Giorno: 28 Maggio 2020

SCHEI
Ursula, da infermiera a medico dell’Europa

In principio era Ursula Andress, splendida protagonista de “L’infermiera“, film del 1975 antesignano della commedia erotica all’italiana. Il nome Ursula evoca in effetti immagini e suggestioni pornordiche a molti italiani della generazione sessanta e settanta. Chi avrebbe mai detto che quell’infermiera, nell’immaginario collettivo, si sarebbe prepotentemente evoluta in un medico dal viso spigoloso, crocerossina dell’Europa dallo scranno di Presidente della Commissione Europea, unica istituzione a poter presentare progetti di legge al Parlamento europeo: Ursula Von Der Leyen, appunto. Tedesca nata in Belgio, anche se il cognome fiammingo è quello del marito, aria da insegnante severa (tutti ne abbiamo avuta almeno una) e inflessibile.

Invece flessibilità e diplomazia saranno alcune tra le doti che dovrà sfoderare più spesso. Non aveva ancora finito di illustrare il nuovo Piano Marshall da lei denominato “Next Generation EU” che già l’Olanda – sineddoche comunemente usata per indicare i Paesi Bassi – faceva sapere che la sua idea di Europa solidale era molto distante da quella illustrata da Ursula, e che il negoziato sarebbe stato lungo e laborioso. 750 miliardi di euro (da aggiungere  ai 1.100 del bilancio pluriennale e ai 540 già approvati per strumenti diversi tra cui il MES), di cui 500 a fondo perduto e 250 di prestiti. Una operazione extralarge per tamponare la trasformazione skinny di un’economia che il Covid19 sta riducendo alla fame, e purtroppo l’immagine per alcuni strati della popolazione è calligrafica. Di questi 750 miliardi, 172 sono quelli destinati all’Italia (di cui 82 circa a fondo perduto, una specie di helicopter money), la quota maggiore tra tutti i paesi europei.

“Le manovre più audaci sono quelle più sicure” ha detto Von der Leyen, e la frase mi ha colpito. Normalmente un compromesso abbassa le reciproche aspettative e conduce ad una soluzione mediana che soddisfa e non soddisfa le parti in ugual misura. Ursula ha invece evocato un compromesso al rialzo, una sorta di ossimoro necessitato dagli eventi, un termine al quale lasciare l’accezione di accordo e levare quella di rinuncia; perchè rinunciare a qualcosa ha senso se si può in cambio conservare il resto. Ma qui, dice Ursula, non ci sarà più un “resto” da conservare per nessuno se tutti non faranno un passo avanti, insieme. E’ una solidarietà necessaria, obbligata, imposta dalla Storia, che in questi termini non ha nulla a che spartire con un atto di buona volontà, molto più a che fare con una scelta di sopravvivenza o di “resilienza”, termine che ha usato più di una volta.

Ben presto il sollievo e l’entusiasmo quasi istintivo che hanno accompagnato in prima battuta l’esposizione dell’ambizioso piano, verranno avvicendati dalle perplessità, dagli scetticismi e dalle oggettive difficoltà che la Commissione Europea, nella sua parte più avanzata, dovrà affrontare per portare a regime l’intervento, le cui incognite sono tante.

La prima è il tempo. “Next Generation UE” sarà al centro del vertice europeo del 19 giugno. Nel frattempo e chissà per quanto ancora, le singole economie dovranno fronteggiare le difficoltà dei loro concittadini da sole, e qui noi italiani siamo tra quelli messi peggio, sia per fabbisogno sia per risorse da mettere in campo.

La seconda incognita è “chi paga”. Secondo Ursula Von der Leyen dovranno pagare tutti per tutti. La mutualizzazione dell’impegno, che dovrà necessariamente passare anche per una armonizzazione dei regimi fiscali, è uno scoglio asperrimo che verrà opposto da paesi come Olanda e Svezia, che ci vedono come spendaccioni e inaffidabili. Tuttavia l’abbarbicarsi dei “tulipani” al loro fisco “leggero”, che attrae sedi aziendali di comodo da ogni parte d’Europa, comincia ad assomigliare ad un’arrampicata su specchi scivolosi. Un conto è, infatti, incassare poche tasse da tanti quando le spese da finanziare sono quelle di un bilancio ordinario. Un altro conto è finanziare con entrate light uno sforzo di spesa eccezionale, quale quello che dovranno sostenere causa Covid anche i fenomeni che hanno creato i loro paradisi senza palme (e non sono solo gli olandesi).

Il vero colpo da maestro (anzi, da maestra) che Von der Leyen conta di assestare risiede nelle fonti di finanziamento di questo debito a lungo termine assunto o assumendo da parte della Commissione Europea. Con la carbon tax, con tasse sulle emissioni di Co2 e con imposte finalmente appropriate ai volumi di affari di quei colossi del web che attualmente approfittano della “liquidità” dei loro business per eludere il pagamento di un giusto contributo al gettito dei paesi in cui realizzano profitti. E’ questo lo scarto di qualità, non solo di quantità, che potrebbe autorizzarci a non considerare puramente pubblicitario il nome di “Next Generation”  affibbiato, con una certa prosopopea “contemporanea”, al piano.

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi

La rubrica SCHEI di Nicola Cavallini esce su Ferraraitalia tutte le settimane al giovedì.
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Coronavirus, l’aggiornamento: 27.701 i positivi in Emilia-Romagna dall’inizio della crisi, 74 in più rispetto a ieri

Da: Organizzatori

Effettuati 9.128 tamponi, per un totale di 310.696. 311 i nuovi guariti, saliti a 19.857, pari al 72% dei contagiati dall’inizio dell’epidemia, mentre continua il calo dei casi attivi (-248). I casi lievi in isolamento a domicilio sono 3.224 (-237), in diminuzione i ricoverati nei reparti Covid (-10) e nelle terapie intensive (-1). Undici nuovi decessi, nessuno tra i residenti nelle province di Modena, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini. A Bologna isolata situazione critica in struttura per senza fissa dimora. Alle 18.45 l’assessore Donini commenta i dati in diretta Facebook sul profilo della Regione

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 27.701 casi di positività, 74 in più rispetto a ieri. Di questi nuovi casi, 17 derivano dal percorso attivo dall’inizio dall’emergenza, con verifiche su persone sintomatiche; 57 nuovi casi derivano invece dall’attività di screening su persone asintomatiche fatta da tamponi e test sierologici. Da qui anche il numero significativo di tamponi, 9.128 da ieri, che somma le due distinte categorie di rilevazione (310.696 i tamponi totali).

Un allargamento dell’azione regionale di contrasto al virus, con la ricerca del virus stesso su persone senza sintomi, che sta portando a risultati importanti anche dal punto di vista della prevenzione. A Bologna sono infatti stati trovati e isolati 22 nuovi casi positivi al Coronavirus (tra i 29 totali di oggi della provincia) in una comunità di persone senza fissa dimora in area Lazzaretto, la Cidas Piazza Grande Capannoncino. Tutti già trasferiti e isolati in due strutture individuate dal Comune e dall’Azienda sanitaria perché non necessitavano di cure ospedaliere. Sono stati ‘scoperti’ grazie ai tamponi a tappeto effettuati all’interno della comunità ed è già stata avviata la mappatura per ricostruire i contatti avuti, benchè si tratti di soggetti a bassissima socialità.

E grazie alla campagna di screening sierologici voluta dalla Regione, anche nella provincia di Parma è stato possibile individuare 15 nuovi casi positivi totalmente asintomatici: il 75%, quindi, dei 21 casi complessivi registrati oggi a Parma.
“Con i tamponi e i test sierologici che stiamo realizzando in modo massiccio su tutto il territorio regionale- commenta l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini- siamo riusciti a individuare e isolare una situazione circoscritta, che però poteva diventare critica. Al tempo stesso stanno emergendo nuovi casi asintomatici che difficilmente avremmo potuto rilevare con la strategia tradizionale. Continueremo quindi la campagna di screening su cui abbiamo fortemente puntato, con il preciso obiettivo di non aspettare il virus, ma di andarlo a cercare. Per intercettare il prima possibile eventuali nuovi contagi, soprattutto tra le persone asintomatiche come è avvenuto sia a Bologna sia a Parma. Se da un lato- chiude Donini- nei nostri laboratori e ospedali si studia e si lavora per arrivare a cure sempre più efficaci, con grande determinazione continuiamo a dare la caccia al virus sul territorio e nelle case dei cittadini”.

Tornando all’aggiornamento quotidiano, le nuove guarigioni sono 311 (19.857 in totale), mentre continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi che a oggi sono scesi a 3.750 (-248).

Dati accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 3.224, -237 rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 77 (-1). Diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid, scesi a 449 (-10).
Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 19.857 (+311): 1.070 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 18.787 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 11 nuovi decessi: 4 uomini e 7 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna sono arrivati a 4.094. I nuovi decessi riguardano 1 residente nella provincia di Piacenza, 2 in quella di Parma, 3 in quella di Reggio Emilia, 4 in provincia di Bologna (nessuno nell’imolese), 1 in quella di Ravenna. Nessun decesso tra i residenti nelle province di Modena, Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini e da fuori regione.

Questi i casi di positività sul territorio, che comprendono i 22 della struttura per senza fissa dimora a Bologna e i 15 da screening sierologici a Parma, e che invece si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.475 a Piacenza (6 in più rispetto a ieri), 3.504 a Parma (+21), 4.935 a Reggio Emilia (+1), 3.908 a Modena (+8), 4.604 a Bologna (+29); 394 le positività registrate a Imola (un caso in più), 987 a Ferrara (+1 ). In Romagna i casi di positività hanno raggiunto quota 4.894 (+7 in più), di cui 1.024 a Ravenna (+1), 943 a Forlì (+1), 777 a Cesena (dato invariato), 2.150 a Rimini (+5).

Cgil Ferrara: comunicato stampa infortunio Progest di Mesola

Da: La segreteria confederale Cgil di Ferrara

La camera del lavoro di Ferrara esprime la sua vicinanza al dolore dei familiari di Maurizio Beltrame, vittima innocente di un nuovo drammatico infortunio sul lavoro, verificatosi nella giornata di ieri presso la cartiera Progest di Mesola.
Prima di pronunciare qualsiasi commento sulle cause e le responsabilità riteniamo opportuno attendere i risultati dei riscontri che sono stati avviati dalle autorità competenti che si stanno occupando della vicenda.
Tuttavia ci sentiamo in dovere sin da ora di fare alcune considerazioni.
La salute dei lavoratori nel nostro territorio appoggia su delicati e fragili equilibri, al di là dell’attuale emergenza sanitaria, che ne accentua la precarieta.
La salute è sempre a rischio di essere violata, essendo parte di un contratto in cui troppo spesso si privilegiano gli aspetti legati all’interesse e al profitto.
Lo dimostrano i dati degli infortuni e delle malattie professionali, entrambi in trend di crescita nel 2019., ed anche le stime degli infortuni mortali che segnano un più 17% nel periodo ricompreso tra il 2014 e il 2018, ed una lieve flessione, ma non la rarefazione sperata , nel 2019
Il diritto a lavorare in sicurezza oggi è il più debole tra i diritti sociali previsti dalla Carta Costituzionale.
Debole nel rapporto di lavoro ed oramai da tempo anche fuori dal rapporto stesso: nella società e nella politica che la rappresenta.
La morte sul lavoro è una tragica realtà che impone di agire per ridurre lo scarto enorme tra regole ed applicazione delle regole.
Tutti a parole dicono di ottemperare alle regole salvo scoprire che troppo frequentemente la prevenzione è carente perché non elimina il rischi alla fonte ma si accontenta di trasferire i rischi dall’ambiente, dai luoghi e dai mezzi, alle persone dei lavoratori
Bisognerebbe ridare dignità al lavoro restituendo anzitutto rispetto a chi lo rende, riconoscendo che il lavoro è inseparabile dalla persona che lo presta e dai diritti che essa pretende e si porta con sé.
Sono purtroppo tanti a ritenere che questi siano dei buoni principi, ma irrealizzabili nell’attuale sistema economico e produttivo.
Per questo va cambiato introducendo elementi di maggiore giustizia.
Ma non c’è giustizia se manca la sensibilità sociale e politica di ritenere la morte sul lavoro un problema grave che riguarda tutti.
E che il lavoro a prescindere da chi si è, in quale luogo si operi e quale contratto si abbia non solo non può essere insalubre e danneggiare la salute ma deve tendere a promuovere e migliorare lo stato di benessere di ciascuno e alla fin fine dell’intera collettività.

L’Europa dice sì all’Emilia-Romagna per il riutilizzo di fondi Ue nella ripartenza post Coronavirus

Da: Regione Emilia-Romagna

Viale Aldo Moro finanzierà con 8,3 milioni di euro progetti di industrie e centri di ricerca per soluzioni innovative dopo il lockdown: “La sicurezza sanitaria diventerà una nuova filiera industriale”

“Una notizia che ci riempie di soddisfazione: già siamo ai vertici in questi anni per il corretto utilizzo dei Fondi europei e questo riconoscimento non fa che accrescere la certezza di essere su una strada giusta e virtuosa per uscire definitivamente, con ulteriori mezzi, dall’emergenza che ha condizionato le nostre vite in questi mesi”.

Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, commentano la notizia proveniente da Bruxelles secondo cui la Commissione europea ha approvato le richieste di Emilia-Romagna e Toscana per reindirizzare fondi strutturali già assegnati verso nuove priorità dettate dalla crisi del coronavirus. Sono le prime due Regioni in Italia, e fra le prima in Europa, ad aver ottenuto l’autorizzazione a utilizzare le flessibilità concessa dall’Iniziativa Ue di risposta al coronavirus (Crii) per un’operazione di questo tipo.

L’Emilia-Romagna finanzierà con 8,3 milioni di euro un invito a presentare progetti, rivolto a industrie e centri di ricerca, per sviluppare nel breve termine soluzioni per testare servizi innovativi e le fasi di riapertura graduale dopo il lockdown.

“Con questa operazione- aggiungono Bonaccini e Colla- abbiamo deciso di rimodulare capitoli che non venivano spesi a breve periodo, per reimpostarli su investimenti nell’immediatezza del bisogno e quindi a progetti di ricerca, rivolti a industrie e a sviluppare soluzioni innovative. Per esempio nella messa in sicurezza sanitaria, dei processi produttivi e dei lavoratori, per cui abbiamo fatto un investimento notevole e che diventerà una nuova filiera industriale”.

Scuola. La Regione al lavoro per tornare sui banchi il prima possibile

Da: Regione Emilia-Romagna

“Quasi mille interventi di edilizia scolastica realizzati in questi anni, un investimento importante: pensiamo che in Emilia-Romagna ci possano essere distanze e cubature adeguate alle regole che verranno date per la ripartenza in sicurezza”

La scuola è una priorità e la Regione Emilia-Romagna sta lavorando perché si possa tornare quanto prima alla didattica in presenza. Nell’attesa che il Comitato tecnico nazionale, di concerto con il ministero dell’Istruzione, emani la direttiva definitiva riguardante la riapertura delle scuole, la Regione sta già valutando tutte le proprie strutture scolastiche sulla base delle nuove possibili opzioni di distanziamento. Un lavoro necessario per anticipare le criticità derivanti dalla necessità di distanziamento e dai nuovi modi di intendere gli spazi e le aule, e consentire il prima possibile una ripartenza in sicurezza.

“La scuola deve tornare a essere il centro della comunità, con la massima sicurezza per i ragazzi, gli insegnanti e tutto il personale della scuola, ma deve ripartire quanto prima- dice l’assessore regionale alla Scuola, Paola Salomoni-. Stiamo lavorando già da settimane per capire come le nostre scuole possano rispondere alle nuove regole e garantire il giusto distanziamento per contrastare la diffusione del contagio da coronavirus”.

“In questa regione, negli ultimi anni, si è molto investito nella qualità delle aule, negli ampliamenti degli spazi scolastici e nella costruzione di nuove scuole, con la convinzione che la qualità dell’edilizia scolastica sia parte sostanziale della qualità didattica- spiega l’assessore-. Sono 951 gli interventi realizzati sulle scuole dal 2015, un investimento importante, che ci fa ritenere che la maggior parte degli edifici scolastici in Emilia-Romagna abbia distanze e cubature adeguate alle regole che verranno date per il ritorno a scuola in sicurezza”.

“Crediamo dunque che saremo in grado di affrontare il nuovo anno scolastico, anche lavorando coi territori per garantire che tutti i bambini, i ragazzi e le ragazze possano essere accolti e sicuri- continua Salomoni-. Ad associazioni, fondazioni, terzo settore oltre alla messa in disponibilità degli spazi che si renderanno necessari chiederemo di contribuire all’offerta educativa per le nostre scuole, per arricchire di ulteriori contenuti integrativi questa ripartenza”.

Formazione. Dall’aula agli stage in azienda per avviare i giovani al mercato del lavoro

Da: Regione Emilia-Romagna

La Giunta regionale approva il provvedimento per l’anno scolastico 2020-2021 che contiene l’invito a presentare le offerte formative per i percorsi di quarto anno. L’assessore Colla: “Siamo coerenti con l’impegno strategico del Patto per il lavoro per creare lavoro di qualità”

Dall’aula all’azienda, per ottenere un diploma professionale nell’anno scolastico 2020/2021 ed entrare nel mercato del lavoro. La Regione finanzia con 4,5 milioni di euro la realizzazione di percorsi di quarto anno per studenti che abbiano acquisito una qualifica professionale. Il bando, rivolto ai soggetti accreditati nell’ambito del sistema regionale di Istruzione e Formazione professionale, è contenuto in un provvedimento che la Giunta regionale approvato nel corso dell’ultima seduta. Le risorse provengono dal Programma operativo del Fondo sociale europeo 2014/2020 e da risorse nazionali per l’obbligo formativo.
Unici destinatari dei percorsi formativi, che dovranno avere una durata di 1000 ore, saranno gli studenti che abbiano conseguito al termine dell’anno scolastico 2019/2020 una qualifica professionale triennale: le attività dovranno essere avviate solo a fronte di un numero minimo di 15 giovani che abbiano formalizzato la richiesta di iscrizione.

“I fondi consistenti che stiamo impegnando nella rete complessiva della formazione- ha affermato l’assessore regionale alla Formazione professionale e Lavoro, Vincenzo Colla- sono l’arma più forte che mettiamo in campo per il nostro futuro. Vogliamo creare buona occupazione per i giovani, costruendo le competenze necessarie per rendere competitive le nostre imprese. La conoscenza diffusa rafforza la democrazia e riduce la disuguaglianza. Siamo coerenti con l’impegno strategico del Patto per il lavoro per creare lavoro di qualità”.

I percorsi formativi
I percorsi, gratuiti per gli studenti, dovranno offrire ai giovani che scelgono dopo la qualifica triennale di proseguire con un quarto anno, la possibilità di farlo in un contesto di apprendimento legato all’esperienza, promuovendo un rapporto più stretto di confronto e trasferimento di conoscenza tra aziende e sistema formativo. Quindi proseguire la formazione, dando continuità a scelte già realizzate, innalzando conoscenze e competenze, qualificando ulteriormente e rendendo maggiormente spendibile il proprio profilo professionale sul mercato del lavoro.

Infatti, l’impianto progettuale del quarto anno di formazione prevede un modello fondato sulla collaborazione tra gli Enti di formazione professionale e le imprese, nella progettazione e realizzazione dell’offerta.
Lo stage dovrà avere una durata di almeno 400 ore, e comunque non superiore a 600, essere realizzato nei contesti di lavoro, articolato su più periodi, prevedendo anche differenti aziende ospitanti per permettere la conoscenza di modelli organizzativi e processi produttivi differenti. Lo stage potrà essere affiancato da attività di laboratorio/simulimpresa, realizzate anche in piccoli gruppi, in spazi aziendali attrezzati, della durata massima di 100 ore.

La Regione prevede, alla luce degli elementi di incertezza dell’attuale fase di restrizioni per il Covid-19, di realizzare un successivo provvedimento con il quale stabilirà i termini di avvio dei percorsi che verranno approvati.
La delibera di Giunta è pubblicata nel Bollettino telematico ufficiale della Regione Emilia-Romagna e sul sito http://formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it.

Incendi boschivi. Scatta dal 29 maggio al 14 giugno la “fase di attenzione” nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara

Da: Regione Emilia-Romagna

Massima cautela nel bruciare stoppie e legname. Restano i divieti introdotti dall’ordinanza Covid-19 numero 43/2020

Dal 29 maggio alla mezzanotte del 14 giugnoscatta la “fase di attenzione” per incendi boschivi nei territori delle province di Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, mentre restano in vigorei divieti contenuti nell’ordinanza numero 43/2020 emessa dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, per l’emergenza Covid-19.

Il nuovo atto è motivato dalla perdurante scarsità di piogge, più evidente in quelle zone rispetto al resto della regione. Le condizioni del terreno e le previsioni meteorologiche a breve-medio termine favoriscono infatti l’innesco di focolai di incendio e la loro propagazione (vari focolai sono stati registrati nei giorni scorsi).

Il provvedimento è stato firmato dal direttore dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, Rita Nicolini, dopo una riunione in videoconferenza alla quale hanno partecipato rappresentanti della direzione regionale dei Vigili del fuoco, del Comando regionale Carabinieri forestale e di Arpae Emilia-Romagna.

La raccomandazione è di gestire con la massima cautela gli abbruciamenti di stoppie, legname e altri residui vegetali durante i lavori agricoli e forestali. Non vanno effettuati abbruciamenti in presenza di vento, ed è consigliato limitarsi alle prime ore della giornata. Vanno considerate, inoltre, le eventuali ordinanze più restrittive emanate da singoli Comuni.

Gli abbruciamenti non sono vietati, ma severamente disciplinati (con particolare rifermento all’ordinanza Covid 43/2020). Il Regolamento forestale regionale, all’articolo 58, dispone che “l’abbruciamento controllato del materiale vegetale di risulta dei lavori forestali e agricoli (…) deve terminare entro le quarantotto ore successive al momento in cui viene dato l’avviso, il terreno su cui si effettua l’abbruciamento deve essere circoscritto e isolato con mezzi efficaci ad arrestare il propagarsi del fuoco, si deve procedere (…) in assenza di vento e in giornate particolarmente umide (…), raggruppando il materiale in piccoli cumuli”.

L’Arma dei Carabinieri procederà a intensificare i controlli. A seguito della decretazione dello stato di attenzione, specie nelle giornate ventose, il Comando Carabinieri Forestale si impegna a incrementare l’attività di vigilanza e controllo sugli abbruciamenti controllati e su tutti i fuochi di materiale vegetale.

La situazione sarà nuovamente valutata il 9 giugno.

L’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile ricorda che, in ogni caso, prima di procedere agli abbruciamenti, è obbligatorio darne comunicazione ai Vigili del Fuoco.
Numero Verde: 800841051.

Prefettura di Ferrara- All’esame del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica il piano per una “Movida sicura” nel centro di Ferrara

Da: Prefettura di Ferrara

Il Prefetto Michele Campanaro ha presieduto stamane, a palazzo don Giulio d’Este, una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato per l’aggiornamento delle misure di contrasto alla diffusione del contagio da Covid-19.
Presenti all’incontro il Vice Sindaco del Comune di Ferrara Nicola Lodi, il Questore Cesare Capocasa, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Gabriele Stifanelli, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Cosimo D’Elia e il Comandante della Polizia Municipale di Ferrara Claudio Rimondi.
“In questa delicata fase della gestione emergenziale, in cui le regole della mobilità sono profondamente mutate, con la progressiva ripresa delle attività produttive e commerciali, è assolutamente necessario mantenere sempre alta l’attenzione per contenere il rischio più grosso del momento, quello discendente dagli assembramenti” ha affermato introduttivamente il Prefetto che ha ricordato di aver disposto in questa direzione, già dalla scorsa settimana, una prima rimodulazione dei servizi di controllo del territorio sul capoluogo, con specifiche misure, nelle fasce serali e notturne, da parte di forze di polizia e polizia locale in prossimità delle piazze principali e dei luoghi di ritrovo frequentati dai più giovani.
Nell’occasione, il Vice Sindaco di Ferrara ha illustrato un Progetto, denominato “Movida sicura”, predisposto in collaborazione con la Federazione Italiana Pubblici Esercizi ed il Consorzio degli esercenti di via Carlo Mayr, via San Romano e Piazzetta Verdi, aree del centro cittadino ove da sempre si concentra il maggior numero di giovani nelle ore serali. Il progetto prevede una limitazione dell’accesso ad un’area circoscritta, nei giorni del mercoledì, del venerdì e del sabato, dalle 20,00 alle 02,00, con varchi in entrata ed in uscita, controllati da steward, oneri a carico dei gestori dei locali e forme di sostegno finanziario da parte dell’Amministrazione locale, anche nelle autorizzazioni alle occupazioni di suolo pubblico, con estensione dei dehors. “Si tratta di una interessante forma di partnerariato pubblico-privato, che può dare buoni risultati, purchè applicata nel pieno rispetto delle norme in tema di security e di safety – ha sottolineato il Rappresentante del Governo – Al previsto raccordo tra gli addetti alla sicurezza, che non hanno compiti di polizia, e le Forze dell’Ordine è, quindi, necessario aggiungere integrazioni sotto il profilo della security. In questo senso, l’Amministrazione locale di Ferrara si è impegnata a presentare entro lunedì 1° giugno un dettagliato Piano di emergenza ad integrazione del Progetto “Movida Sicura”, che sottoporrò immediatamente alla prossima seduta di Comitato, allargato alla partecipazione dei rappresentanti del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Pubblico 118”.
Nella medesima direzione del rafforzamento del controllo del territorio, in particolare nelle fasce orarie diurna e preserale, va l’approvazione data nella stessa seduta di Comitato al riavvio, a partire dal prossimo fine settimana, del servizio del Poliziotto di Quartiere che, insieme con il Carabiniere di Quartiere, potrà garantire una più tempestiva risposta alla domanda di sicurezza dei cittadini, con una rassicurante presenza di operatori di polizia nelle vie del centro di Ferrara. “Ringrazio il Questore Capocasa che ha voluto dare nuovo smalto ad una figura non sempre apprezzata nelle sue piene potenzialità. Il Poliziotto, come il Carabiniere di quartiere, aggiungono tanto valore alla quotidiana sicurezza urbana di questo capoluogo”.
In conclusione, il Prefetto ha tracciato il consueto bilancio aggiornato delle attività di controllo nella Fase 2: dal 4 maggio scorso, sono state 16.404 le persone complessivamente controllate (11.073 da parte di Forze dell’Ordine e 5.331 da parte delle Polizie Locali) e 137 le violazioni complessivamente accertate, pari allo 0,8% del totale dei controlli. Nello stesso periodo, gli esercizi commerciali controllati sono stati 9.698, con una sola sanzione. L’ attività ispettiva delle squadre miste, formate da personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, dell’Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell’AUSL, del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco e del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, ha riguardato complessivamente 130 attività produttive nei settori della grande distribuzione, del commercio all’ingrosso, del metalmeccanico, del chimico, dell’agricoltura e dell’edilizia, senza inosservanze ai protocolli di sicurezza sottoscritti fra Governo e parti sociali.

Cultura. Biblioteche dell’Emilia-Romagna, si consolida l’utilizzo dei servizi digitali nel mese di maggio, anche dopo la riapertura delle strutture

Da: Regione Emilia-Romagna

I cittadini dell’Emilia-Romagna continuano a leggere e a utilizzare i servizi on line delle Biblioteche regionali. Anche dopo il momento di picco, registrato durante la chiusura di librerie e delle stesse biblioteche a causa del lockdown per il Covid-19, si consolida l’accesso alle risorse culturali dell’Emilia-Romagna disponibili in rete. Un servizio gratuito e attivo già da alcuni anni.

Nel periodo dal 27 febbraio al 27 maggio 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, i servizi digitali delle biblioteche dell’Emilia-Romagna hanno segnato aumenti molto consistenti: con +184,17% negli accessi, +162,81% utenti unici e +198,77% consultazioni e prestiti nelle biblioteche digitali Emilib (la rete che riunisce le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara) e +177,62% accessi, +130,62% utenti unici e +177,24% per la Rete Bibliotecaria della Romagna.

Il confronto tra i tre mesi di marzo, aprile e maggio mostra un picco deciso nel periodo del lockdown e a maggio, con le riaperture delle attività, tra cui anche quelle bibliotecarie, i servizi si consolidano segnando comunque un incremento significativo rispetto all’analogo periodo del 2019.

Il picco fa riferimento in particolare al periodo dal 27 marzo al 27 aprile 2020, quando gli accessi crescono del 251,74%, gli utenti unici del 179,42% e le consultazioni e i prestiti del 191,27% per Emilib, e per biblioteche Romagna con +236,82% di accessi, +142,80% di utenti unici e + 246,10% di consultazioni e prestiti.

Un risultato che si consolida appunto anche in maggio dopo la riapertura fisica delle biblioteche (dal 27 aprile al 27 maggio) soprattutto rispetto agli stessi mesi del 2019, con +169,09% di accessi, +118,93% di utenti unici e +161,49% per Emilb e +170,69% accessi, +110,50% utenti unici e +156,30% per le Biblioteche della Romagna.

Emilib e la Rete bibliotecaria della Romagna sono basate su MLOL (Media Library On Line): un servizio gratuito per tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna che permette di accedere da casa, via Internet, a decine di migliaia di ebook di tutti i principali editori italiani, oltre 7.000 abbonamenti a quotidiani e periodici digitali da 90 paesi in 40 lingue diverse, decine di migliaia di audiolibri e risorse musicali in streaming, 1,5 milioni di risorse ad accesso aperto indicizzate e raccolte dalla più importanti istituzioni culturali del mondo (libri, video, audio, spartiti musicali, immagini, risorse per l’e-learning, periodici storici, periodici scientifici, videogiochi, ecc.).

Il servizio è attivo in Emilia-Romagna attraverso due portali: Emilib e per Rete Bibliotecaria della Romagna e San Marino (per le altre province romagnole e San Marino).
Per accedere a questi portali basta essere iscritti a una qualsiasi delle biblioteche civiche e pubbliche della regione.
Per iscriversi via mail: Emilb e Biblioteche della Romagna.

Agricoltura. L’Emilia-Romagna al fianco degli imprenditori frutticoli colpiti dall’emergenza coronavirus e dalle estese gelate tardive

Da: Regione Emilia-Romagna

Inviata una lettera a Roma per chiedere la deroga al decreto legislativo 102/2004 sulle calamità naturali. Danni per 400 milioni di euro con perdite fino al 100% della produzione di albicocche, susine e pesche. Colpite tutte le province

L’Emilia-Romagna preme per salvare il reddito dei suoi imprenditori ortofrutticoli piegati dall’emergenza coronavirus e da quella climatica con le gelate estese che, dopo un inverno eccezionalmente mite, hanno colpito tra fine marzo e inizio aprile tutta la regione.

Un danno per il comparto di quasi 400 milioni di euro con alcune produzioni, come quelle di albicocco, susino e pesco con perdite fino al 100% della produzione. Inoltre, il valore della produzione frutticola andata perduta, priva di copertura assicurativa, è dell’ordine di 180 milioni di euro.

La Regione si era da subito attivata con la richiesta di calamità visto che gli agricoltori, a causa delle limitazioni agli spostamenti imposte dalla pandemia Covid-19, non avevano potuto accendere per tempo le assicurazioni e ha chiesto, nello stesso tempo, più elasticità ai piani assicurativi nazionali.

“Non c’è più tempo da perdere- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-, bisogna intervenire subito per sostenere un settore produttivo che rappresenta il 17% dell’intera produzione agricola dell’Emilia-Romagna”.

“Già la scorsa settimana- prosegue l’assessore- come Regione abbiamo scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e alla ministra all’Agricoltura, Teresa Bellanova, per informarli sulla gravità dei danni subiti dal comparto frutticolo in tutta la nostra regione e per chiedere di prevedere, nella fase di conversione in legge del Decreto Rilancio, uno specifico stanziamento, in deroga al decreto legislativo 102/2004 sulle calamità naturali”.

“La situazione è eccezionale- chiude Mammi- e abbiamo bisogno di strumenti inediti per affrontarla: non possiamo permettere che i nostri imprenditori frutticoli restino schiacciati tra coronavirus e gelate. La Regione c’è e metterà in campo ogni azione per sostenere la sua agricoltura”.

Fin dalle prime ore dopo le gelate, la Regione ha monitorato la situazione e attraverso la collaborazione con le organizzazioni professionali agricole ha delimitato le zone colpite. Questa prima delimitazione è servita ad adeguare gli impegni previsti per la produzione integrata nel Piano regionale di sviluppo rurale e nell’OCM ortofrutta per l’anno 2020, ed è inoltre funzionale a supportare adattamenti dei piani assicurativi e dei disciplinari delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP) del settore frutticolo, le cui produzioni sono ottenute nei comuni colpiti.

Coldiretti, sabato 30 maggio primo compleanno del mercato coperto di CAMPAGNA AMICA FERRARA

Da: Organizzatori

E’ passato un anno da quella bella giornata di sole che ha salutato l’inaugurazione del Mercato Coperto di Via Montebello 43 a Ferrara. Aziende agricole ferraresi e delle province vicine, prodotti della filiera agricola dal campo al banco vendita, iniziative, degustazioni, un “contenitore” vivo e aperto alla città. Abbiamo organizzato momenti di promozione dei prodotti tipici, show cooking, giochi per bambini, lezioni per classi, feste e animazioni coinvolgendo i nostri produttori, le scuole, il Palio di Ferrara, AVIS, Moreno Morello ed altri ancora animando il momento di “spesa” a pochi passi dal centro cittadino.

Abbiamo ospitato tv locali e nazionali per far conoscere i nostri prodotti e le nostre tradizioni.

Purtroppo non potremo festeggiare come ci sarebbe piaciuto, le norme di prevenzione sanitaria ci costringono ad essere prudenti ed attenti, come abbiamo fatto in ogni fase dell’emergenza legata alla pandemia del coronavirus, garantendo la sicurezza dei nostri clienti e dei nostri produttori.

Ma un compleanno merita comunque un regalo: un regalo che sarà il Mercato a fare ai suoi clienti. Fino ad esaurimento scorte a chi verrà a fare la spesa sabato 30 maggio daremo un piccolo omaggio, un pensiero per ricordare il legame che si è costruito in questi 12 mesi e che auspichiamo si possa rafforzare ulteriormente, facendo crescere questa bella esperienza.

Grazie a tutti i ferraresi che ogni giorno di apertura ci dimostrano il loro gradimento e vicinanza, anche in questi mesi così difficili per tutti.

Torna la Ferrara Chamber Academy

Da: Organizzatori

Aprire il mondo della musica da camera ai giovani e talentuosi musicisti italiani, e migliorare la loro preparazione musicale: è l’obiettivo della Ferrara Chamber Academy, l’accademia di musica da camera organizzata da due prestigiose istituzioni di matrice abbadiana, Ferrara Musica e l’Orchestra Giovanile dell’Unione Europea (EUYO).

La creazione dell’Accademia è solo una parte del contributo culturale dell’EUYO alla propria presenza in Italia ed è una delle molteplici iniziative che l’orchestra ha creato come contributo alla propria presenza in Italia, come ad esempio la residenza orchestrale primaverile o il progetto Orchestra in Città! dedicato anche esso a Ferrara, sede dell’EUYO.

L’Accademia, della durata di due settimane, è indirizzata a 14 giovani musicisti italiani dai 16 ai 24 anni, con particolare riguardo ai giovani ferraresi, i quali potranno fare domanda fin dai 12 anni. I ragazzi che suonano violino, viola, violoncello, contrabbasso, flauto, clarinetto o corno sono invitati a fare domanda di partecipazione andando sul sito www.euyo.eu e compilando il modulo di partecipazione entro domenica 28 giugno 2020.

I ragazzi saranno selezionati in base al loro talento e potranno far parte dell’Accademia in una delle due settimane dal 12 al 25 settembre 2020 o in entrambe. Gli ammessi all’Accademia riceveranno il rimborso del viaggio di andata e ritorno per Ferrara, vitto e alloggio, insegnamento e formazione da parte di musicisti di altissimo livello, e potranno esibirsi in un evento al Teatro Claudio Abbado di Ferrara al termine del percorso formativo.

Il focus dell’Accademia è la musica da camera e l’esecuzione in ensemble, e include un interessante elemento didattico: i musicisti professionisti della Chamber Orchestra of Europe insegneranno, guideranno e si esibiranno con i musicisti dell’EUYO, i quali a loro volta faranno lo stesso con i giovani musicisti italiani.

I tre gruppi si incontreranno per lavorare insieme a Ferrara: data l’attuale situazione relativa al Sars-CoV-2, si prevede che il progetto possa avere luogo fisicamente, ma qualora le condizioni dovessero cambiare, al fine di garantire la priorità della salvaguardia della salute di tutti i musicisti, il progetto potrà svolgersi nelle stesse date come un progetto online EUYO Digital.

EL MALEFICIO DE LA MARIPOSA
100 anni fa l’esordio teatrale di un giovanissimo Federico García Lorca:
in scena, contestatissimi, i suoi personaggi-insetti

Di Federico García Lorca molti ricordano i versi dedicati all’amico torero morto durante una corrida, con il famoso incipit “Alle cinque della sera”, le poesie che cantano i gitani, con i coltelli che brillano ‘come pesci’ e la guardia civile sempre incombente, e le atmosfere del paesaggio andaluso: il biancore profumato dei gelsomini in fiore, il gorgogliare delle fontane, il muoversi al vento dei rami degli olivi. Molti ricordano anche i drammi, con personaggi femminili sempre costretti, frustrati e infelici in un mondo chiuso destinato ad esplodere in tragedie improvvise e cruente. Pochi invece conoscono le opere giovanili pensate per l’infanzia e per quel teatro di burattini che lo stesso Lorca, da piccolo, aveva molto amato. Si tratta di un altro aspetto della sua poliedrica ed eccezionale personalità artistica: poeta, drammaturgo, autore di acquarelli e numerosi disegni a china, esperto di musica (il festival del cante jondo organizzato con l’amico Manuel de Falla, le canzoni popolari arrangiate, la passione per il pianoforte), e fondatore negli anni della Repubblica del gruppo teatrale universitario La barraca che portava, nei paesi della Spagna rurale, i grandi classici del teatro spagnolo.

Due scatti giovanili di Federico Garcia Lorca
Disegni di Federico Garcia Lorca (composizione di Laura Dolfi)

Apparentemente. meno legate a tutto questo, sembrano i primi testi teatrali che però riportano anch’essi a quel senso di desiderio irrealizzato, di voler essere quello che non si è, o che non si può essere, ricorrenti nella sua opera drammatica (e non solo). Penso in particolare a una pièce per burattini che  compose quando aveva poco più di vent’anni: Il maleficio della farfalla. Fu l’incontro con un drammaturgo e impresario teatrale a decidere la sorte di quest’operetta, giacché Gregorio Martínez Sierra (questo il suo nome), affascinato dalla storia e dagli insoliti protagonisti, convinse il poeta a trasformare quel testo per burattini in una commedia da rappresentare in teatro. Così, rivisto e corretto, Il maleficio della farfalla si trasformò in una “commedia in due atti e un prologo”. Chissà come reagirebbe il pubblico dei nostri giorni se, recandosi a teatro (Covid-19 permettendo), invece di veder comparire sul palcoscenico i protagonisti di una commedia in certo modo prevedibile – con una ragazza triste e innamorata, un giovane sognatore con ambizioni di poeta, una madre preoccupata di trovare una nuora con una ricca dote, e vari personaggi di contorno -, si trovasse di fronte a degli attori travestiti da insetti: scarafaggi, lucciole, uno scorpione e una farfalla. Quello che è certo, però, è che nella primavera del 1920 (cioè esattamente un secolo fa) gli spettatori del teatro Eslava di Madrid videro proprio questo; e inevitabilmente, benché il teatro nel quale si erano recati fosse noto per essere d’avanguardia, la loro reazione fu piuttosto vivace, c’è addirittura chi racconta che, vedendo queste atipiche figure, dal loggione qualcuno abbia invocato l’uso di un noto insetticida. Anche i quotidiani segnalarono che l’accoglienza non era stata tranquilla: rumorose proteste avevano disturbato la rappresentazione e tra i due gruppi contrapposti (gli amici o sostenitori dell’autore e coloro che dissentivano) si era creata una tale bagarre da  rischiare il nascere di una vera e propria rissa.

Gli attori erano stati bravissimi – lo segnalavano le recensioni – ma né loro, né la ballerina, né le musiche di Grieg appositamente arrangiate erano riuscite a salvare la prima. È evidente che il pubblico non era ancora preparato per questo tipo di spettacolo, la cui rappresentazione invece doveva essere stata veramente fuori del comune: si trattava della prima opera drammatica di un poeta ‘nuovo e molto interessante’ – come aveva annunziato pochi giorni prima la stampa – e molti importanti nomi erano coinvolti: la famosa ballerina “Argentinita” (poi legata al torero Sánchez Mejías a cui Lorca avrebbe dedicato il suo famoso Llanto) impersonava la farfalla caduta che, muovendo le ali, iniziava a danzare, l’altrettanto nota attrice Catalina Bárcena ricopriva il ruolo dello scarafaggino protagonista tormentato nella sua ricerca dell’irraggiungibile, l’artista Rafael Barradas aveva disegnato i costumi e al tanto richiesto scenografo Fernando Mignoni si doveva lo sfondo sul quale si muovevano gli insetti: l’erba di un prato coperta di rugiada, un laghetto circondato da gigli e sassi azzurrini, un sentiero costeggiato dalle tane-case di un “minuscolo e fantastico” paesello.

L’azione iniziava con il rosseggiare dell’alba e con due blatte che conversavano fuori della tana. Bastavano poche battute e il tema base dell’intreccio era delineato mentre i vari insetti che si succedevano sul palcoscenico riproducevano con il loro dialogo, in quel piccolo mondo ‘infimo’, gli stessi sentimenti e desideri che caratterizzano la vita degli esseri umani. Era il  precipitare di una farfalla sul prato l’elemento che scatenava la tragedia: l’ansia inappagata del protagonista trovava in quest’essere bello e irraggiungibile il suo concreto e fatale referente. Alla morte della farfalla seguiva infatti anche la sua, e il suo corpo nero veniva solennemente trasportato su un petalo di rosa da un corteo di lucciole e scarafaggi, mentre la scena si colorava della luce del tramonto e riecheggiava il suono di una marcia funebre.

In realtà di questo finale e del dialogo che l’aveva preceduto sappiamo ben poco poiché parte del II atto è andata perduta; e la stessa commedia – rimasta a lungo inedita – fu resa pubblica in Spagna solo tardivamente, piú di un ventennio più tardi (nel 1954); e inevitabilmente ancora più tardiva fu la sua circolazione in Italia. Bisognerà attendere la I edizione integrale del Teatro di Federico García Lorca stampata da Einaudi nel 1968, dove però il traduttore – Vittorio Bodini – la relegava in appendice proprio perché opera giovanile e, a suo avviso, ancora ‘immatura’. La considerava invece degna d’attenzione il poeta Giorgio Caproni che, tre anni più tardi, scelse di tradurla e di mandarla in onda alla radio restituendole, con una lettura drammatizzata che coinvolgeva una quindicina di attori, un regista e una musica di sottofondo, la sua funzione di testo teatrale.

Quello che è interessante in questa traduzione caproniana naturalmente è il confronto che si venne a creare tra i due poeti, giacché la sensibilità nella lettura e nella resa dei versi (solo il breve prologo è in prosa) era inevitabilmente differente rispetto a quella di un qualunque, sia pur bravo, traduttore. Tra l’altro Caproni aveva riflettuto più volte, non solo sulla difficoltà del tradurre poesia (per quell’impossibilità di riprodurre fedelmente i suoni e i ritmi dell’originale), ma anche sul ruolo del traduttore, più complesso ancora se era a sua volta poeta: si trattava allora – osservava – di mettersi al servizio dell’altro, ma senza dimenticare se stesso. E proprio a queste parole pensavo, preparando per Feltrinelli la ristampa di questa traduzione in un volume appena uscito che riunisce tutte le versioni di Giorgio Caproni dalla poesia spagnola e ispanoamericana. La sua infatti è una versione molto bella, allo stesso tempo autonoma e fedele, costantemente attenta alla parola lorchiana che viene ricreata ricorrendo all’ampia gamma sinonimica offerta dalla nostra lingua e ai più diversi registri (colloquiale, culto, popolare) in modo da offrire ogni volta   l’equivalente migliore per significato e suono.

Né è una casualità che Caproni, dopo averla tradotta nel 1971, si sia ricordato di questa commedia anche negli anni successivi, selezionandone alcuni brani per  il suo Quaderno di traduzioni e facendo ritrasmettere la 1a scena durante una puntata della rubrica radiofonica Il girasole. Anzi, in quest’ultimo caso, la lettura era preceduta da poche ma significative parole con le quali, oltre ad alludere all’intreccio (“È la storia d’un amore impossibile: uno scarafaggino poeta s’è innamorato d’una farfalla ferita, caduta da un cipresso”), concludeva: “Nel teatro di García Lorca Il maleficio della farfalla occupa forse un posto marginale […]; ma non per questo la commedia è priva d’incanto poetico”.

Cover:  documenti relativi a El maleficio de la mariposa di Federico Garcia Lorca e altri materiali lorchiani, composizione di Laura Dolfi per Ferraraitalia. 

La Nena riparte | Dal 30 maggio ritornano i viaggi sul fiume promossi da Fiumana

Da: Consorzio “Wunderkammer”

Ripartono le navigazioni sul fiume con la Nena. Dopo un viaggio sperimentale, realizzato grazie al contributo di alcuni soci per testare un percorso ‘a prova di decreto’, Associazione Fiumana riprende le proprie attività sul fiume, con una serie di viaggi fluviali che arricchiranno l’estate ferrarese per i prossimi due mesi. I primi itinerari saranno possibili già da sabato 30 e domenica 31 maggio, per proseguire ogni weekend. Ci sarà possibilità di prenotare un viaggio lungo il fiume anche per lunedì 1 e martedì 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica.

La prova. Sabato e domenica scorsi, infatti, attraverso alcuni viaggi con partenza dalla darsena di Ferrara navigando sul Po di Volano e sul Po di Primaro, Fiumana ha fatto ripartire le sue due imbarcazioni – Nena e Lupo – grazie alla collaborazione di alcuni soci dell’associazione ferrarese, per testare la messa in sicurezza alla luce delle nuove disposizioni ministeriali.

Gli organizzatori. “I viaggi sono stati piacevoli e liberatori, dopo questo periodo forzato di chiusura – spiegano Antonella Antonellini e Georg Sobbe dell’Associazione Fiumana – Assaporare l’aria fresca e immergersi nella natura del fiume, fra cielo, alberi e acqua è stato rigenerante. Forti del fatto che possiamo navigare in sicurezza, garantendo ogni protezione per i nostri passeggeri, abbiamo deciso di aprire la nostra stagione delle gite”. La perdita, per l’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia nei mesi scorsi, ha avuto chiare ricadute anche sulle attività di Fiumana, che quest’anno ha “perso il ricavo proveniente dalle gite scolastiche, circa un terzo del nostro fatturato annuo”.

La motonave Nena, come da libretto di navigazione, può trasportate fino a 100 persone (con 80 posti a sedere). La sua destinazione originale, infatti, era quella di essere un vaporetto veneziano: in questa fase, potranno salire fino a un massimo di 35 persone, per garantire il mantenimento della distanza di sicurezza di almeno 1 metro fra i passeggeri. Simile riduzione di capienza anche sulla Lupo, imbarcazione scoperta: ci sarà la possibilità di far salire fino a 12 persone. Ogni partecipante dovrà essere dotato di mascherina, e potrà salire a bordo dopo aver disinfettato le mani e aver firmato l’autocertificazione di non avere febbre superiore a 37,5 gradi prima di salire sul mezzo. Le barche sono state dovutamente pulite e disinfettate a fondo, secondo quanto prescritto dal Dpcm in vigore. I nuclei familiari avranno la possibilità di viaggiare accorpati.

Il via della stagione di gite. Per i mesi di giugno e luglio, ma con partenza già da quest’ultimo weekend di maggio, i viaggi saranno così distribuiti e organizzati: con partenza alla darsena di Ferrara, tutti i sabati pomeriggio dalle 17 alle 19 si viaggerà con il battello Lupo, con le iniziative di ‘Con il Lupo sul Primaro’, mentre tutte le domeniche il percorso verrà fatto con il battello Nena, dalle 10 alle 12.30 con il ‘Viaggetto sul Po Grande’, da Ferrara al Po passando attraverso la conca di Pontelagoscuro; nel pomeriggio, invece, dalle 17 alle 19.30 si viaggerà ‘Sul Po di Volano al tramonto’, con ina navigazione che attraversa la città sino ad arrivare fino a Baura.

La prenotazione è obbligatoria. Per maggiori informazioni e per prenotazioni: 347.7139988 (Antonella), info@lanena.it. Il programma aggiornato è su www.lanena.it.

Manifestazione delle “LENZUOLA BIANCHE” PER L’OSPEDALE DEL DELTA

Da: Comune di Lagosanto

L’ospedale del Delta, già dal 2013, viene costantemente impoverito attraverso scelte discutibili. Per questo motivo l’Amministrazione comunale di Lagosanto, dopo avere presentato una proposta per il ripristino alle condizioni originali del nostro amato nosocomio, ha indetto una pubblica manifestazione simbolica (aperta a tutti coloro che vorranno partecipare: dalla cittadinanza, agli operatori sanitari e alle forze politiche di ogni schieramento poiché la sanità non ha colore politico e non ha confini geografici). Tale manifestazione non violerà l’attuale normativa per il contenimento del Coronavirus, in quanto si svolgerà per tutta la giornata di domenica 31 maggio con questa modalità: si chiede di appendere alle finestre, ai balconi e ai cancelli delle proprie abitazioni un lenzuolo bianco, ciò al fine di manifestare il proprio disappunto, verso ciò che sta accadendo al Delta, nonché la ferrea volontà delle genti del basso ferrarese di avere una sanità funzionale come lo era prima del 2013, in particolare modo per tutti quei cittadini che fanno parte del bacino di utenza del nosocomio di Lagosanto: da Gorino a Comacchio. Ringraziamo tutti coloro che parteciperanno, dando così voce al territorio del basso ferrarese, che salutiamo con un arrivederci a domenica. Infine l’Amministrazione comunale di Lagosanto vuole ricordare che non smetterà di lavorare per una sanità di qualità che tuteli non solo i cittadini ma anche gli operatori sanitari (medici, infermieri e OSS).

CIDAS presenta Welfare Come Te

Da: Ufficio Stampa

La cooperazione sociale cambia l’approccio del welfare aziendale per diventare interlocutore preferenziale delle aziende con l’obiettivo di favorire condizioni di benessere per lavoratori e caregiver.
Da sempre vicino alle fragilità delle famiglie, il mondo cooperativo si avvicina ulteriormente alle imprese e, partendo dall’esperienza consolidata di tre reti di Cooperative operative in gran parte del territorio nazionale (ComeTe, Pronto Serenità e Ribes), presenta Consorzio FIBER realtà che riunisce alcune tra le più importanti cooperative e consorzi sociali italiani e che ha dato vita al marchio Welfare Come Te.
Anche CIDAS fa parte di FIBER: società che aggrega oltre 100 cooperative socie che operano a livello nazionale con standard qualitativi certificati, raggiungendo insieme un numero di lavoratori che supera le 50.000 unità. Inoltre, grazie a partnership territoriali consolidate con numerose cooperative sociali, garantisce una presenza capillare in ogni Regione italiana, facendo quindi in modo che il welfare aziendale possa avere una forte ricaduta territoriale.
CIDAS ha scelto di partecipare a un progetto che si prende la responsabilità di “ridare dignità” alla parola Welfare, lavorando con le imprese di ogni dimensione, per portarle a essere protagoniste nell’integrazione tra il Primo e il Secondo welfare, tra il pubblico e il privato, valorizzando il proprio radicamento territoriale nel dialogo con i diversi stakeholder (lavoratori, sindacati, clienti, consumatori) e rafforzandone identità, valore e responsabilità sociale.
Un vero e proprio cambio di paradigma: in questo modo, viene capitalizzata l’esperienza di CIDAS nella partecipazione ai servizi di welfare territoriale, dando forma a un modello nazionale in grado di offrire risposte di accompagnamento personalizzato, che non si limita a vendere servizi, ma che si appoggia, dove possibile, a servizi esistenti, pubblici o privati.
Welfare Come Te si posiziona all’interno del mercato come interlocutore per aziende, provider, associazioni di categoria e consulenti del lavoro, mettendo a disposizione la propria competenza nello sviluppo e nella gestione di servizi educativi e socio-assistenziali. L’approccio “verticale” di Welfare Come Te nell’ambito del welfare aziendale gli consente di avere anche un ruolo integrativo ai Piani di Welfare Aziendale già esistenti, inserendosi come progetto di welfare sociale dedicato ai caregiver.
Welfare sociale anche per le PMI. La proposta di Welfare Come Te è pensata per offrire anche alle imprese più piccole l’opportunità di uscire da un approccio al welfare aziendale standardizzato, affiancandole nella realizzazione di Piani di Welfare personalizzati, sostenibili e caratterizzati da un forte impatto sociale.
Concetto ribadito da Alessandro Micich, Presidente di FIBER: «Welfare Come Te vuole promuovere una nuova cultura del welfare aziendale: non più solo “benefits” ma veri progetti di responsabilità sociale in grado di rispondere alle reali esigenze socio-demografiche, disegnati e portati avanti dagli stessi attori che, per decenni, si sono occupati di welfare locale, al fianco dei comuni: le cooperative sociali. E lo fa anche lanciando su tutto il territorio nazionale la figura chiave dei Care Manager, persone di grande esperienza nell’ambito dei servizi di cura, tutor che incontrano le famiglie e le orientano nel trovare la soluzione migliore alla loro difficoltà».
Il Consorzio FIBER è costituito da CIDAS, Cadiai, Coopselios, Care Expert, Codess Sociale, Universiis, Consorzio Parsifal, Cooperativa Animazione Valdocco, Gesco, S.G.S, Cooss Marche, Sisifo, Cad, Itaca, Labirinto, Seacoop e Zerocento.

Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil: risposta al consigliere Alcide Mosso

Da: Ufficio Stampa

Finalmente il Consigliere Alcide Mosso si è chiarito, calmando così la nostra isteria e confermando la sua parziale conoscenza dello strumento del voucher, però riutilizzando argomentazioni non sue ma di seconda o terza mano.
Proviamo a fare sintesi delle proposte del Consigliere.
Il voucher è la soluzione di ogni problema in agricoltura perché lo chiedono la maggior parte delle organizzazioni imprenditoriali, ma ricordiamo al Consigliere che nel suo precedente articolo ne aveva menzionata solo una!
Il voucher è la soluzione del problema perché lo chiedono addirittura sette Regioni!
Servono lavoratori esperti in agricoltura ma a loro non va riconosciuto un giusto salario…..ci sono i voucher, riprendendo un classico che tradotto suona così: servono apprendisti ma con esperienza!
E ciliegina sulla torta, che vogliamo sottolineare non essere assolutamente ideologica da parte sua, le argomentazioni del Sindacato a sostegno dei lavoratori danno fastidio…..aboliamo il Sindacato!!!
Ad essere precisi l’idea proposta dal citato Grillo non è nuova, è vecchia di 70 anni e collocata in un preciso periodo storico!
Apprezzeremo dal Consigliere un confronto serio e innovativo sulle problematiche del settore agricolo e non solo riportato, provi a fare uno sforzo invece di chiedere l’abolizione del Sindacato o di chi la pensa diversamente da lei, senza riproporre ricette altrui.
Pensi poi che sfortuna ha avuto…. erroneamente a quanto da lei riportato sfatiamo un altro luogo comune…..chi le scrive ha lavorato anni nel settore agricolo prima dell’esperienza sindacale, non abbiamo solo approcci “burocratici”, conosciamo le problematiche dei braccianti.
La invitiamo ad un dibattito pubblico, abbandoniamo la tastiera e confrontiamoci.
Al contrario di lei, ci troverà sempre disponibili al confronto, come avvenuto con le Associazioni datoriali agricole durante l’emergenza della cimice asiatica o del Covid 19, solo per riportarne alcuni esempi recenti.

Coronavirus: Coldiretti ER, corsi per le imprese post-emergenza

Da: Ufficio Stampa

Fare impresa per ripartire dopo l’emergenza Coronavirus. Di fronte alla pandemia che ha mutato le nostre vite e il nostro modo di lavorare, Coldiretti Emilia Romagna, in collaborazione con Dinamica e le Coldiretti provinciali, propone una serie di corsi dedicati alle proprie imprese agricole e finalizzati proprio a fornire strumenti utili in questa situazione. Si tratta di corsi gratuiti dalla durata di 4 o 8 ore da seguire in videoconferenza, approvati su Catalogo Verde e finanziati nell’ambito del Psr della Regione Emilia Romagna.

“I temi trattati – spiega Coldiretti Emilia Romagna – sono 3: un corso base di 4 ore rivolto a tutte le aziende agricole per aiutarle ad adottare tutti gli adempimenti necessari al contenimento del Covid e poter svolgere la propria attività aziendale in sicurezza. Altri due percorsi formativi, entrambi di 8 ore, saranno incentrati sulla riorganizzazione produttiva e di marketing dell’impresa agricola e sulle conoscenze digitali, per poter approfondire le opportunità di social network, siti internet, pubblicità e marketing on line e rilanciare l’attività”.

Le proposte sono indirizzate a tutte le aziende agricole e in particolare agli agriturismi (che nel solo mese di aprile a causa del lockdown hanno perso in regione oltre 20 milioni di euro), alle aziende che svolgono vendite dirette e a tutte le aziende che hanno dipendenti e vogliono supportare la loro formazione nell’ambito di queste tematiche.

“Stiamo attraversando – afferma Coldiretti Emilia Romagna – un periodo senza precedenti e gli agricoltori che in questi mesi hanno continuato a lavorare seguendo il ciclo della natura per garantire l’approvvigionamento alimentare del Paese meritano di veder valorizzate le loro attività anche attraverso percorsi formativi”.

Gli interessati dovranno contattare gli uffici di zona di Coldiretti che sono a disposizione per poter confermare l’iscrizione.

“Con la scusa del Covid privatizzano la città”

Da: Potere al Popolo – Ferrara

Apprendiamo dalla stampa che la Giunta comunale si appresta a varare un’ordinanza con cui limiterà l’accesso e la libera circolazione nella centrale zona via Mayr, via San Romano, piazza Verdi e darà quest’ultima in concessione a 5 privati che la utilizzeranno come distesa esclusiva delle loro attività commerciali.

Così la Giunta, dopo non aver fatto il proprio dovere pianificando i controlli necessari per il ritorno in sicurezza delle persone nelle strade dopo due mesi di segregazione forzata dovuta alla pandemia, non solo punisce tutti obbligando all’uso delle mascherine per qualsiasi spostamento, anche quelli che avvengono in completa sicurezza, ma cogli l’occasione per limitare la circolazione dei cittadini subordinandola alla prenotazione e al consumo in uno dei locali che si trovano in quelle strade.

Secondo le notizie che riportano i giornali, non solo i cittadini non potranno transitare né sostare liberamente nelle strade dalla propria città, ma dovranno anche sborsare i soldi per pagare le guardie private che glielo impediranno.

Si conferma ancora una volta come questa Giunta utilizzi la città come cosa propria, come successo con il Castello, trasformato in sala esposizione gratuito per la famiglia Sgarbi con spese a carico della collettività, o come quando il Vice Sindaco ha utilizzato la polizia locale a mo’ di security per lo show itinerante in barba al dpcm il 4 maggio.

Degli amministratori degni di questo ruolo dovrebbero rendere la città un luogo vivibile, libero e usufruibile da tutti i suoi cittadini. Le città dovrebbero essere di chi le vive, non di chi le compra.

INVITO/Casa. Contributi per l’affitto, un aiuto concreto dopo l’emergenza Coronavirus

Da: Organizzatori

Contributi per l’affitto, un aiuto concreto per le famiglie e chi è in difficoltà a sostenere ogni mese le spese di locazione, soprattutto in conseguenza dell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus.

Ad illustrare alla stampa le modalità di assegnazione dei contributi, saranno il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e la vicepresidente con delega al Welfare e alle Politiche abitative, Elly Schlein.

L’appuntamento è venerdì 29 maggio alle ore 11 in video collegamento dalla Sala stampa delle Regione.

Per ragioni tecniche, i giornalisti che intendono partecipare sono pregati di inviare, entro le 17 di oggi, una mail di conferma all’indirizzo stampaseg@regione.emilia-romagna.it.

I giornalisti accreditati potranno accedere alla stanza virtuale a partire dalle ore 10,45.

Istruzioni di accesso/collegamento per i giornalisti

Per collegarsi da pc o tablet, direttamente da Google Chrome:

https://call.lifesizecloud.com/321771

Scegliere ‘partecipa alla riunione’, poi digitare il PIN 10903

Per collegarsi da smartphone:

1) scaricare l’app Lifesize: da App Store o da Google Play

2) avviare ed entrare come ospite, specificando solo nome e cognome

3) in corrispondenza di ‘Estensione’, digitare 321771

4) il codice richiesto per accedere al meeting è: 10903, seguito da #

ATTENZIONE:

Il numero massimo di utenti che possono partecipare alla videoconferenza è di (la stazione + 49 esterni)

Si prega cortesemente di TENERE I MICROFONI IN MUTO quando non si debba intervenire
A chi si collega da computer/smartphone/tablet chiediamo di utilizzare questi strumenti con le cuffie/auricolari, NON IN VIVA VOCE
Si sconsiglia il collegamento di computer attraverso connessioni WiFi
Collegamento dalle ore 10.45

Bargi e Golinelli (Lega): “Bando discriminatorio, personale precario assunto dagli enti locali per far fronte all’emergenza sismica del 2012 va regolarizzato”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Favorire la stabilizzazione del personale lavorativo con tipologie di contratto flessibile, ormai entrato di fatto in pianta organica alle amministrazioni locali fin dagli eventi sismici del 2012”. Lo chiedono il consigliere regionale della Lega Stefano Bargi e l’onorevole Guglielmo Golinelli che incalzano l’amministrazione regionale “a riconoscere le professionalità finora impiegate nella gestione quotidiana delle strutture ma senza un adeguato inquadramento. Bargi rileva che proprio in occasione dell’emergenza del terremoto le amministrazioni comunali e gli uffici territoriali di governo del cratere del sisma, oltre che la Regione Emilia-Romagna, si sono dotate di personale aggiuntivo, per mezzo di risorse messe a disposizione dai fondi per la ricostruzione”. Alla Regione è stato chiesto più volte di bandire concorsi di assunzione rivolti al personale impiegato con contratti di lavoro flessibile. Recentemente è stato emanato un Avviso pubblico “Interventi straordinari per il superamento del precariato in attuazione della DGR n. 365/2020”.

Nell’interrogazione, Bargi rileva come a questo avviso, rivolto a quanti hanno svolto i tre anni di servizio presso la Regione e la Struttura commissariale, “la stessa possibilità non è stata data a quei lavoratori che hanno esercitato la propria attività con tipologie di contratto flessibile presso i Comuni. Questo nonostante i lavoratori in questione già da diversi anni ricoprano mansioni importanti e nodali, non limitate alla ricostruzione post sisma, ma legate al funzionamento ormai di routine di Comuni, anche di piccola dimensione, che soffrono la congenita carenza di personale”.

Bargi e Golinelli puntano quindi a concedere a questo personale l’occasione per entrare a pieno titolo nella pianta organica alle amministrazioni comunali.

Mirabilandia: il 20 giugno riapre il Parco più grande d’Italia

Da: Ufficio Stampa

La tanto attesa stagione 2020 del Parco divertimenti più grande d’Italia sta per partire. Da sabato 20 giugno i cancelli di Mirabilandia saranno di nuovo aperti per accogliere tutti gli appassionati del divertimento nella sicurezza di sempre, adeguata alla “nuova normalità”.

Seguendo le indicazioni della IAAPA, l’organizzazione internazionale di riferimento per l’intero settore, e della Regione Emilia-Romagna il Parco ha adottato misure straordinarie per la ripartenza. Ora Mirabilandia è pronta, dopo aver lavorato nell’ultimo periodo senza sosta per adattarsi alla nuova normalità, con misure come la definizione di nuove modalità di fruizione delle attrazioni, la regolamentazione degli ingressi e delle singole file, le adeguate sanificazioni, l’obbligo di indossare mascherine per staff e visitatori, l’organizzazione degli spettacoli, i distanziamenti all’interno delle aree e l’accesso ai punti ristoro e shop.

Regole sanitarie dettagliate, per un divertimento sereno per ogni fascia di età. All’interno del Parco saranno presenti anche steward, adeguatamente formati, che si occuperanno di regolare i flussi e quindi il contingentamento di ingressi e singole aree, per offrire ai visitatori i più alti standard di tutela della propria salute. Per evitare assembramenti, si incentiveranno le modalità di prenotazione online e sono stati studiati percorsi obbligati e segnaletiche adeguate a favorire i corretti spostamenti. In tutte le aree saranno inoltre presenti dispenser con igienizzanti. L’adozione di queste misure di sicurezza permetterà di godere, anche per questa particolare stagione, le fantastiche emozioni che solo Mirabilandia sa offrire.

Non mancheranno poi le novità! Completamente rinnovata la programmazione degli show, con un palinsesto nuovo di zecca. Arriva al Pepsi Theatre (con sedute opportunamente distanziate), per la gioia di adulti e piccini, la magia del musical “Il Mago di Oz” con un allestimento unico per vivere la fantasia della Città di Smeraldo, in compagnia di Dorothy e delle sue scarpette rosse, di un leone senza coraggio, un uomo di latta senza cuore e uno spaventapasseri senza cervello. Immancabile l’appuntamento con lo stunt show più acclamato d’Europa, “Hot Wheels City: la nuova sfida”, che da sempre “elettrizza” i visitatori. Ad allietare gli ospiti in piazza della Fama ci saranno anche gli spettacoli “Hook Rock”, per farsi travolgere dall’onda rock del famoso pirata e dei suoi amici, e “The Wild West Show”con atmosfere Far West dove due ladri saranno smascherati dalle ballerine del saloon. Non mancherà l’adrenalina da Guinness dei primati di Katun, il più lungo inverted coaster in Europa, iSpeed, il più alto e veloce launch coaster in Italia, e Divertical, il più alto water coaster al mondo. Motori accesi nell’area Ducati World che, con i suoi 35.000 mq, mette a disposizione di tutta la famiglia attrazioni per far provare l’emozione di essere alla guida di una due ruote.

“Quest’anno il lungo lockdown ha reso l’apertura di Mirabilandia ancora più attesa. Siamo impegnati a garantire un divertimento sano e sicuro, perché siamo convinti che bambini, ragazzi e adulti meritino occasioni di svago in assoluta spensieratezza, dopo l’esperienza che tutti abbiamo vissuto, dichiara Riccardo Marcante, Direttore Generale di Mirabilandia. Volendo offrire a Mirabilandia un intrattenimento di alto livello, come facciamo da 28 anni, abbiamo deciso di rimandare alla prossima estate l’apertura di Mirabeach. Il nostro Parco acquatico richiederebbe mesi di lavoro per organizzare una riapertura che garantisca i più alti standard di sicurezza, che arriverebbe a stagione quasi conclusa. Mirabilandia è comunque pronta ad accogliere i propri visitatori con ancora più voglia di regalare tante ore liete e spensierate, dopo mesi difficili”.

La stagione 2020 di Mirabilandia prenderà il via sabato 20 giugno (dalle 10 alle 22) e si concluderà martedì 2 novembre.

Per aggiornamenti, informazioni e calendario: www.mirabilandia.it

Bonaccini non faccia nessun accordo per cedere servizi alla sanità privata dell’Emilia-Romagna

Da: FP CGIL, CISL FP, UIL FPL ER

Circolano ipotesi per recuperare le prestazioni non erogate durante l’emergenza COVID 19 attraverso il coinvolgimento del privato convenzionato e accreditato, anche non convenzionato. Questo anche in relazione alla riduzione dei posti letto della sanità pubblica nell’area metropolitana di Bologna che devono essere oggetto di confronto approfondito con la conferenza socio sanitaria territoriale, come già evidenziato da CGIL, CISL e UIL.

Riteniamo assolutamente negativa, in questo momento, qualsiasi ipotesi di ulteriore collaborazione con la sanità privata, visto il trattamento che queste Aziende stanno riservando ai loro dipendenti. Sono Aziende che non rinnovano il contratto collettivo nazionale di lavoro da 14 anni, sottraendosi ad un confronto già concluso con la scusa dell’emergenza e cercando di avvantaggiarsi indebitamente per acquisire un ulteriore spazio e peso nel nostro sistema sanitario.

E’ ora di dire BASTA! Le Aziende della sanità privata rinnovino il Contratto Nazionale di Lavoro, senza se e senza ma, riconoscendo ai propri lavoratori il medesimo livello economico dei loro colleghi che lavorano nel pubblico.

La sanità privata deve dimostrare che oltre al profitto ha a cuore i propri dipendenti, deve dimostrare che vuole essere un soggetto che vuole collaborare e non scardinare il sistema pubblico. E questo lo si fa con i fatti.

Ribadiamo dunque il nostro appello: senza il rinnovo del Contratto Nazionale la Regione del Patto per il Lavoro, l’Emilia – Romagna, non può cedere parte della sanità pubblica, anche temporaneamente, a chi si sta dimostrando insensibile da 14 anni ai legittimi diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Non si danno risposte ai cittadini peggiorando le condizioni del lavoro.

PAROLE A CAPO
Matteo Pazzi: “Allontanamento” e altre poesie

Rubrica a cura di Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini

Definire la poesia è un esercizio impossibile. Eppure ogni poeta non ha potuto evitare la domanda. Ecco ad esempio la risposta di Eugenio Montale: “Per mio conto non saprei definire quest’araba fenice, questo mostro, quest’oggetto determinatissimo, concreto, eppure impalpabile perché fatto di parole, questa strana convivenza della musica e della metafisica, del ragionamento e dello sragionamento, del sogno e della veglia”.  Questa settimana ospite di Parole a capo è Matteo Pazzi.
[Curatori]

Allontanamento I

Svegliarsi presto
al mattino
per vedere
la fine della sera –

un cavallo di pietra
vola
sui polpacci bianchi
della luna

e
le stelle
allattano un nido di vespe.

Soffoco
mentre sorge
il sole; poi
me ne ritorno
a dormire

 

Allontanamento II

In un bar
seduto laggiù
nella penombra.
circondato da tante
bottiglie…

Non bevo niente.

Giorno o notte
là fuori
non lo ricordo.

Tutti uguali i giorni
come fiori plastica
finiti troppo vicino
a un fiammifero acceso.

Nessuno.

Il profitto:
uscire
da un baratro
per cadere
dentro all’ ombelico
di una mongolfiera.

 

Allontanamento III

 Domani bellissimo,

dall’altra parte della riva
mi chiami,

chissà che non sia proprio là
l’ attimo che cerco,

di qua pensieroso
assisto alla tua nascita continua,
bellissima nuvola
più grande del cielo
dentro al quale
cammina e sorride.

Non mi rimane
che salutarti e far finta
di non capire.

Solo io qui
e tu là
grande arrivo.

Matteo Pazzi, 42 anni, residente a Voghiera (Fe). Ha pubblicato quattro volumi poetici, una breve raccolta di micro-racconti intitolata Il magazziniere fenomenologico. Molti suoi lavori sono apparsi in riviste (Poesia, Soglie, Ellin Silae, Il vascello di carta, Il Segnale, Un Po di versi, ecc…). Nel 2015 è uscito per la casa editrice Antipodes di Palermo il romanzo ironico Angeli in culo alla balena bianca.

La rubrica di poesia Parole a capo esce tutti i giovedi su Ferraraitalia.
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