Giorno: 18 Giugno 2020

SCHEI
“Vuolsi così Colao”: in margine agli Stati Generali

“Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare” dice Virgilio prima a Caronte, poi a Minosse nella Divina Commedia, per giustificare il viaggio di due umani (Dante e Virgilio) agli inferi. Lo vuole il Paradiso, dove chi vuole può. Chiamatelo Dio, o chi governa la stanza dei bottoni. La sostanza è che non c’è discussione (“e più non dimandare”).

Vittorio Colao non è Dio, ma in un mondo dominato dall’economia e dalla tecnica, cioè dominato dai soldi e da tutto quello che funziona, il suo curriculum è quello che più avvicina un essere umano alla divinità. Se esistesse una Divina Commedia del pensiero calcolante (ipotesi raccapricciante, ma la realtà non è forse essa stessa fonte di raccapriccio?) Vittorio Colao non potrebbe che esserne uno dei protagonisti principali: si laurea ovviamente alla Bocconi, prende un master naturalmente ad Harvard, inevitabilmente finisce a lavorare alla Morgan Stanley e inesorabilmente perfeziona le sue competenze alla McKinsey  (quando tutti i giorni qualcuno vi ricorda che esiste un budget e che voi siete in ritardo con gli obiettivi, sappiate che tutto questo ha origine dalla McKinsey. Traete le vostre conclusioni).
Noto per essere stato CEO di Vodafone, attualmente Colao è nel board di Verizon, gigante delle telecomunicazioni e della banda larga che spinge per diventare il principale fornitore della nuova tecnologia 5G per i cellulari. Uno così fa paura.

Come tutti sapete Colao ha coordinato, su incarico del Presidente del Consiglio Conte, il lavoro della ventina di eccellenze (senza ironia) dell’economia, sociologia, psicologia, lavoro italiane che hanno prodotto il cosiddetto “piano Colao”, una sorta di New Deal 5.0 “per un’Italia più forte, resiliente ed equa” (sic). Il piano è complesso e sorprendentemente dettagliato, nel senso che entra nel merito di alcune tecnicalità, suggerendo operazioni specifiche di intervento legislativo, modifica e semplificazione, anche su norme già esistenti. E’ impossibile parlarne in dettaglio in un pezzo di alcuni minuti. Possiamo citare in rapida carrellata gli interventi suggeriti che sarebbero più immediatamente adottabili a “costo zero”: uno scudo penale per le imprese che applicano i protocolli anti Covid19; una proroga dei contratti a termine senza condizioni; accesso ai finanziamenti liquidità anche per le imprese che sono in difficoltà nei pagamenti alle banche, senza essere già a sofferenza (anche perchè parliamo di 75 miliardi di esposizione bancaria); aumentare la deducibilità fiscale degli aumenti di capitale, per renderli preferibili al ricorso al debito (la sottocapitalizzazione delle imprese italiane è atavica); credito d’imposta per gli esercenti che utilizzano i pagamenti elettronici; nei rapporti con la Pubblica Amministrazione rendere massivo il silenzio-assenso in caso di mancata risposta entro 30 giorni, anche su documenti formati interamente in modo telematico. Poi vengono illustrate proposte da “finalizzare”, come: la normazione dello Smart Working in modo da vincolare retribuzione ad efficienza e non a tempo di lavoro; creare una piattaforma informatica di compensazione tra debiti e crediti Stato-imprese; dare contributi a fondo perduto alle reti di imprese turistiche. Poi ci sono interventi di struttura, come il piano di transizione energetica di uscita dal carbone, come l’economia circolare, come le misure contro il dissesto idrogeologico e la manutenzione ordinaria della rete idrica, che necessitano per forza di una pianificazione maggiore. Ma ora basta con gli elenchi, il piano per chi lo vuole leggere è consultabile on line.

Ciò che trovo molto interessante nel piano è la focalizzazione del problema della burocrazia. Un combinato di eccesso di leggi, sulle stesse materie, scritte male, con eccessiva delega a regolamenti di attuazione; e di burocrazia difensiva, un atteggiamento dei dirigenti pubblici anche intermedi descritto come di seguito: “in situazioni di incertezza, evita rischi, non conclude il procedimento o lo aggrava inutilmente; es. pretende un doppio canale digitale e cartaceo per i documenti, o chiede molteplici pareri prima di assumere una decisione.” (vi ricorda qualcosa? A me ricorda quasi tutto quello che accade quotidianamente). Le soluzioni proposte sono due: scrivere le leggi senza essere ad un tempo generici (in modo da costringere ad attendere il decreto attuativo) e imperativi (il che ingessa e paralizza la decisione del dirigente). Il piano suggerisce meno civil law (in cui contano soprattutto le produzioni normative) e più common law (in cui le decisioni dei giudici formano concretamente il corpus normativo). Meno diritto romano, più diritto anglosassone. Mi permetto di citare testualmente una definizione calligrafica del medio management pubblico:”la struttura burocratica ha un potere molto superiore (rispetto al settore privato, NdA), la conoscenza delle pratiche interne è spesso fondamentale per incidere sui processi rispetto alle competenze esterne”.

Naturalmente ci sono anche proposte che presentano incognite: per esempio, l’ allargamento agli investitori e risparmiatori non professionali (privati, famiglie) della possibilità di sottoscrivere strumenti di investimento finanziario in società non quotate potrebbe aumentare i rischi a carico dei risparmiatori deboli. Per esempio, l’attenzione posta al lavoratore dipendente in Smart Working sui “risultati” e non sul tempo del lavoro presenta rischi da governare. Tuttavia nel complesso si tratta di un’architettura apprezzabile, che guarda al presente e al futuro. Non guarda a oggi e a domani, intesi letteralmente, che è il problema crescente di parte della popolazione, quella che ha già finito i soldi. Del resto non è un compito che si poteva pretendere da questa supercommissione, che ha esposto, attraverso Colao, il frutto del proprio lavoro due giorni fa agli Stati Generali.

Ci ha pensato Bonomi, presidente di Confindustria, due giorni dopo a rompere l’atmosfera di cortesia protocollare di Villa Pamphili tirando un paio di stilettate al Governo, la più velenosa – e vagamente pubblicitaria – delle quali è stata “restituite alle imprese 3,5 miliardi di accise sull’energia non dovute”. Che siano non dovute, pare lo abbia stabilito la Corte di Cassazione. Che debba essere Conte da Villa Pamphili con un bonifico generico alle “imprese” a restituire il maltolto è ridicolo, visto che ogni impresa ricorrente avrà la sua pretesa da far valere per le somme di propria competenza.
Di Bonomi non disturba certa ruvida franchezza, anche perché non ha torto su tutto. Franchezza per franchezza, sarebbe opportuno qualcuno gli ricordasse di chi furono le pressioni esercitate sulla Regione Lombardia affinchè le imprese non chiudessero, già in piena epidemia da Covid (a proposito di scudo penale per i suoi associati).
Franchezza per franchezza, sarebbe opportuno qualcuno gli ricordasse che molti dei suoi più prestigiosi associati pagano le tasse dove conviene a loro, non dove conviene alla sanità, alla previdenza, all’assistenza del loro Paese d’origine, l’Italia; che per colpa di queste scelte, l’Italia ci rimette miliardi di entrate fiscali. La ruvida franchezza sarebbe più apprezzabile qualora fosse accompagnata da un sano spirito autocritico.

 

 

Coronavirus, l’aggiornamento: 32 nuovi positivi, di cui 25 asintomatici individuati attraverso gli screening regionali

Da: Regione Emilia Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 28.143 casi di positività, 32 in più rispetto a ieri, di cui 25 persone asintomatiche individuate attraverso l’attività di screening regionale, e 7 sintomatiche.

I tamponi effettuati da ieri sono 8.621, che raggiungono così complessivamente quota 435.351, più altri 1.087 test sierologici.

Le nuove guarigioni sono 92, per un totale di 22.643. Continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi, che a oggi sono 1.281 (-64 rispetto a ieri).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 1.111, -50 rispetto a ieri: oltre l’86% di quelle malate. I pazienti in terapia intensiva sono 11, quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 159 (-14).

Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 22.643 (+92): 299 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 22.344 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 4 nuovi decessi: 2 uomini e 2 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a quota 4.219. Per quanto riguarda la provincia di residenza, 2 decessi sono avvenuti in quella di Bologna, 1 in quella di Ferrara e 1 in quella di Ravenna.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella dove è stata fatta la diagnosi: 4.534 a Piacenza (+6), 3.617 a Parma (+4), 4.977 a Reggio Emilia (+2), 3.938 a Modena (+2), 4.728 a Bologna (+16). Dei 16 positivi oggi in provincia di Bologna, 10 sono asintomatici (individuati attraverso gli screening regionali) e 6 sintomatici, legati a focolai individuati in precedenza, tracciati e tutti in isolamento domiciliare.

Proseguendo sul territorio, si confermano ad oggi, dall’inizio dell’epidemia, 402 casi positivi a Imola (nessun nuovo); 1.008 a Ferrara (nessun nuovo caso). I casi di positività in Romagna sono 4.939 (+2), di cui 1.036 a Ravenna (nessun nuovo caso), 948 a Forlì (nessun nuovo caso), 783 a Cesena (nessun nuovo caso) e 2.172 a Rimini (+2).

Teatro Fondazione a sostegno della produzione e distribuzione di creazioni teatrali e performing arts di artisti e compagnie under 40

Da: Regione Emilia Romagna

Rafforzare la capacità produttiva, distributiva e di promozione delle creazioni teatrali e di performing arts di giovani realtà dell’Emilia-Romagna, nel periodo dal 25 giugno al 31 dicembre 2020.

Emilia Romagna Teatro Fondazione, d’intesa con la Regione Emilia-Romagna, intervengono con un bando a sostegno delle compagnie di teatro e dei singoli artisti del territorio regionale under 40, che non percepiscono i contributi del Fondo Unico dello Spettacolo (Fus – Mibact) e della Legge regionale n.13/1999, per favorire, anche in questa fascia produttiva, la ripresa delle attività dopo il lockdown adottato in contrasto alla diffusione dell’epidemia da Covid-19.

A disposizione 120 mila euro per finanziare 12 progetti di ensemble, associazioni, cooperative e singoli artisti, under 40, domiciliati in Emilia-Romagna, che saranno selezionati attraverso un bando. Le iniziative devono dimostrare, in particolare, capacità di innovare la scena contemporanea e di sperimentare nuove tecnologie e nuovi linguaggi per valorizzare lo spettacolo dal vivo nel nuovo contesto determinato dall’emergenza coronavirus.

Obiettivo di questo intervento è promuovere sia la circuitazione in Italia delle compagnie emiliano-romagnole, sia la formazione del pubblico a livello regionale, incentivando l’accesso alle produzioni teatrali e di performing arts.

Per la presentazione delle richieste sono previste due sezioni: una dedicata ai progetti di nuova creazione e una agli spettacoli già realizzati che non abbiano effettuato più di 5 recite sul territorio nazionale e/o nella regione Emilia-Romagna. La realizzazione dei progetti selezionati dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020.

“Emilia Romagna Teatro Fondazione, grazie ad un finanziamento straordinario di 120mila euro della Regione Emilia-Romagna – afferma l’assessore regionale alla Cultura, Mauro Felicori-, interviene a sostegno delle compagnie di teatro e dei singoli artisti dell’Emilia-Romagna. Anche questa iniziativa si inscrive nella scelta della Regione di soccorrere il sistema culturale dell’Emilia-Romagna colpito duramente dalle misure di sospensione degli spettacoli adottate per la diffusione dell’epidemia. Non è l’unica: il bando di gennaio a sostegno delle produzioni di cinema e audiovisivo ha avuto una dotazione supplementare di 70mila euro, che arriveranno a 300mila con il prossimo bando di luglio e le misure per incoraggiare la circolazione dei documentari dei nostri autori in Italia. Trecentomila euro anche per riportare sul palco la musica dell’Emilia-Romagna e documentarla visivamente, con un progetto che inizia con Viralissima. Ancora, contributi straordinari per le imprese creative, che potranno accedere a risorse per 600mila euro. Mentre si sta studiando un programma per le arti figurative”.

“Sono tutte misure emergenziali, certo- conclude Felicori-, ma si inscrivono nel progetto della Giunta Bonaccini di rafforzare sempre di più il ruolo dell’Emilia-Romagna quale capitale delle arti e fabbrica di cultura”.

Come partecipare

Per partecipare alla call è necessario inviare la documentazione indicata nel regolamento allegato tramite posta elettronica certificata (PEC progetti@pec.emiliaromagnateatro.com), entro e non oltre le ore 13.00 del giorno 13 luglio 2020: i progetti dovranno essere predisposti su specifico modello che sarà scaricabile dal sito di Emilia Romagna Teatro Fondazione dal giorno 25 giugno 2020 (link https://emiliaromagnateatro.com/sostegno-alla-produzione-e-alla-distribuzione-di-creazioni-teatrali-e-di-performing-arts-di-artisti-e-compagnie-under-40-in-emilia-romagna-invito-alla-presentazione-di-progetti/ ).

I progetti pervenuti saranno valutati da una Commissione di esperti della produzione teatrale nominata da Emilia Romagna Teatro Fondazione. Al termine della selezione la Commissione stilerà una graduatoria che sarà pubblicata sul sito di Emilia Romagna Teatro Fondazione entro il 10 agosto 2020./CL

Per ulteriori informazioni: e-mail: infoprogetti@emiliaromagnateatro.com

tel: 329 2323600 con orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13.30; giovedì dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 17.00

Diritto allo studio. La Regione Emilia-Romagna vara il ‘Bando Covid’

Da: Regione Emilia Romagna

Non solo le misure di sostegno agli studenti universitari, messe in campo fin dall’avvio dell’emergenza Covid-19. La Regione vara anche un bando di concorso straordinario per la concessione di borse di studio.

Per dare risposta alle necessità di connettività e strumenti informatici adeguati alle nuove modalità di svolgimento della didattica, la Regione Emilia-Romagna mette in campo disposizioni straordinarie per la determinazione dei requisiti di accesso e la fruizione dei benefici per il diritto allo studio universitario per l’anno accademico 2020/2021 e per la conferma di quelli assegnati per l’anno accademico in corso, da parte dell’Azienda regionale per il diritto agli studi superiori ER.GO.

I provvedimenti sono stati presentati dall’assessore regionale all’Università, Paola Salomoni, durante un incontro con la Consulta regionale degli studenti, l’organismo che garantisce il coinvolgimento e l’effettiva partecipazione degli studenti nella realizzazione degli interventi e dei servizi per il diritto allo studio negli Atenei e nelle Istituzioni dell’Alta Formazione artistica e musicale dell’Emilia-Romagna.

“Sin dall’inizio dell’emergenza Covid-19, la Regione ha prestato particolare attenzione alla condizione degli studenti universitari e ha attivato attraverso ER.GO e con la condivisione degli Atenei e della Consulta regionale degli studenti misure straordinarie di sostegno- ha detto l’assessore Salomoni-. La Giunta regionale è intervenuta tempestivamente, con una delibera del 9 marzo, per definire le disposizioni straordinarie relative ai benefici per il diritto allo studio universitario in questo anno accademico, con l’obiettivo di garantire il sostegno economico a un maggior numero di studenti in difficili condizioni economiche. Abbiamo alcuni temi aperti- ha aggiunto- come per esempio quello della copertura sanitaria, ma stiamo lavorando per individuare soluzioni, in sinergia con gli Atenei e con i nostri studenti, tenendo fermo l’obiettivo di garantire il diritto allo studio come nelle tradizioni di questa Regione”.

“L’incontro della Consulta regionale degli studenti è stato un momento importante per dare voce alle varie componenti della rappresentanza studentesca e per confrontarsi sulle azioni messe in campo dalla Regione Emilia-Romagna, anche in vista dei prossimi bandi per l’assegnazione delle borse di studio per l’anno accademico 2020/2021- ha detto il presidente della Consulta, Andrea Berselli-. L’incontro odierno ha permesso a tutti i membri della Consulta di confrontarsi in maniera aperta e diretta con l’assessore regionale, che ringrazio per la grande disponibilità dimostrata. Ancora una volta la Regione dà prova di essere attenta alle esigenze degli studenti, anche per fronteggiare l’emergenza Covid in un clima di estrema collaborazione e condivisione”.

I provvedimenti voluti dalla Regione

Nello specifico, è stata prevista l’emanazione da parte di ER.GO, oltre al bando di concorso “ordinario” secondo i requisiti previsti dalla normativa regionale e nazionale, di un ulteriore bando di concorso “straordinario” per la concessione di borse di studio, destinato agli studenti che non raggiungono al 10 agosto 2020 i crediti necessari per l’accesso alla borsa per l’anno accademico 2020/2021. É stato inoltre introdotto il “Bonus straordinario Covid-19” a favore degli studenti che non raggiungono i crediti necessari per l’accesso alla borsa di studio per l’anno accademico 2020/2021.

Un’ulteriore agevolazione riguarda la proroga del termine per la verifica del conseguimento dei crediti da parte degli studenti matricole beneficiari di borsa di studio per l’anno accademico 2019/2020.

Viene data anche la possibilità agli studenti iscritti ad anni successivi al primo di confermare la borsa di studio assegnata per l’anno accademico 2019/2020 con l’utilizzo della quota prevista di “Bonus straordinario Covid-19”.

Tutte le informazioni e le relative modalità per la presentazione delle istanze saranno contenute nei bandi di concorso di ER.GO, che verranno pubblicati sul sito www.er-go.it a inizio luglio.

‘Ndrangheta, Lega ER: “Mafie, fenomeno sottovalutato in Emilia-Romagna: dove sono finiti gli anticorpi della sinistra?”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Quello delle infiltrazioni mafiose nel territorio emiliano-romagnolo è un fenomeno allarmante e sintomatico di come sia stato sottovalutato da chi ha avuto il potere e ha governato le amministrazioni emiliano-romagnole”.

Così il capogruppo regionale della Lega E-R, Matteo Rancan, e i consiglieri Gabriele Delmonte e Maura Catellanialla notizia del sequestro di oltre 40 immobili tra terreni e fabbricati, numerosi autoveicoli intestati a persone fisiche e giuridiche, consistenti disponibilità finanziarie, quote societarie e compendi aziendali, imprese estere e conti bancari ubicati in Bulgaria e Romania. Un patrimonio da 13 milioni che la Direzione investigativa antimafia di Firenze, in raccordo con quella di Bologna, ha sequestrato oggi a imprenditori originari della provincia di Crotone e residenti nel reggiano, tre dei quali condannati e detenuti come esponenti di spicco della ‘ndrangheta in Emilia.

“Si consideri solo – pungono i leghisti – che a lanciare l’allarme mafie fu ben 12 anni fa Nicola Gratteri, oggi procuratore capo di Catanzaro. Fu lui, per la prima volta a Reggio Emilia, a parlare delle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, poi confermate dalle oltre 100 condanne del processo Aemilia e dallo scioglimento per “condizionamenti mafiosi” del Comune di Brescello. Ebbene, mentre Gratteri denunciava la cosa, gran parte degli amministratori di sinistra faceva spallucce delle sue parole, continuando a recitare il mantra: “Noi abbiamo gli anticorpi”.

Marchetti (Lega ER): “Mancano ancora le agende per l’erogazione delle prestazioni sanitarie sospese causa pandemia”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

Nonostante gli annunci di nuovi piani straordinari della sanità regionale, incentrati prevalentemente sul post Coronavirus, mancano ancora le agende per la erogazione delle prestazioni sanitarie sospese a causa della pandemia nelle singole aziende sanitarie del territorio regionale. Così il gruppo consiliare della Lega in Regione che richiama una interrogazione presentata dal consigliere Daniele Marchetti che in data 4 giugno chiedeva appunto conto delle agende per tutte le prestazioni sanitarie non erogate durante l’emergenza Covid, quindi i piani aziendali di tutte le aziende sanitarie regionali interessate. A distanza di giorni questi piani non sono ancora stati portati a conoscenza dell’Assemblea Regionale. I consiglieri della Lega ricordano che c’è un grosso arretrato di visite, esami e operazioni accumulato in questi mesi oltre alle nuove prenotazioni richieste per esami che si sono resi necessari. A quanto risulta alla Lega i piani aziendali dovevano essere inviati in Regione entro il 3 giugno. La Lega intende sapere se le Aziende stanno mettendo in campo tutti gli strumenti per recuperare le prestazioni non erogate e ancora necessarie al paziente e ricominciando ad effettuare prenotazioni, e se risulta vero che la riattivazione delle attività presenta numerose criticità legate alla logistica, e se i ritardi possano essere legati al fatto che il numero di prestazioni prenotabili per ora è stato contenuto per permettere distanziamento e tenere conto dei tempi necessari alla sanificazione degli ambienti. Procedure, queste, corrette dal punto di vista sanitario ma che in assenza di un adeguato potenziamento dell’offerta finisce per penalizzare ulteriormente il cittadino.

ABOLIRE LA MISERIA!
Francesco ai movimenti popolari: “Tierra, Techo e Trabajo”

“Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità̀ ai nobili e insostituibili compiti che svolgete; un salario che sia in grado di garantire e realizzare quello slogan così umano e cristiano: nessun lavoratore senza diritti” ha scritto, a Pasqua, Papa Francesco ai movimenti popolari.

Gaël Giraud – economista, direttore di ricerche al CNRS (Centre national de la recherche scientifique) di Parigi – ha ripreso recentemente il tema. Ne ha saggiato la praticabilità, sia come reddito universale non condizionato, che come giusto salario per lavoratrici e lavoratori tutti [vedi qui]. Ci sono occupazioni essenziali per la vita di tutti che non sono riconosciute. Basti pensare al lavoro domestico che grava sulle donne. A me ha ricordato un argomento che mi sta a cuore: l’effettività dei diritti proclamati inviolabili e costantemente sotto attacco anche nei paesi più ricchi e fortunati.

La risposta è nella Costituzione e ci risparmia una pur interessante rassegna delle più importanti, solenni e aggiornate dichiarazioni dei diritti. L’articolo 3 – consapevole che non basta richiamare, al primo comma, la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge, senza alcun tipo di distinzione, per garantire l’effettività dei diritti – nel secondo comma afferma: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Oggi, oltre alla Repubblica, il compito spetta anche all’Europa – ne siamo cittadini – e alle varie organizzazioni internazionali, a partire dall’ONU, che coinvolgono tutte le persone al mondo. Rimuovere gli ostacoli non è facile. La prima cosa è non aggravarli, non moltiplicarli, come si usa fare sotto il nome di riforme, della scuola, della sanità, del lavoro, delle tasse, della sicurezza… producendo minore istruzione e salute, pessimo lavoro, iniquità, insicurezza…
La Costituzione indica un passo necessario, nella giusta direzione, con l’articolo 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Riconosce, non attribuisce, perché i diritti ci appartengono e le istituzioni sono lì per garantirli nella loro effettività. E c’è un aspetto che tocca a noi tutti: “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà”. Se questa non c’è i diritti restano sulla carta, costituzionale o no che sia. La “solidarietà politica, economica e sociale” inizia col pagare le imposte per “concorrere alle spese pubbliche”. Gli evasori non sono solo parassiti, ma attentano ai diritti, che sono tali solo se di tutti. Nessuno però li condanna. Piuttosto li si invidia e per loro sono pronti i condoni. La solidarietà però si può imparare non solo a scuola. Il lavoro è stato un luogo privilegiato, nelle lotte che hanno teso a migliorarlo e a dare, quindi, alla nostra convivenza repubblicana un più solido fondamento, secondo la previsione dell’articolo 1. La solidarietà prima si apprende, e concretamente si sperimenta, e meglio è.
“Forse è giunto il momento di pensare” alla proposta di Ernesto Rossi, “Abolire la miseria”, scritta in carcere e al confino e ultimata tra il 1941 e il 1942. “Bisogna unire tutte le nostre forze per combattere la miseria per le stesse ragioni per le quali è stato necessario in passato combattere il vaiolo e la peste: perché non ne resti infetto tutto il corpo sociale”. Sono ragioni che la pandemia ha richiamato alla nostra attenzione. Al servizio sanitario e alla scuola si doveva aggiungere, secondo la proposta di Rossi, la fornitura gratuita dei beni essenziali: alloggio, vitto, vestiario. A ciò avrebbe provveduto l’esercito del lavoro, formato da ragazze e ragazzi che, “terminata la loro preparazione scolastica, sarebbero obbligati a prestare servizio in tale esercito, per un certo periodo di tempo: mettiamo due anni”. A proposito degli studi ricordo che la scuola per Rossi doveva essere gratuita per tutti e in tutti i gradi. Inoltre “non si dovrebbe mai fare interrompere gli studi ai giovani che fossero bocciati agli esami, giacché da ogni giovane è sempre possibile tirar fuori qualcosa; ed è interesse collettivo che tutti ottengano un’istruzione completa corrispondente alla loro capacità”.
Nella sua lettera papa Francesco dice del fondamento del “progetto di sviluppo umano integrale… sull’accesso universale a quelle tre T per cui lottate: tierra, techo e trabajo (terra – compresi i suoi frutti, cioè il cibo –, casa e lavoro)”. Sono i beni essenziali dei quali scrive Ernesto Rossi. Giovani che li procurino a sé e a chiunque ne abbia bisogno svolgerebbero la loro personalità nel modo migliore (secondo l’auspicio dell’articolo 2 della Costituzione). Potremmo contare su leve successive di cittadini, formati alla “solidarietà politica, economica e sociale” e quindi su sicuri e crescenti diritti, politici, economici e sociali, per tutti.

Scrive ancora papa Francesco alle donne e agli uomini dei movimenti popolari: “La nostra civiltà̀… ha bisogno di un cambiamento, di un ripensamento, di una rigenerazione. Voi siete i costruttori indispensabili di questo cambiamento ormai improrogabile”. Io penso anche a questo esercito di pace, a questo servizio civile davvero universale, necessario e possibile, intravvisto da Ernesto Rossi ottanta anni fa

Questo articolo è apparso con altro titolo anche sull’edizione in rete della storica rivista del Movimento Nonviolento [www.azionenonviolenta.it]

Bargi (Lega ER): “Regione ER annulli contratti derivati che pesano nelle tasche dei cittadini 228 milioni: lo consente una sentenza della cassazione”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“La Giunta Bonaccini chieda l’annullamento dei contratti derivati stipulati negli scorsi anni e che vincolano la Regione Emilia Romagna fino al 2032”. E’ quanto chiede in un’interrogazione il consigliere regionale della Lega E-R, Stefano Bargi, alla luce della sentenza 8770 del 12 maggio scorso, con cui la Corte di Cassazione ha liberato il Comune di Cattolica (FO) dal vincolo di tre contratti derivati stipulati con la Bnl nel 2003 e 2004.

La pronuncia della Corte Suprema ha infatti sancito la nullità dei contratti derivati stipulati dagli enti pubblici, facendo emergere che la finanza degli enti locali non può avere finalità speculative.

“Anche la Regione Emilia Romagna nel 2004 è inciampata nell’alta finanza speculativa – spiega Bargi – contraendo con gli istituti finanziari Dexia Crediop, Ubm e Jp Morgan una serie di contratti finanziari strutturati (derivati di tasso strutturati). Contratti che rappresentano un fardello insostenibile per i cittadini: ammonta infatti a 228 milioni 189mila e 195 euro il conto monstre che la Regione Emilia-Romagna ha caricato sulle spalle dei contribuenti emiliano-romagnoli sino al 2032”.

“Un’operazione finanziaria – attacca il consigliere leghista – che indica chiaramente la scelta di campo del Partito democratico, il quale ribadisce ancora una volta nei fatti, di stare con le grandi banche d’affari internazionali. Peccato, però, che lo faccia e sempre e solo a spese dei cittadini”.

Da qui la richiesta del Carroccio alla Giunta regionale, sull’esempio di quanto intrapreso dal Comune di Cattolica (FO), “di richiedere l’annullamento dei contratti derivati stipulati nel 2004 con Dexia Crediop, Ubm e Jp Morgan”.

Ripartono i corsi per assistenti domiciliari (badanti) e baby-sitter

Da: Comunicazione sindaco Saletti

I corsi di formazione de progetto Rete Donna riaprono le porte a tutte le donne de l territorio interessate ad ampliare la propria formazione , andando a preparare le lavoratrici che intendano cimentarsi nelle professioni di baby sitting e assistenza alla persona.
“Con l’emergenza covid-19 il progetto si é interrotto sul nascere”- commenta l’Assessore alle Politiche Sociali Francesca Piacentini- “da VENERDì 26 GIUGNO potrà ripartire il corso di formazione per baby sitter, un’occasione per tutte quelle donne che desiderano intraprendere la professione. La ripartenza dei corsi costituisce un’opportunità concreta per chiunque ricerchi un lavoro o abbia esigenze legate alla cura di familiari non autosufficienti.” conclude Piacentini.
Le porte della Sala 2000 si apriranno, dunque, nella mattinata di VENERDì 26 giugno, per ospitare le candidate selezionate nella fase antecedente l’emergenza è avviare il primo ciclo di lezioni formative grazie alla collaborazione di IAL Emilia-Romagna. “Le iscrizioni non sono chiuse”- aggiunge l’Assessore alle Pari Opportunità Francesca Aria Poltronieri- “Questo è un momento di difficoltà per molte persone, la ripresa dall’emergenza non sarà facile, pertanto garantiamo la possibilità di partecipare ai corsi sino alla data del primo incontro, affinché anche questo progetto, avviato già da tempo, possa costituire un’opportunità professionale, oggi più che mai fondamentale”. A questo primo corso seguirà quello per le assistenti familiari, anch’esso gratuito e aperto ad un massimo di 15 donne partecipanti.
Al termine dei singoli percorsi verrà rilasciato un attestato di frequenza e sarà effettuato l’inserimento dei nominativi negli appositi registri che faranno da punto di riferimento per le esigenze delle famiglie in caso di ricerca di una babysitter e o di un assistente familiare.

Record di siccità in Romagna

Da: Ufficio Stampa CER

All’indomani della Giornata Mondiale contro la Desertificazione il Canale Emiliano Romagnolo vuole stimolare una riflessione molto ravvicinata nel tempo e nello spazio facendo una analisi meteoclimatica dell’area che serve e attraversa con inevitabili influenze sull’irrigazione e le colture. Nel comprensorio dell’Emilia Romagna Centro Orientale infatti – sotteso all’influenza diretta dei benefici idrici del Canale Emiliano Romagnolo – la quantità di precipitazioni caduta dall’inizio dell’anno sino a Maggio è stata la più bassa di sempre, registrata dalla nascita del CER negli Anni ‘50. Solo 70 millimetri nel Ferrarese ed in Romagna e circa 90 mm in provincia di Bologna. Un record perfino se comparata alle medie di Israele uno dei paesi più siccitosi in assoluto cui spesso si fa riferimento; la pioggia è stata appena 1/3 di quella caduta ad Haifa e Gerusalemme, un’area del mondo in cui piovono mediamente nello stesso periodo 300-330 millimetri.

Per queste ragioni di estrema necessità l’attività del canale è iniziata con largo anticipo già da fine Febbraio per salvare i trapianti di bietola da seme che rischiavano di essere compromessi irrimediabilmente per la mancanza d’acqua. Sempre in Febbraio hanno rischiato di soccombere alla siccità le produzioni precoci di colture da foglia come gli spinaci destinati all’industria di surgelati. L’appassimento di centinaia di ettari è stato evitato mediante consistenti prelievi dal Fiume Po da parte del Consorzio CER e della successiva ed immediata distribuzione alle aziende agricole da parte dei Consorzi di Bonifica del territorio: Bonifica Renana, della Romagna Occidentale e della Romagna.

Oltre a questo va considerato che l’acqua prelevata dal fiume Po si è resa indispensabile per alimentare, come di consueto, anche a 3 potabilizzatori romagnoli e all’intero complesso petrolchimico di Ravenna, da sempre collegato e associato al sistema idrico CER. L’assoluta mancanza d’acqua di pioggia è proseguita con severità in marzo, aprile e maggio costringendo le aziende agricole ad irrigare anticipatamente ogni coltura erbacea, comprese alcune centinaia di ettari di frumento ed ad iniziare le irrigazioni su tutti i frutteti e vigneti per non compromettere le produzioni con cascole di frutticini indotte dallo stress idrico. Il 2020 ha ulteriormente dimostrato che il cambiamento climatico sta diventando sempre più severo, con incremento delle temperature medie di quasi 2 gradi in Emilia Romagna e conseguente maggiore necessità di irrigazione per compensare i consumi d’acqua accresciuti. Alle “desertiche” piogge registrate sino a maggio sono seguite alcuni acquazzoni nella prima decade di giugno che, seppur positivi, non hanno raggiunto i 120-140 mm e cambiato la situazione, essendo ben inferiori alla metà di quelle di Israele (330 mm), cioè la metà dell’arido Paese. L’acqua sollevata è distribuita dal CER è stata sino alla prima decade di giugno di 130 milioni di metri cubi; un vero record che ha costretto ad un continuo lavoro le elettropompe e tutti i tecnici operativi addetti agli impianti di sollevamento. Fortunatamente, le piogge cadute in Piemonte e Lombardia hanno mantenuto i livelli del Po a quote idonee al prelievo, seppure in continuo preoccupante calo per settimane.

“Mentre l’acqua del Canale Emiliano Romagnolo sta diventando assolutamente irrinunciabile per l’economia e l’ambiente Emiliano romagnolo – hanno sottolineato il Presidente del CER Massimiliano Pederzoli e il direttore generale Paolo Mannini – il cambiamento climatico sta minando la certezza di un sicuro approvvigionamento dal Po. Il CER è perciò in piena operatività con la sua attività di ricerca sul risparmio idrico con irrigazioni di precisione e sistemi di trasporto dell’acqua intelligenti ed anche con intensi strategici lavori di manutenzione e modernizzazione degli impianti e dei rivestimenti del canale più datati”.

Preoccupati dal peggioramento della crisi climatica come ipotesi di studio si sta anche rivalutando un vecchio progetto di costruzione di un grande bacino idrico sull’Appennino Bolognese di 26 milioni di metri cubi in zona Castrola da collegare al canale per integrare le risorse idriche nei periodi di futura crisi idrica.

Coronavirus. Trattamento con Tocilizumab, Aifa certifica che il farmaco non produce effetti positivi sui pazienti trattati

Da: Regione Emilia Romagna

“Sono soddisfatto del fatto che il nostro sistema sanitario abbia contribuito allo studio clinico sull’utilizzo del farmaco Tocilizumab. Anche se l’indagine che è stata condotta non ha portato i risultati in cui si sperava per la cura dei pazienti colpiti da Covid-19, è stato comunque importante farlo. Perché fare ricerca è l’unico modo che abbiamo per combattere la malattia”.

Così l’assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, Raffaele Donini, commenta il risultato reso noto dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) sull’utilizzo del Tocilizumab in pazienti positivi al Covid-19.

Anche i pazienti curati con questo farmaco sul territorio regionale, infatti, sono stati presi a campione nella ricerca nazionale, condotta peraltro senza l’utilizzo di fondi aggiuntivi ma nell’ambito della normale attività clinica, poi sospesa nel momento in cui è risultato evidente che il farmaco non garantisse benefici ulteriori, né – chiaramente – tossicità, già esclusa nella fase di partenza della sperimentazione.

“Fare ricerca- aggiunge Donini- è sempre importante perché, a prescindere dai risultati che in questo caso sostanzialmente attestano la neutralità del farmaco per questo tipo di patologia, si contribuisce ad aumentare la conoscenza. È anche questo un altro passo avanti per la medicina e per la scienza”.

Un contributo straordinario alle Scuole Paritarie

Da: Organizzatori

L’Amministrazione del Comune di Comacchio, con la delibera n. 124 del 11/06/2020, ha approvato l’erogazione di un contributo straordinario di 20 mila euro alle Scuole dell’Infanzia Paritarie del territorio comunale per sostenere le attività scolastiche in questo delicato periodo determinato dall’emergenza dovuta al Covid-19.

Ogni anno, l’Assessorato alle Politiche Educative destina alle Scuole Paritarie (una a Comacchio, una a Volania, una a San Giuseppe e una a Porto Garibaldi) complessivamente 71500 euro, corrispondenti a 6500 euro a sezione, come contributo per le attività educative, convinto della grande importanza che queste hanno per il territorio e per tutte le famiglie comacchiesi. Detto contributo è finalizzato a sostenere la gestione e la qualificazione delle suddette scuole, che ogni anno accolgono circa duecento bambini e garantiscono, insieme alle due Scuole dell’Infanzia Statali di Comacchio e Lido degli Estensi, la copertura di tutta la domanda scolastica della fascia d’età 3-6 anni.

Quest’anno, oltre al contributo ordinario, il Comune ha fortemente voluto erogare un contributo straordinario di 20 mila euro, per aiutare le Scuole a far fronte al periodo d’emergenza, che ha visto la sospensione di tutte le attività e, di conseguenza, anche del pagamento delle rette da parte delle famiglie. “Questa situazione straordinaria ed emergenziale – spiega Maria Chiara Cavalieri, assessore alle Politiche Educative – sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle nostre Scuole Paritarie. Esse costituiscono un servizio essenziale per la collettività in quanto contribuiscono a dare risposta alle esigenze dei bambini che diversamente il Comune di Comacchio non riuscirebbe a soddisfare con la sola offerta pubblica. È per questo che il nostro intervento era assolutamente necessario e abbiamo lavorato duramente per riuscire a ricavare le risorse necessarie”.

L’intento, quindi, è quello di non aggravare ulteriormente il contesto economico già pesantemente compromesso dalle misure di contenimento dell’epidemia, per favorire una ripresa immediata dell’attività educativa appena il superamento dell’emergenza lo consenta.

Questi 20 mila euro, sommandosi al contributo annuale ordinario, costituisce un aiuto importante – di 91500 euro – da parte del Comune alle Scuole Paritarie e, quindi, alle famiglie che usufruiscono dei servizi da esse erogati.

Poggio Renatico: poche certezze sul futuro della polizia locale

Da: SULPL e DICCAP

Il 15 Giugno dopo l’ennesima richiesta dei sindacati Autonomi il Sindaco di Poggio Renatico ha convocato un incontro alla presenza del Comandante Ansaloni.
Nonostante una accesa discussione sulle tematiche portate sul tavolo dai Sindacati, non vi sono state certezze concrete su nessuna delle problematiche ( festivi infrasettimanali, indennità esterne, orario di lavoro per i turnisti ecc…).
Tutte questioni che dimostrano di fatto per l’ennesima volta come all’Amministrazione comunale non interessi molto quanto avviene nel Presidio della Polizia Locale di Poggio Renatico e delle diverse istanze e problematiche sollevate dai Sindacati.
Il Live motive dell’incontro è stato unico: Non si può andar contro chi dirige l’Ufficio Personale di Bondeno.
Alla luce degli esiti dell’incontro tutti gli Agenti del Presidio della Polizia Locale di Poggio Renatico hanno dato mandato ai Sindacati Autonomi di procedere con idonee iniziative sindacali.
Sarà ora il Prefetto di Ferrara a seguito dello Stato di Agitazione che è stato proclamato da DICCAP e SULPL a dover convocare i Sindacati e i rappresentanti del Comune di Poggio Renatico per il tentativo obbligatorio di conciliazione.

PAROLE A CAPO
Ambra Simeone: “io dico che non ha costi un’idea” e altre poesie

Rubrica a cura di Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini

Come per il poeta in versi così per lo scrittore in prosa, la riuscita sta nella felicità dell’espressione verbale, che in qualche caso potrà realizzarsi per folgorazione improvvisa, ma che di regola vuol dire una paziente ricerca del mot juste, della frase in cui ogni parola è insostituibile, dell’accostamento di suoni e di concetti più efficace e denso di significato.”
(Italo Calvino)

io dico che non ha costi un’idea

io penso proprio che non ha costi un’idea,
ma che forse un po’ su ci devi lavorare, quel tanto perché si capisca un poco
non molto, perché altrimenti ti viene su troppo imbellettata,
ma neanche troppo poco, che poi sembra una cretinata,
insomma io penso che non ha costi un’idea,
ma che forse se spendi qualche soldo in più per un libro che ti piace,
questo può fartene venire una buona, che magari ci scrivi su qualcosa di onesto,
e non solo su questo libro, ma anche su tutti gli altri che leggerai,
perché se dico che non ha poi tanti costi un’idea,
è perché l’ho sperimentato, ho preso un’idea e ci ho scritto su questa poesia,
l’idea era di scrivere una poesia sulla creatività, diciamo così,
e allora l’ho scritta, ma non ci sono stata poi tanto tempo a correggerla,
e neppure troppo poco, insomma ci ho messo il tempo che serviva,
così per lanciarla nel mondo e per vedere se qualcuno riusciva a prenderla.
Tratto da: Ho qualcosa da dirti, deComporre Edizioni, 2014

 

alla fine di tutto…

prima che si distrugga lentamente la tua voglia, sbrigati e fai altro
fai tutto quello che possa sembrarti niente di fronte a quella sola voglia,
prima che vi succeda fate altro, un qualcosa che non c’entri affatto
con tutta quella roba innata e maledetta che chiamate ancora voglia,
allontanatevi drasticamente da tutto quello che credete debba far parte
di quel mondo vicino o affine, perché non c’è un mondo abbastanza giusto,
un mondo abbastanza corretto per esprimere la voglia, e tutto quello che pensi
non ne faccia parte può invece farla crescere, la tua strana, estrema voglia
che sia di cantare, dipingere, recitare, scrivere, ammazzare o procreare
la tua unica voglia, prima che svanisca nel nulla o che si perda proprio
quando non volete per nessun motivo perderla, cercate di diluirla per bene
in mezzo a quelle cianfrusaglie varie che non c’entrano niente con un microfono,
una galleria zeppa di gente mal vestita, una tuta fucsia elasticizzata, un palco
con davanti un pubblico che fa finta di essere vivo o una recensione uscita
male sul giornale di cultura locale, salvala la tua voglia, da tutto quel mondo
che pretende di essere quello esatto, non imbavagliarla, lasciala venire su
così dal nulla, da una giornata passata a fare cassa in un piccolo supermercato
dimenticato da dio, fatela riempire di ore passate a sistemare cibo scaduto
su scaffali impolverati, non curatela per giorni, che non è mica una pianticella
del vostro orto, quella roba lì che chiamate voglia è tutto diverso da quello
che vi spacciano come fiori al posto della cruda realtà, che non c’è proprio modo
per coltivarla, nessun modo per farla crescere o attecchire meglio se non ce l’hai,
se non c’è in questo momento, è così che va e se c’è, sarà sempre l’unica per te
quando lo vorrà, e le volte che si farà viva all’improvviso, saranno le migliori,
ricordati di pregare per quelle volte e anche per tutte quelle in cui sarà al posto di:
ore interminate in mezzo al traffico per arrivare a lavoro, poltrone sdrucite
al cinema per vedere un film remake degli anni ’90, giornate spezzate
a recuperare soldi non goduti all’inps, cazzate dette tra colleghi di lavoro
pronti a scappare alla fine del turno, orgasmi inaspettati tra le lenzuola e risate
del vostro compagno, zuppe di ramen mangiate al ristorante fusion per sentirsi
in Giappone e strani sogni mai avverati, che voi lo sapete benissimo che alla fine
saranno le migliori e anche le più vere, quindi davvero evitate di fare tutto quello
che credete possa far parte di quella strana, dolce, maledetta voglia che vorreste
non vi abbandonasse più, perché dovrai farne a meno, quando lei non vorrà
essere scoperta, quando vorrà nascondersi dietro una pagina di un manga
letto nelle ore di buco o persa tra i panni sporchi durante le ore in una lavanderia
a gettoni o nei sorrisi regalati a primavera in un parco assolato, quella voglia prima
che si autodistrugga per sempre, fate conto di viverla senza vergogna, né ansia,
perciò allontanatevi da tutto quel mondo che credete possa essere come un profilo
facebook di quelli inventati, l’identità di quella voglia non la perderai mai, neppure
se ti deciderai alla fine, inesorabilmente, di non averne davvero mai più voglia.
Tratto da: Opinionistica, Liminamentis Edizioni, 2017

 

la compagnia delle parole

da quando perdere la voglia di parlare, da quando sapere comunque di non contare
da quando decidere di non migrare e poi neppure di far entrare nel cuore
un pensiero perso nel nostro cervello, cocciuto, quello di non sapere di valere
da quando perdere la gioia nei tuoi occhi, da quando non accontentarsi di sentire
da quando volere tutto coprire sotto un cappotto di io lo so, invece di capire
tutto quanto c’è da sapere, che c’è da scaldarsi meglio stretti l’uno vicino all’altro
da quando il piacere delle cose invece delle persone, viste da lontano sfocate
da quando diffidare, allontanare, respingere, da quando riciclare, remixare, ripetere
nel circo/lo delle visioni passate e future, da quando niente di vero, di nuovo dall’usato
quello buono, da quando prima è meglio, poi dopo non lo accetto se non rivisitato
da quando creatinina alta e cronico sconforto di una creatività ribassata, senza saldi
da quando riascoltiamo i tuoi vecchi successi e amen, che passati i trentacinque ormai
non sei neppure quello che non sei mai stato, da quando simulare, ricopiare e incollare
un desiderio, diventati inappetenti, da quando il controllo dei forti e lo sterminio dei deboli
e basta solo condividere la voce, la stessa di testa in testa, una sola testa condivisa, e così sia
che poi troppo impegno, troppo amore, troppo guardarsi negli occhi è difficile da fare,
da quando smettere di scrivere per lavorare, da quando investire energie in parole
che valgono un giorno, da quando comunicare per davvero invece di farlo per fantasia,
da quando sentirsi soli in mezzo alla gente, da quando sentirsi pieni a stomaco vuoto
ti avrò sentito dire tutto questo solo una volta e poi cambio di pagina e poi trapasso di vita
eppure sempre la stessa, oppure sempre in strana, insolita, solitaria compagnia.
(Inedito)

Ambra Simeone
Ambra Simeone (1982). Vive a Brugherio (MB). Laureata in Lettere Moderne, con specializzazione in Filologia Moderna con il linguista Giuseppe Antonelli e una tesi dal titolo Lingua e varianti in “Ritorno a Planaval” di Stefano Dal Bianco. Ha esordito con Lingue Cattive (2010). È co-auratrice insieme a Ivan Pozzoni de Il Guastatore – quaderni Neon-Avanguardisti. Ha curato un progetto multi-antologico attorno al tema della scrittura dal titolo Scrivere, un punto interrogativo (deComporre Edizioni). Ha pubblicato testi sulla rivista albanese Kuq e Zi, la belga Il caffè e l’americana Italian Poetry Review. Sue poesie sono apparse su diverse antologie tra le quali: Il Quadernario Blu per Lietocolle a cura di Giampiero Neri e Il rumore delle parole per EditLet a cura di Giorgio Linguaglossa. Nel 2015 ha vinto il premio italo-russo Raduga come giovane narratore italiano, per l’occasione un suo racconto è stato tradotto in russo. Del 2020 la pubblicazione e traduzione in greco di alcuni sue poesie presso l’Istituto italiano di Salonicco.

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