Giorno: 19 Maggio 2020

Lavoratori intermittenti, l’assessore regionale Colla: “La Regione formalizzerà al Governo la richiesta di velocizzare il pagamento previsto nel prossimo Decreto”

Da: Organizzatori

“Facciamo nostra la preoccupazione espressa dai sindacati per la situazione dei lavoratori intermittenti. Per questo già nelle prossime ore come Regione formalizzeremo al Governo la richiesta di velocizzare il pagamento previsto nel prossimo Decreto Rilancio, di cui siamo in attesa della pubblicazione a breve in Gazzetta Ufficiale”.

Lo ha sottolineato l’assessore regionale allo sviluppo e Lavoro, Vincenzo Colla, raccogliendo la preoccupazione lanciata dalle Organizzazioni sindacali regionali sulla difficile situazione dei lavoratori intermittenti occupati in diversi settori ma soprattutto nel turismo e nella cultura.

“È fondamentale -ha aggiunto Colla- dare una risposta a tutti i lavoratori che garantisca la liquidità per superare questo momento di estrema difficoltà”.

Ordinanza del sig. Sindaco pubblicizzata sulla sua pagina Fb

Da: Anna Ferraresi, Consigliere Comunale

Con la presente dopo aver letto l’ordinanza del sig. Sindaco pubblicizzata sulla sua pagina fb in vigore da domani 20 maggio ( https://www.facebook.com/alanfabbrisindaco/posts/3148046005251470 )in cui si obbliga la mascherina anche all’aperto e rilevando che nell’ordinanza non si fa cenno alla possibilità di non indossarla nei pub, bar, ristoranti e nelle distese attigue, e in seguito aver ricevuto molte proteste dei cittadini, ho ritenuto opportuno evidenziare che questa amministrazione non è all’altezza di gestire l’emergenza COVID-19, neppure nella seconda fase.

Nella pagina Facebook del sig. Sindaco, accortosi evidentemente del madornale errore che avrebbe compromesso l’attività delle categorie sopracitate, ha rettificato l’ordinanza con un post.
(https://www.facebook.com/alanfabbrisindaco/posts/3148440488545355)

E’ ovvio che un post su Facebook non ha nulla di legale, pertanto finché non verrà emanata una nuova ordinanza, cosa accadrà? Chi non indosserà le mascherine negli esercizi pubblici di bar, ristoranti e pub verrà multato?
In un frangente tanto delicato come l’inizio di una vita normale, la gestione del rispetto delle regole, dovrebbe essere affidata sì alla responsabilità e buonsenso dei cittadini, ma se uno stesso rappresentante dell’autorità che veste i panni di vicesindaco, di assessore alla sicurezza e della protezione civile, per primo non dà il buon esempio, cosa si vorrebbe rimproverare ai ferraresi?
Avrebbe potuto il responsabile alla sicurezza avvalersi delle forze dell’ordine , e di pattuglie come le stesse che ha usato per ore a disposizione del suo spettacolo itinerante? Io penso di sì. Avrebbe potuto girare lui stesso con il megafono a redarguire il cattivo comportamento delle persone , come spesso fece in passato, quando correva dietro gli spacciatori ( nonostante la dichiarata disabilità) , o in auto con l’autista a riprendere il runner solitario.

Coronavirus, l’aggiornamento: 27.314 i positivi in Emilia-Romagna dall’inizio della crisi, 47 in più rispetto a ieri

Da: Organizzatori

I malati effettivi scendono a 5.330. Effettuati 4.312 tamponi, che raggiungono complessivamente quota 268.200. I casi lievi in isolamento a domicilio sono 4.561 (-151), in diminuzione i ricoverati nei reparti Covid (-38) e nelle terapie intensive (-6). Undici nuovi decessi: nessuno nelle province di Piacenza, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 27.314 casi di positività, 47 in più rispetto a ieri. 4.312 i tamponi effettuati, che raggiungono così complessivamente quota 268.200. Le nuove guarigioni oggi sono 231 (17.987 in totale), mentre continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi che a oggi sono scesi a 5.330 (-195).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 4.561, – 151 rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 99 (-6). Diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid (-38).

Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 17.987 (+231): 1.681 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 16.306 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 11 nuovi decessi: 8 uomini e 3 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna sono arrivati a 3.997. I nuovi decessi riguardano 2 residenti nella provincia di Parma, 1 in quella di Reggio Emilia, 1 in quella di Modena, 5 in quella di Bologna (nessuno nell’imolese), 1 in quella di Ferrara, 1 da fuori Regione. Nessun decesso tra i residenti nelle province di Piacenza, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Questi i casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.436 a Piacenza (3 in più rispetto a ieri), 3.402 a Parma (10 in più), 4.900 a Reggio Emilia (8 in più), 3.879 a Modena (3 in più), 4.502 a Bologna (12 in più); 391 le positività registrate a Imola (dato invariato), 980 a Ferrara (nessun caso in più). In Romagna i casi di positività hanno raggiunto quota 4.824 (11 in più), di cui 1.015 a Ravenna (3 in più), 938 a Forlì (1 in più), 768 a Cesena (2 in più), 2.103 a Rimini (5 in più).

Decreto liquidità, Bargi (Lega E-R): “Accolto solo il 12% delle domande di finanziamento delle imprese E-R”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“In Emilia Romagna quasi 9 imprese su 10 non hanno ancora ricevuto il finanziamento fino a 25 mila euro previsto dal Decreto Liquidità”. L’allarme è del consigliere regionale della Lega, Stefano Bargi, che in qualità di vice presidente della Commissione regionale Bilancio ha commentato i dati dell’Ufficio Studi Lapam Confartigianato, rilanciando le difficoltà delle imprese nel dopo Coronavirus nonostante le promesse del Governo. “Addirittura il 7% rinuncia delle imprese rinuncia a questo denaro per la complessità della burocrazia. Reggio Emilia è la provincia meno virtuosa: gli istituti di credito impiegano mediamente 30 giorni per erogare un prestito, ma ora anche a Modena ne servono 45, a Bologna 42, mentre a Ferrara 13, a Ravenna e Rimini 16”. “Questo dimostra – attacca Bargi – che se le banche non rispondono il Decreto Liquidità fa acqua”. L’indagine Confartigianato Lapam ha fatto luce su un campione di circa 2.700 imprese a livello regionale. Di queste in media l’80% ha effettivamente inoltrato la domanda per l’accesso al credito, ma delle domande presentate solo il 12% è stato erogato dagli istituti di credito.

Traffico merci. Dalla Regione 3 milioni di euro per incentivare lo sviluppo dei servizi ferroviari e fluvio-marittimi

Da: Organizzatori

Sono 18 le imprese vincitrici del bando varato a fine 2019 dalla Giunta regionale che si sono candidate alla realizzazione nel triennio 2020-2022 di 37 progetti che abbracciano l’intero territorio regionale e in qualche caso si spingono al di là dei confini regionali e persino nazionali. Più tempo a disposizione delle imprese e condizioni meno rigide per l’impatto negativo dell’emergenza Coronavirus

La Regione sempre più determinata a ridurre l’inquinamento e la congestione del traffico su strade e autostrade. Per questo mette a disposizione incentivi per far viaggiare quote sempre più rilevanti di merci su rotaia e su acqua.

È di questi giorni il via libera della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna alla graduatoria di un bando varato a fine 2019 che mette a disposizione tre milioni di euro di contributi nel triennio 2020-2022 per favorire lo sviluppo del trasporto merci su ferrovia e altre modalità meno impattanti come i servizi fluviali e marittimi, con due obiettivi: contribuire al miglioramento della qualità dell’aria e alla sicurezza della circolazione.

La risposta degli operatori al bando, emanato nella scia della legge regionale n. 30/2019 che punta a consolidare gli ottimi risultati conseguiti grazie a precedenti provvedimenti legislativi, è stata molto positiva: sono state infatti 18 le aziende del trasporto multimodale e della logistica che si sono candidate alla realizzazione di 37 nuovi servizidi movimentazione delle merci che alla fine sono stati selezionati. Servizi che praticamente coprono tutto il territorio regionale e in qualche caso si spingono persino al di là dei confini regionali e persino nazionali.

“Il successo riscosso dal bando- spiega l’assessore regionale ai Trasporti, Andrea Corsini- premia la validità delle scelte compiute. Una strategia che punta a riequilibrare il sistema regionale del traffico merci, potenziando il servizio ferroviario intermodale e il trasporto fluviale e marittimo. Un ulteriore e significativo tassello che si va ad aggiungere agli altri interventi che abbiamo messo in campo all’insegna della mobilità green. Un pacchetto di risorse finanziarie che, nella delicata e difficile situazione che stiamo vivendo, può inoltre giocare un ruolo determinante per aiutare le imprese a ripartire dopo la fine del lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus”.

La revisione delle regole del bando

Il prolungato stop subito da quasi tutte le attività economiche e produttive in conseguenza delle misure restrittive anti-Covid sta rendendo di fatto impossibile il rispetto da parte delle imprese vincitrici della tempistica e delle condizioni fissate dal bando, in termini sia di numero di nuovi collegamenti da effettuare, sia dei quantitativi di merci da trasportare. Per venire incontro alle esigenze delle imprese la Giunta regionale ha pertanto deciso la revisione delle “regole d’ingaggio” per il 2020, riservandosi poi un’ulteriore valutazione per i due anni successivi di durata degli interventi in base all’evolversi della situazione di profonda crisi economica.

Tra le novità introdotte, il periodo di riferimento per monitorare i servizi aggiuntivi effettivamente svolti e che danno diritto a ricevere i finanziamenti: anziché basarsi sui dodici mesi che vanno dal 2° semestre 2018 al 1°semestre 2019, si prenderà in considerazione il quadrimestre febbraio-maggio 2020, riparametrato a 12 mensilità. Inoltre, sono stati abbassati altri due parametri fondamentali come il numero minimo di collegamenti ferroviari da attivare – 10 all’anno anziché 30 come previsto all’inizio – e le quantità di carico da trasportare, 6.600 tonnellate anziché 20.000 come previsto all’inizio. Infine, il decollo effettivo dei nuovi servizi è stato posticipato all’autunno prossimo per dare alle imprese più tempo per riorganizzarsi al meglio dopo l’emergenza Covid-19.

Bando periferie, Pelloni (Lega E-R): “Ben 75 comuni emiliano-romagnoli esclusi, Bonaccini rifinanzi fondo”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Ben 75 Comuni emiliano-romagnoli sono rimasti esclusi da ogni finanziamento del bando Periferie (Bando Rigenerazione Urbana 2018 ndr) senza possibilità di ripescaggio. Pertanto è intenzione della Giunta, guidata dal governatore Stefano Bonaccini, rifinanziare tale bando attingendo ad ulteriori linee di finanziamento e/o risorse proprie dell’ente regionale, per consentire ai comuni rimasti esclusi di ottenere fondi destinati alla realizzazione o riqualificazione di opere pubbliche o di pubblica utilità come scuole, biblioteche, edifici pubblici, parchi e spazi pubblici?”

E’ quanto chiede in un’interrogazione il consigliere regionale della Lega E-R, Simone Pelloni, che ricorda come “i Comuni che hanno presentato domande ammissibili al contributo sono stati 112 e il totale delle richieste di contributo relativo alle domande ammissibili è stato pari ad euro 88.777.568,61 a valere sulle risorse FSC (Fondo sviluppo e coesione) e ad euro 7.615.605,55 a valere sulle risorse CDP (Cassa depositi e prestiti). Solo i progetti delle prime 31 domande della graduatoria sono stati quindi ammessi a contributo per quelle che erano le risorse disponibili sul fondo FSC. Altri 6 comuni sono stati ammessi al contributo con riserva per la restante parte di risorse CDP ”.

Pertanto – conclude Pelloni – “un eventuale rifinanziamento dello stesso consentirebbe lo scorrimento della graduatoria senza dover sostenere i costi e i tempi tecnici che un nuovo bando comporterebbe sia per la sua emissione da parte della Regione Emilia-Romagna, sia per la partecipazione ad esso da parte dei Comuni”.

Giornata api: Coldiretti, crolla fino all’80% raccolta miele

Da: Ufficio Stampa

Compromessa fino ad ora la produzione di miele Made in Italy che a macchia di leopardo crolla fino all’80% rispetto alla media per effetto dell’andamento climatico anomalo con una grave siccità che ha ridotto le fioriture e stressato le api. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti in occasione della giornata mondiale delle api che si festeggia il 20 maggio a livello planetario, dopo essere stata istituita dall’Onu nel 2018.

L’inverno bollente e la pazza primavera segnata da gelate – sottolinea la Coldiretti – hanno creato in molte regioni gravi problemi agli alveari con le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre se lo mangiano per sopravvivere, anche se – precisa la Coldiretti – non mancano lungo la Penisola situazioni piu’ positive rispetto allo scorso anno.

Le difficoltà delle api – sottolinea la Coldiretti — sono un pericolo grave per la biodiversità considerato che sono un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori. In media una singola ape – precisa la Coldiretti – visita in genere circa 7000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. 3 colture alimentari su 4 dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni secondo la Fao.

Ma a rischio è anche il miele con un raccolto che in Italia rischia di essere anche peggiore del 2019, quando, con una produ­zione nazionale di appena 15 milioni di chili a fronte di un quantitativo di quasi 25 milioni di chili importato durante l’anno dall’estero secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat dalle quali si evidenzia che il 40% arriva dall’Ungheria e oltre il 10% dalla Cina. In altre parole – precisa la Coldiretti – quasi 2 barattoli di miele su tre sono stranieri.
Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica” consiglia la Coldiretti. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.
In Italia – spiega la Coldiretti – esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane – conclude la Coldiretti – ci sono 1,5 milioni gli alveari curati da sessantamila apicoltori di cui circa 2/3 produce per autoconsumo.

Il PICCOLO IMPERATORE PENTITO
(e della differenza tra bancari e banchieri)

di Alice Ferraresi

Durante il lock-down i bancari non hanno mai smesso di lavorare, come i sanitari. Solo che i sanitari sono eroi (iperbole pelosa, peraltro), mentre i bancari notoriamente sono ladri e, da un mese, anche affamatori del popolo.

Gli strali più velenosi contro i bancari li lancia, dal suo blog ospitato da un quotidiano (Il Fatto Quotidiano, ndr.) che talvolta frana verso la demagogia, tale Vincenzo Imperatore,  “consulente di direzione (quale direzione, non è dato sapere, nda,), giornalista e saggista”. L’unica certezza sui suoi titoli ed abilitazioni in realtà riguarda il suo passato in banca: è stato per molti anni manager di un grande gruppo bancario.  Imperatore, a proposito delle lungaggini e dei problemi relativi al ‘decreto liquidità’, scrive che i bancari “godono dei loro deliri di onnipotenza”, si dilettano in “risposte evasive e rimpalli di responsabilità”, godono della loro “arroganza relazionale” ed hanno in corpo un “virus culturale”  per cui riescono a “sentire appagati i propri sensi di fronte ad un cliente insoddisfatto”. Le citazioni sono testuali. Non c’è una sola parola sui banchieri. [leggere qui il blog del Fatto]

Usando le debite proporzioni, sarebbe come accusare gli operai dell’Eternit dei tumori che colpiscono la popolazione di Casale Monferrato. Per fortuna c’è stato un giudice che nel caso specifico, invece, ha ritenuto di condannare l’imprenditore.

Va comunque detto che Imperatore è coerente: lui ce l ‘ha sempre avuta a morte con i bancari. Ce l’aveva con loro – parole tratte dalle sue interviste, reperibili sul web – quando li convocava alle sette del mattino in ufficio e diceva loro di fare profitto, “fregandosene della clientela”. La spietata disinvoltura che pretendeva dai suoi sottoposti è quella che gli ha permesso – sempre parole sue – “i benefit, gli incentivi, i viaggi gratis, le giornate nelle migliori Spa, i collier Damiani per le mogli”. Adesso fa il pentito e scrive libercoli che, tra l’altro, hanno la grave colpa di scimmiottare frasi di Pasolini (“Io so e ho le prove” si intitola uno dei suoi pamphlet).

Con dei Vincenzo Imperatore, i bancari ci devono fare i conti tutti i giorni. Sono gli Imperatore delle varie banche che rendono ansiogeno, oppressivo, angosciante il lavoro dei bancari che vogliono lavorare perbene, avendo il cliente come fine e non come mezzo per fare avere collier alle mogli del capo. Quelli come lui non sono la soluzione, sono parte del problema.  E’ beffardo che i lavoratori bancari si debbano far dare lezioni di moralità da uno che prima vessava collaboratori e clienti per il suo lucro, e adesso fa il manager pentito per il suo lucro, manco fosse Edward Snowden o Julian Assange. Non risulta abbia restituito ai suoi clienti i collier, i premi da 30.000 euro, le giornate nelle Spa. Contribuire alla degenerazione di un sistema e raccontarlo a pagamento non gli consente di rifarsi una verginità a spese dei lavoratori.

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi

Peruffo: “Sul tema dell’omofobia si vada avanti senza polemiche”

Da: Paola Peruffo, Presidente Commissione Pari Opportunità, Comune di Ferrara

Sul tema Omofobia, che comprende anche bifobia, lesbofobia e transfobia, è giusto pretendere che ci siano atti concreti e unidirezionali, cosa che sostengo da sempre quale liberale.
In occasioni come quella della Giornata Mondiale dedicata a questi temi ritengo però che occorra essere tutti concordi sull’enunciazione di principi cardine, senza pregiudizi politici ed evitando di alimentare polemiche inutili e strumentali su dichiarazioni univoche giunte, tra gli altri, dal Sindaco di Ferrara.

Sempre riguardo a questo argomento sappiamo che il Parlamento ha il compito di trovare la sintesi conclusiva per una una legge equilibrata che possa tutelare tutti i soggetti ingiustamente e vergognosamente vessati a fronte delle proprie libertà individuali.

Come Presidente della Commissione Pari Opportunità, ribadisco inoltre la disponibilità, coerentemente a quanto annunciato a inizio mandato, a discutere in sede di commissione le iniziative di contrasto a ogni forma di violenza di genere, promuovendo sia la libertà che una cultura inclusiva.

Lettera aperta al Sindaco e all’Assessora alle Pari Opportunità

Da: Le Associazioni LGBTI+ di Ripagrande 12

Gentile Sindaco Alan Fabbri,
gentile Assessora alle Pari Opportunità Dorota Kusiak,

Come associazioni LGBTI+ di Ripagrande 12, ci rammarica profondamente il non essere stati coinvolti dalla vostra giunta per la realizzazione di un’iniziativa congiunta al fine di celebrare la giornata del 17 Maggio, giornata mondiale dedicata alla lotta contro l’omolesbobitransfobia.

Iniziativa quest’anno da voi ricordata con un banner virtuale recante la scritta “Ferrara promuove la libertà di essere”. Questa dicitura, a nostro giudizio, ci lascia assai perplessi in quanto risulta essere ambigua, non convincente se non inadeguata nel veicolare il chiaro messaggio che vuole trasmettere la giornata, ovvero la ferma condanna contro tutte le manifestazioni umane di natura omolesbobitransfobica.

Ci auspichiamo pertanto che la giunta, in occasione delle iniziative future, possa dimostrare oltre che una maggiore attenzione e cura nella comunicazione, anche un autentico spirito di collaborazione e fiducia nei confronti dell’operato delle realtà associazionistiche come le nostre che da decenni si impegnano nel nostro territorio al fine di combattere le discriminazioni di natura specificamente omolesbobitransfobica.

E in materia di contrasto all’omotransnegatività, nello specifico, ricordiamo che il Comune di Ferrara ha siglato il protocollo istituzionale PICO (Protocollo d’Intesa Contro l’Omotransnegatività) insieme alle altre realtà LGBTI+ ferraresi (AGEDO, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno), all’Università di Ferrara, all’Azienda USL, al Centro Donna e Giustizia, CGIL e UIL.

E’ a questo tavolo (purtroppo silente da troppi mesi!) che ci appelliamo nel tentativo di poter dare un valore istituzionale, collegiale e di risonanza alle nostre istanze, in quanto ad ispirare il nostro operato vi è sempre stata la convinzione, come attesta il già citato Tavolo istituzionale Pico, che il contrasto alle discriminazione per orientamento sessuale ed identità di genere non sia un “soliloquio” ma piuttosto, attraverso la moltitudine di voci espresse della società civile, il risultato di un lavoro corale, frutto di un impegno congiunto.

AVVISO HERA
guanti e mascherine vanno gettati nei rifiuti indifferenziati

Da: Ufficio Stampa Hera SpA

‘Gettali nell’indifferenziata’. È questo il titolo della campagna promossa da Hera in questi giorni per informare e sensibilizzare sul corretto smaltimento di guanti e mascherine, il cui utilizzo accompagnerà la vita di tutti nei prossimi mesi.

Come conferire correttamente guanti e mascherine
Guanti e mascherine devono essere conferiti nel rifiuto indifferenziato e quindi non avviati a recupero tramite altre raccolte differenziate, come ad esempio carta o plastica.
è bene inoltre inserire questi rifiuti in un sacchetto resistente, per essere sicuri che niente fuoriesca, e chiuderlo bene. E questo per un motivo semplice: sia i guanti che le mascherine potrebbero essere venuti a contatto accidentalmente con il virus, essere contaminati e quindi a loro volta diventare veicolo di ulteriori trasmissioni alle persone che i rifiuti li raccolgono o li lavorano negli impianti di destinazione finale di questi dispositivi.

Hera raccomanda di evitarne l’abbandono a terra, perché i dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell’ambiente decine di anni come accade per le buste di plastica o i flaconi.

Una campagna completa: dalla tv al web alla bolletta
La campagna del Gruppo Hera, al via in questi giorni, è declinata su vari canali, dalla tv al web ai social: prevede un video tutorial, con il giornalista e scrittore Giorgio Comaschi e un banner animato, visibile presso gli sportelli Hera e in alcuni siti dei Comuni in cui la multiutility gestisce i servizi ambientali. Nel sito del Gruppo è anche consultabile una pagina interamente dedicata a tutte le azioni che Hera ha messo in campo per contrastare il Coronavirus, dove si trova la notizia di come conferire questi dispositivi di protezione personale.

Inoltre in giugno tutti i clienti riceveranno un pieghevole allegato alla bolletta con tutte le spiegazioni e le informazioni per il corretto smaltimento di guanti e mascherine.

Coronavirus. Centri diurni per persone con disabilità, in Emilia-Romagna possono riaprire già da questa settimana

Da: Organizzatori

Il testo approvato dalla Giunta presentato oggi in Commissione assembleare dalla vicepresidente. Tra le novità introdotte, turni di apertura differenziati, anche nel fine settimana e in estate, attività in piccoli gruppi stabili, rispetto dei protocolli per il contenimento del rischio di contagio, trasporti in sicurezza

Turni di frequenza differenziati e utenti organizzati in piccoli gruppi stabili di massimo cinque persone; riorganizzazione degli spazi interni, rispetto delle norme igieniche e di sanificazione, utilizzo delle mascherine e test sierologici.

E ancora, predisposizione di un progetto personalizzato formulato con l’utente e la famiglia che, oltre alla frequenza del Centro, possa prevedere ulteriori interventi, a distanza o domiciliari; poi trasporti da garantire in sicurezza.

Con queste nuove regole dettate dalla Regione, in Emilia-Romagna possono gradualmente riaprire le porte, già da questa settimana, i Centri diurni per persone con disabilità.

Le Linee guida – approvate dalla Giunta nell’ambito del Piano regionale per la riorganizzazione dei servizi sociosanitari e presentate questa mattina in Commissione assembleare dalla vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein – sono state definite per consentire il riavvio delle attività dei Centri diurni mettendo al primo posto la sicurezza di utenti, famiglie e operatori nella fase due dell’emergenza causata dal Coronavirus. Sono state redatte attraverso il confronto con Enti locali ed Anci, Enti gestori, Organizzazioni sindacali e federazioni regionali delle associazioni di persone con disabilità e loro famiglie.

Si riparte dunque progressivamente con una ripresa graduale dell’attività ordinaria dei Centri diurni per le persone con disabilità, mentre resta maggior cautela e la sospensione per quelle che accolgono le persone anziane più vulnerabili al contagio da Covid-19, fermi restando gli interventi individuali per i casi più gravi.

La Regione, per garantire una puntuale conoscenza dell’evoluzione di questa fase su tutto il territorio, ha previsto un sistema di mappatura della riattivazione dei servizi tramite un monitoraggio regionale di livello distrettuale, attraverso gli Uffici di Piano e le Aziende sanitarie, per raccogliere dati utili sulle varie fasi di riattivazione dei servizi.

“Con le Linee guida che dovranno essere applicate in tutti i distretti e servizi della regione, i Centri diurni per persone con disabilità potranno riprendere le proprie attività in sicurezza- dichiarano la vicepresidente Elly Schlein e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. La riapertura sarà graduale, attraverso la rimodulazione dei servizi a livello distrettuale e la co-progettazione con gli enti gestori nel rispetto delle linee guida, è importante riavviare subito dove possibile l’attività, che rappresenta un supporto fondamentale e insostituibile anche per le famiglie”.

Sono 195, in Emilia-Romagna, i Centri diurni socio-riabilitativi e 84 i Centri socio-occupazionali che ospitano quotidianamente oltre 5mila persone con disabilità gravi e gravissime; per la maggior parte sono gestiti da cooperative sociali. Ogni struttura potrà riaprire le porte dopo aver condiviso il proprio piano con i Comuni e le Aziende sanitarie di riferimento, gli operatori, i rappresentanti sindacali e le famiglie.

“É però importante- aggiungono Schlein e Donini- che le strutture già in grado di rispettare le regole riaprano al più presto, perché a causa del lungo isolamento le persone con disabilità rischiano di vedere compromessi l’autonomia e il livello di partecipazione sociale raggiunti; al tempo stesso, le famiglie hanno bisogno di sentirsi sollevate dopo un periodo così lungo e faticoso di assistenza dei propri cari. Naturalmente, non possiamo fare nessun passo indietro sulla sicurezza e l’attenzione sul rischio contagio deve rimanere massima. Occorre essere prudenti- concludono gli assessori- e rispettare rigorosamente i protocolli di sicurezza definiti, per la tutela di ospiti, famiglie e personale”.

Le principali regole definite dalle Linee guida regionali
L’Ente gestore di ogni Centro diurno dovrà definire una nuova programmazione delle attività per garantire in questa fase dell’emergenza il rispetto delle norme per la sicurezza di utenti ed operatori.

In particolare, per assicurare il distanziamento fisico, ciascun Centro dovrà individuare nuove modalità di frequenza, suddividendo gli utenti in piccoli gruppi (massimo 5 persone), che frequenteranno il servizio su turni giornalieri (mattina e/o pomeriggio) e/o in giorni alternati di frequenza su base settimanale. Per aumentare la capacità di accoglienza del servizio potrà essere programmata l’apertura anche nei fine settimana e nel periodo estivo.

In ogni struttura potranno essere introdotte e costantemente aggiornate soluzioni flessibili, tenendo in considerazione le dimensioni e l’articolazione degli spazi interni ed esterni, il numero complessivo degli utenti, il livello di autonomia degli ospiti e la loro capacità di rispettare i comportamenti per contenere il rischio di contagio (distanziamento, igiene delle mani, uso delle mascherine).

In accordo con il Comune e le Aziende sanitarie, l’Ente gestore dovrà garantire priorità di accesso alle situazioni di maggiore gravità e fragilità del nucleo familiare. Andrà comunque assicurata a tutti gli utenti la frequenza del servizio.

Per ogni utente dovrà essere formulato, in accordo con le famiglie, un progetto personalizzato che, oltre alla frequenza parziale del centro, potrà prevedere anche ulteriori interventi, a distanza o domiciliari. Gli interventi potranno coinvolgere gli utenti individualmente o in piccoli gruppi rispettando il distanziamento e con uso di mascherine per tutti gli operatori e gli utenti che le possano utilizzare.

Per quanto riguarda gli operatori, l’Ente gestore può concordarne il numero con Comuni e Aziende sanitarie, modificando il rapporto utente/operatore per garantire il rispetto delle norme di sicurezza, in particolare per la vigilanza e il sostegno alle persone disabili che hanno difficoltà a mantenere il distanziamento, per cui si prevede di intervenire con un operatore per ogni utente.

Il trasporto delle persone che frequentano i Centri dovrà essere effettuato in sicurezza, quindi garantendo la sanificazione dei mezzi, il distanziamento e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori e, se possibile, anche da parte degli utenti con disabilità.

Agli operatori e agli utenti dei centri diurni sarà effettuato, con cadenza periodica concordata con le Aziende Usl territorialmente competenti, il test sierologico per la determinazione dell’eventuale avvenuto contatto con Covid-19.

Le risorse in campo
Infine, per quanto riguarda il finanziamento e la remunerazione delle attività, verranno utilizzate le risorse dei Fondi nazionale e regionale per la non autosufficienza, comprese quelle del “Dopo di noi” e “Vita indipendente”. Risorse aggiuntive arriveranno infatti dallo Stato, che – con il decreto Rilancio – aumenterà il Fondo nazionale non autosufficienza di 90 milioni di euro, e destinerà 40 milioni per il 2020 per finanziare un apposito canale di sostegno per le strutture semiresidenziali per persone con disabilità”.

Ricostruzione. Otto anni dopo il sisma, l’economia nell’area del cratere non ha rallentato nemmeno durante l’emergenza Coronavirus

Da: Organizzatori

Dal 2012, concessi complessivamente contributi per 6,4 miliardi di euro: 5 miliardi già liquidati a cittadini, imprese e soggetti attuatori, di cui oltre un miliardo e mezzo nell’ultimo anno. Il 95% di cittadini e famiglie rientrati nelle proprie case. Gli edifici ripristinati sono 7.600, per circa 16 mila abitazioni rese di nuovo agibili, oltre a 5.400 piccole attività economiche

Il completamento della ricostruzione post sisma è ormai vicino, nonostante l’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus abbia rallentato il cammino. Anzi, quando il lockdown fermava gli ultimi cantieri, proprio dal distretto biomedicale modenese, fra i più avanzati nel mondo e capace di rialzarsi in pochissimo tempo dopo le scosse del maggio 2012, sono arrivati messaggi di speranza e reazione più forti del virus. Le aziende del settore biomedicale non hanno mai fermato le produzioni e, in massima sicurezza sanitaria, hanno saputo mettersi a disposizione dell’Emilia-Romagna e dell’Italia intera per la produzione di macchinari per la respirazione extracorporea, dando risposta alle esigenze del sistema sanitario. Al contempo, il Tecnopolo di scienze della vita di Mirandola è diventato, assieme all’Università di Bologna, laboratorio di riferimento per testare e certificare i dispositivi di protezione individuale, per rispondere rapidamente alle richieste delle imprese che avevano riconvertito la propria produzione.

Per quanto riguarda l’attività di ricostruzione, per sostenere le imprese impegnate nei lavori fermate dalla pandemia, ma anche Comuni e cittadini, il Commissario alla ricostruzione e presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha adottato, condividendole con enti locali e parti sociali, specifiche misure per garantire più tempo e maggiore liquidità, rinviando le scadenze, anticipando i pagamenti e prorogando i termini per chiudere gli interventi e, quindi, non perdere i contributi.

Otto anni dopo le scosse del 20 e 29 maggio 2012 (che investirono le province di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, colpendo 54 comuni e i 4 capoluoghi, causando 28 morti e 300 feriti, con 45mila sfollati e circa 13 miliardi di danni), i numeri descrivono una ricostruzione alle battute finali. Fotografia della situazione che è stata condivisa dal presidente Bonaccini e dal Sottosegretario alla Presidenza, Davide Baruffi, con i sindaci in occasione del Comitato istituzionale e di indirizzo tenutosi questa mattina a Bologna.

In circa la metà dei Comuni la ricostruzione è stata completata del tutto e oggi il cratere ristretto ne conta trenta. Il 95% di cittadini e famiglie sono rientrati nelle proprie case. Gli edifici ripristinati sono 7.600, per circa 16 mila abitazioni (prime e seconde case) rese di nuovo agibili, oltre a 5.400 piccole attività economiche.

Dal 2012 a oggi sono stati concessi complessivamente contributi per 6,4 miliardi di euro, di cui 4,9 già liquidati, erogati alle persone alle imprese: 1,5 miliardi solo nell’ultimo anno. Nel dettaglio, per la ricostruzione delle abitazioni le concessioni di contributi (attraverso la piattaforma informatica Mude) hanno toccato quota 3 miliardi di euro di cui liquidati oltre 2,4 miliardi, circa l’80% dei contributi concessi. Mentre per la ricostruzione delle attività produttive le concessioni di contributo concluse (sulla piattaforma informatica Sfinge) sono state pari a 1,9 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi liquidati, l’84% dei contributi concessi: 2.663 interventi completati.

Nella ricostruzione pubblica sono 1.656 i progetti di recupero finanziati per un totale di 1,405 miliardi di euro: 527 cantieri conclusi (212 milioni di euro) e 669 cantieri in corso (613 milioni), aperti soprattutto nell’ultimo periodo quando è stata decisa l’accelerazione su edifici pubblici, patrimonio storico e culturale, chiese e centri storici, l’ultimo importante tassello dopo aver praticamente chiuso la ricostruzione privata (abitazioni e imprese) e quella delle scuole, fissate all’inizio come prioritarie.

“Alla vigilia dell’ottavo anniversario di quella drammatica, prima scossa del 20 maggio 2012 – afferma il presidente Bonaccini- voglio ricordare coloro che hanno perso la vita: ci stringiamo ai loro cari, così come a chiunque abbia sofferto, a iniziare dai tanti che rimasero feriti. Anche questi territori- prosegue- dopo soli otto anni si sono ritrovati a dover fare i conti con un’emergenza sanitaria senza precedenti. Ma qui tutti – donne e uomini, imprese, lavoratori – hanno dimostrato ancora una volta di saper affrontare i momenti più difficili, mettendo forza d’animo, conoscenze e professionalità al servizio dell’intera comunità regionale e del Paese. Anche grazie a fabbriche, laboratori e infrastrutture ricostruite in soli otto anni. Ancor di più adesso ci rimboccheremo le maniche, insieme, per completare definitivamente la ricostruzione nell’arco dei prossimi tre anni, con interventi per 2,2 miliardi di euro. Investimenti pubblici e cofinanziamenti privati che contribuiranno a far ripartire l’Emilia-Romagna, recuperando e creando nuovi posti di lavoro attraverso un modello di crescita che sia sostenibile. Ma così come è successo nelle aree colpite dal sisma, ne uscirà una regione ancora più forte e più bella”

‘Cardini Atelier Aperti’: due appuntamenti online con i protagonisti della creatività

Da: Ufficio Comunicazione

Nonostante l’emergenza sanitaria il festival Cardini conferma l’impegno con il proprio pubblico e dà vita a due incontri online il 23 e 24 maggio

A causa dell’attuale crisi sanitaria e delle conseguenti restrizioni anche nello svolgimento delle attività culturali, il festival ‘Cardini Atelier Aperti’ si sposta online.

Mantenendo le date previste del 23 e 24 maggio 2020, la seconda edizione di ‘Cardini’ conferma l’impegno con il suo pubblico, pur in forma ridotta, proponendo due Webinar sulla pagina Facebook del festival.

Sono appuntamenti pensati come momento di incontro ‘virtuale’ tra il pubblico e alcuni artisti e artigiani partecipanti a ‘Cardini’.

Il primo Webinar, previsto per sabato 23 maggio alle ore 18:00, dal titolo “Le nuove percezioni del reale”, sarà moderato da Clelia Antolini e coinvolgerà il collettivo HPO, Elisa Leonini, Andrea Amaducci, Matteo Farolfi e ‘Un Bel Dì’.

Il secondo Webinar invece, moderato da Antonio Scala, dal titolo “I luoghi del colore”, si terrà domenica 24 maggio alle ore 18:00, e coinvolgerà Federica Pavasini, Stefania Rubbini e Alessio Bolognesi (collettivo VidaKrei).

‘Cardini Atelier Aperti’, evento promosso e co-organizzato da CNA Ferrara – Artigianato artistico e tradizionale e Turismo in collaborazione con un team di professionisti esperti di arte contemporanea, desidera mantenere vivo l’interesse per gli attori della creazione artistica ferrarese, diventando spazio virtuale di discussione e di scoperta del lavoro artigianale e artistico della città e della sua provincia.

Altre iniziative sono previste durante l’anno, in attesa del 2021, quando il festival potrà ritornare nei luoghi fisici della creazione artistica.

Nonostante non sia stato possibile concludere il percorso formativo svoltosi nei mesi precedenti, che ha visto avvicinarsi gli studenti delle classi 4A e 5A dell’indirizzo di arti figurative del Liceo Artistico Dosso Dossi (Ferrara) alle realtà artistiche del territorio, l’organizzazione ringrazia tutti i ragazzi e gli insegnanti coinvolti nel progetto (Gianna Perinasso, Simona Rondina, Donatella Palchetti), che hanno dimostrato grande impegno e passione.

Fabio Bergamini e Simone Saletti: «Avanzamento di tutti i progetti pubblici e Sal in linea con i programmi, nonostante l’emergenza sanitaria»

Da: Organizzatori

Nell’anniversario del sisma del 2012, l’occasione è quella di fare un bilancio della ricostruzione, che procede nella sua parte pubblica e privata. Tra gli elementi positivi, sicuramente ci sono i tre milioni di euro di risorse entrati nel sistema attraverso l’avanzamento dei Sal (lo Stato di avanzamento dei lavori; ndr), che il Mude ha portato avanti nonostante la riorganizzazione del servizio dovuto all’emergenza Covid-19. Risorse fresche che stanno entrando in circolo. «In questi anni, la ricostruzione è proceduta abbastanza spedita nel territorio provinciale – dice il consigliere regionale della Lega, ed ex sindaco di Bondeno, Fabio Bergamini – come dimostrano l’inaugurazione della Casa della Salute di un anno fa, la riapertura di numerose chiese, ed anche lo stato di avanzamento del cantiere per il cimitero del capoluogo». L’emergenza sanitaria non ha bloccato le pratiche, durante le scorse settimane di apertura contingentata degli uffici, perché gli operatori del Mude hanno proseguito il loro lavoro in modalità smart-working, «I dati dimostrano che si è lavorato bene – aggiunge il sindaco facente funzioni di Bondeno, Simone Saletti – consentendo di rimettere in circolo risorse che sono una boccata d’ossigeno per le aziende impegnate nella ricostruzione». Nel periodo che va dal 21 febbraio al 12 maggio, il valore delle pratiche autorizzate dagli uffici ha sfiorato i 3 milioni di euro, che sono da fare rientrare sotto la casella del provvedimenti di pagamento passati attraverso il Mude comunale. Ci saranno, ovviamente, da scontare i temi tecnici per l’erogazione da parte delle banche, ma quello che importa è un paziente lavoro che ha consentito, in momento difficile, di mettere nelle condizioni le aziende impegnate nella ricostruzione di poter vedere assicurate le risorse. «Accanto alla parte privata – aggiungono Fabio Bergamini e Simone Saletti – vi è una parte pubblica della ricostruzione che ormai sta volgendo al termine: attendiamo l’ultimo lotto della Rocca Possente di Stellata, i lavori residui del cimitero del capoluogo, la Casa del Custode e la prossima ricostruzione di Ponte Rana, che restano le principali scadenze, accanto al recupero della Villa storica del “Borselli». La liquidazione del Sal per gli investimenti pubblici, nell’ultimo periodo, ha avuto un ammontare di 850mila euro. «Vorrei ringraziare i nostri uffici – conclude Saletti – i quali, in una fase emergenziale come questa, hanno profuso il massimo impegno per cercare di rimettere il prima possibile nelle loro case le persone uscite all’indomani del sisma, consentendo la conclusione della maggior parte dei cantieri presenti sul territorio comunale».

Annullamento conferenza 22 maggio

Da: Nicola Alessandrini
Istituto Gramsci Ferrara

Si comunica che, in ottemperanza agli ultimi DPCM relativi al grave problema sanitario presente in Italia, è stato purtroppo annullato l’incontro previsto per il 22 maggio “La paura di non farcela” del Prof. Piero Stefani con la presentazione di Tito Cuoghi.
In attesa di incontrarvi per la ripresa autunnale dei nostri incontri,
Vi mandiamo i più cari saluti.

Presentazione del volume di Antonio Rubbi

Da: Editor Autori a Corte

Il giorno 22 maggio 2020 alle ore 11,00 presso la sede della Fondazione “L’Approdo” in via Augusto Righi, 16 – Ferrara si terrà la conferenza stampa di presentazione del volume di Antonio Rubbi, Ai nipoti americani. Memorie del nonno comunista italiano.

Saranno presenti

Anna Quarzi, Presidente Istituto Storia Contemporanea di Ferrara

Gaetano Sateriale, ex Sindaco di Ferrara

Bracciano Lodi, Presidente della Fondazione “L’Approdo” di Ferrara

la S.V. È invitata

In questo volume, edito da Este Edition, Antonio Rubbi, deputato del Partito Comunista Italiano e stretto collaboratore di Enrico Berlinguer, scrive una sorta di diario della sua vita, indirizzandolo ai suoi nipoti americani, ma ciò a beneficio anche di tutti noi, in cui racconta le vicende personali, ma che diventano subito di valore storico, politico e sociale, negli anni che vanno dalla sua infanzia fino al 1958 quando verrà chiamato dal partito a trasferirsi a Mosca dove trascorse molti anni.

Perché le Biblioteche del Comune di Ferrara non hanno ancora riaperto

Nonostante il Covit, maturano le prime ciliegie. A Ferrara, nella Ferrara sgovernata dalla Lega, dal Sindaco Fabbri e dal suo Luogotenente in Capo Naomo Lodi, le vergogne sono come le ciliegie: una tira l’altra. Tralascio l’elenco (i ferraresi hanno buona memoria) e vengo direttamente all’ultima vergogna. “Ferrara rimane l’unica città capoluogo della Regione Emilia-Romagna con le biblioteche ancora chiuse”, lo denunciano i sindacati (vedi più sotto) dopo un infruttuoso incontro con i rappresentanti della Giunta di Ferrara. Dunque, la cinquantina di operatori sono pronti a riprendere servizio, pronti cioè a dare un servizio ai lettori e agli utenti, ma il Comune non ha predisposto le minime misure necessarie per evitare pericoli di contagio e non si è  fatta carico di fornire i normalissimi e altrettanto necessari dispositivi (leggi guanti e mascherine monouso). 
Non ci voleva  tanto. E c’era tutto il tempo per farlo. Così hanno fatto a Bologna, Ravenna e Reggio Emilia. E così hanno fatto altri comuni della provincia di Ferrara che la loro biblioteca pubblica l’hanno riaperta: il 18 maggio (cioè ieri: ‘giornata nazionale delle riaperture’), o addirittura la settimana scorsa, come a Portomaggiore o in altri paesi. Dunque, quando riapriranno le biblioteche di Ferrara, ex città d’arte e di cultura? Per ora non è dato sapere. Quel che è invece è da aspettarsi è una prossima ciliegia, una nuova vergogna. I ferraresi sono avvertiti.
(Francesco Monini)

 

Da: FP CGIL, FP CISL,FP UIL FERRARA

A proposito del fatto che le biblioteche del Comune di Ferrara non sono ancora riaperte, ci interessa precisare quanto segue: – avevamo già posto la questione della riapertura delle biblioteche comunali durante un incontro sindacale tenuto in data 6 maggio e ci è stato risposto da parte del Direttore generale dell’Amministrazione Comunale che le biblioteche stavano chiuse fino al 18 maggio, perché ciò era quanto previsto dal DPCM del 26 aprile, al di là dell’ordinanza regionale che lo consentiva anche prima, a partire dal 4 maggio; – la posizione da noi espressa in quell’incontro è stata quella di aprire in tempi rapidi tutte le biblioteche comunali, ovviamente in condizioni di tutela della salute e della sicurezza sia di chi lavora sia degli utenti; – siamo tornati sulla questione della riapertura delle biblioteche in un successivo incontro il 15 maggio, durante il quale è emerso che non era fissata una data per la riapertura e che soprattutto non erano ancora disponibili i meccanismi di protezione individuale per le lavoratrici e gli utenti. Successivamente è stato fissato un nuovo incontro tra Amministrazione Comunale e OO.SS.- RSU del Comune per la tarda mattinata di giovedì 21 maggio per esaminare tutte le problematiche inerenti la riapertura delle biblioteche.
Da parte nostra, come abbiamo fatto presente nel corso degli incontri suddetti, ribadiamo il nostro giudizio negativo sulle responsabilità dell’Amministrazione comunale, che non ha affrontato in modi e tempi utili il tema della riapertura delle biblioteche, tant’è che oggi Ferrara rimane l’unico capoluogo di provincia della Regione Emilia-Romagna che vede le proprie biblioteche chiuse.
Ci attendiamo che, nel corso del prossimo incontro del 21 maggio, tutte le questioni vengano risolte positivamente per dare corso rapidamente alla riapertura delle biblioteche, a partire dalla dotazione dei meccanismi di protezione della salute e sicurezza, ma anche degli altri punti non ancora chiariti, in particolare relativi al fatto che riapriano tutte le biblioteche presenti nel territorio comunale e che arrivino risposte sulle carenze occupazionali che il servizio continua a registrare. In mancanza di ciò, dovremmo concludere che perdura una forte e inaccettabile sottovalutazione da parte dell’Amministrazione comunale dell’importanza delle biblioteche comunali e continuare, nelle forme adeguate, la nostra iniziativa perché, invece, ci sia un giusto riconoscimento e valorizzazione del ruolo che esse svolgono nella città.

ZOROASTRO E’ TORNATO
Il tempo rubato e la pandemia del regresso

Provate a lasciarvi alle spalle il futuro. È come camminare a ritroso, marciando in avanti. Cadrete nel buco nero della dimenticanza.
Abbiamo perso il tempo, non nel senso che siamo stati a oziare, anzi, mentre eravamo operosi ce l’hanno tolto.
Ci hanno lasciato lo spazio, ridotto, circoscritto, di misura per sopravvivere, ma senza più il tempo. Trafugati di ogni dimensione, di un prima e di un dopo.
Neppure ci avessero rapito l’identità, no, quella ce l’hanno lasciata, con la condanna di non poterla più riflettere nello specchio del tempo.
Ci hanno sottratto il succedersi degli intervalli, dei pieni e dei vuoti, delle pause e delle riprese, il contrappunto d’ogni esistenza, di ogni alfa ed omega. È come essere stati costretti a riporre la nostra identità nei cassetti dei ricordi, di fronte alla caduta del tempo e all’attesa del suo ritorno, se ci sarà.

Intanto Zoroastro è nuovamente sceso dalle sue dimore a predicare pregi e vantaggi dell’unica dimensione che ci hanno lasciato, quella che non fa male alla carne e fa bene allo spirito. La dimensione del tempo senza tempo, la dimensione delle spirito che incarta le anime, la dimensione che nutre ogni fede: c’è sempre la trascendenza a cui ci si può attaccare. Dio è morto ma non la trascendenza, sempre in agguato dietro ai beati di spirito, dietro ai fardelli di anime accatastati, una trascendenza che non ci è dato di negare, poiché ciò che è fuori dal tempo non lo si può falsificare.
Ora ci siamo noi fuori dal tempo, ci hanno spalancato le porte per uscirne, non attendevano altro che si presentasse l’occasione.

Le giovani generazioni cresceranno in batteria con genitori a distanza, come le adozioni dei bambini e dei cani, senza alcuna differenza. Ognuno figlio dell’affetto virtuale e della paratia di un desktop. La distanza è lo spazio del tempo dimenticato, del tempo arrestato. Chi carica l’orologio ha deciso di attendere, non si può più camminare con le ore. È il momento della fermata, tutta la terra è ferma, e perché mai preoccuparsi se in questa tregua inattesa la terra rigenera, respira come mai prima ha respirato? Noi potremmo essere gli immobili spettatori con il cuore sospeso di questa terra che rinasce, che ritrova l’equilibrio che le abbiamo sottratto. Noi e il progresso, noi e il consumo, noi e lo sfruttamento, noi siamo la grande malattia della natura, più grande del nostro genio, delle nostre invenzioni, delle nostre conquiste. Non siamo più i cittadini di un cosmo, ma solo animali rifugiati nella tana della terra.

Non sopporto più chi vuole porre fine alla sfide dell’uomo con la vita, con la conquista di ciò che ancora non ha, con la conquista di saperi e conoscenze sempre nuovi, con la voglia di superare noi stessi, di andare oltre l’uomo.
Non sopporto più chi confeziona argomentazioni come catechismi per convincerci dei danni commessi, chi ci vorrebbe monaci della terra anziché imprenditori e avventurieri. Imprenditori e avventurieri del pensiero per restituire il tempo al futuro, per oliarne gli ingranaggi, per ritornare ad udire il battere delle ore. Per celebrare ogni nuovo traguardo. Se c’è una ragione d’essere, questa è caricarsi della sfida che comporta vivere, accettare di esistere con i costi che si debbono pagare. Questa è la lotta che abbiamo ingaggiato da quando siamo apparsi sul pianeta Terra e finché ci saranno vite umane sarà una lotta che non si esaurisce.

L’uscita dal tempo produce la pandemia del regresso, la sindrome del prima era migliore del dopo. La vita degli archivi, delle muffe e delle ragnatele, tutti impiegati di concetto delle nostre mediocrità, pavidi di fronte al conflitto, al conflitto tra noi come al conflitto tra noi e la natura. Non è tirandosi indietro che si vince, ma cercando di tenerci uniti per andare avanti, tutti con la stessa volontà di non disertare il palcoscenico delle nostre esistenze, che è la storia. La morte non è un accidente della vita, ma la condizione di ogni esistenza, possiamo imparare, e l’abbiamo fatto, a procrastinarla, ma non la possiamo evitare. Ciò che dobbiamo appagare è la nostra sete di andare avanti, di coltivare le nostre intelligenze, la nostra ricerca del sapere, la nostra fame di giustizia e di umanità. Ma non possiamo tirarci indietro, pensare di rallentare la nostra corsa, perché con la vita si corre una sola volta e le sfide che non avremo vinto noi resteranno a carico di chi verrà.

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