Giorno: 5 Dicembre 2020

LE ‘SCATOLE DI NATALE’ ARRIVANO A COPPARO

da: ufficio stampa  Comune di Copparo

Anche Pro Loco Copparo, in collaborazione con le associazioni del territorio e con il patrocinio del Comune, ha deciso di adottare ‘Scatole di Natale’, il progetto di solidarietà che vuole portare un po’ di gioia a chi è solo in questo periodo festivo. Si tratta di un’iniziativa partita da Marion Pizzato di Milano che ha trovato una calorosa accoglienza e che verrà calata nella realtà copparese.
«Visto il periodo – spiegano gli organizzatori – ci piacerebbe iniziare la distribuzione da chi sta soffrendo particolarmente l’isolamento imposto dalla pandemia: abbiamo dunque pensato di partire dalle case protette e case famiglia per bambini senza genitori. In base alla quantità di ‘Scatole di Natale’ che raccoglieremo potremo proseguire la consegna alle famiglie in difficoltà e alle associazioni di volontariato da individuare. Ringraziamo il Comune di Copparo per il patrocinio all’iniziativa e siamo aperti a tutte le persone e realtà associative che vorranno collaborare al progetto. Il gesto costa pochissimo, ma la felicità di chi riceverà in dono queste scatole sarà impagabile. Facciamo una cosa bella da ricordare in quest’anno 2020 catastrofico e aiutiamo chi ne ha più bisogno a festeggiare questo momento con il cuore un po’ più leggero».
Partecipare è semplice: basta prendere una scatola, anche da scarpe, e metterci dentro una cosa calda (guanti, sciarpa, cappellino, maglione, coperta ecc.), una cosa golosa, un passatempo (libro, rivista, sudoku, matite ecc.), un prodotto di bellezza (crema, bagno schiuma, profumo ecc.) e un biglietto gentile, perché le parole valgono anche più degli oggetti. Si procede poi con incartare la scatola, decorala e scrivere in un angolo a chi è destinato il dono: donna, uomo o bambino/a (aggiungere fascia età).
Ovviamente una famiglia può preparare più di una scatola, magari anche coinvolgendo i più piccoli per renderli partecipi dell’azione e consapevoli di essere ‘bambini fortunati’.
La Pro Loco Copparo sta organizzando due giorni per la raccolta delle scatole, il 18 e 19 dicembre prossimi, in Piazza del Popolo, nel rispetto delle misure anticovid (obbligatori mascherina e gel). Per informazioni pagina facebook Proloco per aggiornamenti oppure whatsapp Francesca al numero 348 556 0089 o Silvia al 3314129867.

Aggiornamento 5 dicembre in Emilia-Romagna:
su quasi 18.663 tamponi 1.964 nuovi positivi (la percentuale scende al 10,5%)

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su quasi 18.663 tamponi 1.964 nuovi positivi (la percentuale scende al 10,5%), di cui 991 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Giù i casi attivi (-427), ricoveri in calo, 2.339 i guariti

Eseguiti anche 1.841 test sierologici e 1.393 tamponi rapidi. Il 95,7% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 45 anni. 52 i decessi

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 131.973 casi di positività, 1.964 in più rispetto a ieri, su un totale di 18.663 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da è del 10,5% (dal 12,1% di ieri).

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 991 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 369 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 620 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 45,1 anni.

Sui 991 asintomatici505 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing115 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 24 con gli screening sierologici,13 tramite i test pre-ricovero. Per 334 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 395 nuovi casi, Bologna (361), Reggio Emilia (293), Ravenna (202), Rimini (156), Parma (129), Piacenza (117), Ferrara (113), quindi i territori d Cesena (79), Imola (71) e Forlì (48).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 18.663 tamponi, per un totale di 2.211.300. A questi si aggiungono anche 1.841 test sierologici e 1.393 tamponi rapidi effettuati da ieri.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guaritesono 2.339 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 56.270.

casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 69.629 (– 427 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 66.679 (-412), il 95,7% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 52 nuovi decessi: uno in provincia di Piacenza (una donna di 85 anni), uno in provincia di Parma (un uomo di 83 anni), 9 in provincia di Reggio Emilia (4 donne di cui 2 di 86 anni, una di 97 e una di 98 anni e 5 uomini, rispettivamente di 77,78,84,89 e 91anni); 12 nel modenese ( 6 donne – 71,77,78,85,91,96 anni – e 6 uomini, rispettivamente di 67,69,80,82,83 e 89 anni); 2 in provincia di Bologna, a Imola (una donna di 97 anni e un uomo di 88 anni); 2 nel ferrarese (una donna di 89 anni e un uomo di 95 anni); 22 in provincia di Ravenna (12 donne – due di 76, due di 81 anni, 1 di 84, 1 di 85, 1 di 89, 3 di 92 anni,1 di 93 e una di 97 anni– e 10 uomini, rispettivamente di 68,73,80,84,85,86,88,91,93 e 94 anni; 3 nel riminese: due donne una di 91 e una di 92 anni e un uomo di 84 anni. Non si sono registrati decessi nella provincia di Forlì-Cesena.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 6.074.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 243 (- 5 rispetto a ieri), 2.707 quelli negli altri reparti Covid (-10).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti:15 a Piacenza (+1 rispetto a ieri), 16 a Parma (-1), 33 a Reggio Emilia (+1 da ieri), 53 a Modena (-3), 63 a Bologna (+2), 5 a Imola (invariato), 15 a Ferrara (-2), 12 a Ravenna (-2), 6 a Forlì (invariato), 2 a Cesena (invariato) e 23 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 13.086 a Piacenza (+117 rispetto a ieri, di cui 54 sintomatici), 10.955 a Parma (+129, di cui 76 sintomatici), 18.792 a Reggio Emilia (+293, di cui 127 sintomatici), 24.151 Modena (+395, di cui 214 sintomatici), 25. 582 a Bologna (+361, di cui 212 sintomatici), 3.938 casi a Imola (+71, di cui 30 sintomatici), 6.519 a Ferrara (+113, di cui 29 sintomatici), 8.898 a Ravenna (+ 202, di cui 74 sintomatici), 4.787 a Forlì (+48, di cui 28 sintomatici), 4.250 a Cesena (+79, di cui 53 sintomatici) e 11.015 a Rimini (+156, di cui 76 sintomatici)./Ti.Ga.

Zappaterra, consigliera PD in Regione Emilia-Romagna
querela il Vicesindaco di Ferrara Lodi

da; Marcella Zappaterra, Consigliera Pd Regione Emilia-Romagna

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. Marcella Zappaterra, consigliera Pd in Regione Emilia-Romagna, ricorda il verso del grande cantautore italiano per annunciare che querelerà il vicesindaco della Lega di Ferrara Nicola Lodi per diffamazione aggravata e che il risarcimento che eventualmente otterrà lo devolverà in beneficenza ai più colpiti dalla crisi economica post-Covid.

“Anche in politica ci deve essere un limite al deterioramento e quel limite è la dignità. E chi è impegnato in politica quel limite lo deve sempre rispettare soprattutto per correttezza verso le persone che hanno dato loro fiducia” afferma Zappaterra.

In una diretta Facebook il vicesindaco leghista di Ferrara Nicola Lodi, in merito alla recente notizia che lo vede indagato per istigazione alla corruzione, mi ha accusato di essere stata condannata per molti reati. Nello specifico, Lodi ha parlato di “consigliere regionale tuttora in Consiglio condannata per danno erariale e tanto altro”.

“A questo punto devo spiegare a questa persona la differenza tra giustizia contabile e giustizia penale. – spiega la consigliera regionale del Pd – La Corte dei Conti mi ha ritenuto responsabile a livello amministrativo, in quanto Presidente della Provincia di Ferrara, dell’inquadramento contrattuale e relativo compenso riconosciuto nel 2009 a un componente del mio staff. Essendo al vertice dell’amministrazione provinciale, pur con tutti i pareri tecnici favorevoli, sono stata ritenuta responsabile del danno erariale e ho pagato una sanzione. E l’ho fatto, pur ritendendo di non avere alcuna colpa, perché in politica, come nella vita, chi sbaglia paga anche se il meccanismo della colpa è più complesso di quel che sembra”.

“Ma quel “tanto altro” aggiunto da Lodi non trova corrispondenza in nessun atto giudiziale, in alcuna altra sentenza, in alcuna altra indagine e l’insinuazione diventa pertanto inaccettabile. Non mi resta quindi che ricorrere alle vie legali per tutelare la mia dignità per fare sapere a tutti che non esiste “tanto altro”. Non ho mai querelato nessuno, perché ho sempre creduto che in politica il confronto per quanto aspro possa trovare una sua sintesi. Ma la spazzatura che quest’uomo sparge da anni mi vede costretta a tutelare la mia reputazione e la dignità non solo per me stessa, ma anche per rispetto verso chi mi ha sempre votato”.

“Io non ho mai ricevuto alcuna condanna penale. – continua Zappaterra – Ho sempre pagato le tasse, non ho mai rubato, non ho mai ricevuto un ammonimento per stalking dal questore, non ho mai sottratto beni sottoposti a pignoramento, non ho mai usurpato funzioni pubbliche, non ho mai occupato un alloggio popolare con uno stipendio da 5mila euro. La mia storia parla per me, e non posso permettere a chi da un anno e mezzo ridicolizza in tutta Italia la mia città e i miei concittadini di inventarsi bufale sul mio conto, sul mio passato e sul mio presente”.

Occhio Ai Media:
Ai tempi di una pandemia nessuno è straniero – Occhio Ai Media

da: Occhio Ai Media

“Ai tempi di una pandemia nessuno è straniero

A Ferrara, già dai primi giorni della chiusura nel marzo 2020, la redazione di Occhio Ai Media aveva notato nei quotidiani locali della città numerosi articoli che collegavano l’applicazione dei regolamenti Covid-19 ad operazioni di stop-and-search (fermo e controllo documenti) ed ordini di espulsione. I risultati di queste analisi sono riportate nell’opuscolo che verrà presentato online, insieme ad alcune riflessioni sull’aspetto mediatico dell’emergenza sanitaria.
Presenteremo il nostro report online lunedì 07 dicembre, alle ore 17:30, sul canale Facebook e YouTube di Occhio Ai Media. L’incontro verrà condotto da Paola Barretta (Ass. Carta Di Roma) ed interverranno Triantafillos Loukarelis (Direttore Generale, UNAR), Giuseppe Giulietti (Presidente, FNSI), Sabika Shah Povia (Giornalista), Grazia Naletto (Lunaria). Tutti sono benvenuti e si potranno fare le domande dal pubblico usufruendo della ‘chat’ sia di Facebook sia di Youtube.
Il nostro report è reperibile gratuitamente sul nostro sito: https://www.occhioaimedia.org/archivio/item/1716-ai-tempi-di-una-pandemia-nessuno-è-straniero

ELEZIONI STUDENTESCHE
RUA UDU PRIMA LISTA

Da: UDU FERRARA

Dopo solo due anni di lavoro, RUA-UDU si attesta prima lista all’interno dell’ateneo estense con 1484 preferenze e un distacco di 430 voti dalla seconda classificata, relegando agli ultimi posti la destra universitaria. Questo risultato è frutto di una presenza costante sia all’interno degli organi di ateneo che a fianco degli studenti e delle studentesse. Con determinazione abbiamo sempre portato avanti le nostre battaglie, spesso in contrasto con la governance amministrativa. Nell’ultimo anno, in particolare durante il periodo di emergenza sanitaria, siamo diventati un vero e proprio punto di riferimento per la componente studentesca, abbiamo ascoltato, supportato, analizzato problemi e trovato soluzioni cercando di sopperire a tutte le mancanze dell’Ateneo. Tutto ciò si rispecchia in quello che è il nostro programma elettorale, scritto attraverso incontri virtuali con gli studenti. Le nostre proposte vanno da un riadattamento degli spazi di Ateneo dedicati agli studenti al rientro in sicurezza in aula, dall’innalzamento della no tax area a 30.000 ad un’ Università più attenta ai bisogni dei suoi iscritti e delle sue iscritte. Abbiamo voluto porre l’attenzione in particolar modo sui problemi delle facoltà dell’area medico sanitaria, le quali hanno subito una maggiore battuta d’arresto a causa dell’emergenza che ha influito ed influirà sulla formazione dei futuri medici ed operatori sanitari. Le nuove condizioni, a cui tutti e tutte ci siamo dovuti adattare, hanno cambiato il nostro modo di rapportarci e fare rappresentanza, passando dai tradizionali banchetti in presenza al solo utilizzo dei nostri canali di comunicazione, come le pagine social e i gruppi whatsapp. Sono stati mesi complessi, ma siamo riusciti a gestirli con le nostre sole forze non lasciando mai niente per scontato e rimanendo sempre dalla parte degli studenti e le studentesse. Tutto ciò ci ha permesso di raggiungere il più alto numero di consensi, ma ci consegna anche una grande responsabilità nei confronti di tutti e tutte.
Per i prossimi due anni a Ferrara splenderà il Sole.

Ha vinto l’Unione, hanno vinto gli Universitari!

SCHEI
Ci vorrebbe Arsenio Lupin

Qual è lo scopo della politica economica? Secondo alcuni economisti lo scopo è redistribuire reddito e opportunità di crescita togliendo a chi ha troppo e dando a chi ha poco. E’ un concetto talmente semplice che sembra appartenere al diritto naturale prima che all’economia. Eppure l’influenza che questi economisti esercitano sull’andamento dell’economia è largamente minoritaria, se guardiamo allo stato delle regole che governano il mercato dei capitali e l’imposizione fiscale nel mondo. E parliamo del nostro mondo, quello dove le persone si possono spostare da un paese all’altro ma entro certi limiti: ci sono paesi dove non puoi andare se non hai già un contratto di lavoro prefirmato, oppure al massimo se non hai una occupazione stabile ci resti con un permesso temporaneo, dopodichè o ti trovi un lavoro fisso o sciò. Se poi sei un “extracomunitario” e pretendi di venire a vivere in un paese comunitario senza che un datore di lavoro, senza averti mai visto in faccia, ti abbia già firmato un contratto, sei un irregolare o un clandestino. Quindi esiste la “libera circolazione degli esseri umani”? La risposta è: dipende. In generale, no.

Viceversa, se voglio spostare soldi da un paese all’altro dove le tasse che pago su quei soldi sono inferiori o inesistenti, lo posso fare (lo fanno anche i Presidenti di Regione, avete presente?). Se voglio intestare un patrimonio mio in modo che sia praticamente impossibile risalire al fatto che è mio, lo posso fare liberamente. Se voglio trasferire la sede legale e fiscale della mia azienda in un cosiddetto paradiso fiscale (ce ne sono anche in Europa), per pagare meno tasse (e sottrarre gettito al mio paese), lo posso fare. Quindi esiste la “libera circolazione dei capitali”? Eccome se esiste.

Un economista di nome James Tobin nel 1972 propose una tassazione sugli scambi internazionali al fine di diminuire le fluttuazioni dei tassi di cambio, prelevando una piccola aliquota (mezzo punto percentuale) ad ogni cambio da una valuta ad un’altra, e scoraggiando la speculazione.

In un articolo scritto nel 2001, lo stesso Tobin precisava che già John Maynard Keynes avanzò l’idea di un’imposta sul profitto. Tobin rilanciò nelle “Janeway Lectures” a Princeton l’idea di Keynes in una nuova veste, sotto forma di un’imposta volta a colpire in lieve misura le transazioni sui mercati valutari con l’obiettivo di stabilizzarli attraverso la penalizzazione delle speculazioni a breve termine: si era all’inizio degli anni ’70, all’indomani dell’abolizione degli accordi di Bretton Woods, accordi che fino a quel momento avevano garantito la parità dollaro/oro e limitate oscillazioni dei tassi di cambio. Tobin intendeva “gettare sabbia nel meccanismo della speculazione e del dominio dei mercati finanziari”.

Tobin fu insignito negli anni 80 del Premio Nobel per l’economia, che assomiglia sempre più ad una medaglietta da mettere all’occhiello dei perdenti di successo. L’ipotesi di adozione di una versione estesa della Tobin Tax, applicata anche alle transazioni azionarie, è fallita. In Svezia la tassa venne introdotta nel 1984 per poi essere abolita nel 1991. Nel 2011 la Commissione Europea presentò un progetto per l’introduzione della Tobin Tax al fine di armonizzare le diverse forme di tassazione sulle transazioni finanziarie presenti in alcuni stati membri dell’Unione: naturalmente non se ne è fatto nulla. In Italia una piccola tassazione è in vigore dal 2013: colpisce il trasferimento della proprietà di azioni e di altri strumenti finanziari, con un’aliquota dello 0,2%, ridotta allo 0,1% in caso di trasferimenti che avvengono in mercati regolamentati.
L’aliquota si applica al valore della transazione, inteso come “saldo netto delle transazioni regolate giornalmente relative al medesimo strumento finanziario e concluse nella stessa giornata operativa da un medesimo soggetto “: ne consegue che in caso di operazioni di acquisto e successiva vendita (e viceversa) chiuse in giornata la Tobin Tax non viene applicata. Peccato che ormai tantissima speculazione avvenga in questo modo(esempio: acquisto mille azioni della società xy e entro la fine della giornata le vendo tutte e mille; il saldo netto è zero, quindi niente imposta)

Regolamentare e tassare la speculazione sul denaro ricorda la lotta tra doping e antidoping: una volta che trovi il modo di individuare una sostanza proibita, il crimine al servizio della performance ha già trovato una sostanza nuova che i test scopriranno cinque anni dopo, e così via. Il male arriva sempre prima del bene. E il bene è anche poco furbo: annuncia la sua battaglia ben prima di combatterla, e così facendo la perde in partenza. E’ quello che succede ogni volta che in Italia qualcuno cerca di colpire le rendite di capitale(mobile o immobile): si agita la “patrimoniale” come se fosse una muleta, gli oppositori soffiano dal naso come il toro alla vista del panno rosso, solo che in questo caso non muore il toro, muoiono la muleta e il torero.

Quelli che osteggiano la cosiddetta “patrimoniale” sollevano le seguenti obiezioni: 1.prima andrebbe riformato il valore delle rendite catastali, che è vecchio e non attuale. 2.perderemmo gettito fiscale e liquidità preziosa, perchè con un click sul computer si possono spostare i soldi all’estero o con poche abili manovre creare un trust che renda oscuro il proprietario dei beni da tassare. 3.la proposta prevede di togliere l’IMU sugli immobili non di lusso, quindi non ha copertura finanziaria, e farebbe perdere entrate fiscali. Ebbene: 1.se venisse aggiornato il valore delle rendite catastali gli immobili ad essere tassati(che rimarrebbero comunque quelli di pregio) sarebbero molti di più, quindi il gettito fiscale aumenterebbe (ma sospetto che molte delle case degli “oppositori” verrebbero coinvolte,  e qui risiede la vera ragione dell’obiezione); 2. tutto vero, purtroppo. Ma chiedete agli obiettori se sarebbero favorevoli ad una tassa transnazionale sull’esportazione di capitali o sull’occultamento di patrimoni. Vi risponderebbero che sarebbero misure liberticide, che vanno contro la libera circolazione dei beni. Finchè sono i beni a circolare, la libertà deve essere totale; 3.infatti gli oppositori vogliono continuare a fare in modo che lo Stato possa incassare montagne di denaro dal cosiddetto “ceto medio” che loro dichiarano di difendere, lasciando una tassazione ridicola (in proporzione) per le proprietà di notevole valore.

La realtà è che una tassa sui grandi patrimoni, mobiliari e immobiliari, si scontra con una legislazione mondiale che difende i ricchi e tartassa i poveri e il ceto medio; laddove per ceto medio si intendono le persone oneste, o comunque quelle che, per amore o per forza, non possono nascondere nulla al fisco. Lì il fisco è spietato ed occhiuto, mentre è cieco quando si tratta di scovare i grandi trust o gli evasori totali – che, paradossalmente, potrebbero non pagare nulla sulle loro irrintracciabili ricchezze proprio mentre incassano un reddito di cittadinanza. La realtà è (anche) che un sistema di capitali liberamente trasferibili senza barriere, di transazioni speculative libere da ogni imposizione se chiuse entro la giornata, in effetti rischia di togliere molta base imponibile a misure del genere, che in sè sarebbero sacrosante.

E’ anche vero che per fare certe cose (nascondere i propri beni o spostarli in paradiso) ci vuole un po’ di tempo. Purtroppo, quando certe misure si annunciano, o compaiono sotto forma di emendamento, svanisce l’effetto sorpresa e si lascia a questa gente il tempo di organizzarsi. L’unico modo per farla funzionare è batterli sul tempo e prenderli alla sprovvista, con un bel provvedimento immediatamente in vigore che consideri i valori ad una certa data, e prenda ai ricchi per dare ai “poveri”, esattamente come faceva Robin Hood. Non sarebbe comunque una redistribuzione equanime, perchè il già nascosto e sommerso resterebbe intoccato. Del resto, nemmeno Arsenio Lupin pretendeva di cambiare il mondo, ma nel suo piccolo era un ladro gentiluomo.

1985/2020 il traguardo di Green Sport

Da: Sandro Zaniboni, ASCOM Ferrara

1985-2020: da 35 anni il negozio Green Sport in Foro Boario rappresenta un punto di riferimento per i consumatori della primissima periferia di Ferrara.

“Credo che questo sia un esempio di attaccamento al lavoro e passione che vada segnalato – sottolinea Giulio Felloni, presidente provinciale Ascom Confcommercio Ferrara – i negozi di vicinato rappresentano un elemento importante ed insostituibile di socialità oltre che economico per le nostre città. E’ davvero il momento di sostenere i negozi sottocasa e di fiducia”

“Come dice la canzone di Vasco – spiega Katia Campanella, accanto alla mamma Olivetta – eh già siamo ancora qua. Sono stati anni trascorsi ad inventarsi come difendere e sviluppare il nostro lavoro nell’abbigliamento – aggiunge ad una sola voce con la madre e collega da una vita – d’altra parte in un momento complesso come questo per il mondo del commercio, il nostro traguardo, sudato e raggiunto con tanta determinazione, può essere uno spunto anche per altri a non arrendersi anzi a guardare avanti”. Con quale ricetta ? “Abbiamo investito molto in questi mesi di chiusura forzata per dare una bella veste Social alla nostra attività commerciale – proseguono le due titolari – e questo ci ha permesso di mantenere i contatti con i nostri clienti abituali e nel contempo di incuriosirne altri nuovi. Comunque sia chiaro è una sfida continua, una sorta di gara di resistenza, nella quale è stato importante il sostegno di Ascom Confcommercio Ferrara alla quale ci siamo associate da subito”.
Un compleanno che si è celebrato oggi (05/12), un appuntamento sobrio e distanziato come vogliono le disposizioni sanitarie ma che comunque ha rappresentato un piccolo elemento di fiducia e speranza in un panorama nel quale agli operatori del commercio, turismo e servizi in questo 2020 è stato richiesto di sopportare sacrifici pesantissimi.

Da sx: Davide Urban (direttore Ascom), Olivetta Rimondi (Green Sport), Giulio Felloni (presidente Ascom), Katia Campanella (Green Sport), Simona Tumiati (funzionaria Ascom).

Nei primi 11 mesi dall’anno in Emilia-Romagna oltre 400.000 interventi del 118

Sanità. Nei primi 11 mesi dall’anno in Emilia-Romagna oltre 400.000 interventi del 118, dalla Regione 39 milioni di euro per sostenere e potenziare il servizio di emergenza. Donini: “Fondamentale per la tenuta della nostra sanità, hanno continuato a occuparsi di ogni patologia mentre erano in prima linea per il Covid”

In media più di 1.200 al giorno. I numeri sull’incidenza della pandemia. Prima, traumi, malattie cardiache e respiratorie le tre principali cause di soccorso. I dati provincia per provincia

Bologna – In un 2020 segnato dalla pandemia, sono stati oltre 400mila, dall’1 gennaio al 30 novembre, gli interventi di emergenza effettuati dal 118 in Emilia-Romagna, esattamente 403.269 da Piacenza a Rimini. E dalla Regione si conferma il sostegno a un servizio, quello per il soccorso rapido su ambulanza o elicottero, fondamentale per i cittadini e i territori: una delibera di Giunta approvata nell’ultima seduta stanzia infatti quasi 39 milioni di euro (38.971.975) per sostenere e potenziare il servizio di emergenza.

Una cifra, comunque in aumento rispetto allo scorso anno, che va a coprire tutti gli aspetti e le funzionalità del 118, dalla rete radio (per cui sono a disposizione 2,3 milioni di euro) alla rete telefonica (2,4 milioni), dall’elisoccorso (17,3 milioni) alle centrali operative (8,2 milioni), e che comprende anche i costi di gestione (4,5 milioni) e le integrazioni tecnologiche (1,9 milioni).

Mediamente oltre 1.200 al giorno, dunque, gli interventi effettuati nei primi 11 mesi del 2020. Sul totale, nel 43% dei casi si è trattato di codici gialli (cioè situazioni che richiedono un intervento urgente), per il 20% di codici rossi (vere e proprie emergenze). Per quanto riguarda i motivi del soccorso, nei mesi precedenti all’emergenza Covid e durante l’estate i traumi sono stati la principale causa, seguiti dalle patologie cardiache e da quelle respiratorie, mentre nel primo periodo del lockdown le patologie infettive (quindi il Covid) hanno richiesto oltre il 70% degli interventi.

“L’impegno di tutto il personale del 118, da chi si occupa di gestire le richieste di intervento a chi guida gli elicotteri, è stato a dir poco fondamentale per la tenuta del nostro sistema sanitario durante quest’anno di pandemia- afferma Raffaele Donini, assessore regionale alle Politiche per la salute-. Donne e uomini che hanno visto il proprio lavoro stravolto durante la prima ondata, quando combattevamo un nemico sconosciuto e le chiamate in una giornata sono arrivate a decuplicarsi, ma hanno saputo reagire prontamente e in maniera efficace, e allo stesso tempo hanno continuato ad occuparsi di ogni altra patologia, perché dobbiamo ricordarci sempre che tutta la sanità non si è mai fermata. Continuare a finanziare con risorse certe e adeguate alle esigenze il servizio di emergenza, anche per potenziarlo da un punto di vista tecnologico- conclude Donini- è il nostro modo di garantire a tutti gli emiliano-romagnoli che c’è sempre qualcuno pronto a correre in loro soccorso”.

I numeri del servizio di emergenza 118, al 30 novembre 2020

In totale sono stati 403.269 gli interventi di emergenza del 118 dall’1 gennaio al 30 novembre 2020: il mese più critico è stato marzo, con 43.068 interventi, mentre al contrario aprile è stato il periodo con meno emergenze, 32.060. A riprova di come il Covid-19 abbia influito sull’attività del servizio, a marzo si registra un aumento di interventi del 10,5% rispetto al 2019. Invece ad aprile, in pieno lockdown, gli interventi sono diminuiti dell’11,1%, a maggio del 13,3% e a giugno del 14,8%, per poi tornare ad agosto a superare i dati 2019.

Gli interventi per codice giallo nei primi 11 mesi del 2020 sono stati 173.746 (il 43,1% in calo rispetto al 44,9% del 2019), quelli per codice rosso 81.209 (20,1%, erano stati il 22,5% un anno fa), i codici verdi 144.781 (il 35,9% rispetto al 31,9% dell’anno precedente) e i codici bianchi 3.533 (0,9% contro lo 0,7% del 2019).

Gli interventi per provincia, al 30 novembre 2020

La provincia dove il 118 ha effettuato più interventi di emergenza, sempre dall’1 gennaio al 30 novembre, è stata Bologna: sono stati complessivamente 97.640, di cui il 45,1% per codici gialli, il 20,9% per codici rossi e il 32,3% per codici verdi. A seguire Modena (57.334 interventi, con il 47% di codici gialli, il 21,9% di codici rossi e il 29,6% di codici verdi), Reggio Emilia (42.388 interventi, di cui il 37,7% codici gialli, il 15,6% codici rossi e il 46,3% codici verdi), Ravenna (37.839 interventi, con il 41,7% di codici gialli, il 21,6% di codici rossi e il 36,7% di codici verdi), Parma (37.746 interventi, di cui il 40,1% codici gialli, il 16,1% codici rossi e il 43,4% codici verdi), Forlì-Cesena (36.183 interventi, con il 43% di codici gialli, il 21,9% di codici rossi e il 35,1% di codici verdi), Rimini (36.011 interventi, di cui il 42,1% di codici gialli, il 21,6% di codici rossi e il 36,4% di codici verdi), Ferrara (31.772 interventi, con il 46,4% di codici gialli, il 23,8% di codici rossi e il 28,4% di codici verdi) e infine Piacenza (26.356 interventi, di cui il 40,1% di codici gialli, il 16% di codici rossi e il 43,6% di codici verdi).

L’andamento dell’emergenza 118 nell’anno del Covid

Analizzando quattro giornate campione nel corso dell’anno, è facile valutare l’incidenza che la pandemia da Coronavirus ha avuto sul sistema delle emergenze in Emilia-Romagna.

Il 14 febbraio 2020, quindi prima del lockdown, prendendo in considerazione le principali ragioni di uscita del servizio, a fronte di 270 interventi per traumi, 243 per patologie respiratorie e 190 per patologie cardiache, gli interventi per patologie infettive erano stati 22. Poco più di un mese dopo, il 26 marzo, nel pieno della prima ondata, i traumi sono scesi a 116, le patologie respiratorie a 171 e le patologie cardiache a 118, mentre le patologie infettive sono salite a 713. In una giornata estiva standard, come il 28 luglio, i traumi hanno richiesto 315 interventi, le patologie respiratorie 205, quelle cardiache 100 e quelle infettive 49.
Durante il picco della seconda ondata, il 16 novembre, gli interventi per traumi sono stati 186, quelli per patologie respiratorie 225, quelli per le cardiache 159 mentre quelli per patologie infettive sono tornati nuovamente predominanti con 234 casi.

Ciclovia Adriatica e sottopasso di Lido di Spina

Da: Giuliano Giubelli, FIAB Ferrara

No, il cancello per favore no. Siamo su Bicitalia!

No, il cancello per favore no. È di questi giorni la notizia ripresa dalla stampa locale riguardante il sottopasso ciclopedonale di Lido di Spina, che permetterà a ciclisti e pedoni di oltrepassare la Romea e collegare il territorio ferrarese al ravennate.

Ma andiamo per gradi, il sottopasso non è un semplice manufatto riferito a un percorso locale, si sta parlando di un tratto della Ciclovia Adriatica, che parte dal Friuli Venezia Giulia e arriva in Puglia. Una importantissima arteria cicloturistica nazionale, che fa parte delle 10 ciclovie individuate dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e inserite in Bicitalia, la rete progettata da FIAB Onlus (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).

Spiace leggere di mancata manutenzione a una struttura appena realizzata e già ammalorata, ma soprattutto consideriamo tragicomica l’ipotesi di chiudere la ciclabile a ore, ipotesi uscita dal dibattito in Consiglio Comunale e riportato dalla cronaca locale. Come detto prima, si sta parlando di una ciclovia turistica nazionale di enorme importanza.

FIAB ribadisce la necessità di fare chiarezza al di là delle baruffe tra maggioranza e opposizione, e si ricorda che in altre regioni interessate dal passaggio dell’Adriatica, si sono già realizzati tratti di ciclovia bellissimi e di grande attrattiva per il turismo, per citarne uno, la ciclovia dei “trabocchi” in Abruzzo.

Come FIAB chiederemo a Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ferrara e Comune di Comacchio in che modo intendono risolvere questo nodo che di fatto contribuisce a ritardare un’opera importante per il turismo di tutta l’area Adriatica, con investimenti di denaro pubblico e di immagine, di occupazione e rilancio turistico, che non possono essere gestiti malamente e senza progettualità accorgendosi solo a cose fatte di smottamenti del terreno, mancanza di manutenzione, “interferenze” tra attività di pesca (?) e passaggio dei ciclisti.

Chi spiegherà al cicloturista tedesco che il cancello è chiuso e non può passare perché è arrivato troppo presto (si sa i cugini tedeschi spingono forte sui pedali). Ecco altre proposte assurde: mettiamoci un’App, o un segnalatore acustico, o un cartello che indichi la chiusura del passaggio, magari con gli orari, ovviamente diversificati per giorno, mica un orario unico sempre uguale, eh no; …e una chiusura settimanale come i negozi?

Però, stai a vedere che il cancello sulla ciclabile diventa un’attrazione turistica, sì perché sarebbe sicuramente unica al mondo.

Nominata la Consulta del Parco del Delta del Po Emilia-Romagna

Da: Cecilia Roversi, Madeeventi

Una doppia anima – ferrarese e ravennate – per garantire voce a tutti gli operatori

COMACCHIO. E’ da poco stata eletta la Consulta del Parco del Delta del Po Emilia-Romagna, in occasione dell’assemblea del Comitato Esecutivo del Parco.
Il Parco del Delta del Po Emilia-Romagna, in un’ottica di tutela e valorizzazione della sua doppia anima ferrarese e ravennate, ha scelto di nominare un rappresentante per città di ciascuna categoria prevista, anche se il regolamento non lo avrebbe richiesto d’obbligo. Una scelta che permetterà di dare voce a davvero tutti gli operatori coinvolti.
La Consulta prevede almeno un rappresentante di: organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste, associazioni agricole, associazioni culturali e sociali, categorie dell’artigianato, commercio, del turismo e della pesca. A far parte della Consulta saranno quindi Fabrizio Tassinati (CGIL Ferrara) e Davide Monti (CGIL Ravenna), Leonardo Uba (UIL Ferrara) e Daniela Brandino (UIL Ravenna), Leonardo Bentivoglio (CIA Ferrara) e Danilo Donati (CIA Romagna), Riccardo Monzardo (Confagricoltura Ferrara) e Maurizio Milanesi (Confagricoltura Ravenna), Leonardo Fanton (Coldiretti Ferrara) e Assuero Zampini (Coldiretti Ravenna), Antonio Tomasi (Legambiente circoli di Comacchio, Ravenna e Cervia), Sergio Caselli (Legacoop) e Vadis Paesanti (Confcooperative Fedagripesca Emilia-Romagna) Paolo Cirelli (Confartigianato Ferrara), Gianfranco Vitali (Confcommercio Ferrara), Sabrina Bulgarelli (WWF Ferrara) e Giovanni Gabbianelli (FAI Ravenna).
E’ importante sottolineare come la Consulta del Parco sia un organo di rilievo che ha sede presso la Comunità del Parco a Comacchio, convocata almeno due volte all’anno dal delegato della Comunità del Parco – Andrea Marchi – nell’ambito del Comitato Esecutivo, che la presiede. La Consulta esprime il proprio parere obbligatorio, ma non vincolante, riguardo a:
Proposta del Piano e del Regolamento del Parco,
Proposta di accordo agro-ambientale del Parco presso la quale è istituita;
I progetti di intervento particolareggiato del Parco presso il quale è istituita;
Altri atti di particolare rilevanza per i quali il Presidente ritenga di dover acquisire il parere della Consulta.
Una scelta, quella del Parco di fare questa nomina “doppia” per ciascuna categoria, che rende chiara la politica di inclusione che si vuole perseguire, in un’ottica di grande rispetto di tutte le parti ed i territori coinvolti.

“Sei sicuro di gettarlo nella plastica?”. Parte la nuova campagna Clara

Da: Mirna Schincaglia, Clarambiente

La raccolta differenziata genera sempre qualche dubbio, quella della plastica in particolare. Ecco allora la nuova campagna di Clara “Sei sicuro di gettarlo nella plastica?”, che ha l’obiettivo di stimolare nei cittadini una riflessione sugli errori più comuni e di guidarli nel corretto conferimento dei rifiuti destinati al sacco giallo.
Quando si tratta di liberarsi di un oggetto fatto di plastica, il contenitore più idoneo sembra infatti il sacco giallo: purtroppo non è sempre così, perché per ora in Italia nella raccolta differenziata della plastica vanno conferiti solo gli imballaggi in plastica. Gettarci altri oggetti, seppure realizzati in plastica o materiali sintetici, è sbagliato. Questi errori possono pregiudicare la qualità della plastica da avviare al riciclo, con effetti ambientali ed economici rilevanti.
La campagna sarà declinata sui principali quotidiani locali e sul web, con una sezione dedicata sul sito clarambiente.it, post specifici sulla pagina Facebook istituzionale, oltre a mail dirette inviate ai cittadini iscritti ai servizi on line di Clara, videoclip su YouTube e altro ancora.
Saranno protagonisti di volta in volta gli oggetti o i gruppi di oggetti che più frequentemente emergono come frazione estranea nella raccolta degli imballaggi. Verrà approfondito il concetto di imballaggio e di ciò che non lo è, per educare i cittadini a ponderare meglio il tipo di scarto di cui vogliono disfarsi e decidere consapevolmente come smaltirlo.
L’hashtag #occhioallaplastica sarà il filo conduttore dei messaggi che saranno veicolati nelle prossime settimane sui canali aziendali e sui media locali, con l’obiettivo di migliorare la qualità della raccolta differenziata e le opportunità di riciclo di questo utile benché discusso materiale.

Da domenica 6 dicembre
l’Emilia Romagna torna in fascia gialla

Coronavirus. Da domenica 6 dicembre l’Emilia-Romagna torna in fascia gialla, Bonaccini: “Le restrizioni delle ultime tre settimane hanno pagato ma ora dobbiamo continuare a essere responsabili”

La comunicazione del ministro Speranza, che in serata firmerà la nuova ordinanza. Già in vigore anche il nuovo Decreto del Governo, con le misure restrittive valide per il periodo delle festività

Bologna – Da domenica 6 dicembre, l’Emilia-Romagna torna in zona gialla. Il passaggio nella fascia a rischio minore rispetto a quella arancione, dove la regione resterà ancora fino alla mezzanotte di domani, verrà formalizzato nella nuova ordinanza che il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà in serata, così come comunicato nel pomeriggio dallo stesso ministro al presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

“Le restrizioni di queste ultime tre settimane hanno dunque pagato- afferma Bonaccini- ma dobbiamo continuare a essere responsabili e rispettare le regole perché l’impegno di tutti per frenare la pandemia deve proseguire, per proteggere la salute di ciascuno, a partire dalle persone più fragili, e aiutare le strutture sanitarie e sociosanitarie -medici, infermieri, operatori- che ogni giorno continuano a fare il loro lavoro in maniera encomiabile”.

La decisione del ministro Speranza segue l’analisi dei dati sull’andamento epidemiologico e la tenuta del sistema sanitario compiuta dal Comitato scientifico e dalla Cabina di regia nazionali nell’ormai abituale aggiornamento settimanale, con l’Rt regionale, l’indice di trasmissibilità del virus, che in Emilia-Romagna è sceso sotto l’1, in linea col calo che si riscontra più in generale nel Paese.

Oltre alle misure previste perché zona gialla, da questa mattina è poi in vigore il nuovo Decreto del Governo con i provvedimenti per contrastare la diffusione del contagio valide in tutto il territorio nazionale, in particolare per il periodo delle prossime festività natalizie.

Diverse quindi le regole da rispettare. Ecco le principali.
In zona gialla è consentito spostarsi dalla 5 alle 22 senza dover giustificare gli spostamenti. Confermato il divieto dalle 22 alle 5 del giorno successivo, se non per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute (per le quali occorre l’autodichiarazione prevista). Didattica a distanza al 100% per gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado – il ritorno delle lezioni in presenza, al 75%, è previsto nel Dpcm dal 7 gennaio – e Università; servizi di ristorazione – bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie – aperti dalle 5 alle 18, con l’asporto consentito fino alle 22. Ancora: nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali all’interno dei centri commerciali e dei mercati, sempre in base al Decreto governativo, ad eccezione di farmacie, parafarmacie, presìdi sanitari e punti vendita di generi alimentari, tabacchi e edicole. Restano sospesi gli spettacoli e le mostre aperti al pubblico in teatri, sale da concerto, musei; stop alle attività di palestre e centri benessere; raccomandazione al più ampio uso dello smart working per le attività lavorative e professionali, sia nel privato sia nel pubblico impiego.

Uso della mascherina a coprire naso e bocca sempre dal momento in cui si esce dalla propria abitazione, fatto salvo che per i bambini al di sotto dei sei anni, le persone con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e durante l’esercizio dell’attività sportiva, nelle modalità consentite, così come restano raccomandati il distanziamento fisico e l’igiene costante e accurata delle mani.

Natale e Capodanno
Il Governo ha poi deciso misure specifiche per le vacanze natalizie, valide sull’intero territorio nazionale, oltre a una forte raccomandazione a non invitare nelle proprie case persone non conviventi per pranzi, cene e altre attività conviviali.
In particolare, per quanto riguarda gli spostamenti, dal 21 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 è vietato, nell’ambito del territorio nazionale, spostarsi tra regioni e, nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1^ gennaio 2021, è vietato anche ogni spostamento tra comuni, fatti salvi motivi di lavoro, o situazioni di necessità, ovvero per motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case in altra regione e, nelle giornate del 25 e 26 dicembre 2020 e del 1^ gennaio 2021, anche di quelle in altro comune.
Inoltre, sono vietati gli spostamenti dalle ore 22 del 31 dicembre 2020 alle ore 7 del 1^ gennaio 2021, a parte quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, da situazioni di necessità o motivi di salute.

Quarantena al rientro dall’estero
Inoltre, dal 21 dicembre al 6 gennaio chi arriva o rientra dall’estero dovrà presentare al momento dell’imbarco l’attestazione di test molecolare o antigenico con esito negativo effettuato nelle 48 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, o sottoporsi a sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per un periodo di quattordici giorni.

Esercizi commerciali e ristorazione
Da oggi e fino al 6 gennaio 2021, l’apertura degli esercizi commerciali al dettaglio è consentita fino alle ore 21.
Negli alberghi dalle 18 del e fino alle 7 del 1^ gennaio 2021 è permessa la sola ristorazione con servizio in camera.

Chiusi gli impianti sciistici
Restano chiusi fino al 7 gennaio 2021 gli impianti nei comprensori sciistici che possono essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionali e internazionali o lo svolgimento di tali competizioni.

Tutte le misure previste in fascia gialla e nel periodo natalizio sul sito: https://www.regione.emilia-romagna.it/coronavirus

PRESTO DI MATTINA
L’elogio dell’umiltà

Magnificat anima mea Dominum perché ha guardato all’umile sua serva, innalzandola con gli umili: «L’universo è il tuo stelo,/ fiore della poesia,/ profumo del creato, Maria/ e ravvivi nei cuori/ che disperavano di Dio,/ la fiamma dell’amore./ L’umile tua purezza/ ti rese madre di tutti,/ e volgesti ogni lacrima/ in nostalgia di bene» (Agostino V. Reali, Primavere, Ferrara 2002, 102).

Quella di Maria è l’umiltà dell’aurora, quella, «che se ne sta rannicchiata direbbe Maria Zambrano – nascosta in un grano di luce». Maria più dell’aurora «è il velo della bellezza senza lacerazione, dell’amore senza degrado della purezza, della purezza accesa». Anche Maria, come l’aurora, ha le sue notti: «Quelle notti in cui l’amore senza nome e senza figura avvolge e rigenera l’universo intero, che appare allora senza distanza, lucente, ma di una luce che non ferisce. Quando la luce ha smesso di essere una ferita e l’amore si rivela per ciò che è… Si direbbe la sorgente stessa da cui nasce l’Aurora e insieme il compimento della sua promessa, questa notte dell’Aurora: sorgente che lascia sempre, in chi l’ha gustata, una minima goccia di acqua luminosa, in qualche angolo oscuro della notte del cuore. Notte e fonte che fa sentire che tornerà, ormai per sempre», (Dell’Aurora, 18; 128 129).

Maria è donna dell’avvento, che ha nel cuore l’urgenza della venuta di Cristo e con gli occhi scruta negli orizzonti della propria vita il suo volto albeggiante. Salomone chiese a Dio la sapienza e gli fu concessa; Maria non chiese nulla è fu piena di grazia.

L’Immacolata dice l’integrità, l’interezza, la pienezza del dono che Dio fa di sé nel figlio. Dono incondizionato, grazia irreversibile che anticipa in Maria una smisuratezza di innocenza, quale condizione preveniente per poter ospitare l’Innocente: colui che non abbandona l’uomo in balia del male, che restituisce al colpevole l’innocenza, al nemico l’amicizia, tutto solleva e accoglie nelle proprie mani.

Smisuratezza di intimità è l’Immacolata: mistica aurora di colui che è intimo al Padre come la luce al sole; intimo a noi come un figlio nel grembo di una madre; come il vecchio padre sulle spalle del figlio, come un amico che muore per l’amico. L’intimità innaturale e mirabile di un raggio di luce che non va oltre pur trapassando il cristallo, che resta iridescente arcobaleno anche quando cala la notte.

Quella di Maria è l’umiltà dell’amore, scaturita da quell’eccesso di grazia e di fontale innocenza che l’ha preservata dal chiedere qualcosa. Ma l’ha custodita anche dal timore di quell’abisso di umiltà a cui Dio l’ha chiamata, di quel suo volere a tutti i costi farsi piccolo con i piccoli, umile con gli umili, povero con i poveri, uomo tra gli uomini. È l’angelo Gabriele a rassicurarla subito: «non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». La tua umiltà ha trovato spazi larghi in quella di Dio, che l’ha fatta traboccare. È il suo santo Spirito, infatti, che l’ha cinta con l’intimità della sua ombra: umiltà d’amore. Lo stesso Spirito che discenderà sul Figlio nel battesimo, e si abbassò vivificante già nella creazione ed errante nel deserto con il popolo dell’alleanza. Lo Spirito di Pentecoste, che scende sul Vangelo dei dodici, sul pane e sul vino, per renderli vivi della vita del Signore. Colui che come unzione profumata consacra i battezzati; che si riversa su tutto ciò che è piccolo, fragile, oscuro, freddo, claudicante, piangente sudicio, sviato, per raddrizzare, lavare, consolare, fortificare, riscaldare, illuminare, rinfrancare, innalzare, e generare in lei, Maria, quella grazia singolare che è il Cristo, l’umiltà di Dio resa visibile in un volto, tangibile nelle sue mani e udibile nella sua Parola fatta carne, l’unigenito Figlio Gesù, l’amato, pieno di grazia e di verità (Gv 1, 18).

Ricordando le parole di Gesù (“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli”), Papa Leone Magno si domanda «Ma come potrà abbondare la giustizia se la misericordia non trionfa sul giudizio? A chi ama Dio è già sufficiente sapere di essere gradito a Dio, a colui che ama; e non brama ricompensa maggiore dell’amore stesso» (Discorso, 92). Ecco l’umiltà d’amore, in Maria. Quella di Dio precede sempre, e da essa scaturisce come da fonte cristallina, da immacolata neve, l’elezione di innocenza primigenia di Maria. E di qui poi la nostra, pure noi amati per primi, prima di ogni macchia ed ogni rovinosa caduta, scelti e amati da Dio: pre-destinati ad essere figli nel Figlio e dunque ad essere «santi e immacolati al suo cospetto nella carità» (Ef 1,4).

Anima innamorata è Maria. Immacolato cuore. Cuore a cuore con il Figlio suo. Una tale sovrabbondanza di intimità che Giovanni Eudes la descrive così: «Come dal cielo e dal seno del Padre, è uscito senza tuttavia uscirne (“Excessit, non recessit“), del pari il cuore di sua Madre è un cielo dal quale è uscito in modo tale che ci è sempre rimasto e ci rimarrà sempre».
L’umiltà di Gesù rivela dunque quello che c’è nel cuore di Dio.

Se infatti il Compassionevole non va in cerca della smarrita; se il Misericordioso non attende il prodigo; se il Giusto innocente non porta su di se l’ingiustizia; se il Fedele e il Verace (così l’Apocalisse chiama Gesù Cristo, «il testimone fedele, il primogenito dei he ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue») non riscatta l’infedeltà resistendo fedele, la menzogna rimanendo innocente e la cecità illuminandola; e se il Liberatore non affranca la libertà e il disamore come «un virgulto e come una radice in terra arida», facendosi servo, umiliando se stesso, obbediente fino alla morte e alla morte di croce, allora il Figlio non si è incarnato e non è nato da Maria. Il regno di Dio non è annunciato, la sua prossimità mai giunta, il perduto non è ritrovato, e colui che è morto non tornerà in vita. Così l’umiltà di Dio celata nel suo cuore si è manifestata nella carne umiliata di Gesù, prima nascosta nel grembo fecondo di Maria e venuta alla luce nella natività, poi tutta raccolta nel cuore già trafitto del Padre da cui è scaturita la grazia immensa della risurrezione dai morti: il crocifisso risorto nasce per sempre alla vita nel cuore di Dio Padre.

L’Immacolata, umiltà senza macchia, è così presenza che annuncia l’aurora di un mondo nuovo, quello nato dal sangue di Cristo. Così canta al modo di un preludio l’inno pasquale della liturgia delle ore: «Torna alla casa il prodigo, splende la luce al cieco; il buon ladrone graziato dissolve l’antica paura. Gli angeli guardano attoniti il supplizio della croce, da cui l’innocente e il reo salgono uniti al trionfo».

Una meditazione poetica di Gerard Manley Hopkins paragona Maria all’umile «aria che respiriamo». Un’aria che fa la differenza con l’aria soffocata e spenta di questo nostro faticoso tempo:

Selvatica aria, aria materna al mondo,
che d’ogni parte mi proteggi,
ricingi ogni ciglio e capello;
tu che penetri il Più soffice, morbido,
il più fragile ago di un fiocco di neve;
ben composta aria
che filtri, colmi la vita
di ogni più minuscola cosa;
necessario, inesausto,
almo elemento;
mio più che cibo e bevanda,
mia vivanda ad ogni istante;
tu mi rammenti
Colei che non soltanto
nel grembo raccolse e nel seno
l’infinità di Dio,
rimpicciolita nell’infanzia,
e diede nascita, latte e tutto il resto,
ma in ogni nuova grazia s’incinge:
Maria Immacolata,
che a noi discende:

In verità, la misericordia ci veste
come ci veste l’aria:
lo stesso è di Maria,
molto più per il nome.
Ella, ruvida tela, prezioso manto,
ammanta il colpevole globo,
dacché Iddio ha dato alle sue preghiere
di dispensare la provvidenza;
è più che dispensatrice, è la stessa elemosina
e gli uomini hanno parte della sua vita
come la vita ha parte dell’aria.

Nuove Betlem ove egli nasce
Sera, meriggio e mattino;
Betlern o Nazaret,
dove gli ordini attingano,
come respiro, più Cristo
a schernire la morte;
il quale, così nato, un nuovo sé
e un migliore me diviene
in ognuno e ognuno più rende
figlio, dove tutto è compiuto
nella pienezza del tempo
di Dio e di Maria.
Ma guarda di nuovo in alto,
come l’aria è azzurrata;
fermati là dove tu possa levare
la tua mano al cielo:
ricca l’aria, ricca lambisce,
empie la mano tra dito e dito.
Ma da un cielo così colmo, carico,
intriso di zaffiro,
la luce non ha macchia.
Vedi, non le reca offesa.
Sono giorni di cristallo azzurro,
quelli in cui ogni colore riarde,
ogni forma, ogni ombra si rivela.
È tutto un azzurro: ma l’azzurro
cielo ritrasmetterà perfetto
il sette volte e sette volte
colorato raggio, senza alterarlo.
E se un tenero fiore aliti
su cose remote sospese
nell’aria, più bella
sol per quel soffio è la terra.

Aria materna al mondo, selvatica aria,
in te raccolto, in te avvolto,
prendi il tuo figlio, chiudilo nelle tue braccia.

(Stonyhurst, maggio 1883)

Per leggere gli altri articoli di Presto di mattina, la rubrica di Andrea Zerbini, clicca [Qui]  

La grattugia gialla

— Non c’è, — disse Marco accucciato davanti all’armadietto aperto, ispezionando l’interno con lo sguardo.
— Guarda meglio. Vedrai che c’è, — lo esortò Alessandra, ritta dietro di lui, con le mani sui fianchi.
— Non c’è, non c’è… — ribadiva Marco, spostando appena e in punta di dita le prime cose sul davanti.
— Cerca bene, sono sicura che c’è.
— L’abbiamo buttata.
— Impossibile! Era funzionante! Non vedi nulla di giallo?
— L’abbiamo buttata, non c’è!
— E quella cosa gialla laggiù? — fece Alessandra arcuando lo sguardo e scorgendo uno spiraglio giallo dietro una moka senza manico e una caraffa thermos mai-usata-ma-non-si-sa-mai nella parte più recondita dell’armadietto, a destra.
— Una cosa gialla, una cosa gialla… ah, quella là dietro, dicevi? — esordì Marco che fino all’ultimo aveva finto di non vederla. Fu costretto ad estrarre tutti gli oggetti in prima e seconda fila, inutilizzati da almeno dieci anni, lasciati lì a prendere polvere, come ripeteva sovente a sua moglie, sperando di sollecitarla a liberarsene. Sul pavimento radunò riviste, manuali da cucina e foglietti sparsi, tazzine, bicchieri e piatti scompagnati, contenitori e coperchi di tutte le dimensioni, accessori di robot da cucina ormai smaltiti, e: — Questa, intendevi? — domandò traendo fuori una grattugia in plastica.
— Ecco! Te l’avevo detto che non l’avevamo buttata! — esultò Alessandra, prendendola in mano e esaminandola quasi fosse una ceramica preziosa. — Ma senti che plastica! Senti com’è resistente! Non ne fanno più di così spesse! Questa è plastica che dura nel tempo, non si deforma e non si spezza, non come quelle di adesso che sembrano di vetro! — esclamava la donna, dando colpetti sulle spalle del marito inginocchiato e intento a reintrodurre nell’armadietto tutto ciò che aveva estratto, nel vano tentativo di ripristinare l’originario incastro.
— Sì, sì, ho capito, — borbottava Marco, pentendosi di non aver dato aria anche a quella “cosa”, come aveva fatto con tanti oggetti inutili che intasavano gli armadietti e i cassetti e con diversi soprammobili accatastati sulla credenza in sala che la donna si ostinava a conservare, quasi la loro perdita fosse inconcepibile. Invece, della loro sparizione (che lui attuava sottraendo un oggetto alla volta, meticolosamente) lei neppure se ne accorgeva e aveva solo il vago sentore che lì, una volta, ci fosse “più pieno”… — Ormai, — continuò il marito, — sarà talmente appiccicosa che dovrai buttarla.
— Buttarla? Scherzi? Basterà lavarla e funzionerà a meraviglia!
— Ma a cosa ti serve? Non avevi già una grattugia? — chiese l’uomo, mentre prendeva mentalmente nota degli oggetti crepati o inservibili.
— Devo macinare delle fette biscottate sbriciolate.
Marco si voltò a guardarla. — Fammi capire. Tutta questa fatica per tre fette biscottate?
— Quattro fette, — precisò lei. — Stasera faccio le cotolette. Mi serve il pangrattato per l’impanatura.
— E questo cosa sarebbe? — fece Marco alzandosi in piedi e esibendo una confezione di pangrattato della Mulirosso, estratto dall’armadietto pensile.
— Sì, lo so che c’era. Mi servirà anche quello. Farò un misto, così non si avvertirà quella punta di zucchero. Non farai mica lo schizzinoso, vero? Lo sai che non bisogna buttare via niente! Non te l’ha insegnato la mamma? Si buttano via solo le cose vecchie e rotte.
— In questo caso… — concluse Marco, afferrando la moglie per i fianchi e trascinandola verso la pattumiera.
— Stupido! — strillò Alessandra, puntando i piedi e divincolandosi. Poi, mugugnando, andò verso l’acquaio e incominciò a smontare la vecchia grattugia di plastica gialla, continuando a magnificarla, ricordando a gran voce quante volte l’aveva usata per tritare il pane secco. E le tante cotolette preparate quando, in tempi di stipendio magro e con due bambini in crescita, da due fette di petto di pollo ne ricavava quattro che, passate nell’uovo e impanate più volte, sarebbero diventate delle “signore porzioni” per accontentare occhi e stomaco — una furbata.
Mentre la moglie era di schiena all’acquaio, Marco si accinse a spazzare la “polvere dei secoli” uscita dall’armadietto insieme alle carabattole. E intanto pregustava la soddisfazione di scartare quelle cianfrusaglie di cui aveva preso nota — una alla volta, meticolosamente — nascondendole in cantina, per poi un giorno, senza farsi vedere dalla donna, caricarle nel bagagliaio dell’auto e portarle alla stazione ecologica. Qui sarebbero state avviate all’inceneritore oppure riciclate per ritornare in commercio sotto chissà quale forma. E già s’immaginava lo stupore della moglie, la volta che le avrebbe cercate e non più trovate. E la sua faccia tosta quando, all’accorata domanda di lei, avrebbe giurato e spergiurato, mano sul cuore, di non sapere assolutamente che “fine” avessero fatto. Il che — si giustificava candido — non sarebbe stata una bugia…

(Carla Sautto Malfatto – tutti i diritti riservati)

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Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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