Giorno: 9 Giugno 2020

Catellani (Lega E-R): “Le priorita’ di Bonaccini: 10 milioni alle imprese, 1 milione alle associazioni lgbt”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Dieci milioni alle imprese e 1 milione alle associazioni Lgbt. Questo l’ordine di grandezza che la dice lunga sulle priorità del governatore Bonaccini”. Così Maura Catellani, consigliere regionale della Lega E-R, nel suo intervento durante il dibattito sulla presentazione delle linee di mandato da parte della Giunta Bonaccini.

“La lucidità e la limpidezza delle parole del governatore cedono il passo ad una lettura, quella delle linee di mandato che hanno dell’incredibile, nell’accezione di “non credibile” – sferza la consigliera del Carroccio -: innovazione, investimenti, contributi a fondo perduto: in altre parole, tutti avranno tutto. E’ stato come leggere l’Avatar della Regione”

“Purtroppo, invece, l’emergenza Covid ed il post Covid, ci hanno raccontato una Regione ben diversa, affaticata, con pochissimi fondi a disposizione. Eppure Bonaccini oggi è riuscito a fare di peggio – punge Catellani -: nelle pieghe delle linee non ci sono infatti sfuggiti i richiami ideologici volti ad annichilire l’individuo, sia esso persona, famiglia o impresa, verso la destituzione delle proprie libertà ad un sistema di intruppamento non accettabile”.

Orbene – ha concluso l’esponente leghista – “mai porre limite alla Divina Provvidenza, pertanto auspichiamo che si realizzino gli investimenti “mai visti” di cui lei ha parlato, Presidente. Ma, sia chiaro: laddove non facesse seguire i fatti alle sovrabbondanti parole che questa mattina ha speso, sarebbe un problema grosso per lei. Talmente grosso da ridimensionarle le mire di premiership nazionale del Pd che in questi giorni ha apertamente manifestato, distogliendola dall’interesse dei cittadini emiliano-romagnoli”.

Bergamini (Lega E-R): «La svolta ‘Green’ annunciata dalla regione non sia una mannaia sull’eccellenza dell’agricoltura o l’industria degli imballaggi plastici»

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

«La svolta “green” annunciata da Stefano Bonaccini rischia di essere una mannaia per alcuni settori d’eccellenza, come l’agricoltura o l’industria degli imballaggi plastici. Vigileremo affinché tali settori siano valorizzati e non ostacolati». Il consigliere regionale leghista Fabio Bergamini esprime il suo dissenso sulla trattazione dei punti elencati dal presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. In particolare sulle scelte nell’ambito del cosiddetto “Green new deal”: «Si sta insistendo, in questi ultimi anni, con un’economia che vuole bruciare le tappe della “Green Economy” – ha detto Bergamini – con controlli stringenti, ma ricordiamoci che siamo anche una regione che vanta una serie di eccellenze, nel settore degli imballaggi e della produzione di plastiche “bio”». Questo non significa che il settore del riciclo e dell’economia “circolare” non siano strategici, ma Bergamini chiede particolare attenzione per i posti di lavoro di un indotto industriale che conta numeri importanti e che si trova vessato dalle politiche attuali filo-ambientaliste, si veda l’incombente “Plastic Tax”. «Ci sarà tempo – conclude Bergamini – per occuparci di quello che non ha funzionato in questa fase storica, ora occupiamoci di difendere l’occupazione».

Coronavirus, l’aggiornamento: 18 nuovi positivi, di cui 13 asintomatici individuati grazie agli screening regionali

Da: Regione Emilia Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 27.946 casi di positività, 18 in più rispetto a ieri, di cui 13 persone asintomatiche individuate attraverso l’attività di screening regionale.

I tamponi effettuati sono 6.523, che raggiungono così complessivamente quota 367.485, più altri 2.146 test sierologici.

Le nuove guarigioni sono 138, per un totale di 21.605: oltre il 77% sul totale dei contagi dall’inizio dell’epidemia. Continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi, che a oggi sono 2.156 (-126 rispetto a ieri).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 1.899 (l’88% di quelle malate), -113 rispetto a ieri. I pazienti in terapia intensiva sono 31 (lo stesso dato di ieri). Diminuiscono quelli ricoverati negli altri reparti Covid, scesi a 226 (-13).

Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 21.605 (+138): 543 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 21.062 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 6 nuovi decessi: due uomini e quattro donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a 4.185. Per quanto riguarda la provincia di residenza, 1 decesso si è avuto in quella di Piacenza, 4 in quella di Bologna (nessuno nell’Imolese), 1 in quella di Ferrara. Nessun decesso nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, e da fuori regione.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che invece si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.507 a Piacenza (+1), 3.572 a Parma (+5), 4.965 a Reggio Emilia (+3), 3.927 a Modena (nessun nuovo caso), 4.655 a Bologna (+3); 399 a Imola (+1); 1.000 a Ferrara (+1). I casi di positività in Romagna sono 4.921 (+4), di cui 1.031 a Ravenna (+1), 945 a Forlì (nessun nuovo caso),781 a Cesena (nessun nuovo caso) e 2.164 a Rimini (+3)

EMILIA VERDE
Parte in Regione la svolta verde e la lotta ai cambiamenti climatici

Da: Consigliera regionale di Europa Verde

Nel dibattito in Assemblea Legislativa seguito alla presentazione da parte del Presidente Stefano Bonaccini del Programma di mandato 2020-2025, Europa Verde è intervenuta per ribadire la centralità della transizione ecologica, anche per cogliere le straordinarie risorse economiche e finanziarie messe sul piatto dalla Commissione Europea.

“Parte la svolta verde dell’Emilia-Romagna e parte la lotta ai cambiamenti climatici all’insegna della solidarietà e del contrasto alle fragilità sociali ed economiche” – ha affermato soddisfatta la consigliera regionale di Europa Verde Silvia Zamboni, Vice Presidente dell’Assemblea Legislativa. “Queste linee di mandato ovviamente dovranno tradursi in obiettivi chiari e misurabili tramite il monitoraggio rigoroso delle tappe di avvicinamento ai target intermedi. Bisognerà monitorare anche come verrà strutturata la transizione verde a partire dalla programmazione degli investimenti e dall’allocazione delle risorse, e dalla definizione del Piano per i rifiuti, del Piano energetico, del Piano regionale integrato dei trasporti, del Programma di sviluppo rurale e della programmazione dell’impiego delle risorse europee, che dovranno essere coerenti con la svolta verde”.

“La lotta all’emergenza climatica, che sarà declinata nei provvedimenti contenuti nel Patto per il clima, e il risanamento della qualità dell’aria del bacino padano (una delle aree più inquinate d’Europa in cui ogni anno si registrano decine di migliaia di decessi prematuri a causa delle concentrazioni di smog) dovranno trovare corrispondenza nell’attuazione di investimenti fondamentali a sostegno della mobilità sostenibile e dello spostamento graduale del traffico di merci dalla gomma al ferro; della mobilità a due ruote con i previsti 600 km di nuove piste ciclabili; della diffusione dell’impiego delle fonti di energia rinnovabili; dell’agricoltura biologica. Apprezziamo anche che il programma di Europa Verde di piantare 4,5 milioni di alberi, uno per ogni emiliano-romagnolo, sia stato ancorato alle linee del programma di mandato. Come Europa Verde continueremo a vigilare e a collaborare lealmente con la maggioranza e la Giunta perché il programma di mandato venga attuato con coerenza in tutte le sue parti”, ha concluso Silvia Zamboni.

Agricoltura. Oltre un miliardo di fondi Ue investiti con il Piano di sviluppo rurale 2014-2020

Da: Regione Emilia Romagna

Conoscenza e innovazione, competitività, sostenibilità ambientale e sviluppo del territorio. La Regione si muove in sintonia rispetto ai pilastri del Psr, Piano di sviluppo rurale 2014-2020 con un investimento complessivo di 1 miliardo e 13 milioni di euro in ambito agricolo. Una capacità di erogare i contributi che conferisce all’Emilia-Romagna un primato in ambito nazionale.

Dagli inizi della programmazione a oggi i pagamenti erogati in termini di spesa pubblica hanno portato a un totale di contributi pari a 648,12 milioni, mentre dall’inizio dell’anno sono stati liquidati 71,1 milioni di euro. In Regione a beneficiare dei fondi previsti dal Psr sono soprattutto i territori montani, con fondi per oltre 386 milioni di euro e un’incidenza del 38% delle risorse concesse.

“E’ un risultato di grande valore– commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi– tanto più perché ottenuto in un momento molto difficile come quello dell’emergenza coronavirus e del lockdown. Si conferma la capacità amministrativa della nostra Regione di saper distribuire risorse al comparto agricolo, dalle singole imprese alle organizzazioni, dagli agriturismi alle piccole realtà del biologico locale. Un mondo che costituisce un’importante ricchezza economica, sociale e ambientale per tutto il nostro territorio e che va preservato e tutelato”.

“Continueremo nell’opera di distribuzione tramite bandi sulle singole misure del Piano di sviluppo rurale- conclude Mammi-, perché investire e stimolare la competitività del nostro settore agroalimentare incide in maniera vitale e positiva sull’economia rurale della nostra regione”.

Il Piano di sviluppo Rurale

Approvato dalla commissione europea, il Psr definisce la strategia regionale per lo sviluppo del sistema agroalimentare, investe fondi che provengono da Ue, Stato e Regione (pari all’ 86,3% delle risorse disponibili) e che interessano oltre 23mila beneficiari, di cui oltre 2800 giovani e 4500 donne.

Il programma inoltre riconosce i contributi comunitari solo ai paesi che sono in grado di impegnarli e l’Emilia-Romagna, al 5 giugno scorso e con sei mesi di anticipo rispetto a quanto previsto dalle norme comunitarie, aveva già raggiunto il valore target necessario a evitare il disimpegno dei fondi non utilizzati, facendo così notare una capacità di erogazione di risorse comunitarie tra le migliori in Italia.

SCUOLA, SUOLA, SOLA, SOL, SO, S, SSSH
Didattica a distanza o Scuola dell’Assenza?

Per ribadire come la penso sulla scuola della cosiddetta‘didattica a distanza’ che sarebbe più corretto chiamare ‘didattica dell’assenza’ uso un estratto preso dalla mia introduzione al filmato di saluto che i bambini e le bambine della classe quinta della scuola primaria Bruno Ciari di Cocomaro di Cona (micro paese a 4 chilometri da Ferrara) hanno presentato ai loro compagni, ai genitori e al personale il 5 giugno scorso.

Non aggiungerei altre parole perché, nel filmato, ho detto quello che penso, a modo mio, rivolgendomi anche ai bambini, spero in un modo chiaro.
Se serve, ribadisco che la cosiddetta “didattica a distanza” è un rimedio in una situazione di emergenza ma non la soluzione; se non basta, insisto dicendo che la didattica a distanza non è scuola.

Capisco bene le difficoltà di chi deve gestire questa situazione complessa ma, ascoltate alcune anticipazioni e lette certe ipotesi strampalate, io temo molto che si trovi la soluzione più facile e più economica e non quella più giusta. e ho paura di qualche decreto estivo che stravolga la scuola della Costituzione e son ancor più preoccupato che, dopo i giorni della scuola al centro dell’attenzione sui giornali, si torni alla ‘quiete dopo la tempesta’.
Anche se siamo in un ritardo spaventoso, mi auguro che si cominci seriamente, da subito, a fare un censimento dei locali scolastici che ci sono e di quelli extrascolastici che si potrebbero sfruttare per pensare ad una ripresa, a settembre, di una scuola in presenza.

Comunque la pensiate, buona visione:

P.S. Il filmato completo della classe quinta, da cui è tratto il mio pezzo, si può vedere [Qui]
P.P.S. Io sono solo uno dei maestri della quinta di cui sopra, insieme ad Anna, Cinzia, Fabiola, Giada, Michela e Calogero.

In copertina: elaborazione grafica di Carlo Tassi

Rancan (Lega E-R): “Terapia plasma-iperimmune, inaccettabile ritardo della regione E-R: donatori costretti ad andare in Lombardia”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“E’ paradossale che ex malati di Covid emiliano-romagnoli, oggi guariti, siano costretti ad andare in Lombardia per poter donare il loro plasma e salvare, così, tante altre vite umane”. Così il capogruppo della Lega E-R, Matteo Rancan, commenta il post pubblicato su Facebook dal professor Giuseppe De Donno, primario presso il Reparto di Pneumologia dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, “padre” della terapia al plasma-iperimmune che oggi ha pubblicamente ringraziato Marco e Giusi, rispettivamente Oss e medico, che si sono recati a Mantova per donare il sangue, dopo essere guariti dal Covid.

“E’ imperdonabile il ritardo col quale la Regione Emilia-Romagna sta indugiando rispetto all’introduzione di una terapia richiesta in tutto il mondo e grazie alla quale, secondo De Donno “si sarebbero potute salvare la metà delle 34mila vite che il Covid si è portato via in questi tre mesi” conclude Rancan.

Govoni su dichiarazioni presidente Inps: “Affermazioni profondamente ingiuste, pregiudizio sul sistema imprenditoriale”

Da: Camera di commercio di Ferrara

“Ho letto con incredulo stupore l’intervista a Pasquale Tridico, presidente INPS, secondo cui le imprese non riprenderebbero l’attività per questioni di opportunismo poiché, in attesa che il mercato riparta, è lo stato a farsi carico dell’80% della busta paga dei lavoratori. Si tratta di affermazioni infondate ed ingenerose, soprattutto nei confronti delle piccole imprese che faticano a riprendere l’attività per la forte contrazione della domanda e per gli oneri fiscali e contributivi a cui, nonostante la crisi di liquidità, devono comunque adempiere. Voglio ricordare, inoltre, come moltissime imprese abbiano anticipato la cassa integrazione senza ricevere ad oggi nemmeno un euro di quanto dovuto.

Le imprese con meno di 10 addetti sono il 96,6% del totale e, prima dell’emergenza COVID, davano lavoro a 67mila tra operai e impiegati, pari al 64% (10 punti in più rispetto al dato regionale) di tutti gli addetti del settore privato presenti nel territorio ferrarese. 37.280 ferraresi che non si rassegnano di fronte alle difficoltà e a un contesto che pare congiurare contro di loro, un universo di lavoratori (non di padroni e dipendenti), di uomini (non di risorse umane), di fiducia (data e non solo richiesta). Migliaia di cittadini spesso invisibili che, rischiando in proprio, contribuiscono in modo decisivo alla creazione del PIL e all’occupazione provinciale.

Dal 10 marzo al 17 maggio, nell’ambito delle attività di controllo per il contenimento della pandemia ed il rispetto dei protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro condotte dalle Forze dell’Ordine e della Polizia Locale (che ringrazio ancora una volta per l’enorme e prezioso lavoro svolto) su 35.977 attività verificate ne sono state sanzionate solo 62, lo 0,17% del totale, a testimonianza del loro impegno nel rispetto della legge.

Parole, quelle del presidente dell’Inps, che evidenziano, dunque, ancora una volta un inaccettabile pregiudizio nei confronti del sistema imprenditoriale e che sono lontane anni luce dallo spirito di coesione invocato, anche di recente, dal Presidente Mattarella e dal Governatore Visco” .

Il Prefetto Michele Campanaro riceve il Colonnello Vincenzo Tucci Comandante del 6° Reggimento Logistico

Da: Prefettura di Ferrara

Nella mattinata odierna, il Prefetto Michele Campanaro ha ricevuto, a Palazzo don Giulio d’Este, in visita di cortesia il Colonnello Vincenzo Tucci, Comandante del 6° Reggimento Logistico di Supporto Generale dell’Esercito, di stanza a Budrio (BO), che è a capo del Raggruppamento “Strade Sicure” per l’Emilia Romagna, un contingente di militari che in alcune città della regione – tra cui Ferrara, dove dal 2017 sono impiegate 12 unità – supporta ed integra l’attività delle Forze dell’ordine nei servizi di controllo del territorio.
Dal 12 giugno prossimo, il comando del Raggruppamento passerà al 121° Reggimento artiglieria contro aerei “Ravenna”, di stanza a Bologna, diretto dal Colonnello Roberto Gabrielli.
“Formulo al Colonnello Tucci un sentito ringraziamento per la proficua collaborazione offerta dal 6° Reggimento Logistico al servizio della comunità ferrarese. L’attività dei suoi uomini è stata molto apprezzata, sia sul versante del contrasto alla criminalità in alcune aree particolarmente esposte della Città, quanto per il ruolo svolto dagli stessi militari nei giorni più complessi dei controlli per strada per il rispetto delle misure di contenimento della pandemia da COVID-19”.

Bonaccini presenta le linee di mandato per la legislatura

Da: Ufficio Stampa Gruppo Partito Democratico

L’XI legislatura della Regione Emilia-Romagna, a pochi giorni dal 50° anniversario dalla sua nascita, è iniziata ufficialmente con la discussione delle linee di mandato in Assemblea Legislativa.

“Il voto del 26 gennaio sembra lontanissimo vista la situazione di emergenza in cui ci siamo ritrovati catapultati. – ha ricordato la capogruppo Pd Marcella Zappaterra, sottolineando – Ne stiamo uscendo grazie alla tenuta del sistema sanitario che, nel suo complesso, ha potuto reggere grazie alle scelte lungimiranti fatte nei decenni passati. L’Emilia-Romagna aveva investito su una rete di grandi e piccoli centri ospedalieri e socio-sanitari, di professionalità diffuse e di servizi territoriali prossimi ai cittadini. Penso che sia questa la direzione su cui investire con ancora più forza per dotarci di nuovi e più efficaci anticorpi in caso di eventuali nuove emergenze”.

“Oggi l’economia e il lavoro sono indubbiamente in crisi, anche in una Regione come l’Emilia-Romagna che fino a pochi mesi fa era tra quelle che correva più velocemente in Italia e nel continente. Ne usciremo anche grazie alle risorse straordinarie che l’Europa ci mette a disposizione. Affronteremo la ripresa e il rilancio del sistema emiliano-romagnolo non limitandoci a interventi ordinari. – ha proseguito Zappaterra nel suo intervento – Il Presidente Bonaccini, così come la maggioranza e il Partito Democratico, sono ben consapevoli che sarà essenziale investire al meglio quelle risorse per dotarci di tutte le infrastrutture materiali, immateriali, sociali che ci servono per fare ancora di più e meglio di prima. E per farlo è imprescindibile un serio e accurato lavoro per snellire la burocrazia per cittadini, liberi professionisti e imprese”.

“Puntiamo alla sostenibilità, intesa a tutto tondo: quella della terra e climatica, quella economica e produttiva, ma anche quella sociale e intergenerazionale. Investiamo sulle persone e sulle comunità locali. Creando PIL e soprattutto benessere diffuso e superamento delle diseguaglianze. In questo disegno, giovani e donne sono elementi fondamentali da valorizzare per ricostruire un nuovo modello di organizzazione della società che ampli i diritti di tutti a partire proprio da chi è stato più colpito nella gestione dei tempi di vita, lavoro e cura durante l’emergenza sanitaria” ha concluso Zappaterra.

Il leggero battito di una farfalla

di Isabella Greghi

Cara farfalla ,
ti sei adagiata sopra la mia spalla mentre stavo camminando.
Che belle ali che hai, nessuno te lo ha mai detto? Forse no.
Forse siamo tutti concentrati su noi stessi, sulle cose “grandi” della vita, che talvolta dimentichiamo di soffermarci a guardare quelle piccole, che offrono ogni giorno la bellezza della loro semplicità.
Vorrei poterti offrire anche io qualcosa, una spalla su cui poterti riposare, la mia nuova amicizia, il mio ricordo. Ma più ci penso, più mi rendo conto che ciò che ho da offrirti è ben poca cosa: un po’ di tempo e queste mie semplici parole.
Vorrei poterti dare ben altro: quella gioia di vivere che si prova da giovani, quel senso di immortalità che ci contraddistingue. Vorrei poterti dare la gioia che provo quando incontro un’ amica o un amico, come pure quell’ appagamento di respirare a pieni polmoni, di sentire il calore del sole sulla pelle.
E poi, cara farfalla, hai mai volato sino al mare? Ecco. Vorrei donarti quella sensazione di pienezza che provo alla vista del mare.
Vorrei poi raccontarti anche dei miei momenti bui e degli scogli difficili che ho affrontato, per poterci ridere sopra e guardare al futuro insieme.
Vorrei ascoltarti, capire anche le tue paure.
Vorrei infine ridere insieme a te – di te, di me, del mondo, senza che per questo nessuno si offenda.
Ma non ho da offrirti – per ora – solo che questa lettera, che per quanto “nulla” possa essere, racchiude in se il pensiero di un’anima che sogna di esserti un po’ vicino, di ricordarti, di tenere la tua storia a cuore.
Sai, cara farfalla, c’ è chi pensa tu sia fragile, moto esile, troppo delicata.
La verità è che la tua bellezza non sembra essere compresa da un mondo che veicola solo conformità, perfezionismo, effimera apparenza.
Non è facile essere forti lo so, talvolta si cade in quel vortice da cui è difficile risalire.
Ti voglio però raccontare una storia che ho letto un giorno, e che forse ti piacerà: un amico vede Mullah inginocchiato per la via intento a cercare qualcosa. Si avvicina e gli chiede: “Mullah, che cosa cerchi?”. E Mullah risponde “Ho perduto la chiave“. “Oh, Mullah, che peccato. Ti aiuterò a cercarla.” L’amico s’inginocchia e domanda. “Mullah, dove l’hai persa?”. E lui risponde: “L’ho persa in casa”. “Allora perché la cerchi qui fuori?”. E Mullah: “Perché qui c’è più luce”.
E’ strano vero? Ma è esattamente ciò che facciamo con la nostra vita! Crediamo che le risposte ai nostri problemi siano da trovare là fuori, alla luce, dove è più facile cercare.
Ci affanniamo per vedere l’ approvazione negli occhi degli altri. Cerchiamo sicurezza e consenso basandoci sul giudizio della società.
Pensiamo di essere completi solo dipendendo da qualcuno.
O peggio, smettiamo di mangiare credendo di piacere di più.
Ma ci sbagliamo, cara farfalla.
Sentirsi completi non è colmare i vuoti; e l’ unico modo per perdere peso, è perdere il peso delle opinioni altrui!
Crediamo che facendo le valigie e fuggendo via si annullino i problemi. Facciamo una prova, andiamo a rifugiarci sulla vetta di una montagna nepalese, e quando avremo superato la meraviglia di trovarci nel Nepal, che cosa troveremo di fronte a noi, guardando nello specchio?
Noi, cara farfalla, semplicemente noi.
Con tutte le nostre paure, confusione, solitudine.
Quindi è ora di incominciare a cercare nel posto giusto. E non è là fuori, è dentro di noi. Ma dentro c’è un buio spaventoso. Non è facile cercare nell’oscurità e nessuno ci insegna come fare.
Ho capito, cara farfalla, che nessuno è tanto in grado di salvarci quanto noi stessi.
Chi ci ama è punto di riferimento fondamentale, ma è in noi la forza per cambiare strada, per dire “no”.
Auguro a tutti la forza di scappare da ogni cosa che renda fragili, tristi, disorientati.
Auguro a tutti la forza di non tornare indietro.
Auguro a tutti la forza di reagire.

Cara farfalla,
ora te ne sei andata.
Hai aperto le tue esili ali e sei volata verso il cielo.
Hai lasciato la mia spalla, non ci tornerai più.
C’è chi ancora crede che il tuo sia un volo flebile. Ma guarda quanto in alto sei volata con la forza delle tue sole ali.

Cara farfalla,
sei nata libera e libera rimarrai.

A Lea.

Ricerca e innovazione

Da: Regione Emilia Romagna

Le iniziative progettuali si aggiungono alle 30 già finanziate con un contributo di 3,1 milioni. Impegnati nei progetti i centri dipartimentali di Unibo (Forlì, Cesena, Ravenna e Bologna) e Unimore, Cnr – Imamoter di Ferrara, Redox di Reggio Emilia e TPM – Fondazione Democenter-Sipe di Mirandola (Mo). Gli assessori regionali Colla e Salomoni: “Un nuovo incentivo regionale per la ripartenza della nostra economia che promuove nuove tecnologie e nuove soluzioni”

Sistemi di intelligenza artificiale per il distanziamento sociale in spazi aperti a supporto della Polizia municipale, per il trasporto pubblico ma anche per il calcolo in tempo reale delle distanze interpersonali e del livello dinamico del rischio di contagio in luoghi pubblici e di lavoro. Trattamenti al plasma freddo atmosferico per la decontaminazione di superfici di alimenti e materiali e oggetti a contatto con gli alimenti, una tecnologia innovativa per la produzione flessibile di mascherine classe FFP3 con potenziata attività antivirale e antibatterica.

Sono, in sintesi, alcune delle soluzioni su cui lavoreranno i 12 laboratori della Rete regionale Alta Tecnologia, finanziati dalla Regione con quasi 1,9 milioni di euro per la realizzazione di progetti di ricerca e innovazione per lo sviluppo di soluzioni di contrasto dell’epidemia da Covid-19. I progetti ammessi a contributo, per un valore totale di 2 milioni e 358 mila euro, dovranno concludersi entro 6 mesi dall’approvazione del finanziamento.

Queste iniziative progettuali si vanno ad aggiungere alle 30 già ammesse a finanziamento la scorsa settimana, con un contributo di 3,1 milioni di euro. Delle dodici iniziative, 9 sono state presentate da centri dipartimentali dell’Università di Bologna e 4 dall’Università di Modena e Reggio Emilia, da CNR – IMAMOTER di Ferrara, da REDOX di Reggio nell’Emilia e dal TPM – Fondazione Democenter-Sipe di Mirandola (Mo).

“Un nuovo incentivo regionale per la ripartenza della nostra economia che promuove nuove tecnologie e nuove soluzioni. Dopo le imprese e le start up, questa seconda call ha coinvolto- dichiarano gli assessori regionali Vincenzo Colla (Sviluppo economico) e Paola Salomoni (Università e ricerca)- i laboratori di ricerca della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna. I punteggi molto alti ottenuti dai progetti dimostrano l’alta qualità del nostro sistema dell’innovazione, di cui il pubblico rappresenta una parte importante. Prosegue dunque l’impegno della Regione per sostenere la ripresa economica, puntando in particolare sullo sviluppo sperimentale e la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche, creando lavoro di qualità attraverso lo sviluppo dell’ecosistema regionale dell’innovazione. Le soluzioni proposte saranno peraltro mostrate nel corso di R2B, la fiera della ricerca e dell’innovazione che si terrà online da domani al 12 giugno”.

Complessivamente sono stati presentati 198 progetti nelle tre call del bando regionale: 153 da imprese e 45 da laboratori della Rete regionale Alta Tecnologia.

Cernobil. Orto abbandonato

ČERNOBYL
una scodella abbandonata, un papavero sul cemento

Se guardo dalla mia finestra vedo l’orto di Mina incolto. Mina aveva novant’anni ed è morta di Covid-19 quest’inverno. Come tante persone anziane, purtroppo.
In questo orto incolto c’è qualcosa di triste, il ricordo di chi lo coltivava con attenzione e saggezza, ma c’è anche il fascino del cambiamento. La riappropriazione da parte della natura di uno spazio che per un po’ è stato prestato all’uomo.
L’erba sta crescendo, veloce, robusta, indifferente alle avversità climatiche, allo smog delle macchine che passano sulla strada vicina e all’antipatia degli uomini.

Ho visto un documentario sulla città di Černobyl, nel suo stato desolato e selvaggio attuale. E’ l’amplificazione dell’orto di Mina.

Il disastro di Černobyl  è avvenuto il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:45 del mattino, presso la centrale nucleare V.I.Lenin situata in Ucraina settentrionale. È stata la più grave sciagura mai verificatasi in centrali di quel tipo. Secondo Greenpeace sono sei milioni i decessi avvenuti negli ultimi trent’anni che dipendono da quel disastro e, contando tutti i tipi di tumori riconducibili all’esplosione del reattore numero quattro della centrale, si arriva ad un numero di persone ammalate o morte impressionante.  Il reattore era di tipo RBMK-1000 un reattore a canali, moderato a grafite e refrigerato ad acqua.

Ciò che fa impressione guardando il documentario è vedere la Černobyl odierna piena di erba, rovi e alberi. Dove prima c’erano case, strade, scuole, centri ricreativi, aziende agricole, ore ci sono i rovi. Enormi, scuri, pungenti. Fanno impressione tanto sono grandi. Amplificano a dismisura il senso di abbandono. Sottolineano una sconfitta umana nei confronti della natura che si è ripresa i suoi spazi, nei confronti di tutto ciò che i nostri simili erano riusciti a fare in quel posto e che adesso non esiste più. Le case sono state abbandonate in seguito all’evacuazione della città e mai più riabitate. Si vedono mobili, piatti, bicchieri, giochi di bambini lasciati improvvisamente per un allontanamento tanto improvviso, quanto definitivo. Ora quei bambini, se sono sopravvissuti, hanno tra i quaranta e i cinquant’anni, chissà cosa ricordano di allora. Chissà se qualcuno si è davvero ripreso e ora sta bene. I bambini hanno sempre grandi risorse, qualcuno ce l’avrà sicuramente fatta.

Riguardo l’orto di Mina che sembra una piccola Černobyl, stanno crescendo i rovi.

Penso che trovarsi di fronte a tali evidenze, potenti nel loro potere evocatorio e anche nella loro forma e colore, aiuti a uscire da alcuni schemi mentali e da molti pregiudizi.  Permetta di vedere le cose con occhi nuovi. Sia Černobyl che l’orto di Mina sono, se si dimentica la tragedia che li ha generati e ci si focalizza semplicemente sul presente, affascinanti. La natura che riconquista i suoi spazi a scapito dell’uomo è travolgente. Ha una forza disumana. Si vede  la prepotenza della vegetazione che perfora il cemento, sbucano fiori sul catrame. Dai finestrini delle macchine parcheggiate a Černobyl in quella triste notte e là rimaste per sempre, crescono le stelle alpine, piccolo e inconsapevole tributo ai tanti morti.
Dalla rete dell’orto di Mina escono le dalie gialle che le piacevano tanto. Sono sopravvissute in mezzo ai rovi.

La natura sa essere selvaggia, aggressiva, incontrollata, primordiale. Lei c’era nella preistoria quando le prime scimmie si sono innamorate, quando il primo uomo ha acceso il fuoco, ha cacciato e costruito capanne. Lei c’era quando i Romani hanno conquistato un impero, quando gli Unni l’hanno invaso, quando è caduto il muro di Berlino. Lei c’era sempre.
E’ fortissima, accompagna la nostra vita, la permette e la sovrasta. Senza vegetazione non ci sarebbe ossigeno e quindi vita. Se si pensa a questo, si guarda tutto con occhi diversi, si trovano interessanti i rovi. Bisogna provare, cercare con convinzione una visione che si esaurisce nel presente, scevra dall’origine del paesaggio desolante, una rappresentazione che abbraccia il mondo vegetale per quello che è, senza addomesticamento alcuno e allora si vede la forza della vegetazione in movimento.
Ciò che resta dopo il disastro umano è spesso questa natura che non risparmia nessuno, aggredisce e porta via. Scava nei tombini, fa scoppiare le fondamenta, si aggroviglia sui tetti delle case e toglie le tegole. Vegetazione ovunque che non conosce paura. Una natura che riprende i suoi spazi.
Aggressiva e libera.
Va dove vuole, fa quello che vuole, con determinazione e senso di rivalsa. In questo c’è del fascino, si riscopre la sua vera forza e la sua longevità. E’ molto  più vecchia di noi, ne sa più di noi, ci soppravviverà, deciderà del nostro futuro.
Una natura che affronta una seconda genesi e che galoppa, mangia il cemento, si mescola a terra e fango, riapre gli scoli per l’acqua, reindirizza la pioggia.  Scoppia forte il fascino per ciò che nessun’uomo controlla, si vede perfettamente quanto siamo piccoli e mortali.
Riguardo l’orto di Mina e ripenso a Černobyl. Questi due drammi si mescolano sulle lenti dei miei occhiali, nel mio cuore di bambina allora, di adulta adesso. Vedo tante foglie e qualche gatto randagio che vive bene anche lì.

Oggi nella zona di Černobyl vivono circa centoquaranta persone. Sono tornate a vivere là. Un po’ per necessità un po’ per recuperare le proprie radici. Dicono che là si sta benissimo, che la vegetazione è ovunque e questo permette una vita molto piacevole. Si sono innamorati di quel posto che è diventato selvaggio. Tra gli alberi, le fogli e i ruderi delle vecchie case si è insediata di nuovo la vita umana. In quel posto c’è il fascino del passato spezzato e di un nuovo corso dell’esistere che illumina tutto.
E’ rinato un mondo con la sua voglia di evolvere, è rinato un senso di appartenenza che abbraccia ambiente e alberi, umanizzandoli, rendendoli una creazione della gente  più delle case rotte e dei ricordi di ciò che è sbagliato e perduto, più della tragedia e di tanti errori umani. Di mattina rispunta il sole tra le foglie degli alberi di Černobyl. Brilla la luce, quasi acceca. Anche sull’erba dell’orto di Mina spunta il sole tutte le mattine e in questo c’è comunque la gioia di una novità che piace, c’è un calore che ritrova la via dell’inizio e dello stupore.

Sono qui e guardo quell’orto incolto cercando di cambiare prospettiva, cercando  di  inquadrare il mondo e la vita in maniera diversa.  I disastri lasciano degli insegnamenti che posso istruire. I fiori nati sul cemento sono stupefacenti e fortissimi, sono coloratissimi e impossibili. Sanno abbagliare. Guardo l’orto di Mina e mi sembra di essere a Černobyl, di camminare in quel posto semi abbandonato, pieno di vegetazione rinata, pieno di morte passata e di vita presente. Mi sembra proprio di essere là. E allora mi siedo per terra sotto un albero, raccolgo una scodella abbandonata lì il giorno della tragedia,  vedo da vicino quello che di grandioso sa fare la natura e mi sorprendo a pensare che per tutti c’è una seconda possibilità, che il mondo sa regalare sia traguardi che nuove partenze, che saremo vivi  finchè ci sarà ossigeno. Saremo vivi grazie anche ai rovi.

Mi rialzo, mi risiedo e poi mi rialzo e mi risiedo e mi rialzo, non riesco ad andarmene da quella visione che è un po’ immaginata e un po’ reale, un po’ visionaria e un po’ suggestiva. Sul modo in cui la natura accompagna la nostra vita e se ne riprende con prepotenza dei pezzetti, c’è da riflette, molto da scrivere.  Nasce un papavero sul cemento.

Donazione mascherine ai bambini delle scuole

Da: Comune di Bondeno

Mascherine in dono per gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado, per proteggere la loro salute anche durante i mesi di vacanze estive. Il Comune di Bondeno sta iniziando in questi giorni la distribuzione dei dispositivi di protezione individuali che saranno donati – in maniera sicura e scaglionata – agli studenti dell’Istituto comprensivo. “Desideriamo contribuire alla salute dei bambini, non soltanto con la donazione in sé, bensì lanciando un messaggio di prevenzione che speriamo possa essere raccolto anche dai cittadini più grandi. Per ricordare a tutti che, se la fase acuta dell’emergenza è passata, occorre sempre mantenere la massima prudenza per evitare ulteriori rischi per la salute”, dice il Sindaco facente funzioni Simone Saletti.
“L’Amministrazione ha deciso di regalare le mascherine ai ragazzi della scuola primaria e secondaria di primo grado”. – riferisce l’Assessore alla Scuola, Francesca Aria Poltronieri – “Si tratta di mascherine colorate in modo allegro, differenziate tra maschi e femmine, confezionate in materiale ‘fresco’ e leggero, e con applicato un messaggio, nel quale vogliamo diffondere un messaggio rassicurante”. Il Comune ha predisposto un apposito calendario per la distribuzione, la quale avverrà mediante due classi per volta presenti nella residenza municipale e alla sala 2000, a partire da mercoledì 9 giugno. Tutto questo, naturalmente, coinvolgendo la Direzione scolastica, che procederà a trasmettere le informazioni necessarie attraverso il registro elettronico. “Domani 10 giugno inizieremo a distribuire le mascherine per i ragazzi delle terze medie che avranno l’esame a breve mentre nei prossimi giorni sia in Municipio che alla sala 2000 effettueremo la distribuzione delle mascherine destinate agli alunni delle primarie, alle prime e seconde medie” – assicura Poltronieri – “invitando due classi per volta, per evitare assembramenti. Si tratta di due mascherine per studente e occorre firmare l’avvenuta consegna”.
Il significato della distribuzione di mascherine è pratico e simbolico al tempo stesso: “Il pensiero dell’Amministrazione è quello di fare in modo che i bambini possano vivere la loro estate proteggendosi, responsabilmente”. – concludono Saletti e Poltronieri – “Ringraziamo l’azienda Idromeccanica Tralli per la collaborazione prestataci. Le mascherine” – in conclusione – “serviranno ai bambini in quelle occasioni in cui sarà opportuno portarle, per fare l’esame (nel caso delle Scuole “medie”) oppure per frequentare i centri estivi, nel caso dei bambini oltre i sei anni di età. Più in generale, per proteggersi anche durante il gioco. Speriamo, con questa donazione, che i bambini possano frequentare serenamente le prossime settimane di vacanza, dopo avere purtroppo sofferto i lunghi mesi di chiusura dovuti al coronavirus”.

Coronavirus. In Emilia-Romagna mascherine gratuite alle famiglie in difficoltà e saturimetri e termoscanner ai Centri per le famiglie

Da: Regione Emilia Romagna

129 laptop, 3.455 saturimetri, 86 termoscanner, 23.035 mascherine, 13.821 guanti. È la dotazione di materiale sanitario che nei prossimi giorni sarà distribuita ai 40 Centri per le famiglie che operano, da Piacenza a Rimini, su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna.

Un aiuto concreto rivolto alle famiglie, in particolare quelle più fragili, con figli da zero a diciassette anni, che usufruiscono dei servizi offerti dai Centri. E agli stessi Centri, che possono accogliere le persone in condizioni di sicurezza.

La strumentazione sanitaria destinata all’Emilia-Romagna – indispensabile per il contenimento del rischio di contagio da Coronavirus -è stata acquistata con risorse provenienti dai fondi europei per sostenere i nuclei famigliari più svantaggiati. A stabilirlo, il Dipartimento politiche per la famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, che ha deciso di orientare alcune risorse del Pon Inclusione (Programma operativo nazionale per il contrasto alla povertà e alla marginalità sociale, cofinanziato dal Fondo sociale europeo)per sostenere le attività dei Centri per le famiglie durante l’emergenza sanitaria.

Una scelta che ha come obiettivo quello di contribuire fattivamente al superamento degli impatti sociali – prevalentemente sulle fasce più deboli della popolazione – generati dall’emergenza sanitaria.

L’annuncio del provvedimento è stato fatto dalla vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein, ai coordinatori dei 40 Centri per le famiglie presenti in regione, in un incontro avvenuto nei giorni scorsi.

“La distribuzione di questo materiale sanitario- sottolinea Schlein- è un passo importante in questa fase di riapertura graduale dei Centri, che dobbiamo ringraziare per il grande lavoro svolto durante i mesi dell’emergenza e per la capacità di reagire con tempestività e creatività. Infatti, spostando la gran parte dei servizi on line hanno continuato a garantire il loro sostegno alle famiglie, che da parte loro hanno dimostrato una grande voglia di partecipazione e sono state molto attive nel seguire le attività e usufruire delle proposte offerte dagli operatori dei Centri”.

“Il sito www.informafamiglie.it e le newsletter territoriali curate dai singoli Centri- aggiunge la vicepresidente- sono stati un efficace strumento di diffusione di informazioni durante l’emergenza Covid. Nonostante le distanze, le famiglie non si sono sentite abbandonate e la relazione con loro è stata mantenuta o creata con nuove modalità”.

La Regione ha deciso di inviare il materiale destinato all’Emilia-Romagna direttamente ai servizi, proponendo un riparto sulla popolazione 0-17 anni beneficiaria delle attività.

Cultura: Emilia-Romagna, Unione Buddhista Italiana sostiene 10 associazioni

Da: Unione Buddhista Italiana

Sono dieci le associazioni culturali con sede nella Regione Emilia-Romagna ammesse al fondo speciale di 1 milione e 125 mila euro, stanziato dall’Unione Buddhista Italiana a sostegno della cultura dei territori: l’Associazione culturale C&C, Arthea-Lab, FontanaMix, Sassiscritti e Associazione Arcanto di Bologna; Compagnia Circolabile di Quattro Castella (Re), Theatro Aps di Cesena-Forlì, Insieme per caso di Ferrara, Loft di Parma e I Guitti Aps di San Cesario sul Panaro (Mo).
Con questa iniziativa che coinvolge tutte le Regioni italiane, l’Ubi vuole offrire il proprio contributo a un settore nevralgico della società, tra i più fortemente danneggiati dall’emergenza Coronavirus, e sostenere quelle realtà che svolgono un’opera preziosa e insostituibile di testimonianza e conservazione della cultura locale.
“La nostra scelta – spiegano dall’Ubi – ha l’obiettivo valorizzare quelle associazioni che rappresentano una risposta al degrado civile e culturale, oltre che economico e sociale, in cui versano alcune aree del nostro Paese, e che sono state spesso l’ultimo baluardo di solidarietà di fronte alla grande sofferenza della popolazione causata dalla pandemia”.

Polizia locale: il prefetto campanaro convoca i sindacati autonomi dopo le rimostranze su indennità e test sierologici

Da: DICCAP E SULPL

I Sindacati DICCAP (Dipartimento Autonomie Locali) e SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale), dopo aver sollevato pubblicamente le problematiche che riguardano indennità di servizio esterno e test sierologici per la Polizia Locale sono stati convocati dal Prefetto di Ferrara dott. Michele Campanaro.
Nell’incontro che si è tenuto nella giornata di ieri i Sindacati Autonomi hanno fatto presente come in diverse Province della nostra Regione le prefetture abbiano coordinato con i Comandi di Polizia Locale e le Asl i test sierologici unitamente alle altre forze di polizia, mentre nella nostra provincia i Test siano stati svolti per i loro Agenti dai Soli Comuni di Ferrara e dell’Unione Terre e Fiumi.
Il Prefetto di Ferrara riferiva di aver approfondito la tematica dopo le precedenti richieste pervenute da DICCAP e SULPL e di averne discusso anche con l’Assessore alla sanità Regionale , ma di aver di fatto preso atto di quanto disposto dalla Prefettura di riferimento della nostra Regione ovverosia quella di Bologna, che ha coordinato i Test Sierologici per le Forze di Polizia.
Il Prefetto di Ferrara, come fatto da Bologna, ha di fatto inoltrato una comunicazione a tutti gli Enti, per farsì che ogni Comune potesse dare avvio ai Test Sierologici rispettando il Protocollo Regionale.
Al nostro rilievo di quanto posto in essere in altre Province, il Prefetto ha ribadito che il coordinamento unitario sull’esecuzione dei test sierologici è stato effettuato sono solo nelle province con un tasso di contagiosità al Virus elevato.
Da quanto appurato quindi, spetta ad ogni amministrazione locale attivarsi immediatamente per l’esecuzione dei test sierologici, come previsto dal Protocollo Regionale, attivando l’Als di riferimento.
Su nostra richiesta il Prefetto di Ferrara inoltrerà una nuova comunicazione per sensibilizzare nuovamente le amministrazioni che ancora non hanno provveduto, e nel contempo i nostri dirigenti si attiveranno in tutti i Comandi di Polizia Locale per richiedere nuovamente i test sierologici per tutti gli Agenti, segnalando sia all’ASL che ai medici del lavoro competenti eventuali prese di posizione dei Sindaci contro l’esecuzione di questi test che i Sindacati Autonomi ritengono di importanza fondamentale per lo screening tra gli addetti ai lavori.
Riguardo al pagamento delle indennità esterne per gli Agenti impiegati nei servizi di controllo per le normative COVID il Prefetto di Ferrara, unitamente al funzionario di riferimento presente all’incontro ha chiarito, che la Prefettura, come da sempre sostenuto da DICCAP e SULPL, non ha alcuna competenza nel bloccare le liquidazioni delle indennità di servizio esterno.
Diverse amministrazioni della nostra Provincia hanno quindi bloccato l’erogazione delle indennità esterne mal interpretando una comunicazione giunta dalla Prefettura, ma collegata alle sole liquidità di ordine pubblico.
Su nostra richiesta la prefettura di Ferrara, dopo l’incontro di ieri ha provveduto ad inoltrare una nuova comunicazione ai Comuni allegando la nota del Capo della Polizia dove si chiarisce che per le forze di polizia in emergenza COVID sono cumulabili.
Nell’incontro di ieri si è di fatto confermata la tesi dei Sindacati Autonomi ovverosia che in materia contrattuale per le indennità esterne per la Polizia Locale lo stesso Gabrielli non potrebbe dare disposizioni, negli Enti ove si propendesse per una interpretazione normativa stringente la Circolare del Capo di Polizia dirime ogni dubbio sulla questione.
Anche su questo fronte già nella giornata di oggi DICCAP e SULPL provvederanno a scrivere alle amministrazioni che hanno bloccato le indennità per chiederne la liquidazione con la prima mensilità utile, riservandosi in caso di ulteriore diniego di porre in essere ogni iniziativa sindacale ritenuta idonea verso quei funzionari Responsabili di Settore che non si attiveranno conseguentemente.
Alla luce delle esaustive risposte ricevute nel corso dell’incontro convocato dal Prefetto di iniziativa senza alcuna richiesta delle parti sociali, i Sindacati hanno annullato il flash mob previsto per la giornata di domani, riservandosi al contempo, in accordo con i propri iscritti di riproporre la medesima iniziativa davanti alle sedi degli Enti che non liquideranno le indennità.
Su questa tematica infatti DICCAP e SULPL ribadiscono che non si fermeranno e agiranno in tutte le sedi ritenute opportune, nel silenzio generali dei Sindacati Confederali che continuano ad esser lontani dalle legittime aspettative della base anteponendo la politica all’interesse dei lavoratori.

SE QUARANTA MINUTI VI SEMBRANO UN’ORA…
La (poco brillante) idea ministeriale di una scuola “concentrata”

Non so se il Documento tecnico sull’ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico, con quelle ‘misure contenitive’ che lasciano un retrogusto più di casa circondariale che di scuola, scaricabile dal portale del ministero, sia il frutto del lavoro della task force presieduta dal professor Bianchi, o del comitato tecnico scientifico o di entrambi. Il documento sono ventidue pagine, di cui nove tabelle di dati Istat più due pagine di allegato relativo alla Attività di sanificazione in ambiente scolastico.

Il passaggio più vibrante contenuto in questi fogli, dal sentore ministeriale, è l’invito a cogliere questa occasione per il rilancio del sistema scolastico attraverso “un lavoro complessivo di investimenti per azioni coordinate che mettano al centro dell’agenda politica scuola e salute come elementi strategici per il benessere complessivo della persona”. Petizione di principio che in Italia si ripete da decenni come una litania, diciamo che non occorrevano proprio né una task force né un comitato scientifico per una simile conclusione, ma come dicevano i latini repetita iuvant.

Per il resto tutto è già noto: bisogna tenere il distanziamento fisico, la mascherina, lavarsi le mani, far uso di dispenser ed igienizzanti, ridurre il numero di alunni per classe, trovare spazi sul territorio. Poi c’è l’invito alla riduzione del monte ore delle discipline scolastiche, alla rimodulazione e riduzione oraria che non sono modi diversi per dire la stessa cosa. Un conto è ridurre il monte ore disciplinare su base annua, altro conto è modificare l’organizzazione oraria della scuola. Così, per non pagare dazio, la ministra estrae dal cilindro il vecchio arnese delle ore di quaranta minuti, una volta erano di cinquanta o cinquantacinque, per lo più utilizzate per consentire di conciliare le entrate e le uscite con gli orari del trasporto pubblico, o, nell’ambito dell’autonomia scolastica, per recuperare spazi orari alla organizzazione di attività integrative.

La prima osservazione che viene da fare a una mente appena appena non appannata è che se si tratta di quaranta minuti non può essere un’ora, neppure se lo dice la ministra, che dimostra di essere poco pratica non solo di imbuti ma anche di orologi. Sarebbe opportuno da parte di chi ha la responsabilità del sistema scolastico del paese dire semplicemente che le unità didattiche per ogni disciplina anziché svolgersi in sessanta minuti dovranno essere contenute nello spazio di quaranta minuti. Le ore, dunque, restano per tutti di sessanta minuti, sono le attività della scuola che da settembre prossimo si articoleranno per sequenze disciplinari della durata di quaranta minuti.

Intanto c’è un problema, il tempo è una risorsa importante. Apprendere in quaranta minuti non è la stessa cosa che apprendere in sessanta: i tempi anziché dilatarsi, come sarebbe necessario in ogni sana didattica, vengono compressi. Già qui appare che non si tratta di una buona idea e che, se si vuole migliorare la nostra scuola che ha bisogno di più offerta formativa, di più attenzione ai bisogni e ai tempi di apprendimento di ogni singolo alunno, questa decisamente non può essere la strada. Scuola concentrata: concentrato di saperi. Dopo mesi di insegnamento a distanza il ritorno a scuola che si prospetta non è dei migliori. È come dire che quando avresti più bisogno di cura te ne fornisco di meno. Se queste sono le idee brillanti che comitati e task force vari avrebbero dovuto suggerire alla ministra, se ne faceva volentieri a meno.

Occorrerà mettere mano ai vari decreti legge che stabiliscono il monte ore annuo per ordine di scuola. Limitiamoci all’esempio, per tutti, della secondaria di primo grado, la cosiddetta scuola media, il cui monte ore annuo obbligatorio è di novecentonovanta, vale a dire trenta ore di sessanta minuti a settimana per trentatré settimane di scuola. Tralasciamo per comodità i moduli con il sabato a casa, e consideriamo la giornata scolastica tipo di cinque ore di sessanta minuti per sei giorni alla settimana. Se le unità didattiche sono di quaranta minuti il tempo scuola giornaliero sarà di duecento minuti, anziché trecento, e il monte settimanale di milleduecento minuti anziché milleottocento, con una differenza settimanale di seicento minuti, vale a dire di sei ore alla settimana. Se poi le sei ore le moltiplichiamo per il numero di settimane di scuola otteniamo una cifra corrispondente a trentanove giorni di scuola, oltre un mese che in totale silenzio viene sottratto alle opportunità formative degli studenti, bambini o ragazzi che siano. Inoltre, nel caso del tempo pieno e del tempo prolungato le cifre raddoppiano. Meno scuola, quando di scuola ne serverebbe di più ed è facile nutrire il dubbio che la concentrazione dell’insegnamento non ne accresca la qualità.

Resta da capire come a viale Trastevere pensano di rispettare il calendario scolastico che per legge prevede almeno duecentocinque giorni di scuola, se intendono, ad esempio, prolungare di un mese l’anno scolastico. L’invito del comitato scientifico di cogliere questa occasione per il rilancio del sistema scolastico lascia il re nudo. Ministra e governo non hanno un progetto di scuola ed è senz’altro così visto il rosicato miliardo e mezzo stanziato e neppure il comitato tecnico scientifico e la task forceResta la scuola di prima, corretta per detrazione con le sue misure ‘contenitive’, che si aggiungono a quelle di sempre (e come potrebbe essere diversamente?).
A meno che, dopo l’esperienza della didattica a distanza, qualche mente brillante, ora che sono tornate d’uso, sia giunta alla conclusione che, sottraendo tempo alla formazione dei nostri ragazzi, la scuola e il paese migliorino.

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