Giorno: 5 Aprile 2020

Il tempo circolare: i segreti e la lezione dei criceti

In un tempo lontano ho avuto a che fare con quelle bestioline chiamate criceti che era molto comune allevare in molte case ferraresi. Quello che mi affascinava era la presenza di una ruota all’interno della gabbia che come spiega Wikipedia ha una sua funzione precisa:
“La gabbia per un criceto nano (russo) (siberiano) deve essere di almeno 75×47 cm mentre per i roborosky, i dorati e i cinesi almeno 120×60. È essenziale la presenza di una ruota (20 cm per i siberiani e i russi, 28 cm per i dorati, roborosky e cinesi), perché si mantengano fisicamente in salute e di una tana per dormire.”
M’incantavo a vederli muovere con impegno la ruota, anche se la loro fisicità mi procurava un leggero imbarazzo, ma ancor più mi sorprendevo a pensare che quella ruota, che essi giravano con tanto impegno, creava uno spazio/tempo circolare e che, quando improvvisamente la abbandonavano, la dimensione spazio-temporale si fermava e quel che restava a loro era un presente assoluto.

Mentre compio il mio consueto giretto per casa in questi momenti della fase 2, ‘il pianoro’, come si dice usando una metafora paesaggistica, in cui è necessario non trasgredire ai severi provvedimenti per abbattere l’orribile virus (quello che la raffinata amica e grande linguista Portia Prebys mi suggerisce debba essere chiamato come in Inghilterra walk about) mi si presenta la condizione del criceto. A nulla serve per uscirne di pregustare gli impegni più interessanti che mi aspettano: scrivere questo Diario, affrontare il saggio su Magris, telefonare all’universo mondo, chiamare in video conferenza gli amici del cuore e i pronipotini, aprire il cd Steinway Legends rimasto inspiegabilmente inascoltato della mia Martha Argerich.
Mi fermo e rendo così il tempo un eterno presente senza passato e tantomeno senza futuro. Come un criceto che smette di girare la sua ruota. Sarà la mia reale condizione di vecchio che si prepara a sospendere il tempo? Per sempre?

Non è che ogni giorno rifletta sulla mia somiglianza con i criceti. Fossero almeno i miei adoratissimi pelosi cani, o in seconda scelta i gatti, lo tollererei. Ma i criceti….! Eppure questo è ‘ciò che passa il convento’, come sentenziava nonna Adalgisa, mettendomi davanti, io bambino, l’orrenda zuppa di cavolo tra le non amate verdure la più odiata.
E’ dunque meglio pensare ai segreti, una delle mie fissazioni da sempre. I segreti amatissimi che ho sempre adorato divulgare e che ovviamente non sono i ‘veri’ segreti, che non si confessano nemmeno a se stessi, oppure son tali da diventare materia di scrittura per il solito inesorabile principio di credersi helas! scrittore.

Il mio romanziere preferito in questi mesi si chiama Eshkol Nevo, che in L’ultima intervista (Neri Pozza, 2019) tra verità e fantasia spiega cos’è un segreto tremendo di cui il protagonista viene a conoscenza. Narra di uno scrittore famoso di polizieschi, lo svedese Axel Wolf, che viene trovato quasi morto nella sua camera d’albergo e da lui viene soccorso. All’ospedale incontra la moglie di Wolf, Camilla, alla quale chiede cosa significhi una frase che Axel pronunciava in continuazione. La moglie glielo rivela, ma gli dice che sarà costretta ad ucciderlo, perché a sua volta non lo sveli. E’ un segreto, terribile, ma ovviamente non lo spiattello qui per rispetto alla trama del libro. Ma invece è importante commentare, sentendo la rivelazione di Camilla, la sua interpretazione sul significato del segreto. Rivela la donna a p.369:
“Questo mi sembra veramente importante. Affrontare cosa debba essere la consapevolezza del segreto. E tutto il Novecento si nutre di segreti: da Proust a Joyce e soprattutto D’Annunzio, che non esita orgogliosamente di intitolare parte de Le faville del maglio:Secretum’, ponendosi in rapporto diretto con il primo e forse più straordinario custode e diffusore al tempo stesso del segreto, Francesco Petrarca“.

Ma i miei lettori l’avranno già intuito: io propendo per ‘i segretucci’, quelli cioè che sono di necessità svelabili. Sono l’essenza stessa di ciò che chiamiamo ‘cicaleccio’, ‘chiacchiericcio’, il ‘parlar improprio’, quello che è così straordinariamente diffuso tra i politici che ha dato luogo a ciò che la Treccani definisce ‘cicalecciocrazia’, cioè l’improvvisazione sul dilungarsi a parlare seriosamente di ciò che non si sa. E naturalmente gli esempi recenti sono così evidenti, che sarebbe un altro ‘cicaleccio’ esibire i nomi.
Tra costoro che sono poi i più attenti a parlare, usando quei neologismi di cui già riferimmo nel Diario precedente, quelli che fanno più male sono quelli usati dai politici, che s’intromettono nelle decisioni dei provvedimenti assunti dagli specialisti. Nascono così le storie più incredibili: dal virus prodotto in laboratorio, che sfugge al controllo degli scienziati all’uso della mascherina, dei guanti, del tampone. E in questo campo le storie, le rivelazioni, diventano oggetto di possibili e straordinarie novelle o racconti.
Allora rimando ad un delizioso spot dove la dottoressa di turno insegna, con fare suadente e convincente, come si sanificano le mascherine per riusarle, visto la quasi introvabilità delle stesse.
Ma in fondo, in fondo meglio rivelare i ‘segretucci innocenti’ come, ad esempio, che non avevo comprato le paste perché me ne ero dimenticato, mentre ne avevo fatto una scorpacciata terrificante e non lo volevo dire. Poi si sa amor vincit omnia alla fine ho confessato.

 

EUROPA AL BIVIO. Appuntamento a domani, 7 aprile
L’Appello alla Merkel degli intellettuali tedeschi:
“Fate subito i Coronabond”

Cerchiate in rosso sul calendario il 7 aprile. Domani si riunirà l’Eurogruppo, composto dai ministri delle Finanze dellEurozona. Quello è un appuntamento fondamentale per capire dove vorrà andare l’Europa a fronte dello spartiacque della crisi sanitaria, economica e sociale originata dalla vicenda Coronavirus.
La discussione è aperta e anche forte, tra chi chiede una condivisione delle scelte e dei rischi, sostanzialmente un’idea di Europa maggiormente unita e solidale, rappresentata dalla richiesta di emissione degli eurobond (titoli di debito europeo garantiti dall’Unione europea stessa) avanzata da 9 Stati, in primis Italia, Spagna e Francia, e chi, Olanda, Austria, Finlandia ma anche la Germania, è sì disponibile ad aumentare le risorse da mettere in campo, ma confermando la vecchia logica, quella di oggi e di sempre, e cioè che ogni Stato risponde della propria situazione economica, a partire da quella debitoria. Con l’effetto che, dentro la crisi, le distanze tra i Paesi aumenteranno e, alla fine, inevitabilmente, porteranno al prevalere di impostazioni nazionalistiche e alla disgregazione dell’Europa stessa. La partita è aperta.

Per fortuna, però, il dibattito è acceso non solo tra gli Stati, ma anche all’interno degli stessi. Ne è buona testimonianza l’iniziativa di qualche settimana fa di Bild, il principale tabloid tedesco, che ha dedicato una pagina intera a una  ‘lettera d’amore’ (in italiano e in tedesco) per l’Italia. In verità, con l’arrivo della pandemia in Germania, il clima buonista e la simpatia per il l’Italia e gli eroici italiani sta cambiando rapidamente. L’Appello degli intellettuali (che sotto pubblichiamo in traduzione italiana) si rivolge, invece, direttamente alla indecisa cancelliera tedesca (‘uomo forte’ in Europa, rappresentando la grande Germania), chiedendole una politica di aperta solidarietà. E’ un appello accorato, che in sostanza dice: “Caro governo Merkel, fai i Coronabond”.
All’appello hanno già aderito più di 200 intellettuali, scrittori, uomini di teatro, artisti e musicisti tedeschi. Chiedono alla Merkel e a tutti i governi dell’Unione europea di serrare i ranghi e di dimostrare  “la più assoluta solidarietà”. In primo luogo, sottolineano i firmatari, “è necessario intervenire con l’emissione di Coronabond, obbligazioni comuni emesse dai Paesi dell’Unione”. Perché, continua l’appello, “la Germania è forte, ha un potere e mezzi enormi”, l’Europa  ci ha dato tutto quello che siamo, ora spetta anche a noi restituire”.

(Segue il testo dell’appello degli intellettuali tedeschi)

Lettera aperta al Governo della Repubblica Federale di Germania: corona bond europei adesso!

Nella crisi immane che stiamo vivendo su scala mondiale è in gioco tutto: in primo luogo dobbiamo salvare vite umane ed evitare un ulteriore tracollo delle economie nazionali e internazionali, che avrebbe conseguenze materiali e sociali catastrofiche. Al contempo dobbiamo preservare i principi umani, liberali e democratici, conditio sine qua non del nostro ordine sociale, di cui è parte anche la nostra “libera economia”. Solo come cittadine e cittadini
liberi possiamo affrontare la crisi adeguatamente. Per farlo c’è bisogno della massima cooperazione e solidarietà, a livello individuale, regionale, nazionale e internazionale, nonché di un coordinamento politico.
I Paesi dell’Unione Europea devono operare a livello economico con la più assoluta solidarietà, sostenendosi a vicenda, e questo anche nell’interesse della Germania. Devono impiegare tutti i mezzi a loro disposizione, utilizzare le risorse di ogni singola economia nazionale per creare una stabilità comune. La situazione richiede solidarietà concreta e immediata: è necessario intervenire con l’emissione di “corona bond”, obbligazioni comuni emesse dai Paesi dell’Unione. E ciò va fatto prima che la spirale discendente acquisti una propria dinamica di portata ancora maggiore. Le manovre economiche e finanziarie adottate dai singoli stati – pacchetti congiunturali, bonus e indennità ad hoc, crediti di emergenza, acquisti di obbligazioni e iniezioni di liquidità – non basteranno, né sarà sufficiente aggiornare il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, o le “linee di credito contingente” per i bilanci nazionali. La tragedia in atto ha una portata immane. Nella situazione che stiamo vivendo, chi può e vuole assumersi veramente la responsabilità di lasciare inutilizzato il più forte tra tutti gli strumenti di cui noi europei disponiamo?
L’imperativo del momento è: essere il più possibile forti, essere il più possibile solidali. Per ragioni etiche, culturali, sociali e, appunto, economiche. Essere forti implica anche avere una grande responsabilità: questo è un mandato. E la Germania è forte, ha un potere e mezzi enormi. L’Europa ci ha dato tutto quello che siamo – ora spetta anche a noi restituire.
Chiediamo espressamente al governo tedesco di approvare al prossimo vertice dell’UE la proposta del presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte e del presidente francese Emmanuel Macron di istituire “corona bond” – un appello che la Spagna e altri sei paesi dell’Unione già sostengono.

PER CERTI VERSI
Frammenti d’Italia (quinta tappa)

La descrizione, frammento dopo frammento, di un paese meraviglioso…
Ma questo paese è il nostro paese!
E proprio questa intensa opera lirica dà la misura della bellezza incomparabilmente varia di una terra ammirata e invidiata da tutti eppure, forse proprio per questo, denigrata da molti.
In un’Italia che in questa drammatica emergenza rischia d’andare in pezzi, ma che – ne sono convinto – saprà riemergere più forte e coesa di prima, è forse arrivato il momento per noi tutti di comprendere quanta fortuna significhi esservi nati e cresciuti, nonché l’onore d’esserne figli. Scopriamolo scrutandone i frammenti nell’omaggio poetico di Roberto Dall’Olio che, per quattro settimane, si rinnoverà ogni domenica e ogni mercoledì.
Buona lettura e buon viaggio.

Carlo Tassi

FRAMMENTI D’ITALIA

XXXV

se tutte le ginestre
fossero occhi
e noi ciechi
di luce
vedremmo l’isola
una galassia di soli
sardegna

XXXVI

l’acqua di vetro
di carloforte
il suo verde
nel gelato bianco
delle case
memoria
del tuo
colore
purezza marina
isola
magistrale

XXXVII

bagheria
polare
con siracusa
al maestrale
tutto torna
da Tindari
alle falesie
di san vito
lo capo

XXXVIII

il medioevo
scuro
violento azzurro
giallo
sfrontato
edere di torri
il nudo galante
petroniano

XXXIX

quei bronzi
sapidi
di mare
alteggiano
sui misteri
delle origini

XL

lo so
che da Piazza Maggiore
spiavi
i mandorli
in fiore
il latte
della tua arte

XXXXI

non v’è
silenzio
più chiaro
la via degli Angeli
in ore qualsiasi
quella pace
senza confronti

XXXXII

Wiligelmo
pacca col bianco
l’intonaco
della via
Emilia

XXXXIII

è
come se
la Resistenza
fosse in te
un chiasso
enorme
solo interiore

vai alla quarta tappa

vai alla sesta tappa

GLI INNOMINATI
I Bambini, gli eterni assenti nei discorsi dei politici

Scrivo da una prospettiva di donna, madre di 4 figli, casalinga e aggiungo femminista. Da quando siamo chiusi in casa per ottemperare alle regole della quarantena, io e i miei figli ci siamo attenuti rigorosamente a quanto richiesto  per rispetto alla comunità. Avvertiamo l’urgenza di frenare un contagio che sta mettendo in ginocchio il Sistema Sanitario Nazionale, innanzitutto per rispetto ai medici e agli infermieri, ai quali voglio esprimere tutta la mia gratitudine e riconoscenza e in secondo luogo per tutti i malati che hanno bisogno di cure. Per me, che sono casalinga, lo sforzo di stare confinata in casa non è poi così insopportabile. Io resto a presidiare il mio posto di lavoro, sono nel mio ambiente quotidiano, dunque sono una privilegiata e lo sono per più motivi.
Il primo: l’ho accennato, sono abituata a questa vita.
Il secondo: è che ho una casa con giardino, posso godere dell’aria aperta, stendere fuori all’aperto, muovermi all’aria aperta in concreto.
Il terzo: ho una famiglia numerosa, nella quale la convivenza delle differenze è vista in positivo, normali conflitti che ci aiutano a crescere.

La quarantena dunque è coincisa  con l’occasione di renderla per me un’opportunità. Stare tutti a casa insieme, imparare a dividerci i compiti nelle pulizie, nello stendere, nel cucinare e nel fare quelle pulizie che si fanno di rado, le famose pulizie di primavera. Fare insieme, insegnare ad osservare quanto lavoro c’è nel lavoro di cura, quello che, per la maggioranza, compresi i miei figli, è un lavoro scontato, raramente riconosciuto, spesso taciuto se non nei discorsi per il giorno della festa della mamma o altri piccoli episodi. Per apprenderlo ci vuole tempo, un tempo diluito, un tempo che si ripete, quasi monotono, ripetitivo, il tempo che la quarantena ci propone. Non voglio entrare nella polemica di quanto il lavoro di cura sia dimenticato e lasciato sulle spalle delle donne nel mondo fuori di qui e nei posti di potere, non è il momento, ne riparleremo.Oggi, chi come me ha scelto o si è ritrovata a fare la casalinga di mestiere per la maggioranza della sua vita, ne gode i benefici, sa come muoversi in questi ritmi.

Quello che voglio dire ai nostri governanti e amministratori è che i grandi assenti nei loro discorsi sono i bambini. i bambini piccoli, come non fossero cittadini come tutti noi, non sono quasi mai menzionati e ciò che non si nomina non esiste, nel senso che non esiste nei nostri pensieri, a livello simbolico e quindi nella cura del futuro. Perciò nel simbolico dei nostri governanti mondiali non c’è il futuro, quello a lungo raggio, quello della visione. Ci stavamo andando a schiantare contro un muro prima della pandemia. Le strategie politiche mondiali ci portavano direttamente lì contro il muro e chi lo stava mostrando al mondo era appunto una ragazzina, Greta Thunberg, da molti dei nostri governanti considerata una pazza ossessionata. Ora il muro si è palesato, ma se non sapremo cambiare la visione, il futuro non ci sarà.
Dobbiamo ripensarci antropologicamente e dobbiamo farlo adesso.

Non dimentichiamoci che il cambiamento parte dal lavoro di cura di ognuno di noi e dalle nostre future risposte abili (responsabili), tante piccole risposte abili, che faranno la differenza e che costringeranno coloro che prendono le decisioni per la comunità a puntare lo sguardo ad altezza un metro, ad altezza di bambino, unica garanzia che le loro scelte non siano opportunistiche. I bambini non votano, ma sono il paradigma su cui si costruisce il futuro, il nostro tesoro. A questo proposito vi invito ad andare a vedere il progetto La città dei bambini del CNR (www.lacittadeibambini.org), un progetto politico a tutti gli effetti e che, in quanto progetto concreto, sposta radicalmente i paradigmi su cui si fondano le strategie politiche e rimane inascoltato dai più fin dal lontano 1991.
Il tempo per leggerlo e capirlo a fondo oggi lo abbiamo. Studiatelo, sta in piedi e domani potremo pretenderlo in tanti e non potranno dirci di no!

Cover: L’immagine è tratta dal giornale La Gazzetta del cocomero del maestro Mauro Presini, collaboratore di Ferraraitalia. Cogliamo l’occasione per salutare tutti i bambini e ringraziare i giovani autori del disegno. 

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