Giorno: 23 Aprile 2020

Il Circolo BlackStar: per poter ripartire con eventi culturali a Ferrara

Da: Organizzatori

Dalla metà di febbraio, con l’annullamento dei primi concerti ed eventi culturali, per il piano di emergenza per il contenimento del Covid-19, si è fatta sempre più tesa la situazione per la musica in Italia, e per i locali che principalmente fanno attività live.
Le notizie degli ultimi giorni sono poco incoraggianti, in base alle le regole anti-contagio, tra cui quella del distanziamento sociale, sarà molto difficile riprendere a breve nell’organizzazione di concerti ed eventi culturali.
Per questo motivo è partita da pochi giorni la campagna “Support Blackstar”, per contribuire a mantenere vivo il locale, da tempo punto di riferimento per la cultura ferrarese, ed affrontare le spese come affitto e utenze in questo periodo di inattività.

Il Circolo BlackStar, da anni lavora nella realizzazione di eventi tra concerti, workshop, proiezioni di film e presentazioni di libri, diventato un vero patrimonio per la città, con il quale collaborano diverse associazioni culturali del territorio per la divulgazione della cultura.
Il supporto al locale di via Ravenna, si può dare ottenendo un simbolo della “ripartenza” dopo il virus, attraverso l’acquisto di T-Shirt create per l’iniziativa. La magliette sono divise in 2 colori (bianco e nero) e in diverse taglie disponibili. Ma non solo, alle prime 100 prenotazioni verrà regalata anche la mascherina del BlackStar. Per fare l’ordine e dare il proprio contributo basta scrivere un messaggio per colore e taglia alla pagina ufficiale di Facebook. ( www.facebook.com/blackstarFerrara/)

Coldiretti: al via i prestiti per liquidità alle imprese danneggiate dal covid 19

Da: Coldiretti

Imprese agricole e della pesca che hanno avuto danni dall’emergenza coronavirus e necessitano di liquidità finanziaria, possono presentare richiesta di prestiti con garanzia pubblica, che per la forma semplificata arriva sino al 100%.

Coldiretti Ferrara informa che è possibile presentare richiesta di prestito per liquidità aziendale, come previsto dal decreto 8 aprile, n. 23, anche da parte delle imprese agricole e della pesca, come previsto per tutte le PMI degli altri settori economici e per professionisti, con la differenza che la garanzia pubblica sarà erogata da ISMEA e non dal Fondo Centrale di Garanzia (almeno in questa fase).

I prestiti in oggetto potranno avere una durata massima di 6 anni, di cui i primi 2 di pre-ammortamento, con un importo erogabile calcolato sul 25% dei ricavi dichiarati per l’anno precedente (risultanti a bilancio o dichiarazione IVA). Entro il tetto di 25.000 euro erogati, saranno assistiti da garanzia pubblica gratuita del 100%.

Le aziende devono autocertificare di aver subito un danno dall’emergenza COVID 19, che motiva la necessità di liquidità finanziaria e di non avere precedenti esposizioni bancarie deteriorate.

Il tasso che sarà applicato dalle banche sarà contenuto e dovrebbe aggirarsi tra 1,2 e 1,8 punti e comunque al di sotto di 2,00.

Chi ritenesse di aver subito danni e volesse accedere a questi finanziamenti (ad es. agriturismi, vendite dirette, florovivaisti, aziende vitivinicole, fornitori diretti della GDO, della ristorazione e dei mercati, acquacoltori, aziende zootecniche, ecc.) può contattare il proprio ufficio zona Coldiretti, per concordare la necessaria consulenza tramite Agri Corporate Finance, intermediario autorizzato per lo sviluppo di queste pratiche nei confronti del sistema bancario.

Nei prossimi giorni saranno operativi anche i prestiti di importo superiore a 25.000 euro, con garanzia pubblica del 90% e le operazioni di rinegoziazione dei debiti pregressi per la riorganizzazione finanziaria aziendale, che parimenti si svilupperanno in sinergia con ISMEA e secondo le indicazioni dei decreti ministeriali in corso di conversione in Parlamento.

Coronavirus, l’aggiornamento: 23.723 i casi positivi in Emilia-Romagna, 289 in più rispetto a ieri

Da: Organizzatori

Sono oltre 5.200 i tamponi in più rispetto a ieri (146.146 in totale). Sempre in diminuzione i ricoverati nei reparti Covid (-75). I nuovi decessi sono 65

In Emilia-Romagna dall’inizio della crisi sanitaria da coronavirus si sono registrati 23.723casi di positività al Coronavirus, 289 in più rispetto a ieri. Le nuove guarigioni sono 463 (7.609 in totale).I test effettuati hanno raggiunto quota 146.146: +5.272.

In calo i casi positivi attivi, e cioè il numero di malati effettivi a oggi: -239 rispetto a ieri (12.845 contro i 13.084).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Calano anche le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi: complessivamente arrivano a 8.777, 126 in meno rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 266 (-16 rispetto a ieri). E diminuiscono quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-75).

Le persone complessivamente guarite salgono a 7.609 (+463): 2.446 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 5.163 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 65 nuovi decessi: 26uomini e 39 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna sono arrivati a 3.269.

I nuovi decessi riguardano 4 residenti nella provincia di Piacenza, 12 in quella di Parma, 8 in quella di Reggio Emilia, 8 in quella di Modena, 11 in quella di Bologna, nessuno nell’imolese), 9in quella di Ferrara, 3 in provincia di Ravenna, 5 nella provincia di Forlì-Cesena (4 nel forlivese), 4 nella provincia di Rimini; 1 decesso di fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 3.586 a Piacenza (53 in più rispetto a ieri), 2.999 a Parma (26 in più), 4.482 a Reggio Emilia (45 in più), 3.490 a Modena (18 in più), 3.612 a Bologna (54 in più), come ieri 359 le positività registrate a Imola, 857a Ferrara (24 in più). In Romagna sono complessivamente 4.338 (69 in più), di cui 956 a Ravenna (15 in più), 841 a Forlì (8 in più), 630 a Cesena (9 in più), 1.911 a Rimini (37 in più).

La rete ospedaliera: 4.680 i posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid-19

Da Piacenza a Rimini, il piano di rafforzamento messo a punto dalla Regione ha portato complessivamente, oggi, a 4.680 posti letto aggiuntivi destinati ai pazienti Covid 19: 4.188 ordinari (37 meno di ieri perché riconvertiti ad attività no-Covid) e 492 di terapia intensiva come ieri. Nel dettaglio: 572 posti letto a Piacenza (di cui 34 per terapia intensiva), 962 Parma (58 quelli di terapia intensiva), 523 a Reggio Emilia (51 terapia intensiva), 502 a Modena (70 terapia intensiva), 1.085 nell’area metropolitana di Bologna e Imola (142 terapia intensiva, di cui 8 a Imola), 322 Ferrara (38 terapia intensiva), 714 in Romagna, di cui 99 per terapia intensiva (nel dettaglio: 178 Rimini, di cui 39 per terapia intensiva; 22 Riccione; 136 Ravenna, di cui 14 per terapia intensiva; 24 a Faenza, al San Pier Damiano Hospital; 97 Lugo, di cui 10 per terapia intensiva; 89 Forlì, di cui 10 per terapia intensiva, a cui si aggiungono 40 letti ordinari nella struttura privata Villa Serena; 128 a Cesena, di cui 26 per terapia intensiva).

Donazioni

Continuano ad arrivare gesti di solidarietà e generosità da parte di cittadini, associazioni e aziende. Oggi è la volta dell’associazione “Aiutiamoci” (capitanata da Luca Cordero di Montezemolo, Flavio Cattaneo, Diego Della Valle, Isabella Seragnoli e Alberto Vacchi) che darà un supporto molto consistente anche all’Emilia-Romagna, come sta facendo con altre Regioni.

Donerà infatti 200-300 caschi CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) a settimana per quattro settimane. Si tratta di dispositivi importantissimi – che saranno distribuiti alle Aziende sanitarie in base al fabbisogno rilevato settimanalmente e ad eventuali scorte – perché supportano la ventilazione in aree intensive e semintensive in alternativa all’uso dei ventilatori polmonari, consentendo al paziente un sostegno più confortevole alla ventilazione spontanea, funzionalità primaria per la cura del Coronavirus.

A produrre i caschi, l’azienda Intersurgical spa., leader europeo nella progettazione, produzione e fornitura di una vasta gamma di dispositivi medici per il supporto ventilatorio con sede anche a Mirandola, di cui l’Associazione “Aiutiamoci” finanzierà gli straordinari notturni per consentire la sovraproduzione di caschi.

Attività dell’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile

Dispositivi di protezione individuale e materiale sanitario

Dal Dipartimento nazionale sono pervenuti all’Agenzia 270.000 mascherine chirurgiche, 83.200 mascherine ffp2, 100.000 mascherine monovelo Montrasio, 1.000 tute protettive, 15.000 provette per tamponi e15.000 tamponi per campioni rinofaringei. Si tratta di materiale che verrà dislocato secondo le necessità del sistema sanitario regionale.

Sul sito web del Dipartimento e del Ministero della Salute, sono aggiornati i dati complessivi dei Dispositivi di protezione individuale e delle apparecchiature elettromedicali distribuiti dalla Protezione Civile a Regioni e Province autonome, attraverso il sistema informatico ADA (Analisi Distribuzione Aiuti): https://bit.ly/2RWTOdR.

Volontariato

Mercoledì 22 aprile sono stati 1.27 i volontari di protezione civile dell’Emilia-Romagna impegnati nell’emergenza; dall’inizio delle attivazioni del volontariato, sono salite a 30.135 le giornate complessive.
Come di consueto le due attività più rilevanti sono il supporto ai Comuni per l’assistenza alla popolazione (comprensiva delle funzioni di segreteria e logistica presso i COC), attività che ieri ha coinvolto circa 750 volontari, di cui oltre 100 scout Agesci, e il supporto alle Ausl nel trasporto dei degenti con ambulanze, nel trasporto dei campioni sanitari, nella consegna di farmaci (CRI e ANPAS), grazie al coinvolgimento di 227 volontari.

Proseguono le attività presso la mensa Caritas di Reggio Emilia e la disinfezione e sanificazione dei mezzi di soccorso a Parma (12 volontari). È ripresa l’attività presso il porto di Ravenna dove un turno di volontari è preposto alla misurazione della temperatura agli autotrasportatori in transito.
Ai numeri precedenti, vanno aggiunti i 31 volontari operativi dell’Associazione nazionale alpini (Ana) dell’Emilia-Romagna che stanno coprendo il turno 18-25 aprile presso il campo soccorritori allestito in prossimità dell’ospedale di Bergamo. Aperta il 2 aprile dall’Ana all’interno dei padiglioni della Fiera, la struttura è sotto la responsabilità e la direzione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Ana garantisce un supporto logistico e organizzativo (trasporti, sorveglianza varchi, cucina e mensa), con forze provenienti da varie sezioni regionali.
Due volontari Anpas dell’Emilia-Romagna sono impegnati all’aeroporto Marconi di Bologna nella sorveglianza dei passeggeri in arrivo.

Punti Pre-triage

Ai 33 punti pre-triage già attivi su tutto il territorio regionale e allestiti davanti agli ospedali e alle carceri, si aggiunge quello davanti all’Ospedale di Faenza (RA) in prossimità dell’accesso a Oncologia che effettuerà i tamponi di verifica a chi è in via di guarigione. Si tratta di un gazebo di 4×4 metri, installato grazie al contributo offerto dall’Istituto oncologico romagnolo cooperativa sociale (I.O.R.) – Associazione volontari e amici dell’Istituto oncologico romagnolo ODV, che lo ha noleggiato in collaborazione con il servizio Area Romagna dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, che ha fornito anche due termosifoni.

Gli altri punti pre-triage di cliniche e ospedali (10 sono davanti alle carceri) sono: 3 in provincia di PC (Piacenza città, Fiorenzuola d’Arda e Castel San Giovanni); 3 in provincia di PR (Parma città, Vaio di Fidenza e Borgotaro); 3 in provincia di RE (Reggio Emilia città, Montecchio e Guastalla); 5 in provincia di MO (Sassuolo, Vignola, Mirandola, Pavullo e Modena città); 3 nella città metropolitana di BO (Sant’Orsola e Maggiore, e a Imola); 2 in provincia di FE (Argenta e Cento); 1 in provincia di FC (Meldola); 1 in provincia di RN (Rimini città); 1 nella Repubblica di San Marino.

Regione un altro milione di mascherine per i lavoratori delle imprese emiliano-romagnole

Da: Organizzatori

Così salgono a 2 milioni i dispositivi assicurati da viale Aldo Moro al sistema produttivo regionale. Gli assessori regionali Colla e Priolo: “È un passo fondamentale per prepararci alla ripresa in sicurezza”

Un altro milione di mascherine, dopo quello già consegnato la settimana scorsa, per supportare concretamente la riapertura in sicurezza delle imprese emiliano-romagnole. In attesa del via libera del Governo alla cosiddetta “Fase 2”, dalla Regione è partita, questa mattina, la consegna del secondo milione di mascherine gratuite destinate ai lavoratori attraverso le associazioni imprenditoriali firmatarie del Patto per il Lavoro.

Dopo il primo milione di mascherine già distribuito la scorsa settimana, si completa dunque la dotazione annunciata dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, per consentire alle imprese emiliano-romagnole di ripartire in sicurezza appena verrà reso noto dall’esecutivo il calendario delle riaperture dopo il lockdown imposta dall’emergenza sanitaria Covid-19 .

“Come annunciato– dichiarano gli assessori regionali Vincenzo Colla, Sviluppo economico e Lavoro, e Irene Priolo, Protezione civile- oggi abbiamo spedito la seconda tranche di mascherine alle associazioni imprenditoriali. È un passo fondamentale per prepararci alla ripresa in sicurezza. Vogliamo ripartire appena possibile, ma solo garantendo una adeguata sicurezza affinché i lavoratori non si trovino in condizioni di pericolo di contagio, contribuendo così a garantire un supporto ai tantissimi sforzi che oggi la sanità sta facendo per il contenimento dell’epidemia. In Emilia-Romagna siamo pronti a farlo grazie a un governo di responsabilità condivisa tanto a livello locale quanto nazionale”.

Le mascherine rappresentano solo uno dei dispositivi di sicurezza individuale per i lavoratori tra quelli previsti dai protocolli che sono in via di elaborazione ai tavoli provinciali attivati in tutta l’Emilia-Romagna, a cui siedono, oltre alle associazioni imprenditoriali, gli enti locali, i sindacati, le aziende sanitarie locali, le Prefetture, l’Inail e l’Ispettorato del lavoro. Per ogni filiera produttiva saranno individuati i dispositivi necessari (oltre alle mascherine e ai guanti, tute, calzari, occhiali o altri presìdi), le regole per il distanziamento, eventuali sistemi di controllo sanitario (misurazione della febbre o test sierologici), i materiali per la disinfezione, la gestione dei magazzini, le regole per entrata e uscita del personale e qualsiasi ulteriore disposizione si renda necessaria per impedire la diffusione del coronavirus.

Lavoratori dello spettacolo, Zappaterra (Pd) deposita una risoluzione in Regione

Da: Ufficio Stampa Gruppo Partito Democratico

“Allestiscono palchi e spettacoli, si esibiscono per il pubblico, riprendono, raccontano, organizzano tour ed eventi musicali o teatrali, show dal vivo e se erano precari prima dell’emergenza, dopo il lockdown denunciano di essere doppiamente colpiti. I lavoratori dello spettacolo, infatti, come quasi ogni categoria sono in sofferenza, ma molti di loro scontano l’aggravante di avere contratti di lavoro intermittenti, data la peculiare natura delle loro professioni” a spiegarlo è Marcella Zappaterra, capogruppo Pd in Regione Emilia-Romagna, prima firmataria di una risoluzione depositata a sostegno di questa categoria.

Nel documento si richiama il fatto che i lavoratori dello spettacolo hanno sempre versato i contributi per il Fondo di Integrazione Salariale (FIS), ma si trovano oggi esclusi dalla maggior parte delle misure di sostegno previste dal decreto “Cura Italia”. Solo alcuni di loro infatti hanno accesso al contributo di 600€ erogato da Inps, ovvero coloro che non erano scritturati e quindi non avevano un contratto in essere alla data del 17 marzo. I dipendenti assunti al 23 febbraio poi non possono essere licenziati, quindi non hanno nemmeno diritto alla NASPI. Dei lavoratori intermittenti dello spettacolo, inoltre, di coloro che sono stati posti in quarantena o hanno contratto il Covid, solo chi aveva registrato 100 giorni di lavoro dal 1 gennaio 2019 ha potuto vedere riconosciuta l’indennità di malattia. Un numero davvero esiguo.

“Per questi lavoratori, ho depositato un documento formale in Regione, sottoscritto da tanti colleghi consiglieri Pd, per allargare anche a loro le misure di sostegno previste dal Cura Italia ad altre categorie – spiega Zappaterra, che sottolinea le motivazioni che vanno oltre gli aspetti formali – L’Emilia-Romagna è una delle regioni d’Italia che vanta il maggior numero di teatri e luoghi adibiti al pubblico spettacolo. Chi opera in questo settore va tutelato. Parliamo di artisti, tecnici e operatori con molteplici professionalità e che per fare quello che fanno ci mettono tanta passione e dedizione. Il loro lavoro ci manca molto in questa lunga quarantena e non possiamo rinnegarlo”.

Coronavirus. Le strategie per far ripartire spiagge, alberghi, commercio e pubblici esercizi: allo studio linee guida e protocolli

Da: Organizzatori

Coordinati dalla Regione tre tavoli con enti locali, associazioni di categoria e sindacati su spiagge e stabilimenti balneari; strutture ricettive e campeggi; commercio, bar e ristoranti

Come far ripartire il turismo e a quali condizioni potranno riaprire hotel, campeggi, locali, negozi e stabilimenti balneari. In attesa delle date certe relative alla fase 2 dell’emergenza coronavirus, la Regione sta mettendo a punto le linee guida e i protocolli su tutte le misure indispensabili per consentire agli operatori turistici e al commercio di riaprire in sicurezza.
Tre gli incontri convocati dall’assessorato regionale al Turismo, commercio e infrastrutture, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche per la salute. Il primo sulle strutture balneari che si è tenuto ieri pomeriggio; oggi quello su alberghi e campeggi mentre lunedì 27 aprile si incontreranno i rappresentanti del settore commercio, bar, ristoranti, esercizi pubblici e per cibi da asporto. Partecipano ai tavoli di lavoro rappresentanti degli enti pubblici, delle imprese e delle organizzazioni sindacali.

“Lo sforzo comune sarà quello di garantire una ripartenza sicura con soluzioni adeguate per gli stabilimenti balneari, i servizi alberghieri e turistico-ricettivi, la ristorazione e i pubblici esercizi- spiega l’assessore regionale a Turismo e Commercio, Andrea Corsini-. Stabiliamo regole precise, frutto di una concertazione con tutti i soggetti interessati, dai quali abbiamo avuto grande disponibilità a trovare un accordo e volontà di far ripartire le attività che danno lavoro e identità al nostro territorio. In tempi brevi dobbiamo arrivare alla definizione di protocolli per affrontare la situazione assolutamente inedita che coinvolge tutti i settori dell’economia e della vita quotidiana e per far ripartire turismo e commercio. Le tempistiche saranno decise dal Governo, ma noi lavoriamo per farci trovare pronti. Va garantita- conclude Corsini- la sicurezza della salute di clienti e personale, e l’impresa, se rispetta i protocolli, deve poter lavorare ed essere sgravata da responsabilità che non gli sono proprie”.

25 aprile, folle che l’Anpi possa andare in piazza mentre altri non possono piangere i loro defunti

Da: Ufficio Stampa Lega

“Folle che l’Anpi possa scendere in piazza per celebrare il 25 Aprile quando a migliaia di persone è stato negato di poter piangere i loro defunti, perché i funerali sono vietati, così come le chiese chiuse”. Così il capogruppo della Lega E-R, Matteo Rancan, che aggiunge: “Pd e Anpi non si rendono conto che così facendo rischiano di rinfocolare il virus? Forse che per la sinistra esistano italiani di serie A (quelli con le bandiere rosse, i centri sociali e le sardine) che possono uscire di casa a prescindere dai divieti e poi ci siano “gli altri”, i cittadini non allineati al pensiero unico, e dunque da considerare di serie B, per i quali invece i divieti valgono? In definitiva, per incrementare il tasso di antifascismo, anziché una sana battaglia culturale, la sinistra continua a scivolare consapevolmente nel piano inclinato di provvedimenti di tipo fascista o, se si preferisce, di veterocomunismo alla sovietica”.

Il 25 Aprile è storia, memoria e cultura

Da: Cristiano Zagatti, CGIL Ferrara

Il 25 Aprile un impegno per il bene comune

Il 25 Aprile è storia, è memoria, è cultura.
Il 25 Aprile è dovere etico.
Il 25 Aprile è scommessa di ieri sull’oggi e sul domani.
Il 25 Aprile è democrazia.
Il 25 Aprile è Costituzione.
Il 25 Aprile è libertà.
Il 25 Aprile è nascita di una Repubblica democratica, la nostra.
Il 25 Aprile siamo Noi.
Noi che abbiamo raccolto il testimone di donne e uomini pronti a riscattare se stessi e le future generazioni dal giogo della dittatura fascista.
Dalla pena di morte.
Dalle leggi razziali.
Dai campi di concentramento e di sterminio.
Dalla guerra.
Dal colonialismo.
Dalla violenza e dalla repressione squadrista.
Dall’esautoramento del Parlamento, svuotato di ogni funzione legislativa.
Dal controllo sulla stampa e sull’associazionismo.
Dal partito e dal sindacato unico, quello fascista.
Dal regime che organizza ogni aspetto della vita pubblica e privata: scuola, tempo libero, cultura e lavoro.
Alla base del 25 Aprile c’è tutta la nostra dignità di cittadine e cittadini, di persone, di essere umani.
Il 25 Aprile è Resistenza ad ogni forma di oppressione.
Il 25 Aprile è Festa di Liberazione, è lotta partigiana.
Il 25 Aprile è storia antifascista, di emancipazione politica, sindacale, operaia.
Il 25 Aprile è anche storia della CGIL come organizzazione capace di promuovere, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, il passaggio verso la democrazia e la realizzazione della successiva vita democratica.
La testimonianza più vivida nell’art. 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo…”
Per questo le parole ora e sempre resistenza servono ancora.
Per questo il 25 Aprile ogni anno ci permette di rinascere idealmente.
Per non perdere la strada.
Per ritrovarsi e restare umani.
La Resistenza ci ha consegnato la Costituzione.
Se c’è uno strumento che ci deve orientare dentro la crisi, per affrontare la “fase 2” è quel pezzo di Carta, nato dalla resistenza, dal 25 Aprile.
Se dessimo attuazione alla Costituzione avremmo un paese solido sul piano economico, sociale, politico e culturale, meno disorientato dentro alle crisi e più lucido nell’affrontare questa.
Un paese più capace di orientarsi su un altro modello di sviluppo.
Possibilmente sostenibile e in grado di immunizzarsi naturalmente da possibili emergenze sanitarie strettamente connesse con l’inquinamento ambientale.
Abbiamo tutto a disposizione, usiamolo.
Ora e Sempre Resistenza!
Buon 25 Aprile

Riparte la lotta alle zanzare, avviati i primi trattamenti

Da: Comune di Comacchio

Anche quest’anno ha preso avvio il progetto di lotta biologica integrata contro le zanzare, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Comacchio. Un’azione di monitoraggio e contenimento al suo trentesimo anno di attività (dal 19919. Il Centro Ecologia Applicata Delta del Po ha dunque iniziato l’attività in un momento sì critico, ma caratterizzato da scarsa piovosità: ciò ha finora contribuito a limitarne lo sviluppo ma le tombinature stradali costituiscono una rete di focolai già attiva, quindi da trattare.

Nelle aree agricole le pratiche irrigue innescano la schiusura delle uova presenti in fossi e canali. Quindi gli operatori hanno dato inizio ai trattamenti anti-larvali nelle aree naturali di Comacchio e Lido degli Estensi. Nella giornata di giovedì 23 aprile invece saranno trattate le aree agricole intorno a Comacchio, San Giuseppe e Lido delle Nazioni. Contestualmente è cominciata la disinfestazione della tombinatura stradale dell’intero territorio comunale, a cominciare dal capoluogo.

Il progetto di lotta integrata alle zanzare si basa sulla lotta alle larve, in modo da prevenire l’arrivo di sciami di adulti nei centri abitati con l’utilizzo di prodotti prevalentemente biologici. I campionamenti realizzati periodicamente permettono di individuare la presenza o meno delle larve nelle varie raccolte d’acqua, siano esse tombini, fossi o allagamenti di diversa natura.

L’assessore Robert Bellotti, che si occupa del verde, dei Parchi e del controllo sulla qualità dei servizi ambientali al cittadino, sottolinea “In questi tempi di emergenza è necessario fornire informazioni certificate. La lotta alle zanzare è un prassi consolidata e come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ci sono informazioni o prove che suggeriscano che il virus possa essere trasmesso dalle zanzare. Il nuovo coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde con altre modalità”.

Didattica on line: 5 milioni di euro dalla Regione per contrastare il divario digitale

Da: Organizzatori

Obiettivo della Giunta regionale, condiviso dalla Casa editrice bolognese, quello di garantire l’accesso a tutti gli alunni e migliorare le dotazioni tecnologiche, sia per le strumentazioni che per la connettività

Rendere disponibili a tutti gli studenti computer, tablet e la connettività necessaria per dialogare ‘a distanza’ con la scuola, i compagni e i docenti, soprattutto – ma non solo – in questo periodo in cui le attività di istruzione e formazione professionale in presenza sono sospese a causa dell’emergenza Coronavirus.
Con un atto della Giunta, la Regione ha deliberato un contributo di 5 milioni di euro per garantire a tutti i ragazzi delle scuole e della formazione professionale dell’Emilia-Romagna strumenti tecnologici e connettività per dialogare con gli insegnanti. A beneficiarne saranno oltre 17.000 studentiche riceveranno dotazioni tecnologiche e strumenti di connettività che rimarranno di proprietà degli alunni e delle loro famiglie.

Nella delibera, approvata lo scorso lunedì, viene definito un progetto per affrontare il problema del “digital divide” al quale i privati possono contribuire attraverso donazioni.
A questo appello ha risposto immediatamente la Casa editrice Zanichelli di Bologna, donando un milione di euro, che si aggiunge ai 5 già messi a disposizione dalla Regione e che sarà dedicato ai bambini delle scuole elementari. Grazie a queste risorse, almeno altri 3mila piccoli alunni, con le loro famiglie, potranno ricevere strumenti informatici e connettività per esercitare il diritto allo studio anche nella modalità della didattica a distanza.

“Quella di Zanichelli è davvero una risposta importante a un bisogno degli studenti e delle famiglie, che contribuisce in modo significativo a sostenere la continuità dei percorsi educativi dei bambini – commenta l’assessore regionale alla Scuola, Paola Salomoni – Nel ringraziarli, spero che questo esempio stimoli ulteriori donazioni da parte del tessuto produttivo regionale, da sempre pronto a investire sui nostri giovani”.

“I libri e i contenuti digitali della Zanichelli sono nelle case di milioni di studenti dalle scuole medie all’università, in tutta Italia. Siamo dunque ovviamente sensibili ai problemi di esclusione dall’attività didattica che l’emergenza Covid-19 ha comportato- aggiunge Irene Enriques, direttore generale della Casa editrice bolognese-. Ci ha fatto pertanto piacere poter aderire al progetto che la nostra Regione mette in atto per ridurre il divario digitale. Abbiamo mirato il nostro contributo alla scuola primaria, dove gli effetti dell’esclusione ci sembrano più gravi e dove non abbiamo conflitto di interessi”.

L’atto, approvato su proposta degli assessori Paola Salomoni (Scuola) e Vincenzo Colla (Formazione), ha l’obiettivo di rispondere, sul fronte della dotazione informatica, alle necessità di tutti i ragazzi che frequentano il sistema regionale integrato scuola e formazione. L’investimento complessivo di 5 milioni di euro prevede infatti che 1,5 siano destinati aglistudenti dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP).

“L’accesso alla formazione basato sulla disponibilità delle tecnologie rischia di acuire le disuguaglianze e di costituire un ulteriore elemento di difficoltà per le scuole nel raggiungere gli obiettivi formativi- spiega l’assessore Vincenzo Colla – ma più in generale quelli per la costruzione di una comunità coesa e inclusiva, previsti come fondamentali anche dal Patto per il lavoro. Questo progetto vuole oltrepassare la fase emergenziale e diventare un’opportunità per qualificare il sistema di formazione in regione, contrastare il divario digitale delle famiglie e offrire un’occasione di apprendimento per i bambini e i ragazzi”.

Come saranno assegnati i contributi
Per garantire una tempestiva ed efficace attuazione delle misure, saranno i Comuni, nell’ambito del distretto socio-sanitario, ad individuare i ragazzi che ne hanno bisogno in collaborazione con le scuole e le famiglie che beneficeranno degli interventi. Per i ragazzi dell’IeFp saranno gli stessi enti del sistema regionale dell’Istruzione e Formazione professionale a garantire le misure di accompagnamento.

Bando da 472 mila euro per accogliere in strutture alternative al carcere 90 detenuti con specifici requisiti e prossimi al termine della pena

Da: Organizzatori

A disposizione le risorse assegnate da Cassa delle Ammende e dall’Ufficio interdistrettuale per l’esecuzione penale esterna,per far accedere a misure alternative al carcere chi ha requisiti ma non ha domicilio, con progetti di formazione professionale e inclusione sociale dei detenuti. Destinatari del bando, in scadenza il 4 maggio, Enti e Associazioni del Terzo settore

Contrastare e prevenire la diffusione del Coronavirus negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna, alleggerendo il sovraffollamento,e dare la possibilità ai detenuti con particolari requisiti e prossimi al termine della pena da scontare, ma privi di risorse economiche, una casa e un lavoro, di accedere a misure alternative alla detenzione per un periodo di sei mesi e, comunque, non oltre i diciotto mesi.

Sono gli obiettivi che la Regione Emilia-Romagna e l’Ufficio interdistrettuale per l’esecuzione penale esterna vogliono raggiungerecon il bando da 472 mila euro – in scadenza il prossimo 4 maggio – destinato a Enti e Associazioni del Terzo settore per accogliere nelle proprie strutture o in quelle messe a disposizione dalle amministrazioni comunali circa 90 detenuti. Nella decisione del trasferimento verrà data priorità alle donne con figli.

Le risorse messe a disposizione provengono in parte da Cassa delle Ammende, ente del ministero della Giustizia che ha destinato all’Emilia-Romagna 410mila euro per realizzare il progetto “Territori per il reinserimento – emergenza Covid-19” finalizzato al contenimento del rischio di contagio da Coronavirus nelle carceri; cifra a cui si aggiungono 62mila euro resi disponibili dall’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (Uiepe) per il progetto “Inclusione sociale per le persone in misura alternativa senza fissa dimora in Emilia-Romagna”.

“Uno sforzo corale quello che vedrà la collaborazione tra Regione, sia per la componente sociale che sanitaria, e tutte le realtà, istituzionali e non, che si occupano di carceri- sottolinea la vicepresidente con delega al Contrasto alle disuguaglianze, Elly Schlein-. L’idea di fondo delle misure messe in campo, in attuazione delle indicazioni del decreto Cura Italia, è che sia prioritaria l’esigenza di tutelare la salute pubblica, contrastando la diffusione del contagio nelle carceri sovraffollate, attraverso le diverse opzioni messe a disposizione dalla legislazione per ridurre la popolazione penitenziaria. Ma il nostro impegno una volta terminata la fase emergenziale- aggiunge la vicepresidente- sarà quello di garantire la continuità delle azioni che stiamo per realizzare per rendere il carcere l’ultima ratio e perseguire, attraverso le misure alternative alla detenzione, l’attuazione piena dell’articolo 27 della Costituzione, ovvero il reinserimento nella società”.

I due progetti, grazie ad un Accordo sottoscritto nei giorni scorsi da Regione e Uiepe, si integreranno tra loro come previsto dal bando, che oltre al trasferimento dei detenuti che ne hanno i requisiti in strutture alternative alla detenzione in carcere, prevede l’attuazione di percorsi individualizzati di reinserimento sociale e lavorativo per le persone che non hanno commesso reati gravi e sono a non più di 18 mesi dal fine pena.

Per rispondere al bando

Gli Enti e le associazioni interessate a risponde al bando in scadenza il 4 maggio, potranno trovare tutte le informazioni necessarie al seguente link

Coronavirus. La Regione renderà disponibili 350 mila euro per aiutare le donne vittime di violenza

Da: Organizzatori

I fondi destinati alle esigenze d’alloggio per le donne uscite di casa in situazione di emergenza, la sanificazione dei locali e l’acquisto di attrezzature e materiali. Il riparto delle risorse annunciato in una videoconferenza con i Centri antiviolenza, le case rifugio e i Comuni interessati

Si rafforza l’impegno della Regione a sostegno delle donne vittime di violenza in un momento reso ancora più difficile dall’emergenza Coronavirus.

Dopo la campagna di comunicazione promossa nelle scorse settimane per invitare le donne che subiscono abusi a contattare i numeri d’emergenza e a rivolgersi ai Centri antiviolenza presenti in ogni provincia, la Regione metterà a disposizione,con risorse del proprio bilancio, i fondi necessari per garantire un’accoglienza in sicurezza alle donne costrette a lasciare la propria abitazione e per garantire la sicurezza di ospiti e operatrici dei Centri e delle Case rifugio.

Lo ha annunciato ieri pomeriggio l’assessore regionale alle Pari opportunità, Barbara Lori, nel corso di una videoconferenza con le rappresentanti dei Centri antiviolenza, delle Case rifugio e dei Comuni in cui hanno sede.

Si tratterà di uno stanziamento straordinario di circa 350 mila euro che si aggiunge, con tempi di erogazione molto più celeri, all’arrivo dei fondi assegnati all’Emilia-Romagna – ma non ancora nelle disponibilità della Regione – per finanziare gli interventi urgenti a favore delle donne vittime di violenza. Saranno in tutto, infatti, circa 700 mila euro le risorse assegnate alla nostra regione come quota parte dei 10 milioni di euro sbloccati dalla ministra per le Pari opportunità e la famiglia nell’ambito del Piano strategico del Dipartimento pari opportunità.

Le risorse che metterà a disposizione la Regione saranno ripartite tra i Comuni e le Unioni di Comuni che ospitano sul proprio territorio centri antiviolenza e case rifugio, a sostegno dell’attività straordinaria da queste assicurata sull’intero territorio regionale.

“Siamo e continueremo a essere al fianco delle donne che subiscono violenza- afferma Lori- anche in un periodo così delicato e difficile per il nostro territorio. Ci stiamo muovendo su due linee di azione: da un lato abbiamo promosso una capillare campagna informativa, in collaborazione con le farmacie, i comuni, le prefetture, le questure e anche attraverso il sito e le pagine facebook della Regione, per informare le donne vittime di violenza che i Centri continuano la loro opera anche durante l’emergenza ed è sempre possibile contattarli telefonicamente. Dall’altro lato, vogliamo dare un segnale concreto che la Regione c’è ed è pronta ad aiutare le donne anche quando devono abbandonare la propria abitazione e a garantire loro condizioni di sicurezza sanitaria in periodo Covid-19”.

I fondi saranno messi a disposizione dei Centri Antiviolenza tramite i Comuni e le loro Unioni e saranno utilizzati per sostenere i costi per gli alloggi in cui le donne uscite di casa potranno trascorrere il periodo di isolamento, per la sanificazione dei locali e l’acquisto di dispositivi di protezione individuali e di attrezzature e materiali necessari alle ospiti, ai loro bambini e alle operatrici.

Ferrara sotto le stelle presenta “STEP UP – UN’IDEA DI FESTIVAL”

Da: Organizzatori

Il 25 aprile parte la seconda fase con performance musicali in diretta social, una trasmissione web di approfondimento e un corso di formazione per condividere competenze e contenuti

Performance musicali in diretta social, formazione on line e un programma di musica e approfondimento per pensare al futuro del settore: prende il via il 25 aprile Step Up – un’idea di festival a cura di Ferrara Sotto le Stelle e Arci Ferrara, che già da marzo è presente sul web con live di musica e letteratura per diffondere cultura e socialità a distanza consentita. “L’emergenza sanitaria ha imposto la necessità di accelerare un cambiamento che già avevamo intenzione di compiere – spiega il direttore artistico Corrado Nuccini-. La creatività è in trasformazione e così il nostro Festival, che con i suoi 25 anni di storia, ricerca il cambiamento con forme e linguaggi innovativi mettendo al centro lo scambio, la formazione, la competenza e la sinergia tra le varie realtà, cittadine ma non solo”. La prima fase del festival, Close Up – programmazione di vicinanza consentita, ha proposto 65 performance online tra musica, poesia, dj set, musica elettronica e sperimentale per oltre 30 ore di contenuti e si è conclusa il 2 aprile con una maratona di oltre otto ore, una delle prime esperienze italiane di festival realizzato interamente online, con ottime risposte di pubblico connesso.

Step Up – un’idea di festival prenderà il via il 25 aprile alle 19.00 sui canali social di Ferrara sotto le Stelle con “Memoryscapes Live Sound. Liberazione”, pellicola 16mm girata dall’allora ventiduenne Antonio Marchi e sonorizzata dal vivo in anteprima da Stefano Pilia, Nicola Manzan, Cabeki, Xabier Iriondo e Laura Agnusdei. Si prosegue domenica 26 aprile alle 18.00 con Cosa Resta della Musica, un talk show che va in rete ogni domenica sera ospitando giornalisti, musicisti e artisti per analizzare attraverso pensieri, canzoni e parole le cose che vogliamo salvare da questa quarantena e portare oltre, nel mondo che sarà. Si parte con il fumettista Alessandro Baronciani, il giornalista Nicholas David Altea, la musicista Roberta Sammarelli dei Verdena, in collaborazione con Officina Meca. Si proseguirà il 30 aprile alle 19.00 con Isolation Portrait, appuntamento del giovedì con performance legate alla musica elettronica, creativa e innovativa che guarda oltre l’Italia, con artisti selezionati su canali non convenzionali con l’obiettivo di portare alla luce esperienze da tutto il mondo.
Infine, si andrà oltre la programmazione musicale proponendo un corso di alta formazione per chi è interessato ad acquisire conoscenze per lavorare ad un festival, condividendo il know how delle professionalità che collaborano da anni con Ferrara Sotto le Stelle. Presto sarà online un bando d’iscrizione che consentirà ai 15 partecipanti selezionati di seguire lezioni a distanza con professionisti del settore su tematiche come art direction, produzione esecutiva, comunicazione web, social e istituzionale. “L’emergenza Covid-19 ci ha messo davanti a grandi cambiamenti e ci spinge a riflessioni sul futuro del sistema festival – conclude Nuccini-. Una sfida che non si vince da soli ma solo facendo rete e creando collaborazioni con altre realtà per presentarci nel futuro prossimo meno in competizione e più in sinergia”.

Rimandato il tour Nazionale Fluo Run a 2021

Da: Polisportiva FLUO RUN ASD

Tutte le tappe del tour Fluo Run 2020 saranno posticipate al 2021- 11 le tappe nelle varie città in programma: Genova, Bologna, Ferrara, Desenzano, Cattolica ,Jesolo, Cesenatico, Padova, Sottomarina, Lido di Spina, Riolo Terme. Tentare di rimandare o posticipare, in questo momento, sarebbe un azzardo ed un atto di irresponsabilità. Una decisione sofferta e presa di comune accordo con i Comuni interessati e la lega atletica UISP dopo la consultazione di questa mattina. Una conclusione figlia dell’emergenza legata al contagio del Covid-19 e alla salvaguardia della salute dei partecipanti, delle persone coinvolte nell’organizzazione e di tutti i cittadini.

“Giustizia per gli invalidi: risoluzione per cumulare assegno e bonus covid”

Da: Ufficio Stampa Lega

“Giustizia per gli invalidi”: il gruppo Lega E-R ha presentato una risoluzione che impegna la Giunta ad attivarsi affinché il Governo nazionale recepisca nel decreto di aprile sulla “fase due” una modifica atta a consentire la cumulabilità dell’Assegno ordinario di invalidità previsto dalla legge 222/1984 con gli indennizzi concessi dagli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del decreto-legge n. 18/2020.

Il cosiddetto “Cura Italia”, ha riconosciuto un indennizzo per il mese di marzo 2020 pari a 600 euro, per le limitazioni imposte dalla situazione emergenziale legata alla diffusione del Covid-19. Tale indennizzo, esente da qualsiasi imposizione fiscale, è destinato ai liberi professionisti con partita Iva, compresi i partecipanti agli studi associati o società semplici con attività di lavoro autonomo iscritti alla Gestione separata dell’Inps, ai co.co.co. in gestione separata, agli artigiani, ai commercianti, ai coltivatori diretti, a coloni e mezzadri, a stagionali dei settori del turismo e degli stabilimenti termali, nonché ai lavoratori del settore spettacolo e ai lavoratori agricoli;

Tuttavia l’Inps (con circolare n. 49 del 30 marzo 2020, interpretando le norme di cui al decreto-legge “Cura Italia”), ha precisato che il “Bonus” è incompatibile con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla legge 12 giugno 1984.”

“Tale interpretazione – spiega il capogruppo della Lega, Matteo Rancan – pertanto esclude dai potenziali beneficiari dell’indennità i più deboli, ovvero i titolari di “assegno ordinario di invalidità”, penalizzati rispetto agli altri lavoratori, soprattutto se si considera che l’importo percepito mensilmente tramite assegno ordinario di invalidità è assai poca cosa rispetto ai 600 euro previsti per l’indennizzo”

Una “discriminazione” che emerge ancora più forte se si considera come il “Bonus da 600 euro” è cumulabile con ammortizzatori sociali quali la naspi o con erogazioni monetarie derivanti da borse lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale. “Pertanto diviene ancora più evidente come la norma sia posta a tutela dei più, e non certo di chi più avrebbe bisogno di un sostegno effettivo da parte dello Stato” sottolineano i leghisti.

“E’ dalla necessità di non lasciare indietro nessuno che parte la nostra richiesta di impegnare la Regione ad attivarsi col Governo nazionale affinché recepisca nel decreto di aprile sulla “fase due” una modifica atta a consentire la cumulabilità dell’Assegno ordinario di invalidità” concludono i consiglieri del Carroccio Matteo Rancan, Daniele Marchetti, Fabio Rainieri, Gabriele Delmonte, Michele Facci, Emiliano Occhi, Stefano Bargi, Andrea Liverani, Massimiliano Pompignoli, Fabio Bergamini, Maura Catellani, Matteo Montevecchi, Simone Pelloni e Valentina Stragliati.

RESIS75NZA, Un racconto virtuale

Da: Arci Ferrara

Sabato 25 aprile dalle 12 alle 19, Arci Ferrara trasmetterà sulla pagina Facebook dell’associazione, una giornata all’insegna di letture, video, podcast e musica per festeggiare insieme i 75 anni di Liberazione e Resistenza.

L’iniziativa si inserisce all’interno della campagna “Resistenza Virale”, lanciata da Arci Nazionale per dar voce al settore culturale e associativo in questo periodo di sospensione, continuando a promuovere la socialità anche attraverso gli strumenti del web. In quest’ottica e in questo momento di difficoltà, risulta importante cercare di raggiungere un ampio numero di utenti per celebrare una delle feste portanti della storia italiana, condividendo sui social momenti di cultura e di memoria che possono ancora essere occasioni di incontro e di scambio, anche con una forma inedita.

Il programma dell’evento, in aggiornamento sui canali social, prende il nome di “RESIS75NZA – Un racconto virtuale” per sottolinearne la connotazione principalmente narrativa. Web Radio Giardino trasmetterà podcast sulla Resistenza registrati con il contributo della Dott.ssa Anna Quarzi, Direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. L’Istituto sarà a sua volta impegnato, dal 22 al 27 aprile, nella diffusione di contenuti volti a far scoprire e riscoprire storie e momenti della lotta di Liberazione, e condividerà, nella giornata di festa, il documentario di Carlo Magri Ferrara, aprile 1945, dal Reno al Po che, attraverso i filmati degli operatori al seguito delle Truppe Alleate, documenta l’entrata dei partigiani e degli alleati nel ferrarese.

Web Radio Giardino condividerà i racconti e le interviste dei nonni, una preziosa condivisione della reale memoria dei protagonisti di allora.

Seguiranno le letture dell’associazione teatrale Ferrara Off e quelle dell’attore ferrarese Marcello Brondi.

Gli appuntamenti della giornata saranno intervallati da varie selezioni musicali, tra cui una reinterpretazione del tema della Resistenza curata da Officina Meca.

Alle 19 ci sposteremo sulla pagina Facebook di Ferrara sotto le stelle per Memoryscapes Live Sound. Liberazione, pellicola 16mm girata dall’allora ventiduenne Antonio Marchi e sonorizzata dal vivo in anteprima da Stefano Pilia, Nicola Manzan, Cabeki, Xabier Iriondo e Laura Agnusdei. Il progetto è stato realizzato grazie ad una collaborazione tra Ferrara sotto le stelle e Home Movies – Archivio Nazionale del Film di Famiglia.

Strutture per anziani e disabili (Cra): tutti gli interventi per interrompere la catena del contagio

Da: Organizzatori

L’assessore Donini: “Necessario agire con ulteriore incisività e seguire tutte le misure di sorveglianza, prevenzione e isolamento sicuro, per tutelare il più possibile sia gli ospiti, sia il personale”

Interrompere al più presto, con interventi radicali, la catena del contagio nelle strutture residenziali – sociosanitarie e socioassistenziali – per anziani e persone con disabilità. Luoghi che, assieme agli ambienti domestici, rappresentano uno dei fronti ancora caldi nella lotta al Coronavirus, a maggior ragione perché interessano le persone più fragili e vulnerabili della comunità.

Con questo obiettivo, la Regione rafforza gli interventi già definiti nelle scorse settimane, e lo fa con un documento che fornisce ulteriori indicazioni operative ai soggetti gestori su quando e come agire con la maggior efficacia e tempestività possibili, per la tutela degli ospiti e del personale.
Il provvedimento è già stato condiviso dall’assessorato alle Politiche per la salute con le direzioni delle Aziende sanitarie e con le parti sociali, a partire dai sindacati, e avrà un passaggio anche in Giunta regionale.

In sintesi, ecco le azioni che dovranno essere ulteriormente potenziate. Diagnosi tempestiva, innanzitutto, con tamponi effettuati all’interno delle strutture nel più breve tempo possibile sui casi sospetti positivi, ma anche ad ampio raggio laddove ci siano casi già attivi, soprattutto se in presenza di focolai o di situazioni con maggiori rischi di trasmissione. E poi sorveglianza costante di tutti gli ospitiper verificare la comparsa di sintomi anche lievi che potrebbero rappresentare la spia di un avvenuto contagio.

Ovviamente, per le persone positive isolamento sicuro in ambienti completamente separati dagli asintomatici e con assistenza di personale dedicato (Zona rossa). Collocazioni alternative, individuate dal gestore in collaborazione con l’Azienda sanitaria, se l’isolamento sicuro all’interno non può essere garantito. Varie le opzioni individuate, a partire dalle strutture lungodegenziali o riabilitative di ospedalità privata accreditata, per cui è già stata raccolta la disponibilità di Aiop; ma anche aree ospedaliere o ospedali di comunità deputati all’accoglienza di pazienti Covid, e ancora ‘Cra Covid’ dedicate in cui l’assistenza sanitaria sia preferibilmente assicurata sulle 24 ore.

Non solo: nel testo messo a punto dall’assessorato alle Politiche per la salute si ribadisce anche il tema della sicurezza a tutela degli ospiti e degli operatori delle strutture, alle quali spetta la responsabilità di attuare tutte le misure di prevenzione del contagio, con il supporto clinico-assistenziale delle Aziende sanitarie; dal canto loro, le Aziende sono chiamate a vigilare, anche con specifici sopralluoghi, sull’effettiva attuazione delle misure di prevenzione, e a segnalare eventuali casi di inerzia alle Conferenze territoriali socio sanitarie.

“Diamo nuove indicazioni operative stringenti ai gestori delle strutture che ospitano persone anziane e con disabilità, che rappresentano l’anello fragile delle nostre comunità e purtroppo sono tra i soggetti più colpiti dal virus, laddove vivono in luoghi di forte aggregazione- spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. È indispensabile agire con ulteriore incisività per interrompere la catena dei contagi, e seguire tutte le misure di sorveglianza, prevenzione e isolamento sicuro, per tutelare il più possibile sia gli ospiti, sia il personale. Naturalmente, i gestori hanno esclusiva responsabilità giuridica rispetto agli aspetti organizzativi delle attività, ma abbiamo voluto dare loro uno strumento operativo per poter agire, anche con l’importante supporto delle Aziende sanitarie”.

Bene la riduzione delle tasse locali, ma bisogna andare oltre. Serve un piano Marshall per l’Alto Ferrarese

Da: CNA Ferrara

“Ridurre le imposte locali che gravano sulle imprese è sicuramente un’ottima iniziativa, ma per risollevare le sorti economiche dell’Alto Ferrarese dopo l’emergenza coronavirus è necessario fare molto di più. E’ necessario un piano territoriale di ampio respiro, alla cui elaborazione le imprese e le associazioni che le rappresentano siano convocate e direttamente coinvolte.”.

Raffaella Toselli, imprenditrice e Presidente della Cna dell’Alto Ferrarese, avanza una serie di proposte all’amministrazione comunale di Cento: obiettivo, ricostruire un tessuto economico stremato dall’emergenza, che in futuro si troverà a fare i conti con una grave crisi della domanda e quindi con un persistente calo dei ricavi.

“Il primo strumento da mettere in campo – prosegue Raffaella Toselli – è creare un tavolo di discussione in cui il mondo economico possa confrontarsi direttamente con tutti gli enti locali dell’Alto Ferrarese. Da quel tavolo deve scaturire un vero Piano Marshall per il territorio. Bisogna mettere da parte egoismi e particolarismi e rimettersi in moto con lo stesso spirito che caratterizzò il dopo-terremoto”

Le linee guida su cui deve lavorare un tavolo del genere sono, secondo la Presidente di Cna Alto Ferrarese, piuttosto chiare: “E’ necessario un piano di sviluppo a 360 gradi che tuttavia non può prescindere da alcune priorità: in primo luogo, un investimento importante nella valorizzazione delle aree artigianali e industriali del territorio, che sono il fulcro della produzione di ricchezza e dell’occupazione nell’alto ferrarese. Poi, è necessario che gli enti locali garantiscano, per un periodo sufficientemente lungo, appalti “a chilometro zero”, per valorizzare e sostenere il più possibile le imprese locali. Ancora, bisogna pensare a una drastica riduzione degli oneri di urbanizzazione per far ripartire l’edilizia e la cantieristica in genere”

Resta lo spazio per un ultimo appello: la riduzione del peso della burocrazia. “e’ un ostacolo contro cui gli imprenditori lottano ogni giorno – conclude Raffaella Toselli – e’ molto importante che nella fase post-emergenza questo ostacolo venga rimosso, per consentire alle imprese di dispiegare per intero le proprie potenzialità di recupero”.​

Abbandoniamo per un po’ i soliti strumenti della politica

Da: Dario Maresca

Tempi straordinari richiedono donne e uomini straordinari, ne stiamo avendo prova in questo momento nuovo e drammatico, dove avvertiamo la forza di tanti professionisti, sanitari e non solo, di tanti cittadini e imprenditori che si adoperano con creatività per reinventarsi e per essere d’aiuto agli altri, di tanti genitori che sanno trasformare le monotone giornate in casa in sempre nuove avventure per i propri figli.
E noi, politici e amministratori ferraresi, saremo all’altezza del tempo straordinario e grave in cui ci siamo trovati, chi al governo chi all’opposizione, a dover amministrare la nostra comunità?
Me lo domando in questi giorni e sento che dovremmo avere il coraggio di osare qualcosa di nuovo, abbandonando il solito modo di fare politica per dimostrarci capaci di creare coesione e non divisione in un frangente tanto difficile.
Lunedì scorso il Papa, facendosi voce direi di un sentire morale universale prima che religioso, ha chiesto che i politici cerchino il bene della comunità e non quello della propria parte politica, e credo che sia un desiderio molto diffuso, anche se continuamente smentito dalla scena politica.
Allora vorrei fare una proposta, riprendendo e allargando quanto già avevo proposto durante l’ultimo consiglio comunale: abbandoniamo per un po’ i soliti strumenti della politica (che tanto si sono sviliti nel tempo), le polemiche, le frecciate, le reciproche invettive tra maggioranza e opposizione, la preclusione gli uni alle idee degli altri. Mettiamoci tutti insieme al lavoro per il bene della nostra comunità. Oso anche di più: per quanto possibile accantoniamo il metodo delle decisioni a votazione, sforziamoci di sederci attorno ad un tavolo, maggioranza, minoranza, ma anche rappresentanti della società, e di ragionare e confrontarci fino ad arrivare a scelte condivise. È un modo diverso e forse più pieno di esercitare la democrazia, che tanti di noi già sperimentano in contesti associativi o lavorativi, e funziona nella misura in cui si condivide l’obiettivo di fondo e si accetta il punto di vista dell’altro. La maggioranza dovrà fare lo sforzo di considerare che solo integrando le idee delle opposizioni si dà conto della totalità della cittadinanza, e la minoranza dovrà riconoscere il giusto peso a chi è stato scelto dalla maggioranza dei votanti.
Una sorta di armistizio partitico, da qui a fine anno, per dire che vogliamo rialzarci insieme da questo momento drammatico, per dire che le polemiche politiche sono piccola cosa rispetto al cataclisma che ci ha colpiti.
Non penso alla creazione di tavoli o strumenti ad hoc: usiamo le commissioni consiliari, allargate di volta in volta a rappresentanti delle categorie, dei lavoratori e del terzo settore, per confrontarci ed elaborare proposte, invece che per difendere o attaccare a prescindere le proposte della giunta. Gli assessori convochino riunioni anche informali, con la rappresentanza di tutte le parti politiche, per esporre le questioni e costruire insieme soluzioni. Ci aspetta un intenso lavoro: il bilancio del Comune va in larga parte riscritto, dovremo dare risposte ai tanti che usciranno più fragili economicamente o socialmente da questa emergenza sanitaria, dovremo probabilmente ripensare gran parte delle proposte e delle attività che il Comune organizza o sostiene, dovremo ridisegnare una serie di servizi. Dovremo ridare un volto al nostro stare insieme.
Sarebbe stupido pensare che tutto questo lavoro straordinario non possa che essere migliore ascoltando il contributo di tutti e se tutti siamo concentrati per rispondere alle necessità della nostra comunità piuttosto che strumentalizzare polemicamente ogni scelta o proposta.
È chiaro che questo vorrebbe dire rimodulare le posizioni più divisive per definire un orizzonte comune (che poi lo troviamo già nella Costituzione e nelle dichiarazioni dei diritti dell’uomo). Dovremmo fare reciprocamente dei passi di avvicinamento. Parto io indicando un passo che mi aspetterei dalla destra (e lascio alla destra indicare quelli che vorrebbe dal centrosinistra e dai cinque stelle): il sostegno e l’assistenza per questo periodo emergenziale devono essere indirizzati in modo universale a chi ha più bisogno, a prescindere da altri fattori.
Rispondo in anticipo a due facili obiezioni. La prima è che le posizioni sono troppo distanti e che per tanti motivi il dialogo è già troppo compromesso. Lo capisco, costerebbe molta fatica anche a me, ma se i passi incontro sono reciproci e veri è preferibile per il bene comune fare quei passi faticosi piuttosto che restare nel proprio orizzonte di riferimento, più comodi ma fermi. Credere nella democrazia vuol dire anche questo.
La seconda è che è facile per me fare una proposta del genere adesso che sono in minoranza, ma che non lo proponevo quando ero in maggioranza. Vero, ma un momento come questo non l’abbiamo mai vissuto, non possiamo sapere come ci saremmo comportanti a parti invertite, ed è di fronte a questa drammatica novità che avanzo questa idea.
Sarebbe solo per un certo periodo, poi dal 2021 potremmo tornare ai nostri programmi, alla critica intransigente e ai facili mezzi per acquisire consenso, ci resterebbe comunque tutto il tempo prima delle prossime elezioni; male non ci può fare (anzi può essere che ci accorgiamo che ci piace lavorare così).
È vero, forse per un’operazione del genere servirebbe una statura politica che noi non abbiamo, ma nei momenti straordinari ciascuno di noi è capace di tirare fuori risorse inaspettate, perciò io dico che ci potremmo provare.
Io sono disponibile, ma funziona solo se lo facciamo tutti.

Lotta al cuneo salino e studio delle falde acquifere, il progetto internazionale prende il via da Comacchio

Da: Organizzatori

Grazie ai laboratori del CER in collaborazione con il Consorzio Pianura di Ferrara e alle Università di Padova, Pavia ma anche accademie spagnole, turche e giordane inizia RESERVOIR, progetto destinato a condizionare le future scelte dei paesi del Mediterraneo oggi alle prese con crisi idriche e risalita del cuneo salino

Gli effetti del cambiamento climatico globali mostrano chiare ripercussioni anche nelle regioni del Mediterraneo e l’incremento delle temperature ha proporzionalmente aumentato la diretta dipendenza dalle acque sotterranee come indispensabile fonte di acqua dolce. Una fonte oggi più che mai al centro dell’attenzione corale e con essa gli inevitabili impatti qualitativi e quantitativi che ne derivano. Per rispondere in maniera adeguata a queste nuove rilevanti sfide nasce il progetto RESERVOIR con l’obiettivo di fornire nuovi prodotti e servizi utili all’insegna di una gestione sostenibile delle acque sotterranee da testare in quattro aree scelte in maniera oculata nel Mediterraneo e particolarmente soggette a stress idrico: Italia, Spagna, Turchia e Giordania. L’area-test italiana è rappresentata da una fetta di territorio composito a ridosso della costa Adriatica, nella zona di Comacchio in provincia di Ferrara, in cui il Canale Emiliano Romagnolo, in stretta collaborazione con il Consorzio di Bonifica della Pianura di Ferrara, si occuperà del miglioramento delle conoscenze sull’impatto sugli acquiferi delle attività agricole e civili in zona anche non lontana ad insediamenti urbani a forte vocazione turistica. In particolare, nell’arco dei 4 anni di durata del progetto, saranno messi a punto modelli di gestione delle acque superficiali adeguati a contrastare l’avanzata del cuneo salino verso le aree interne, con gli immaginabili effetti positivi sulla qualità delle risorse, uno dei principali obiettivi delle Direttive Europee in materia di conservazione delle acque. I risultati di RESERVOIR saranno utilissimi per le decisioni future, tali da poter incidere sulle politiche nei cosiddetti paesi-target presi in esame e con ogni probabilità potrebbero diventare modello riconosciuto, soprattutto in ambienti con equilibri ambientali fragili, in cui le risorse idriche hanno impatti evidenti su tutti i comparti produttivi: agricolo, industriale e civile. Il Canale Emiliano Romagnolo , forte del suo ruolo di gestore di risorsa idrica superficiale e di ente di ricerca tecnico-scientifica (AcquaCampus) con vasta e maturata esperienza in materia di studio di falde acquifere destinate al soddisfacimento dei fabbisogni idrici delle colture, è partner e parte integrante del team di progetto che raggruppa tra gli altri l’Università di Pavia e le Università di Padova, Alicante (Spagna), Dokuz Eyul (Turchia), Giordania.

I LIBRI E LE ROSE
La BPG per il 23 aprile, giornata internazionale del libro.

di Emanuela Cavicchi

La sera del 22 aprile 1516 Ludovico Ariosto dev’essere andato a coricarsi stanco, felice, pensieroso di aspettative e di ripensamenti: quel giorno fu data alle stampe la prima versione dell’ Orlando Furioso. Uno dei poemi preferiti da Don Chisciotte, senz’altro da salvare dal rogo della sua biblioteca, ma solo nell’originale ariostesco: “non avrei nessun rispetto se lo trovassi qui tradotto, ma gli farei grande onore se invece parlasse nella sua lingua nativa”, dice il curato mentre scaraventa allegramente i libri di Don Chisciotte fuori dalla finestra, colpevoli, pensano molti, della follia dell’hidalgo.
Il 23 aprile 1616, in un corto circuito romanzesco, morivano Cervantes, Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega, primo scrittore dalla doppia origine, spagnola ed inca, a venire celebrato in Spagna. Veramente in Spagna ed in Inghilterra erano in uso due calendari diversi, per cui in realtà c’è qualche giorno di scarto tra la morte di Cervantes e quella di Shakespeare, anche se le cronache riortano per entrambi il 23 aprile. Ma è una coincidenza talmente suggestiva che questa data è stata proclamata GIORNATA MONDIALE DEpL LIBRO.

Questi destini, queste stelle devono aver incrociato i loro influssi: è così evidente! In una qualche vallata lunare Astolfo, Orlando, Don Chisciotte e Amleto brindano amabilmente con le ampolle delle nostre follie, mentre Sancho Panza attende bonario a Ronzinante e all’Ippogrifo, aiutato da Riccardo III, che ha finalmente ritrovato il suo cavallo.

Un anno fa, il 23 aprile 2019, stavamo montando scaffali e predisponendo per l’apertura della nostra biblioteca, la Biblioteca Popolare Giardino. Una biblioteca pubblica ‘come le altre’, tutte nostre sorelle, una biblioteca popolare ‘diversa da tutte le altre’: immaginata e costruita dal basso, completamente autogestita e autofinanziata. L’abbiamo inaugurata il 5 maggio con una festa molto partecipata, per poi cominciare ufficialmente le attività con la prima presentazione del 10 maggio 2019: Giulio Cavalli ci ha raccontato il suo romanzo Carnaio.
Abbiamo fortemente voluto aprire con la presentazione di un libro in una data simbolica, il 10 maggio, in cui ogni anno si ricorda il rogo di libri del 10 maggio 1933 perpetrato dai nazisti.
Avremmo voluto organizzare tante attività nella nostra biblioteca, per la giornata mondiale del libro, per il nostro primo compleanno, per la ricorrenza del 10 maggio. Nel locale della biblioteca, o nel giardino del grattacielo, come abbiamo fatto tante volte in passato. Come torneremo a fare in futuro. Speriamo presto.

Ora lo faremo a distanza, pubblicando ogni giorno delle letture, dei consigli, dei pensieri, in un percorso di parole da oggi al 10 maggio. Chiunque può mandare il proprio contributo: inviate un brano, una poesia, un commento sonoro, un video… al nostro indirizzo mail: bibliopopgiardino@gmail.com.
E venite a trovarci virtualmente [ecco il nostro sito] [la pagina Fb]. Il prossimo 5 maggio, per il nostro primo compleanno, stiamo preparando una sorpresa.

Oggi è anche San Giorgio, o Sant Jordi, patrono di Ferrara e della Catalogna, regione che ogni 23 aprile si adorna di migliaia di rose rosse, regalate alle donne e donate ad ogni persona che acquista un libro: narra la leggenda di Sant Jordi che il sangue sgorgato dal drago ucciso si sia tramutato in rose rosse.
Buon 23 aprile profumato di rose e di libri: da regalare, odorare, assaporare.

Ciarle: assegnato il contributo per la realizzazione della nuova linea irrigua

Da: Organizzatori

Sono stati molteplici le azioni del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara per riuscire a portare ad un reale punto di inizio la realizzazione della nuova opera irrigua del canale Ciarle a Poggio Renatico, un intervento che ora è davvero in partenza, quale risultato del grande impegno di questi anni delle Amministrazioni presiedute dal Presidente Franco Dalle Vacche. “Abbiamo appena ricevuto l’ufficialità dell’assegnazione del contributo del Ministero delle Politiche Agricole per 9 milioni di euro – dice il Presidente – il progetto era entrato in graduatoria tra quelli ammessi nel bando per l’assegnazione dei fondi finalizzati alla realizzazione di progetti irrigui nell’ambito del Piano per lo Sviluppo Rurale Nazionale. Nonostante i fondi si fossero esauriti, con l’assistenza di ANBI e grazie alla disponibilità dei funzionari del Ministero a Roma siamo riusciti a individuare ulteriori fonti di finanziamento. Sono dunque orgoglioso di poter dire che dopo tantissimi anni di attesa, ora ci sono tempi certi per l’avvio dell’opera dando una risposta concreta e positiva alle tante preziose realtà agricole di quel comprensorio”.

Un traguardo che il Consorzio ha raggiunto dopo più di 2 anni di lavoro e contatti stretti, come detto, con Anbi nazionale e il Ministero. La domanda di finanziamento per l’implementazione primaria del sistema irriguo Ciarle nei Comuni di Poggio Renatico e Terre del Reno, infatti, era stata presentata ad agosto 2017 ed oggi, con l’intervento del Ministero che ne ha ravveduto lavori urgenti, indifferibili e di pubblica utilità, si può dare il via all’iter di realizzazione del completamento e adeguamento dell’opera irrigua derivante dal Canale Emiliano Romagnolo (CER) che da via Ciarle a Sant’Agostino proseguirà verso Poggio Renatico, consentendo benefici a 5.586 ettari. Questa la tempistica indicata dal direttore generale Monti: “Entro 12 mesi a decorrere dal 16 maggio, salvo proroghe, dovrà esserci l’aggiudicazione dei lavori. Abbiamo già iniziato a preparare il bando da oltre 6 milioni di euro di lavori (per un totale di 9 milioni aggiungendo iva e spese tecniche) e perfezionare la quarantina di accordi coi proprietari dei terreni interessati dall’opera”.

L’opera avrà una portata di 0.3 litri al secondo per ettaro di superficie servita e darà una garanzia dell’acqua superiore a quella utilizzata solitamente per l’irrigazione. “Nell’alto ferrarese spesso vengono usati gli stessi canali sia per lo scolo delle acque che per l’irrigazione. In questo caso si avrà un canale dedicato esclusivamente all’irrigazione e quindi mai interessato da acque di scolo dalla campagna o dalle fognature urbane – spiega l’ingegnere Valeria Chierici – Il tempo previsto dal cantiere varia dai 27 ai 24 mesi, riduzione che dipenderà dall’organizzazione dell’impresa aggiudicataria. Il lavoro infatti, si sviluppa linearmente e potrebbero agire contemporaneamente con più squadre accelerando i tempi esecutivi. Peraltro ci si trova davanti a una tecnica di realizzazione non particolarmente complessa per la maggior parte dello sviluppo, che sfrutta le altimetrie del terreno elevate a ridosso dell’argine del Reno, per servire agevolmente tutti i vicini comparti altimetricamente più depressi. Una condotta irrigua semplice, destinata esclusivamente all’irrigazione che apporterà numerosi benefici al comparto agricolo poggese, molto importante per la pera Abate, frutteti e vivai”.

Particolarmente soddisfatto anche Daniele Garuti, sindaco di Poggio Renatico e, in Consorzio, membro della commissione piano di classifica per il riparto degli oneri consortili. “Avere ottenuto il finanziamento è un risultato che dà soddisfazione e rappresenta un importante punto di partenza per l’iter della concreta realizzazione – dice il primo cittadino – era un progetto rimasto sulla carta da oltre 20 anni e che mai riusciva a tradursi in realtà per il nostro mondo agricolo permanentemente in sofferenza. Questa, invece, è una risposta importante anche davanti al clima attuale, che alterna siccità a periodi troppo piovosi. Un grande sforzo di pianificazione che soddisferà le necessità di un territorio vocato particolarmente alla orto frutticultura e che, pur essendo vicinissimo a Reno, soffre di carenza idrica”

CONDOMINIO EUROPA: STESSA FAZZA, STESSA RAZZA?
Cara Europa, rimetti a noi i nostri debiti.

Consiglio Europeo del 23 aprile 2020, Era Post Covid. Giornata fondamentale, perché l’Europa dovrebbe decidere se dare soldi o prestare soldi o abbonare debiti (all’Italia in primo luogo), o fare nessuna delle tre cose. Non sono un economista né un opinionista. Ne parlerò in modo rudimentale e grossolano, per cui gli economisti mi perdoneranno, mentre ho la pretesa di dire meno stupidaggini di molti opinionisti.

Fate finta che l’Italia sia una famiglia. La vostra famiglia, che vive in un condominio chiamato Europa. Non godete di una grande fama tra alcuni altri condomini: siete spesso indietro sul pagamento delle spese comuni. Però fate bene da mangiare – meglio di tutti -, sapete confezionare bei vestiti, indossate le scarpe più sciccose e gli occhiali più fighi (questo sarebbe il nostro export). Vi invidiano perché sapete godervi la vita e vi detestano perché spendete troppo (il debito). Però vi tollerano perché come gli fate voi la pizza, l’amatriciana e il cappuccino…Come tutti, le vostre entrate sono ferme per colpa del virus mondiale. Non si lavora, non si guadagna. Avete bisogno di soldi, come tutti. Solo che voi assomigliate ai greci: “una fazza, una razza”. Quindi quando qualcuno parla di darvi soldi (o voi li chiedete) è tutto un inarcar di sopracciglia nordiche e teutoniche.

Però lo sanno che non siete greci. Assomigliate, ma non siete. Troppo piccoli, i greci. Voi vi siete allargati. Fate lavoretti, aggiustate le cose, in condominio ve la cavate. Sempre. L’arte di arrangiarsi ce l’avete nel sangue. E casa vostra è un gioiello, quando gli altri la visitano restano a bocca aperta, e siete dei perfetti padroni di casa. Insomma, gli fate comodo.

Vi offrono un prestito quasi illimitato a tasso quasi zero, e li potete restituire con calma, molta calma. Decenni. (Questo sarebbe il MES). Attingete pure, senza condizioni, vi dicono – senza condizioni adesso, almeno. Molti dicono, anche tra i vecchi tromboni, che dovreste prenderli, quei soldi. Sono tanti, senza condizioni, così non avete più bisogno di chiedere soldi in giro, agli amici nel mondo che ve li prestano ma vogliono in cambio degli interessi più alti, perché si fidano sempre meno di voi (questo sarebbe il mercato, cui piazzare Bot Cct e Btp).

In questo ragionamento non dovete trascurare un dettaglio: si tratta comunque di un prestito (sempre il famoso MES). Quei soldi li dovete restituire, e voi attualmente non avete un problema di liquidità, avete un problema di solvenza, perché non state incassando. Quindi hai voglia a restituirli con calma, quei soldi. Come? Quando? (Questo è Varoufakis)

Qualcuno allora vi suggerisce di uscire dal condominio. Mandate affanculo tutti, Italia, mettetevi in proprio e non vendete più niente a nessuno. Autarchia totale. Ripristinate anche la gloriosa vecchia lira. E poi tornate a stampare moneta! Così il vostro debito ve lo pagate da soli, una partita di giro con la Banca Centrale, finalmente di nuovo autonoma e sovrana. L’Italia s’è desta!

Anche in questo ragionamento ci sono un paio di problemini. Uno lo insegnano al primo anno di economia. Se vi mettete a lanciare banconote da un elicottero lasciando fermo tutto il resto – fermi gli stipendi reali, ferma la produzione di beni e servizi – all’inizio sembra una pacchia. Tutti hanno più soldi in tasca di prima. Ma i beni prodotti sono sempre quelli, e sono relativamente scarsi rispetto all’abbondanza di denaro messo in circolazione. La prima cosa che accade è che chi produce i beni ne aumenta il prezzo, perché la domanda di questi beni è superiore alla loro offerta. Chi offre di più? Inizia così, ed è una rincorsa, perché la gente acquista in anticipo, fiutando l’ulteriore aumento dei prezzi (questa è l’inflazione), e il fenomeno diventa una spirale che fa crescere i prezzi, fino a quando vi accorgete (secondo inconveniente) che il valore delle banconote che avete stampato comincia ad assomigliare al valore delle banconote del Monopoli. Eh sì, perché quando con il milione del signor Bonaventura oggi comprate un televisore ed un cellulare, tra un mese solo un cellulare, e tra due mesi né l’uno né l’ altra, i soldi che avete in tasca valgono sempre di meno, e voi vi ritrovate poveri come prima, peggio di prima. In più, importare quello che non avete in casa vi costa un botto, perché lo pagate con la vostra liretta del Monopoli. Unica consolazione, potreste esportare i vostri occhiali vestiti pizze e mandolini a prezzi bassi a causa della svalutazione relativa della vostra moneta, ma non abbastanza bassi, perché per produrli avete dovuto ricaricarci sopra il costo della materia importata, che per voi italiani sovrani e autarchici è elevatissimo.

Italia, e quindi? Come la mettiamo? Debito solo nostro no; moneta solo nostra no; che ci regalino dei soldi è da escludere. Però… Il trattato di Lisbona, una specie di regolamento del condominio Europa in vigore dal 2009, prevede che l’Unione Europea e gli stati membri agiscano congiuntamente, mobilitando tutti gli strumenti di cui dispongono, qualora uno stato membro sia vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo. Ci siamo, no? Cos’è una pandemia se non questo? Beh, ma il condomino Germania (e i suoi derivati) può dire che la calamità Covid riguarda tutti, Germania compresa. Quindi perché favorire un paese in difficoltà (Italia) per responsabilità proprie, condividendo un debito europeo nel quale confluiscano tutti i debiti dei condomini? Perché io, Germania, che ho un debito di 100, devo metterlo in comune al debito dell’Italia che è 200, in modo da emettere un debito di 300 il cui peso relativo (da pagare) sia 150 a testa? (Questo sarebbe l’Eurobond).

Ho la risposta a questa domanda (Eureka!, e qui la Grecia torna ad essere insuperabile). Intanto, perché il regolamento del condominio di Lisbona lo prevede come principio – lo abbiamo appena letto, si chiama “solidarietà”. In secondo luogo, perché conviene anche alla Germania vendere in Italia i propri prodotti, ed il mercato italiano (che non è piccolo) reso povero ed incapace di potere di acquisto da un’austerità forzosa sarebbe ben presto una iattura anche per i nostri capi condominio.

In terzo luogo, nella storia europea è già accaduto che i forti siano andati in soccorso dei deboli, addirittura cancellando loro i debiti di guerra. E’ accaduto nella Conferenza di Londra del 1953. Il debole di allora era la Germania, che aveva appena perso la guerra, e aveva debiti inesigibili, se non a costo di non risollevarsi più. Sapete chi furono due condomini che abbonarono alla Germania buona parte dei suoi debiti? Non ci crederete: Italia e Grecia. Sì, proprio la Grecia, devastata allora nelle infrastrutture e nelle fabbriche, povera e da ricostruire, abbonò parte dei costi di questa ricostruzione al Paese nazista che l’aveva distrutta. Per non parlare del 1990, quando in nome dell’unificazione tedesca anche il resto del debito da pagare venne abbonato alla Germania. Che restituì come sappiamo il favore alla Grecia, affamando una nazione in nome delle politiche di rigore e di equilibrio nei conti.

Se l’Italia, quel famoso e gaudente e splendido appartamento nel condominio Europa, fosse unita nel pretendere l’applicazione del principio di solidarietà nel debito, gli Eurobond sarebbero molto probabilmente dietro l’angolo. Ma l’Italia non è mai unita, né mai lo è stata. Abbiamo un pezzo di rappresentanza italiana in Europa (Lega e Forza Italia) che ha appena votato contro gli Eurobond, assieme ai tedeschi, agli olandesi, agli ungheresi e ai fasci francesi, in nome del fatto che la Banca Centrale Europea deve comprare direttamente i nostri Btp; evento attualmente impossibile perché la BCE ha uno statuto che glielo impedisce, e se anche fosse possibile dovremmo continuare a pagare alla BCE interessi molto più alti di quelli che paga la Germania (e questa differenza è lo spread), e di quelli che dovrebbe riconoscere un Eurobond a chi lo compra.

Il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Economia italiani hanno un compito molto difficile, che va oltre le loro specifiche capacità negoziali e oltre i loro specifici limiti. Il loro problema è che non possono contare su un “esercito” unito, che li sostenga e faccia capire a tutti gli altri che quando il gioco si fa duro, noi giochiamo tutti insieme. Perché noi non siamo una nazione, siamo un insieme di comuni, di famiglie. Immagino sia questa la ragione per la quale la politica italiana esprima così spesso un personale disposto a segare il ramo sul quale sta seduto, in cambio di una becera, miserabile quanto effimera ribalta mediatica, di un meschino e vile cabotaggio. Incredibile è l’attualità della frase che, tanti anni fa, l’insuperato Ennio Flaiano scrisse al proposito: “La situazione politica italiana è grave ma non è seria”.

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