Giorno: 27 Gennaio 2021

Anche i cittadini del Ferrarese possono richiedere online i dati per l’ISEE

Da: Poste Italiane- Media Relations

Ferrara, 27 gennaio 2021
Da oggi anche per i cittadini del Ferrarese è possibile richiedere anche on-line i dati dei rapporti intercorrenti con Poste Italiane relativi all’anno 2019 e necessari per la presentazione dell’attestazione ISEE (indicatore della situazione economica equivalente). La certificazione sarà disponibile in tempo reale; per poterla ottenere sarà necessario accedere tramite le proprie credenziali al sito poste.it nella sezione dedicata.

Il documento, che viene emesso su richiesta dell’intestatario, è la sintesi dei prodotti in possesso del cliente, in particolare riporta saldo e giacenza media dei conti attivi/estinti nel corso d’anno 2019, dei libretti di risparmio, dei Buoni Fruttiferi Postali, delle Postepay nominative e delle Carte Enti Previdenziali, il valore nominale dei Fondi di Investimento, la posizione dei Deposito Titoli nonché l’attestazione dei premi versati per Polizze Assicurative ed è disponibile al seguente link https://www.poste.it/prodotti/rilascio-certificazione-ai-fini-isee.html

Tali informazioni sono utili per accedere alle prestazioni sociali agevolate quali il bonus bebè, il bonus elettrico o idrico, l’iscrizione dei figli ai servizi di prima infanzia, i libri di testo gratuiti, gli assegni di maternità e le forme di sostegno al reddito previste dall’attuale normativa.

Questa nuova modalità di accesso al servizio conferma il processo di digitalizzazione avviato da Poste Italiane. Un impegno concreto per il Paese che, attraverso nuovi canali di accesso ai servizi, permette di intraprendere un percorso di trasformazione digitale in grado di interpretare e anticipare i bisogni dei cittadini.

A COSA SERVE LA MEMORIA
Sul Canale del Teatro Comunale di Ferrara

da: Ufficio Stampa Teatro Comunale

LO SPETTACOLO ANCORA VISIBILE SUL CANALE DEL TEATRO COMUNALE DI FERRARA. AUGIAS E OVADIA: “SOLO LA CONOSCENZA RENDE VIVA LA MEMORIA”

IN POCHE ORE PIU’ DI 4MILA VISUALIZZAZIONI SU YOUTUBE.

Ferrara – Solo la conoscenza, per Corrado Augias e Moni Ovadia, può rispondere all’importante quesito: cosa serva, oggi, la memoria. Ancor più nella Giornata istituita in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici nei campi nazisti. Dal Teatro Comunale, Corrado Augias – per la prima volta ospite a Ferrara – ha condiviso con Moni Ovadia il palcoscenico (simbolicamente con un teatro vuoto alle spalle) per il racconto a due voci ‘A cosa serve la memoria’, che rimarrà in visione sul canale Youtube del Teatro Comunale di Ferrara. Lo spettacolo in prima nazionale, con la supervisione tecnica di Angelo Generali, in poche ore ha già totalizzato più di 4.400 visualizzazioni.
Dopo gli interventi del prefetto di Ferrara Michele Campanaro, del sindaco Alan Fabbri e di Adelina Popa, presidente della Consulta provinciale degli studenti, e i saluti di Francesco Miglio, sindaco del Comune di San Severo, e di Giuseppe Seminerio, presidente di Rotaract Club Agrigento, realtà che hanno coprodotto lo spettacolo con la Fondazione, Augias e Ovadia si sono interrogati sul valore che ha, oggi, la memoria.
“Una memoria molto lontana oggi” riflette Corrado Augias. Lo spettacolo, però, inizia con le immagini dell’attacco al Congresso americano a Washington, “tentativo di abbattere la rappresentazione simbolica di una democrazia”. Quante volte, però, ci sono stati tentativi simili, andati a buon fine, che hanno dato vita a una tirannia? “C’è una spinta al male presente in ognuno di noi” dice Augias durante lo spettacolo, ma essa – come ogni violenza, come ogni razzismo – “può essere contrastata solo dalla conoscenza, lo studio e il sapere”. Nello spettacolo Ovadia e Augias riprendono anche il fatto di cronaca delle svastiche comparse sui muri a Ferrara. La conoscenza è “il freno di se stessi” a ogni latente violenza, “è sapere che essere migliori è possibile”.

“Di questa giornata vorrei solamente che fosse cambiata la denominazione – sottolinea Moni Ovadia – e diventasse ‘il Giorno delle Memorie’, sennò quello che celebriamo il 27 gennaio è il giorno della falsa coscienza”. Già la memoria ha in sé diverse memorie, perché non solo gli ebrei furono colpiti dalla violenza senza fine. Per Ovadia “la Shoah, che è stata il paradigma assoluto della brutalità”, si deve essere considerata come “una sorella maggiore che abbraccia le altre memorie e le porta con sé, garante di ogni memoria, di allora e anche di quelle successive, contro ogni genocidio, ogni sterminio”. 

“È per noi un dovere etico e civile far funzionare le nostre istituzioni culturali, seppur adeguandoci ai tempi difficili che il mondo della cultura e degli spettacoli sta passando” è il commento di Marcello Corvino, coadiutore artistico della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara: Dovere “sancito all’articolo 9 della nostra Costituzione, volto a tutelare il patrimonio storico e artistico della Nazione”. È pertanto necessario quanto mai “continuare a realizzare le nostre attività, che non si esauriscono con la mera produzione di spettacoli”. Per questo, nella Giornata della Memoria, il teatro assume un importante impegno. “È nostro compito – conclude Corvino – realizzare iniziative che coinvolgano i giovani e le realtà scolastiche, come con il racconto a due voci ‘A cosa serve la memoria’, che ha ideato per il nostro Teatro e che ha condiviso con Moni Ovadia e tutto il nostro pubblico. Ne siamo siamo felici e onorati”.

Lo spettacolo è una produzione Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Rotaract Club di Agrigento e Comune di San Severo, con il sostegno di Ministero per i Beni e le attività culturali e per il Turismo, Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara e Bonifiche Ferraresi. L’iniziativa rientra nella serie di appuntamenti del Comitato provinciale 27 gennaio della Prefettura, Comune di Ferrara e Istituto di Storia contemporanea di Ferrara.

Pari opportunità. Violenza di genere, oltre 2,6 milioni di euro alla rete d’aiuto dell’Emilia-Romagna

Pari opportunità. Violenza di genere, oltre 2,6 milioni di euro alla rete d’aiuto dell’Emilia-Romagna. L’assessora Lori: “L’emergenza sanitaria ha influito molto sulle situazioni di fragilità, ma abbiamo un’organizzazione regionale di Centri e Case rifugio consolidata e capillare, per garantire accoglienza e sostegno concreti”

Dopo l’approvazione del Dpcm dello scorso 13 novembre 2020 che prevede la ripartizione di 22 milioni a livello nazionale. Risorse per il sostegno di case rifugio, centri anti-violenza pubblici e privati da Piacenza a Rimini e interventi previsti dal Piano strategico nazionale sulla violenza contro le donne

Bologna – Luoghi in cui andare e persone con cui parlare, per essere accolte, protette e non subire più. In Emilia-Romagna il servizio per sostenere le donne vittime di violenza domestica diventa sempre più forte, anche con l’obiettivo di far fronte all’emergere di situazioni di fragilità dovute alla convivenza domestica forzata, imposta dall’emergenza sanitaria da Covid-19.

L’approvazione del Dpcm dello scorso 13 novembre 2020 che stanzia 22 milioni di euro a livello nazionale, assegna all’Emilia-Romagna oltre 2,6 milioni di finanziamenti per rinforzare la rete di aiuto su tutto il territorio, attraverso un cronoprogramma di azioni che sarà presentato entro marzo.

Le risorse saranno così distribuite: circa 900mila euro andranno al sostegno dei centri antiviolenza pubblici e privati già esistenti in regione e altri 900mila euro alle case rifugio, queste ultime beneficiarie anche di ulteriori 382mila euro per rispondere alle esigenze urgenti derivanti delle norme di contenimento anti-Covid. Infine, ammontano a 425mila euro i fondi – da utilizzarsi coerentemente con gli obiettivi previsti nel Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne – per azioni di supporto alle vittime e rafforzamento della rete territoriale, quali – fra le altre – il sostegno all’autonomia abitativa (che la nostra Regione ha scelto di finanziare con le risorse del riparto precedente), azioni di informazione, comunicazione e formazione o, ancora, programmi rivolti agli uomini maltrattanti.

“L’emergenza sanitaria ha pesato moltissimo sulle situazioni di fragilità e pericolo vissute dalle donne maltrattate- commenta l’assessore regionale alle Pari opportunità, Barbara Lori-. Ecco perché l’approvazione del Dpcm 2020, che si aggiunge alle iniziative già messe in campo dalla Regione Emilia-Romagna, rappresenta un ulteriore ed essenziale strumento per supportare la rete d’aiuto del nostro territorio. Una squadra consolidata e fondamentale per garantire accoglienza e risposte adeguate oltre a diffondere la cultura del rispetto nella nostra società. A marzo presenteremo il nostro programma di azioni, ma siamo già al lavoro per creare un pacchetto di aiuti concreti e rafforzare il sistema di protezione delle donne che subiscono violenza domestica”.

I numeri dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere

Secondo il report 2020 dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, in Emilia-Romagna sono operativi 21 centri antiviolenza, 41 case rifugio e 16 centri per uomini maltrattanti, di cui 7 pubblici e 9 del privato sociale.

Durante il periodo di lockdown anche il numero verde anti-violenza ‘1522’ ha rappresentato uno strumento di grande sostegno socio-psicologico. Nel periodo marzo-giugno 2020, rispetto allo stesso periodo degli anni passati, si è registrato un aumento di chiamate senza precedenti. Il numero delle telefonate avviate per chiedere aiuto, protezione o consulenza, a difesa di una violenza o stalking, è stato pari a 804 casi, più del doppio delle chiamate registrate nello stesso periodo del 2019 (365).

Per quanto riguarda l’impatto dell’emergenza da Covid-19 nel sistema dei servizi per il contrasto alla violenza di genere, è aumentata molto la frequenza dei primi contatti, passando da 289 di marzo-giugno 2019 a 683 nel 2020 (+394 casi). Le chiamate nel periodo marzo-giugno 2020 riconducibili a vittime di violenza o stalking rilevate dal numero verde 1522 in Emilia-Romagna sono 377, oltre il doppio delle 171 del periodo marzo-giugno 2019.

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La Regione proroga per altri 90 giorni l’esenzione dal ticket per gli invalidi e le persone affette da patologie croniche o malattie rare

Coronavirus. La Regione proroga per altri 90 giorni l’esenzione dal ticket per gli invalidi e le persone affette da patologie croniche o malattie rare: il rinnovo sarà automatico, per evitare gli spostamenti per le visite di valutazione o agli sportelli delle Asl. L’assessore Donini: “Uno sgravio per le persone più fragili e una scelta di buon senso in un momento in cui è necessario contenere al massimo gli spostamenti”

La misura riguarda tutte le esenzioni in scadenza dal 1° febbraio al 30 aprile 2021, e si tratta della terza proroga in materia. Continua il percorso di dematerializzazione di queste procedure: il nuovo attestato sarà scaricabile direttamente dal Fascicolo sanitario elettronico

Bologna – Un provvedimento per venire incontro alle esigenze delle categorie più fragili durante la pandemia: la Regione Emilia-Romagna ha stabilito una nuova proroga, di altri 90 giorni, per le esenzioni dal ticket sanitario in scadenza dal 1 febbraio al 30 aprile 2021 per gli invalidi e le persone affette da patologie croniche o malattie rare, che quindi continueranno a non pagare nulla per visite, esami specialistici e assistenza farmaceutica.

Viale Aldo Moro, infatti, ha stabilito che il rinnovo sarà automatico e, per limitare gli spostamenti non necessari, anche dematerializzato: le persone aventi diritto non dovranno infatti né recarsi dal medico per la valutazione specialistica normalmente necessaria per la concessione dell’esenzione, né andare agli sportelli dell’Asl per richiedere o ritirare l’attestato, che sarà scaricabile in formato digitale dal proprio Fascicolo sanitario elettronico.

Dall’inizio della pandemia da Covid-19, si tratta della terza proroga approvata dalla Regione per chi è affetto da invalidità, patologie croniche o malattia rare, e fa seguito a una misura precedente che aveva avuto una durata di 210 giorni.

“In Emilia-Romagna contempliamo un solo tipo di sanità, quella pubblica e universalistica, che si prende cura di tutti e lo fa a partire dalle persone più fragili- dichiara l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Questa pandemia non ha scalfito questa certezza ma anzi l’ha rafforzata, e lo dimostriamo anche oggi: con la proroga dell’esenzione dal ticket sanitario per chi è invalido o soffre di malattie croniche o rare, abbiamo anche optato per una soluzione di buon senso, eliminando una serie di passaggi come la visita specialistica, che avrebbero comportato per loro un aggravio di incombenze. Inoltre- conclude l’assessore- avviamo un processo di dematerializzazione di queste procedure che vede al centro il Fasciolo sanitario elettronico, di cui abbiamo semplificato proprio di recente l’attivazione”.

Tra le altre proroghe decise dalle Regione, è attualmente in vigore anche quella dell’esenzione per i disoccupati e per i lavoratori colpiti dalla crisi, nonché per i cittadini colpiti dal sisma del 2012: tutte le esenzioni scadute il 31 ottobre sono state per il momento prorogate alla data dell’1 marzo 2021.

Proroga chiusura indagini per il Presidente Bonaccini

Da: Marcella Zappaterra , Capogruppo Pd Regione Emilia-Romagna

Proroga chiusura indagini per il Presidente Bonaccini, il Gruppo Pd in Regione: “MASSIMA FIDUCIA NELLA MAGISTRATURA E NEL PRESIDENTE, CERTI CHE RISULTERÀ LA SUA ESTRANEITÀ AI FATTI”

“La notizia della proroga di chiusura delle indagini che riguardano il Presidente Stefano Bonaccini fa riferimento a una vicenda che aveva tutto il sapore di un tardivo strascico di campagna elettorale. Una campagna finita un anno fa e che sembra ancora più lontana dopo la gestione della pandemia che – come sempre del resto – ha visto il Presidente e la Giunta della Regione Emilia-Romagna impegnati a stretto contatto e spirito di collaborazione con tutti i rappresentanti delle amministrazioni locali emiliano-romagnole.

Chiunque può testimoniare come il Presidente Bonaccini abbia sempre tenuto un rapporto solido, stretto e collaborativo con tutti i sindaci, a prescindere dal colore politico. Lo sanno anche i sassi perché sono gli stessi sindaci a rimarcarlo. Penso per esempio a Fabrizio Toselli di Cento, e ancora più limpidamente ad Alan Fabbri di Ferrara.

La Magistratura gode della piena fiducia del Gruppo Pd in Regione. E la stessa fiducia la riponiamo nell’operato del Presidente Bonaccini: siamo certi che al termine dell’indagine risulterà evidente la sua estraneità ai fatti.”

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: 27 gennaio

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su più di 23.700 tamponi, 923 nuovi positivi, di cui 451 asintomatici da screening regionali e attività di contact tracing. Oltre 1.900 guariti, casi attivi e ricoveri in calo

Quasi il 95% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 46,3 anni. 38 i decessi. Vaccinazioni: alle ore 14 effettuate complessivamente 148.900 somministrazioni, di cui 23.675 seconde dosi

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 213.501 casi di positività, 923 in più rispetto a ieri, su un totale di 23.751 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 3,9%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa prima fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani: il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid. Con la nuova versione aggiornata è possibile sapere anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 14 sono state somministrate complessivamente 148.900 dosi, di cui 4.626 oggi; sul totale, 23.675 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Si ricorda che, a causa dei tagli pari a circa il 50% delle dosi fornite la scorsa settimana – decisa autonomamente da Pfizer-BioNtech – anche per i prossimi giorni in Emilia-Romagna la priorità è data ai richiami, con la somministrazione della seconda dose a chi ha ricevuto la prima, e ai degenti delle Cra.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 451 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 282 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 433 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 46,3 anni.

Sui 451 asintomatici, 303 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 64 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 3 con gli screening sierologici, 15 tramite i test pre-ricovero. Per 66 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Reggio Emilia con 132 nuovi casi, poi Ravenna (116) e Bologna (104). Seguono Rimini (93), Ferrara (89), Piacenza (84), Forlì (69), Cesena (67), il Circondario Imolese (60). Infine, Modena (55) e Parma (54).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 14.159 tamponi molecolari, per un totale di 2.929.686. A questi si aggiungono anche 453 test sierologici e 9.592 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.918 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 156.088.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 48.106 (-1.033 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 45.615 (-1.011), il 94,8% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 38 nuovi decessi: 6 a Piacenza (2 donne, di 87 e 92 anni, e 4 uomini rispettivamente di 76, 87, 89 e 92 anni); 1 in provincia di Parma (un uomo di 86 anni); 3 nella provincia di Reggio Emilia (tutte donne, di 80, 82, 93 anni); 5 nella provincia di Modena (3 donne – di 68, 82, 94 anni – e 2 uomini di 86 e 93 anni); 1 in provincia di Bologna (un uomo di 68 anni); 3 nel ferrarese (2 donne, di 85 e 89 anni, e 1 uomo di 70 anni); 8 in provincia di Ravenna (3 donne – di 72, 93 e 95 anni – e 5 uomini, rispettivamente di 48, 75, 80, 81, 91 anni); 9 in provincia di Forlì-Cesena (4 donne – rispettivamente di 85, 87, 92, 93 anni, quest’ultima deceduta però a Ravenna –; e 5 uomini, di 65, 74, 84, 90, 91 anni), 2 nel riminese (entrambi uomini, di 80 e 93 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 9.307.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 210 (-10 rispetto a ieri), 2.281 quelli negli altri reparti Covid (-12).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 18 a Piacenza (-1 rispetto a ieri), 16 a Parma (-2), 18 a Reggio Emilia (-2), 42 a Modena (-2), 41 a Bologna (-2), 14 a Imola (invariato), 26 a Ferrara (invariato), 11 a Ravenna (+1), nessun paziente a Forlì (-1), 3 a Cesena (-1) e 21 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 18.154 a Piacenza (+84 rispetto a ieri, di cui 33 sintomatici), 15.027 a Parma (+54, di cui 22 sintomatici), 28.389 a Reggio Emilia (+132, di cui 46 sintomatici), 37.725 a Modena (+55, di cui 45 sintomatici), 42.175 a Bologna (+104, di cui 62 sintomatici), 6.750 casi a Imola (+60, di cui 29 sintomatici), 12.304 a Ferrara (+89, di cui 21 sintomatici), 16.281 a Ravenna (+116, di cui 74 sintomatici), 7.962 a Forlì (+69, di cui 56 sintomatici), 9.044 a Cesena (+67, di cui 44 sintomatici) e 19.690 a Rimini (+93, di cui 40 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, sono stati eliminati 3 casi, positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare. Sono stati inoltre eliminati 9 casi, sempre comunicati in precedenza, in quanto giudicati non Covid-19. Infine, in seguito a verifica sui dati comunicati nei giorni passati è stata eliminata una persona deceduta in provincia di Rimini, in quanto la causa del decesso non è Covid.

Il Giorno della Memoria con due dirette dedicate agli studenti dell’Istituto comprensivo di Codigoro

Da: Katia Romagnoli, Comune di Codigoro

“Il Giorno della Memoria che celebriamo oggi, ricordando la fine dell’Olocausto e quindi la fine dello sterminio di milioni di ebrei, vittime innocenti, perpetrato dal regime nazista di Hitler, ci induce a riflettere anche sul significato profondo della Resistenza civile, quella combattuta dal giovanissimo Ludovico Ticchioni, da Walter Feggi, eroe codigorese della Liberazione e da tutti quei partigiani, uomini e donne che, in nome di una speranza e di un ideale di giustizia e libertà, hanno lottato e spesso sacrificato la loro vita, per regalare a tutti noi un presente e un futuro di di pace.” Con la deposizione di una corona di alloro e di una rosa rossa nella cella Ticchioni, l’ex-carcere di Codigoro, in cui, tra il 1943 ed il 1945 furono imprigionati e torturati centinaia di partigiani oppositori della dittatura fascista, il Sindaco Sabina Alice Zanardi ha aperto questa mattina le due dirette (sulla piattaforma Zoom e su Facebook), rivolte rispettivamente agli alunni delle scuole primarie e a quelli della scuola secondaria di primo grado. “Questa ricorrenza deve essere un monito a non ripetere mai più gli errori del passato – ha sottolineato il Sindaco -; è importante oggi essere qui, nel Giorno della Memoria, per ricordare tutti assieme, seppur davanti ad un monitor, quanto sia importante rendere omaggio a chi ci ha restituito la pace e la democrazia.” In Sala Consiglio si sono alternati alla lettura di racconti a tema e brani tratti dal diario di Anna Frank: Ruggero Pimpinati del Gad Amici del Teatro, Lauro Beccari, Giorgia Ruffato e Anna Meneghini.
Hanno collaborato anche Alessandra Ruffoni, Stefano Battilani, Emiliano Gulmini, Marco Ronconi, Rita Brandolini, Milena Medici e Katia Romagnoli.

Il Conservatorio Frescobaldi fa lezione al Jazz Club | Siglata la convenzione, il prestigioso Torrione diventa aula per lezioni e workshop

Da: Conservatorio Ferrara

La nuova convenzione

IL CONSERVATORIO FRESCOBALDI FA LEZIONE AL JAZZ CLUB

A FERRARA IL PRESTIGIOSO TORRIONE DIVENTA UN’AULA PER LEZIONI E WORKSHOP DELL’ISTITUTO AFAM. LA COLLABORAZIONE ATTIVA FINO A LUGLIO

 

 

Ferrara – Lo scorso novembre è stata siglata la convenzione tra l’associazione culturale Jazz Club Ferrara e il Conservatorio Frescobaldi, con lo scopo di fare del Torrione San Giovanni la sede delle lezioni del Dipartimento jazz per l’intero anno accademico 2020-2021.

Il Torrione, tra i più rinomati jazz club italiani e non solo, è ora tra le sedi dell’istituto di alta formazione musicale ferrarese, e si conferma luogo di sperimentazione e d’innovazione, anche in un periodo fortemente colpito dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente chiusura al pubblico dei luoghi della cultura. Si tratta, infatti, della prima esperienza, a livello nazionale, di collaborazione tra un conservatorio e un jazz club nell’uso continuativo degli spazi – originariamente utilizzati per i concerti – come aule di studio.

“In accordo con il presidente Maria Luisa Vaccari – spiega il direttore del Conservatorio, Fernando Scafati – sono lieto che la convenzione con il Jazz Club di Ferrara abbia preso avvio. Dal 2018 siamo in attesa di una sede succursale che, ancora, purtroppo, non riusciamo a ottenere”. La necessità di utilizzare altri spazi oltre a quelli già presenti nella sede ‘centrale’ di largo Antonioni è dettata dall’espansione dei corsi del Frescobaldi, a seguito della riforma degli studi accademici di tipo universitario nelle istituzioni AFAM (Alta formazione artistica e musicale). “Il Conservatorio ha l’esigenza di avere spazi a disposizione per ospitare lezioni, masterclass con docenti ospiti, laboratori, ma anche le attività di produzione” prosegue Scafati. “In quest’ottica confidiamo che la collaborazione con il Jazz Club possa offrire un’opportunità per gli studenti, provenienti da ogni parte d’Italia e non solo, di entrare in contatto con le più importanti realtà del panorama jazz che trovano nel Torrione Jazz club una sede d’elezione”.

“La convenzione stretta tra Conservatorio e Jazz Club Ferrara rappresenta un’occasione unica per poter contribuire alla crescita formativa e culturale della città. – Aggiunge il presidente del Jazz Club Ferrara, Federico D’Anneo – In condizioni normali, questa collaborazione avrebbe potuto esercitare una ricaduta anche sull’attività concertistica del Jazz Club. In particolare le lezioni di musica d’insieme avrebbero dovuto sfociare in jam session serali aperte al pubblico e i workshop in concerti dei docenti (sia interni che esterni) e degli studenti. Ci auguriamo che tutto ciò in futuro possa accadere, coronando il proposito alla base di questa collaborazione, ovvero quello di fare del Torrione al contempo uno spazio formativo, performativo e di produzione”.

Il rapporto di collaborazione riguarda il temporaneo utilizzo degli spazi del Torrione San Giovanni da parte del Conservatorio, per lo svolgimento di attività formative, workshop, seminari e musica d’insieme degli studenti del Dipartimento Jazz. Il Torrione di via Rampari di Belfiore-corso Porta Mare, è di proprietà del Comune di Ferrara (con concessionario il Jazz Club). Gli spazi sono utilizzati dal Frescobaldi per le lezioni dal lunedì al giovedì, dalle 9.30 alle 19.30, fino al 1° luglio 2021.

Fino al perdurare delle disposizioni normative in materia di emergenza da Covid-19, l’utilizzo delle sale concesse sarà contingentato e saranno applicati tutti i protocolli di sicurezza attivati dal Jazz Club Ferrara.

Il Jazz Club, nelle due ampie aule a disposizione, mette inoltre a disposizione gli strumenti per lo studio: un pianoforte, due batterie, due amplificatori per basso, due amplificatori per chitarra, un contrabbasso, un pianoforte elettrico e due impianti audio. Il Conservatorio ha integrato la dotazione presente al Torrione aggiungendovi un pianoforte a coda, una tastiera e un amplificatore per basso e partecipa alle spese relative alle utenze e alla sicurezza.

Congedi parentali: ottenuto il riconoscimento del pagamento dell’indennità anche per le domeniche e festività per lavoratici e lavoratori turnisti

Da: USB Lavoro Privato Emilia Romagna

CONGEDI PARENTALI: OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DEL PAGAMENTO DELL’INDENNITA’ ANCHE PER LE DOMENICHE E FESTIVITA’ PER LE LAVORATRICI E LAVORATORI TURNISTI

Importante risultato raggiunto dalla USB riguardo il riconoscimento del diritto al pagamento delle giornate di congedo parentale e allattamento per tutte le lavoratrici e lavoratori che lavorano a turni per le giornate festive e domenicali.

Una vertenza partita dall’azienda trasporti modenese SETA e da oggi applicabile sull’intero territorio nazionale.

Si estende pienamente alle lavoratrici e lavoratori turnisti quanto è previsto dall’art. 32 del D. Lgs. n. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità) che prevede per ciascun genitore in relazione a ciascun figlio al diritto, nei suoi primi dodici anni di vita, di astenersi dal lavoro fruendo dell’indennità nella misura del 30% della retribuzione.

Fino ad oggi le indennità non venivano riconosciute nelle giornate festive e domenicali, ignorando o facendo finta di ignorare, che esistono categorie di lavoratori che per turnazione non usufruiscono del fine settimana di riposo e che sono in turno anche nelle festività.

Un risultato ottenuto dopo una mobilitazione di almeno un anno e mezzo e che ha visto il coinvolgimento e l’intervento sia della Consigliera regionale per le pari opportunità dell’Emilia Romagna, sia l’Ispettorato del Lavoro.

La USB ha denunciato da tempo questa evidentissima discriminazione nei confronti delle lavoratrici e lavoratori turnisti che si vedevano penalizzati nel loro diritto ai permessi, scontrandosi non solo con l’azienda (che aveva minacciato di denunciare USB per diffamazione per aver denunciato la negazione dei congedi parentali) ma anche con CGIL CISL UIL FAISA UGL che avevano sottoscritto un accordo aziendale peggiorativo sull’utilizzo dei permessi per allattamento, di fatto penalizzandoli.

A fronte delle nostre rivendicazioni lo stesso Ispettorato nazionale del lavoro ha emanato una nota circolare (n. 1116) indirizzata a tutte le sedi territoriali dell’ispettorato del lavoro e alla stessa direzione nazionale dell’INPS dove si ribadisce che l’indennizzo è dovuto tutte le volte in cui, sulla base della turnazione, è programmata la prestazione lavorativa, anche quando la stessa sia prevista nella giornata domenicale o festiva.

Si apre ora la nostra campagna per vigilare e far applicare tale riconoscimento e per ottenere il pagamento di quanto negato fino ad oggi dalle aziende.

Il risultato di questa vertenza è la dimostrazione che le lavoratrici e i lavoratori, organizzandosi con USB, possono conquistare i diritti e la dignità respingendo ricatti, minacce e accordi bidone.

“Il futuro dell’Europa in cinque video. L’iniziativa del Centro di Documentazione e Studi sull’Unione europea in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza di Unife”

Da: Ufficio Stampa Unife

Il futuro dell’Europa in cinque video

L’iniziativa del Centro di Documentazione e Studi sull’Unione europea in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza di Unife

La presentazione in diretta il 29 gennaio su Unife Channel

Le principali sfide che attendono l’Europa, dal Green Deal Europeo al nuovo Patto su migrazione e asilo. Sono questi i temi protagonisti dei cinque video realizzati dal Centro di Documentazione e Studi sull’Unione europea dell’Università di Ferrara, in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza di Unife, che saranno presentati venerdì 29 gennaio alle ore 17.30 in diretta sul canale YouTube Unife Channel.

L’iniziativa “Il futuro dell’Europa … oltre la Conferenza”, rientra nel progetto «Verso la Conferenza sul futuro dell’Europa. Un nuovo slancio per la democrazia europea», realizzato dalla Rete dei CDE italiani con il contributo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Nel corso dell’evento saranno presentati i video, che avranno come relatrici e relatori docenti e dottorande/i del Dipartimento di Giurisprudenza di Unife, e si terrà un dibattito con la partecipazione di Carlo Corazza, Capo dell’Ufficio in Italia del Parlamento europeo.

Entrando nel dettaglio, il primo video “La Conferenza sul futuro dell’Europa” vedrà intervenire Jacopo Alberti, Cristiana Fioravanti, Elisa Cimador e Samuele Barbieri, mentre nel secondo video sarà Paolo Borghi a parlare di “Il futuro dell’Europa? Solo se ‘green’”. Tema del terzo video “Fisco, finanza ed Unione europea” con Marco Greggi, e a seguire nel quarto Silvia Borelli, Alessandro Tedde, Riccardo Tonelli parleranno di “I diritti dei lavoratori nell’Unione europea”“Unione europea, Stati membri e crisi migratoria”, ultimo tema affidato a Serena Forlati e Alessandra Annoni.

“Son Ebreo ed ebreo rimarrò…”, una poesia scritta da František Bass, piccolo-grande poeta, quando aveva 11 anni, nel campo di Terezin

di Maria Cristina Nascosi

Son Ebreo… è una poesia scritta da František Bass, piccolo-grande poeta, quando aveva 11 anni, in campo di concentramento.

Era nato il 4 settembre 1930, a Brno, oggi seconda città dopo Praga, della Repubblica Ceca e capitale storica dell’antica e cólta regione della Moravia.
Fu veramente un picco-grande poeta: le sue liriche, tradotte in inglese da Edith Pargeretova, son opere di spessore incredibile; il dolore, la sofferenza, specie in un bambino, son esperienze che maturano, rendono adulti anzitempo e Franta – questo vezzeggiativo fu il suo pseudonimo autoriale – le fermò, per sempre, sulla pagina scritta, piccoli capolavori di umanità negata da una delle più atroci prove che l’uomo abbia fatto subire ad un ‘altro’ uomo.
Franta fu condotto a Terezin, (Theresienstadt), il campo di concentramento dei bambini, il 2 dicembre 1941.
Quel campo, il ‘fiore all’occhiello’ di Hitler, fu il gioiello della sua mostruosa e sapiente propaganda: vi si giraron filmati, venivano fatte regolarmente visite da personaggi di spicco, per mostrare loro che il nazismo creava talenti, esprimeva cultura, non morte: in realtà i bimbi venivano poi uccisi – ne furono internati 15.000, si salvarono in 100 !! – prima del compimento del quattordicesimo anno di età.
Ecco perché il piccolo Franta, che ormai aveva oltrepassato, seppur da poco quell’età fatidica, venne condotto ad Auschwitz il 28 ottobre 1944 dove morì dopo soli 2 giorni, otto mesi prima della fine del Secondo conflitto mondiale.
La sua poesia è conservata in una bacheca di vetro nella Sinagoga vecchia di Praga, una delle culle della civiltà mitteleuropea, la capitale della Repubblica Ceca che qualche tempo fa, durante un viaggio, ebbi modo di leggere, per caso.
Mi colpii tanto e volli tradurla per proporla proprio per il Giorno della Memoria di quest’anno.
Grande è il potere di quelle parole, che si potrebbero trasporre in ogni lingua e dialetto del mondo: dietro ognuna di esse, frutto di orgogliosa identità da difendere dalla criminale damnatio memoriae, ci sono un significante ed un significato dal sapore universale.

 

František Franta Bass

Son Ebreo

Son Ebreo ed Ebreo rimarrò.
Anche se morissi di fame,
mai mi sottometterei ad alcuna nazione,
combatterò sempre
per la mia nazione, sul mio onore.
Non mi vergognerò mai
della mia nazione, sul mio onore.
Son fiero della mia nazione,
una nazione più che mai degna d’onore.
Sempre sarò oppresso,
e ancora rivivrò, per sempre.

funerale-matteotti

Ricordare tutte le vittime per rimanere liberi

Giornata della memoria il 27 gennaio: quel giorno nel 1945 è liberato il campo di concentramento di Auschwitz, estrema conseguenza di un pensiero di morte, coerentemente teso fino al genocidio.
In Israele c’è un giorno dedicato, Yom HaShoah, sempre il 27, ma del giorno di Nissan. Per la differenza con il nostro calendario cade in aprile o nei primi giorni di maggio. Si era pensato al 15 di Nissan (rivolta di Varsavia 19 aprile 1943) scartato perché coincidente con l’inizio delle festività pasquali. La giornata internazionale – senza nulla togliere alla straordinarietà della Shoah – è dunque memoria di ogni sterminio.

Importante la ricorrenza in questo periodo in cui più evidenti si fanno tendenze naziste, anche nel nostro Paese. Da tempo le indica Giuliano Pontara, amico della nonviolenza (e mio) e massimo conoscitore di Gandhi. Così, più o meno, le riassume: Mondo, teatro di una spietata lotta per la supremazia; Diritto assoluto del più forte, Politica libera da ogni vincolo morale Suprematismo, Disprezzo per il debole, Violenza glorificata, Obbedienza assoluta, Dogmatismo fanatico. Importante è nel nostro Paese dove il fascismo, padre del nazismo, ha avuto origine. Circostanza dimenticata o sottovalutata, magari accompagnata dal richiamo al vasto sostegno popolare conseguito dal regime. Come se questo non comportasse, proprio perciò, maggiore attenzione alla situazione che si profila. Intanto il dannunziano Vittorio Sgarbi, molto ascoltato dagli amministratori di Ferrara, propone una mostra e l’intitolazione di una strada o piazza in onore di Italo Balbo, squadrista e quadrumviro. Non mi pare fuori luogo pensare a quando il fascismo ha mosso i propri sanguinosi passi, anche nella mia città, giusto cento anni fa.

Nella documentata “Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia”, pubblicata nel giugno del 1921, trovo a Ferrara, nel solo mese di gennaio: il 3 Alfredo Brugnoli è aggredito e bastonato da una trentina di fascisti; il 10 è la volta di Alfredo Brugnoli (che ho ben conosciuto) salvato dall’intervento di compagni e, per una volta, dalle forze dell’ordine; il 18 a Gaibanella squadristi bastonano operai che cantano inni proletari; sempre il 18 aggressione a Giacomo Matteotti, tafferugli tra fascisti e socialisti e socialisti arrestati; il 19 un fornaio che canta Bandiera Rossa è fatto segno di revolverate e ferito a una gamba, il vice commissario perquisisce lui e i suoi compagni. fornai pure loro, nessuno è armato, nessuna ricerca dei responsabili malgrado le indicazioni; il 20 l’assessore comunale Autunno Ravà è insultato e provocato, l’intervento di numerosi compagni evita il peggio; sempre il 20 Matteotti uscendo dall’ospedale, dove ha fatto visita a un operaio ferito, è aggredito a sassate, che colpiscono non lui ma operai accorsi; ancora il 20 a San Martino bastonatura del capo lega; il 23 sempre a San Martino ferito da una revolverata il compagno Fioravante Bernagozzi; ancora il 23 a Cona squadristi assaltano la Camera del Lavoro con scambio di revolverate e due fascisti feriti, i carabinieri arrestano 15 leghisti; il 24, giorno successivo, i fascisti tornano a Cona e incendiano la Lega; sempre il 24 incendiano pure la Lega di San Martino; ancora il 24 a Denore sono feriti cinque operai a revolverate, due gravemente; il 26 è incendiata nella notte la Lega di Fossanova; ancora il 26, nella tarda serata, a Cona una bomba è scagliata contro il Sindacato operaio. Poi sarà peggio, fino alla Marcia su Roma.

Così Matteotti, su  La Lotta di Rovigo del 7 gennaio 1922, commemora i trucidati antifascisti del vicino Polesine: Giù il cappello, signori della borghesia! Sono i nostri poveri compagni che vi guardavano, signori della borghesia! Giù il cappello, e guardateli pur voi questi poveri, che senza odio vissero e nell’angoscia della morte non seppero odiare. Questa è la pagina del ricordo e il ricordo nella nostra umana dottrina è sinonimo di amore. Noi ricordiamo i morti per amore dei vivi, non per odio ai carnefici. Se i morti ci lasciarono un pegno, esso fu di spargere il bene per quelli che rimangono.
Signori della borghesia, guardate i nostri morti! Li uccideste voi, ma sono nostri, guardateli e, se potete, dalla luce dei loro occhi imparate ad amare, ma non li toccate. Essi furono uccisi da voi; ma noi li seppelliremo. Voi apriste le fosse, noi le ricopriremo di fiori; perché li uccideste? Furono uccisi perché vollero essere fra i primi a dire la parola dell’unione, della buona battaglia incruenta in nome dell’Ideale. Furono uccisi, perché alzarono il capo dalla terra e guardarono in faccia il signore. Perché dissero: «Siamo legati alla gleba che amiamo, ma non siamo servi del nostro simile». Non per altra ragione ebbero il cuore trafitto, il cranio spezzato, le povere carni martoriate.
Ognuno cadde presso la sua casa, perché una macchia di sangue restasse sulla soglia e creasse, non il vendicatore, ma il figlio della vittima, ma il successore al posto di combattimento lasciato vuoto dal padre. Ogni vittima è di un paese diverso, perché ogni paese aveva fatto la sua battaglia e perché ogni paese avesse il suo martire. Così vollero i signori della borghesia, per punizione del servo che volle essere uomo e non pensarono che la loro bieca volontà crea uomini d’acciaio.
Dormite in pace, morti gloriosi! Nessuno vi tocca. Altri morti girano per le contrade del Polesine e d’Italia in attesa d’essere vivi. Risorgete in ispirito con loro. Se apriste, gli occhi, non vedreste che rovine. Tante rovine! Lasciate che vi liberiamo le sedi ove parlaste, che vi liberiamo la terra ove lavoraste. I morti che girano, vi ripetiamo, stanno per lasciare la veste del lugubre silenzio, attendete!
Voi non odiaste: amaste soltanto. Vi sarà resa tutta la libertà, tutto l’amore. Non per voi, non per i vostri corpi mortali, ma per il vostro spirito vivente nelle vostre creature.
Giù il cappello, se volete che i figli dei morti partiscano in un’era migliore, coi vostri figli, il pane del lavoro.

L’invito va accolto, anche ora, da chi trae profitto dalla violenza passata e presente e dalla profonda diseguaglianza economica e sociale. La diseguaglianza è alla base – lo ricorda sempre Pontara – del malessere della società, che giunge fino alla barbarie nazista. I privilegiati trovano sempre volonterosi scellerati al loro servizio. La maggioranza volta la testa per non vedere, sperando di non essere vittima. Poi si unisce ai plaudenti. Una presa di coscienza, il rispetto alle vittime sono dunque preliminari alla costruzione di un percorso di liberazione. Verità e riconciliazione è la lezione che si viene dal Sudafrica. Intanto bisogna sapere opporsi in tempo. Nella notte dei cristalli, 9-10 novembre 1938, 267 sinagoghe furono distrutte, non quella di Schiederwindt. Fece scudo con il proprio corpo il Presidente della Provincia. Di fronte alla sua decisione le squadre d’assalto si ritirarono.

Questo articolo è recentemente apparso sull’edizione in rete della storica rivista del Movimento nonviolento [www.azionenonviolenta.it]

In copertina: i funerali di Giacomo Matteotti (wikimedia commons)

Ruth Dureghello (comunità Ebraica di Roma) a Radio 24:
“I suprematismi ultima frontiera dell’antisemitismo”.

Da: Maria Luisa Chioda, Il Sole 24 ore

“I suprematismi ultima frontiera dell’antisemitismo”
ùn occasione della giornata della Memoria, la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, risponde a Elisabetta Fiorito di Radio 24 sull’importanza del ricordo e sui pericolo attuali dell’antisemitismo. “Abbiamo assistito nel tempo a una recrudescenza a un rifiorire di fenomeni antisemiti – spiega ad Elisabetta Fiorito – abbiamo assistito durante la pandemia le teorie complottistiche si sono moltiplicate sui social e sono diventate uno strumento di diffusione e di odio che i giovani in particolar modo vedono riaffiorare e non comprendono le motivazioni originali e non hanno sufficiente cultura per contrastarle. Da qui, l’esigenza di parlare di memoria, di ascoltare le testimonianze per capire quanto è successo 80 anni fa”.  – continua a Radio 24 – “L’antisemitismo è un fiume carsico che riaffiora in momenti di difficoltà come questo. I suprematismi sono fenomeni che attenzioniamo da tempo e siamo consapevoli che sono l’ultima frontiera dell’antisemitismo- dice ancora Dureghello a Radio 24 – A questi si aggiungono quelli più tradizionali, il pregiudizio antigiudaico, l’estremismo islamico, l’antisionismo che è sempre più una forma violenta antisemita, negare l’esistenza dello Stato d’Israele vuol dire negare il diritto del popolo ebraico alla sua esistenza. Non c’è un giorno che nei titoli dei giornali appaia qualcosa. L’antisemitismo evolve, cresce ma rimane sempre il motivo sotteso a tutti i diversi odi”.

“Accuse ad Israele dimostrano che non si vuole accettare come modello”
“Le accuse contro Israele sono state evidenti durante la pandemia – spiega Ruth Dureghello a Elisabetta Fiorito Radio24 per il giorno della memoria – le teorie complottiste sulle responsabilità ebraiche e di Israele rispetto alla diffusione del virus e rispetto alla vaccinazione hanno infangato e sporcato i social in maniera violenta. È questa l’ennesima dimostrazione della volontà di non accettare che gli ebrei si muovano al pari degli altri e dall’altra che Israele possa costituire un modello innegabile, di organizzazione, di gestione e di attenzione alla cura dei propri cittadini. Se c’è qualcosa di positivo da cui prendere esempio, non vedo perché se viene da Israele non si debba fare”.

 “No alla paura, sì al coraggio, no alla retorica sulla Shoah, impropri i paragoni tra Anna Frank e Greta Thunberg”
Rispetto ai più recenti rigurgiti antisemiti come l’arresto del suprematista bianco, alla domanda di Elisabetta Fiorito di Radio 24 se in quanto ebrea oggi abbia più paura, Dureghello risponde nettamente “Io non ho paura. La paura è qualcosa che non ci deve appartenere ed è quello che la Shoah ci insegna, non sarà la paura a permetterci di continuare a crescere i nostri figli, ma il coraggio di contrastare i negazionismi, i revisionisti, di non essere retorici, di sconfiggere la retorica – spiega a Radio 24. Intorno alla Shoah, di retorica se ne sta facendo fin troppa, la Shoah stessa e i suoi esempi vengono utilizzati, strumentalizzati, banalizzati per scopi diversi a quelli per cui la memoria è utile alla società. Riportiamo al centro le testimoninanze dei sopravvissuti, i luoghi della memoria, le immagini della Juden Ramp”. Cosa pensa del paragone tra Anna Frank e Greta Thunberg? Domanda Elisabetta Fiorito. “La serietà e la gravità di quello che è accaduto non merita tutto questo”.

Cover: Ruth Meneghello (shalom.it)

Cinema. La Regione apre i bandi 2021

Cinema. La Regione apre i bandi 2021 destinati alle produzioni cinematografiche internazionali, nazionali e regionali, con una dotazione di oltre 1,9 milioni di euro. Felicori: “Deve entrare nell’uso comune l’idea dell’Emilia-Romagna come Cinema Valley”

Stanziamenti per sviluppare e produrre opere. Candidature a partire dal 27 gennaio

Bologna – La Regione Emilia-Romagna continua a investire nella crescita e nella promozione del settore cinema e audiovisivo. Dopo l’approvazione del nuovo Programma Triennale Cinema e Audiovisivo 2021-2023, ecco i tre bandi destinati a imprese di produzione locali, nazionali ed estere, che saranno gestiti in cinque scadenze complessive: due sessioni per i bandi internazionale, nazionale e regionale, un’unica sessione per quello dello sviluppo. Per uno stanziamento di 1,920 milioni di euro.

“Lo scorso 19 gennaio l’Assemblea legislativa ha approvato il programma 2021/2023 della Legge per il cinema, e già ieri la Giunta ha approvato i primi bandi che finanziano le produzioni, che ora sono pubblici– afferma l’assessore alla Cultura e Paesaggio, Mauro Felicori-. Con questi primi atti riprende la marcia di attuazione delle numerose leggi che finanziano la cultura facendo della nostra una regione leader in Italia. L’impianto conferma i bandi del triennio scorso- aggiunge- e non a caso, visto che è stato un periodo di notevole crescita per quanto riguarda progetti presentati, opere finanziate, capacità di mobilitare risorse private, ore lavorate dalle maestranze locali, premi ricevuti nei festival”.

I bandi sono tre. Il primo, di valenza nazionale ed estera, ha l’obiettivo di attrarre le produzioni affinché scelgano di girare in Emilia-Romagna. Il secondo, a dimensione regionale, è destinato ai produttori che operano in Emilia-Romagna e un terzo per la fase iniziale del processo di produzione.

“Confidiamo- spiega Felicori– che, anche in virtù dei nostri finanziamenti e della fama di accoglienza calda ed efficiente che ci stiamo costruendo, si aprano sempre più set da noi. Resta nella mia memoria la frase del Manetti Bros- ricorda Felicori- di cui presto attendiamo il ‘Diabolik’ con riprese bolognesi, che indica bene la tanta strada fatta: ‘In Emilia-Romagna- hanno detto- ci sono ormai professionalità così precise e diffuse che ci si potrebbero girare due film contemporaneamente senza portare da Roma nessuno’”.

“Ora– conclude l’assessore– per limitarci alla Film Commission, oltre alla gestione dei bandi, gli uffici sono chiamati a un ulteriore grande lavoro: completare le banche dati di tutti i professionisti e delle imprese di servizio dell’audiovisivo operanti in Emilia-Romagna, quelle delle location, dei materiali di archivio e promuovere il supporto alle produzioni nel confronto con il mercato e la nuova dimensione delle piattaforme. Non sarà impossibile, prima o poi, che entri nell’uso comune l’idea dell’Emilia-Romagna come Cinema Valley”.

I bandi 2021

Per il bando imprese nazionali e internazionali sono a disposizione 1 milione e 200mila euro: 700mila per la prima sessione di valutazione e 500mila euro per la seconda sessione.

Per il bando imprese regionali sono a disposizione 600 mila euro: 350mila per la prima sessione di valutazione e 250mila euro per la seconda.

Al bando sviluppo sono invece destinati 120mila euro in un’unica sessione annuale.

Per entrambi i bandi destinati alla produzione, nazionale e regionale, sono previste due sessioni temporali per la presentazione delle domande: la prima partirà dalle ore 16 del 27 gennaio 2021 alle ore 16 del 15 marzo 2021. La seconda sessione è invece prevista dalle ore 16 del 1^ luglio 2021 alle ore 16 del 31 luglio 2021. Per il bando sviluppo la scadenza delle domande è fissata alle ore 16 del 28 febbraio.

Arriva una novità per l’app Immuni: tracciamento più semplice e tempestivo grazie a un’ulteriore modalità di segnalazione di positività

Coronavirus. Arriva una novità per l’app Immuni: tracciamento più semplice e tempestivo grazie a un’ulteriore modalità di segnalazione di positività. L’assessore Donini: “Altro esempio del patto di corresponsabilità tra cittadini e istituzioni contro il virus, prima tracciamo i contatti prima lo isoliamo”

Dal 1° febbraio le persone che risulteranno positive a un tampone potranno far attivare la procedura di allerta di Immuni con una semplice telefonata. L’Emilia-Romagna terza regione in Italia sia per numero assoluto di download che nella percentuale di installazioni per abitanti

Bologna – Una telefonata. Parte da qui la seconda vita dell’app Immuni. Da lunedì 1 febbraio in Emilia-Romagna e in tutta Italia per attivare la procedura di allerta sull’applicazione e permettere di avvisare così tutte le persone a rischio contagio, sarà sufficiente una telefonata. Al tradizionale sistema di segnalazione, che prevede l’intervento del personale dei Dipartimenti di sanità pubblica, si aggiunge infatti una nuova modalità.

L’iter è semplice: chi effettua un tampone molecolare riceverà via sms un codice identificativo, che in caso di positività sarà sufficiente comunicare al numero verde dedicato 800.912491 per far partire subito la segnalazione. A quel punto comparirà immediatamente un’allerta sullo smartphone di tutti coloro che sono venuti in contatto con il caso positivo (secondo i criteri già esistenti alla base del tracciamento di Immuni), che potranno quindi rivolgersi al proprio medico di famiglia o ai servizi di Sanità pubblica per essere presi in carico.

In questo modo si andrà a rendere ancora più immediato, e di conseguenza più efficace, l’avvio dell’attività di contact tracing, alleggerendo allo stesso tempo il carico di lavoro amministrativo del personale del Dipartimento di sanità pubblica, che potrà dedicarsi ai casi non rilevati da Immuni e per cui il tracciamento richiede più operazioni.

La novità, contenuta in un’ordinanza del Commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, è già stata comunicata dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute a tutti i soggetti interessati, a partire dalle Aziende sanitarie e dai Dipartimenti di sanità pubblica, affinché possano diffondere l’informazione ai cittadini.

“La gestione di questa epidemia è sempre stata segnata da un patto di corresponsabilità tra istituzioni e cittadini, consapevoli che solo lavorando insieme si può arrivare ad un risultato- dichiara l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Nell’attesa che la vaccinazione di tutta la popolazione segni finalmente la fine di questa emergenza sanitaria, chiediamo ai cittadini un altro importante aiuto: installando Immuni e segnalandosi in autonomia in caso di contagio, con una procedura davvero semplice, ci permettono di individuare in maniera molto più rapida tutti i contatti con positivi, di prevenire e circoscrivere la diffusione del virus”.

Per quanto riguarda la diffusione di Immuni sul territorio, l’Emilia-Romagna è terza in Italia sia per numero assoluto di download (oltre 999.000 installazioni), che per la percentuale di installazione rispetto al numero di cittadini (è presente sullo smartphone del 25,4% degli emiliano-romagnoli, contro una media a livello italiano del 19,3%).

Caso Jolanda, Bonaccini indagato, Ostellari e Rancan (Lega): ” Siamo garantisti, ma dirigenti PD facciano bagno d’umiltà”

Da: Ufficio Stampa Lega Emilia-Romagna

CASO JOLANDA. BONACCINI INDAGATO, OSTELLARI E RANCAN (LEGA): “SIAMO GARANTISTI, MA DIRIGENTI PD FACCIANO BAGNO D’UMILTA’”

BOLOGNA, 27 GEN – “Come nella nostra tradizione, siamo garantisti e attendiamo che la magistratura faccia il proprio corso ma la vicenda giudiziaria che vede il governatore Stefano Bonaccini iscritto nel registro degli indagati per la vicenda di Jolanda di Savoia, non può esimerci da alcune considerazioni. Pur augurandoci che la vicenda giudiziaria possa avere un epilogo positivo per i protagonisti, invitiamo il Partito democratico e Bonaccini a raccogliere l’insegnamento che emerge da queste brutte pagine di fine campagna elettorale: sia lui che i dirigenti del suo partito facciano un bagno di umiltà e dismettano quei panni che trasudano un senso di onnipotenza figlio di decenni di governo del territorio. Il tempo dell’arroganza è finito, è venuto il momento che il Pd cominci a lavorare per il bene di tutti i cittadini a prescindere dalla loro appartenenza politica. Ci auguriamo che queste indagini li richiamino al rispetto dei cittadini e, a questo punto, forse anche della legge”. Così il capogruppo della Lega ER, Matteo Rancan, sulla notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per abuso d’ufficio del governatore della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

“Amministrando a simpatie, non si fa il bene dei cittadini. Per la Lega la politica è una cosa diversa: non temiamo il confronto sulle idee e sui progetti, e non festeggiamo se qualche avversario viene indagato. Tuttavia ora si faccia tutta la chiarezza che gli emiliani meritano” aggiunge il senatore Andrea Ostellari, commissario del partito in Emilia.

Interpellanza in merito alla potatura degli alberi di via della Rondine a Marrara.

Da: Mauro Vignolo, Consigliere Comunale PD

Premesso che
• Nelle scorse settimane una società incaricata da Ferrara Tua era impegnata in operazioni di
potatura in località Marrara;
• In via della Rondine a Marrara sono presenti alte alberature, e che i residenti ci hanno
segnalato che i rami di questi alberi stanno causando “danni ai tetti delle abitazioni”;

Considerato che
• Evidenziata questa situazione agli addetti alla potatura, questi si sono detti impossibilitati a
intervenire, per motivi organizzativi ed economici.

Si chiede, quindi, al Sindaco e all’Assessore competente
• Se sia a conoscenza della situazione, quali siano i motivi che hanno portato a effettuare una
potatura parziale e se e con quali tempistiche e modalità si intenda riprogrammare
l’intervento in via della Rondine a Marrara.

Bondeno, migranti Bihac: il consiglio comunale monitora la situazione al confine con l’UE

Da: Simone Saletti, Sindaco di Bondeno

BONDENO. MIGRANTI BIHAC: IL CONSIGLIO COMUNALE MONITORA LA SITUAZIONE AL CONFINE CON L’UE E DISCUTE DEL GEMELLAGGIO CON LA CITTÀ BOSNIACA

Il sindaco di Bondeno, Simone Saletti: «Ho scritto a Bihac, ma al momento nessuno ha risposto. Dobbiamo aprire una seria discussione per valutare se sia il caso di mantenere attivo il gemellaggio. La Bosnia prende i soldi dell’Unione e non li usa nel modo corretto, e peraltro le immagini testimoniano violenze e abusi anche su donne e bambini. Rilevo una forte retromarcia politica e culturale da parte del governo bosniaco»

Il Consiglio comunale di ieri sera ha visto l’aggiunta in extremis di un punto all’ordine del giorno. Si tratta della situazione dei migranti in Bosnia, i quali da tempo vengono vessati dalle autorità locali e costretti a una sopravvivenza grama, fatta di violenze e di notti all’addiaccio, all’aperto o in costruzioni di fortuna. Il sindaco di Bondeno, Simone Saletti, ha da subito voluto vederci chiaro, e nelle scorse settimane ha scritto una lettera al sindaco di Bihac, città con cui Bondeno è gemellata da quarant’anni e oggetto della cronaca sui migranti.
«Al momento non abbiamo ancora ricevuto risposta – sono le parole di Saletti -. Da parte nostra, abbiamo chiesto una rendicontazione degli avvenimenti e le future intenzioni politiche dell’amministrazione locale».
Invece, il capogruppo di Pd-Bondeno in Testa, Tommaso Corradi, ha chiesto espressamente di valutare azioni di solidarietà.
«Siamo convinti che azioni di solidarietà risulterebbero del tutto improduttive, per numerose ragioni – ha risposto il sindaco –. In primis: la questione migratoria internazionale è una competenza europea; l’Europa, in questi ultimi due anni, ha aiutato fin troppo la Bosnia-Erzegovina, fornendole 13,8 milioni di euro dal 2018. Soltanto dall’inizio della pandemia, invece, l’Unione Europea ha dato al governo di Sarajevo 8 milioni di euro».
Il focus del sindaco si sposta quindi sulla situazione dei migranti: «Tutti questi soldi dove vanno a finire? Di certo non nella cura dei migranti, dal momento che numerosi report evidenziano come questi siano costantemente oggetto di violenze e abusi, perpetuati anche nei confronti di donne e bambini. La soluzione dunque – conclude Saletti – deve trovarsi altrove: propongo di iniziare una seria e matura fase di discussione riguardante il gemellaggio con la città di Bihac, che dal 1982 ad oggi ha decisamente visto modificarsi la propria condizione sociale e il proprio modus operandi della politica. Un conto è non volere i migranti all’interno del proprio territorio, ben altro è fare deliberatamente violenza sulle persone e intanto intascarsi i soldi dell’Unione Europea». Una discussione che potrebbe quindi culminare con la recessione dal gemellaggio, è quanto sostiene Saletti: «Quello che sto constatando è una forte retromarcia sia politica sia culturale della Bosnia. Teniamo monitorata la situazione, attendiamo una risposta, e valutiamo insieme quali azioni si possano intraprendere congiuntamente. Al momento ho avuto modo di percepire i bosniaci più attenti alla questione Covid che a quella migratoria».

Covid-19, ristori per bar e ristoranti: boom di domande in Camera di Commercio per il bando voluto dalla regione Emilia-Romagna

Da: Andrea Migliari, Camera di Commercio Ferrara

Contributi a fondo perduto fino a un massimo di 3.000 euro. Circa 2.000 le imprese ferraresi potenzialmente interessate

COVID-19, RISTORI PER BAR E RISTORANTI: BOOM DI DOMANDE IN CAMERA DI COMMERCIO PER IL BANDO VOLUTO DALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

C’è tempo fino alle ore 10.00 di mercoledì 17 febbraio

Sono 401 le domande presentate alla Camera di commercio, in una sola settimana, dalle imprese ferraresi per ottenere i ristori a bar e ristoranti voluti dalla Regione Emilia-Romagna per far fronte ai pesanti effetti generati dalla pandemia. Più di 21milioni di euro le risorse stanziate dalla Regione, risorse che, per la prima volta, grazie ad una intesa tra Regione ed Unioncamere Emilia-Romagna, sono gestite dalle Camere di commercio competenti per i rispettivi territori.

Per le imprese (2.000 quelle ferraresi potenzialmente interessate), che esercitano l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande in virtù di idoneo titolo autorizzativo, c’è tempo fino alle ore 10.00 di mercoledì 17 febbraio per presentare domanda ed ottenere un contributo a fondo perduto fino a un massimo di 3.000 euro.

Beneficiarie dei contributi – ricorda la Camera di commercio – sono le imprese aventi qualsiasi forma giuridica con codice ATECO primario 56.10.11 o 56.3, regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese in data antecedente all’1 novembre 2020. Esse devono risultare attive alla data di apertura del bando, non devono avere cessato l’attività alla data del provvedimento di liquidazione del contributo e devono avere almeno un’unità locale aperta al pubblico in Emilia-Romagna. Tra i requisiti, quello di aver avuto un calo del fatturato medio, nel periodo ricompreso tra l’1 novembre 2020 e il 31 dicembre 2020, pari o superiore al 20% rispetto allo stesso periodo del 2019 ovvero, a prescindere dal fatturato, siano state attivate nel periodo dall’1 gennaio 2020 all’1 novembre 2020.

Tutte le domande considerate ammissibili e in possesso di DURC regolare (il documento che attesta la regolarità dei pagamenti agli enti INPS, INAIL e Cassa edile per la repressione del lavoro nero e delle irregolarità assicurative e contributive), avranno diritto al contributo, che varierà a seconda del numero delle domande ammesse.

Le domande di contributo devono essere presentate esclusivamente per via telematica, attraverso la piattaforma RESTART (https://restart.infocamere.it), il cui accesso può essere effettuato tramite identità digitale SPID oppure tramite Carta Nazionale dei Servizi (CNS) con PIN dispositivo. Non sono ammesse domande presentate con altre modalità.

Il bando è pubblicato sul sito della Camera di commercio, www.fe.camcom.it, insieme a tutte le informazioni necessarie e i contatti per eventuali chiarimenti.

DI MERCOLEDI’
27 gennaio 2021: giornata della memoria

Di mercoledì cade in questo 2021 la giornata della memoria. Ai primi di gennaio scrivo diligentemente sul nuovo calendario da appendere in cucina le date notevoli, che vanno rispettate nel nuovo anno. Scrivo le ricorrenze familiari, a partire dai compleanni di chi non c’è più, fino a quelli dei più piccoli, i due nipotini così pieni di futuro. Scrivo le date di qualche visita medica già fissata, o incontri programmati con gli amici, pochi in verità in tempo di Covid. La giornata del 27 gennaio non ha bisogno di essere scritta, è un riferimento fisso e ineludibile. Da insegnante l’ho onorata con le attività da fare a scuola insieme ai ragazzi, come le maratone di lettura che occupavano tutta la mattina nell’atrio grande della scuola. Bisognava iscriversi per tempo per non restare esclusi, si cercavano testi e immagini da condividere. Alcuni si schermivano, ma la più parte degli studenti voleva leggere davanti agli altri anche solo poche righe.

Quest’anno da neopensionata rileggo alcuni testi su cui ho già lavorato, col gusto di ricordare il già fatto e di lasciare altri segni a matita sulle pagine, di impadronirmi di alcuni frammenti in totale libertà di movimento,  senza la bussola della didattica.

Apro Vanadio, il penultimo dei racconti compresi nella raccolta Il sistema periodico uscita nel 1975. Herr Müller risponde cortesemente che una piccola dose di vanadio può facilitare la reazione chimica sperata per le vernici, perché riescano di buona qualità. La sua lettera è la prima di una serie con cui risponde a un chimico italiano di lunga esperienza, persona cortese a sua volta e dotata di grande competenza. Il suo nome è Primo Levi. Ha cominciato lui lo scambio epistolare per segnalare che sembra difettosa una partita di resina fatta venire dalla Germania, dalla prestigiosa fabbrica in cui Herr Müller lavora.

Dalla risposta che ha ricevuto, Levi si accorge che il suo corrispondente tedesco fa un errore di ortografia, scrive Naptylamin anziché Naphthylamin. Anche quel Doktor Müller che veniva spesso a fare ispezione al laboratorio chimico del lager aveva questo vezzo. Era un borghese, dall’aspetto corpulento e autorevole, che controllava il lavoro fatto da Primo e dagli altri due prigionieri specialisti in chimica.

Nelle lettere che seguono avviene lo svelamento: da un ‘pt’ sbagliato esplode la memoria del passato, che in Primo è rimasta intatta, “di una precisione patologica”. Primo manda a Herr Müller il suo libro sul lager, Se questo è un uomo; chiede se Müller conosceva allora gli “impianti” di Auschwitz: non può non andare a fondo nel dialogo che si è riaperto dopo tanti anni – siamo nel 1967 –  “con uno di quelli di laggiù, che avevano disposto di noi, che non ci avevano guardati negli occhi, come se noi non avessimo avuto occhi”.

Nella sua risposta il tedesco dice di deplorare i fatti di Auschwitz, dice di esserci stato per poco tempo e di essersi occupato solo dell’attività del laboratorio. Si è riletto le annotazioni prese a quel tempo e vorrebbe incontrare Primo, di cui ha mantenuto un ricordo speciale. A Primo aveva procurato allora un paio di scarpe, e ora dice di avere provato empatia per lui durante le brevi visite in lager.

Trascrivo le parole di Levi, insostituibili: “Forse, in buona fede, si era costruito un passato di comodo…Durante il suo breve soggiorno ad Auschwitz ‘non era mai venuto a conoscenza di alcun elemento che sembrasse inteso all’uccisione degli ebrei’. Paradossale, offensivo, ma non da escludersi: a quel tempo, presso la maggioranza silenziosa tedesca, era tecnica comune cercare di sapere quante meno cose fosse possibile, e perciò non porre domande… Müller continuava dunque, nel momento in cui scriveva, a non avere ‘keine Ahnung’, a non rendersi conto”.

Quando Primo si accinge a rispondergli, è pieno di perplessità e intende scrivere che non vuole incontrarlo. Può provare rispetto per lui, perché in fondo ha condannato il nazismo, seppure timidamente, non ha cercato giustificazioni, ma non può amarlo né desiderare di rivederlo. Nessuna redenzione dal passato, nessuna distorsione. Il racconto si chiude con la notizia della morte improvvisa del Dottor Lothar Müller, che pone fine a qualunque iniziativa di incontro tra i due.

Dalla raccolta La notte sul mondo (Auschwitz dopo Auschwitz) del mio caro amico Roberto Dall’Olio leggo la poesia dedicata ad Anne Frank, alcuni versi sono particolarmente belli: “non si poteva camminare/nel tuo nascondiglio/se non nelle ore stabilite/la stessa tua casa/oggi calcata da tante scarpe/da tante gambe volti lingue/e folla che omaggio ti reca/avessi tu avuta questa libertà/tenera e dovuta”. La poesia si riferisce al nascondiglio, in cui Anne e la sua famiglia sono stati rifugiati per 761 giorni nel centro di Amsterdam, tra il luglio del 1942 e l’agosto del 1944.

La stanza, in cui Anne ha trascorso il tempo della sua scrittura e dove si è formato il suo celebre Diario, l’ho vista ricostruita in un bellissimo documentario trasmesso da Rai1 sabato scorso, per la regia di Anna Migotto e Sabina Fedeli: Anne Frank. Vite parallele. Dentro la stanza si muove l’attrice Helen Mirren, che ora osserva le pareti e le suppellettili, ora siede e prende tra le mani il diario a scacchi rossi di Anne. Legge le pagine della adolescente che è divenuta il simbolo della Shoah. Intanto si incrociano a questa altre storie di donne che hanno vissuto la deportazione nel lager nazisti, ma sono sopravvissute. Quando appaiono sul video si rivelano anziane donne dall’aspetto curato. Sono i ricordi che liberano guardando la cinepresa a tradire un passato straziante, che non è normale e non è umano. Come è stata la loro vita dopo il lager? Dopo una faticosa rielaborazione del passato, dei sensi di colpa per essere rimaste in vita, si sono poste come testimoni instancabili della shoah. Non ne ricordo il nome, ma ho negli occhi la camminata lenta di una di loro, che ogni settimana fa visita al campo di Terezin. Mentre varca l’ingresso principale vacilla lievemente e si appoggia allo stipite prima di riprendere a muoversi, ha 93 anni e indossa un cappotto pesante contro il gelo di questi mesi invernali. Credo che così facendo compia ancora oggi, così vecchia e stanca, il dovere di ricordare e far ricordare ciò che è stato.

Un breve flash dai telegiornali visti in queste settimane mi riporta la figura di Liliana Segre, che a 90 anni occupa la sua poltrona in Senato. Ha affrontato un lungo viaggio in treno per essere presente e per sostenere col suo voto e col suo profondo senso civico il Governo in questa fase delicata e confusa. La bella faccia di Sami Modiano è comparsa domenica sera su Rai3 durante una intervista a Walter Veltroni, che ha scritto la storia di questo “bambino che tornò da Auschwitz” dal titolo Tana libera tutti appena uscito presso Feltrinelli.

Segre e Modiano sono qui. Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se fosse sopravvissuta al lager di Bergen-Belsen, dove invece morì nel febbraio del 1945? Il documentario su di lei e sulle altre cinque sopravvissute pone questa domanda. Una tra le risposte possibili, forse la migliore risposta viene da Katarina, una adolescente di oggi, che nel filmato percorre a ritroso le tappe di quella storia di morte, incontra le testimoni della Shoah e finalmente approda ad Amsterdam alla casa di Anne, alla stanza dove Helen Mirren ha finito la lettura del diario ed esce lasciandole il posto. Scrivere un proprio diario di viaggio attraverso hashtag e sms, entrare nella stanza di Anne Frank è un bel modo di ricordarla.

Anche i ragazzi che Roberto Dall’Olio ha accompagnato al campo di Auschwitz hanno fatto un lungo viaggio; dalle parole finali della prima poesia della raccolta, Auschwitz la prima volta, comprendo che è stato soprattutto un viaggio dentro loro stessi: “schnell schnell juden /siamo in fila/per visitare l’inferno/perché tutto questo? Perché/questo epocale inverno?”

I testi a cui faccio riferimento nel testo sono:

  • Primo Levi, Il sistema periodico, Einaudi, 1975
  • Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, 1958
  • Roberto Dall’Olio, La notte sul mondo (Auschwitz dopo Auschwitz), Mobydick, 2011
  • Walter Veltroni, Tana libera tutti, Feltrinelli, 2021

 

In copertina: particolare di Le foglie cadute di Menashe Kadishman, in mostra permanente al Museo Ebraico di Berlino.

Per leggere gli altri articoli e indizi letterari della rubrica di Roberta Barbieri clicca [Qui]

La giornata della memoria al Rita Levi Montalcini di Argenta e Portomaggiore

Da: prof.ssa Alessandra Ferlini – addetta stampa IIS RL Montalcini

Sono diverse le iniziative che l’Istituto Montalcini ha messo in atto per il 27 gennaio, ovvero il giorno della memoria.
Tali iniziative per l’indirizzo tecnico tecnologico di Portomaggiore sono state portate avanti dalla docente Annika Cavedagna e hanno riguardato la visione commentata di interviste ai sopravvissuti della Ferrara ebraica; un dibattito  in classe tra testimoni e negazionisti sia della  Shoah sia del Covid per culminare con una lezione-dibattito sull’origine dell’odio ebraico con analisi dei testi “La banalità del male” di Hannah Arendt e  “La banalità del bene” di Enrico Deaglio.
Per quanto concerne le iniziative del Liceo di Argenta, le iniziative coordinate dalla docente Barbara De Maria, si apriranno con un collegamento con il Teatro comunale di Ferrara, durante il quale Moni Ovadia e Corrado Augias spiegheranno l’importanza della memoria collettiva, mentre nel laboratorio di chimica si terrá una maratona di lettura di studenti e docenti di alcuni brani tratti da “Sistema periodico” di Primo Levi, il tutto sfocerà nella realizzazione di alcune locandine sulla Shoah da parte degli studenti.
All’indirizzo professionale, infine, alcune lezioni saranno  coordinate dai docenti Francesca Bergamini, Alessandra Ferlini, Pietro Galvani, Veronica Mazzanti e avranno come tematica il concetto di libertà intesa come diritto sancito nel nostro testo costituzionale, ma anche come valore fondante e fondamentale da salvaguardare e preservare quotidianamente.


Si partirá dagli accadimenti del periodo fascista e nazista sfociati con la giornata del 27 gennaio 1945, nella quale il campo di Auschwitz ha aperto i propri cancelli per rendere liberi i propri internati, quei pochi rimasti purtroppo.
Ed ecco che questa tematica approderá all’attualità con l’analisi dei casi  di Giulio Regeni e Patrick Zaki, situazioni per le  quali anche Amnesty International chiede aiuto e supporto, che hanno visto la privazione della  libertà in nome di qualcosa di crudele e ingiusto.
Tutti gli studenti, i genitori, i docenti, gli assistenti amministrativi, i collaboratori scolastici, la presidente di AVIS Argenta Annamaria Toschi,  il Dirigente scolastico prof. Diego Nicola Pelliccia, che é sempre partecipe ed al fianco del proprio Istituto in queste importanti giornate di celebrazione,  hanno voluto creare un enorme collage con le foto di tutti, che trasmettesse un messaggio di speranza avvolto da un filo spinato e da una rosa, quale simbolo di buon auspicio per un futuro nel quale ognuno di noi dovrebbe avere la possibilità di esprimere il proprio pensiero in modo libero e spontaneo.
Questo enorme puzzle di facce verrá condiviso da tutti i membri del Montalcini sui propri social, cellulari ecc… al fine di coltivare, sollecitare e nutrire  in ognuno di noi la memoria quale “vaccino” prezioso contro l’indifferenza.

Sommersione
L’inferno interiore nell’ultimo romanzo di Sandro Frizziero

Il vecchio pescatore odia gli altri e tutta l’isola odia lui. Non ha nome questo vecchio vocato al disprezzo, allo scontro, alla disarmonia col mondo. Il suo mondo è l’isola dove si è consumata la sua vita tra botte alla moglie, lavoro e misantropia. Sommersione di Sandro Frizziero, Fazi editore, è un racconto a tu per tu con un uomo senza nome di cui la voce narrante conosce le bassezze e i dolori. Ambientato in un’isola della laguna veneta, Sommersione è la storia di un pescatore narrata tra ricordo e presente: l’esistenza disperata, sola, per certi versi abbietta di quest’uomo, è oggi il serbatoio che contiene tutto ciò che la vita è stata: “ce lo costruiamo da noi l’Inferno”, e l’Inferno “è in questa terra, non ci sono dubbi, l’isola ne è una sorta di succursale, una filiale dell’Ade per gente di mare”.
La sommersione è, per il vecchio, un’onda di istinti e rabbia che non ha mai lasciato spazio a tenerezza e amore, “il diavolo ce l’hai proprio in corpo e con il diavolo ti tocca conviverci”, mai una tregua, soprattutto verso la moglie Cinzia, offesa, tradita, accantonata.
La sommersione è il “pensiero malefico” che lo perseguita da sempre, ogni giorno rispunta a tormentarlo, è il ricordo di un fatto atroce, accaduto in gioventù, che ha generato una responsabilità poi diventata colpa, il punto più basso da cui il vecchio non riesce a riscattarsi. Il pescatore si guarda allo specchio: “sei invecchiato male, questa è la verità” gli dice l’immagine riflessa, ha paura della fine, sa che non c’è differenza fra uomini e animali in questo.
Sommersione è un libro dove gli elementi primari acqua, terra, fuoco e cielo sono il perimetro della vita di un uomo senza più conciliazione né consolazione, il quale, come atto di libertà, sceglierà il ritorno a uno di essi.
Sandro Frizziero presenterà Sommersione il 4 febbraio alle 21, in diretta sulla pagina facebook del Microfestival delle storie e di Ferraraitalia. Dialoga con l’autore Riccarda Dalbuoni.

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