Giorno: 15 Dicembre 2018

I primi Operatori SocioSanitari qualificati dell’IIS Montalcini: commozione e orgoglio oggi alla cerimonia di consegna dei diplomi

Da: IIS Montalcini

Una mattinata di festa oggi all’IIS Montalcini sede di Argenta, dove alla presenza del Sindaco Antonio Fiorentini, della vicepreside Prof.ssa Ilaria Bencivenni e della responsabile per la scuola della qualifica Oss prof.ssa Marzia Lanzoni e di un nutrito gruppo di sanitari dell’azienda Asl di Ferrara e dell’Ospedale di Argenta sono stati consegnati gli attestati per i sette ex studenti del Montalcini oggi OSS qualificati.
Grazie, infatti, ad un percorso sperimentale nato a seguito di un protocollo d’intesa fra la Regione Emilia Romagna e l’Ufficio Scolastico Regionale, gli ex studenti della classe 5Art del settore dei servizi socio-sanitari BiancoYlenia , Bulgarelli Fabio, Ghalimi Halma, Mascellani Sara, Orlandi Giulia, Preda Emanuel, Vecchiatini Chiara, nei giorni scorsi hanno conseguito un altro titolo professionale, oltre al diploma di Stato, ovvero quello di Operatore Socio-Sanitario (OSS).
I volonterosi ragazzi, dalla classe terza alla quinta, hanno raggiunto le competenze specifiche con 1000 ore di impegno, integrando così il loro consueto orario curricolare con lezioni teoriche pomeridiane e 450 ore di tirocinio soprattutto nei mesi estivi.
Tutto ciò ha consentito loro, dopo pochi mesi dall’esame di stato, di essere OSS preparati e pronti per il mondo del lavoro.
Partner indispensabili nella formazione degli studenti sono stati alcuni validi professionisti, oggi presenti alla cerimonia, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e Azienda AUSL di Ferrara insieme a quelli di strutture socio-assistenziali del territorio, a confermare ancora di più che il legame tra scuola, mondo della sanità e amministrazione comunale é una triade vincente che garantisce agli studenti volenterosi e tenaci di acquisire un titolo ulteriore oltre al diploma, che mira a prendersi cura dell’altro, di accudirlo e di migliorare la sua condizione di vita in modo concreto, professionale e ‘umano’.

Natale: Emilia Romagna, spesa food famiglie cresce più dei regali. Si spende più per cibo che per viaggi, 2 su 3 mangiano in casa

Da: Coldiretti Emilia Romagna

In Emilia Romagna la spesa per il cibo del Natale 2018 cresce del 2%, più di quella per i regali che si ferma allo 0,5% in più, anche se l’aumento maggiore lo fanno registrare i viaggi con un +5% che recupera il forte calo dello scorso anno a causa delle tensioni internazionali. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna sulla base delle elaborazioni dei dati Deloitte sui consumi per le prossime festività natalizie, dalle quali emerge che in valori assoluti cibo e bevande con 281 milioni di euro si collocano al secondo posto dopo i regali (433 milioni di euro) e prima dei viaggi (239 milioni). In testa ai consumi di cibo per il pranzo natalizio – secondo le stime Coldiretti – nella nostra regione c’è la pasta tipica del territorio, dai tortellini ai cappelletti dagli anolini alle tagliatelle, fino alle lasagne. Per Natale si cerca pasta fatta rigorosamente a mano, anche se le mani – afferma Coldiretti regionale – non sono più quelle delle madri o delle nonne, ma per il 70% si tratta di pasta acquistata nei negozi di sfogline o nei ristoranti organizzati per produrre per conto terzi, il cui numero nelle città in dieci anni è più che raddoppiato. Subito dopo la pasta, nel menu di Natale degli emiliano romagnoli regnano cotechino e zampone, due prodotti Igp che compaiono anche su molte tavole al di fuori della regione, ma non mancheranno altre specialità del territorio regionale a denominazione d’origine, soprattutto negli antipasti, con il culatello di Zibello, i prosciutti di Parma e di Modena, i salumi di Piacenza. Tra i dolci, il panettone e il pandoro hanno ancora il primato, ma avranno spazio anche delizie locali come il Pampepato Igp di Ferrara, il Panone e il Certosino a Bologna, la Spongata a Parma e Reggio Emilia. Per il brindisi, la preferenza va ai vini nazionali, in particolare allo spumante che viene preferito allo champagne.

Due emiliano romagnoli su tre consumeranno i pasti in casa. Il ritorno in cucina – afferma Coldiretti regionale – spinge anche verso una scelta attenta degli ingredienti, con una forte tendenza alla ricerca di materie prime fresche e genuine. Il risultato è un vero boom degli acquisti nelle fattorie o nei mercatini degli agricoltori dove – secondo Coldiretti regionale –faranno la spesa di Natale quasi un emiliano romagnolo su quattro. La presenza personale del produttore – afferma Coldiretti Emilia Romagna – è la migliore garanzia sull’originalità dei prodotti alimentari. Il produttore può offrire informazioni dirette sul luogo di produzione e sui metodi utilizzati ed è anche la garanzia del legame con il territorio. In Emilia Romagna, grazie alla rete di Campagna Amica si contano oltre mille punti di vendita diretta dei produttori agricoli tra aziende, botteghe e mercati, rintracciabili con un semplice click sul sito www.campagnamica.it, dove è possibile individuare i punti vendita per regione, provincia e comune e selezionare anche le categorie di prodotti desiderati.

Venerdì 14 dicembre 2018, Sala Boldini “La morte legale”, il film documentario di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri che racconta la genesi del film “Sacco e Vanzetti”

Da: Ufficio Stampa Ferrara Film Commission

Venerdì 14 dicembre 2018 alle 17.30 presso la Sala Boldini di Ferrara, la Ferrara Film
Commission – con il patrocinio del Comune di Ferrara e di Amnesty International – ha
presentato il film documentario “La morte legale” che racconta la genesi del film
“Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo attraverso interviste fatte a coloro che ne
hanno reso possibile la realizzazione.
Erano presenti Silvia Giulietti e Giotto Barbieri.
Ha introdotto la serata il Vicepresidente della Ferrara Film Commission Stefano Duo.
La Giulietti ha portato i saluti di Montaldo alla città di Ferrara, che lo ha sempre accolto
con amicizia. È in progetto la realizzazione di un docufilm anche su “Gli occhiali d’oro”.
afferma la Giulietti.
Un amore che per lei è nato in tenera età: la mamma lavorava negli uffici di Cinecittà e
lei ha potuto respirare la stessa aria dei grandi registi sin da bambina. Ha iniziato come
fotografa di scena (anche se la mamma insisteva a farle seguire le sue orme in
amministrazione…) finché Armando Nannuzzi la introdusse alla professione di operatore
di macchina da presa e direttore della fotografia. Fu la prima donna a fare questo lavoro.
.
Giotto Barbieri, invece, ha lavorato nella pubblicità, per il teatro e nel mondo dei
cortometraggi, per approdare alla scrittura e al documentario. E le sue preferenze
cinematografiche cambiano come lui cambia: dal Bunuel della Nouvelle Vague a Totò a
John Ford.
Lui più autorale, lei più tecnica, si descrivono come due figure lavorativamente
complementari.
Il docufilm “La morte legale” è intenso e commovente. Il ritmo delle interviste, la forza
delle immagini, la sapiente integrazione tra le fotografie dell’Archivio Storico del Cinema
Enrico Appetito e i disegni di Remo Fuiano coinvolgono lo spettatore tenendolo incollato
alla poltrona.
Montaldo racconta le numerose coincidenze che si sono susseguite nella realizzazione
del film: dal ritrovamento delle lettere di Sacco e Vanzetti, all’incontro con Joan Baez,
che accettò di interpretare il brano della colonna sonora “Here’s to you” di Ennio
Morricone, e, non ultimo, al rinvenimento di un video ‘clandestino’ del funerale. Si pensi
che, per ovvie questioni, era stato vietato di girare filmati al funerale e, addirittura, di
parteciparvi. Ma le immagini mostrano la presenza di migliaia di persone.
Giotto afferma: .
I due registi intendono mantenere questa attualità portando il docufilm nelle scuole
italiane. Per non dimenticare.
“La morte legale” sarà proiettato anche alla 36^ edizione del Bellaria Film Festival a fine
dicembre.
A chiusura dell’evento, Margherita Pasetti (Segretario della Ferrara Film Commission)
ha ricordato l’appuntamento con il “Ferrara Film Corto”, Festival Nazionale di
Cortometraggi rivolto a film-maker italiani o residenti in Italia, organizzato dalla Ferrara
Film Commission, la cui seconda edizione avrà luogo il 25, 26 e 27 gennaio 2019.

SuperCinema Apollo – Piazza Gobetti si illumina con l’installazione dedicata al SuperCinema

Da: Associazione di promozione sociale IlTurco

Una decina di schermi disseminati nel buio di piazza Gobetti, grandi quanto una persona, illuminano la folla raccolta attorno all’attesissima installazione dedicata al SuperCinema Apollo. Ogni schermo racconta una storia, un aneddoto, una curiosità, intreccia spezzoni di pellicole in bianco e nero e fotografie della Ferrara di una volta, immagini preziose poiché provenienti per la maggior parte da archivi privati, familiari. Sotto gli occhi dei passanti, tra le caratteristiche magnolie che punteggiano l’area, scorrono così le battute argute del gestore Antonio Azzalli, che ereditò l’attività dal padre Aldo, gli scatti realizzati durante le riprese del film “La lunga notte del ‘43”, le planimetrie originali che documentano come fosse organizzata urbanisticamente questa porzione di centro storico, il cui aspetto oggi è completamente diverso rispetto a quello a cui erano abituati i frequentatori del multisala.

«Siamo felici che così tante persone si siano lasciate incuriosire dalla nostra proposta», commentano i soci de Ilturco, associazione che ha ideato e curato il progetto, che oltre all’installazione site specific – il cui allestimento è stato progettato dal Collettivo Hpo – prevede una serie di proiezione speciali. «Siamo incappati nella storia del SuperCinema Apollo grazie al documentario realizzato nel 1995 da Renzo Ragazzi, che comprende una serie di testimonianze fondamentali per capire cosa rappresentasse per la città intera quello spazio denso di fumo e di risate, dove la gente si affollava per vedere i western il lunedì pomeriggio. Ci sembrava una storia troppo bella e troppo preziosa per essere dimenticata, per questo abbiamo voluto impegnarci in questa avventura: perché non si perda la memoria di ciò che è stato, e perché dal ricordo si possa trarre orgoglio, identità, senso di comunità. Piazza Gobetti sembra un non luogo, viene considerata solo come retrobottega, ma andrebbe valorizzata per il suo meraviglioso passato e ripensata in vista del suo potenziale, che iniziative come questa speriamo riescano a mettere in luce».

La manifestazione, patrocinata dal Mibac e sostenuta dal Comune, ha coinvolto tanti commercianti attivi non solo in piazza ma anche nelle limitrofe via San Romano e corso Porta Reno: per l’occasione gli esercenti hanno preparatomerende, drink e cene ispirate ai divi di Hollywood e alle più celebri commedie italiane, oltre che ovviamente al re dei cinematografi ferraresi. Dal vin brulè “Ombre rosse”, per i più freddolosi, ai cappellacci “La dolce vita”, fino ad arrivare al bubble tea “A qualcuno piace caldo”. L’intero quartiere si è mosso per supportare questa originale iniziativa, e le foto del vecchio cinema si trovano disseminate di vetrina in vetrina.

Sabato il programma prevede un gustoso appuntamento al cinema Boldini, in collaborazione con Arci Ferrara: alle 10 di mattina si proietterà “Poveri ma belli” di Dino Risi, in pellicola. La visione – a ingresso gratuito – sarà anticipata dalla colazione offerta da: Ambaradan, Forno Perdonati, Olivia in rosa, Pasticceria Dario, Schiaccia, Storie di Tè e di Caffè, Sweetea, Zazie.Dalle 17 alle 22 in piazza Gobetti si accenderà di nuovo l’installazione, accompagnata alle 18 dalla presentazione della quarta edizione del Ferrara Film Festival. Tra i partner dell’evento – compreso nel calendario Natale e Capodanno a Ferrara – anche l’Istituto di Storia Contemporanea, l’associazione Feedback e Ferrara Film Commission.

DIARIO IN PUBBLICO
Le luci della sera: la storia di una comunità

Nelle limpide sere di questo inverno incipiente la mia via, che porta un nome così patriottico, XX settembre, ma che un tempo era un argine del canale che conduceva in centro, appare priva di luci natalizie. Solo all’angolo di Porta Romana occhieggiano timidamente due striscioni voluti dal garagista e dal venditore di ami e canne da pesca. I palazzi sontuosi restano avvolti tra il buio che avanza e il riflesso in cielo delle luci di altri quartieri. Eppure proprio al mezzo della via noi del quartiere dovremmo esser fieri di avere negozi così elegantemente preziosi.
C’è il bar dove il sorriso luminoso di Antonella ci accoglie mentre i pelosi tra fuori e dentro attendono briciole della pappa umana. E’ il nostro Dog’s Café. Sul bancone i giornali cittadini squadernano le notizie del borgo natio. Accanto il formidabile Mauro esibisce dolci e pani fragranti serviti con grazia da una ragazza che ha gli occhi più azzurri che io abbia visto. Luigi detto Gigi acconcia con maestria le chiome umane, mentre la sua pelosa Chicca dorme sonni da giusta sul suo imperiale lettuccio. Un po’ più avanti il mitico Ciano, il biciclettaio più bravo del mondo, impartisce severe lezioni di tecnica ciclistica all’ormai quarta generazione di suoi clienti adoranti e mi urla mentre sfreccio su una carcassa bianca rossa e verde, che mi ha venduto per la paura che ho che mi venga sottratta la mia Bianchi gran lusso 1954 regalo del nonno, “Ciao mitico profe…”.
Un poco più in su tra marmi e cippi in esposizione regna sovrana la volpina/o (?) più piumosa/o che abbia mai accarezzato. Di fronte, in un elegante palazzo, domina Ada l’unica vera rivale che nella via abbia la mia Lilla. Traversa con noncuranza il giardino tra l’abitazione padronale e il bellissimo B&B sorto nel palazzo. Frattanto si avvicina il boxer che vive in zona lusso di fronte al Palazzo di Ludovico il Moro sede del Museo Archeologico di Spina. Un poco più in là, in via Cantarana Alessandra, mia nipote vive con due figli adolescenti, due cani, tre gatti e un coniglio! Altri cani che men conosco stanno lieti nell’ultima parte di XX settembre. Ecco! Wisky arriva dai dintorni, mai tenuto al guinzaglio, e compie evoluzioni strepitose anche in mezzo alla via. Di sera poi l’incontro tra razze, i saluti, i baci e gli annusamenti si fanno frenetici, vero paradiso del melting pot. Giotto ormai diciottenne faticosamente si trascina, mentre dall’angolo della via esce una shih tzu elegantissima che accompagna il suo altrettanto elegante compagno umano, medico.
Di fronte, le ragazze, Mia e Sandra, mamma e figlia, attendono pazienti che il padrone che fa la pizza più buona che conosca apra il negozio mentre dall’altra parte i coalizzati cagnolini guardano bramosi le due apparentemente severissime bull terrier del pizzaiolo che, a chi passa, mostrano la pancia per rapida carezza. Altro che cani cattivi! Arriva correndo un giovane beagle che si unisce alla compagnia e a passi frettolosi ci si dirige verso la piazzetta davanti al Monastero di Sant’Antonio in Polesine dove gli umani nelle belle sere ciangottano del più del meno. Poi nel tempo qualche peloso non appare più e allora il silenzio si fa profondo quando l’umano solo attraversa la via. Stella frattanto, a cui la compagna umana cuce i cappottini più eleganti che abbia visto, scodinzola nervosamente quando gli umani, entrambi artisti, mi mettono al corrente delle novità del loco. C’è poi tutta la colonia di Via Ghisiglieri e dintorni; ma di quelli si parlerà altra volta. Qualche passo ancora e una lampada a petrolio indica un buonissimo ristorante che riceve prenotazioni solo via internet; per il resto è chiuso, ma quando apre file ininterrotte di macchine dimostrano la sua celebrità. E s’arriva così alla chiesa dove con passo incerto una signora viene accompagnata dal suo buonissimo peloso nel primo banco. Poi, all’incrocio, due star: un golden retriver che si degna di accompagnare il famoso universitario suo nonno e che Lilla dal palazzo di fronte guarda con bramosia. All’angolo nello stesso palazzo, ma dietro un cancello di ferro, guarda sdegnosetto un collie bianco e nero che ringhia ai maschi ma lancia languidi sguardi alle belle del loco, tra cui l’impudica Lilla che nonostante l’età sa di essere bella.
Mancano altri pelosi molto conosciuti come quello del Sindaco o quella del proprietario del noto negozio di abbigliamento, ma altri continuano a vivere con dignità e amore.

Dunque, anche se il quartiere non ha le luminare ha negozi, persone, pelosi di altissima qualità e soprattutto ha dignità.
Al quartiere non verrebbe mai in mente di firmare in un luogo sacro alla memoria, in un luogo dunque dove la lingua, la dignità che la lingua deve esprimere, affida il proprio pensiero, nel Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, una dedica scritta nella non-lingua dei twitter: “Da papà, da uomo, solo dopo da ministro, il mio impegno, il mio cuore, la mia vita xché questo non accada mai più e xché i bimbi, tutti i bimbi, sorridano”. Xchè questa ignoranza non ci bolli per sempre!

Terra e acqua in una piastrella: a Ferrara il pavimento di Gaudì

Questa è la storia a lieto fine di una piastrella. Una piastrella con mescolate dentro terra e acqua. L’idea di quest’opera ce l’ha avuta un genio come l’architetto Antoni Gaudì e poi è approdata a Ferrara, che del connubio di terra e di acqua ha fatto il segno distintivo del suo territorio. Qualche anno fa il progetto di un’arte al servizio del quotidiano si è materializzato in forma di mattonella esagonale, in occasione della mostra di Palazzo dei Diamanti dedicata al rinnovamento architettonico e sociale del movimento modernista catalano: ‘La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì’ (Ferrara 19 aprile–19 luglio 2015).

La sala di Palazzo dei Diamanti di Ferrara allestita con le piastrelle di Gaudì – Ferrara Arte, 2015

Nella prima grande sala di Palazzo dei Diamanti il visitatore si trovava a camminare su un pavimento inedito, un’intera stanza lastricata con le piastrelle ideate da Gaudì: ognuna a forma di esagono con dentro uno spicchio di conchiglia, un’alga tentacolare come una medusa e un paio di punte di stella marina.

Mattonelle ideate da Antoni Gaudi nel 1904

Solo accostando una piastrella all’altra, le immagini delle creature naturali prendevano la forma completa, come in un puzzle che, pezzo dopo pezzo, ne moltiplica la composizione potenzialmente all’infinito. La cosa sembrava finita lì. Un piccolo sogno arrivato da uno degli artisti che più hanno segnato un’epoca con un concetto di trasformazione del mondo, riplasmato nelle sue opere secondo una visione personale, sempre basata sulla naturalità delle forme e sulla genialità creativa della Natura. La bellezza di quel progetto sembrava conclusa insieme con l’allestimento della mostra, ma le piastrelle erano rimaste a Ferrara, custodite in tanti scatoloni, chiuse lì insieme con il loro messaggio di forza costruttiva basata sulla struttura di animali e piante.

Ora, a sorpresa, le piastrelle sono ricomparse. La settimana scorsa (venerdì 7 dicembre 2018) è stata presentata la fine dei lavori di Casa Niccolini, sede della futura biblioteca dei ragazzi che verrà aperta la prossima primavera nel cuore di Ferrara, in via Romiti 13, con possibilità d’ingresso anche dal giardino della Biblioteca Ariostea in via Scienze 17. E le belle mattonelle immaginate da Gaudì sono ricomparse, forgiate nel cemento e riportate alla loro funzione a pavimentare il pezzo di cortile di Casa Niccolini che si affaccia su via Romiti.

Pavimento del cortile di Casa Niccolini in via Romiti a Ferrara (foto Cronacacomune)

Un piccolo pezzo di arte pensato per migliorare la vita dei ragazzi che ci correranno sopra; piastrelle che – dopo oltre un secolo dalla loro ideazione – possono lanciare una scintilla di creatività nelle menti dei futuri frequentatori della biblioteca. Chi si troverà lì ad abbassare lo sguardo, potrà ritrovarsi in testa le immagini naturalistiche che raccontano l’armonia curvilinea e potente della natura: spirali di conchiglie, fluide meduse e stelle marine. Un sogno di trasformazione del mondo che esce dalla sede di un museo e prende vita in un luogo aperto a tutte le persone.

Per saperne di più sui lavori di riqualificazione di Casa Niccolini a Ferrara si può leggere anche il resoconto sul quotidiano online Cronacacomune del 7 dicembre 2018 [cliccare sul nome della testata per accedere al link]

Una canzone sul tema: ‘Stelle Marine‘ di Le luci della centrale elettrica che sarà in concerto al Teatro Comunale di Ferrara domenica 16 dicembre 2018.

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