttore
della seconda serata del Comacchio Beach Festival

Porto Garibaldi (Fe). Sarà Paolo Ruffini, il simpatico, imprevedibile, irriverente comico toscano, a condurre la seconda serata del Comacchio Beach Festival, quella di sabato sera, sul lungomare di Porto Garibaldi. Una serata dedicata ai giovani, ai nuovi talenti della musica italiana: Alessio Bernabei, Biondo, Lele, Elodie, Chiara Grispo e il “veterano” Omar Pedrini. A unire i momenti musicali della serata, le splendide voci delle…Voci Sole.
Paolo, per te si tratta di un ritorno visto che hai condotto la seconda serata anche lo scorso anno. Ho accettato di tornare perché è stata un’esperienza bellissima. Una serata di musica, cultura, spettacolo. Anche il pubblico eccezionale, tanta gente riunita serenamente con la sola voglia di divertirsi. E dove c’è tanta socialità c’è anche cultura. La cultura dello stare insieme. E poi quella legata all’ambiente, siamo nel cuore del Parco del Delta.
Tu sei uomo di cabaret, di cinema, di Tv, che cosa ti lega alla musica? Fondamentalmente io nasco con la musica. Ho iniziato la mia carriera come dj di Mtv e a quel tempo era il massimo. Mi sentivo già uno you tuber. Ho dei gusti musicali molto variegati, una personale playlist “schizofrenica” che va dal rock più duro a Paolo Conte. E poi per me un mondo senza musica sarebbe impossibile da concepire.
Cosa ci dobbiamo aspettare da te sabato sera. Una serata nella quale insieme a te ci saranno anche le Voci Sole. Cercherò di unire i vari generi musicali senza essere troppo invadente anche perché sono cantanti giovani ma davvero bravissimi. Sarò il piccolo emulo di Baglioni. Naturalmente sai che mi piace avere un rapporto col pubblico che cercherò di coinvolgere. Diciamo che mi prenderò dieci minuti per dialogare con loro, un piccolo “assolo” di comicità. Sul palco poi sarà accompagnato da due bellissime e bravissime ragazze Beatrice Baldaccini e Giulia Sol, come la nota musicale. In una serata così…
Sappiamo che per te è un momento di grandissimo lavoro. Sì davvero, tra le varie cose mi piace ricordare due progetti teatrali. Il primo che riprenderemo Up and down (uno spettacolo nel quale Ruffini porta in scena 5 attori affetti dalla sindrome di Down, ndr) che mi ha dato grandi soddisfazioni e poi la riproposta di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare con Violante Placido e Stefano Fresi.
Per finire non poteva mancare una domanda “demenziale”. Se dovessi dare un consiglio ad un ragazzo che vuole rimorchiare gli consiglieresti di venire al Beach Festival? Certo che sì. Già la mia presenza farà da attrattore di centinaia di bellissime ragazze. A questo punto è ovvio che non ce la posso fare, ho già quarant’anni e quindi le lascio tutte a loro…

PAOLO RUFFINI E VOCI SOLE – BREVE BIOGRAFIA
Comico e attore dallo straordinario carisma, Paolo Ruffini debutta con al cinema con Ovosodo di Paolo Virzì (1997) per poi trovare la notorietà televisiva, soprattutto tra i giovani, come vj di MTV.
Dal 2005 ad oggi, solo per citarne alcuni, prende parte a film di grande successo al come Un’estate ai Caraibi di Carlo Vanzina con Gigi Proietti, Natale a Miami e Natale a New York di Neri Parenti e La Prima Cosa Bella di Paolo Virzì, scelto come candidato italiano all’Oscar 2011 per il miglior film straniero. Dal 2011 al 2015 conduce Colorado, il programma comico di Italia1, insieme a Belen Rodriguez, al quale torna nel 2017 in veste di autore e conduttore con grande successo.
Nel 2016 escono due suoi libri: Il principe piccino e Telefona quando arrivi. Attualmente porta in scena in teatro lo spettacolo UP & Down e parallelamente interpreta Puck in Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.


Le Voci Sole sono un gruppo vocale tutto al femminile formato da alcune delle migliori voci dei musical italiani e guidato da Claudia Campolongo, nota pianista e compositrice, nonchè protagonista di musical di grandissimo successo come Aladin, Shrek, Tre cuori in affitto, Rent, 80 voglia di ‘80, Jersey Boys e Sister Act. Insieme a lei sul palco Beatrice Baldaccini, Giulia Fabbri, Roberta Miolla ed Elena Nieri a formare un concentrato melodico coloratissimo e spassoso.

Un “Punto Bici” al Parco Massari

Nella ‘città delle biciclette’ (o che aspira a diventare tale) non esiste un Punto Bici pubblico che svolga anche funzioni di accoglienza turistica dove gruppi di cicloturisti possano sostare, riposarsi, fare un pranzo al sacco, magari riparati dalla pioggia, informarsi su localizzazione di meccanici di biciclette o, ancora meglio, con una attrezzistica di emergenza in loco, fare un minimo di manutenzione alle loro biciclette, il tutto potendo anche usufruire di bagni e servizio bar.
Il M5S, con una mozione del consigliere Claudio Fochi, propone di creare un Punto Bici pubblico e attrezzato all’interno dei 4 ettari del Parco Massari, il più bel parco cittadino, già dotato di bagni pubblici, punto ristoro e con orari di apertura ragionevolmente estesi.
Il Parco Massari si trova a poche centinaia di metri sia dalla pista ciclabile delle Mura cittadine che dal Parco Giorgio Bassani e quindi dalla ciclabile che porta all’argine del Po, dove si sviluppa la “Destra Po”. È ragionevolmente vicino al più congestionato centro storico ma non in zona pedonale. Inoltre, come viene illustrato nella mozione, rientra in un’area che sarà soggetta ad interessanti investimenti turistico museali che hanno anche lo scopo di sviluppare un polo attrattivo (Diamanti, Palazzo Prospero Sacrati, Palazzo Massari) che assorba una parte del flusso turistico che tende attualmente a concentrarsi nella zona pedonale del centro storico (Castello-Cattedrale).
Nell’atto citato si propone anche di attivare sinergie con il punto bar, con modalità che potrebbero essere incluse in capitolati di appalti. In questo periodo il cicloturismo e la mobilità ciclabile in generale vivono un grande fermento, tenuto conto anche della Legge dell’11 gennaio 2018 n. 2 sullo “Sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica”, del Progetto Vento (ciclabile da Torino a Venezia che passa per Ferrara), al quale aderisce il nostro Comune, e del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (da approntarsi entro agosto 2018). I comuni dovranno adottare i Piani Urbani della Mobilità Ciclistica (BICIPLAN) nell’ambito del PUMS, quali settori urbani della mobilità sostenibile. In tale contesto di fermento, crediamo possa inserirsi la nostra proposta, che ha il triplice scopo di dotare Ferrara di un Punto Bici pubblico che sia anche accoglienza turistica, utilizzare una piccola parte di uno splendido parco cittadino già dotato di infrastruttura di ristoro e bagni, potenziare l’offerta turistica in un polo della Città soggetto a sviluppo ed ampliamento. Poiché tale proposta entra anche in dettagli tecnici e motivazioni non facilmente riassumibili nello spazio di un breve comunicato stampa, invitiamo ad una lettura integrale dell’atto, nella convinzione che, per dare sviluppo al ciclo turismo, oltre ad aumentare il chilometraggio ciclabile, sia anche opportuno infrastrutturarlo con adeguati investimenti, in un settore turistico in fortissimo trend di crescita. Claudio Fochi, M5S Ferrara

Comunicato Regione: Agricoltura

Dalla Regione 15,2 milioni di euro per migliorare la qualità dei vini ‘made’ in Emilia-Romagna

L’assessore Caselli: “Sosteniamo lo sviluppo di una forte identità vitivinicola regionale per rendere il settore ancora più competitivo sui mercati nazionali e internazionali”. Via al bando regionale rivolto alle imprese agricole per rinnovare i vigneti e ammodernare gli impianti. Domande entro il prossimo 30 giugno

Bologna – Una produzione di qualità. L’Emilia-Romagna punta sulle migliori caratteristiche dei propri vini per far crescere la competitività del settore, valorizzando le tipologie più richieste da mercato e consumatori.
Per le imprese agricole emiliano-romagnole sono in arrivo oltre 15, 2 milioni di euro per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti con l’obiettivo di migliorare la qualità, rafforzare l’identità delle produzioni Dop e Igp e il legame con il territorio, favorire l’ammodernamento degli impianti e abbassare i costi di produzione. È questa la dotazione finanziaria del bando, approvato dalla Giunta regionale, che rende disponibili le risorse assegnate dal Ministero delle politiche agricole per la campagna 2018/2019, previste dal Piano nazionale di sostegno.

“Con queste risorse vogliamo rendere ancora più competitivo un settore che già ha dato ottimi risultati- ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura, Simona Caselli-. Il costante rinnovo dei vigneti e la meccanizzazione della produzione, migliora la qualità dei nostri vini e soddisfa così anche le richieste dei consumatori che vogliono prodotti buoni e al giusto prezzo. Puntiamo sulle produzioni che hanno un saldo legame con il territorio- ha concluso l’assessore- per sviluppare un’identità forte che ci renda ancora più riconoscibili e competitivi sui mercati europei e nel mondo”.

Cosa prevede il bando: obiettivi e interventi
Obiettivi principali del bando (delibera n. 770/2018), rivolto a imprenditori agricoli singoli o associati, sono proseguire nel rinnovo dei vigneti e favorire il ricorso alla meccanizzazione delle operazioni colturali per aumentare la competitività delle aziende vitivinicole.

Per l’assegnazione dei finanziamenti, l’intero territorio regionale è stato suddiviso in tre macro aree (pianura emiliana, pianura romagnola e litoranea, e collina) e sono stati fissati gli importi delle spese ammesse e dei contributi erogabili nelle diverse aree a seconda del tipo di intervento e dei lavori eseguiti (estirpazione, reimpianto, sovrainnesto, ecc.). La superficie minima d’intervento è di mezzo ettaro, mentre il contributo concesso non può in ogni caso superare il 50% della spesa ammessa per la realizzazione delle opere.

Nel dettaglio gli interventi finanziati prevedono diverse tipologie: riconversione varietale, vale a dire il reimpianto di una varietà di vite di maggior pregio enologico o commerciale o sovrainnesto su impianti ritenuti razionali per forma di allevamento; ristrutturazione, cioè collocazione del vigneto in una posizione più favorevole o reimpianto con modifiche alla forma di allevamento; reimpianto per ragioni sanitarie o fitosanitarie; infine miglioramento o razionalizzazione delle tecniche di gestione dei vigneti (irrigazione, meccanizzazione ecc) o sostituzione con un nuovo impianto più efficiente.

Per quanto riguarda il termine dei lavori di ristrutturazione, le disposizioni regionali consentono di concludere entro il 31 maggio 2019, per chi chiede il pagamento a saldo, o il 31 maggio 2020 per chi chiede il pagamento in anticipo. Le domande di contributo possono essere presentate sulla piattaforma Siag di Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, fino al prossimo 30 giugno./Eli.Co.

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Comunicato Regione: Bologna Fiere

“Nessuna preclusione al confronto sulle proposte del Cda, ma per la Regione non bisogna prescindere da alcuni obiettivi: nascita di un unico sistema fieristico regionale, potenziamento del quartiere fieristico e sua valorizzazione, salvaguardia dei livelli occupazionali e dell’indotto”

L’assessora Petitti risponde in Aula durante il Question time: “L’alleanza con Milano, da verificare nella sua fattibilità, potrebbe rafforzare il disegno di un unico sistema fieristico regionale allargandolo alle tre principali regioni del Nord, e già abbiamo sostenuto gli accordi Rimini-Vicenza e Parma-Verona. Mantenere a Bologna le grandi rassegne fieristiche e su questo devono arrivare garanzie rispetto alla proposta di riassetto societario. Necessario il confronto con i sindacati e le parti sociali”

Bologna – Per la Regione, qualsiasi decisione sulla Fiera di Bologna “dovrà puntare a obiettivi che ribadiamo: la nascita di un unico sistema fieristico regionale, il potenziamento del quartiere fieristico di Bologna, con la sua valorizzazione nell’ambito del territorio metropolitano, la salvaguardia dei livelli occupazionali e dell’indotto”. L’assessora al Bilancio, Emma Petitti, interviene in Assemblea legislativa durante il Question time per rispondere a due interrogazioni urgenti relative a Bologna Fiere. Petitti, che parla al posto dell’assessore alle Attività produttive, Palma Costi, assente per impegni istituzionali, sottolinea dunque come la Regione andrà “al confronto senza alcuna preclusione verso proposte deliberate da un Cda che comunque ha presentato un bilancio positivo – quindi una solida base di partenza per i necessari progetti di sviluppo – portando però elementi dai quali per noi non si dovrà prescindere”.

In primo luogo, “le soluzioni adottate non possono mettere a rischio il percorso verso un unico sistema fieristico regionale. Un soggetto forte che favorisca l’internazionalizzazione delle nostre imprese, mettendole nelle condizioni di essere sempre più competitive sui mercati e con positive ricadute economiche sui territori. Per questo sono necessarie aggregazioni e alleanze, anche per mantenere primati che la Regione Emilia-Romagna in questi ultimi anni ha raggiunto: da quattro anni consecutivamente prima per crescita e prima anche per export pro-capite, con il turismo che breve a ritmi vertiginosi)”.

In questo contesto, prosegue l’assessore, “è bene chiarirlo subito, una possibile alleanza con la Fiera di Milano potrebbe rappresentare un ulteriore tassello di rafforzamento del sistema fieristico regionale, in una ottica allargata a più regioni. Un fatto certamente nuovo, a quel punto allargato alle tre principali regioni del Nord, poiché già oggi abbiamo sostenuto la nascita di Ieg, la nuova società nata dall’integrazione fra la Fiera di Rimini e la Fiera di Vicenza, così come abbiamo sostenuto insieme agli altri soci pubblici la Vpe, la newco tra Fiera di Parma e Fiera di Verona. Ma l’eventuale proposta che guarda a Milano sposterebbe l’asse su un livello ancora più alto di alleanze e questo comporterebbe la necessità di avviare un percorso procedurale e politico-istituzionale da verificare nella sua fattibilità. E solo in caso di esito positivo si dovrebbe lavorare a un soggetto in grado di dare gambe a un sistema fieristico anche interregionale, che sarebbe strategico per il sistema produttivo italiano e in grado di essere sempre più competitivo a livello mondiale”.

Nello stesso tempo, spiega ancora Petitti, “si devono porre basi solide per potenziare il quartiere fieristico dal punto di vista dell’occupazione e dell’indotto. Salvaguardia dell’attuale occupazione, con la prospettiva di aumentarla, così come, altro obiettivo che abbiamo sempre dichiarato, la salvaguardia dell’occupazione delle imprese manifatturiere che hanno nella Fiera uno strumento fortissimo di internazionalizzazione. E aggiungiamo la salvaguardia della occupazione prodotta indirettamente dalle attività fieristiche sul territorio metropolitano e non solo, grazie all’afflusso di un gran numero di visitatori e buyer, con un indotto economico molto alto per la città e il sistema metropolitano”.

Così come “è essenziale il mantenimento delle rassegne maggiori a Bologna, grandi marchi dai quali non si può prescindere per piani di sviluppo futuri. Quindi, la verifica approfondita sulle garanzie, anche in tal senso, che dovrebbero venire dalla proposta di riassetto societario, che possano escludere già nel medio periodo l’evoluzione verso una società di gestione delle strutture del quartiere fieristico, in mano ai soli soci pubblici, e una società di gestione delle rassegne fieristiche che porti a scelte che possano penalizzare Bologna nei calendari fieristici nazionali e internazionali”.

Infine, “i progetti di riorganizzazione societaria e di sviluppo ai quali stanno lavorando i vertici di Bologna Fiere vengono discussi all’interno degli organismi competenti, nei quali, questa è sempre stata la nostra posizione, su questa linea auspichiamo la massima condivisione, oltre al confronto con sindacati e parti sociali”.

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Arriva il toolkit per l’alfabetizzazione degli adulti

Giovedì 7 giugno, dalle 17 alle 19, presso la Casa del Volontariato di Ferrara, Associazione Alpha Centauri e Agire Sociale presentano uno strumento innovativo per favorire l’alfabetizzazione degli adulti in contesti di emarginazione.
Educatori, volontari, operatori sociali e cittadini interessati sono invitati a partecipare all’incontro pratico di presentazione del Toolkit, contenente gli strumenti pedagogici per i processi di alfabetizzazione degli adulti in contesti di emarginazione e disagio sociale.
Durante l’incontro saranno presentati in modo interattivo alcuni degli esercizi sperimentati durante i laboratori teatrali condotti dai partner del progetto Erasmus+ “L’Arte di leggere: alfabetizzazione e teatro in carcere 2015-2018” nelle carceri di Ferrara (Italia), Oviedo (Spagna) e Bielefeld (Germania). Il progetto nasce dalla collaborazione tra cinque organizzazioni nell’ambito del programma dell’Unione Europea Erasmus+ e si centra sulla pratica dell’alfabetizzazione, che consiste nel fornire a persone analfabete conoscenze sufficienti per imparare a leggere e scrivere, attraverso il teatro in carcere. Partecipazione gratuita con richiesta di iscrizione su: segreteria@agiresociale.it

Il Carnevale degli Estensi nella piazza XXIV Maggio? E perché no?

Una mozione del consigliere Claudio Fochi (M5S), con un emendamento dello stesso e della consigliera
Vitelletti (PD), impegna la Giunta a interloquire con l’Ente Palio per valutare sia dal punto di vista tecnico
che logistico la possibilità di svolgere una parte delle manifestazioni previste per il Carnevale degli Este
2019 attorno alla piazza XXIV Maggio, comunemente conosciuta come la piazza dell’Acquedotto.
Come è stato illustrato in sede di discussione nel Consiglio comunale del 4 giugno, il monumentale
acquedotto degli anni ’30 mostra nella sua architettura, con una scenografica statua del Po e dei suoi
affluenti in pietra autarchica, chiari riferimenti classici, essendo ispirato all’architettura funeraria di epoca
romana e molto simile a templi rinascimentali dipinti dal Perugino e da Raffaello.
Architettura a parte, essendo la piazza ampia e circolare, dal punto di vista logistico sarebbe in grado di
accogliere alcune della manifestazioni tradizionalmente inserite nel Carnevale Rinascimentale, come le
danze rinascimentali, il mercatino del villaggio del carnevale, i duelli cortesi, il corteo storico rinascimentale
o spettacoli di teatro di strada.
Il tutto nell’ottica della promozione della cultura “diffusa” (anche logisticamente) che l’attuale Giunta si
pregia di implementare non solo per i turisti ma anche per i cittadini residenti, in una zona che ha costante
bisogno di riqualificazione e che ha solo da guadagnarci in un uso virtuoso.
Naturalmente sarà l’Ente Palio a valutare e decidere autonomamente la fattibilità di tale proposta, che si
inserirebbe in una serie di eventi tesi alla valorizzazione di una zona importante del Quartiere Giardino.
La mozione, votata all’unanimità senza voti contrari o astenuti, passerà ora al vaglio della commissione
dell’Ente Palio.
Claudio Fochi, M5S Ferrara

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