Giorno: 9 Aprile 2020

“NON COME GLI ITALIANI”
Cosa pensavano (e cosa pensano ora) i tedeschi degli amici d’Oltralpe

da Monaco di Baviera

Forse sarà una sorpresa per tanti Italiani: in Germania, in questi giorni di feroce, quasi rivoluzionaria, ‘Corona-Crisi‘, si parla molto spesso dell’Italia, come non era mai successo negli ultimi anni. Ma questa esplosione d’interesse è molto ambigua, si alimenta di vecchi clichè e di una nuova ignoranza. Un giudizio, questo, che può essere esteso anche a tanti italiani, che della Germania ammirano la potenza tecnologica ed economica, ma non sanno nulla o quasi nulla dei problemi sociali del paese della Mercedes, di Adidas e di Angela Merkel.

All’inizio dell’epidemia emergeva l’immagine stereotipata del paese sotto le Alpi: gli italiani che sono in grado godere la ‘dolce vita’ sul balcone durante i giorni di coprifuoco; gli italiani che cantano nel cortile, O sole mio‚ Azzurro, Volare o l’inno nazionale quando, fuori dalle case in cui sono bloccati, c’è l’inferno.
Tutti i tedeschi, anche quelli che normalmente sono molto riservati, addirittura anche gli xenofobi, gli anti stranieri sempre e comunque, in quel primo periodo del contagio, hanno elogiato ‘gli amici italiani‘, che fanno pizze fantastiche, quelli che ci hanno donato il Va pensiero di Verdi, lo splendido tenore Luciano Pavarotti, la musica rock di Gianna Nannini o il gentile e amatissimo allenatore Trappattoni. Quel cliché degli Italiani allegri malgrado tutto è sempre stato molto diffuso fra i tedeschi: valeva anche per la mia personale biografia, poiché sono cresciuto in una piccola città del Nordovest, dove i primi stranieri erano i camerieri italiani di una gelateria. Sempre allegri, sempre gentili, parlavano tedesco con un accento strano e divertente. Questo atteggiamento verso gli italiani non si è mai interrotto in Germania, nemmeno nei primi  giorni della Corona-Crisi.  BILD, il giornale boulevard più diffuso in Germania, aveva pubblicato una decina di giorni fa, una pagina intera dedicata solo agli italiani che piangono migliaia di morti a causa del virus orrendo. Lì si leggeva: ”Ciao Italia. Ci rivedremo presto. A bere un caffè o un bicchiere di vino rosso. In vacanza oppure in pizzeria. Italiani, siamo con voi.”

Ma oggi, e sono passati solo pochi giorni, l’attuale Realpolitik della Germania verso gli amici italiani in crisi è diventata diversa, molto diversa. Appena la pandemia è arrivata anche in Germania, con un po’ di ritardo rispetto all‘Italia, il vento della grande amicizia è cambiato profondamente nell’opinione pubblica. Si è iniziato a sentire sempre più spesso, con il ritmo di un rosario: “Non vogliamo una situazione come in Italia“. Una frase che sintetizza quella parte di sentimento negativo che accompagna da sempre il cliché positivo dell’italiano allegro.

Quando le cose vanno molto male (e non solo nel contesto dell’attuale pandemia) tra tantissimi tedeschi, sia al vertice della classe politica, sia nei media, sia tra la gente comune della strada, circola e si ripete sempre la stessa frase: “Non dobbiamo fare le cose come le fanno gli italiani“.
Questo pregiudizio non è un osservazione meramente folkloristica (pregiudizio che in forma diversa esiste anche in Italia contro i Teutonici), ma si concretizza in una proposta di politica fiscale dura, chiusa, tutta indirizzata a difendere gli interessi propri, contro i non tedeschi, anche se costoro, come gli italiani appunto, fanno parte di un stato fondatore dell’Europa d’oggi.
Dire ‘Deutschland zuerst (‘Prima la Germania’) è per i tedeschi, a causa della storia del nazismo, giustamente un tabù. Neppure qualcuno della estrema destra direbbe quello slogan in pubblico. Ma il leitmotiv della politica reale, soprattutto della politica fiscale, in Germana, è sempre un modo per blindare l’economia tedesca, quella delle Grandi Banche, di Mercedes, di BMW, e di Volkswagen. Sono loro ad essere diventati, durante gli ultimi anni del boom, i veri sovrani della politica tedesca. Ne Schröder, il cancelliere del Centro Sinistra, né Angela Merkel, la cancelliera del Centro Destra, potevano e possono fare qualcosa in politica senza l’approvazione da Wolfsburg (VW), da Stoccarda (Mercedes), da Monaco (BMW) o da Francoforte (sede della borsa e delle grandi banche tedesche).

Contro questo blocco di potere è cresciuta negli ultimi anni anche una opposizione nuova: da parte della sinistra e pro Europa, i Verdi, molto forti soprattutto nelle grandi città della Germania Ovest, da parte dell’estrema destra, l’AfD (Alternative für Deutschland), forte soprattutto nella Germania dell’Est. Il partito dei Verdi respinge il ‘Fiscalnazionalismo’ (Philipp Ther) della Grande Coalizione contro l’Italia e la Spagna, ma davanti al ‘matrimonio di fatto’ fra Realpolitik e grandi aziende a Bruxelles, i Verdi non contano molto. Per l’estrema destra invece, la Merkel o la  Von der  Leyen sono rappresentanti odiati di una politica troppo molle verso gli emigrati e anche verso quegli Stati del Sud Europa che non sono in grado di curare il proprio sistema sanitario (vedi la diffusione dell’epidemia) e di eliminare la corruzione nello Stato.

In ogni caso, al di là delle simpatie ed antipatie dell’opinione pubblica tedesca, al di là delle opposizioni di destra e di sinistra, in questo momento storico buio e molto incerto per tutti i paesi d’Europa, cresce anche in Germania un malumore diffuso, che ha trovato voce soprattutto fra i tanti intellettuali, artisti, musicisti, giornalisti, scrittori, scienziati. Al centro delle loro preoccupazioni non è la Germania, né l’Italia o la Spagna, ma l’Europa. Per loro (firmatari di un appello per il Coronabond lanciato anche dalle pagine di questo giornale [Qui]), l’Europa fondata dopo la Guerra era, e resta ancora, una roccaforte contro la rinascita di un nazionalismo che ha distrutto la civilizzazione umana e democratica del Continente, con conseguenze che si sentono ancora oggi. Come europei abbiamo un grande bisogno di una politica comune per risolvere i danni enormi causati dallo tsunami Covid19.
Grande ed emozionante è stato lo spettacolo delle canzoni sui balconi, nobili sono gli atti di Caritas e dei tanti che sono in prima linea nella lotta contro la pandemia, ma per salvare non solo le vite ma anche i valori fondamentali d’Europa ci vuole di più. Per gran parte dell’elettorato tedesco l’Europa è troppo importante anche nel gioco dei grandi poteri globali per lasciarla ai nazionalisti, ai populisti d’ogni genere e ai Big Boss dell’economia capitalistica.

 

Coronavirus. Trasporto pubblico, Corsini: Impegnati con il governo per garantire la possibilità di rimborsi o di prolungamenti

Da: Organizzatori

A chi, abbonato o in possesso di un titolo di viaggio, non può usufruire del servizio a causa dell’emergenza che ha condizionato anche l’attività dei servizi pubblici di trasporto

“Stiamo lavorando per rendere possibile il rimborso o comunque per prolungare la validità degli abbonamenti al trasporto pubblico dell’Emilia-Romagna per chi non ha potuto usufruire del servizio a causa dell’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus”.

E’ quanto afferma Andrea Corsini, assessore regionale alla Mobilità e trasporti, secondo il quale “è una questione importante, per la quale ci stiamo impegnando, perché il nostro obiettivo è garantire a tutte quelle persone – studenti, lavoratori, cittadini – che avevano già acquistato i titoli di viaggio, il diritto di utilizzare il servizio, senza che questo aggravi ulteriormente da un punto di vista economico le famiglie”.

Da qui l’impegno diretto della Regione Emilia-Romagna, spiega Corsini, che ha già “chiesto con forza al governo di istituire un Fondo straordinario nazionale sul trasporto pubblico, a sostegno alle Aziende di trasporto, e che abbia le risorse necessarie a compensare i mancati introiti dei gestori del servizio e che possa essere utilizzato anche per prorogare la durata degli abbonamenti”.

“Una misura necessaria- ha concluso l’assessore Corsini- sia per garantire la sostenibilità economica del trasporto pubblico in un momento i cui i passeggeri sono diminuiti del 70-80%, sia per garantire il diritto dei cittadini al trasporto pubblico inteso come servizio”./ Eli.Co.

La Consulta provinciale lancia l’allarme: liquidità a imprese più veloce e meno burocrazia

Da: Ufficio Stampa

Con il Decreto Legge varato dal governo nella notte dell’8 aprile la liquidità rimane un problema: occorre meno burocrazia perché le risorse arrivino più velocemente nei territori e alle imprese. Anche sui buoni spesa bisogna fare più in fretta e semplificare perché i primi possano essere consegnati prima di Pasqua. Basta l’autocertificazione, i controlli si possono fare dopo.
Inoltre, serve certezza dei tempi per la riapertura delle aziende, specie nel manifatturiero, salvaguardando la sicurezza dei lavoratori.
È l’allarme che la Consulta provinciale dell’economia e del lavoro ha condiviso e che rivolge innanzitutto al Governo.
Un confronto convocato dalla presidente della Provincia Barbara Paron, che ha avuto all’ordine del giorno la realizzazione delle azioni contenute nel Patto per il Lavoro – Focus Ferrara e una riflessione sulla necessità di mettere in campo strategie condivise.
“Il Covid-19 – ha esordito – ci insegna che nessuno si salva da solo e che, quindi, anche per quanto riguarda la nostra provincia occorre condividere scelte e strategie comuni”.
Dai contributi dei membri della Consulta sono emersi tre livelli di necessità.
Il primo è l’urgenza di liquidità per imprese e famiglie e quindi la necessità di un’iniezione immediata di risorse necessarie a tenere in equilibrio il sistema ed evitare impatti sulla tenuta sociale territoriale, prima ancora che economica.
Il secondo rimanda alla cosiddetta “Fase 2”, ossia come prepararsi alla graduale riapertura delle attività, fra imprese che rimarranno chiuse, con gli stessi problemi finanziari, e altre che riapriranno, ma avranno bisogno di manodopera urgente. Per questi aspetti servirà potenziare tutti gli strumenti già previsti dal Patto per il lavoro legati all’incontro tra domanda e offerta di lavoro, riqualificazione dei lavoratori, formazione, welfare di comunità.
Il terzo riguarda il ruolo degli investimenti pubblici di Comuni e Provincia, come leva per la ripresa economica e per la rigenerazione e pianificazione territoriale, attraverso unna nuova visione del modello di sviluppo basata sulla sostenibilità (il cosiddetto “Green new deal”, per il quale sono previste ingenti risorse dall’Ue).
Il successivo step dell’incontro è stata la proposta di costituzione di tre tavoli tematici legati a singoli temi giudicati strategici, per dare seguito a sollecitazioni e proposte emerse in Consulta.
Il primo è sul tema investimenti pubblici, bilanci dei Comuni, programma delle Aree Interne e progetto Metropoli di Paesaggio, oltre alle necessità di defiscalizzazione e semplificazione delle procedure, per rendere più celere il flusso di liquidità sul territorio durante l’emergenza sanitaria in corso.
Il secondo tavolo per affrontare il compito del rilancio territoriale, partendo dai temi della riconversione delle imprese, della formazione, riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori e per occuparsi anche delle modalità di riapertura delle attività economiche, tenendo insieme gli aspetti della produzione e della sicurezza dei lavoratori.
L’ultimo tavolo operativo per condividere le istanze del territorio provinciale da rivolgere ai vari livelli istituzionali regionale e nazionale, con lo scopo di usare tutte le leve finanziarie possibili per favorire la ripresa economica della provincia estense.
“Le indicazioni della Consulta – ha concluso la presidente – saranno inviate ai livelli istituzionali, interpellando tutti gli eletti di riferimento perché siano sostenute nelle rispettive sedi”.

Coronavirus, l’aggiornamento: 18.677 i casi positivi in Emilia-Romagna, 443 in più rispetto a ieri

Da: Organizzatori

I casi lievi in isolamento a domicilio sono 8.038. Continuano a salire le guarigioni, che arrivano complessivamente a 3.103 (+213), e a diminuire i ricoveri

Sono 18.677 i casi di positività al Coronavirus in Emilia-Romagna, 443 in più rispetto a ieri. E hanno raggiunto quota 81.715 i test effettuati, 3.348 in più. Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi, giovedì 9 aprile, sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Complessivamente, 8.038 persone sono in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (174 in più rispetto a ieri). 355 le persone ricoverate in terapia intensiva: 6 in meno di ieri. E diminuiscono anche i pazienti ricoverati in terapia non intensiva, negli altri reparti Covid (-47). Purtroppo, si registrano 82 nuovi decessi: 45 uomini e 37 donne.

Continuano, nel frattempo, a salire le guarigioni, che raggiungono quota 3.103 (+213), delle quali 1.764 riguardano persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione; 1.339 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Per quanto riguarda i decessi, per la maggior parte sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse. I nuovi decessi riguardano 13 residenti nella provincia di Piacenza, 19 in quella di Parma, 13 in quella di Reggio Emilia, 7 in quella di Modena, 13 in quella di Bologna (di cui 1 in territorio imolese), 4 a Ferrara, 3 a Ravenna, 4 nella provincia di Forlì-Cesena (di cui 2 nel forlivese), 6 in quella di Rimini.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 3.020 a Piacenza (40 in più rispetto a ieri), 2.421 a Parma (26 in più), 3.505 a Reggio Emilia (153 in più), 2.867 a Modena (56 in più), 2.530 a Bologna (97 in più), 326 a Imola (1 in più), 563 a Ferrara (25 in più). In Romagna sono complessivamente 3.445 (45 in più), di cui 751 a Ravenna (5 in più), 600 a Forlì (15 in più), 481 a Cesena (8 in più), 1.613 a Rimini (17 in più).

La rete ospedaliera: 5.130 i posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid-19

Da Piacenza a Rimini prosegue il lavoro all’interno della rete ospedaliera per il piano di rafforzamento dei posti letto messo a punto dalla Regione: sono complessivamente 5.130 quelli rilevati oggi, tra ordinari (4.557) e di terapia intensiva (573).

Nel dettaglio: 654 posti letto a Piacenza (di cui 46 per terapia intensiva), 1.080 a Parma, con 10 posti letto per acuti in più rispetto a ieri attivati all’Hospital Piccole Figlie (69 quelli di terapia intensiva), 679 a Reggio Emilia (64 terapia intensiva), 551 a Modena (86 terapia intensiva), 1.135 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (163 terapia intensiva, di cui 16 a Imola), 264 Ferrara (38 terapia intensiva), 767 in Romagna, di cui 107 per terapia intensiva (nel dettaglio: 217 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 41 Riccione; 131 Ravenna, di cui 14 per terapia intensiva, a cui si aggiungono ulteriori 8 posti messi a disposizione da Villa Maria Cecilia di Cotignola per la terapia intensiva; 24 attivati da oggi a Faenza, al San Pier Damiano Hospital; 99 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva; 89 Forlì, di cui 10 per terapia intensiva, a cui si aggiungono 30 letti ordinari nella struttura privata Villa Serena; 128 a Cesena, di cui 26 per terapia intensiva).

L’attività dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile

Dispositivi di protezione individuale e materiale medico

Dal Dipartimento nazionale sono arrivati all’Agenzia regionale 4 ventilatori polmonari per terapia intensiva, 4 ventilatori polmonari per terapia sub-intensiva, 391.200 mascherine chirurgiche, 62.000 mascherine ffp2, 123.000 mascherine monovelo Montrasio, 400 occhiali protettivi, 768 termometri laser per la misurazione rapida della temperatura, 209.000 guanti in lattice, 200 tute di protezione.

Sono in distribuzione alle sedi territoriali dell’Agenzia altre 800.000 mascherine monovelo Montrasio per usi non sanitari (si ricorda che le Montrasio non sono Dispositivi di protezione individuale).

Sul fronte delle donazioni si segnala l’arrivo nel magazzino dell’Agenzia di 10.000 mascherine chirurgiche messe a disposizione dall’azienda Alfasigma SpA di Bologna.

Sul sito del Dipartimento e su quello del Ministero della Salute, sono disponibili i dati complessivi dei Dispositivi di protezione individuale e delle apparecchiature elettromedicali distribuiti dalla Protezione Civile a Regioni e Province autonome. Il sistema informatico ADA (Analisi Distribuzione Aiuti) viene aggiornato ogni sera dalle 22 alle 23.30.

In arrivo altri 18 medici per l’Emilia-Romagna

In arrivo nel pomeriggio di oggi all’aeroporto di Linate un contingente di ulteriori 18 medici volontari (si aggiungono ai precedenti 16 medici e 20 infermieri) destinati alle strutture ospedaliere e sanitarie dell’Emilia-Romagna. Medici e infermieri fanno parte della task force permanente attivata dalla Protezione civile nazionale in supporto al personale sanitario delle regioni Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige, Piemonte e Valle D’Aosta, dove l’epidemia è particolarmente estesa. Nel dettaglio, i medici in arrivo sono destinati alle strutture sanitarie di Piacenza (2), Parma (2), Reggio Emilia (3), Modena (2), Bologna (3), Ferrara (2) e Romagna (4).

Volontariato all’opera

Hanno toccato le 1000 unità ieri, mercoledì 8 aprile, i volontari di protezione civile dell’Emilia-Romagna impegnati in varie attività. Dall’inizio dell’emergenza, si contano 16.319 giornate di impegno. Questo il dettaglio: supporto ai Comuni per le attività di assistenza alla popolazione, con un rilevante apporto degli scout Agesci (160): oltre 769; supporto alle Ausl nel trasporto degenti con ambulanze, trasporto campioni sanitari e consegna farmaci (Cri e Anpas): 253; disinfezione e sanificazione dei mezzi di soccorso: 12 (a Parma).

Proseguono intanto i turni degli Alpini (ANA-RER) all’ospedale da campo di Bergamo. E continuerà fino a fine emergenza al porto di Ravenna il supporto quotidiano di sei volontari Cri e Anpas nel controllo delle temperature ai camionisti che caricano nella zona portuale.

Drive-Through/Transit Point

Per quanto riguarda il drive-through, ai punti già attivi sul territorio regionale si aggiungono quelli allestiti dalla Protezione civile. Sono operativi da ieri, presso il Porto di Ravenna e l’adiacente zona industriale, due postazioni di controllo per misurare la temperatura ai conducenti dei mezzi di trasporto e agli eventuali accompagnatori che entrano nell’area; il servizio di controllo sarà operativo dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 19. Per l’allestimento dei due punti l’Unione dellaBassa Romagna ha reso disponibili due moduli abitativi e i volontari del Gruppo comunale di Bagnacavallo. Oltre a personale del Servizio Area Romagna dell’Agenzia e ad agenti della Polizia locale, sono coinvolte Cri e Anpas, l’Ordine dei Medici e 6 volontari al giorno del Coordinamento provinciale.

Con le postazioni allestite a Imola e a Medicina (presso la Casa della Salute), diventano 11 le strutture drive-through predisposte con mezzi e attrezzature dell’Agenzia o dei coordinamenti e consulte provinciali e il lavoro dei volontari: Reggio Emilia, Guastalla, Castelnuovo Monti (RE), Cesena, Forlì, Bagno di Romagna (FC), le due di Modena, Imola, Medicina, Ravenna.

I punti triage

Sono 33 i punti triage attivi in Emilia-Romagna (10 davanti alle carceri, 23 per ospedali e cliniche). Nel dettaglio 3 sono in provincia di Piacenza (Piacenza città, Fiorenzuola d’Arda e Castel San Giovanni); 3 in provincia di Parma (Parma città, Vaio di Fidenza e Borgotaro); 3 in provincia di Reggio Emilia (Reggio Emilia città, Montecchio e Guastalla); 5 in provincia di Modena (Sassuolo, Vignola, Mirandola, Pavullo e Modena città); 3 nella città metropolitana di Bologna (davanti al Sant’Orsola e al Maggiore, e a Imola); 2 in provincia di Ferrara (Argenta e Cento); 1 in provincia di Forlì-Cesena (Meldola); 1 in provincia di Ravenna (Ravenna città); 1 in provincia di Rimini (Rimini città) e 1 nella Repubblica di San Marino.

Coronavirus. Ammortizzatori sociali, liquidazione anticipata dei contributi dalla prossima settimana. C’è il via libera delle banche per rendere più veloci e snelle le procedure

L’assessore Colla: “Un atto di grande responsabilità e disponibilità per la vita di tanti lavoratori e famiglie in difficoltà”

Da: Organizzatori

Banche pronte per assicurare ai lavoratori e alle loro famiglie gli ammortizzatori sociali previsti dal decreto “Cura Italia”, dalla Cassa integrazione in deroga al Fondo di integrazione salariale.

Già dalla prossima settimana saranno operative le procedure degli istituti che hanno sottoscritto il protocollo regionale per l’anticipo dei contributi, in attesa del pagamento da parte dell’Inps. Ad annunciarlo l’assessore regionale al Lavoro Vincenzo Colla dopo un confronto in videoconferenza con le banche avvenuto oggi in tarda mattinata. “Sono molto soddisfatto del risultato raggiunto, che permetterà ai lavoratori e alle loro famiglie di far fronte al grave momento di difficoltà. Al tempo stesso desidero ringraziare le banche per la grande disponibilità e responsabilità con cui si sono subito attivate, così come i loro dipendenti”, ha detto Colla.

Gli istituti, ha poi precisato l’assessore, hanno chiesto “di poter intervenire ciascuno con le proprie procedure interne, per favorire la gestione in remoto, in modo da limitare al minimo l’accesso in filiale”. Per questo motivo ogni banca pubblicherà sul proprio sito la modulistica necessaria per intervenire sul conto corrente, sia un numero di telefono per le relative informazioni

Comacchio – avviata oggi la distribuzione buoni spesa

Da: Organizzatori

Dal pomeriggio di oggi (giovedì 9 aprile) è stata avviata la distribuzione dei buoni spesa – Covid 19. La consegna, curata dalla Protezione Civile associazione Trepponti di Comacchio, avviene presso il domicilio dei beneficiari dai quali si recano gli operatori (muniti di tesserino) che oltre ai buoni spesa consegnano una mascherina protettiva: la fornitura di un contingente di questi presidi sanitari è stata fornita dalla Regione Emilia Romagna.

La distribuzione dei 924 buoni complessivi, suddivisi per giornata, coinvolge per giovedì 84 famiglie, venerdì 92 nuclei familiari, e si protrarrà fino a sabato prossimo al fine di poter raggiungere il più alto numero possibile di utenti che ne hanno il diritto, prima della Pasqua. Ad oggi sono state presentate n 454 domande complete (on line 443 e telefonicamente 11) mentre gli uffici preposti hanno valutato, al momento, n. 196 richieste.

Continua intanto la procedura per l’accreditamento degli esercizi commerciali che intendo accogliere come forma di pagamenti i buoni spesa erogati dal Comune di Comacchio. L’elenco delle attuali 9 aziende aderenti è consultabile sul sito internet del Comune www.comune.comacchio.fe.it e, nei giorni a venire, verrà continuamente aggiornato con i nominativi delle attività che via via si accrediteranno.

Un logo appositamente predisposto che i commercianti affiggeranno sulle vetrine delle loro attività indicherà ai cittadini l’adesione dell’esercizio al progetto Buoni Spesa – Civid 19.

Lega E-R: “Case di riposo, regione spieghi perché la situazione in E-R e’ fuori controllo e devastante per numero di decessi”

Da: Ufficio Stampa lega Emilia-Romagna

“La Regione spieghi perché la situazione all’interno delle case di riposo del territorio emiliano-romagnolo sia “scappata di mano” e i numeri del contagio, così come dei decessi, siano così devastanti”.

E’ quanto chiedono i consiglieri del Gruppo Lega E-R in un’interrogazione a prima firma Michele Facci, che ricorda come già lo scorso anno, nell’ambito di un atto ispettivo (interrogazione oggetto 8005 del 22.2.2019, a firma del consigliere Michele Facci ndr) era stato evidenziato il livello di precarietà e di scarsa sicurezza nelle strutture per anziani, proprio a causa dell’eccessiva presenza di appalti al ribasso.

“L’emergenza sanitaria conseguente alla diffusione Covid 19 ha messo a nudo le criticità del nostro sistema sanitario, oltre all’inefficacia delle varie procedure adottate (il numero degli operatori sanitari contagiati, così come di quelli purtroppo deceduti, ha assunto livelli drammatici), ed ha esposto proprio gli anziani degenti presso le strutture assistite ai rischi maggiori di contagio e di mortalità, a dimostrazione dell’estrema vulnerabilità delle predette strutture, dal punto di vista della sicurezza sanitaria, della qualità dell’assistenza e dei controlli da parte dei soggetti a ciò preposti” attaccano i consiglieri della Lega.

Le stesse organizzazioni sindacali hanno recentemente denunciato la drammaticità della situazione, per la mancanza di misure preventive (la mancanza di piani di emergenza regionali; la diffusa mancanza di Dispositivi di protezione individuali; l’erronea politica di controllo sanitario attraverso i tamponi su ospiti e operatori), ed un’evidente negligenza in relazione ad alcuni casi di avvenuto contagio e conseguente decesso.

Secondo quanto riportato nel “Survey nazionale sul contagio Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie” dell’Istituto Superiore di Sanità (Secondo report), nel periodo 1 febbraio-6 aprile 2020 in Emilia-Romagna vi sono stati 352 decessi all’interno delle Residenze per anziani, dei quali ben il 50% (176) ha manifestato la presenza del Covid-19 e sintomi simil-influenzali.

Pertanto, chiedono i consiglieri leghisti nell’atto ispettivo: “Per quale motivo i degenti nelle strutture assistite, così come tutto il personale a vario titolo a contatto con gli stessi, non sono stati tutelati con priorità, attesa la loro situazione di grave rischio di contagio e di mortalità?” “Il piano di emergenza regionale è stato correttamente e tempestivamente applicato anche alle strutture residenziali per anziani?” sottolineano Michele Facci, Matteo Rancan, Daniele Marchetti, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Emiliano Occhi, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli, Fabio Bergamini, Maura Catellani, Matteo Montevecchi, Valentina Stragliati e Simone Pelloni.

Coronavirus. Confronto con il Governo, l’assessore Colla: “Abbiamo definito la continuità del finanziamento degli ammortizzatori sociali e la copertura di tutte le pratiche e ad aprile ci hanno annunciato nuove risorse per il Paese a sostegno del reddito dei lavoratori”

Richiesto il riconoscimento automatico di malattia per chi sia stato in quarantena a Medicina

Da: Organizzatori

“Abbiamo definito con il Governo la continuità del finanziamento degli ammortizzatori sociali e la copertura di tutte le pratiche. Inoltre, abbiamo fatto proposte di modifiche rispetto a quei lavoratori che sono ancora esclusi, come i somministrati in capo al datore pubblico oppure quelli che sono stati in quarantena nel comune bolognese di Medicina”. Per questi ultimi, in particolare, è stato richiesto il riconoscimento automatico di malattia per “zona rossa di Stato”.

Così l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla, che ieri ha avuto un confronto in videoconferenza con Nunzia Catalfo, ministra del Lavoro e delle Politiche sociali nel Governo Conte, la quale ha recepito positivamente le proposte della Regione.

E, ancora, “con una modifica al Decreto legge 23 dell’8 aprile, in vigore da oggi, abbiamo risolto il tema degli ammortizzatori per i lavoratori intermittenti e gli stagionali assunti fra il 23 febbraio e il 17 marzo, che potranno così accedere alla cassa integrazione in deroga”.

“Si è anche tolto il bollo per le pratiche di richiesta degli ammortizzatori sociali. Questo può sembrare un fatto banale ma in realtà quell’aspetto burocratico rischiava di bloccare il sistema dal punto di vista della fluidità. La ministra – aggiunge l’assessore Colla – ha già annunciato che nel prossimo decreto di aprile ci sarà un ulteriore finanziamento a copertura di tutto il sistema degli ammortizzatori nel Paese. Un impegno importante che ci consente in questo momento di concentraci su modalità e tempi della ripresa economica”.

La biblioteca Giorgio Bassani arriva a casa tua! Parte il prestito dei libri con consegna a domicilio

Da: Organizzatori

La biblioteca “Giorgio Bassani” arriva a casa tua! Da domani, venerdì 10 aprile 2020, si potrà prenotare un libro attraverso il portale del Polo bibliotecario ferrarese https://bibliofe.unife.it/, oppure (per chi non è iscritto), via mail all’indirizzo biblioteca@comune.codigoro.fe.it, o telefonicamente al numero: 0533-729585.

Gli utenti potranno scegliere tra una miriade di titoli ed autori, spaziando tra narrativa, saggistica, libri per ragazzi, i grandi classici, ma anche tra numerosi film in dvd. Il giorno successivo alla prenotazione, il volume sarà recapitato a casa dalle volontarie dell’UDI di Codigoro, che collaborano fattivamente con l’Amministrazione Comunale anche per altri, importanti servizi.

La biblioteca potrà accogliere le prenotazioni telefoniche dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle ore 12 e i libri ceduti in prestito potranno rientrare solo a cessata emergenza sanitaria. Analogamente i libri già in prestito prima della data di chiusura disposta dal Governo (ossia prima del 9 marzo), dovranno rientrare anch’essi al termine dell’emergenza epidemiologica. La consegna dei libri prenotati sarà effettuata il giorno successivo alla prenotazione, ad opera dell’Udi, a cui è rivolto un sentito ringraziamento, per aver reso possibile l’attivazione di un servizio fondamentale, teso a far circolare la cultura, anche in un momento di grande difficoltà per il Paese.

Insieme ai libri e/o dvd sarà consegnato un modulo da firmare a cura del richiedente, da restituire alle volontarie dell’Udi, per ufficializzare il prestito. Per tutti questi passaggi sarà garantito il rispetto delle norme (distanza di un metro, uso di guanti e mascherine, anche per il personale della biblioteca). Sarà consentito il prestito sino ad un max di due libri (o due dvd).

#LACULTURANONSIFERMA e un buon libro potrà, così, tenere compagnia a tutti, anche durante il week-end di Pasqua, che si trascorrerà #INCASA.

Lega E-R: “Emergenza, regione faccia accordi con gdo per contenere prezzi dei beni di prima necessita’”

Da: Ufficio stampa Lega Emilia-Romagna

“La Regione faccia accordi con gli operatori della grande distribuzione organizzata (gdo) e le associazioni dei consumatori, al fine di contenere i prezzi dei beni di prima necessità”. È quanto chiedono i consiglieri del gruppo Lega E-R in una risoluzione, a prima firma Daniele Marchetti, che sottolineano: “Le condizioni economiche in cui versano i cittadini non sono delle più semplici e, anche superata l’emergenza sanitaria, le difficoltà economiche continueranno. Stiamo ricevendo numerose segnalazioni che confermano un aumento ingiustificato dei prezzi soprattutto dei beni di prima necessità”.

Pertanto, mentre continuano i controlli delle forze dell’ordine in molte parti del paese per contrastare l’aumento ingiustificato dei prezzi e per la sicurezza economica, al fine di prevenire ingiustificati rialzi dei prezzi di prodotti, in particolare di quelli di prima necessità come generi alimentari, prodotti per l’igiene, mascherine e detersivi di protezione individuale “è urgente che la Regione Emilia-Romagna promuova un accordo con i soggetti della grande distribuzione e le associazioni dei consumatori, al fine di contenere i prezzi dei beni di prima necessità” scrivono nell’atto di indirizzo Daniele Marchetti, Matteo Rancan, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Emiliano Occhi, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli, Fabio Bergamini, Maura Catellani, Michele Facci, Matteo Montevecchi, Valentina Stragliati e Simone Pelloni.

Coronavirus. In regione nel settore delle costruzioni arrivate 2 mila le richieste di Cassa integrazione e più di 400 le richieste di Fsba.

Calandra: “Con il decreto liquidità il Governo consenta l’anticipo della Cig da parte delle imprese, altrimenti a maggio la situazione rischia di essere esplosiva. È inoltre necessario evitare già da ora che le imprese in difficoltà si consegnino all’usura della criminalità organizzata e che subiscano concorrenza sleale”

Da: Organizzatori

In Emilia-Romagna, per il solo settore delle costruzioni, sono state inoltrate 2 mila richieste di Cassa integrazione e più di 400 di Fsba, il Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato. Ma si tratta di dati più che parziali, visto che continuano ad arrivare nuove richieste. Una situazione preoccupante perché il DPCM n.18 del 17 marzo, seppur contiene elementi positivi, non prevede l’obbligo di anticipo in busta paga per gli ammortizzatori, e di conseguenza a molti dipendenti la Cassa integrazione non viene anticipata dalle aziende. “Di questo passo, tante famiglie rischiano di non riuscire ad avere una disponibilità economica, seppur minima. Il rischio di trovarsi di fronte a una situazione ingestibile è reale”, mette in guardia il segretario della Fillea CGIL Emilia-Romagna Filippo Calandra. “Sarebbe importante – aggiunge Calandra -, ora che il Governo ha garantito liquidità alle imprese, che attraverso questo nuovo decreto si consentisse l’anticipo in busta paga delle Casse integrazioni ai lavoratori”. Fino ad adesso, nel settore dell’edilizia, “abbiamo provato a dare risposta ai nostri lavoratori – continua Calandra – garantendo liquidità per il mese di aprile”. Ciò è stato possibile “grazie a un accordo tra le parte sociali”. In particolare, “le Casse edili in tutta Italia anticiperanno alcune spettanze maturate (premio APE)”, ma il problema ora riguarda maggio. “La situazione rischia di essere esplosiva, qualora le lavoratrici e i lavoratori dovessero ritrovarsi senza più soldi”, avverte il segretario regionale della Fillea CGIL, che lancia un appello “al senso di responsabilità sociale delle imprese per anticipare la Cassa integrazione” nonché un’esortazione “agli istituti di credito affinché rendano operativo nel più breve tempo possibile il protocollo sottoscritto in Regione, che garantisce un minimo di liquidità a tutti quei lavoratori che non hanno ancora ricevuto anticipi dalle imprese”. Infine, è necessario sin da ora monitorare la futura ripresa delle attività. “Bisogna subito segnalare i pericoli da evitare: che le imprese serie a corto di liquidità si consegnino alla criminalità organizzata e all’usura, e che quelle strutturate si trovino a competere con furbetti di ogni sorta, subendo una concorrenza sleale. Per queste ragioni – conclude Calandra – il Ministero del Lavoro e l’INPS devono immediatamente correggere la circolare sul DURC, che di fatto retrodata la verifica di regolarità al 31 agosto anziché effettuarla alla fine di ogni quadrimestre, come da nostra richiesta e come prevedono le regole vigenti. Ora più che mai chiediamo quindi a tutti gli addetti ai lavori di non fare passi indietro, a cominciare dalla lotta al lavoro nero e alla concorrenza sleale”.

Lega E-R: “Emergenza, via subito il ticket di accesso al pronto soccorso per coloro che hanno sintomi riconducibili a Covid-19”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Sospensione immediata, in tutto il territorio regionale, del pagamento del ticket di accesso al Pronto Soccorso per tutti gli emiliano – romagnoli a cui viene diagnosticata polmonite interstiziale riconducibile a Covid -19”.

E’ quanto chiedono i consiglieri regionali della Lega E-R, in un’interrogazione a prima del capogruppo Matteo Rancan.

“Diversi cittadini ci segnalano di aver dovuto pagare il ticket di accesso al pronto soccorso, nonostante la radiografia eseguita in ospedale, accertasse una polmonite interstiziale riconducibile a Covid – 19 e i soggetti respirassero, da circa un mese, esclusivamente mediante una bombola d’ossigeno” denunciano i consiglieri del Carroccio.

“Da normativa, il ticket di accesso al pronto soccorso andrebbe pagato esclusivamente nelle ipotesi di minore gravità, quando cioè al malato viene assegnato un codice non corrispondente a situazioni di urgenza o necessità; quindi, non è certamente il caso di questi pazienti che presentano una condizione di emergenza – urgenza, tale da richiedere un immediato intervento diagnostico e terapeutico” sottolineano Matteo Rancan, Daniele Marchetti, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Emiliano Occhi, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli, Fabio Bergamini, Maura Catellani, Michele Facci, Matteo Montevecchi, Valentina Stragliati e Simone Pelloni.

“Tant’è che, attualmente, rientrano nelle categorie esentate dalla partecipazione alla spesa sanitaria (ticket pronto soccorso), previste dalla Delibera n. 389/11 della Regione Emilia – Romagna, i pazienti che presentano quadri patologici che debbono essere affrontati urgentemente, non lasciando margine di tempo utile per accedere a visita specialistica urgente tramite il proprio medico curante, e che, andando il più delle volte verso una rapida risoluzione, possono essere dimesse direttamente dai servizi di Pronto Soccorso, senza necessità di ulteriore osservazione e/o ricovero (colica renale, crisi di asma, dolore toracico, tachiaritmie sopraventricolari, glaucoma acuto, corpo estraneo oculare, epitassi in atto, corpo estraneo all’orecchio, complicanze di intervento chirurgico che determinano il ricorso al Pronto soccorso entro tre giorni dalla dimissione ospedaliera, problemi e sintomi correlati alla gravidanza)” conclude la nota.

Coronavirus. Carceri, la Regione Emilia-Romagna al lavoro con tutti i soggetti interessati per contenere il rischio contagio.

Ieri tre ore di incontro in videoconferenza tra la vicepresidente Schlein e l’amministrazione penitenziaria, i garanti regionale e comunali dei detenuti e i Comuni sede di istituti penitenziari: “Lavoreremo con tutti i soggetti, istituzionali e non, che si occupano di carcere”. Tra le misure previste dal decreto Cura Italia, la possibilità di accedere a misure alternative per detenuti con specifici requisiti. Disponibili per l’Emilia-Romagna 460mila euro per individuare strutture di accoglienza alternative per chi non ha domicilio

Da: Organizzatori

Ridurre al massimo e in tempi strettissimi, nelle carceri dell’Emilia-Romagna, il rischio di contagio da Coronavirus tra detenuti, personale sanitario e agenti di polizia penitenziaria, attuando i provvedimenti previsti dal decreto Cura Italia, ma non solo.

Vanno in questa direzione le misure che la Regione si accinge a mettere in campo, individuate nell’incontro che si è svolto ieri, in tre ore di videoconferenza, tra la vicepresidente con delega alle disuguaglianze, Elly Schlein, i Garanti regionale e comunali dei detenuti, i Comuni capoluogo sede di istituti penitenziari, il Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria, l’Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna e il Centro giustizia minorile.

Tra i provvedimenti di immediata applicazione, quelli per ridurre il sovraffollamento negli istituti di pena, come l’individuazione delle strutture dove accogliere, in alternativa al carcere, i detenuti privi di casa in possesso dei requisiti per accedere alle misure alternative al carcere. Per questo intervento sono a disposizione 460 mila euro: risorse straordinarie stanziate da Cassa delle Ammende, ente del ministero della Giustizia che ha destinato all’Emilia-Romagna 410mila euro, a cui si aggiungono 50mila euro resi disponibili dall’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna.

La Regione si impegna, con la pubblicazione di uno specifico bando, ad accelerare al massimo le procedureper l’impiego dei fondi, in modo darendere disponibili i posti di accoglienza il prima possibile.

“Sentivamo esigenza, viste le criticità legate all’emergenza Covid e le tensioni delle scorse settimane, di fare il punto insieme sulla situazione negli istituti penitenziari e su come ridurre i rischi per chi in questi luoghi si trova o lavora- sottolinea Schlein-. Con tutte le realtà, istituzionali e non, che si occupano di carceri, inauguriamo una stagione di stretta collaborazione, che andrà oltre questa fase di emergenza. C’è un comune obiettivo in questa fase che sta facendo cambiare le prospettive, dobbiamo assicurarci che si cambi in meglio. Dobbiamo essere veloci, perché il virus è più veloce di noi”.

I provvedimenti, in sintesi

I Comuni verificheranno la disponibilità sul territorio di strutture di accoglienza abitativa per le persone in carcere con pena detentiva, anche residua, non superiore a diciotto mesi, in possesso dei requisiti che consentono loro di scontarla fuori dal carcere; saranno coinvolti i soggetti del Terzo settore, affinché si facciano carico della gestione delle strutture e dell’attuazione di misure di accompagnamento sociale a favore dei detenuti, necessarie a sostenere i percorsi individuali di reinserimento nella vita attiva. L’Amministrazione penitenziaria aiuterà adindividuare la platea dei potenziali beneficiari: le persone con fine pena 18 mesi, con una particolare attenzione a quelli con fine pena 6 mesi, sulle cui istanze deciderà la magistratura di sorveglianza.

Come misura di contenimento del contagio, negli Istituti penitenziari della regione sono stati forniti dalla Protezione civile i dispositivi di protezione individuale a tutto il personale, non solo sanitario ma anche di polizia penitenziaria. Infine è in corso di formalizzazione il protocollo tra Regione e Amministrazione penitenziaria per l’effettuazione dei test sierologici, e dei tamponi nei casi previsti, anche al personale di polizia penitenziaria. /Ti.Ga

Peruffo: “Nelle farmacie un ulteriore supporto alle donne vittime di violenza”

Da: Paola Peruffo

L’emergenza coronavirus non ha risvolti solamente in ambito sanitario ed economico, ma anche sociale.
L’obbligo di quarantena e quindi di convivenza forzata in uno stoesso ambiente, può accentuare problematiche, già ampiamente diffuse, in merito alle violenze domestiche a discapito delle donne.

Per questo trovo giusto dare rilevanza all’accordo stipulato pochi giorni fa tra il Ministero delle Pari Opportunità e la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani per potenziare gli strumenti a favore delle donne che subiscono violenza domestica e/o stalking, in particolare durante l’emergenza Coronavirus.

Le farmacie, sia private che comunali, sono attività che rimangono aperte e rivestono un importante ruolo sociale e di facile accessibilità anche in questa fase.

Al loro interno le donne possono trovare materiale informativo per favorire l’accesso a prime indicazioni utili per prevenire ed affrontare in modo efficace eventuali situazioni di violenza o stalking da parte maschile.

La campagna punta in modo particolare a rafforzare la conoscenza da parte delle donne del numero verde antiviolenza 1522, attivo h24, già oggetto in queste settimane di una campagna di comunicazione promossa dal Dipartimento per le Pari Opportunità anche attraverso la app 1522.

La speranza è che ci sia sempre meno necessità di tali strumenti, ma al momento è bene che questi supporti siano a disponizione di chi ne ha bisogno

Coronavirus, salta il Ferrara balloons festival 2020. Parisini: “disponibili a recuperare in altra data”

Da: Ufficio Stampa

A Ferrara, almeno per quest’anno, il cielo di settembre non sarà solcato dalle colorate mongolfiere del Ferrara Balloons Festival.
Il protrarsi dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus Covid-19 non consente, infatti, agli organizzatori – il Comune di Ferrara, con la partnership di Ferrara Fiere Congressi Srl – di calendarizzare uno degli appuntamenti en plein air più attesi dell’estate, nonché il più importante del settore in Italia.
“Mi sono confrontato con il Sindaco Fabbri – spiega Filippo Parisini, Presidente e Amministratore delegato della Fiera di Ferrara – per segnalargli l’impossibilità di dare esecuzione, entro fine anno, al contratto che ci affida la realizzazione del Balloons Festival. I provvedimenti d’urgenza decretati dal Governo – prosegue Parisini -, in particolare la sospensione delle attività non essenziali, e la mancanza di certezze circa i tempi e i termini della ripresa impattano pesantemente su di noi,
considerato che il comparto fieristico sarà tra gli ultimi a poter ripartire”.
Trattandosi di un’amara decisione, dettata esclusivamente da cause di forza maggiore, il Presidente e Ad ha rinnovato a Fabbri la propria piena e totale disponibilità a concordare con l’Amministrazione il recupero del Ferrara Balloons Festival 2020 in una nuova data, con l’impegno di preservare le caratteristiche che, per quindici edizioni, ne hanno fatto uno degli eventi ferraresi di maggiore successo e richiamo (centomila i visitatori nel 2019).

Regione: Coronavirus. I presidenti Bonaccini (Emilia-Romagna) e Rousset (Nuova Aquitania, Francia) scrivono alla commissaria europea Ferreira: non c’è più tempo per esitare.

Da:Organizzatori

Fondi europei per rispondere all’emergenza Coronavirus da utilizzare subito, semplificando le regole di controllo, e la richiesta di prolungare l’attuale programmazione 2014-2020 di un anno per poter avere risorse aggiuntive fresche.Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e quello della Nuova Aquitania (Francia), Alain Rousset, Regioni unite da uno storico rapporto di partnership, hanno scritto oggi alla commissaria europea per la Politica di coesione e le riforme, Elisa Ferreira, per ribadire che occorre mettere subito in campo strumenti nuovi per sostenere le imprese e il tessuto socioeconomico messi in ginocchio dall’emergenza sanitaria che sta colpendo tutta Europa.

Non basta infatti la proposta di reindirizzare i fondi ancora disponibili dei programmi europei 2014-2020 per far fronte all’emergenza, come suggerito dalla Commissaria, che penalizzerebbe quelle Regioni virtuose, come Emilia-Romagna e Aquitania appunto, che si trovano in una fase avanzata della programmazione e che potrebbero riorientare non più dell’1% per finanziare “azioni Covid”.

“Tali risorse- si legge nella lettera inviata a Bruxelles- sono assai lontane dai bisogni reali e quotidiani dei nostri territori per far fronte alle gravi conseguenze della crisi”.

Ecco quindi la proposta di Bonaccini e Rousset. In primo luogo, per poter utilizzare subito quell’1%, occorre “semplificare radicalmente le regole di controllo e audit per le azioni in risposta all’emergenza Covid-19. Questa è una condizione sine qua non per poter garantire che i fondi europei, di fronte a una crisi senza precedenti, possano sostenere prioritariamente le imprese, il tessuto socioeconomico e gli attori locali in vista della ripresa”.

E poi la richiesta di poter ricorrere a un “meccanismo in grado di prolungare l’attuale programmazione di un anno, che disponga di corrispondenti risorse supplementari per combattere gli effetti della crisi. La proposta, purché attuata rapidamente, potrebbe essere formulata nello stesso spirito del regolamento transitorio in discussione per il Fondo europeo agricolo di sviluppo rurale (Fears)”.

Una ipotesi, chiudono i due presidenti che “presuppone che gli Stati membri raggiungano un accordo rapido e ambizioso sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027, come da noi fortemente auspicato. Non vi è più tempo per esitare, è necessaria la mobilitazione di tutti”. /BB

USCIRE DALLA GRANDE CRISI: QUANDO E COME

Non bisogna sottovalutare che, oltre all’emergenza sanitaria, c’è una lotta geopolitica in corso. Chi pagherà il prezzo più alto in termini di vite umane sono Spagna e Italia (l’indice dei morti per milione su abitanti è all’8 aprile 269 e 273 –in Spagna in forte ascesa-, rispetto a 30 di Usa –in forte crescita- e 2,5 di Cina –ormai ferma).
L’Italia ha avuto nell’ultima settimana (2-8 aprile) la minor crescita dei contagi (18%) dopo l’Austria (15%). Cina e Sud Corea hanno ormai bloccato il virus e stanno riaprendo tutto. L’Austria ha deciso una prima apertura parziale di scuole, asili e piccoli negozi dal 14 aprile. Anche Repubblica Ceca aprirà parzialmente (scuole e negozi) dall’8 aprile e Danimarca dal 15 aprile. La Germania dal 20 al 27 aprile. Sono Paesi con un tasso di letalità molto basso (1,3/3,8% rispetto a 12% dell’Italia), ma un tasso di crescita dei contagi molto più alto dell’Italia. L’Italia ha quindi l’opportunità di essere tra i primi a ‘riaprire’. Ciò comporta un vantaggio enorme se lo useremo bene e se fatto in sicurezza.

Avremo una probabile de-globalizzazione che costringerà a ridurre la lunghezza (fino a Cina e Asia) di alcune filiere manifatturiere. Aumenteranno quindi le lavorazioni in patria a basso costo che necessitano di politiche di buona programmazione degli immigrati. Su ciò sono attrezzati Paesi di antica immigrazione (Usa, UK, Germania, Nord Europa), mentre noi – con una scarsa esperienza e la recente teoria sovranista di prima gli italiani” – siamo molto impreparati.
Da sempre c’è una correlazione tra crescita economica ed uso intelligente e programmato degli immigrati (di cui c’è necessità). Un esempio è l’agricoltura dove oggi mancano in Italia 200mila lavoratori stagionali, che verranno solo in parte rimpiazzati dai nostri studenti universitari o dai nativi. Un settore che sarà molto colpito dalla crisi sarà il turismo. Saranno favorite le località che organizzeranno meglio il ‘distanziamento’ (le seconde case più degli hotel, quindi i lidi ferraresi più dei romagnoli) e chi parte da spazi ampi (Ferrara più di Venezia o Firenze), sempre che ci si organizzi a dovere (che è il nostro lato B, quello debole).

Gli USA, La CINA e L’EUROPA

L’impatto economico sarà imponente. In Usa le domande di disoccupazione sono salite su base mensile da 650mila del 2008, a 6,7 milioni e si avviano ad avere una disoccupazione di massa come nella Grande Crisi del 1929, poiché non esiste la cassa integrazione e si può licenziare senza pagare indennità. L’ enorme quantità di dollari dallo Stato non è detto che questa volta riesca a far ripartire il Paese così in fretta come è successo con l’ultima crisi, quella del 2008. Ma gli Usa hanno una capacità di reazione enormemente più rapida rispetto all’Europa (così come facilmente si licenzia, altrettanto si assume e si riparte). Gli Usa contano su un grande mercato interno di 320 milioni di consumatori e sul dollaro (moneta forte).
Il grande mercato interno è quello della Cina, già in gran spolvero di ripartenza, possiede metà del debito Usa ed ha una enorme liquidità con cui potrebbe comprare mezza Europa (da qui la Golden Share sulle nostre aziende strategiche).
L’altro grande mercato interno che può mitigare i danni nei singoli Paesi partecipanti è l’Europa. Questa è la ragione principale per cui mai come ora a nessuno conviene uscire dall’Europa. Non a caso che da quando è scoppiata la pandemia la sterlina ha perso il 6% sull’euro.
Nei prossimi giorni è probabile un primo passo dell’Europa verso un prestito e debito comune. In tal senso vanno i 100 miliardi per Sure, la nuova formula di “riassicurazione europea contro la disoccupazione”. Si potrebbe così avviare una discussione tra tutti gli Europei (imprese e sindacati) su come poi costruire una sorta di “cassa integrazione europea”, per tutelare chi perde il lavoro, ridurre gli orari, cercarne un altro lavoro, avere una formazione, etc.. Un unico strumento europeo di tutela sul lavoro. Le imprese e i sindacati tedeschi usano il KurzArbeit (lavoro corto), mentre noi usiamo di più la Cassa Integrazione (ma abbiamo anche i contratti di solidarietà). Una seria discussione tra italiani e tedeschi con tutti gli altri europei porterebbe a forme innovative, meno autoreferenziali e più utili per tutti, un modo di costruire una nuova Europa del lavoro.

Il Piano B ‘alla giapponese’

Su un prestito/debito comune di lungo periodo la soluzione europea è quella di serie A, ma ci sarebbe anche un piano B  italiano ‘alla giapponese’, fattibile solo da noi, ‘in casa nostra’ (come ad alcuni piace dire), che ci farebbe risparmiare moltissimo e che sarebbe una sorta di pre-verifica se ci sia davvero intenzione di uscire dall’Europa. Gli italiani hanno 1.200 miliardi di risparmi in conti correnti bancari più 3.448 di crediti tra titoli e obbligazioni (ma anche 926 miliardi di debiti e mutui); le aziende hanno risparmi complessivi per 1.840 miliardi. In complesso, a parte le proprietà di case e terreni e i debiti, c’è un risparmio italiano privatissimo di 5.288 miliardi.
Il Tesoro italiano ha bisogno ogni anno di circa 400 miliardi di euro per finanziare il debito pubblico (e pagare stipendi e pensioni, che da sole valgono 300 miliardi). Se gli italiani si comprassero tutte le emissioni, comprese quelle aggiuntive europee di cui si parla ora (l’hanno proposto vari in forme diverse, anche Tremonti e Monti), pagheremmo (come i Giapponesi) molto meno interessi per un debito molto più grande. Infatti, i giapponesi pagano il 12,6% delle loro entrate fiscali per un debito del 250% sul PIl, mentre noi italiani il 14% per un debito molto più piccolo (138% del Pil).
Bisogna però vedere se gli italiani siano davvero disposti a questa operazione in uno “Stato povero…abitato da gente ricca che ha dimostrato di non essere per nulla patriottica”. Non è un caso che, a fine 2019, le famiglie e le imprese italiane detengano solo il 5,8% del debito pubblico italiano e sono tutti siano ‘scappati’ dai Bot nazionali quando nel 2008  è iniziata la recessione (allora ne avevano il 22,4%). Non oso pensare quale sarebbe la svalutazione della lira italiana se uscissimo dall’Euro (30%?). Questa è la ragione per cui c’è una vasta area, proprio al Nord, di imprenditori, operai e, ancor più, pensionati contro la cosiddetta Italexit. Per i vantaggi che, con la de-globalizzazione, vengono da un grande mercato interno (Europa, Usa, Cina), penso che per un po’ di tempo nessuno parlerà più di Italexit.

Ripartire il prima possibile: da Ferrara per esempio

Ripartire in fretta è ora il tema urgente. Però in modo sicuro, se no è come fare uno scatto in salita sapendo che tra un km la ruota si buca. Una prima questione sarebbe evitare di partire tutti insieme, se c’è qualcuno che può partire prima in sicurezza. Dovrebbero essere le zone meno contagiate, spesso più periferiche, che sono spesso le più deboli economicamente e nelle quali, peraltro, potrebbe essere più facile (perché più piccole e sperimentali) arrivare ad individuare gli ‘immunizzati’ (coi test che arriveranno).
Tra queste, in Emilia-Romagna, c’è per esempio Ferrara. La Regione dovrebbe dunque essere coerente e ‘favorirci’, avendo detto che si devono aiutare le zone deboli. Si dovranno poi privilegiare le industrie manifatturiere e i servizi vendibili che sono quelli che producono quel valore aggiunto che regge l’intera economia (se chiude una fabbrica il danno per l’intera comunità è molto maggiore di quello della chiusura di un supermercato, che può riaprire se ritorna un reddito diffuso, mentre la cosa non vale per le fabbriche). E sono soprattutto quelle che esportano o che hanno commesse.
In ogni caso, dovrebbero riaprire anche tutti coloro che garantiscono condizioni di sicurezza (librerie, piccoli negozi,…che possono essere sicuri come le edicole, se ci si organizza, così le piccole e medie aziende artigiane che hanno un capannone enorme con pochi dipendenti che possono stare lontani anche 10 metri e non si capisce perché devono stare chiuse). Il problema è che l’Italia ha scarsa cultura organizzativa per cui prevale l’idea di vietare, perché è più semplice che organizzare la complessità e, soprattutto, non ci si prendono delle responsabilità (della serie “chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia”).
Tutti dicono che l’Europa è chiusa…ma in realtà le fabbriche tedesche, olandesi, francesi…sono molto più ‘aperte’ di quel che si dica. E’ certo più complicato e complesso controllare e verificare le condizioni di sicurezza e di distanziamento in fabbriche e negozi (un esempio clamoroso e negativo è stata la Val Seriana a Bergamo) ma, anche sulla base di questi gravissimi errori, si possono organizzare le riaperture in base a criteri solidi e complessi (non si è forse detto che oggi ritorna l’importanza della competenza pluridisciplinare?).
Ne va del nostro futuro economico e anche della vivibilità delle comunità, perché da un tracollo socio-economico saremmo tutti travolti. Non ci si può quindi affidare a decisioni semplici o solo centralistiche, o ai codici Ateco, per selezionare le imprese, e tanto meno ai Prefetti. Occorre mettere a punto la complessità del come fare, indicare criteri, coinvolgere esperti e parti sociali, innalzare la cultura organizzativa: oggi il lavoro sicuro interessa anche alle aziende.

 

Coronavirus. Dalla Regione un nuovo pacchetto di misure per sostenere l’agricoltura: via al nuovo bando da oltre 15,6 milioni di euro per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti

Incentivi fino a 8.500 euro all’ettaro per il rinnovo degli impianti viticoli, più un contributo extra di 900 euro per estirpare i vecchi vitigni e ulteriori 2.000 euro per il mancato reddito durante l’esecuzione dei lavori. Le scadenza per la presentazione delle domande è fissata per il prossimo 15 luglio. La durata del bando da annuale diventa biennale. Ok all’erogazione anticipata di risorse per garantire più liquidità alle imprese e rinviate numerose scadenze legati a vari bandi regionali

Da: Organizzatori

Un bando da oltre 15,6 milioni di euro per continuare a sostenere gli investimenti effettuati dalle imprese vitivinicole nel segno dell’innovazione tecnica e varietale e del miglioramento della qualità dei vini made in Emilia-Romagna; l’accelerazione del pagamento dei contributi per dare una boccata d’ossigeno alle aziende in questo momento difficile e, al tempo stesso, il rinvio e/o lo slittamento di una serie di adempimenti burocratici legati a vari bandi regionali.

È il nuovo pacchetto di misure varato dalla Giunta regionale per venire incontro alle esigenze delle imprese agricole, alle prese con i contraccolpi dell’emergenza Coronavirus. Un intervento che si aggiunge ai 55 milioni di euro già liquidati nelle scorse settimane a vario titolo (Domanda Unica, Ocm, Psr) a favore delle imprese da parte di Agrea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura), al bando da 12,6 milioni di euro per le indennità compensative alle aziende di montagna, alla semplificazione delle procedure amministrative per l’assegnazione dei carburanti agevolati, ora possibile anche on line, e alla proroga di altre importanti scadenze sempre nel settore vitivinicolo.

Una delle principali novità di queste ultime misure, riguarda il varo del nuovo bando per la riconversione e ristrutturazione dei vigneti, che avrà la stessa dotazione finanziaria del bando precedente valido per la campagna 2019-2020, ma che da annuale diventa biennale. Ciò significa che le aziende che decideranno di presentare la domanda di aiuto – la scadenza è fissata per il 15 luglio prossimo – dovranno dichiarare subito se hanno intenzione di eseguire i lavori entro il 31 maggio del 2021 oppure entro la stessa data del 2022. La certezza della copertura dello stanziamento di 15,6 milioni di euro è legata all’approvazione da parte della Commissione di Bruxelles di un regolamento ad hoc, che dovrebbe essere adottato entro una decina di giorni.

“Abbiamo deciso di aprire tempestivamente questo nuovo bando- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi- per non far perdere ai nostri viticoltori un’altra opportunità per il rinnovo dei propri vigneti, sia pure in un periodo contrassegnato da molte incognite come quello che stiamo vivendo. Un’occasione per ricalibrare la propria offerta commerciale, adeguandola alla nuova domanda di mercato, sempre più orientata verso vini di maggiore qualità Dop e Igp, e dai costi contenuti per incrementare il reddito aziendale”. “Al tempo stesso-prosegue l’assessore- con le altre quattro delibere approvate dalla Giunta regionale, da una parte interveniamo con una cospicua iniezione di risorse finanziare a favore delle imprese a corto di liquidità anticipando l’erogazione di contributi dovuti, dall’altra posticipiamo una serie di scadenze per agevolare la programmazione degli investimenti”.

Cosa prevede il bando per la riconversione dei vigneti

Il nuovo bando per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, che rientra tra le misure finanziate dall’Ue attraverso l’Ocm vino, concede contributi per l’estirpazione e il reimpianto di nuove varietà di uva da vino, in linea con le nuove tendenze commerciali, e per incentivare l’adozione di tecniche produttive innovative, all’insegna della meccanizzazione colturale e dell’installazione di impianti irrigui di ultima generazione.

Gli aiuti variano da 8 mila a 8 mila 500 euro all’ettaro a seconda che i nuovi impianti siano localizzati rispettivamente a nord o a sud dell’asse della via Emilia. A questa cifra vanno poi sommati un contributo extra di 900 euro all’ettaro per l’estirpazione del vecchio vigneto e ulteriori 2 mila euro, sempre all’ettaro, per il mancato reddito durante il fermo produttivo per i lavori di rinnovo di vigneti.

La superficie minima dell’intervento è fissata in 3 mila metri quadrati e potranno essere rendicontati non solo i costi sostenuti per eseguire l’intervento (acquisto pali, fili e barbatelle), ma anche le spese per i lavori in economia. Tra le novità del bando è stata ampliata la possibilità di subentro dei beneficiari a tutte le aziende che devono garantire il ricambio generazionale, come nel caso del primo insediamento di un giovane agricoltore.

Le domande di aiuto devono essere presentate, direttamente dagli imprenditori agricoli oppure attraverso i Centri di assistenza agricola (Caa), secondo le modalità stabilite da Agrea (http://agricoltura.regione.emilia-romagna.it/ocm/temi/vitivinicolo-1/contributi-ocm-del-settore-vitivinicolo/ristrutturazione-e-riconversione-igneti). Sull’ultimo bando per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti, valido per la campagna 2019-2020, sono state presentate 1.145 domande, con un plafond finanziario di quasi 16 milioni di euro, per il rinnovo di oltre 1.600 ettari di vigne, su una superficie complessiva di circa 52 mila ettari coltivati a vite in Emilia-Romagna.

Le altre misure di intervento

Le altre quattro misure approvate, riguardano da una parte l’anticipo di alcuni pagamenti per assicurare maggiore liquidità alle imprese in questo momento di difficoltà, dall’altra garantiscono più flessibilità nel rispetto delle scadenze programmate.

In particolare, nell’ambito del bando del Programma regionale di sviluppo rurale (Psr) sui progetti di filiera viene data la possibilità di erogare in anticipo i contributi sugli investimenti effettuati dalle aziende agricole dopo il collaudo dei lavori, anche se il progetto di filiera nel suo complesso non è ancora del tutto concluso. Si stima che questo provvedimento interesserà circa un migliaio di aziende agricole, che così riceveranno prima del tempo gli aiuti richiesti. Di pari passo vengono allungati i tempi di presentazione delle domande di pagamento, una volta conclusi i lavori, senza incorrere in sanzioni, in considerazione delle difficoltà a rispettare il cronoprogramma degli interventi a causa dell’emergenza Covid-19.

Con un’altra delibera viene allungata di uno a due anni la durata anche dell’altro bando dell’Ocm vino varato nel 2019 sugli investimenti in cantina, con una dotazione finanziaria di partenza di cica 5 milioni di euro nel frattempo saliti a 6 milioni per le economie derivanti dal bando sulla promozione dei vini emiliano-romagnoli sui mercati esteri. L’allungamento di un anno della durata del bando viene accompagnato dall’erogazione anticipata dell’80% del contributo, previo rilascio di una fideiussione bancaria.

Ancora: nell’ambito del bando Psr da 3,4 milioni di euro per la concessione di un contributo in conto interessi per alleggerire il costo dei prestiti di conduzione a vantaggio dei soci degli Agrifidi, gli organismi che assistono le imprese agricole nel rapporto con le banche, viene di fatto recepita una misura inserita nel decreto “Cura Italia” varato recentemente dal governo per consentire l’utilizzo, oltre ai contributi in conto interessi, anche delle garanzie offerte dallo Stato.

Infine, viene prorogata dal 30 aprile al 30 settembre la scadenza del bando Psr sugli investimenti per lo sviluppo degli agriturismi e delle fattorie didattiche. Vengono inoltre introdotte misure di semplificazione e flessibilità per garantire l’erogazione anticipata dei contributi per i bandi sulla produzione di energia da fonti rinnovabili e sull’ agricoltura sociale. /G.Ma

Scuola e Didattica a Distanza. Le cooperative sociali e l’impegno verso la collettività

Sono 4 le cooperative ferraresi che seguono circa 270 alunni su 365 con disabilità.
Sono le Cooperative Serena, Germoglio, Cidas, Girogirotondo.

Da: Ufficio Comunicazione e Turismo Confcooperative Ferrara

“Desideriamo ricordare, in questo momento difficile per il nostro Paese e il nostro territorio il nostro ruolo di cooperative sociali.

La cooperazione ha nel suo Dna la solidarietà verso l’altro. Da sempre le cooperative sociali interpretano nei fatti il 7° principio

della cooperazione che titola “Impegno verso la collettività” afferma ATI Sostegno Ferrara composta da Coop Serena, Germoglio, Cidas, Girogirotondo.

Coronavirus. Per affrontare l’emergenza, l’Emilia-Romagna arruola anche medici e infermieri formati all’estero. Aperto un bando della Regione per reclutare temporaneamente personale sanitario da tutto il mondo.

Da: Organizzatori

Medici e infermieri dall’estero per rinforzare la schiera di personale impegnato a fronteggiare, in Emilia-Romagna, l’emergenza Coronavirus. La chiamata giunge dalla Regione, che ha aperto oggi un bando per reclutare operatori sanitari da destinare subito e temporaneamente alle strutture ospedaliere di tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini.

La manifestazione di interesse è rivolta a medici chirurghi e infermieri iscritti all’albo del Paese di provenienza (da qualsiasi parte del mondo), interessati ad esercitare sul territorio regionale la professione conseguita all’estero e regolata da specifiche direttive dell’Unione Europea.

Le Aziende sanitarie e gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico regionali che ne hanno necessità, potranno selezionare, tra i professionisti che manifesteranno interesse, quelli più idonei alle esigenze di cura della popolazione nell’attuale fase emergenziale Covid-19.

“Con questo nuovo bando si rafforza il piano straordinario di assunzioni, che come Regione abbiamo varato dall’inizio dell’emergenza sanitaria e che ci ha permesso di assumere già più di duemila operatori- sottolinea l’assessore alle Politiche per la Salute, Raffele Donini-.  Le Aziende sanitarie e gli Irccs, a partire dalle province più colpite, potranno avvalersi di professionalità provenienti da tutto il mondo, per affiancare e dare sollievo al nostro personale sanitario, già tanto provato in questo periodo critico. Si tratta di un arruolamento di medici temporaneamente in organico al nostro sistema sanitario- prosegue Donini- fermo restando il rapporto con la propria organizzazione di provenienza”.

Le assunzioni in Emilia-Romagna da inizio emergenza

Sono complessivamente 2.056 gli operatori assunti in Emilia-Romagna dall’inizio dell’emergenza: 421 medici, 1.032 infermieri, 464 operatori socio-sanitari e 148 altre figure professionaliDi questi, a Piacenza ne sono andati 266 (60 medici, 131 infermieri, 39 operatori sociosanitari, 36 altri profili), all’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma 234 (83 medici, 71 infermieri, 65 operatori sociosanitari, 15 altri profili) e all’Ausl di Parma 124 (41 medici, 43 infermieri, 19 operatori sociosanitari, 21 altri profili).

Come compilare la domanda

La manifestazione di interesse deve essere inoltrata esclusivamente in via telematica, utilizzando il servizio on-line compilando il form in ogni parte e corredandolo di tutti gli allegati.

La compilazione dovrà avvenire in un’unica soluzione, non sarà infatti possibile riprenderla in un momento successivo. Se per un qualsiasi motivo non si riesce a completare la compilazione e a inviare la domanda sarà necessario iniziare una nuova compilazione.

Al termine della compilazione della domanda sarà generato il riepilogo delle informazioni inserite che dovrà essere stampato, sottoscritto con firma autografa, scansionato e allegato per l’acquisizione nella piattaforma.

Una guida per compilare correttamente la domanda

Per facilitare la compilazione della domanda, la Regione mette a disposizione degli interessati una specifica Guida per la compilazione.

Informazioni e assistenza alla compilazione della domanda

Le informazioni e l’assistenza alla compilazione della domanda potrà essere richiesta alla casella di posta elettronica COVID19.profsanemerg@regione.emilia-romagna.it;  l’assistenza verrà prestata entro 72 ore dalla ricezione della richiesta.

Tutte le informazioni sono disponibili all’indirizzo http://salute.regione.emilia-romagna.it/trasparenza/avvisi-pubblici/professionisti-sanitari-manifestazione-interesse-covid-19./Ti.Ga.

 

Lega, Fdi e Fi in coro: “Emergenza E-R, Bonaccini convochi minoranze al tavolo per il rilancio dell’economia regionale”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Il governatore Stefano Bonaccini deve convocare anche le minoranze al tavolo di lavoro per il rilancio dell’economia emiliano-romagnola”. E’ quanto chiedono i capigruppo delle forze di centrodestra in Regione, Matteo Rancan (Lega), Marco Lisei (Fratelli d’Italia) e Valentina Castaldini (Forza Italia).

“Crediamo che le forze di opposizione debbano potere esprimere il proprio contributo, è nostro dovere e diritto alla luce del mandato elettorale che ci hanno consegnato quasi un milione di cittadini. Consideriamo necessario fare sistema e affrontare insieme i progetti che i portatori di interesse, associazioni di categoria, sindacati, enti e soggetti sociali, avranno certamente già elaborato essendo direttamente sul campo e conoscendo le maggiori criticità del loro settore. Certamente la Giunta avrà migliori possibilità di procedere celermente se saprà agire con lungimiranza aprendo, fin da subito, un dialogo collaborativo e di reciproca legittimazione con le forze di minoranza. Per uscire da questa emergenza è necessario condividere i problemi nella più ampia dialettica fra forze politiche, imprenditoriali e sociali. E’ fondamentale lanciare un messaggio alle imprese del territorio affinché non si sentano sole e isolate nell’affrontare questa crisi, pertanto è necessaria la massima condivisione delle problematiche per arrivare a soluzioni efficaci e condivise” concludono gli esponenti di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Lega E-R: “Emergenza, dalla regione e-r solo briciole alle imprese: da Bonaccini meno di un terzo dei fondi stanziati dall’Abruzzo”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

Come è possibile che Regioni ben più piccole e con un Pil di gran lunga inferiore a quello dell’Emilia-Romagna arrivino a stanziare risorse ben maggiori di quanto fatto sul nostro territorio? Emblematici, a questo proposito sono i dati della Regione Abruzzo che, con un Pil di cinque volte inferiore a quello emiliano-romagnolo, ha messo a disposizione delle imprese abruzzesi interventi per 55 milioni di euro a fronte dei 16,5 milioni stanziati della Giunta Bonaccini”.

E’ quanto chiede in un’interrogazione il Gruppo regionale della Lega E-R, sulla base di una rilevazione effettuata dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” (edizione di lunedì 6 aprile 2020) nel quale viene tracciata una disamina degli interventi che le diverse Regioni stanno mettendo in campo per sostenere le imprese ed i professionisti colpiti dalla crisi legata alle misure di distanziamento sociale per combattere l’epidemia Covid-19.

Dall’articolo del Sole-24 Ore si evince che la Regione Emilia-Romagna si colloca all’ultimo posto, fra le undici Regioni italiane a statuto ordinario prese in considerazione, per quanto riguarda gli stanziamenti regionali ad imprese e professionisti del territorio.

“I 16,5 milioni di euro messi in campo sino ad ora dalla Giunta per l’accesso al credito e le garanzie sui finanziamenti delle banche derivano da fondi provenienti dallo Stato e non ancora utilizzati. Tant’è che nulla ancora ha fatto l’amministrazione regionale utilizzando fondi propri, neppure scegliendo di ricorrere alla leva del credito d’imposta sulla fiscalità di competenza” – attacca il capogruppo leghista Matteo Rancan.

Altre Regioni, oltre che sul fronte dell’accesso al credito, hanno predisposto anche strumenti originali dai quali si potrebbe trarre spunto, a titolo meramente esemplificativo: la Campania ha messo a disposizione 80 milioni di euro come contributo una tantum come “bonus per i professionisti”; il Friuli Venezia Giulia ha investito 7,5 milioni di euro per mettere in campo uno strumento che si affianca al credito d’imposta previsto in campo nazionale per il pagamento dei canoni di locazione delle categorie C1, C2, C3 e A10; la Liguria è intervenuta anche sul fronte del commercio con 5 milioni sul fronte del sostegno agli investimenti, 1,7 milioni per il sostegno al circolante per le imprese della somministrazione di alimenti e bevande e altri 1,7 milioni per ambulanti, cultura e spettacolo; la Lombardia ha messo 18 milioni su commercio e rigenerazione urbana; il Piemonte 7 milioni per contributi alla liquidità.

“L’inerzia con la quale la Giunta sta seguendo l’emergenza certamente non fa ben sperare in ordine alla capacità di questa maggioranza di saper adeguatamente sostenere lo sforzo del nostro sistema economico nel momento della ripartenza” pungono i consiglieri del Carroccio.

Pertanto – chiedono – “se la Giunta regionale si sia accorta della situazione di difficoltà che sta vivendo il nostro sistema economico e se, alla luce di ciò, intenda abbandonare l’attuale politica dei “proclami” per iniziare ad assumere provvedimenti in linea, per quanto attiene agli stanziamenti, con quelli assunti dalle altre grandi Regioni italiane procedendo attraverso una severa rimodulazione della propria spesa?”

“Quali e quante risorse “proprie”, ovvero al netto di finanziamenti statali od europei, intenda mettere in campo anche attraverso il ricorso alla leva del credito di imposta sulla fiscalità regionale” scrivono nell’atto ispettivo Matteo Rancan, Daniele Marchetti, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Emiliano Occhi, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli, Fabio Bergamini, Maura Catellani, Michele Facci, Matteo Montevecchi, Valentina Stragliati e Simone Pelloni.

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