Giorno: 1 Aprile 2020

Il Terzo Settore una risorsa per le comunità

Da: Terzo Settore Ferrara e Alleanza delle Cooperative Italiane Ferrara.

Le parole del Presidente del Consiglio, che annunciando lo stanziamento di risorse, ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dal volontariato e da tutto il Terzo Settore, sono molto apprezzabili”. È quanto dichiara Chiara Bertolasi, Portavoce del Forum del Terzo Settore Ferrara.
Oggi è più che mai necessario valorizzare il ruolo dell’associazionismo, del volontariato e della cooperazione sociale al fianco dei Comuni e delle Asp in modo da rendere la macchina degli aiuti efficiente ed efficace.
“Ricordiamo che il nostro impegno e la volontà di metterlo a valore non è mai mancato”, continua Chiara Bertolasi. “È naturale che le realtà più radicate sul territorio, che vengono quotidianamente a contatto con le fragilità delle persone si mettano a disposizione, nel rigoroso rispetto delle disposizioni di sicurezza”.
Il Centro Servizi per il Volontariato è attivo e continua ad essere punto di riferimento per i numerosi volontari e cittadini resisi disponibili per sostenere la distribuzione di beni di prima necessità e “accompagnare” le difficoltà della popolazione. Offre, inoltre, strumenti tecnici ed operativi alle associazioni per far sì che lo svolgimento delle attività sia conforme alle disposizioni regionali e locali.
La cooperazione sociale opera in un contesto di complessità sempre crescenti-che vanno dal reperimento del personale a quello dei dispositivi di protezione individuale- continuando ad offrire alla popolazione i servizi essenziali, pur essendo colpita da questa emergenza come gli altri comparti dell’economia del paese.
Ci aspettiamo che si realizzino al più presto forme di coordinamento con le amministrazioni comunali per superare con unitarietà e appropriatezza l’emergenza e ci auguriamo che le grandi risorse di cui la nostra società civile dispone vengano valorizzate.

Coldiretti: bene risorse per Grano 100% Italiano.

Da: Coldiretti di Ferrara.

Bene lo sblocco di oltre 40 milioni di euro per rafforzare la filiera dal grano alla pasta 100% Made in Italy puntando su produzioni di qualità e favorendo nuovi sbocchi di mercato. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare positivamente il via libera arrivato dalla Conferenza Stato-Regioni al decreto del ministero dell’Agricoltura. Il budget di 40 milioni è spalmato dal 2019 al 2022 con 10 milioni per ciascun anno e – spiega la Coldiretti – alle aziende agricole che hanno sottoscritto un contratto di filiera di almeno tre anni è riconosciuto un aiuto di 100 euro a ettaro per un massimo di 50 ettari e nel limite di 20mila euro per beneficiario.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti – è sostenere le aggregazioni e organizzazioni economiche dei produttori di grano duro, migliorare e valorizzare la qualità, favorire gli investimenti destinati alla tracciabilità e certificazioni della qualità. Si tratta di un intervento importante anche alla luce della conferma da parte del Governo dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine della materia prima della pasta finalizzato a promuovere e valorizzare il prodotto simbolo del made in Italy mettendolo al riparo da indicazioni che possano fuorviare le scelte dei consumatori. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta è entrato in vigore il 13 febbraio 2018 sotto la spinta delle battaglie degli agricoltori della Coldiretti.

Ma oltre quello relativo al grano c’è anche un secondo decreto approvato dalla Conferenza Stato-Regioni che – evidenzia la Coldiretti – dopo la firma del ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta di un provvedimento che attraverso i fondi inseriti nella Legge di bilancio 2020 mobilita ulteriori fondi per un totale di 29,5 milioni di euro destinati – continua la Coldiretti – alla promozione di filiere produttive fra cui 11 milioni per quella del mais e 9 milioni per quella dei legumi e della soia di cui l’Italia produce il 40% del totale europeo con 1,14 milioni di tonnellate su 2,8 milioni. Ma non mancano interventi a favore di altri due settori particolarmente colpiti dall’emergenza Coronavirus, da quello delle carni ovine a quello del latte di bufala.

Prodi e Sensoli in regione. Morrone: “A volte ritornano!”

Da: Lega Emilia Romagna.

“A volte ritornano. Stefano Bonaccini paga due cambiali in bianco in una volta. A Romano Prodi e alla sua cerchia per il consistente appoggio elettorale. E alla parte di grillini che alle elezioni regionali hanno speso parole a sostegno del candidato PD. Mi riferisco, in particolare, a Raffaella Sensoli, l’ex consigliera regionale dei 5 stelle riminesi che entra nello staff dell’assessore regionale al turismo Andrea Corsini, provocando la contestuale fuoriuscita dal PD del concittadino ex consigliere Giorgio Pruccoli. Tornando a Prodi, è da ‘scherzi a parte’ la dichiarazione di Bonaccini, citata da Repubblica, che spiega di voler costituire un ‘gruppo di teste d’uovo per definire la traiettoria per lo sviluppo di domani’. Di queste ‘teste d’uovo’, farebbe parte anche l’immarcescibile Prodi, sul cui nome avanziamo perplessità perché lo consideriamo un ‘usato insicuro’. Non abbiamo nulla contro i ‘grandi vecchi’ esperti e sapienti, ma appare anacronistico e miope ricorrere ancora a nomi che hanno segnato un’epoca e scelte contraddittorie, certamente non brillanti e lungimiranti per il paese. Comprendiamo che Prodi voglia tornare in pista, ripartendo dal proprio feudo bolognese. Non ci rassicura, tuttavia, l’insediamento in Regione di personalità provenienti da mondi politici e culturali contigui che certamente hanno ricoperto cariche importanti, ma non per questo hanno significato vantaggi e benefici tangibili per le nostre comunità”.

Riflessioni sull’emergenza

Da: Paola Poggipollini.

In queste giornate di forzato isolamento rifletto spesso sull’eccezionalità dell’emergenza che stiamo vivendo e mi rendo conto come la nostre società, che credevamo immuni da catastrofi così disastrose e planetarie grazie al progresso e alle innovazioni tecnologiche, si siano dimostrate nei fatti incredibilmente fragili.

È bastato un nemico invisibile, ma potentissimo per stravolgere la vita delle persone e delle famiglie, seminare lutti ovunque, minare i sistemi sanitari e mettere in crisi l’economia globale.

In tutta questa drammatica emergenza ci sono degli “spiragli di luce” di cui dobbiamo fare tesoro.

Basti pensare alla straordinaria abnegazione di medici, infermieri, lavoratori, volontari, che combattono in prima linea, spesso senza mezzi idonei e protezioni adeguate, cui va la mia, la nostra immensa gratitudine per l’impegno che quotidianamente dimostrano, nonostante l’enorme sacrificio e fatica loro richiesti; al fatto che il sistema sanitario pubblico, messo a durissima prova da questa pandemia, sia riuscito sino ad ora, pur nelle enormi difficoltà a reggere il peso di un’emergenza senza precedenti, nonostante l’operazione di parziale ridimensionamento di ospedali e personale condotta negli ultimi anni.

Siamo, poi, stati tutti favorevolmente sorpresi dal senso di civiltà e di rispetto di regole e divieti dimostrata dalla stragrande maggioranza degli italiani, che stanno manifestando un’insolita resilienza, nonostante il carattere tendenzialmente insofferente alle restrizioni che ci contraddistingue.

Non so se sia prevalsa la paura, il buon senso, la responsabilità o la rassegnazione, sta di fatto che abbiamo accolto l’imperativo di “stare tutti a casa”.

Nella nostra provincia, poi, gli effetti del virus sino ad oggi sono stati particolarmente contenuti tanto da essere inserita insieme a Rovigo tra i territori con minori contagiati in Italia ed essere diventata oggetto di studio.

Vi è, infine, un dato positivo che riguarda l’ambiente. Dall’inizio delle restrizioni e dai blocchi alla circolazione imposte dal Governo per combattere il Covid-19 è stato rilevato un notevole abbattimento delle polveri sottili e degli agenti inquinanti, prodotte dall’attività umana nel paese, ma soprattutto nella Pianura padana, che è una delle zone più inquinate al mondo. Ne sono testimonianza i dati raccolti e le fotografie satellitari scattate e diffuse dalla missione Copernicus Sentinel-5P dell’Agenzia spaziale europea (Fatta eccezione per alcuni picchi anomali di polveri sottili registrati a marzo portati dai venti provenienti dall’Est).

Questa circostanza conferma la convinzione di quanti hanno a cuore la tutela della salute e dell’ambiente che una sistematica politica di controllo delle fonti inquinanti, di conversione energetica e di corretta gestione della mobilità urbana, con il contenimento della circolazione di veicoli nella città, possa, in un periodo non troppo lungo, rendere le nostre città vivibili in termini d’inquinamento dell’aria ed acustico, con conseguenze positive per la salute di tutti con particolare riferimento agli anziani, ma soprattutto ai bambini che sono i più esposti e agli agenti inquinanti (Si veda l’intervista rilasciata dal prof. Alfredo Potena al Resto del Carlino il 13 di gennaio).

Il numero dei morti da coronavirus ci fa rabbrividire e restiamo attoniti davanti al corteo di camion che portano via i feretri dai cimiteri di Bergamo, Brescia, Piacenza, però non siamo altrettanto scossi di fronte ai 34.000 morti all’anno per inquinamento ambientale (100 al giorno;Fonte Ispra) anche perché queste morti silenziose non ci costringono in quarantena e non influiscono così pesantemente sull’economia del paese. Eppure sono persone che ci hanno lasciato prematuramente Nel mondo le morti per inquinamento sono circa 3 milioni (Fonte: OMS).

Rilanciare la ricerca in campo ambientale e sanitario, finanziare politiche ambientali, di rilancio economico, sociali di contenimento della povertà, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, da avviare non da soli, ma con il sostegno dell’UE, che, in questo grave frangente deve entrare in campo con ingenti risorse, pena la sua sopravvivenza, sono condizioni imprescindibili per salvaguardarci da altre disastrose emergenze peraltro già preannunciate dagli studiosi ed esperti ambientali ed economici di tutto il mondo.

C’è da augurarsi che all’indomani della riconquistata libertà questi “spiragli di luce” non vengano dimenticati, ma diventino patrimonio di tutti e aiutino il paese in una difficile operazione di ricostruzione economica, sociale ed ambientale che non potrà avere più i connotati del passato.

Vincenzo e la sua Betty Boop
Ritratto di un grande giornalista e inedito artista

Vincenzo Mollica, giornalista famoso, scrittore di molte edizioni di successo, fantastico disegnatore e creatore del Boopismo.

Vincenzo Mollica, uno dei giornalisti più conosciuti in tutto il mondo, modenese di nascita, vive a Roma, in pensione ufficialmente dal 29 febbraio 2020 dopo 40 anni al Tg1. Non ha mai perso la sua buona dose di ironia, anche di fronte alla degenerazione della vista e al Parkinson, “perché oggi il Parkinson balla il Rock&Roll”, come ha detto al direttore Carboni mentre gli reggeva il microfono durante i saluti e i ringraziamenti alla Rai e ai colleghi; anche “ai figli di mignotta”, sempre fedele ai suggerimenti dell’amico Federico Fellini: “Vincenzo, non sbagliare mai il tempo di un addio o di un vaffanculo”.

Non è solo uno dei più importanti giornalisti della Rai, dove si è sempre occupato di spettacolo, cinema, musica e fumetto, ma da oltre trent’anni è anche un eccellente disegnatore fumettista con la grande passione per l’arte contemporanea. La sua arte, rivisitata in chiave fantastica e con una buona dose di ironia, ha come musa ispiratrice Betty Boop, cartoons/femme fatale vissuta tra il 1931 ed il 1939.
Betty Boop è un celebre personaggio del mondo dell’animazione, nato negli anni ’30 e considerato primo cartone erotico. Betty è una ragazza alla moda con il taglio dei capelli corti e frangetta nerissimi, indossa vestitini succinti che lasciano poco spazio alla fantasia. Data la morale del tempo, venne considerata talmente troppo sexy da richiedere un intervento drastico: iniziò così a fare le faccende domestiche e ad accudire animali, sostituendo la mitica mise con abiti castigati. Oggi Betty Boop è un fenomeno di costume, con magliette, borse, orecchini etc e innumerevoli altri gadget con la sua effigie.

“Non saprei dire quando sia apparsa per la prima volta nel mio cervello la parola boopismo” racconta Vincenzo Mollica. “Sicuramente è stata una sorpresa, un qualcosa che ha attraversato la mia mente. Col passare del tempo mi ci sono affezionato e l’ho coltivato come una pianticella, mi sono fatto travolgere dai vaneggiamenti che suggeriva, che cominciarono così….Il boopismo, pur appartenendo a pieno titolo alla categoria delle avanguardie storiche del Novecento, non è mai stato delimitato come movimento artistico, nessuno è riuscito a stabilirne i confini. E’ durata dieci anni questa mia ricerca inseguendo indizi di un movimento artistico che per la sua storia ufficiale non è mai esistito. Tutto è iniziato una notte di marzo in cui nacque mia figlia Caterina, fantasticando su quali immagini giocose avrebbero potuto accompagnare l’avvio della sua vita”.
Nel corso di questa avventura Vincenzo Mollica ha incontrato alcuni amici che hanno voluto testimoniare l’incontro tra l’artista e la fede boopista. Gli scritti di Francesco De Gregori, Pablo Echaurren, Milo Manara sono da considerarsi come vere perizie sulla sua bizzarria.

La modestia del carattere di Vincenzo e la totale negazione per le luci della ribalta hanno fatto sì che tenesse per sé gelosamente, per moltissimi anni, questi stupendi disegni. Solamente nei primi anni ’90 si lasciò convincere a renderli pubblici. Fu proprio nel 1994 che ebbi l’onore di conoscere Vincenzo e le sue “Tracce di Boopismo”, partecipando come collaboratrice durante le prime fantastiche edizioni del suo Festival dell’Umorismo nell’Arte a Grottammare (Ascoli Piceno).
La sua timidezza venne finalmente sconfitta nel 2006, con una prima personale dei suoi fantastici disegni, “Scarabocchi senza fissa dimora”, ospitata presso il Complesso del Vittoriano a Roma. “Nei 53 anni che mi sono toccati finora ho disegnato a corrente alternata quando la vista e la fantasia me l’hanno consentito. Non ho mai vissuto il disegno come un esercizio, piuttosto come una merenda fuori programma”.

Uno studio legale ferrarese riesce a ottenere il risarcimento dallo Stato per un omicidio avvenuto nel 1982

Da: Studio Legale Ferroni.

Grazie all’applicazione di una Direttiva Europea due avvocati ferraresi riescono a far ottenere quanto dovuto alla vedova di un trasportatore estense ucciso a Bari nel 1982

Una vicenda dolorosa che riserva, pur nella sua drammaticità, un finale all’insegna della Giustizia. Per la cronaca dei fatti bisogna risalire al 1982, quando a Bari un tentativo di rapina sfociò in omicidio doloso. Vittima fu un trasportatore ferrarese, sposato, con due figli all’epoca minorenni.

Gli imputati vennero riconosciuti responsabili di vari reati, tra cui il concorso in omicidio volontario e condannati al risarcimento del danno a favore delle parti civili, ovvero la moglie della vittima. Risarcimento mai avvenuto poiché i condannati erano privi di qualsiasi garanzia patrimoniale, oltre che in stato di reclusione, pertanto qualsiasi azione volta al ristoro patrimoniale, al tempo, sarebbe risultata vana, oltre che dispendiosa.

Nel 2004, però, la Direttiva Europea n. 2004 del 29, impone agli Stati Membri di apprestare una tutela rimediale, di tipo indennitario, a beneficio delle vittime di reati violenti e intenzionali quando siano impossibilitate a ottenere il risarcimento del danno.

Lo Stato italiano, nel 2007, si attiva tardivamente e in maniera parziale, prevedendo un indennizzo solamente per i reati “violenti” commessi in Stati diversi rispetto a quello della vittima. Proprio a causa di ciò, nel 2016 l’Italia viene condannata per inadempimento dalla Corte di Giustizia UE. Il legislatore italiano si riattiva con la Legge n. 122 del 7 luglio 2016, ma, anche in questo caso, l’intervento è incompleto rispetto alla normativa comunitaria.
Infatti l’art. 12, dedicato alle condizioni per l’ottenimento dell’indennizzo, alla lettera b, indica per l’ammissione alla domanda “che la vittima abbia già esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato in forza di sentenza di condanna irrevocabile o di una condanna a titolo di provvisionale; tale condizione non si applica quando l’autore del reato sia rimasto ignoto oppure quando quest’ultimo abbia chiesto e ottenuto l’ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato nel procedimento penale o civile in cui è stata accertata la sua responsabilità“. Escludendo, quindi, coloro che non hanno agito esecutivamente, nonostante la direttiva europea non preveda nulla di ciò, offrendo una tutela più ampia.

La svolta arriva durante il processo seguito dagli avvocati Ugo e Giorgio Ferroni (padre e figlio nda): a marzo di quest’anno il Tribunale di Roma riconosce a favore della vedova e dei figli del trasportatore ferrarese il diritto al risarcimento del danno a carico della Presidenza del Consiglio dei Ministri per inadempimento dello Stato Italiano nell’adozione della direttiva Europea n. 29 del 2004 e, di conseguenza, riconosce come lo stesso Stato Italiano non abbia predisposto misure adeguate per le vittime di reato violento, così come determinate a livello comunitario.

Soddisfazione è stata espressa dai legali ferraresi: “Siamo soddisfatti per essere riusciti a far ottenere ad una madre non solo una notevole soddisfazione materiale, ma anche un riconoscimento morale dopo che da sola ha saputo crescere due minori in condizioni difficili. Ora speriamo che lo Stato si uniformi il prima possibile alla Direttiva Comunitaria perché, ancora oggi, tantissime vittime di reati violenti, oltre alla sofferenza per quanto patito, devono subire anche l’ingiustizia del mancato ristoro”.

Impiego della Vespa Samurai per combattere la cimice asiatica e indennizzi agli agricoltori. Cia: “una buona notizia”

Da: C.I.A. di Ferrara.

“Una buona notizia: il disco verde alla riproduzione e diffusione della vespa samurai è un altro passo avanti per arrivare ad una protezione dei frutteti emiliano romagnoli. La Regione Emilia Romagna ha svolto un buon lavoro ed ora l’auspicio è che l’antagonista della cimice asiatica dia in futuro i risultati tanto attesi dai frutticoltori”.
È il commento di Cristiano Fini, presidente di Cia Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna a seguito della decisione della Conferenza Stato-Regioni che ha dato il parere positivo ai decreti sull’impiego della vespa samurai e sugli indennizzi agli agricoltori “tanto attesi”.
“Purtroppo proprio nella notte tra il 31 marzo ed il primo aprile una ennesima gelata ha dato il colpo di grazia ai frutteti – spiega Fini – ed anche se le temperature non sono scese fino a meno 5 gradi come lo scorso 24 marzo, ma ‘solo punte di 2,7 gradi sotto zero, è un ennesimo colpo assestato ad un malato grave”.
Nell’area del vignolese, in provincia di Modena, i ciliegi in piena fioritura hanno infatti subito un ulteriore contraccolpo, ipotecando seriamente il raccolto futuro.
“Anche in questo caso stiamo facendo una ricognizione dei danni su danni già subiti – conclude Fini – e temiamo il peggio”.

Unione degli Universitari Ferrara: “Le ulteriori misure straordinarie prese dalla Regione Emilia Romagna non sono ancora abbastanza!”

Da: Unione Degli Universitari di Ferrara.

Le ulteriori misure straordinarie prese dalla Regione Emilia – Romagna e riguardanti il Diritto allo Studio Universitario continuano a non essere sufficienti per rispondere alla crisi che la popolazione studentesca sta vivendo in tale momento storico.

Come basi territoriali di Modena e Reggio Emilia, Parma, Ferrara e Forlì del Sindacato Studentesco Nazionale dell’Unione degli Universitari (UDU) riteniamo che le misure attualmente prese dalla Regione non rispondano ancora alle necessità della popolazione studentesca. Riteniamo, infatti, che le nuove norme per gli studenti e le studentesse beneficiari di una borsa di studio vadano ulteriormente a ledere la loro condizione poiché risulta impensabile, allo stato delle cose attuale, che possano essere pensate delle riduzioni delle borse di studio – dovute al passaggio dello studente dallo status di “fuori sede” allo status di “in sede” – per coloro che hanno disdetto l’affitto di un privato o che non stanno più usufruendo del servizio della residenza universitaria.
Ancora una volta, la Regione non sta prendendo in considerazione il fatto che, in un momento come questo, le difficoltà socioeconomiche delle famiglie sono in crescita e dei tagli alla borsa di studio non farebbero altro che rendere più complesso il riuscire a portare avanti il percorso accademico per coloro che già permanevano in situazioni economiche precarie.

Un altro punto che vogliamo sottolineare è che ancora non sono state prese iniziative volte ad aiutare gli studenti e le studentesse fuorisede che al momento stanno continuando a pagare un affitto senza però usufruire del servizio. Chiediamo, ancora una volta, che venga creato un fondo regionale volto ad aiutare coloro i quali versano in questa condizione.

Ultimo punto fondamentale che ancora non è stato trattato dalla Regione Emilia – Romagna è quello inerente alla questione dei trasporti. Una numerosa fetta di popolazione studentesca ha infatti pagato un abbonamento per i mezzi pubblici del quale al momento non può usufruire. Chiediamo, pertanto, che venga garantita a livello regionale la sospensione ed il congelamento degli abbonamenti dei treni e degli autobus.

Nonostante le Università dell’Emilia-Romagna si siano organizzate per riuscire a portare avanti la didattica, non possiamo ignorare il fatto che, al momento, ci troviamo in una situazione straordinaria che mette ulteriormente a rischio studenti, studentesse e famiglie. Per tali ragioni è essenziale che la Regione, insieme all’Ente Regionale per il Diritto allo Studio, mettano in atto delle manovre volte ad aiutare realmente coloro che al momento si trovano in una situazione di svantaggio.

Bergarmini: misure a sostegno dell’agricoltura.

Da: Partito Lega di Emilia Romagna.

«Occorre pensare da subito ad un pacchetto di misure che consenta alla nostra agricoltura di affrontare la crisi in atto, tutelando la nostra produzione e i numerosi posti di lavoro. Subito in campo le misure a costo zero, dunque, come il taglio della burocrazia e le linee guida per l’inserimento degli antagonisti naturali dei patogeni che infestano le nostre campagne. Senza contare l’urgenza di provvedimenti che favoriscano il reperimento di manodopera per le nostre campagne, in previsione dell’inizio della stagione di raccolta di meloni, fragole, pomodori e così via». A chiederlo alla Regione Emilia-Romagna, per quanto di sua competenza, è il consigliere regionale della Lega, Fabio Bergamini, che invoca misure urgenti e un tavolo di lavoro permanente per affrontare urgentemente la crisi che pare irreversibile dell’agricoltura. «Ci sono aziende agricole al collasso, che chiedono la sospensione dei mutui e altre misure per una stagione frutticola (quella scorsa) che ha segnato il punto più basso degli ultimi anni – dice Bergamini – e le ultime settimane hanno, se possibile, aggravato ulteriormente la crisi, fra siccità, gelate notturne e il problema dei patogeni, come la cimice asiatica e la maculatura bruna». In queste ore è partita anche (in anticipo) la stagione irrigua, con i Consorzi di Bonifica che stanno mettendo in campo tutte le energie possibili, «per garantire almeno il 70% del personale addetto ed il 30% di quello impiegatizio, anche grazie allo smart working, pur nell’ulteriore emergenza Covid-19 – osserva Bergamini –. Ci sono alcuni vincoli burocratici, in alcuni casi, che impediscono alla filiera di poter operare in modo compiuto e penso che lo snellimento della parte burocratica, in una fase di emergenza, sia una “riforma” che si possa attuare a costo zero». Le imprese agricole attendono anche «un decreto che sancisca in modo chiaro la sospensione dei mutui – oltre i 12 mesi – per le imprese colpite da calamità nello scorso anno, ed anche le Linee Guida che il Ministero non ha ancora emesso per regolare l’introduzione dei nemici naturali della cimice asiatica, calcolando che per gli effetti di questa azione di contrasto ci vorranno alcuni anni». Questo per mettere al sicuro la produzione della pera, che conta nel distretto che comprende la provincia ferrarese il 70% della produzione nazionale, messa in ginocchio da una concausa di elementi. «In attesa di una riflessione organica sul tema delle molecole fitofarmaceutiche che le normative non permettono più di utilizzare – conclude Bergamini – ragioniamo su quello che si può fare nell’immediato: semplificazione normativa, Linee Guida chiare dal Ministero e nuovi strumenti assicurativi che siano all’altezza delle mutate esigenze. Riforme che si possono attuare praticamente a costo zero, ma assolutamente inderogabili».

Govoni: “Il singolo imprenditore potrà dichiarare di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali precedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e dalla capacità aziendale”

Da: Camera di commercio di Ferrara.

Rilasciata ieri mattina (1° aprile) ad un’azienda ferrarese la prima attestazione della Camera di commercio per evitare l’applicazione di penali per i ritardi nell’adempimento dei contratti commerciali internazionali. Invocate, dunque, dall’Ente di Largo Castello le condizioni di forza maggiore derivanti dall’attuale fase di emergenza sanitaria da covid-19 per evitare così la risoluzione del contratto di fornitura in essere con l’estero, con pagamento di penali e mancato rientro dai costi delle commesse già sostenuti.

Sul sito della Camera di commercio www.fe.camcom.it, infatti, è già disponibile lo schema di autocertificazione con il quale il singolo imprenditore potrà attestare di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali precedentemente assunti, per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e dalla capacità aziendale, ricevendo dall’Ente camerale l’attestazione certificata in lingua inglese.

“La diffusione del Covid19 e le misure di urgenza adottate per contenerla – ha evidenziato il presidente della Camera di commercio – stanno incidendo sull’esecuzione anche dei contratti commerciali internazionali, ritardandone ovvero impedendone l’adempimento. Tali ritardi e inadempimenti, poi, si riflettono a loro volta su altri contratti, creando difficoltà operative e legali lungo tutte le filiere produttive. Al fine di sostenere le imprese che non riescono ad eseguire nei tempi le prestazioni contrattuali a causa dell’emergenza in corso – ha concluso il presidente Govoni – la Camera di commercio è a disposizione delle imprese per facilitare la prova della causa di forza maggiore ed evitare l’applicazione di eventuali penali per i ritardi nell’adempimento”.

Ma che cosa accadrà davvero all’export ferrarese? In un quadro incerto e in piena evoluzione – fa sapere l’Ufficio Studi dell’Ente di Largo Castello – i conti andranno certamente rifatti. Stando agli scenari previsionali Istat l’elasticità dell’export provinciale era stimata pari a uno rispetto all’andamento del commercio mondiale. E le ipotesi che reggevano le proiezioni di Bankitalia di gennaio davano una domanda estera ponderata in crescita del 2,3% l’anno. Ma negli ultimi due mesi il Covid-19 s’è diffuso con una velocità imprevista rimettendo tutto in discussione. Anche per questo la Camera di commercio, in collaborazione con le associazioni di categoria, sta già rivedendo i propri servizi di primo orientamento alle imprese per Conoscere nuovi mercati in termini di opportunità, dinamiche e potenziali controparti estere, e per Crescere, avviare e sostenere la presenza e il consolidamento nei mercati esteri, anche attraverso statistiche personalizzate, informazioni doganali, fiscali legali e valutarie, assistenza nella soluzione di controversie o per la partecipazione a gare internazionali.

Igienizzati veicoli della Polizia provinciale

Da: Provincia di Ferrara.

Per la sicurezza del proprio personale che usa quotidianamente i veicoli, la Polizia provinciale ha preso contatti con la ditta Mr. Detailer di Ferrara, che ha proceduto all’igienizzazione delle 6 autovetture in dotazione al Corpo.
“Per la pulizia esterna e interna del veicolo – dice il responsabile dell’impresa Giorgio Muccio – utilizziamo l’ozono, per garantire non solo la perfetta pulizia, ma anche il rispetto dell’ambiente”.
L’ozono è un gas naturale che possiede un grande potere disinfettante con una fortissima attività sui batteri, virus, muffe e funghi, oltre ad avere un’azione deodorante.
L’impresa che ha sede in via Eridano ha effettuato l’operazione a titolo gratuito.
“A nome di tutto il personale – commenta il comandante Claudio Castagnoli – ringrazio l’impresa ferrarese per questa importante operazione di messa in sicurezza degli agenti della Polizia provinciale”.

Ascom: :”E’ necessario fare di più per dare supporto alle imprese di vicinato”

Da: Ascom di Ferrara.

Un’ azione istituzionale decisa e coordinata sul territorio: la delegazione di Ascom Confcommercio di Argenta nei giorni scorsi aveva fatto alcune precise richieste al primo cittadino riguardo all’emergenza Covid -19 ed al suo impatto sull’economia comunale.
“Abbiamo appreso dello slittamento di alcune scadenze (Tari e Cosap): erano proprio alcune delle nostre richieste più urgenti – commenta il presidente delle delegazione Ascom ad Argenta, Tonino Natali – E’ un primo segnale incoraggiante ma non ci si può certo fermare. Se vogliamo davvero supportare le imprese del Commercio, Servizi e Turismo, il Comune deve intervenire con urgenza a stoppare l’ IMU a giugno e parimenti le bollette (luce e gas) emesse da Soenergy. Deve essere realizzata una moratoria almeno fino a settembre ed a 360° sulle scadenze legate alla vita delle imprese; o comunque una sensibile riduzione degli importi in considerazione dei mancati incassi. E’ innegabile come le imprese del Terziario, fondamentali per la stessa sopravvivenza del territorio, rappresentino l’anima della città ed il blocco improvviso di questo settore produttivo equivale a sancire una profonda ferita nella nostra comunità”. Agli imprenditori: “Occorre fornire un aiuto concreto ed urgente, che impedisca che una chiusura temporanea si trasformi in una definitiva. Dobbiamo salvaguardare imprese e posti di lavoro” conclude Natali.

I misteri della pianura
Uno sguardo spassionato all’Emilia Romagna da fuori

Niente è più come prima. O meglio, non è più come ce la siamo sempre immaginata, la tipica Emilia Romagna. Bisogna chiedere agli anziani come era negli anni cinquanta e sessanta, quando non si riusciva a vedere a un palmo dal naso per la nebbia, che in autunno dalla mattina alla sera tuffava le città e i paesini alle sponde del Po in spesse matasse di cotone. “Nebbia e nebbia per giorni” (Attilio Bertolucci). Cosa sarebbero stati i primi film di Michelangelo Antonioni, i romanzi di Riccardo Bacchelli o di Giorgio Bassani, le fotografie di Luigi Ghirri senza l’eterna nebbia? Ci sono ancora, quelle giornate piene di foschia e di nebbia in Emilia, ma bisogna soltanto guardare le ciminiere dell’industria chimica all’orizzonte di Ferrara per capire da dove provengono queste serate d’autunno, appiccicaticce e impenetrabili. Da nessun’altra parte in Italia si vedono così tante biciclette nelle stradine, o perfino in alcune città, come in Emilia. Appena si lasciano però, queste stradine fuori mano, un tir dopo l’altro passa rombante sulle strade ricche di storia come la Via Emilia o la Via Romea. Ci sono ancora anche le bandiere rosse ad ornare molti giardini, ma non ci abitano più i comunisti di una volta, fieri di mostrare le proprie convinzioni politiche.

L’Emilia non è più la “terra rossa”, forse ancora ‘la terra rosa’ . Non si vedono più la falce e il martello, ma l’emblema della Ferrari con la sede principale a Maranello nei pressi di Modena. La famosa in tutta l’Europa, egemonia della sinistra di una volta va svanendo ad ogni votazione. A parte i vecchi compagni d’una volta, qui nessuno vuol esser chiamato “comunista”. Peppone, il funzionario del partito comunista dall’atteggiamento stalinista e di fede cattolica, creato da Giovanni Guareschi, è da tempo divenuto una “figura da cartolina”, come anche la sua astuta controparte cattolica, Don Camillo. Se poi è sempre vero che c’è ancora un prete in ogni paesino, allora al giorno d’oggi, è spesso di origine polacca o africana. Ci sono addirittura chiese dissacrate che ospitano pezzi di antiquariato o che sono diventate in passato cinema a luci rosse. In alcune cittadine vivono ormai tanti musulmani quanti cristiani. Mentre le commemorazioni della Resistenza antifascista sbiadiscono sempre di più, diventando semplici riti di dovere delle autorità politiche locali; i negozietti di souvenir attorno alla tomba del Duce a Predappio non hanno di che lamentarsi perché gli affari non vanno male. Nessuno ha descritto così attentamente, in modo così laconico ma allo stesso tempo molto poetico, lo smantellamento della cultura ebraica in Italia e le deportazioni degli ebrei italiani nei campi di sterminio tedeschi come il ferrarese Giorgio Bassani. Deportazioni di ebrei, di cui però non pochi erano stati fedeli seguaci di Mussolini fino alle leggi razziali del 1938!

Attorno a città come Bologna, Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna o Rimini, con le loro splendide piazze e i loro palazzi rinascimentali, si sono formate spesse croste di supermercati, outlet, autolavaggi e discoteche come le si possono trovare dappertutto in Europa. Forse però, i sobborghi italiani sono ancora più noiosi, ancora più commercializzati e ancora più brutti che nel resto d’Europa. Forse qui la distruzione dei paesaggi da parte dell’edilizia selvaggia è talmente deprimente e dolorosa perché le immagini nelle nostre menti sono così ingenue e idilliache.

Nonostante l’evidente uniformazione di tante città e di tanti paesini sul Po, qui è ancora possibile scoprire favolosi misteri. Per la fantasia degli scrittori e degli artisti questa è ancora terra molto fertile. E l’orgoglio della popolazione locale per la ‘bella pasta’, il prosciutto di Parma o la piadina romagnola è tuttora imbattuto. In ogni piccolo paesino c’è una trattoria con un menù che al di là delle Alpi si può soltanto sognare. E anche se le Feste dell’Unità, tradizionalmente feste comuniste, hanno perso il loro nome e ogni significato politico, a queste feste, che possono durare anche delle settimane intere, si cucina ancora come ai tempi delle vecchie cooperative comuniste.

E si è anche orgogliosi della letteratura dell’Emilia Romagna, che ha donato alla cultura italiana opere immortali e scrittori indimenticabili. I libri di scuola sonno pieni di autori nati, cresciuti e morti proprio qui, o che hanno ambientato i loro romanzi o i loro racconti qui. Ariosto, Pascoli, Bassani, Baccelli, Guareschi, Malerba provengono da qui. Pier Paolo Pisolini è nato nel Friuli, a Casarsa delle Delizie, e lì è stato anche sepolto assieme a sua madre, ma anche lui ha vissuto per anni a Bologna. Neanche Umberto Eco è emiliano (è nato in Piemonte, ad Alessandria), è vissuto però per decenni a Bologna e a San Marino, quel minuscolo Stato autonomo in mezzo alla Romagna. Anche Mario Soldati era piemontese, ma amava i paesaggi della pianura padana e così le dedicò alcuni dei suoi più bei racconti di viaggio. Gianni Celati è di Sondrio, in Lombardia, ma come nessun altro scrittore italiano ha dedicato racconti meravigliosamente affettuosi ai “matti padani”, una razza di civette che si trova nei pressi del Po. Le figure letterarie di Ermanno Cavazzoni, nativo di Reggio Emilia, forse sono ancora più bizzarre, più stravaganti e ancor più fantasiose. Chi non ha ancora letto i suoi racconti non riuscirà mai a comprendere le particolarità dei Padani, le loro stranezze, il loro modo di fare spesso un po’ ribelle. Importanti giornalisti italiani come Enzo Biagi, Gianni Brera e Sergio Zavoli sono nati qui. Lo sfortunatamente già deceduto Lucio Dalla e Franceso Guccini, due dei grandi cantautori degli anni settanta e ottanta, sono di Bologna e di Modena. E a Zocca, un paese vicino a Bologna è nato Vasco Rossi, una delle rock star più grandi degli ultimi decenni. Per non dimenticare naturalmente due veri giganti del cinema italiano: Federico Fellini di Rimini e Michelangelo Antonioni di Ferrara. Cesare Zavattini, al di là delle Alpi forse conosciuto soltanto dai cineasti come geniale sceneggiatore (“Umberto D”) e “impresario di cultura”, è di Luzzara, vicino a Parma.
Tonino Guerra, sceneggiatore del film forse più popolare di Fellini “Amarcord” e collaboratore di registi come Angelopoulus, è di Sant’Arcangelo nelle vicinanze di Rimini.

Nei testi di autori d’ogi, come Ugo Cornia, Daniele Benati, Giulia Niccolai o Simona Vinci invece, si sente più forte che la velocissima industrializzazione ha lasciato un segno su questa regione e ne ha distrutto il paesaggio. Ma così come la tenue luce della pianura padana riesce ancora a donarle un aspetto magico, nei testi letterari un po’ più vecchi, e anche meno vecchi, si riesce ancora a trovare un’Italia che forse non esiste più, in questa forma, nella realtà, ma che riesce ad emanare ancora un fascino particolare grazie all’atmosfera malinconica e nebbiosa della pianura e grazie alla comicità surreale che guizza in tanti discorsi. L’Italia reale, poco spettacolare, talvolta perfino un po’ laconica e inaspettatamente silenziosa, allo stesso tempo però sempre fiera della propria storia e cultura, in Emilia Romagna si riesce ancora a trovarla. E se non la si trova (più) nella realtà, sicuramente si trova nella letteratura che questa regione ha fatto nascere.

Le lacrime della pioggia

Mi piace sempre il rumore della pioggia.  Adesso che qui si convive col Covid19 il rumore della pioggia è uno dei pochi rumori rimasti. In questo paese spettrale dove le vie sono vuote e la gente chiusa in casa, la pioggia rimbalza indisturbata sui marciapiedi e riempie con soddisfazione i canali di scolo delle abitazioni. La pioggia è il rumore. L’unico rimasto.  Si mescola a tutto il resto che è ricordo di frastuono e ora pesante assenza. La mescolanza tra silenzio del mondo e il rumore della pioggia è sorprendente, ha qualcosa di primordiale, forse era così in quei milioni di anni in cui la terra era una allo stato nascente, in cui vivevano solo degli organismi unicellulari nel mare. O ancora prima, quando le prime forme di vita galleggiavano nel metano.

A volte trovo la pioggia rasserenante. Pulisce l’aria e le strade, i tetti delle case, irriga i campi, arriva fino al mare. In questo suo cammino incessante distribuisce vita. Non si potrebbe vivere senza la pioggia.
La pioggia con il suo potere salvifico evoca anche un bisogno di pulizia interiore che arriva al profondo di ciascuno di noi, al cuore del mondo. Come gocce che cadono sulla sabbia e scavano feroci nei solchi della vita, così il silenzio che resta dopo la pioggia abbraccia tali solchi e li rende carta viva, libri da leggere. Le gocce che cadono sulla sabbia sembrano lacrime che parlano.

Le lacrime delle donne picchiate dagli uomini. Maschi infelici e cattivi. Lacrime profondo che scavano in un abisso di indifferenza e di incapacità di ribellarsi. Un’incapacità che viene da lontano, dall’infanzia. La costruzione di una personalità dipendente e succube dipende dal tipo di educazioni ricevuta e da tutti gli accidenti della vita occorsi. In altri casi ci si imbatte nel pieno di una relazione malata, un individuo che prevarica su tutto, un annullamento della personalità dell’altro per convincerlo che il male è giusto, meritato, fatto per il bene, educativo. Donne che non sanno denunciare il maschio violento vivono una sofferenza reiterata e una alterazione dello stile relazione e della  appropriazione/interiorizzazione dei ruoli che sa di drammatico. Sono lacrime profonde. Quelle di chi non può, di fatto, ribellarsi. I fili spinati sono spesso invisibili e la corrente elettrica che li attraversa è fatta di parole e schiaffi. Le parole e gli schiaffi sono soprusi che il silenzio ha sicuramente visto e la pioggia bagnato.

Le lacrime di chi vede cattiverie gratuite, senza poter intervenire. Sono lacrime amare. Più amare della perdita e della morte. Rabarbaro puro che cola dallo stomaco nelle viscere. Mi è stato raccontato di una azienda che aveva assunto un ragazzo disabile. Il proprietario per divertirsi, lo vestiva da pinocchio e lo chiudeva in una specie di grossa lavatrice. Poi rideva. E’ impossibile? Vi sembra che possa succedere solo nel terzo mondo o in un ambiente mafioso e corrotto? No, non è così. Succede nel mondo occidentalizzato, progredito, democratico, equo. Davanti agli occhi, sotto la pioggia, nel silenzio. Questo datore d’azienda ha tutt’ora un’azienda e da tutt’ora lavoro alle persone. Il ragazzo disabile non c’è più. Lacrime amare di chi ha visto e ha taciuto per paura, lacrime amare di chi l’ha saputo troppo tardi, lacrime amare di voi che leggete ora. Piangete e restate in silenzio.

Le lacrime di chi vede povertà e ricchezza che continuano a distanziarsi. I poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Persone che possiedono satelliti e persone che non hanno le scarpe. Persone obese e persone che muoiono di fame. Persone con macchine di lusso e persone che muoiono stroncate dalla fatica perché trasportano altri con un pesantissimo risciò. Ma voi vedete questo? Lo vedete ogni giorno? E allora piangete lacrime amare. E’ il minimo che potete fare.

Di fronte all’orrore che i comportamenti umani provocano, questo Covid19, questa peste del 2020 si assomma all’orrore, non lo assolutizza.
La pioggia rimbalza sull’asfalto e pulisce l’aria, pulisce il mio cuore da ciò che so e che m’invecchia, da ciò che mi hanno raccontato con sincerità e che io credo vero. Purtroppo e per carità.
Anch’io a volte, come i bambini, metto un piede in una pozzanghera e mi scopro ancora viva, con la presunzione che il mondo sarà come io lo voglio, con la determinazione a cambiarlo e con la forza disumana che viene dalla fede nella giustizia. A volte odio il mostro dell’ottusità, della corruzione, della mediocrità. Mi sento così feroce e forte da ambire a combattere l’ingiusto non solo per me ma per tutti, non solo per i piccoli ma anche per i grandi. Per queste povere persone e per tutte quelle che lo saranno. Per chi si affrancherà, per chi guarirà, per chi scapperà e non potrà non ricordare.

Lunghe e interminabili file di persone che corrono verso l’ignoto perché a volte solo nell’ignoto ci può essere ciò che ci salverà.
La pioggia bagna la mia faccia e si mescola alle mie lacrime, diventa silenzio bagnato. Sa di sale. La pioggia è drammatica e santa, è pulita e fredda. La pioggia pulisce, ci prova sempre.
Le lacrime del mondo sono la pioggia che batte sul nostro cuore, scava solchi profondi e lascia intorno a noi un tangibile silenzio. Le lacrime sono il silenzio della pioggia. La pioggia è il silenzio.

PER CERTI VERSI
Frammenti d’Italia (quarta tappa)

La descrizione, frammento dopo frammento, di un paese meraviglioso…
Ma questo paese è il nostro paese!
E proprio questa intensa opera lirica dà la misura della bellezza incomparabilmente varia di una terra ammirata e invidiata da tutti eppure, forse proprio per questo, denigrata da molti.
In un’Italia che in questa drammatica emergenza rischia d’andare in pezzi, ma che – ne sono convinto – saprà riemergere più forte e coesa di prima, è forse arrivato il momento per noi tutti di comprendere quanta fortuna significhi esservi nati e cresciuti, nonché l’onore d’esserne figli. Scopriamolo scrutandone i frammenti nell’omaggio poetico di Roberto Dall’Olio che, per quattro settimane, si rinnoverà ogni domenica e ogni mercoledì.
Buona lettura e buon viaggio.

Carlo Tassi

FRAMMENTI D’ITALIA

XXVII

parleremo di nebbie
tra le anguille piccole
quelle gialle
dove terra
finisce

XXVIII

ancora
riprendere
il tuo
colore
dal cielo
il tuo pennello

XXIX

pesticidi
laghi fiumi
canali
d’Italia
infestati
non diciamo più
che siamo
degli animali!

XXX

una volta
la morte
incuneò
satana
tra le dolomie
ne nacque
la superba
fragilità

XXXI

un glicine
espanso
i grappoli
di quel Zeus
tutto tuo
a primavera
le rose
sono esplose

XXXII

la corrotta
imbellettata
società
dei gradassi
che ti mangia
e sputa
sul piatto
dove mangia

XXXIII

biodiversità
vai a a capire
è un tema politico
l’Italia
è
tutta diversa
mi pare
Ravenna
la camera
di Sant’Andrea

XXXIV

la camera di
Sant’Andrea
mi riappare
quel ciuffo
di petali
anni brevi
dove il frantume
si fece eterno
ravennate

vai alla terza tappa

vai alla quinta tappa

I DIALOGHI DELLA VAGINA
A DUE PIAZZE – Il paradosso del focolare

A due piazze con Riccarda e Nickname sui paradossi, la mancanza di logica di certe cose che si sentono e non si spiegano.

N: Vivere segregati tra quattro mura per un tempo indefinito non è piacevole. Vivere segregati con qualcuno che non conosci più, o che conosci troppo, è decisamente spiacevole. Vivere separati da qualcuno che ami senza sapere quando lo rivedrai, senza poterlo assistere se sta male, può essere un incubo.Vivere separati da qualcuno che non si è ancora separato è un paradosso zen.

R: E perché non un paradosso di Zenone? Non potresti anche essere Achille affannato dietro una tartaruga in perenne vantaggio? O una freccia che, contro ogni apparenza, resta immobile nello spazio che occupa in quell’istante?

N: Il paradosso di Zenone è valido in matematica, ma in fisica Achille la tartaruga la raggiunge, eccome…In realtà mi riferivo piuttosto al fatto che i koan, gli indovinelli zen, mostrano i limiti della ragione. Usare la logica per spiegare perché accadono alcune cose è inutile. Alcune cose non sono giuste o sbagliate, bianche o nere. Alcune cose si sentono.

R: Mi piacerebbe chiederti cosa senti e come senti, sono sicura non useresti la logica, la cronologia dei fatti, il metodo dimostrativo a cui a volte ricorri.
Pronunceresti un nome, senza bisogno di spiegarti. E non sarebbe un paradosso.

Quali paradossi, contraddizioni avete vissuto? Quali conflitti avete rinunciato a spiegare logicamente?

Potete scrivere a parliamone.rddv@gmail.com

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi

ECONOMIA E SOCIETA’ NEL TEMPO DEL CORONAVIRUS:
una storia diversa da quella che ci raccontano

Nulla sarà più come prima”, “E’ come essere in un’economia di guerra” e altre iperboli di questa natura sono diventati commenti comuni nel descrivere quanto sta succedendo a seguito della diffusione della pandemia legata al coronavirus. E questa volta bisogna dire – e avere la consapevolezza – che sarà proprio così, che non siamo in presenza di affermazioni esagerate o sensazionalistiche. La crisi sociale ed economica che deriva dalla pandemia coronavirus, ancora di più di quella iniziata con il 2008 e in realtà mai finita, evidenzia l’insostenibilità del modello neoliberista, del capitalismo rapace e dominato dalla finanza che si è costruito dagli anni ‘80 del secolo scorso e che oggi è giunto al capolinea e non potrà più essere riproposto negli stessi termini.
Come in tutti i passaggi epocali – e oggi siamo di fronte a ciò – usciremo da queste vicende con un quadro economico e sociale molto diverso da quello di oggi, in meglio o in peggio. Per provare ad uscirne costruendo una condizione positiva per le persone, a partire da quelle che vivono una situazione di debolezza e fragilità, occorre  dotarsi se non di una bussola, perlomeno di alcune coordinate per orientarsi in quella che sembra una realtà, se non intellegibile, comunque complessa.
Questo ci serve anche nell’immediato: perché l’emergenza va trattata come tale, con provvedimenti e comportamenti adeguati ad essa, ma la paura e l’angoscia che l’accompagna può essere, almeno in parte, arginata facendo ricorso al sentimento e all’azione di vicinanza e solidarietà, nelle condizioni date, e al pensiero lungo e riflessivo.

Provo ad ordinare alcuni di questi pensieri.
Un primo tema si dipana attorno alla questione della sanità pubblica e, più in generale, dei servizi pubblici. Tutti ora si sperticano a sottolineare il suo ruolo fondamentale e insostituibile e a chiamare eroi tutte le persone che lì vi lavorano. Peccato che veniamo da anni in cui la sanità pubblica è stata dipinta, nel pensiero dominante, come fattore di spreco, settore che assorbiva troppe risorse e che doveva essere razionalizzato: modo elegante per dire che si trattava di operare tagli significativi e ampliare il ruolo dei soggetti privati.
E infatti così è successo: la spesa sanitaria pubblica nel nostro Paese, secondo i dati della Ragioneria dello Stato, cala, in proporzione sul PIL, dal 7% del 2008 al 6,8% del 2017, scendendo al di sotto della media europea (7%), mentre cresce nello stesso periodo in Germania ( dal 6,4% al 7,1%) e in Francia ( dal 7,4% all’8%). Tutto questo avviene mentre l’Italia è il paese europeo con la maggiore percentuale di individui oltre 65 anni, il che si traduce anche nel fatto che, come ci spiega l’Ufficio Parlamentare per il Bilancio, dal 2012 al 2018 la spesa privata delle famiglie per l’assistenza sanitaria per cura e riabilitazione è cresciuta del 25,1 %. Dunque, la spesa complessiva per la salute (e anche l’accesso alle cure) si riduce e grava sempre più sulle singole persone e famiglie.
Questo è ulteriormente testimoniato dall’andamento dei posti letto ospedalieri, che si contraggono da 3,9 per 1000 abitanti nel 2007 a 3,2 nel 2017 ( circa 35.000 in meno in valori assoluti), contro una media europea diminuita da 5,7 a 5, senza che ci sia stato un sufficientemente potenziamento dei servizi territoriali. Infine, il personale a tempo indeterminato del Servizio Sanitario Nazionalegli eroi di oggi, fino a ieri da molte parte inseriti nel novero dei ‘fannulloni’ dell’esercito dei dipendenti pubblici – nel 2017 è risultato inferiore a quello del 2008 per circa 42.800 lavoratori (da circa 689.200 a circa 647.000, con una diminuzione del 6,2 %), per effetto in particolare del blocco del turn-over e del contenimento della spesa.
Insomma, le vicende di questi giorni ci dicono senza equivoci che occorre un’inversione di tendenza radicale rispetto agli orientamenti applicati alla sanità pubblica negli ultimi decenni: da costo insostenibile, da sacrificare sull’altare del rientro dal debito pubblico e sulla base di una falsa presunzione di risorse economiche impossibili da reperire, a investimento essenziale per salvaguardare la vita e la salute delle persone. Diventa necessario affermare questo rovesciamento di paradigma, quello che subordina i diritti fondamentali alle logiche economiche dettate dal mercato e dalla finanza. Come hanno bene argomentato il noto antropologo Jared Diamond e il virologo Nathan Wolfe in un illuminante articolo uscito su La Repubblica del 21 marzo scorso, non possiamo pensare che la pandemia (in questo caso derivante dal coronavirus) sia un fatto unico e eccezionale, ma possa invece ripresentarsi anche nel futuro.

Tutti questi ragionamenti relativi alla sanità vanno necessariamente estesi all’insieme dei servizi pubblici che garantiscono i beni comuni, dall’acqua all’istruzione e alla cultura, dal ciclo dei rifiuti all’energia, tutti sottoposti negli anni passati alla medesima ‘cura’ di privatizzazioni e de-finanziamento pubblico.

Bisogna poi allargare lo sguardo e ragionare su quella che si preannuncia essere una crisi economica ben più grave di quella sviluppatasi a partire dal 2008. Non è certo facile fare previsioni in questo contesto, ma alcuni elementi sono già abbastanza chiari. Innnanzi tutto, appare evidente che questa di oggi assomiglia più alla crisi dell’ultimo dopoguerra piuttosto che a quella apertasi con il 2008. Quest’ultima, infatti, ha preso le mosse da una crisi finanziaria, il fallimento della Lehman Brothers, mentre quella che si prefigura oggi è una crisi dell’economia reale, con una caduta brusca della produzione, dei consumi e dei redditi. Del resto, non casualmente, (come è apparso su Il Sole 24 Ore) nei primi 15 giorni di marzo, i consumi di energia sono crollati nel nostro Paese di circa il 10-15%. Un dato che va preso con le pinze, visto che si riferisce ad un arco di tempo molto limitato, ma che fa correre la memoria molto di più al dopoguerra (nel 1943 i consumi di energia elettrica calarono di circa il 10%), che non alla crisi del 2008-2009, quando questi si ridussero rispettivamente dello 0,1% e del 5,7%.
Un secondo elemento è che questa crisi si innesta su una fragilità del sistema economico mondiale, dominato dalla logica neoliberista, tant’è che molti economisti, già da tempo, si interrogavano non se si sarebbe registrata una nuova situazione di crisi, ma quando essa si sarebbe manifestata. Il fatto è che le ricette messe in campo dopo il 2008-2009 mostravano, già prima della vicenda coronavirus, la loro incapacità di far fronte in modo strutturale ai problemi allora emersi, riproducendo uno scenario simile a quello che aveva prodotto quella crisi. Infatti, a partire dal 2008, il sistema economico è stato inondato di liquidità per gli istituti di credito, i fondi di investimento e le imprese: il famoso Quantitative easing di Draghi fa esattamente parte di questa strategia. Questa ‘cura’  ha fatto sì evitare il fallimento a catena delle banche, ma ha generato un mondo alla rovescia, per cui in molti Paesi i tassi di interesse sono diventati negativi, cioè anziché pagare un interesse per prendere denaro a prestito, si riceve un premio! Una situazione di questo tipo, a sua volta. ha sospinto i vari soggetti economici a livelli di indebitamento molto elevati, favorendo potenti movimenti speculativi, ma mettendoli in una situazione ad alto rischio. Un rischio che diverrebbe triste realtà nel momento in cui questa nuova bolla finanziaria esplodesse e costringesse al rientro dal debito, che oggi a livello mondiale viaggia a cifre stratosferiche, raggiungendo il 226,5% del Pil mondiale nel 2018, a un soffio da 188mila miliardi di dollari (nel 2007 si attestava a meno del 194% del Pil). E’ proprio questa fragilità di fondo del sistema economico-finanziario che ha fatto sì che in queste settimane le Borse di tutto il mondo abbiano conosciuto un vero e proprio tracollo: la Borsa di New York in questi giorni ha ‘bruciato’ tutta la crescita straordinaria degli ultimi 3 anni della presidenza Trump, dovuta alla sfacciata politica protezionista e pro-imprese e finanza della destra reazionaria americana.

In terzo luogo, dopo gli sbandamenti e gli sbagli iniziali – vedi le dichiarazioni di Christine Lagarde – gli stessi governi dei Paesi cosiddetti ‘sviluppati’ sembrano rendersi conto che la nuova crisi necessita di interventi che vanno ben al di là di quanto anche solo pensato finora. Il governo italiano ha messo in campo una manovra, che peraltro non basterà, di 25 miliardi di euro, portando il rapporto tra deficit/PIL al 3,3%, un’ eresia inimmaginabile rispetto al totem del famoso vincolo del 3%. L’Unione Europea sospende il Patto di stabilità e crescita, che contiene anche quella prescrizione, e annuncia interventi per 1.100 miliardi di euro, e persino Trump annuncia un intervento di almeno 2.000 miliardi di dollari, la più massiccia della storia, pari a quasi il 10% del Pil, comprensiva di un assegno diretto alle famiglie (altra eresia, per l’economia mainstream) fino a 3.000 dollari.
Tutto bene, allora? Assolutamente no. Non solo perché queste misure possono essere decisamente insufficienti dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto perché esse si muovono in una logica emergenziale, che, se può avere una qualche giustificazione in questa fase, non è però in grado di affrontare il problema alla radice e provare a risolverlo. In realtà, non si potrà uscire da questa situazione senza mettere in campo un nuovo grande intervento pubblico – una sorta di nuovo Piano Marshall, come da più parti si dice – e un forte sostegno al reddito ai cittadini, che deve incrociarsi con un cambiamento profondo del modello produttivo e sociale, fondato sul potenziamento dei servizi pubblici, l’affermazione dei beni comuni e la riconversione ecologica dell’economia.

Qui emergono i nodi di fondo che ci stanno di fronte: un nuovo Piano Marshall, anche nella sua accezione più ristretta, quella che anima i governi, non potrà che essere finanziato in deficit. Visto che non possiamo aspettarci che, come nel dopoguerra, ci venga in soccorso l’America, chiusa su se stessa e comunque in evidente crisi di egemonia, l‘unica risposta non può che venire dallEuropa, che però deve cambiare in profondità le proprie scelte, a partire dall’introduzione degli eurobond, costruendo una solidarietà reale ed evitando di andare in ordine sparso, come sembra fare in questi giorni. E bisogna anche ‘convincere’ i mercati e chi li rappresenta, che da questo momento non sono più loro a comandare, che devono tornare ad essere subordinati all’interesse generale e che la salvaguardia della vita viene prima degli andamenti della Borsa e dello spread.
Per stare alle ‘piccole vicende’ di casa nostra, Confindustria deve farsi una ragione: sarà necessario un ruolo fondamentale dell’intervento pubblico, a differenza di quanto dichiara Carlo Bonomi, nuovo presidente in pectore della stessa, che qualche giorno fa affermava: “Non mi convince affatto l’idea che da questa nuova crisi si uscirà con lo Stato protagonista dell’economia. Lo Stato deve rimanere regolatore, non gestore”. Non si può invece, non si deve continuare a insistere per tenere aperte più fabbriche possibili, anteponendo la creazione di profitto alla salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Insomma, la strada per costruire un nuovo paradigma economico e sociale è tutt’altro che in discesa e comporterà mobilitazione sociale e politica. Ad essa non ci sarà alternativa, se non si vuole che si realizzino le fosche previsioni avanzate in questi giorni dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro, secondo la quale, senza interventi opportuni, la nuova grande recessione che si annuncia potrebbe distruggere 25 milioni di posti di lavoro nel mondo, più di quella del 2008, un ulteriore impoverimento dei lavoratori e una sostanziale riduzione del loro reddito assieme alla conseguente caduta dei consumi di beni e servizi.

Infine, non meno importante sarebbe ragionare sul tema del cambiamento climatico, delle possibili implicazioni che esso ha anche nelle vicende del coronavirus e, sopratutto, della sua strategicità rispetto alla costruzione di un nuovo modello produttivo e sociale. E ancora, sul ruolo della politica e della mobilitazione sociale in questo contesto. Ci si potrà tornare sopra, per ora mi pare di aver ‘tediato’ abbastanza il lettore. Mi limito ad una provvisoria conclusione, rubando una citazione dell’economista Raj Patel: Il problema dell’odierna crisi del capitalismo è che a risolverla si candida il capitalismo medesimo”. E’ esattamente così. E’ questo il grande rischio che dobbiamo evitare.

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi

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