Giorno: 23 Febbraio 2021

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna, 23 febbraio

 

L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su più di 35mila tamponi effettuati 1.588 nuovi positivi (4,5%). Oltre 1.300 guariti. Vaccinazioni: più di 339mila dosi somministrate

Il 94% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 39,6 anni. 25 decessi. Online il Report settimanale sull’andamento dell’epidemia in regione, con i contagi in ambito scolastico: 2.786 nuovi casi fra bambini e studenti-alunni dai servizi 0-3 anni alle superiori e 392 nuovi casi fra docenti e altro personale

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 249.429 casi di positività, 1.588 in più rispetto a ieri, su un totale di 35.010 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è del 4,5%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa prima fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dagli 85 anni in su (dal 1^ marzo prenotazioni aperte anche per quelle dagli 80 agli 84 anni).

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 339.381 dosi; sul totale, 130.954 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.
Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 598 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 395 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 560 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.
L’età media dei nuovi positivi di oggi è 39,6 anni.

Sugli 598 asintomatici313 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing25 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione,10 con gli screening sierologici7 tramite i test pre-ricovero. Per 243 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.
La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 580 nuovi casi, seguita da Modena (327); poi Reggio Emilia (118), Rimini (97) e Piacenza (93); quindi Cesena (82), Ravenna (79), Imola (78), Ferrara (51)Forlì (45) e infine Parma (38).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Il Report settimanale sull’andamento dell’epidemia in regione è disponibile al link https://bit.ly/3dMENaa e contiene anche i dati di contagio in ambito scolastico. In particolare, i dati sono relativi a tutti i contagi che, sul territorio regionale, hanno interessato, a partire dal 14 settembre 2020, inizio delle scuole, fino al 21 febbraio 2021, rispettivamente studenti/alunni e docenti/operatori scolastici di servizi educativi 0-3 anni, scuole per l’infanzia, scuole primarie di I grado, scuole secondarie di I e II grado. Oltre al numero assoluto, è anche indicata la percentuale dei casi positivi rispetto a tutti i casi di positività registrati in Emilia-Romagna nello stesso periodo. Infine, una tabella fotografa la situazione contagi in ambito scolastico nel periodo 7-21 febbraio 2021, nel quale si sono registrati 2.786 nuovi casi fra bambini e studenti/alunni dai servizi 0-3 anni alle superiori e 392 nuovi casi fra docenti e personale scolastico.
Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 18.082 tamponi molecolari, per un totale di 3.310.327. A questi si aggiungono anche 16.928 tamponi rapidi e 876 test sierologici.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guaritesono 1.339 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 202.311.

casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 36.725 (+224 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 34.486 (+193), il 94% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 25 nuovi decessi: 3 a Piacenza (una donna di 95 anni e 2 uomini, di 81 e 89 anni); 1 a Parma (una donna di 96 anni); 4 nella provincia di Reggio Emilia (2 donne, di 83 e 92 anni, e 2 uomini di 80 e 94 anni); 4 nella provincia di Modena (2 donne, di 86 e 90 anni, e 2 uomini, di 77 e 79 anni); 1 nella provincia di Bologna (un uomo di 87 anni); 6 nel ferrarese (4 donne, rispettivamente di 79, 90, 91 e 95 anni, e 2 uomini di 70 e 80 anni); 3 in provincia di Ravenna (2 donne, di 85 e 87 anni, e un uomo di 81); 1 in provincia di Forlì-Cesena (un uomo di 83 anni); 2 nel riminese (una donna di 80 anni e un uomo di 70).
In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 10.393.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 196 (+2 rispetto a ieri), 2.043 quelli negli altri reparti Covid (+29).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 9 a Piacenza (-2 rispetto a ieri), 11 a Parma (+1),17 a Reggio Emilia (numero invariato rispetto a ieri), 44 a Modena (+invariato), 55 a Bologna (-1),15 a Imola (+2), 19 a Ferrara (+1), 4 a Ravenna (+1), 2 a Forlì (invariato), 6 a Cesena (invariato) e 14 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi:19.695 a Piacenza (+93 rispetto a ieri, di cui 61 sintomatici),17.165 a Parma (+38, di cui 30 sintomatici), 32.034 a Reggio Emilia (+118, di cui 70 sintomatici), 43.605 a Modena (+327, di cui 219 sintomatici), 50.822 a Bologna (+580, di cui 359 sintomatici), 8.719 casi a Imola (+78, di cui 48 sintomatici), 14.456 a Ferrara (+51, di cui 24 sintomatici), 18.675 a Ravenna (+79, di cui 40 sintomatici), 9.458 a Forlì (+45, di cui 33 sintomatici), 11.271 a Cesena (+82, di cui 58 sintomatici) e 23.529 a Rimini (+97, di cui 48 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, sono stati eliminati 15 casi, positivi al test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare.

Cannabis: solidarietà a Walter De Benedetto

 

da: Leonardo Fiorentini, Segretario di Forum Droghe

Ieri ad Arezzo si è consumata l’ennesima barbarie di una legge criminogena, quella sulle droghe. Walter De Benedetto, affetto da anni da una gravissima forma di artrite reumatoide, è stato costretto a presentarsi in Tribunale per rispondere dell’accusa di coltivazione di cannabis. Un malato, che si coltiva una sostanza che gli è prescritta, ma che non riesce ad ottenere nella quantità sufficiente, portato davanti ad un giudice per una condotta che più di un anno fa la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato di non rilevanza penale. Una condotta, quella della coltivazione di cannabis per uso personale, che non provoca vittime e che ha l’unico effetto di permettere a chi la usa di affrancarsi dal mercato illegale smettendo di finanziare le narcomafie. Purtroppo Walter non è il solo, basta guardare le pagine dei nostri giornali locali, che spesso riportano arresti e denunce di giovani e meno giovani coltivatori per uso personale.

Esprimo a Walter De Benedetto la mia solidarietà e il ringraziamento per aver messo al servizio di tutti la sua battaglia personale. Insieme al processo contro Walter riparte il digiuno di dialogo lanciato dal sito di Fuoriluogo.it, sospeso durante la crisi di Governo ma che nei mesi scorsi ha coinvolto più di 300 persone. Oggi è il mio turno di digiuno, a sostegno della lotta di Walter e per ribadire le nostre richieste al Governo e al Parlamento.

Nello specifico chiediamo al Ministro della Salute Speranza di potenziare la produzione nazionale di cannabis terapeutica, facilitandone la prescrizione e l’utilizzo in linea con la decisione dello scorso dicembre dell’ONU che ne ha riconosciuto il valore terapeutico sottraendola al regime di maggior controllo previsto dalla tabella IV della Convenzione Unica del 1961. E poi chiediamo al Parlamento di darsi una sveglia ed affrontare il tema della decriminalizzazione e regolamentazione legale della cannabis a partire dalle proposte di iniziativa popolare e parlamentare depositate in questi anni, alcune peraltro già in discussione in commissione.

Il caso di Walter è un paradossale esempio di come il proibizionismo faccia più danni di quanti prodotti dalle sostanze che vorrebbe controllare. Dopo 60 anni di fallimenti della war on drugs, 31 anni dopo la legge Jervolino-Vassalli e a 15 anni dall’approvazione della Fini-Giovanardi è tempo di cambiare rotta.

Firenze, 23 febbraio 2021

COVID. Sindacati: grande successo del presidio unitario dei lavoratori dello spettacolo

Da:  Slc Cgil. Fistel Cisl, Uilcom Uil Emilia-Romagna

 

COVID. Presidio unitario a un anno dalla chiusura di cinema, teatri e luoghi culturali. “Non bastano più ristori, ammortizzatori sociali e il divieto di licenziamento. Occorre un rilancio degli investimenti pubblici e il rinnovo dei contratti nazionali”

Ha avuto grande riscontro l’iniziativa di oggi di CGIL CISL UIL con i lavoratori dello spettacolo, del cinema e della produzione culturale. Nonostante ripetuti attacchi hacker, i lavoratori hanno portato a termine il loro presidio, inizialmente previsto in presenza in piazza Pasolini e poi necessariamente trasferito su piattaforma Zoom. L’iniziativa si collegava a tante altre analoghe svolte in tutta la penisola per ricordare che un anno fa iniziava un periodo buio per la cultura e per lo spettacolo.
Non possiamo che essere contenti del fatto che il ministro Dario Franceschini abbia detto che cinema e teatri sono luoghi sicuri e che l’Italia deve essere la prima a riaprirli. Bene, ma chiediamo che si faccia presto, perché  non basta più quello che è stato fatto sinora a far sopravvivere questo settore e chi ci lavora.

Non bastano più i ristori né in quantità né in durata, non basta più la Cassa/Fis in deroga Covid e non basta più nemmeno il divieto di licenziamento, perché migliaia di lavoratori in regione hanno comunque già perso il loro posto di lavoro perché a tempo determinato, stagionali o intermittenti.
Perciò occorre un rilancio degli investimenti pubblici con nuove regole per la distribuzione di questi contributi, con vincoli più forti affinché i contributi pubblici siano legati al rispetto dei CCNL di lavoro del settore. I CCNL devono essere rinnovati, a partire da quello delle Fondazioni Lirico Sinfoniche che è bloccato da 15 anni: le Fondazioni sono motori di produzione culturale che creano lavoro indotto, ma perché possano svolgere questo ruolo, hanno bisogno di riemergere dall’oscurità dove sono stati sospinti da decenni di indifferenza verso queste nostre eccellenze; hanno bisogno di stabilizzazioni dei precari storici, hanno bisogno di un organico adeguato, anche recuperando i corpi di ballo. Se vogliamo far rispettare contratti e tutele secondo noi c’è bisogno di un ruolo più forte  dell’Osservatorio sulla cultura regionale, c’è bisogno di un accordo di protocollo per le buone pratiche, c’è bisogno di una percorso di certificazione della qualità sociale di chi opera a qualunque titolo nella cultura. Perché non basta più curare nella emergenza, bisogna progettare il futuro, un futuro in cui la dignità dei lavoratori dello spettacolo sia dignità per TUTTI. 

proposta di iniziativa popolare contro la diffusione di messaggi fascisti: si firma anche a Copparo

 

Da: Cgil Ferrara

Anche a Copparo è partita, nelle scorse settimane, la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare avviata dal Comune di Stazzema ‘Norme contro la propaganda e diffusione di messaggi inneggianti a fascismo e nazismo e la vendita e produzione di oggetti con simboli fascisti e nazisti‘.
I cittadini di Copparo che desiderino firmare per la proposta di legge possono prendere un appuntamento telefonando all’Ufficio Elettorale del Comune di Copparo (0532 864603).
Inoltre, su iniziativa del Coordinamento Donne SPI CGIL – Lega di Copparo e Ro, sarà posto nella piazza di Copparo un banchetto apposito per raccogliere le firme dei residenti, nei tre sabati consecutivi: 27 febbraio, 6 e 13 marzo 2021, dalle 9,00 alle 12,00.
Il sindacato SPI CGIL invita tutti i cittadini che hanno a cuore la difesa della democrazia e la lotta – sempre attuale – contro il nazi-fascismo, a recarsi a firmare o ad approfittare dei 3 appuntamenti per contribuire, con la propria firma, a raggiungere (ancora meglio, a superare) entro il 31 marzo la soglia delle 50.000 firme, necessaria a portare la proposta in Parlamento.

Il difetto di fabbrica

 

Nel Secolo Breve qualcuno era convintissimo che, seguendo Cristo o Marx (ebrei entrambi), si poteva superare il Sistema Capitalista e abitare un mondo diverso e migliore. Dopo i noti, tragici e fallimentari tentativi, nel 1989 il Capitalismo e il suo Pensiero Unico conquistarono l’intero orbe terraqueo, compresi i partiti di quella che continuiamo, per pigrizia, a chiamare Sinistra.
Cosi, nel Secolo presente – tranne sparuti gruppi di resistenti, delusi e (assai spesso) depressi – nessun partito, sindacato o movimento si sogna più di proporre la fatidica “fuoruscita dal Capitalismo”. Perché oltre le Colonne d’Ercole ci sarebbe il vuoto. O il baratro. Chissà se è vero: Zingaretti o chi per lui dovrebbero salire su una barchetta, prendere il largo, fiutare il vento, alzare il naso verso l’orizzonte: non sarà la Terra Promessa, ma qualcosa di meglio laggiù deve esserci per forza.
Purtroppo il nostro orizzonte domestico, la nostra classe politica, non sembra contare esploratori o capitani coraggiosi. Per molti il neo-neo-neo-capitalismo, se non “il migliore dei mondi possibili”, è comunque l’unico a nostra disposizione. Per altri, i riformisti di casa nostra, si tratterebbe solo di apportare qualche piccolo correttivo socialmente utile.
Nessuno dice la vera verità: che il capitalismo, vecchio o nuovo che sia, è un motore straordinario, il più potente mai inventato, ma ha un difetto di fabbrica. Ineliminabile. Te ne accorgi solo quando vai a votare e capisci che il tuo voto non conta niente. Quando perdi il lavoro. Quando provi a chiedere un prestito in banca.

“Il capitalismo non può essere democratico.”
Fabrizio de Andrè

ELOGIO DEL PRESENTE
Il virus della solitudine

 

In questo lungo anno che abbiamo alle spalle abbiamo tutti sperimentato la fatica della solitudine. La solitudine può far male anche sul piano fisico. Da questa considerazione scaturiscono le iniziative che in diverse aree del mondo hanno costruito presidi per fronteggiare il problema. La solitudine è spesso un’epidemia nascosta che può colpirci in momenti di fragilità, quando si cambiano le proprie abitudini, ci si trasferisce in una nuova città o si affronta una separazione. Sentirsi soli può aumentare le probabilità di ammalarsi e di ridurre la capacità di combattere le infezioni virali.

Le persone sole possono anche sovraccaricare il sistema sanitario, facendo più ricorso all’assistenza. La politica di tagli alle politiche assistenziali e della salute non producono più equità ma emarginazione. Il danno della solitudine è difficile da curare. La solitudine non è solo un problema per le persone anziane, ma anche per le giovani generazioni, che pur legate ai dispositivi multimediali, hanno una scarsa coesione emotiva.

E in Italia? Secondo Eurostat, un italiano su otto si sente solo perché non ha nessuno a cui chiedere aiuto, non ha un amico, né un familiare con cui sfogarsi. I dati si riferiscono al 2015: il 13,2% degli italiani sopra i 16 anni sostiene di non avere una persona a cui chiedere aiuto, l’11,9% non ha qualcuno con cui parlare dei propri problemi. Dunque, la solitudine non colpisce solo gli anziani, anzi nessuna età è immune ad essa. Una recente indagine sulla popolazione dai 16 anni in su dell’UE segnala che il 6% della popolazione dell’UE non ha nessuno a cui possa chiedere aiuto in caso di bisogno.

La solitudine sta rapidamente diventando uno dei problemi sociali più importanti e insidiosi. Le conseguenze sono pesantissime per il benessere psicofisico di chi ne soffre. È stato dimostrato che l’isolamento sociale ha un effetto dannoso alla salute quanto l’obesità e il fumo di 15 sigarette al giorno. La solitudine è infatti associata alla riduzione dell’aspettativa di vita, problemi cardiaci e demenza senile. Di solitudine, insomma, si muore.

Cambiamenti demografici, tecnologia, inurbamento, famiglie e comunità che si allontanano geograficamente ed emotivamente, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere il problema dell’isolamento sociale sempre più diffuso. Nel Regno Unito oltre 1,2 milioni di persone soffre di solitudine cronica Nella fascia di età tra 18 e 34 anni si riscontra la quota più alta di chi dichiara di patire per un senso di isolamento.
Gli italiani avvertono sempre di più il peso della solitudine, un sentimento capace di depotenziare il capitale sociale. L’epidemia acuisce la sensazione di isolamento.

Dopo mesi di lockdown più o meno totale, di misure di distanziamento, di raccomandazioni a non frequentare troppe persone, a limitare gli spostamenti, a ridurre al minimo le occasioni di incontro, psicoterapeuti discutono le conseguenze della cosiddetta ‘Covid fatigue’ e del ribaltamento della vita quotidiana. Per mesi, gran parte delle persone non ha visto che i propri partner, forse qualche familiare più stretto, il resto è stato affidato a videochiamate e altri canali di comunicazione. Adesso uno studio del Massachusetts Institute of Technology di Boston spiega che l’isolamento e la solitudine provate in questi mesi condividono una base neurale col desiderio di cibo che proviamo quando abbiamo fame. Inoltre diverse ricerche hanno associato la solitudine a un maggior declino cognitivo e a un più rapido deterioramento dello stato di salute. Uno studio appena pubblicato su JNeurosci, mostra che la solitudine ‘altera’ il cervello, modificandone le connessioni e la rappresentazione delle relazioni.

Un lavoro, pubblicato nel 2017 sulla Psychological Science Agenda, ha mostrato che la solitudine è tipicamente associata a depressione, declino cognitivo e maggior rischio di insorgenza di demenza e ipotizzando che possa essere collegata a una disfunzione nei circuiti di ricompensa del cervello.

Negli ultimi tempi, quando il lockdown ha imposto un regime di solitudine forzata, la comunità scientifica ha esplorato ulteriormente il tema. A marzo un’équipe di scienziati del Massachusetts Institute of Technology, che la solitudine da quarantena scatena nel cervello una sorta di astinenza simile a quella provocata dalla fame.
Mantenere le relazioni in questi lunghi mesi di Covid farà bene alla nostra salute.

Per leggere tutti gli articoli di Elogio del presente, la rubrica di Maura Franchi, clicca [Qui]

Homeworking

 

di Riccardo Francaviglia

Le mie vignette non si occupano, se non occasionalmente, di satira politica, sarebbe come sparare sulla croce rossa. Preferisco sfottere me stesso e con me i miei amici e alla fine tutti noi, la ‘gente comune’, accendendo un faretto che ne illumini le contraddizioni, le paure, le goffaggini e perché no anche le qualità. I protagonisti sono sgargianti individui che non sembrano appartenere al nostro mondo, forse vivono in un mondo variopinto o più probabilmente i loro colori accesi spiccano in un mondo all-white; un avatar del nostro contesto quotidiano, dove ciascuno di loro assomiglia a tutti e non assomiglia a nessuno. In fondo diverte l’idea di identificarsi con sagome fluo col naso a pera, ma voglio credere che anche questo può contribuire a guardarsi “da fuori” per sorridere e riflettere su ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.
Riccardo Francaviglia

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