Giorno: 3 Aprile 2020

In Prefettura aggiornamento della situazione “emergenza coronavirus”

Da: Prefettura di Ferrara.

Il Prefetto Michele Campanaro ha presieduto questa sera, a palazzo don Giulio d’Este, in videoconferenza, una riunione dell’Unità di Crisi per fare il punto della situazione sull’emergenza sanitaria COVID-19 in provincia di Ferrara.
Hanno partecipato all’incontro oltre al Questore ed ai vertici delle Forze dell’Ordine territoriali, il Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, i Sindaci di Ferrara, Cento e Codigoro, sede dei tre distretti sanitari, il Presidente della Camera di Commercio, il Direttore Generale dell’ ASL di Ferrara, il Direttore Generale dell’Azienda ospedaliero universitaria Sant’Anna di Ferrara, il Presidente dell’Ordine provinciale dei Medici ed il responsabile per Ferrara dell’Agenzia regionale della Protezione civile,
Sotto il profilo strettamente sanitario, sono stati preliminarmente affrontati i temi relativi all’avvio dello screening anticorpale che la Regione Emilia-Romagna ha disposto sul personale della sanità pubblica e privata convenzionata, e su quello dei servizi socio-assistenziali dell’intero territorio regionale. Parallelamente proseguono i test per la ricerca della presenza del virus con tampone secondo il protocollo sanitario predisposto dalla Regione, implementati con ulteriori accertamenti rivolti prioritariamente al personale sanitario più esposto, ma in ulteriore estensione anche alle altre categorie più a rischio, tra cui le Forze dell’Ordine. Ciò sarà possibile anche grazie all’ulteriore supporto fornito, dall’inizio del mese, da un centro diagnostico di Padova, in grado di assicurare una ridotta tempistica dei processamenti dei tamponi.
Su indicazione del Prefetto, unanimemente condivisa, in un’ottica di massima trasparenza e chiarezza comunicativa, è stato delegato al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria, Dr. Tiziano Carradori, il compito di curare quotidianamente, in analogia a quanto già avviene per i report su scala nazionale e regionale, uno spazio informativo che assicuri alla comunità del territorio ferrarese un focus aggiornato sull’andamento epidemiologico nella provincia.
Successivamente sono stati passati in rassegna i risultati dei controlli sul rispetto delle misure che, per fronteggiare l’epidemia, prevedono stringenti limitazioni al principio della mobilità delle persone, e sulle comunicazioni inviate in Prefettura dai titolari delle attività produttive e commerciali che operano in deroga al decreto “Chiudi Italia” del 22 marzo scorso, integrato con le ulteriori restrizioni previste dal decreto ministeriale del 25 successivo.
“Abbassare la guardia proprio ora sarebbe un atteggiamento da irresponsabili”, ha sottolineato il Prefetto – Dobbiamo continuare a profondere ogni sforzo perché il numero di contagi si mantenga il più possibile contenuto nel tempo, con valori che collocano ancora questa provincia tra le meno colpite dall’epidemia in tutto il nord Italia. Questo è possibile solo se cittadini e imprenditori continuano nel perseguire un comportamento di responsabilità e rispetto delle misure, correndo diversamente il rischio di vanificare in breve gli sforzi sinora fatti”.
In questo contesto, il Prefetto ha illustrato i dati che sintetizzano l’enorme lavoro sviluppato quotidianamente da Forze di Polizia e Polizie Locali, attraverso un capillare piano di controllo del territorio: ad oggi sono state controllate 16.328 persone e ne sono state sanzionate 893. Le attività commerciali controllate sono state 15.908 e sono state applicate 14 sanzioni amministrative con la chiusura delle attività sino a 30 giorni. E’, inoltre, stato ulteriormente rafforzato il dispositivo di controllo con l’utilizzo di droni in dotazione alle polizie locali, secondo una pianificazione dell’attività decisa in stretta collaborazione con le altre Forze dell’ordine territoriali.
Infine, sono 1078 le comunicazioni pervenute ad oggi in Prefettura dalle imprese che hanno dichiarato la prosecuzione di attività in base al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo scorso. Di queste 802 sono in fase di verifica da parte della Task Force di supporto nelle valutazioni, appositamente costituita dal Prefetto, organismo che si riunisce quotidianamente in videoconferenza, allo scopo di fornire un qualificato contributo specialistico, anche attraverso l’accesso ispettivo presso le aziende.

Oggi al Montalcini Una lezione di fitness a distanza

Da: IIS Montalcini.

Oggi la classe 4 A SSS dell’Istituto Rita Levi Montalcini di Argentae Portomaggiore ha svolto una lezione di fitness in diretta attraverso una videolezione con meet grazie all’insegnante di Scienze Motorie prof.ssa Eleonora Roncarati.

Presenti anche alcuni insegnanti della classe che hanno voluto approfittare della sessione offerta per muoversi e tonificasi un pò in questi tempi di reclusione forzata.

La lezione di fitness di quaranta minuti effettivi, dopo l’appello ufficiale, ha previsto dieci minuti di riscaldamento dinamico generale, cinque blocchi di tonificazione generale in modalità TABATA (venti secondi di lavoro e dieci secondi di recupero per otto volte) e stretching finale.

Gli ingredienti per questo videoincontro dinamico, divertente, ma anche molto utile? Un telefono cellulare, un computer o un tablet, la connessione, una buona musica coinvolgente e la carica giusta, quanto basta per far sentire ai propri studenti che i loro insegnanti ci sono e non li hanno dimenticati.

Alla fine dell’ora gli studenti hanno chiesto di ripetere l’esperienza come appuntamento settimanale fisso commentando con soddisfazione che dalla fatica profusa ‘non sentivano più gli organi’!

Bondeno: buono spesa per i cittadini.

Da: Comune di Bondeno.

“Ci sono 74.927 euro, immediatamente disponibili per i nostri cittadini, sotto forma di “Buoni spesa”. Allo scopo di fronteggiare con uno strumento in più l’emergenza COVID-19 per le famiglie in difficoltà economica. Si è lavorato in giunta per metterli immediatamente a disposizione dei cittadini”. Lo annuncia il Sindaco facente funzioni Simone Saletti, avvertendo che i blocchi mensili sono composti da 4 buoni spesa (per 25 euro cad.) che andranno ad ogni componente familiare, salvo diverse valutazioni degli assistenti sociali. “I soggetti beneficiari dei buoni spesa” – dicono Simone Saletti e l’Assessore alle Politiche sociali, Francesca Piacentini –”saranno selezionati in base a specifiche richieste, valutando lo stato di effettivo bisogno del nucleo famigliare. Si è voluto ragionare in sinergia con il Comitato di Distretto, per uniformare il più possibile le procedure”. Le domande saranno risolte, in termini di istruttoria, quasi in tempo reale, “perché cercheremo di mettere in tasca delle famiglie in difficoltà i contributi arrivati per fronteggiare l’emergenza, anche se saranno svolti controlli successivi rispetto a quanto dichiarato rispetto al reddito”, precisa il Sindaco. I “Buoni spesa” non sono cumulabili con altre forme di sussidio (Reddito di cittadinanza, Fornitura di Pasti a domicilio, Sostegni per il pagamento delle utenze etc.). “Il Comune privilegerà la compilazione a distanza, con moduli scaricabili dal sito istituzionale dell’Ente o telefonica attraverso le assistenti sociali (attraverso i numeri: 0532-899500, 051-6843173) ma metteremo a disposizione dei cittadini in difficoltà la modulistica stampata nell’atrio del municipio, a partire da lunedì mattina” – aggiunge il Sindaco Saletti –. “Vorrei anche ribadire che i ‘Buoni spesa’ saranno nominali e potranno essere usati con la presentazione di un documento di identità nei negozi, evitando in questo modo che si possano verificare episodi di compravendita dei buoni stessi in cambio di denaro. Si tratta di uno strumento di supporto al reddito e, come tale, accerteremo che spetti effettivamente alle famiglie bisognose di aiuto del territorio comunale”.

NON E’ UNA GUERRA MA UN’OPPORTUNITA’
Perchè tutto questo dolore non sia inutile

Mai come in questo momento il linguaggio ha mostrato l’importanza della sua doppia funzione: quella di primo veicolo di informazione tra le diverse realtà nazionali, culturali e linguistiche che compongono la comunità globale e quella di strumento di comunicazione tra le persone coinvolte in questo dramma mondiale.
In tutte e due le sue funzioni la sua efficacia dipende dall’uso preciso o approssimativo che si fa del significato delle singole parole. Ha colpito la mia attenzione il fatto che la situazione in cui ci troviamo in questi giorni sia stata descritta usando la parola ‘guerra’; mi sono chiesta il perché di questa scelta e ho sentito la necessità di intervenire velocemente per frenarne l’uso che mi sembra scorretto e fuori luogo.
Infatti la guerra presuppone un nemico intenzionato a sopraffarci per sostituirsi alla nostra capacità di governo di una società e di un territorio, sottintende una volontà decisionale e una strategia di scelte e di comportamenti coordinati a raggiungere questo scopo.

Il virus non corrisponde a nessuna di queste caratteristiche; prima di tutto non è un essere vivente e perciò non ha volontà propria, né una conseguente strategia di comportamenti coordinati nel tempo. Non può quindi essere considerato un nemico, è un evento tra i tanti che la vita ci propone; certamente è inaspettato ma, come tutti gli eventi della nostra vita, possiamo vederlo come un ostacolo o come un’opportunità.
Se lo leggiamo per quello che è, cioè un virus che ha espresso potenzialità pandemiche, lo possiamo studiare come fenomeno che mette in evidenza i nostri punti deboli, sia come civiltà che come esseri biologici che vivono in relazione e in continuo movimento.
Possiamo considerare l’esperienza della guerra per poter fronteggiare il problema economico che questa pandemia ci sta procurando e ci procurerà; per adottare le misure necessarie a superarlo. Questo è l’unico ambito in cui trovo utile rifarsi all’immagine della guerra, per il resto dovremmo usare questo evento come un’occasione utile a cambiare e rendere la nostra società migliore e capace di sviluppare la nostra umanità.

Le criticità che ha messo in evidenza sono l’aver ridotto a merce la vita umana e le sue opere, il nostro considerare la creazione come un pozzo di San Patrizio dal quale attingere a piene mani, senza preoccuparsi di esaurirne le risorse, quando invece è il nostro patrimonio e lo dobbiamo valorizzare per restituirlo migliorato, come nostra eredità, alle generazioni future.
La società consumistica non ha usato gli strumenti di collegamento (strade, città, trasporti) per qualificare le relazioni umane, ma per accumulare profitto e così ha contribuito a squilibrare la distribuzione della popolazione sul territorio. Questo ha prodotto, oltre al degrado ambientale, anche un impoverimento della qualità della vita e delle relazioni interpersonali.

Dobbiamo tornare a mettere al centro la qualità della vita dell’uomo che ha bisogno di armonia con gli altri esseri umani e con l’ambiente. Quindi riacquistare il valore del territorio che rifletta quell’armonia e che produca una società capace di far convivere le proprie molteplici diversità e bisogni con la cura e il rispetto del paesaggio.

Questa crisi sanitaria ha messo in evidenza che una società democratica deve mettere al centro lo sviluppo sociale, quindi il servizio alla salute, con ospedali e presidi sanitari distribuiti sul territorio e accessibili a tutti. L’aver concentrato questi servizi in poche mega-strutture ha aggravato la situazione. Per mantenere una società che sia democratica e che si sviluppi, bisogna occuparsi della sua salute fisica nonché sostenere e sviluppare la qualità umana che passa attraverso la coscienza di sé’ e quindi la possibilità di avere strumenti culturali e di informazione.

Avendo diminuito di oltre due terzi, gli investimenti per l’organizzazione della sanità pubblica, fa emergere l’errore di finalizzare la scienza al profitto, e di sottomettere la conoscenza alle leggi di mercato: come se la cultura fosse un prodotto industriale. Il risultato è che si impoverisce il territorio, l’ampiezza e la complessità della conoscenza si riduce a poche specializzazioni e se ne tarpano gli imprevedibili sviluppi – espressione di creatività umana – e per giunta ci fa trovare anche impreparati agli imprevisti che la vita ci riserva Infatti, la vita è complessa e non specializzata.  Abbiamo tutti sotto gli occhi che i tagli alla sanità hanno portato ad una grave carenza di strutture, di strumenti tecnologici e soprattutto di personale competente e qualificato. Non solo, introducendo il numero chiuso nell’università e nei corsi di specializzazione, ci troviamo a non disporre di sufficiente personale di assistenza. Di questo è testimone la drammatica scarsità di medici e infermieri che si riscontra oggi e l’impossibilità di rispondere all’appello d’aiuto che la popolazione esprime nonostante gli indicibili sforzi e l’impegno che il personale sanitario sta esprimendo a livello di coscienza individuale.

I tagli ancora più vistosi alla scuola pubblica, all’università e alla ricerca tolgono la possibilità di rispondere alle nuove sollecitazioni dell’evoluzione tecnologica attraverso la ricerca e la scienza. Ancor più grave, risparmiando sull’educazione si rischia di tornare a una società primitiva che risolve le tensioni sociali con la violenza; si crea insoddisfazione e si riduce la capacità creativa dell’essere umano, il solo strumento che ci permette di superare le difficoltà.

Affrontare questa situazione come opportunità significa cogliere l’occasione di ricostruire una società che si fidi del cittadino e che dunque non abbia bisogno di creare tutte quelle procedure burocratiche finalizzate al controllo e che non consideri le persone incapaci di intendere e di volere o disoneste per natura.

Questo atteggiamento ha prodotto una pletora di leggi e divieti che complicano il funzionamento e la creazione di realtà produttive. Hanno reso l’accessibilità ai servizi complicata e antieconomica, che causa corruzione e che consente di aggirare le norme stabilite. Ancora più grave, ha abituato il funzionario pubblico a non assumersi la responsabilità del proprio ruolo, limitandolo soltanto a un esercizio di potere o oppositivo o discrezionale anziché valorizzarlo come elemento necessario a un servizio pubblico.

Insomma, se usiamo la parola “guerra” per caratterizzare questo momento storico, di nuovo perdiamo l’opportunità di cambiare, ripetiamo la solita storia. Dobbiamo smettere di pensare ‘contro’ e iniziare a pensare per creare e utilizzare questo tempo come l’occasione per correggere gli errori fatti e progettare un futuro che qualifichi la vita umana e le sue relazioni, che consideri l’ambiente come un luogo adatto ad esprimere tutta la nostra potenzialità creativa e a soddisfare il nostro gusto di vivere. Allora tutto il dolore di questo tempo non sarà stato inutile e potremo continuare a costruire la nostra storia fino a trasformare la società in comunità e la terra in un Paradiso terrestre.

                                                                         

Attenzione e buone pratiche per sostenere le persone con disabilità.
Parla la vicepresidente Elly Schlein

di Regione Emilia Romagna

In piena emergenza Coronavirus le persone con disabilità sono costrette ad affrontare routine stravolte e una quotidianità da reinventare, affrontando grandi difficoltà legate alle limitazioni della mobilità e alla sospensione dei servizi educativi e nei centri diurni. E con essi, le famiglie.
Per questo la Regione Emilia-Romagna nei giorni scorsi è già intervenuta a chiarire, facendo riferimento alle indicazioni del Governo, che la persona con disabilità nei casi strettamente necessari può uscire dal proprio domicilio per attività correlate alla propria condizione di salute (ad esempio per evitare rischi di crisi comportamentali), – a piedi o in macchina, eventualmente accompagnata da un familiare o da chi la assiste – autocertificando negli appositi moduli l’indispensabilità dell’uscita e sempre osservando le regole di distanziamento sociale. Accanto all’autocertificazione la Regione consiglia di dotarsi di certificazione medica, che le AUSL di tutta la regione stanno già rilasciando su richiesta.

Ed è alle persone con disabilità e alle loro famiglie che guarda la lettera che la Regione ha inviato ieri a tutti i Comuni, da Piacenza a Rimini, in occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’Onu, per richiamare l’attenzione di tutti sui diritti delle persone nello spettro autistico. L’obiettivo della missiva è quello di fare il punto sulle iniziative messe in campo nell’emergenza e chiedere attenzione particolare su tutto il territorio regionale per garantire supporto e vicinanza alle persone con disabilità e alle loro famiglie, a maggior ragione dopo la sospensione, a causa delle misture restrittive di contenimento del Coronavirus, dei servizi educativi e dei centri diurni, che ha portato, per molti, all’interruzione dei percorsi educativi e scolastici e delle relazioni con i propri contesti di cura sociosanitari. Una condizione – quella della prolungata permanenza in casa – che, soprattutto per chi presenta elevate fragilità psichiche e quadri spesso associati a disturbi del comportamento, rischia di causare situazioni particolarmente complesse e difficilmente sostenibili.

“Proprio ieri in cui si è celebrata la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che quest’anno cade in piena emergenza sanitaria da Coronavirus – sottolinea la vicepresidente con delega alle disuguaglianze, Elly Schlein – abbiamo voluto invitare tutti i Comuni a riflettere insieme a noi sulla condizione di difficoltà e a volte di isolamento in cui stanno vivendo le persone con disabilità e le loro famiglie, a causa delle restrizioni imposte per contenere il diffondersi del contagio e a condividere le buone pratiche messe in campo per il supporto. In molti casi si stanno svolgendo prestazioni educative o assistenziali a distanza. In alcuni territori, come previsto dal decreto “Cura Italia”, per situazioni particolarmente gravose, le sedi dei centri diurni, ancora sospesi, sono state aperte per interventi individuali. Interventi che si svolgono chiaramente nel rispetto delle norme di prevenzione del contagio, senza creare aggregazione e con l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire la massima tutela della sicurezza e della salute, sia degli operatori che degli utenti. In altri contesti questo tipo di prestazioni è stato garantito, nei casi più difficili, anche grazie alla collaborazione degli educatori. Tutti insieme – prosegue la vicepresidente – possiamo collaborare al meglio per riuscire a rendere questa emergenza meno gravosa per le persone più fragili e vulnerabili. Per parte nostra, garantiamo non solo ogni sforzo per dare risposte di supporto concreto già in questa fase, ma metteremo il massimo impegno, lavorando fin da ora, per una ripartenza quanto più possibile rapida dell’intera rete dei servizi per la disabilità al termine dell’attuale emergenza. Sarà per tutti- chiude la vicepresidente- una grande sfida, affrontabile solo con grande spirito di collaborazione”.

Chi e come può uscire dal proprio domicilio

La Regione, sulla base delle segnalazioni pervenute dalle associazioni che si occupano di disabilità, è già intervenuta con alcuni chiarimenti, facendo riferimento alle risposte ad analoghe richieste da parte dell’Ufficio per le persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In particolare, è stato chiarito che, per evitare il rischio di crisi comportamentali legate alle limitazioni alla mobilità, la persona con disabilità può uscire dal proprio domicilio, a piedi o in macchina, per attività correlate alla propria condizione di salute solo se strettamente necessario e osservando le regole di distanziamento sociale, eventualmente accompagnata da un familiare o da chi la assiste. Come per tutte le uscite da casa per motivi di salute, è indispensabile l’autocertificazione.

La Regione ha suggerito che, a supporto dell’autocertificazione, ci si doti di certificazione medica. Le Aziende sanitarie, su richiesta dell’interessato o del familiare che lo rappresenta, rilasceranno una certificazione attestante la condizione o lo stato di disabilità e le eventuali ulteriori informazioni ritenute necessarie. Ad oggi sono già state prodotte da tutte le Ausl le certificazioni richieste.

Assistenza alle persone con disabilità

Dal monitoraggio dei servizi offerti a livello locale alle persone adulte e minorenni con disabilità, sia fisica che intellettiva, con disturbi psichici e dello spettro autistico, emerge che le Aziende Usl, pur in una situazione di oggettiva difficoltà (oggi vengono garantite solo le prestazioni urgenti e indifferibili) si sono attrezzate per contattare i casi gravi (tra cui le persone con disturbi dello spettro autistico), con colloqui telefonici o videochiamate; sono stati predisposti materiali informativi per le famiglie, spunti per giochi e attività, letture online.

In alcuni casi, come previsto dal decreto “Cura Italia”, per situazioni particolarmente gravose, le sedi dei centri diurni, ancora sospesi, sono state aperte per interventi individuali. Interventi che si svolgono chiaramente nel rispetto delle norme di prevenzione del contagio, senza creare aggregazione e con l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire la massima tutela della sicurezza e della salute, sia degli operatori che degli utenti. In altri contesti questo tipo di prestazioni è stato garantito, nei casi più difficili, anche grazie alla collaborazione degli educatori.

Prosegue inoltre la collaborazione tra Regione, Associazione dei Comuni (Anci) e delle Province (Upi), Enti gestori e sindacati per individuare protocolli condivisi per rimodulare parte dei servizi attualmente sospesi in altra forma, proprio per dare risposte concrete alle difficoltà delle persone con disabilità e delle loro famiglie in questa fase di emergenza.

Le buone pratiche già avviate

Alcune esperienze locali e buone pratiche si stanno diffondendo sul territorio regionale e tra queste quella di Rimini, dove la collaborazione tra Comune e Ausl ha portato all’identificazione di uno spazio all’aperto – un parco a gestione privata – dove, con accesso contingentato e senza creare aggregazione, le persone con disabilità in situazione di necessità hanno potuto trovare sollievo trascorrendo un po’ di tempo fuori casa in sicurezza e nel rispetto delle misure restrittive e di distanziamento. Esperienza poi ripresa anche in altri territori.

Allo stesso modo alcune Aziende sanitarie stanno predisponendo soluzioni utili a fronteggiare emergenze legate all’eventuale ricovero del familiare caregiver di disabile, individuando la reperibilità di operatori sociosanitari attivata direttamente dal 118. Anche per quanto riguarda gli eventuali ricoveri di persone autistiche le Aziende sanitarie si stanno organizzando in modo da garantire, compatibilmente con la situazione emergenziale, la presenza di personale con competenze adeguate.

“Laboratori Aperti”. Web giornale di comunicazione scientifica sulla pandemia Covid-19

Da: Università degli studi di Ferrara.

Il Laboratorio di storia e comunicazione della scienza di Unife pubblica aggiornamenti, analisi e approfondimenti su Covid-19 basati sulle conoscenze scientifiche e ricerche della nostra Università

“Laboratori Aperti” inizia le pubblicazioni dalle ore 24 di oggi, venerdì 3 aprile. Il progetto è coordinato dal Laboratorio DOS- Design Of Science, diretto da Marco Bresadola e Michele Fabbri e si avvale di una redazione di esperti in diversi campi scientifici provenienti dal Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza dell’Università di Ferrara, con il coordinamento editoriale di Mariasilvia Accardo.

Laboratori Aperti è un web giornale di comunicazione scientifica pensato per aiutare cittadine e cittadini ad affrontare insieme i problemi imposti dalla pandemia Covid-19. Il nostro lavoro si basa sulle conoscenze scientifiche presenti nell’Università di Ferrara e su selezionate fonti scientifiche e culturali. Lontano dal rumore dei social media, in questi giorni assordante, intendiamo offrire uno spazio affidabile per informarsi e discutere: non per sostituirsi al libero giudizio dei lettori, ma per aiutarli a orientarsi nel diluvio di informazioni e commenti.

“I dati del giorno” è la rubrica video quotidiana in cui Lamberto Manzoli, medico epidemiologo e direttore del Dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Ferrara, analizzerà gli ultimi dati per fornire informazioni chiare relativamente alle domande che tutti ci poniamo: che cosa sta succedendo dal punto di vista della diffusione nel nostro territorio? Cosa c’è di diverso dai dati precedenti e da altre situazioni territoriali? Cosa possiamo dire dell’evoluzione della situazione? Sta cambiando qualcosa di significativo? La rubrica è anche occasione per rispondere alle domande che vengono inviate in redazione.

“Approfondimenti da Unife” è la rubrica video in cui gli scienziati dell’Università di Ferrara e gli esperti che collaborano affrontano, con la conduzione di un esperto in comunicazione scientifica, le questioni poste dalla pandemia. Questioni etiche, giuridiche, di comunicazione del rischio, di interpretazione dei dati, sociali, ecc. Sempre riferite a situazioni concrete e attinenti al nostro territorio, pur nella dimensione globale che una pandemia necessariamente comporta.

“Vita da studente”, “Cosa sappiamo di Covid-19” e “Non solo scienza” sono i tre spazi del web giornale che accolgono articoli redazionali rispettivamente su tutto ciò che riguarda la vita e i problemi dei nostri studenti e delle loro famiglie, in larga parte residenti in altre città, le migliori informazioni e commenti scientifici sull’argomento e tutto ciò che nelle nostre vite ha gran valore e che la scienza da sola non può affrontare.

Paola Peruffo

Peruffo: “Stop polemiche su mascherine e presunta immunità ferrarese”

Da: Forza Italia Ferrara.

Penso che sulla vicenda delle mascherine donate dal Comune di Ferrara si sia oggettivamente superato il senso della misura, con un eccesso di polemiche fuori luogo, considerando il momento. Il nemico comune, oggi, è la pandemia e dovremmo diffenderci stando tutti dalla stessa parte, seppur a debita distanza.

Parlo innanzitutto da farmacista, da persona, cioè, che per vari giorni ha avuto il problema di dover andare al lavoro senza alcuna protezione perchè le mascherine per lungo tempo non state reperibili presso alcun fornitore e nessun ente aveva provveduto a preservarle per le farmacie, come per altre categorie di operatori costretti a stare a contatto con persone potenzialmente malate.
Un problema avvertito anche da molti cittadini a cui è stato chiesto di difendersi dal virus stando in casa, salvo che per necessità stringenti.
A fronte di queste carenze il Comune di Ferrara ha reperito ciò che ha potuto e in tempi strettissimi. Quelli distribuiti non sono, come è stato detto in più occasioni, presidi medici, ma una tutela minima per non infettare gli altri.
Fa molto male, soprattutto a noi consiglieri che abbiamo perso ore e ore a imbustarle, vedere che alcuni cittadini le gettano a terra o le distruggono deliberatamente.

È possibile ci siano stati problemi e disguidi nella consegna, ma è altrettanto vero che sappiamo da oltre un mese che gli assembramenti sono vietati e pericolosi: sta nella responsabilità di ciascuno di noi, in ogni contesto, dal ritiro di una mascherina alla spesa settimanale, stare a debita distanza degli altri, per reciproco rispetto.

Ci tengo poi a chiarire altri due concetti, tra loro legati: indossare qualsiasi tipo di mascherina non vuol dire poter uscire liberamente, quasi fosse un lasciapassare. Ricordiamoci che i sacrifici che stiamo facendo sono tesi a non ammalarci e a superare più in fretta possibile da questa emergenza.
L’altra mia preoccupazione è che le voci di “Ferrara immune al coronavirus” possano spingere molti nostri concittadini a sentirsi più forti della pandemia. Non è così. Ci sono fattori ancora in fase di studio, tra cui le minori occasioni di interazione con l’esterno da parte di questo territorio, che hanno fatto sì che qui il virus incidesse in modo inferiore.
Ci sono comunque tante persone della città e della provincia ricoverate in ospedale e altre, purtroppo, che hanno perso la vita. Non illudiamoci che sia facile mettere la parola fine su questa piaga che non guarda in faccia a nessuno, men che meno i confini.

Da lunedì 6 aprile Sp 21 chiusa per lavori a Lagosanto.

Da: Provincia di Ferrara.

Da lunedì 6 aprile sarà chiusa al traffico la Sp 21 Lagosanto-Vaccolino, al chilometro 1,5 appena fuori dall’abitato di Lagosanto.
L’ordinanza è stata emessa dalla Provincia per riparare la sede stradale dai danni causati da una voragine apertasi sull’asfalto.
Ad eccezione dei residenti, autorizzati, mezzi di soccorso e forze di polizia, il transito veicolare è dunque sospeso dalle 7 di lunedì 6 aprile fino al termine dei lavori di ripristino delle condizioni di sicurezza, affidati alla ditta Moretti srl di Ferrara per un importo di circa 14mila euro, interamente finanziati dal bilancio dell’amministrazione provinciale.
La stessa ditta provvede anche alla posa della segnaletica di cantiere e di deviazione della circolazione stradale.
Comunicazione dell’interruzione e del cantiere è stata data al Comune di Lagosanto, Prefettura, Questura Carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia provinciale, Tper e Comune di Ferrara.

Ferrara Coraggiosa: “La Giunta Lodi-Fabbri è senza vergogna, intervenga il Governo!”

Da: Ferrara Coraggiosa.

Per Fiorentini (Emilia Romagna Coraggiosa) la discriminazione sulla distribuzione dei buoni spesa è inaccettabile. La Giunta non si vergogna, chiediamo scusa noi per loro.

Dichiarazione di Leonardo Fiorentini, co-coordinatore di Emilia Romagna Coraggiosa Ferrara:

“La decisione della Giunta comunale di Ferrara sulla platea dei beneficiari della distribuzione dei buoni pasto previsti dal Governo è un’offesa, anche al tragico momento che stiamo vivendo insieme, italiani e non. Classificare le persone non in base al bisogno e allo stato di necessità, ma in base alla nazionalità è politicamente ed
eticamente vergognoso. Ancor di più in questo momento di crisi sanitaria, sociale ed economica in cui il Comune dovrebbe cercare la coesione della comunità e non dividere e classificare a seconda della provenienza geografica.

Ancora una volta una decisione degna di questa Giunta, in contrasto con gli stessi principi di ripartizione delle risorse dello Stato, fatta sulla base dei residenti e del reddito, non certo in base alla nazionalità. Siccome Sindaco, facente funzioni di Sindaco e assessori, come abbiamo imparato in questi mesi, non conoscono la parola vergogna e fanno oggi propaganda sulla pelle delle persone, vogliamo scusarci noi con tutti i cittadini che sono oggi discriminati dal nostro Comune. Ci uniamo ai Sindacati CGIL, CISL e UIL rivolgendo un appello a Prefetto, al Capo del Dipartimento della protezione civile e al Governo affinchè tale discriminazione nei confronti di coloro che hanno bisogno dell’aiuto cessi il più presto possibile.”

Coldiretti: piano Marshall per l’agricoltura italiana

Da: Coldiretti Emilia Romagna.

“L’agricoltura italiana ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità. L’emergenza Covid 19, che pure sta confermando il valore strategico del settore agroalimentare, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità. Un evento di dimensioni epiche come quello che sta vivendo il mondo intero non può essere affrontato con interventi normali.” E’ quanto scrive il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nell’intervento pubblicato sul Sole 24 Ore del 3 aprile, con richiamo in prima pagina. Nel testo si legge che “Una conferma arriva dagli Stati Uniti che hanno varato un consistente pacchetto di misure da 2000 miliardi di dollari per dare ossigeno all’economia e all’agricoltura, in particolare, sono stati destinati sostegni per 48 miliardi di dollari tra aiuti diretti (24 miliardi), programmi alimentari (15,5 miliardi) e per la nutrizione (8,8 miliardi). L’Unione europea non può restare indietro. E per questo riteniamo indispensabile attivare un fondo crisi al di fuori del bilancio agricolo. Se è vero che agricoltura, industria di trasformazione e distribuzione stanno tenendo duro, non si può negare che molte filiere siano in profonda crisi. Come Coldiretti abbiamo lanciato l’allarme sui rischi che si corrono dal settore vitivinicolo al florovivaismo, dall’olivicola fino alla pesca. Penso a tutte quelle attività e quei servizi forniti al settore dell’Horeca che oggi con la chiusura in tutto il mondo di bar e ristoranti rischiano la debacle. Ma è Sos anche per molte attività che rientrano tra quelle che integrano la produzione, meglio note come “attività connesse”. L’agriturismo in primis, ma non solo. Le nostre imprese non possono essere lasciate sole, Devono essere sostenute. Sono fondamentali sul piano economico e sociale. Si tratta di una filiera allargata che dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi e d’altra parte proprio l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Le nostre filiere si stanno dimostrando all’altezza confermando quella che è la caratteristica dell’agroalimentare Made in Italy e cioè qualità, distintività, sicurezza e sostenibilità. Non si dovrà più dunque sottovalutare il potenziale agricolo nazionale e soprattutto si dovrà invertire la tendenza. Ci sono le condizioni per rispondere alle domanda dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. Investire è dunque un imperativo categorico in un’ottica di sviluppo sostenibile che spinga l’innovazione e valorizzi le potenzialità del settore anche nella promozione di energie rinnovabili. Ma in attesa che anche Bruxelles apra il cantiere per definire misure forti occorre agire e con tempestività a livello nazionale. Rastrellare risorse è possibile. Ci sono, per esempio circa 12 miliardi di risorse dello Sviluppo Rurale, il secondo pilastro della Politica agricola comune che si affianca agli aiuti diretti. Si tratta di fondi non spesi per una quota dei quali si rischia addirittura il disimpegno. Nei mesi scorsi come Coldiretti abbiamo denunciato i ritardi di molte regioni che rischiavano di rispedire a Bruxelles fondi preziosi per sostenere gli investimenti e il ricambio generazionale. Ora quelle risorse potrebbero essere impegnate nell’annualità 2020. Per questo chiediamo un atto di coraggio. L’eccesso di burocrazia è una delle cause della difficoltà di utilizzare i contributi europei. Se veramente vogliamo cambiare registro questa è l’occasione giusta per sostenere l’agricoltura, ma anche tutti i cittadini e il sistema Paese nel suo complesso che mai come in questo momento sta dimostrando di aver bisogno di un’agricoltura in salute ed efficiente. E allora quello che chiediamo è di andare oltre le regole, superare i mille vincoli burocratici e spendere subito. L’articolato progetto elaborato dalla Coldiretti che parte dalla costituzione di un Fondo straordinario Covid 19 per l’agricoltura ha individuato una gamma di misure dove è possibile reperire risorse residuali per alcuni interventi prioritari. Si parte da un pagamento diretto aggiuntivo ed eccezionale fino a 1000 euro ad ettaro per le imprese con un tetto di 50.000 euro detratto il costo del lavoro e che comporterebbe un costo di 5,5 miliardi. Un’altra misura di carattere assicurativo per il ristori dei danni causati dagli eventi climatici avversi che hanno penalizzato le aziende nelle annate 2019- 2020. Il costo stimato dell’operazione è di circa un miliardo. Priorità poi ai giovani già insediati negli ultimi tre anni che rischiano di perdere gli aiuti. Per gli under 41 si propone l’abbassamento della quota di cofinanziamento sugli investimenti del 20/30%. E poi, ancora interventi supplementari per il benessere animale per promuovere le migliori condizioni con un impegno finanziario indicativo di 500 milioni e voucher per gli agriturismi rimasti vuoti”.

L’ordine di priorità al tempo del coronavirus

Da: Cittadini Del Mondo.

Succede a Ferrara.

Sono finalmente arrivati dallo Stato 697.283 € per “misure urgenti di solidarietà alimentare (buoni spesa)” per soddisfare le necessità più urgenti dei nuclei familiari in difficoltà.

Il sindaco Alan Fabbri, dopo aver dichiarato “chi non ha mai chiesto aiuto non si vergogni a farlo” elenca i requisiti per poter avere questi buoni spesa.

Al primo punto, in ordine di priorità, non ci sono le difficoltà economiche, né le particolari situazioni famigliari o lo stato di necessità determinato dalle nuove tragiche situazioni, ma “avere la cittadinanza italiana”. A seguire, sempre in ordine di priorità, avere cittadinanza europea, permessi di soggiorno di lungo periodo, e via discriminando.

Il nostro Paese è travolto da una pandemia mondiale e sta facendo uno sforzo umano enorme, sforzo sostenuto innanzitutto degli operatori sanitari, per salvare vite umane e per mantenere la coesione sociale proteggendo le persone più esposte alla crisi, perché non si muore solo di covid-19.

La nostra Amministrazione Comunale non dà la priorità ai bisogni delle persone ma alle carte che possono esibire e non affronta le vistose disuguaglianze, ora ancora più evidenti ed odiose.

Stiamo parlando di buoni alimentari, stiamo parlando di cibo, stiamo parlando di fame, stiamo parlando di sopravvivenza.

La Giunta Comunale di Ferrara, vista l’emergenza, può dare un segnale positivo da subito per esempio, utilizzando i 400.000 € previsti per la recinzione parchi (per non parlare della spesa di un eventuale portavoce del vicesindaco) e convertirli in buoni pasto o in spesa farmaceutica o in vere mascherine sanitarie …. in beni di prima necessità.

Cerchiamo di avvisare i nostri amministratori: il virus non guarda i documenti e neanche la povertà guarda in faccia a nessuno.

Ci salveremo solo insieme.

La consegna a domicilio un modo per essere al fianco della Comunità.

Da: Ascom Ferrara.

Un supporto concreto dal punto di sociale ed economico a quanti sono impegnati nella consegna a domicilio. Al momento sono complessivamente una sessantina circa le attività, nel campo della ristorazione e della gastronomia, tra Ferrara ed il territorio provinciale pronti a fare le consegne nelle case dei clienti più affezionati e non solo, ovviamente. Una lista peraltro in continuo aggiornamento.
Ascom e Fipe Confcommercio hanno pensato di dare visibilità sul nostro sito (ascomfe.it/prontoascom) a quanti si sono attrezzati in questa direzione: bar, ristoranti e pizzerie, gelaterie che proprio in queste ore hanno visto il protrarsi delle misure precauzionali fino a Pasquetta e dunque hanno pensato bene di muoversi nelle consegne a domicilio, con un modello di business alternativo.

“Certamente il delivery non è la soluzione definitiva – spiega Matteo Musacci presidente provinciale di Fipe Confcommercio – rispetto alla situazione complessa che sta vivendo da alcuni mesi il comparto della ristorazione. Ma assume un valore importante per i nostri ristoratori perché si sentono utili, vitali rispetto alla comunità rispondendo in questo senso in pieno alla tradizionale e fondamentale funzione sociale dei Pubblici Esercizi. Inoltre la consegna a domicilio è anche un modo ovviamente per tamponare i costi fissi (acqua, luce gas) che comunque i ristoratori hanno” conclude Musacci.
Una vetrina “Che riteniamo importante – chiarisce Davide Urban, direttore di Ascom Confcommercio Ferrara – ed in continuo aggiornamento. Un servizio per dire alla città ed al territorio che noi ci siamo. Basterà fare riferimento al nostro servizio Pronto Ascom mandando una mail a prontoascom@ascomfe.it o telefonando al 0532.234234”.

Camera di Commercio: con un click tutte le informazioni ed i documenti ufficiali della propria azienda.

Da: Camera di Commercio di Ferrara.

Avere sotto controllo le informazioni sulla propria azienda in qualsiasi istante – in particolare in un momento così drammatico come quello che stiamo vivendo – accedendo da smartphone e tablet in modo facile, sicuro e veloce. E’ questo lo scenario disponibile per gli oltre 38mila cittadini-imprenditori ferraresi attraverso il CASSETTO DIGITALE, la piattaforma online (impresa.italia.it) con cui ogni imprenditore può accedere senza oneri alle informazioni e ai documenti ufficiali della propria impresa.

“Lavoriamo ogni giorno – ha detto il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni, – per semplificare la vita delle imprese e per una Camera di commercio sempre più semplice, veloce ed efficiente”. Ma, soprattutto, vogliamo avvicinare con la collaborazione delle associazioni di categoria gli imprenditori alla cittadinanza digitale, spingendoli ad utilizzare strumenti e tecnologie che possono renderli più competitivi anche a livello internazionale”.

Visure, atti e bilanci dal Registro delle Imprese, dunque, sino al fascicolo informatico e alle pratiche presentate presso i Suap (gli Sportelli Unici delle Attività Produttive): informazioni e documenti, ufficiali e aggiornati in tempo reale, riguardanti ogni singola impresa operante nella provincia di Ferrara. L’imprenditore può anche consultare presentazioni, filmati ed altre informazioni che, spontaneamente, altre imprese hanno inserito sul portale per una promozione dei propri prodotti e servizi in chiave “social”.

“il CASSETTO DIGITALE – ha proseguito il presidente della Camera di commercio – offre alle imprese anche la possibilità, in questi momenti di emergenza sanitaria, di avere in modo ordinato e gratuito il proprio company profile per un contatto immediato con i clienti e i potenziali investitori. Il lockdown investe quasi il 70% delle imprese ferraresi, quindi è evidente che un’impresa che non fattura non ha liquidità. Per quanto riguarda la ripresa delle attività, occorre programmare da subito la riapertura delle imprese coniugando le esigenze della salute con quelle dell’economia. Quindi applicare rigorosamente Protocolli di sicurezza e assicurare alle imprese l’accesso ai dispositivi di protezione individuale, nella consapevolezza, però, che chiusure prolungate potrebbero avere effetti irreversibili sul nostro sistema imprenditoriale”.

#Spazio29nonsiferma “in moto… l’attività motoria a casa tua”

Da: Comune di Bondeno.

L’emergenza CODIV-19 e la conseguente chiusura delle scuole disposta il 23 febbraio 2020 hanno rivoluzionato non solo l’approccio allo studio,ma anche tutte le attività di supporto alla crescita dei ragazzi. Il Comune e l’associazione La Locomotiva, quindi, già in convenzione, non hanno perso tempo e hanno rivisitato, oltre ai progetti di sostegno allo studio e assistenza alla digitalizzazione tramite consulenze e tutoring on-line, anche il progetto “in Moto”, da anni finanziato dall’ente. Esso metteva infatti a disposizione, figure competenti ed esperte a supporto dell’attività motoria nelle scuole dell’ infanzia e primarie. Dall’unione delle forze dell’amministrazione comunale e dell’associazione suddetta nasce, dunque, il nuovo progetto “In moto – mi muovo a casa”, in risposta alla all’emergenza Coronavirus che porta i bambini ad essere più sedentari.
“Riteniamo fondamentale in questo momento in cui si deve restare a casa, mettere in campo tutte quelle azioni che possano andare in aiuto anche ai più giovani che si trovano a far fronte a una nuova quotidianità. Vogliamo che la permanenza nella propria abitazione non sia un ostacolo al mantenere vive le buone abitudini e stimoli positivi” – commenta il Sindaco facente funzioni Simone Saletti.
“L’idea è quella di proporre un nuovo servizio -aggiunge l’Assessore alla Scuola Francesca Aria Poltronieri- “che vuole garantire la continuità scolastico/educativa e ha come finalità quella di completare il servizio di educazione motoria nelle scuole dell’infanzia e primarie di Bondeno.
L’obiettivo del progetto è quello di supportare, con l’ausilio di due esperti (uno di riferimento per l’infanzia e uno di riferimento per la primaria) l’attività motoria a casa. Tramite la realizzazione di video auto prodotti dagli esperti presso il loro domicilio si propone una stimolazione degli schemi motori di base (correre, saltare, rotolare, ecc…). “L’attività proposta ai bambini è studiata ponendo l’attenzione non solo al rispetto dell’età evolutiva del bambino stesso ma anche alle condizioni in cui si trova attualmente, ovvero uno spazio inadeguato (salotto, corridoio, cameretta, ecc…) e un ridotto numero di strumenti a disposizione.” -aggiunge l’Assessore Poltronieri- “Tutte le attività proposte sono attuate nel rispetto dello sviluppo psico-fisico dell’individuo, con lo scopo di attivare meccanismi positivi di crescita individuale e interpersonale.” Fiore all’occhiello del progetto è l’idea di utilizzare il canale di comunicazione del web come strategia di coinvolgimento più efficace per trasmettere agli studenti l’affiancamento necessario.
Per quanto riguarda la scuola dell’Infanzia le video lezioni avranno cadenza settimanale e saranno strutturate come delle sfide giocose tra i bambini e l’istruttore.
Per la scuola primaria i video saranno in numero superiore, inizieranno con un breve riscaldamento e procederanno con giochi e percorsi propedeutici.
Il progetto non tralascia l’aspetto emotivo delle tensioni psico-fisiche che caratterizzano questo preciso periodo storico, pertanto le video lezioni saranno integrate da esercizi di respirazione e rilassamento.
“IN MOTO… l’attività motoria a casa tua” è il titolo di questo nuovo progetto di videolezioni che punta al coinvolgimento anche del nucleo familiare, il sabato infatti sarà la giornata dedicata al movimento di tutta la famiglia mediante un gioco motorio proposto per tutti i componenti.
Il progetto è rivolto agli alunni della scuola materna e primaria degli istituti scolastici del territorio e indirettamente a tutti i membri delle loro famiglie.
La visualizzazione dei video sarà possibile attraverso il canale Youtube di Spazio29. Il programma settimanale sarà pubblicato sulla bacheca della scuola tramite il registro elettronico tutti i lunedì con un PDF che conterrà i link di accesso alle video lezioni suddivisi per età e tipologie di allenamento.
Il servizio è da considerarsi sperimentale e quindi modificabile in base alle esigenze, anche future, della situazione di emergenza e sempre previo accordo con l’Ente Comunale e la Scuola. “In qualità di Assessore alla Scuola” – conclude Poltronieri – “ci tengo a ringraziare sia gli operatori di spazio 29, che da anni seguono e supportano l’attività motoria dei nostri ragazzi, sia la Preside Annunziata Carrera che ci dà la possibilità di entrare nelle case dei ragazzi per non perdere le buone abitudini”.

FAMILY NOW
La vita sospesa di ragazzi e genitori: per esempio una chat…

Come stanno i nostri ragazzi? Come stanno vivendo queste settimane di vita sospesa?

Fino a prima dell’epidemia la condizione degli adolescenti e del loro rapporto con gli adulti l’ho trovata ben rappresentata all’interno di un breve apologo raccontato dal romanziere americano D. F. Wallace. scomparso tragicamente nel 2008.
Il 21 maggio 2005 David Foster Wallace tenne un discorso ai neolaureati del Kenyon College, dal titolo Questa è l’acqua. La tipologia usata è quella dei commecement speech, cioè discorsi tenuti da personalità di rilievo ai neolaureati delle più importanti università americane: libere considerazioni sulla vita , sul destino, sulla cultura.
Il titolo This is water deriva dal breve racconto con cui prende il via il discorso:
“Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: «Salve ragazzi, com’è l’acqua?» e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: «Che diavolo è l’acqua?» (D. F. Wallace,Questa è l’acqua, Einaudi, 2008, p.140).
Il significato della storiella è che le realtà più usuali e quotidiane, spesso sono anche le più difficili da vedere, proprio perché ci siamo immersi fin dalla nostra nascita, come i pesci nell’acqua. Come la famiglia.
Come la famiglia nei giorni del coronavirus?

Insegno in un istituto di scuola superiore della città e, in questo periodo di lezioni sospese, continuo, facendo di necessità virtù, a mantenere i contatti con i genitori, pur a distanza, con uno strumento che in verità fino ad ora non avevo mai utilizzato: una chat sul cellulare.
Sono emerse considerazioni, suggestioni, riflessioni sui figli che fanno intravvedere ansie, paure, dubbi ma anche speranze, domande, attese di mamme e papà sulla vita dei loro ragazzi, per decreto affidati al caldo del nido famigliare in questi giorni di irreale relazionalità.
Eccone qui alcuna tra le più significative

AD ALCUNI MANCA…AD ALTRI MENO…
Papà di A.V. (classe quarta)
“I miei stanno bene…e nessuno dei due ha voglia di tornare a scuola”
Mamma di A.C. (classe seconda)
“Anche mia figlia sta bene, ma lei ha voglia di venire a scuola”
Mamma di N.B. (classe terza)
“I miei ragazzi hanno voglia di rivedere i loro amici e… alcuni insegnanti!”

GIORNATE PIENE DI…SOLITE COSE E DI PICCOLE GRANDI NOVITA’…
Mamma di E.T. (classe seconda)
“…se fuori fa freddo giocano a ping pong in casa, spostano il divano. aprono il tavolo in soggiorno, cosa che in altri tempi non sarebbe mai stata concessa…”
Mamma di F.L. (classe terza)
“F. se la passa abbastanza bene tra lezioni, play station e addirittura ha letto anche un libro! Alcune sere giochiamo a briscola come ai vecchi tempi…”
Mamma di A.G. (classe prima)
“A. mi dice che non si annoia e sta bene in casa…non è da lei…visto che voleva sempre uscire…mah!”

IL VECCHIO E IL NUOVO SI SOVRAPPONGONO…
Mamma di M.E.P. ( classe prima)
“Questa esperienza mi sta mettendo alla prova…la prima settimana a casa è stata tutta una discussione…adesso devo dire che sono stupita di M.E….mi sembra diventata più responsabile!”
Mamma di J.S. (classe seconda)
“…la cosa diversa è che ogni tanto mi chiede consigli sui compiti cosa che di solito non fa.”
Mamma di T.B. (classe terza)
“Mio figlio ormai non ci sopporta più perché gli stiamo sempre addosso…ma abbiamo riscoperto cose da fare insieme …qualche volta guardiamo anche un film! mai successo!”

TRA OTTIMISMO E PESSIMISMO
Mamma di E.S. (classe terza)
“…sarebbe comunque impossibile dire che va tutto bene…cerchiamo di volta in volta nuove strategie per farcela…”
Mamma di R.S. (classe quinta)
“aiutateci a sconfiggere questo virus… in ospedale abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti!”
Mamma di G.N. (classe quinta)
“I nostri ragazzi hanno una prova difficile da superare…hanno tanta fantasia, sono la nostra forza!”
Mamma di S.B. (classe seconda)
“Arrivo a sera con gli occhi e mente stanchi…comunque prof. se trova qualche appiglio interessante in quello che ho scritto lo usi pure!”
Mamma di C.L. (classe terza)
“Credevo potessero subentrare crisi di pianto: no cinema, no pizza, no amici, no moroso.. e invece devo ammettere che questi ragazzi hanno dimostrato carattere!”

Mentre scorro tutti i messaggi mi tornano nella mente i visi dei genitori che nei nostri incontri mensili avevano espresso la loro incredulità nello sperimentare l’indifferenza dei figli nei loro confronti tra pasti consumati frettolosamente e il silenzio impenetrabile su un mondo a loro precluso.
Adesso pare quasi che quel silenzio sia scappato fuori dalla casa, lungo le vie deserte, a riempire le piazze troppo grandi per quei due o tre passanti frettolosi che le attraversano, ignorando i superbi monumenti oggetto poco tempo prima di tanto ammirato interesse.
Non riesco a condividere l’affresco degli adulti dipinti nella Lettera agli adolescenti nei giorni del coronavirus di Matteo Lancini [puoi leggerla qui], psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Il Minotauro di Milano, profondo conoscitore del mondo degli adolescenti. Secondo Lancini, questi adulti non si sono assunti le responsabilità necessarie a garantire ai figli ”un presente stabile e un futuro non troppo fosco”. O per lo meno, diciamo così, a livello di caratterizzazione generale del rapporto adulti/adolescenti, molte delle sue osservazioni sono chiaramente condivisibili; l’analisi dell’inadeguatezza del mondo degli adulti è corretta anche se spietata.

Ma poi ci sono le storie.Le storie personali di tantissimi genitori che non rientrano nelle statistiche dei vari osservatori, libri bianchi, ricerche a tema.
Ed ecco a tal proposito tornare alla mente una immagine dello straordinario film Jojo Rabbit di Taika Waititi, quella in cui il protagonista del film, un bambino di dieci anni appartenente alla Hitlerjugend, alla vista di quattro impiccati penzolanti sulla piazza della città, chiede: “Che cosa hanno fatto?”
“Quello che potevano”, risponde la madre.
Bene, questo verbo all’imperfetto detto dalla madre mi è rimasto dentro, anche se sul momento non ne ho ben capito il motivo. Certo, nel contesto della vicenda narrata era riferito a martiri che avevano fatto quello che era stato umanamente in loro potere per contrastare la follia del nazismo. Ma quell’imperfetto non poteva invece essere riferito anche a se stessa, a lei, come madre intendo? Non è sempre ‘imperfetta’ l’azione di ogni genitore?

Ricordiamo tutti il titolo del lavoro di Bruno Betthelheim, Un genitore quasi perfetto (Feltrinelli,1987), un libro che come pochi altri ha accompagnato generazioni di genitori nella riflessione sull‘importanza della realizzazione di una profonda comunicazione emotiva con i propri figli.
Insomma, leggendo e rileggendo i messaggi della chat dei genitori di questi giorni di forzato isolamento è come se la porta di casa che dà sulla strada di San Giovanni fosse per un po’ rimasta chiusa. La strada di San Giovanni (Italo Calvino, La strada di san Giovanni, Mondadori) è un racconto autobiografico di Italo Calvino, dove si narra delle visioni opposte della vita tra Italo e suo Padre, metaforicamente espresse dalla strada che, partendo dalla loro abitazione, portava, se presa verso l’alto, in campagna, luogo preferito dal padre, e invece verso il basso conduceva verso la città e la marina dove Italo cercava il suo mondo.

Cosa è successo? Cosa ha fatto chiudere la porta delle case?
E’ successo qualcosa che non era mai capitato prima d’ora e che ci fa vivere in una atmosfera irreale.
Come in un lugubre racconto, come in una favola antica, abbiamo visto con angoscia arrivare da molto lontano un essere misterioso e maligno, che ruba il respiro alla gente, seminando morte e paura nelle città. Le storie di tante persone vengono interrotte e anche i ragazzi non possono più continuare a incontrarsi liberamente, ma devono trovar rifugio proprio da dove simbolicamente erano appena partiti, per vedere di metter alla prova la loro vita.
Così, in attesa dell’arrivo del cavaliere che ucciderà la mortifera creatura, passano i giorni dei ragazzi, tutti dentro quella casa, fino a poche settimane sentita un poco stretta rispetto ai ricordi di quando erano bambini.
Certo, sono giorni con momenti di insofferenza e di fastidio, ma inaspettatamente anche di possibilità di ascolto e di ritrovo.

I problemi tra genitori e figli, se ci sono, rimangono, e dovranno essere affrontati prima o poi, se no si ripresenteranno sotto altre spoglie e in modo sempre più contorto. Ma come capita ai figli che si ricordano spesso di cose a cui noi lì per lì non abbiamo dato nessuna importanza, lo stesso succede adesso ai genitori rispetto ai figli: un sorriso, una partita a carte, un film guardato insieme… corrono veloci fin dentro l’anima, fanno bene dentro e cacciano la paura del buio. Quella paura di cui Freud ha detto:
“Il chiarimento sull’origine dell’angoscia lo devo ad un maschietto di tre anni che una volta sentii dire alla zia in una camera al buio: “Zia, parli con me, ho paura del buio”. La zia allora gli rispose: “ Ma a che serve? Così non mi vedi lo stesso”. “Non fa nulla – ribattè il bambino – se qualcuno parla… c’è più luce” (Sigmund Freud, Tre saggi sulla sessualità infantile (1905), in Italia: Boringhieri editore)

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