Giorno: 21 Gennaio 2019

Ascoltando un testimone diretto del ‘68. Riflessioni a margine dell’incontro con Aldo Brandirali

di Pier Luigi Guerrini e Roberto Paltrinieri

In un panorama cittadino in verità povero di incontri sull’argomento, l’associazione ‘Umana Avventura’ ha organizzato nei giorni scorsi un’iniziativa su un evento storico schematicamente definito come il ‘Sessantotto‘, articolata in due momenti: una mostra ed un incontro, nell’aula magna del Liceo Scientifico ‘A.Roiti’, con un testimone di quel periodo, Aldo Brandirali, che è stato e si è presentato come politico ed educatore.

Desideriamo in questa sede condividere alcune riflessioni che ci ha suscitato l’ascolto di tale testimonianza, iniziando proprio pensando a quella parola: educatore.
Pensiamo, infatti, sia di fondamentale importanza fare grande attenzione ogni volta che si parla in un contesto pubblico, in modo particolare a persone di giovane età, in qualità di testimone significativo.
Nella sala c’erano diverse decine di ragazzi che erano lì perché, molto probabilmente, condotti dai loro educatori o stimolati da qualche loro docente. In un’epoca dominata dalle immagini, la fame e il bisogno di senso e di testimonianze credibili sono altissime per giovani e adolescenti, frequentatori spesso compulsivi dell’universo digitale con tablet, smartphone, computer sempre più potenti e facili da usare.
Viviamo in un periodo storico liquido, spesso connotato da una spaventosa superficialità e da continui richiami alla necessità del consumo sempre e comunque.
Ed è a tale pubblico che Aldo Brandirali dice di parlare oggi come credente, di essersi convertito alla fede cristiana – “sono un seguace di Gesù Cristo” – negli anni successivi al Sessantotto, dopo aver conosciuto l’esperienza ecclesiale di Comunione e Liberazione sotto la guida spirituale di don Giussani.

Partito giovanissimo da una esperienza politica nel Pci e nel sindacato della sua fabbrica, dopo la rottura col grande partito della sinistra, divenne leader dell’Unione dei Comunisti Italiani, un piccolo partito di ispirazione maoista.
Nel suo racconto, gli importanti riferimenti alla politica come dono, come gratuità, come servizio si sono mescolati a frasi ad effetto per evidenziare il fallimento di tutto quello che ha fatto parte della sua esperienza sessantottina.
E di tale fallimento e delusione ha riportato diversi esempi. Nel sindacato, la sua lotta nella fabbrica contro la divisione tayloristica del lavoro, la catena di montaggio, come l’organizzazione di tanti scioperi, si è “chiusa” dopo essere rimasto disgustato da “sindacalisti che rubavano i soldi delle tessere”.
Che messaggio educativo diverso sarebbe stato, invece, ricordare alla platea di giovani sopra citata l’impegno e la serietà di centinaia di sindacalisti che, spesso, hanno pagato duramente le loro lotte con il licenziamento o l’inserimento in reparti lavorativi di punizione.
Il desiderio di tanti giovani di vivere rapporti umani più veri e non autoritari, anche con forme “ingenue” di organizzazione e vita sociale alternative come le “comuni”, è stato liquidato da Brandirali, in riferimento alla degenerazione di quella da lui creata, come un fallimento del movimento hippie.
L’esperienza e la militanza nel Pci è stata poi ridotta dal relatore ad alcune frasi di circostanza come “la positività nel socialismo del saggio di profitto” (sic!) o nel ricordare episodi non particolarmente edificanti, quale quello riguardante la sua esperienza del servizio militare quasi obbligato dal partito stesso, mentre ad altri compagni veniva concessa, per vie non proprio trasparenti, l’esenzione. Un partito rappresentato come luogo di politica chiusa, sempre allineato all’Urss e mai critico sui vari sommovimenti sociali come, per esempio, “la primavera di Praga”, mentre sappiamo del travaglio profondo subito da molti militanti in quegli anni.

Da ultimo, ma non certamente per importanza, il riferimento alle Br come “braccio armato del ‘68”.
Un’affermazione catapultata nel vuoto di una riflessione sul terrorismo e sulla violenza che certamente ha fatto parte di alcuni movimenti e partiti nati nel Sessantotto. Fortunatamente però quella stagione politica e sociale, nel suo complesso, ha prodotto anche ben altra ricchezza ed eredità di contenuti; quell’espressione non rende giustizia a chi in quegli anni non ha mai ceduto alle sirene della violenza come soluzione dei conflitti ma ha cercato, nella difesa pacifica dei diritti dei più deboli, la strada principale da percorrere.
Pensiamo, per esempio, all’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, alla legge sul divorzio, alla riforma sanitaria e l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, e poi ai Decreti Delegati nella scuola, al Nuovo Diritto di Famiglia, alla nascita e allo sviluppo della democrazia diffusa e del decentramento politico e amministrativo. E poi l’autodeterminazione degli stili e delle condotte di vita individuali, la liberazione dai tabù sessuali, la legislazione in favore delle persone con disabilità, la legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare e, in seguito, l’abolizione del servizio militare obbligatorio.

Negli anni Novanta e nel nuovo millennio, Brandirali ha infine percorso politicamente l’ultimo scampolo di vita della Dc. ha  poi ha attraversato parte della galassia post democrazia cristiana fino ad incontrare Berlusconi, fino a entrare in Forza Italia e ad essere eletto più volte in Consiglio Comunale a Milano, e infine nominato Assessore della Giunta Albertini, aderendo al Popolo delle Libertà.
Un’esperienza che, forse, oggi lo imbarazza un po’ visto che nell’esposizione davanti alla platea del suo percorso politico, non ne ha fatto cenno alcuno.

In conclusione, rispettando profondalmente la sua evoluzione religiosa, esperienza biografica su cui non è concesso a nessuno fare apprezzamenti o dare giudizi di valore, riteniamo però che il Sessantotto presentatoci da Brandirali sia stato un percorso ‘seccato’, sostanzialmente ideologico, volto a far tornare i conti più con la propria coscienza che con la realtà complessa dei fatti. Forzando ed estremizzando alcuni aspetti, presentandone altri in forma caricaturale, e non facendo emergere la ricchezza e le contaminazioni sociali, istituzionali, culturali che hanno cambiato in profondità la nostra società, la testimonianza di Aldo Brandirali è risultata essere, a nostro avviso, non all’altezza della complessità di quel movimento di contestazione di ogni autoritarismo e dell’affacciarsi sulla porta della Storia di soggetti deboli, che pur all’interno di contraddizioni e incoerenze, hanno consegnato a tutti noi una grande stagione di desideri, sogni e speranze.

Coldiretti Ferrara: il presidente Tassinari ha incontrato il sindaco di Cento

Da: Coldiretti Ferrara – ufficio stampa

Coldiretti ferrara: il presidente Tassinari ha incontrato il sindaco di Cento e condiviso l’impegno per l’etichettatura d’origine dei prodotti alimentari

Toselli “diritto dei cittadini avere etichette trasparenti e dei produttori a poter valorizzare il vero made in Italy”. In tutto il territorio continua la raccolta firme dei cittadini europei “Eat Original” per una normativa comune a tutta Europa.
  
Il sindaco di Cento Fabrizio Toselli ha sottoscritto, lunedì 21 gennaio, nella sede di Coldiretti Ferrara, la dichiarazione di sostegno all’iniziativa dei cittadini europei ‘Eat ORIGINal! Smaschera il tuo cibo’. Si tratta di una iniziativa, sostenuta proprio da Coldiretti, che ‘invita la commissione europea a imporre la dichiarazione obbligatoria di origine per tutti i prodotti alimentari al fine di impedire le frodi, tutelare la salute pubblica e garantire il diritto dei consumatori all’informazione’.
«Ho firmato convintamente questo documento – spiega il primo cittadino centese -. Ritengo infatti che rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti sia una fondamentale misura di trasparenza a garanzia della salute e dei diritti dei consumatori e a tutela dei nostri prodotti. Essenziale dunque che venga assunta a livello europeo. Ho quindi assicurato l’appoggio dell’Amministrazione: fra qualche giorno si potrà partecipare alla raccolta firme agli sportelli comunali».
«Identificazione e valorizzazione dei nostri prodotti». Il punto focale del progetto illustrato dal presidente Coldiretti Ferrara, Floriano Tassinari. «Con questa iniziativa e questa firma continua il proficuo lavoro con le istituzioni ferraresi, e contiamo di trovare altrettanta disponibilità negli altri amministratori del nostro territorio provinciale. Riteniamo questo progetto basilare: crediamo possa divenire un valore aggiunto per le nostre aziende e i nostri dop e igp, i nostri marchi di qualità, e per la popolazione, che abbia l’opportunità di capire e scegliere di cosa fruire».
Traguardo che Coldiretti si è posta per questa campagna, che ha preso il via a ottobre, è raccogliere un milione di firme. Tre sono gli obiettivi: rendere obbligatoria l’indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati che circolano nella UE, senza alcuna deroga per i marchi commerciali registrati e le indicazioni geografiche. Per quanto riguarda gli alimenti trasformati, l’etichettatura dell’origine è resa obbligatoria per gli ingredienti principali se diversa dall’origine del prodotto finale. Migliorare la coerenza delle etichette, inserendo informazioni armonizzate sui metodi di produzione e di trasformazione al fine di garantire la trasparenza in tutta la filiera alimentare.

Festività di San Sebastiano: tutti i risultati 2018 del corpo di polizia municipale

Da: Comune di Comacchio – Segreteria Generale

La celebrazione di San Sebastiano, Patrono della Polizia Locale, è l’occasione per fare un bilancio dei risultati conseguiti dal Comando di Comacchio, nel corso dell’anno 2018. Nel corso dell’anno, le donne e gli uomini del Corpo di Polizia Locale di Comacchio, hanno svolto il proprio lavoro con un grandissimo impegno e professionalità. I dati statistici, sono il risultato dell’intensa attività svolta nel corso di tutto l’anno ed in particolare nel periodo estivo.

Il Comando della Polizia Municipale di Comacchio ha:

– Gestito tramite la centrale radio operativa 6.857 richieste di intervento o segnalazioni;

– Presenziato il territorio con circa 42.000 ore di presenza con personale appiedato e/o automontato;

– Servizi di pattuglia sul territorio 3.612;

– Controllato complessivamente 5.214 veicoli;

– Controllato complessivamente 5.602 persone tra conducenti di veicoli ed altri controlli di Istituto con 18 patenti di guida ritirate e 17 veicoli sequestrati o sottoposti a fermo amministrativo;

– Sono stati rilevati n. 60 di cui 26 con feriti;

– Sono stati effettuati n. 1.144 servizi di vigilanza davanti ai plessi scolastici;

– L’ufficio di Polizia Giudiziaria – Informazioni ha trasmesso n. 74 notizie di reato alla competente autorità giudiziaria, ha effettuato 985 controlli anagrafici (residenze – accertamenti sociali);

– Sono stati rimossi n. 245 veicoli in divieto di sosta, gli interventi maggiori sono stati richiesti all’interno dei mercati ambulanti, per passi carrai occupati e per veicoli negli spazi invalidi non autorizzati;

– Sono stati effettuati n. 78 controlli di natura edilizia che hanno permesso di accertare violazioni anche di carattere penale;

– I controlli di natura ambientale sono stati complessivamente 269 con 42 violazione accertate sia in materia penale che amministrativa;

– La Polizia Commerciale, oltre alla normale attività di controllo, ha proceduto a 103 ispezioni e 380 sono stati i controlli all’interno dei mercati ambulanti.

Quest’anno, grazie anche all’impegno economico dell’Amministrazione Comunale, è stato possibile integrare l’organico del Corpo, con circa 32 agenti per far fronte alla stagione estiva. Questo potenziamento ha permesso al Comando di conseguire un significativo risultato nel contrasto all’abusivismo commerciale ed in particolare nello svolgimento del progetto Spiagge Sicure – Estate 2018, dove l’attività del Comando è stata ulteriormente intensificata. Infatti, nel corso dell’anno ed in particolare nel periodo primaverile ed estivo, sono stati effettuati n. 860 servizi di prevenzione e repressione sulle spiagge dei lidi comacchiesi, nelle aree di mercato e nelle Zone a Traffico Limitato, in particolare i servizi a presidio delle zone a traffico limitato nelle ore serali e nelle aree delle sagre e fiere che si sono tenute nel corso della stagione sono stati 532. Questa intensa attività di presidio del territorio, ha permesso di effettuare 71 sequestri o rinvenimenti di merce venduta abusivamente di cui 16 penali per merce con marchio contraffatto ed il valore complessivo della merce sequestrata o recuperata di oltre € 103.000,00.

Ascom Confcommercio Ferrara a fianco delle imprese per le partecipazione ai contributi regionali (cratere sisma 2012)

Da: Ufficio Stampa – Ascom Ferrara

Ascom Confcommercio Ferrara si è già attivata a favore delle imprese (ma anche associazioni, enti no profit, liberi professionisti…) collocati nei centri storici dei comuni colpiti dal sisma del maggio 2012.
“La nostra struttura che si occupa della preparazione e della partecipazione all’imminente quanto specifico bando della regione Emilia Romagna è già in grado di assistere i soggetti che intendano partecipare – commentano da Ascom Ferrara – Le spese ammesse sono rimborsabili fino con tetto massimo del 70% (incrementandolo di un ulteriore 10% se si tratta di imprese giovanili e femminili) per un investimento minimo di almeno 10mila euro di spese ed un massimo di contributo regionale erogabile pari a 150mila euro”.
In particolare rientrano nelle categorie ammesse di spesa gli interventi edilizi, l’acquisto di attrezzature ed arredi, beni strumentali, ed investimenti in Information Technology (hardware e software). Sono già in previsione una serie di incontri mirati sul territorio – concludono da via Baruffaldi, sede dell’associazione – per dare la massima capillarità di informazione e consentire un’ agevole partecipazione al bando stesso. Uno strumento particolarmente concreto per lo sviluppo delle imprese”
Il termine per la presentazione delle domande dovrebbe essere indicativamente dal 15 febbraio al 28 giugno 2019.

StoriaNaturaleNews n.227, gennaio 2019

Da: Museo Civico Di Storia Naturale Ferrara

StoriaNaturaleNews n.227, gennaio 2019
Apprendisti Scienziati Inverno 2019: anteprima

GENNAIO

Speciale mondo a sei zampe.
Sabato 26 Gennaio per bambini da 5 a 7 anni – dalle ore 15:30 alle 17:30
Domenica 27 Gennaio per bambini da 8 a 12 anni – dalle ore 15:30 alle 17:30

Mandibole,spirotrombe,elitre, ocelli, speroni…… hai mai pensato a come sarebbe il mondo se gli insetti fossero grandi come noi? Gli insetti sono il gruppo animale più numeroso sulla terra; per svelare i segreti del loro successo useremo microscopi e stereoscopi e osserveremo le loro speciali e più incredibili caratteristiche.

La prenotazione delle attività è obbligatoria!
Salvo dove espressamente indicato, gli appuntamenti si terranno presso il Museo di Storia Naturale (Via De Pisis 24, Ferrara) per un totale di 20 bambini partecipanti a pomeriggio, al costo di 6 € a partecipante più 2 € per l’adulto accompagnatore. E’ necessaria la presenza di un adulto accompagnatore.

Per maggiori informazioni consultare la Locandina locandina_nanomondo_apprendisti.pdf
Dettaglio di una antenna

Informazioni e prenotazioni presso
Sezione Didattica del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, via De Pisis, 24
Lunedì, mercoledì e venerdì in orario 9,00-12,30
telefono: 0532-203381 / 206297;
e-mail: dido.storianaturale@gmail.com

Gran parte delle attività degli Apprendisti Scienziati si svolgono nella nostra aula didattica intitolata a Folco Quilici.

Folco Quilici, ferrarese di nascita, è stato scrittore, naturalista, divulgatore, regista e grande documentarista naturalistico. Specializzato in riprese sottomarine, è stato uno dei più influenti pensatori al mondo in tema di ambiente e culture, come riconobbe Forbes nel 2006.

“Tutta la vita ho viaggiato per dimenticare il mio inconscio – aveva detto in una intervista a Repubblica – Certo, non è la stessa cosa immergersi in una vasca da bagno e in un mare infestato dagli squali. Se l’ho fatto è stato esclusivamente per dare un’emozione a chi quelle cose le ha sempre sognate senza averle mai viste. Parlo degli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi ci interessa meno il meraviglioso, l’inedito, l’irraggiungibile. Pretendiamo però di salvare il pianeta. Comodamente seduti in poltrona!”

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Nanomondo: Viaggio nel mondo fino alla -9, dal 27 Ottobre 2018 al 16 Giugno 2019

Tutti riconosciamo l’esistenza di un mondo molto più grande di quello a misura d’uomo, popolato da pianeti, stelle, buchi neri, e sappiamo come osservarlo: attraverso un telescopio. Ma esiste anche un mondo infinitamente piccolo e anch’esso si può osservare!​​ Ma come? Attraverso un microscopio elettronico.

La mostra è compresa nel percorso del Museo, visibile senza costi aggiuntivi.

OFFERTA DIDATTICA
In occasione della mostra, l’associazione Didò, in collaborazione con il Museo di Storia Naturale, propone visite guidate e laboratori tematici.
Per maggiori informazioni consultare il seguente materiale informativo locandina-nanomndo.pdfbrochure-nanomondo-esterno.pdf brochure-nanomondo-interno.pdf

Giornata mondiale abbraccio

Da: Organizzatori

Il Montalcini celebra la giornata mondiale dell’abbraccio con iniziative che ricordano l’importanza del vivere i rapporti umani in presenza

Oggi 21 gennaio é la data in cui dal 1986 si celebra la Giornata Mondiale dell’Abbraccio (inglese: National Hugging Day).
L’ideatore é il reverendo Kevin Zaborney, che operava nella cittadina di Clio, Michigan (Stati Uniti); che scelse tale data perchè aveva intuito che nel periodo dell’anno a cavallo tra le festività natalizie e la festa di San Valentino, nella sua comunità c’era la tendenza ad essere un pò giù di spirito.
Il reverendo affermava che “la società americana era fortemente in imbarazzo a mostrare i propri sentimenti in pubblico” e l’evento serviva a spronare i suoi concittadini a cambiare quell’atteggiamento. Tale fu il successo dell’iniziativa che nel giro di pochi anni si diffuse in tutto il mondo.
Gli studenti del Montalcini nell’ambito della disciplina di psicologia hanno studiato L’abbraccioterapia come riscoperta di un gesto ancestrale quale l’abbraccio, che fatto nei giusti modi e tempi diventa un fattore di benessere psicofisico.
É importante, quindi, che l’individuo si prenda un momento per riappropriarsi del proprio corpo e del proprio benessere emotivo, caricarsi di buona energia e ritornare a vivere nel miglior modo possibile.
La psicoterapeuta americana Virginia Satir, infatti, afferma che il giusto apporto giornaliero per vivere meglio è di 12 abbracci.
Ecco perché le studentesse della 1 A indirizzo sociosanitario dell’Ipsia di Argenta hanno pensato, dopo aver studiato a livello teorico il potere terapeutico dell’abbraccio, di scendere nella piazza principale di Argenta e donare un abbraccio alle persone presenti per farle stare bene, farle rilassare e scaricare lo stress al fine di far loro provare gioia e serenità.
L’ abbraccio donato é diventato, in questa occasione, un metodo facile per allontanare ansie e preoccupazioni perché non esistono parole per esprimere la semplice ‘magia’ che avviene durante l’abbraccio.
Le docenti Alessandra Ferlini e Francesca Bergamini, che hanno promosso tale iniziativa, hanno voluto ricordare in tal modo ai propri ragazzi che i rapporti umani si sviluppano attraverso la presenza, il dialogo, la reciprocità, la condivisione via a vis e non nascosti dietro la tastiera di un pc, di un tablet o di un telefonino!

Gol: Per Ferrara Villaggio Elettronico

Da: Roberto Guerra, futurista, Componente Membro Direttivo Gol

Nell’attuale dibattito elettorale una curiosa costante mediatica – apparentemente secondaria- emerge in primo piano. Alcuni media ferraresi stigmatizzano- secondo loro- l’assenza di visioni del futuro prossimo per Ferrara da parte delle forze politiche in campo. Vero certamente per il PD, il cui obiettivo è sempre lo stesso, nonostante il fallimento in primo piano: Ferrara città d’arte con Cultura e Turismo come motori dell’economia locale (sic…) e città aperta con la solita politica dell’accoglienza…. Un poco meno per le opposizioni, semmai limiti di eccessivo tatticismo e ancora politichese: ma se certi media si leggessero o leggessero meglio vuoi programmi elettorali almeno trailer già comunicati o le dichiarazioni precise delle opposizioni stesse, il futuro di Ferrara- che la svolta politica possibile già indica – non si tratta affatto di geroglifici…

Prima di dimostrarlo, semmai una domanda a certi Media Local.. .Da che parte stanno? Visto che sembra -certa loro costante di cui prima- una palese “militanza” in campo per tirare acqua al Potere attuale locale, come proprio Rete del PD realizzata negli anni in tutti i campi della società civile ferrarese e quindi da salvaguardare… certi interessi collettivi … predefiniti…

In generale, la principale opposizione, quella Leghista è fin troppo chiara: stop a Ferrara città aperta e alla politica indiscriminata dell’Accoglienza … Quanto alla Sicurezza come priorità , come anche già a livello nazionale, con Salvini e il governo attuale, non è chiaramente la visione di un futuro diverso solido anziche quello liquido di troppi anni con il PD al potere? Tale abc non è affatto estraneo ai motori forti della Cultura e il Turismo pretesi giustamente dal PD (ma vanificati da come li hano sempre promossi e realizzati..): una città sicura attrae i turisti, una insicura li allontana…

Tale diverso futuro per Ferrara ( sembra al contrario che per certi Media come per il PD questa priorità vista come Rete per la Città sia solo evidentemente un optional secondario se non un errore!) caratterizza tutte le opposizioni e – di più segnala finalmente il ritorno al miglior buon senso e al realismo – dopo invece anni e anni di velleità tipo grandi città d’arte.. Più in generale le opposizioni senza promettere rivoluzioni irrealistiche, seguendo la stessa filosofia pragmatica e realistica, intendono ottimizzare, oltre alla cultura, i settori tipici di Ferrara, Agricoltura e Gastronomia e l’eccellenza Unife.

La Lista Civica Gol, pur minoritaria, ma con il consigliere Rendine presente persino in quest’ultima legislatura ora uscente, ha già comuncato alla città una anticipazione ufficiale del suo programma elettorale specifico, segnala già quanto espresso se non ancora ufficialmente ma neppure solo solo tacitamente dalle opposizioni stesse Leghista, Fratelli d’Italia, Forza Italia, liste civiche d’area e più o meno anche i grillini, sebbene con sfumature diverse. Oltre ad altre specificità a nostro avviso comunque tacite o simili alle stesse altre opposizioni, inclusa la Nuova DC di Rossi e Toscano.

Gol si caratterizza per dinamiche, trasversali, non ideologiche , oltre le tradizionali destra sinistra

che anticipano visioni per il futuro di Ferrara, con certo linguaggio finalmente non solo liquido (per dirla con Bauman) “hard” antipolitico o “viscerale”, ma anche postpolitico e “governativo”, solido e intellettivo . I punti chiave riflettono sempre uno Stile pensante non velleitario per la città ma mirato in certo senso a una Città d’arte come icona ma soprattutto Villaggio elettronico evoluto, tenuto conto sia dei limiti come città d’arte rispetto a Roma, Venezia, Firenze ecc. (oltre a storici limiti strutturali economici.) sia delle priorità di Ferrara, in degrado costante in tutti i settori, come noto a tutti, tranne ovviamente al PD, ai certi media di regime e certa intellighenzia local. Insomma spicca certo antico “buon senso” oggettivo, captando chiaramente i bisogni e sogni dei cittadini ferraresi attuali.

I punti chiave indicati nel pre programma indicano: Lavoro, Salute, Sociale, Cultura, Bilancio, Sicurezza, Sostenibilità, Urbanistica: non necessariamente negativo il presente PD in ogni settore che lascia al giudizio degli elettori ma che questo “trailer” di Gol articola dialetticamente in certi settori meglio, in altri invece e giustamente indica svolte radicali ex novo, soprattutto per quel che riguardano la Sicurezza, la Salute e il Lavoro.

In particolare, a una lettura non politichese, spicca già una visione complessiva di Rete e sistemica ancora inedita a Ferrara nella sfera politica stretta: ogni campo appare “montato e assemblato” in dinamiche “cibernetiche”, soprattutto sincronizzate a livello tacito previsionale, anziché riduzioniste e a compartimenti stagni che caratterizza l’uscente Giunta marca PD .

Questo sul piano proprio concettuale e di nuove visioni futuribili della città che presuppongono in ultima analisi precise discontinuità con il PD: 1 La meritocrazia come abc della politica e non l’interesse di Partito come il PD e della sua Rete consolidata da anni in tutti i settori 2. Il Realismo , quindi forte ridimensionamento dei finanziamenti a cascata come scambio di consensi a troppo associazionismo non produttivo e sopravvalutato, figurarsi quello migrantico, in parte anche quello cooperativo. Una redefinizione del ruolo stesso di Ferrara Arte e altra Fondazioni finora troppo promiscue al PD. Una redifinizione stessa dell’Ospedale di Cona semiflop per tante questioni e della Sanità ferrarese per quanto possibile visti i vincoli extra locali (ma come per il recente caso del Palazzo dei Diamanti, il governo ora a Roma è un …altro). Un ritorno inoltre alla difesa della Famiglia contro certi innegoziabili genederismi eccessivi promossi sempre dal PD. Non ultimo Taser per la Sicurezza e via al trasporto elettrico pubblico e privato.

Tornando alla Cultura, ci sarà una visione più mirata e non quasi a casaccio dei Grandi Eventi e delle Grandi Mostre, una valorizzazione delle risorse locali cosiddette ferraresi- mirata e selezionata- risorse poi insospettate ma di documentata qualità extra ferrarere spesso, nella musica e la letteratura e le arti, riformattate in senso pubblico come preciso marketing culturale…

Per risorse locali s’intenderà anche storiche ottimizzando ad esempio la figura di un Italo Balbo trasvolatore per rinnovare ex novo anche certo percorso Museale, di provato audience produttivo.

Non ultimo il nuovo Villaggio d’arte punterà a – come accennato- ottimizzare Unife con anche magari un Festival del Rinascimento e un Festival della Scienza, non solo come relativi “bestsellers” per Ferrara, ma anche come percorso “didattico” dal vivo per bambini e le nuove generazioni, studenti universitari inclusi (altra eccellenza di Ferrara).

Riassumiamo: sarà un programma minimale ma preciso e mirato con un bonus potenziale per accellerare la “cura” di Ferrara, da città degradata con il PD a Villaggio elettronico doc per gli anni 2000: se Sgarbi confermerà di scendere in campo anche come Assessore alla Cultura o come Art Directori del Palazzo dei Diamanti….

Infine, sia per lo sviluppo economico che per Ferrara anche città di scienza, ecco l’arma segreta:

Un piano local per la messa in sicurezza della “Provincia”e la “Città” di Ferrara antisismica e idrogeologica, in sinergia nazionale, una “piccola” grande opera destinata per l’ampiezza del target possibile forza lavoro a risultati in tal senso a medio lungo termine insospettabli contro la disoccupazione ferrarese. Non solo le Chiese… ma proprio le abitazioni private…

Come fanno alcuni media local a parlare di assenza di visioni future “globali” a Ferrara da parte delle prossime forze politiche al governo locale?

Annuncio Ferrara sotto le stelle – 18 Luglio

Da: Organizzatori

Uno degli artisti più importanti e influenti
del nuovo millennio

Candidato per la nomination agli oscar
alla miglior canzone originale con “suspirium”
tratto dall’ultimo capolavoro di luca guadagnino

Un tour in location d’eccezione
per lo show più suggestivo dell’anno

Thom Yorke
Tomorrow’s Modern Boxes

Giovedì 18 luglio
Ferrara sotto le stelle
piazza castello, Ferrara
Prezzi biglietti:
Posto unico: € 50,00 + diritti di prevendita

Biglietti disponibili su ticketmaster.it, ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati
dalle ore 10:00 di venerdì 25 gennaio

L’organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati non presenti nei nostri comunicati ufficiali.

Thom Yorke eseguirà brani dalle sue opere da solista The Eraser, Tomorrow’s Modern Boxes e Amok degli Atoms For Peace con il produttore/collaboratore di lunga data Nigel Godrich e il visual artist Tarik Barri.

Thom Yorke, cantautore, polistrumentista, compositore britannico e storico frontman dei Radiohead, è uno dei cantanti più importanti e influenti del nuovo millennio, inserito nella lista dei 100 migliori cantanti di sempre secondo Rolling Stone.
“The Eraser” è il titolo del suo primo album solista, pubblicato nel 2006 e prodotto da Nigel Godrich, produttore dei Radiohead.
L’album ha debuttato nella Top 10 in UK e negli USA, ricevendo una nomination ai Britain’s Mercury Prize e una nomination ai Grammy Awards nella categoria “Miglior Album di Musica Alternativa”.
Nel 2014 viene pubblicato a sorpresa il secondo album solista “Tomorrow’s Modern Boxes”.
Tra il primo e il secondo disco solista, nel 2009 Thom Torke fonda insieme a Flea (Red Hot Chilli Peppers), il produttore Nigel Godrich, il batterista Joey Wronker e il percussionista Mauro Refosco, il gruppo “Atoms For Peace”, pubblicando nel 2013 l’album di debutto “Amok”.

Suspiria commissionato per il remake dell’omonimo film di Luca Guadagnino, è stato presentato al Festival del Cinema di Venezia e il singolo Suspirium è stato premiato come miglior canzone originale ai Soundtrack Stars Awards 2018.

Dopo l’uscita di Tomorrow’s Modern Boxes a settembre 2014, Yorke, Godrich e Barri hanno intrapreso, per tutto il 2015, il loro primo tour, coprendo Regno Unito, Europa e Giappone. Dopo la ristampa di Tomorrow’s Modern Boxes nel dicembre 2017 su XL Recordings, il trio ha debuttato negli Stati Uniti, esibendosi nei teatri di Los Angeles e Oakland e ha preso parte al Day For Night Festival di Houston.

La combinazione di suoni di Thom e Nigel e le straordinarie immagini di Tarik Barri hanno generato elogi in tutto il mondo.


https://www.instagram.com/thomyorke/
Info:
www.livenation.it
www.ferrarasottolestelle.it

facciata del MEIS

Domani al Meis – tra Schindler e leggi razziali, gli eventi per il giorno della memoria

Da: Ufficio Stampa Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – Meis

Sono nel segno della celebre “lista di Schindler” e delle leggi razziste del 1938, gli appuntamenti in programma domani al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – MEIS (Via Piangipane 81, Ferrara) per il Giorno della Memoria.

Alle 10.30, il bookshop del Museo ospita Daniel Vogelmann, fondatore della casa editrice La Giuntina, che presenta la sua Piccola autobiografia di mio padre.
“Mio padre Schulim mi ha sempre raccontato poco della sua vita, e non solo riguardo alla sua prigionia ad Auschwitz. Certe cose, poi, le ho sapute soltanto molti anni dopo la sua morte, come, per esempio, che c’era anche lui nella lista di Schindler. E io, purtroppo, non gli ho mai chiesto nulla, anche perché è morto quando avevo solo ventisei anni. Qualcosa, però, è giunto miracolosamente fino a me, e così ho scritto questa piccola autobiografia per le mie nipotine. Ma non solo per loro”.
Vogelmann racconta la storia del padre, il suo rapporto con lui e il modo del tutto inatteso in cui nel 1993 apprese, attraverso il film di Steven Spielberg, che Shulim era tra i mille ebrei salvati da Oskar Schindler.

Alle 16.00, la parola passa al giornalista Fabio Isman, che illustra il suo ultimo lavoro: 1938. L’Italia razzista.
Le leggi razziali, precedute da un subdolo censimento che, in realtà, era una vera e propria schedatura, e anticipate da una violenta campagna antisemita, esclusero gli ebrei dalla scuola, dal mondo del lavoro, dalla vita civile. Dal 1938, oltre quattrocento provvedimenti di crescente gravità: alla fine, gli ebrei non potevano possedere una casa, un’impresa, un lavoro e neppure degli oggetti. Una spoliazione sistematica e minuta, confische per oltre centocinquanta milioni di euro odierni. Gli archivi restituiscono le vicende di questa razzia e storie, spesso ignote, di vita e di morte, che l’Italia ha indagato solo dal 1998, con la Commissione presieduta da Tina Anselmi. Ma troppo resta ancora sconosciuto e le restituzioni agli originari proprietari sono state tardive e parziali, come gli indennizzi e i riconoscimenti ai perseguitati. Con una capillare ricerca, Isman ricostruisce fatti di frequente ignorati o poco esplorati, dai quali emerge lo spaccato di un Paese non sempre composto da “brava gente”.

A entrambi gli eventi, a ingresso gratuito, partecipano il Presidente del MEIS, Dario Disegni, e il Direttore Simonetta Della Seta.

Ripartono i seminari sull’accessibilità per le aziende del turismo

Da: Ufficio Stampa – Ascom Ferrara

Riprendono martedì 22 gennaio alle ore 15 negli spazi in via Baruffaldi 14/18- a Ferrara sede di Ascom ed Iscom (ente formativo di Confcommercio) – i seminari dal titolo significativo “Accessibilità ed Inclusione: parole chiave per il Turismo” in particolare per la nostra città (e l’intero territorio provinciale) che hanno in questo settore una risorsa centrale.
Dopo il saluto introduttivo, si entrerà nel vivo con l’intervento di Roberto Vitali (Village4All) che illustrerà quali accorgimenti – semplici, immediati e razionali – possono essere adottati dalle imprese del settore per incrementare l’accessibilità alle strutture. A seguire poi alcuni elementi per la promozione ed un marketing mirato su questi temi. A conclusione è prevista una sessione di domande e risposte.
Il seminario – organizzato da Iscom e dall’Ente Bilaterale del Turismo (EBURT CST Ferrara) – composto da Ascom Confcommercio Ferrara, da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS – è gratuito ma richiede la conferma della propria presenza chiamando lo 0532.234231 od inviando una mail a iscomfe@ascomfe.it.

Roberto Vitali ha fondato Village4All® oltre dieci anni fa a Ferrara e ne è amministratore delegato: ha realizzato il Marchio Qualità Internazionale Ospitalità Accessibile con un compito preciso: garantire “A ciascuno la sua vacanza”. I turisti (con bisogni specifici, portatori di disabilità, con allergie alimentari…) possono dunque fare riferimento al marchio Village4All che certifica nelle diverse strutture commerciali e ricettive l’Ospitalità Accessibile.

Giornata della memoria a Tresigallo

Da: Responsabile del servizio Biblioteca Comunale di Tresigallo

In occasione della Giornata della Memoria venerdi 25 gennaio alle ore 18,00 presso la Casa della Cultura di Tresigallo in collaborazione con l’Associazione Torri di Marmo, presentazione della web-serie “L’ultimo grido”, scritta e diretta dall’autore ferrarese Giuseppe Muroni e prodotta dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani in collaborazione con Controluce Produzione, nel 2018, in occasione degli ottanta anni dalle Leggi razziali.

Con il ritrovamento e la lettura di quattro lettere, vengono ripercorse le storie di vita di quattro cittadini italiani di religione ebraica rimaste ai margini della Storia. Gli interpreti sono Monica Guerritore, Francesco Montanari, Francesca Inaudi e Stefano Muroni.

Il lavoro è stato patrocinato dal MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah), dal CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), dall’UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane) e dalla Comunità Ebraica di Ferrara. La consulenza scientifica è stata fornita dall’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara.

Dialoga con il regista Giuseppe Muroni, Anna Maria Quarzi Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

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Replica a Marco Fabbri

Da: Valter Zago già Presidente del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna

Quando la realtà supera la fantasia. Mi aspettavo prima o poi una risposta del Sindaco-Assessore all’urbanistica-Presidente del Parco, l’uno e trino Marco Fabbri. E vi ho anche un po’ fantasticato sopra nella lunga attesa di una sua replica. Ma mai avrei immaginato di venire incolpato gratuitamente di disinteresse, addirittura pluridecennale, verso il destino dell’ex zuccherificio da colui che torna a qualificarmi come un ‘dinosauro’ della politica.

Da parte mia, eviterò di chiamarlo un’altra volta ‘novello troglodita’, non solo perché il passar del tempo è stato particolarmente inclemente con lui, ma per dettagliare piuttosto quanto ho già lamentato, e avanzare costruttivamente una proposta alternativa.

Una premessa, a questo punto, è essenziale. Innazitutto il Comune di Comacchio e, poi, la Sipro sono state le prime vere vittime sacrificali del fallimento clamoroso della realizzazione della ‘Idrovia padano-veneta di quinta classe’. Certificato emblematicamente proprio dalla stessa ‘Agenzia per lo sviluppo’ con la proposizione del progetto in questione, che con l’idrovia, pur affacciandovisi, non c’entra nulla.

Il Comune di Comacchio aveva in passato scommesso molto su tale ‘grande opera’. E, tempestivamente, subito dopo la sottoscrizione dell’intesa tra Stato e Regioni padane, nel 1999, per la riqualificazione della suddetta via d’acqua, andò a prevedere nel suo nuovo Piano regolatore la trasformazione delle vasche dell’ ex zuccherificio in darsena commerciale, al servizio delle imbarcazioni fluvio-marittime, con annesso collegamento ferroviario.

Pochi anni dopo emersero i primi dubbi su questo tipo di crescita del sistema portuale di Comacchio. Come è ben testimoniato proprio da un video ufficiale di Sipro del 2006, che consiglio di vedere in ‘rete’, perché meglio di tanti discorsi dà conto di quella incertezza. Nel video sono proposti due scenari: uno appunto portuale e l’altro terziario, curvato sul turismo, con tanto di campo da golf, come meglio specificato in un’altra documentazione targata Sipro di dieci anni dopo, anch’essa ben reperibile in ‘rete’.

Le norme di attuazione del Piano di Stazione ‘Centro-Storico di Comacchio’ del Parco del Delta sono una precisa manifestazione di volontà istituzionale derivante anche da quel clima d’incertezza e da quei ripensamenti. In particolare lo sono i suoi articoli 25, 26 e 27.

Proprio il primo di questi rende esplicito l’orizzonte d’attesa sia del Parco che del Comune su tutto l’areale dell’ex zuccherificio. Al suo comma 7 si afferma che qui è consentito “l’insediamento di servizi alla navigazione interna compresa la piccola cantieristica limitatamente alle imbarcazioni ad uso turistico e diportirstico, servizi al trasporto delle persone, servizi ricettivi turistici, piccole attività commerciali, strutture di servizio fieristico-congressuale e strutture per l’accessibilità da ovest al centro-storico”. E’ quindi inconfutabile, sulla base di questo testo, l’annullamento della previsione del Piano Regolatore di una darsena commerciale.

Il secondo articolo vieta espressamente al comma 3 “l’alterazione del profilo del terreno, salvo che per le attività previste dal successivo comma 4”, tra cui non c’è – nemmeno a cercarlo con il lanternino – il caso di un deposito di terreni, come quello promosso ora da Sipro.

Quello successivo, che tratta al comma 11 espressamente delle vasche dell’ex zuccherificio, precisa che “sono da favorirsi gli interventi di rinaturalizzazione e di ampliamento delle superfici ad acqua”, tra cui possono ben annoverarsi – credo io – le due precedenti pensate di Sipro sopra ricordate e non certamente l’accumulo in dieci anni – la ‘rinaturalizzazione’ di un terreno di soli 22 ettari più lenta della storia dell’umanità – di ben 250.000 metri cubi di terreni già inquinati e poi bonificati provenienti in teoria da qualsiasi luogo del Pianeta; e movimentati da circa 7.000 automezzi.

Dice Sipro che, ‘bellezza’, questa è l’economia circolare. Di cui vuole diventare maestra nella promozione dell’arte del riciclo. Ben venga anche questa sua nuova specializzazione. Ma c’è luogo e luogo dove esercitare tale innovativa modalità di business.

La ‘nuova idea di Delta’, che informa esplicitamente la ‘Relazione PO’ proprio del Piano di Stazione ‘Centro-Storico di Comacchio’, va in ben altra direzione, volendosi e dovendosi misurare pure con le tante sfigurazioni prodotte in passato dalle bonifiche e non solo da queste. Per sanarle pazientemente e sapientemente laddove è ancora possibile e ragionevole farlo, come nell’areale dell’ex Cercom. E come, ben più autorevolmente di me, ha recentemente ricordato l’Assessore regionale Donini, rispondendo ad una interrogazione consiliare proprio a tale rigrado.

In poche parole, il Delta e Comacchio – anche in passato, sempre in nome del progresso – hanno già più che doviziosamente e scriteriatamente dato. Stop quindi a nuove avventure tipo la ‘fabbrica delle polveri’ e promozione, invece, di una ‘nuova idea di Delta’. Questo dovrebbe essere innanzitutto il mestiere del Parco del Delta del Po. Il condizionale, fino a prova contraria, è d’obbligo.

Si prenda ad esempio la giusta volontà del Parco, a proposito delle vasche dell’ex zuccherificio, di favorire “gli interventi di rinaturalizzazione e di ampliamento delle superfici ad acqua”, una volta tramontata l’idea di una portualità commerciale di Comacchio.

Nelle campacce vallive di Cona e Verdone, lungo il Canale Ungola, che collega i casoni Foce, Coccalino, Pegoraro e Serilla, nella seconda metà degli anni ottanta, è stata realizzata una fine e ben riuscita sperimentazione di ingegneria ambientale sotto la guida della Lipu e della consorella inglese RSPB (Royal Society Protection Birds) ed in particolare del suo responsabile, il leggendario ed indimenticato Bob Scott, con la progettazione e costruzione di dossi di nuova e scientifica concezione, il controllo dei livelli idrici, la realizzazione di punti di osservazione attrezzati.

Il Parco, poi, negli anni 2004-2006, ha svolto un fondamentale monitoraggio degli uccelli acquatici nidificanti in tutto il suo areale; e lo ha tutto pubblicato, riportando pure i nominativi dei tanti e qualificati esperti che vi hanno preso parte.

Sono sicuro che, se il Parco, oggi, li convocasse per interpellarli sulla migliore applicazione delle norme del Piano di Stazione relative alle vasche dell’ex zuccherificio, sarebbe invitato da questi esperti a replicare l’esperienza delle campacce di Cona e Verdone. Con il vantaggio di poter contare – a differenza delle zone umide di Comacchio, che sono tutte sovrasalate – sull’utilizzo di acqua dolce e su di un più efficace controllo dei livelli idrici.

E di potere realizzare tale replica subito e non tra dieci anni, per la gioia dei birdwatchers. Subito dopo, comunque, la necessaria e non facoltativa, verifica delle potenzialità archeologiche su tutto l’areale dell’ex zuccherificio, ad incominciare proprio dalle vasche.

Il tutto con il giusto interesse, in primo luogo di Sipro, che vedrebbe così meglio e al più presto valorizzata la restante parte dei suoi terreni, per promuovervi la realizzazione di quanto previsto dal Piano di Stazione al servizio della più alta qualificazione dell’industria turistica di Comacchio e del Delta.

Concludendo, mi preme contestare la sicumera, propria degli stolti, con cui Fabbri liquida, come false, le mie considerazioni sulla illegittimità dei nulla osta rilasciati dal Parco per il progetto Sipro sulle vasche saccarifere. E che mi portano a sollecitare da parte della Regione il loro annullamento.

Sotto il naso di Fabbri passa ben di peggio. Come la proposta della Direttrice del Parco indirizzata al Dirigente di Territorio, Sviluppo economico, Demanio del Comune di Comacchio di variare proprio il Piano di Stazione Centro-Storico di Comacchio in relazione al progetto della ‘fabbrica delle polveri’, quando invece il potere di farlo spetta ad altri e non a lei. Richiesta, questa, poi reiterata a distanza di poco tempo, senza che il Comune ne contestasse la forma, che in questo caso è pure sostanza. Ad incominciare dal Sindaco-Assessore all’Urbanistica-Presidente del Parco del Delta tuttofare.

Che la Direttrice, mossa da ecceso di zelo, abbia voluto forse evitare che il Presidente del Parco si venisse a trovare nell’imbarazzo di scrivere a se stesso in qualità di Sindaco? Comunque sia, anche il Presidente, in questo caso teorico, non avrebbe potuto procedere in solitudine nella promozione di una variante al piano territoriale del Parco stesso.

Insomma, questo cunnubio di ruoli è via via sempre più insopportabile. E soprattutto dannoso per entrambe le istituzioni rappresentate dalla stessa persona, perché così, tra l’altro, non possono legittimamente a volte porsi in tensione dialettica tra loro, arricchendosi così facendo reciprocamente, come è normale che avvenga in uno dei Parchi naturali, che fa della complessità la sua vera cifra, in quanto è allo stesso tempo un Parco terrestre, fluviale e costiero. Per non parlare pure della sua ricchissima biodiversità qualitativa e quantitativa.

Fortunatamente, vien da dire, il Consiglio Direttivo del Parco fissò dei paletti in occasione dell’elezione di Marco Fabbri a Presidente del Parco medesimo, definendola ‘a tempo’ e di ‘scopo’. Intendendo per ‘scopo’ la promozione ‘dal basso’ del Parco ‘unico’ del Delta del Po; e per ‘a tempo’ la durata dell’impegno per il raggiungimento di tale fine.

Le cose poi sono andate ben diversamente. Il Parco del Delta del Po, inteso come unificazione dei due omonimi parchi regionali esistenti, già un anno fa è stato qualificato di fatto nazionale dal Parlamento, come recentemente la nostra Assessore regionale Gazzolo ha confermato. E così la sua istituzione si allontana ogni giorno di più, per l’ostilità della Regione Veneto ad addivenire alla necessaria e relativa intesa preventiva con il Ministero dell’Ambiente e la nostra Regione.

La consapevolezza di ciò è stata già più volte pubblicamente manifestata da Marco Fabbri. La sua mancata traduzione ancora nelle conseguenti e coerenti dimissioni da Presidente del Parco, non può non ingenerare il sospetto della presenza di sottostanti disegni elettorali. E la non appartenenza formale di Fabbri a questo o a quel partito non può pienamente fugarlo, in quanto le candidature in qualità di indipendente sono oggi, ben più di ieri, molto ricercate.

Caro Fabbri, niente di personale: per il bene di Comacchio e del Delta, a cui lei afferma di mirare sempre, e soprattutto per il suo onere di pubblico amministratore, si dimetta da Presidente del Parco del Delta del Po dell’Emilia-Romagna al più presto, senza porvi ulteriori indugi.

Perché è inutile e sbagliato ampliare Palazzo dei Diamanti.

Sull’intervento da realizzare a Palazzo dei Diamanti – una delle glorie cittadine e uno dei più bei palazzi del Rinascimento italiano – si è aperta a Ferrara una vera e propria guerra. Due mozioni e due fronti un contro l’altro armati. Tra i tantissimi firmatari, insieme ad architetti, urbanisti, storici dell’arte e addetti ai lavori, leggiamo i nomi (almeno questa è la nostra impressione) di chi i Diamanti li conosce solo in cartolina e i particolari del progetto non li ha nemmeno esaminati. Tant’è, sulla stampa locale e nazionale i toni della polemica si sono fatti sempre più accesi, mentre giudizi e opinioni hanno assunto sempre più connotati ideologici, o peggio, aprioristiche manifestazioni di appoggio alle posizioni di amici e colleghi.

Insomma, nella foga polemica, si è forse persa per strada la capacità di affrontare la ‘vicenda Diamanti’ in modo serio, documentato e approfondito. Ci piacerebbe che su questo giornale, abbandonando il tifo da stadio, intervenissero i protagonisti: quelli pro e quelli contro il progetto. Magari allargando l’orizzonte a cosa significhi oggi battersi per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio architettonico cittadino senza impedirne un utilizzo intelligente, moderno e rispettoso.

Ci è pervenuto l’intervento dell’architetto Andrea Malacarne, esponente di primo piano di Italia Nostra, che ospitiamo volentieri. Aspettiamo nei prossimi giorni le altre opinioni, dei favorevoli e dei contrari.

La redazione di Ferraraitalia

di Andrea Malacarne

Il Comune di Ferrara, cui è stata affidata la cura di uno degli edifici più conosciuti ed importanti del Rinascimento italiano, crede di avere il diritto di modificarne in modo permanente l’aspetto per dare risposta ad esigenze di maggiori spazi di una della proprie istituzioni. Se questo sia lecito o no, necessario o no è il vero nodo della vicenda di Palazzo dei Diamanti e non se il progetto vincitore del concorso sia bello o brutto. L’architettura contemporanea ha, come in ogni epoca, un ruolo fondamentale per la vita delle persone e delle comunità. La buona architettura ha, io credo, il compito e il dovere di portare o riportare qualità dove essa non esiste, soprattutto in quelle parti di città dove l’edilizia e la cattiva architettura hanno prodotto danni per molti decenni dello scorso secolo, in particolare in Italia . Diversamente però da tutte le epoche precedenti, poiché diversa in esse era la coscienza della storia e la percezione dell’importanza delle testimonianze storiche, dovrebbe oggi essere acquisito ed evidente che non può essere buona architettura quella che si realizza a scapito della qualità preesistente o che tende a sovrapporsi ad essa. Non è quindi oscurantismo quello di chi si oppone all’ampliamento, ma seria valutazione di non opportunità di un intervento di architettura contemporanea che creerebbe problemi molto maggiori di quelli che risolve.
Come giustamente denunciato da Italia Nostra fin dall’uscita del bando del concorso di progettazione il problema vero è un altro. Il Comune di Ferrara decide dogmaticamente di voler mantenere nello stesso edificio due funzioni incompatibili con gli spazi disponibili: la Pinacoteca Nazionale e le grandi mostre organizzate da Ferrara Arte. Ritiene giusto, essendone il proprietario, nella convinzione di soddisfare le esigenze di almeno una delle due funzioni (ovviamente quella delle mostre) metter mano al “contenitore” ampliandolo di oltre 500 metri quadrati. L’occasione è offerta dalla possibilità di ottenere i fondi attraverso il progetto del Ministero dei Beni Culturali denominato “Ducato Estense”. E’ un problema se il contenitore è uno degli edifici simbolo del Rinascimento Italiano? Assolutamente no: basta filtrare il tutto, in sorprendente accordo con la locale soprintendenza, attraverso un concorso internazionale di progettazione. Ma un concorso che si basa su presupposti sbagliati non può che produrre risultati sbagliati. Il progetto infatti (e la conseguente realizzazione che io spero mai avvenga) non risolve affatto i problemi delle due funzioni.
La Pinacoteca non ha oggi spazi per ampliarsi e non li avrà nemmeno dopo. Eventuali auspicabili acquisizioni o donazioni sono destinate, a Ferrara, a rimanere nei depositi o ad essere esposte in sostituzione di altre opere. Già questa prospettiva dovrebbe essere inaccettabile per i chi si occupa seriamente di cultura.
Le grandi mostre, nonostante l’assurdo ampliamento del palazzo, continueranno a svolgersi, come avviene da decenni, in ambienti inadatti ad ospitare funzioni espositive destinate a grande affluenza di pubblico. La scelta operata negli anni Sessanta dello scorso secolo di utilizzare parte del piano terra di palazzo dei Diamanti per importanti eventi espositivi si è dimostrata ben presto non adeguata, costringendo ad aggiungere altri ambienti nell’ala opposta del palazzo, uniti poi da un percorso coperto posticcio e decisamente brutto. Nel frattempo molte altre città decidevano, con lungimiranza, di sistemare interi immobili (in genere palazzi o conventi) per dotarsi di strutture adeguate, complete ed efficienti da adibire ad esposizioni temporanee. A Ferrara sembra radicata nelle istituzioni la convinzione assurda che l’afflusso o meno di pubblico agli eventi espositivi sia legato al luogo e non alla qualità delle mostre. L’esperienza di palazzo dei Diamanti dimostra invece esattamente il contrario: se una mostra è bella, perché studiata e preparata con adeguato rigore scientifico, ha successo anche se allestita in locali non adatti come quelli attualmente utilizzati, caratterizzati dalla presenza di ambienti piccoli, che rendono problematica la visita delle mostre con grande affluenza di pubblico, che resterebbero ovviamente tali anche nel futuro progettato allestimento.
Ferrara, proprio per la riconosciuta qualità dei propri eventi espositivi, da tempo necessita di una struttura adeguata e non di invenzioni di ripiego, per di più normativamente impraticabili, come quella proposta. Io credo, guardando al futuro, che sia preferibile che a palazzo dei Diamanti rimanga solo la Pinacoteca Nazionale, quindi con possibilità di espandere gli spazi necessari a svolgere in modo adeguato le complesse attività di una moderna struttura museale (esposizione, studio, deposito, restauro, divulgazione, amministrazione, ristoro).
Lo stesso quadrivio dei Diamanti offre poi le possibili soluzioni per una nuova sede per le mostre temporanee, in sintonia con la politica di recupero ad uso pubblico di importanti edifici monumentali attuata ormai da decenni dagli amministratori di Ferrara, politica che ha avuto forse il punto più alto e significativo nel “Progetto finalizzato al restauro, recupero e valorizzazione delle mura e del sistema culturale – museale della città”, progetto che già nel 1987 prefigurava soluzioni coerenti e lungimiranti per i palazzi del quadrivio.
La soluzione più semplice appare il recupero di Palazzo Prosperi Sacrati, di proprietà comunale, attualmente privo di funzione, del quale stanno per iniziare consistenti opere di restauro con fondi post-sisma. Logica, e maggior coerenza col tema Ducato Estense, vorrebbero che la parte di fondi destinata al solo ampliamento di palazzo dei Diamanti (almeno due milioni e mezzo di euro) potessero essere dirottati per il completamento del restauro dell’edificio rinascimentale.
Nel caso in cui venisse dimostrato, come si è sentito affermare in questo periodo in modo generico e non motivato, che l’edificio non fosse adatto ad ospitare mostre temporanee, la soluzione andrebbe ricercata, come già proposto nel ‘progetto mura’, nel restauro di palazzo Bevilacqua Pallavicino, anch’esso a pochi passi da palazzo dei Diamanti, dotato di grandi spazi, di proprietà demaniale, impropriamente oggi occupato da una caserma della polizia di cui viene periodicamente dichiarata la necessità di trasferimento in sede più idonea. Il destino del palazzo, per la propria collocazione, non può che essere quello, prima o poi, di diventare parte integrante del sistema museale della città.
Altro argomento chiave che induce ad opporsi alla costruzione di un edificio nel giardino di palazzo dei Diamanti è il timore che l’eventuale approvazione dell’intervento proposto in un edificio di questa importanza possa costituire un precedente tale da produrre conseguenze devastanti agli spazi di pertinenza degli edifici monumentali in tante altre parti del Paese: perché a Ferrara sì e altrove no? Gravissimi i danni potenziali anche per la città. Come può il comune continuare ad imporre, con ragione, ai privati il rispetto assoluto dei giardini degli edifici storici se costruisce un edificio di 500 metri quadri nel giardino del più bello ed importante di questi edifici? Se il centro storico di Ferrara è stato dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità” non è per caso, ma perché sono state da decenni definite delle regole. Non può essere l’ente pubblico a calpestare le regole che impone, seppure per presunti (ma in questo caso inesistenti) motivi di pubblica utilità, perché troppi sono gli interessi e le pressioni che non aspettano altro che le regole spariscano per riprendere indisturbati a devastare le parti più belle delle nostre città.
Uno degli argomenti addotti a favore dell’intervento, che denota chiaramente coda di paglia, è la reversibilità. Ma siamo seri: davvero qualcuno può credere che un intervento che costa sulla carta due milioni e mezzo di euro possa essere reversibile? Chi lo sostiene dimostra quanto meno assoluto disprezzo per il valore del denaro pubblico, caratteristica che, onestamente, non mi pare sia stata propria di chi ha governato la città nell’ultimo decennio.
Qualcuno ha affermato, nel corso del dibattito in atto, che la mancata realizzazione del progetto costituirebbe un incredibile smacco “soprattutto culturale”. Io credo che la cultura, quella vera, non quella di chi non sa vedere al di là delle esigenze del proprio orticello, debba avere visioni ampie e complessive, capaci di pensare al futuro, ma sulla base della conoscenza e del rispetto del passato.

Ferrara, gennaio 2019

Lezioni di pensiero

Quanti professori avete incontrato nel vostro percorso di istruzione? E che ricordo ne conservate?
Sebbene capiti a tutti di dimenticare molti dei propri insegnanti, al punto da faticare a ricordarne persino il nome, è possibile tuttavia anche serbarne il ricordo a lungo, a volte per tutta la vita.
I più fortunati hanno incontrato almeno un insegnante che ricordano con gioia, con affetto, perché ha contribuito a renderli le persone che sono diventate. Ognuno in un modo diverso, secondo la propria personalità e sensibilità. Ma sono proprio loro ad aver colto il senso profondo e ultimo di un mestiere tanto delicato.
Le nozioni col tempo si dimenticano, la memoria ci abbandona e con lei date, nomi e regole algebriche. Ciò che invece non è possibile dimenticare è ciò che gli insegnanti dovrebbero avere più a cuore: insegnare a pensare. Perché chi pensa decide, sceglie, cresce e trova, consapevolmente, il proprio posto nel mondo.

“Io non posso insegnare niente a nessuno, io posso solo farli pensare”
Socrate

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

Il selfie secondo Van Gogh

L’autoritratto è l’espressione artistica della volontà dell’artista di lasciare una traccia di sé non solo attraverso le sue creazioni, ma anche attraverso la propria rappresentazione fisica.
Quasi completamente sconosciuto nell’arte antica, il genere dell’autoritratto iniziò a fare la sua comparsa nel periodo medievale, sebbene non fosse un genere autonomo, ma piuttosto un inserimento in altre rappresentazioni più ampie, al fine di rendere nota la paternità dell’opera non soltanto ai contemporanei, ma anche alle generazioni future. E non importava una corretta raffigurazione fisiognomica, perché ciò che contava erano le connotazioni sociali e professionali.
È solo nel corso del Rinascimento che il genere dell’autoritratto raggiunse la sua completa fortuna e dignità artistica, mentre nel corso del XVII secolo vide l’affermarsi dell’introspezione psicologica dell’artista, che si fece sempre più profonda col progredire degli studi di Sigmund Freud.
Sono stata invogliata ad approfondire il tema dell’autoritratto, che ho tratteggiato in queste poche righe, dall’interesse per Vincent Van Gogh, che fece un racconto autobiografico attraverso la rappresentazione della propria immagine.
E poi un giorno, immersa nell’affascinante mondo dell’arte, ecco la folgorazione: con orrore mi sono resa conto che l’autoritratto di oggi che studieranno i posteri è il selfie e che gli “artisti” ricordati in futuro sono questi cultori dell’autoscatto, professionisti del vacuo, che davvero poco hanno per cui essere ricordati.
Sconsolata mi abbandono all’ineluttabile sentenza che, ahimè, ardua, ai posteri come sempre spetta.

Grazie sig.ra Doom, la penso sempre quando ho le dita fredde alle prove

Ormai è una notizia “già vecchia” ma io sono ancora un po’ abbacchiato per la dipartita della cara, vecchia Lorna Doom.
Lorna Doom è stata la bassista dei Germs, uno dei miei gruppi “della vita” e – per me e per tanti altri – Il Gruppo Punk Americano per antonomasia.
Proprio come i Sex Pistols, son durati appena un disco ma quel disco era e rimane – proprio come quell’unico vero disco dei Pistols – Il Disco.
Da bravi americani, Darby Crash, Pat Smear, Lorna Doom e Don Bolles – i Germs originali – presero un’idea – in questo caso il punk rock – e la estremizzarano fino a trasformarla in qualcosa che poi diventò quell’hardcore punk che attecchì con ottimi risultati anche qui da noi in Italia.
Non tenterò di spiegare ulteriormente la musica dei Germs perché so che non renderei assolutamente giustizia a quei 72 minuti scarsi di canzoni che compongono “MIA: The Complete Anthology”, ovvero “(GI)” – Il Disco – più pezzi sparsi finiti su singoli/ep e nella colonna sonora di “Cruising”, film di Friedkin del 1980.
Il mio umile consiglio è dunque: ascoltate il pezzo di questa settimana e se vi va, appassionatevi ai Germs.
Se scatta la scintilla non vi molleranno mai, proprio come una bruciatura da sigaretta che – opportunamente stilizzata – che era il loro logo.
Non ho molto altro da dire se non: GRAZIE sig.ra Doom, se non fosse stato per lei e per quel suo suono indefinibile non avrei mai mollato la chitarra per il basso.

Manimal (The Germs, 1979)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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