Giorno: 20 Aprile 2020

Rosa

Restano solo i nomi, delle nude rose. Neppure le gocce d’acqua che si intrecciano tra i petali hanno una durata che supera un battito di ciglia. L’attimo che raccoglie la vita e la trasforma in un’eternità. Basta l’odore che arriva al cervello e si fa memoria. Memoria di luoghi, di suoni, di sapori, di colori. Basta un fiore che sboccia a far credere che un mondo migliore possa esistere. Basta un fiore che sboccia a credere che il domani arriverà. Basta un fiore che sboccia per tornare a credere: alla terra, all’acqua, al sole, al vento…alla vita.

Malatesta

Vincenzo Salemme, in un noto film, diceva che è solo una questione di fortuna se a vincere la guerra fredda è stato il blocco occidentale ed a trionfare sia stata la visione capitalistica. Forse è vero. Una semplice congiunzione di atti che si sono susseguiti, ed hanno decretato un modello quale vincitore. O forse no. Forse in realtà a vincere è stato il modello che fa più comodo, quello deresponsabilizzante, quello che fa cedere persino la libertà di dover scegliere le proprie azioni. Una dittatura mascherata da urna elettorale. Chi ha ragione, non è dato sapersi, ma fa sempre bene ascoltare qualcuno del passato, per poter affacciarsi sul futuro…

“Se vi sono classi e individui privi dei mezzi di produzione e quindi dipendenti da chi quei mezzi ha monopolizzati, il cosiddetto regime democratico non può essere che una menzogna atta a ingannare e render docile la massa dei governati con una larva di supposta sovranità, e così salvare e consolidare il dominio della classe privilegiata e dominante. E tale è, ed è sempre stata, la democrazia in regime capitalistico qualunque sia la forma ch’essa prende, dal governo costituzionale monarchico al preteso governo diretto.”
Errico Malatesta

CRISI PANDEMIA: LA VERA SFIDA E’ LA COMPLESSITA’
Invece l’informazione e la scienza hanno prodotto confusione.

Di questi tempi di clausura che molti definiscono come ‘tempo sospeso’, faccio molta difficoltà ad ordinare le idee, che mi si accavallano in pensieri sovrapposti e a cui tento, con grande sforzo, di dare un ordine logico. Sarà dovuto alla mancanza di contatto con altre persone che, solitamente, con la loro fisicità, mi aiutavano a dare confini all’indefinito dello spazio. O forse al fatto che la realtà, pur restando sempre complessa, nella singolarità della condizione a cui questa pandemia costringe il mondo, mostra la mancanza di un pensiero complesso che di questa realtà sappia essere specchio e descrizione. Provo a trovare il bandolo delle mie riflessioni, per capire cosa stia succedendo e pensare ad una possibile via d’uscita.

Intanto, questa situazione, questa crisi in quanto tale, conferma, secondo me, che la definizione di complessità che mi sono data è quella che più mi permette di capire il momento attuale. Cioè che la complessità non è un insieme di giustapposti avvenimenti e circostanze, ma è un momento di sintesi che comporta un salto di qualità da cui solo si può comprendere ciò che è accaduto, a patto, però, di leggerlo da quel punto di novità.
Non si può pensare che una città sia la somma dei suoi edifici più la somma dei suoi abitanti più la somma delle sue strade, dei suoi ponti e parchi. La città è più complessa di una semplice somma e, per capirla e coglierla nella sua complessità, occorre salire sulle montagne e guardarla da un punto di vista nuovo, con l’orizzonte di fronte a sé.

Un fatto emerge, ed è anche, a mio avviso, in parte causa di questa crisi: siamo tutti inesperti circa la simultaneità (e perciò anche complessità) che sperimentiamo oggi tra la realtà dei fatti che avvengono nel mondo e l’informazione globale, e credo che dovremmo avere l’umiltà di ammetterlo.
Nessuno sa ancora con chiarezza cosa significhi vivere nel mondo in modo simultaneo. Un mondo in cui ciò che avviene in ogni suo punto, influenza direttamente e simultaneamente ogni altra parte del pianeta. Non solo come conoscenza scientifica o generica informazione, ma come esperienza diretta. Non c’è esperienza, non c’è linguaggio, non c’è pensiero su questa complessità.

Dovremmo fermarci a riflettere per sviluppare la cultura della complessità.
Questo implica un cambiamento radicale: a livello politico ogni paese come l’Italia dovrebbe, e anche urgentemente, elaborare progetti di governo che abbiano almeno la dimensione dell’Europa. L’Europa dovrebbe pensarsi almeno a livello intercontinentale e così via per arrivare in futuro a pensare a come poter governare l’intero globo.
Dobbiamo essere consapevoli che è un processo che richiede tempi di crescita insopprimibili. Un processo di apprendimento durante il quale è fondamentale mantenere i punti di riferimento della democrazia e dei diritti umani già conquistati. Abbiamo sufficiente creatività per poterlo fare.
Tutto ciò che c’era prima, è solo il punto di partenza, ed è insufficiente e inadatto alla nuova realtà che dobbiamo costruire. Tutto quello che manca è da reinventare.

Un ambito in cui gli operatori devono prendersi urgentemente un momento di riflessione è il mondo dell’informazione. Un mondo che utilizza gli strumenti tecnologici che sono il mezzo per cui si vive questa condizione di simultaneità ed è quindi direttamente coinvolto in questa trasformazione.
In questa contingenza, i giornalisti hanno dimostrato di non rendersi conto dell’effetto che la simultaneità dell’informazione produce sugli avvenimenti che accadono nel mondo. Hanno raccontato l’epidemia come se fosse uno scoop, un’indagine giornalistica da Premio Pulitzer. Avrebbero, invece, potuto e dovuto prepararci ad affrontare quello che sarebbe capitato a noi in tempi brevissimi. Non hanno potuto farlo perché, a loro come a noi, manca ancora l’esperienza della simultaneità. Il rapporto tra la notizia e la ricaduta sulla realtà complessa è responsabilità del professionista dell’informazione; poiché è questo che fa capire il valore trasformativo della notizia, nel bene e nel male.

L’altro elemento che mi ha fatto riflettere molto su ciò che è avvenuto è che l’informazione istantanea si sia fusa con i comunicati degli scienziati che volevano informare su cosa stesse succedendo. Solo che ciascuno raccontava la verità scientifica che la sua propria specializzazione gli faceva conoscere come verità assoluta, mentre era una verità solo parziale: col risultato che le informazioni sono entrate in contraddizione proprio perché comunicate simultaneamente. Questo ha prodotto sia confusione, nei più informati, ma soprattutto sfiducia o paura nelle persone comuni, finendo così per ridicolizzare la scienza: togliendo la percezione del pericolo o, al contrario, aumentando la psicosi. In questo particolare caso, l’ossessività dell’informazione ha amplificato l’informazione stessa, ma al contempo non ha lasciato lo spazio per riflettere sulle implicazioni del fatto. Ha provocato da una parte estraneità e dall’altra panico e questo ha avuto un effetto devastante sulla vita dei popoli dei vari paesi coinvolti.

Tutti noi dobbiamo imparare a non pensare alla scienza come se fosse magia; non dobbiamo pretendere che predica il futuro: anche la scienza è un processo di conoscenza che si sviluppa in un tempo. Il compito della scienza è conoscere la natura e la natura umana e come mettere in relazione, e non in conflitto, queste due complessità. Per fare questo, deve renderci consapevoli che la conoscenza fortemente specializzata della cultura scientifica ha bisogno di mettersi in relazione con tutte le altre specializzazioni per avvicinarsi alla descrizione della realtà. Questo traguardo è la responsabilità della scienza.

In ultimo, mi fa sempre meraviglia che, nonostante sia evidente che il mondo della scuola e  dell’educazione, della ricerca, della cultura e dell’arte abbiano permesso e continuino a permettere che la società non cada nel caos e nella violenza, i governanti non pensino di metterle al primo posto nel programma di investimenti e sembra non abbiano cura nel farne oggetto di un massiccio progetto di investimento e di sviluppo. Come non capire che scuola, ricerca e cultura, come ambito, hanno lo stesso valore prioritario per la sopravvivenza della civiltà e della qualità della vita, alla pari del primato della necessità delle produzioni alimentari?
Mi chiedo quando i politici capiranno che l’unico strumento di sviluppo per la società è investire in modo prioritario nel fornire strumenti di riflessione e di consapevolezza della vita, nel vasto mondo della cultura. E mi rispondo che ci vuole per prima cosa il coraggio. Il coraggio di considerare prioritaria l’educazione alla conoscenza di sé e del mondo come strumento per sapersi relazionare e vivere una vita degna di essere vissuta. Il coraggio di prendere coscienza del fatto che solo così, potranno esserci davvero pace e prosperità per tutti.

Donini risponde ai consiglieri della Lega: “Basta polemiche. Gli operatori del servizio sanitario regionale pubblico avranno presto quanto meritano”

Da: Organizzatori

“Un atto assunto interpretando il sentimento di tutta l’Assemblea regionale e in accordo con le Organizzazioni sindacali”. Anche le modalità di attuazione del provvedimento saranno concordate con i rappresentanti dei lavoratori

“Basta polemiche su un atto che abbiamo assunto interpretando il sentimento di tutta l’Assemblea legislativa. La delibera è pubblica e per quel che ci riguarda l’unico obiettivo è quello di dare una prima valorizzazione allo straordinario impegno che gli operatori sanitari hanno profuso in queste drammatiche settimane.”

Con queste parole l’assessore regionale alle Politiche per la salute Raffaele Donini risponde al gruppo consiliare della Lega a proposito del riconoscimento economico deciso dalla Giunta regionale a favore dei circa 60mila tra medici, infermieri e operatori del servizio sanitario regionale pubblico, che si tradurrà in un importo di circa mille euro in media a persona.

“Il riconoscimento agli operatori sanitari è stato deciso con l’accordo delle Organizzazioni sindacali. Con gli stessi rappresentanti dei lavoratori – sottolinea Donini – saranno definite le modalità di attuazione del provvedimento. Gli operatori della sanità emiliano-romagnola avranno presto quanto meritano in busta paga”.

Coronavirus, l’aggiornamento: 22.867 i casi positivi in Emilia-Romagna, 307 in più rispetto a ieri

Da: Organizzatori

Quasi 130mila i tamponi effettuati. Scende ancora il numero dei pazienti nelle terapie intensive (-6) e negli altri reparti Covid (-22). I nuovi decessi sono 56

In Emilia-Romagna sono 22.867 i casi di positività al Coronavirus, 307 in più rispetto a ieri. Aumentano le guarigioni: 281 in più di ieri. I test effettuati hanno raggiunto quota 129.530, 4.614 in più rispetto a ieri. Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Calano le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (complessivamente 9.141, 63 in meno rispetto a ieri). 283 i pazienti in terapia intensiva: sei in meno di ieri. E diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-22).

Le persone complessivamente guarite salgono a 6.266 (+281): 2.162 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 4.104 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 56 nuovi decessi: 25 uomini e 31 donne.

Per quanto riguarda i decessi (arrivati complessivamente in Emilia-Romagna a 3.079), per la maggior parte sono in corso approfondimenti per verificare se fossero presenti patologie pregresse. I nuovi riguardano 12 residenti nella provincia di Piacenza, 6 in quella di Parma, 12 in quella di Reggio Emilia, 8 in quella di Modena, 8 in quella di Bologna (nessun caso nell’imolese), 3 in quella di Ferrara, 1 in provincia di Ravenna,1nella provincia di Forlì-Cesena (nel cesenate), 5 nella provincia di Rimini; nessun decesso di persone di fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 3.393 a Piacenza (24 in più rispetto a ieri), 2.887 a Parma (74 in più), 4.352 a Reggio Emilia (34 in più), 3.411 a Modena (21 in più), 3.466 a Bologna (81 in più), 356 le positività registrate a Imola (1 in più), 787 a Ferrara (16 in più). In Romagna sono complessivamente 4.215 (56 in più), di cui 934 a Ravenna (8 in più), 821 a Forlì (10 in più), 614 a Cesena (10 in più), 1.846 a Rimini (28 in più).

La rete ospedaliera: 4.696 i posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid-19

Da Piacenza a Rimini, il lavoro della rete ospedaliera per il piano di rafforzamento messo a punto dalla Regione ha portato complessivamente, a oggi, a 4.696 i posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid 19: 4.184 ordinari (60 in meno di ieri, perché riconvertiti ad attività no Covid) e 512 di terapia intensiva (15 in meno di ieri). Nel dettaglio: 594 posti letto a Piacenza (di cui 38 per terapia intensiva), 972 Parma (58 quelli di terapia intensiva), 539 a Reggio Emilia (58 terapia intensiva), 506 a Modena (74 terapia intensiva), 1.059 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (147 terapia intensiva, di cui 12 a Imola), 333 Ferrara (38 terapia intensiva), 693 in Romagna, di cui 99 per terapia intensiva(nel dettaglio: 187 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 22 Riccione; 106 Ravenna, di cui 14 per terapia intensiva, a cui si aggiungono ulteriori 8 posti messi a disposizione da Villa Maria Cecilia di Cotignola per la terapia intensiva; 24 a Faenza, al San Pier Damiano Hospital; 97 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva; 89 Forlì, di cui 10 per terapia intensiva, a cui si aggiungono 40 letti ordinari nella struttura privata Villa Serena; 128 a Cesena, di cui 26 per terapia intensiva).

Attività dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile

Dispositivi di protezione individuale e materiale sanitario

Dal Dipartimento nazionale, sono pervenuti oggi all’Agenzia 279.200 mascherine chirurgiche, 103.000 mascherine ffp2 e 100.00 mascherine monovelo Montrasio.

Sul sito del Dipartimento e su quello del Ministero della Salute, sono aggiornati i dati complessivi dei DPI e delle apparecchiature elettromedicali distribuiti dalla Protezione Civile a Regioni e Province autonome, attraverso il sistema informatico ADA (Analisi Distribuzione Aiuti).

Volontariato

Domenica 19 aprile sono stati 531 i volontari di protezione civile dell’Emilia-Romagna impegnati nell’emergenza; dall’inizio delle attivazioni del volontariato, si sono accumulate 27.249 giornate complessive. Le attività più rilevanti in svolgimento riguardano il supporto ai Comuni per l’assistenza alla popolazione (comprende anche le funzioni di segreteria e logistica presso i COC, il servizio presso la mensa Caritas di Reggio Emilia), con l’apporto degli scout Agesci in diverse province (circa 350 volontari); il supporto alle Ausl nel trasporto degenti con ambulanze, trasporto campioni sanitari, consegna farmaci e controllo delle temperature al porto di Ravenna 184 (Cri e Anpas volontari).

Proseguono le attività presso la mensa Caritas di Reggio Emilia e la disinfezione e sanificazione dei mezzi di soccorso a Parma.

Ai numeri precedenti, vanno aggiunti i 31 volontari dell’Associazione Nazionale Alpini (ANA) dell’Emilia-Romagna che stanno coprendo il turno 18/25 aprile presso il campo soccorritori allestito in prossimità dell’ospedale di Bergamo.

Personale sanitario volontario da altre regioni

Dall’inizio dell’emergenza, sono pervenuti in Emilia-Romagna tre contingenti di infermieri (totale 54) e quattro di medici (totale 56). Vitto e alloggio sono assicurati dalle AUSL territoriali.

Punti Triage

Sono 33 i punti-triage attivi in E-R (10 davanti alle carceri, 23 per ospedali e cliniche): 3 in provincia di Piacenza (Piacenza città, Fiorenzuola d’Arda e Castel San Giovanni);3 in provincia di Parma (Parma città, Vaio di Fidenza e Borgotaro); 3 in provincia di Reggio Emilia (Reggio Emilia città, Montecchio e Guastalla); 5 in provincia di Modena (Sassuolo, Vignola, Mirandola, Pavullo e Modena città); 3 nella città metropolitana di Bologna (davanti al Sant’Orsola e al Maggiore, e a Imola); 2 in provincia di Ferrara (Argenta e Cento); 1 in provincia di Forlì-Cesena (Meldola); 1 in provincia di Ravenna (Ravenna città); 1 in provincia di Rimini (Rimini città) e 1 nella Repubblica di San Marino./Ti.Ga.

Mille euro ai sanitari: premio o specchietto per le allodole? Bonaccioni faccia delibera e spieghi quando e a che titolo li stanzierà

Da: Ufficio Stampa Lega

“Il governatore Stefano Bonaccini ha annunciato un riconoscimento in media di 1.000 euro a ognuno dei circa 60mila medici, infermieri, operatori socio-sanitari dell’Emilia-Romagna, per premiarli del lavoro che stanno svolgendo nel contrasto all’emergenza Covid 19. Ebbene, ora emani la delibera nella quale sia spiegato quando e a che titolo verranno erogati i mille euro a ciascun operatore sanitario”.

È quanto chiede il gruppo Lega E-R, che ribadisce i dubbi sollevati dal sindacato regionale dei medici “Anaao-Assomed”, che mette in guardia sul fatto che “i mille euro non possono essere erogati a titolo di indennità di rischio, la quale andrebbe invece riconosciuta e trattata in sede di Conferenza Stato-Regioni, in modo stabile e permanente. Tant’è che, a tal proposito, le organizzazioni sindacali hanno già provveduto a definire regole di massima decisamente stringenti da inserire nei tavoli di contrattazione aziendale”.

Nel frattempo – aggiungono i leghisti – ci sono giunte segnalazioni di alcune Ausl della Regione che si sarebbero già apprestate in modo unilaterale a versare una somma, benché minima, integrativa dello stipendio già nel mese di aprile.

“Stiamo attraversando una fase in cui urge estrema chiarezza per quelle che saranno le misure di sostegno alle categorie del settore sanitario, duramente esposte e sotto pressione negli ultimi mesi – spiegano Matteo Rancan, Daniele Marchetti, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Michele Facci, Emiliano Occhi, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli, Fabio Bergamini, Maura Catellani, Matteo Montevecchi, Valentina Stragliati e Simone Pelloni – pertanto chiediamo alla Giunta regionale quale sarà, nel dettaglio, il processo di elargizione del premio in busta paga annunciato da Bonaccini a sostegno degli operatori del settore sanitario”.

“Inoltre – aggiungono nell’atto ispettivo i consiglieri –: l’importo del premio promesso da Bonaccini sarà calcolato solo con riferimenti al numero degli operatori per ogni Ausl o verranno presi in considerazione altri parametri come, ad esempio, il numero di ricoverati delle varie strutture?”

Il programma dal 20 al 23 aprile. Spettacoli, concerti, le dirette streaming di BJF e di Cantina Bentivoglio

Da: Organizzatori

Lo Speciale Ventrano e Randisi, il concerto di Richard Galliano & Friends e le “Memorie di Adriano, le canzoni del clan di Adriano Celentano”, le dirette in streaming del Mei

Spettacoli, concerti, il cinema e la grande arte raccontata da Eugenio Riccomini. Sono di grande qualità e per tutti i gusti gli appuntamenti proposti dal 20 al 23 aprile, nella programmazione di #laculturanonsiferma, il festival multimediale promosso dalla Regione Emilia-Romagna in collaborazione col mondo della cultura regionale. Il festival, che continua a riscuotere un grande successo di pubblico, offre sulle piattaforme emiliaromagnacreativa.it, Lepida tv, e Sky, uno spaccato della migliore produzione culturale dell’Emilia-Romagna, alla portata di tutti coloro che sono a casa per le misure di contenimento dell’epidemia.

Per quanto riguarda gli spettacoli, dopo oltre un mese di fitta programmazione è in arrivo lo Speciale di Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Calcheranno il palcoscenico virtuale due Maestri di un teatro d’attore antichissimo e popolare che da sempre si fa con strumenti poveri che sulla scena valgono tutto: il corpo, la voce, la capacità di evocare fantasmi, di trascinarci altrove e di farci sognare. Lo Speciale Vetrano Randisi si apre con lo spettacolo Totò e Vicè (21 aprile).

Sempre per il cartellone teatrale da segnalare: Corpi impuri, di e con Marinella Manicardi, attrice e drammaturga che porta in scena un oggetto scandaloso e solo fino a qualche anno fa neppure nominato e nominabile, quello delle mestruazioni. A cura di Associazione Orlando – Archivio di storia delle donne (20 aprile).

Gli attori della Compagnia permanente di Ert Fondazione presentano per il cartellone #laculturanonsiferma, Uno, nessuno, centomila, 8 puntate della lettura integrale del romanzo più noto dello scrittore e drammaturgo italiano, premio Nobel per la Letteratura nel 1934, Luigi Pirandello. Pubblicato a puntate sulla “Fiera Letteraria” e poi in volume nel 1926, l’opera è quasi una summa del pensiero di Luigi Pirandello, tra gli scrittori italiani più importanti e celebri della modernità. A partire dal 21 aprile.

Per la musica Emilia Romagna Festival propone il concerto straordinario di Richard Galliano & Friends. Con Galliano, grande virtuoso della fisarmonica e del bandoneon, Massimo Mercelli al flauto e il quintetto I Solisti Aquilani (23 aprile).

Intranima Lieder, opera di Corrado Sevardi. Ciclo rappresentativo per voce recitante, mezzosoprano, pianoforte e violino, su testi di Giorgio Bassani. L’opera “Intranima Lieder” di Corrado Sevardi nasce dall’incontro con il pianista Davide Finotti. Ventidue poesie di Giorgio Bassani, di cui ricorre il ventennale della scomparsa proprio quest’anno, vengono incastonate da Sevardi in un lavoro musicale che ne esplicita drammaturgicamente la potenza visionaria ed evocativa (20 aprile).

Proseguono poi le dirette streaming a cura del Mei, con gli ospiti dal 20 al 23 aprile: Macola (20 aprile); Capitan Fede Poggipollini (21 aprile); Lisa Manara (22 aprile) e Battista (23 aprile).

Continua anche Jazz a domicilio – La Maratona del Jazz: in collaborazione con Bologna Jazz Festival e Camera Jazz Club di Bologna. Il BJF sostiene così la campagna regionale di raccolta fondi per l’emergenza sanitaria, con l’invito a tutti gli spettatori dei canali mediatici coinvolti (internet, radio e televisione) a donare versando sul conto corrente diffuso dalla Regione Emilia-Romagna. Il festival jazz bolognese sostiene inoltre i musicisti coinvolti, una categoria professionale particolarmente colpita dal blocco delle attività dello spettacolo, elargendo loro un piccolo compenso economico per continuare a suonare per la comunità. Dal 20 al 23 aprile, le dirette streaming con: Aldo Betto, chitarra (20 aprile, ore 19,30);Checco Coniglio, trombone (21 aprile, ore 22,30);Sourakhata Dioubate, djembe, tamburi bassi, varie(22 aprile, ore 19,30); Renato Chicco, pianoforte (23 aprile, ore 22,30).

Per quanto riguarda Casa Bentivoglio, da noi a voi sulle note del Jazz: le prossime dirette streaming sono in programma martedì 21 aprile con Francesco Diodati, chitarra sola e giovedì 23 aprile con Bebo Ferro, chitarra sola.

Infine le Memorie di Adriano, le canzoni del clan di Adriano Celentano. In programma martedì 21 aprile alle 21,00, canzoni di un’Italia di nuovo giovane, che guardava altrove e a se stessa anche nelle canzoni, tenere ed urlate, scritte da autori vari ed arrangiate dai migliori per essere cantate da tutti, insieme al molleggiato e a Don Backy. Canzoni danzate e sussurrate che cantiamo, diversamente, anche oggi per appartenenza e desiderio, per curiosità e gusto di una memoria viva e sorprendente. Con Peppe Servillo, voce; Javier Girotto, sax; Fabrizio Bosso, tromba; Furio Di Castri, contrabbasso; Rita Marcotulli, pianoforte; Mattia Barbieri, batteria. Produzione proMusic Lab e Ater.

Da segnalare anche i cinque appuntamenti con Eugenio Riccomini per ripercorrere la storia dell’arte dal Quattrocento all’Ottocento. Dall’inizio dell’Umanesimo al suo trionfo, da Leonardo a Raffello e Michelangelo; dalla visione borghese in Olanda e nelle Fiandre, con Vermeer e Rembrandt, agli ultimi fuochi d’artificio dell’arte italiana, tra classicismo e romanticismo. Tutti i lunedì alle 22, 30 dal 20 aprile. video sono a cura del regista Giovanni Mazzanti, produzione Mazzanti Media.

Per il cinema in evidenza la Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi, con l’esordio alla regia cinematografica di Marco Martinelli. Prodotto dal Teatro delle Albe e sostenuto da Emilia-Romagna Film Commission il film è dedicato alla figura della leader birmana, a cui presta il volto la pluripremiata attrice Ermanna Montanari (mercoledì, ore 20,45).

Gli eventi andranno on line sulle piattaforme regionali di EmiliaRomagnaCreativa (www.emiliaromagnacreativa.it) e Lepida Tv www.lepida.tv, canale YouTube LepidaTV OnAir, oltre che sul canale 118 del digitale terrestre e sul 5118 di Sky e sulle pagine web e social degli operatori culturali coinvolti nell’evento.

Due bandi straordinari per il sostegno degli affitti

Da: Gruppo partito democratico

Il primo da 500mila euro rivolto ai lavoratori dipendenti e autonomi che hanno risentito della crisi. Il secondo da 100mila euro per gli studenti fuori sede. Le risorse necessarie prendiamole dalla rinegoziazione dei mutui CDP.

In queste settimane di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 si fa sentire ancora di più il problema casa: sono tanti i lavoratori dipendenti o autonomi che hanno risentito della crisi, perdendo il lavoro o vedendo sospesa o ridotta la propria attività. Persone che si trovano quindi in difficoltà a fare la spesa e a pagare l’affitto di casa.

E sono tanti anche gli studenti fuori sede iscritti all’Ateneo ferrarese che sono rientrati a casa, ma che hanno contratti di locazione ancora attivi nella nostra città.

Il problema del pagamento dei canoni di locazione è stato sollevato nelle scorse settimane sia dai sindacati che tutelano gli interessi degli inquilini, sia dai sindacati che tutelano quelli dei proprietari, che dai sindacati degli studenti universitari. E anche noi come gruppo PD abbiamo nelle scorse settimane presentato una interrogazione al Sindaco per chiedere la convocazione di un tavolo con le parti interessate per definire criteri per la rimodulazione dei canoni e interventi per venire incontro alle persone e alle famiglie che a causa dell’emergenza Covid-19 non riescono temporaneamente a far fronte agli affitti.

Oggi facciamo una proposta concreta in linea con quanto richiesto.

Se al problema della spesa si è fino a oggi risposto con i “buoni spesa” attualmente in distribuzione, grazie al finanziamento di 400 milioni di euro che il Governo ha destinato ai Comuni italiani e che a Ferrara ha visto arrivare quasi 700mila euro, rimane ancora irrisolto il problema del pagamento degli affitti.

Proponiamo quindi, tramite la mozione che abbiamo protocollato, la creazione di due bandi ad hoc.

Il primo bando destinato specificamente ai lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro (compresi contratti atipici e saltuari) e che si trovino in difficoltà con il pagamento del canone di locazione di carattere residenziale. Persone che abbiano avuto una diminuzione del reddito del nucleo familiare in misura non inferiore al 30% per cause riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19, rispetto alle corrispondenti mensilità dell’anno 2019. Tale riduzione potrà essere riferita sia a redditi da lavoro dipendente (riduzione orario di lavoro, cassa integrazione, ecc.), sia a redditi da lavoro autonomo (con particolare riferimento alle categorie ATECO la cui attività è sospesa a seguito dei provvedimenti del governo), sia a redditi di lavoro con contratti non a tempo indeterminato di qualsiasi tipologia. La proposta è quella di concedere un contributo che coprirà fino al 50% del canone di locazione e, comunque, in misura non superiore a 250€/mese, fino a un massimo di 750€ per un massimo di 3 mensilità successive, e che potrà operativo da maggio 2020.

Il secondo bando destinato agli studenti fuori sede ma domiciliati regolarmente a Ferrara e iscritti per l’anno accademico in corso all’Università di Ferrara, che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 abbiano lasciato il proprio domicilio a Ferrara e che si trovino in difficoltà con il pagamento del canone di locazione, dando priorità nella redazione della graduatoria a quegli studenti che si trovano in No Tax Area, ovvero quella soglia di reddito entro la quale l’imposta dovuta è pari a zero (che per la regione Emilia-Romagna risultata essere pari a 23.000€). La proposta è quella di concedere un contributo una tantum di 100€ aumentabili a 150€ in caso di avvenuta rinegoziazione del contratto di locazione.

Per il primo bando proponiamo una dotazione iniziale di 500mila euro e per il secondo bando una dotazione iniziale di 100mila euro, utilizzando parte dei fondi liberati dalla rinegoziazione dei mutui MEF e CDP.

Nelle scorse settimane infatti il Governo nel decreto CuraItalia ha spostato al 2021 il pagamento della quota capitale dei mutui MEF, e successivamente anche CDP, d’intesa con Anci, Upi e Governo, ha attuato una analoga determinazione sui mutui accesi dai Comuni. Inoltre sempre CDP il 17 aprile ha messo in campo un ulteriore intervento a sostegno della finanza locale per quei comuni, tra cui quello di Ferrara, colpiti dagli eventi sismici del 2012, permettendo un differimento del pagamento delle rate dei mutui previste per il 2020 in 20 semestralità a partire dal 2021, senza sanzioni né interessi.

Questa possibile rinegoziazione dei mutui è particolarmente vantaggiosa e libererebbe sulla parte corrente del bilancio 2020 per il Comune di Ferrara risorse per circa 1,5 milioni di euro, e queste risorse devono essere obbligatoriamente utilizzate per far fronte all’emergenza sanitaria ed economica dovuta al Covid-19.

Maggiore attenzione e sostegno all’attività dei Centri antiviolenza sulle donne

Da: Gruppo Europa Verde

Il Gruppo Europa Verde dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, attraverso un’interrogazione presentata oggi, raccoglie e rilancia l’allarme lanciato dall’Associazione nazionale D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – che segnala dati molti preoccupanti rispetto alle richieste di aiuto da parte di donne vittime di violenze domestiche. Dalla rilevazione condotta tra le 80 organizzazioni che aderiscono alla Rete emerge un incremento delle richieste di supporto del 74,5 per cento (oltre 1200 donne in più) rispetto alla media mensile registrata con l’ultimo rilevamento statistico (2018).
In Emilia-Romagna, da un’analisi a campione fatta sui dati di 4 centri (Lugo, Ferrara, Modena, Reggio Emilia), risulta che a marzo 2020 – rispetto allo stesso mese del 2019 – sono aumentate le richieste di ospitalità specialmente in emergenza (28% contro l’11% del 2019); che nel marzo 2020 le donne vittime di violenza che per la prima volta hanno chiesto aiuto con figli/e sono pari al 69% (nello stesso mese del 2019 erano l’82%); sono più spesso vittime di violenze fisiche (67% nel marzo 2020 contro il 53% di marzo 2019); gli autori delle violenze sono più spesso coniugi e conviventi (70% nel marzo 2020 contro 57% nello stesso mese 2019).
Come riportato nel testo dell’interrogazione, Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna conferma che anche nella nostra regione il Covid-19 non ha fermato l’attività nei Centri antiviolenza e nelle Case rifugio ad indirizzo segreto, e che è continuato il sostegno sia alle donne che già si erano rivolte a un Centro antiviolenza sia alle donne che ne hanno contattato uno per la prima volta.
Con l’interrogazione il Gruppo Europa Verde chiede alla Giunta regionale se stia monitorando l’evolversi del fenomeno della violenza contro le donne in Emilia-Romagna e se intenda adoperarsi per contribuire alla diffusione delle informazioni sulle attività di supporto svolte dai Centri antiviolenza sulle donne della regione, rivolgendo la propria attenzione anche alle donne immigrate che sono meno informate sulle possibilità di supporto attivabili da parte delle istituzioni e della legge italiana. Infine si chiede se la Giunta intenda istituire fondi regionali strutturali su base pluriennale finalizzati a sostenere in maniera continuativa il lavoro dei Centri antiviolenza presenti sul territorio regionale così da garantire una programmazione delle attività temporalmente più estesa e meglio cadenzata.
“La convivenza forzata dovuta al periodo di quarantena e/o di distanziamento sociale presso l’abitazione – spiega la Consigliera Silvia Zamboni – sta aggravando l’esposizione a comportamenti violenti di cui molte donne erano già vittime o diventa causa di nuove violenze domestiche. In questo contesto, i dati confermano che i Centri antiviolenza sono un punto di riferimento cruciale per le donne e che hanno proseguito la propria attività nonostante le difficoltà del momento e le scarse risorse economiche di cui dispongono, a causa di fondi nazionali esigui e di una politica regionale che si basa su finanziamenti attraverso bandi annuali. Faccio quindi mio l’appello della Presidente di D.i.Re Antonella Veltri, afferma Zamboni: servono ulteriori risorse rispetto ai 3 milioni annunciati dal Governo con il decreto Cura Italia, sia per reperire alloggi di emergenza sia per sostenere attività fondamentali quali la formazione e l’inserimento lavorativo delle donne. Non si possono lasciare soli i Centri antiviolenza in questa fase di emergenza. E anche in futuro, quando le richieste di supporto potrebbero aumentare ancora”.

Al cantón fraréś
inizia su Ferraraitalia una nuova rubrica sul dialetto

Comincia oggi su Ferraraitalia una rubrica, e una collaborazione, a cui molto tenevo e che, credo, molto sarà apprezzata dai lettori: dai  ferraresi ma anche dai parlanti un altro dialetto, o da chi non parla e non capisce alcun dialetto. Il dialetto, ormai dovemmo averlo imparato, non è una ‘cultura minore’ – anzi per questo giornale le culture, le letterature, i generi  ‘minori’, non esistono proprio. Quel che conta è la qualità della scrittura e di quello che scrivi. Grazie dunque a Ciarìn che ha accettato di curare questa rubrica.
(Effe Emme)

Da bambino, negli anni ’50, non parlavo dialetto ma lo sentivo intorno a me: lo usavano i più grandicelli, gli adulti, i nonni. Era normale al mercato, in bottega, in piazza.
I miei lo parlavano fra di loro, come pure le famiglie intorno. Impossibile non assorbirlo.
Io non potevo. Se mi scappava una parola ricevevo una cépa… si doveva usare l’italiano in casa come a scuola.

Un giorno, imparando a pedalare in biciclino senza ruotine, mio padre mi lasciò andare. Quando mi accorsi che ero solo, gridai: “Faccio la voltata?”, e lui: “An as diś briśa voltata, as diś curva!” Patapùm, per terra. Ma avevo imparato una nuova parola in lingua. E sei parole in dialetto, da tenere in serbo!

Andando d’estate ‘in parenti’, nel bar/latteria di Gualdo ero al zitadìn (al fiòl ad Mario) che i grandi prendevano in giro: “El vera che a Frara agh è i tram col tiràch?” e ridevano, perché io non sapevo rispondere. Però invidiavo la libertà dei miei coetanei: si esprimevano in dialetto, giravano scalzi, pescavano i noni con un buslòt.

Quando si andava con i genitori nei vari campsànt, poi si faceva una visita a zii e cugini nella campagna copparese, a la Bera o a Ughiéra. Avvertivo nelle loro parlate sfumature e accenti differenti.
Un giorno avrei saputo che si trattava di varianti dialettali.

Successe, nel 1995 circa, quando nella biblioteca dove lavoravo conobbi Melanie Hinds, studentessa gallese dell’Università di Reading nei pressi di Londra a cui Giulio Lepschy, linguista di fama internazionale, aveva proposto una tesi proprio sul dialetto ferrarese. Per aiutarla, con la collega Arianna Chendi, iniziammo una ricerca di documenti storici, letterari, saggistici, sul nostro vernacolo. L’iniziativa sfociò in una corposa sezione bibliografica: poesie, commedie, manoscritti, studi, almanacchi, periodici. Inoltre compilammo l’elenco di tutte le compagnie teatrali del territorio.
Ora tutti i materiali, con ulteriori arricchimenti, sono consultabili nelle biblioteche comunali Ariostea e Bassani.

Il lavoro è diventato anche un mio interesse personale. Ho potuto conoscere autori, frequentare manifestazioni dialettali, ascoltare le storie di un tempo, partecipare in giuria ai concorsi di lingue locali, leggere poesie di ieri e oggi.
In sostanza, cogliere con passione il valore del dialetto ferrarese, della parlata dei miei genitori, della voce dei ricordi.

Iniziamo questa rubrica con l’autore Mendes Bertoni che ci porge, in versi, la sua visione del dialetto.

Dialèt fraréś

Fra i tant dialèt ch’as ciàcara in Italia
agh n’è, aη so quanti, ch’is fà dar dal sgnór;
al squaquarot, pr’esempi, nisùη l’uguaglia
tant l’è pin d’festa, ciàr, ricamadór.

L’ardent napulitàη, ch’al mónd l’incanta
coη chi sò tòη varià, pin ad calór;
e quel ad Meli, ad Porta, chi jè na canta,
e quel d’Trilussa ch’al va drit al cuór.

Ma agh’è anch quel ch’as ciàcara chi a Frara
che l’è al più sćet ad tut i sò fradié.
L’è crud, murdént e dur… na perla rara,

senza bliη bliη, né fróηzul, né pretesa.
D’na graη zinzerità ch’fà maravié,
al spècia pròpia l’anima fraréśa.

Mendes Bertoni

Dialetto ferrarese
Fra i tanti dialetti che si parlano in Italia / ce n’è, non so quanti, che si fanno dare del signore; / il veneziano, ad esempio, nessuno l’uguaglia / tanto è pieno di festa, chiaro, ricamatore. / L’ardente napoletano, che il mondo incanta / con quei suoi toni variati, pieni di calore; / e quello di Melli, di Porta, che sono un canto, / quello di Trilussa che va dritto al cuore. / Ma c’è anche quello che si parla qui a Ferrara / che è il più schietto di tutti i suoi fratelli. / È crudo, mordace e duro… una perla rara, / senza moine, né fronzoli, né pretese. / Di grande sincerità che fa meraviglia, / rispecchia proprio l’anima ferrarese.
[Tratto da: Antologia della Divina commedia (Inferno) ; e In zzà e in là : composizioni in vernacolo ferrarese / Mendes Bertoni ; tavole fuori testo di Attilio Orlandini. – Ferrara [s.n], 1986]

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Mendes Bertoni (Ferrara 1905 – 1987)
Socio fondatore del Tréb dal tridèl, cenacolo di cultura dialettale ferrarese. Autore di poesie e commedie dialettali fra le quali La sbragunzona e Tut a l’arversa in tre atti, molto rappresentate. Si è cimentato con divertente risultato nella traduzione in ferrarese di alcuni canti della Divina Commedia.

“Alziamo la voce per misure di aiuto al Turismo”

Da: Capogruppo Forza Italia Ferrara

Da più parti si parla con sempre maggiore insistenza di avviare la c.d. fase 2 dell’emergenza. Sussistono, però, particolari problemi per alcuni settori, in particolare per quello del turismo. Sia chiaro: questo non è l’unico comparto che ha e avrà grosse ripercussioni in relazione alla pandemia, quindi non dovrà essere lasciato indietro nessuno, ma occorre tener conto del fatto che Ferrara è una città che vive molto sui servizi legati al ricettività.

Le preoccupazioni degli operatori sono reali, soprattutto in considerazione di come è vista l’Italia dall’estero: uno dei luoghi in cui il covid-19 sta incidendo in maniera più tragica. È lecito pensare che per molti mesi a venire i potenziali turisti stranieri scelgano posti sicuri per i loro viaggi. Cito a tal proposito la Grecia che, per una serie di ragioni allo studio degli esperti, ha avuto tra i migliori indici di contenimento sia dei casi positivi che dei decessi.

Tramite videoconferenza sabato si è tenuto un confronto tra i vertici di Forza Italia e i rappresentanti degli operatori del settore turistico. A seguito delle idee emerse, le proposte che verranno presentate al Governo sono quelle di immissione di liquidità con risorse a fondo perduto, azzeramento del cuneo fiscale a fine 2020, accesso agevolato a un Fondo di emergenza per nuovi crediti e abbassamento delle tasse.
Tutto questo per sostenere un settore che, a livello nazionale rappresentava il 13% del Pil, con un fatturato di 230 miliardi, fornendo lavoro ad oltre 3,5 milioni di persone.

Naturalmente i provvedimenti indicati potranno essere adottati solo a seguito di crediti e garanzie dall’Europa, dove a giorni si giocherà una partita fondamentale per il futuro del nostro Paese.

Ritengo che anche Ferrara, tramite tutti i suoi rappresentanti istituzionali, dovrà alzare la voce per la difesa del comparto, anche in maniera anticipata rispetto ad altri luoghi, considerando che – fortunatamente – la diffusione del covid nel nostro territorio è stata più limitata che altrove. È altrettanto scontato il presupposto che le singole attività dovranno obbligatoriamente adottare tutte le protezioni possibili a tutela della salute.

Ripresa lavori impianto beach tennis – palestre fitness

Da: Comune di Comacchio

Ripartono oggi i lavori di completamento per il complesso sportivo per Beach Tennis e palestre fitness: uno degli spazi sportivi che connoteranno la Cittadella dello Sport ad est della Citta, in area Raibosola.
I lavori, sospesi un mese fa all’indomani delle restrizioni previste per il contenimento dell’epidemia, riprendono oggi (lunedì 20 aprile) per dare seguito agli interventi previsti ed eseguiti dall’ATI Impresa I.T.I. Impresa Generale S.p.a. di Modena.
Come prevedono le disposizioni in materia di sicurezza la ripresa delle attività lavorative sarà modulata, di volta in volta, per singola lavorazione, in base alle zone del cantiere, esclusivamente per le attività consentite, contenendo in questo modo gli accessi nel rispetto delle normative indicate dai decreti governativi.
L’ultimazione dei lavori, dopo il forzoso periodo di sospensione, dovrà avvenire entro maggio prossimo, così come stabilito dalla disposizione del contratto in essere.

Emilia-Romagna per le donne c’è l’app “Non da sola”

Da: Organizzatori

Realizzata dal Servizio Assistenza territoriale della Regione in collaborazione con Lepida, è disponibile per le piattaforme IOS e Android. C’è anche la “cartella della gravidanza”, strumento multilingue con diario, schede informative e diritti

Gli esami da fare sulla base del trimestre di gravidanza, il Punto nascita più adatto alle proprie necessità e preferenze, come effettuare la donazione del cordone ombelicale, i consigli per l’allattamento.

Tante indicazioni e informazioni, tutte a portata di app: è “Non da sola”, l’applicazione dedicata al mondo della gravidanza e del parto realizzata dalla Regione Emilia-Romagna – Servizio Assistenza territoriale – in collaborazione con Lepida. Scaricabile gratuitamente e disponibile per smartphone e tablet Android e iOS, l’app rientra nell’omonimo progetto regionale, il cui obiettivo è accompagnare la donna –e la coppia– in tutto il percorso: dalla gestazione ai mesi successivi alla nascita del bimbo.

“In questo periodo così complesso- commenta l’assessore alle Politiche per la salute della Regione, Raffaele Donini- i nostri sforzi sono principalmente concentrati sull’emergenza Coronavirus. Ma non ci dimentichiamo certamente di tutto il resto, dei servizi e dell’assistenza di cui continuano ad aver bisogno i cittadini. A partire dalle future mamme e papà, che peraltro si trovano a vivere l’esperienza dell’attesa di un figlio in un momento così delicato. Questo strumento, agile, pensato e realizzato per le donne, offre un supporto in più per comprendere e vivere in modo consapevole la gravidanza e il parto. Speriamo che possano utilizzarlo sempre più donne”.

Cosa devono fare le donne in gravidanza
Nonostante l’emergenza sanitaria da Coronavirus, le donne in gravidanza che non hanno sintomi devono fare regolarmente i controlli ed esami indicati anche nella app, secondo gli appuntamenti stabiliti: l’assistenza al percorso nascita nei consultori e nei punti nascita è sempre garantita nel massimo rispetto delle norme di sicurezza. Per le donne con sintomi, i controlli saranno da valutare o ri-valutare, contattando telefonicamente il personale del consultorio che indicherà, in base al calendario e al tipo di controllo, le cose da fare.

L’app: come funziona, quali servizi offre
Nel dettaglio, l’applicazione permette di specificare le proprie preferenze in merito ai percorsi per il travaglio, il parto o il post parto (ad esempio, “parto naturale dopo cesareo/parto in acqua”, “epidurale/agopuntura”, donazione del cordone ombelicale) e di trovare rapidamente, usando eventualmente la geolocalizzazione dell’utente, il Punto nascita che risponde meglio alle proprie esigenze.

Le informazioni che aiutano la donna a orientarsi nelle scelte da compiere, secondo i bisogni propri e del bambino, sono arricchite anche dalla “cartella gravidanza”, strumento ideato e progettato per rispondere ai diversi percorsi clinici. La cartella contiene tre elementi: il diario, una guida che, trimestre dopo trimestre, illustra l’assistenza proposta in Emilia-Romagna; schede informative, ognuna dedicata a un tema specifico (stili di vita, sostegno durante il travaglio, allattamento, vaccinazioni in gravidanza) per rispondere ai dubbi e alle perplessità più comuni; infine, diritti in gravidanza, ovvero una breve guida sui diritti che tutelano la donna lavoratrice durante la gestazione.

La cartella della gravidanza può essere consultata nella app, ma anche essere richiesta in versione cartacea nei consultori e negli ambulatori ospedalieri. Inoltre è disponibile online all’indirizzo www.saperidoc.it in italiano e in versione multilingue (inglese, francese, spagnolo, russo, arabo, cinese, urdu e rumeno).

L’app “Non da sola” permette, infine – se l’utilizzatrice ha fornito il consenso alla geolocalizzazione e all’uso del proprio numero di cellulare – di essere richiamata da un professionista del Consultorio (per le Aziende sanitarie che hanno già attivato il servizio) e di fare, in caso di necessità, una chiamata di emergenza al 118, inviando contestualmente le coordinate della propria posizione.

La Regione sta predisponendo una specifica campagna di comunicazione per promuovere in modo capillare su tutto il territorio la conoscenza di questa applicazione.

-468 imprese (-30.000 In Italia) nel primo trimestre

Da: Ufficio stampa

468 imprese in meno nei primi tre mesi del 2020 contro un calo di 421 nello stesso trimestre del 2019. Il bilancio della nati-mortalità delle imprese ferraresi tra gennaio e marzo di quest’anno (-30.000 le aziende cessate sul territorio nazionale) risente delle restrizioni seguite all’emergenza Covid-19 e rappresenta il saldo peggiore degli ultimi 7 anni, rispetto allo stesso arco temporale. Gli effetti conseguenti allo stato di eccezionalità in cui l’economia reale si sta muovendo appesantiscono il risultato di un bilancio che nei primi tre mesi dell’anno chiude sempre in rosso per effetto delle chiusure comunicate sul finire dell’anno precedente. In netto calo sia le iscrizioni che, in misura minore, le cessazioni. Tra gennaio e marzo si registrano 479 nuove aperture, a fronte di 532 dello stesso trimestre dell’anno precedente, e 947 chiusure contro le 953 del 2019.
E’ quanto emerge della fotografia scattata dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sulla natalità e mortalità delle imprese ferraresi nel I° trimestre 2020.

“Sulla liquidità servono mai come in questo momento interventi imponenti, ora l’obiettivo è salvare il sistema industriale ed economico e non guardare a deficit e debito. Ci sarà tempo per farlo, anche perché il rischio concreto è di salvare i conti pubblici oggi, ma non avere più contribuenti domani”. Così il presidente della Camera di commercio, Paolo Govoni, che ha aggiunto: “Il fatturato della gran parte delle imprese è ormai zero o prossimo allo zero, e la possibilità che molte aziende in queste condizioni chiudano per non riaprire più è concreto. Per questo – ha concluso il presidente della Camera di commercio – stamattina (21 aprile) la Giunta varerà un intervento da mezzo milione di euro per garantire che la liquidità arrivi immediatamente alle imprese, attraverso un potenziamento delle garanzie pubbliche per la concessione di credito da parte delle banche”.

Dal punto di vista delle forme giuridiche adottate dalle imprese, il contributo in controtendenza viene sempre dalle società di capitali (37 imprese in più nel trimestre, pari ad un tasso di crescita positivo dello 0,54%, in lieve accelerazione rispetto al 2019, ma lontano dal buon risultato del 2018 quando si è registrato lo 0,94%). L’aggregato che arretra di più e che spiega gran parte del saldo negativo complessivo è quello delle imprese individuali, diminuito in tre mesi di 433 unità (in termini relativi si tratta di un -2,11% contro il -1,85% del 2018), mentre meno significativa, in termini assoluti, è stata la riduzione delle società di persone (66 unità, lo 1,04% in meno rispetto a fine dicembre, in termini percentuali una velocità dimezzata rispetto a quella delle imprese individuali). Solo in lieve contrazione sono le altre forme giuridiche (cooperative e consorzi), con 6 unità in meno.
Il trend è diffuso su gran parte del territorio nazionale, soprattutto tra imprese del Nord Italia con saldi negativi importanti soprattutto nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. L’analisi a livello regionale mostra saldi negativi anche in altri ambiti di riferimento, in peggioramento per l’Emilia-Romagna e l’Italia, ma con contrazioni più contenute rispetto alla provincia di Ferrara. Solo 3 province su 105 hanno registrato lievi saldi positivi (nel 2019 sono state 6 e nel 2018 15), con percentuali tutte inferiori all’1%, ma Ferrara segna il peggior tasso di crescita negativo, seguita da Rovigo, Isernia e Ravenna.

Tra i settori, gli unici che non diminuiscono la propria base imprenditoriale sono le attività immobiliari e il comparto relativo a noleggio e servizi alle imprese. In termini assoluti i saldi negativi più pesanti si registrano in agricoltura (-154 unità, si tratta di una tendenza di fondo che prosegue da anni, che solo saltuariamente rallenta) e nel commercio (-141), settore che prosegue, peggiorando, la contrazione già evidenziata lo scorso anno, cui si deve quasi un terzo dell’intero saldo negativo. Continua il ridimensionamento anche del settore edile, -59 unità, bilancio segnato dal trend particolarmente pesante del settore artigiano (-47 unità), un valore che da solo spiega gran parte dell’ulteriore battuta d’arresto dell’edilizia. Contrazioni più contenute si registrano poi nell’industria manifatturiera (-18 unità il saldo tra aperture e chiusure), nelle attività dei servizi di trasporto (-10).

Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, accelera soprattutto la contrazione il settore delle attività di alloggio e ristorazione (-37 unità , contro le -15, del 2019). A fare le spese del cattivo inizio d’anno sono state le imprese più piccole, in particolare quelle artigiane (che al 31 marzo erano 124 in meno rispetto alla fine di dicembre). Gli indicatori per il settore artigiano registrano contrazioni che in termini relativi risultano peggiori sia rispetto al totale delle imprese, sia al confronto con il 2018. L’andamento di questo particolare settore economico è, infatti, fortemente determinato da quello delle imprese individuali, la forma giuridica più diffusa tra gli artigiani (il 77% del totale). L’unico settore artigiano che cerca di contenere la contrazione del comparto, con una variazione positiva, ma non significativa, è rappresentato dal gruppo di imprese del noleggio-servizi alle imprese. Anche per Emilia-Romagna ed Italia, il tasso di crescita non migliora.

Quali strategie hanno in mente le imprese ferraresi per superare questo momento?
Una interessante indagine della Camera di commercio rileva che, per superare questo momento di difficoltà, il 79% degli imprenditori ferraresi attenderà il ritorno alla normalità. Il 15% delle imprese sarebbe invece disposto a ricalibrare o cambiare il paniere di beni prodotti e venduti, contro il 6% che invece non lo farebbe. Dall’analisi effettuata emerge inoltre che il 36% degli imprenditori è interessato ad aumentare le vendite e-commerce.

Ripartire in sicurezza con proposte su TARI e COSAP a Cento

Da: Ufficio Stampa

“L’obiettivo prioritario è ripartire il prima possibile ed in sicurezza come abbiamo recentemente avuto modo di scrivere nella lettera che come Ascom Confcommercio provinciale abbiamo inoltrato ai sindaci del territorio provinciale” ricorda Marco Amelio, presidente della delegazione Ascom di Cento ed Alto Ferrarese e prosegue : “In particolare su Cento credo ci sia un ragionamento da fare e che abbiamo condiviso con la nostra base associativa e che riguarda la possibilità di azzerare il pagamento della COSAP (occupazione suolo pubblico) per il 2021 sul territorio comunale centese. Un’opportunità di rilancio che credo potrebbe essere utile non solo per i Pubblici Esercizi che dispongono delle distese esterne (mi riferisco ai dehors di bar, pizzerie, ristoranti, gelaterie…) ma è un ipotesi che credo potrebbe estesa ai negozi di vicinato che spesso insistono con le loro attività sotto i portici e che potrebbero utilizzare lo spazio coperto come ulteriore superficie espositiva. In questo mostrando una maggiore flessibilità logistica anche in funzione dei futuri protocolli sanitari” . Il ragionamento di Amelio si estende alla TARI: “Mi sembra assolutamente illogico ed ingiusto che i comparti economici (ricettivo e ristorazione in primis così come il commercio…) chiusi per via dell’emergenza sanitaria debbano pagare la TARI nei mesi in cui non hanno lavorato (marzo, aprile, maggio). Concetto peraltro già evidenziato nella missiva inviata ai primi cittadini. Siamo favorevoli ad una rimodulazione della Tassa Rifiuti che sconti gli importi dei mesi (caratterizzati da mancati incassi) dal calcolo complessivo – e conclude Amelio – e manterremo i contatti con il Comune di Cento, al quale chiederemo uno sforzo concreto e sistematico per rilanciare la città e le frazioni, eliminando il più possibile la burocrazia. Dobbiamo avere percorsi agili e snelli, altrimenti ogni provvedimento potrebbe rivelarsi del tutto insufficiente”.

In Emilia-Romagna è di 400 milioni il primo bilancio dei danni delle gelate nei campi

Da: Organizzatori

Sulla base delle segnalazioni finora pervenute è di circa 48mila ettari la superficie colpita, con danni potenziali che variano dal 30% nel caso di mele e pere, per arrivare fino al 90% per le albicocche. Le imprese danneggiate sono 9mila. Un’avversità atmosferica che si aggiunge al flagello cimice asiatica e all’emergenza Coronavirus

Una superficie interessata di circa 48mila ettari di frutteti ad alta specializzazione produttiva, con perdite che arrivano a sfiorare il 90% del raccolto previsto per quest’anno nel caso delle albicocche, quasi 9mila imprese agricole colpite e una stima provvisoria dei danni che ammonta a quasi 400 milioni di euro.

E’ il pesante bilancio delle gelate che tra fine marzo-inizio aprile hanno investito le campagne dell’Emilia-Romagna, le cui cifre sono indicate nella lettera sottoscritta dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, e inviata oggi alla ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, con la richiesta di applicazione della deroga al decreto legislativo 102/2004 sulle calamità naturali, che prevede indennizzi e sostegni economici alle imprese agricole che hanno subito danni da avversità atmosferiche.

“Come avevamo promesso fin dai giorni immediatamente successivi all’improvvisa ondata di gelo- sottolinea Mammi- ci siamo mossi prontamente per raccogliere le segnalazioni dei danni da parte delle migliaia di agricoltori colpiti. Sulla base di una prima valutazione si tratta di perdite davvero ingenti, un dramma che riguarda migliaia e migliaia di imprese che, a seguito della crisi determinata dall’emergenza Coronavirus, alla quale si aggiungono i problemi causati dalla cimice asiatica degli anni scorsi e ora dalle gelate, rischiano di vedere compromessa la propria attività in maniera molto seria e hanno quindi bisogno del sostegno delle istituzioni. Come Regione continueremo a lavorare con il massimo impegno per stare al fianco degli agricoltori danneggiati ai quali vanno riconosciuti adeguati indennizzi per le perdite subite”.

La lettera ripercorre in maniera sintetica la dinamica degli eventi atmosferici che dal 24 marzo al 4 aprile scorsi hanno ripetutamente investito le campagne delle province di Reggio-Emilia, Modena, Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini e della Città Metropolitana di Bologna. Un’area molto vasta interessata da forti e ripetuti abbassamenti notturni della temperatura, scesa abbondantemente sotto lo zero per molte ore, con punte minime fino a meno 5-6 gradi centigradi. Un’ondata di gelo che ha provocato gravi danni a molte colture specializzate anche per l’avanzato stato vegetativo dovuto alla mitezza dell’inverno.

L’andamento del fenomeno meteorologico è stato infatti classificato come eccezionale dagli esperti di Arpae, l’Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia, in un rapporto allegato alla lettera che Mammi ha inviato alla ministra Bellanova, proprio per l’inedita combinazione di ben quattro gelate tardive in pianura che hanno fatto seguito ad un inizio d’anno mai così mite dal 1961.

Primo bilancio dei danni

Sulla base delle segnalazioni finora pervenute da parte di circa 6mila imprese sulle 9mila interessate, si stima una superfice frutticola colpita di circa 48mila ettari, con danni potenziali che variano dal 30% nel caso di mele e pere, per arrivare fino al 90% per le albicocche. Ma nel conto, assai salato, figurano anche susine e pesche di varietà precoce (80%), altre varietà di pesche (60%), kiwi e ciliegie (50%).

Fatti i debiti calcoli, si legge nella lettera, “in base alle rese medie delle produzioni, all’andamento produttivo e dei prezzi delle scorse campagne, si può stimare un danno per le imprese agricole di quasi 400 milioni di euro. Tali danni si aggiungono a quelli già molto rilevanti verificatisi lo scorso anno con gli attacchi da cimice asiatica”.

A questo punto nella lettera Mammi affronta il punto chiave della questione: “In merito alla possibilità per le imprese agricole di assicurarsi contro l’evento gelo, è necessario sottolineare che, pur essendo aperti i Condifesa (gli organismi assicurativi degli agricoltori), gli imprenditori erano impossibilitati a muoversi a seguito delle restrizioni nazionali imposte all’emergenza Covid-19”. Pertanto, non hanno fatto in tempo ad assicurarsi. A ciò si aggiunge poi il fatto che molti agricoltori erano in quarantena e altri residenti in provincia di Reggio Emilia, Modena e Rimini in isolamento, sempre per via delle misure governative, così come pure il Comune di Medicina (Bo), dichiarato ‘zona rossa’ dal 15 marzo scorso con ordinanza del presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

“Una situazione di forte criticità comprovata dallo stesso Ministero delle Politiche agricole e Forestali nella circolare del 23 marzo scorso. Pertanto -conclude Mammi- sono a richiedere una deroga al decreto legislativo 102/2004, al fine di permette un giusto ristoro alle imprese agricole danneggiate da questi eventi eccezionali”.

Intanto prosegue la raccolta delle segnalazioni di danno da parte degli agricoltori, con procedura on line semplificata. La scadenza è fissata per gli ultimi giorni di maggio.

75° anniversario della Liberazione

Da: Prefettura

Con lettera indirizzata al Presidente della Provincia, ai Sindaci ed ai dirigenti degli Uffici Pubblici della provincia, il Prefetto Michele Campanaro ha oggi comunicato che l’Ufficio del Cerimoniale di Stato della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto per sabato 25 aprile, 75° anniversario della Liberazione, il consueto imbandieramento civile degli edifici pubblici con le bandiere italiana ed europea. Sugli edifici già quotidianamente imbandierati potranno essere esposti ulteriori esemplari della bandiera nazionale e di quella europea.
In ragione dei provvedimenti restrittivi legati all’emergenza sanitaria per la diffusione del coronavirus Covid-19, quest’anno non si terrà la tradizionale deposizione all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica, né sono previste cerimonie coordinate dai Prefetti.
Eventuali iniziative di deposizione di corone presso i monumenti ai caduti da parte di Istituzioni territoriali o locali dovranno prevedere la presenza della sola Autorità deponente, evitando il coinvolgimento di altre autorità o formazioni militari e comunque escludendo qualsiasi forma di assembramento della popolazione.

Corsi a portata di click

Da: Organizzatori

Sono tante le novità messe in campo dal Centro Informagiovani di Comacchio, per continuare a dare servizio ai propri utenti in questo frangente di emergenza sanitaria. Lo sportello, fin dai primi giorni di chiusura al pubblico, ha continuato a garantire il il servizio attraverso la modalità telefonica e digitale con la vetrina sulla sua pagina Facebook Centro Informagiovani Comune di Comacchio. Da alcuni giorni, a questi servizi, si è aggiunta la possibilità di effettuare videochiamate con Skype per consulenze, informazioni, orientamento sui temi del lavoro, della formazione e in generale per qualsiasi altra necessità che si presenti. Il servizio è attivo negli orari consueti di servizio: lunedì, giovedì e sabato dalle 9.30 alle 12.30, il martedì dalle 9.30 alle 14.30, il mercoledì e venerdì dalle 15.30 alle 18.30 (tel. 0533 328336).

Sono ai nastri di partenza VIDEO CORSI GRATUITI, aperti a chiunque desideri per prepararsi al meglio per quando l’emergenza sarà terminata ma anche per coltivare le proprie passioni.

Si comincia mercoledì 22 aprile con il CORSO di ORIENTAMENTO AL LAVORO per fornire consigli pratici per la stesura del curriculum, la ricerca del lavoro, l’invio di candidature on line e il colloquio.

Giovedì 23 la proposta è per gli appassionati dei video con il corso di CORSO di VIDEOMAKING CREATIVO per aiutare chi ha tante idee ma pochi mezzi a creare brillanti minidocumentari. Venerdì 24 aprile si prosegue con il CORSO di SCRITTURA CREATIVA, dedicato a tutti coloro che vorrebbero tradurre in un racconto la loro fantasia e trasformarla in “trame toste”, creando mondi e storie affascinanti.

Le lezioni avranno cadenza settimanale e saranno disponibili gratuitamente, sul Canale YouTube del Centro Informagiovani.

Per iscriversi basta inviando un’email con indicando il titolo del corso prescelto all’indirizzo informagiovani@comune.comacchio.fe.it. E’ possibile iscriversi anche a tutti i corsi. Il progetto voluto dal Comune di Comacchio, Assessorato alle Politiche Giovanili, è realizzato dalla cooperativa Le Macchine Celibi che gestisce il servizio.

Palestre e attività motoria adattata: un settore da valorizzare per la tutela della salute

Da: Ufficio Stampa Lega

«Occorre lavorare da subito per la ripresa delle attività nelle palestre (tra le quali quelle “certificate”) del territorio, che promuovono la salute e la qualità della vita dei cittadini con il loro prezioso lavoro». Il consigliere regionale leghista Fabio Bergamini guarda ad una “fase 2” che non trascuri, accanto alle attività economiche, anche quelle realtà che sono in grado di promuovere la salute. Come le palestre, alcune delle quali certificate dalle istituzioni, che sono in grado di mettere in campo percorsi di Attività Fisica Adattata (Afa; ndr) a favore di particolari categorie e, più in generale, concorrere al benessere e alla prevenzione delle patologie. «Non tutti sanno che l’attività fisica è un “farmaco” a tutti gli effetti – dice Fabio Bergamini – e che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ne riconosce gli effetti nel prevenire l’insorgenza delle patologie». Il prolungato isolamento e l’attività sedentaria a seguito dell’emergenza COVID-19, impongono però che si rimetta in moto un percorso virtuoso per la ripresa dell’attività motoria delle persone, che non è meno importante di quella economica, dal momento che riguarda la salute. «Il settore degli operatori delle palestre – ribadisce Bergamini – crea un enorme valore sociale in termini di mantenimento e miglioramento della qualità di vita, per cui la sospensione dell’attività motoria mette a rischio il quadro clinico di tante persone, oltreché l’economia di un settore che coinvolge tanti professionisti qualificati. Alcune strutture certificate del territorio affermano di poter garantire programmi di esercizi personalizzati e a domicilio». Per questi motivi, Fabio Bergamini ha indirizzato un’interrogazione alla Regione, per chiedere l’istituzione di un Comitato tecnico congiunto che, assieme agli operatori, possa definire un protocollo per arrivare in breve tempo alla riapertura delle Palestre della Salute e dell’Attività fisica adattata, «fondamentali – conclude Bergamini – per la qualità della vita dei cittadini».

The dream police

In questi giorni di Io-Io-Io urlato ai quattro venti e su tutti e quattro i social ho deciso di adeguarmi anch’io.
Purtroppo però non ho da consigliare dei metodi per togliere una bruciatura di sigaretta da una camicia col bicarbonato.
Non ho nemmeno un elenco di ragioni da depositare dentro una bacinella con su scritto “che figata il Mes”.
Non ho neanche da strillare sulle mie libertà individuali fatte a pezzi – come quelle di tutti noi privilegiati con un tetto sopra la testa – partendo dalla violazione del mio sacrosanto diritto alla dedizione ai miei hobby.
Ho solo un sogno ricorrente che da giorni infesta il mio sonno che in questi giorni va in onda in forma non proprio ridotta ma insomma, diciamo che ci sono delle interferenze.
Da giorni ormai, tutte le notti sogno di correre per strada suonando i campanelli.
Lo so, è uno scherzo infantile e stronzo ma c’è sempre chi è più stronzo e infantile di me.
Ad ogni modo poi è solo un sogno.
Purtroppo però, penso che dopo la mia ultima scorribanda vandalico-onirica sarò costretto a darmi una bella calmata.
È successa una cosa orribile.
Non sono stato fermato-e-multato dai gendarmi, non sono stato nemmeno gambizzato da un cecchino appostato su un balcone.
Me ne stavo lì bello felice a suonare un campanello dopo l’altro fra un bel “BR Impianti”, un “Drogatti – Cannellini” e un “Rescazzi – Biolcati” quando correndo un altro po’ mi son fermato davanti all’ennesimo portone pronto a suonare ancora e mi son trovato davanti la targhetta “Fam. Thurston Moore – Eva Cringe”.
Bene, mi son svegliato di soprassalto e non son più riuscito a dormire.
Quindi insomma, non fate come me.
Fatevi passare certe voglie un po’ strane perché cose così di ‘sti tempi forse non vanno neanche pensate.
Fate i bravi e buona settimana a tutti.

Dream Police (Cheap Trick, 1979)

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