Giorno: 23 Dicembre 2018

Sgarbi e insulti: appello per un confronto politico senza volgarità, 145 le firme

Ancora una volta il critico d’arte e deputato Vittorio Sgarbi ha passato il segno. L’accusatorio intervento contro il Sindaco assomma un accumulo di offese che colpiscono la massima figura istituzionale della città. Non è in discussione la normale e legittima dialettica tra posizioni diverse sulla vita di una comunità, ma il rispetto per le persone che ricoprono cariche pubbliche. Per troppo tempo si è accettato e permesso che Vittorio Sgarbi usasse un linguaggio violento, offensivo, aggressivo, intollerante, intimidatorio, volgare. E’ accettabile che un uomo di cultura che scrive libri e fa discorsi sulla ‘bellezza’, sia nello stesso tempo uno dei principali responsabili del degrado etico-linguistico della nostra vita pubblica? La democrazia, il pluralismo, il confronto, la libertà richiedono una particolare responsabilità nell’uso della parola. Quale messaggio di consapevolezza della cultura e di corretta pratica della buona politica potrà arrivare ai giovani da testimonianze come quelle rappresentate dall’on. Sgarbi? E’ vero, come ha confermato l’ultimo rapporto del Censis, che la società si è incattivita. E’ vero che un diffuso sentimento di inimicizia sta compromettendo e logorando il ‘legame sociale’. Ma è anche vero che una parte di opinione pubblica è stanca di risse. Mentre esprimiamo la nostra piena solidarietà al Sindaco Tiziano Tagliani, intendiamo manifestare all’intera città e a tutte le forze politiche il nostro disagio e indisponibilità a subire come un destino ineluttabile il declino di una civiltà democratica fondata sul dialogo, sul rispetto per le persone, sulla pluralità delle idee, sulla bellezza dell’arte e della cultura, sull’autonomia e libertà di ciascuna persona. La cultura è ricerca della bellezza come decisivo segno di realtà e induce alla riflessione sul significato della verità. Il linguaggio smodato e offensivo con cui il critico formula le sue accuse conduce all’esito opposto, ovvero alla falsità del discorso e all’irrilevanza di un confronto fecondo.

1) Abruzzese Sandro insegnante e scrittore
2) Alessandrini Nicola insegnante
3) Alvisi Angela
4) Balestra Enrico
5) Baraldi Ilaria segretaria del Comitato Comunale di Ferrara del Pd
6) Baratelli Fiorenzo direttore Istituto Gramsci Ferrara
7) Barbujani Guido docente universitario e scrittore
8) Belcastro Salvatore primario chirurgo a riposo e scrittore
9) Benasciutti Nadia dirigente pubblica amministrazione a riposo
10) Bertaso Maria Grazia insegnante a riposo
11) Bertoni Laura
12) Bertozzi Marco direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali Ferrara
13) Bigoni Ilaria
14) Bolzoni Lina docente universitaria a riposo della Scuola Normale di Pisa
15) Bonazzi Fiorenza direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
16) Bondi Loredana dirigente delle scuole dell’Infanzia del Comune a riposo
17) Bonini Lidia
18) Bonora Lola
19) Bordini Maria
20) Bottoni Giorgio
21) Bottoni Silvia dipendente comunale
22) Bregola Irene insegnante
23) Buratti Marcella
24) Calabrese Maria direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
25) Cambi Ivana
26) Cambioli Sara
27) Cappellari Marco
28) Cappagli Daniela direttivo Istituto Gramsci
29) Carantoni Cinzia
30) Carli Ballola Sandra insegnante
31) Carrara Diego
32) Casazza Agnese direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
33) Cassoli Roberto direttivo Istituto Gramsci
34) Castagnotto Paola presidente Centro Donna Giustizia
35) Castelluzzo Mario
36) Cavalieri Gabriella
37) Cesari Tino dirigente Lega coop
38) Chendi Maria
39) Chiappini Alessandra dirigente Biblioteca Ariostea a riposo
40) Cirelli Andrea dirigente d’azienda a riposo
41) Civolani Daniele
42) Coghi Marco
43) Colaiacovo Francesco
44) Cristofori Tommaso capo gruppo Pd in Consiglio Comunale Ferrara
45) Cuoghi Tito
46) De Bernardi Ultimo
47) Dell’uomo Biagio Antonio
48) Dolfi Anna docente universitaria e critica letteraria
49) Dolfi Laura docente universitaria a riposo
50) Domanico Rosa dirigente pubblica amministrazione a riposo
51) Ericani Giuliana vicepresidente Edizione Nazionale delle opere di Antonio Canova
52) Falciano Annabella
53) Ferrari Annalisa
54) Fioravanti Giovanni dirigente scolastico a riposo
55) Fiorentini Leonardo consigliere comunale
56) Folletti Marcello
57) Folletti Nicola
58) Fornaro Giuseppe giornalista
59) Franchi Maura docente universitaria
60) Franesi Pietro
61) Gallo Rossana
62) Gardenghi Marco giornalista
63) Gareffi Andrea docente universitario
64) Genta Maria Luisa docente universitaria
65) Gessi Sergio giornalista
66) Ghetti Roberto
67) Giorgi Dario
68) Giubelli Paolo Niccolò radicali Ferrara
69) Grandi Enrico docente universitario a riposo
70) Grossi Alessandro ingegnere professionista
71) Guagliata Cristiano direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
72) Guelfi Nadia direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
73) Guerra Guerrino
74) Guerrini Pier Luigi
75) Gullini Sergio professore di Gastroenterologia Università Ferrara
76) Iacono Maria Rosaria dirigente nazionale Italia Nostra e membro Premio Bassani
77) Lavezzi Francesco giornalista
78) Lugli Daniele Movimento nonviolento
79) Mambriani Anna Paola direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
80) Mangolini Fabio operatore culturale
81) Mantovani Ida segretaria generale SLC-CGIL
82) Manzoli Silvia
83) Marchetti Lucia
84) Marcolini Paolo
85) Martino Antonio
86) Marzola Roberto
87) Mazza Luana giornalista
88) Mazzoni Paolo dirigente della Lega coop a riposo
89) Mezzetti Corinna archivista
90) Mosca Gil
91) Mosca Raffaele
92) Moschi Antonio insegnante
93) Mottola Molfino Alessandra direttivo nazionale Italia Nostra
94) Nanni Davide insegnante
95) Nerieri Piero dirigente pubblico a riposo
96) Pagliaro Roberta
97) Pagnoni Carla direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
98) Palara Francesca
99) Paparella Daniele
100) Pasquesi Gloria direttivo del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
101) Pasti Ilaria
102) Pavanelli Lina direttivo Istituto Gramsci
103) Pavani Elisabetta Centro Giustizia Donne
104) Pavoni Mario
105) Pavoni Sandra
106) Peverin Paola
107) Piazzi Rita
108) Potena Alfredo pneumologo, Università Ferrara
109) Raimondi Paolo
110) Ravenna Marcella docente universitario
111) Rigon Fernando Centro studi Palladiani di Vicenza
112) Rodia Giuseppe sindacalista
113) Romagnoli Cinzia
114) Roncagli Laura
115) Roncagli Maria Grazia
116) Roncagli Maria Lodovica
117) Rossi Daniele ex direttore della Biblioteca Bassani di Codigoro
118) Rossi Francesco
119) Saccomandi Antonella
120) Sani Paolo
121) Sansonetti Giuliano docente universitario a riposo
122) Scandiani Riccardo
123) Siconolfi Paolo presidente del “Comitato Ferrara per la Costituzione”
124) Simeone Rosanna
125) Stabellini Gianna
126) Stefani Franco giornalista
127) Stefani Piero direttivo Istituto Gramsci e saggista
128) Talassi Renata ex parlamentare
129) Testa Enrico giornalista
130) Trondoli Adriana dirigente del circolo culturale Il Doro
131) Tuffanelli Alessandra Articolo 1-MDP Ferrara
132) Turchi Marco
133) Vasilotta Gabriella
134) Venturi Gianni curatore del Centro Studi bassaniani
135) Venturi Ivana insegnante a riposo e dirigente del circolo culturale Il Doro
136) Veronesi Claudio
137) Vinci Antonio
138) Vinci Francesco coordinatore provinciale Articolo 1-MDP di Ferrara
139) Vitellio Luigi segretario provinciale Pd
140) Zagagnoni Gianfranco ex assessore nel Comune di Ferrara
141) Zamorani Mario gruppo “+ Europa”
142) Zanotti Carlo
143) Zucchi Luca dirigente amministrativo
144) Farnetti Monica
145) Vullo Giulia

La storia dell’albero di Natale di Ferrara

Questa è la storia dell’albero di Natale di Ferrara. L’albero, grande e molto bello, è un abete bianco nato da una pigna dischiusa in un pezzo di terra sull’Appennino tosco-emiliano, nel comune di Lizzano in Belvedere.

Già nel 2014 Comune di Lizzano in Belvedere  aveva donato albero (fonte CronacaComune)

Gli abeti lì ci stanno bene perché le temperature sono adatte e il terreno è umido senza che ci siano ristagni d’acqua, così la crescita è abbastanza rapida, sana e generosa.

Anno dopo anno l’abete cresce e lì vicino c’è un palazzetto dove le persone vanno a fare sport, ma anche a partecipare a incontri e gare, a iniziative culturali e feste. Nei comuni di montagna chi si occupa del verde sa che abeti e pini resistono abbastanza bene al vento perché hanno la loro forma affilata, ma sanno anche che hanno radici poco profonde. Questo permette loro di infilarsi nelle pareti rocciose e sui pendii, ma quando la dimensione delle piante diventa molto ampia, il rischio è che le forti raffiche di vento possano strattonarle indebolendo il loro appiglio a terra fino a farle cadere. Per questo i giardinieri montanari tengono d’occhio le conifere e le tolgono quando si accorgono che possono diventare pericolose. E questo è quello che è successo a questo abete, dopo diverse decine di anni che era cresciuto e cresciuto.

L’albero di Natale 2018 appena era stato collocato in piazza (Ferrara, 21 novembre 2018 – foto GM)

L’altezza dell’albero ha raggiunto i diciassette metri e la base oltre otto metri di diametro. Così, nell’autunno di questo anno 2018, a Lizzano in Belvedere hanno valutato che l’abete vicino al palazzetto cominciava a diventare troppo grande, un pericolo nel caso in cui si fosse scatenata una tormenta, tanto più che lì accanto c’è un continuo via vai di persone, famiglie, automobili e furgoncini.

Albero di Natale 2018 in piazza a Ferrara decorato e illuminato – 27 novembre 2018 (foto GM)

Un abete così bello, però, era un peccato rovinarlo o ridurlo a pezzetti. Ecco allora che nel Comune di Lizzano hanno deciso di farne dono al Comune di Ferrara, per il Natale in piazza. A fare da tramite sono stati gli imprenditori dell’Associazione temporanea di imprese (Ati) a cui è affidata l’organizzazione di eventi, addobbi e iniziative messi in campo dall’amministrazione comunale per il periodo natalizio della città.

Il giorno dell’accensione delle luci dell’Albero di Natale 2018 a Ferrara (24 novembre 2018 – foto Valerio Pazzi)

“Non c’è mai stato in piazza un albero così bello e così grande”, dice con orgoglio Riccardo Cavicchi che, con la sua società Delphi International, fa parte dell’Associazione imprenditoriale che già da alcuni anni organizza le iniziative natalizie ferraresi insieme con Made Eventi e Sapori d’Amare.

Albero di Natale 2018 in piazza della Cattedrale a Ferrara (foto Valerio Pazzi – 1 dicembre 2018)

Anche l’albero di Natale di Bologna è meno maestoso – fa notare Cavicchi – perché misura 15 metri, uno dei quali è interrato, e quindi svetta per 14 metri solo, rispetto ai 16 di altezza scoperta di quello ferrarese”. A rendere ancora migliore l’allestimento, quest’anno, si è aggiunta infatti l’opportunità di potere collocare l’abete nel punto in cui dovrebbe effettivamente stare: tra la piazza del Duomo e il Listone, dentro a un tombino creato apposta per poterci inserire dentro il tronco per la profondità di un metro, lasciando per il resto svettare la pianta direttamente dall’area di pavimento urbano lastricato di ciottoli.
L’Albero di Natale di Ferrara si innalza da quel punto come se fosse piantato nella piazza, senza bisogno di ingombranti manufatti a sostenerlo. Per valorizzare la sua presenza c’è la decorazione: le grandi sfere trasparenti con all’interno i manufatti realizzati con oggetti di recupero dagli studenti della sezione Ambiente del liceo Carducci. E poi c’è l’effetto delle luci. “L’illuminazione – racconta Cavicchi – è fatta con fili di piccole lampadine che emanano la luce giallo dorata che caratterizza anche lo scintillio della stella sulla cima. La punta dell’albero, però, è decorata con luci di colore bianco freddo come se la cima fosse ghiacciata, in modo da accentuare ulteriormente la sensazione di altezza”. L’effetto è riuscito e l’albero chiude in bellezza la sua carriera di abete natalizio.

Nella foto in alto l’Albero di Natale di Ferrara nello scatto scenografico di Valerio Pazzi, autore anche delle ultime due suggestive immagini notturne

APPUNTI SUI POLSINI
La partita Iva di San Giuseppe

Un’inchiesta giornalistica coraggiosa e, bisogna dirlo, ‘miracolosa’ condotta dal quotidiano ‘Il Giornale’ – l’organo di stampa fondato da Montanelli e noto in tutto il mondo per la sua imparzialità e il suo amore per la verità – ha recentemente sconvolto non solo le stanze del Vaticano, ma il miliardo e passa di fedeli della chiesa capeggiata da Papa Francesco.
Ma andiamo per ordine. Erano state proprio le reiterate dichiarazioni – a voce e per iscritto – del pontefice argentino smaccatamente a favore di esuli, profughi, immigrati e poveri in genere che a detta di Papa Francesco avrebbero la precedenza o comunque posti assicurati nel Regno dei Cieli, come pure le sue sospette citazioni evangeliche fuori contesto (“Gli ultimi saranno i primi” e via dicendo) a insospettire i giornalisti più avveduti e a convincerli di un necessario approfondimento storico ed esegetico.

In Italia, regnante Matteo Salvini, appena dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza e con l’approssimarsi del Santo Natale, Papa Francesco era ritornato sugli argomenti a lui cari, mentre qualche parroco provocatore aveva allestito il presepe condendolo con statuette di neri, arabi, africani e migranti in genere. Come ogni anno – ma quest’anno molto di più – sono montate le polemiche fra i teologi e biblisti tradizionalisti e quelli ormai conquistati dalla strisciante ideologia comunitaria (leggi: comunista). Naturalmente lo scontro verbale si è subito trasferito anche tra gli esponenti della classe politica nazionale, invadendo poi le pagine dei media e i dibattiti televisivi.
Poco è servito osservare – e qualcuno ci ha pure provato – che il nocciolo, il senso delle parole del Papa non volevano riscrivere la storia di 2.000 anni fa ma richiamare tutta la comunità all’impegno verso la misericordia, l’accoglienza, l’amore per il nostro prossimo. Inutile insomma buttarla sul generale, ormai il vero tema del contendere era chiaro: Gesù bambino era o non era un profugo, un esule, un migrante? E se non lo era, che ci azzeccano i migranti dentro l’italico presepe?
Gesù era appena nato (o stava appunto nascendo) e, giusto una trentina d’anni prima del processo sommario davanti a Pilato, veniva già indagato: lui e la sua Sacra Famiglia. Come in tutti i processi, gli avvocati, e ancor più il giornalisti al seguito, si affannano nella ricerca di un qualsiasi indizio utile. Caso difficile assai, sia per la lontananza nel tempo della nascita in questione sia per l’esiguità delle fonti disponibili, tanto che il dibattito sul ‘Gesù storico’ prosegue da secoli senza aver raggiunto ancora una conclusione condivisa.
I santi vangeli vengono compulsati esaminati palmo a palmo e qualcosa alla fine si trova. Da una parte si ergeva la figura di Erode: niente da dire, un losco figuro persecutore di bambini. Dall’altra si sosteneva però che la Sacra Famiglia non scappava affatto dalla fame o dalla guerra, ma andava a Betlemme per un normalissimo censimento. E prima di adattarsi a una misera grotta (o a una capanna) Giuseppe e Maria avevano cercato alloggio in un albergo (non è dato sapere se a due, tre o cinque stelle) trovandoli purtroppo al completo. Ergo, se Giuseppe cercava una camera doppia in albergo, non poteva certo dirsi un disperato nullatenente: qualche tallero in tasca doveva averlo!

Già da queste semplici deduzioni, la tesi del ‘povero Cristo’ profugo errante usciva piuttosto compromessa. Ma qui – colpo di scena – è intervenuto il sensazionale scoop del giornalista Nicola Carter del ‘Il Giornale’. Dimostrando un fiuto e una costanza degni di Carl Bernstein e Bob Woodward (autori dell’inchiesta giornalista che svelò i retroscena del Watergate, n.d.r.), Nicola Carter tralascia la figura del Bambinello e si concentra su quella del capofamiglia. Chi era Giuseppe il falegname, e soprattutto, quale era il suo reddito imponibile?
Le sue ricerche lo portano in Terra Santa. Consulta gli antichi archivi di Gerusalemme, Betlemme e Gerico, interroga gli impiegati dell’anagrafe, perseguita gli archeologi, pedina rabbini e prelati cattolici e ortodossi. Si confronta a mani nude con la lingua greca, l’ebraico, l’aramaico.
Eureka! Alla fine i suoi sforzi vengono premiati. E’ storia di questi giorni di Avvento: Nicola Carter torna in Italia con un fascio di documenti (papiri, tavolette di cera, eccetera) letteralmente esplosivi. Basterà citare il documento principe (“la prova regina”) datato “anno 2 avanti Cristo”, e cioè la dichiarazione dei redditi dell’imprenditore Giuseppe di Nazareth. Il reddito annuale, tradotto in valuta corrente, ammonta a 107.560,00 Euro. Il falegname Giuseppe della tribù di Levi risulta titolare di partita IVA e socio di maggioranza di una fiorente impresa (con marchio regolarmente registrato); aveva sotto di lui tre dipendenti (regolarmente assunti a onor del vero); era proprietario di un capannone adibito a falegnameria (non risulta che avesse acceso un mutuo). Da altri documenti desumiamo che Giuseppe era anche proprietario (al 50% con sua moglie Maria) di una seconda casa nella campagna di Gerico, affittata a equo canone, e aveva il conto aperto in tre istituti bancari.

Ne esce insomma il ritratto non di un Giuseppe semplice artigiano (un povero falegname sul genere Geppetto di Pinocchio), ma di un piccolo imprenditore di successo, un tipico rappresentante della classe media emergente.
La grande scoperta – e non si parli in questo caso di una fake news messa in giro da qualche leghista o lefevriano – rischia di far saltare le fondamenta stesse di una religione millenaria? E’ probabile. Quello che è certo è che il Santo Natale del 2018 ne esce con le ossa rotte, mentre nei prossimi giorni si prevedono controlli a tappeto sui presepi per espellere gli intrusi extracomunitari. Anche tra le statuette si anniderebbero alcuni pericolosi elementi radicalizzati.

in copertina illustrazione di Carlo Tassi

Germania dopoguerra

BORDO PAGINA
E’ a pezzi l’Europa delle banche a trazione francotedesca

“L’Europa è a pezzi e difficilmente potrà uscire da una crisi strutturale che sembra essere irreversibile. Non è la tesi di un qualunque organo di stampa “sovranista” o euroscettico ma di Foreign Affairs, l’autorevole rivista statunitense dedicata alle relazioni internazionali pubblicata dal Council on Foreign Relations. È un’analisi a tinte foschissime per il futuro dell’eurozona quella descritta da Helen Thompson, professoressa di economia politica presso l’università di Cambridge. Secondo Foreign Affairs, lo scontro tra il governo italiano e la Commissione Europea sulla manovra economica è la dimostrazione dell’incapacità dell’Ue di rispettare la sovranità e il voto democratico dei suoi stati membri” (leggi l’articolo)
In Italia, periferia della Terra, si discute ancora di antipolitica, populismo, del futuro (sic!) del Pd, della Tav, dei vaccini, dei migranti da accogliere con un Paese in semidefault, del ritorno del fascismo (dopo quasi 80 anni!) della Ferragni o di Fedez… mentre questa previsione autorevole dal cuore planetario degli Usa, molto semplicemente è come una Tac che viene da lontano sul problema invece probabilmente strutturale del nostro tempo che riguarda in primis proprio l’Europa e per cascata ovviamente l’Italia. E non a caso il monito viene dagli Usa, piaccia o meno al Bel Paese, dove nel 2018 l’Intelllighenzia sogna ancora miraggi anticapitalistici! E l’analisi indicata è impietosa: in Usa le 50 Stelle e passa delle nazioni federate funzionano sincronicamente con il Governo centrale senza problemi di sovranità relative nel rispetto della Sovranità generale americana: con regole però similari non solo monetarie e finanziocratiche come nell’Unione Europea, ma anche fiscali, penali, civili, militari e culturali. Quell’unione nella diversità culturale che poteva fare grande l’Europa, fallita come pure i punti chiavi non solo elusi nel miraggio europeo ma neppure – se non vagamente – all’orizzonte!
Se l’analisi previsionale è verosimile come probabile, quel che è anomalo non è lo scenario “distopico” annunciato ma persino la sua semplicità. E i segnali nello specifico italiano erano già visibili, come pure certuni – politicamente scorretti – proclamavano a suo tempo, eleggendo un 25 Aprile alla rovescia quando tutto il pseudo progressismo italiano inneggiò al golpe Napolitano-Merckel-Monti per fare saltare l’ultimo governo democratico e “sovranista” italiano dell’ex premier Berlusconi (almeno fino al 4 marzo scorso, ma come noto – e come scrive la testata americana – sotto ricatto dall’Europa): l’analista autorevole del Forreign Affairs è esplicita, al di là delle rivoluzioni liberali fallite per gravi limiti come politico e statista dell’imprenditore Berlusconi e quelle stagioni… Lì l’Italia ha iniziato la sua perdita di sovranità e s’è infilata nel Buco Nero dell’Unione Europea finanzocratica a trazione tedesca già in atto dall’Unione Monetaria (e solo quella!). Unione Europea a ben vedere, poi, nata morta (almeno nella sua versione dominante finanzocratica e francotedesca) quando in realtà fin da Yalta dopo la seconda guerra mondiale, l’Europa era regredita a una grande periferia geopolitica della Terra, ma periferia, con il sistema nervoso del Pianeta pulsante soprattutto e strutturale in Usa, l’Urss, e via via l’emersione prima del Giappone e dopo la fine dell’Urss (con ulteriore regressione continentale con l’Europa dell’Est) della Cina. Nessuno ricorda che fino al Pci era zeit geist italico “progressista” sbandierare ai 4 venti l’inconsistenza dell’Europa colonizzata dal consumismo americano capitalista, altro modo di dire che dopo Yalta l’Europa non contava più nulla o quasi? Ecco, ai tempi della Guerra Fredda, poteva avere un senso una Super Nazione Europea (ma unitaria nei punti chiave di cui sopra) per bilanciare le superpotenze Usa e Urss. Invece, tra altri errori strutturali, non ultimo che una Nazione Nuova artificiale e non secondo i ritmi della Storia che è lenta a livello psicologico e antropologico, è impossibile come Istant Creazione… se non con un Regime Totalitario. Hanno fondato l’Unione Europea come fosse l’Esperanto!
Inoltre, l’Unione Europea è nata in realtà come supernazionalismo, fatta in quel modo, storicamente proprio mentre i mercati sono diventati globali e planetari, una grave contraddizione in termini. La nota crisi infine strutturale e occidentale ancora in corso è stata ed è il Marcatore neoplastico per l’Unione Europea…
Ergo, qualsiasi riflessione italiana sul Futuro , in qualsiasi ottica sociopolitica, neoconservatrice o neoprogressista non dovrebbe prescindere dall’abc di una Unione Europea strutturalmente in coma e nata geneticamente malata. Altrimenti, come poi i fatti segnalano fin da dopo Tangentopoli nel sottomenu italico rispetto al mondo, è, male o bene poco importa con sguardi – pensieri diversi futuribili (per dirla con Wittgenstein e altri “lungimiranti”) sempre Piccola Politica, mai quella Grande Politica che certi bivii nel divenire storico esigono, come ben pronosticava Nietzche, sul piano intellettuale il più grande degli Europei….

PER CERTI VERSI
La canzone del Principe /2


Ogni domenica Ferraraitalia ospita “Per certi versi”, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione “Sestante: letture e narrazioni per orientarsi”.

LA CANZONE DEL PRINCIPE (seconda parte)

felicissimo sonno
che giungi da Dio
dal fondo della quiete
appaghi la sete
di ogni bruciante pena
dammi la tua morte apparente
una radura di luce
felicissimo sonno
portami con te
alla fine delle cose
ignota all’intelletto
dove ogni fuoco terreno
si spegne
al soffio del buio
impenetrabile
felicissimo sonno
placa le voci
della morte data
*
Gesualdo tremava
nel suo canto
che si posava
su ogni cosa di lei
macigno d’ali
volava cadendo
cadeva volando
grifone giovane
inabile al volo
*
udiva i passi
della donna
amata
dentro il vetro
fuso
con la fiamma dell’amore
lacerato
dai rimorsi
*
sentiva il suo profumo
marcire nella memoria
salendo rancido
verso le meningi
e poi aprirsi
nei suoi occhi
in un’alba
di fiori
martiri dei prati
il mare gli succhiava
le pareti della mente
le onde
come mascelle
del destino
lo frantumavano
nei ricordi
che lo inseguivano
sul pentagramma
*
la stirpe gli imponeva
un’ altra donna
Eleonora
della città estense
un grande onore
un banchetto enorme
un palazzo per lui
la sua musica
avrebbe voluto morire
doveva vivere
*

Ferrara

vide la città ideale
dell’architetto che pensava
l’utopia
senza il tremore
che tutto disgrega
che getta il senno
nella follia
*
vide una corte seducente
vide Eleonora
ma vide anche Maria
fu festa e sfarzo
bevve molto
Gesualdo
poco mangiò
Maria
lo guardava
negli occhi dell’altra
sua sposa
*
sazio di vino
lo scrutavano incubi
di crollo lungo le mura
mentre sbandava tra le vie
una donna bellissima
lo traeva a sé
una maga forse
un inganno
appena sposato vacillava
gli uomini accanto
che lo scortavano
giacquero tutti
con la ninfa infida
dietro le mura
lui barcollava e sognava
non si fermò
vedeva sangue
lavare le strade
e seccare le sue vene
gli apparve il Tasso
che gli parlava di Armida…
furtiva una Lince
passava
*
tu sei una lince
che vive in pianura
sbocchi dai
giardini
scivoli tra le case
annusi l’aria
spiriti affini
cercando
dai la stura
alla tua leggenda
nella bruma oscura
dei tuoi segreti
a meno che
non mulini neve
la buriana
*
hai la tenerezza
dei felini
coi loro cuccioli
la dolcezza letale
nei giochi disarmati
da rifinire
sulla neve
hai la freddezza mortale
dei gatti
la cautela
di chi vede lontano
coi nervi accesi
dal tuo istinto
di fretta
e i gesti bianchi
per scomparire
*
A Ferrara
Gesualdo visse chiuso nelle stanze
del palazzo
dove la noia schifa
cercò armonie e versi
che lo tingessero
di bianco
sentì la luce
ormai lugubre
radergli la faccia
sanguinare il mento
*
il secolo voltava
tutto era caduco
tutto era marcio
la luce urinava
pece
*
era la notte
sgonfia di luce
Maria cadeva
sollevando la neve
in un nugolo di piume
lui lungo il fiume
vide
le imbiancate torri
Castore e Polluce
sentiva l’anima di lei
con un cenno
salire da uccello
le rotte
degli Alisei
nel cielo che pendeva
forse verso la luna
senza senno
*

EPILOGO

addio Ferrara
addio Eleonora
addio
matrimonio
senza amore
noioso e affetto
da insensata banalità
addio corte morente
nelle nebbie
Gesualdo partiva
spoglio dell’armatura lucente
*
tornava
alla sua luce
al suo elemento
al chiarore
dei monti ventosi
visse il suo enigma
udiva
tra le pietre
della sua terra
udiva ancora
di lei le voci
*
luci serene e chiare
forse in fondo al cuore
erano accese
quando
morte
colpì
il figlio suo
l’unico
dono
di Maria
*
nessuna voce
nessun suono
non disse più nulla
bevve solo il calice
dei Gesualdo
e il vento tacque
con lui

2/fine

PER CERTI VERSI
La strage di via Gobetti

Bologna
Via Gobetti
Piero Gobetti
Mai nome poté
Più stridere
Con quanto
Vi accadde
Laggiù in fondo
Al buio periferico
Al centro patologico
Di crimini efferati
A colpire nel mucchio
Come birilli
Gli innocenti
Quelli che …
Che non ci stavano a tacere
Quelli che…
Erano solamente lì
Avevano visto
Bologna
Via Gobetti
Piero Gobetti
Tutti i nomi
Vanno stretti
Persino l’ironia
Atroce
Di chiamarsi Savi
I folli criminali
Coperti da altri folli
A loro uguali

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
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Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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