Giorno: 25 Marzo 2020

DI MERCOLEDI’: Io resto qui

Di mercoledì al mio paese c’è il mercato, ma non oggi. Non nelle prossime settimane, fino a quando durerà questa situazione di emergenza sanitaria.
E’ un giorno caratterizzato dalla assenza: l’assenza delle bancarelle e della gente in piazza, della scuola che è la mia vita quotidiana da 35 anni, della vita di prima. Sto configurando giornate azzardate, piene di tentativi nuovi per imparare a fare scuola a distanza, piene di nuove difficoltà. Mi do poco tempo per pensare. Un po’ di televisione la sera, ma poca: un tg che trasmette cifre su cifre relative a nuovi contagiati, a ricoveri; mezzo film durante il quale mi assopisco, e così nemmeno una storia completa mi entra in testa e me ne varia il contenuto monocorde. Il lavoro si è preso tutta la materia grigia.
Non so ancora cosa penso della immobilità. Mi salvano il giardino che ho intorno alla mia casetta, e questo correggere continuo le cose scritte e inviate in decine di mail dai ragazzi. Deve essere dura, e lo sarà sicuramente anche per me.
Leggo. Leggo come prima, o forse un po’ meno. Riprendo in mano dagli scaffali più a portata di mano i libri che ho messo in fila negli ultimi due o tre anni; alcuni piuttosto vissuti, altri ancora con il cellophane e dunque pronti a farmi sentire il loro profumo non appena sarà il loro turno e deciderò di aprirli.
Ho riposto giorni fa il romanzo di Alice Cappagli, Niente caffè per Spinoza: un romanzo di cui ho parlato nel numero precedente di questa rubrica e che ho dovuto consultare allo scopo. Il gesto è breve, prendi il volume e lo riponi dove trovi posto nello scaffale degli autori italiani contemporanei. Il libro in questione, però, vuole dirti ancora qualcosa. Guardo infatti la copertina un solo attimo e rivedo la piccola frase stampata a lato della ragazza che è salita sopra una pila di libri per slanciarsi verso l’alto (a salutare una nuvola di chiavi volanti che lei stessa ha lanciato, o che stanno cadendo da lassù, chissà). La frase dice “Dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre”.
Ce l’ho. Ce l’ho un libro sul quale appoggiare il peso del corpo con fiducia, come la ragazza che di lì si spinge in alto. Un altro Spinoza, un libro di cui ho voluto trattenere alcune riflessioni, verso la fine, ammirata per la semplicità con cui esprimono quello che anch’io provo, una radiografia fatta di parole.
Non lo trovo. Sullo scaffale dove vado a cercarlo, c’è l’altro romanzo dello stesso autore, Marco Balzano. L’ultimo arrivato. E’ in edizione tascabile ed è colorato. No, sto cercando Io resto qui, che ha la copertina rigida ed è bianco. La foto sul davanti riporta il campanile di Curon che esce dall’acqua.
Un’altra mancanza. Un corto circuito fra letteratura e vita: risulta assente il romanzo che vorrei consultare in questo momento, il cui titolo è una dichiarazione di resilienza allo stato puro: “Io resto qui”. A casa, dico subito pensando al virus.

La narratrice si chiama Trina, fa la maestra in un piccolo paese della Val Venosta in Sudtirolo. Trina è anche moglie di Erich, un uomo tenace e attaccato alla propria terra, e madre di Michael e Marica. Il libro contiene il racconto della sua vita ed è una lunga lettera scritta per la figlia che da tempo ha lasciato la famiglia, portata senza preavviso in Germania dalla sorella di Erich, che forse ha voluto darle una vita migliore.
La vita a Curon è dura, le famiglie campano allevando animali e lavorando la terra. Quando la Storia viene a ravolgere gli abitanti con i suoi cambiamenti, è ancora più difficile resistere. Durante il ventennio fascista Mussolini mette al bando la cultura del luogo, impedendo di parlare il tedesco agli abitanti di tutto il Tirolo e mandando ad occupare i posti negli uffici pubblici impiegati venuti dal resto d’Italia. Trina allora difende la propria cultura e continua a fare la maestra di nascosto, per poter usare il tedesco con i suoi scolari.
Quando arriva la guerra, resiste da sola alle difficoltà mentre il suo Erich è soldato, ma quando egli torna a casa ferito e decide di disertare, fugge con lui sui monti e resiste al freddo e alla fame scappando da un rifugio all’altro a rischio della vita.
Infine la diga. Da molti anni, anche prima della guerra erano cominciati i lavori di una diga voluta dal Duce per produrre energia elettrica, che avrebbe allagato i paesi di Resia e di Curon. Ora col dopoguerra i lavori riprendono, con i rumori delle ruspe che spezzano il silenzio antico delle montagne e col progetto di cambiare radicalmente il territorio. A nulla valgono le proteste degli abitanti , che Erich cerca instancabilmente di tenere viva.
Trina ha già sopportato la dittatura, la guerra, la solitudine e la povertà. Rimasta sola dopo la morte di Erich, accetta di vivere in un minuscolo appartamento prefabbricato che le viene dato in cambio del suo maso, finito sott’acqua come l’intero paese dove è sempre vissuta. Ferma come una radice.
Non ricordo con sicurezza le parole e le frasi che avevo sottolineato due anni fa, alla prima lettura del libro. Ricordo il senso di una frase bellissima che riguarda Erich. Erich alla fine della sua vita è fiaccato dalle fatiche e dai dolori che lo hanno consumato: ha dovuto perdere l’unica figlia, ha visto il figlio tradire le sue idee e arruolarsi nell’esercito del Führer e ha fatto il soldato, pur avendo in odio la guerra. Di recente ha incassato la sconfitta della diga che gli ha tolto la sua casa e i pascoli. Non è la malattia a portarlo via, Trina ne è convinta. E’ stata la stanchezza, quella portata dai suoi pensieri. I pensieri stancano, che bella verità mi dicono queste parole.

Balzano ha uno stile semplice ma molto intenso. È piaciuto anche agli studenti, che quando l’hanno incontrato gli hanno rivolto domande su domande anche su singole parole del libro. L’incontro è avvenuto nella splendida cornice del Museo di Spina; lui è partito un po’ rigido, con aspettative non esaltanti.
Credeva, ha ammesso alla fine della conversazione, di avere davanti una platea un po’ svogliata. E invece si è ammorbidito domanda dopo domanda, si è lasciato andare vedendo il book trailer preparato dai ragazzi, si è commosso con la musica originale della colonna sonora. Secondo me gli è servito tempo semplicemente per smettere gli abiti dell’insegnante (insegna in un liceo milanese) e indossare i panni dello scrittore, di uno che ha lasciato il segno.

Nota bibliografica: Marco Balzano, Io resto qui, Einaudi Supercoralli, 2018

Top Secret consegna gratis la spesa e i medicinali. Servizio a domicilio in collaborazione con il Comune di Ferrara

Da: Made Eventi.

“Io resto a casa”. Da oggi a Ferrara restare a casa sarà un po’ più facile. Top Secret la società ferrarese di vigilanza privata, una tra le più importanti in Italia, presieduta da Matteo Mazzoni, ha infatti dato avvio, insieme al Comune di Ferrara, ad un servizio importante e solidale. Gli anziani o chi ha problemi di deambulazione, potranno ricevere a casa gratuitamente la spesa oppure i medicinali.
Come si può accedere al servizio? Chi ha necessità può chiamare il numero verde dell’Urp del Comune, appositamente attivato, formando il 800.225830, in funzione tutti i giorni dalle 8 alle 13. L’Urp a sua volta fornirà alla centrale operativa di Top Secret Vigilanza il nominativo e il telefono delle persone che hanno chiesto aiuto. Top Secret si metterà in contatto con i cittadini o le famiglie da aiutare. A questo punto queste non faranno altro che fornire la lista della spesa o le ricette per ritirare le medicine che saranno poi consegnate ai richiedenti assistenza. Entro la giornata stessa Top Secret si impegna a far pervenire quanto richiesto. E’ anche opportuno precisare, soprattutto per gli anziani al fine di rassicurarli e di evitare indebite intrusioni casalinghe, che le guardie giurate si presenteranno sempre indossando la divisa con il logo Top Secret bene in evidenza.
Il servizio è attivato in collaborazione con l’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Ferrara, tramite l’assessore Cristina Coletti e ripetiamo è assolutamente gratuito per chi ne farà richiesta. Il servizio di assistenza domiciliare è stato autorizzato dal Comune di Ferrara, oltre che a Top Secret, alla Croce Rossa Italiana, agli Scout e all’associazione Curva Ovest.
“Abbiamo fatto una scelta di solidarietà – ha dichiarato il titolare della società, Matteo Mazzoni – invece di mettere in cassa integrazione una parte del personale, abbiamo deciso di destinarlo a questo servizio. Un servizio che offriamo alla città e che non grava in alcun modo sul Comune”. Il servizio sarà operativo da oggi e fino alla fine dell’emergenza dando così concretezza allo slogan: insieme ce la possiamo fare

Confagricoltura Ferrara: positiva la proroga dei permessi di soggiorno decretata a seguito dell’emergenza coronavirus

Da: Confagricoltura Ferrara.

“La proroga al 15 giugno dei permessi scaduti od in scadenza dal 31 gennaio scorso al 15 aprile, rappresenta una giusta risposta ai problemi sia dei cittadini extracomunitari che si trovano nelle condizioni di dover rinnovare il proprio permesso di soggiorno, sia delle aziende che diversamente si vedrebbero private della possibilità di fruire delle loro prestazioni lavorative”. E’ con questo commento che il direttore di Confagricoltura Ferrara Paolo Cavalcoli accoglie la Circolare emanata dal Ministero dell’Interno, che tenuto conto dell’emergenza Covid-19 proroga il termine di validità di tali permessi di soggiorno. “Confagricoltura ha più volte sollecitato questa misura – ricorda Cavalcoli – che arriva in un momento cruciale per l’agricoltura, con settori cardine, come quello orticolo e frutticolo, che rischiano di rimanere completamente bloccati a causa della carenza di manodopera. Nelle scorse settimane infatti, prima che i recenti decreti emanati dal Presidente del Consiglio lo vietassero, molti lavoratori hanno preferito fare rientro nei loro Paesi di origine, altri hanno già comunicato di non essere disponibili a fare ritorno nei nostri territori ed altri ancora trovano difficoltà ad attraversare determinati Paesi, per questo Confagricoltura sottolinea la necessità che l’Unione Europea crei una sorta di corridoio per permettere la mobilità di questi lavoratori all’interno della UE. Quella della penuria di manodopera è un problema che ci allarma enormemente ed è per tale motivo – conclude il Direttore di Confagricoltura Ferrara – che come Confagricoltura abbiamo richiesto all’assessore regionale al lavoro Colla di attivare quelle iniziative atte a facilitare l’interazione tra domanda ed offerta di lavoro, orientando le risorse umane che potrebbero essere disponibili (penso a settori cardine della nostra economia come quello turistico e del commercio, attualmente pressoché bloccati con dipendenti stagionali che potrebbero essere fermi al palo) verso il settore primario, che tra poco potrebbe essere alla disperata ricerca di maestranze da avviare alla raccolta di frutta, verdura, se non addirittura alle prime operazioni colturali quali il trapianto del pomodoro e la raccolta dell’asparago

Pescatore ferrarese denunciato dalla Polizia provinciale

Da: Provincia di Ferrara.

Un pescatore ferrarese è stato denunciato per non avere rispettato le disposizioni del Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) dello scorso 11 marzo, che ha stabilito misure urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus.
L’operazione è stata messa a segno dalla Polizia provinciale, i cui agenti hanno pizzicato l’uomo che, lungo le sponde del canale Burana a Mizzana, in comune di Ferrara, stava pescando con tre canne e un guadino e si era recato sul posto con un furgone.
Da qualche giorno erano giunte segnalazioni al Comando degli agenti diretti da Claudio Castagnoli, sulla scorta delle quali una pattuglia ha potuto accertare la presenza sul posto di una postazione da pesca, con la presenza di due bancali e un’asse di legno, oltre a due picchetti poggia canna conficcati nel terreno.
In seguito a un secondo appostamento, il giorno seguente, gli stessi agenti hanno sorpreso l’uomo intento a pescare e a nulla sono valse le motivazioni addotte di abitare poco distante e di non essere venuto in contatto con altre persone.
È quindi scattata la denuncia per il mancato rispetto delle norme che impongono a chiunque di restare a casa durante l’intera fase di emergenza da Covid-19, a meno di esigenze indifferibili, per evitare possibili fonti di contagio.

Ricordo di un amico: Alberto Arbasino

Nella solitudine necessitata dal morbo, come un’eco fragorosa, rimbalzano le perdite di amici con cui si è condiviso percorsi di vita, non solo fisica, ma intellettuale e culturale. Così è stato per Alberto Arbasino, un ‘Maestro’, la cui estensione di pensiero e di conoscenza mi aveva potentemente attirato: scrittore, artista, musicologo, politico e soprattutto inventore di personaggi proverbiali. Nessuno può dimenticare la casalinga di Voghera e la sua interiezione “signora mia”, inno ufficiale alla presunzione piccolo-borghese. In questa polisemia di interessi resta memorabile la sua mise en scène di Carmen a Bologna, che mi rapì dove, per la prima volta in Italia, l’azione si svolge nella contemporaneità, aprendo la strada ad una moda che ha visto alcuni risultati strepitosi e altri deprecabili.

L’altro aspetto, forse il più vistoso nella carriera di intellettuale engagé, rimane la sua adesione al Gruppo ’63, ispirato da Umberto Eco che gli procurò la rottura dei rapporti con Giorgio Bassani accusato dal Gruppo di essere la Liala del Novecento. L’autore ferrarese rispose impedendo la pubblicazione presso Feltrinelli del romanzo arbasiniano. Una frattura che si compose solo dopo la morte di Giorgio Bassani, in questo frangente convinto da amici comuni.

Ma tornando al personaggio Arbasino, memorabile rimane nel ricordo l’incontro che si svolse in un convegno organizzato da Anna Dolfi e Maria Carla Papini tra il 1995 e il 1996 in due sedute che misero a confronto 11 tra i più grandi scrittori italiani del periodo; ma nel libro che attesta quegli incontri ( Bulzoni 1998) non appare il nome di Arbasino, che rifiutò il consenso alla pubblicazione. Eppure, avendo con lui svolto un intenso dialogo in quella occasione, molti amici ricordano la stessa postura che già in sé era specchio delle sue scelte. Apparve infatti con il consueto impermeabile, che faceva parte del suo, come dire, aspetto esteriore. Lo ricorda bene Marco Belpoliti nel suo articolo La frivolezza di Arbasino, apparso il 24 marzo 2020 in Doppio Zero. Nella sua performance fiorentina si palesò tenendo in una mano il pacchetto dei thé comprati ad Old England, il negozio che solo gli aristocratici, gli intellettuali, ma soprattutto i dandies frequentavano e nell’altra mano i pasticcini comprati da Giacosa altra icona fiorentina.

Ricordano pure gli amici presenti, che vi fu un gara tra chi scrive queste note e l’autore, tutta portata sul profilo scivoloso ma eccitante del dandismo. Purtroppo Arbasino non permise che venisse pubblicato il suo intervento. Il vero incontro a avvenne Ferrara nel Castello Estense dove, in un convegno assai ricco e complesso, il 2 febbraio 2006 presentammo Raffaele Manica editore del Meridiano dedicato ad Arbasino ed io il suo libro Dall’Ellade a Bisanzio, pubblicato da Adelphi. La foto che apre questo articolo ci vede tutti e tre assai contenti e potrei dire gioiosi. L’amico Manica mi raccontava proprio oggi un episodio che ci coinvolse il giorno successivo. Arbasino volle recarsi a vedere a Padova la grande mostra su De Chirico e la metafisica perciò il giorno successivo prendemmo il treno. E qui scoppiò la discussione che ancora delizia il mio amico romano. Mi racconta che fu ignorato per tutto il viaggio, perché Arbasino ed io ci immergemmo in una fitta conversazione, o meglio sfida, su chi aveva più qualità di rose e da dove provenivano. Fu un bel pari e patta!

Negli anni successivi ci si sentiva regolarmente al telefono e mi fu chiesto di scrivere due schede su due autori Filippo de Pisis e Alberto Arbasino, nientemeno che nel prestigioso Dictionnaire du dandysme. Feci le schede poi al momento di rifinire le voci secondo le regole editoriali, pressato da altre incombenze non detti seguito all’impresa. Ma questo l’ho scoperto solo dopo che ho torturato per due ore il mio tecnico, che ormai chi mi legge conosce come San Lorenzo! Gli anni trascorsero in fretta. Ci si vedeva sempre più raramente, finché si ammalò gravemente e un anno prima di morire perse anche il suo amato compagno Stefano. E a quel punto come mi dice Raffaele Manica rinunciò alla vita.
Tra le cose che ho scritto, ricordandomi della sua intelligenza, una la voglio riproporre come devoto omaggio all’amico scomparso.

“Attendo con impazienza il commento linguistico di uno tra i più grandi scrittori italiani, Alberto Arbasino, sulla disposizione prospettata dalla ministra Gelmini dell’ introduzione del grembiule a scuola, che sarà in realtà una divisa, ‘un abito quasi fashion’. Eccola la paroletta magica: anche il grembiule non dovrà avere una funzione esclusivamente egualizzatrice, ma ‘quasi fashion’, cosicchè sia la casalinga di Voghera, che la mamma alto borghese potranno, nel nome della moda, recuperare la dignità calpestata della loro prole, assolutamente contraria a rinunciare alla ‘fascion’, come allegramente si sente pronunciare da chi sembra sempre essere digiuno della terza ‘i’ ( Ricordate? Il programma della ministra Moratti sulle tre ‘i’ tra cui l’Inglese?). E mi spiace che la proposta (opinabile) sia stata espressa in un programma che tenta di porre argine e regole a una scuola sempre più avviata a un destino di irreversibile decadenza voluta, perseguita protervamente dalle disposizioni bipartisan ( non a caso la Gelmini si rifà al progetto Fioroni ), che si susseguono dal tempo della grande riforma e che hanno prodotto la situazione su cui è impostata la scuola oggi. L’ha ben individuata Antonio Scurati sulla Stampa del 2 agosto a proposito della reintroduzione del ‘sette’ in condotta o della educazione civica: “Il rischio è quello di una tremenda situazione da doppio legame. Il padre che intima al figlio “imitami!”, ma al tempo stesso, gli ingiunge “non m’immitare!”. Il risultato , come sappiamo, la schizofrenia. Personale e sociale.” Si apre di nuovo dunque il problema più urgente; quello che affannosamente ogni governo tenta di risolvere, ma che non dà soluzioni apprezzabili, proprio perché non affronta alla radice l’unico vero dilemma. Quale tipo di educazione vogliamo per i nostri figli? Umanistica, scientifico-tecnologica? O piuttosto, come dovrebbe essere, preventivamente sociale? Un’educazione che eticamente apra al comportamento sociale, quasi una necessità, per potere affrontare le varie scelte d’indirizzo a cui i giovani si avviano.
Ricordo il fascino delle divise nelle public schools inglesi ( che come si sa sono private) o in qualche raffinatissima scuola privata americana. Sono sparite. Le divise ormai dismesse anche in Inghilterra erano il segno castale di una parte della società destinata al comando. Ora si trovano, e giustamente, nei paesi poverissimi che, imponendo la divisa, danno una dignità sociale a chi sta studiando e non lo deve fare vestito di stracci. Ve lo immaginate, come sospirosamente fantastico, il direttore di una celebre maison de mode, che s’appresta a proporre la divisa ‘quasi fashion’ ai robusti allievi di una scuola tecnica o professionale in ‘pantaloni e camicie bianchi con sopra un golf blu’, o alle allieve di qualche liceo rese ‘più sexy’ – parola di stilista – da ‘gonne a pieghe o pantaloni’? Ma non hanno occhi chi propone questa irrealizzabile memoria delle neiges d’antan, mentre alla porta tra uno sfarfallio di veline e botoline si delinea il gusto della ‘fascion’ per i giovani e i giovanissimi? Ho la netta sensazione che nella proposta della giovane ministra si celi un’ansia di fare, che possa porre rimedio alla catastrofe imminente del fallimento della scuola di stato e del destino delle Università di diventare fondazioni private.
La calura estiva m’impone di tenere su un tono volutamente leggero un problema, IL PROBLEMA, che per primo dovrebbe interessarci, quasi più necessario dell’emergenza spazzatura o del conflitto d’interessi. E mi dispiace che la sinistra non senta la dovuta e morale necessità di proporre un piano d’intervento (e in questo senso il dialogo con il governo sarebbe auspicabile) sul destino dei nostri figli. Non mi piace che si scherzi sul ‘sette in condotta’ come estrema ratio per convincere al rientro in una società retta da una costituzione i giovani ribelli. Il tenue compiacimento che traspare da chi ha ricevuto sette in condotta: da Francesco Borelli a Margherita Hack, da Sandro Curzi a Alba Parietti non è concepibile. Perché non ci si domanda quanti teppisti hanno preso sette in condotta? L’immaginario del genio e della protesta si è chiuso con il ‘68. Ero un ragazzetto, 1954 terza media, ma per combattere l’ingiustizia che ritenevo mi fosse fatta, io scelto per sperimentare il nuovo cambiamento del sistema scolastico nelle famose classi X della Dante Alighieri, non ho preso il sette in condotta, ma mi sono fatto semplicemente bocciare: dieci in italiano e cinque in matematica. Pervicacemente anche a settembre. La ragione? Avevano detto alcuni professori, a mia madre che io nella vita non sarei riuscito a nulla. Meno male che ho ripetuto. Mi son letto per intero tutta l’Odissea, ho imparato a memoria il canto di Ulisse, finalmente traducevo passabilmente dal latino e non avevo bisogno di camicia bianca e golf blu, mentre con occhi pietosi (e indagatori) cercavo sotto il grembiule nero delle mie compagne quelle forme, che distrattamente lasciavano vedere tenendolo slacciato. Non escludo che queste proposte, meno naturalmente la ‘quasi fashion’, non abbiano una loro coerenza e validità. Tuttavia esse non reggono, perché ci si dimentica la condizione degli umiliati e offesi che sono naturalmente i docenti, le vere prime vittime (anche se qualche volta colpevoli) del sistema scolastico. […] “
(Ferrara, 3 agosto 2008)

 

Foto di copertina: Ferrara, 2006, Alberto Arbasino tra Raffaele Manica e Gianni Venturi in occasione della presentazione al Castello Estense del volume Adelphi Dall’Ellade a Bisanzio.

Copparo: precisazione progetto biblioteca

Da: Comune di Copparo.

Si rende opportuna una precisazione in merito al progetto approvato dalla Giunta Comunale il 3 marzo 2020: “La biblioteca a casa tua”, progetto di promozione della lettura tramite l’implementazione del servizio di prestito a domicilio rivolto ad utenti impossibilitati a recarsi inbiblioteca (anziani, disabili e persone impossibilitate a muoversi anche temporaneamente).
Il progetto, promosso dalla Biblioteca comunale “A. Frank”, in collaborazione con due volontari del Servizio Civile Universale, avrebbe dovuto partire in aprile con durata annuale. Non era contingente all’emergenza COVID-19, come poteva essere interpretato dato che la sua approvazione è stata immediatamente antecedente la data di emanazione delle prime ordinanze di contenimento, e potrà partire non appena sarà rientrata l’emergenza sanitaria, per non mettere a rischio collaboratori e utenti.
Nel frattempo vi ricordiamo che è possibile rimanete in contatto con la Biblioteca scrivendo a biblioteca@comune.copparo.fe.it

La Regione sostiene l’agricoltura dell’Emilia-Romagna.

Da: Regione Emilia Romagna.

Liquidazioni in tempo record per il comparto ortofrutticolo e domanda unica. Le proroghe dall’1 al 23 aprile per le varianti ai lavori eseguiti nelle campagne 2017-2018, 2018-2019 e 2019-2020 e dal 31 maggio al 22 giugno per il fine lavori le domande di pagamento a saldo

Liquidità e proroghe. La Regione interviene anche oggi a sostegno dell’agricoltura della Emilia-Romagna, provata dall’emergenza Coronavirus, dopo aver pubblicato due giorni fa il bando per le aziende agricole montane, finanziato con 12,6 milioni di euro e aver promosso semplificazioni per la richiesta di carburanti agricoli (Uma).

Attraverso Agrea, l’agenzia per i pagamenti in agricoltura, la Regione ha infatti liquidato in meno di un mese oltre 55 milioni di euro (55.683.615) ai beneficiari di diversi canali di finanziamento (Domanda Unica, Ocm, Psr) per un totale complessivo di oltre 2.400 mandati di pagamento elaborati.

E sono in arrivo una serie di proroghe nel settore vitivinicolo, decise sempre da viale Aldo Moro, per andare incontro alle richieste degli imprenditori agricoli, in questo periodo alle prese con grosse difficoltà di approvvigionamento dei materiali di base (pali, fili, barbatelle, ecc.) e reperimento della manodopera necessaria a proseguire e portare a termine i lavori iniziati nell’ambito degli interventi per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, grazie ai finanziamenti europei.

“Diamo liquidità alle imprese in un momento di difficoltà, accelerando il più possibile i pagamenti e proroghiamo le scadenze dove si può per dare più tempo alle aziende per organizzarsi- sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. Queste proroghe rappresentano una prima, parziale, risposta che come Regione abbiamo ritenuto di dare alle richieste di rinvio di numerose scadenze e adempimenti. Richieste espresse dagli operatori del settore nell’ultima riunione della Consulta agricola dedicata al vitivinicolo, in considerazione del difficile momento. Siamo determinati a continuare il pressing nei confronti del ministero dell’Agricoltura affinché conduca una serrata trattativa con la Commissione europea per ottenere deroghe più ampie ai regolamenti comunitari, in particolare per consentirci di liquidare gli aiuti dell’Ocm vino sulla base dei controlli amministrativi, derogando dai controlli in loco, oggi impossibili”.

E analoghe richieste di deroga indirizzate ad erogare gli aiuti sulla base dei soli controlli amministrativi, evitando i sopralluoghi presso le aziende, riguardano altre linee di finanziamento quali domanda unica, misure Psr, Ocm ortofrutta.

“Al tempo stesso- continua l’assessore- continuiamo a stringere sulle liquidazioni e stiamo proseguendo il lavoro di ricognizione relativo agli altri bandi del Programma regionale di sviluppo rurale, in stretta collaborazione con le rappresentanze del mondo agricolo, per valutare altri eventuali provvedimenti di proroga, nel caso si rendessero necessari”.

Le proroghe

La Regione ha disposto il rinvio di una serie di scadenze e adempimenti legati ai bandi varati negli anni scorsi e non ancora del tutto chiusi. Anzitutto è stata prorogata dall’1 al 23 aprile 2020 la scadenza per presentare la richiesta di variante al cronoprogramma dei lavori per gli interventi ammessi a contributo relativi alle campagne 2017-2018, 2018-2019 e 2019-20. In secondo luogo, sempre per le stesse tre campagne, slitta dal 31 maggio al 22 giugno 2020 il termine per il fine lavori (nuovi impianti, impianti irrigui su vigneti esistenti, ecc.).

Ancora, viene prorogato al 22 giugno 2020, sempre per le tre campagne 2017-2018, 2018-2019 e 2019-2020, anche il termine per presentare le domande di anticipo, pagamento a saldo e svincolo fideiussione. Invece resta confermata per il 31 luglio prossimo la scadenza per la domanda di fine lavori e contestuale richiesta di svincolo della fidejussione per la campagna 2016/2017.

L’assessorato regionale all’Agricoltura, nell’ambito dell’ultima riunione della Consulta, ha inoltre sollecitato le organizzazioni agricole e cooperative a presentare al più presto eventuali proposte di modifica al nuovo bando in gestazione per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti relativo alla campagna 2020-2021, previsto tra fine marzo e inizio aprile. /G.Ma

Terminati i lavori di ripresa frane sulla Sp 19 a San Biagio di Bondeno e riapertura al traffico sul tratto stradale

Da: Provincia di Ferrara.

Il Consorzio di bonifica Pianura di Ferrara ha terminato i lavori di ripresa frane al chilometro 3,500 sulla Sp 19 Bondeno-Ferrara in località San Biagio e pertanto, da martedì 24 marzo, è stato riammesso il normale transito veicolare.
È la decisione presa dalla Provincia, con un provvedimento di revoca dell’ordinanza emessa lo scorso 3 marzo, proprio per consentire l’avvio del cantiere per il ripristino delle condizioni di sicurezza, lungo il tratto viario che costeggia il canale Cittadino.

Curia e Mosso: chi ha ragione?

Da: Adelmo Rossini.

Leggo con incredulità la “nota” della Curia, molto “piccata” per le affermazioni di Alcide Mosso.
Siamo seri : la Diocesi non poteva essere all’oscuro dell’arrivo dei feretri e sta mendicando scuse poco credibili per giustificare il proprio comportamento. Chi avrebbe impedito a un religioso di buona volontà di presenziare all’arrivo delle salme? In tempi di emergenza ci voleva l’invito in carta bollata per Sua Eccellenza? La Curia accusa Mosso di “pregiudizio ideologico”. Ma come si permette? A parte il fatto che vorrei invitare l’estensore della nota a ricordare l’ammonimento evangelico (“Non giudicate e non sarete giudicati”) mi sembra che il pregiudizio, evidentemente, ce l’abbia Mons. Perego, a mio parere ispiratore della nota inutilmente e poco cristianamente polemica e velenosetta,che invece di replicare con toni pacati ad una legittima richiesta di chiarimenti ha approfittato dell’occasione per “vendicarsi” delle critiche che, in passato, gli sono state rivolte – con pieno fondamento,a mio modesto parere, ma qui siamo sul terreno dell’opinabile – da Alcide Mosso.

Purtroppo non sarebbe la prima volta (vedi il caso “Sacra Famiglia”) che Mons. Perego, il quale ostenta la sua tolleranza e il suo spirito democratico – si dimostra allergico alle critiche, specie se rese pubbliche e riportate dai media cittadini.

Rammento infine che anche Deanna Marescotti (già “assessora” con il sindaco Tagliani ed esponente della sinistra) si è posta lo stesso interrogativo di Mosso, chiedendosi, dinanzi all’arrivo dei feretri : “Perchè invece manca un prete?”(1)

Caro Mons. Perego, risponda alla mia domanda : anche la Marescotti è condizionata dal “pregiudizio ideologico”? O non è forse Lei ad avere un pregiudizio ideologico nei confronti del consigliere leghista?

Donazione ad Arcispedale S. Anna di Cona

Da: Fiab.

Il Consiglio direttivo di FIAB Ferrara riunito in via telematica martedì 24 marzo 2020 ha deliberato di donare una fornitura di presidi medicali monouso all’Arcispedale S. Anna di Cona per un importo di 500 €. Questo vuole essere un piccolo aiuto e un ringraziamento per il lavoro degli operatori sanitari che ogni giorno sono in prima linea contro la diffusione del Covid-19.

Ogni singolo socio potrà, se lo desidera, implementare questa cifra facendo un versamento sul conto corrente bancario di FIAB Ferrara iban IT93H0538713007000000002166
Bper Banca Spa – agenzia 6 – Ferrara.

Causale: Donazione S. Anna, Covid19

Se sei intenzionato a contribuire ti chiediamo di fare il versamento preferibilmente entro il 31/03 e di inviare mail a: fiabferrara@gmail.com scrivendo semplicemente:
Effettuato versamento S. Anna.

Stiamo interpellando fornitori di presidi medicali per poter concretizzare al più presto la nostra iniziativa.

Grazie

a tutti i soci che vorranno contribuire e a quelli che rimanendo a casa aiutano tutti a limitare il contagio.

#iorestoacasa

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Gli strati allo specchio

Sottili, di spessore o stratificati? Un lettore racconta lo specchio a cui si è trovato di fronte.

Gli strati allo specchio

Cara Riccarda,
ci sono persone che ti sembrano leggere, poi ti accorgi che hanno diverse stratificazioni, molte delle quali non sono ammesse e rimbalzano su di te come se fossi tu la causa. C’è chi ha un problema, non lo riconosce, lo stratifica su stesso e dà la colpa agli altri. Gli stratificati si manifestano quando il rapporto si fa più stretto, quando si diventa coppia: lì accade la messa a nudo di chi siamo. In pochi hanno voglia di mettersi allo specchio e capire fin dove arrivano, per me non è stato facile accettare fin dove arrivavo, ma si può fare.
Nicola

Caro Nicola,
lo specchio di noi che gli altri ci rimbalzano è terribile: una rifrazione che ci disturba, però si può scegliere se spegnere la luce o guardarla meglio quell’immagine.
Sono d’accordo con te, la coppia è lo spazio della verità. Per coppia non intendo la breve compagnia che ci si fa in un alcuni momenti della vita, intendo la continuità in cui non esiste volatilità.
Hai ragione, in pochi hanno voglia di mettersi allo specchio, di farsi scalare, di vedere, anche attraverso l’altro, fin dove arrivano o, spesso, non arrivano.
Riccarda

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com

PER CERTI VERSI
Frammenti d’Italia (seconda tappa)

La descrizione, frammento dopo frammento, di un paese meraviglioso…
Ma questo paese è il nostro paese!
E proprio questa intensa opera lirica dà la misura della bellezza incomparabilmente varia di una terra ammirata e invidiata da tutti eppure, forse proprio per questo, denigrata da molti.
In un’Italia che in questa drammatica emergenza rischia d’andare in pezzi, ma che – ne sono convinto – saprà riemergere più forte e coesa di prima, è forse arrivato il momento per noi tutti di comprendere quanta fortuna significhi esservi nati e cresciuti, nonché l’onore d’esserne figli. Scopriamolo scrutandone i frammenti nell’omaggio poetico di Roberto Dall’Olio che, per quattro settimane, si rinnoverà ogni domenica e ogni mercoledì.
Buona lettura e buon viaggio.

Carlo Tassi

FRAMMENTI D’ITALIA

X

una pittura
che s-colpisce

XI

il classico
querela
il romantico
la nostalgia
ammalia
lo splendore

XII

Tu hai dietro
l’arte
della memoria
colori di marmo
cieli di vetro

XIII

la tua
antichità lucente
scura
prenatale
soggiace
alla cattura
dell’Italia rinascimentale

XIV

L’Italia
che perdura
forma

XV

culla del tempo
soggiorno di bellezza
apparsa rugiada
dopo la brezza
di Gea e Urano

XVI

pennello d’oltralpe
che incedi
sul terrazzo del mondo
ne dipingi il segreto

XVII

le sue
fattezze eterne
così fragili
così delicate
da spaventare
la morte

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L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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