Giorno: 20 Giugno 2020

Coldiretti:  al via le domande per il bonus a fondo perduto per le imprese agricole

Da: Ufficio Stampa

C’è tempo fino al 13 agosto per richiedere il bonus all’Agenzia delle Entrate. I nostri uffici pronti per la necessaria assistenza agli associati.

E’ scattato il via alle domande che potranno essere presentate fino al 13 agosto all’Agenzia delle entrate, esclusivamente in via telematica, per richiedere il contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Rilancio (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio e in fase di conversione parlamentare).

Il contributo, a partire da 1000 euro, è riconosciuto, come spiega la circolare dell’Agenzia delle entrate n. 15/E del 13 giugno 2020, ai “soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita Iva”. La circolare specifica che sono incluse tra i beneficiari «le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa».

Il contributo spetta a condizione che:

– l’attività non sia cessata alla data di presentazione dell’istanza;
– l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 risulti inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Il contributo spetta, tuttavia, anche in assenza del suddetto requisito di riduzione del fatturato ai soggetti che abbiano iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 ovvero che già versavano in stato di emergenza a causa di altri eventi calamitosi formalmente dichiarati alla data dell’insorgere dello stato di emergenza Covid-19.

Possono accedere al contributo i titolari di reddito agrario, i soggetti esercenti attività d’impresa ed i soggetti esercenti arti e professioni, con ricavi o compensi, “non superiori a 5 milioni di euro” nel periodo d’imposta 2019.

L’agevolazione è finalizzata a compensare, almeno in parte, i gravi effetti economici e finanziari che hanno subito determinate categorie di operatori economici a seguito della pandemia che ha colpito il nostro Paese e il resto del mondo. Per informazione gli agricoltori possono rivolgersi agli uffici Coldiretti che forniranno tutta la consulenza necessaria.

Centri Estivi comunali, il sindaco: “Sforzo comune e condiviso per garantire il servizio alle famiglie e aiuti concreti alle paritarie”

Da: Organizzatori

“Ferrara è stata tra le prime città a dare il via ai centri Centri Estivi comunali in piena sicurezza per bambini e operatori. Grazie ad uno sforzo importante, condiviso con il mondo cooperativo e con i sindacati, siamo riusciti a garantire a 320 famiglie la possibilità di accedere al servizio senza aumentare la retta di un centesimo e abbiamo attivato più di 250 posti di lavoro. Lo abbiamo fatto in piena emergenza e con pochi strumenti a disposizione, visto che il Governo era in ritardo su tutto e in particolare proprio sul tema della gestione e della socializzazione di bambini e ragazzi. Come Comune, inoltre, consapevoli del momento difficile per tutti, già nei primi giorni di maggio abbiamo riconosciuto un contributo straordinario di 4000 euro a sezione per tutte le scuole materne paritarie della città, a copertura dei quattro mesi di sospensione forzata delle attività, con una variazione di bilancio da 274.400 euro. Inoltre, come abbiamo dimostrato, siamo stati sempre pronti al confronto su qualsiasi proposta e lo stesso, presidente Fism, Biagio Missanelli è stato invitato al dialogo e alla collaborazione. Per questi motivi non possiamo che essere dispiaciuti di queste polemiche, sollevate con modi e tempi che alimentano il sospetto di un pregiudizio politico. Un pregiudizio che questa volta, però, non colpisce solo l’amministrazione, ma va a toccare anche tutta quella parte di città che, insieme a noi, ha scelto di fare sistema per il bene dei ferraresi”. Così il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, sulla questione Centri Estivi sollevata dal presidente Fism Ferrara.

Sul tema interviene anche l’assessore alle Politiche Sociali, Cristina Coletti: “Il nostro obiettivo più importante, come Comune di Ferrara era, ed è ancora oggi, dare alle famiglie già profondamente provate dall’emergenza sanitaria, risposte concrete nella gestione dei bambini e dei ragazzi. Per questo abbiamo messo in campo uno sforzo straordinario insieme al mondo cooperativo che, da tempo, a Ferrara si occupa dei servizi estivi dedicato all’infanzia e all’adolescenza, e alle sigle sindacali preoccupate di tutelare i lavoratori in un momento tanto difficile sul versante della salute – aggiunge l’assessore i Servizi Sociali, Cristina Coletti – . In queste settimane di lavoro non abbiamo mai escluso dal dialogo nessuna realtà e siamo rimasti sempre in ascolto di proposte o richieste come conferma anche il Protocollo per le attività Oratoriali Estive per le Parrocchie siglato lo scorso 10 giugno con la Curia arcivescovile. Ci sentiamo, dunque, particolarmente sereni nel rimandare al mittente accuse infondate da parte di chi non ha partecipato allo sforzo comune e condiviso di creare un servizio necessario per uscire dall’emergenza economica del paese”

Coronavirus, l’aggiornamento: 28 nuovi positivi, di cui 18 asintomatici individuati attraverso gli screening regionali

Da: Regione Emilia Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 28.198 casi di positività, 28 in più rispetto a ieri, di cui 18 persone asintomatiche individuate attraverso l’attività di screening regionale.

I tamponi effettuati sono 6.315, che raggiungono così complessivamente quota 449.616, più altri 1.754 test sierologici, fatti sempre da ieri.

Le nuove guarigioni sono 34, per un totale di 22.761. Continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi, che a oggi sono 1.207 (-12 rispetto a ieri).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 1.056, -7 rispetto a ieri: oltre l’87,5% di quelle malate. I pazienti in terapia intensiva sono 11, quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 140 (-5).

Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 22.761 (+34): 275 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 22.486 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo, si registrano 6 nuovi decessi: 2 uomini e 4 donne. Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a quota 4.230. Per quanto riguarda la provincia di residenza, 1 decesso in quella di Reggio Emilia e 5 in quella di Bologna.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.535 a Piacenza (+1), 3.628 a Parma (+6, di cui 5 asintomatici da screening regionali), 4.984 (+3) a Reggio Emilia , 3.941 a Modena (+2), a Bologna 4.749 (+9, di cui 4 asintomatici e 5 sintomatici in gran parte legati a focolai individuati in precedenza, tracciati e tutti in isolamento domiciliare), 402 casi positivi a Imola (nessun nuovo caso); 1.011 a Ferrara (+1). I casi di positività in Romagna sono 4.948 (+6), di cui 1.038 a Ravenna (+2), 948 a Forlì (nessun nuovo caso), 784 a Cesena (nessun nuovo caso) e 2.178 a Rimini (+4).

Andos Ferrara – Al via il pilates per le donne operate al seno

Da: Ufficio Stampa

Dopo mesi complicati, per le vicissitudini legate alla pandemia da Covid-19, A.N.D.O.S. odv (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) Comitato di Ferrara, ha messo a punto una serie di iniziative compatibili con questa nuova fase.

La prima attività a essere ripresa è stata la fisioterapia post-intervento, mentre in quest’ultima settimana hanno preso il via i corsi di pilates dedicati alle donne operate, sotto la guida di Barbara Bellagamba, fisioterapista che collabora da anni con l’associazione e che ha all’attivo esperienze specifiche in queste discipline.

Non si tratta del normale pilates da studio, come chiarisce la presidente di A.N.D.O.S. Ferrara: “Non avendo a disposizione spazi appositi al coperto e andando verso la stagione calda, abbiamo pensato ad attività da svolgere all’aperto – spiega Marcella Marchi – per questo abbiamo dato vita al Pilates en plen air, svolto all’interno di un bellissimo spazio verde non troppo lontano dalla città. Mi preme ringraziare Marisa Boggian che ha messo a nostra disposizione il parco e le strutture del suo B&B Il Frattiero di Gualdo (frazione di Voghiera) permettendoci di realizzare questa idea, nata solo poche settimane fa e già divenuta realtà. Attività come queste consentono di guardare con occhi diversi le avversità, facendoci assaporare meglio il tempo e gli spazi che ci circondano”.

A inaugurare i corsi sono intervenuti, oltre alla presidente A.N.D.O.S. Ferrara Marcella Marchi, anche il sindaco di Voghiera Paolo Lupini e la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Ferrara Paola Peruffo.

Per chi fosse interessato ai corsi di pilates all’aperto per donne operate al seno può chiamare il numero: 3284149262

SCUOLA E FORMAZIONE: RIPARTIRE SUBITO E BENE
Il sindacato avanza precise richieste a Provincia e Comune

Da: Cgil Cisl Uil 

Figli, genitori e nonni hanno bisogno di dare priorità alla scuola, per questo, come CGIL, CISL e UIL abbiamo avanzato alcune urgenti richieste alla Presidente della Provincia e ai Sindaci.

È fondamentale far ripartire sin da subito le attività educative e ricreative dedicate ai più piccoli, approfittando del periodo estivo, che consente nei contesti all’aperto la ripresa della socialità, ai tempi del Covid19.

È fondamentale altresì che ciò possa avvenire in tutte le realtà della nostra provincia, per garantire pari opportunità di accesso ai servizi e quindi di educazione e crescita a tutte le bambine e bambini e ragazze e ragazzi del nostro territorio: è la scuola, sono le attività come quelle offerte nei centri estivi, i luoghi dell’accoglienza, dell’integrazione, dello scambio reciproco, dove convivono e vengono valorizzate tutte le differenze senza predeterminare cittadini diseguali.

Nel periodo del lockdown, il digital divide ha accentuato le disuguaglianze e aggravato il fenomeno delle povertà educative, con gravissime ripercussioni per tutti i minori, in particolare per chi vive una condizione di disabilità o con bisogni educativi speciali. Ecco perché chiediamo attenzione alla calmierazione dei costi dei servizi, perché è fondamentale in questa fase che a tutte e tutti venga garantita la possibilità di una loro frequentazione, per risarcirli di un debito di educazione e socialità che gli è stato imposto per lunghissimo tempo.

È urgente la ripresa delle attività educative, di istruzione e formazione in presenza, perché va garantito il diritto all’istruzione che la nostra Costituzione riconosce come diritto fondamentale per la crescita delle persone in condizioni di uguaglianza e libertà, per la formazione delle cittadine e cittadini di domani. Nel corso del lockdown l’istruzione a distanza ha avuto importanti ripercussioni sulle famiglie: mentre molte donne garantivano in condizioni difficili le attività essenziali (occupazioni in larga parte a prevalenza femminile), molte altre donne si sono trovate per mesi nella condizione di dover svolgere la propria occupazione da casa, facendosi carico anche di seguire l’educazione e l’istruzione dei figli. Durante la quarantena si è aggravato il cronico squilibrio nei compiti di cura, oltre alla violenza domestica, peggiorando ulteriormente la condizione di genere. Ecco perché si rende necessario ora più che mai salvaguardare e promuovere l’occupazione femminile. Il nostro Paese scontava già nell’epoca pre-Covid19 il tasso di occupazione femminile più basso d’Europa, e non possiamo permetterci, con una fase recessiva alle porte, un ulteriore peggioramento di questo dato: è provato da tutti gli indicatori che avere più donne al lavoro si traduce in una maggiore crescita per il paese.

È urgente restituire al genere femminile la propria dimensione occupazionale, per evitare un peggioramento della disuguaglianza e della segregazione sociale, investendo ulteriormente e potenziando le politiche pubbliche in materia di welfare e conciliazione.

Come CGIL, CISL e UIL riteniamo sia urgente pianificare il futuro della nostra comunità, serve responsabilità, tempestività e coesione anche per far ripartire la scuola nel migliore dei modi a settembre, in presenza, e bisogna iniziare da ora: le Istituzioni hanno grande responsabilità e le parti sociali possono e vogliono portare il loro contributo.

lettera, vecchia foto, donna

L’ASINTOMATICA, SFORTUNATA MARY
Una storia vera che pare un racconto di E. A. Poe

‘Paziente uno’, ‘paziente zero’, ‘superspreader’, ‘asintomatico’ sono termini che affollano la cronaca medico-sanitaria e sono entrati prepotentemente nel nostro lessico ormai quasi quotidiano, vestendoli di una normalità impressionante, se si pensa che fino qualche mese fa appartenevano solo ed esclusivamente agli addetti ai lavori.
Paziente uno di Codogno, di Piacenza, dell’isola d’Ischia, di Livorno: ogni luogo possiede il proprio, eroici simboli della lotta all’incubo per la sopravvivenza.
Caccia al paziente zero forse tedesco, forse proveniente da qualunque parte d’Europa: una realtà che supera la fantasia del film di Stefan RuzowitzkyPaziente zero”, del 2018, in cui una pandemia trasforma il genere umano in creature violente e genera la ricerca spasmodica di una cura da parte degli ultimi sopravvissuti.
E poi ancora l’esercito di asintomatici, silenziose ‘mine vaganti’ che vengono citate tra un misto di sospetto e timore, contornate da un’aura scura.
Viene in mente la particolare e rocambolesca storia di Mary Mallon (1869-1938), giovane irlandese che emigra negli Stati Uniti da un poverissimo villaggio dell’Irlanda del Nord, ospitata a New York dagli zii e passata alla storia con il triste appellativo di “Typhoid Mary”, Mary la tifoide, perché identificata come portatrice sana della salmonella enterica, responsabile del tifo.

Una storia vera e documentata che rasenta l’incredibile, perfettamente adatta a un racconto inquietante alla E.A. Poe. La giovane Mary cominciò a lavorare nei mesi estivi presso famiglie benestanti di Manhattan, passando poi a collaborazione domestica continuativa come cuoca. Durante la sua permanenza in quelle case, alcuni membri di queste famiglie manifestarono i disturbi tipici del tifo e una lavandaia dipendente ne morì. Nel 1906 andò in servizio come cuoca presso un ricco banchiere, la cui figlia contrasse la malattia poco dopo. Vennero attivati gli accertamenti sanitari necessari su tutti i presenti ma Mary scomparve dalla casa ancor prima che si concludessero le indagini. Dopo varie ricostruzioni, fu chiaro che le famiglie colpite dal tifo erano associate alla presenza della donna, la quale cambiava continuamente nome e spariva regolarmente nei momenti di emergenza.
Mary fu rintracciata a Park Avenue, dove lavorava dopo un ennesimo cambio di identità, tradita, forse per alcol o per soldi, dall’uomo con cui viveva. I tre poliziotti e la dottoressa Baker inviati dal Dipartimento di sanità pubblica per procedere con i prelievi di feci e urine, non riuscirono a cavare  di bocca alla donna una sola parola e il giorno seguente dovettero inseguirla perché fuggita da una finestra. Raggiunta, bloccata e caricata sull’ambulanza, venne portata al Parker Hospital, segnalata come persona pericolosa e inaffidabile.
Nel 1907 venne rinchiusa nell’ospedale Riverside a North Brother Island, in isolamento a tempo indeterminato. Alloggiava nella villetta dell’ex capo infermieri dell’ospedale.
Nel 1910, dopo discussioni, dibattimenti, mozioni e appelli, si presentò davanti al giudice con il suo avvocato e venne prosciolta dall’obbligo di permanenza sull’isola, definita dal magistrato stesso “sfortunata donna”.

Nonostante la diffida a continuare ad esercitare la professione di cuoca, continuò questo lavoro inventando identità fittizie come Mary Brown, Mary Breyhof; riprese il grembiule da cuoca dando l’avvio a una nuova ondata di infetti, compreso un noto ristoratore newyorchese che morì in seguito al contagio.
Nel 1915 era cuoca allo Sloane Hospital di New York, quando 25 persone furono infettate e colpite dal tifo. Allo scoppio dell’epidemia, Mary Mallon fuggì, stanata dal suo nascondiglio non molto più tardi. Questa volta non si ribellò e si consegnò all’autorità quasi con rassegnazione. Fu condotta nuovamente a North Brother Island e messa in quarantena forzata fino alla sua morte, avvenuta nel 1932, dopo che un ictus l’aveva debilitata sei anni prima.

Il tristissimo appellativo ‘Typhoid Mary’, inventato sensazionalmente dalla stampa dell’epoca, le avvalse un infausto posto tra i primati: quello della prima persona asintomatica individuata negli Stati Uniti in un caso di epidemia. Una cinquantina di persone contagiate, un ricordo inglorioso che lascia una lapide presso il St Raymond Cemetery nel Bronx, a memoria di questa donna d’altra epoca, fuggita per tutta la vita da se stessa.

UN PONTILE PER BAURA: Forza Ferraresi… ultimi 2 giorni per finanziare l’illuminazione

Creare un pontile a Baura, piccolo e antico paese che si trova a circa otto chilometri dal centro di Ferrara: era questo l’obiettivo di una campagna di finanziamento lanciata dal basso. Lo scopo era quello di poter fare attraccare le imbarcazioni, come quella della Nena, sulla sponda del Po di Volano che costeggia la frazione ed eventualmente di dotare questo spazio di una panchina e una rastrelliera per biciclette.
La campagna di crowdfunding “Un pontile per Baura”, lanciata dall’Associazione Metropoli di Paesaggio ha superato le più rosee aspettative. La richiesta iniziale era di tremila euro per realizzare a Baura il pontile per l’attracco di piccole imbarcazioni, sul modello di quelli realizzati l’anno scorso a Vigarano Pieve e Ferrara. In un paio di settimane la somma è stata raggiunta. L’associazione a quel punto ha chiesto un piccolo sforzo in più: altri mille euro per rendere più accogliente il pontile con gli elementi di arredo (panchina e porta-bici). Pure il nuovo traguardo è stato tagliato e ora, oltre all’attracco dove ci si può sedere e lasciare legata la bicicletta, si punta a inserire anche un punto-luce per le corse serali del battello. C’è tempo fino alla mezzanotte tra domenica 21 e lunedì 22 giugno 2020 per dare questo ulteriore, strategico contributo. L’associazione Metropoli di paesaggio punta a inaugurare così la nuova piccola darsena in settembre 2020.

Baura – attracco fluviale come “esperienza di paesaggio” (foto Metropoli di paesaggio)

L’associazione Metropoli di Paesaggio è stata ideata da un gruppo di soggetti ferraresi (Ami, Sipro, Città della Cultura/Cultura della Città, Icoor) ed è sostenuta fin dal suo inizio dalla Spal, la gloriosa Società Polisportiva Ars et Labor della squadra di calcio che gioca in serie A.

Pontile di Baura (Ferrara)
Transito di una barca sul Po di Volano

Gli obiettivi di Metropoli di Paesaggio sono quelli di rendere possibili e concrete le idee di mobilità sostenibile ovvero dell’opportunità di utilizzare mezzi di trasporto meno inquinanti e differenziati (bici, nave, treno) per arrivare a destinazione viaggiando sia su terra sia su acqua.Ogni progetto passa attraverso una fase sperimentale che coinvolge i cittadini in modo che possano testare in modo diretto le nuove possibilità di spostamento quotidiano, finalizzate a migliorare la qualità della vita di chi abita e lavora sul territorio, ma anche a creare alternative possibili di visita.
Tutte le info e le modalità di contributo alla campagna di finanziamento si trovano sulla pagina www.ideaginger.it/progetti/un-pontile-per-baura.html

Infrastrutture. Piste ciclabili, ciclo stazioni e progetti per la sicurezza dei ciclisti in città

Da: Regione Emilia Romagna

Arrivano i fondi per le piste ciclabili dell’Emilia-Romagna. Sono oltre 11,5 milioni di euro (11.578.700) complessivi, di cui 4,3 milioni disponibili nel 2020 e 7,2 milioni nel 2021, le risorse stanziate dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture per le ciclovie urbane, la progettazione e la realizzazione di ciclostazioni e gli interventi per la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina.

“Una buona iniezione di liquidità- afferma l’assessore a Mobilità e Infrastrutture, Andrea Corsini- che fa bene all’ambiente e inciderà in modo positivo sullo stile di vita delle persone. Queste risorse destinate dalla ministra De Micheli al nostro territorio si integrano alla perfezione con la strategia della regione che punta a incentivare una mobilità sempre più sostenibile. Ricordo il nostro progetto recente “Bike to work” che premia con 3,3 milioni di euro i 30 Comuni firmatari del Piano aria integrato regionale con finanziamenti fino al 70% per interventi strutturali per realizzare corsie riservate al trasporto pubblico locale e piste ciclabili, oltre ad altre misure per rendere agevole muoversi sulle due ruote in città, poi rimborsi fino al 60% del costo sostenuto per l’acquisto di bici e altri veicoli elettrici, incentivi chilometrici fino a un massimo di 50 euro al mese ai lavoratori che scelgono le due ruote per andare in azienda e fino a 300 euro agli abbonati ferroviari per comprare la bici pieghevole”.

“Un provvedimento- continua Corsini- che si aggiunge ai circa 60 già attivi in Emilia-Romagna per lo sviluppo della mobilità ciclabile e agli oltre 250 km di piste ciclabili, finanziati con circa 35 milioni di euro. Con le risorse del ministero- chiude l’assessore- andiamo a sostenere sempre più uno dei pilastri dell’azione di governo regionale dei prossimi anni, per una viabilità moderna, sicura, efficiente nel rispetto dell’ambiente e del territorio”.

Questa la ripartizione dei fondi sulla base della popolazione residente.

Per la Città Metropolitana di Bologna sono previsti 2.677.277 milioni di euro (di cui 1.003,546 sul 2020), per il Comune di Bologna 2.025.909 milioni (759.388 euro sul 2020); per il Comune di Parma 974.229 euro (355.058 sul 2020); per il Comune di Modena 911.001 euro (341.478 sul 2020); per il Comune di Reggio Emilia 860.238 euro (322.450 sul 2020); per il Comune di Ravenna 809.375 euro (303.385 sul 2020); per il Comune di Rimini 784.231 euro (293.960 sul 2020); per il Comune di Ferrara 718.509 euro (269.325 sul 2020); per il Comune di Forlì 667.937 euro (250.368 sul 2020); per il Comune di Piacenza 368.777 euro (138.232 sul 2020); per il Comune di Cesena 344.893 euro (129.279 sul 2020); per il Comune di Carpi 254.868 euro (95.534 sul 2020); per il Comune di Faenza 208.458 euro (78.138 sul 2020).

LE VOCI (DIMENTICATE) DELLO SPETTACOLO
riempiono piazza Maggiore: “Indennità e Tutele per il futuro”

Da: CdLT Cgil

Dopo oramai quattro mesi senza alcuna indennità, le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo hanno scelto un altro palco per fare sentire la propria voce. Lavoratrici e lavoratori dei teatri, dei cinema, delle cooperative di spettacolo, delle fondazioni lirico sinfoniche, del cineaudiovisivo, delle troupes cinematografiche, e poi scritturati, intermittenti, professionisti con partita, artisti, musicisti, lavoratori dei concerti live, tutte e tutti hanno riempito piazza Maggiore questa mattina (con mascherine e in mano un metro per il corretto distanziamento) per rivendicare quei diritti che dall’inizio dell’emergenza sanitaria ad oggi il Governo ha dimenticato.
“Nonostante le battaglie del sindacato, che ha portato dopo un lungo braccio di ferro al riconoscimento del bonus di 600 euro mensili per marzo, aprile e maggio, in molti casi non solo un euro è stato ancora incassato da queste lavoratrici e da questi lavoratori”, denuncia Antonio Rossa, coordinatore regionale Produzione Culturale SLC. “Oggi abbiamo deciso di dare visibilità al mondo dello spettacolo, un settore che ha chiuso per primo e sarà uno degli ultimi a riaprire tra tante difficoltà. Da mesi queste persone non percepiscono nulla, una situazione drammatica”, ha spiegato il coordinatore regionale della SLC CGIL Emilia-Romagna Giuseppe Ledda.
Nasce da qui l’esigenza di una mobilitazione regionale, la prima in Italia, per chiedere il pagamento immediato delle Casse in deroga e delle indennità richieste (marzo, aprile e maggio) che, rivendica la SLC, devono essere prorogate per tutti i mesi in cui gli effetti dell’emergenza sanitaria dovessero ancora penalizzare gli spettacoli e le produzioni cinematografiche. In piedi sul Crescentone dalle 10 fino alle 13, anche per chiedere che la ripartenza avvenga in sicurezza e con il rilancio degli investimenti pubblici.
“A quelli nazionali già previsti – ha aggiunto Ledda –, per far ripartire davvero l’articolato mondo dello spettacolo servono anche quelli aggiuntivi della Regione e degli enti locali del nostro territorio. Perché questo settore non è un hobby, come molti sembrano credere, ma un settore vivo che ha bisogno di risposte”. Una risposta, che guarda anche al post emergenza, è arrivata proprio in mattinata dall’assessore alla Cultura del Comune di Bologna Matteo Lepore, che ha raggiunto i manifestanti in piazza Maggiore annunciando la disponibilità all’istituzione di un osservatorio per gli spettacoli dal vivo. “L’obiettivo dell’osservatorio, che riteniamo necessario estendere anche a livello regionale – spiega Giulia Santoro, segretaria provinciale SLC Bologna –, sarà quello di sottoscrivere e condividere un protocollo con le parti sociali dove le istituzioni si impegnano a mettere in campo risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste, e al rispetto dei Contratti collettivi nazionali che regolano il settore, soprattutto in materia di appalti e di emersione del lavoro nero”.
Il post emergenza passa però anche dall’istituzione “di un ammortizzatore di continuità – conclude Rossa – proprio per chi, come è il caso del mondo dello spettacolo, ha un lavoro discontinuo. Solo così oltre questa crisi si potrà costruire un futuro che dia il giusto riconoscimento e le necessarie tutele alle lavoratrici ed ai lavoratori dello spettacolo”.
In questo senso l’impegno di tutta la SLC CGIL Emilia Romagna passa anche dalla recente nascita di una sezione specifica per gli spettacoli dal vivo, con l’intento di far fronte alle tante specificità che caratterizzano questo settore.

Il Pd e gli altri gruppi di maggioranza in Regione hanno incontrato i vertici regionali dei sindacati Cgil, Cisl, Uil

Da: Ufficio Stampa Gruppo Partito Democratico

I consiglieri dem: “Nel nuovo Patto per il Lavoro le sfide dell’era post-Covid e una riorganizzazione delle modalità lavorative e dei servizi”

“Il nuovo patto del lavoro dovrà essere l’occasione di riprendere in mano sfide importanti che l’emergenza Covid ha fatto riemergere in tutta l’urgenza e drammaticità”. I consiglieri del gruppo PD lo dichiarano ai margini di uno degli incontri di confronto con gli skateholder regionali programmati dalla capogruppo Marcella Zappaterra.

I dem si sono confrontati insieme ai colleghi della maggioranza (Europa Verde, Emilia-Romagna coraggiosa e lista Bonaccini), con i tre segretari regionali del sindacato Gino Giove-Cigl, Filippo Pieri-Cisl e Giuliano Zignani-Uil.

Serve una visione capace di riorganizzare quanto l’emergenza Covid ha già ‘scardinato’. In primis il rischio di impennata della disoccupazione una volta che ci sarà lo sblocco dei licenziamenti nel prossimo autunno, che si unisce al fenomeno degli invisibili, stagionali e precari, soprattutto del turismo e del commercio, che il lavoro non lo hanno più trovato. Ma tutta l’organizzazione del lavoro deve uscire rinnovata e rafforzata dal dopo Covid con un focus sullo smartworking a cui deve essere data una cornice normativa e dignità perché non sia solamente ‘home work’, sulla riorganizzazione dei servizi e sul tema sempre attuale della partecipazione dei lavoratori nelle imprese.

‘L’emergenza Covid ha enfatizzato problematiche e nuove opportunità che devono trovare soluzioni concrete in programmazione e risorse, a partire dalla riscrittura del nuovo Patto del Lavoro’ – concordano la triade sindacale e i rappresentanti di maggioranza dell’Assemblea Legislativa regionale. – Sostenibilità, qualità del lavoro, digitalizzazione, legalità sono gli assi su dovrà essere declinato il nuovo documento che scaturirà dalla condivisione delle organizzazioni emiliano romagnole con il governo regionale. Va ridisegnato un nuovo patto sociale per non lasciare che il Covid, oltre a stravolgere le nostre vite, travolga una tradizione di diritti su cui l’Emilia-Romagna ha basato la sua storia”.

Il Direttore Generale Damiano: “Sostegno al territorio e potenziamento dei nostri servizi: gli investimenti non si fermano”

Da: Ufficio Relazioni Esterne – Cassa di Risparmio di Cento

La Cassa di Risparmio di Cento prosegue nella realizzazione delle iniziative previste dal piano industriale 2020-2022.

Le difficoltà causate dall’emergenza sanitaria degli ultimi mesi non hanno inciso sugli obiettivi di sviluppo ed efficientamento che stanno guidando la Cassa di Risparmio di Cento dopo l’approvazione del piano industriale. Per far fronte alle richieste pervenute da marzo ad oggi, infatti, la Cassa ha messo in campo una task force che ha gestito oltre 2000 pratiche di moratoria sui finanziamenti e più di 900 richieste di liquidità, dimostrando flessibilità e confermando di essere un solido punto di riferimento per il territorio.

Parallelamente alla gestione delle pratiche Covid, come previsto dal piano, nei giorni scorsi la Cassa ha portato a termine il trasferimento di due delle cinque agenzie – Stiatico e Sassuolo – delle quali è previsto l’atterraggio nelle filiali limitrofe. Queste ultime saranno in tal modo potenziate per qualità e personale, in modo da soddisfare le richieste della clientela a 360 gradi, grazie a squadre più compatte composte da diversi specialisti in materia di investimenti, assicurazioni e credito.

“Già da diversi anni, la Cassa ha intrapreso un percorso di investimenti volti a digitalizzare i propri prodotti e servizi per renderli accessibili ed immediati anche senza recarsi in filiale, ma la consulenza dei professionisti in carne ed ossa resterà sempre il cardine del servizio offerto ai nostri clienti – ha dichiarato il Direttore Generale, Ivan Damiano – L’accorpamento di alcune delle nostre filiali ci consentirà in modo più efficace di continuare ad offrire tutti i servizi all’altezza dei più alti standard di qualità ed efficienza, garantendo comunque la nostra storica presenza capillare sul territorio per essere vicini alle esigenze quotidiane dei nostri clienti”

Come previsto dal piano industriale, la Cassa sta continuando ad ampliare la propria offerta digitale. Lo dimostra la recente sottoscrizione della partnership con la start up Pay Do Srl, fintech che ha consentito di ampliare ulteriormente i servizi di pagamento disponibili nella piattaforma di internet banking di Caricento, BEE BANK, grazie a Plick. Questa nuova funzione consente il trasferimento di denaro anche senza conoscere l’iban del beneficiario, ma unicamente il numero di cellulare o l’indirizzo email.

Infine, la Cassa continua a rimanere un partner di primo livello anche per le soluzioni di gestione del risparmio delle famiglie. A questo proposito, prossimamente la Cassa renderà disponibili anche nuovi prodotti che andranno ad arricchire l’attuale offerta, garantendo ai clienti una gamma più completa di servizi di investimento, con particolare riferimento ai servizi di gestione e trasferimento del patrimonio.

Ultime fatiche per i giovani maturandi dell’istituto Rita Levi Montalcini di Argenta e Portomaggiore

Da: Addetti stampa

Emozione alle stelle per gli studenti dei tre indirizzi del Montalcini (Liceo, Tecnico e Professionale), impegnati in questi giorni negli Esami di Stato nell’ambito di una maturità che, sicuramente non dimenticheranno facilmente.

Emozione dovuta non soltanto alla ” normale” ansia da esame, ma soprattutto al fatto di aver varcato le porte della scuola, dopo quattro mesi di lontananza fisica dalle aule.

Dopo i lunghi e non sempre facili mesi della didattica a distanza, in cui hanno potuto comunicare con compagni e professori soltanto attraverso lo schermo di un computer, i giovani studenti hanno rivisto di persona i loro insegnanti, naturalmente con i dovuti dispositivi di sicurezza stabiliti dal Ministero della Pubblica Istruzione .

Risale al 16 Maggio, infatti, l’Ordinanza Ministeriale dove vengono definiti gli ultimi dettagli di una maturità che passerà alla storia come la maturità del Covid19.

I maturandi del 2020 potranno così’ affermare di aver contribuito a scrivere una pagina della storia della scuola che i loro figli si troveranno forse a studiare tra diversi anni.

Cinque i momenti salienti in cui si articola il colloquio orale, unica prova prevista dalla maturità 2020: in un’ora di colloquio, gli studenti dovranno dimostrare di aver conseguito le competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro o un percorso universitario.

Visibilmente emozionati ma, al tempo stesso, soddisfatti di poter vedere i loro insegnanti, seppure con il volto seminascosto da una mascherina, gli studenti hanno affrontato una delle loro prove più importanti, proprio perchè segna la fine del percorso di studio delle scuole superiori.

Si comincia con la discussione di un elaborato riguardante le materie di indirizzo che i giovani hanno dovuto inviare alla commissione entro il 13 Giugno, per procedere , poi, alla trattazione interdisciplinare di argomenti scelti dai docenti sulla base di testi e documenti.

I futuri diplomati dovranno inoltre esporre un elaborato relativo al percorso per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) e rispondere a quesiti legati a trattazioni tematiche di Cittadinanza e Costituzione.

Una prova sicuramente impegnativa che i ragazzi stanno però affrontando con determinazione e senso di responsabilità dopo la grande prova di questi ultimi mesi della Didattica A Distanza (DAD) che li ha fatti crescere e maturare come ‘persone’.

La parola chiave che connota più fedelmente questa maturità 2020, non solo al Montalcini, ma, sicuramente, in tutti gli Istituti Superiori del nostro paese è disponibilità, una disponibilità che deve venire dai docenti membri delle commissioni, dai presidenti, cui va il merito di aver saputo mettere a loro agio i ragazzi attraverso un clima di serenità e di sicurezza che ha riprodotto quella situazione di ‘normalità’ alla quale tanto aspiriamo.

PRESTO DI MATTINA
Monaci ed eremiti, gli innamorati del futuro

“Terrificanti e dolcissimi zen cristiani”: ricorrendo a questa efficace immagine Cristina Campo definisce i Padri del deserto, le cui storie assomigliano infatti ai koan usati nello zen: frasi paradossali, racconti brevi da meditare in compagnia di un maestro, per risvegliare la coscienza profonda, il centro della persona e il rapporto con le cose. Essi fiorirono nell’arco di tre secoli, dal III al VI secolo, come reazione al “pericolo latente e mortale” ‒ così lo chiama Cristina Campo ‒ di un compromesso del cristianesimo col mondo. Se infatti nel 313 con l’editto di tolleranza di Costantino che annullò l’ordine di Commodo per il quale “i cristiani non dovevano esistere”, i credenti in Cristo ritrovarono il loro diritto di vivere, si manifestava in essi anche la tentazione di scendere a patti con il potere; un pericolo reale, sempre risorgente, che persiste tutt’oggi, anche dopo 18 secoli, di rendere senza vita, senza testimoni, irrilevante tra la gente, il bel nome cristiano.

Profezia evangelica fu dunque quel tempo nel deserto, contestazione non violenta ma radicale ‒ come all’epoca dei martiri ‒ di un potere imperiale che allora aveva cambiato faccia e religione. La lotta per la difesa del cristianesimo continuava, sebbene non dal di fuori, ma interiormente, per purificare il cuore e resistere a quelle potenze che assoggettano l’uomo e gli rubano la libertà, ovvero ‒ come scrive Giovanni nelle sue lettere (1Gv 2,16) ‒ “la superbia della vita, le concupiscenze dell’uomo vecchio e dei suoi occhi, che bramano possedere”. Il campo di battaglia non era più l’arena degli spettacoli circensi, ma le spelonche in cui questi mistici dimoravano, circondati da bestie selvatiche a figura di quel “leone ruggente”, il divisore, “che si aggira cercando una preda da divorare” (1Pt 5,8).

Da essi scaturiva una profezia ri-generativa di un nuovo inizio evangelico, di una nuova seminagione e primizia di umanità, da attendersi finalmente inclusiva e ospitale; una comunità innamorata del futuro, di quel tesoro nascosto nel campo, che cela beni invisibili non solo nella fenditura della storia, ma nell’interiorità di ogni uomo: “secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 2,13). Una comunità priva di gerarchie e distinzioni perché composta tutta da figli di pari grado: “Tutti voi infatti siete figli di Dio… vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,13).

Così Cristina Campo: “Mentre i cristiani di Alessandria, di Costantinopoli, di Roma, rientravano nella normalità dei giorni e dei diritti, alcuni asceti, atterriti da quel possibile accordo, ne uscivano correndo, affondavano nei deserti di Scete e di Nitria, di Palestina e di Siria. Affondavano nel radicale silenzio che solo alcuni loro detti avrebbero solcato, bolidi infuocati in un cielo insondabile” (C. Campo, I detti e fatti dei Padri del deserto, Milano 1975, p.13-14).

Il monachesimo nasce con Abba Antonio, l’egiziano, del quale il vescovo Atanasio di Alessandria scrisse la vita. Monaco da mónos ‘solo’, ‘in solitudine’; ma una solitudine di relazione, alimentata dalla Parola, di cui il monaco è interlocutore e interprete, sino a rendere manifesta una presenza dialogante. “Solus cum solo”: così infatti viene descritta l’esperienza eremitica e mistica, volta a ritrovare il centro profondo e unitivo della propria vita disseminata all’esterno. Una ricerca di sé stessi attraverso la ricerca di Dio, un cammino di personalizzazione nello Spirito del Cristo che accorda le differenze, libera dalle manipolazioni, guarisce dalla bulimia e anoressia spirituali risanando la ferita che tiene lontani lo spirito e le cose, riaccendendo quella brace soffocata dalla cenere del gusto di vivere.

Questo stesso Spirito, dimorando nella Parola di Dio, nei segni della fede e nei poveri, si offre all’incontro, mette in un cammino di fraternità e amicizia spirituali. Come un tappeto che continua a essere tessuto da qualcuno per qualcun altro ‒ è ancora una metafora di Cristina Campo ‒ i padri del deserto rivivono per tutti i cristiani quella provvidenza di amore: “Provvidenza” – insegna Antonio – “è il Verbo di Dio che compie sé stesso e dà forma alla sostanza che costituisce questo mondo. In questo divino tappeto è lecito all’uomo intessere sé stesso col filo magico di quell’amore che porta il nome strano di Comunione dei Santi. Tutti i portenti, tutte le conversioni, tutte le grazie di cui narrano le storie dei Padri del deserto sono largiti a qualcuno ‘per la pena che s’è assunto’ qualcuno per qualcun altro, per la privazione e l’umiliazione che qualcun altro ha accettato”. Come non pensare che così è accaduto anche per noi, poco o tanto, in ragione dell’amore che abbiamo ricevuto da qualcun altro.

Il monachesimo non è dunque fuga dalla terra per il cielo, o peggio disprezzo e distacco insensato dalla vita. Che, anzi, è presa ‘con lievi mani’, con ‘sprezzatura’ ‒ direbbe Cristina Campo negli Imperdonabili ‒ dove sprezzatura “è ritmo morale, è la musica di una grazia interiore; è il tempo nel quale si manifesta la compiuta libertà di un destino“. E continua l’Autrice introducendo i Detti e fatti: “La contesa con le potenze tenebrose che stringono d’assedio la mente è vinta, capovolgendo tutti i metodi naturali di lotta, secondo una specie di aikido spirituale (un’arte marziale a mani nude o con armi bianche) nel quale le energie aggressive del nemico sono per così dire utilizzate anziché respinte, il loro impeto assecondato fino a rovesciarlo nel suo opposto. È la santa sprezzatura del Vangelo e di quei piccoli vangeli che sono le fiabe. A chi ti chiede la tunica, e tu dà anche il mantello; e a chi ti angaria un miglio, tu vai con lui per due. Se un uomo o un demonio ti accusa, tu raddoppia l’accusa; se un uomo o un demone ti minaccia, tu mostrati avido di una più tremenda minaccia. Vegliardo, che farai, poiché ti restano ancora cinquant’anni da vivere [e da soffrire]? Mi avete grandemente afflitto poiché mi ero preparato a vivere duecento anni” (ivi, 211).

Il monachesimo assomiglia all’evangelica vite del Cristo, quella della sua umanità, i cui tralci portano tanto più frutto quanto più vengono potati. Ne ritrovo l’immagine proprio in taluni detti dei Padri, come quello di Abba Iperechio, il quale, per aver ritrovato la vitalità delle proprie radici, affermò: “L’albero della vita è in alto e vi ascende l’umiltà del Cristo ed anche noi solo se il nostro cuore è umile”. Senza dimenticare Abba Efrem che “quando era fanciullo, fece un sogno o ebbe una visione, per la quale un tralcio usciva dalla sua bocca, si ingrandiva e riempiva ogni cosa sotto il cielo; esso era carico di grappoli. Vennero tutti gli uccelli del cielo a mangiare i frutti della vite, ma quanto più ne mangiavano, tanto più l’uva aumentava”.

Una figura particolarmente significativa di questa esperienza mistica, umana e cristiana della ricerca di un fondamento e del luogo dell’altro, per giungere alle profondità e alle estensioni del proprio cuore sparpagliato, è l’immagine ‒ cara a Michel de Certeau, che la riferiva a Pierre Favre uno dei compagni di Ignazio di Loyola ‒ dell’albero capovolto con le radici celesti e i rami in basso, le foglie disseminate che lasciano cadere i frutti sulla terra. Qui sta il luogo dove altezza e profondità, cielo e terra, si guardano negli occhi e si cingono in un abbraccio, ovvero ‒ detto con il salmista ‒ dove “misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Sal 84, 11-12).

Anche nella mistica ebraica, secondo la Qabbalah, l’albero della vita assume simbolicamente la forma di un albero rovesciato su di sé, chiamato “albero sefirotico” che si compone di tre parti, simboli di altrettante vie, che sono l’amore, la compassione e la forza. I sefirot ‒ nel numero di dieci ‒ sono luci, energie, emanazioni che rappresentano le qualità e gli strumenti di Dio, ed esprimono l’irradiarsi della sua energia dal cielo sulla terra, con successive e diversificate mediazioni. In alto il trascendente, l’ineffabile la cui energia fontale è rappresentata dalla prima luce che ha nome ‘Corona’, per tenerla distinta dalla Testa che è incoronata. Si arriva discendendo all’ultima delle dieci emanazioni, che ha nome ‘Regno’ e rappresenta i frutti che dai rami scendono verso terra. Esso ricorda il racconto genesiaco della scala di Giacobbe, con gli angeli ascendenti e discendenti: luogo di comunicazione tra il cielo e la terra per far udire ancora la sua fedeltà all’alleanza, la benedizione premessa e rinnovata, non solo ad Abramo e alla sua discendenza, ma attraverso di lui a una moltitudine che non si può contare, perché pari alle stelle del cielo e ai granelli di sabbia in riva al mare.

Le dieci luci, o sorgenti di grazia, aiutano coloro che cercano Dio e camminano nelle sue vie ad andare a Lui con tutto il cuore, agendo secondo la sua volontà. Lo aveva ben compreso Abba Iperechio, di cui uno dei più citati apoftegmi recita: “Abbi sempre nello spirito il Regno dei Cieli, e presto l’avrai in eredità”.

Ogni sabato mattina su Ferraraitalia, appuntamento con la rubrica di Andrea Zerbini PRESTO DI MATTINA.
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FOGLI ERRANTI
SCAMPOLI DI LOCKDOWN (1) – Appuntamento al buio

di Giovanna De Simone

“Scusi signora…”, mi chiede il poliziotto mentre, in auto con il suo collega, mi si affianca abbassando il finestrino.
Sono le 22.13 di una calda nottata primaverile e io sono seduta su una panchina di ferro nella piazzetta lastricata di Porta Paola. Quella dove al venerdì facevano il mercato.
In quest’epoca di coronavirus mi sono data un piccolo appuntamento serale. Come una coccola, come un amante, come le carezze prima di dormire.
Alle dieci di sera, nell’ora del coprifuoco più serrato, quando sono tutti sdraiati sui divani a smaltire l’ultimo TG con il suo inesorabile bollettino, io esco a buttare la spazzatura.
Ho ideato un sistema di sacchetti piccoli in cui stiparla, così che a fine giornata almeno uno è irrimediabilmente pieno.
Quando sono le dieci, e fuori non si ode altra voce, io esco.
Butto la spazzatura e mi vado a sedere sulla panchina di Porta Paola, che dista solo 30 passi dal mio condominio.
Sto li, annuso l’aria, guardo la luna, mi fumo una sigaretta, smanetto con il cellulare.
“Signora scusi…”, scende dall’auto il poliziotto in divisa. Bell’uomo direi, ma chissà, in questa quarantena qualsiasi uomo mi sembra desiderabile. “Cosa sta facendo seduta fuori a quest’ora della sera?”
Insieme ai riders in giro per le strade deserte, ci sono loro, i vigilanti della notte. Poliziotti, vigili, carabinieri, guardia di finanza, a far rispettare il coprifuoco a suon di denunce, perché noi esseri umani siamo troppo cretini, e un nemico minuscolo e invisibile che ci uccide alle spalle ancora non ci fa paura.
“Mm”, dico imbarazzata. “Ero andata a buttare la spazzatura ma il bidone dell’umido è pieno…guardi!”, mostro come un alibi il sacchetto maleodorante di fianco a me.
L’uomo mi guarda sorridendo, “vabbè”, mi dice come una promessa, “facciamo che io tra 5 minuti ripasso. Se la ritrovo ancora qui mi tocca farle una multa”, e si allontana strizzandomi l’occhio.
Io abbasso lo sguardo arrossendo, pur sempre sensibile alla divisa. Prendo il mio sacchetto e mi avvio verso casa, quasi contenta nonostante la tuta, la spazzatura che puzza, le sopracciglia di Frida Kahlo, i capelli raccolti con il mollettone rosa.
In quest’epoca di coronavirus basta un attimo per sentirsi ancora una donna.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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