Giorno: 26 Gennaio 2019

Domani, al Meis, visite guidate per il giorno della memoria

Da: Ufficio Stampa Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah – Meis

In occasione del Giorno della Memoria, domani (domenica 27 gennaio, ndr) il MEIS propone delle visite guidate del percorso espositivo permanente Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni, dello spettacolo multimediale Con gli occhi degli ebrei italiani e della mostra di Dani Karavan Il Giardino che non c’è.

Nel bookshop del Museo è, inoltre, possibile assistere alla proiezione in loop di Eravamo italiani. In 50 minuti, il docufilm di Ruggero Gabbai (autori Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto) raccoglie le testimonianze di quei sopravvissuti italiani alla Shoah che, dopo la morte di Primo Levi, iniziarono a parlare all’interno del progetto dell’Archivio della Memoria della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.

Per le visite guidate, partenza fissa alle 11.30 e alle 15.00.

Per gli adulti, il costo è di 5,00 € più il prezzo del biglietto di ingresso. I gruppi superiori alle 7 persone sono invitati a prenotare la visita a questi contatti: call center 848 082380; da cellulare e dall’estero +39 06 39967138 (attivi tutti i giorni 9.00-18.00); meis@coopculture.it, prenotazioni@coopculture.it.

Invito a Palazzo dei Diamanti “Dopo le polemiche la realtà”

Da: Organizzatori

Gentilissime amiche ed amici,
dopo le polemiche intorno all’ampliamento di Palazzo dei Diamanti, la realtà entusiasmante delle Gallerie Estensi ovvero dei rinnovati spazi espositivi della Pinacoteca Nazionale e la più grande collezione al mondo di opere di Filippo De Pisis, oggi magnificamente esposta al Padiglione d’Arte Contemporanea di Palazzo Massari.

Domenica 27 Gennaio – Ferrara Cantiere Aperto

ore 15.00 Visita guidata alla scoperta delle Gallerie Estensi
La Bibbia di Borso e le Muse dello Studiolo di Belfiore nel rinnovato spazio espositivo della della Pinacoteca Nazionale di Palazzo dei Diamanti.

Appuntamento alle ore 15.00 all’ingresso di Palazzo dei Diamanti, ingresso intero euro 6, ridotto studenti, visita guidata euro 7.

ore 17.00 Filippo De Pisis – La poesia dell’attimo
I capolavori del maestro del Novecento Ferrarese nel Padiglione d’Arte Contemporanea di Palazzo Massari. Ingresso intero euro 4, ridotto euro 2. Visita guidata euro 5.

Appuntamento alle ore 17.00 presso il Padiglione d’Arte Contemporanea Corso Porta Mare 5

Giornata della memoria – il 26 Gennaio con “memorie” raccolta di libri per ragazzi in 67 negozi di coop alleanza 3.0 e 35 librerie.coop

Da organizzatori

Soci e clienti potranno contribuire donando i volumi, che la Cooperativa destinerà a scuole, biblioteche e istituzioni locali.

Nel Ferrarese coinvolti nel capoluogo l’ipercoop Il Castello in provincia l’ipercoop di Copparo e il supermercato di Cento

 

“Sono Liliana Segre e credo che il modo migliore per coltivare e tenere viva la memoria sia attraverso le parole di un libro. Il monito di Primo Levi ci deve sempre accompagnare: ‘È accaduto, può accadere ancora’. Per questo, è così importante conoscere, approfondire, ricordare, trasmettere conoscenza, e per questo vi invito a partecipare a ‘Memorie’: il 26 gennaio regalate un libro ai ragazzi perché anche loro possano conoscere e ricordare”.

Con queste parole la senatrice Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, ha voluto sostenere “Memorie – Storie da ricordare, storie da regalare”, l’iniziativa organizzata per sabato 26 gennaio da Coop Alleanza 3.0 in occasione della “Giornata della memoria”: una raccolta di libri, da portare da casa o da acquistare, promossa con Librerie.Coop e Doppiozero, che già nel 2018 ha permesso di destinare libri a scuole e associazioni dei territori in cui opera la Cooperativa.

“Memorie” ha coinvolto quest’anno 11 scrittori, che hanno selezionato 11 libri da proporre alla lettura: ogni scrittore ha infatti declinato, attraverso i testi scelti, la sua idea di memoria o di libro da salvare, perché detentore di un sapere da preservare e trasmettere, specie ai più giovani.

La Giornata della Memoria (che cade il 27 gennaio) ricorda lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione di chi ha subìto la deportazione, la prigionia, la morte, e di chi, anche in schieramenti diversi, ha protetto i perseguitati, anche a rischio della propria vita.

La meccanica dell’iniziativa: i negozi, i libri, gli scrittori, i partner

Il 26 gennaio in 67 negozi della Cooperativa – dal Friuli-Venezia Giulia alla Sicilia – e in 35 Librerie.Coop (l’elenco completo è su all.coop/memorie) soci e clienti potranno donare uno o più testi, a propria scelta o attingendo alla lista proposta dagli scrittori che hanno aderito a “Memorie”.

Nel Ferrarese coinvolti nel capoluogo l’ipercoop Il Castello in provincia l’ipercoop di Copparo e il supermercato di Cento.

I libri potranno essere portati da casa o acquistati; la consegna va fatta ai volontari ai banchi presidiati nei negozi in cui è attiva l’iniziativa. I libri raccolti saranno donati alle scuole, biblioteche e istituzioni individuate sul territorio, per costruire una piccola “biblioteca della memoria”.

I titoli proposti sono: “Diario” di Anne Frank, “Se questo è un uomo” di Primo Levi, “ I sommersi e i salvati” di Primo Levi, “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, “Suite francese” di Irène Némirowsky, “Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani, “I sentieri dei nidi di ragno” di Italo Calvino, “Maus” di Art Spiegelman, “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, “Odissea” di Omero e “Destinatario sconosciuto” di Katherine Kressman Taylor, che per l’occasione è stato stampato da Bur in un’edizione speciale per Coop Alleanza 3.0 e Librerie.Coop al prezzo simbolico di 3,90 euro.

Gli scrittori coinvolti sono: Eraldo Affinati, Marco Belpoliti, Ermanno Cavazzoni, Marcello Fois, Nicola Lagioia, Valerio Magrelli, Maria Nadotti, Alessandra Sarchi, Nadia Terranova, Grazia Verasani, Sandro Veronesi.

Partner dell’iniziativa sono l’Ucei, Anpi, Libera, Arci e Auser.

Le iniziative sul territorio

Nell’ ambito di “Memorie” si terranno i seguenti appuntamenti a ingresso libero: il 26 gennaio allo spazio libreria dell’ipercoop Il Castello dalle 11 alle 12 si terrà il reading dal titolo: “Per non dimenticare: parole e musiche dell’Olocausto” in cui interverranno gli attori Marco Sgarbi e Giulio Costa di “Teatro Off” con la musica di Ludovico Bignardi.

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Palazzo dei Diamanti, il progetto selezionato rispetta la storia e risponde ai bisogni attuali

di Sergio Fortini, Elisa Uccellatori, Francesco Vazzano (Canapè Cantieri Aperti)
Accade spesso, in Italia. È accaduto anche questa volta. È una vecchia storia, che non prevede mezze misure, bensì proclami, elmi, corazze.
La cosa curiosa e fors’anche positiva è rappresentata dal fatto che momenti di confronto come questi provocano una accelerazione emozionante (oltre che emotiva), decisamente trasversale nelle competenze rispetto al campo architettonico in oggetto: confronto, dissenso, indignazione, provocazione, attacco, difesa si alternano in uno groviglio di voci e opinioni e costringono, più o meno consapevolmente, a un esercizio che spesso si scorda di fare: interrogarsi sugli spazi comuni da vivere e abitare, sul futuro di un tessuto urbano, sulle contraddizioni implicite al concetto di trasformazione, al rapporto tra ciò che si eredita dai secoli e ciò che si ha il diritto e dovere di costruire, dal punto di vista scientifico, filosofico, architettonico, artistico, politico, come espressione di una civiltà viva. Il senso di appartenenza a una (o a diverse) comunità si manifesta in modo potente nel dissenso, più che nel consenso. Questa epifanìa partecipativa porta con sé qualcosa di singolarmente democratico, accorpando in un unicum indistinto la firma accorata dell’addetto ai lavori, l’autografo distratto della personalità lontana, la postura incerta dell’ignaro passante intervistato ‘dalla tivù’ o ‘dai giornali’. Passante che si accorge, lì e in quel momento e non senza un rigurgito d’ansia, di essere necessario portatore di una voce e di una facoltà di scelta.

Probabilmente, al di là della querelle, questo concorso e il progetto che ne esce costituiscono opportunità di riflessione anche sul significato della parola ‘museo’, poiché, mentre ci si accapiglia con stile (ognuno con il proprio e a ciascuno il suo), la realtà avanza e corre oltre, disegnando in altri luoghi nuovi scenari e facendola apparire impropria. I luoghi della conoscenza seguono da tempo criteri di organizzazione degli spazi e delle funzioni assai differenti da quelli di una canonica esposizione, mentre nuovi individui nascono e crescono con la necessità di una rielaborazione del fondamentale concetto di ‘lentezza’, come strumento di approfondimento e di sapere.

Il progetto selezionato mantiene la dignità architettonica e l’equilibrio di un dialogo tra storia e contemporaneità, risolvendo una serie di problematiche che il museo internazionale di Palazzo dei Diamanti non può più permettersi di avere; sempre che non si desiderino prospettive più contenute e locali, più ‘quiete’ – si potrebbe dire senza cadere nel giudizio di merito – per il futuro di questa centralità culturale. Sotto il profilo strategico, la strada da percorrere sembra essere un’altra, con l’obiettivo di uno sviluppo progressivo delle potenzialità di un simile sistema di luoghi e della comunità che ha la fortuna quotidiana di poterlo praticare. Chi conduce il mestiere dell’architettura sa bene che, in un progetto complesso, ‘la soluzione’ non esiste. Esiste invece un testardo lavoro artigianale, fatto di intuizioni, arresti, correzioni, ripartenze, valutazioni che, nella migliore delle ipotesi, porterà a un esito efficace, di suggestione emotiva, di percezione di qualità degli spazi. Solo in rarissimi casi alla poesia e, dunque, all’opera d’arte.

I firmatari che seguono conoscono gli sforzi sottesi a questo limite cui tendere e rappresentano una molteplicità di professionisti abitualmente a confronto con le multiformi tematiche dell’architettura, del progetto urbano, del rapporto tra storia e presente. Per questo motivo, al di là dei sani antagonismi che vivificano un concorso di siffatta specie, dopo aver implicitamente abbracciato la scelta di una trasformazione contemporanea partecipando alla competizione, essi avvertono la responsabilità civile di affermare il proprio sostegno al progetto selezionato dalla commissione di gara, con l’auspicio che questo processo possa proseguire con lo stesso dinamismo che sembra aver acceso il dibattito.

Muri e sbarramenti: monumenti alla paura

Trent’anni fa, il 9 novembre 1989, cadeva il muro di Berlino, costruito il 3 agosto 1961. Con quel muro si sgretolava, idealmente e materialmente, il confine che segnava la cortina di ferro tra est Europa e ovest, tra le zone di influenza americana e quella sovietica, finiva anche la grande illusione del comunismo. Quella di un nuovo ordine liberale sta finendo adesso. Quando quel muro veniva abbattuto, nel mondo ce n’erano altri sedici. Oggi i muri e le barriere sono settanta.
Da sempre nella storia le opere murarie delle civiltà umane costituiscono un potente codice dai contenuti politici e programmatici e diventano chiaro simbolo di progresso, accoglienza e positività oppure chiusura e respingimento. Fino al 1989 l’Occidente voleva abbattere le barriere e oggi, 2019, vuole innalzarle per allontanare chi vuole entrare. Muri che fanno capire come sia cambiata la storia dei popoli in soli tre decenni. Tra Stati Uniti e Messico, una recinzione di più di mille chilometri, munita di sensori elettronici e visori notturni, è diventata la struttura di contenimento per quei messicani che aspirano al varco del confine e non è ancora finita. A loro volta i messicani ne hanno creata una per non permettere ai guatemaltechi di entrare nel loro Paese. E quell’Ungheria che durante la Guerra Fredda aveva aperto un varco nella frontiera con l’Austria, neutralizzando il filo spinato elettrificato e permettendo a molti transfughi dell’Est di raggiungere l’Ovest, ora costruisce una barriera di 175 km, tre metri e mezzo di altezza , sul confine con la Serbia per arrestare gli immigrati. Muri, barriere, sbarramenti, blocchi, ghetti sono testimonianze fisiche di una volontà precisa: fermare, escludere, negare. E dove c’è il mare e non si possono costruire i muri, si chiudono le frontiere o i porti.

Si dice che “Chi ha paura costruisce muri, chi ha fiducia costruisce ponti, chi ha speranza costruisce strade” e niente di più vero e corrispondente è accaduto nella storia. Sulle strade dell’Impero romano hanno viaggiato culture e civiltà, popoli e idee, merci e soldati, pellegrini e viandanti di ogni dove. Una rete di vie lastricate che si dipanava per 100.000 km e univa tra loro territori che corrispondono a trentadue nazioni dei nostri giorni, sistema viario che ha posto le basi per l’Europa di oggi. Tra i grandi esempi di muri eretti a difesa, spiccano sempre la Grande muraglia cinese e il Vallo di Adriano. La prima, oggi patrimonio Unesco, venne costruita nel lunghissimo periodo tra il 215 a.C. e il secolo XIV; conta su una lunghezza stimata 21.196 km e la sua edificazione iniziò sotto la dinastia Quin, dopo la conquista di tutti gli Stati avversari da parte di Quin Shi Huang. Un’opera mastodontica che alla fine si rivelò inutile perché Pechino, capitale da difendere, cadde non già per mano dei tartari, ma per insurrezioni interne. Il Vallo di Adriano è il secondo significativo esempio di muro fortificato nella storia: un’imponente fortificazione in pietra che correva per 117 km sul confine tra la provincia romana della Britannia e la Caledonia, nell’Inghilterra del nord, corrispondente grossomodo all’attuale Scozia. Venne eretto dall’imperatore Adriano nella metà del II secolo e percorreva il nord dell’isola da costa a costa, baluardo contro i Pitti. Diventò nel tempo un confine doganale e linea di controllo, perdendo il suo valore militare e strategico. Vecchi muri della storia che hanno assistito agli avvicendamenti e resistono nel tempo, simbolo di imponenti icone di controllo dei territori, strategia deterrente e minaccia. Caratteristiche che riguardano sempre e ancora gli attuali sbarramenti di ora, ipertecnologici o spartani che possano essere a seconda delle zone.

Nell’Europa dell’area Schengen si contano tredici sbarramenti o muri, tra cui quello tra Grecia e Turchia, tra Belfast cattolica e Belfast protestante in Irlanda, tra l’enclave spagnola di Ceuta e il resto del Marocco, tra la popolazione greca e quella turca a Nicosia, capitale di Cipro, tra Ungheria e Croazia, Bulgaria e Turchia e addirittura attorno al porto di Calais in Francia. Perfino i Norvegesi non hanno resistito alla loro modestissima barriera di 200 m al confine con la Russia presso Storskog, costruita nel 2016. Anche tra Austria e Slovenia corrono dal 2015, 3 km di filo spinato, in Stiria, nella zona di Spielfeld – piccola frazione di 968 abitanti – nome che, ironia della sorte, significa ‘campo da gioco’. Tra i muri nel resto del mondo si contano quello tra le due Coree, tra Cisgiordania e Israele, tra India e Pakistan, Arabia e Yemen, Kuwait e Iraq, Botswana e Zimbabwe, e molti altri. Un mondo recintato da costruzioni di paura, creature di regimi dittatoriali ma anche democratici che si blindano per arginare i flussi migratori e proteggere i territori, generando spesso ulteriore xenofobia. Globalizzazione e guerre hanno messo in movimento milioni di esseri umani, cambiando i termini e le convenzioni della convivenza dei popoli. La risposta sempre più frequente è ‘il muro’, la chiusura in se stessi e l’autodifesa estrema senza appelli: la negazione del cosmopolitismo e il rischio di mettere in crisi permanente i valori dello scambio umano di culture ed esperienze, della solidarietà e della comprensione.

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