Giorno: 7 Giugno 2020

Coronavirus, l’aggiornamento: 14 nuovi positivi, di cui 10 asintomatici individuati grazie agli screening regionali

Da: Regione Emilia Romagna

Effettuati 4.806 tamponi, per un totale di 355.952, e 484 test sierologici. I malati calano ancora: -88. I casi lievi in isolamento a domicilio sono 2.051 (-74), l’88% dei malati. I ricoverati nei reparti Covid scendono a 245 (-11), 32 in terapia intensiva (-3). Quattro nuovi decessi, nessuno nelle province di Piacenza, Parma, Ferrara e in Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 27.908 casi di positività, 14 in più rispetto a ieri, di cui 10 persone asintomatiche individuate attraverso l’attività di screening regionale.
tamponi effettuati sono 4.806, che raggiungono così complessivamente quota 355.952, più 484 test sierologici.
Le nuove guarigioni sono 98, per un totale di 21.405: oltre il 76% sul totale dei contagi dall’inizio dell’epidemia. Continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi, che a oggi sono 2.328 (-88 rispetto a ieri).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 2.051 (l’88% di quelle malate), -74 rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 32 (-3). Diminuiscono anche quelli ricoverati negli altri reparti Covid, scesi a 245 (-11).
Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 21.405 (+98): 567 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 20.838 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.
Purtroppo, si registrano 4 nuovi decessi: due uomini e due donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a 4.175. Per quanto riguarda la provincia di residenza, 1 decesso si è avuto in quella di Reggio Emilia, 2 in quella di Modena, 1 in quella di Bologna (nessuno nell’Imolese).  Nessun decesso nelle province di Piacenza, Parma, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e da fuori regione.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.503 a Piacenza (+3), 3.560 a Parma (+7), 4.959 a Reggio Emilia (+2), 3.927 a Modena (+1), 4.649 a Bologna (dato invariato rispetto a ieri); 398 a Imola (dato invariato)nn s ; 999 a Ferrara (+1). I casi di positività in Romagna sono 4913 (+1), di cui 1.028 a Ravenna (dato invariato), 944 a Forlì (dato invariato),781 a Cesena (dato invariato) e 2.160 a Rimini (+1).

DIARIO IN PUBBLICO
Il mistero dell’identità tra politica, arte e letteratura

Un articolo di Paolo Di Stefano appare sul Corriere della sera del 2 giugno ’20. Con tono apparentemente ironico l’autore attribuisce al sommo Arbasino la dicitura del partito di Giorgia MeloniFratelli d’Italia. Di Arbasino, carissimo amico, ho pubblicato un ricordo apparso su questo giornale il 25 marzo dell’anno in corso e la nostra amicizia ha percorso i decenni, accompagnata da quella del massimo studioso dello scrittore, Raffaele Manica. Sicuramente il commento del giornalista più che una fake news certamente s’appoggia su un paradosso mal riuscito. In fondo anche allo stesso scrittore si sarebbe potuto imputare l’accusa di plagio se, come sappiamo, il romanzo prende il nome dal verso dell’Inno di Mameli. E, inoltre, penso che la signora Meloni tutto avrebbe sperimentato fuor che rivolgersi a chi, sia nella scelta politica che in quella letteraria, era all’opposto della sua visione ideologica. Per forza, come un altro arbasiniano suggerisce, Massimiliano Parente, lo scrittore non avrebbe risposto! Da ignorare.
Perciò non ammetto, anche se in via ironica, la commistioni di visioni: quella dell’arte e quella della politica. Al massimo anche la dizione ‘Casa Pound è profondamente sbagliata, proprio perché Pound non fu solo un fervente seguace del nazismo/fascismo, ma anche un grande scrittore. Allora su questa scia ecco ingolfarsi le scelte umane che diventano scelte letterarie, ma ne restano profondamente divise. Proust, per fare un esempio famoso, vendette la casa dei suoi genitori per finanziare una casa d’appuntamenti omosessuale. Ma quello cosa c’entra con il Baron de Charlus? E le vernici navali di Svevo che cosa hanno a che fare con il suo romanzo? La dialettica tra vita e arte.

 Ormai un altro messaggio che ci arriva è la oscurità dell’artista rappresentato. Penso a Banksy e alla favola mediatica che è stata costruita sopra questo ‘artista’ così idoneo a raccogliere il gusto contemporaneo: mistero, mancanza d’identità, operazioni da strada. Certo se fa così bene alle casse esaurite della cultura ferrarese ben venga anche lui. Vorrà dire che la sua mostra sarà maggiormente apprezzata da ristoranti, negozi, alberghi. Se si pensa che la stessa operazione di Schifanoia e della sua apertura insiste, più che sulla effettiva qualità di quegli affreschi, sulla illuminazione che ne rivelerebbe momenti nascosti; allora dobbiamo ammettere che la nuova visione dell’arte sta per subire una svolta epocale.
Ieri sera è stato proiettato in tv un film orrendo Opera senza autore, un melo, che avrebbe dovuto spiegare le scelte contemporanee dell’arte nel luogo principe, in cui l’arte si nega per imporla: Düsseldorf. E’ dunque giunto il momento in cui la negazione del fare artistico fa si che il nome riassuma in sé tutto: l’opera e la sua manifestazione. Mi chiami Banksy o Ferrante, non importa ciò che vedo o sento. Importa l’universo che ho saputo esprimere e che dovrebbe essere il reale.

A questo punto preferisco da probabile radical chic vedere i musei molto più che le mostre. Elaborare una mia convinta idea di ciò che m’interessa e m’interesserà per sempre. Una ineliminabile vena didattica? Forse sì.
Mi arriva l’invito a recuperare il mio biglietto per la mostra romana di Raffaello. Non ci andrò. Che farmene di rivedere frettolosamente opere che già conosco e che avrebbero dovuto essere un ripensamento sui testi? Spinti come ‘capre’ col tempo contingentato? Ma va là!
Mi arrivano nel frattempo inviti clamorosi. Partecipare in prima persona alle manifestazioni pavesiane per il settantennale della morte. A Parigi, a Torino. Sempre che cambi la situazione sanitaria. Speriamo.

Mi rivolgo indietro e penso agli anni felici quando Parigi era il TUTTO. Ma per ora mi consola leggere un libro magnifico dell’amico Cesare de SetaL’isola e la Senna, Jaca Book, 2019. Una consolazione per chi ora solo ricorda la città dei sogni. Così mi rivolgo al mio omonimo criceto, un po’ addormentato in questo fine settimana di riapertura. Svogliatamente mi dice che ormai siamo nel pieno e che la sua vita da ora in poi sarà noiosamente divisa tra libri e eventi. Lo consolo sussurandogli all’orecchio: “Fai il bravo che ti porto con me a Parigi!”.
E il mio omonimo sospira di nostalgia.

NIENTE PACE SENZA GIUSTIZIA
Un manifesto per George Floyd nella via di Federico Aldrovandi

Da: Potere al Popolo – Ferrara

Oggi siamo andati ad appendere un manifesto in una strada. Sul manifesto c’è il volto di George Floyd, e la scritta “Per George Floyd, per Soumaila Sacko, per la giustizia sociale”. La strada è Via Ippodromo, luogo dell’uccisione di Federico Aldrovandi. In questo modo abbiamo voluto tendere un filo rosso tra la nostra città, il nostro Paese e le rivolte di popolo che in questi giorni attraversano gli Stati Uniti d’America.

La morte di George Floyd è una storia che unisce repressione, razzismo, questione di classe. Una storia che ci parla di un sistema delle forze dell’ordine che, negli U.S.A come qui da noi, non esitano a usare violenza contro i più deboli e i più poveri, non esitano a usare i mezzi anche più brutali, non esitano ad uccidere. È per questo che abbiamo voluto lasciare il manifesto proprio dove Federico è morto. È una storia che ci parla di una sistematica discriminazione sociale, economica e civile dei neri. È per questo che nell’esprimere solidarietà alle migliaia di neri, bianchi e ispanici che in questi giorni manifestano in tutte le principali metropoli degli Stati Uniti, abbiamo voluto ricordare anche chi nel nostro paese è morto solo per il suo colore della pelle, come Soumaila Sacko, bracciante maliano e sindacalista USB ucciso proprio due anni fa nelle campagne di San Calogero. Infine, la morte di George Floyd e la lotta di popolo che gli sta seguendo, ci parla delle ingiustizie di un sistema socio-economico profondamente classista, che non a caso caratterizza la nazione più avanzata nei meccanismi di sfruttamento del capitalismo. È per questo che, negli Stati Uniti come qui da noi, crediamo che l’unico modo per porre fine a repressione, razzismo e sfruttamento sia lottare per la giustizia sociale.

Abbiamo appeso un manifesto in una strada. Speriamo che quel manifesto, che è proprio vicino alla targa che ricorda Federico, vogliate passare in tanti a guardarlo, per tenere vivo il ricordo delle ingiustizie subite dagli oppressi qui come negli U.S.A. e ricordare quanto sia necessario e urgente opporvisi per costruire una società più giusta.

 

LO CUNTO DE LI CUNTI
I° Agosto 1980

Rubrica a cura di Fabio Mangolini e Francesco Monini

Bologna, Stazione Centrale, 2 agosto 1980, ore 10,25. Mancano appena due mesi e saranno quarant’anni da quella strage degli innocenti. Quarant’anni che raccontano un altro secolo, un’altra Italia, un’altra Vita. Ma era la nostra vita: perché si viveva anche senza la Grande Rete, senza il cellulare, alla perenne ricerca di una cabina telefonica per chiamare o ricevere notizie. Eppure quella notizia “arrivò in un baleno”, portata dal vento caldo d’estate. Ma tu dov’eri quel giorno, in quell’ora, in quel preciso momento? Dalla Stazione di Bologna passa tutto il  mondo, per salire o scendere lo Stivale bisogna passare di lì, da Bologna, il nodo ferroviario più importante d’Italia. Quando ci sei passato l’ultima volta? Quando sei entrato in quella sala d’aspetto? Avevi in mano il giornale, una valigia, i libri dell’università? Eri solo o con qualche amico? Hai guardato il pannello con i treni in partenza, controllato l’orologio alla parete? Che giorno era quel giorno? Una settimana, un giorno, un’ora… appena un minuto prima del boato? Il racconto di Gian Paolo Benini di questa dodicesima puntata de LO CUNTO DE LI CUNTI racconta questo. Semplicemente. Buona visione. Buon ascolto, Buona lettura.
(I Curatori)

I° agosto 1980, racconto di Gian Paolo Benini (2007), lettura di Fabio Mangolini.

I° AGOSTO 1980

È piovuto a Ferrara. Ieri. Al telefono Anna Maria si era lamentata “Ho dovuto spazzare acqua tutto il pomeriggio. Vedrai i tuoi libri come sono ridotti”. Controllo a caso alcuni volumi. La “Scienza nuova”, un volume scuro, ingiallito, ma integro. Lo sfoglio. In una delle prime pagine il mio nome e una data: 1980. Tra le mani mi scivola un foglio accuratamente ripiegato. È un verbale di contravvenzione. Venti luglio 1980, oblate 2.000 lire perché “trasportava altro passeggero su un ciclomotore non idoneo”. Un brivido mi percorre e resto lì a leggere quelle parole, mentre vedo un’auto avvicinarsi, sento il rumore del suo paraurti, poi mi ritrovo a terra, Anna Maria che mi chiama e dice “” Mi sono rotta una gamba”. L’ambulanza, l’ospedale, i carabinieri, l’operazione a Bologna.

Primo agosto 1980.” Domani la dimetteremo. Ci sarà solo da avere molta pazienza e fare bene la rieducazione”. Mi incammino verso la stazione.

È sera, non ricordo il perché, ma quel giorno non avevo preso l’auto per andare all’ospedale. Mi siedo nella sala d’aspetto di seconda classe e dalla borsa tolgo “Aut-aut” e comincio a leggere. Cerco di guardare l’ora, ma il mio orologio non c’è, si è rotto durante l’incidente. Alzo gli occhi verso quello della sala, le 19, tra venti minuti partirà il mio treno, tra venti giorni sarà il mio ventesimo compleanno, tra 15 ore tutto questo non esisterà più.
I miei vent’anni si aprivano con un’esplosione il cui eco non sarebbe mai cessato.

NOTA: Questo racconto ha vinto il premio nel concorso nazionale Racconta i tuoi vent’anni, indetto da Feltrinelli nel 2007

Gian Paolo Benini, 1° AGOSTO 1980, racconto inedito (2007), lettura di Fabio Mangolini

Guarda le altre videoletture del Cunto de li Cunti [Qui] 

Cover: elaborazione grafica di Carlo Tassi

CGIL, CISL e UIL ritengono non adeguata l’attuale rete di trasporto pubblico locale

Da: CGIL Cristiano Zagatti, CISL Bruna Barberis e UIL Massimo Zanirato

La stagione estiva sta partendo e per fortuna.
La città e la riviera attendono turisti: lavoro, divertimento.
I giovani dopo mesi di reclusione hanno voglia e bisogno di spostarsi e magari in autonomia.
I non più giovani desiderano ritornare nei centri sociali.
Nel territorio molti purtroppo dovranno portare assistenza ai propri cari negli ospedali.
C’è poi chi si sposata per lavoro.

E come si organizza il trasporto pubblico?

Il buonsenso porterebbe tutti a pensare che a fronte della diminuita capacità di autobus e corriere di trasportare persone (misure di distanziamento sociale), dell’incremento delle necessità dell’utenza e delle opportunità per gli operatori economici fosse necessario, scontato e responsabile un piano di investimento del trasporto pubblico locale. Invece si taglia: si tagliano autobus in città e si tagliano corriere sul territorio.
Si incentiva, meglio si obbliga all’utilizzo del mezzo privato decidendo di scaricare sulle tasche dei singoli i costi legati alle esigenze dei figli, dei genitori, quelle sanitarie e si limitano le occasioni di socializzazione per giunta proprio dopo il lockdown e in un periodo di crisi economica per le famiglie, con buona pace per il rispetto dell’ambiente.

L’assenza di dibattito tra i Sindaci sarà anche colpa della frammentazione istituzionale, sarà che pensano di non poter mai incidere e decidere, saranno le altre mille priorità, sarà che non hanno ancora individuato il giusto luogo istituzionale per confrontarsi, sarà l’assenza di sensibilità sul tema ma comunque ne portano la responsabilità.

CGIL, CISL e UIL ritengono non adeguata l’attuale rete di trasporto pubblico locale, irresponsabili i tagli e serve un piano provinciale di rilancio che risponda alla necessità di servire gli ospedali della provincia, che renda un tutt’uno costa-città-territorio a favore dei lavoratori, dei giovani, degli anziani e dell’ambiente…e purtroppo, visti i recenti risultati, anche i trasporti attengono al confronto e alla decisione della conferenza territoriale socio sanitaria.

PER CERTI VERSI
Un ricordo

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca
[Qui]

UN RICORDO

Non mi piacerebbe
Ma lo penso
Anzi lo odierei
Che non ci vedessimo
che una volta
e mai più
Senza voltarsi
Tenere stretti nel petto
i ricordi
Sapere come eri
Come sei stata
La tua voce squillante inventata
Concedere nemmeno
ai versi
Di zampillare
No sigillare tutto
Sapere che bisogna andare
Andare via
Senza sogni
Con la sola tristezza
Sola
Come un blues
Mentre si fa l’amore

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osservatorio globale

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