Giorno: 4 Febbraio 2020

Mobilità sostenibile: si parte col piede giusto

Da: consigliera regionale di Europa Verde, Silvia Zamboni.

“La decisione del presidente Stefano Bonaccini di investire sulla mobilità sostenibile in Emilia-Romagna, è positiva: si parte col piede giusto. Anche alla luce dei dati di Legambiente sulla crescita dei pendolari: a loro dobbiamo dare servizi efficienti, a tutti gli altri alternative valide all’uso individuale dell’auto. Nell’area bolognese, in particolare, occorre completare il Servizio Ferroviario Metropolitano. La transizione ecologica nel campo dei trasporti è una necessità non più rinviabile, sia per migliorare la qualità dell’aria sia per ridurre le emissioni climalteranti. Ed è anche una opportunità di sviluppo sostenibile, di qualificazione produttiva e di creazione di nuove opportunità occupazionali. Su questi obiettivi Europa Verde è impegnata a far valere la propria presenza in Regione”.

6 Febbraio: il Clandestino è Downtown Tower con la miscela di jazz e funk dei Duck Juice

Da: Jazz Club Ferrara.

Giovedì 6 febbraio il groove dei vitaminici Duck Juice, firma il penultimo appuntamento di Downtown Tower realizzato in collaborazione con Jazz Club Ferrara. Il collettivo, recentemente selezionato alle finali del prestigioso concorso “Chicco Bettinardi”, è formato da Luca Chiari alla chitarra, Lorenzo Manfredini al trombone, Lorenzo Locorotondo alle tastiere, Federico Perinelli al basso e Andrea Grillini alla batteria.

Giovedì 6 febbraio (inizio ore 21.30) il groove dei vitaminici Duck Juice, quintetto formato da Luca Chiari alla chitarra, Lorenzo Manfredini al trombone, Lorenzo Locorotondo alle tastiere, Federico Perinelli al basso elettrico e Andrea Grillini alla batteria, firma il penultimo appuntamento di Downtown Tower, realizzato in collaborazione con Jazz Club Ferrara. Audacia, tecnica e fantasia sono caratteristiche che derivano dall’ottima preparazione di ogni membro del gruppo che, con sorprendente vitalità, sa coinvolgere il pubblico ad ogni brano muovendosi a proprio agio tra svariati stili: dal latin al funk, dalla black music ad atmosfere più rarefatte.
Quello dei Duck Juice è di fatto un frutto maturo in cui nulla è lasciato al caso, come dimostrato dall’omonimo disco d’esordio che ha riscosso il plauso di pubblico e critica e la recente selezione alle finali del concorso nazionale “Chicco Bettinardi” organizzato dal Piacenza Jazz Fest.
L’ultimo appuntamento da non perdere è, giovedì 13 febbraio, con il Viviana Severini ‘Souli’. Per informazioni 0532 767101.

DI MERCOLEDI’
L’elmo di Ferraù e le ‘piccole felicità di riserva’

E’ mercoledì e sto facendo il giretto giretto nella piazza del mio paese, tra le bancarelle del
mercato. Ormai il corto circuito tra letteratura e vita mi scatta da sé: la vita che pulsa in questo momento nella piazza è piena di rumori e di odori. Per me, di immagini letterarie.
La giovane donna dalla quale ho appena fatto acquisti viene dall’Oriente, i tratti del viso sono marcati, gli occhi rotondi e umidi come nei fumetti. Mi ha guardata ed ascoltata con attenzione, e quando, a spesa fatta, mi sono accomiatata, si è girata lentamente per riprendere il lavoro di prima: sistemare meglio la merce sul banco.
Un gesto breve e spontaneo, ripetuto chissà quante altre volte. Servire un cliente e poi riprendere la serie di gesti interrotta un attimo prima.Io però catturo questa immagine e la porto a volo tra le ottave del primo canto dell’ Orlando furioso. Là mi aspetta il saraceno Ferraù che è appena ritornato sulla sponda del fiumicello dove si trovava poco prima. Cosa lo ha spinto a lasciare la sua amena postazione? Ha sentito le grida dAngelica in fuga nella foresta sopra un focoso cavallo, ha brandito la spada per darle soccorso e liberarla dall’inseguitore, il famoso paladino Rinaldo che l’ama non meno di suo cugino Orlando.
Ferraù duella strenuamente con Rinaldo, poi, d’accordo con lui, decide di smettere di combattere e di mettersi piuttosto sulle tracce della donna che di nuovo è fuggita nel labirinto del bosco. Si è separato da Rinaldo quando le orme del cavallo sono diventate confuse… e vagando di qua e di là è ritornato sulla stessa riva del fiume.
Ferraù ha incassato un insuccesso totale, e cosa fa? Agli studenti piace fare ipotesi sul seguito dell’episodio: c’è chi immagina le manifestazioni del suo sconforto tra lacrime e sospiri, chi lo vede agitarsi e magari prendersela con la natura all’intorno, chi dice che ripartirà subito per cercare la donna per cui “avea il petto caldo”, non meno degli altri illustri cavalieri sia cristiani che saraceni.
Di solito restano delusi quando scoprono che non accade nulla di tutto questo: ci dice Ariosto che “poi che la donna ritrovar non spera, / per aver l’elmo che il fiume gli asconde, / in quella parte onde caduto gli era / iscende…”. Aveva perduto l’elmo nelle acque del fiume durante la pausa dalla battaglia, e ora semplicemente si rimette a cercarlo.
A questo punto, nel motivare il comportamento del personaggio, insieme ai ragazzi vado a consultare alcuni critici letterari, che chiamo ‘lettori esperti’: da sempre ritengo che siano al nostro fianco nella postazione del lettore, e che da lì, non dal mondo separato della Critica Letteraria, ci facciano arrivare la loro voce. Da loro arrivano allora espressioni come “ricerca dell’oggetto degradato” (per spiegare cosa si mette a fare Ferraù); oppure “oggetto del desiderio di secondo livello” (per riferirsi all’elmo). Termini altisonanti per dire che Ferraù, non essendo riuscito a raggiungere e avere per sé Angelica, ha trovato un ripiego. Ora conduce una inchiesta meno appagante, ma pur sempre legittima e con qualche attrattiva, anche se per lui meno sfavillante di quella amorosa.
Io le chiamo ‘piccole felicità di riserva’ e negli anni le ho cercate tante volte nell’orizzonte delle mie giornate. Me le sono procurate, come ho fatto anche oggi, comprando dei piccoli oggetti dalla  signora orientale, perché mi dessero un accettabile senso di compensazione.
Siamo esposti alla vita. ​Dalla vita arriva di tutto, sulle ali di quella mutevolezza che Ariosto ha posto al centro del suo poema, come motore della narrazione e come regola di vita. Da un certo momento in poi, dalla vita ho ricevuto privazioni, lutti, cambi di rotta e di prospettiva, come accade a tutti. In risposta ho tentato di giocare la mia buona carta. Per resistere, per essere ancora capace di determinare il cammino, per volermi bene.
Eccolo, l’elmo di Ferraù, che lo fa sentire ancora titolare di un progetto, un’inchiesta, un desiderio. Ecco le piccole felicità. Lo faccio notare ai ragazzi. Comprenderanno? Credo che lo faranno in una delle loro prossime età; il poema di Ariosto è sempre lì. E poi c’è la vita ad aspettarli.

Dal ministero dell’Ambiente quasi 40 milioni di euro all’Emilia-Romagna: verso l’acquisto di altri 300 nuovi bus ecologici. Bonaccini: “Un ulteriore passo avanti verso una mobilità sostenibile”

Da: Regione Emilia Romagna.

Il riparto di 180 milioni alle Regioni del Bacino Padano, che nel 2017 firmarono l’Accordo sulla lotta all’inquinamento. Le risorse anche per migliorare la sorveglianza degli accessi alle aree a traffico limitato. Il presidente della Giunta: “Obiettivo di mandato 2 mila nuovi autobus ecologici. Con i fondi programmati dalla Regione, ad oggi già finanziato in tutto l’acquisto di 1.100 mezzi”

Bologna – “Un passo concreto verso l’obiettivo che vogliamo raggiungere, e cioè avere in Emilia-Romagna 2 mila nuovi autobus ecologici. Dal ministero dell’Ambiente sono in arrivo per la nostra regione quasi 40 milioni di euro di risorse nazionali per migliorare la qualità dell’aria. Circa 36 milioni serviranno per acquistare 292 nuovi autobus elettrici, ibridi, a metano o biometano: un obiettivo possibile perché ai fondi nazionali si aggiungono quelli, di pari importo, messi a disposizione dalle Aziende del trasporto pubblico locale che raddoppieranno l’investimento complessivo. Altri 3 milioni e mezzo assegnati alla nostra Regione saranno invece destinati a migliorare i sistemi di vigilanza di tutte le aree soggette alla limitazione del traffico. Un impegno concreto da parte del Governo, per il quale ringrazio il ministro Costa”.

Così il presidente Stefano Bonaccini esprime soddisfazione per l’annuncio, da parte del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, dell’attribuzione delle risorse alle Regioni del Bacino Padano per continuare l’impegno verso la riduzione delle emissioni inquinanti e della concentrazione di polveri nell’aria. In tutto, fino al 2022, sono a disposizione 180 milioni di euro. La quota destinata all’Emilia-Romagna è di 39 milioni e 350 mila euro.

“Questo finanziamento- aggiunge il presidente- garantisce ad oggi la sostituzione di 1.100 autobus: la Regione ha infatti già programmato e sta attuando il rinnovo di 800 veicoli, a cui si aggiungono quelli che saranno acquisiti con i nuovi fondi. Un risultato frutto dell’azione condivisa con il ministero dell’Ambiente e le altre Regioni del Bacino Padano che ha tratto origine dall’Accordo sulla qualità dell’aria che firmammo a Bologna nel 2017 con dicastero, Piemonte, Lombardia e Veneto, azione che si è rinnovata al Clean Air Dialogue con la Commissione europea dello scorso giugno”.

“E ora il lavoro prosegue- chiude Bonaccini-. Stiamo già negoziando con il Governo per ottenere ulteriori risorse, fondamentali per raggiungere il rinnovo al 100% della flotta di veicoli del trasporto pubblico locale”.

Sprechi di cibo: come ridurli o evitarli

Da: HERA.

Lo spreco alimentare in Italia è stimato per un valore di circa 10 miliardi, in calo rispetto al 2019 ma ancora troppo elevato: in occasione della giornata nazionale contro gli sprechi alimentari ecco qualche utile consiglio per ridurli, fino ad evitarli. In caso di necessità ricordarsi di conferirli correttamente nel rifiuto organico per produrre compost di qualità e biometano
In Italia ancora elevati gli sprechi di cibo
Circa 10 miliardi euro: è questo il controvalore dello spreco alimentare in Italia nel 2020, secondo quanto emerge dal Rapporto Waste Watcher di Last Minute Market/Swg 2020 diffuso in questi giorni in occasione della giornata nazionale contro gli sprechi di cibo.
Nonostante sia in calo di circa il 25% rispetto al 2019, il valore degli sprechi alimentari in Italia – che solo in una piccola parte deriva dalla filiera della produzione/distribuzione – è ancora troppo alto.
Per questo, dal 2009 il Gruppo Hera porta avanti il progetto “Cibo Amico” grazie al quale vengono recuperati i pasti preparati ma non consumati nelle 5 mense dell’azienda, a favore di 5 onlus del territorio che assistono 110 persone.
Per dare una dimensione dell’impatto che Cibo Amico ha sul territorio, ricordiamo che grazie a questo progetto, solo nel primo semestre 2019 Hera ha recuperato oltre 5.000 pasti, corrispondenti a un valore di oltre 22 mila euro.
Cifre che si moltiplicano se a si prende in considerazione l’intera durata del progetto: dal 2009 i pasti recuperati sono oltre 100mila, con sprechi evitati per più di 400mila euro. A questi vantaggi si devono aggiungere anche quelli derivanti dalla minore produzione di rifiuti, con un risparmio di 50 tonnellate totali (5,7 solo nel 2017), pari a un centinaio di cassonetti colmi.
Anche la mensa aziendale di Ferrara dà il suo contributo a questa iniziativa e sempre nel primo semestre del 2019 ha donato mille pasti – pari a 400 kg di prodotti alimentari –all’Associazione Viale K, pasti che poi sono stati distribuiti presso la Casa delle Donne, Casa Mambro e la Mensa dei Poveri di via Gaetano Pesci.
La parte residua di rifiuti organici o di scarti di cucina, che va sempre messa negli appositi contenitori, contribuisce comunque alla salute del pianeta: nel 2018 Hera ha raccolto 69 kg di rifiuti organici per abitante, il 92% dei quali sono stati recuperati. Ad esempio, nel nuovo impianto di produzione di biometano di Sant’Agata Bolognese, inaugurato nel 2018 e costato 30 milioni di euro: qui grazie a scarti di cucina, avanzi di cibo, sfalci e residui organici si produrranno ogni anno 7,5 milioni di metri cubi di biometano, un combustibile completamente rinnovabile che consentirà di evitare l’utilizzo di oltre 6.000 tonnellate di petrolio all’anno oltre a 20.000 tonnellate di compost.
Consigli pratici su come ridurre gli sprechi alimentari
Se però la raccolta differenziata permette di dare nuova vita ai rifiuti, è importate prima di tutto cercare di ridurli: in occasione della giornata nazionale contro gli sprechi alimentari, ecco alcuni pratici consigli per ridurli o addirittura evitarli a partire dalle proprie abitudini quotidiane:
• usare la doggy bag, il sacchetto che ci si porta da casa o che si chiede al ristorante per conservare gli avanzi;
• comprare solo il cibo essenziale, pianificando i pasti della settimana;
• controllare sempre le date di scadenza al momento dell’acquisto;
• se possibile, è preferibile acquistare gli alimenti direttamente dal produttore per evitare gli sprechi dovuti alle lunghe filiere;
• donare i prodotti che non vengono consumati alle associazioni locali che sostengono le strutture caritative.

Il Prefetto riceve a i nuovi vertici della Capitaneria di Porto di Ravenna, C.V (CP) Giuseppe Sciarrone e del Compartimento della Polizia Stradale dell’Emilia Romagna, Dirigente Superiore di P.S. Dr.ssa Cinzia Ricciardi

Da: Prefettura di Ferrara.

Il Prefetto Michele Campanaro ha ricevuto stamane a Palazzo don Giulio d’Este il Capitano di Vascello (CP) Giuseppe Sciarrone, nuovo Direttore Marittimo dell’Emilia Romagna e Comandante della Capitaneria di Porto di Ravenna.
Il Capitano di Vascello Sciarrone proviene dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Roma, dove era approdato dopo essere stato per tre anni Capo del Compartimento Marittimo e Comandante del Porto di Siracusa.
Nella stessa mattinata, il Prefetto ha incontrato la dottoressa Cinzia Ricciardi, Dirigente Superiore della Polizia di Stato che ha, nei giorni scorsi, assunto l’incarico di Dirigente del Compartimento della Polizia Stradale dell’Emilia Romagna.
Prima di arrivare in Emilia Romagna, la dottoressa Ricciardi ha ricoperto analogo incarico presso il Compartimento Polstrada “Veneto”. In precedenza, come dirigente di sezione della Polizia Stradale, ha maturato esperienze presso le sedi di Pesaro, Torino e Roma.
L’incontro con i neo comandanti, oltre alle tradizionali espressioni augurali, ha costituito l’occasione per un primo proficuo scambio di conoscenze, utile a gettare le basi per una rinnovata collaborazione istituzionale sulle delicate problematiche della sicurezza nella provincia di Ferrara nel suo più vasto contesto.
Il Prefetto Campanaro non ha mancato di sottolineare il “grande rapporto di fiducia esistente tra Cittadini, Forze dell’Ordine, Forze Armate e Sistema della sicurezza in generale, testimoniato dall’alto senso civico e dal radicato senso di legalità presenti nel territorio ferrarese”.

Anna Ferraresi: “Rifiuto di ricevere in omaggio la bandiera italiana!”

Anna Ferraresi, Consigliere Gruppo Misto

La scelta di non accettare la bandiera italiana da parte del consigliere Soffritti di Fratelli d’Italia trova queste mie motivazioni.

Premetto che se fossi stata seduta sui banchi della minoranza ,avrei votato contro la mozione della presentazione dell’Inno di Mameli all’inizio di ogni seduta consiliare, in quanto proprio perché ho il massimo rispetto istituzionale, ritengo che l’Inno Nazionale vada usato con parsimonia, nelle situazioni di importanza nazionale.

Come è vero che il nettare o un distillato contiene in sé tutta la fragranza, la concentrazione dell’essenza prima,così è vero anche per l’Inno Nazionale che a mio avviso non dovrebbe far parte di quella retorica che vorrebbe farlo diventare cura preventiva contro il “male” come citato dalla mozione :” Momento utile a ricordare a tutti i Consiglieri e ai cittadini che in aula ci si deve impegnare per il BENE della città”.

Il fatto stesso che il Consigliere Comunale è di per sé un pubblico ufficiale , votato affinchè si impegni per il bene della città, mi pone una domanda : “ Per ricordare che siamo consiglieri comunali, varcata la soglia del Municipio e la sala consiliare abbiamo la necessità di raccoglierci in un momento solenne con l’impeto di veri italiani coraggiosi ed integri al canto di:

“ Fratelli d’Italia,
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa….”

Etc..etc…?

Per quale motivo?

Perché siamo forse mocciosi, moralmente discutibili, politicamente deboli, civilmente insicuri per addomesticare la nostra coscienza a fare il Bene?

Il mio rifiuto all’omaggio della bandiera italiana, ritenuta un oltraggio personale da parte del consigliere Soffritti ed istituzionale dal vicesindaco Lodi che chiede addirittura sia messo a verbale, trova risposta nella mia coerenza fin da quando ho varcato la soglia del Municipio.

Trovo strano che il Consigliere di Fratelli d’Italia e tutti i consiglieri di Maggioranza non abbiamo dato la priorità di discussione al caso Solaroli, che non vi sia stata la massima volontà di far luce sull’accaduto e che lo trattino alla stregua di un gossip da “Novella 2000”, e che il giornalista che ha aperto l’inchiesta di La7 si chiami Alessio Lasta ( vincitore di diversi premi giornalistici) e non Alfonso Signorini , e che la trasmissione Piazza Pulita di Formigli non è il programma di Barbara d’Urso.

E’ curioso come la vicenda abbia interessato diverse testate giornalistiche nazionali, anche a seguito delle ulteriori discutibili vicende che riguardano il vicesindaco Nicola Lodi detto Naomo, e che tali notizie non tocchino la coscienza dei consiglieri di maggioranza.

E altresì interessante notare che i più fervidi leghisti non abbiano in memoria ,quando nel 2011 Salvini, allora eurodeputato, disse a Radio 24 che il “tricolore non mi rappresenta, non la sento come la mia bandiera. A casa mia ho solo la bandiera della Lombardia e quella di Milano”. “Il tricolore è solo la Nazionale di calcio, per cui non tifo. Mi rappresenta quando diventeremo un Paese normale con meno sprechi e ruberie al Sud”, che gli stessi leghisti affermavano che con la bandiera italiana si pulivano il deretano.

Oppure quando il segretario comunale Nicola Lodi issò e fece sventolare una bandiera del Carroccio su un pennone solitamente utilizzato per il tricolore durante le cerimonie del 4 novembre , in piazza Trento e Trieste.

Trovo fuori luogo le polemiche scatenate a seguito del mio rifiuto a ricevere la bandiera italiana.

Non sono i gesti plateali a legittimare dei valori così importanti come l’onestà ,l’integrità morale, la sincerità degli intenti e la trasparenza delle azioni.

Personalmente la Patria Italia e il popolo italiano l’ho nel cuore e nella mia anima, e non ho bisogno di gesti plateali ed ipocriti per rendere tutto ciò più vero agli occhi degli altri!

SIB ed Ascom Confcommercio “Soddisfazione per il rilascio delle prime concessioni balneari” a Comacchio

Da: Ascom Ferrara.

Il Comune sta già rilasciando le prime concessioni con scadenza il 2033- a darne l’annuncio con soddisfazione è Giuseppe Carli, referente del SIB (Sindacato Italiano Balneari) Confcommercio a Porto Garibaldi – uno sblocco che è il frutto di un’azione combinata con Ascom Confcommercio che congiuntamente al SIB si è fatta carica di risolvere, in un recente incontro, con l’Amministrazione Comunale una serie di nodi burocratici e tecnici che si trascinavano da quasi un anno, mettendo ovviamente in apprensione i balneari”.
Carli prosegue:” Voglio ringraziare il Comune per la sua disponibilità ed Ascom Comacchio per il suo concreto supporto: sono stati prodotti una serie di documenti hanno permesso così di trovare la quadra rispetto al rilascio delle concessioni in carico al Comune”. Si è trattata di “Una manovra coordinata – conclude Gianfranco Vitali, presidente di Ascom Comacchio – che ora permette agli operatori della balneazione di poter programmare, finalmente, con la necessaria razionalità e serenità gli investimenti a medio e lungo termine sulle loro strutture; investimenti necessari a rendere la nostra costa appetibile nelle proposte ricettive, ricreative e turistiche in senso più ampio.

Consegnati i diplomi per i tirocini svolti al Villaggio Coldiretti. 3000 euro all’istituto

Da: Coldiretti dell’Emilia Romagna.

150 diplomi per gli studenti e gli insegnanti dell’istituto “Bartolomeo Scappi” di Castel San Pietro che lo scorso settembre hanno partecipato come volontari alla tre-giorni del Villaggio Coldiretti di Bologna. Più una borsa di studio di 3000 euro per l’alberghiero che da diversi anni collabora con Coldiretti Emilia Romagna nella realizzazione di progetti volti a formare gli operatori del settore del domani.

La cerimonia di consegna – informa Coldiretti Emilia Romagna – si è tenuta questa mattina presso lo stesso istituto alla presenza di Valentina Borghi vicepresidente regionale di Coldiretti e del Direttore, Marco Allaria Olivieri.

“Coldiretti Emilia Romagna e lo Scappi”, ha detto la Borghi “lavorano insieme su diversi progetti da anni. Uno di essi è Educazione alla Campagna amica, attraverso il quale intendiamo sensibilizzare le nuove generazioni alla conoscenza del paesaggio, del territorio con le sue produzioni tipiche e all’apprendimento dei principi per una sana e corretta alimentazione”.

“Dallo scorso ottobre”, ha aggiunto il Direttore Allaria Olivieri “abbiamo fornito allo Scappi anche l’orto didattico; si tratta di un orto di Campagna Amica realizzato presso l’istituto, in collaborazione con il Consorzio Agrario dell’Emilia, che permette ai ragazzi di intraprendere il percorso che li porterà a diventare gli chef di domani servendosi di ortaggi di loro produzione.

“Il Villaggio Coldiretti, con oltre 600.000 visitatori in tre giorni, è stato un evento senza precedenti per Bologna” ha continuato la presidentessa di Coldiretti Bologna, Borghi “abbiamo portato la campagna nel centro della città e l’apporto dei ragazzi, che hanno lavorato nelle cucine dei numerosi punti di ristoro e si sono interamente occupati della gestione della tenda in cui sono stati realizzati i dolci, è stato determinante.

Li vogliamo ringraziare, assieme ai loro insegnanti e siamo orgogliosi di contribuire alla formazione di chi continuerà a portare sulle nostre tavole il meglio dell’agroalimentare Made in Italy”.

“Il diritto spaziale fra principi consolidati e nuove sfide”. Primo appuntamento del ciclo di conferenze “Non voglio mica la Luna”

Da: Università di Ferrara.

Prende il via giovedì 6 febbraio alle ore 17 nell’aula A1 di Palazzo Turchi di Bagno, (c.so Ercole I d’Este, 32), il ciclo di conferenze “Non voglio mica la Luna” con l’incontro sul tema “Il diritto spaziale fra principi consolidati e nuove sfide”.

I media regolarmente portano a conoscenza del grande pubblico i successi via via raggiunti nella scoperta dello spazio extra-atmosferico. È inoltre ormai acquisito che le attività spaziali, lungi dall’avere un interesse meramente scientifico, o strategico-miliare, svolgono un ruolo importante nella vita quotidiana di ciascuno. Meno attenzione invece è dedicata a una questione parimenti cruciale. Esiste un diritto applicabile nello spazio extra-atmosferico? O le attività spaziali si svolgono nel vuoto giuridico, come se l’effettività delle norme si riducesse al pari della forza di gravità, allontanandosi dalla Terra? E poi, se esiste un diritto “per lo spazio extra-atmosferico”, è in grado di far fronte alle nuove sfide poste dalla crescita esponenziale delle attività spaziali?

Sono queste le domande alle quali Diego Zannoni dell’Università di Padova cercherà di dare risposta nel corso della conferenza organizzata dal Laboratorio di ricerca in Storia e comunicazione della scienza Design of Science – DOS dell’Università di Ferrara, nell’ambito della mostra “Spazio 2019. Scienza e immaginario a cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna” (Palazzo Turchi di Bagno, Corso Ercole d’Este 32, 31 ottobre 2019 – 23 febbraio 2020).

“Il percorso espositivo della mostra – dichiarano i curatori – è basato sulla narrazione dell’eroica avventura e del progresso tecno-scientifico. Assai articolate, diversificate e importanti furono le implicazioni anche in altri campi: geopolitici, militari ed economici anzitutto. Implicazioni che oggi delineano un nuovo equilibrio di interessi fra soggetti pubblici e privati, chiamati, questi ultimi, in alcuni Paesi a intervenire direttamente nell’esplorazione e colonizzazione dello Spazio.”

Al tema delle nuove implicazioni geopolitiche ed economiche è finalizzata la serie di incontri “Non voglio mica la Luna”, i cui prossimi appuntamenti in programma sono:

· venerdì 21 febbraio, ore 17, aula A1 Palazzo Turchi di Bagno, “Strategie geopolitiche e militari nello Spazio intorno alla Terra”, con Giovanni Pascolini

· sabato 22 febbraio, ore 17.30, aula A1 Palazzo Turchi di Bagno, “Dalla Luna ai confini dell’Universo: il programma scientifico dell’Agenzia spaziale europea”, con Matteo Guainazzi, European Space Agency (ESA)

Areté in campo con il più grande noceto italiano

Da: Tecnostudi srl .

70 ettari per un investimento di circa 10 Mio €, situato in Emilia Romagna, ed è gestito interamente da Areté, società di ricerca e consulenza economica specializzata nell’agro-food.

Bologna, 16 gennaio 2020. Con un’estensione di 170 ettari sarà, ad oggi, il più grande noceto moderno in corpo unico italiano, con la prospettiva di diventare un player di riferimento nella produzione di noci italiane. Ospiterà le più avanzate tecniche di coltivazione per garantire rese e qualità del prodotto.

“Areté (www.areteonline.net/) lavorava da tempo al progetto – racconta Enrica Gentile, amministratore delegato della società – e lo ha presentato ad inizio 2019 al fondo d’investimento Idea Agro, facente capo a DeA Capital Alternative Funds; il quale lo ha approvato e ha affidato ad Areté la sua realizzazione”.

Areté e Idea Agro

Areté, ha nel suo DNA l’assistenza alle aziende del settore agro-food nella progettazione e realizzazione dei propri percorsi di crescita in Italia e all’estero. Ha infatti, seguito il fondo Idea Agro nell’individuazione e valutazione di una opportunità di investimento nel settore nocicolo Italiano. L’investimento è stato effettuato attraverso una società di scopo Agro Noce S.r.l., appositamente costituita e 100% Idea Agro che ha acquistato nell’agosto scorso 170 ettari in corpo unico a Ferrara. L’impianto del noceto è già iniziato e sarà completato con l’ultimo lotto nel 2020. L’investimento complessivo è di circa 10 mio €.

Agro Noce è gestita da Areté, capo del team il suo Presidente Mauro Bruni che ha il ruolo di Presidente e Amministratore Delegato di Agro Noce.

Lo scenario favorevole

Areté ha intercettato un trend e lo ha tradotto in un’opportunità di business. Infatti, il più grande noceto d’Italia è stato progettato in base ad una serie di elementi favorevoli come:

· Il trend positivo per il settore della frutta in guscio, guidato principalmente dall’incremento dei consumi di prodotti salutistici. Il mercato delle noci è già raddoppiato a livello mondiale negli ultimi 10 anni (Fonte International Nut and Dried Fruit Council).

· L’Italia è uno dei primi importatori a livello mondiale (fonte UN Comtrade).

· Vantaggio di pricing, rispetto ai competitor stranieri, dovuto all’origine nazionale, alla qualità del prodotto e alla presenza sul mercato in periodi in cui la noce estera non è ancora disponibile o è disponibile in qualità inferiore (anno di raccolta precedente).

· La struttura del costo per la coltivazione di noci in Italia può essere paragonata a quelle dei principali produttori mondiali (es. USA e Francia).

Le competenze di Areté

“La nostra ventennale esperienza – sostiene Mauro Bruni, – ci permette di avere un network di relazioni con i primari player del settore. Assistiamo il cliente nella definizione delle sue strategie d’investimento, elaboriamo il progetto operativo e lo coadiuviamo nella sua implementazione anche svolgendo in prima persona la gestione operativa nelle fasi di start-up. Le competenze da sole non vanno da nessuna parte! – Continua Bruni – è per questo che le supportiamo con l’applicazione di metodologie scientifiche di elaborazione e analisi dei dati, che garantiscono l’attendibilità e l’affidabilità del nostro lavoro”.

*Foto: Operazioni di livellatura dei terreni: il cantiere di lavoro nella foto è composto da 5 trattrici dotate di livelle laser di precisione. Una corretta sistemazione del suolo permette di avere un piano di campagna perfettamente livellato, che si rivela essere una prerogativa sia per la regimazione delle acque che per le operazioni di impianto e gestione agronomica del noceto. Il terreno si trova a Santa Bianca, frazione di Bondeno (FE).

Vito è il Borghese gentiluomo al De Micheli

Da: Comune di Copparo.

Per il cartellone di Prosa del Teatro Comunale De Micheli, venerdì 7 febbraio alle ore 21, appuntamento con Vito che porta in scena “Il Borghese gentiluomo” tratto da Molière. Drammaturgia e Regia Gabriele Tesauri, scenografia Donatello Galloni, costumi Marco Guion. Con Vito, Matteo Alì, Valeria Barreca, Filippo Beltrami, Leonardo Bianconi, Elisa Lolli, Giulio De Santi e Chiara Sarcona.
Nella Francia di Molière la società è rigidamente separata: da una parte il popolo, dall’altra la nobiltà. Il confine tra le due parti è invalicabile. Nella seconda metà del 1600 inizia però a crescere e a prosperare una nuova classe, quella dei borghesi. Anche per loro il confine non si può superare: possono pure avere più denaro di certi nobili che hanno scialacquato il loro patrimonio, ma le porte della nobiltà per loro restano chiuse.
In questa meravigliosa commedia satirica viene messo sotto osservazione “il borghese”, il commerciante arricchito che, pieno di comica ambizione, vorrebbe oltrepassare quel confine. Non c’è da parte di Molière nessuna critica sociale. La società per lui e per i suoi contemporanei è giusta così: sbaglia e viene sbeffeggiato chi cerca di cambiarla. Monsieur Jourdain, il protagonista, viene sfruttato e ridicolizzato da una schiera di improbabili “professionisti” che approfittano del suo ingenuo carattere.
Siamo ancora ben lontani dalla Rivoluzione che farà saltare tutti i confini: Molière desidera solamente farci divertire con una commedia che dopo più di tre secoli non ha perso nulla della sua forza comica.
Per informazioni, biglietteria del teatro 0532 864 580.

La riflessione di Ascom Confcommercio Ferrara sulle prime rilevazioni sui Saldi e sul futuro del commercio provinciale

Da: ASCOM Ferrara.

I primi giorni di febbraio impongono una prima serie di riflessioni sui saldi che proseguiranno fino al 3 marzo. I risultati delle prime settimane di saldi invernali (iniziati nella nostra regione lo scorso 4 gennaio ) raccolti attraverso l’indagine congiunturale condotta da Confcommercio Emilia Romagna attraverso il Centro Studi Iscom Group,evidenziano segnali di prudenza negli acquisti. Il monitoraggio è stato realizzato su un significativo panel di imprese commerciali della regione, composto da punti vendita di beni per la persona, in particolare abbigliamento e calzature.

Le vendite nei saldi invernali 2020 rispetto all’anno scorso sono aumentate per il 17% degli operatori e sono stabili per il 51%. Per il 32% sono invece diminuite. Chi ha rilevato aumenti di vendita ha avuto incrementi intorno al 10%. L’andamento della spesa è in aumento per il 13% e stabile per il 56%. Lo scontrino medio nell’abbigliamento si attesta intorno ai 95 euro a persona (circa 210 euro a famiglia).

Per una corretta analisi è fondamentale chiarire che si tratta di dati medi, che non rendono pienamente giustizia a differenze anche sostanziali che si delineano in alcuni territori rispetto ad altri infatti è evidente che ci troviamo di fronte ad una situazione a macchia di leopardo, dove certe province e città hanno avuto buone performance rispetto ad altre. Ed anche nella stessa via si riscontrano delle differenze. Tra elementi messi in rilevo dall’indagine di Iscom Group è da sottolineare che gli operatori sono partiti con le stesse percentuali di sconto del 2019; inoltre il 43% degli intervistati ha stimato che l’anno scorso i saldi di fine stagione hanno avuto una incidenza fino al 20% rispetto al fatturato annuale.

“Nel primo weekend dei saldi, anche a Ferrara e provincia – rileva il presidente provinciale di Ascom Confcommercio Ferrara e Federazione Moda Italia Giulio Felloni – c’è stato il picco delle vendite, mentre i giorni successivi hanno avuto un andamento più prudente. I clienti sono attenti al prezzo e si lasciano tentare poco dagli acquisti di impulso. Gli operatori intervistati attribuiscono le ragioni dell’andamento stabile e/o negativo delle vendite principalmente al periodo sbagliato per effettuare i saldi, giudicato dalla maggioranza degli intervistati troppo anticipato rispetto ad una naturale collocazione temporale. La situazione regionale si riflette anche su Ferrara provincia dove abbiamo rilevato un andamento all’insegna della stabilità – aggiunge Felloni – caratterizzato da un picco nelle prima settimana e poi un andamento prudente in linea con i saldi del 2019 e che ci invita a fare riflessioni su quello che potrà svilupparsi nel mese di febbraio. La situazione internazionale a tutti nota e l’andamento climatico degli ultimi giorni, con temperature miti per il periodo, non agevolano certo gli acquisti di capi prettamente invernali. Siamo preoccupati per il nostri negozi di vicinato e ci batteremo a tutti i livelli (dal nazionale al locale) per ottenere parità di regole per poter competere sullo stesso piano con la Gdo e le vendite on line. Da tempo chiediamo, a tutela del consumatore, una regolamentazione regionale che disciplini l’attività dei grandi outlet così come l’introduzione di un’adeguata web tax che ristabilisca, almeno in parte, lo squilibrio evidente in tema di oneri fiscali oggi esistente fra i colossi dell’on-line ed i negozi di vicinato. Senza contare il carico sempre più pesante dal punto di vista normativa che prevede dal prossimo luglio l’introduzione della lotteria degli scontrini, come se i negozianti non ne avessero avuto già abbastanza in questi ultimi mesi. Sarà un un’ulteriore battaglia contro contro questo meccanismo farraginoso allo scopo di ridurre la burocrazia ed ottenere la semplificazione delle vendite al dettaglio senza inutili vincoli legati a complicati e poco comprensibili meccanismi proprio come la lotteria degli scontrini” conclude il presidente Felloni.

8 e 9 Febbraio: “Raffaello” uno spettacolo di e con Vittorio Sgarbi al Teatro Nuovo di Ferrara

Da: Teatro Nuovo di Ferrara.

Vittorio Sgarbi esordì al Festival La Versiliana nell’estate 2015 con lo spettacolo teatrale “Caravaggio”, con sorprendenti salti temporali condusse il pubblico in un percorso illuminante dentro le viscere artistiche e sociali del Merisi, tali vicende hanno disvelato straordinari fenomeni premonitori della contemporaneità, il pubblico ammaliato dall’inedita percezione, e stimolato dall’abile miscela di racconto, immagini e suoni, ha potuto sperimentare l’indissolubile comunione con l’esperienza caravaggesca, esperienza rinnovata nei sequel degli altrettanto fortunati “Michelangelo” (Stag.2017/18) e “Leonardo” (Stag.2018/19).

Le magistrali performance di Vittorio Sgarbi han fin qui dimostrato come, artisti antecedenti il nostro secolo abbiano fortemente inciso il modo di percepire il quotidiano in cui siamo immersi. Il quarto protagonista su cui vertono le nuove indagini del Vittorio “Nazionale”, compone un trittico sul Rinascimento giungendo a RAFFAELLO SANZIO (1483/1520), genio di cui nel 2020 ricorrono le celebrazioni dal cinquecentenario della scomparsa, e con cui attraverso questo spettacolare “Raffaello” viene anticipato un tributo a ciò che sarà istituzionalmente.

Raffaello è considerato uno dei più grandi artisti d’ogni tempo, la sua opera segnò un tracciato imprescindibile per tutti i pittori successivi, fu di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli a venire, diede vita ad una scuola che fece arte “alla maniera” sua. Raffaello fu un modello fondamentale per tutte le accademie, e la sua influenza è ravvisabile anche nei pittori moderni e contemporanei.
doppiosenso è un progetto dinamico di Valentino Corvino, in questo spettacolo con Domenico Giovannini sono state indagate le relazioni esistenti tra testi sonori, immagini e parole, qui la tessitura di un fil rouge ha armonizzato le originali dissonanze stilistiche. Sei video artisti, infatti, sono stati invitati ad interpretare singolarmente una sezione dello spettacolo attraverso propri archetipi, lettering e potenti fissioni, disgregazioni materiche e trascendenti parti aeree. Le geminazioni emerse creano così un unicum ritmico installativo attorno allo spettacolo “Raffaello”.

Marco Forneris presenta “L’oro di Baghdad”.

Da: Libraccio.

Anno 2004. Dopo la sconfitta di Saddam Hussein da parte della coalizione a guida americana, il fuoco arde più che mai sotto le ceneri di una fragile pace. I costi necessari per la ricostruzione dell’Iraq sono enormi, mentre del tesoro accumulato da Saddam durante gli anni del suo dominio si è persa traccia, o quasi. Un indizio proveniente dalla Siria mette in moto i servizi di sicurezza americani che affidano a David Faure – un uomo d’affari che ha una ragione personale per affrontare un’indagine molto pericolosa – il compito di individuare dove sia stato nascosto il patrimonio trafugato dagli uomini del Muckabarat iracheno. La ricerca di Faure, accompagnato nell’impresa dall’affascinante agente della CIA Jacqueline Chamoun, si snoda fra il Medio Oriente siriano, libanese e iracheno, passa da Israele per approdare prima in Grecia e poi nei santuari svizzeri della finanza grigia, seguendo le ratlines del contrabbando e le money laundries fino a giungere a un risultato solo in parte prevedibile. Il libro è anche un affresco di situazioni e personaggi del Medio Oriente prima che la guerra siriana travolgesse intere nazioni, trasformando in rovine fumanti luoghi dal grande fascino.
Un libro dove spionaggio e indagine criminale vanno di pari passo, con un forte e documentato richiamo alla storia recente del terrorismo internazionale.

Marco Forneris opera nel campo dell’informatica e dell’organizzazione dagli anni Settanta. Laureato a Torino, ha cominciato la sua brillante carriera nella mitica Olivetti. È stato Chief Information Officer di alcune delle più note aziende italiane: Il Sole 24 Ore, Assicurazioni Generali, Gucci, FIAT e Telecom Italia. Si occupa di Merger&Acquisition e Business Development per aziende di Information Technology, per Private Equity e per banche d’affari. Nel 2016 ha pubblicato per la Sandro Teti Editore il romanzo Il nodo di seta, con la prefazione di Evgenij Kaspersky.

Il teatro che insegna ad affrontare i conflitti

Da: Teatro Nucleo.

Dal 14 al 16 febbraio 2020 si svolgerà il modulo intensivo dedicato all’osservazione del conflitto della Scuola di formazione per l’interazione teatrale nel sociale Attore Sciamano di Teatro Nucleo presso il Teatro Julio Cortàzar (via Ricostruzione 40, Pontelagoscuro – Ferrara). Al percorso, destinato a operatori sociali, educatori, insegnanti e a chi utilizza il teatro come strumento pedagogico – oltre che ad attori e drammaturghi – è possibile iscriversi fino al 10 febbraio.

Partendo dall’assunto di Cora Herrendorf – co-fondatrice di Teatro Nucleo e direttrice insieme a Horacio Czertok di Attore Sciamano – che «osservare l’altro, osservare se stessi, vedere nell’essere visti è alla base sia della situazione teatrale che di ogni tipo di relazione umana», da venerdì 14 a domenica 16 febbraio si affronteranno i temi legati all’osservazione del conflitto, tra cui la differenza tra guardare e vedere, l’osservazione non interpretativa e l’auto-osservazione, il conflitto come tecnica di indagine.

Con questo modulo prosegue la Scuola Attore Sciamano, che rappresenta un’opportunità di sviluppo professionale e personale per chi opera nei diversi ambiti del sociale, a partire da metodologie pedagogiche messe a punto da Teatro Nucleo durante quarant’anni di ricerca teorica e sul campo in numerosi contesti – dalla salute mentale al carcere, dalle tossicodipendenze alle emarginazioni – in cui l’arte esprime la sua funzione di inclusione e trasformazione.

GLI APPUNTAMENTI SUCCESSIVI
Attore Sciamano si compone di sei moduli, da gennaio a giugno 2020, fruibili anche singolarmente. Nel terzo percorso, dal 13 al 15 marzo, si apprenderanno i principi e le tecniche dell’improvvisazione secondo i metodi Stanislawskij – Actor’s Studio, esplorando fiducia, fatica, rischio, presenza e rigore. Essere in azione è il titolo del quarto modulo, dal 17 al 19 aprile, in cui contatto, ascolto, espressione personale, movimento, emotività porteranno ad approfondire la poetica della composizione. Dal 15 al 17 maggio ci si concentrerà sulla memoria emotiva, sulla memoria cioè intesa come archivio dinamico dei sentimenti, su come governare il processo di sviluppo dei ricordi, della loro scrittura e trasformazione in momenti teatrali. L’Attore Sciamano si concluderà infine dal 19 al 21 giugno con il modulo dedicato alla trasformazione delle energie latenti.

Al Montalcini prendono il via i Progetti in previsione della giornata internazionale della donna

Da: IIS Rita Levi Montalcini.

Questa settimana al Montalcini della sede di Argenta sono iniziati i Progetti sulla donna che culmineranno con la data del 7 marzo, giorno in cui verrà inaugurata la terza panchina rossa del Comune di Argenta, sempre riparata e dipinta dagli studenti dell’indirizzo meccanico del Montalcini, ad Anita, e verrano presentati alla cittadinanza i Progetti preparati da docenti e Studenti sulla figura femminile.

Il primo progetto di cui si stanno occupando gli alunni delle classi terza e quarta A indirizzo sociosanitario dell’Ipsia di Argenta si chiama ‘Message in a bottle’ e prende spunto proprio dalla celebre canzone dei Police, che racconta la storia di un naufrago che rimane con la sua zattera in mezzo al mare e lancia un messaggio di aiuto, un SOS per essere salvato scrivendolo all’interno di una bottiglia.

Questo progetto nel quale gli studenti del Montalcini hanno scritto il loro messaggio in bottiglia cercandolo tra le poesie e i pensieri di Frida Kahlo, pittrice, poetessa, pensatrice messicana, un’icona amata in tutto il mondo per Il suo modo innovativo di interpretare l’amore, vuole spronare tutte le donne che vengono ‘violentate’ quotidianamente, psicologicamente, fisicamente, moralmente, socialmenteed economicamente a non rimanere isolate, ma a chiedere aiuto, a lanciare un grido forte, chiaro e deciso per non rimanere schiacciate dal peso della violenza e della prevaricazione.

Gli studenti del Montalcini hanno preparato le loro bottiglie contenenti messaggi di amore e di condivisione e le distribuiranno alla cittadinanza proprio nella giornata di sabato 7 marzo ad Anita, per ricordare in concomitanza della giornata internazionale della donna tutta la solidarietà e l’attenzione che merita chi subisce violenza nelle sue molteplici forme.

Odio e panchine:
in questa Ferrara non c’è posto per Marcovaldo

Il movimento fa bene, me lo dice sempre il mio medico. Devo ringraziare l’Amministrazione della mia città che è attenta alla nostra salute, favorisce il movimento e soprattutto la posizione eretta, invece di stare stravaccati seduti su una panchina, che non è neanche un bel vedere.

Così qualche giorno fa ho assistito al ratto delle panchine. O meglio, all’espianto delle panchine da parte di una benna chirurgica, quasi si trattasse di rimuovere un tumore. Parlo delle panchine di piazza Sacrati, quelle collocate lungo la via Garibaldi, proprio di fronte all’Hotel Carlton. Ci stazionano spesso donne, per lo più badanti, e vecchietti impegnati  in discussioni anche animate; ora dovranno trovare un altro luogo dove parcheggiare i loro sederi (a proposito, questa del sedere deve essere una ossessione di questa Giunta).

Mentre altrove si dipingono di rosso le panchine contro la violenza sulle donne, o con i colori dell’arcobaleno – le panchine rainbow nella giornata contro la omobitransfobia – da noi le panchine si archiviano, si accatastano in qualche magazzino in attesa di tempi migliori.

Troppo moderata la scelta del comune di Udine, che pure fece discutere, di mettere alle panchine i braccioli di ferro per impedire ai migranti di potersi sdraiare e riposare. Da noi vige il metodo Naomo che predilige le scelte drastiche: deportiamo le panchine in appositi campi di concentramento. La persecuzione contro le panchine in questa città ha preso avvio dai parchi, in particolare quelli della zona Gad, quartiere ‘giardino’ … ma senza panchine.

A me le panchine in città ricordano Marcovaldo, ovvero “Le stagioni in città” di Italo Calvino e, in particolare, “La villeggiatura in panchina”. La panchina sognata da Marcovaldo, come evasione dai disagi della quotidianità, come oasi di riposo e di frescura all’ombra degli alberi, come ricerca del silenzio e della riconciliazione con se stessi. Togliere una panchina è come togliere un arredo amichevole e rassicurante della città, l’arredo che ti viene incontro quando vuoi sostare perché sei stanco, quando vuoi fermarti a parlare con qualcuno, all’aria, curiosando chi passa: le cose normali di una vita normale. Una vita sempre in piedi, senza soste per sedere non è una bella vita.e una città senza panchine è un città non accogliente. È come un divieto di sosta per i pedoni senza il cartello rosso e blu.

C’è un bel libro che parla di panchine, è uscito l’anno scorso per la Feltrinelli, “Strategie per contrastare l’odio: una rivoluzione a piccoli passi”. L’ha scritto Beniamino Sidoti, che è uno scrittore e giornalista che si interessa di giochi e di storie. L’autore associa odio e panchine, perché, spiega, chi perseguita le panchine non può che essere animato dall’odio. Anzi, l’attacco alle panchine è un attentato ai diritti civili delle persone.

La cultura non è certo una caratteristica  pregio di questa Amministrazione Comunale, tantomeno la capacità di riflettere e di evitare atti impulsivi. Sidoti ci ricorda che la storia dei diritti civili è passata più volte attraverso il semplice gesto di sedersi e di rimanere seduti, chi non ricorda i sit-in o sit-down della storia, a partire da quelli di Gandhi. Sedersi è un gesto calmo e rivoluzionario insieme, forse è per questo che qualcuno nutre tanti timori. Ma sedersi non è solo un gesto naturale è, soprattutto, un trovare casa.

Questa casa ora la nostra città non ce la offre più, perché per decreto si tolgono le panchine dalle strade, dai parchi e dalle piazze per combattere il ‘bighellonaggio’, con il risultato di minare il nostro sacro santo diritto alla socialità. 

Non vorremmo tornare ai tempi del filò, portandoci dietro ognuno la nostra seggiola per poter godere dell’ombra di un albero o della compagnia degli amici. Sedersi è un gesto di casa, di amicizia e di ospitalità, e questa città è la nostra casa, e casa deve tornare ad  essere per noi che ci viviamo e per chi è solo di passaggio.

Ma se conflitto deve essere, conflitto sia. Organizziamoci. Moltiplichiamo le occasioni per sederci con gli altri, amici e sconosciuti.

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