Giorno: 1 Marzo 2020

Lavatevi le mani
ma andate scalzi
e baciate la terra ferita

Una cara amica mi inoltra una poesia che sta girando sui social. Mi è sembrata molto bella, molto giusta, un piccolo antidoto alla frenesia collettiva che ha portato i media a diffondere il contagio della paura, della insensatezza, della irresponsabilità. Non conosco il poeta, Andrea Melis; l’ho ringraziato per messenger a nome di tutta la redazione di Ferraraitalia. Buona lettura. (Effe Emme).

di Andrea Melis

Lavatevi le mani
ma andate scalzi
e baciate la terra ferita.
Starnutite pure nel gomito
ma leccate le lacrime di chi piange.
Non viaggiate a vanvera
ora è tempo di stare fermi
nel mondo
per muoversi in noi stessi
dentro gli spazi sottili
del sacro e l’umano.
Indossate pure le mascherine
ma fatene la cattedrale del vostro respiro,
del respiro del cosmo.
Ascoltate pure il telegiornale
che finalmente parla di noi
e del più grande miracolo
mai capitato:
siamo vivi
e non ci rallegra morire.
Per ogni nuovo contagio
accarezza un cane
pianta un fiore
raccogli una cicca da terra,
chiama un amico che ti manca
narra una fiaba a un bambino.
Ora che tutti contano i morti
tu conta i vivi,
e vivi per contare,
concedi solo l’ultimo istante
alla morte
ma fino ad allora
vivi all’infinito,
consacrati all’eterno.

La vita fugge et non s’arresta una hora

L’aveva promesso l’amico Monini che Ferraraitalia non avrebbe parlato di Coronavirus [qui] ottenendo la mia completa adesione se non fosse che… il mio Diario ne deve per forza parlare proprio per le ragioni uguali e inverse che Francesco citava. Una specie di maledizione s’abbatte sulla settimana che per me doveva essere scientificamente tra le più importanti dell’anno: la partecipazione al Convegno organizzato a Milano per la mostra Canova-Thorvaldsen, la visita a quelle con ascendenti culturali ‘ferraresi’ vale a dire quella su George de la Tour organizzata da Francesca Cappelletti e quelle su de Pisis e de Chirico. Una vera orgia!

E all’ultimo momento, l’insidioso virus cancella tutto. A Ferrara, mesi di preparazione avevano permesso di organizzare una book presentation al Centro Studi Bassaniani per il 4 marzo, giorno dell’anniversario di nascita di Giorgio Bassani. Anche quella è saltata. Ma l’aura malefica s’abbatte anche su comuni imprese, quali quelle legate alla compera di una nuova macchina del caffè e al provvedere alla rottura di un telefono fax. Contatti trepidanti, ora che ho venduto la macchina, ai drivers che mi avrebbero dovuto portare all’acquisto. Incoraggiato dalla disponibilità, mi reco in un centro specializzato dove scelgo l’oggetto forse più amato da mia moglie ma, misteriosamente, l’infernale macchina si rifiuta di eseguire le sue funzioni, allagando piani d’appoggio e procurandoci preoccupanti nevrosi. Riportata al negozio, funziona superbamente! Alla fine faccio la voce grossa e impongo un cambio con una più cara, mi viene riluttantemente concesso, annullando lo sconto del 40% della precedente.

Ben più complessa la vicenda del telefono/fax. Accompagnato da un carissimo amico, straordinario conoscitore di quegli aggeggi, gagliardamente ci avviciniamo al banco e veniamo tacciati di incompetenza con una smorfia di disprezzo: non ne fanno più! Organizza quindi, il competente, un complesso sistema di comunicazione fax che ora mi produce palpiti d’angoscia perché sbaglio desolatamente tutto. Ma verranno tempi migliori, e trionfalmente vincerò come cantava Pavarotti, fregandomene del virus (forse).

Mi reco al Teatro Comunale domenica mattina, riluttante di affrontare folle, ma curioso del concerto della Chamber Orchestra. Ne sono ripagato a iosa. Tra i più belli degli ultimi dieci anni!! Ma il balletto delle distanze era altrettanto impagabile: i baci si mandavano da lontano, gli abbracci vigorosi che di solito sanciscono il ritrovo sotto il segno immortale della musica tra i musicofili, erano sostituiti da finzioni – quasi fosse un racconto di Borges – mentre sventolando salviettine da mani mi rannicchiavo nel mio posto  il primo della fila) e osservavo due meravigliose bambine nel primo palco di non più di 5/6 anni che accompagnavano la musica, fingendo di suonare il piano sull’orlo del palco e stringendosi voluttuosamente nei momenti più alti alla loro bella mamma. Sono andato (come non potevo?) a congratularmi con quelle fatine e all’uscita tutti, dico tutti, si stringevano mani e si abbracciavano presi dal fascino di quella musica. Altro che coronavirus “Pussa via!”.

Alla sera un grave dilemma: vedere Che tempo che fa, invaso da virologhi e cantanti sanremesi senza pubblico, oppure seguire la nuova puntata della stupenda shop opera La vita promessa? Abbiamo optato per un mezzo e mezzo, il che non ha prodotto gran risultati. E mentre laboriosamente l’intero lunedì lo passo a costruire una recensione comme il faut al volume di Vittorio Emiliani dedicato a suo fratello Andrea, tra i miei più cari e indimenticabili amici, la sera ci affrettiamo al cibo per accomodarci in poltrona a seguire la nostra amatissima L’amica geniale. I commenti seguenti sembrano degni di Dante o del film disneyano dove imperava Crudelia Demon. Tengo per la cattivissima e infelice Lila, mentre trovo goffa e stupidella fino al masochismo (come si fa a concedersi per la prima volta all’orrido Sarratore padre infame e orrendo umarél?) la paciosa Lenù. Non mi capacito come Lila avesse potuto sposare il carnoso Stefano, quindi bene ha fatto a consolarsi con lo snello Nino. Certo che brave quelle due ragazzine diventate attrici nel giro di un anno. Medito di andare in libreria a comprarmi i volumi seguenti della Ferrante, ma mi trattiene un pizzico di dignità purtroppo accademica.

Frattanto seguo con ironia e disgusto le vicende culturali ‘fraresi’. Non commento, ma ribadisco che certe situazioni le hanno volute, anzi, evocate e provocate proprio quella parte politica che ora sta all’opposizione.
Parlo con nostalgia e affetto con l’amica Simonetta della Seta che lascerà il Meis per affrontare un importantissimo incarico in Israele, dove la raggiungerò a settembre per compiere l’ormai mitico viaggio in quello stato. Trepido nel frattempo a organizzare il viaggio a Dublino per visitare i miei nipoti, ma anche a dover decidere le vacanze romane di marzo per il mio compleanno. Certo, se non apriranno la mostra di Raffaello alle Scuderie del Quirinale, le rimanderò.
Dai Coronavirus smettila! Lasciami andare incontro alla bellezza. Sto diventando troppo diversamente giovane! La vita fugge et non s’arresta una hora, cantava quel menagramo di Petrarca. E per farsi sentire, sparge il virus sui suoi amati Colli Euganei.

PER CERTI VERSI
Oltre

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione ‘Sestante: letture e narrazioni per orientarsi’

OLTRE

Sono ansioso di viverti
Oltre l’immaginazione
Delle mani
Il liquore chartreuse dei miei occhi
Versare sulle tue labbra goccia a goccia
Per vederti
Oltre i sogni
Di ballare un’intera notte con te sulla spiaggia
E stretti andare tra le dune
Come due cormorani in amore
Sono ansioso di stare in mezzo a te ovunque
Nella laguna
Sulla seggiola impagliata vuota fuori da una casa vuota
In un villaggio abbandonato dell’Istria
Il blu invaderci più che la Normandia
Ma pacificamente
In pace

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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