Giorno: 29 Luglio 2020

Lara Van Ruijven

[10 Luglio 2020]. Lara van Ruijven (27 anni), campionessa di short track, si stava allenando sui Pirenei con la Nazionale Olandese quando è stata colpita da una malattia autoimmune. Ricoverata d’urgenza, è morta dopo due settimane di coma.” Valeria legge questa notizia ad alta voce e poi mi guarda sbalordita.

“Ma zia Costanza hai sentito?”
“Si Valeria, purtroppo ho sentito. Le persone possono morire a qualunque età.”
“Ma aveva ventisette anni e io ne ho già dodici, se dovessi fare come lei mi resterebbero quindici anni di vita!”
E’ così, non oso dirle che potrebbero restagliene anche meno, sembrerebbe un commento macabro.

Certo la morte di una persona giovane fa impressione. Rattrista nel profondo, crea uno stato di sofferenza tangibile,  apre le porte a una solidarietà che si nutre di angoscia.
Nel dolore di alcune perdite se ne rivitalizzano altre, ognuno di noi ricorda qualche altro campione dello sport morto giovane, questo aumenta lo sgomento, lo dilata a dismisura.
Nella sensazione di dolore c’è sempre qualcosa che noi non riusciamo a comprendere del tutto, qualcosa che ci interroga sul quel sappiamo, su quel che crediamo, su quel che vorremmo sapere e credere.

Spiegare la morte ai bambini è sempre difficile, perché non puoi barare, non puoi edulcorare la cruda verità sul modo  in cui finisce l’esistenza che conosciamo.
Ogni volta che una madre dona a un figlio la vita, gli consegna in dote anche la morte. I genitori hanno sempre una fede incrollabile sulla longevità dei loro figli, è il loro modo di affrontare le giornate con serenità. “I figli moriranno dopo gli ottant’anni”. Farebbero molta fatica a convivere con altre ipotesi.
Riguardo Valeria che mi sta osservando pensierosa.
Sta ancora pensando a Lara Van Ruijven.
“Non pensarci Valeria, non serve a nulla, ormai se ne è andata, starà pattinando in paradiso”. Le dico.
“Ma perché, in paradiso si pattina?”
“ No, non credo, dicevo così per dire”
“Allora non dirlo”.

Bello sport lo short treck, la traduzione italiana è “pista corta”. Fa parte delle gare di velocità del pattinaggio su ghiaccio che si disputano su una pista di 111,12 metri. Una specie  di grande anello di ghiaccio su cui si sfidano da tre a nove pattinatori/pattinatrici per volta, a seconda del tipo di gara. Dal 1992 è uno degli sport del programma dei giochi olimpici invernali e le distanze ufficiali delle varie gare sono: 500 m, 1000 m, 1500 m sia per le donne che per gli uomini. Le staffette vengono corse su distanze di 5000 m per gli uomini e di 3000 per le donne.
Uno sport spettacolare e avvincente. Sicuramente anche molto faticoso. Spinge allo stremo la resistenza e la reattività di muscoli, apparato cardio-circolatorio, nervi.
Su quell’anello di giaccio si muovono velocissimi gli atleti con i loro pattini forniti di lame d’acciaio. Corrono con un braccio appoggiato sulla schiena per essere più aerodinamici. Piegati in avanti, spingono con le gambe come dei forsennati. La velocità è tale per cui si verificano spesso cadute e infortuni, in alcuni casi gravi.

Ma la malattia autoimmune non credo centri nulla con lo short track. E’ arrivata sulla testa di una ragazza di ventisette anni, ingiusta come il caso e irrimediabile come la morte.
Una mannaia senza scampo. Uno stop inaspettato e definitivo. La fine della sua vita.
“Zia ma perchè secondo te è morta proprio lei?”
“Perché si è ammalata e purtroppo esistono malattie gravi a cui i medici non sanno trovare rimedio” le rispondo.
“ Io non credo che la morte arrivi per caso, ci deve essere qualche altro motivo, forse si è meritata il Paradiso prima degli altri.” Dice lei.
“Si forse è proprio così” le rispondo.

La fede resta sempre una grande speranza e la migliore delle scommesse possibili. Forse questo può rasserenare un po’ Valeria.
“Noi non siamo certi di cose ci succederà dopo la morte, ma se proprio dobbiamo scommettere, puntiamo tutto su questa possibilità importante, avvincente e quasi incredibile. Scommettiamo sull’eternità.” dico.
“Si puntiamo tutto sull’eternità” dice lei e mi sembra un po’ rasserenata. Meno male. Data l’età è meglio così.  Fra poco arriverà Sara, una delle sue amiche, si metteranno a giocare a dama cinese, oppure decideranno di uscire a fare un giro in bicicletta o di andare all’oratorio di Pontalba a fare una partita di calcetto. I bambini dimenticano in fretta, hanno molta vita da vivere. Molta energia da mettere in quel che fanno. E poi è estata, fa caldo, non c’è scuola, non ci sono i compiti da fare, le piscine hanno riaperto e anche le gelaterie. Evviva, anche quest’estate avrà una parvenza di normalità nonostante il Covid-19 e nonostante le prospettive non entusiasmanti per il prossimo autunno.

Valeria sta già riprendendosi.  Il suo momento di tristezza sta passando, sta volgendo i suoi pensieri altrove. Lo vedo dalla sua faccia, prende in mano il telefono, digita velocemente qualcosa, poi attende risposta. Dopo poco si sente una vibrazione. E’ la risposta al sue messaggio. Sorride e se ne va. Anche i telefoni hanno la loro utilità. Le amicizie ancora di più.
Io resto là con l’idea della morte che fa da sfondo ai miei pensieri e con alcune immagini dello short treck indelebili nella memoria.
Uno sport elettrizzante, avvincente.
A differenza del classico pattinaggio di velocità, qui non esistono le corsie e i contatti tra gli atleti sono molto frequenti. Il tipo di gara molto veloce, prevede una divisione in batterie dei concorrenti. Esattamente come si fa nelle gare veloci dell’atletica.
Gli atleti di ogni batteria corrono la loro gara e i primi a tagliare il traguardo passano al turno successivo. Si continua così fino ad arrivare, per i migliori, all’accesso i finale che decreterà il podio e i tre medagliati del momento. I contatti continui portano a continue cadute, a volte accidentali, altre volte provocate dagli avversari (che se sorpresi dall’arbitro vengono espulsi).  Tutto questo cadere e rialzarsi causa continui cambi di piazzamento nelle gare. E’ uno sport fatto così.

Ripenso di nuovo a Lara Van Ruijven. Mi sembra di vederla con la sua tuta arancione e la visiere, che protegge dalle scaglie di ghiaccio alzate dalle avversarie, che sfreccia felice in mezzo alle altre. Sta correndo molto bene. Siamo ai mondiali di Sofia nel 2019 e la distanza che sta percorrendo è quella dei cinquecento metri. Sta andando fortissimo. Sempre più forte. La cinese Fan Kexin, e l’olandese Suzanne Schulting restano indietro. Lei continua ad aumentare la velocità e tagli il traguardo per prima. E’ la nuova campionessa del mondo. Bravissima!
Ricordiamocela  così,  quei campionati del mondo lei li ha vinti per sempre.

ripartenza post covid-19: Caricento incontra gli artigiani  

Da: Ufficio Stampa Caricento 

Cento, 29 luglio 2020– Ancora una volta Caricento coinvolge gli imprenditori in un incontro dedicato alla definizione delle strategie di ripartenza post COVID-19. Nella giornata di ieri si è infatti svolto un incontro, moderato dal Presidente di Caricento Giuseppe Pallotta e dal Direttore Generale Ivan Damiano, che ha visto protagonisti diversi artigiani che operano sul territorio di attività della Cassa, tra cui: Raffaella Toselli (Dalfos), Roberto Bregoli (Bregoli Movindustria), Marino Fortini (OTM Fortini), Graziano Gallerani (Artec) e Emanuele Tuffanelli (ET Costruzioni).

 

Hanno partecipato all’evento anche Diego Benatti, Direttore di CNA Ferrara e Paolo Cirelli, Segretario Provinciale di Confartigianato Ferrara, in qualità di portavoce del mondo dell’artigianato e della micro e piccola impresa.

 

Gli artigiani e i piccoli imprenditori, categorie fortemente colpite dall’emergenza sanitaria, hanno manifestato grande preoccupazione per la riduzione del fatturato e, in generale, del calo del lavoro degli ultimi mesi ma hanno dimostrato un grande senso di responsabilità adeguandosi ai provvedimenti di contenimento emanati dal Governo e rispettando il protocollo sanitario nei casi in cui sono riusciti a proseguire la loro attività perché legata alle filiere produttive di necessità.

 

I partecipanti hanno manifestato grande interesse al tema di accesso al credito che deve essere immediato e semplificato, in particolar modo per poter mantenere un corretto rapporto con i fornitori e poter ricominciare a lavorare in serenità recuperando, per quanto possibile, quanto perso in questi mesi di fermo obbligato a causa del COVID.

Tra i temi trattati hanno trovato spazio anche ricambio generazionale, innovazione tecnologica (Industry 4.0), riduzione della burocrazia e flessibilità al cambiamento come strumenti necessari per superare la crisi.

 

“ Il compito delle banche, ora più che mai, è quello di agevolare la ripartenza e lo sviluppo – ha dichiarato il Presidente di Caricento Giuseppe Pallotta – In particolare, di questo settore che, per diffusione e rilevanza, è di grande peso sul nostro territorio. Dall’incontro di oggi sono emersi tanti utili spunti di riflessione e tanta positività. Con l’aiuto di CNA e Confartigianato ci poniamo l’obiettivo di mettere a disposizione dei nostri clienti artigiani soluzioni innovative e vantaggiose per garantire una rapida ripresa dell’economia locale ”.  

 

A settembre la Cassa di Risparmio di Cento proseguirà con ulteriori appuntamenti come questo, finalizzati a monitorare costantemente la ripresa e condividere esperienze utili alla ripartenza.

Coronavirus: L’aggiornamento:28 nuovi casi positivi, di cui 10 asintomatici i guariti salgono a 23.865 Un decesso

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

 

Coronavirus, l’aggiornamento: su 8.318 tamponi effettuati 28 nuovi casi positivi, di cui 10 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. I guariti salgono a 23.865 (+35), l’81% da inizio crisi. Nessun nuovo caso nelle province di Piacenza, Parma e Forlì-Cesena. Un decesso.

Effettuati anche 1.332 test sierologici. I casi attivi scendo a 1.451 (-8), di cui il 93% con sintomi lievi in isolamento a casa. Stabili i ricoveri in terapia intensiva, calano a 66 (-6) quelli negli altri reparti Covid. On line il report periodico sull’andamento del contagio

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 29.603 casi di positività, 28 in più rispetto a ieri, di cui 10 persone asintomatiche individuate nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Sono sette in totale i casi cosiddetti sporadici, mentre i restanti contagi sono riconducibili a focolai o a casi già noti e a persone rientrate dall’estero.

L’opera di prevenzione della Regione si è concretizzata nel contact tracing (che ha permesso di individuare 5 casi), nello screening sierologico (2 casi), nei controlli a seguito di rientro dall’estero (3 casi) e nell’attività di screening nel comparto della logistica e della lavorazione carni (1 caso).

Nella provincia di Bologna, dove si sono registrati 10 casi, 2 sono stati quelli sporadici, 5 collegati a focolai familiari noti, un caso riguarda il cluster isolato in una CRA del capoluogo nei giorni scorsi, uno è stato individuato grazie a un tampone pre-viaggio all’estero e uno, infine, grazie ai controlli sulle categorie più a rischio.

tamponi effettuati da ieri sono 8.318, per un totale di 634.280. A questi si aggiungono anche 1.332 test sierologici.

guariti salgono a 23.865 (+35): l’81% dei contagiati da inizio crisi.

casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 1.451 (8 in meno rispetto a ieri).

Si registra purtroppo un decesso in Emilia-Romagna: si tratta di una donna della provincia di Bologna.

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Infografiche e analisi dei dati in Emilia-Romagna sono consultabili on line attraverso il report periodico sull’andamento del contagio: https://bit.ly/2X5GQgH

Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 1.382 (-2). Restano 3 i pazienti in terapia intensiva, calano a 66 (-6 rispetto a ieri) quelli ricoverati negli altri reparti Covid.

Le persone complessivamente guarite salgono dunque a 23.865 (+35 rispetto a ieri): 178 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 23.687 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.597 a Piacenza (invariato), 3.763 a Parma (invariato), 5.091 a Reggio Emilia (+3, di cui 2 sintomatici), 4.118 a Modena (+5, di cui 2 sintomatici), 5.257 a Bologna (+10, di cui 7 sintomatici); 428 a Imola (+3, sintomatici), 1.083 a Ferrara (+2, sintomatici); 1.152 a Ravenna (+1), 992 a Forlì (invariato), 829 a Cesena (invariato) e 2.293 a Rimini (+4, di cui 2 sintomatici)./ JF

La Regione finanzia per l’undicesimo anno consecutivo, progetti socio-educativi rivolti ai ragazzi tra 11 e 19 anni

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

Welfare. Adolescenti: benessere, contrasto al disagio e nuove opportunità, dopo il lockdown causato dall’emergenza Covid-19. Con 600mila euro, la Regione finanzia, per l’undicesimo anno consecutivo, progetti socio-educativi rivolti ai ragazzi tra 11 e 19 anni. Domande dal 24 agosto al 25 settembre.

La Giunta approva il bando aperto ad associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, coop sociali, oratori e parrocchie per interventi e attività a favore di preadolescenti e adolescenti. La vicepresidente Schlein: “Con l’aiuto delle famiglie e della comunità educante aiutiamo gli adolescenti a ritrovare la socialità valorizzandone la creatività”

sostegno per accompagnare i ragazzi nel complesso passaggio all’età adulta, migliorandone gli stili di vita e il sistema di relazione con coetanei e familiari; attraverso la promozione di forme aggregative e l’ orientamento scolastico per scongiurare l’ abbandono degli studi e prevenire il disagio sociale. Tra i progetti anche la prevenzione al bullismo e al cyberbullismo.

Ma tra le novità di quest’anno rientrano anche i temi legati all’Agenda Globale 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e una particolare attenzione alle ricadute dell’emergenza sanitaria da Covid-19 sulla vita degli adolescenti, privati per lungo tempo delle più normali relazioni sociali con i propri coetanei.

Questi, in sintesi, gli obiettivi del bando “Adolescenza” da 600mila euro, destinato ad associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariatocooperative socialioratori e parrocchie di tutto il territorio, da Piacenza a Rimini.

Il via libera alla proposta di programmazione e ripartizione presentata dalla Giunta, è arrivato ieri in Commissione assembleare, per poi tornare in Giunta nelle prossime settimane per il via libera definitivo.  Ad illustrarlo ai consiglieri, la vicepresidente con delega alle Politiche giovanili, Elly Schlein.

Il bando, finanziato per l’undicesimo anno consecutivo, stabilisce criteri e risorse disponibili a livello provinciale per la realizzazione di attività educative e sociali rivolte a ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 19 anni residenti in Emilia-Romagna, che al 1^ gennaio 2020 erano circa 367mila.

“Con questo nuovo bando- sottolinea la vicepresidente- la Regione conferma ancora una volta l’attenzione verso i più giovani, quelli soprattutto che si affacciano o sono già coinvolti nella delicata stagione dell’adolescenza che porta all’età adulta, ma che si trovano a vivere, spesso con difficoltà e smarrimento. In particolare quest’anno, segnato dall’emergenza Covid, si rende necessario avere un occhio di riguardo nei loro confronti perché sono quelli che hanno pagato un prezzo particolarmente alto. Non poter andare a scuola, non poter vedere i propri insegnati e i propri compagni di classe, non poter frequentare gli amici, li ha certamente svantaggiati”.

“Per questo- prosegue Elly Schlein- dobbiamo fare in modo di accompagnarli con l’aiuto delle famiglie e della comunità educante, che significa società, scuola, istituzioni, verso una ritrovata socialità che vorremmo fosse la più bella e sicura possibile. Sono certa che le tante associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, oratori e parrocchie che animano il nostro territorio, saranno in grado di elaborare proposte interessanti, volte a coinvolgere gli adolescenti in modalità innovative, valorizzando la loro creatività e lo spirito d’iniziativa”.

Dei 600 mila euro complessivi, 150mila saranno destinati alla definizione di progetti di valenza regionale, che insistono su 3 o più ambiti provinciali, relativi ad attività educative e di aggregazione sociale, con caratteristiche di innovazione e capaci di integrare esperienze, competenze e risorse in una logica di rete tra più soggetti e diversi territori; i restanti 450mila euro andranno a finanziare progetti di valenza territoriale, di dimensione comunale o distrettuale, relativi ad attività educative, di sostegno, di mutuo-aiuto tra pari, ludiche, che prevedano un coinvolgimento attivo dei ragazzi e che possano presentare anche caratteristiche di sistematicità, radicamento territoriale e innovazione.

Interventi finanziabili, contributi e criteri di riparto

Nelle attività finanziabili con i contributi regionali potranno rientrare quelle di carattere culturale, ricreativo, sportivo, sociale (di oratorio o simili, come lo scoutismo) e quelle più propriamente educative a favore di adolescenti e preadolescenti in difficoltà: sostegno scolasticocontrasto alla dispersione scolasticaeducazione alla legalitàprevenzione al bullismo e al cyberbullismo. Non ultimi, possono essere finanziate proposte sulla promozione dell’educazione tra pari, finalizzate a valorizzare il protagonismo dei ragazzi e a sviluppare la loro capacità di aiutarsi. E ancora, interventi di sostegno ai ragazzi per ricostruire le relazioni con insegnanti e coetanei, dopo la lunga fase del lockdown causato dall’emergenza sanitaria e progetti di sensibilizzazione sulla tutela dell’ambiente e rispetto dei principi di equità sociale, dettati dall’Agenda Globale 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

A livello territoriale, dei complessivi 600 milioni la quota di 450 mila euro destinata a finanziare progetti di valenza territoriale sara’ così suddivisa tra le province dell’Emilia-Romagna: Bologna 99.235 euro; Modena 74.757 euro; Reggio Emilia 59.069 euro; Parma 44.806 euro; Forlì-Cesena 40.401 euro; Ravenna 38.574 euro; Rimini 35.323 euro; Ferrara 29.943 e alla provincia di Piacenza 27.887 euro. /Ti.Ga.

Costa e Zappaterra (Pd): “Dire sì al Mes significa avere 2 miliardi di euro da investire per la sanità dell’Emilia-Romagna”

Da: Ufficio Stampa Gruppo PD

 

Approvato ordine del giorno a prima firma Costa (Pd). L’Emilia-Romagna-è la prima regione a deliberare sull’argomento,

 

È a prima firma del consigliere regionale Pd Andrea Costa l’ordine del giorno votato ieri, collegato all’Assestamento di Bilancio, durante il consiglio regionale. Dall’Emilia-Romagna, regione che vanta una delle sanità migliori d’Italia e prima a deliberare sull’argomento, arriva, quindi, un appello affinché l’Italia non rinunci a 36 miliardi dell’Europa. “Con la pandemia è apparso chiaro a tutti il valore assoluto di un servizio sanitario pubblico, universale, all’altezza delle sfide. In Emilia-Romagna il sistema ha retto, nonostante qui il virus abbia colpito con violenza estrema. Ma proprio perché questa Regione, con tutte le sue persone, è da sempre in tensione verso l’orizzonte del miglioramento, vogliamo vivere l’eccellenza non come un approdo ma piuttosto come un trampolino verso riforme che possano spingerci a rispondere positivamente alle nuove e future esigenze – continua Costa -. Cosa fare con quelle risorse? Puntare su una sanità di prossimità accessibile a tutti, potenziare gli ambulatori dei medici di medicina generale creando vere e proprie équipe territoriali, investendo nell’informatica per collegare meglio ospedali e rete del territorio, rafforzare la dotazione strumentale dei nostri ospedali. La strada davanti a noi è chiara e vorremmo sottrarre le valutazioni sull’opportunità di utilizzare oppure no il MES al dibattito volutamente ideologico, agganciandolo piuttosto alla sua reale efficacia delineando con grande senso pratico quali nuove opportunità garantirebbe per i cittadini emiliano-romagnoli. In questo c’è una responsabilità collettiva: tocca ad ogni rappresentante delle Istituzioni diffondere giusta informazione su questo argomento e spiegare correttamente ai cittadini cosa si potrà fare per la cura delle persone con quelle persone e cosa non si potrà fare rinunciandovi”.

A rafforzare questa posizione è la Capogruppo Pd in Consiglio regionale, Marcella Zappaterra. “Con il MES l’Italia avrebbe a disposizione 36 miliardi di euro a tasso 0. Una condizione che non si è mai realizzata e mai si realizzerebbe in altro modo e in un altro contesto. Tutte risorse da spendere per rafforzare il nostro sistema sanitario, dare migliori servizi ai cittadini, farli sentire più sicuri. Per l’Emilia-Romagna si stimano risorse per 2-3 miliardi: sappiamo come spenderli. Siamo convinti che vadano investiti per la sanità di prossimità, per rendere più fruibili prestazioni e servizi vicino a chi ne ha bisogno, per qualificare e aumentare il personale”.

Turismo. La Regione sostiene le agenzie viaggio: al via ad un bando da 1,3 milioni

Da: Ufficio Stampa Regione Emilia-Romagna

 

Turismo. La Regione sostiene le agenzie viaggio: al via ad un bando da 1,3 milioni con incentivi una tantum a fondo perduto, fino a 3 mila euro ad impresa. L’assessore Corsini: “Una prima risposta per aiutare un comparto vitale al servizio dell’industria turistica dell’Emilia-Romagna a risollevarsi e ripartire dopo il lockdown”

Per beneficiare del contributo le imprese devono aver accusato nel trimestre marzo- maggio un calo del 30% del proprio giro d’affari rispetto allo stesso periodo del 2019. Le domande vanno presentate dalle ore 10 del 23 settembre alle ore 13 del 9 ottobre prossimo attraverso l’applicazione web Sfinge 2020

Un incentivo una tantum a fondo perduto fino a 2 mila euro erogato ad ogni agenzia di viaggio presente con almeno una sede operativa sul territorio regionale.

Un contributo al quale si potrà aggiungere un premio extra di mille euro a favore delle imprese iscritte nell’elenco regionale delle “Agenzie sicure”, che si caratterizzano per l’elevato livello di organizzazione e affidabilità dei servizi offerti.

La Regione Emilia-Romagna interviene a sostegno di agenzie di viaggio e tour operator, uno dei settori più penalizzati dall’impatto economico della pandemia da Coronavirus, e lancia un bando con una dotazione finanziaria di 1,3 milioni di euro per aiutare le imprese che hanno visto crollare il proprio giro d’affari a risollevarsi e ripartire dopo il lungo lockdown.

Contenuti e modalità del bando sono stati illustrati questa mattina in video conferenza stampa dall’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini. Presenti all’incontro i presidenti delle due principali associazioni rappresentative delle imprese regionali di settore: Massimo Caravita (Fiavet Emilia-Romagna e Marche) e Amalio Guerra (Assoviaggi Emilia-Romagna).

 

“Le agenzie di viaggio sono un anello fondamentale al servizio dell’industria turistica dell’Emilia-Romagna- sottolinea Corsini– e dopo i provvedimenti di carattere generale varati nelle settimane scorse per garantire liquidità anche alle imprese del settore turistico-alberghiero con la creazione di un  fondo da 10 milioni di euro, ora interveniamo con una misura di carattere straordinario a sostegno di un comparto messo a dura prova dall’annullamento di gran parte delle prenotazioni e dal conseguente blocco dei flussi turistici sia sul mercato interno, sia in arrivo dall’estero.  Si tratta di una prima risposta ad un settore che gioca un ruolo fondamentale per l’attrattività turistica della nostra regione e che ha bisogno di un’iniezione urgente di risorse fresche per rilanciarsi e partire dopo i mesi di interruzione pressochè totale dell’attività”.

 

Cosa prevede il bando

Per partecipare al bando le agenzie di viaggio, a prescindere dalla forma giuridica, devono aver accusato tra il 1° marzo e il 31 maggio scorso un calo di fatturato pari o superiore al 30% rispetto allo stesso periodo del 2019, essere iscritte al registro delle imprese delle Camere di commercio e avere almeno una sede aperta al pubblico sul territorio regionale o un’unità locale nel caso di agenzie on line.

 

Il contributo una tantum è pari a mille euro a favore delle agenzie on line e raddoppia a 2 mila euro per le agenzie con almeno una filiale aperta al pubblico sul territorio regionale. L’incentivo può salire fino ad un massimo di 3 mila euro a vantaggio delle imprese iscritte nell’elenco regionale delle “Agenzie sicure”, che comprende quelle che garantiscono un alto standard organizzativo e rispettano determinati criteri di sicurezza e affidabilità dei servizi offerti. Gli indennizzi compensativi della ridotta attività sono cumulabili con alte agevolazioni pubbliche.

Le domande di contributo vanno presentate dalle ore 10 del 23 settembre alle ore 13 del 9 ottobre prossimo.

Le domande devono essere compilate ed inviate alla Regione esclusivamente per via telematica, attraverso l’applicazione web “Sfinge 2020”, le cui modalità di accesso ed utilizzo saranno rese disponibili sul sito http://fesr.regione.emilia-romagna.it nell’apposita sezione dedicata al bando.

L’esame delle domande avverrà secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse. Non è esclusa la possibilità di riavvio della procedura selettiva nel caso si rendessero disponibili ulteriori risorse per soddisfare le richieste in regola con i requisiti richiesti, ma non finanziate per esaurimento dei fondi.

 

Il contesto

Secondo un’indagine effettuata da Fiavet e Assoviaggi, sono circa 600 le agenzie di viaggio e i tour operator attivi in Emilia­-Romagna e danno lavoro a circa 4.150 dipendenti, per un totale di 6.600 addetti.

Il giro d’affari pre-emergenza Covid era stimato sul miliardo di euro all’anno e l’impatto della crisi economica è quantificabile in un una contrazione del fatturato di quest’anno tra l’80 e il 90% sullo stesso periodo del 2019. /G.Ma

In allegato: L’assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini (al centro), assieme a Massimo Caravita (a dx), presidente Fiavet Emilia-Romagna e Marche, e Amalio Guerra (a sx), presidente Assoviaggi Emilia-Romagna         

Alloggi Erp, Rancan (Lega ER): “impossidenza, Regione continua a discriminare emiliano romagnoli”

Da: Ufficio Stampa Lega ER

“Non c’è nulla da fare: la giunta Pd dell’Emilia-Romagna ribadisce la propria volontà di proseguire sulla strada della discriminazione degli emiliano-romagnoli per quanto riguarda l’assegnazione delle case popolari”. Così il capogruppo regionale della Lega ER, Matteo Rancan, dopo la bocciatura da parte dell’aula dell’emendamento che aveva presentato per richiedere che venisse “estesa ai beni immobili posseduti dagli immigrati all’estero”, il criterio “previsto per soddisfare la necessità che sia limitata la titolarità di diritti reali posseduti su beni immobili, per vedersi assegnata la casa popolare”.

Come Lega chiedevamo di “modificare l’atto, applicando semplicemente la legge nazionale che stabilisce che un extracomunitario non possa autocertificare situazioni non direttamente verificabili dall’amministrazione pubblica italiana, come ad esempio è il possesso di immobili all’estero. Oggi, quindi la Regione si accontenta di un atto che non ha alcun valore, lasciando ai Comuni la responsabilità di attuare controlli che non sono in grado di effettuare. Secondo la legge italiana, infatti, lo straniero extracomunitario che deve dimostrare di non possedere beni immobili all’estero lo dovrebbe fare attraverso una certificazione rilasciata dalla propria autorità consolare, tradotta in italiano e legalizzata.

Si trattava di una proposta ragionevole e di buon senso, poiché non è accettabile che oggi un emiliano-romagnolo proprietario di un casale a 5-600km di distanza non possa avere diritto ad accedere a un alloggio popolare, mentre uno straniero, che magari in patria detiene un importante patrimonio immobiliare, può farlo sulla base di un’autocertificazione che, in quanto non verificabile dall’autorità italiana, non sarebbe valida” conclude Rancan.

Favole sotto gli alberi: inizio giovedì 30

Da: Ufficio Stampa “Il baule volante”

 

La sedicesima edizione della rassegna estiva di Teatro per Bambini e Famiglie Favole sotto gli Alberi si aprirà, giovedì 30 luglio alle ore 21,15 presso Factory Grisù (Ferrara, via Poledrelli, 21 – ex caserma dei vigili del fuoco), con lo spettacolo: “Raperonzola” della compagnia bolognese Rosaspina. Un Teatro: un lavoro frizzante e ironico, incentrato sulla celebre fiaba della principessa dalle lunghissime chiome.

 

L’ antica fiaba dei Fratelli Grimm racconta una storia che tanti conoscono e che ha tutti gli ingredienti di una ricetta favolosa: una Bella fanciulla dalle lunghissime trecce d’ oro, un Principe di bell’aspetto e dalla mente sveglia, una Strega malvagia e misteriosa, una Torre senza porta e senza scale: una ricetta semplice ed efficace che, con l’aggiunta di un ciuffo di raperonzoli, incanta da sempre i bambini di tutte le età.

Eccezionalmente in scena per questa scanzonata rappresentazione teatrale, il noto regista Angelo Generali, qui nei panni della strega cattiva: una notevole dimostrazione di autoironia e soprattutto di amicizia da parte di questo artista colto e – solitamente – molto posato che, in queste insolite vesti, sorprende e diverte, non soltanto i bambini.

La storia racconta di una coppia di sposi che viveva accanto a un meraviglioso giardino protetto da alte mura, di proprietà di una potente e terribile strega. Quando la donna rimase finalmente incinta, fu presa da una gran voglia di mangiare alcuni dei raperonzoli che crescevano nel giardino della vecchia megera. Il marito, allora, durante la notte scavalcò le alte mura per procurargliene qualche mazzetto. Alla terza incursione nel giardino, però, il marito si ritrovò faccia a faccia con la temibile strega che, nonostante le giustificazioni dell’uomo, decise di punirlo, consentendogli di tornare a casa con i raperonzoli sottratti a condizione che, una volta nato, il bambino tanto atteso fosse consegnato proprio a lei, che prometteva di trattarlo bene. Disperato, l’uomo alla fine acconsentì.

La bambina che nacque fu presa, così, in consegna dalla strega che la chiuse in un’alta torre senza porte e senza scale nel mezzo del bosco…

Dunque, per la povera bambina, la strada della vita inizia in salita e conduce in cima ad una torre. Ma la fiaba insegna che vale la pena soffrire perché, prima o poi, accadrà l’avvenimento destinato a cambiare la sorte .

Ecco, infatti, un bel giorno passare un principe sotto la solitaria finestrella. Il procedimento da seguire per sbrogliare la matassa non è difficile: liberare la Bella dalla Torre e fuggire lontano dalla Strega . Questo è dunque il compito dei due protagonisti, ma per giungere alla meta è necessario usare il cuore e la ragione.

Senza l’amore tra i due giovani, infatti, nulla potrebbe succedere e senza le loro sagaci trovate non si potrebbe fuggire. Ma cuore e ragione infine non bastano perché, come sempre, tra il dire e il fare c’ è di mezzo… il Male. E così ecco compiersi il triste destino del principe che diviene cieco e della sua Bella, abbandonata e perduta in un deserto.

Per giungere alla felicità definitiva occorrerà scoprire qualcosa che ci sostiene anche quando siamo tristi e soli, qualcosa che fa luce anche quando siamo ciechi: questo ingrediente invisibile e tenace ha un nome bellissimo, si chiama speranza ed ha il verde colore dei dolcissimi e saporitissimi raperonzoli che crescono in primavera.

A differenza degli altri lavori presentati in rassegna, questo spettacolo è realizzato interamente in prosa, con le note e i toni semiseri cari alla compagnia bolognese. Rosaspina. Un teatro, infatti, per la realizzazione di questa originale messa in scena, ha intessuto una stretta collaborazione col lo scrittore Giampiero Pizzol, autore, attore e regista molto noto nell’ambito non solo del teatro per ragazzi ma soprattutto del teatro brillante, grazie ai testi realizzati per molte commedie di successo e anche per produzioni televisive, fra cui le prime edizioni di Zelig Off, con Claudio Bisio.

L’Associazione “Rosaspina. Un teatro”, diretta da Aurelia Camporesi e Angelo Generali, nasce nel 1996 dalla riunione di artisti con più di 15 anni di esperienza nel lavoro teatrale. La compagnia opera a livello nazionale nella produzione di spettacoli, nell’organizzazione di rassegne e festival e nella conduzione di laboratori teatrali. Negli ultimi anni la sua attività si è particolarmente incentrata sulla produzione e organizzazione di spettacoli, laboratori e rassegne dedicati al pubblico dell’infanzia e delle giovani generazioni.

 

Lo spettacolo, che è gradevolissimo anche per il pubblico degli adulti, si rivolge a tutti i bambini dai 4 ai 10 anni.

 

 

L’ingresso, per tutti e 5 gli appuntamenti, costerà € 6,00 per adulti e bambini.

 

In ottemperanza alle direttive anti covid:

La prenotazione sara’ possibile (ed è anzi caldamente consigliata) ai link indicati di volta in volta via social (per il primo appuntamento: www.ilbaulevolante/raperonzola).

I posti non saranno numerati: ogni spettatore sara’ accompagnato da una maschera e gli sara’ assegnato il posto più vicino al palco scenico disponibile al momento dell’arrivo.

Il pagamento dei biglietti sara’ effettuato direttamente in biglietteria.

Gli spettatori che avranno prenotato dovranno presentarsi a ritirare i propri biglietti non oltre le ore 21,15.

Si raccomanda a tutti gli spettatori di presentarsi in biglietteria con gli importi dei biglietti esatti in modo da evitare il più possibile scambi e contatti diretti.

Si raccomanda agli spettatori di portare le mascherine.

Ogni nucleo familiare sara’ separato dagli altri seguendo le distanze indicate dalle disposizioni ufficiali in materia sanitaria.

L’accesso e l’acquisto dei biglietti sara’ possibile anche senza prenotazione.

 

In caso di maltempo gli spettacoli saranno annullati.

 

Informazioni: Il Baule Volante  ilbaulevolante@libero.it

 

TEATRO NUCLEO: QUARANT’ANNI DI MAGNIFICHE UTOPIE
Dal Quijote! al Convegno Internazionale del teatro per gli spazi aperti post Covid-19

Maria Donnoli – responsabile Ufficio Stampa Teatro Nucleo

Un sentiero lungo 40 anni di teatro per gli spazi aperti, iniziato nel 1980 con Luci e attraversato dal 1990 dalla figura di Don Chisciotte. La sua statua che entra in vita è la chiave drammaturgica di Quijote!, spettacolo di piazza che Teatro Nucleo mise per la prima volta in scena nel 1990, trent’anni fa, e il cui portato confluisce oggi nel convegno internazionale Le Magnifiche Utopie organizzato a Ferrara sabato 19 settembre 2020, parte del Festival Totem Scene Urbane.

Lo spazio è quello della vita quotidiana, gli spettatori sono un gruppo eterogeneo di non-spettatori, in cui l’esperienza dello spettacolo risveglia un potenziale, un desiderio di poesia, la facoltà di immaginare, il bisogno di creatività e utopia. L’obiettivo è portare il teatro dove è necessario, anche perché possa ritrovare la sua funzione originaria e nuova linfa. Il teatro negli spazi aperti di Horacio Czertok e Cora Herrendorf, rispettivamente drammaturgo e regista di Quijote!, è un’operazione di giustizia elementare.

L’adattamento per spazi aperti del Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, uno dei capolavori di maggior successo della Compagnia fondata a Ferrara nel 1978. Realizzato in co-produzione con il Theater-am-Turm di Francoforte, Quijote! ha avuto oltre 400 repliche in tre continenti, partecipato a decine di festival internazionali, vinto premi come il Premio della Critica 2002 al Festival Cervantino di Guanajuato, in Messico, ha attraversato borghi e periferie senza teatro. Ancora oggi il Don Chisciotte di Teatro Nucleo continua il suo percorso con Contra Gigantes, monodramma a più voci di e con Horacio Czertok, estratto da Quijote!.

“Un montaggio d’attrazioni, un’allegria sulle macerie” – come lo ha definito Ferdinando Taviani in Il teatro è l’arte di lottare pubblicato sul numero 10 della rivista L’indice (2000) – capace di suscitare l’immediata ed entusiasta adesione dei non spettatori-resi spettatori alla chiamata del teatro negli spazi aperti, in qualsiasi piazza attraversata, che diventa luogo fantastico e della fantasia, in cui i dati forniti dall’immaginazione sostituiscono quelli dell’abitudine. L’adattamento di Quijote! è stato pensato per permettere agli spettatori di qualsiasi città del mondo di proiettare il proprio Chisciotte su quello dello spettacolo, rispettandone la vocazione di personaggio universale. «Con questo spettacolo superammo la dicotomia tra la sala teatrale e la strada, imparammo che si potevano creare spettacoli per gli spazi aperti con la densità, la profondità, i contenuti, la poesia possibili nelle sale chiuse», ricordano i co-fondatori di Teatro Nucleo, il cui teatro si è sempre occupato di utopisti e sognatori, «in quanto le utopie riflettono l’attenzione posta sull’umanità sofferente e tuttavia capace di sognare e di lottare per organizzare la propria vita in relazione a grandi sogni a occhi aperti».

Con Quijote! nacque anche la trilogia delle “magnifiche utopie”: Chisciotte rappresentava l’utopia di una civiltà votata alla Poesia, Francesco l’utopia di una società consacrata alla fratellanza, Mascarò l’utopia di un’umanità libera e giusta. Un percorso che – lungo questa strada – è proseguito per quarant’anni e che il 19 settembre 2020 confluirà nel convegno internazionale Le Magnifiche Utopie 2020 – La scena del teatro per gli spazi aperti nell’era post Covid-19, situato all’interno del Festival Totem Scene Urbane che Teatro Nucleo organizza ponendo in relazione la periferia di Pontelagoscuro e il centro della città estense. Un’apertura alla riflessione su base nazionale e internazionale, resa ancora più necessaria dalle contingenze storiche della pandemia, che spingono a interrogarsi sul futuro del teatro. Domanda a cui il teatro per gli spazi aperti, oggi più che mai, propone risposte forti e concrete.

Per informazioni su Teatro Nucleo: http://www.teatronucleo.org/
Per informazioni su Totem Scene Urbane: http://www.totemsceneurbane.it/ 

Arci:”Torniamo in Circolo!” venerdì 31 luglio e domenica 2 agosto

Da: Ufficio Stampa Arci Ferrara

Nelle serate di venerdì 31 luglio e domenica 2 agosto avrà inizio Torniamo in Circolo!, nuovo progetto di Arci Ferrara APS, ideato in collaborazione con i volontari del Servizio Civile Arci durante il lockdown per rilanciare le realtà affiliate all’Associazione e supportarle nel percorso di ripartenza dopo i difficili mesi di chiusura.

Nato dalla volontà di coadiuvare circoli e associazioni nella ripresa delle attività, il progetto ha comportato un’analisi delle loro criticità e debolezze alla ricerca dei metodi di intervento più adatti, direzionando il Comitato verso la creazione di una rete di contatti e collaborazioni tra le due facce della sua compagine associativa. Quest’ultima vede, da una parte, un cospicuo gruppo di associazioni culturali attive nei settori del teatro, della musica, dell’arte e della danza; mentre, dall’altra, i circoli cosiddetti “tradizionali”, eredi delle prime esperienze aggregative della nostra regione, nei quali si prediligono il gioco delle carte e del biliardo. Raccogliendo la sfida di un nuovo metodo di azione e relazione, verranno organizzati eventi, corsi e attività per unire le diverse forze di queste realtà e per incentivare il ritorno nei circoli e nei paesi di provincia più periferici, di cui spesso questi sono ancora importanti punti di riferimento.

In una fase tanto delicata, oltre a un eventuale aiuto monetario tramite raccolte fondi in loco, appare fondamentale dare un supporto in presenza che riesca a dimostrare vicinanza e sostegno a chi si trova più in difficoltà, attraverso un approccio organizzativo che metta a disposizione il suo ricco capitale umano, in un processo volto alla creazione di legami di senso tra associazioni e circoli, a beneficio delle persone che li compongono.

Le prime realtà coinvolte sono il Circolo Arci Final di Rero, nel Comune di Tresignana, e il Circolo Arci Ruina, nel Comune di Riva del Po, che ospiteranno eventi organizzati grazie alla collaborazione con Ultimo Baluardo “Sonika” ed unbelD’ Design, associazioni che operano rispettivamente nell’ambito della musica e del design creativo.

Dopo questi primi appuntamenti, le collaborazioni proseguiranno anche nei mesi successivi, diversificando le attività proposte ed allargando il raggio d’azione per il coinvolgere un numero sempre maggiore di circoli e associazioni. Torniamo in Circolo! si inserisce infatti in una prospettiva di lungo termine e ha già il programma di continuare in autunno, in concomitanza con la campagna di tesseramento Arci 2020/2021.

Ecco il programma delle giornate:

  • Venerdì 31 luglio, presso il Circolo Arci di Final di Rero, a partire dalle 18.30 – UnbelD’ design terrà il laboratorio di design artigianale UBDzircul – Ci facciamo un’Ape?!? destinato ad adulti e famiglie, per progettare e costruire insieme una vera e propria APEcar in legno e stoffa, mentre si sorseggia un buon aperitivo. Il costo del laboratorio è di 15 euro, comprensivi di kit per costruire e colorare l’apecar. Per iscriversi è obbligatorio inviare una mail a francescaaudino@arciferrara.org.

    Dalle ore 21.00, ad allietare la serata ci sarà il doppio concerto a cura di Sonika con The Dice e, a seguire, MARTA, che spazierà tra le atmosfere power pop/rock&roll dei primi e le influenze jazz/soul, unite a quelle indie, italiane e inglesi, della giovane cantautrice.

    Per i concerti è stata scelta una location molto particolare che si sposa perfettamente con il senso dell’intero progetto, ovvero uno dei campi da bocce recentemente rimessi in sesto da uno dei soci.

    (link evento Facebook: https://www.facebook.com/events/275686910170097 )

  • Domenica 2 agosto è la volta del Circolo Arci di Ruina, dove la serata inizierà con una selezione musicale a cura di Sonika dalle 18.30, mentre dalle 21.00 verrà riproposta la formula del doppio concerto che vedrà suonare Arianna Poli e MAV (leader degli Ivan Alen), per un appuntamento all’insegna della musica d’autore.

    (link evento Facebook: https://www.facebook.com/events/288903455557239 )

 Tutti gli eventi sono riservati ai possessori di tessera Arci, con possibilità di iscrizione in loco alla tariffa ridotta di 7,5 euro e di 5 euro per i bambini.

Le iniziative si svolgeranno nel rispetto delle misure di sicurezza anti-covid e delle linee guida dei protocolli regionali.

Torniamo in Circolo! tornerà a fine agosto con altre date già in programma, una di queste si svolgerà al Circolo Arci Adelante XII Morelli, allestito per l’occasione a cinema all’aperto, con una rassegna cinematografica dedicata a Ennio Morricone: verranno proposti tre titoli che hanno visto la partecipazione del maestro con le sue immortali colonne sonore.

Tale circolo dimostra costante interesse nell’essere uno spazio di condivisione in grado di riavvicinare la comunità alla sua vita associativa, promuovendo l’aggregazione sociale, sormontando il divario generazionale tra i soci e favorendo un inserimento anche ai più giovani.

Si ringraziano per il prezioso sostegno: Arci Emilia-Romagna e il progetto Polimero, di cui Torniamo in Circolo! fa parte all’interno di Fuori Luogo, la Regione Emilia-Romagna e Cassa Padana.

Le tribolazioni di una (immuno)depressa

Da: Alessandra Tuffanelli

 

“Le malattie autoimmuni sono terribili. Perché sono invisibili. Non esistono cause note. I sintomi spesso non sono visibili esternamente. E per questo è difficilissimo riuscire a parlarne. Perché anche amici, parenti, persone a noi vicine che ci vogliono bene, non riescono a capire la sofferenza, la lotta quotidiana che ogni giorno dobbiamo affrontare. Quando il tuo dolore è così nascosto che non vieni creduto. E appari agli altri come un ipocondriaco, o uno a cui piace lamentarsi (“Ma dai, che sei così in forma!). Quando il tentativo di trovare conforto condividendo le tue sofferenze con una persona cara, e dalla quale ti aspetti comprensione, fallisce tristemente (“Non può essere così tremendo, non stai così male.). E così via. Ci siamo capiti. Ma si soffre. E come se di soffre. E la qualità della vita ne è ineludibilmente danneggiata.

Quando poi si tratta di una malattia infiammatoria intestinale parlarne è ancora più difficile, perché all’invisibilità si aggiunge una serie di sintomi troppo imbarazzanti da raccontare, anche alle persone più vicine e in confidenza. E quindi si decide di tacere. Di tenersi tutto dentro. Di patire in silenzio. Arrivando anche a limitare o ad azzerare la propria vita sociale, rinunciando ad incontri, esperienze, momenti di condivisione, di gioia e divertimento, allontanando addirittura gli amici, a causa di questo fardello invisibile.

Se sei affetto da colite ulcerosa parlane, perché insieme si può“. Lo dice Simone Sabbioni, campione e primatista nazionale di nuoto, nello spot per Campagna Sociale sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali girato dal regista Paolo Genovese (link: https://youtu.be/iF5KBXIkvlE). Il messaggio è chiaro. Non avere timore. Non chiuderti in te stesso, rinunciando a curarti e ad avere una qualità di vita dignitosa, quando non soddisfacente. Parlane. Chiedi aiuto.

Ed io sono d’accordissimo con questo messaggio. Condivido questo concetto da ben prima che fosse realizzato questo spot. Da sempre.

E ne ho parlato!

Ne ho parlato mesi fa con il medico curante, alla ricomparsa dei ben noti sintomi dell’acutizzarsi di una patologia purtroppo cronica. Medico che mi ha rilasciato immediatamente l’impegnativa per le necessarie indagini cliniche. Impegnativa di tipo breve, quella che per legge assicura che la prestazione richiesta sia effettuata entro 10 gg dalla richiesta.

Ne ho parlato con il servizio di prenotazioni on line CupWeb, che mi ha risposto “Non ci sono disponibilità nel periodo richiesto” (in tutto il territorio provinciale).

Ne ho parlato con la farmacista di fiducia, abilitata al servizio CUP (non si sa mai che abbia sbagliato io a fare la richiesta via web), che mi ha confermato che non vedeva disponibilità, ma mi ha consigliato di sentire direttamente dal centro servizi della mia USL, non si sa mai…

Ne ho parlato con una gentile operatrice del CUP che era molto dispiaciuta ma non vedeva disponibilità, e mi ha dato il numero di telefono diretto dell’ambulatorio endoscopico dell’ospedale, preposto a tenere l’agenda delle prestazioni urgenti.

Ne ho parlato con la persona che tiene l’agenda delle prestazioni urgenti dell’ambulatorio endoscopico, che mi ha risposto con un bel “Mi dispiace ma siamo pieni” e che alla mia garbata replica “Ma la legge non garantisce che la prestazione sia effettuata entro 10 gg, con questo tipo di richiesta?” ha aggiunto “È vero, ma noi non abbiamo sufficienti strutture e risorse per soddisfare queste richieste. Perché non si rivolge all’URP?”

Ne ho parlato con un’addetta telefonica dell’URP, che mi ha davvero colpita per la sua gentilezza e carineria. Così carina e gentile che, appena inteso l’argomento della chiamata, ha riattaccato senza proferire parola. Diciamo che è caduta la linea, va’!

E così sono ritornata a parlarne con il medico curante, che mi ha rilasciato una nuova impegnativa breve, perché, si sa, dopo una settimana questo tipo di richiesta scade. Che mi ha consigliato di ripetere daccapo il ciclo del “Ne ho parlato con… “, ripetendo il giro degli uffici, che magari, prima o poi… E poi di provare anche con la Casa di Cura di Santa Maria Maddalena (Rovigo).

Ne ho parlato quindi con l’addetta alle prenotazioni della Casa di Cura di Santa Maria Maddalena (perché tutti a dare contro all’amministrazione leghista, ma quando serve una prestazione sanitaria urgente in convenzione con il SSN, tutti a correre di là dal Po) che mi ha trovato la prima disponibilità urgente a oltre 60 gg. Sempre meglio del niente che mi è stato prospettato a Ferrara.

E, forte della nuova impegnativa, ho ricominciato a, parlarne, da capo, purtroppo vanamente, con il sistema ferrarese: l’addetto CUP, il farmacista, il referente dell’ambulatorio endoscopico,…

Ne ho parlato con i medici del pronto soccorso, a cui, alla fine, mi sono rivolta per disperazione, dopo quasi due mesi di questa inutile rumba e la comparsa di sintomi sempre più pesanti e invalidanti, tali da costringermi anche ad assentarmi dal lavoro. Medici che, attenti, comprensivi e gentilissimi, mi hanno rassicurata, organizzandomi un appuntamento urgente con il servizio di gastroenterologia ospedaliera, che mi avrebbe certamente preso in carico e fatto fare tutti gli esami del caso.

Ne ho parlato con la specialista in gastroenterologia, che mi ha visitata rapidamente con fare seccato (come io fossi stata lì appositamente per recarle noia) dopodiché mi ha liquidata rilasciando l’ennesima impegnativa urgente – la quinta (!!!) identica alle precedenti – e al mio garbato tentativo di spiegarle che sarebbe stata inutile, così come le altre già prescritte dal mio medico curante, con aria di sufficienza è salita in cattedra assumendo quegli odiosi modi da maestrina e, come si fa con gli idioti, mi ha spiegato con parole semplici che ciò che le dicevo non poteva essere vero, perché la legge prevede che mi sia garantita la prestazione entro una settimana. E che dovevo andare immediatamente al centro servizi dell’ospedale.. E Bla. Bla. Bla.

Ne ho parlato con l’operatrice del centro servizi che, giustamente, si è risentita non poco quando sono sbottata, all’ennesimo “non abbiamo niente, mi spiace” (chissà quanti nomi si sente dire dietro, ogni giorno, poveretta). Avrei voluto fare due rampe di scale, prendere la maestrina di cui sopra per la collottola, trascinarla lì, e chiederle “chi è l’idiota ora?”. Ma come sempre mi sono mi sono limitata ad incassare l’ennesimo colpo, andandomene silenziosamente e a capo abbassato, non prima però di essermi scusata per lo sfogo e aver ringraziato.

Ne ho (ri)parlato con il medico curante, dal quale son tornata per aggiornarlo degli ultimi eventi e che, allibito ed avvilito quanto me, mi ha informata di aver esaurito i consigli da darmi.

Ne ho parlato con tutti quelli che ho potuto. Ma proprio tutti. Ho esaurito la voce a forza di parlare. E, oltre a quella, ho esaurito anche la fiducia in un sistema che dovrebbe prendersi cura di me, anziché costringermi a vagare inutilmente e senza speranza tra uffici, sportelli e centri servizi. Rimbalzando qua e là come una pallina in un flipper. Elemosinando senza successo ciò che è un mio diritto inviolabile. Venendo anche, non di rado, trattata senza il dovuto rispetto. Tutto ciò affrontato, o forse sarebbe meglio dire subìto, quando ci si trova in condizioni di salute non buone, quando si è più vulnerabili. Ed è talmente avvilente, deprimente, frustrante. Umiliante. Così ora ho deciso che basta. Mi fermo qua. Mi tengo, almeno, la dignità.

E tornando a quello spot che ho citato all’inizio della mia riflessione, pieno di tante belle facce sorridenti e per realizzare il quale Simone Sabbioni, Paolo Genovese e tanti altri si sono messi a disposizione, tutti animati dalle migliori e più sincere intenzioni, agli occhi di persone con una esperienza kafkiana come la mia, lo spot appare più una perculata che un messaggio positivo di speranza. E ad alle protagoniste Emma e Chiara, che sono l’immagine personificata della salute che scoppia, al loro entusiastico “noi non ci sentiamo malate perché siamo in cura” mi verrebbe da rispondere con un bel “Grazia, Graziella e Grazie al…”.

Un’ultima riflessione. Non sono certo la sola a trovarmi in una situazione del genere. Siamo in tanti. Ed al di là dei disagi e delle sofferenze che personalmente ci troviamo a vivere a causa di questi disservizi, mi chiedo, qualcuno è in grado di stimare la ricaduta sulla collettività, in termini di costo sociale, che avrà tutta la serie di patologie acute e gravi, che si presenteranno sul medio e lungo periodo, e che si sarebbero potute in gran parte evitare con un molto più economico servizio di monitoraggio basico finalizzato al mantenimento in remissione di situazioni croniche già note?

Io no. Ma c’è chi si deve occupare di dare le risposte a domande come questa. E il mio pensiero non può che andare ai nuovi vertici dell’Azienda Ospedaliera e dell’Unità Sanitaria Locale di Ferrara. Ne hanno di cosine da sistemare – ereditate frescamente dalla precedente gestione – per poter garantire i servizi che ora sono preposti a governare. A loro a il mio più sincero augurio di buon lavoro, nell’interesse di tutti noi.

Nel frattempo io mi impegnerò a cercare di guarire da sola. Vita sana, alimentazione bilanciata, esercizio fisico, yoga,… Magari funziona. Sicuramente male non mi, farà. E sicuramente non andrò mai più in giro a lamentarmi ed elemosinare. Forse la salute non sarà al 100%. Ma la dignità e la schiena dritta, quelle nessuno me le potrà togliere.

ROSPI
QUANDO MUORE UN MUSEO

Chiude il Museo del Risorgimento e della Resistenza e muore un altro pezzo di Ferrara. Alla faccia della rinascita post Covid-19.
Ne scrive su queste pagine, con molto dolore e nessuna meraviglia Giovanni Fioravanti. Nessuna meraviglia giacché la notizia – la decisione di inscatolare tutto per far posto alla biglietteria a al bookshop dei Diamanti 2.0 – risale a più di due anni fa, non è cioè attribuibile alla attuale Giunta di Centrodestra, ma alla precedente di Centrosinistra. Insomma. questa volta I governanti di oggi si sono  limitati ad avvallare e mettere in pratica la scelta già presa dai loro predecessori.
Ecco quindi che questo breve commento non potrà essere tacciato di partigianeria.

Non mi interessa qui tornare a disquisire sul grande progetto Diamanti, che tante polemiche ha provocato e ancora tante ne proporrà in futuro. Voglio dare addirittura per scontato (cosa che in effetti non è) che la nuova galleria dei Diamanti avesse bisogno necessariamente di conquistare quegli spazi che da tanti anni erano occupati (e assai visitati) del Museo della Risorgimento e della Resistenza. Il problema vero è come nessuno abbia pensato che occorresse prima di tutto individuare per quel piccolo e importante Museo altri spazi in città. E che gli ipotizzati nuovi spazi non dovevano rimanere sulla carta, ma occorreva restaurarli, organizzarli, allestirli. Il Museo doveva essere smontato, trasferito e subito rimontato nei nuovi locali, non già inscatolato a prender polvere, in vista di una futura e tutta ipotetica ricollocazione.

Non si tratta di un’operazione indolore e a costo zero. Perché un museo costa. Ideare, organizzare, fondare e quindi gestire un qualsiasi Museo costa soldi e fatica. Costa in risorse economiche, che naturalmente sono a carico di tutta la collettività. E costa in energie intellettuali e materiali, individuali e collettive.
Disfare un museo, invece, costa pochissimo: basta rivolgersi a una buona squadra di facchini, o, secondo una più moderna accezione, a una efficiente ditta specializzata in logistica.
In tutti i casi, il risultato è il medesimo: una montagna di scatoloni (“Boh, per adesso li mettiamo lì”)  e la solita promessa di una riapertura prossima ventura. Una promessa cui è difficile credere, se mettiamo in fila i tanti Musei fantasma, quelli nati e morti a Ferrara nelle ultime tre decadi. Cito solo i primi che mi vengono in mente: Il Museo della Metafisica, Il Museo Antonioni, il Museo dell’Architettura, Il Museo dell’Illustrazione, Il Museo dell’Hermitage,..
Chiudere un museo costa molto poco, Qualcuno però dovrebbe chieder conto agli amministratori ‘inscatolatori’ di tutto lo spreco di denaro, di idee, di impegno intellettuale che erano stati necessari a farlo nascere e vivere.

“Ferrara Città d’Arte e di Cultura”: bello slogan: siamo tutti d’accordo. Ma se davvero pensiamo allo sviluppo della Cultura e della Conoscenza come alla via maestra per la Ferrara futura, chiudere un museo – qualsiasi museo, specie uno di valenza così alta come il Museo del Risorgimento e della Resistenza – significa incamminarsi sulla strada opposta.

 

CIA Ferrara: cambiamenti climatici e Covid non fermano la carota

Da: Ufficio Stampa CIA Ferrara

Luglio 2020 – Secondo i produttori di Cia – Agricoltori Italiani Ferrara il 2020 poteva essere davvero un anno difficile e ricco di incognite per la produzione e la commercializzazione delle carote estive. La campagna, infatti, è iniziata subito in salita a causa del clima che ha fatto slittare le semine ed è continuata con l’incognita dell’emergenza sanitaria, come spiega Elia Paganini, agricoltore di Cia Ferrara che coltiva carota nel mesolano.

“Con oltre 2.200 ettari il Basso ferrarese è l’unica zona della nostra Regione dove si produce la carota – spiega Paganini –, un vero e proprio punto di riferimento regionale e italiano. Quest’anno le premesse per una pessima annata c’erano tutte: le piogge di novembre hanno fatto slittare le prime semine a metà dicembre e di conseguenza le seconde a gennaio, impedendo l’abituale terza semina. Un ritardo che avrebbe potuto provocarne molti altri: da quello vegetativo, al posticipo dell’epoca di raccolta, fino alla mancata immissione del prodotto nel mercato estero in maniera tempestiva. Per fortuna – continua il produttore di Mesola – l’inverno particolarmente mite ha risolto il primo problema, riportando alla normalità il ciclo produttivo e commerciale. Nessuno, però, poteva conoscere l’evoluzione della pandemia. Abbiamo vissuto con preoccupazione i mesi da aprile a giugno, perché da maggio il prodotto viene assorbito quasi tutto dai Paesi Scandinavi e dall’Est europeo. In quel periodo la richiesta fatta alla principale cooperativa sul territorio è di circa 1000 quintali al giorno, mentre il mercato interno richiede la stessa quantità, ma alla settimana. È superfluo dire che se ci fossero stati blocchi all’export, gran parte delle carote ferraresi sarebbero rimaste invendute. Un danno enorme, vista anche l’ottima produzione di quest’anno, passata dai 450 q/ha del 2019 – un’annata comunque sotto la media – a circa 700, e la qualità davvero eccezionale del prodotto. Anche il prezzo sta dando delle soddisfazioni ai produttori: dopo una partenza a 30-35 cent/kg, si è stabilizzato a 15-20 cent, una quotazione media che, considerando gli ottimi volumi di prodotto, porta nelle casse delle aziende 9-10mila euro per ettaro. Non male, visto lo stato di difficoltà e incertezza da cui eravamo partiti”.

Omaggio a Charlie Parker allo Spirito di Vigarano Mainarda

Da: Ufficio Stampa  il Gruppo dei 10

 

La musica è la tua esperienza, i tuoi pensieri, la tua saggezza – sosteneva il sassofonista Charlie ‘Bird’ Parker –. Se non fa parte della tua vita, non potrà uscire dal tuo strumento”. E una serata interamente dedicata alla musica è quella in programma venerdì 31 luglio allo Spirito di Vigarano Mainarda (Ferrara) con Confirmation, omaggio a Charlie Parker. Una conferma, appunto, con un concerto eccezionale con cui Il Gruppo dei 10, organizzatore della rassegna musicale Tutte le direzioni in Summertime 2020, riparte da dove aveva dovuto interrompere la sua programmazione, per via dell’emergenza sanitaria.

 

Da Charlie Parker si riparte dunque allo Spirito per la terza data in programma per la rassegna estiva, dopo mesi di stop alla musica dal vivo. Confirmation, infatti, è il nome dato all’evento, affidato a un quartetto d’eccezione capeggiato dall’assoluto, celebrato talento di Francesco Cafiso. Il concerto è un tributo a uno dei padri fondatori del bebop, e oltre a Francesco Cafiso al sax alto, vedrà sul palco Andrea Pozza al pianoforte, Aldo Zunino al contrabbasso, Luca Caruso alla batteria. L’evento è in collaborazione con ‘Amici del Jazz’. Quest’anno viva è anche la collaborazione con AIES Ferrara e Area55. Per informazioni e prenotazioniSpirito, via Rondona 11d, Vigarano (Ferrara), Tutte le informazioni degli eventi in programma si potranno trovare anche sulla pagina Facebook de Il Gruppo dei 10. Apertura ore 20 con aperitivo e a seguire cena, massimo 70 posti).

 

Il tributo. Nel 2020 ricorre il centenario dalla nascita di Charlie Parker. Nato il 29 agosto 1920 a Kansas City, Charles ‘Bird’ Parker Jr. è stato uno dei più grandi sassofonisti della storia della musica. In particolare, firmò il più importante cambiamento nella musica Jazz, la nascita del Bebop. La sua influenza ancora oggi è importante per chi si vuol avvicinare alla musica Afroamericana.

 

Per l’omaggio a Charlie Parker il gruppo capitanato da Francesco Cafiso arricchirà il suono dei brani di Parker con musicalità intense, ricercate e dal fascino evocativo. La musica che fluidamente esce dal suo sassofono produce sonorità magiche, sempre sorrette da una stupefacente freschezza d’ispirazione. Scoperto da Wynton Marsalis e divenuto in breve tempo una star di livello internazionale, Francesco Cafiso, classe 1989, già a nove anni ha mosso i primi passi nel mondo jazzistisco facendo esperienze con musicisti di fama internazionale quali Bob Mintzer, Maria Schneider, George Gruntz, Gianni Basso e molti altri. Decisivo è l’incontro, nel luglio del 2002 al Pescara Jazz Festival, con Marsalis che, stupito dalle sue qualità musicali, lo porta con sé nell’European tour del 2003.

 

Tutte le direzioni in Summertime 2020 ha preso il via venerdì 10 luglio e proseguirà fino all’11 settembre. Nel decennale de Il Gruppo dei 10 – sodalizio ideato nel 2010 da alcuni componenti della società ferrarese, desiderosi di arricchire il panorama culturale estense con concerti dedicati al jazz (ma non solo) – la rassegna musicale propone sette appuntamenti (sei allo Spirito + una serata al Castello nata da una prestigiosa collaborazione con il Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara), dedicati ad alcuni protagonisti che hanno segnato la storia della musica, del cinema e della letteratura.

CIDAS: resoconto del 2019 sguardo al futuro dopo l’emergenza e nuove cariche

Da: Ufficio Stampa CIDAS

 

Il fatturato 2019 di CIDAS si attesta su 56 milioni di euro con 1.500 persone impiegate nei servizi alla persona, di cui il 76% lavoratrici donne.Il ringraziamento alle donne ed agli uomini di CIDAS per l’eccezionale lavoro svolto durante l’emergenza.Si ampliano e diversificano i servizi individualizzati per persone fragili, con un’attenzione ai servizi a domicilio.

Ieri  28 luglio 2020 le Socie e i Soci di CIDAS, riuniti in un’Assemblea che si è svolta a distanza per garantire le misure di sicurezza, hanno approvato il Bilancio della cooperativa che ha chiuso l’esercizio 2019 con un fatturato stabile che si attesta su 56 milioni di euro e conferma la solidità della cooperativa, mantenendo un’occupazione stabile di 1.500 persone, con un’alta percentuale di impiego di donne lavoratrici (76%).

All’Assemblea è intervenuto Giovanni Monti, presidente di Legacoop Emilia-Romagna, per portare il suo augurio e ringraziamento ai cooperatori collegati per via telematica.
Il sindaco del Comune di Ferrara Alan Fabbri, Paolo Calvano, Assessore al bilancio, personale, patrimonio, riordino istituzionale della Regione Emilia – Romagna, e Andrea Benini, presidente di Legacoop Estense, hanno voluto far pervenire ciascuno un video messaggio di saluto alla platea delle socie e dei soci.

L’Assemblea ha portato all’elezione del nuovo Consiglio d’Amministrazione, i cui 17 membri hanno confermato la presidenza a Daniele Bertarelli, e la vicepresidenza a Cristiano Capisani.

Il 2019 è stato l’anno in cui CIDAS ha compiuto 40 anni dall’anno della fondazione, avvenuta nel 1979, quando l’esperienza della cooperativa è iniziata con il primo servizio dedicato al supporto per le persone con disabilità e per le loro famiglie, attivato su impulso dei Servizi Sociali. E’ stato anche l’anno del trasferimento della sede a Ferrara, al centro delle attività che si svolgono in quattro regioni, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, con 11 province dove in un anno sono state seguite 495 mila persone attraverso i diversi servizi.

Grazie all’impegno ed alle competenze di tutti i 1500 soci e lavoratori della cooperativa, oggi CIDAS è divenuta una realtà capace di ideare, progettare, sviluppare e gestire una pluralità di soluzioni per ospitare in struttura e seguire a domicilio persone anziane, assistere persone con disabilità, accogliere migranti, accompagnare la crescita di bambini e ragazzi, includere persone fragili, fornire trasporti sanitari in ambulanza e pedonali.

Nei servizi per gli anziani, dove l’esperienza della cooperativa si è consolidata negli anni, è stata ultimata la costruzione del nuovo Polo Socio Sanitario di Porto Tolle che ospita la Medicina di Gruppo e dove aprirà il Centro Servizi Anziani gestito da CIDAS, che ospiterà 48 persone.
Sono state implementate l’attività di assistenza domiciliare, sempre più richiesta, e la proposta ai privati per la ricerca di badanti e babysitter. Inoltre sono state sviluppate sperimentazioni per rendere ancora più variegata e stimolante l’offerta di assistenza, ad esempio attraverso laboratori di pet therapy e clownerie.

 

Nel settore educativo sono partite nuove gestioni: in particolare alla cooperativa sono state affidate quelle dei servizi per l’infanzia nel Comune di Copparo per la fascia di età da 0 a 6 anni, e del progetto Cantieri Comuni per il contrasto alla povertà educativa nei territori di Ferrara e Bologna, assieme alla Fondazione Con i Bambini.

Nell’ambito della disabilità, si è lavorato per mantenere e rafforzare l’autonomia degli utenti attraverso pratiche dedicate alle specifiche necessità, come baskin, sitting volley, musicoterapia, teatroterapia, ippoterapia e attività motoria adattata.

Si sono ampliate le collaborazioni internazionali, ora attive in 8 paesi oltre all’Italia, per progetti che hanno assunto sempre più un respiro globale nell’ambito dell’accoglienza, come ad esempio la missione in Niger con UNHCR per elaborare nuove forme di sostegno ai rifugiati provenienti dalla Libia e lo sviluppo con partner europei del progetto Minosia Labyrinth, per far conoscere i processi migratori attraverso il gioco.

Il settore dei trasporti sanitari con ambulanza e pedonali, mantiene la sua presenza nelle provincie di Ferrara, Padova, Trieste, Parma, Piacenza e Bergamo.

L’impegno per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate è proseguito con l’ampliamento degli ambiti di intervento che ora comprendono cura del verde, gestione di canili, servizi di affissione e riscossione tributi, servizi di pulizie per interni ed esterni, manutenzioni e servizi di portierato.

 

Durante i lavori, è intervenuto il presidente rieletto Daniele Bertarelli.

 

“Il Bilancio di esercizio che oggi presentiamo mostra una cooperativa solida e strutturata, queste sono state, insieme alla nostra professionalità, le qualità che ci hanno permesso di affrontare l’eccezionale emergenza sanitaria a cui abbiamo dovuto far fronte negli ultimi mesi, mantenendo il senso di unità, l’attenzione alla sicurezza, la tutela del lavoro e l’impegno per fornire risposte tempestive e qualificate agli utenti ed alle istituzioni. Siamo orgogliosi di tutti i nostri soci e lavoratori che hanno dato prova, e continuano a farlo ogni giorno di grande preparazione e disponibilità in questa complessa fase”.

Continua Bertarelli: “Il COVID-19 è stato per noi un acceleratore che ci ha portato a ridisegnare e ripensare tanti dei nostri servizi e lo stiamo facendo accanto a cittadini e istituzioni, nella volontà di continuare a contribuire assieme a migliorare la vita delle persone di cui ci prendiamo cura e al benessere dei territori in cui viviamo”.

CIDAS è una realtà imprenditoriale che nel 2019 ha permesso 470 nuove assunzioni, la stabilizzazione a tempo indeterminato di 140 lavoratori e che per il 76% è composta da donne, in larga parte a tempo indeterminato, prevalentemente comprese nella fascia di età tra 30 e 50 anni.

Nel 2019 con le sue attività ha contribuito a sviluppare 12 degli obiettivi dell’Agenda 2030, confermando il proprio impegno per lo sviluppo equo e sostenibile delle comunità e del pianeta.

Confermando la propria solidità ed il proprio assetto, CIDAS si conferma un motore di sviluppo per il territorio ed un riferimento occupazionale per cooperatrici e cooperatori che lavorano al servizio della persona.

BUFALE & BUGIE
Storia di un Sindaco “complottista”: ma i suoi dubbi sul 5 G sono gli stessi della scienza indipendente

Ecco un altro sindaco complottista che luddisticamente priva la propria città del necessario progresso tecnologico! Che ne sarà mai della transizione al digitale, se un primo cittadino ha ancora la facoltà di mettere i bastoni fra le ruote alle compagnie telefoniche? Ne è convinto il Corriere della Sera, il quale il 7 luglio scorso titolava allarmato “Reggio Calabria: – Stop 5G – . Con il Covid boom dei comuni contro le antenne”, parlando di un vero e proprio ‘fenomeno nazionale’.
L’articolo di Claudio Del Frate, cronista non specializzato in giornalismo scientifico, già nel sommario affianca le parole di Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, alla presunta posizione degli ‘scienziati’, evidenziandone la distanza, e cita “la teoria che accosta il 5G al coronavirus”, anch’essa da loro smentita. Le cinque pagine dell’ordinanza sindacale [vedi qui], tuttavia, contengono tutti i riferimenti necessari alla piena comprensione dei motivi alla base della decisione, e non risulterebbe possibile, dopo una sua lettura e verifica fattuale, produrre considerazioni e diffondere inesattezze come quelle presenti sul quotidiano.

Nella letteratura scientifica ufficiale, infatti, già da tempo sono presenti studi che hanno dimostrato, ovvero hanno prodotto evidenze a riguardo, l’impatto biologico del 5G, e più in generale della trasmissione senza fili. Uno dei più insigni ricercatori al mondo, dalla carriera invidiabile come Joel Moskowitz, non ha dubbi in proposito; a ben guardare, il dibattito interno alla comunità scientifica è incentrato sul ‘come’ tutto questo sia dannoso per la vita, non sul ‘se’.

Le meta-analisi condotte dal professor Angelo Gino Levis sui finanziamenti, le firme e le metodologie usate negli studi pubblicati, prevedibilmente, non hanno che evidenziato l’esistenza di due realtà parallele: da un lato, gli studi che alle spalle vantano i portatori di interesse, caratterizzati da errori e assenza di significato scientifico, ma pronti a negare gli effetti dell’esposizione all’inquinamento elettromagnetico – che ha aumentato il fondo naturale di miliardi di volte – ; dall’altro, gli studi indipendenti che non presentano carenze metodologiche e sono concordi nell’individuazione di effetti significativi. Per non parlare del tendenzioso avvicinamento alla teoria della Covid-19 causata dal 5G, che nulla ha a che vedere con l’ordinanza. Ma gli effetti dell’elettrosmog sulle difese immunitarie sono già acquisiti dalla scienza. E che dire dello studio, citato dal Corriere, firmato dall’Istituto Superiore di Sanità? E’ ricco di falle e questioni aperte [vedi qui].

‘La scienza’ è dunque tutt’altro che unanime sul tema in questione. Curioso il fatto che i media ci propinino sempre la stessa visione, non trovate? Io non credo però che i dati raccolti dalla scienza, quella vera, debbano incidere automaticamente sulle scelte politiche. Spetta a noi informarci e decidere della nostra salute.

DI MERCOLEDI’
Autore, narratore e lettore: da Giulio Cesare a Marco Balzano

Mi sto dedicando alla rilettura di parti dei Commentarii de bello Gallico scritti da Giulio Cesare, il dux della vittoriosa campagna gallica condotta tra il 58 e il 51 a.C. Il libro secondo in particolare è dedicato allo scontro contro i bellicosi Belgi, che mal sopportano la presenza delle legioni romane in Gallia.

E’ guerra, causata sia dalla volontà di conquista del dux, sia dallo spirito di indipendenza dei Belgi. In questo libro si assiste già a un ottimo saggio delle strategie militari romane, che come si sa nel 57 a.C. risultano già vittoriose. Nel settimo e ultimo libro Cesare racconterà la sollevazione universale dei  Galli guidati da Vercingetorige e la difficile vittoria sulla città di Alesia, che suggella la supremazia dell’esercito romano. E’ guerra ed è vinta da Cesare: Roma acquisisce una provincia ricca di risorse economiche e di cultura; il triumviro Cesare dal canto suo ottiene potere e uno straordinario prestigio personale.

E’ il racconto della guerra ad attrarmi, non soltanto la campagna di conquista in sé. Sono le tecniche narrative adottate da Cesare ad affascinare il lettore, in primo luogo la scelta di esprimersi in terza persona anche per parlare di se stesso. In questi ultimi anni ho ripensato più volte al narratore dei Commentarii, facendo lezioni di narratologia, o leggendo con le classi opere di narrativa e passi tratti da poemi epici.

Recentemente mi ha colpito la profondità di scrittura di un giovane autore italiano, Marco Balzano: la sua bravura nel gestire la figura del ‘narratore’ mi ha riportato proprio al grande condottiero romano.Nei due romanzi di Balzano che ho letto, L’ultimo arrivato del 2014 e Resto qui del 2018, egli utilizza un narratore in prima persona decisamente dialogante, con se stesso e con il lettore.

A dire ‘io’ nel primo libro è il protagonista che migra a Milano dal sud quando è ancora un bambino e non ha con sé la famiglia; la sua vita successiva si svolge nella grande città tra la fatica dei trentadue anni vissuti in fabbrica, il mettere su famiglia e il buco nero degli anni trascorsi in carcere. Nella parte finale il protagonista tornato a casa dice di essere diventato “un vecchio spelacchiato”, che sta sulle panchine di Milano a passare le giornate, o sulla sedia del tinello a raccontarsi la propria vita. Qui credo che stia la bravura dello scrittore che si è infilato nei panni di un narratore anziano, piagato dai propri errori, che vive una fase della vita più avanzata rispetto alla sua. E sembra proprio vecchio, ragiona e ha emozioni da vecchio. E’ diventato un vecchio.

Nella prima pagina di Resto qui ritrovo la prima persona: chi scrive ancora una volta dice ‘io’ ed esordisce con queste parole: “Non sai niente di me, eppure sai tanto perché sei mia figlia. L’odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io”. Si tratta di Trina, che scrive alla figlia lontana da molti anni  il racconto della vita che non hanno vissuto insieme. Dunque una narratrice. Una donna e anche una madre, che è stata a lungo la maestra di un piccolo paese di montagna. Quando ne ho parlato in classe ho insistito su questo scarto: i ragazzi faticano a cogliere la differenza tra l’autore e il narratore in un libro, credono che si tratti della medesima entità, che siano del tutto sovrapposti. Ho spiegato molte volte che sono sovrapponibili, che qualcosa dell’autore può restare nei tratti della voce narrante, o viceversa, ma che sono reciprocamente ‘altro’. Prima di conoscere Resto qui ho fatto ricorso a esempi plateali, a esercizi di scrittura, in cui gli studenti dovevano proprio fingersi di un’altra età o del sesso opposto, oppure dovevano immedesimarsi in personaggi letterari famosi. Qualche volta ha funzionato bene immaginare di essere la Gertrudina, la futura Monaca di Monza, e di subire nell’infanzia il crudele condizionamento della famiglia verso la scelta del chiostro.

Con la lettura di Resto qui eccolo già pronto l’esempio lampante:  l’autore, Marco Balzano in carne e ossa, non coincide in modo evidente con Trina, la narratrice. Però, con quale sensibilità ne veste i panni. Se leggessimo il libro senza conoscere chi l’ha scritto credo che difficilmente ci accorgeremmo che non è una donna. Nella parte centrale del romanzo mi ha incantata la femminilità dello sguardo di lei sul mondo e sulle sue fatiche, sulle passioni e sui dolori.

E Cesare? Ero partita dal suo resoconto della campagna di Gallia e dal suo narrare che è tutto in terza persona. Che soluzione raffinata. Lo scarto tra il dire ‘io e affermazioni del tipo “Cesare, preoccupato dalle notizie e dalle lettere, arruolò nella Gallia cisalpina altre due legioni” è enorme, è in grado di stravolgere la cifra narrativa dell’opera. Il narratore e protagonista nomina se stesso da un punto di vista esterno, spostando la lancetta della narrazione, che da soggettiva tende a divenir  oggettiva. Nella struttura dei periodi i verbi coniugati alla terza persona segnalano costantemente gli accadimenti. Sono precisi ed efficaci nel segnalare, per esempio, le tappe con cui si svolgono la preparazione di una battaglia e poi lo scontro stesso. Il lettore si forma un quadro preciso delle situazioni e del loro procedere.

Cesare prende atto delle situazioni, le vaglia e decide come condurre le operazioni militari e anche quelle diplomatiche. Cesare, come se fosse un altro. Un grandissimo stratega e un etnografo che indaga i modi di vivere e di pensare delle tante tribù della Gallia. Che offre misurazioni della realtà, che riferisce le notizie, sapendo discernere quali sono certe e quali costituiscono solo delle voci, dei rumores. Il massimo dell’efficacia è raggiunto quando il narratore onnisciente esalta le qualità degli avversari, quantifica il numero dei soldati, mette in luce il loro coraggio. E il lettore si domanda: se i nemici sono tanto validi, quanto sono valorosi i soldati romani che li hanno battuti? Ecco l’effetto migliore della raffinata traslazione del narratore. Se l’ha detto un narratore che sa tutto, la consapevolezza della imbattibile grandezza delle legioni romane diventa certezza. Nel caso di Cesare, attività anche politica, propaganda politica. In fondo, i panni che vestono il dux vittorioso mentre attraversa il Rubicone al suo rientro e intraprende la guerra civile contro Pompeo sono gli stessi del sagace narratore dei Commentarii.

TERZO TEMPO
Prima del Fischio d’Inizio: Verona-SPAL

Il pareggio interno con il Torino ferma la serie di sconfitte della SPAL che raggiunge quota 20 punti in campionato ma rimane all’ultimo posto in classifica. L’ultimo piazzamento sembra ormai cosa fatta mentre i biancoazzurri si apprestano a giocare la penultima giornata contro il Verona. La partita è in programma mercoledì 29 luglio alle 19,30.

Gli scaligeri possono essere fieri della loro stagione che li vede attualmente al nono posto, con gran parte della stagione passata tra le parti alte della classifica(zona Europa League) che per una neopromossa non può che essere un grande risultato. Per la SPAL il ragionamento è opposto: 2 punti raccolti dopo la ripresa del campionato e una serie di prestazioni inaccettabili, hanno fatto sì che la retrocessione arrivasse con 4 giornate di anticipo. Pensando solo a 2 stagioni fa era tutto un altro panorama: la SPAL si salvò all’ultima giornata del campionato mentre i gialloblu sono retrocessi dopo un solo anno nella massima serie. In quella stagione la SPAL vinse la partita di ritorno al Bentegodi per 3 a 1 (Fares, Felipe e Kurtic per i ferraresi e Valoti per il Verona) condannando alla B la compagine allora allenata da Fabio Pecchia. Valoti poi passò alla SPAL, ripercorrendo la strada di Fares, anch’egli ex gialloblu.

Entrambe le squadre non hanno nulla da chiedere a questa stagione ma i progetti per il futuro sono diversi: il Verona può puntare ad una qualificazione alle coppe europee mentre la SPAL cercherà di costruire una squadra per ritornare tra le grandi del calcio che conta.

Cover: La formazione della SPAL 1965/66. Il primo giocatore in basso a Dx è Osvaldo Bagnoli che ha giocato in tutte e due le squadre e ha vinto, da allenatore, lo storico scudetto con il Verona nella stagione 1984/85

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi