Giorno: 5 Febbraio 2020

L’Istituti Rita levi Montalcini approda alla fase finale del premio Scuola Digitale.

Da: IIS Montalcini.

Grande fermento presso l’Istituto Montalcini per la fase finale del premio Scuola digitale che si terrà presso il teatro Boldini di Ferrara il 14 febbraio alle ore 9:30.

Tale ‘gara’ coinvolgerà le scuole superiori di Ferrara e provincia.

Il Premio Scuola Digitale prevede una fase provinciale/territoriale, una successiva fase regionale e, infine, una fase nazionale ed é una iniziativa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che intende promuovere l’eccellenza e il protagonismo delle scuole italiane nell’apprendimento e nell’insegnamento, incentivando l’utilizzo delle tecnologie digitali nel curricolo, secondo quanto previsto dal Piano nazionale per la scuola digitale, e favorendo l’interscambio delle esperienze nel settore della didattica innovativa.

Il progetto con cui parteciperà il Montalcini si chiama RoboHand, un prototipo costituito da due esoscheletri che vengono utilizzati in momenti diversi.

Inizialmente è il fisioterapista, indossando il guanto trasmettitore, ad insegnare al paziente il giusto movimento.

Nella seconda fase è il paziente che indossando il secondo esoscheletro, controllato da cinque joystick, esercita il movimento dell’arto offeso.

Il Premio ‘Scuola digitale’ verrà attribuito da una Giuria di esperti, che valuterà i progetti presentati dalle scuole sulla base dei seguenti criteri di valutazione:
– valore e qualità del contenuto digitale/tecnologico presentato, in termini di vision, strategia, utilizzo di tecnologie digitali innovative
– significatività dell’impatto prodotto sulle competenze degli studenti e integrazione nel curricolo della scuola
– qualità e completezza della presentazione.

Un grosso in bocca al lupo al prof. LUIGI Doria e agli alunni del Montalcini Federico Pocaterra e Samuele Gamberoni che venerdì 14 febbraio presenteranno il loro robohanddi fronte ad una giuria di esperti, che valuterà il loro lavoro con molta attenzione e precisione.

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Piano periferie una delegazione a Roma per variare il progetto su Corso Piave.

Da: Comune di Ferrara.

Nella giornata di martedì si è svolto a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un incontro tra il Direttore Generale Sandro Mazzatorta, i Dirigenti Fulvio Fossi e Fabrizio Magnani del”assessorato Edilizia e Urbanistica del Comune di Ferrara e il consigliere Giuseppe Renna in merito al Piano Periferie del Comune di Ferrara. Il rappresentante del Governo ha comunicato la possibilità di effettuare una rimodulazione del progetto per quanto riguarda l’elemento “Riqualificazione Corso Piave – percorsi turistico commerciali dalla Stazione al sistema delle piazze centrali”, così come richiesto dall’attuale amministrazione.

“Stiamo infatti valutando – afferma l’assessore Maggi – di rendere questi futuri interventi più consoni alle esigenze della zona tra la stazione ferroviaria e corso Piave. Si tratta di un quartiere sul quale insiste come è noto lo stadio e per il quale vi sono anche nuove prescrizioni riguardanti la viabilità per motivi di ordine pubblico. E il piano così come concepito inizialmente non risponde alle reali esigenze della zona”.

Parte della delegazione anche il Direttore Generale Mazzatorta: “Stiamo ragionando su una rimodulazione che non preveda una carreggiata a senso unico dalla stazione, ma eventualmente sulla realizzazione di una pista ciclabile al fine di incentivare la mobilità ciclabile da e per la stazione, in coerenza anche con il senso complessivo del Piano”.

“In sostanza ci viene data la possibilità, mantenendo intatto il finanziamento che, lo ricordiamo, porterá in città investimenti per 18 milioni di euro – chiosa l’assessore Maggi – di rendere il progetto maggiormente aderente alle mutate e attuali situazioni di questo quartiere”.

9 Febbrario: Patrick Duncan alla scuola di danza Jazz Studio Dance.

Da: Jazz Studio Dance di Ferrara.

La scuola di danza Jazz Studio Dance – Uisp Ferrara organizza, una Masterclass di danza modern jazz con il coreografo e danzatore Patrick Duncan domenica 9 febbraio 2020 dalle ore 11 alle ore 12.30 presso la sede della scuola in Vicolo Boccacanale n.3, Ferrara. La masterclass è aperta anche ad allievi esterni alla scuola.

Patrick Duncan – Nato in Cina, trasferito in Inghilterra e diplomato alla “Central School of Art & Design”.
Art director per numerose agenzie pubblicitarie di Londra. La formazione artistica spazia dallo studio della danza contemporanea presso la “London Contemporary Dance School”, alla danza classica e tip-tap fino alla danza jazz che finisce per prediligere e approfondire attraverso un intenso lavoro con maestri di fama internazionale quali Luigi, Mattox, Molloy e altri di pari importanza.
Ballerino principale del ” Barbara Streisand Tour”, del “The Boney M Concert”, del gruppo jazz “Shakatak”.
Ballerino e coreografo per show e spettacoli televisivi: BBC Television, The Sky Channel Cable TV, Channel 4 TV e altre reti europee.
Coreografo di vari spettacoli teatrali tra i quali nuove produzioni di “West Side Story” e “Il Mago di Oz” per ballerini professionisti a Londra.
Direttore artistico e coreografo della “Company D”, compagnia fondata personalmente, composta da alcuni dei migliori ballerini inglesi, scelti anche per importanti musical come “Cats” e “Starlight Express”. La compagnia si è esibita in Gran Bretagna e Italia con successo. Insegnante per numerose scuole londinesi, tra le più importanti: “Dance Works”, “London Studio Centre”, “The Central School of Speech & Drama”, e per più di dieci anni presso la famosa “Pineapple Dance Centre”.
Spesso invitato a tenere corsi di approfondimento e stage in Danimarca, Islanda, Svizzera, Norvegia, Francia, Germania, e Italia (dove attualmente trasferito).
D’estate, invitato spesso al festival mondiale della danza di Bonn e Bielefeld in Germania, e Roma In Danza, DanzaInFiera Firenze, Festival Bolzano Danza in Italia. Consulente artistico per compagnie teatrali e cinematografiche, attori, e cantanti.
Importante anche il suo contributo nella stesura di libri e articoli sulla danza.
Nelle sue lezioni cerca principalmente il coinvolgimento degli allievi, dando spunti di ricerca diversi che vanno anche oltre la tecnica, spaziando dalla teatralità all’espressività corporea e alla mimica, dalla musicalità all’interpretazione dei diversi ritmi. Docente di musical per la Dreaming Accademy of Musical di Padova per la quale ha contribuito la coreografia di tip tap alla produzione di ‘Nightmare before Christmas’ in 2016 e curato le coreografie della produzione di ‘Sweet Charity’ in 2017. Direttore artistico di Dance School Dna e DDT Dna Dance Theatre.

Italo Balbo fa ancora discutere…

Da: Mario Bergamini.

Noto che la figura di Italo Balbo fa ancora discutere e un serio dibattito storico non è purtroppo ancora possibile, sebbene il  ‘ferrarese di Quartesana’ sia deceduto nel lontanissimo 1940.

Vittorio Sgarbi, con il suo usuale stile provocatorio, ha annunciato, nell’ultimo comizio pre-elettorale, che intende organizzare una mostra dedicata al ‘trasvolatore’, suscitando le ire della sinistra, indigena e allogena. Mettendo da parte il fraseggio colorito del personaggio (peraltro ben noto a tutti), mi chiedo che cosa ci sia di male nel voler organizzare in una mostra…

Forse,per qualcuno,è ancora da praticare la ‘damnatio memoriae’, nonostante più di venti comuni italiani (fra cui Bari) abbiano dedicato nel dopoguerra una via al nostro concittadino, fra l’altro ricordato nel 1996 – con parole da meditare – da un esponente dell’allora PDS (Massimo Brutti, all’epoca Sottosegretario alla Difesa), evidentemente privo di pregiudizi settari dettati dall’ideologia.

Dall’altra parte della barricata Roberto Pazzi, in un articolo apparso sul Carlino Ferrara all’indomani delle elezioni, dopo essersi allineato ai numerosi ‘laudatores’ di Bonaccini (peraltro schierandosi apertamente per lui solo dopo l’esito elettorale…), arriva a sostenere che dalle citofonate al ritorno dei ‘picchiatori di Balbo’ il passo è breve. Ma dove vive l’autore di “Cercando l’imperatore”, romanzo da cui traspaiono le sue antiche simpatie monarchiche, ora rivolte a Stefano Primo, nuovo re dell’Emilia-Romagna?

Forse teme che Alan e Naomo, col fez in testa e il manganello in mano, lo vadano a cercare? Suvvia, siamo seri!

Tornando a Italo Balbo, mi auguro – come auspicava Folco Quilici – che la sua figura e il suo operato possano essere oggetto di sereno dibattito, dato che è scomparso ottant’anni or sono.

E spero, infine, che si possa essere obbiettivi, riconoscendo le sue colpe ma anche i suoi meriti (soprattutto in campo aeronautico), come hanno fatto i biografi stranieri, lontani dalle misere diatribe politiche che ci affliggono quotidianamente. E come fecero gli Inglesi, che lanciarono cavallerescamente una corona di fiori a Tobruk,nel punto in cui fu abbattuto il suo aereo.

I giudizi manichei viziati da ideologie preconcette non servono a nessuno. Tantomeno alla verità storica e alla civile convivenza di chi vorrebbe, come me, una società più equilibrata e, come auspicava anche Massimo D’Alema, più ‘normale’.

7 Febbraio: presentazione-laboratorio “Sofia tantepaure” e “Mostri leggendari” a cura di Simone Frasca

Da: Libraccio.

Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria. Durata dell’incontro 1 ora circa. Età consigliata: dai 5 anni, per informazioni e prenotazioni: 0532241604; eventife@libraccio.it

Simone Frasca, scrittore e illustratore di libri per ragazzi, collabora con diverse case editrici italiane. I suoi personaggi, ironici e divertenti, sanno parlare in modo semplice di argomenti importanti e problematici. Per capire che è a suo agio con molti e diversi linguaggi (libri illustrati, fumetti, giochi, siti web e cartoni animati), basta dare un’occhiata al sito web “La presa della pastiglia” dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, alla storia illustrata sull’affido familiare diventata anche un cartoon di pubblicità progresso per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, alla mascotte Salvo la Goccia (Publiacqua) dei cartoni animati televisivi sul risparmio idrico e al fumetto per raccontare ai ragazzi che cos’è il Consiglio Regionale della Toscana. È nato a Firenze, ha lavorato a Milano dove ha collaborato con importanti studi di illustrazione (Libero Gozzini, Studio Triagono) e dal 1991 ha uno studio a Firenze. Fra un libro e l’altro svolge incontri di animazione alla lettura e laboratori per bambini.

Calano le imprese a Ferrara (ed in Emilia Romagna)

Da: Camera di Commercio di Ferrara.

Sono 1.680 le imprese nate nella provincia di Ferrara nel 2019, 116 in meno rispetto all’anno precedente. A fronte di queste, però, 2.025 hanno chiuso i battenti nello stesso periodo, 82 in meno rispetto al 2018. Il risultato di queste due dinamiche ha consegnato, a fine anno, un saldo tra entrate e uscite negativo per 345 imprese e, dunque, a fine dicembre 2019 lo stock complessivo delle imprese ferraresi ammontava a 34.803 unità. In crescita le società di capitali (+2,94%), che confermano un orientamento ormai consolidato anche tra i neo-imprenditori ferraresi che, per affrontare il mercato, si affidano sempre più spesso a formule organizzative più “robuste” e strutturate, mentre diminuiscono imprese individuali (-2%) e società di persone (-1,8%). Continuano, inoltre, le difficoltà del settore artigiano, dove le contrazioni non sembrano rallentare di intensità.
Questi i dati di sintesi (www.fe.camcom.it) della rilevazione sulla natalità e mortalità delle imprese condotta dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sui dati del Registro delle imprese.

Dal punto di vista dei settori, la più ampia riduzione si ha anche quest’anno nel commercio, con un saldo peggiore rispetto all’anno precedente (-168 contro il -138), seguono agricoltura (-165: valore più che doppio al confronto con il risultato del 2018 di -76) e manifattura (-51), seguita a poca distanza dalle costruzioni (-50). Segnali positivi dai settori dei servizi, in particolare da quelli cosiddetti misti, destinati ad imprese o privati, sociali o collettivi. In particolare, oltre alle attività immobiliari, aumenta il gruppo noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese. Segnali poco incoraggianti arrivano dall’artigianato, che chiude in rosso il proprio bilancio annuale (-155 attività) e vede tornare a crescere il numero delle cancellazioni. Tra i settori artigiani, negli ultimi dodici mesi hanno fatto meglio le imprese di noleggio e i servizi alle imprese (8 unità in più) e le attività di informazione e comunicazione (+5). In rosso le costruzioni (-67 in meno nel 2019), la manifattura artigiana (-52), le attività dei trasporti e magazzinaggio (-29) e, al contrario di quanto avvenuto lo scorso anno, le altre attività di servizi (-23). Aumentano le unità locali diverse dalle sedi (nel 2019 +69 unità), raggiungendo il valore di 7.565: poco più della metà hanno sede in provincia e tendono a contrarsi, mentre quelle che non hanno sede a Ferrara continuano a crescere più di quanto si riducono quelle locali.

GIOVANI, DONNE E IMMIGRATI Le imprese giovanili, pur rappresentando più di un quarto del totale delle iscrizioni (27,1%) e appena l’11% delle chiusure complessive, riducono la loro consistenza passando dalle 2.621 unità del 2018 alle attuali 2.530 (91 in meno, riduzione più contenuta rispetto allo scorso anno quando si è registrata una contrazione di -109 unità). Il saldo della movimentazione è largamente positivo (+231 unità, in linea con quanto rilevato nel 2018 +239). Per le imprese straniere, la differenza tra aperture e chiusure sempre positiva, risulta ancora in lieve rallentamento, segnando un +74 unità, quando nel 2018 il saldo era stato di +82, l’anno precedente +91, mentre nel biennio 2011-2012 l’ordine di grandezza è stato più che doppio. Mentre crescono le nuove iscrizioni, hanno iniziato ad aumentare più velocemente anche le cancellazione, passate dalle 258 del 2018 alle 294 dell’anno appena concluso. Continua così a crescere lentamente la loro incidenza sul totale, ora ogni 1.000 imprese registrate 91 non sono gestite da italiani, quando a livello regionale il rapporto è di 121 e in Italia di 101. Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, l’andamento della movimentazione registra anche nel 2019 un saldo tra aperture e chiusure negativo (-39 unità, sempre più contenuto rispetto l’anno precedente, quando è stato di -50 unità). La quota di imprese femminili in provincia rimane elevata, con un valore in crescita e pari al 23,0%, quota ancora superiore a quanto rilevato in Emilia-Romagna (20,8%) e in Italia (22,0%).

“Il lavoro – ha ribadito il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni – resta la vera priorità, la bussola di ogni nostro sforzo. Per questo l’impegno degli imprenditori a rendere più forti le loro aziende, a investire, a cercare nuovi mercati, a innovare, a migliorare la qualità dentro la fabbrica e l’impatto con l’ambiente esterno, è altamente prezioso. Le istituzioni devono fare la loro parte, ma a creare il lavoro sono anzitutto le imprese, e compito di chi riveste funzioni pubbliche è rendere più agevole la loro positiva attività e più favorevoli le ricadute sociali dei risultati economici. La più diffusa consapevolezza del bene comune – ha concluso il presidente della Camera di commercio – aumenta la fiducia e la sicurezza nella società. Abbiamo assolutamente bisogno di ispirare fiducia, e le imprese lo sanno”.

Tra le regioni, la crescita più sensibile in termini assoluti si registra, ancora una volta, nel Lazio (con 9.206 imprese in più rispetto al 2018, corrispondenti a un tasso di crescita dell’1,4%, il migliore tra le regioni), seguito da Campania (5.746) e Lombardia (+5.073). Sul fronte opposto Piemonte (-1.517), Emilia-Romagna (-1.431) e Marche (-909) sono le regioni che hanno fatto segnare le contrazioni più apprezzabili nel numero di imprese registrate mentre, in termini percentuali, a segnare maggiormente il passo è stato il Friuli Venezia Giulia (-0,7%).

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Giorgione e gli equilibri in onda venerdì

Da: Consorzio di Bonfica Pianura di Ferrara.

L’oste più celebre d’Italia ha fatto tappa anche al Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, durante il suo viaggio lungo il Po. Un incontro utile per spiegare ai suoi numerosissimi spettatori, l’importante lavoro che si cela dietro ad ogni piatto iniziando proprio dalla base e cioè dalle aziende agricole e dalle loro produzioni dove L’ irrigazione ha sempre di più un ruolo determinante. Tutela ambientale del territorio e mantenimento in equilibrio delle diverse sue componenti, sono stati gli argomenti evidenziati nel corso di un brillante dialogo con il presidente Franco Dalle Vacche, facendo emergere sotto una luce diversa gli elementi che, presenti in un piatto portato in tavola, a volte diventano fin troppo scontati.

“E’ stato un viaggio in barca sul Volano che ci ha permesso di mostrare i luoghi della bonifica, come avviene l’irrigazione e il grande lavoro del Consorzio legato alle produzioni agricole ma anche alla sicurezza dell’ intera provincia – spiega Dalle Vacche – ci si è soffermati soprattutto a ragionare sull’idea che partendo dalla ricerca di naturalezza ed equilibrio nella coltivazione dei prodotti agricoli , gli stessi come alimenti trasmettono queste qualità nei sapori, negli aromi, quando li si cucina. Si pensa che sia un concetto troppo conservativo ma invece, sono obiettivi innovativi. Ha sempre più rilievo la ricerca di equilibrio ed interazione nei valori legati a produzione, natura, storia e cultura del territorio, elementi che permettono all’agricoltura ferrarese di essere così importante e riconoscibile.

Equilibrio che va mantenuto anche tra tradizione e innovazione. “Davanti ai campi che irrighiamo, a Giorgione infatti ho potuto mostrare accanto ad un’agricoltura che potremmo definire di “ tradizione antica“ le coltivazioni biologiche, con l’utilizzo di concimi naturali , minime lavorazioni e che cerca di difendere le piante utilizzando soluzioni diverse dai fitofarmaci – prosegue – ma anche un’agricoltura moderna capace di garantire accanto a produzioni adeguate alle richieste dei mercati, una grande sicurezza sanitaria, per poi spingersi ad innovazioni che si affidano alla tecnologia per il preciso dosaggio di tutti gli elementi utili a una produzione sempre più competitiva come la microirrigazione o il monitoraggio dello stato di salute della pianta. Solo un giusto equilibrio tra queste diverse esperienze dal biologico alla tecnologia più evoluta, si potranno dare risposte alle esigenze del consumatore garantendo il prodotto dal punto di vista qualitativo e sanitario e con un prezzo che riconosca L ‘impegno , il lavoro e la serietà di tutta la filiera.

Una chiacchierata completata da Giorgione con il suo punto culinario che è proseguita con una visita agli impianti idrovori del Consorzio, tra i più grandi della nazione e d’Europa. “Sempre in tema di equilibri sui quali si regge la nostra provincia, abbiamo mostrato a Giorgione Sant’Antonino, un impianto antico che abbiamo adeguato con impianti altamente tecnologici per la sicurezza idraulica del territorio e, in questo specifico, per la sicurezza dell’Ospedale di Cona – continua Dalle Vacche – ho dunque spiegato che il nostro è un territorio artificiale, per metà sotto il livello del mare ed anche il resto poco al di sopra, che necessita di essere difeso da strutture di bonifica efficienti. Si è parlato anche dell’idrovia del Volano, un ramo poco valorizzato dal punto di vista della navigazione e del turismo che però ci vede favorevoli a tutti gli interventi per renderlo tale.

Un viaggio a largo sguardo nel mondo interessato dal lavoro del Consorzio di Bonifica. “Giorgione è stata particolarmente colpito dalla nostra realtà consortile – chiude Dalle Vacche – ci ha già detto che prossimamente tornerà perché vuole visitare i nostri impianti verso la costa in quanto si è reso conto da vicino di come sia impegnativo e fondamentale il nostro ruolo ma che, al contempo, è ancora purtroppo poco conosciuto”

Sono 5 le puntate di “Giorgione lungo il Po sbarca a Ferrara” e andranno in onda in prima visione a partire da venerdì 7 febbraio e per successivi 6, alle 21.30 su Gambero Rosso Channel, al 412 di Sky. Ogni puntata sarà replicata 6 volte.

Domenica 2 febbraio prima giornata del Trofeo Itas

Da: Ferrara Baseball Softball Club.

Il girone Veneto Est della Winter League 2020 ha preso il via domenica 2 febbraio, sotto il segno dello strapotere dei Crowes provenienti da Romano d’Ezzelino: la squadra bianconera, ricca di talento (su tutti i prospetti nazionali Destro e Bordignon) e forte di una perfetta organizzazione di gioco, sbaraglia le avversarie fornendo plausibili indicazioni sul risultato finale del torneo. Al cospetto dei corvi si inginocchiano i Dragons di Castelfranco Veneto e il Ferrara Baseball, che in apertura di giornata cede di misura il passo a Rovigo. La partita inaugurale offre forse lo spettacolo più intenso della giornata; coi rodigini avanti 2-0 al primo inning, complici gli unici due errori della difesa ferrarese, i biancorossi chiudono le maglie poggiando sulla solidità del terza base Popescu (autore di una salvifica presa al volo su palla tesa, con due out) e la giornata molto positiva dei lanciatori Sanna, Sboto, Bersani e Govoni, che lasciano al piatto numerosi avversari. L’attacco accorcia nella seconda frazione con Maia Villani, arrivando quindi a un soffio dall’aggancio e sorpasso; l’eliminazione decisiva arriva a basi piene, col corridore già lanciato a punto: 2-1 il finale per Rovigo, che in chiusura di giornata completa la doppietta domando la pur generosa rimonta di Castelfranco. Ferrara, come detto, cede invece l’impervia seconda occasione a Romano d’Ezzelino: per onore delle armi, la Studapp fino al secondo inning viaggia ancora in partita, prima dell’inevitabile spallata avversaria nell’ultimo assalto.
“Le energie purtroppo sono calate col procedere del gioco”, confermano i tecnici Abetini e Benetti, comunque pienamente soddisfatti. “Oggi i ragazzi si sono battuti come dei leoni. Si possono commettere errori, questo fa parte dello sport, ma l’atteggiamento è stato quello giusto. Continuiamo a credere in loro perché siamo convinti delle possibilità di ognuno, e ci teniamo che continuino a migliorare”. Tra le fila del duca, numerose assenze aprono spazio all’ esordio assoluto di tanti volti nuovi: in campo dall’inizio i giovanissimi Chiozzi e Pedace, che reggono la tensione della prima recita con una prova senza sbavature; in partita anche Dafne Villani e Giorgio Anzelotti, tra i più giovani prodotti del vivaio Studapp. Tra due domeniche la giornata di ritorno: Ferrara incontrerà di nuovo Rovigo e affronterà lo scontro diretto con Castelfranco. I giochi non sono ancora chiusi.

8 e 9 Febbraio al Teatro Off.

Da: Teatro Off di Ferrara.

Un week end dove a farla da protagonista sul palco di Ferrara Off sono il sogno e l’illusione, raccontati tramite due linguaggi diversi, quello della danza di Fabrizio Favale e quello del teatro di Carlos Branca.
Si comincia sabato 8 febbraio, alle 21, con “Lute” con Daniele Bianco e Vincenzo Cappuccio nella produzione KLm – Kinkaleri / Le Supplici / mk e la coreografia di Fabrizio Favale. In uno spazio vuoto e colorato dalla luce emergono due figure. Sono creature del sogno o animali che sognano? Sono alieni caduti dal cielo o esploratori in Antartide? Lute, in antico dialetto italico, è lo scintillate della brace: quell’enigmatico bagliore davanti al quale l’uomo ha iniziato a raccontare storie fantastiche. E da questa ispirazione parte la danza con due interpreti già ospiti a Ferrara Off nella passata rassegna estiva Dance Off. Lute sarà preceduto dal pezzo Ibis Tanz, anch’esso realizzato grazie alla residenza creativa presso Alaska, a cura di KLm e Amat, coprodotto da Festival MilanOltre.
Domenica 9 invece, alle 17.30, il teatro di Viale Alfonso I d’Este ospita una tappa della tournèe europea dello spettacolo argentino “Sueño que duermo” del regista Carlos Branca, con Ileana Jaciw, Rosanna Pavarini e Carlos Belloso, per la prima volta in Italia e prossimo al debutto con la serie di Netflix Puerta 7.
In una caotica Buenos Aires il protagonista di “Sueño que duermo” si aggira curioso per la città ma il suo sguardo non riesce a fermarsi su un piccolo fenomeno, viene continuamente distratto da un’infinità di fenomeni e accadimenti. Per fissare un dettaglio deve chiudere gli occhi, rivolgere lo sguardo al suo interno: per escludere i suoni deve chiudere le orecchie, per non sentire gli odori deve trattenere il respiro.
L’ingresso a tutte le attività culturali è riservato ai soci. Il biglietto è di 12 euro nuovi soci (inclusa tessera associativa), 10 euro soci, riduzioni per Universitari, Under 30 e Under 18. Maggiori informazioni www.ferraraoff.it o chiamando il numero 333 6282360.

Riunito il Consiglio Territoriale dell’Immigrazione presieduto dal Prefetto Michele Campanaro.

Da: Prefettura di Ferrara.

All’ordine del giorno un focus su progetti finanziati dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione(Fami) e sulle procedure previste in tema di rimpatrio volontario assistito.

Presso la Sala conferenze della Camera di Commercio, si è tenuto stamane il Consiglio Territoriale dell’Immigrazione, presieduto dal Prefetto Michele Campanaro, per fare il punto sugli interventi che le Prefetture possono realizzare attraverso progetti finanziati dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) del Ministero dell’Interno e destinati al miglioramento dell’offerta dei servizi a favore dei cittadini dei Paesi terzi regolarmente soggiornanti sul territorio, e le opportunità offerte dalle procedure sui Rimpatri Volontari Assistiti.
Il Fami è uno strumento finanziario istituito con Regolamento UE n. 516/2014 con l’obiettivo di promuovere una gestione integrata dei flussi migratori sostenendo tutti gli aspetti del fenomeno: asilo, integrazione e rimpatrio.
Alla riunione hanno partecipato Sindaci e Amministratori della provincia, i vertici delle Forze dell’Ordine territoriali, i responsabili di Enti pubblici e Previdenziali, delle Associazioni datoriali e dei Lavoratori, e delle Associazioni del Terzo Settore e del Volontariato che si occupano di integrazione sociale.
Sono inoltre intervenute, come relatrici sui punti all’ordine del giorno del CTI, Chiara Peri, ricercatrice presso l’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali di Roma – partner del Ministero dell’Interno per la gestione dei progetti di integrazione a valere sul Fami – , e Grazia Ferrari, focal point per l’Emilia Romagna del progetto RE.V.ITA “Rete Ritorno Volontario Italia”. Cofinanziato dal Fami e dal Ministero dell’Interno italiano – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, il progetto ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza della misura del Ritorno Volontario Assistito e Reintegrazione e dei programmi attivi tra i potenziali beneficiari, sia finali (migranti) che intermedi (enti pubblici e privati operanti nel settore della migrazione).
In particolare, nel corso della riunione sono state illustrate le opportunità offerte dal Fami per il finanziamento di progetti in tema di capacity building per migliorare i livelli di programmazione, gestione ed erogazione dei servizi pubblici ed amministrativi rivolti ai cittadini di Paesi terzi. I progetti devono promuovere le competenze del personale della Pubblica amministrazione, favorire l’innovazione dei processi per migliorare l’efficienza dei servizi e sviluppare reti istituzionali e azioni di governance multilivello, attraverso un approccio integrato alla pianificazione degli interventi. La Prefettura dovrà essere le capofila di dette progettualità con il coinvolgimento, in forme di partnerhip, di Enti pubblici o soggetti privati da selezionare con procedure di evidenza pubblica.
Nel corso della riunione è stato, inoltre, affrontato l’importante tema del Ritorno Volontario Assistito (RVA), una misura che permette ai migranti di ritornare in modo volontario e consapevole nel proprio paese di origine in condizioni di sicurezza e con un’assistenza adeguata. Il RVA, infatti, prevede assistenza per l’organizzazione e il pagamento del viaggio e anche il supporto alla reintegrazione sociale e lavorativa nel paese d’origine con l’erogazione di beni e servizi.
Desidero sottolineare – ha affermato il Prefetto nel suo intervento introduttivo dei lavori del C.T.I. – l’importanza di questo incontro per approfondire e condividere le informazioni sui progetti finanziati dal Fami per promuovere un approccio integrato nella governance del fenomeno migratorio ma anche per favorire forme di rimpatrio volontario assistito, quale fondamentale strumento di reintegrazione nei Paesi d’origine di molti cittadini extracomunitari attualmente presenti sul territorio.

DOPOELEZIONI
Il voto dell’Emilia Romagna rilancia l’importanza delle coalizioni

Sono state già ampiamente indagate le ragioni della vittoria di Stefano Bonaccini e della coalizione di Centrosinistra nelle recenti elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna. Senza nulla togliere alle motivazioni da più parte addotte, a partire dalla rilevanza del ruolo esercitato dal movimento delle Sardine: vedi ad esempio, su queste pagine, le osservazioni per me in larga parte condivisibili formulate da Corrado Oddi [leggi qui], vorrei riportare l’attenzione su un aspetto che mi sembra sia passato troppo in secondo piano.

Una delle ragioni del successo di Bonaccini sta, inutile negarlo, nel sistema elettorale adottato in Emilia Romagna. Non solo per la possibilità, offerta all’elettore, di votare in modo disgiunto le liste e i candidati alla Presidenza, possibilità della quale hanno usufruito a conti fatti diverse decine di migliaia di elettori. Ma anche, e soprattutto, in virtù di un sistema elettorale che alimenta e premia la formazione di coalizioni a sostegno di un unico candidato Presidente. Il sistema elettorale adottato nella nostra regione, infatti, attribuisce in modo proporzionale, senza sbarramento alcuno, 40 dei 50 seggi complessivi sulla base dei voti riportati dalle singole liste; riserva comunque uno dei 10 seggi rimanenti al candidato Presidente arrivato secondo, e infine attribuisce alla coalizione vincente tutti i restanti 9 seggi se nel proporzionale ne aveva ottenuti meno di 25, oppure soltanto 4: in questo caso gli altri 5 vengono distribuiti proporzionalmente tra tutte le altre liste. In questo modo si ottengono contemporaneamente diversi risultati:

  1. Si rispetta un principio di rappresentanza, perché è relativamente facile anche per le forze minori ottenere un seggio, soprattutto se si partecipa ad una coalizione. Infatti la lista Europa Verde ottiene 1 seggio con meno del 2% dei voti e i Cinque Stelle, benché non fossero in coalizione, ne ottengono 2 con appena il 4,7%.
  2. Si favoriscono le coalizioni, il che significa dare piena espressione alle differenze legittimamente esistenti all’interno di ciascuno schieramento elettorale, ma al tempo stesso –  e senza necessità di ricorrere a precarie e improbabili aggregazioni – evitare una frammentazione eccessiva che renderebbe molto complessi, e a volte totalmente ingovernabili, gli esiti di moltissime delle consultazioni elettorali.
  3. Si garantisce sia alla coalizione di maggioranza la possibilità di governare, sia alle altre formazioni, singole o coalizzate, di avere i numeri per svolgere adeguatamente il proprio ruolo di minoranza.

Si tratta insomma di un sistema elettorale che tiene sufficientemente in equilibrio le due esigenze fondamentali di qualsiasi sistema democratico: rappresentatività e governabilità. Aggiungo che il termine governabilità può essere fuorviante, forse sarebbe più giusto parlare di responsabilità, perché chi vince ha prima di tutto il dovere di assumersi appunto la responsabilità di governare, senza doversi inventare soluzioni improbabili ma anche senza potersi nascondere dietro scelte di altre forze.

D’altronde basta fare qualche semplice calcolo ipotetico per rendersi conto di cosa significa. Con un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 5%, come quello nazionalmente concordato (almeno così sembra) dalle forze attualmente al governo, solo 4 liste avrebbero ottenuto seggi in Emilia-Romagna: PD, Lega, Fratelli d’Italia e Bonaccini Presidente. I voti riportati dalle due liste di Centrodestra sono praticamente pari (anzi un pizzico superiori) a quelli riportati dalle due liste di Centrosinistra. I seggi sarebbero equamente distribuiti: 25 al Centrosinistra e altrettanti al Centrodestra. Sarebbe quindi veramente complicato mettere in piedi un governo, a meno di mettere dentro tutti, oppure di contare su qualche defezione individuale.

Se invece si fosse optato per un sistema puramente proporzionale, senza sbarramenti, nessuno dei due schieramenti avrebbe verosimilmente avuto i seggi sufficienti a costruire un governo e quindi sarebbero diventati decisivi i seggi (probabilmente 2) conquistati dai 5 Stelle, mettendo questi ultimi in una posizione tale da poter dettare condizioni decisive ai possibili alleati, sfruttando un potere di condizionamento ben superiore al  4,7% ottenuto.

Si tratta, è chiaro, di un esercizio puramente teorico, visto che è facile obiettare che le scelte delle singole forze politiche o aggregazioni elettorali siano state influenzate dal sistema elettorale vigente e che in un altro quadro avrebbero probabilmente compiuto scelte almeno in parte diverse. Tuttavia credo che l’esercizio sia piuttosto esplicativo dell’efficacia o meno di un sistema elettorale.

Personalmente penso da molto tempo che il sistema elettorale preferibile, tanto più per un Paese come il nostro molto frantumato socialmente e politicamente, sia quello a doppio turno, sulla falsariga di quello adottato per l’elezione dei sindaci. Purtroppo, invece. in Italia si continua ad affrontare questo tema fondamentale in modo tatticistico e confusionario, essendo tutte le forze politiche impegnate ad inseguire opportunisticamente la soluzione che appare sul momento a loro più favorevole. Siamo così passati, in poco tempo e come se nulla fosse, da un estremo all’altro, da sistemi ultramaggioritari, che se ne infischiano di rappresentare adeguatamente le articolazioni di interessi e le diversità di pensiero esistenti nella società,  a sistemi ultraproporzionalistici, che obbligano poi a cercare di formare un governo attraverso complesse e spesso opache alchimie di palazzo. Fino a giungere al sistema elettorale attualmente vigente (il famigerato Rosatellum) che riesce mirabilmente a coniugare i difetti del proporzionale con quelli del maggioritario, garantendo al contempo scarsa rappresentatività e scarsa governabilità.

C’è un concetto che credo dovrebbe illuminare la Sinistra italiana, nella sua da tempo indispensabile opera di radicale rinnovamento, un concetto colpevolmente abbandonato 12 anni fa, dopo la caduta dell’ultimo governo Prodi: quello di coalizione. La Destra può pensare di tenere insieme le proprie differenze con un uomo forte, un leader. La Sinistra ha invece costituzionalmente bisogno di trovare un modo per tenere insieme le proprie differenze, le proprie articolazioni, senza negarle, ma mettendo in rete idee e conoscenze diffuse e costruendo un metodo di confronto permanente e – come ci hanno insegnato le Sardine – gentile e rispettoso, mai supponente.

Per questo credo che oggi sarebbe fondamentale promuovere sistemi elettorali che favoriscano e premino le coalizioni, come è appunto quello della regione Emilia Romagna. Anche grazie al quale – non a caso – le forze di Centrosinistra questa volta hanno vinto.

 

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