Giorno: 15 Marzo 2021

“Pensare positivo” per Trump

Nel 2016, Oxford Dictionaries proclamò post-truth (“post-verità”) parola dell’anno; il termine infatti ebbe un boom a causa soprattutto di due eventi di quell’anno: la Brexit e le elezioni presidenziali statunitensi, che hanno visto Trump come vincitore. Oxford Dictionaries definisce “post-verità” in questo modo: «relazione o denotazione di circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emotività e al credo personale».
Secondo il sito di fact-checking Politifact, il 70% delle dichiarazioni di Trump in periodo elettorale è da ritenersi parzialmente o totalmente falso, e solo il 4% completamente vero. Trump ha spesso attaccato gli esperti, aderito a teorie del complotto e sostenuto tesi antiscientifiche. In un’intervista per il Time afferma: «ho predetto molte cose che hanno richiesto un po’ di tempo. […] Sono una persona molto istintiva, ma il mio istinto si rivela essere giusto». Sembra dire che il suo credere in qualcosa in qualche modo lo renda vero. E se afferma qualcosa di falso, cercherà un modo per confermare che esso sia vero.
Come durante un comizio dell’11 febbraio 2017: Trump fece un oscuro riferimento a «quello che è successo ieri in Svezia». Il popolo svedese rimase perplesso poiché, per quanto si sapeva, non era accaduto nulla. Poi si scoprì che Trump si riferiva ad una storia che aveva visto su Fox News sugli immigrati in Svezia, ma di fatto non era accaduto nessun incidente. Due giorni dopo la sua dichiarazione, forse come risultato dell’amplificazione di Trump della questione, scoppiarono delle rivolte in un quartiere di immigrati a Stoccolma. Nell’intervista al Time, Trump si prende il merito di aver avuto ragione: «Svezia. Faccio la dichiarazione, tutti danno di matto. Il giorno dopo hanno una rivolta massiccia, morte e problemi. […] Un giorno più tardi hanno avuto un tumulto terribile, terribile in Svezia, e si è visto cosa è successo». Ma ciò non significa che aveva ragione. La sommossa non era stata “ieri sera”, non era massiccia e non c’erano stati morti; ma secondo il presidente era «esattamente ciò di cui stavo parlando, avevo ragione su questo».
Questa fiducia nei propri poteri e capacità potrebbe essere ricondotta al suo interesse per una complessa filosofia conosciuta come New thought, Mental Science o “potere del pensiero positivo”. Il mentore di Trump è stato infatti l’uomo che ha reso popolare il “pensiero positivo”, ovvero il reverendo Norman Vincent Peale. Pubblicato per la prima volta nel 1952, il suo libro The Power of Positive Thinking riscosse un grande successo grazie ai suoi racconti su come ottenere il meglio dalla vita, ed è ancora oggi un caposaldo nel settore del self-help. Già da bambino, negli anni Cinquanta, Trump iniziò a frequentare i sermoni di Peale; è stato infatti per più di cinquant’anni un volto familiare nella comunità del Marble Collegiate Church di New York, di cui Peale era il pastore. Questa chiesa era un luogo di culto, ma anche una vetrina per gli imprenditori, l’alta società, i politici e la famiglia Trump.
Secondo Peale, è possibile raggiungere sia il successo spirituale sia quello materiale. Egli condensò gli insegnamenti del New thought in una semplice formula; oltre alla regola generale che prevedeva di tenere sempre a mente pensieri buoni, sani e orientati al successo, propose anche una strategia precisa composta da tre passaggi: “Preghierizzare”, “Visualizzare” e “Realizzare”. Per il reverendo, “Preghierizzare” significa avere costantemente in mente il problema e discuterne con Dio durante tutta la giornata. “Visualizzare” significa farsi un’immagine mentale del risultato desiderato, così da farlo sprofondare nell’inconscio e raggiungere la “Presenza” di Dio; visualizzare qualcosa di palesemente impossibile non serve, è di aiuto invece raffigurarsi qualcosa che Dio approverebbe. L’ultimo passaggio, “Realizzare”, avviene in maniera imperscrutabile; bisogna agire considerando ciò che hai affermato e visualizzato come vero: verrà da sé.
Trump apprese dal suo maestro il focalizzarsi sul successo e applicò a modo suo le lezioni ricevute. Senza modestia, ha sostenuto che Peale lo ritenesse «il suo miglior allievo di tutti i tempi». Il tycoon gli ha attribuito il merito di avergli insegnato a vincere pensando solo ai risultati migliori; come viene riportato nel libro Trump Revealed (Kranish e Fisher, 2016), egli afferma: «La mente è in grado di superare qualsiasi ostacolo. Non penso mai agli aspetti negativi».

Anche in Emilia-Romagna sono sospese in via precauzionale e temporanea le vaccinazioni con AstraZeneca contro il Covid19.

 

Vaccinazioni anti Covid. Anche in Emilia-Romagna sono sospese in via precauzionale e temporanea le vaccinazioni con AstraZeneca contro il Covid19. Decisione nazionale di Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. Donini: “Spero che arrivi presto una decisione definitiva per proseguire il piano vaccinale”.

L’Agenzia nazionale del farmaco ha disposto il divieto di somministrazione del vaccino AstraZeneca su tutto il territorio nazionale in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema, l’Ente europeo del farmaco.

Bologna – Su tutto il territorio nazionale è sospesa – in via del tutto precauzionale e temporanea – la somministrazione del vaccino AstraZeneca. Il provvedimento è stato deciso da Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, in attesa dei pronunciamenti dell’EMA, Agenzia europea per i medicinali, anche alla luce dei provvedimenti assunti da altri Paesi europei.

Pertanto, anche in Emilia-Romagna sono temporaneamente sospese le vaccinazioni con AstraZeneca.

“Mi auguro- ha commentato l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini– che il Governo e la comunità scientifica italiana e europea giungano al più presto ad una determinazione definitiva che garantisca la prosecuzione del piano vaccinale in modo efficace e nella massima sicurezza”.

 

La fine della casa

 

ROMA – Le riflessioni che seguono sono nate a margine del caso della piccola Antonella Sicomoro, la quale ha perduto la vita lo scorso 20 gennaio a dieci anni, in casa sua a Palermo, per le conseguenze di una sfida nella quale era stata coinvolta attraverso la frequentazione dei social.
Eventi come questo danno l’impressione, soprattutto a chi non è più giovanissimo, che si sia instaurato un nuovo ordine del possibile, purtroppo spaventoso. Ma è davvero così?

Che vi siano bambini vittime di giochi tra coetanei non è purtroppo una novità. Anche le case sono da sempre luoghi di oscuri pericoli per i più piccoli. Dove sarebbe, dunque, la discontinuità? Non sarà che, come facevano i nostri anziani apparendoci per questo tanto bizzarri, cominciamo a trovare il presente così solo perché lo osserviamo ormai da una certa lontananza?
La risposta che si vorrebbe qui argomentare è: no, la discontinuità c’è. E ha radici potenti e lontane.
Lontane quanto? Quanto l’inizio della trasformazione delle culture umane da nomadi a sedentarie. La sedentarizzazione, infatti, produce una nuova percezione dello spazio che si ridefinisce nei termini di interno alla sfera antropizzata (infield) e di esterno ad essa (outfield). Ovviamente, nel cuore dell’area interna c’è il villaggio e, nel villaggio, le abitazioni.

Inizia così, oltre diecimila anni fa, la lunga storia – architettonica e simbolica – della casa, attraverso la quale essa diventerà, molti secoli più tardi, espressione della coesione della famiglia come nucleo autonomo.
Questa qualificazione antropologica dello spazio della casa come luogo di intimità ‘inviolabile’ – come tra l’altro sancito dalla Costituzione – conduce al delinearsi della sua essenza come quella di un argine contrapposto alla potenza intrusiva del mondo. Di conseguenza, come quella di una dimensione, essenzialmente appropriata all’esistenza umana, di latenza sociale e, dunque, di agio esistenziale. In conclusione, come rileva Bachelard, dello spazio essenzialmente più poetico del nostro mondo.

Pochi anni dopo l’esplorazione di Bachelard (nel 1957) della casa come spazio poetico, Guy Debord pone in evidenza i tratti di fondo di un potente processo di trasformazione in atto nella nostra società: essa diviene società dello spettacolo. Ciò avviene quando la sfera dello ‘spettacolo esonda dalla sua collocazione tradizionale nel contesto della vita sociale e ne diviene la dimensione fondamentale: quella di un “rapporto sociale tra individui mediato dalle immagini”, sì che “la realtà sorge nello spettacolo”.
Questa inversione del rapporto genetico tra vita reale e spettacolo, naturalmente legata alla diffusione delle tecnologie, colonizza progressivamente gli spazi della nostra esistenza, in senso architettonico, fisico e ontologico, ovvero relativo alla determinazione di ciò che siamo e di ciò che è.
Debord (morto suicida nel 1993) aveva certamente presente l’insediamento fisico degli schermi televisivi – vere e proprie finestre sulla dimensione dello spettacolo – in ogni appartamento, e talvolta in ogni sua stanza. Si tratta, anche qui, di un vero e proprio capovolgimento delle prospettive abitative, nel quale lo sguardo umano viene radicalmente captato nella dimensione dello spettacolo, al punto che esso perde interesse per ciò che avviene nella sfera, ormai arcaica, del circostante.

Gli ultimi anni hanno portato una radicalizzazione del fenomeno, al punto che altre finestre si sono aperte direttamente sui nostri stessi corpi, in modo tale che l’intero intreccio delle relazioni sociali si riflette costantemente negli schermi degli smartphone.
Inoltre già da tempo è data a ciascuno di noi la possibilità di non essere, in questo capovolgimento delle dimensioni, soltanto “spettatori”, bensì di poter divenire in ogni istante detentori di un infinitesimale pixel dello schermo globale. È, appunto, la dimensione dei social e, in particolare, di quello sul quale si è perduta la piccola Antonella: Tik Tok.

Questo, naturalmente, non significa in alcun modo che la quotidianità colonizzi all’inverso la dimensione dello spettacolo, ripristinando in qualche modo un equilibrio. Al contrario: significa che non soltanto la quotidianità viene vissuta e misurata nella prospettiva della sua spettacolarità, ma anche che viene progettata in funzione di essa.
Nella percezione delle attività, dei luoghi, delle persone, insomma, le esigenze del far spettacolo di sé possono prevalere su quelle più proprie.

Quella dello spettacolo, diceva dunque Debord, è una nuova forma di società. Ma questa forma non si arresta affatto sulla soglia della nostra casa. Non rispetta minimamente il vincolo dell’intimità. Abita con noi le nostre stanze. Veste i nostri corpi.
Ecco, dunque, che paradossalmente godiamo ormai di maggiore intimità quando camminiamo per le strade che quando sediamo sul nostro divano. La ragione è presto detta: le strade sono un luogo di comunità, nel quale non possiamo non mantenere un cordone ombelicale con l’orizzonte arcaico della realtà e dei suoi accidenti; nelle nostre case, se aperte ormai solo sugli schermi-finestre, quel cordone ombelicale può finalmente essere radicalmente reciso.

È precisamente ciò che già da tempo si può constatare in alcuni di coloro che – per età, per condizioni fisiche o per altre ragioni – consumano perlopiù o esclusivamente il loro tempo tra le pareti domestiche. È, inoltre, una delle possibili prospettive dalle quali riconsiderare la fenomenologia del lockdown, che va colto anche come l’allestimento di una immensa platea forzata per la spettacolarizzazione della pandemia.

I nostri ‘appartamenti’, dunque, non sono più, in essenza, luoghi nei quali appartarci dalle costrizioni e dalle infestazioni della dimensione sociale, bensì dei contenitori nei quali quella dimensione, nella forma estrema dello spettacolo, si apparta con noi, ci assimila e ci aliena. Le ‘mura’ domestiche, lungi dall’essere ormai un argine alla violazione della nostra intimità, costituiscono la segreta nella quale essa viene definitivamente annichilita, ovvero estromessa dall’essere.

Nel chiuso di queste stanze, nessuna rete relazionale – compresa quella della famiglia –  ha essenzialmente diritto di intromettersi, di accompagnarci, di proteggerci, come evidentemente è accaduto nel tragico caso della piccola di Palermo.
È la fine della ‘casa’. Un mutamento epocale nel quale si compiono diecimila anni di storia.
Nei nuoviappartamenti, in coerenza con l’evoluzione della dimensione dello spettacolo, non soltanto siamo strutturalmente esposti alle sue liturgie, ma anche tenuti a esporci continuamente – grazie al pixel di schermo globale cui veniamo assegnati – allo sguardo osceno della dominazione che ci impone di imbellettarci, di sculettare, di fare simpaticamente il broncio o di stringerci, bambini, una cinta al collo.

Così sembra essersene andata la vita della piccola Antonella Sicomoro. Ma siamo solo all’inizio.

Attualmente Giuseppe Nuccitelli insegna filosofia e scienze umane nella scuola media superiore pubblica. Ha collaborato con Università, con Enti di Ricerca, con la RAI e con altri soggetti. È autore di varie pubblicazioni nell’orizzonte della filosofia e della linguistica educativa. È giornalista pubblicista.

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna: 15 marzo 2021.

 

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: 2.822 nuovi positivi, di cui 1.204 asintomatici. 1.023 i guariti. Vaccinazioni: oltre 596mila dosi somministrate.

Oltre 15.700 i tamponi effettuati. Il 94,4% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 41,4 anni. 61 decessi.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 302.148 casi di positività, 2.822 in più rispetto a ieri, su un totale di 15.767 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

La percentuale dei nuovi positivi sui tamponi fatti da ieri – del 17,9%, in linea con quella dello scorso lunedì – non è indicativa dell’andamento generale, poiché il numero di tamponi eseguiti la domenica è inferiore rispetto agli altri giorni. Inoltre, nei festivi soprattutto quelli molecolari vengono fatti soprattutto su casi per i quali spesso è atteso il risultato positivo.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dagli 85 anni in su; proseguono le prenotazioni per quelle dagli 80 agli 84 anni, iniziate il 1^ marzo. Poi il personale scolastico e universitario e le forze dell’ordine. Da oggi,lunedì 15 marzo, in tutta l’Emilia-Romagna sono aperte le prenotazioni per il vaccino dei cittadini dai 75 ai 79 anni (i nati dal 1942 al 1946). In partenza anche le chiamate delle Aziende sanitarie alle persone “estremamente vulnerabili”, cioè affette da patologie critiche.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 596.367 dosi; sul totale, 192.599 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 1.204 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 712 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 1.024 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 41,4 anni.

Sui 1.204 asintomatici, 733 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 45 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 9 con gli screening sierologici, 12 tramite i test pre-ricovero. Per 405casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 760 nuovi casi, seguita da Modena (575). Poi Rimini(338), Cesena (224), Ravenna (216); seguono Reggio Emilia (189), Ferrara (164), Forlì (125), Parma (120), Imola(73) e, infine, Piacenza (38).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 11.956 tamponi molecolari, per un totale di 3.699.201A questi si aggiungono 3.811 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.023 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 222.718.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 68.293 (+1.738 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 64.456 (+1.584), il 94,4% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 61 nuovi decessi: 1 in provincia di Piacenza (un uomo di 60 anni); 2 nel parmense (una donna di 83 anni e un uomo di 70); 7 a Reggio Emilia (2 donne, di 72 e 88 anni, e 5 uomini, rispettivamente di 74, 2 di 81, 91 e 94 anni); 8 nel modenese (2 donne, di 83 e 92 anni, e 6 uomini, rispettivamente di 52, 59, 67, 68, 79, 85 anni); 23 nella provincia di Bologna (11 donne – rispettivamente di 54, 2 di 81, 85, 86, 3 di 87, 88, 96, 106 anni – e 12 uomini, di 56, 59, 67, 68, 71, 76, 2 di 81, 82, 88, 91, 93 anni); 9 nella provincia di Ferrara (7 donne – rispettivamente di 73, 79, 82, 83, 88, 91, 96 anni – e 2 uomini, di 77 e 86 anni); 1 in provincia di Ravenna (una donna di 93 anni); 2 nella provincia di Forlì-Cesena (una donna di 92 anni e un uomo di 71 anni); 8 in provincia di Rimini (3 donne, di 83, 86 e 91 anni, e 5 uomini, rispettivamente di 63, 66, 74, 80, 85 anni).

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 11.137.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 373 (+9 rispetto a ieri), 3.464 quelli negli altri reparti Covid (+145).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 10 a Piacenza (numero invariato rispetto a ieri), 21 a Parma (+1), 33 a Reggio Emilia (+4), 78 a Modena (-3), 115 a Bologna (+7), 31 a Imola (-2), 32 a Ferrara(-1), 18 a Ravenna (+1), 5 a Forlì (+1), 7 a Cesena (+1) e 23 a Rimini (numero invariato rispetto a ieri).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 20.895 a Piacenza (+38 rispetto a ieri, di cui 26 sintomatici), 20.361 a Parma(+120, di cui 75 sintomatici), 37.202 a Reggio Emilia (+189, di cui 86 sintomatici), 52.257 a Modena (+575, di cui 404 sintomatici), 64.953 a Bologna (+760, di cui 406 sintomatici), 10.707 casi a Imola (+73, di cui 42 sintomatici), 17.404 a Ferrara (+164, di cui 31 sintomatici), 23.254 a Ravenna (+216, di cui 129 sintomatici), 11.721 a Forlì (+125, di cui 99 sintomatici), 14.627 a Cesena (+224, di cui 149 sintomatici) e 28.767 a Rimini (+338, di cui 171 sintomatici).

 

Ristori: Sostegno al sistema fieristico, appello della Regione al Governo affinché sblocchi rapidamente 408 milioni di euro già stanziati.

 

Colla: “Occorre intervenire subito, non possiamo permetterci di rimanere indietro rispetto agli altri Paesi europei appena il settore riprenderà quota”.

Sollecitato l’esecutivo Draghi a inserire nel Decreto legge Sostegni la misura per un settore che ha perso l’80% del fatturato. Missiva ai ministri dell’Economia e delle Finanze, Franco, degli Affari Esteri, Di Maio e dello Sviluppo economico, Giorgetti. “In ballo c’è un volano economico indispensabile per la ripartenza delle nostre città e del Paese”

Bologna – “È fondamentale che il Governo Draghi acceleri i tempi e inserisca nel prossimo Decreto legge Sostegni un provvedimento che sblocchi i 408 milioni già stanziati per il sistema fieristico”.

A chiederlo è la Regione Emilia-Romagna con l’assessore allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla che, in previsione dell’imminente discussione sul nuovo Decreto legge, ha scritto ai ministri dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, degli Affari esteri Luigi Di Maio e dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.

“È assolutamente necessario trovare un sistema per aiutare le nostre Fiere che a causa della pandemia hanno perso l’80% del fatturato, senza contare l’indotto a esse collegato. In Germania i nostri principali competitor riceveranno 642 milioni di euro a fondo perduto entro il 31 giugno- ricorda l’assessore Colla– perché il Governo federale tedesco ha chiesto a Bruxelles di riconoscere il Covid-19 come calamità naturale, evitando così di incorrere nella limitazione per gli aiuti di Stato. Adottiamo la stessa soluzione o troviamo un altro provvedimento dedicato per liberare dal vincolo del de minimis le risorse destinate alle nostre fiere internazionali- è l’appello di Colla- ma interveniamo subito, perché non possiamo permetterci di rimanere indietro appena il settore riprenderà dopo le vaccinazioni”.

“Le Fiere rappresentano una filiera internazionale di grande importanza per il territorio emiliano-romagnolo e per il Paese- aggiunge Colla-, grazie alla capacità di creare sviluppo e lavoro agendo da moltiplicatore di valore attraverso le relazioni con il mondo e la promozione delle eccellenze delle nostre filiere. Non dimentichiamo, inoltre, che alle Fiere è collegato il turismo, quindi tutto il settore dell’accoglienza, degli eventi, il terziario, i servizi. Per questo il settore fieristico internazionale sarà un volano economico indispensabile per la ripartenza”.

 

Ortofrutta, export in crescita nel 2020 (+5,8%), 264 milioni in più.

 

Balzo del saldo positivo (+90,4%) a 664 milioni. Import in calo.

Marco Salvi: “Saldo commerciale in forte ripresa. Le nostre imprese pronte per la sfida della Farm2Fork: il Recovery Plan occasione da non perdere, ma serve un approccio pragmatico e non ideologico”.

Il commercio estero dell’ortofrutta italiana nell’anno 2020 rispetto al 2019 ha confermato il trend di crescita in valore evidenziato nei dati trimestrali: 5,8% in più rispetto al 2019, pari a quasi 264 milioni di euro in più anno su anno. Più valore, meno quantità: il 2020 si chiude con un calo delle quantità esportate  del 2,8%  (3,5 milioni tons).  Il valore dell’export supera 4,8 miliardi di euro, il valore dell’import si ferma a circa 4,2  miliardi. Il saldo commerciale positivo anno su anno balza a quasi 664 milioni di euro, + 90,4% . Lo rende noto Fruitimprese sulla base dei dati Istat.

Il dato dei dodici mesi del 2020 segnala un raffreddamento dell’import a quantità (-2,5%) e anche a valore (-1,2%). Le quantità importate (3,6 milioni di tonnellate) superano ancora una volta le quantità esportate (3,5 milioni tons). Nell’anno della pandemia in ripresa l’export di agrumi (+7,8% in valore), di frutta fresca (+7%), ortaggi (+1,4%).  Gli agrumi sono protagonisti anche dell’import (+20,4% in valore, +6,1% in quantità), mentre si registra un forte calo dell’import di ortaggi (-13,1% in valore).  Tra i principali prodotti esportati primeggiano le mele per un valore di oltre 833 milioni (+13,4%), seguite dall’uva da tavola che fa un exploit sia in quantità (+7,25%) che a valore (+9,95%). Il kiwi, in una annata difficile, segna -10,15% in quantità e +5,31% a valore. Prevista la debàcle di pesche/nettarine che hanno visto la produzione falcidiata e l’export a picco come quantità (-51,15%) e valore (-18,9%). Annata difficile anche per le pere che perdono il 13% a quantità e il 10,32% a valore.

Commentando i risultati del 2020 il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi, sottolinea la dinamica positiva dei prezzi dei prodotti esportati che ha consentito di compensare le perdite quantitative di una annata che ha visto le produzioni falcidiate da condizioni atmosferiche avverse che hanno colpito pesantemente tutta la frutta estiva  ma anche kiwi e pere: “Sul fronte export si sono perse oltre 100.000 tonnellate di prodotto”. Il forte balzo del saldo positivo che sfiora i 664 milioni “è lontano dal miliardo del 2017 ma comunque segna una forte ripresa dai 348 milioni del 2019 e lascia ben sperare nei prossimi anni se si tornerà a produzioni quantitativamente nella norma”.

Sul fronte import “abbiamo importato 100.000 tonnellate in meno di prodotti (in particolare frutta fresca e ortaggi) con un risparmio di 50 milioni di euro, anche se le quantità importate ancora una volta superano quelle esportate”.

Il Recovery plan può e deve essere una grande opportunità anche per il nostro settore, aggiunge Salvi: “Stiamo lavorando col nuovo Governo e col nuovo Ministro per fornire proposte  e soluzioni per migliorare la logistica del settore sia sul fronte interno sia per migliorare l’efficienza dei porti attraverso cui passa  il flusso dei nostri prodotti diretti verso i mercati esteri. Anche la sfida della digitalizzazione deve essere una occasione per portare le nostre imprese ad essere più competitive  e più vicine alle esigenze dei mercati internazionali. Su questo fronte  dobbiamo investire in innovazione varietale e in imballaggi sempre più green per dare concretezza alla sfida della sostenibilità delineata dal Green Deal”.

“Le nostre imprese – continua Salvi – sono pronte a raccogliere la sfida della sostenibilità e della Farm2Fork, già da molti anni sono in prima linea nel ridurre l’impiego di sostanze chimiche, siamo stati primi ad applicare le tecniche di lotta integrata per ridurre al minimo l’uso dei fitofarmaci. Serve però un approccio scientifico, pragmatico e non ideologico al problema. Non dobbiamo mettere a rischio la competitività delle imprese privandole degli strumenti di difesa necessari alla protezione delle colture senza indicare soluzioni alternative. Serve investire in ricerca e innovazione e sostenere le imprese su questa strada”.

L’importanza dell’innovazione varietale è testimoniata dal trend positivo dei prodotti leader come le mele, l’uva da tavola ed il kiwi. “Le mele che attraverso l’introduzione delle varietà club mantengono la leardership dell’export,  l’uva grazie alle nuove varietà seedless (senza semi)  cresce in quantità (7,25%) e sfiora il 10% come maggior valore (oltre 720 milioni di euro di export). Il kiwi, che pur ha pagato un’annata difficile (-10% in quantità), spunta una significativa crescita in valore (+5,31%, oltre 460 milioni di euro) grazie alle nuove varietà gialle che trainano anche i prezzi della varietà verde.  Esempi virtuosi che dimostrano che siamo sulla buona strada”, conclude Salvi.

 Scheda / FRUITIMPRESE:

Costituita nel 1935 e assunta nel 1949 la forma di Associazione, Fruitimprese riunisce le imprese ortofrutticole italiane, svolgendo un ruolo fondamentale per favorire lo sviluppo delle aziende impegnate nell’attività di export-import, in un settore che contribuisce in maniera rilevante all’affermazione del “Made in Italy” nel mondo. Fruitimprese è al fianco degli associati in una fase di costante evoluzione dello scenario economico internazionale e di crescente competizione tra i protagonisti del mercato. Le aziende associate sono oltre 300, per un fatturato complessivo di 6 miliardi di euro, di cui 2 miliardi di fatturato export.

 

Al via la prima fase del piano regionale per l’integrazione sostenibile dei trasporti ferro-gomma-ciclabili.

 

Infrastrutture. Le stazioni ferroviarie si aprono alle città, al via la prima fase del piano regionale per l’integrazione sostenibile dei trasporti ferro-gomma-ciclabili. L’assessore Corsini: “Un programma che valorizza il ruolo strategico delle nostre stazioni come luoghi sempre più al servizio della mobilità dei cittadini”.

Firmato il Protocollo di intesa tra Regione e Rfi.Previste azioni per i servizi integrativi treno-autobus, l’attivazione di connessioni di qualità con la rete ciclabile e di potenziamento alla mobilità compatibile con l’ambiente

Bologna – Stazioni ferroviarie che si aprono alle città e diventano sempre più luoghi accessibili e attrattivi grazie a una più efficace integrazione tra treno e trasporto pubblico su gomma, collegamenti con la rete ciclabile e sviluppo di reti di ricarica per la mobilità elettrica.

Una sorta di ‘hub’ di trasporto pubblico locale per far diventare ancora più competitivo muoversi con i mezzi collettivi e condivisi, migliorando così la vivibilità e la qualità dell’aria delle nostre città.

Dopo il rinnovo del parco treni, parte in Emilia-Romagna il piano che potenzia i servizi e il ruolo delle stazioni ferroviarie.

È stato firmato oggi da Regione Emilia-Romagna e Rete ferroviaria italiana (Gruppo Fs italiane), il ‘Protocollo d’intesa per lo sviluppo dell’intermodalità nelle stazioni ferroviarie’ con l’obiettivo, appunto, da qui al 2024, di definire e attuare una serie di azioni per rendere le stazioni ferroviarie veri e propri centri di mobilità sostenibile attraverso lo sviluppo di servizi intermodali – ferro-gomma-ciclabili-pedonali – e migliorando al tempo stesso la loro accessibilità per tutti i cittadini. 

Premessa al nuovo programma è il ruolo delle stazioni quali snodi fondamentali del sistema di trasporto regionale integrato come previsto nel Prit 2025, il Piano regionale integrato dei trasporti.

“Mettiamo al centro il potenziale delle nostre stazioni ferroviarie come luoghi a servizio dei cittadini e sempre più rispettosi dell’ambiente- commenta l’assessore regionale a Infrastrutture e Trasporti, Andrea Corsini-. Nei prossimi quattro anni, grazie alla collaborazione con Rfi ma anche alla sinergia con le agenzie e le aziende tpl del territorio che saranno coinvolte nelle valutazioni e nella programmazione, metteremo in campo una serie di interventi che andranno a migliorare l’aspetto e la fruibilità delle nostre stazioni e offriranno servizi di intermodalità nei trasporti ferro-gomma, ferro-mobilità ciclabile sempre più strutturati. L’obiettivo è quello di continuare a incentivare le cittadine e i cittadini emiliano-romagnoli all’utilizzo dei mezzi pubblici”.

“Il miglioramento dell’accessibilità e attrattività delle stazioni è parte fondamentale della strategia di RFI, in coerenza con quella del Gruppo FS- sottolinea la responsabile della Direzione Stazioni di RFI, Sara Venturoni- infatti il nuovo concetto di stazione che stiamo proponendo punta a svilupparne a pieno il potenziale di nodo trasportistico e di polo di servizi, in osmosi con i territori serviti dalla rete ferroviaria, contribuendo al loro sviluppo sostenibile. Per vincere una sfida così impegnativa occorre mettere a sistema le scelte, le azioni e le risorse, intensificando la collaborazione tra RFI e gli Enti Locali. E il Protocollo d’Intesa sull’intermodalità serve esattamente a questo”.

Gli ambiti di programmazione e le attività del Protocollo:

Sono in pratica tre gli ambiti di azione del protocollo.Il primo riguarda il trasporto pubblico locale dove si svilupperanno azioni per migliorare la domanda di mobilità ferro-gomma, i percorsi di interscambio, gli spazi con l’obiettivo di ridurre anche i tempi complessivi di viaggio.

Il secondo ambito interessa la mobilità ciclabile con l’obiettivo di migliorare il raccordo delle stazioni ferroviarie con i percorsi ciclabili esistenti, con particolare attenzione alle ciclovie nazionali, alla ciclabilità regionale e locale, ai collegamenti ciclabili tra le stazioni e i grandi attrattori di traffico, oltre alle infrastrutture al servizio della ciclabilità (rastrelliere, velostazioni, ciclofficine) e alla valutazione di nuovi servizi e micromobilità con stalli dedicati alla presa-rilascio dei mezzi in stazione.

Infine, il terzo ambito riguarda la mobilità elettrica e condivisa con misure dedicate alla definizione della tipologia di colonnine e dimensionamento delle stazioni di ricarica dedicate a taxi-Ncc, car sharing e privata.

Oltre a queste aree tematiche potranno essere trattati ulteriori argomenti quali la mobilità pedonale per definire percorsi di qualità tra le stazioni e i poli attrattori di primo livello – scuole, ospedali e servizi sanitari, grandi poli del turismo, aggregatori di attività lavorative, ecc. -, con particolare attenzione alle persone con disabilità e a mobilità ridotta.

 

Sanità Nursing Up, De Palma: «Il Piano Vaccini del Generale Figliuolo riserva un ruolo solo marginale agli infermieri italiani».

ROMA 15 MAR 2021 – «Con legittimi dubbi e non poche perplessità apprendiamo, in queste ore, dei primi dettagli del Piano Vaccini messo in atto dal Commissario Straordinario, il Generale Figliuolo. 

Leggendo i punti chiave del progetto, che prevede una distribuzione massiccia ed efficace dei vaccini e soprattutto l’immunizzazione dell’80% della popolazione entro settembre con la previsione, ci auguriamo realistica, di 500mila somministrazioni al giorno su base nazionale, li riteniamo certo congeniali all’emergenza, ma rimaniamo sorpresi negativamente di fronte ad un piano operativo che prevede per gli infermieri dipendenti solo un ruolo marginale.

Si legge chiaramente che “verrà dato impulso all’accordo per impiegare medici di medicina generale (fino a 44 mila), odontoiatri (fino a 60 mila), medici specializzandi (fino a 23 mila) e solo se necessario, si prevederà l’assunzione di medici e infermieri a chiamata, in aggiunta agli oltre 1700 già operativi”.

Che dire? Si rischia di commettere l’ennesimo errore madornale, e vogliamo sperare, in tal senso, che l’entourage del Generale si conceda dei margini di flessibilità e ascolti il nuovo appello che stiamo rivolgendo, prendendo in considerazione le nostre proposte o quelle della FNOPI, che viaggia sulla nostra stessa lunghezza d’onda».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, commenta i contenuti del piano vaccini che emergono dal progetto del Commissario Straordinario all’Emergenza.

«Come è possibile non rendersi conto che disponiamo delle forze migliori possibili e le abbiamo già in casa?

Ci chiediamo come sia possibile destinare agli infermieri solo un ruolo marginale, quando essi rappresentano la figura professionale che per legge può svolgere i vaccini in modo autonomo (oltre a quella del medico chiamato però, tra le altre cose, anche a supervisionare possibili reazioni avverse dei pazienti).

Gli infermieri italiani sono un valore fondamentale e determinante per questa ennesima battaglia da vincere: riservare loro solo un ruolo secondario in questo piano vaccini, includendone la presenza solo se necessario, come ahimè si legge nei contenuti del piano, e quindi decidendo di non coinvolgere quei 100mila colleghi, di cui 30mila ambulatoriali, già presenti nelle Asl, ma immaginando di utilizzarli soltanto a chiamata, ci sembra davvero l’ennesimo salto nel buio.

 

Il pastore e il consulente

C’è’ una storiella datata (con alcune variazioni sul tema) che gira per il web, ma è ridiventata d’attualità oggi che il Governo italiano si è affidato a McKinsey, la più celebre agenzia di consulenza alle imprese del pianeta, per un parere sui suoi progetti di riforma. McKinsey ne ha fatte di cotte e di crude.  L’ultima è stata consigliare alla PurduePharma di coprire d’oro i medici americani purchè prescrivessero a nastro l’OxyContin, oppioide il cui abuso ha ammazzato un bel po’ di gente negli USA; per questa consulenza malandrina sta pagando 573 mln di multa, ed è solo uno dei tanti scheletri nel suo armadio; ma è inevitabile quando lavori troppo. Leggerezza, ironia e dissacrazione sono le uniche armi per sopravvivere all’onnipresenza sacrale di una agenzia i cui responsi sono considerati alla stregua di quelli dell’Oracolo di Delfi, ma molto più pagati.

Un pastore stava pascolando il suo gregge di pecore, in un pascolo decisamente lontano e isolato quando all’improvviso vede avvicinarsi una BMW nuova fiammante che avanza lasciandosi dietro una nuvola di polvere. Il guidatore, un giovane in un elegante abito di Versace, scarpe Gucci, occhiali Ray Ban e cravatta Yves Saint Laurent rallenta, si sporge dal finestrino dell’auto e dice al pastore: “Se ti dico esattamente quante pecore hai nel tuo gregge, me ne regali una?”
Il pastore guarda l’uomo, evidentemente uno yuppie, poi si volta verso il suo gregge e risponde con calma: “Certo, perché no?”

A questo punto lo yuppie posteggia l’auto, tira fuori il suo computer portatile della Dell e lo collega al suo cellulare della A T&T. Si collega a internet, naviga in una pagina della NASA, seleziona un sistema di navigazione satellitare GPS per avere un’esatta posizione di dove si trova e invia questi dati a un altro satellite NASA che scansiona l’area e ne fa una foto in risoluzione ultradefinita. Apre quindi un programma di foto digitale della Adobe Photoshop ed esporta l’immagine a un laboratorio di Amburgo in Germania che dopo pochi secondi gli spedisce un e-mail sul suo palmare Palm Pilot confermando che l’immagine è stata elaborata e i dati sono stati completamente memorizzati. Tramite una connessione ODBC accede a un database MS-SQL e su un foglio di lavoro Excel con centinaia di formule complesse carica tutti i dati tramite e-mail con il suo Blackberry. Dopo pochi minuti riceve una risposta e alla fine stampa una relazione completa di 150 pagine, a colori, sulla sua nuovissima stampante HP LaserJet iper-tecnologica e miniaturizzata, e rivolgendosi al pastore esclama:

“Tu possiedi esattamente 1586 pecore”.

“Esatto. Bene, immagino che puoi prenderti la tua pecora a questo punto” dice il pastore e guarda giovane scegliere un animale che si appresta poi a mettere nel baule dell’auto.

Il pastore quindi aggiunge: “Hei, se indovino che mestiere fai, mi restituisci la pecora?”. Lo yuppie ci pensa su un attimo e dice: “Okay, perché no?”

“Sei un consulente” dice il pastore.

“Caspita, è vero – dice il giovane – come hai fatto a indovinare?”

“Beh non c’è molto da indovinare, mi pare piuttosto evidente – dice il pastore – sei comparso senza che nessuno ti cercasse, vuoi essere pagato per una risposta che io già conosco, a una domanda che nessuno ti ha fatto e non capisci un cavolo del mio lavoro. Ora restituiscimi il cane!”

Anonimo

L’indiscutibile importanza di un buon sorriso

A questo punto del mese e dell’anno possiamo dire che è già passato quel tempo sufficiente per tirare un po’ le prime somme a proposito del nostro nuovo fantasmagorico, rivoluzionario Governo Draghi.
Ebbene sì, è passato solo poco tempo ma è già – davvero – cambiato tutto.
Il Paese è nel pieno di una trasformazione sociale, economica e – cosa più importante – culturale.
Anche la gestione del disastro che stiamo vivendo tutti ha – pur in così poco tempo – innestato con vigore un’altra marcia, una marcia prima impensabile con il precedente governo retto da quel quasi sosia di Bryan Ferry che era certamente elegante, volendo anche simpatico ma insomma: vogliamo mettere con uno come Mario Draghi?
Già quel nome, “Mario Draghi”, sprigiona questo forte sentore di classico/al tempo stesso proiettato nel futuro: un po’ come siamo da sempre noi italiani.
Mi attendo quindi – come tanti altri italiani e perché no, cittadini del mondo – grandi, enormi cose da qui al 2023.
La cosa bella è che queste cose le posso immaginare e so già che in realtà – ed è questo il bello – con un Governo come questo qui, retto da Mario Draghi, la mia pur fervida immaginazione non potrà mai arrivare neanche ai proverbiali 180 cm di distanza di sicurezza dalle stupefacenti realtà di cui è e sarà capace questo straordinario Governo Mario Draghi.
Insomma ragazz*, Mario Draghi.
Mario Draghi, what else?
Ripetiamolo insieme: Mario Draghi.
Io lo faccio ogni mattina mentre bevo il caffè, chiedendomi cosa sia poi successo in realtà, quella volta a quel povero Professore ma – quando le mie orecchie vibrano assieme alla mia laringe al suono delle parole “Mario” e “Draghi” – tutti questi miei dubbi e insicurezze esplodono diventando polvere, cenere, aria, droplets, stelline, cous cous, brodo granulare, timo fresco.
Insomma, si può dire che questo Mario Draghi sia già una specie di Pippo Baudo della politica: un personaggio che infonde sicurezza, tepore, verve, competenza, garbo.
E poi diciamocelo, questo Mario Draghi è anche un bell’ometto.
O almeno, io non ho mai visto nessuno portare le borse sotto agli occhi con un tale charme.
Dev’essere un’altra di queste sue celebri, rivoluzionarie qualità: già guardandolo in faccia si capisce che Mario Draghi vuol dare un taglio netto a quella vecchia politica legata a doppio filo ai portaborse, ai portavoce e al famigerato clan dei Casalini perché è chiaro che lui le borse se le porta da solo, regalandoci nel mentre un dolce e rassicurante sorriso.
Viva viva Mario Draghi, l’uomo che ci fa sognare come neanche Totò Schillaci trent’anni fa.
E a questo punto allora viviamo tutti insieme questo grande sogno, aiutandoci anche con il pezzo della settimana.
Cordiali saluti.

Kollaps (Einstürzende Neubauten, 1981)

“Pensare positivo” per Trump

Nel 2016, Oxford Dictionaries proclamò post-truth (“post-verità”) parola dell’anno; il termine infatti ebbe un boom a causa soprattutto di due eventi di quell’anno: la Brexit e le elezioni presidenziali statunitensi, che hanno visto Trump come vincitore. Oxford Dictionaries definisce “post-verità” in questo modo: «relazione o denotazione di circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica rispetto agli appelli all’emotività e al credo personale».
Secondo il sito di fact-checking Politifact, il 70% delle dichiarazioni di Trump in periodo elettorale è da ritenersi parzialmente o totalmente falso, e solo il 4% completamente vero. Trump ha spesso attaccato gli esperti, aderito a teorie del complotto e sostenuto tesi antiscientifiche. In un’intervista per il Time afferma: «ho predetto molte cose che hanno richiesto un po’ di tempo. […] Sono una persona molto istintiva, ma il mio istinto si rivela essere giusto». Sembra dire che il suo credere in qualcosa in qualche modo lo renda vero. E se afferma qualcosa di falso, cercherà un modo per confermare che esso sia vero.
Come durante un comizio dell’11 febbraio 2017: Trump fece un oscuro riferimento a «quello che è successo ieri in Svezia». Il popolo svedese rimase perplesso poiché, per quanto si sapeva, non era accaduto nulla. Poi si scoprì che Trump si riferiva ad una storia che aveva visto su Fox News sugli immigrati in Svezia, ma di fatto non era accaduto nessun incidente. Due giorni dopo la sua dichiarazione, forse come risultato dell’amplificazione di Trump della questione, scoppiarono delle rivolte in un quartiere di immigrati a Stoccolma. Nell’intervista al Time, Trump si prende il merito di aver avuto ragione: «Svezia. Faccio la dichiarazione, tutti danno di matto. Il giorno dopo hanno una rivolta massiccia, morte e problemi. […] Un giorno più tardi hanno avuto un tumulto terribile, terribile in Svezia, e si è visto cosa è successo». Ma ciò non significa che aveva ragione. La sommossa non era stata “ieri sera”, non era massiccia e non c’erano stati morti; ma secondo il presidente era «esattamente ciò di cui stavo parlando, avevo ragione su questo».
Questa fiducia nei propri poteri e capacità potrebbe essere ricondotta al suo interesse per una complessa filosofia conosciuta come New thought, Mental Science o “potere del pensiero positivo”. Il mentore di Trump è stato infatti l’uomo che ha reso popolare il “pensiero positivo”, ovvero il reverendo Norman Vincent Peale. Pubblicato per la prima volta nel 1952, il suo libro The Power of Positive Thinking riscosse un grande successo grazie ai suoi racconti su come ottenere il meglio dalla vita, ed è ancora oggi un caposaldo nel settore del self-help. Già da bambino, negli anni Cinquanta, Trump iniziò a frequentare i sermoni di Peale; è stato infatti per più di cinquant’anni un volto familiare nella comunità del Marble Collegiate Church di New York, di cui Peale era il pastore. Questa chiesa era un luogo di culto, ma anche una vetrina per gli imprenditori, l’alta società, i politici e la famiglia Trump.
Secondo Peale, è possibile raggiungere sia il successo spirituale sia quello materiale. Egli condensò gli insegnamenti del New thought in una semplice formula; oltre alla regola generale che prevedeva di tenere sempre a mente pensieri buoni, sani e orientati al successo, propose anche una strategia precisa composta da tre passaggi: “Preghierizzare”, “Visualizzare” e “Realizzare”. Per il reverendo, “Preghierizzare” significa avere costantemente in mente il problema e discuterne con Dio durante tutta la giornata. “Visualizzare” significa farsi un’immagine mentale del risultato desiderato, così da farlo sprofondare nell’inconscio e raggiungere la “Presenza” di Dio; visualizzare qualcosa di palesemente impossibile non serve, è di aiuto invece raffigurarsi qualcosa che Dio approverebbe. L’ultimo passaggio, “Realizzare”, avviene in maniera imperscrutabile; bisogna agire considerando ciò che hai affermato e visualizzato come vero: verrà da sé.
Trump apprese dal suo maestro il focalizzarsi sul successo e applicò a modo suo le lezioni ricevute. Senza modestia, ha sostenuto che Peale lo ritenesse «il suo miglior allievo di tutti i tempi». Il tycoon gli ha attribuito il merito di avergli insegnato a vincere pensando solo ai risultati migliori; come viene riportato nel libro Trump Revealed (Kranish e Fisher, 2016), egli afferma: «La mente è in grado di superare qualsiasi ostacolo. Non penso mai agli aspetti negativi».

Sportello Lagne

di Riccardo Francaviglia

I protagonisti delle vignette sono sgargianti individui che non sembrano appartenere al nostro mondo, forse vivono in un mondo variopinto o più probabilmente i loro colori accesi spiccano in un mondo all-white; un avatar del nostro contesto quotidiano, dove ciascuno di loro assomiglia a tutti e non assomiglia a nessuno. In fondo diverte l’idea di identificarsi con sagome fluo col naso a pera, ma voglio credere che anche questo può contribuire a guardarsi “da fuori” per sorridere e riflettere su ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.

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