Giorno: 4 Novembre 2020

Coronavirus. Aggiornamento 4 novembre in Emilia-Romagna: su oltre 18.400 tamponi 1.758 nuovi positivi, di cui 898 asintomatici

Fatti anche 2.558 test sierologici. Quasi il 94% dei casi attivi con sintomi lievi in isolamento a casa; l’età media nei nuovi positivi è di 45 anni. +118 guariti. 12 i nuovi decessi

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 62.914 casi di positività1.758 in più rispetto a ieri, su un totale di 18.401 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è oggi del 9,5%.

Dei nuovi contagiati, sono 898 gli asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: complessivamente, tra i nuovi positivi 244 persone erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 321 sono state individuate nell’ambito di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45,2 anni.

Su 898 asintomatici, 379 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 71 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 3 per screening sierologico, 21 con i test pre-ricovero. Per 424 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 550 nuovi casi, Bologna (294), poi Reggio Emilia (276), Rimini (135), Piacenza (107), Ravenna (104), Parma (100), Ferrara (80), Cesena (47), Forlì (37) e Imola con 28 casi di positività.

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

tamponi effettuati sono stati 18.401, per un totale di 1.654.130. A questi si aggiungono anche 2.558 test sierologici.

casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a oggi sono 29.974 (1.628 in più di ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 28.259 (+1.530 rispetto a ieri), quasi il 94 % dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 12 nuovi decessi: 3 in provincia di Modena (una donna di 87 anni e due uomini, entrambi di 89 anni), 2 in provincia di Parma (un uomo di 86 anni e una donna di 87), 3 in provincia di Reggio Emilia (due donne di 88 e 91 anni e un uomo di 72 anni), 2 in provincia di Ferrara (due donne, rispettivamente di 96 e 73 anni) e 2 nel territorio di Cesena (una donna di 97 anni e un uomo di 86). Non si registrano decessi nelle province di Bologna, Piacenza, Imola, Ravenna, Forlì e Rimini. Dall’inizio dell’epidemia i morti complessivi in Emilia-Romagna sono 4.699.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 161 (+8 rispetto a ieri), 1.554 quelli in altri reparti Covid (+90).

Sul territorio, le 161 persone ricoverate in terapia intensiva sono così distribuite: 8 a Piacenza (-1 rispetto a ieri), 17 a Parma (+3 rispetto a ieri), 12 a Reggio Emilia (+1 rispetto a ieri), 29 a Modena (numero invariato rispetto a ieri), 58 a Bologna (+3), 4 a Imola (invariato rispetto a ieri), 8 a Ferrara (invariato), 7 a Ravenna (+1 rispetto a ieri), 3 a Forlì (invariato rispetto a ieri), 1 a Cesena (-1 rispetto a ieri) e 14 a Rimini (+2 rispetto a ieri).

Le persone complessivamente guarite salgono a 28.241 (+118 rispetto a ieri).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella i cui è stata fatta la diagnosi: 7.560 a Piacenza (+107 rispetto a ieri, di cui 27 sintomatici), 6.197 a Parma (+100 di cui 57 sintomatici), 9.787 a Reggio Emilia (+276, di cui  193 sintomatici), 9.840 a Modena (+550, di cui 303 sintomatici), 12.176 a Bologna (+294, di cui 84 sintomatici), 1.189 casi a Imola (+28, di cui 19 sintomatici), 2.975 a Ferrara (+80, di cui  20  sintomatici), 3.471 a Ravenna (+104, di cui 19 sintomatici), 2.643 a Forlì (+37, di cui 21 sintomatici), 2.002 a Cesena (+47, di cui 37 sintomatici) e 5.074 a Rimini (+135, di cui 80 sintomatici). /Ti.Ga.

AI TEMPI DI UNA PANDEMIA NESSUNO È STRANIERO

da: Occhio Ai Media – Ferrara

In tanti paesi del mondo, la pandemia Covid-19 continua ad essere caratterizzata sia da intolleranza razziale che da pratiche discriminatorie da parte delle forze dell’ordine nei confronti delle minoranze etniche e culturali.
A Ferrara, già dai primi giorni della chiusura nel marzo 2020, la redazione di Occhio Ai Media, un gruppo di giovani attivisti che si occupa del monitoraggio del razzismo nella stampa italiana, aveva notato nei quotidiani locali della città numerosissimi articoli che collegano l’applicazione dei regolamenti Covid-19 ad operazioni di stop-and-search (fermo e controllo documenti) ed ordini di espulsione.
I risultati dell’analisi sono presentati nell’opuscolo, insieme ad una serie di riflessioni su questo modo di riportare le informazioni.

Introduzione al report 

In tanti paesi del mondo, le diverse fasi della pandemia Coronavirus continuano ad essere caratterizzate sia da manifestazioni di intolleranza razziale che da un’intensificazione delle pratiche discriminatorie da parte delle forze dell’ordine nei confronti delle minoranze etniche e culturali. A Ferrara, già dai primi giorni della chiusura nel marzo 2020, la redazione di Occhioaimedia – un gruppo di giovani attivisti dell’associazione Cittadini del Mondo che si occupa del monitoraggio del razzismo nella stampa italiana – aveva notato con preoccupazione nei quotidiani locali della città numerosissimi articoli riguardanti controlli Covid, stranieri, ed espulsioni.

Questi articoli (vedi i titoli all’inizio) suggeriscono un collegamento diretto fra il controllo anti-Covid ed i provvedimenti presi contro lo straniero, compreso il provvedimento di espulsione. Gli articoli stessi contengono numerosi riferimenti a varie trasgressioni amministrative – “omesso rinnovo del permesso di soggiorno per mancanza dei requisiti”, “inottemperanza al foglio di via”, ecc. – e ad altri reati che non hanno niente a che fare con l’emergenza sanitaria: “resistenza a pubblico ufficiale”, “detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”, “sostituzione di persona” e così via.

Basandosi sulla metodologia applicata in “Sono solo parole”, un progetto condotto in collaborazione con l’Associazione Carta di Roma per il monitoraggio degli articoli sui temi dell’immigrazione e delle minoranze etniche comparsi sulla stampa locale ferrarese nei mesi precedenti alle elezioni amministrative del maggio 2019 (vedi https://www.occhioaimedia.org/), Occhioaimedia ha deciso di analizzare il contenuto dei tre principali giornali locali – Il Resto del Carlino di Ferrara, La Nuova Ferrara e Estense.com – durante il periodo del Lockdown.

I risultati sono presentati in questo opuscolo, insieme ad una serie di riflessioni su questo modo di riportare l’informazione sull’attività di controllo anti-Covid, che tende non solo a colpevolizzare le minoranze etniche per un fenomeno del quale sono vittime come tutti, ma anche a deviare l’attenzione dal lavoro esemplare svolto dalle forze dell’ordine nella lotta contro la diffusione del virus, caratterizzandolo come operazione di profilazione etnica.

Quello dei titoli elencati non è l’unico modo di presentare queste notizie: ad esempio, nei bollettini giornalieri della Prefettura di Ferrara, citati spesso negli stessi quotidiani locali, gli altri reati rivelati dagli agenti durante i controlli sono riportati semplicemente come ‘altri reati’, cioè fatti secondari.

Buona parte della stampa locale, in primo luogo Estense.com, ha informato tempestivamente sulle pratiche discriminatorie dell’Amministrazione comunale, specialmente nell’erogazione dei Buoni spesa (vedi capitolo “Buoni spesa a Ferrara” sotto). Lo stesso impegno professionale sarebbe molto importante anche nel riferire altri eventi, soprattutto quelli derivanti dai rapporti di polizia.

Per scaricare gratuitamente il pdf del report completo vai alla pagina di Occhio Ai Media  [Vedi qui]

La ricerca dei soldi nasconde l’incapacità di fare politica

I soldi non sono un problema ma, nonostante l’evidenza, si continua a far finta che non sia così. In diverse occasioni, e praticamente tutti gli ultimi governatori della Fed americana, hanno avuto modo di ribadire il concetto che le banche centrali possono creare moneta dal nulla e senza sforzo, ovviamente in presenza di un’economia in grado di creare beni da poter poi acquistare.

Ma nonostante queste dichiarazioni e sebbene anche lo stesso Draghi, in una delle sue ultime conferenze stampa da governatore della Bce, abbia avuto modo di confortare i giornalisti sull’impossibilità che la banca centrale possa finire i soldi, la politica continua a perseverare negli stessi errori e noi a rincorrere i nostri politici nelle loro perversioni interpretative che ci allontanano dall’obiettivo.

In un periodo come questo, in cui una pandemia sta logorando i rapporti economici e di conseguenza quelli sociali, sarebbe molto utile non perdersi dietro schermaglie ideologiche come quelle del Mes e concentrarsi sui reali problemi delle persone. Il difficile non è creare soldi ma creare le condizioni per uscire dalle crisi, oggi come ieri la ricerca dei primi continua a rimanere una questione politica che impedisce la risoluzione delle seconde.

Basta guardare, ad esempio, cosa sta succedendo nelle ultime aste dei nostri titoli di stato. Da qui possiamo trarre alcune importanti evidenze di politica monetaria puntualmente ignorate dall’analisi complessiva: la prima riguarda lo spread che è oramai scomparso dai radar dei catastrofisti, mentre gli interessi sul debito pubblico sono arrivati a livelli bassissimi se non addirittura negativi. Il motivo di questa discesa è noto ed è dovuto al massiccio intervento della Banca Centrale Europea, che ha continuato ad acquistare titoli di debito, coadiuvata in questo dalle dichiarazioni della Commissione Europea pronta a lanciare a sua volta piani di acquisto. Andando più a fondo, per cercare di capire cosa muove davvero gli eventi finanziari e monetari, dovremmo arrivare alla conclusione che per avere sempre i soldi necessari per realizzare i nostri progetti, senza doverci preoccupare di debito e interessi ma solo delle idee, della produzione e della gestione delle capacità, abbiamo bisogno di avere a disposizione, sempre, una banca centrale. Fare in modo, insomma, che politica monetaria e politica fiscale coincidano, cioè che cuore e braccia facciano davvero parte dello stesso corpo.

Bisognerebbe procedere insomma ad una revisione dell’attuale assetto monetario europeo e superare la dicotomia tra chi gestisce la politica fiscale e chi quella monetaria. Rimettere finalmente al servizio degli stati le banche centrali.

Una seconda evidenza attiene al fatto che gli investitori chiedono i nostri titoli e sono disposti ormai a comprarli anche a tasso negativo. Infatti le richieste, da febbraio circa, eccedono l’offerta di almeno 200 miliardi. Non ci sono dunque problemi di finanziamento né di credibilità sui mercati. La vera speculazione sta nel fatto di far credere il contrario, ed è proprio quando si diffondono queste paure che lo spread si allarga e quindi gli interessi aumentano. Paure giustificate dal fatto che quando non si può far leva sui poteri di intervento delle banche centrali, si rimane in balia degli umori del mercato.

Infine, alcuni Paesi, come la Spagna, il Portogallo e la Francia, sembrano intenzionati a non richiedere la parte del Recovery Fund a debito, vorrebbero quindi fermarsi all’incasso della parte sussidio che per l’Italia sarebbe di 120 miliardi. Perché, si chiedono, accendere un mutuo condizionato con la Commissione Europea quando i tassi di mercato sono così vantaggiosi e senza condizioni? Quello che serve, in fondo, non è che questa venda debito agli stati ma che aiuti a tenere bassi i tassi di mercato e imponga alla Bce, laddove serva, di acquistare titoli. Quello che si otterrebbe sarebbe semplicemente che banca centrale e istituzioni europee lavorerebbero per la stabilità dell’economia, e ciò renderebbe possibile attuare le necessarie riforme per la crescita e gli investimenti.

Quindi, se non ci sono problemi di accesso al mercato ma una richiesta di titoli in aumento e a tassi di interesse bassi o negativi, cosa ci impedisce di impegnarci subito in una seria rincorsa al tempo perduto e iniziare ad investire seriamente in ospedali, scuole e lotta alla disoccupazione, senza aspettare Recovery Fund e Mes, considerato poi che anche altri Paesi europei stanno ragionando in tal senso?

Ed ecco che il punto allora è politico, solo politico, e nulla ha a che fare con la disponibilità di denaro.

Il governo, in questi ultimi otto mesi, ha già messo a deficit (cioè speso o preventivato di spendere a debito) nei suoi piani finanziari, e Dpcm vari, circa 70 miliardi senza che si siano visti né progetti né opere concluse.

Non abbiamo un piano serio sui trasporti, sulle scuole e sulla capacità di queste ultime di avere telecamere, internet e quanto serva per la didattica a distanza o la fornitura di adeguati supporti per tutti gli studenti che ne abbiano bisogno. Non ci sono ospedali e terapie intensive che si siano aggiunte in tempo utile a quelle esistenti prima dell’inizio della pandemia, piani di sanità che permettano le cure anche a chi non è affetto da coronavirus, assunzioni di medici e infermieri, insegnanti e personale ausiliario.

Forse l’unico vero motivo per cui si invoca a gran voce l’utilizzo dei fondi europei è davvero la necessità di non dover essere costretti a cimentarsi con sfide al di sopra delle proprie capacità. Legare i destini dell’Italia alle istituzioni europee, attraverso un indebitamento condizionato, potrebbe essere una scelta mirata per lasciare ad altri l’onere di prendere decisioni che non si è in grado di prendere autonomamente.

DI MERCOLEDI’
Quando verrà

Quando verrà. Cronache, racconti, pensieri è l’ultimo libro che Cesare Manservigi ha pubblicato e poi donato ai tanti compaesani che lo conoscono e lo stimano, come chi scrive. Il paese è Poggio Renatico, lo stesso che di mercoledì nella grande piazza ospita il mercato, a cui si ispirano gli articoli di questa rubrica. Il nostro paese, vera monade di un mondo sempre più grande, composito e in continuo cambiamento..

Ho conosciuto Cesare in anni recenti e ne sono felice. E’ una conoscenza fatta di letture: sono io che ho letto i suoi libri e gli articoli che pubblica da anni sui Quaderni Poggesi. E’ una conoscenza cresciuta in occasioni più pubbliche che private: alla presentazione dei Quaderni ogni dicembre, davanti ai soci che vengono a rinnovare l’iscrizione alla Associazione Storico-Culturale Poggese; in biblioteca, mentre si conversa sui suoi racconti e lui, modesto, risponde a frasi brevi e intense. Credo però che condividiamo molto, a partire dal gusto delle parole, dialettali e non, come veicoli del pensiero e del cuore.

Ne riporto alcune dalla prefazione al libro: “Quando vado a prendere a casa dalla scuola i miei nipoti, talvolta mi capita di rimanere stordito nel vedere bambini i cui genitori provengono da chissà dove mescolarsi con naturalezza con quelli di qui. E’ l’alba del mondo di domani. Il mondo di quasi tutte le storie qui raccontate è una realtà che è esistita, una realtà che non scomparirà del tutto perché qualcosa di ciò che è stato sempre rimane nel flusso del tempo che va, rimane nelle cose e in chi vive. E’ una realtà che il tempo non può cancellare del tutto ma che non tornerà”.

La realtà che Cesare ha alle spalle si muove da lontano: nel 1943 la sua famiglia si trasferisce da Bologna, dove c’è il pericolo dei bombardamenti, a Poggio Renatico nella grande casa rossa del nonno Zanen. Cesare ha pochi anni ma i ricordi della grande famiglia che si è radunata presso i nonni sono vivaci e hanno lasciato il segno in lui. In fondo il piccolo cosmo del nostro paese che compare nella sua scrittura, così pieno di individui e delle loro storie, è come quella grande casa che si è allargata a ospitare tutti.

Si ritrova, infatti, nei racconti di questo libro come negli altri una galleria di persone che sono frutto della fantasia ma sempre verosimili, oppure che sono vissute qui e la penna gentile dello scrittore le fissa per noi con tratti decisi. Sono padri di famiglia e madri, giovani coppie di fidanzati, bambini dall’infanzia vissuta in povertà ma che hanno conosciuto il gioco e l’amicizia, giovani che si sono impegnati in politica negli anni della ricostruzione dopo la seconda guerra. Cesare ricorda di avere incontrato queste figure, di età e condizioni diverse, mentre era bambino, poi da ragazzo durante gli anni dell’università. Altre storie le racconta con gli occhi dell’adulto, negli anni in cui è stato docente alle superiori; infine questi ultimi racconti – come dice nella prefazione – sono la nuova stesura di “cose vecchie che il mio vizio di scrivere aveva prodotto”.
Di alcuni compaesani tratteggiati da lui conoscevo le vicende per sentito dire o dalle conversazioni della mia famiglia. Trasferiti sulla carta, hanno acquistato una sostanza umana direi paradigmatica: le parole hanno cristallizzato le loro convinzioni, le abitudini o qualche loro stranezza fissandole per sempre, con i tratti di un carattere umano.

Ma c’è di più nelle pagine dei libri di Cesare: ci sono le persone con addosso la parabola della vita che hanno vissuto su questa terra e c’è la fede che tutti loro fluiscano in un tempo eterno che li riassorbe nelle braccia del Signore.
Prendiamo lo zio Pino, vero personaggio da Oscar del cinema, quello che viene assegnato agli attori non protagonisti e magari rivela dei talenti straordinari. La cifra della sua vita viene svelata in almeno due racconti: Lo zio Pino, il primo della raccolta Un picchetto, un’osteria uscita nel 2016 e La comunione di Pino, contenuto nel volume in oggetto, uscito nel 2020, in cui si legge: “Lo zio Pino era il capofamiglia, come allora si diceva, della famiglia dei fratelli della mamma. Era calzolaio come Amedeo e aveva ereditato il mestiere dal padre…Era mite e laborioso. Dato che i genitori erano morti ancora abbastanza giovani, aveva affrontato sacrifici per tirare su meglio che poteva i fratelli più giovani, spesso levandosi letteralmente il pane dalla bocca. Non aveva figli ma voleva bene ai nipoti come un padre”. Mi fermo qui e dico: che uomo esce da un cameo come questo? Un lavoratore, un padre di famiglia anche se non è sposato, modesto e riservato, umbratile nella sola storia d’amore che di lui si ricorda.
Nell’altro racconto viene narrata con maggiore respiro la storia del suo breve fidanzamento: una sera Pino esce per “andare a morosacon la sua solita aria serena, torna però molto prima del solito e non sembra più lui. “Lo sguardo era perso. I lineamenti erano tirati. La schiena curva. Sembrava invecchiato di vent’anni”. Non dice nulla, anche se le sorelle preoccupate cercano di sapere cosa sia accaduto. Devono passare molti anni prima che racconti loro di quella sera, della morosa vista con i suoi occhi mentre baciava un altro. Il testo conclude: ”Non toccò la porta a cui un attimo dopo avrebbe dovuto bussare. Né allora né mai più. Non ebbe mai più un’altra morosa e non si sposò mai. Il suo fu un trauma insuperabile. Ma la cosa più curiosa nello zio fu che quella delusione che ne cambiò la vita, nello stesso tempo in certo qual senso non lo mutò neppure di un nulla. …Era stato buono e continuò a esserlo per tutta la vita”. Mi fermo di nuovo per dare spazio alla stima che Pino mi suscita, verso il suo equilibrio straordinario. Ora leggo l’ultima frase: “Continuò a godere delle fortune altrui” e idealmente gli consegno la statuetta dell’Oscar alla magnanimità. Lo vedo salire sul palco e ricevere il prezioso premio, è un uomo “magro, piccolo e agile”: una sorta di legge del contrappasso lo ha dotato di una interna grandezza.

Nel racconto La comunione di Pino  l’autore lo ricorda tormentato da questioni metafisiche. L’episodio è ordinario ma mette di nuovo in luce una sensibilità non comune. Pino fa da testimone di nozze a una coppia di conoscenti che glielo hanno chiesto con calore e lui che “non era uomo da dire di no a chi gli chiedeva un favore” è  puntualmente all’altare accanto a loro. “Quando giunse il momento della comunione, sia i due sposi che l’altro testimone la fecero. Rimaneva lui che non ebbe il coraggio di comportarsi in modo diverso dagli altri e si comunicò come loro. Solo che lui non si confessava da diversi anni e subito il pensiero di avere fatto una cosa moralmente illecita cominciò dapprima a fargli ombra e poi a tormentarlo. Lui era uomo scrupoloso in tutto”. Occorrono molti interventi delle sorelle e dell’autore, allora adolescente, per alleviare la sua coscienza, e la pagina finale del testo indugia sulle ragioni di principio e sulla sensibilità con cui la famiglia riesce a dirimere i suoi scrupoli.

Anche l’autore è uomo che si interroga. Il titolo del libro contiene una affermazione – quando verrà – che è priva di soggetto: si tratta di Gesù e il tempo del suo arrivo tra gli uomini è un tempo del futuro. Quante domande si pongono i protagonisti dell’ultimo racconto, che dà il titolo alla raccolta. Una su tutte viene ripresa  dal vangelo di Luca: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” E ognuno prova a dare la propria risposta. Torno a Cesare che prende i suoi nipoti da scuola e intanto osserva l’alba di un nuovo futuro nei bambini del mondo, quelli che sua madre, la Dirce, ha tanto amato e ancora amerebbe se fosse qui. Cesare ha fede nel futuro, ha fede. Nelle righe che concludono il libro, prima della bella foto in cui è ritratto con la sua famiglia, risponde così a tutte le domande:” C’è chi ritiene che una sana filosofia possa aiutare a vivere anche avendo perduto le consolazioni e le speranze che vengono dalla religione. Per me è illusione. Se si perde la religione, per noi quella cristiana, si chiude il futuro per tanti uomini. E con il futuro si spegne il senso della vita. L’oggi ha un significato pieno se esiste anche il domani”.

Selvaggio è il cuore
L’amore raccontato nel Messico della rivoluzione è l’ultimo romanzo di Nicoletta Canazza

Un contesto rivoluzionario in cui si muovono uomini di ideali e donne di volontà. Selvaggio è il cuore è l’ultimo romanzo di Nicoletta Canazza, per la collana Literary Romance. La giornalista de Il Gazzettino, che ha già pubblicato romanzi, racconti e scritto sceneggiature, ama definire ‘rosa’ questo romanzo in cui tutti i canoni del genere sono rispettati, ma le sfumature sono anche altre. È la storia di un’epopea familiare che vive nel Messico di inizio Novecento ed è la vita di donne che rifiutano un futuro preordinato, già deciso e fanno scelte di libertà e di stile molto moderne.
Selvaggio è il cuore è frutto di una revisione dopo essere stato nel cassetto per un po’ di tempo, i mesi di lavoro da casa e di confinamento sono stati l’occasione per dare vita a una storia nata anni prima.
“Il romanzo era quasi compiuto – mi racconta Nicoletta durante una presentazione a una rassegna letteraria –, quando l’ho ripreso in mano i personaggi hanno iniziato a parlarmi, quasi a chiedere che questa storia venisse finita e mandata al suo destino, così l’ho sfoltito e terminato”. E una casa editrice ha subito risposto, mandando in stampa il romanzo. I personaggi si muovono tra scenari esotici evocativi, ciascuno di loro porta in dote intrecci e vite parallele che infittiscono la storia, ma il nucleo centrale è l’amore, fatto di passione e allontanamenti, compromessi e abbandoni. Gabriel ed Helena si cercano, si scelgono e sono complici, di loro Nicoletta fa parlare gli occhi, perché può non servire altro a mandare avanti le situazioni.
“Credo che l’incontro tra due amanti – spiega Nicoletta – debba essere descritto più con l’allusione che con il dettaglio, come al cinema: le cose si devono intuire senza bisogno di spiegarle, questo rende più complice il lettore e più interessante la narrazione”.
In un precedente romanzo, Tanto non ti amerò, ambientato ai giorni nostri, Nicoletta affonda nella disaggregazione suprema a cui una famiglia può arrivare, perché la freddezza del calcolo soppianta il calore del nucleo originario, e così anche in Selvaggio è il cuore, è la famiglia che tutto può, ma anche tutto distrugge, un punto centrifugo e centripeto insieme.
“Le famiglie sono microcosmi in cui avviene di tutto, basta leggere la cronaca, mi ha sempre interessato cogliere certi meccanismi di conflitto che possono sorgere tra consanguinei e in questo romanzo intreccio l’amore, il latifondo, l’eredità, la competizione e il ritrovamento”.
Un libro avvincente fino all’ultima pagina in cui donne e uomini tessono il proprio destino lottando da protagonisti.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi