Giorno: 28 Novembre 2020

DANZA Cinetico Voodoo
CollettivO CineticO domani 29 novembre
in streaming il gioco-spettacolo dal Teatro di Ferrara

da: ufficio stampa Teatro Comunale

FESTIVAL DI DANZA CONTEMPORANEA 2020 

Domani altro appuntamento con lo spettacolo di CollettivO CineticO
CINETICO VOODOO / Domenica 29 novembre dalle 16:16 in streaming su YouTube

L’anatomia di un nuovo corpo tecnologico, tra visi pixelati, distacchi audio, sospensioni e riconnessioni. Nuove forme di virtualità, che mettono in discussione cosa significhi comunicare a distanza, cosa voglia dire essere ‘pubblico’ oggi e cosa invece significhi essere performer, tra tecnologie, dispositivi mobili, strumenti entrati nel quotidiano di tutti in questo 2020, vissuto tra distanziamenti e lockdown. Dopo l’appuntamento di ieri, venerdì 27 novembre (dalle ore 17:17 alle 20:20), Cinetico Voodoo torna domani, domenica 29 novembre (dalle ore 16:16 alle 19:19), sempre al Teatro Comunale di Ferrara. Cinetico Voodoo è un gioco di ruolo partecipato, interattivo e multimediale ideato da CollettivO CineticO, compagnia di danza premio UBU nel 2017 diretta da Francesca Pennini.

Cinetico Voodoo, oltre ad aver inaugurato il Festival di Danza Contemporanea di Ferrara 2020 a settembre, era previsto sempre con un doppio appuntamento a chiusura dello stesso (il 17 e 19 dicembre). È stato anticipato al 27 e 29 novembre, in piena chiusura dei teatri e dei luoghi della cultura al pubblico, e fa parte dei quattro appuntamenti di danza proposti in streaming dal Teatro Comunale di Ferrara, per far scoprire i retroscena della produzione artistica oggigiorno e per interrogarsi sul senso del ‘fare’ spettacolo dal vivo in epoca di emergenza sanitaria.

Cinetico Voodoo indaga il mondo della performance artistica all’epoca del coronavirus, e per questo pensato per essere seguito a distanza. Vari artisti del mondo dello spettacolo sono chiamati a giocare in diretta sui social creando in tempo reale una performance di cui non conoscono totalmente l’evoluzione, mentre gli spettatori, interagendo a distanza, possono votare per determinare il loro destino. A tre ‘Cinetici’ – presenti fisicamente a teatro – spetta il compito di essere il corpo dei partecipanti ‘virtuali’ al gioco.

Per partecipare.

La diretta di domani 29 novembre è su YouTube di Cinetico Voodoo si potrà accedere mediante il link: youtu.be/Dt763hx2JII. La diretta YouTube sarà condivisa anche sul sito del Teatro Comunale (www.teatrocomunaleferrara.it) e sulla propria pagina Facebook.

Cinetico Voodoo 

Cinetico Voodoo è il nuovo gioco di ruolo ideato da CollettivO CineticO: un dispositivo di creazione partecipato, interattivo e multimediale sul mondo della performance artistica pensato per lo streaming. Due spettacoli sono già andati in scena lo scorso settembre, in un teatro riaperto dopo il lockdown.

La performance, in collaborazione con il Teatro Comunale di Ferrara, verrà riproposta ora, sempre a Ferrara e sempre all’interno dell’edificio di corso Martiri della Libertà 5, in un teatro completamente vuoto e interdetto al pubblico. Il gioco-performance intende restituire il senso della ricerca artistica proposta da CollettivO CineticO, indagando e ‘sfruttando’ quanto più è stato usato in quest’anno così segnato dalla pandemia globale: relazioni via streaming, adeguamenti tecnologici e nuove connessioni tra soggetti, una nuova e differente anatomia dei corpi, ridisegnata mediante le piattaforme virtuali.

Vari artisti del mondo dello spettacolo – per ora top secret – giocheranno in diretta sui social creando in tempo reale una performance di cui non conoscono gli elementi, mentre gli spettatori da casa potranno votare per determinare il loro destino. Un modo divertente e non convenzionale per scoprire i retroscena della produzione artistica, per toccare con ironia il pensiero degli autori e per interrogarsi su cosa significa, oggi, fare performance a distanza. 

L’ideazione e la creazione di Cinetico Voodoo è a cura di Angelo Pedroni e Francesca Pennini. I tre partecipanti del gioco, artisti invitati dal CollettivO, si collegheranno in streaming da casa e faranno agire all’interno del teatro tre ‘medium’ (Angelo Pedroni, Francesca Pennini e Giulio Santolini), che si muoveranno su indicazione dei partecipanti al gioco da remoto. Come fossero posseduti da chi è dall’altra parte di uno schermo, in streaming, daranno forma alle loro scelte e alle loro azioni sullo spazio di gioco scelto: il Teatro Comunale.

Le riprese live e i contenuti extra sono a cura di Teodora Grano, con il supporto del tecnico audio-video Simone Arganini. Coordinamento, organizzazione e tecnica streaming a cura di Carmine Parise. A dare da moderatore sarà Riccardo Guidarini. Con la partecipazione di Davide Arganini, Elena Bertelli, Samuele Bindini, Thomas Calvez, Marco Calzolari, Margherita Elliot, Chiara Minoccheri, Fabio Novembrini, Massimo Marchetti, Matteo Misurati, Emma Saba e Stefano Sardi.***

Prossimi appuntamenti con la danza in streaming 

Mercoledì 2 dicembre alle 20 Alessandro Sciarroni & CollettivO CineticO propongono a Ferrara Dialogo Terzo: IN A LANDSCAPE, spettacolo in live streaming. Il coreografo e regista Sciarroni – Leone D’Oro alla Carriera alla Biennale Danza di Venezia – ha risposto all’invito di CollettivO CineticO a collaborare per un brano coreografico, scegliendo lo stesso titolo di un brano di John Cage e indagando il fascino misterioso della ripetizione.

Domenica 6 dicembre alle ore 18 è in programma “BEAT – Sul pezzo”, un ‘dietro le quinte’ dello spettacolo BEAT della compagnia Igor x Moreno, che era in programma per Fuoristrada, la rassegna dei talenti emergenti inserita all’interno del Festival di Danza Contemporanea. Nato come progetto sulla tematica del fallimento, BEAT esprime l’abilità umana di assumere molteplici identità. Sarà una conversazione/dibattito in live streaming con dimostrazione attorno allo spettacolo BEAT, con i coreografi Igor Urzelai Hernando e Moreno Solinas e la performer Margherita Elliot. Gli artisti condivideranno, anche attraverso dimostrazioni pratiche, i principi coreografici e registici utilizzati per creare il lavoro e risponderanno a domande poste dal pubblico attraverso la chat online.

Cover: (C)_Marco_Caselli_Nirmal

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: 28 novembre

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su oltre 17.200 tamponi effettuati 2.172 nuovi positivi (il rapporto è del 12,6%), di cui 1.009 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. In calo i casi attivi (-499), guariti ancora in aumento (+2.600)

Il 95,8% dei casi attivi in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. Effettuati anche 1.871 test sierologici. L’età media nei nuovi positivi è di 46,9 anni. 71 decessi, alcuni avvenuti nei giorni scorsi

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 119.184 casi di positività, 2.172 in più rispetto a ieri, su un totale di 17.241 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 12,6%.
Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 1.009 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 387 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone e 544 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.
L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46,9 anni.
Sui 1.009 asintomatici480 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing106 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 16 con gli screening sierologici15 tramite i test pre-ricovero. Per 392 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.
La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 413 casi, poi quella di Modena con 364, seguono Reggio Emilia (305), Ravenna (184), Parma (181), Piacenza (166), Rimini (162). Poi Imola (143), Cesena (103), la provincia di Ferrara con 92 casi e Forlì (59).

Questi, dunque, i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 17.241 tamponi, per un totale di 2.096.063. A questi si aggiungono anche 1.871 test sierologici.
Sceso il numero dei casi attivi, cioè dei malati effettivi: a oggi sono 68.783 (-499 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 66.865 (-494), il 95,8% del totale dei casi attivi.
Purtroppo, si registrano 71 nuovi decessi, alcuni relativi ai giorni scorsi: 5 in provincia di Piacenza (4 uomini, rispettivamente di 80, 70, 84, 69 anni e una donna di 96 anni; 2 donne nel parmense di 91 e 88 anni, 3 in quella di Reggio Emilia (1 donna di 71 anni e una donna di 80 anni, un uomo di 78); 11 in quella di Modena (4 donne – di 82, 94, 80, 90 e 95 – e 7 uomini, rispettivamente di 89, 67, 86, 88, 84,49 e 86 anni); 11 in quella di Bologna (4 uomini  – di 78, 83 e due rispettivamente di 86 – e 7 donne, di 94, 85,86,93,72, 96 e 95); 7 nel ferrarese (4 uomini di 73, 74, 68, 53 anni e 3 donne di 87, 72 e 91), 5 nel ravennate (3 uomini di 82, 87 e 91 anni – e 2 donne di 87 e 78 anni; 4 in provincia di Rimini (di cui 2 uomini di 64 e 66 anni – e 2 donne di 101 e 90 anni) e 23 a Forlì (12 donne di 82, 85, 89, 74, 78,91,92,81,85,86,80 e 88 – 11 uomini di 80,78,65,91, 90, 67,53, 92, 85,86, 83 e 87 anni). Il dato di Forlì risente di un disallineamento informatico dovuto a ritardi nel caricamento dei dati nei giorni scorsi.
I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 245 (-5 rispetto a ieri), invariato rispetto a ieri il numero dei ricoverati negli altri reparti Covid: 2.673.
Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 12 a Piacenza (-3), 15 a Parma (+ 1), 34 a Reggio Emilia (invariato), 59 a Modena (-4), 57 a Bologna (+2 rispetto a ieri), 5 a Imola (invariato), 18 a Ferrara (-1),16 a Ravenna (+ 1), 4 a Forlì (invariato), 2 a Cesena (+1) e 23 a Rimini (-2).
Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 2.600 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 43.717.
Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 12.283 a Piacenza (+166 rispetto a ieri, di cui 64 sintomatici), 10.093 a Parma (+181, di cui 98 sintomatici), 17.153 a Reggio Emilia (+305 di cui 172 sintomatici), 21.574 a Modena (+364, di cui 223 sintomatici), 23.352 a Bologna (+413, di cui 235 sintomatici), 3.351 casi a Imola (+143, di cui 55 sintomatici), 5.853 a Ferrara (+92, di cui 23 sintomatici), 7.678 a Ravenna (+184, di cui 94 sintomatici), 4.444 a Forlì (+59, di cui 47 sintomatici), 3.827 a Cesena (+103, di cui 75 sintomatici) e 9.576 a Rimini (+162, di cui 77 sintomatici)./OC

Antonio Scavuzzo nuovo presidente per il Comitato di coordinamento del volontariato dell’Emilia-Romagna.

Protezione Civile. Antonio Scavuzzo nuovo presidente per il Comitato di coordinamento del volontariato dell’Emilia-Romagna. Succede a Volmer Bonini, alla guida dal 2015
L’assessore Priolo: “Volontariato patrimonio prezioso e indispensabile per la sicurezza delle nostre comunità. Grazie a Bonini per l’impegno speso e buon lavoro al nuovo Presidente: ci attende tanta strada da percorrere fianco a fianco”

Bologna – Il Comitato regionale di coordinamento del volontariato di protezione civile dell’Emilia-Romagna ha un nuovo presidente. È Antonio Scavuzzo, già presidente del Comitato regionale Emilia-Romagna della Croce Rossa. A fargli da vice sarà Giampaolo Zucchi, presidente del Coordinamento provinciale di Parma. È questo l’esito delle elezioni che si sono svolte nel pomeriggio di ieri, venerdì, in modalità telematica.

“Prima di tutto desidero esprimere un augurio di buon lavoro al nuovo presidente e al suo vice, insieme all’intera Giunta del Comitato: abbiamo davanti tanta strada da percorrere insieme, nell’obiettivo comune di rendere le nostre comunità sempre più resilienti- afferma Irene Priolo, assessore regionale alla Protezione civile-. Rivolgo inoltre un ringraziamento sentito a Volmer Bonini, che dal 2015 ha guidato il Comitato mettendo sempre in campo un grande spirito di collaborazione”.
“I 20 mila volontari della protezione civile dell’Emilia-Romagna sono un patrimonio prezioso per la nostra regione e insostituibile per tutto il Paese- conclude Priolo -. Sono certa che, insieme al nuovo presidente, giocheranno un ruolo determinante per far crescere sempre più l’efficienza e l’efficacia dell’intero sistema regionale integrato di protezione civile emiliano-romagnolo”.

All’Assemblea, che ha rinnovato i vertici del volontariato regionale, partecipano tra gli altri i presidenti dei Coordinamenti provinciali, delle associazioni regionali e nazionali (Ana, Anpas, Federgev, Cri e Anc), i rappresentanti delle Unioni di Province, Comuni e Comunità montane (Upi, Anci, Uncem), il direttore e il responsabile del servizio volontariato dell’Agenzia regionale di Protezione civile.

“Nel rispetto dei ruoli e delle competenze, lavoreremo per rafforzare ulteriormente con il ruolo qualificato del volontariato in un settore strategico come quello della protezione civile e per perseguire la sinergica collaborazione con tutto il sistema regionale, con le istituzioni e gli enti del territorio- afferma il neo presidente Antonio Scavuzzo – Insieme all’intera Giunta, al Comitato regionale e all’Assemblea regionale – conclude – contribuiremo al rilancio dei valori e principi del volontariato nel solco della recente riforma complessiva del Terzo Settore”.

La giunta del Comitato regionale del volontariato

Il Comitato regionale, previsto dalla legge regionale di Protezione civile n. 1/2005, ha funzioni consultive e propositive. Elabora proposte e pareri in materia di promozione e sviluppo del volontariato, formazione e addestramento, procedure di attivazione e di intervento.
A comporre la Giunta, ossia l’organo esecutivo del Comitato, oltre al Presidente Antonio Scavuzzo e al suo vice Giampaolo Zucchi si contano Mauro Azzi (presidente dell’Associazione nazionale Alpini dell’Emilia-Romagna), Matteo Castelli (presidente pro tempore della Consulta provinciale delle Associazioni del volontariato per la Protezione civile di Bologna), Claudio Mercuriali (presidente Coordinamento Ravenna), Carlo Zecchin, presidente del Coordinamento di Rimini e Marco Giubilini (nuovo rappresentante Anci, in sostituzione di Marco Iachetta).

I volontari di Protezione civile in Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna può contare su 20.000 volontari di Protezione civile, riuniti in 415 associazioni iscritte al Registro regionale. Hanno funzioni operative e di supporto, sono formati e specializzati e intervengono a fianco di Vigili del fuoco, Corpo forestale dello Stato, Capitanerie di porto, Sanità ed altri operatori del sistema di Protezione civile per offrire assistenza alla popolazione e mettere in sicurezza i territori colpiti dalle emergenze.

Unife:
Covid-19 e aule sicure

Da: Unife Ufficio Stampa

La sperimentazione di Unife per ridurre fino all’80% il rischio di contagio
Promosso e finanziato dall’Ateneo un intervento sperimentale per migliorare l’aerazione delle aule e rendere così più sicuri i luoghi della didattica. Il sistema è già operativo in cinque aule del Dipartimento di Architettura

A lezione in presenza sì, ma con la massima sicurezza grazie a una maggiore aerazione degli ambienti didattici. Da ottenere, tra l’altro, senza aprire le finestre, operazione non sempre priva di disagi specie nei mesi più rigidi.

È l’obiettivo che si pone la sperimentazione finanziata dall’Ateneo di Ferrara e iniziata nei mesi estivi con il coordinamento del Professor Roberto Di Giulio, docente del Dipartimento di Architettura e Delegato del Rettore all’Edilizia.

“La ventilazione degli ambienti è un fattore essenziale per ridurre i rischi di contagio anche da Covid-19 – spiega Di Giulio – Non tutte le aule consentono un ricambio d’aria sufficiente a garantire una lunga permanenza degli studenti al loro interno: per ottenere tale condizione bisogna intervenire con i sistemi di ventilazione meccanica”.

“Il progetto, giunto ora alla sua fase operativa, vede tre aule attrezzate e ulteriori due in completamento. Sono stati testati interventi che, grazie alla ventilazione meccanica e al conseguente controllo del volume di ricambio d’aria per ora per studente, garantiscano una consistente riduzione del rischio di contagio da SARS-CoV-2 e un aumento della durata di attività didattica in presenza in uno stesso ambiente – continua Di Giulio – Si tratta di un progetto interamente finanziato dall’Università di Ferrara che, dopo la fase sperimentale, potrà essere esteso oltre che esportato in altre realtà analoghe”.

“Attualmente nelle aule la ventilazione dell’aria avviene mediante l’apertura e chiusura dei serramenti – illustra il Professor Sante Mazzacane, docente del Dipartimento di Architettura di Unife e Direttore del Laboratorio Interdipartimentale CIAS (Centro ricerche Inquinamento fisico chimico microbiologico di ambienti confinati ad alta sterilità). Pertanto in questi ambienti il tasso di ricambio dell’aria dipende unicamente dalla differenza di temperatura tra esterno e interno – se esistente – e dai fenomeni di ventosità, che in molte realtà, come Ferrara, sono di limitatissima entità. In prima approssimazione, dopo la prima ora di lezione le condizioni di sicurezza microbiologica potrebbero ridursi notevolmente”.

L’installazione nelle aule di sistemi di ventilazione controllati da remoto e a doppio flusso con recuperatore di calore permette in primo luogo una sensibile diminuzione del rischio di contagio da SARS-COV2, superiore, dopo 4 ore di permanenza, al 70% rispetto al caso di ventilazione naturale e di oltre l’80% dopo 8 ore di permanenza, così come previsto dall’equazione di Wells-Riley (1978), che correla la probabilità di infezione da parte degli occupanti di una stanza, in presenza di conseguente emissione di microrganismi patogeni, con il tasso di ventilazione della stessa.

Oltre a ciò, il rispetto dei criteri di distanziamento, l’impiego della mascherina e la corretta sanificazione degli spazi contribuiscono ulteriormente al controllo della eventuale contaminazione nell’ambiente.

“Le tecnologie impiegate sono ben note da tempo. L’aspetto sperimentale e innovativo di queste realizzazioni – prosegue il Professor Mazzacane – consiste nella contestuale conduzione periodica, effettuata dal CIAS sotto la supervisione della Prof.ssa Elisabetta Caselli, di test microbiologici e molecolari per monitorare la qualità dell’aria durante le attività didattiche, controllando la presenza di microrganismi patogeni (virali, batterici e fungini) in funzione dell’affollamento e delle caratteristiche operative dell’impianto. Ciò permetterà di validare sperimentalmente i risultati previsti dal modello teorico di Wells-Riley”.

“Superata l’attuale fase di emergenza sanitaria, il medesimo impianto garantirà comunque, anche in caso di massima capienza delle aule, un netto miglioramento delle condizioni di comfort ambientali, con controllo più puntuale sia delle condizioni igieniche generali, sia dei livelli di temperatura e umidità relativa per la maggior parte delle stagioni dell’anno e parzialmente, anche nella stagione estiva”, conclude il Professor Di Giulio.

Il progetto è stato sviluppato nell’ambito delle attività di ricerca del Dipartimento di Architettura e in particolare del Laboratorio Interdipartimentale CIAS dell’Università di Ferrara, coinvolgendo anche studenti dell’A.A. 2019-2020 dei corsi di Progettazione Ambientale di Architettura e di Impianti Termotecnici di Ingegneria.

Ai fini dell’installazione degli impianti all’interno del complesso universitario sottoposto a tutela dell’interesse storico e artistico, il progetto è stato sottoposto alla competente Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio ricevendo parere favorevole.

L’ammontare complessivo dell’intervento riguardante cinque aule di medio/grandi dimensioni (che a regime potranno avere una capienza massima di 600 posti senza distanziamento) risulta pari a circa 200.000 euro.

Il gruppo di lavoro è interdisciplinare e comprende docenti dell’Ateneo, studenti, l’ufficio tecnico dell’Università di Ferrara. Ha guidato il coordinamento generale il Prof. Arch. Roberto Di Giulio, Delegato del Rettore all’Edilizia. Per il Dipartimento di Architettura, oltre allo stesso Di Giulio, partecipano il Prof. Ing. Sante Mazzacane, Laboratorio Interdipartimentale CIAS, gli Architetti Gianni Lobosco, Giampaolo Guerzoni e Giuseppe Camillo Santangelo, il Geom. Gabriele Martini (consulente esterno), Leonardo Sannucci (tutor del corso di Progettazione Ambientale di Architettura) e Pauline Mindzie Minkoulou (studentessa del corso di Impianti Termotecnici di Ingegneria). Per l’Ufficio Lavori pubblici di Unife, lavorano al progetto oltre al Direttore generale dell’Ateneo Ing. Giuseppe Galvan, il Geom. Simone Tracchi, l’ Arch. Serena Dalla Casa e il Geom. Roberto Rossi. Per il monitoraggio microbiologico, partecipa il gruppo di ricerca CIAS, comprendente, oltre alla Prof.ssa Elisabetta Caselli, il Dr. Luca Lanzoni, il Dr. Matteo Bisi, la Dr.ssa Antonella Volta, la Dr.ssa Maria D’Accolti e la Dr.ssa Irene Soffritti.

Spesa sexy a Detto Fatto:
come la Rai ha celebrato la Giornata contro la violenza sulle donne

Il canone lo paghiamo con la bolletta della luce. Così, per non rimanere al buio, siamo tutti abbonati alla Rai. Per decreto.
Che la Rai sia un servizio pubblico, non ci crede più nessuno. Ci siamo rassegnati (quelli che ancora lo accendono il televisore) a prendere quello che passa il convento. Che, tranne poche e rare eccezioni, è roba dozzinale, di seconda o terza mano, becchime e melassa. Pochissima intelligenza e zero fantasia. In quasi 70 anni di vita la Rai, grazie anche al corpo a corpo con i canali commerciali, invece di migliorare sembra peggiorata. (meglio togliere il sembra)..

A tutto questo ci siamo abituati da un pezzo. Eppure a volte succede che mamma Rai riesca ancora a stupirci. E a farci arrabbiare: parecchio.

Così, con un tempismo impressionante, capita che il 25 novembre, nella ricorrenza della Giornata Mondiale della lotta contro la violenza sulle donne (sappiamo dell’aumento impressionante dei femminicidi nel tempo del Covid) il popolare contenitore Detto Fatto su Rai 2, mandi in onda un lungo siparietto sulla spesa Sexy. Una “superpuntata” promette la conduttrice, dove siamo guidati (e guidate) da una modella in abiti super succinti e gambe al vento. I destinatari della lezioncina tacchi a spillo si suppone siano le moderne massaie italiane che vanno a fare la spesa al supermercato. Sottinteso: far la spesa è roba da donne, non da uomini.
La testimonial-istruttrice tacco 12 brandisce il carrello della spesa, sorride, ammicca, ancheggia, si avvicina allo scaffale, si esibisce in pose provocanti: “Ecco, fate così, non così”. Scelta tra il pubblico, un’allieva un po’ impacciata ripete con diligenza le mosse dell’insegnante, cerca di imparare come usare il corpo “per far girar la testa al maschio”.

Spesa sexy a Detto Fatto, si chiama proprio così. Mi hanno segnalato il video che sta girando con successo su Youtube e ho fatto fatica a crederci – chi ha voglia di indignarsi e arrabbiarsi lo trova [Qui]. Agghiacciante!  Per fortuna, sotto il video, fioccano i commenti che condannano il sessismo e l’esposizione della donna oggetto. Ma mi domando: possibile che nessuno ai piani alti intervenga per bloccare il programma? E perché Youtube e gli altri social non cancellano il video?
E mi rispondo, con tristezza: già, siamo in Italia, qui le donne son sempre mamme, mogli, amanti, massaie, belle fighe, femmine, angeli e puttane.

PRESTO DI MATTINA
In cammino per edificare la città dell’uomo

L’anno liturgico dispiega dentro l’anno civile, senza coincidere con esso né per l’inizio né nella fine, il cammino di un popolo che, di domenica in domenica, si raccoglie nell’ekklēsía, l’assemblea cristiana, convocata e radunata dalla Parola di Dio, per essere poi inviata a testimoniare quella Parola nella propria vita.

Riattualizzandolo nel presente, esso ripercorre lo stesso cammino di Gesù, il suo esodo verso la Pasqua generativa di operosa speranza e di corresponsabilità fruttuosa, con l’intento di edificare la città dell’uomo in assonanza con quella verso cui sono protesi lo sguardo e il cuore. È questo il senso profondo non solo dell’anno liturgico ma di ogni domenica, in cui siamo chiamati a partecipare al memoriale della Pasqua, lasciandoci orientare dalla forza dello Spirito del Risorto verso il compiersi dei giorni e la domenica senza tramonto. Al pari dei quarant’anni nel deserto, l’anno liturgico traccia dunque un cammino, percorrendo il quale ciascuno di noi riesce a conoscere ciò che ha nel cuore (Dt 8, 2), ma al tempo stesso gli è dato conoscere quello che Dio ha in serbo nel proprio cuore. Ricorda infatti Gregorio Magno: «Disce cor Dei in verbis Dei» («Impara il cuore di Dio nelle Parole di Dio» Lettera 31).

L’anno liturgico si è da poco concluso. Lo abbiamo lasciato alle spalle con la festa che celebra Il Pantocrator (colui che tiene tutto nelle proprie mani), figura tipica dell’arte bizantina che ben rappresenta Cristo, Re dell’universo, “tutto in tutti” (Col. 3,11). Il nuovo anno liturgico è così anticipato rispetto all’inizio dell’anno nuovo civile di quattro settimane, durante il quale siamo chiamati all’attesa. Come la nascita del sole è preceduta dall’aurora, così la nascita di Gesù è preannunciata, per i cristiani, dal tempo aurorale dell’Avvento che, sollevando a poco a poco il sudario della notte, disvela i significati nascosti.

Sotto questo profilo, la celebrazione del Cristo Re dell’universo è paragonabile ad un passante di valico, ad un confine, che trattiene e attira insieme, transito dal vecchio evo a un tempo nuovo, da una fine verso un nuovo inizio, perché ‒ come ci ricorda l’Apocalisse ‒ «Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”» (Ap 21,5). La novità, si badi, non scaturisce dal ciclo temporale, ma da un dispiegarsi lungo l’intero anno dagli eventi che hanno segnato la vita di Cristo, rivelando un rovesciamento di paradigma: «Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore» (Mt 20,26). Siamo così chiamati a lasciarci istruire dalla logica del Vangelo e dalla vicenda storica di Gesù di Nazaret. A partire dallo stile del suo “regnare”, che in lui si esprime, non già come dominio, ma come servizio sino all’estremo della donazione della propria vita (Regnavit a ligno Deus): «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre» (Is 42,1).

Il vangelo della scorsa domenica, l’ultima dell’anno appunto, riportava la parabola del giudizio universale. Più che descriverci l’evento inquietante del giudizio ultimo, spiegandoci come sarà, la parabola pone il cristiano di fronte a Cristo, qui ed ora, ricordandogli le sue responsabilità di ospitalità ed accoglienza verso gli altri, oggi. Un invito a vigilare, a scorgere quella regalità umile del Servo del Signore che riveste i panni degli “insignificanti”: uomini e donne del nostro tempo, nei quali è intriso, senza rendersi riconoscibile, il Cristo affamato, assetato, nudo, straniero, prigioniero, ammalato. Rivestito dell’umanità dei “marginali” e postosi nelle periferie geografiche, istituzionali, religiose, esistenziale del suo tempo, Egli è diventato un uomo di confine, lui stesso marginale, umiliato, estromesso dalla città. Ma così facendo, condividendo la sorte del più umile tra gli uomini, egli, per la sua compassione, ha attraversato la soglia della morte, ritrovando la propria vita perduta nelle mani del Padre. Non solo allora: ma di continuo anche oggi Egli ritorna ‒ prima della sua venuta definitiva ‒ nelle sembianze di uno sconosciuto, affinché la sua umanità presente e viva nella carne «dei suoi fratelli più piccoli» venga di nuovo accolta, sfamata, rivestita, visitata, ospitata. Così quel giorno, quando verrà nella sua gloria, mostrando il suo volto glorioso anche a coloro che non lo hanno riconosciuto e nondimeno hanno praticato il comandamento umanissimo del suo amore, egli li inviterà: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno» (Mt 25,34).

L’evangelista Matteo sviluppa il suo vangelo sullo sfondo di cinque grandi discorsi. Con essi Gesù maestro svela ai discepoli i misteri del Regno dei cieli. Nel primo discorso, quello in cui Gesù proclama le beatitudini sul monte, la sua prima parola è “Beati” (cap. 5). Nell’ultimo, con cui Gesù termina il suo insegnamento sul Regno, quello detto escatologico, sulle realtà ultime, la prima parola che il Figlio dell’uomo veniente nella sua gloria pronuncia è “Benedetti” (cap. 25). Matteo ha posto così la sua comunità alla scuola della Parola di Gesù, ricordandone l’efficacia generata nel praticarla. Chi non la pone a base della propria vita sarà come una casa senza fondamenta; mentre chi la vive, come una casa fondata sulla roccia, resisterà anche alla tempesta. Se con le beatitudini abbiamo la promessa e l’anticipo della prossimità di Dio al suo popolo ‒ mediante l’esserci di Gesù, con gli “insignificanti” i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati, incontrati strada facendo ‒ nei “benedetti” si compie quella promessa che coinvolge tutti coloro che non si sono sottratti, anche solo in ragione della propria umanità, a farsi prossimo dell’altro. Promessa e compimento.

Un testo paolino può aiutarci a ripercorrere la parabola “contromano”, a cominciare cioè dalla fine. Scrive Paolo: «Nessuno di noi vive per se stesso». Chi vive per se stesso, praticando un’esistenza respingente ed escludente l’altro, si sentirà ripetere dal Figlio dell’uomo le sue stesse parole, quelle da lui pronunciate passando oltre, senza fermarsi davanti a chi lo supplicava: «Via, lontano da me». La parabola vuole pertanto risvegliare la coscienza di chi l’ascolta, il quale si sente giudicato dalle sue stesse parole, al fine di provocare un cambiamento di atteggiamento e una presa di responsabilità in ordine al fatto che ci si salva solo insieme: chi trattiene la vita per sè la perde, chi la perde la ritrova dice Gesù. Possibile che non comprendiamo? Se paragoniamo la vita all’aria, l’essere cristiani impone di seguire la dinamica della respirazione: per inspirare di nuovo devi espirare, lasciar andare, perdere l’aria che trattieni. All’apparenza sembra che si perda qualcosa di vitale come l’aria, ma è la sola condizione per poter vivere. Trattenendo il fiato, non c’è speranza di vita: si muore.

Le altre parole di Gesù, «Venite benedetti», ricalcano invece quelle pronunciate da coloro che si sono fatti ospitali verso i fratelli più piccoli e, sentendoli come una benedizione, hanno detto loro: “venite avanti, entrate, c’è posto anche per voi”. Una ospitalità che suscita stupore e meraviglia in coloro che sono abituati ad essere respinti ai margini; la stessa gioiosa meraviglia che pervaderà coloro che alla fine scopriranno di aver accolto in quei piccoli il Figlio dell’uomo.

L’apostolo Paolo fa seguire alle parole «nessuno vive per se stesso» queste altre: «Se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore» (Rm 14,8). L’appartenenza al Signore consiste nell’aver preso parte alla sua vita nascosta nei più piccoli, a prescindere dall’averlo incontrato e riconosciuto nella fede oppure no. Tale appartenenza si attua ogni volta che la nostra umanità prende la forma di una “pro-esistenza”, espressione coniata dal teologo Heinz Schürmann per indicare l’apertura della vita di Gesù agli altri, che nella morte ‒ con il suo affidarsi al Padre e il perdono rivolto ai suoi uccisori ‒ raggiunge il culmine della sua ampiezza. In questa sconfinatezza ed eccedenza di amore egli rivela l’unità profonda di destino dell’uomo e di Dio, dell’infinito nel finito: il Dio con noi, chiamato nel Natale, l’Emmanuele.

E da domani, inizio dell’Avvento, proveremo a cercarlo sul quel confine incipiente che non è limite ma porta ‒ un “vado” ‒ lo stesso dell’aurora che chiama al senso e ne è l’accesso, quello del suo originarsi e del suo compiersi come amore, praticando il quale si potranno ritrovare i nomi dei luoghi, dei volti e delle cose: il lontano vicino, l’estraneo fratello. Scrive Maria Zambrano: «L’Aurora appare distesa, seminata come un germe che irrompe nell’oscurità. Appare, a colui che la attende o la spia, innanzi tutto come una linea, come un confine che divide; linea che separa offrendo, creando insieme abisso e continuità. La linea dell’Aurora tanto attesa non è già l’Alba. L’alba comincia a fondersi a fuggire quasi, offrendo l’immagine lieve di tutto un regno, di qualcosa di ineccepibile; mentre l’Aurora, che ha risvegliato il germe dell’illimitato e dell’ardente, ci appare come un limite, un confine che ci arresta e ci chiama in modo ineludibile. L’apparizione dell’Aurora unifica i sentire trasformandoli in senso, reca il senso la sua origine e la sua finalità» (Dell’Aurora, 27).

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