Giorno: 27 Giugno 2020

Coronavirus, l’aggiornamento: 42 nuovi positivi, di cui 34 asintomatici individuati attraverso gli screening regionali e l’attività di tracciamento

Da: Regione Emilia Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 28.435 casi di positività, 42 in più rispetto a ieri, di cui 34 persone asintomatiche individuate attraverso l’attività di screening regionale.

Dei 42 nuovi casi, 19 riguardano la provincia di Bologna e di questi 11 sono riferiti al focolaio già ampiamente noto a Bologna in una azienda della logistica.
I nuovi tamponi effettuati da ieri in Emilia-Romagna sono 4.368, che raggiungono così complessivamente quota 483.309, a cui si aggiungono altri 756 test sierologici, fatti sempre nelle ultime ventiquattro ore.
Le nuove guarigioni sono 45 per un totale di 23.142, l’81% dei contagiati da inizio crisi. Continuano a calare i casi attivi, e cioè il numero di malati effettivi, che a oggi sono 1.041 (-3 rispetto a ieri).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi, che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 924, una in meno rispetto a ieri, l’88,4% di quelle malate. I pazienti in terapia intensiva sono 11, uno in meno rispetto a ieri, quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 106 (-3).
Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 23.142 (+45): 251 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 22.891 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Non si registra alcun decesso. Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a quota 4.252.
Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.544 a Piacenza (+2), 3.645 a Parma (+2), 5.002 a Reggio Emilia (+1), 3.946 a Modena (+1), 4.888 a Bologna (+19); 404 casi positivi a Imola (+1); 1.017 a Ferrara (+1). I casi di positività in Romagna sono 4.989 (+15), di cui 1.048 a Ravenna (+6), 959 a Forlì (+1), 791 a Cesena (+2) e 2.191 a Rimini (+6).

Coldiretti, crack da 1,5 mld, fiori italiani in piazza

Da: Ufficio Stampa Coldiretti

Un crack da oltre1,5 miliardi e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro per il settore delle piante e dei fiori Made in Italy è la drammatica conseguenza, dai vivai ai negozi della pandemia da coronavirus che con il blocco di matrimoni, eventi e cerimonie ha colpito un settore strategico per il Paese. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’iniziativa “Ripartiamo con un fiore” che a livello nazionale ha portato in piazza il grido di dolore degli operatori che con fiori e fronde hanno realizzato decorazioni artistiche in piazze, strade, panchine, statue, fontane e scalinate ma anche gondole e le tradizionali botticelle romane, per ribadire la voglia di resistere e ripartire per continuare a garantire ai consumatori il meglio della produzione Made in Italy.

Per l’Emilia-Romagna, dove le perdite per il settore si aggirano attorno al 40%, la scelta è caduta sul Parco Fellini, dove la celebre machina fotografica è stata adornata dai fiori del vivaio Barbieri e Belleffi assieme a “Rose e fiori” di Bagnacavallo, in collaborazione con AFFI (Associazione Floricoltori e Fioristi Italiani) e Federfiori, con un allestimento curato da Raffaele Nigro e Mara Verbena.

Con la crisi generata dal Covid 19 ha provocato il crollo del fatturato e stravolto i bilanci delle aziende, le opere floreali della durata di 24 ore per l’iniziativa “Ripartiamo con un fiore” rappresentano – sottolinea la Coldiretti – la richiesta di aiuto un settore strategico per l’economia, il lavoro e la qualità della vita messo a rischio prima dalla concorrenza sleale di importazioni dall’estero e adesso dal crollo delle vendite causato dalla pandemia con il record storico negativo di miliardi piante e fiori mandati al macero.

Una situazione senza precedenti nella storia dell’Italia – evidenzia Coldiretti – dove per effetto delle misure di sicurezza anti virus e dei timori legati al contagio sono stati rinviati, addirittura al prossimo anno, quasi 60mila matrimoni, ai quali si aggiungono mancate cresime, comunioni, battesimi, eventi pubblici, fiere e assemblee, con la sospensione persino dei funerali e la chiusura dei cimiteri, in un periodo in cui per molte aziende si realizza oltre il 75% del fatturato annuale, grazie anche ai tanti appassionati dal pollice verde che con l’aprirsi della stagione riempiono di piante e fiori case, balconi e giardini.

Un vero e proprio tsunami per il settore florovivaistico al quale la pandemia ha creato problemi all’export con blocchi al confine e in dogana di tanti paesi Ue ed extra Ue, con ritardi e difficoltà nei trasporti e nella vendita. Il risultato – precisa la Coldiretti – è stata la perdita di fiori e piante appassiti e distrutti nei vivai in Italia. A rischio c’è il futuro di un settore chiave del Made in Italy agroalimentare – ricorda la Coldiretti, con il valore della produzione italiana di fiori e piante stimato in 2,57 miliardi di euro.

Nel comparto – rileva la Coldiretti – sono coinvolte 27mila imprese con circa 200mila posti di lavoro che ora si trovano in gravissime difficoltà. Il settore – secondo la Coldiretti – ha bisogno di misure urgenti per dare liquidità alle aziende senza la quale non potranno essere avviati nuovi cicli colturali per la ripresa delle attività commerciali normali che si stima, visto il decorso dell’emergenza sanitaria e la stagionalità del settore, non avverrà prima di settembre.

Per salvare imprese e posti di lavoro sono necessari interventi urgenti e concreti su tutte le scadenze, fiscali e non, per la gestione dei dipendenti e l’accesso agli ammortizzatori sociali. La Coldiretti ha chiesto indennizzi a fondo perduto per coprire i danni subiti dalle imprese e garantire la liquidità necessaria a ripartire con i nuovi cicli produttivi, esonerando il settore dal pagamento di imposte e tasse e dei contributi previdenziali e assistenziali per il 2020. Inoltre – evidenzia Coldiretti – vanno potenziate e allargate le misure previste per il Bonus Verde, oltre a rilanciare le esportazioni attraverso una adeguata attività diplomatica per la rimozione dei blocchi fitosanitari che – sottolinea la Coldiretti – ancora sussistono per le produzioni vivaistiche italiane in alcuni paesi. Per aprire nuovi mercati – conclude Coldiretti – va finanziata la promozione del settore e dei consumi nazionali ed esteri per un vero rilancio di piante e fiori Made in Italy.

Simone Saletti e Fabio Bergamini: «Confronto continuo con esperti nella formazione e nell’economia: il futuro e’ una gestione in rete delle opportunità»

Da: Ufficio stampa Fabio Bergmini

«Il futuro sarà sempre più orientato verso chi saprà gestire le risorse in rete: fenomeni come il co-workgin e le opportunità che le nuove tecnologie portano con sé, devono poter essere metabolizzate e valorizzate. Per arrivare al nostro obiettivo, è importante continuare a confrontarsi con tutti: associazioni di categoria, centri di formazione professionale ed esperti del mondo economico». Il sentiero per il rilancio, nella “Fase 3” dell’emergenza “Coronavirus” e per il futuro, è tracciato. A parlarne sono stati nei giorni scorsi il consigliere regionale della Lega, Fabio Bergamini, assieme al sindaco di Bondeno, Simone Saletti, ed Andrea Rossi, esperto di temi economici e formativi. Rossi è tornato a Bondeno, giusto due anni dopo l’organizzazione del convegno di “Form Impresa”, svoltosi nel centro polifunzionale di via Autieri e con il quale venne avviata una serie di progetti dedicati al rilancio del territorio: i primi corsi di formazione finanziati dal Comune, le start-up e il bando per la stabilizzazione dei lavoratori precari. «Ora – dicono Saletti e Bergamini – è arrivato il momento di fare un altro passo avanti, cercando di capire come poter trasformare in opportunità alcune scelte che si stanno adottando nel Paese. Abbiamo numerosi progetti sui quali desideriamo proseguire un confronto con le varie realtà associative e formative. L’impegno – concludono – è quello di fare del nostro territorio uno spazio “aperto”, in grado di dialogare e lavorare in rete con le realtà vicine. Perché soltanto così si può impostare una programmazione di grande respiro rivolta al futuro, all’economia e alla creazione di posti di lavoro».

Parlando cose che ‘l tacere è bello»

Il malizioso criceto mi sussurra all’orecchio di commentare il ‘fatto’ per eccellenza avvenuto in Parlamento il 25 giugno. Esito, mi schermisco ma il mio spirito dantesco prende il sopravvento e decido di rifarmi agli anni gloriosi in cui per tre giorni alla settimana mi lanciavo nell’esegesi del sommo poeta.
Il IV canto del Purgatorio si apre con questa ambientazione: una valle nella quale si erge un nobile castello.  Ci troviamo nel luogo che ribadisce la condanna spirituale del maestro di Dante, Virgilio, in quella valle del Limbo ove s’erge il castello degli Spiriti Magni. Un luogo nobile dunque che Dante così descrive:

Di lungi n’eravamo ancora un poco,
ma non sì ch’io non discernessi in parte
ch’orrevol gente possedea quel loco.
La gente onorevole potrebbe frequentare il Parlamento? Certamente. Qui infatti:
Genti v’eran con occhi tardi e gravi,
di grande autorità ne’ lor sembianti:
parlavan rado, con voci soavi.

Come si sa nei luoghi del potere e soprattutto alla Camera si discute con garbati modi; mai s’alza la voce e, Parlando cose che il tacere è bello, si opera per il bene della Patria! Sono loro, gli Spiriti Magni, a cui è stato affidato la conduzione dello Stato che, nell’alternarsi delle diatribe riescono a regolare e ad approvare le difficili leggi della politica. Talvolta però s’alzano cartelli irridenti, si mangia appetitosa mortadella, ci si azzuffa, si strepita. Ma solo per il bene della Nazione. Certo, chi come nel caso dell’onorevole di cui si parla,  nel suo modus operandi è investito dalla nobile causa per cui possedendo un eloquio superiore e volendo  far prevalere  le sue tesi deve e può con evidente funesta ira o minaccioso richiamo alle regole della somma auctoritas arrivare a trascendere. Ecco allora l’arringa si fa urlo. Il guardiano, anzi in questo caso la guardiana, del loco minaccia, strepita, ammonisce. Nulla da fare finché in un impeto di punizione si arriva all’estremo castigo e l’oratore è trascinato da quattro commessi a braccia fuori dai bank(s)y. [La boutade ovviamente non è mia]. Così si conclude la dantesca vicenda anche se le conseguenze ancora palpitano nei commenti, nei social, nelle discussioni a viso aperto cioè senza l’invisa mascherina.

Resta un interrogativo senza risposta (per ora): Quali cose si saranno detti tra loro i reggitori dello stato qui alla Camera o in Senato o nella delizia della palazzina della Algardi a Villa Pamphili, il Bel Respiro. Cose di cui il tacere è bello?

Il criceto mi lancia un’occhiata di cautelosa approvazione e si ritira nel suo angolo pronunziando parole gaudiose dove riesco a sentire un continuum di frasi che ripetevano in continuazione un solo nome: Parigi.
E sì! perché mentre lentamente s’apre l’estate portatrice di gioia e mentre conto i giorni che mi separano dalla partenza per Vipiteno arriva la notizia inattesa. Parigi mi aspetta. Mi vuole nell’autunno si spera non più funestato dal covid. A lui, al mio Cesarito si dedica una giornata di festa europea a cui sono chiamato a partecipare: Parigi e Pavese. Che si vuole di più?

Allora dopo essermi consultato con il mio Saint- Laurent sulla necessità di riparare ancora una volta il capriccioso e vetusto portatile ne compro uno nuovo in cui riversare le mie noterelle estive e attendo fiducioso di partire per noti lidi ( anzi montagne).
Buone vacanze ai miei 5 lettori!!!

Coldiretti: aperto il nuovo bando regionale per prestiti a breve e medio termine con contributo abbattimento interessi de minimis

Da: Ufficio Stampa Coldiretti

Coldiretti comunica che è stato adottato dalla Regione il secondo bando per prestiti assistiti dal contributo in abbattimento delle spese e del tasso di interesse per le aziende agricole dell’Emilia-Romagna.

Le domande saranno rivolte alla propria banca di fiducia tramite i Consorzi Fidi che presteranno garanzia e veicoleranno il contributo regionale incrementato da risorse messe a disposizione dalle Camere di Commercio della nostra regione.

Sono previsti diversi interventi: a breve termine, ovvero sino a 12 mesi di durata; a medio termine, di durata massima di 60 mesi, con il riconoscimento del contributo solo sui primi 36 mesi. Differenziate poi le misure tra aziende colpite dagli effetti dell’emergenza coronavirus, ed aziende non direttamente interessate.

Priorità per aziende frutticole delle zone colpite dalle gelate di marzo aprile 2020; a seguire le aziende condotte da giovani con età inferiore a 41 anni; imprese ricadenti nelle zone svantaggiate; imprese del resto del territorio regionale. A parità di punteggio farà fede la data di presentazione della domanda all’Agrifidi.

Il contributo sarà fino a 2 punti per il prestito a breve termine e fino a 2,5 punti per i prestiti a medio termine.

L’importo massimo concedibile per azienda deriva dalla tabella regionale del fabbisogno medio per ogni coltura e nel limite di 150.000 euro per i prestiti a 12 mesi (con un minimo di 6.000 euro) e di 500.000 euro per i prestiti a medio termine (con un minimo di 12.000 euro): ogni impresa agricola può presentare una sola domanda presso una sola banca ma per entrambi i filoni di finanziamento.

Gli uffici Coldiretti sono a disposizioni per informazioni e presentazione delle domande.

SOSTEGNO AL TERZO SETTORE
Dalla Regione la prima tranche del fondo dedicato (2,5 milioni entro l’estate)

Da: Regione Emilia Romagna

Un fondo dedicato al mondo dell’associazionismo e del terzo settore per abbattere i costi sostenuti per l’accesso al credito e ai finanziamenti di breve periodo; un sostegno concreto, dunque, per superare le difficoltà conseguenti all’emergenza epidemiologica da Covid-19. Lo ha stanziato la Giunta della Regione Emilia-Romagna, mettendo a disposizione 1,5 milioni di euro: la prima tranche di un pacchetto di risorse che complessivamente ammonteranno a 2,5 milioni.

Il provvedimento è destinato alle associazioni di promozione sociale, alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali previsti dalla normativa e agli enti religiosi civilmente riconosciuti che svolgono attività di interesse generale – a cui viene riservato 1 milione di euro della dotazione complessiva – oltre alle associazioni sportive dilettantistiche con sede in Emilia-Romagna, cui andranno 500mila euro.

L’Emilia-Romagna ha deciso di sostenere il Terzo Settore, che fornisce un tessuto prezioso e imprescindibile in Regione e ha dimostrato la sua capillarità e importanza anche aiutando a gestire i bisogni nella crisi – spiega la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein – Con questo provvedimento, grazie alle risorse messe a disposizione, le associazioni e il mondo del volontariato possono contare su un sostegno concreto per accedere al credito senza costi aggiuntivi e quindi poter riprendere le attività sul territorio in questo difficile momento”.

Le risorse saranno trasferite dalla Regione al consorzio fidi o aggregazione temporanea di Confidi che presenterà domanda nei termini e che abbia dichiarato il maggior numero di operazioni di garanzia effettivamente erogate a favore di beneficiari in Emilia Romagna nell’ultimo anno. La domanda per la gestione del fondo dovrà essere inviata con posta elettronica certificata a partire dal 29 giugno 2020 ed entro il 9 luglio 2020 all’indirizzo: strumentifinanziaridgcli@postacert.regione.emilia-romagna.it.

Sarà il Consorzio Fidi ad assegnare i contributi, fino ad un massimo di 9mila euro, per coprire il costo degli interessi e della garanzia su finanziamenti fino a 50mila euro e di durata fino a sei anni a favore dei beneficiari. Questi ultimi, per presentare domanda per l’agevolazione al consorzio fidi selezionato, dovranno attestare di avere sede legale o operativa in Emilia Romagna, essere iscritte nei registri pubblici previsti dalle leggi regionali e nazionali, non essere in stato di liquidazione volontaria o in procedura fallimentare. Sarà il Confidi a verificare il possesso dei requisiti, mentre la Regione si riserva la facoltà di svolgere in ogni momento controlli a campione per verificare il possesso dei requisiti e il corretto utilizzo dei contributi.

Cultura. Parte AEMILIA, l’estate musicale de La Toscanini. Concerti in gran parte gratuiti in tutte le province della regione

Da: Regione Emilia Romagna

Dal barocco al classico fino al pop e alla musica da film. La Toscanini, fondazione musicale di Parma, dopo il successo delle trasmissioni in streaming realizzate durante il lockdown, lancia AEMILIA, l’estate de La Toscanini, nuovo progetto di condivisione della musica nelle piazze delle città della regione promosso dall’assessorato regionale alla Cultura e Paesaggio.
Gli eventi previsti sono 77, di cui 65 concerti in 36 città di tutte le province dell’Emilia-Romagna e 12 recite di Rigoletto. Ben 24 i programmi musicali messi a disposizione per la scelta di chi ha deciso di ospitarli. Un vasto calendario capace di avvicinare il pubblico di ogni genere, il tutto affidato ai complessi della Toscanini e della Toscanini Next, quest’ultima espressione dell’omonimo progetto a favore dei giovani musicisti.

Il sovrintendente e direttore artistico de La Toscanini Alberto Triola aveva scritto ai sindaci e agli assessori dei Comuni dell’Emilia-Romagna, col supporto dell’Assessorato alla Cultura della Regione, per offrire questa opportunità al solo costo vivo delle spese sostenute. Opportunità che è stata colta da numerose realtà territoriali.
Già dal 15 giugno, La Toscanini ha messo a disposizione degli enti dell’Emilia-Romagna un’attività musicale di piccoli insiemi da camera, dal trio e quartetto sino all’ensemble di una ventina di musicisti, che è andata a occupare non solo gli spazi più noti del territorio regionale (centri storici, borghi, castelli, piazze) ma anche quei luoghi dove la musica normalmente non arriva. I concerti quindi si terranno dai capoluogo come Bologna, Parma, Ravenna, Ferrara, Reggio Emilia, Forlì fino a piccoli comuni come Busseto o Montegridolfo, e altre città della Regione quali Cesena, Carpi, Sassuolo, Imola, Faenza.

Il lungo calendario estivo de La Toscanini, che arriverà fino ai primi di settembre, comprende tra gli altri quattro imperdibili appuntamenti nel Parco della Musica di Parma con artisti quali Onofri, Rubino e Pertusi (10, 23, 31 luglio e 1 agosto), dieci concerti di Musica in Collina nell’Unione Pedemontana Parmense, la presenza in rassegne famose come Mundus ed Emilia-Romagna Festival ma, soprattutto, include una lunga serie di realtà dove la Toscanini arriva spesso per la prima volta o torna dopo molti anni, arrivando anche da chi non può avere facile accesso alla musica dal vivo.

“Plaudo all’iniziativa de La Toscanini di offrire le proprie formazioni musicali alle programmazioni estive dei comuni dell’Emilia-Romagna- ha dichiarato l’assessore alla Cultura e Paesaggio della Regione, Mauro Felicori- e sono ben felice che la proposta della nostra orchestra sia stata accettata con largo favore. E’ un segno di vitalità: l’epidemia non ci ha scoraggiato, la cultura non si ferma e riprende a svolgere la sua funzione sociale e civile. Ed è un messaggio chiaro da questa realtà, orientata a conseguire un sempre maggiore successo nazionale e internazionale ma che allo stesso tempo mantiene e anzi allarga le sue radici nel territorio, esaltandosi anche nell’attenzione per le comunità più piccole”.

“Sono io stesso sorpreso dello straordinario successo di questa nostra iniziativa- ha aggiunto Alberto Triola, sovrintendente e direttore artistico de La Toscanini- volevamo dare un segnale chiaro in un momento molto difficile, cercando di restituire al nostro territorio con la stessa generosità con cui siamo considerati e ringraziare quanti non hanno smesso di lavorare, in silenzio e spesso a rischio della vita. Sarebbe stato facile ripiegarci, attendere tempi migliori e invocare l’aiuto pubblico, ma sarebbe stato profondamente ingiusto. Abbiamo la fortuna di fare un mestiere meraviglioso e l’entusiasmo che ha accolto questa nostra proposta dimostra come l’Emilia-Romagna resti uno splendido esempio di maturità civile, oltre a una terra di incanto e tesori. I nostri concerti nei castelli, da Montechiarugolo a Scandiano, da Imola a Torrechiara, da Sala Baganza a Ferrara, segnano le tappe di un tour imperdibile per qualunque turista, ma dovrei citare decine e decine di luoghi, piazze, borghi, chiostri. Volevamo essere presenti, il più capillarmente e diffusamente possibile, e non far sentire nessun luogo privo di musica, perché fare e ascoltare musica insieme è uno degli appuntamenti più qualificanti della vita sociale. Ci sono serate dove siamo contemporaneamente in due o tre luoghi diversi. Non era mai successo nella storia della Toscanini.”

Aemilia è resa possibile dal contributo del Ministero per i Beni e le Attività Cariparma, Fondazione Monte Parma, Camera di Commercio di Parma e Conad Centro Nord. CePIM spa è partner istituzionale della Fondazione Arturo Toscanini.

RICOSTRUZIONE POST SISMA Più tempo per le imprese rallentate dal lockdown

Da: Regione Emilia Romagna

Fissati nuovi termini, per la fine dei lavori e la rendicontazione finale, per gli interventi che riguardano le imprese impegnate nella ricostruzione post sisma 2012. Imprese che a causa del lungo lockdown dovuto all’emergenza sanitaria non abbiano potuto realizzare nei tempi previsti gli interventi. Sono le disposizioni contenute in tre Ordinanze (la n. 16, 17 e 18 del 24 giugno 2020) firmate da Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna e Commissario delegato per la Ricostruzione. Atti che fissano per gli edifici agricoli al 30 settembre sia la fine lavori che la rendicontazione, per la ricostruzione delle altre imprese produttive prorogano la fine lavori al 31 dicembre e la rendicontazione al 31 marzo 2021 e che spostano al 30 giugno 2021 la rendicontazione per la messa in sicurezza dei capannoni (bando Inail).

“Il nostro obiettivo – commenta il sottosegretario alla Presidenza, Davide Baruffi– è quello di consentire il completamento di tutti i lavori e sostenere la ricostruzione anche in questa fase complicata. In particolare, sul fronte degli edifici agricoli abbiamo voluto raccogliere le istanze pervenuteci da associazioni di categoria, professionisti e imprese. Abbiamo anche chiesto a Governo e Parlamento di recepire una serie di proposte che favorirebbero il completamento ordinato della ricostruzione, ad esempio allineando tutte le scadenza a quella dello stato di emergenza, prevista per il 31 dicembre 2021. Ma intanto non siamo rimasti con le mani in mano e, ancora una volta, Bonaccini ha scelto di utilizzare tutti i margini a nostra disposizione per favorire imprese e cittadini impegnati nella ricostruzione”.

I provvedimenti in sintesi
Per consentire il completamento degli interventi, con l’ordinanza n. 18/2020 è stato prorogato il termine per l’ultimazione dei lavori al 30 settembre 2020 anche per le domande presentate su piattaforma Mude da parte delle imprese agricole, prevedendo entro lo stesso termine anche la consegna di tutta la documentazione a consuntivo, necessaria ai fini dell’erogazione a saldo del contributo.

L’ordinanza n. 17 proroga i termini di conclusione degli interventi e di presentazione della documentazione di rendicontazione del saldo finale con una tempistica diversa a seconda della tipologia di imprese. Per le imprese agricole attive nei settori della produzione primaria, della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti agroalimentari, a prescindere dalla data di concessione, il termine per la conclusione degli interventi è prorogato al 30 settembre 2020, andando così a coincidere con il termine di presentazione della documentazione della rendicontazione del saldo finale. Per le imprese di tutti gli altri settori, a prescindere dalla data di concessione, i termini vengono rispettivamente prorogati al 31 dicembre 2020 e al 31 marzo 2021. Infine, per le domande presentate da persone fisiche, i termini di fine lavori e rendicontazione rimangono quelli delle ordinanze precedenti, a prescindere dalla data di concessione del contributo (conclusione degli interventi al 31 ottobre 2020 e presentazione della documentazione di rendicontazione del saldo finale al 31 dicembre 2020).

Per la messa in sicurezza dei capannoni (ordinanza 18), il cosiddetto bando Inail, per le imprese di tutti i settori il termine per la conclusione dei lavori è prorogato al 31 marzo 2021, e quello per la presentazione dei documenti per la rendicontazione al 30 giugno 2021. Con la stessa ordinanza, alle imprese sarà consentito allineare il contributo con il regime fiscale Iva, qualora erroneamente indicato in domanda o variato nel periodo.

Le ordinanze sono consultabili sul sito www.regione.emilia-romagna.it/terremoto nella sezione “Atti per la ricostruzione”, e saranno pubblicata sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna (Burert).

Sanità, nuove nomine. Fabbri: “Dalla regione un segnale positivo: fondamentale proseguire verso l’unificazione delle due aziende”

Da: Organizzatori

“Le nomine che la Giunta regionale ha effettuato per guidare la sanità ferrarese vanno nella direzione da noi auspicata da tempo, di unificare le aziende sanitarie con un’unica dirigenza e di valorizzare, come chiesto dai Comuni della provincia, le strutture sanitarie provinciali nei percorsi di crescita in termini di servizi ai cittadini. Mai come in questo momento sarà necessario uno sforzo condiviso di pianificazione in ottica preventiva delle azioni da mettere in campo e siamo certi che condividere, come obiettivo comune, l’unificazione delle due aziende (Azienda Usl e Azienda ospedaliera) aiuterà a rendere già da subito più efficace l’operatività delle due professioniste. In attesa del parere che verrà espresso lunedì prossimo dall’Ufficio di Presidenza della Conferenza territoriale Socio Sanitaria, ringraziamo i dirigenti uscenti per il lavoro fino a qui svolto e per lo sforzo importante messo in atto durante la pandemia”.

Così il presidente della Conferenza Territoriale Socio Sanitaria, Alan Fabbri, commenta la decisione della Giunta regionale che ha nominato Monica Calamai e Paola Bardasi come direttore dell’Azienda Ospedaliera di Ferrara e come Commissario Ausl di Ferrara.

Cantiere edile in via Botte Panaro: come cambierà la circolazione stradale fino alla conclusione del cantiere

Da: Comune di Bondeno

Via Botte Panaro chiude per lavori, destinati a protrarsi per circa un anno, fino alla conclusione di un cantiere edile per l’adeguamento strutturale post-sisma di un immobile privato. Le conseguenze dirette del cantiere saranno un ridisegno complessivo della viabilità di tutta la zona che costeggia il Duomo di Bondeno. Il cantiere prenderà il via Mercoledì 1° Luglio 2020 (anche se l’Ordinanza specifica numero 49 è attiva dal 17 Giugno scorso), mentre le misure rimarranno attive fino al 17 Giugno del 2021. Tuttavia, le previsioni portano a pensare ad una conclusione anticipata delle operazioni rispetto alla durata di 12 mesi.

Il primo provvedimento della modifica alla disciplina della circolazione stradale, apportato dalla specifica Ordinanza della Polizia Municipale dell’Alto Ferrarese, sarà un divieto di transito nella zona interessata dai lavori. In una prima fase, già iniziata, ci sarà un divieto di fermata con rimozione forzata in Via Botte Panaro, almeno per quanto riguarda gli stalli interessati e antistanti al numero civico 18 di Botte Panaro, in cui si svolgeranno le operazioni di accantieramento.

Nella seconda fase, che inizierà mercoledì 1° luglio 2020, verrà istituito un divieto di sosta su ambo i lati e con rimozione forzata su Via Botte Panaro. La circolazione sulla stessa Via Botte Panaro sarà vietata, con deroghe soltanto per i residenti, per i veicoli di soccorso, di polizia e per i mezzi di servizio del cantiere edile, che sarà gestito dalla ditta Albieri Srl. In Via Mazzini verrà istituita una rotatoria, antistante al Duomo, in prossimità della quale gli agenti della Polizia Locale raccomandano di fare attenzione (per la viabilità modificata) e di osservare l’obbligo di rallentamento e di precedenza.

Come prevedono le normative vigenti, vi sarà l’obbligo di evidenziare il cantiere, così come eventuali ingombri presenti sulla carreggiata, mentre le segnalazioni stradali indicheranno ai cittadini le variazioni intervenute in questi ultimi giorni. Sarà cura della Polizia Municipale, infine, avvisare tutti i residenti dell’area.

Il Sindaco di Comacchio ha incontrato i Rappresentanti del circolo Legambiente Delta del Po

Da: Circolo Legambiente

Giovedì 25 Giugno 2020 il Sindaco di Comacchio, Sig. Denis Fantinuoli ha ricevuto una delegazione composta dai rappresentanti del circolo Legambiente Delta del Po e da un portavoce dei diversi comitati che si sono costituiti spontaneamente interessati a recuperare informazioni, conoscere e illustrare la loro preoccupazione per l’avvenuto istallazione su tralicci di nuovi trasmettitori per la telefonia mobile di ultima generazione 5G.

L’incontro si è protratto per un’ora e mezza viste le richieste formulate dai presenti.

Il Sindaco Fantinuoli ha sottolineato che il Comune di Comacchio non e’ tra i Comuni interessati alla sperimentazione. Attualmente sono 7 le antenne che hanno ricevuto l’autorizzazione dall’Arpae a potenziare i trasmettitori sul territorio comacchiese. Per il momento l’utilizzo non è autorizzato.

Il Sindaco ha concordato con i rappresentati della preoccupazione e sottolinea che prima di possibili autorizzazioni verrà chiesta garanzia che le onde elettromagnetiche siano molto inferiori da non comportare danno alla salute dei cittadini.

I rappresentanti hanno ribadito l’opposizione all’istallazione per i diversi motivi già accennati. Mancano studi sulla reazione del corpo umano sottoposto all’inquinamento elettromagnetico, quindi è necessario siano presentati studi indipendenti che garantiscano la salute del cittadino, ma non solo, anche quella degli animali e dell’ambiente circostante .

E’ stato chiesto di essere informati e di stabilire un tavolo di confronto per evitare di subire una nuova tecnologia che comunque utilizza onde elettromagnetiche non desiderate e probabilmente nocive.

PRESTO DI MATTINA / Un parroco griot
che sciacqua i panni nell’acqua viva della gente

“Sciacquare i panni in Arno”: è la celebre espressione usata da Alessandro Manzoni per esprimere il desiderio di adattare lo stile dei Promessi sposi alla lingua toscana, la koiné di quello che poi diventerà l’idioma di una nazione sempre alla ricerca di unità, non solo linguistica. “Ho settantun lenzuoli da risciacquare, egli scriveva, con precisione, all’amico e poeta Tommaso Grossi, riferendosi alle pagine del romanzo bisognose di purificazione e autenticità.

Me ne rammento ora pensando che anch’io ‒ nella mia primordiale vocazione, quando ancora mi aggiravo in parrocchia ‘per prova’ ‒ scelsi di sciacquare i panni della mia ‘teologia accademica’, immergendola simbolicamente nelle acque del Nilo e del Danubio. Proposizioni, tesi teologiche e concettualizzazioni dogmatiche decantati e resi vivi dalla lettura di quelle tradizioni e linguaggi spirituali trasudanti esperienza e prassi di vita. Quei testi, intrecciati alle parole e ai concetti studiati, li purificavano, come a contatto con la lisciva dei lavandai e incarnandoli nella vita reale: domande e risposte, inquietudini e dubbi scaturenti dai vissuti delle persone incontrate. Così, poco a poco quell’immersione nelle acque profonde del vivere umano in compagnia di maestri spirituali dai nomi strani (staretz, zaddik, hassid) mi facevano ritrovare la strada di una teologia umana, narrativa e dialogica, capace di comunicare con la gente perché in ascolto dei loro vissuti, così da poter ridire a ciascuno, con il proprio linguaggio, per strada o agli incroci, nella piazza affollata o sull’autobus quasi vuoto, ridire quelle “immense parole” di quel caro fratello: “ama il prossimo tuo come te stesso”.

E come diventarono sempre più vere, per me, strada facendo, le parole del Concilio, scoprendo che non vi è nulla di quanto è genuinamente umano, che non trovi eco nel cuore di un discepolo di Cristo. Il vissuto del suo annuncio, per essere credibile, dovrà sempre di nuovo intrecciarsi con “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”, (Cfr. Gaudium et spes, 1).

Così fu decisivo per me, fin dall’inizio, l’incontro con i Detti dei Padri del monachesimo antico, continuato poi anche in occidente con Benedetto. Parole centellinate con il setaccio del silenzio, generate dal distacco da sé stessi e dalla pace in Dio: fuge, tace, quiesce, lungo il corso del Nilo nel deserto egiziano. Ma pure fu alleata preziosa in quella sfida volta a rendere intelligibile il sentire e l’intelligere della fede con il cuore, l’optima lectio di quelle due tradizioni spirituali sorte nell’800 in Europa orientale, tra i Carpazi e lungo il Danubio: l’ortodossia, detta dell’’esicasmo’ e il giudaismo, ‘hassidismo/chassidismo‘.

La tradizione esicastica, da hesychia, che esprime calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione; uno stato d’animo generata dalla sperimentazione concreta e persistente di quel sereno affidamento evangelico al quale Gesù ci invita: “Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita… Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?” (Mt 6, 25-26).

Questa esperienza ascetica, attraverso una preghiera incessante del nome di Gesù, era diffusa fra i monaci dell’Oriente cristiano fin dai tempi dei Padri del deserto. Conosciuta già da Evagrio Pontico, e praticata con uno stile gioioso dallo staretz Serafino di Sarov, il san Francesco russo, e da molti altri maestri spirituali, essa approdò tra i monaci del monte Athos dove è tutt’ora in uso. Una tradizione spirituale che ben è riassunta in un celebre detto di Evagrio sulla realtà costitutiva del teologo, in cui questi afferma che “se sei teologo pregherai veramente e se preghi veramente sarai teologo” (De Oratione, 60).

Ma non solo. Sciacquando il detto di Evagrio nelle acque profonde del vivere umano, ben si potrebbe anche aggiungere che “per essere teologo devi essere misericordioso, e solo se sei misericordioso sei davvero teologo”. “La verità cristiana, infatti, non può essere che verità pratica in quanto capace di orientare la vita”. Un fare dunque, una prassi, quella della misericordia, che è un dire anche nel silenzio della parola. Testimoniare, attuando la parola di Dio: che si può comprendere e credere solo facendosi.

Per Martin Buber, autore de I racconti degli hassidim, il ‘chassidismo’ rivela con l’immediatezza delle sue narrazioni che l’uomo può vivere come un tutto, unificato, in comunicazione con la totalità della realtà. Dio lo si sperimenta attraverso uno spirito di gentilezza. È presente in ogni cosa e lo si raggiunge anche nel più semplice avvenimento attraverso un’attenzione ai piccoli e alle piccole cose. Del resto, Hasid (che significa ‘pio’; plurale Hassidim), deriva da chesed, parola che designa lo stesso amore di Dio, amore di viscere materne, la compassione di un amore che tutto perdona e giustifica rendendo capaci di amore, giusti (Tzaddikim), anche quelli che lo praticano.

Per questo, nei racconti dei Chassidim si legge che se qualcuno esercita veramente l’ospitalità acquista i privilegi dei suoi ospiti. Chiesero a Rabbi Israel: “Da dove trae il giusto quella che tu chiami la ‘sola forza della giustizia’; forse che il Santo dei Santi, tale lo creò fin dalla nascita?”. Rispose: “Quando nasce, il giusto non riceve dal cielo un dono speciale. Il Giusto trae la sua forza di giustizia dai dolori, dalle sofferenze e dalle angosce della vita di questa terra”. Allora un altro discepolo, che aveva ascoltato l’insegnamento domandò: “Ma i giusti che con la sola forza della Giustizia consentono al mondo di continuare ad esistere, a quale popolo appartengono?”. Ed egli rispose di nuovo: “Essi provengono da diversi popoli che vivono su questa terra. E un filo sottile, ma possente, li unisce: il profondo amore verso il Santo dei Santi, il profondo amore per la parola di Dio, e il profondo amore per tutte le creature umane”.

Divenuto parroco, ho continuato a sciacquare i panni del mio catechismo nell’acqua viva della gente. Sotto forma di un Vangelo narrante e di una teologia narrativa disposta ad ‘investire nel ‘racconto’, ho cercato di ri-divenire discepolo di colui che esprimeva in parabole la bellezza del mistero di Dio e del suo Regno. In ciò mi sono sempre sentito molto vicino ai griot, di cui parla anche Cristina Campo; i cantastorie girovaghi della savana africana, figure di libertà e fedeltà insieme, uomini e artigiani della ‘parola’, che ebbi la fortuna di conoscere quando visitai per una decina di giorni la missione di Fratel Silvestro in Burkina Faso. In antichità, ad ogni principe era addetto un griot, il quale, nelle riunioni pubbliche, presentava il suo signore e ne proclamava la vita e le imprese. Ma di volta in volta egli si faceva anche araldo, annunciando le novità che sentiva lungo il cammino. Nelle adunanze diveniva portavoce di chi non aveva voce, conciliatore nelle controversie, mediatore tra famiglie e individui, conosceva la storia e custodiva la memoria delle genealogie dei clan che raccontava nel corso di pubbliche riunioni.

Animato da questa cifra narrativa, ho continuato negli anni a sciacquare i miei panni nelle modestissime acque del Po di Primaro e del Volano. E da quel risciacquo emerse anche un libretto di tanti racconti, intitolato Come alberi piantati lungo corsi d’acqua, che raccoglieva le storie scritte ogni Natale per la gente della messa di Mezzanotte. Ogni anno una storia: il racconto di un albero. Perché un albero?

Perché l’albero, come scrive Romano Giardini: “diventa figura del carattere simbolico delle cose e simbolo dell’esperienza del sacro, di come l’occhio umano deve rivolgersi al mondo e penetrarlo fino a coglierne il mistero”, (Religione e rivelazione, Milano 2001, 22). Del resto ‒ a pensarci bene ‒ si scrivono storie come si piantano alberi: a partire da un seme. Un seme che ogni volta può essere una domanda, una promessa, una speranza, un dolore o una gioia che l’incontro con gli altri ci affida. Sementi, verso cui ci si scopre responsabili, debitori di una corrispondenza di amore che ci chiama a divenire seminatori. Una parola neonata dunque, che attende un’altra parola e poi un’altra ancora, più coraggiosa, più vagabonda, che si metta a girare in cerca di altre per fare nascere piccoli racconti, nei quali ‒ come ha scritto Cristina Campo ‒ viene alla luce quello che copertamente sono tutte le grandi fiabe: “una ricerca del Regno dei cieli (Gli imperdonabili, Milano 2002, 223-224).

Prendiamo ad esempio la parola ‘ranno, che non conoscevo. Così è chiamato quel miscuglio filtrato di cenere e acqua bollente usato anche da mia nonna per lavare le lenzuola e renderle candide. Ecco la sua storia. “Un giorno mentre Rabbi Isacco Eisik stava cantato la canzone del sabato, dal titolo Quando osservo il sabato, in cui è detto: – Perciò lavo il mio cuore come ranno -, egli si interruppe e disse: – Il ranno non si lava, si lava col ranno! -. Poi però replicò a sé stesso: – Ma nella santità del santo sabato, un cuore può diventare così pulito da acquistare la forza di pulire come il ranno altri cuori”.

Lo scolaro che riferiva questo, molti anni dopo, quando era diventato egli stesso uno zaddik, raccontava ai suoi hassidim: “Sapete come sono diventato un ebreo? Il mio maestro, il santo Rabbi di Kalew, mi ha tolto l’anima dal corpo, e, come le lavandaie al fiume, l’ha insaponata e battuta e sciacquata e asciugata e ripiegata e me l’ha rimessa dentro pulita. A Rabbi Isacco fa eco dal deserto Abba Isacco il Siro che alla domanda: – In che cosa consiste la purezza di cuore? – , rispose: – in un cuore pieno di misericordia – . Gli fu chiesto ancora: – Che cos’è un cuore pieno di misericordia? –  – È un cuore pieno di compassione per tutta la creazione…-  Colui che ha la purezza del cuore porta dentro di sé la sofferenza dell’intero universo».

FOGLI ERRANTI
SCAMPOLI DI LOCKDOWN (3) – Tecniche di respirazione in apnea

di Giovanna De Simone

Tutto sommato mi sto abituando a questa reclusione. Non scalpito più come un animale in gabbia, come il giorno in cui il mio padrone mi mise agli arresti domiciliari.
Qui, in questi spazi ristretti, ho ricominciato ad inspirare ed espirare anche con poca aria a disposizione. Bisogna solo cambiare il modo di respirare, dice sempre il mio maestro yoga Raffaele durante le sue dirette facebook.
A proposito, ne ho una alle 18.30, ma oggi ho talmente tante cose da fare che non so se riuscirò ad essere puntuale all’appuntamento.
Alle 10.00, dopo il saluto al sole e la colazione, ho una lezione di risveglio muscolare, poi doccia, qualche telefonata di lavoro ed è già ora di preparare il pranzo ed infornare una nuova ciambella per la merenda mattutina.
Dopo pranzo è il momento della siesta, che trascorro dormicchiando sul divano tra notiziari e social, per ridere o piangere con i miei simili, stringendoli in un grande abbraccio virtuale.
Caffè e alle 14.30 ricomincio a lavorare in procedura smart working, come direbbe l’uomo forte che mi governa. Devo inviare alcune mail, far misurare in videochiamata la febbre a tutte le ospiti delle strutture di accoglienza che gestiamo, fare una riunione di équipe con le mie colleghe, per il monitoraggio dei casi.
Tempo prima, questo confronto si svolgeva una volta alla settimana, ma in quest’epoca di coronavirus e con le case piene di donne recanti vari disagi e svariate violenze, il confronto on-line è diventata una pratica quotidiana.
L’unica figata dello smart working è che mentre lavori puoi fare un sacco di cose contemporaneamente: rimestare il ragù, sistemare alcune foto del 2013 sparse sul desktop del computer casalingo, fare un solitario mentre si è in conference call con Bruxelles.
Solo al termine del mio finto orario di lavoro mi rendo conto che non ho ancora trovato il tempo di stendere i panni e guardarmi la 9° puntata, terza stagione, di una serie TV che manco Beautiful mi ha mai appassionato tanto.
Alle 18.30, in diretta su youtube, ho lezione di pilates, e poi via per la preparazione della cena.
Ho deciso di saltare l’appuntamento delle 18.00 con Borrelli, mi avrebbe rallentato tutte le attività, oltre a lasciarmi una carica di tristezza che avrei smaltito solo il giorno dopo come una brutta sbronza.
Da quando ho deciso di bannarlo, mi leggo i resoconti del bollettino on-line solo dopo cena, sdraiata sul divano e con un amaro nel bicchiere. So che è brutto dirlo, ma bisogna pur sopravvivere.
Rimane fisso il mio appuntamento delle 21.30 con la spazzatura. Mi metto il giubbotto, mi rullo una sigaretta ed esco fino ai bidoni, aspirandomi l’aria della sera.
Alle 22.00 ho la meditazione collettiva con il gruppo Osho Shao in diretta su istagram. Poi mi faccio ancora la doccia e mi corico esausta a letto, entrando nella meravigliosa residenza di Downton Abbey che mi aspetta a braccia aperte.
Inspirare. Espirare.

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