Giorno: 12 Marzo 2021

A 10 ANNI DALLA GUERRA: La Grande Fame della Siria

 

Da: Ufficio stampa Azione contro la Fame – Italia

SIRIA, IL RAPPORTO DI AZIONE CONTRO LA FAME A 10 ANNI DAL CONFLITTO. SEI PERSONE SU DIECI FATICANO A SFAMARSI, LE DONNE DECISIVE PER LA FINE DELLA CRISI

  • 13,4 milioni di persone (tre su quattro) necessitano di assistenza umanitaria (+20% rispetto al 2020)
  • Il prezzo dei generi alimentari di base è aumentato del 250% nell’ultimo anno
  • Azione contro la Fame, una delle poche organizzazioni internazionali che sin dall’inizio del conflitto ha potuto lavorare in Siria, accende i riflettori sulla spirale di la violenza generata dalla fame e chiede soluzioni durature per garantire acqua, sostenere l’agricoltura e favorire l’occupazione

 Damasco / Milano, 11 marzo 2021 – 13,4 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari; il doppio rispetto al dato del 2011. 9,3 milioni vivono una condizione di insicurezza alimentare. Altri 2,2 milioni ne sono già a rischio. Il prezzo dei generi alimentari di base (riso, pane, grano, lenticchie, zucchero e olio) è aumentato del 250%. 6,1 milioni di persone sono sfollate e in cinque milioni di sono fuggiti dal Paese. Più del 90% dei rifugiati si trova nei Paesi vicini (Turchia, Libano, Giordania, Iraq).

È la fotografia di dieci anni di conflitto in Siria. Una crisi che ha generato fame e malnutrizione.
“Molte persone hanno ridotto il numero di pasti al giorno, hanno acquistato cibo a credito o hanno venduto il proprio bestiame e averi pur di sfamarsi. Si tratta di un fenomeno ormai consolidato nel Paese, soprattutto a Idlib e Aleppo, nel nord-ovest. Una circostanza che evidenzia gli stretti legami tra guerra e fame”, ha dichiarato, da Damasco, Nasr Muflahi, direttore nazionale di Azione contro la Fame in Siria. Con la moneta siriana che crolla e l’inflazione che aumenta, la popolazione, esausta dopo dieci anni di conflitto, sta sviluppando meccanismi di sopravvivenza estremi. “Sempre più bambini abbandonano la scuola pur di andare a lavorare; assistiamo, inoltre, a un pericoloso aumento dei matrimoni precoci”, ha aggiunto Muflahi.

Al momento, l’accesso al cibo è citato dalla popolazione come il bisogno numero uno, seguito dall’occupazione, dai mezzi di sussistenza e dalla necessità di un alloggio. La carenza di carburante nel Paese sta aggravando notevolmente la situazione umanitaria: “I costi di funzionamento delle macchine agricole stanno diventando inaccessibili per molti agricoltori e i lavoratori occasionali sono costretti a ridurre le ore di lavoro”.

Le donne siriane, decisive per il futuro del paese
“La fine alla crisi siriana sarà possibile solo con la piena e attiva inclusione e partecipazione delle donne colpite dalla fame e dal conflitto, la cui resilienza e determinazione continua a prosperare nonostante dieci anni di guerra e gli innumerevoli rischi che continuano ad affrontare. Hanno perso i loro cari e i loro mezzi di sussistenza e non si arrendono. Assumono il ruolo di capofamiglia, trovano il modo di lavorare, di disporre di un reddito e, allo stesso tempo, di prendersi cura delle proprie famiglie. La conclusione della crisi avverrà solo quando saranno messe al centro dei processi partecipativi”, ha affermato Eiman Zarrug, componente del team di Azione contro la Fame in Siria.

Nonostante ciò, l’anemia tra le donne e la malnutrizione delle future mamme è una delle questioni che preoccupano maggiormente Azione contro la Fame“Più di mezzo milione di donne incinte non hanno accesso a servizi sanitari adeguati e l’anemia dovuta alla mancanza di micronutrienti avrà un grande impatto sullo stato di salute dei loro bambini alla nascita. Molte di queste conseguenze saranno irreversibili, limitando ai piccoli la loro capacità di apprendimento e la loro crescita fisica”, spiega Chiara Saccardi, responsabile geografica di Azione contro la Fame per la Siria. “Oltre al matrimonio precoce, le donne hanno sofferto dell’aumento della violenza domestica e delle molestie sessuali che si moltiplicano in modo esponenziale nei contesti di conflitto”.

È ora di promuovere soluzioni durature
I bisogni del Paese, oggi, sono radicalmente diversi rispetto a quelli di dieci anni fa. Per Azione contro la Fame è giunto il momento di finanziare programmi a medio termine per ripristinare le reti idriche, le scuole e gli ospedali e, soprattutto, di concentrarsi su soluzioni per produrre cibo, senza abbandonare gli aiuti immediati in regime di emergenza. “La distribuzione di acqua con autocisterne o di razioni alimentari non può più rappresentare la soluzione. Non è sostenibile né dignitoso per le persone dopo dieci anni. È il momento di affrontare la rinascita di un Paese stremato dalla guerra, facilitando il rientro, in sicurezza, dei quasi cinque milioni di rifugiati nei Paesi vicini e degli oltre sei milioni di sfollati interni”, ha concluso Simone Garroni, direttore generale di Azione contro la Fame.

Azione contro la Fame, in Siria dal 2008
L’organizzazione opera in Siria dal 2008 con un team di 140 professionisti umanitari. Il nostro aiuto raggiunge 2,3 milioni di persone in 14 governatorati ed è stato fondamentale sin dall’inizio del conflitto per garantire acqua potabile alla popolazione più colpita. Abbiamo provveduto ai mezzi di sussistenza, distribuito aiuti alimentari, promosso programmi di sostegno psicologico e alloggi. Azione contro la Fame è una delle poche realtà che ha potuto lavorare in Siria dall’inizio del conflitto.

Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale leader nella lotta contro le cause e le conseguenze della fame. Da 40 anni, in circa 50 Paesi, salva la vita di bambini malnutriti, assicura alle famiglie acqua potabile, cibo, cure mediche e formazione, consentendo a intere comunità di vivere libere dalla fame: www.azionecontrolafame.it

INTERNAZIONALE FERRARA: 2 appuntamenti a Marzo
Focus Siria e Consumi consapevoli 

da: Ufficio stampa Internazionale Ferrara

Internazionale a Ferrara – Edizione straordinaria: Focus Siria e Consumi consapevoli 

Continua, con la nuova formula digitale, Internazionale a Ferrara. Nell’appuntamento di marzo un approfondimento sulla guerra in Siria a 10 anni dalla prima rivolta, un’inchiesta sulle migranti sfruttate in agricoltura e un dibattito sul mito del consumatore verde. Ancora una volta in diretta streaming.

In diretta streaming
A dieci anni di conflitto (a partire dalla rivolta di marzo 2011) la Siria appare drammaticamente trasformata. Secondo l’Unhcr, circa 5,6 milioni di profughi hanno lasciato il Paese, mentre vi sono altri 6,7 milioni di sfollati sul suolo nazionale. Sebbene il regime del presidente Bashar al-Assad abbia ripreso il controllo di gran parte del territorio, il paese è politicamente ed economicamente frammentato. Eppure la tragedia di questa guerra sembra ormai rimossa dall’immaginario collettivo. Intanto, in Occidente, si rafforza il mito del consumatore verde, ma cosa si nasconde dietro questa definizione? E come evitare che quello che mangiamo sia prodotto dallo sfruttamento dei migranti nella raccolta? Torna per approfondire ancora una volta i grandi temi d’attualità, Internazionale a Ferrara. Appuntamento sabato 13 e domenica 14 marzo in diretta streaming sul canale Facebook del settimanale con il festival di giornalismo organizzato dalla rivista diretta da Giovanni De Mauro in collaborazione con il Comune di Ferrara. Un format nuovo per “un festival ponte” che vedrà un appuntamento al mese fino a maggio. Una modalità diversa pensata per conciliare il rispetto delle limitazioni imposte dalle norme anti-covid con il desiderio di mantenere saldo il rapporto con la città e con il pubblico che negli anni ha partecipato alla manifestazione. Tutte le indicazioni per seguire il panel si trovano sul sito www.internazionale.it/festival.

Siria, 10 anni dopo
Mezzo milione di morti, dodici milioni di profughi e sfollati e un’economia in pezzi. Dopo dieci anni di guerra, la Siria vive una situazione di estrema incertezza. Sabato 13 marzo alle 18, il festival propone un’analisi delle forze attualmente in campo e delle prospettive per il futuro del paese. In “Una guerra senza vincitori” si confronteranno Yara Bader, giornalista siriana e attivista per i diritti umani, che attualmente dirige il Centro siriano indipendente per i media e la libertà di espressione (fondato a Damasco nel 2004); Zaina Erhaim, giornalista e attivista femminista; Ziad Majed, politologo e professore universitario franco-libanese –  francese. Introduce e modera Francesca Gnetti, Internazionale.

Consumi consapevoli e fragole d’inverno
Quale il rapporto tra consumo critico e attivismo ambientalista? Quale l’importanza di azioni politiche concrete a sostegno del Pianeta e di chi lo abita? Si discuterà di acquisti consapevoli e responsabilità individuali nel panel “Il mito del consumatore verde”, domenica 14 marzo, ore 18, realizzato in collaborazione con Alce Nero. Al centro del dibattito ci sarà l’ambiente, in relazione alle responsabilità individuali, collettive e politiche. Si partirà da un articolo del giornalista olandese Jaap Tielbeke, di denuncia nei confronti di alcune delle aziende meno green al mondo, che, per spostare il focus sulla responsabilità individuale, si sono fatte portavoce di campagne di comunicazione rivolte ai consumatori e alle loro coscienze. Il confronto verterà su quale sia il peso delle azioni e delle scelte individuali rispetto a quelle di aziende e paesi interi. Al dibattito parteciperanno Rossella Muroni, parlamentare ed ex presidente di Legambiente, Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini, Leo Hickman, giornalista specializzato in cambiamento climatico, ex editorialista del Guardian, Jaap Tielbeke, giornalista olandese del settimanale De Groene Amsterdammer, moderati e condotti da Micaela Cappellini, giornalista per Il Sole 24 Ore. L’appuntamento sarà preceduto da un approfondimento sul libro di Chadia Arab, Fragole (Luiss University Press, 2020). La geografa e ricercatrice francese di origine marocchina, esperta di flussi migratori e discriminazioni di genere, ha condotto un’approfondita ricerca sui lavoratori invisibili per la politica e per i consumatori ma essenziali nella filiera che porta nei supermercati e nelle nostre case frutta e ortaggi a basso prezzo. Chadia Arab ha seguito in particolare il percorso delle braccianti – scelte per le loro condizioni economiche e sociali precarie al fine di fornire una forza lavoro non sindacalizzata e pronta a lasciare il paese al termine della stagione – per realizzare un’analisi attuale e necessaria sulla dignità del lavoro e sull’emancipazione femminile. In Le donne invisibili della migrazione stagionale, domenica 14 marzo ore 16, Chaid Arab sarà intervistata da Annalisa Camilli,

Internazionale. Un festival per tutti
L’incontro in streaming sarà in italiano e inglese, con traduzione simultanea, gratuito e senza bisogno di iscrizione. Dopo il live resterà disponibile sul sito di Internazionale. Tutte le indicazioni per seguire gli appuntamenti di febbraio sono disponibili sul sito di Internazionale:  www.internazionale.it/festival

Internazionale a Ferrara è promosso da Internazionale, Comune di Ferrara, Ferrara Arte, Regione Emilia Romagna, Università degli studi di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale, Ferrara feel the festival, Comune di Portomaggiore, Arci Ferrara, Assessorato alla cultura nell’ambito del Progetto Polimero promosso da Arci Emilia-Romagna e Associazione IF. Il Festival è reso possibile dalla collaborazione di Medici Senza Frontiere, charitypartner, e della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, grazie a Unipol Gruppo, Fondazione Unipolis, Legacoop, con il sostegno di Alce Nero, Camera di Commercio di Ferrara, Le Stagioni d’Italia e Bonifiche Ferraresi, Università LUISS Guido Carli, Coop Alleanza 3.0, Cidas, Banca Etica, Etica Sgr, Laboratori Aperti e Ex Teatro Verdi, CGIL. Con la main mediapartnership di Rai e la media partnership di Radio3, RaiNews24, RaiCultura, tgR Emilia Romagna, Radio Radicale e @stoleggendo

NEI 13 NEGOZI COOP DI FERRARA L’INIZIATIVA “MI BATTE FORTE IL TUO CUORE” DELLA FONDAZIONE SANT’ORSOLA

 

Da. Ufficio stampa Coop Alleanza

Al via l’impegno di Coop Alleanza 3.0 per il progetto con cui dotare il Policlinico bolognese di un innovativo strumento per i trapianti cardiaci.
I soci potranno sostenere l’iniziativa con l’acquisto dei prodotti Coop della linea Benesì.

Dal 15 marzo arriva nelle 13 Coop di Ferrara e provincia e in quelle di tutta l’Emilia-Romagna “Mi batte forte il tuo cuore” il progetto della Fondazione Policlinico Sant’Orsola sostenuto da Coop Alleanza 3.0 per acquistare uno strumento innovativo per aumentare il numero di trapianti cardiaci, alzando ancora di più il livello dei trapianti all’interno del Policlinico bolognese.

“Organ care system”: una macchina innovativa per aumentare il numero dei trapianti

Il Sant’Orsola è infatti l’unico ospedale a eseguire i trapianti di cuore in Emilia-Romagna e, con una media di 28 trapianti all’anno, è il centro che garantisce la più alta sopravvivenza post-intervento in Italia (80% dopo 5 anni, contro la media nazionale del 73%).

Negli ultimi dieci anni la diminuzione degli incidenti stradali e l’età media dei donatori più elevata hanno ridotto del 30% in tutta Italia il numero degli organi disponibili per il trapianto di cuore: per questo motivo la lista d’attesa regionale conta così quasi 60 persone che aspettano, a volte anche per oltre due anni, un nuovo cuore. Per ridurla, esiste una possibilità concreta che passa per una soluzione high-tech, dotare l’ospedale di “Organ care system”, una macchina innovativa, altamente tecnologica e informatizzata, che permette di aumentare il numero di trapianti di cuore: tramite un meccanismo di perfusione extra corporea infatti permette di mantenere il cuore caldo e battente fino a 8 ore dopo il prelievo dell’organo. In questo modo il cuore non si danneggia e può essere trapiantato in sicurezza anche se proviene da un donatore più anziano; inoltre ulteriori vantaggi sono l’affrontare con maggiore tranquillità gli interventi di lunga durata e le maggiori possibilità di trasferimento dell’organo da un ospedale all’altro. La macchina, infine, permette di monitorare tutti i parametri emodinamici e metabolici dell’organo e ricondizionarli, offrendo così le maggiori garanzie di riuscita dell’intervento.

Coop Alleanza 3.0 a fianco della Fondazione Policlinico Sant’Orsola

Il costo per far approdare l’apparecchio al Sant’Orsola è di 274.500 euro: Coop Alleanza 3.0 si impegna a contribuire con la cifra di 50.000 euro, attraverso l’1% della vendita della linea Bene.sì Coop – prodotti per esigenze alimentari specifiche, con ingredienti funzionali e free from –nell’ambito di “Per tutti per te Coop”, il nuovo programma solidale di Coop Alleanza 3.0. Infatti, con “Per tutti per te Coop” l’1% del valore degli acquisti dei soci dei prodotti della gamma Bene.sì sarà destinato a iniziative inerenti all’alimentazione e salute con il sostegno alla ricerca e promozione di stili di vita sani.

Inoltre, in tutti i 13 negozi della Cooperativa nel Ferrarese saranno evidenziati con apposita comunicazione i prodotti a marchio Coop scelti come “prodotti che fanno bene al cuore”.
In un momento in cui, a causa dell’emergenza, chi era fragile lo è ancora di più, questo progetto – afferma Giacomo Faldella, presidente della Fondazione Policlinico Sant’Orsola – acquista un significato ancora più alto. Insieme faremo fare un passo avanti ai trapianti che, grazie alla qualità dei medici e della sanità pubblica, già sono un’eccellenza a Bologna. E lo faremo portando al Sant’Orsola una macchina che è un vero e proprio ponte tra chi dona e chi ha bisogno di quel dono per continuare a vivere”.
 “Il sostegno di Coop Alleanza 3.0 al progetto Mi batte forte il tuo cuore e alla Fondazione Policlinico Sant’Orsola è uno dei tanti modi con cui la Cooperativa si prende cura delle comunità” dichiara Mario Cifiello, presidente di Coop Alleanza 3.0 Coop vuole e deve dare il proprio contributo a questo progetto consapevole che la cooperazione di consumo non debba distribuire solo merci e prodotti, ma anche risposte adeguate coinvolgendo attivamente i soci. Infatti, l’innovazione in campo medico e sanitario è un tassello fondamentale del benessere della comunità. Per raggiungere questo obiettivo ogni singolo contributo è importante. Il contributo singolo per noi è da intendersi sempre in senso collettivo, tenendo quindi presente il significato più profondo della parola cooperare, ossia operare con altri per il conseguimento di uno scopo comune”.

Infine, stili di vita salutari, scelte alimentari sane ed equilibrate e approfondimenti sul progetto saranno i temi di alcuni webinar a cura di Fondazione Policlinico Sant’Orsola; inoltre attraverso le pagine Facebook della Fondazione e di Coop Alleanza 3.0 si potrà essere aggiornati sull’iniziativa.Approfondimenti sulla campagna sono disponibili al link all.coop/mibatteforteiltuocuore.

CONTRO VERSO
L’educazione delle fanciulle

Mi è capitato di parlare con alcuni uomini che avevano ucciso la moglie, la madre dei loro bambini. Questo signore era arrivato a tanto con una sicura e pesante influenza della cultura d’origine e ancora non riusciva a riconoscere quello che aveva fatto. Gli sembrava di avere agito secondo le migliori intenzioni… religiosamente.

L’educazione delle fanciulle

Mi diceva un cugino:
“Vuoi una moglie educata?
Per andarci vicino
dai una bella lisciata”.

Continuava un fratello:
“La vuoi proprio educare?
So che è un duro fardello
ma la devi frustare”.

E perfino mio padre
venne qui da lontano:
“Ti ricordi tua madre?
Non star lì, mani in mano!”

Poi i giornali, la gente,
han trovato da dire
perché effettivamente
l’ho dovuta finire.

Mi sembrava un motivo
d’esser molto orgoglioso.
Sì, lo ammetto, dicevo:
“Come son religioso!”.

Avrò fatto la gioia
della comunità
ma so adesso la noia
di restarmene qua

a pensare ogni giorno
che ho sciupato la vita
(ma ho ancora un ritorno,
per lei è proprio finita).

Se il buon Dio approvava
che io fossi deciso
sarà mio o di mia moglie
il suo bel paradiso?

Se il buon Dio concordava
che io fossi violento
perché tutto mi aggrava
e non sono contento?

Ma non posso pensare
d’aver sbagliato tutto…
Devo ancora iniziare
a comprenderlo, il lutto.

Per alcuni uomini picchiare la moglie è un modo per soddisfare le attese della comunità. Dimostrano così di essere veri uomini. Assumono un atteggiamento risentito se vengono fermati, adirati di non poter “educare la moglie secondo i propri metodi”.

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna: 12 marzo 2021.

 

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su oltre 47mila tamponi, 3.477 nuovi positivi, di cui 1.392 asintomatici.1.457 i guariti. Vaccinazioni: oltre 556mila dosi somministrate.

Il 94,3% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 42,7 anni. 35 decessi.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 293.400 casi di positività, 3.477 in più rispetto a ieri, su un totale di 47.160 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, il numero più alto da inizio pandemia. La percentuale dei nuovi positivi sui tamponi fatti da ieri è del 7,4%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dagli 85 anni in su; proseguono le prenotazioni per quelle dagli 80 agli 84 anni, iniziate il 1^ marzo. Poi il personale scolastico e universitario e le forze dell’ordine.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 556.354 dosi; sul totale, 177.068 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 1.392 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 643 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 1.100 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42,7 anni.

Sui 1.392 asintomatici, 667 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 105 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 56 con gli screening sierologici, 26 tramite i test pre-ricovero. Per 538 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 1.015 nuovi casi, seguita da Modena (514) e Rimini(430); poi Reggio Emilia (298), Ravenna (274), Parma (256), quindi Ferrara (188) e Cesena (156). Seguono le province di Forlì (140), Piacenza (107) e Imola (99).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 24.194 tamponi molecolari, per un totale di 3.646.581. A questi si aggiungono anche 341 test sierologici e 22.966 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.457 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 219.789.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 62.617 (+1.985 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 59.070 (+1.940), il 94,3% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 35 nuovi decessi: 3 a Piacenza (una donna di 84 anni e due uomini di 76 e 84 anni); 8 nella provincia di Modena (cinque donne – rispettivamente di 80, 83, 87, 94 e 103 anni – e tre uomini, di 50, 80 e 89 anni); 13 nella provincia di Bologna (quattro donne di 76, 79, 87 e 93 anni, e nove uomini di 60, 69, 73, 82, 84, 85, 87, 94 e 96 anni); 2 nella provincia di Ferrara (entrambi uomini, di 56 e 65 anni); 2 nella provincia di Ravenna (una donna di 74 e un uomo di 83 anni); 7 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 77 anni e sei uomini di 67, 75, due di 78, 81 e 82 anni). Nessun decesso nelle provincie di Parma, Reggio Emilia e Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 10.994.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 350 (+5 rispetto a ieri), 3.197 quelli negli altri reparti Covid (+40).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 10 a Piacenza (+1), 19 a Parma (numero invariato rispetto a ieri), 30 a Reggio Emilia (invariato), 73 a Modena (+4), 99 a Bologna (+1), 34 a Imola (-1), 33 a Ferrara (+1), 14 a Ravenna (-1), 4 a Forlì (invariato), 9 a Cesena (+1) e 25 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 20.758 a Piacenza (+107 rispetto a ieri, di cui 79 sintomatici), 19.810 a Parma(+256, di cui 127 sintomatici), 36.468 a Reggio Emilia (+298, di cui 185 sintomatici), 50.723 a Modena (+514, di cui 371 sintomatici), 62.607 a Bologna (+1.015, di cui 618 sintomatici), 10.445 casi a Imola (+99, di cui 54 sintomatici), 16.886 a Ferrara (+188, di cui 43 sintomatici), 22.483 a Ravenna (+274, di cui 151 sintomatici), 11.273 a Forlì (+140, di cui 105 sintomatici), 14.078 a Cesena (+156 , di cui 83 sintomatici) e 27.869 a Rimini (+430, di cui 269 sintomatici).

 

Appello della Regione al Governo per utilizzare i medici del lavoro per sostenere la campagna vaccinale all’interno delle imprese di tutti i settori.

 

Lavoro. Vaccinazioni, appello della Regione al Governo per utilizzare i medici del lavoro per somministrare i vaccini all’interno delle imprese e inserire tra le categorie prioritarie i trasfertisti internazionali. Colla: “Così si accelera la ripartenza, mettendo in sicurezza i lavoratori e dando una risposta alle aziende grandi e piccole, e non si perdono opportunità sui mercati esteri”.

L’assessore regionale ha inviato questa mattina una richiesta ai ministri della Salute Speranza, del Lavoro Orlando e dello Sviluppo economico Giorgetti.

Bologna – Utilizzare i medici del lavoro per sostenere la campagna vaccinale all’interno delle imprese di tutti i settori e dimensioni e inserire i lavoratori trasfertisti internazionali tra le categorie da vaccinare rapidamente.

Sono queste le questioni che la Regione Emilia-Romagna ha sottoposto, questa mattina, al Governo con una missiva dell’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla, inviata ai ministri della Salute, Roberto Speranza, del Lavoro, Andrea Orlando, e dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Questioni rilevanti per viale Aldo Moro nell’ottica di una decisa ed efficace a ripartenza post pandemia Covid-19 e poste all’attenzione del Governo anche sulla base di diverse sollecitazioni ricevute da imprese lavoratori.

La Regione chiede al Governo di valutare “la possibilità/opportunità di utilizzare i medici del lavoro a sostegno della campagna vaccinale al fine di avere una capillarità organizzativa”. Per Colla infatti “abbiamo bisogno di un provvedimento nazionale al cui interno ogni Regione possa poi muoversi secondo le proprie specificità gestionali. Dobbiamo fare in modo di avere, quando ci sarà piena disponibilità di vaccini, già un modello operativo approvato, così da non perdere tempo prezioso per far capire, convincere e organizzare, perché prepararci per tempo è la prima forma di prevenzione da mettere in campo”.

Altro tema è quello dei trasferisti internazionali ovvero i tecnici che rientrano dall’estero e che devono sottostare ad una quarantena di 14 giorni nonostante tre tamponi previsti per rientrare in Italia. “Questa procedura, se i trasferisti internazionali non verranno contemplati nella sfera dei vaccini al più presto, avrà -scrive l’assessore Colla– pesanti ripercussioni sia per quanto riguarda i lavoratori stessi, che devono attendere due settimane prima di potersi recare in Ambasciata ed ottenere il permesso per la successiva trasferta all’estero, sia per le aziende che devono sostenere i costi della quarantena e che rischiano di perdere commesse estere in tanti settori in cui l’Italia rappresenta un’eccellenza”.

 

piazza-savonarola-ferrara

Covid: Ristori per taxi e auto di noleggio con conducente, arriva il bonus regionale pari a 2 milioni di euro.

 

L’assessore Corsini: “Risposta necessaria per attutire i danni subiti da una delle categorie maggiormente penalizzate dalla crisi”.

Oltre 3.200 i possibili beneficiari in regione, tra titolari di licenze e Ncc per i mancati ricavi del 2020. Domande online dal 24 marzo al 4 maggio

Bologna – Operazione ristori, avanti con i taxi e le auto di noleggio con conducente.

La Regione Emilia-Romagna mette a disposizione 2 milioni di euro di risorse proprie per i titolari di licenza Taxi e autorizzazione di Ncc penalizzati dai mancati ricavi relativi all’anno 2020.

Una platea, quella interessata a questa misura, di oltre 3.200 persone che, per ottenere il bonus, dovranno fare richiesta attraverso il bando disponibile sul portale della Regione https://mobilita.regione.emilia-romagna.it/bandi/bandotaxincc2021 a partire dal 24 marzo e fino al 4 maggio. Il contributo consiste in una quota per ogni licenza-autorizzazione e sarà erogato direttamente dall’Amministrazione regionale sui conti correnti dei beneficiari.

I fondi sono previsti dalla legge regionale di Bilancio 2021 e fanno parte dei 40 milioni di euro stanziati dall’Emilia-Romagna per ristorare le attività e le imprese dei comparti alle prese con sospensioni o chiusure dovute alle restrizioni anti-Covid.

“Da una parte la volontà di sostenere economicamente chi è stato colpito dalle limitazioni di questi mesi, dall’altra la promessa di farlo il più velocemente possibile- afferma l’assessore regionale al Commercio, Andrea Corsini-. Sono due gli impegni prioritari che ci siamo presi per stare al fianco delle attività emiliano-romagnole in questo difficile periodo. Ora più che mai servono risposte concrete e rapide, dobbiamo essere nelle condizioni di resistere e prepararci ad agganciare la ripresa non appena sarà possibile”.

 

Blocco del lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca.

 

Covid. Blocco del lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca: a oggi in Emilia-Romagna non si sono osservate reazioni anomale.

Già sospeso su tutto il territorio regionale la somministrazione delle fiale provenienti dal lotto ABV2856. Ad oggi somministrate 11.907 dosi provenienti dal lotto.

Bologna – Sono 11.907 le dosi del vaccino AstraZeneca provenienti dal lotto ABV2856 scadenza 05/2021 – il cui utilizzo è stato sospeso oggi da Aifa per precauzione – che sono state utilizzate fino ad oggi in Emilia-Romagna.

Su un totale di 60.691 dosi di vaccino AstraZeneca somministrate in regione.

A oggi, precisa l’assessorato regionale alla Sanità, in Emilia-Romagna non si sono osservate reazioni anomale.

La decisione di Aifa, come è stato sottolineato dall’Agenzia stessa, è stata presa “a seguito della segnalazione di alcuni eventi avversi gravi, in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca anti COVID-19”. Aifa ha quindi deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di tale lotto su tutto il territorio nazionale e “si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’EMA, Agenzia del farmaco europea”.

Aifa ha inoltre chiarito che “al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi”.

 

OLTRE LE PAROLE
Raggiungere l’Infinito attraverso il nostro Finito

 

Ricordo che l’emozione dominante avvertita una volta tornato dalle lunghe vacanze in montagna, da bambino, era il fastidio per il rumore, in particolar modo quello del traffico.
Dopo pochi giorni, il mio orecchio si abituava al ritmo ordinario della vita di città e tutto era accettato come fine reale della vacanza estiva e ritorno alla normalità.
Ancora non potevo sapere che quella sarebbe stata una immagine che mi avrebbe aiutato nelle scelte fatte poi da adulto.
Quello stesso silenzio che da bambino ascoltavo così profondo solo sopra i duemila metri, lo avrei ritrovato da adulto, con mia grande sorpresa, dentro di me.

Amo le parole. Alcune sono sempre con me. Altre non le uso mai, proprio non le sopporto.
Una di quelle che mi hanno accompagnato fino a qui è assorto.
Essere assorto nel senso di tutto preso da, ma non in modo frenetico, anzi, al contrario, non dipendente dalle cose fuori, ma concentrato sull’interiorità.
Quando si è assorti quasi il mondo scompare con tutto il suo carrozzone variopinto, non si è più toccati da nulla, ma si sente via via l’allargarsi dello spazio del silenzio tutto intorno a noi.

Non vorrei essere frainteso.
Amo il chiasso di una classe di ragazzi durante l’intervallo a scuola, gli scherzi fatti tra amici, la musica ad altissimo volume di un concerto.Tirare tardi dopo una cena in vacanza è bellissimo!
Non sono fatto per la vita eremitica.
Voglio solo dire che non finisce lì.
Che il meglio deve ancora arrivare e che l’ho visto giungere davvero solo quando la giovinezza diventa ricordo.

Perché serve la stagionatura, proprio come per certi cibi o per un buon vino.
Serve avere visto soprattutto cosa è la fine.
Averla vista nel volto di una persona cara.
Quando il dolore strappa la pelle e gonfia gli occhi.
Quando si bestemmia contro il cielo. Quando sembra che il senso sia terminato.
È allora che un altro sguardo si posa sulle cose.
È la vera perdita della verginità, dove quella sessuale è solo la anticipazione inconscia di una perdita inaccettabile, tanto che deve essere ammantata di piacere per essere vissuta positivamente, anzi cercata.
Dopo, tutto cambia. Soprattutto la notte, tempo non  più solo dedicato ad un sonno ristoratore, ma anche quello della materializzazione dei propri fantasmi.
E cambiano le giornate.
Bisogna inventarlo un senso per alzarsi tutte le mattine.
Poi giorno dopo giorno, ma serve tempo, ecco che motivazioni e azioni diventano più lente perché ognuna ha bisogno di essere scelta, voluta, ben ponderata.
E alla sera ci si ritrova a ripensare quanto amore si è ricevuto e quanto dato.
E i conti non tornano mai.
Ma va bene così.

Nasce un piacere strano, prima sconosciuto, nel viaggiare dentro, a rimanere con sé stessi.
Solo cosi si possono riconoscere e mettere assieme i pezzi.
Solo così tornano i ricordi.
E i ricordi è necessario scriverli. Tutte le cose che non si scrivono si perdono.
Fortunato chi ha l’abitudine di tenere un diario. Ritroverà quando servirà il proprio tesoro intatto.

Non sopporto le etichette, figurarsi quando, per sminuirne il significato, viene appiccicato il cartellino di  tristezza a questo genere di considerazioni.
Tristezza è un’altra parola a me cara.
Tra i sentimenti, infatti, quello della tristezza è forse tra quelli più profondi, ma anche quello interpretato in modo maggiormente ambiguo.
Scrive Alessandro D’Avenia: “La tristezza è uno di quei sentieri sul crinale della vita, che spesso non vogliamo affrontare, perché la nostra cultura accetta solo il ‘positivo’ e ci priva così del coraggio per vincere la paura del ‘negativo’. Eppure la tristezza è un sentimento ‘positivo’, perché ci pone in condizione di guarire dal dolore che la genera: il nostro corpo si difende dalla malattia segnalandola proprio attraverso il sintomo di dolore. Noi invece vogliamo eliminare dalla vita tutto ciò che ci sembra ‘improduttivo’, come macchine da cui ci si attende sempre una performance ineccepibile. Ma noi siamo vivi e dobbiamo rivendicare il nostro diritto alla tristezza come vita ferita che cerca di guarire.”

La letteratura e la poesia quando arrivano ad essere sublimi, liriche, arrivano a comprendere la vera natura dell’uomo e toccano inevitabilmente la tristezza.
Ma questa consapevolezza non genera rassegnazione.
Pensiamo a Leopardi, un lottatore della vita che cerca la bellezza.
Pensiamo a Ungaretti e paradossalmente a Pavese.
Fa comodo tacciare in modo svalutativo la tristezza, per portare le persone a non pensare, a vivere alla superficie una vita a metà.
“È che la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani”, scrive Massimo Gramellini.
Si tocca la tristezza solo quando si va in profondità, quando ci si toglie la maschera.
Quando si avverte la solitudine.
Quando ci si accorge della sofferenza.
Di fronte a tali realtà non viene certo da ridere, ma può nascere l’impulso alla condivisione.
Tristezza è il sentimento che permette di avvicinarci all’altro, spinti dalla compassione verso di lui.
Avere lo stesso cuore. Tutto ciò non porta all’immobilità.
Anzi rimanere assorti nell’immergersi nella poesia, nella letteratura, nella contemplazione del bello, anche fisico, del corpo della propria donna per esempio, porta, dalla presa in carico del nostro limite, della nostra triste condizione comune, alla ricerca della vera nostra forza.
Quella forza che ci permette di rimanere umani, quando sentiamo nell’altro il bisogno della nostra presenza, unico modo per realizzare una aspirazione altrimenti inottenibile: raggiungere l’infinito attraverso il nostro essere finito.

Amore, arte e matematica

di Riccardo Francaviglia

I protagonisti delle vignette sono sgargianti individui che non sembrano appartenere al nostro mondo, forse vivono in un mondo variopinto o più probabilmente i loro colori accesi spiccano in un mondo all-white; un avatar del nostro contesto quotidiano, dove ciascuno di loro assomiglia a tutti e non assomiglia a nessuno. In fondo diverte l’idea di identificarsi con sagome fluo col naso a pera, ma voglio credere che anche questo può contribuire a guardarsi “da fuori” per sorridere e riflettere su ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.

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