Giorno: 22 Giugno 2018

MEMORABILE
Quando l’anno sta per finire

Prosegue la serie di segnalazioni relativa ad alcuni romanzi dello scrittore ferrarese Luigi Bosi recentemente pubblicati (o ri-pubblicati) in versione digitale (ebook) dalla casa editrice Tiemme Edizioni Digitali (www.tiemme.onweb.it), che li ha distribuiti in tutte le librerie del web. Il secondo della serie è ‘Quando l’anno sta per finire’, una vicenda che narra di una amicizia nata per caso fra un vecchio e una bambina, entrambi segnati da un destino tragico, che consente all’uomo di passare in rassegna quella che è stata la sua vita e di prepararsi per il Grande Viaggio al termine della vita.

Comunicato Regione: Giovani

La Regione stanzia un milione e 200 mila euro per attività, attrezzature e ristrutturazione degli spazi di aggregazione. Da oggi al 16 luglio le domande on line

Triplicati da inizio legislatura i fondi per le politiche giovanili. L’assessore Mezzetti: “L’impegno per giovani generazioni è tra le priorità della Regione che nel suo complesso investe ogni anno circa 260 milioni di euro per politiche rivolte ai giovani nell’ambito della formazione, del lavoro, del sostegno all’impresa e alla creatività, per promuovere la partecipazione, per aiutarli nell’acquisto di un’abitazione”

Bologna. Un milione e 200 mila euro per i giovani. Resterà aperto da oggi, e fino al 16 luglio, un bando al quale potranno partecipare Unioni comunali e Comuni capoluogo di provincia non inclusi in Unioni. Sarà possibile utilizzare una parte dei fondi regionali anche per realizzare piccoli interventi di ristrutturazione e adeguamento degli spazi, per acquistare nuove attrezzature tecnologiche e nuovi arredi, per aprire o riqualificare i locali che ospitano coworking, sale prova, fablab, incubatori d’idee innovative, redazioni di webradio, skatepark, laboratori multimediali.
Le risorse regionali sono ripartite in tre filoni di intervento. Il primo sostiene con 500 mila euro le attività che si svolgono negli spazi di aggregazione, i servizi di informazione e comunicazione, la realizzazione di azioni che aiutano i giovani ad avvicinarsi al mondo del lavoro, anche attraverso il sostegno all’imprenditoria e alla creatività giovanile. In questo caso la spesa ammissibile nella domanda va da un minimo di 8 mila ad un massimo di 30 mila euro.

Il secondo filone, dotato di un fondo di 200 mila euro, prevede interventi finalizzati, invece, a promuovere l’attivazione di progetti di protagonismo giovanile e educazione alla cittadinanza attiva e responsabile, legati allo strumento della YoungERcard. Gli Enti locali possono, per questo intervento, richiedere alla Regione un finanziamento che va da un minimo di 5 mila a un massimo di 15 mila euro. La Carta regionale riservata a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 29 anni ha registrato in questi anni un incremento veramente notevole: sono 52.882 i giovani iscritti, 212 i punti di distribuzione presenti in Emilia-Romagna e circa 1.700 le convenzioni attivate per offrire ai possessori agevolazioni per la fruizione di servizi culturali e sportivi e per acquisti presso alcuni esercizi commerciali. È cresciuta anche la rete degli Enti locali che hanno aderito al progetto (159 Comuni e 31 Unioni) e degli operatori (ad oggi 322) impegnati nella promozione e diffusione di questo strumento.

Il terzo filone, infine, prevede il finanziamento regionale per gli interventi di ristrutturazione e adeguamento degli spazi è di 500 mila euro. Si può richiedere alla Regione un contributo che va da un minimo di 5 mila ad un massimo di 30 mila euro.

Ogni Ente locale può presentare un progetto per ogni ambito di intervento, inviando tre domande distinte. La Regione Emilia-Romagna ha anche attivato un servizio di assistenza tecnica per rispondere quotidianamente a eventuali richieste di chiarimenti. La compartecipazione regionale al finanziamento dei progetti sarà fino a un massimo del 70% della spesa ammissibile.

Il bando è collegato alla Legge regionale 14/08, “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni”.

Mezzetti: “Una Regione su misura per i giovani”

“Dall’inizio della legislatura siamo riusciti a triplicare i contributi regionali per gli Enti Locali – ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura e Politiche giovanili Massimo Mezzetti– e le risorse che mettiamo a disposizione provengono esclusivamente dal nostro bilancio regionale. Da una nostra stima, la Regione Emilia-Romagna nel suo complesso investe ogni anno circa 260 milioni di euro per politiche rivolte alle giovani generazioni. Sono fondi che vengono stanziati nell’ambito della formazione, del lavoro, del sostegno all’impresa e alla creatività giovanile, per promuovere la partecipazione, per aiutarli nell’acquisto di un’abitazione. Vogliamo fare dell’Emilia-Romagna una Regione sempre più a misura dei giovani, capace di offrire loro opportunità di crescita e in grado di rispondere ai loro bisogni e ai loro desideri. E vogliamo aiutarli a recuperare anche una dimensione collettiva, per questo abbiamo deciso di investire per riqualificare gli spazi, perché siano punti di riferimento sempre più polifunzionali in cui ragazze e ragazzi possano condividere passioni, progetti, idee e si aiutino nell’affrontare ostacoli e difficoltà”.

A questi link la documentazione e i moduli per presentare domanda:

Allegato 1 (Aggregazione, Informagiovani, Proworking)

http://95.110.232.128/RER/index.php/277192?newtest=Y&lang=it-informal

Allegato 2 (Protagonismo giovanile, YoungERcard)

http://95.110.232.128/RER/index.php/736317?newtest=Y&lang=it-informal

Allegato 3 (Sviluppo e qualificazione Spazi di aggregazione giovanile)

http://95.110.232.128/RER/index.php/787211?newtest=Y&lang=it-informal

La notizia sul portale Giovazoom:
http://www.giovazoom.emr.it/partecipazione/notizie/giovani-dalla-regione-1-milione-e-200-mila-euro-1
Maggiori informazioni ai seguenti numeri di telefono: 051 5277694, 051 5277696, 051 6752245, 051 5273407, 0522 444864.

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Comunicato Regione: Agricoltura

Fondi europei, a metà giugno gli agricoltori dell’Emilia-Romagna hanno presentato quasi 64mila domande di pagamento. Per i ritardatari c’è tempo fino al 10 luglio (con riduzioni)

Per il 2018 sono arrivate 43.800 domande per i pagamenti diretti e 20.300 sono quelle relative al Piano di Sviluppo Rurale. L’assessore Caselli: “Domande online, il sistema e l’organizzazione hanno retto molto bene alla novità”

Bologna – Sono 43.880 le domande arrivate in Emilia-Romagna per accedere ai pagamenti diretti previsti dalla nuova Politica agricola comune (Pac), comprese quelle relative ai piccoli agricoltori, e 20.300 quelle relative agli “aiuti per superficie” previste nell’ambito del Programma di sviluppo rurale (Psr).

Lo comunica Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura della Regione Emilia-Romagna, tirando le somme sull’andamento e sulla definizione delle pratiche relative ai contributi europei per l’agricoltura.

Quest’anno, spiega l’Agenzia, tutte le domande per accedere ai pagamenti diretti previsti dalla nuova Pac sono state presentate con una modalità innovativa: la domanda grafica. La compilazione è basata su una immagine (rappresentazione ortofotografica) dell’azienda agricola, costituita dalla sovrapposizione tra una foto dell’estensione aziendale e il reticolo catastale. È un sistema che riduce la possibilità di errori, poiché collega la domanda a quanto effettivamente visibile sul terreno. Per quanto riguarda il Piano di Sviluppo Rurale le domande grafiche hanno toccato quota 17.700, circa il 77% del totale.

Il termine per la presentazione delle domande ad Agrea è scaduto lo scorso 15 giugno, ma rimangono ancora aperti fino al 10 luglio i termini per la presentazione di domande tardive, soggette ad una riduzione dell’1% per ogni giorno feriale di ritardo, conteggiata a partire dallo scorso 18 giugno.

“Sono molto soddisfatta per questo risultato- ha commentato l’assessore all’agricoltura Simona Caselli-, frutto del lavoro messo in campo dalla struttura organizzativa della Regione e di Agrea, in stretta collaborazione con i Centri di assistenza agricola. Ancora una volta il lavoro di squadra ci ha consentito di raggiungere un ottimo risultato, nonostante la novità di doverci misurare con la presentazione online delle domande grafiche; uno sforzo che ci auguriamo possa consentirci una significativa semplificazione della fase dei controlli.”.

https://agrea.regione.emilia-romagna.it/

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Caso dipendente Camelot, Peruffo: “Donne ancora una volta oggetto di abusi”

Una considerazione che apparrà differente rispetto al coro alzatosi attorno alla triste vicenda del dipendente Camelot, sospettato di abusi legati alle proprie funzioni all’interno della cooperativa.
Da donna, prima che da esponente partitica, trovo sconcertante che le critiche si limitino unicamente al versante politico-amministrativo, in riferimento alle connessioni tra Camelot e istituzioni.
Sarà ovviamente la magistratura ad accertare i fatti nel dettaglio, ma, al momento, siamo di fronte all’ennesimo caso di abuso verso le donne, oltretutto donne in condizioni di particolare vulnerabilità.
Eppure questo aspetto pare venga preso in considerazione come corollario del tutto secondario, come se non ci fossero abbastanza casi incresciosi che si ripetono con estrema frequenza, al di là di fenomeni mediatici su larga scala, come la vicenda Weinstein.
Rimanendo sul piano locale, se vogliamo che veramente abbia un senso la presenza di una Commissione Pari Opportunità all’interno del Comune di Ferrara, vorrei che in primis l’assessore a cui è attribuita la relativa delega, Massimo Maisto, esprimesse una ferma condanna sull’accaduto, prima ancora delle parole di rito sulla responsabilità del singolo e dell’eventuale e prevedibile difesa di Camelot nel suo complesso.
Se questo pensiero non è sorto in modo spontaneo da parte dei principali attori politici, significa che siamo ancora molto lontani da un ruolo di piena legittimità della donna all’interno della nostra società.

Paola Peruffo
Coordinatrice Provinciale
Forza Italia Ferrara

Comunicato Regione: Sanità

Serviranno veterinari e la Regione guarda avanti: investimento di oltre 655mila euro per garantire l’ingresso di nuovi specialisti nel servizio pubblico. Intesa con l’Ateneo di Bologna per riaprire la scuola di specializzazione in Sanità animale, allevamento e produzioni zootecniche, ferma dal 2009. Finanziate 30 borse di studio

Per garantire una adeguata copertura del turnover di fronte alle uscite previste nel prossimo decennio. Approvato dalla Giunta lo schema di convenzione con l’Alma Mater. L’assessore Venturi: “Risorse consistenti per un settore importante in un territorio fortemente vocato all’agroalimentare come il nostro, per la sicurezza sanitaria e la salute dei cittadini”. Il rettore Ubertini: “Quella del veterinario una figura sempre più importante e specializzata”

Bologna – La Regione guarda avanti, e per soddisfare il bisogno di nuovi veterinari previsto in Emilia-Romagna nei prossimi dieci anni – nell’ambito del servizio sanitario pubblico – rilancia la scuola di specializzazione dell’Università di Bologna che era ferma dal 2009.
Mettendo a disposizione più di 655mila euro per finanziare la formazione specialistica triennale in Sanità animale, allevamento e produzioni zootecniche. Sono 30 le borse di studio che saranno garantite, del valore di 7.285 euro annuali ciascuna, rivolte a laureati in Medicina veterinaria per accedere ai ruoli della dirigenza del Servizio Prevenzione collettiva e Sanità pubblica – Igiene degli Alimenti e Sanità pubblica veterinaria.

Lo prevede la proposta di convenzione tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna approvata dalla Giunta regionale nell’ultima seduta, che riattiva, al Dipartimento di Scienze mediche veterinarie, la scuola di specializzazione dell’area veterinaria, intesa che verrà ratificata dalle parti.

Le risorse stanziate (655.650 euro) saranno suddivise annualmente in 72.850 euro per il primo anno accademico (2018-2019); 145.700 euro nel secondo anno; 218.550 euro nel terzo; 145.700 euro nel quarto e 72.850 euro nel quinto anno.

“Dopo molti anni, già dal 2018 si riavvia, in collaborazione con l’Ateneo di Bologna, la formazione specialistica in ambito veterinario- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi-. Risorse consistenti, quelle che la Regione ha deciso di investire, con il preciso obiettivo di aumentare il numero di medici veterinari da ammettere ai concorsi e garantire anche nei prossimi anni un adeguato turnover di specialisti. Quello della sanità animale, dell’allevamento e delle produzioni zootecniche- chiude Venturi- è un settore importante in un territorio, come il nostro, fortemente vocato all’agroalimentare, ma lo è al tempo stesso per la sicurezza sanitaria e la salute dei cittadini”.

“La figura del veterinario generalista- aggiunge il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Ubertini-, capace di occuparsi di più aspetti della professione, si è evoluta verso un profilo più specializzato che spazia tra la clinica dell’animale da compagnia, la ricerca in campo biotecnologico e farmaceutico, la sicurezza alimentare, la sanità pubblica e le produzioni animali. Anche per questo, oggi si parla di ‘one world one health’, una visione che accomuna medici e medici veterinari in una funzione sociale indiscutibile di tutela della salute dell’uomo. La disponibilità di veterinari specializzati in grado di partecipare a concorsi delle tre aree del Servizio già a partire dal 2021- conclude il rettore- risponde quindi alla necessità di ricambio generazionale dei veterinari di sanità pubblica della Regione”.

Con l’avvio della scuola e il supporto delle nuove borse di studio, già a partire dall’anno accademico 2018-2019 la Regione potrà infatti garantire nei prossimi anni un maggior numero di veterinari specializzati, in grado di partecipare a concorsi pubblici specifici nell’ambito della sanità pubblica veterinaria nei settori previsti dalla scuola di specializzazione.

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Lunedì 25 giugno Seminario Cna sulla fatturazione elettronica con business

“La fatturazione elettronica con business – Una suite completa per gestire tutto il ciclo di fatturazione”, è il tema al centro del seminario rivolto alle imprese Cna, che si svolgerà lunedì 25 giugno, alle ore 18, presso la sala convegni della sede provinciale della Cna, in via Caldirolo 84. Intervengono: Rita Tosi, responsabile provinciale dell’Area Fiscale Cna; Daniele Droghetti, responsabile provinciale dei servizi informatici aziendali Cna e Anna Cuoghi, consulente fiscale e assistente alle imprese di Cna.

CNA Ferrara

Dichiarazione di Luigi Giove, segretario generale Cgil ER, su provocazioni fasciste alle sedi delle Camere del Lavoro dell’Emilia Romagna

«Non passa giorno, ormai, senza una provocazione fascista alle Camere del Lavoro dell’Emilia Romagna.
Anche questa notte le nostre sedi sono state imbrattate con messaggi razzisti, xenofobi e omofobi.
Le nostre Camere del Lavoro sono da sempre il luogo in cui trova concreta applicazione la Costituzione della Repubblica italiana.
Noi difendiamo e tuteliamo, lottiamo e rivendichiamo diritti per tutti i lavoratori e le lavoratrici, i disoccupati e i pensionati.
Lo facciamo e lo faremo senza distinguere sulla base della provenienza geografica, del colore della pelle, degli orientamenti sessuali, della lingua parlata e della fede religiosa.
Queste provocazioni, ovviamente, non ci fanno paura alcuna. Le nostre Camere del Lavoro continueranno ad essere luoghi di inclusione e democrazia.
Fascisti, xenofobi e omofobi sappiano quindi che la Cgil dell’Emilia Romagna non si lascerà intimidire, siamo certi che costoro saranno consegnati, come è già accaduto, alle pagine buie della storia…quelle dedicate agli sconfitti, ai perdenti.
Invitiamo tutte le forze democratiche e antifasciste a far sentire forte la nostra voce e a farsi soggetti attivi nel contrasto al riemergere di queste squadracce e alle loro idiozie».

Bologna, 22 giugno 2018

Stefano Bargi (LN): “Un milione di euro per finanziare progetti gender. Scelta ideologica della regione, i genitori vengano coinvolti”

“Un milione di euro, in un solo anno, per diffondere l’ideologia gender. Tanto, di fatto, ha speso la Regione Emilia Romagna finanziando progetti volti formalmente a superare le discriminazioni di genere ma, in realtà, molto spesso capaci di incidere, in modo ideologico, sull’educazione sessuale dei bambini in età scolare. Ovviamente, come prassi della sinistra, senza consultare minimamente le famiglie. Una scelta non consona ad un ente pubblico che dovrebbe mantenere la neutralità su temi sensibili e di grande impatto sociale o perlomeno avere la bontà di consultare le famiglie su questioni educative di primaria importanza”.

Stefano Bargi, consigliere regionale Lega Nord, interviene sulla questione del bando approvato nel 2017 da via Aldo Moro per la presentazione di progetti rivolti alla promozione e al conseguimento delle pari opportunità.

“La spesa complessiva prevista è pari a un milione di euro per progetti da realizzare nel 2018”, spiega Bargi “ma sono gli argomenti che verranno trattati a destare perplessità. Già nel bando, infatti, sono descritti con il lessico e le perifrasi tipiche di chi vuole propinare, in incognito, ai bambini anche delle elementari l’ideologia gender”.

Con riferimento alle giovani generazioni, si parla infatti di “superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato di essere donne e uomini”, di “eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini” e di “cittadinanza di genere”.

“Già 44 progetti sono stati finanziati e il fondo destinato è andato esaurito. Molte attività coinvolgono anche la popolazione in età scolastica in alcuni casi bambini dai 6 ai 9 anni”, aggiunge il consigliere “proponendo modelli alternativi all’unione uomo-donna e alla famiglia tradizionale, con evidenti ripercussioni sull’educazione sessuale impartita agli studenti”.

Con l’interrogazione depositata questa mattina “abbiamo chiesto alla Regione di chiarire la scelta ideologicamente orientata, divisiva, eppure finanziata con soldi pubblici”, conclude Bargi e “di sapere se l’ente non ritenga opportuno, qualora questi progetti vengano rivolti a minori, richiedere anticipatamente ai loro genitori il permesso”.

Ufficio Stampa Lega Nord Emilia Romagna

Tutto alla luce del sole

Sabato 23 di mattina e domenica 24, mattina e pomeriggio, Radicali Ferrara raccoglie firme in piazza Trento Trieste per chiedere: primarie di coalizione nel centro sinistra, ascolto sistematico dei cittadini e un continuo dialogo con loro, creazione di una serie articolata di strumenti di partecipazione attiva alla vita pubblica: una profonda discontinuità con il passato.

So che nel centro sinistra di Ferrara da alcune parti si alzano critiche, molto sotterranee, al nostro progetto. Invito i critici sotterranei a uscire allo scoperto, come sempre si deve fare in politica. Esiste anche un solo ferrarese che creda che un candidato sindaco espresso da partiti sia più forte di uno espresso dal popolo? Se sì si faccia avanti e avvieremo un confronto pubblico. In politica bisogna smetterla con le cose dette di nascosto: una precondizione per essere credibili e onesti. Tutto si deve svolgere alla luce del sole e niente al chiuso e nell’ombra. E intanto venite a firmare.

Cordiali saluti.
Mario Zamorani
presidente di Radicali Ferrara

Copparo Carta d’identità elettronica, si fa senza appuntamento

Dallo scorso 3 di aprile, anche Copparo ha avviato l’emissione della Carta d’identità elettronica (CIE), in una prima fase per evitare tempi di attesa molto lunghi per i cittadini l’emissione avveniva solo su appuntamento. Ma dopo una prima sperimentazione, considerando i tempi relativamente brevi necessari per la compilazione del modulo informatico da parte dell’operatore dell’Anagrafe, si è passati all’accesso diretto allo sportello. Questo vuol dire che non occorre prendere appuntamento, ci si può recare direttamente al Centro Servizi per il Cittadino e accedere allo sportello.
Dall’esordio dell’aprile scorso a oggi sono state rilasciate 491 carte di identità elettroniche e i tempi di consegna sono ampiamente nella norma. La CIE non viene rilasciata direttamente al cittadino allo sportello al momento della richiesta, ma è spedita tramite lettera raccomandata dall’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato all’indirizzo indicato dal richiedente, entro 6 giorni dalla data di richiesta.
Si ricorda che la carta d’identità elettronica è il nuovo documento di identificazione rilasciato ai cittadini italiani, comunitari e stranieri in sostituzione della carta di identità cartacea; ha le dimensioni di una carta di credito e contiene la foto, i dati del cittadino e elementi di sicurezza per evitarne la contraffazione.
È dotata di un microprocessore che memorizza le informazioni necessarie alla verifica dell’identità del titolare, compresi elementi biometrici come le impronte digitali; consente l’autenticazione in rete per fruire dei servizi erogati dalle Pubbliche Amministrazioni.
Dagli Uffici di Stato Civile informano che molti cittadini hanno espresso apprezzamenti per il servizio e per i tempi brevi in cui hanno ricevuto a casa il nuovo documento.

Comunicato Regione: Ricostruzione

Inaugurato il nuovo impianto di Mondine (Mn), fondamentale per la sicurezza idraulica di vaste aree delle province di Modena e Reggio Emilia. Investimento da oltre 20 milioni di euro, sostenuto in gran parte dalla Regione Emilia-Romagna. Bonaccini: “Torna a battere il cuore di un intero territorio, vitale per le persone e gli equilibri socioeconomici dell’area”

Fortemente danneggiato dal sisma del 2012, garantisce l’irrigazione durante i mesi estivi e la regimazione dei flussi durante autunno, inverno e primavera in un’area di 50mila ettari a forte valenza agroindustriale in Emilia e nel mantovano dove risiedono 300mila abitanti. La realizzazione dell’opera a cura del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale

Bologna – Un investimento da oltre 20 milioni di euro, sostenuto in gran parte dalla Regione Emilia-Romagna, per un’opera fondamentale per la vita di un territorio. Sono stati completati i lavori del nuovo impianto idrovoro di Mondine (Mn), il grande nodo idraulico dove confluiscono le acque della pianura reggiana e modenese. Inaugurato questa mattina, presente il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini, è stato totalmente ricostruito e affianca la vecchia struttura, risalente a quasi un secolo fa, che aveva subito gravi danni durante il sisma del maggio 2012. Il recupero è stato portato a termine dal Consorzio di bonifica dell’Emilia-Centrale.
Le nuove elettropompe e più in generale l’infrastruttura di Mondine garantiscono la piena sicurezza idraulica di un’area prevalentemente agroindustriale di 50mila ettari nelle province di Reggio Emilia, Modena e nei comuni di Moglia e San Benedetto Po in provincia di Mantova. In particolare, lo scolo delle acque, la difesa dalle piene del fiume Secchia e le pratiche irrigue. Un’area nella quale per tutto l’anno è vitale l’attività di bonifica: l’irrigazione durante i mesi estivi e la regimazione dei flussi durante autunno, inverno e primavera.
Il manufatto idraulico, situato nel comune di Moglia, ma che ha soprattutto influenza diretta su ampie zone del reggiano e del modenese, garantirà maggior sicurezza a circa 300mila abitanti che risiedono nel comprensorio.

All’inaugurazione hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco di Moglia, Simona Maretti, il commissario del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, Franco Zambelli, il presidente dell’Associazione nazionale dei Consorzi bonifica (Anbi), Francesco Vincenzi.

“Questo impianto rappresentava il cuore ferito di un intero territorio, che ora riprende a battere a pieno ritmo- afferma il presidente Bonaccini-. Il nuovo impianto ha un’importanza fondamentale per le persone e per gli equilibri socioeconomici di un’area in cui l’agricoltura è l’elemento base, costituendo il tessuto identitario di intere comunità locali. Nel contesto della pianura padana, il nodo idraulico di Mondine è tra i più importanti e il suo recupero è davvero significativo. E’ poi motivo di particolare orgoglio il fatto che la tecnologia utilizzata sia in gran parte italiana, oltre al fatto che la ricostruzione post sisma, già molto avanti se pensiamo alle abitazioni private e alle imprese, prosegua con l’accelerazione nei centri storici e sul patrimonio storico-artistico e con opere come questa, sinonimo davvero della rinascita di una terra”. Il lavoro svolto dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale porta poi il discorso “sulla rete dei Consorzi, vitale nell’ambito del sistema di difesa del suolo regionale e della sicurezza idraulica, la cui capacità operativa e progettuale- sottolinea Bonaccini- è emersa con grande forza anche nelle fasi seguite al terremoto di sei anni fa”.

I Consorzi di bonifica hanno realizzato 76 interventi urgenti nell’area del cratere, per un totale di circa 23 milioni di euro. A questi primi interventi completati a tempi di record, sono seguiti 98 interventi per più di 40 milioni di euro per la ricostruzione delle opere pubbliche di bonifica danneggiate, un elemento indispensabile per l’economia e per chi vive e lavora nella pianura padana.

Il nuovo impianto: cosa è stato fatto

A seguito del terremoto del 20 e 29 maggio 2012, il vecchio impianto aveva subito danni ingenti, in particolare ai fabbricati, ai manufatti di regolazione come le chiaviche emissarie, ad altre chiuse di regolazione, magazzini e case di guardia.

Circa 2 milioni e 200 mila euro sono stati investiti per i primi interventi, immediatamente successivi al terremoto, per rendere agibile e parzialmente funzionante il vecchio impianto. I manufatti storici (idrovora, chiavica emissaria e chiavica sfioratore) sono stati inizialmente messi in sicurezza con l’obiettivo di parziale recupero del loro funzionamento. La rimessa in servizio di due pompe su cinque del vecchio impianto ha consentito di fronteggiare gli eventi alluvionali del 2013 e 2014.

In seguito, per garantire la piena sicurezza idraulica di un comprensorio così esteso e popolato, anche considerata l’età avanzata degli impianti e la gravità dei danni subiti, i tecnici del Consorzio hanno avviato la progettazione di un nuovo impianto idrovoro per lo scolo meccanico delle acque per un valore di 12 milioni; di un impianto irriguo e di una nuova chiavica emissaria per ulteriori sei milioni.

Sono stati anche effettuati interventi di messa in sicurezza, riparazione e ripristino della Casa di Guardia e del Magazzino annessi al nodo idraulico per complessivi di 520mila euro. La progettazione delle opere è stata particolarmente complessa, trattandosi di una zona soggetta a vincoli di natura paesaggistica, ambientale e architettonica, nonché per il ritrovamento di reperti archeologici.

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Censimenti e inseminazioni

I gagè sono gli altri per definizione. Il termine non corrisponde sempre perfettamente a “non zingari”. Per i Rom, Cristo è stato messo in croce dai gagè. E la crocifissione è l’esempio più chiaro della malvagità dei gagè. Poi Salvini non si risenta se Roberto Saviano ha coniato per lui l’espressione “il ministro della Crudeltà”.

Rom in Europa, lom in America, dom in Medio Oriente: questi sono i nomi con cui i popoli zingari designano se stessi. L’origine della parola è indiana: il significato è quello di “uomo”, in particolare “uomo libero”.
È un fatto che storicamente alle destre l’uomo libero non va proprio giù. L’uomo che non sei tu non è ‘uomo’.
A partire dal 1938, per formale richiesta della Svizzera, sui passaporti dei cittadini tedeschi di “razza non ariana” vennero apposti timbri distintivi. Gli ebrei avevano una J, gli zingari una Z. Le stesse lettere che venivano tatuate sul braccio prima del numero di identificazione nei campi di sterminio.
Quando nei confronti di un’etnia si usa la parola ‘censimento’, cultura vorrebbe che tornassero alla memoria barbarie di un passato non troppo remoto e, se la cultura proprio viene a mancare, dovrebbe soccorrere il catechismo dell’infanzia.
Ma l’ignoranza ormai la fa da padrona, preziosa alleata della paura che da essa attinge il suo nutrimento migliore.
Pare che questo governo abbia riportato in auge una classe di energumeni che considerano la conoscenza culturame, roba da intellettualoidi privilegiati, intenti a pascersi di sapere perché non hanno problemi a sbarcare il lunario. Anche questo, storicamente, è un topos delle destre.
La sospensione della democrazia rischia di passare che non te ne accorgi, specie se già non mancano equivoci e ambiguità a rendere particolarmente fragile il tessuto sociale.

A Milano c’è una scuola paritaria, liceo classico e scientifico, intitolata ad Alexis Carrel.
Alla nascita del governo Vichy nel 1940, Carrel accetta l’invito del Maresciallo Pétain di dirigere la Fondazione Carrel per lo studio dei problemi umani, che in pratica si occupava di selezioni razziali.
Ammiratore di Hitler e Mussolini, pubblica in America nel 1935 ‘Un uomo, questo sconosciuto’, nel frattempo, da ateo dichiarato, si è convertito a seguito di una guarigione miracolosa a cui ha assistito a Lourdes. Nel suo libro farneticante però scrive: “Rimane poi il problema insoluto dell’immensa folla dei deficienti e dei criminali, che pesano interamente sulla popolazione sana: le spese per le prigioni e per i manicomi, per la protezione del pubblico dai banditi e dai pazzi sono diventate gigantesche. Le nazioni civili stanno compiendo inutili sforzi per la conservazione di essere inutili e nocivi, e così gli anormali impediscono il progresso dei normali”. Risparmio le soluzioni proposte, ma è evidente l’affinità di linguaggio e di pensieri con chi oggi, brandendo vangeli e rosari, dovrebbe garantire la sicurezza nostra e la robustezza della democrazia.
Carrel fu un grande pioniere della chirurgia, inventò brillanti tecniche di sutura dei vasi sanguigni, la tecnica odierna dei trapianti gli deve molto, ma certo è assai discutibile avergli dedicato una scuola. È questa facilità con cui si chiudono gli occhi che fa temere della capacità di reggere delle nostre istituzioni, specie se, alla proposta di censire i Rom, ci si limita a rispondere con la massima disinvoltura che è più urgente censire le clientele nella pubblica amministrazione e alla Rai, come se le due cose stessero sullo stesso piano.

Da parte del ministro ci si è affrettati a precisare che non di censimento si tratterebbe, ma di assicurare che i figli dei nomadi frequentino la scuola. E qui l’ignoranza o la falsità raggiungono l’apice.
Qualcuno avrà sentito parlare di Alfred Siegfried, della Fondazione Pro Juventute. Dobbiamo spostarci in Svizzera, nel 1926, ma il programma della Fondazione, finanziato da privati e istituzioni, proseguirà fino al 1974. Alfred è un insegnante di ginnasio, cacciato dalla scuola per pedofilia, fonda, per la Pro Juventute, il programma Kinder der Landstrasse, ‘Bambini della strada’, con l’intento di “sradicare il male del nomadismo, fin dall’infanzia, attraverso misure educative sistematiche e coerenti”, consistenti innanzitutto nel sottrarre i bambini ai loro genitori e nella sterilizzazione forzata dei genitori stessi. In sostanza un programma di pulizia etnica, camuffato da scolarità infantile, sostenuto dal governo elvetico. Potremmo dire nulla di nuovo sotto il sole e anche invocare i corsi e ricorsi della storia.
Non ci resta allora che consigliare al ministro Salvini, e a tutti i suoi estimatori, la lettura del primo romanzo di Mario Cavatore, pubblicato da Einaudi nel 2004: ‘Il seminatore’.
La storia inizia in Svizzera nel 1939, quando da tempo è attiva l’opera di Alfred Siegfried. Lubo, che è uno zingaro naturalizzato, sta prestando servizio militare obbligatorio, quando riceve la notizia che gli sovvertirà la vita: i suoi due bambini sono stati presi dalla polizia e la moglie, che ha tentato invano di opporsi, è stata uccisa. Tutto è avvenuto nel segno della legalità ad opera di una organizzazione “umanitaria”: la Kinder der Landstrasse.
Lubo, straziato da quella brutale prevaricazione ammantata di legalità, decide di vendicarsi.
Il suo piano è inseminare il maggior numero possibile di donne svizzere, per rispondere alla politica eugenetica con un gesto uguale e contrario, d’immensa portata simbolica: se la Svizzera gli ha tolto due figli con sangue zingaro, ne avrà in cambio duecento con sangue misto.
Ecco ministro, avere una cultura a volte può aiutare prima di parlare di schedature e censimenti.

Comunicato Regione: Ex centrale nucleare di Caorso (Pc)

L’assessore Gazzolo scrive al ministro Di Maio. “Lo invito a partecipare al tavolo per la trasparenza sulla dismissione”

“Il futuro deposito nazionale non potrà essere realizzato a Caorso”. Parte delle scorie radioattive inviate in Slovacchia. La Regione chiede al Governo di pubblicare la Carta nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi

Bologna – “Il tema della gestione dei rifiuti radioattivi è complesso e, come tale, va affrontato con grande chiarezza. Anche per questo ho chiesto un incontro al ministro e vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, invitandolo fin da ora a partecipare ai lavori del tavolo per la trasparenza” che si occupa della dismissione della ex centrale nucleare di Caorso, nel piacentino.

L’assessore regionale all’Ambiente e presidente del tavolo per la trasparenza, Paola Gazzolo, interviene all’indomani della notizia dell’invio in Slovacchia di una prima tranche di rifiuti radioattivi della centrale di Caorso, costituiti da resine e fanghi, comunicata da Ispra e Sogin.

“E’ una notizia positiva- afferma Gazzolo- e coerente con quanto programmato dagli enti competenti nell’ultima riunione del tavolo della trasparenza svoltasi a gennaio a Piacenza. A partire da questa novità, ho scritto al ministro e vicepresidente del Consiglio Di Maio per illustrargli tutti i problemi ancora aperti a Caorso in relazione alla dismissione e per chiedere un incontro al fine di affrontarli insieme”.

Nella lettera al ministro, l’assessore ricorda i cinque progetti del piano globale di disattivazione relativi al trattamento e condizionamento dei rifiuti radioattivi; agli interventi di adeguamento sui depositi, nell’edificio reattore e negli edifici collegati; fino alla bonifica, monitoraggio e rilascio del sito.

L’assessore dell’Emilia-Romagna chiede quali siano “le intenzioni del Governo circa la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a ospitare il nuovo deposito dei rifiuti radioattivi. Per la mancata trasmissione dei programmi nazionali su questo tema- ricorda Gazzolo- l’Italia, nel maggio scorso, è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia dell’Ue (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio)”.

La dismissione dell’ex centrale di Caorso, scrive Paola Gazzolo nella missiva, “con la restituzione del sito, in tempi rapidi e senza vincoli radiologici, rappresenta la più grande e complessa opera di messa in sicurezza di un sito nucleare sia a livello nazionale che internazionale e arricchirebbe il nostro Paese di nuove competenze professionali, tecnologiche e scientifiche. Per raggiungere questo obiettivo occorre procedere verso la realizzazione del deposito nazionale che in nessun modo può essere previsto a Caorso, date le caratteristiche geologiche del sito, e la vicinanza del fiume Po, che lo rendono non adatto ad ospitare una infrastruttura che necessariamente deve essere situata in un luogo in grado di garantirne la totale sicurezza”.

La pubblicazione della Cnapi consentirebbe di avviare, sostiene l’assessore, “quel programma di informazione e confronto con i cittadini e le istituzioni propedeutico ad una scelta, indubbiamente complessa, necessaria sia per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi provenienti dalla dismissione degli impianti energetici (e di rientro in Italia dopo il riprocessamento del combustibile irraggiato) sia per la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività mediche, industriali e di ricerca. In sintesi, senza la pubblicazione della Carta delle aree idonee ad ospitare il deposito nazionale e la realizzazione del medesimo, non può essere completato il piano di dismissione della centrale nucleare di Caorso fino al raggiungimento del ‘green field’, il prato verde da restituire ai cittadini”.

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Comunicato Regione: Sanità

Punti nascita, Venturi al M5s: “Con i se e i ma non si va da nessuna parte, nel frattempo investiamo nella sanità regionale per dare ai cittadini e alle mamme di ogni angolo dell’Emilia-Romagna i migliori servizi possibili, nella massima sicurezza”

L’assessore interviene dopo le parole della consigliera Gibertoni sul Punto nascita di Pavullo: “Nel momento in cui il ministero della Salute o il Governo dovessero decidere di ridiscutere il decreto nazionale che fissa i parametri minimi per l’attività dei Punti nascita – che ricordo è stato adottato nel 2010, Governo Berlusconi in carica, sostenuto anche dalla Lega Nord – la Regione sarà pronta al confronto, senza perdere un minuto”

Bologna – “Con i se e i ma non si va da nessuna parte, e le chiacchiere a vuoto servono solo ad alimentare la politica delle parole, ovvero del nulla. La Regione ha presentato la richiesta di deroga al ministero della Salute dando ogni garanzia sul fatto che avrebbe messo a disposizione le risorse strumentali e di personale per mantenere l’attività dei Punti nascita qualora fosse arrivato il via libera dalla Comitato nascite nazionale, che ha invece deciso per il no e la sospensione dell’attività. Invece delle chiacchiere, la Regione sta investendo nella sanità dell’Emilia-Romagna, compresi gli ospedali e i servizi nelle aree montane”.

Così l’assessore alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, dopo che la consigliere regionale Giulia Gibertoni (M5s) ha chiesto alla Regione di presentare richiesta di un nuovo pronunciamento da parte del ministero, in particolare sul Punto nascita di Pavullo, nell’appennino modenese, per non sprecare una possibilità di riapertura qualora ci fosse.

“Lo ribadisco- prosegue l’assessore-: noi continuiamo a lavorare per dare ai cittadini e alle mamme di ogni angolo dell’Emilia-Romagna i migliori servizi possibili, nella massima sicurezza, e nel momento in cui il ministero della Salute o il Governo dovessero decidere di ridiscutere il decreto nazionale che fissa i parametri minimi per l’attività dei Punti nascita (500 parti l’anno) – che ricordo è stato adottato nel 2010, Governo Berlusconi in carica, sostenuto anche dalla Lega Nord – la Regione Emilia-Romagna- chiude Venturi- sarà pronta al confronto, senza perdere un minuto”.

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