Giorno: 2 Luglio 2020

LA RIQUALIFICAZIONE DI CEMENTO
“Spero che questa Giunta abbia il coraggio di bloccare il nuovo mostro della Darsena”

Marzia Marchi – Ambientalista

Gentile direttore,

Trovo veramente curioso che ogni intervento di cosiddetta riqualificazione urbanistica si traduca inevitabilmente in una nuova colata di cemento!
L’avevo scritto in occasione della fantomatica piazza Verdi che da parcheggio, una volta riqualificata si è trasformata in immenso dehoors per i bar circostanti. Costi pubblici e guadagni privati!
Pertanto, spero davvero che questa Giunta abbia il coraggio di bloccare il nuovo mostro della Darsena, ovvero il parcheggio multi piano dell’ex Mof. Una struttura che qualcuno definisce agile perché in acciaio e reversibile!!! Ovvero un manufatto di acciaio che dovrà contenere migliaia di auto e di corriere! Ms che colata di cemento serve per sostenere questa strutturina agile? E dunque, quando l’ex assessore Fusari parla del più importante progetto di riqualificazione urbanistica di Ferrara, ha una visione ben limitata della città se riqualificare significa invitare auto ad avvicinarsi al centro, cioè aumentare mobilità inquinante in prossimità delle mura, in strade mal conformate per grande traffico e in una zona densamente abitata.

Mentre la Darsena giace arenata nel suo fango mefitico, senza barche e ora anche senza alberi. La stessa zona, già stuprata dall’orribile torre inutilizzata che svetta sul fallimentare Darsena City, aveva bisogno di ben altro intervento di riqualificazione che non un nuovo mostro a complicarne lo skyline.
Il mercato dell’auto è in crisi e la mobilità automobilistica dovrà prima o poi cedere al passo ad una mobilità sostenibile, ovvero metropolitane leggere e soprattutto biciclette.
Proprio davanti all’ex Mof è stata inaugurata in pompa magna la ridicola striscetta di 100 metri di pista ciclabile che nasce e sparisce nel nulla. Ecco, la riqualificazione urbanistica nell’ambito di un piano periferie avrebbe dovuto progettare una rete di viabilità ciclistica che dalla periferia conduce al centro in sicurezza.

Ma è più comodo seguire il percorso dannatamente tracciato in questo Paese: coniugare lo sviluppo al consumo di suolo. Non dovrebbe scendere un solo chilo di nuovo cemento sul nostro martoriato territorio, invece si continuano a progettare autostrade, vedasi l’altro scellerato progetto Cispadana, tanto per rimanere a casa nostra.
Sulla qualità ambientale di questa Giunta ho la stessa scarsa fiducia che avevo nei confronti di quella precedente, ma spero che, se non altro per ragioni di contrapposizione politica, non si dia avvio all’ennesimo scempio architettonico dell’ormai ex quartiere Giardino. Poi i mostri restano! Come l’orrendo stadio, sovradimensionato rispetto al contesto e tra un po’, temo, anche rispetto allo scopo!

L’assessore Vincenzo Colla riceve il segretario di Stato di San Marino, Teodoro Lonfernini

Da: Regione Emilia Romagna

Lavorare insieme per costituire in tempi brevi un Tavolo permanente sulle politiche per il lavoro frontaliero. Inoltre, attuare una programmazione integrata tra Regione Emilia-Romagna e Repubblica di San Marino per un rilancio economico nel 2021.

Questo l’esito dell’incontro fra l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla, e il segretario di Stato per il Lavoro della Repubblica di San Marino, Teodoro Lonfernini, avvenuto questa mattina in viale Aldo Moro a Bologna.

A oggi sono circa 6.150 i frontalieri italiani che si spostano per lavoro sul suolo sanmarinese, di cui ben 5000 emiliano-romagnoli in gran parte provenienti dalla provincia di Rimini.

La pandemia– ha spiegato la delegazione sanmarinese- ha causato effetti sul versante dell’occupazione, mitigati però grazie all’enorme sforzo messo in campo e confermato fino al 31 dicembre prossimo.
“Noi vogliamo continuare a essere una grande opportunità di lavoro per i cittadini italiani- ha detto Lonfernini-, pur mantenendo quel giusto equilibrio che ci permette di tutelare la nostra piccola comunità”.

L’assessore Colla, che ha molto apprezzato la parità di trattamento nel mantenimento dei livelli occupazionali fra lavoratori frontalieri e interni, si è detto disponibile “a lavorare insieme per riprogettare lo sviluppo di alcune filiere andate in sofferenza”, come per esempio quella del turismo, per il quale si può pensare a “un pacchetto di investimenti che coinvolga anche San Marino”.

Il Tavolo non dovrà dunque essere solo un osservatorio, ma una piattaforma per condividere azioni industriali, commerciali, di sviluppo e di formazione e riqualificazione dei lavoratori. A tal fine l’assessore Colla ha indicato le linee principali su cui si muoverà il prossimo patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna, ricordando la discussione sulla green economy che dovrebbe vincolare i prossimi Fondi europei, mentre Il segretario di Stato Lonfernini ha parlato del lavoro in atto a San Marino per l’associazione all’Unione europea.

“Il messaggio che vogliamo rinnovare fra i nostri territori– hanno concordato Colla e Lonfernini- è quello di proseguire nelle buone e corrette relazioni e di attuare una programmazione integrata, che sarà fondamentale per il rilancio economico che ci aspetta nel 2021”.

Regione. Il presidente Bonaccini ha incontrato il nuovo comandante della legione Carabinieri Emilia-Romagna

Da: Regione Emilia Romagna

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha incontrato oggi pomeriggio a Bologna il comandante della legione Carabinieri Emilia-Romagna, Davide Angrisani, generale di brigata e già capo di Stato Maggiore del Comando interregionale Carabinieri ‘Podgora’ di Roma. Angrisani ha assunto l’incarico il 12 giugno scorso dal generale di divisione Claudio Domizi, che assumerà il ruolo di comandante della Scuola ufficiali Carabinieri di Roma.

Durante l’incontro, oltre ai ringraziamenti reciproci per il lavoro svolto in questi drammatici mesi di pandemia, è stata ribadita da entrambe le parti la volontà di proseguire insieme in un’ottica di proficua collaborazione istituzionale.

Coronavirus, l’aggiornamento: 27 nuovi positivi, di cui 16 asintomatici individuati attraverso gli screening regionali

Da: Regione Emilia Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 28.535 casi di positività, 27 in più rispetto a ieri, di cui 16 persone asintomatiche – individuate attraverso l’attività di screening regionale – e 11 sintomatiche.

I nuovi tamponi effettuati sono 4.862, che raggiungono così complessivamente quota 504.288, a cui si aggiungono altri 1.553 test sierologici, fatti sempre da ieri, per un totale di 157.407.

Le nuove guarigioni sono 25 per un totale di 23.267, l’81,5% dei contagiati da inizio crisi. I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 1.003 (uno in più rispetto a ieri).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Le persone in isolamento a casa, cioè quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 898, 10 in più rispetto a ieri, 89,5% di quelle malate. I pazienti in terapia intensiva sono scesi a 9 (-1), quelli ricoverati negli altri reparti Covid sono 96 (-8).

Le persone complessivamente guarite salgono quindi a 23.267 (+25): 244 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 23.023 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Purtroppo si è registrato un decesso: si tratta di una donna, in provincia di Reggio Emilia. Complessivamente, in Emilia-Romagna i decessi sono arrivati a quota 4.265.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4548 a Piacenza (+2), 3657 a Parma (+1), 5003 a Reggio Emilia (nessun caso nuovo rispetto a ieri), 3.954 a Modena (+1, sintomatico), 4.926 a Bologna (+13, quasi tutti riconducibili a focolai sotto controllo; di questi 7 sono sintomatici); 404 a Imola (nessun caso nuovo rispetto a ieri), 1.029 a Ferrara (nessun caso nuovo rispetto a ieri); 1054 a Ravenna (+4, di cui 1 sintomatico), 961 a Forlì (+2 sintomatici), 802 a Cesena (+3) e 2197 a Rimini (+1).

Turismo e Cultura. I grandi maestri del brivido salgono sul palco della terza edizione di ‘Cesenatico Noir’

Da: Regione Emilia Romagna

Da una parte c’è l’Iguana, un killer seriale che di volta in volta assume le sembianze delle sue vittime, dall’altra c’è un pericoloso psicopatico di nome Fabrizio Dentice a caccia di ballerine. Sulla spiaggia di Cesenatico due turisti hanno iniziato la loro vacanza fronte mare leggendo ‘Almost Blue’, uno dei romanzi nati dalla fantasia di Carlo Lucarelli, e ‘Il killer delle ballerine’, il noir del giornalista e scrittore Stefano Tura. Capolavori e maestri del brivido che, con i loro intrighi, tornano, per il terzo anno consecutivo, a tenere compagnia alle estati dei loro lettori, non solo tra le pagine dei libri, ma anche con i racconti dal vivo. Carlo Lucarelli, infatti, sarà tra gli ospiti della terza edizione di Cesenatico Noir – letterature con delitto, il festival letterario dedicato al giallo, al mistery e al thriller, ideato proprio dal giornalista e scrittore Stefano Turaeche, il 24 e 25 luglio, radunerà nella località della riviera i più grandi autori del brivido.

La rassegna, diretta da Stefano Tura e coordinata dall’autore ed esperto di noir Luca Crovi, andrà in scena al teatro all’aperto in Largo Cappuccini, nel cuore antico di Cesenatico, dove il pubblico, distanziato ma unito, resterà con il fiato sospeso ascoltando dal vivo le storie cupe e misteriose dei sei tra gli scrittori e le scrittrici più seguiti del panorama letterario noir.

Sul palco, accompagnati dalle note del pianoforte dal maestro Alex Grilli e dalle creative performance dell’attore e regista Ettore Nicoletti, ci saranno quindi le atmosfere misteriose di Bruno Morchio, i personaggi straordinari di Enrico Pandiani, e ancora la ‘scrittrice del mistero’ Alice Basso, Marco Buticchi, Grazia Verasani e, per il terzo anno consecutivo, anche Carlo Lucarelli.

La presentazione del programma oggi in Regione nel corso di una videoconferenza con il presidente, Stefano Bonaccini, insieme all’assessore al Turismo, Andrea Corsini, il direttore di Confesercenti Emilia-Romagna, Marco Pasi e, collegati da remoto, il direttore artistico Stefano Tura, lo scrittore Carlo Lucarelli e il sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli.

“Quest’anno abbiamo bisogno più che mai di storie e incontri capaci di tenerci compagnia– affermano Bonaccini e Corsini- per questo essere riusciti a proporre la terza edizione di Cesenatico Noir senza cambiamenti sostanziali rispetto allo scorso anno, è una scommessa già vinta. Un Festival che aggiunge originalità e qualità alla già ricca proposta culturale estiva della nostra regione per una stagione di rilancio, dopo il lungo lockdown, che abbiamo voluto tessere insieme ai territori. Cesenatico poi è anche nota per essere la città simbolo della ‘Dolce vita romagnola’, un luogo caro ad artisti e personaggi illustri che da sempre trovano qui una terra incubatrice di idee nuove e di fermento culturale. Con iniziative come queste, ne siamo convinti, tutti insieme possiamo guardare con fiducia al futuro della nostra terra, abituata da sempre a rialzarsi dopo ogni difficoltà”.

“Confesercenti Emilia Romagna, assieme al Comune di Cesenatico, ha promosso e sostiene il festival- spiega il direttore Pasi- per il connubio che genera fra letteratura e turismo. Una sinergia che crea indotto per il territorio, coinvolgendo non solo le imprese turistiche ma anche quelle della ristorazione, del commercio locale, in primo luogo delle librerie. L’edizione di quest’anno, inoltre, rappresenta un’ulteriore opportunità per tutto il territorio, in una situazione di grande difficoltà per l’economia e in cui momenti come questo rappresentano segnali importanti per il futuro”.

“Questa terza edizione di Cesenatico Noir rappresenta una sfida e una scommessa– continua Tura-. Nessuno come gli scrittori di noir è capace di descrivere la paura e raccontare le ansie di una società ferita e insicura. Il festival, quest’anno, sarà anche un modo per esorcizzare, assieme a scrittori, lettori ed appassionati, i timori e le insicurezze che si sono radicati dentro di noi in questi mesi”.

“Siamo molto felici di essere la casa del festival per il terzo anno consecutivo- commenta Gozzoli-. Questa rassegna, organizzata da Confesercenti con la collaborazione del Comune di Cesenatico e della Regione Emilia-Romagna, rappresenta un appuntamento di grande qualità artistica e culturale che, visto il periodo, abbiamo deciso di far svolgere all’interno della nostra suggestiva arena estiva di Largo Cappuccini. In questo modo Cesenatico Noir potrà svolgersi in totale sicurezza, con il giusto distanziamento tra il pubblico. Nonostante le difficoltà dei mesi scorsi siamo riusciti a mantenere questo appuntamento importante: a Cesenatico la cultura non si ferma”.

“Sono sempre stato molto felice di partecipare a Cesenatico noir– chiude Lucarelli-, perché è un bellissimo festival, con un programma ricco di nomi importanti che sono anche amici che rivedo sempre con piacere. Quest’anno sono ancora più felice, perché sembrava che il festival non si potesse tenere a causa dell’emergenza sanitaria. Invece saremo lì, a Cesenatico, pronti per un’edizione bellissima”.

L’edizione 2020 della rassegna sarà dedicata a due artisti da poco scomparsi, entrambi molto legati a Cesenatico: sono il maestro Ezio Bosso che amava trascorrere le vacanze e suonare a Cesenatico e Tinin Mantegazza, poliedrico artista milanese trapiantato negli anni ’90 nella località romagnola dove, nel 1986, ideò il presepe galleggiante della Marineria, ancora oggi tra le rappresentazioni le più fotografate e apprezzate al mondo./ER

Il programma di Cesenatico Noir

Venerdì 24 luglio

Ore 21.30 (Teatro all’aperto, Largo Cappuccini 1): Incontro con gli autori Marco Buticchi, Alice Basso e Enrico Pandiani. Moderano Luca Crovi e Stefano Tura.

Sabato 25 luglio

Ore 21.30 (Teatro all’aperto, Largo Cappuccini 1): incontro con gli autori Carlo Lucarelli, Grazia Verasani e Bruno Morchio. Moderano Luca Crovi e Stefano Tura.

Per partecipare agli incontri è necessario prenotare scrivendo a prenota@cesenaticonoir.it

PAROLE A CAPO
Matteo Bianchi: “Il mio duomo” e altre poesie

Rubrica a cura di Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini

Care lettrici e cari lettori, grazie vostro sostegno, la rubrica neonata Parole a capo è subito decollata e sta avendo un ottimo riscontro. E’ quindi con grande gioia che vi informiamo che questo luglio si prospetta come ‘il mese della poesia’. Riempiremo la vostra estate di pensieri “in forma di parole”. Dal 6 al 18 luglio infatti la rubrica diventa quotidiana. Lasciando la domenica alla rubrica del ‘poeta di casa’ Roberto Dall’Olio,  Parole a capo uscirà ogni mattina durante tutta la settimana, proponendovi un/una poeta/poetessa diversi (o di versi, come preferite). Un modo per andare insieme oltre gli spazi angusti della realtà, una realtà da illuminare con la luce che ognuno di voi saprà accendere.
(I Curatori)

“La poesia richiede una lunga iniziazione, come qualsiasi sport, ma c’è nella vera poesia un profumo, un accento, un tratto luminoso che tutte le creature possono percepire” (Federico García Lorca)

Corpus Domini

Rifacendo il pavimento esterno del convento
nel giardino coperto dai mattoni
lontano dai cerchi immemori
degli alberi segati,
le ossa esili dei corpi appena nati
risorgevano a decine,
seppellite tra la terra pietrosa
e le grotte fognature.

Escluso il rosso dei coppi,
oltre i capricci della carne squamarsi,
il silenzio esterrefatto degli addetti
superava la febbre dei rosari
dietro le grate, farsi ombre
in questo Borgo dei Leoni.

 

Il mio duomo

Giganteschi i grifoni
e i draghi tra i turisti
e i colombi.

Finiscono qui le passioni,
da secoli non sfiatiamo i polmoni:
noi Estensi siamo filo-francesi
e traditori.

I graniti irrorati dagli attriti,
i fossili d’amor perduto
sotto i banchi.
La guardia gotica dei leoni stanchi,
Ferrara uccide sia i demoni
sia i santi.

Offrivo una moneta:
accendevo un diavolo
tra madonne del Duecento.
Era di Cristo l’entrata trionfale?
Mancavo di pazienza
nel lasciarmi trasportare dall’arte.

Sopra di me, dentro il Giudizio,
il tempo sudava dai loro corpi,
gocciolando, crepavano i colori.

 

Un significato

Un significato è un abito
e mi domando allo specchio
se mi stia addosso
il nostro,
se non sia troppo per me,
se io sia pronto.
Altrimenti andrei nudo
a zonzo.

(poesie tratte da La metà del letto, Barbera, 2015)

Matteo Bianchi
Ferrarese, 33 anni, si è specializzato in Filologia moderna a Ca’ Foscari sul lascito lirico di Corrado Govoni, sulla cui poetica ha curato l’ Annuario govoniano di critica e luoghi letterari (La Vita Felice, 2020). È libraio, giornalista pubblicista e collabora con quotidiani e riviste di settore. Ha pubblicato le raccolte Fischi di merlo (Edizioni del Leone, 2011), L’amore è qualcos’altro (Empirìa, 2013), La metà del letto (Barbera, 2015), Fortissimo (Minerva, 2019). Per Samuele Editore ha appena licenziato la curatela dell’antologia Dal sottovuoto. Poesie assetate d’aria.

Per leggere tutte le puntate e tutti i poeti della rubrica Parole a capo clicca [Qui]
Cover: foto di Beniamino Marino

Pari opportunità. Impatto dell’emergenza coronavirus sull’occupazione femminile

Da: Regione Emilia Romagna

In Emilia-Romagna l’emergenza sanitaria appena attraversata ha creato ripercussioni sull’occupazione in generale, ma più ancora sul lavoro delle donne.

Alla luce di questa tendenza, in collaborazione con l’ufficio statistico regionale e l’agenzia regionale per il lavoro, l’assessora alle Pari Opportunità Barbara Lori ha riunito il Tavolo regionale permanente per le politiche di genere con l’obiettivo di fare il punto sul lavoro delle donne e delineare le azioni per la ripresa, anche alla luce dei pesanti impatti sulla quotidianità del lavoro femminile causati dalla lunga emergenza Covid.

“In Emilia-Romagna partiamo da importanti risultati- afferma l’assessora alle pari opportunità, Barbara Lori – Ma ora dobbiamo andare avanti in un percorso di rafforzamento che riguarda non solo i numeri, ma la qualità del lavoro, partendo anche dalla formazione e dal superamento di quegli stereotipi culturali che portano le donne lontano dalle professioni scientifiche e tecnologiche che rappresentano il futuro. Va rispettato il diritto delle donne a lavorare ma anche quello alle pari opportunità professionali”.

Tra i temi affrontati dal Tavolo, da esperti provenienti da associazioni, sindacati, enti locali, mondo delle professioni e dell’università, anche lo sviluppo di un modello di smart working adeguatamente normato, in grado di tutelare gli spazi di autonomia e di carriera delle persone; interventi concreti per ridefinire il carico di lavoro familiare tra uomini e donne e per potenziare i servizi educativi e sociali, al fine di evitare che siano le donne a pagare il prezzo più alto in termini di scelta “obbligata” fra accudimento familiare e lavoro; risorse economiche per guardare al futuro e mettere le basi per un’organizzazione del lavoro femminile capace di conciliare carriera con tempi e spazi di vita.

“Sono convinta- prosegue Lori- che investire sulla presenza femminile nel mondo del lavoro sia fondamentale, una battaglia di civiltà che dà la misura dell’emancipazione sociale e culturale di una comunità capace di valorizzare qualità individuali e differenze di genere”.

“Ed è di questi giorni – continua l’assessora- anche il richiamo del Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) del Consiglio d’Europa che punta il dito sulle condizioni dell’occupazione femminile in Italia”.

Le donne italiane – rileva il Rapporto- non ricevono dallo Stato tutto l’aiuto necessario per poter avere le stesse opportunità degli uomini nel mercato del lavoro, soprattutto per quanto riguarda le retribuzioni. Un tema molto importante che si affianca a quello della minore occupazione femminile.

“Per avere un quadro preciso della situazione in Emilia-Romagna e delle tendenze del mercato del lavoro- precisa Lori-, sarà avviata una collaborazione con l’ufficio Statistico regionale e l’Agenzia regionale per il lavoro per l’analisi dei dati sull’ occupazione femminile”.

Edilizia, Catellani (Lega ER): “Estendere superbonus 110% anche a edifici di culto e patrimonio immobiliare pubblico”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

“Il superbonus 110% venga esteso anche agli edifici di proprietà delle pubbliche amministrazioni e agli edifici di culto della religione cattolica nonché a quelli delle altre religioni che hanno stipulato intese con lo Stato ai sensi di legge”. E’ quanto chiede Maura Catellani, consigliere regionale della Lega E-R in un’interrogazione alla Giunta.

“Grazie al Decreto Rilancio e al Superbonus al 110% sarà possibile intervenire sulle nostre città con un potenziale economico senza precedenti e avviare un vero progetto Paese di riqualificazione urbana ed edilizia” – commenta l’esponente del Carroccio.

“Un’occasione unica” per la quale Catellani chiede alla giunta regionale “di attivarsi presso il Governo nazionale affinché ampli la fruibilità del “superbonus 110%” anche per il patrimonio immobiliare pubblico e per i luoghi di culto”.

LUNA PIENA AL LAGO DI VENERE
Domenica 5 luglio all’Agriturismo Ai Due Laghi

Da: Organizzatori

La sera di domenica 5 luglio, in occasione del plenilunio, si terrà presso il LAGO DI VENERE dell’AGRITURISMO AI DUE LAGHI l’evento
LUNA PIENA PRESSO IL LAGO DI VENERE a partire dalle ore 20:00.

La serata include:
APERICENA
MEDITAZIONE GUIDATA DELLA LUNA PIENA
ULULATO LIBERO
BAGNO AL CHIARO DI LUNA IN ACQUE BASSE
GRAN FALÒ’ FINALE
in questa oasi magnifica.
RITROVA IL TUO SPAZIO SACRO.

Evento FB qui: https://www.facebook.com/events/3039045196179523/

PROGRAMMA:
20:00 – 21:30 Apericena (con piatti rifocillabili più di una volta) + un drink (si consiglia analcolico per chi vuole meditare seriamente);
21:45 Meditazione guidata su pontile.
Lentamente arriva il buio.
Ululato libero (libera le tue energie ancestrali in uno spazio sacro, protetto dalle forze elementali di terra e acqua, dall’abbraccio della vegetazione, dall’aria del cielo limpido e dal fuoco del tuo centro);
Bagno in acqua bassa sotto la luce della grande luna madre nel Lago di Venere (per chi vorrà naturalmente).
Verso mezzanotte: Gran falò finale.

SI CONSIGLIA DI PORTARE:
tappetino, costume, asciugamano, macchina fotografica, voce.

POSSIBILITÀ’ DI PERNOTTAMENTO PREVIA PRENOTAZIONE

SI RICHIEDE
prenotazione ai fini di organizzare al meglio apericena e spazi.
Prenota ora telefonando all’Agriturismo Ai Due Laghi al numero: 0532 327328 o via email a sonia.rangers@gmail.com

Coronavirus. Il grande cuore degli emiliano-romagnoli: quasi 70 milioni di euro raccolti

Da: Regione Emilia Romagna

Oltre 68 milioni di euro. A tanto ammonta il valore delle quasi 50mila (49.829) donazioni – fatte in denaro (57 milioni),ma anche beni e servizi (11 milioni) – che gli emiliano-romagnoli hanno devoluto a favore della campagna “Insieme si può”, promossa dalla Regione, e direttamente alle Aziende sanitarie. Cittadini, famiglie, imprese, enti, associazioni, fondazioni e istituti bancari: tutti insieme per sostenere il sistema sanitario regionale e battere il Coronavirus.

Ora, la grande generosità dei donatori viene raccolta e ‘raccontata’ in un sito, “Donazioni” (https://salute.regione.emilia-romagna.it/donazioni-covid-19/), voluto e realizzato dalla Regione per dare a tutti i cittadini la possibilità di sapere, nella massima trasparenza, come sono stati donati, raccolti e utilizzati i soldi e i beni. Sul sito, infatti, è indicata la natura della donazione (denaro, beni, servizi), il tipo di donatore (cittadini, associazioni, fondazioni, imprese, enti pubblici), come sono state utilizzate le risorse, cosa è stato acquistato e donato. Una cospicua parte del denaro è servita per allestire posti aggiuntivi di terapia intensiva, ma sono state acquistate anche centinaia di migliaia di attrezzature sanitarie (ventilatori, ecografi, saturimetri) e milioni di dispositivi di protezione individuali.

E non è ancora finita, perché è possibile, per chi vuole, continuare a donare, sia alle Aziende sia sul conto della Protezione civile regionale messo a disposizione dalla campagna “Insieme si può. L’Emilia-Romagna contro il Coronavirus”.

“Non possiamo che essere orgogliosi di questa terra e della sua gente, che ancora una volta, con caparbietà e tenacia, ha saputo lottare e ripartire. E noi che siamo chiamati a rappresentarla dobbiamo fare tutto ciò che serve per esserne all’altezza, in ogni occasione- ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. Lo sapevamo, perché purtroppo in tante occasioni gli emiliano-romagnoli sono stati costretti a reagire a eventi drammatici: siamo gente tosta di una terra forte, e tutti insieme abbiamo non solo dato prova di un grande senso civico, ma di un grande cuore. Questo è il ‘grazie’ che i cittadini hanno voluto far arrivare alle donne e agli uomini della sanità e della protezione civile che ogni giorno in prima linea, mettendo anche a rischio la propria vita, hanno lavorato con competenza, spirito di sacrificio e grandissima umanità, e lo hanno fatto per tutti noi. E voglio ringraziare anche tutti coloro – artisti, sportivi, giornalisti, ricercatori – che hanno i sostenuto la campagna regionale ‘Insieme si può’, peraltro ancora aperta. Da parte nostra- ha aggiunto Bonaccini- come abbiamo fatto anche per il terremoto, l’impegno è stato subito quello di dare conto di questa generosità nella massima trasparenza, per dare a tutti la possibilità di vedere come sono stati donati, raccolti e spesi i soldi, fino all’ultimo euro”.

“Abbiamo solo una parola da dire: grazie- ha ribadito l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Agli uomini e alle donne, anche volontari, che ciascuno nel proprio ambito hanno lavorato giorno e notte per superare l’emergenza. E grazie a ogni singolo cittadino, impresa, ente, associazione che ha effettuato donazioni, piccole o grandi che siano state, per una corsa alla solidarietà che in Emilia-Romagna, come già successo in passato, si è rivelata straordinaria. Queste donazioni sono state determinanti anche per completare il Piano regionale che, triplicando i posti letto di terapia intensiva negli ospedali pubblici, ci ha permesso di dare una risposta pronta ed efficace ad un’emergenza sanitaria senza precedenti. Sappiamo che la lotta va avanti, che non possiamo abbassare la guardia, che l’impegno di tutti prosegue. Ma quello che fino ad oggi è stato fatto, grazie all’aiuto di questa grande comunità, è davvero straordinario”.

Tutti i numeri

Al 15 giugno, il valore complessivo delle 49.829 donazioni è di 68.232.012 euro. Tramite la campagna regionale “Insieme si può” sono state effettuate 11.856 donazioni, per un valore totale di 12.851.636 euro raccolti (di cui 12.007.192 euro in denaro e 844.444 euro in beni e servizi).

Alle Aziende sanitarie sono andate 37.973 donazioni, dal valore complessivo di 55.380.376 euro (45.018.136 euro in denaro e 10.362.240 euro in beni e servizi). Sul totale, le donazioni in denaro ammontano a 57.025.329 euro; quelle di beni e i servizi valgono 11.206.683 euro.

Il numero più alto di donazioni è stato effettuato da cittadini (44.873); il valore più alto è stato raggiunto dalle imprese (35.032.664,85 euro).

Finora sono state utilizzate risorse per 34.999.146euro; la parte più cospicua è stata impiegata per le attrezzature sanitarie (18.689.650 euro) e l’allestimento di posti letto di terapia intensiva (9.533.066 euro); 2.968.525 euro sono stati impiegati per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale. Grazie alle donazioni ricevute, sono state reperite 264.247 attrezzature sanitarie, come ad esempio saturimetri (2.170), ventilatori polmonari (312) ed ecografi (168).Sono stati inoltre reperiti 2.260.872 dispositivi di protezione individuale e 192.731 prodotti alimentari.

La campagna della Regione “Insieme si può, l’Emilia-Romagna contro il Coronavirus”

La campagna “Insieme si può, l’Emilia-Romagna contro il Coronavirus” è stata realizzata dalla Regione per dare risposta ai tanti cittadini, aziende, enti e associazioni che sin dalle prime fasi dell’epidemia volevano offrire il proprio contributo alla sanità dell’Emilia-Romagna, e che lo hanno fatto già da fine gennaio, versando e donando direttamente alle Aziende sanitarie oppure – dallo scorso 11 marzo – facendo versamenti sul conto corrente della Protezione civile regionale (Iban:IT69G0200802435000104428964, dall’estero codice Bic Swift: UNCRITM1BA2, Causale: Insieme si può Emilia Romagna contro il Coronavirus).

Dei quasi 13 milioni di euro raccolti, ne sono già stati utilizzati 8.100.264, di cui: 5.950.000 euro per posti letto di terapia intensiva, 1 milione donato da una casa editrice per l’acquisto di strumenti informatici per la scuola, ventilatori polmonari donati da un istituto bancario per un valore di 714.000 euro, 245.820 euro per il funzionamento delle colonne mobili regionali, telefonini e tablet per 119.990 euro (donati da un’importante catena di articoli elettronici ed elettrodomestici), 70.454 euro per dispositivi di protezione individuale.

I testimonial

All’iniziativa voluta dalla Regione hanno prestato il proprio nome e volto anche uomini e donne dello sport, del giornalismo, dello spettacolo, della musica, della ricerca – e non solo – che sono comparsi nel video con cui la Regione ha promosso la campagna di donazione, pubblicato sui profili social istituzionali dell’Ente, da numerose tv regionali e diffuso sui profili personali dei protagonisti (in ordine di comparsa: Milena Gabanelli, Fabio De Luigi, Martina Colombari, Gregorio Paltrinieri, Alberto Tomba, Luca Carboni, Arrigo Sacchi, Ivan Zaytsev, Gessica Notaro, Paolo Cevoli, Chiara Boschetti, Julio Velasco, Stefano Accorsi, Gaetano Curreri, Luciano Ligabue e Fiorella Belpoggi).

Tutte le informazioni sulla campagna regionale e le modalità per donare, al sito:

https://www.regione.emilia-romagna.it/coronavirus/donazioni

Visita azienda Battelli di santa bianca: una realtà che produce componentistica per le major

Da: Comune di Bondeno

C’è un luogo, alla periferia di Bondeno, dove le multinazionali sono “di casa”. Si tratta della sede dell’Azienda Battelli Srl, situata a Santa Bianca, in cui si lavorano alcune componenti raffinatissime con la precisione del laser e dove sia le grandi case del settore meccanico (e persino quelle del comparto del lusso) si rivolgono per realizzare manufatti altrimenti irrealizzabili. Il sindaco Simone Saletti e il consigliere regionale della Lega, Fabio Bergamini, hanno voluto ricominciare da qui il loro giro per le aziende del territorio comunale. «Per capire– spiegano Bergamini e Saletti – come affinare gli strumenti di sostegno all’occupazione pensati in questi anni, per la stabilizzazione dei precari, ma anche per ascoltare le esigenze del mondo del lavoro, alle prese con la ripresa dopo l’emergenza sanitaria». L’azienda guidata dai due fratelli Alessandro e Roberto Battelli, traccia il segno di una gestione familiare che guarda all’innovazione. «Abbiamo alcuni clienti per i quali è indispensabile rimanere un passo avanti – dicono i fratelli Battelli – e, per questo, cerchiamo di soddisfare questi ordini, con le tecnologie, ma anche con l’esperienza. Perché – è il messaggio di Roberto Battelli – non esiste un software per surrogare l’esperienza». La quale, da queste parti, ha radici solide. Non a caso è il padre Maurizio Battelli, oggi consigliere della società, ad esibire il suo primo brevetto del 1978. «Ho iniziato nel 1967-’68 – racconta il patron della società – quando avviai la mia officina: alla sera studiavo e progettavo, per poi realizzare al mattino quello che avevo teorizzato». Racconta che una delle sue prime macchine fu un particolare congegno basato su di un pistone idraulico, in grado di interrare i teli di nylon nelle campagne, che vengono ad esempio impiegati nella produzione del melone. «Il macchinario – dice Maurizio – ridusse della metà i tempi di lavoro». Dai primi ingranaggi, esibiti come vessillo di un’epoca industriale ormai lontana, fino al laser impiegato oggi per lavori di alta precisione, il passaggio non è stato semplice. «Quello che facciamo – racconta Alessandro Battelli – è tutto codificato con un Qr Code e marchiato su ogni singolo pezzo dalle macchine al laser: il codice permette di tenere aggiornato il gestionale. I nostri dipendenti hanno un I-Pad attraverso il quale aggiornare lo stato di lavorazione e che ci permette di informare il cliente, fino alla bolla finale». Grandi major della moda e della meccanica si sono rivolte all’Azienda Battelli. I titolari esibiscono ora nuovi prototipi: «Non possiamo ancora rivelare di che cosa si tratta – ammettono – ma possiamo solo dire che siamo sempre al lavoro, per cercare di portare innovazione, anche in questo momento difficile».

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SCHEI
Il mio lavoro non è il tuo, la mia vita non ti appartiene (dopo la sentenza sul Jobs Act)

Noi italiani non siamo calvinisti. Per metterla giù brutale, non abbiamo un’etica del lavoro e non abbiamo un’etica del profitto. E’ un male e un bene allo stesso tempo. Il male è che tendiamo a lavorare male (più che a non lavorare) e in modo inefficiente. Il bene è che non diamo alle persone un valore direttamente correlato ai soldi che guadagnano o al successo che hanno nel lavoro. Siamo meno competitivi, meno feroci, e questo in termini filosofici e psicologici non mi pare disprezzabile (anche se in termini organizzativi il nostro umanesimo spesso genera disastri).

Il Jobs Act, a voler essere gentili, è pervaso da una filosofia di fondo calvinista: se vali, il tuo padrone (o datore di lavoro, per chi pensa che il conflitto di classe non esista) non ha nessun interesse a licenziarti; anzi, ha interesse a valorizzarti e a farti crescere, perchè ha investito denaro ed energie su di te. Se viceversa non vali, il tuo padrone ha diritto di sostituirti con qualcuno che vale più di te. Attenzione: non è detto che tu non valga in assoluto. Magari non vali in quel particolare contesto di lavoro, ma in un altro potresti essere il migliore. Ragionando in quest’ottica, il fatto che datore di lavoro e lavoratore trovino meno attrito possibile negli scivoli che fanno entrare ed uscire dal lavoro, è un bene per entrambi. Una situazione fluida, non vischiosa: niente gente incollata alla sedia per chissà quali privilegi o rendite, niente vincoli all’ingresso di forze fresche con voglia di fare. Detto così sembra il migliore dei mondi possibili. Questa, a darle il beneficio della buona fede, è la “filosofia” del Jobs Act.

Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali (del Consiglio d’Europa), organo giudicante composto da 15 membri “indipendenti” e nominati dal Comitato dei Ministri di questo Consiglio, ha stabilito, accogliendo un ricorso, tra gli altri, della CGIL, che il Jobs Act viola il diritto di “ricevere un congruo indennizzo o altra adeguata riparazione in caso di licenziamento illegittimo”(NdA: attenzione, non è l’Unione Europea. Si tratta di organo che favorisce la stipula di convenzioni tra gli Stati membri, le sue decisioni non sono direttamente vincolanti). Nonostante sia un organismo eminentemente politico-giuridico, quindi secondo alcuni incline a fare della “filosofia” del diritto, credo che questo Comitato abbia affrontato la questione in modo pragmatico, tenendo conto della situazione di fatto, e non del mondo ideale, liquido e ricco di pari opportunità fasulle nel quale si è mosso il legislatore del Jobs Act.

Anch’io non credo che un imprenditore (categoria vastissima, che può andare dal piccolo ristoratore all’imbianchino, dall’agente assicurativo al costruttore di infrastrutture) si diverta a sbarazzarsi dei dipendenti perché è “cattivo”. Si tratta però di capire quali sono i parametri sui quali un imprenditore stabilisce che un suo dipendente “vale”, e soprattutto vale la pena non solo tenerlo, ma anche valorizzarlo. Le menti ipnotizzate dal mito della Silicon Valley come specchio del mondo – gente che il “mondo del lavoro” lo ha studiato su un paio di testi o lavorando nell’azienda del padre – direbbero che il lavoratore che vale è quello che fa il suo lavoro con precisione e velocità, risultando efficiente ed efficace, e raggiungendo i risultati di produzione (di beni o servizi) richiesti dal capo. E gli altri? Ciascuno pensi al proprio, di lavoro, e rifletta onestamente se può considerarsi di una precisione e di una velocità e di una efficienza superiori alla media (se rispondete tutti “sì, certo” state mentendo spudoratamente a voi stessi). Siete, siamo tutti eccellenti? O piuttosto abbiamo le nostre qualità e i nostri punti deboli, le cose che ci riescono meglio e quelle che ci riescono peggio? Bene. Se siamo questo (perché siamo questo), meritiamo di essere licenziati perchè rendiamo meno di quello che il nostro imprenditore si aspetta da noi? E se siamo bravi nel nostro lavoro ma ci piace dire la nostra opinione, e al nostro capo quella cosa lì proprio non va giù, meritiamo di essere licenziati? E se rimaniamo incinte, con quella bellissima norma della Costituzione che tutela la maternità? In sintesi la domanda è: se siamo lavoratori o lavoratrici ordinari/e, magari con alti e bassi, magari a volte incinte, che si ammalano, con figli o genitori da assistere, che amano dire come la pensano (diritto tutelato dalla Costituzione), meritiamo una tutela consistente nel fatto che, se il capo ci sbatte fuori, possiamo aspirare al massimo ad alcune mensilità di stipendio come “indennizzo” perchè non era legittimo che ci sbattesse fuori? Perchè questo dice il leggendario Jobs Act, partorito da non saprei quale sinistra. Che se siamo sbattute/i fuori illegittimamente, ci spetta un’elemosina chiamata “indennità”.

E se qualcuno pensa che il Covid-19 abbia reso superfluo o datato questo ragionamento, perchè chi conserverà il lavoro tra un po’ sarà un privilegiato e quindi tanto vale pareggiare e mettere tutti sullo stesso piano: bene, chi la pensa in questo modo sappia che non è parificando le condizioni verso il basso, togliendo tutele a tutti, che si agevola il cosiddetto “mercato del lavoro”. Le cose non sono migliorate nemmeno durante il precedente ciclo economico: il Jobs Act potrebbe aver favorito un leggerissimo incremento delle ore lavorate, ma bisogna sapere che nelle statistiche viene contato anche chi fa un giorno di lavoro e poi resta a casa. Di sicuro sono diminuite le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, le cosiddette “stabilizzazioni” – ammesso e non concesso che passare al contratto regolato dal Jobs Act sia una stabilizzazione, o non piuttosto una precarizzazione ab origine, visto che la tutela reintegratoria del posto in caso di licenziamento illegittimo non esiste più. In cambio di questo, non c’è più nessuno assunto con questa tipologia di contratto che possa dirsi realmente tutelato contro il rischio che una malattia, una gravidanza, una necessità di assistenza, lo possano inserire nel novero degli scomodi, dei poco produttivi, i primi da far fuori, anche se sono bravi/e.

E’ proprio questo il problema. Quando il ciclo produttivo diventa recessivo, gli imprenditori devono decidere chi lasciare fuori, chi espellere dalla produzione, spesso per una mera ragione di costi. In una situazione come quella in cui siamo entrati a piedi pari, sono i fragili, i deboli, le donne, gli scomodi, sono questi i soggetti sui quali scaricare il costo della crisi. E prima di arrivare al licenziamento si passa per i turni massacranti, i trasferimenti lontano da casa, le minacce. Chi si adegua o chi se lo può permettere, rimane: per gli altri, le altre, dentro una recessione profonda come quella attuale, l’ultima tappa, il traguardo del calvario possono diventare i licenziamenti plurimi per motivi economici. Sono, di fatto, licenziamenti collettivi, che in Italia sono assoggettati a regole che tendono, in teoria, a non sacrificare gli anziani, i malati, le donne in maternità, i più deboli. Per aggirare queste regole e “scegliere” l’espulsione precisamente delle donne, dei deboli, dei malati, degli scomodi, si imposteranno una serie di licenziamenti individuali in sè illegittimi, ma fatti passare come “collettivi”. Questa deriva terribile, questo potenziale massacro sociale, potrebbe trovare un argine qualora esistesse ancora una norma che ha sempre funzionato come deterrente: se il licenziamento è illegittimo, il giudice può disporre il reintegro del lavoratore nel proprio posto. Perchè è un deterrente? Semplice: perchè in questo caso è il lavoratore a poter scegliere se rientrare al suo posto o essere in cambio risarcito. Ma il risarcimento per un danno del genere non si potrà risolvere in una manciata di mensilità – tra l’altro legate solo all’anzianità di servizio maturata – come prevede il postmoderno Jobs Act (che non a caso parla di “indennizzo”),  ma potrà essere molto consistente in termini monetari, un autentico risarcimento per il danno subito. Era questa la funzione di tutela svolta dal famigerato,  obsoleto, ridicolizzato articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, una delle poche norme invecchiate bene e per questo sottoposte ad una eutanasia di Stato, nel nome di una feroce “modernità”.

Solo chi non frequenta il lavoro e le sue dinamiche può obiettare che il Jobs Act continua a prevedere la reintegra nel posto per i licenziamenti discriminatori. Quale imprenditore motiverà il provvedimento scrivendo che il licenziato è troppo malato, troppo nero, troppo omosessuale, troppo donna, troppo rompicoglioni? Quella del licenziamento discriminatorio è una prova diabolica, i giuslavoristi lo sanno bene. Molto più abbordabile è la dimostrazione della carenza della motivazione, l’assenza della giusta causa o del giustificato motivo. Che attualmente, se il regime applicabile è il Jobs Act, permette al lavoratore di incassare un piatto di lenticchie in cambio della perdita (ingiusta) del suo posto.

Quale idea di Costituzione ha il coacervo di genietti che ha concepito, da “sinistra”, questa scelleratezza? Come può pensare che un cittadino possa esercitare liberamente i suoi diritti costituzionali sul luogo di lavoro, se è sottoposto ab origine al ricatto esplicito della perdita del posto? Ancora una volta dobbiamo sperare nella tanto vituperata Europa per recuperare terreno sulla strada dei diritti frutto di lotte collettive, minacciati di morte dall’idea che il lavoro è solo una merce, non uno strumento di autonomia, dignità ed emancipazione.

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