Giorno: 28 Marzo 2021

RACCONTO
Gli occhi dei sapienti

 

La nebbia ristagnava nelle strade e nei vicoli deserti. Tra le costruzioni di pietra dai tetti di tegole rosse si aggirava una giovane donna: camminava con gli occhi alzati al cielo, come se conoscesse a memoria il suo cammino, e con le mani teneva i seni sollevati verso l’alto. Dentro la veste trasparente i suoi fianchi eseguivano movenze lente e regolari descrivendo una serie di linee uniformi, senza interruzioni o angoli bruschi. Un lento snodarsi delle membra lungo il perimetro di un’armonia invisibile, una bellezza velata solo dalla nebbia. Sembrava dovesse camminare per l’eternità.

Un gatto grigio correva lungo le mura del paese e miagolava in preda a una inspiegabile eccitazione giovanile. Non aveva l’aria del felino a caccia di prede, piuttosto sembrava celebrare un rito festoso. Le sue narici aspiravano la nebbia.

Poi, in pochi minuti, la notte si dissolse.
E’ quasi l’alba e già metà del cielo si copre di chiarore, ma nell’antico palazzo le finestre sono ancora illuminate dai lampadari. Nel salone centrale sono riuniti da una settimana i più grandi sapienti della terra, vecchi dai capelli bianchi, due donne anziane e tre uomini più giovani seduti pensosi intorno a un grande tavolo di quercia. Non sono venuti a capo del Problema: nel corso di una settimana hanno proposte migliaia di nuove idee, hanno riassunto milioni di pagine, hanno enunciato migliaia di verità e altrettante opposte certezze. Adesso sono sfiniti. Manca l’uscita dal labirinto, manca il nesso tra queste infinite verità: resta il Problema.

Il tempo a disposizione è scaduto, fra poco sarà giorno e i popoli non sono più disposti ad attendere. Il Presidente, uno dei più anziani, si alza in piedi e pronuncia il tanto temuto discorso di abdicazione:
“Signori – declama con aria grave, la fronte solcata da una profonda ruga verticale – il nostro compito si è esaurito. Le parole da voi pronunciate in questi giorni di lavoro appassionante resteranno per sempre nella memoria della Storia, ammesso che in futuro si conservi questa facoltà. Ma bisogna farsi coraggio: non siamo stati all’altezza del compito, anche se ci siamo impegnati al limite delle nostre forze. Non abbiamo nulla da rimproverarci, però so bene che non sarà questo a risarcirci della delusione. Anche se il tempo a nostra disposizione fosse stato di un mese e non di una settimana il risultato non sarebbe cambiato, questo ormai è chiaro: non siamo stati e non siamo in grado di risolvere il Problema.
Le nostre conoscenze, il nostro intuito, la nostra immaginazione, per quanto vasti e vividi, hanno avuto come risultato solo frammenti di verità, ipotesi infondate e intuizioni vaghe. Tutti i tentativi di spiegazione e soluzione globale del Problema si sono rivelati fallaci. Sospettavamo che simili soluzioni non esistevano, che si trattava di chimere, ma avevamo il dovere di tentare. Non per presunzione – spero che in futuro le nostre vere intenzioni non verranno fraintese – ma perché agli uomini tutti era necessaria questa soluzione. Un solo risultato abbiamo ottenuto, un risultato che finora nessuna comunità scientifica o accademica aveva mai raggiunto: abbiamo ragionato ascoltando le idee degli altri senza mai accapigliarci o cercando di prevalere con la prepotenza o i sofismi sulle opinioni altrui. Già questo è un successo sovrumano. Ma naturalmente non basta a risolvere il Problema. Possiamo dire che abbiamo agito per il bene dell’umanità, ma abbiamo fallito: la soluzione del Problema richiedeva altri uomini, uomini che probabilmente non esistono.
Signori, con dolore rassegno le mie dimissioni e mi assumo tutte le responsabilità del fallimento. Sono pronto a pagare il prezzo dovuto e nella mia veste di Presidente darò inizio al sacrificio.”

Appena pronunciate queste parole il vecchio sollevò le mani all’altezza del viso e con un solo, debole gemito si strappò dalle orbite i grandi occhi celesti. In un silenzio solenne li depone sul grande tavolo di quercia. La dignità e la calma con cui compie il rito ultimo, l’estremo gesto di rinuncia e di umiltà, contengono un invito, un obbligo morale al quale nessuno può sottrarsi. Tutti i presenti, in ordine di età, dal più anziano al più giovane, seguono il coraggioso esempio. Alcuni, i più deboli, sono scossi da brividi e singulti di pianto, ma non le due donne: si sottopongono al sacrificio con la stessa composta dignità del Presidente.

Dal tavolo di quercia occhi attoniti, tra lacrime e rivoli di sangue, osservano le orbite vuote che un tempo li ospitavano. Alla fine del sacrificio il Presidente raccoglie gli occhi con gesti incerti da cieco e li lega intorno a un filo di nailon fino a formare una collana. Poi la solleva e se la fa passare dietro la nuca: il rito è compiuto, adesso la collana è appesa al collo del Presidente. Sui volti dei presenti si può leggere adesso un’espressione di sollievo, come se fossero felici di essersi liberati di un grande peso.

Si prendono per mano fino a formare un cerchio e barcollando scendono le scale per raggiungere il portone che si affaccia sulla strada principale del paese. Al sorgere del sole escono dal palazzo ancora illuminato – qualcuno ha dimenticato di chiudere l’interruttore della luce che ora illumina il salone deserto – gesticolando goffamente, inciampando sulle proprie gambe e su quelle altrui. Poi timidamente sorridono e poco per volta cominciano a ridere, in modo sommesso prima e poi rumorosamente, come una comitiva di ubriachi. Tenendosi sempre per mano proseguono nel loro girotondo e si allontanano per le vie deserte, seguiti dal gatto grigio che continua a scorrazzare per le strade e a miagolare.

Dall’alto un falco pellegrino comparso all’improvviso li tiene d’occhio e volteggia sulle loro teste. Forse è attratto dalla collana del Presidente. La giovane donna prosegue il suo cammino danzando nella nebbia col viso rivolto al cielo.
Ma qualcuno si aggira furtivo tra i vicoli e gli angoli delle case di pietra: è uno dei sapienti, il più giovane, l’ultimo. Nessuno poteva più vederlo e lui, più furbo degli altri, ha deciso di non sacrificare i suoi occhi. Adesso con i capelli neri scompigliati, lacero come un vagabondo fugge da tutti, sospettoso, perseguitato dal rimorso di Giuda, dal timore della vendetta e da un’idea che lui solo conosce. Un’idea che non potrà raccontare a nessuno perché nessuno gli crederà.

banche

Fusioni tra banche e “Fusione” dei bancari:
trova le differenze

In questi mesi e nei prossimi assisteremo in Italia ad un tumultuoso succedersi di fusioni e acquisizioni bancarie. Esse hanno tutte lo scopo dichiarato di rafforzare i valori patrimoniali degli istituti, di migliorare il margine operativo lordo, di ottimizzare il rapporto tra utile netto e mezzi propri. Una impresa che incrementa il proprio patrimonio, che produce un risultato operativo in utile, che accresce la propria quota di mercato è il sogno di chiunque in quella impresa ha messo soldi, ed è anche un presupposto necessario (almeno sul medio-lungo periodo) affinché quell’impresa possa essere dichiarata profittevole, visto che le imprese (quelle bancarie in particolare) hanno tra i propri scopi istituzionali la creazione di valore per i soci – nemmeno le banche “etiche” fanno eccezione, sotto questo profilo. Milton Friedman, economista divenuto consigliere di Reagan, affermò nel 1970 che “lo scopo principale di un’impresa è quello di massimizzare i profitti per i suoi azionisti” . Due anni dopo, disse testualmente: “i grandi dirigenti, all’interno della legge, hanno responsabilità nei loro affari al di fuori di fare il più possibile soldi per i loro azionisti? E la mia risposta a questa domanda è: no, non ne hanno”.

Molti economisti venuti dopo Friedman hanno criticato questa visione, affermando che i portatori di interessi di un’azienda sono molti di più, e addirittura alcuni di essi si pongono al di fuori dell’azienda stessa: da queste considerazioni ha preso le mosse l’affermazione del concetto di “responsabilità sociale” dell’impresa. Responsabilità nei confronti dei propri dipendenti, dei propri clienti, ma anche dei cittadini, dei territori, dell’ambiente. L’ Unione Europea definisce la Responsabilità Sociale d’Impresa come la “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. E’ possibile affermare che l’impresa bancaria assolve a questa responsabilità sociale finanziando, ad esempio, qualche iniziativa economica di riconversione energetica, o di sviluppo di energie alternative? Non è forse vero che il primo agglomerato sociale direttamente correlato all’impresa è quello della sua società “interna”, costituita dai suoi dipendenti e dai suoi clienti, siano essi risparmiatori o prenditori di danaro? Non è forse vero che l’etica dei comportamenti si misura anzitutto nel rapporto che si instaura nelle proprie relazioni, con le persone care, gli affetti e gli amici, prima che con le dichiarazioni di solidarietà verso il mondo? Credo sia vero. Altrimenti si cade nell’antico vizio di predicare bene e razzolare male.

Nei fatti, le fusioni bancarie appaiono ispirate molto più alla visione di Milton Friedman che a quella dei suoi critici successori. Una visione anni settanta trasportata senza troppi scrupoli nell’anno 2021. In apparenza, i portatori di interessi “interni” sono tre: i soci, i dipendenti, i clienti. Nei fatti, i dipendenti e i clienti al dettaglio sono portatori di interessi che appaiono strumentali alla massimizzazione del profitto dell’azionista. Non esiste pari dignità tra questi “stakeholders”. Se li mettessimo su un podio, il gradino più alto sarebbe a distanza siderale dagli altri due. I dipendenti, i tanto vituperati bancari, somigliano a dei corrieri incaricati di portare a destinazione il pacco (il budget, l’obiettivo di vendita) lungo una strada disseminata costantemente di lavori in corso, che ne rendono il percorso lastricato di ostacoli e di imprevisti che però non contano e non devono contare  – per qualche capo area degli affari non conta nemmeno il fatto di essere in una pandemia, figuriamoci il resto.
Così aumenta lo stress correlato al lavoro, l’ansia della domenica sera, il vomito del lunedì mattina, la caduta di motivazione e la perdita del senso di appartenenza alla propria azienda. Lavorare per obiettivi, in un’azienda contemporanea, dovrebbe essere un’altra cosa: motivare i collaboratori e consentire loro di ottenere risultati grazie alla conoscenza dei loro clienti, che implica una concessione di autonomie decisionali, un riconoscimento di dignità professionale e umana. Invece la vita di moltissimi bancari, specialmente di rete, è fatta di report incessanti per dimostrare non già di avere raggiunto un obiettivo, ma di avere “fatto qualcosa”: telefonate, appuntamenti, contatti.
Una impostazione che si giustifica solo partendo dall’assunto che il proprio personale sia fatto di potenziali lavativi che hanno bisogno dell’occhiuto superiore per darsi da fare. Una concezione infantile del rapporto tra azienda e dipendenti, circondata da una organizzazione paramilitare all’italiana, dove anche le inefficienze e le sacche di parassitismo ricordano certi uffici dei marescialli dell’esercito, intenti a portarsi i prosciutti della mensa a casa mentre la truppa sgobba e mangia pasta scotta (chi ha fatto la leva sa di cosa parlo).

I clienti non sono tutti uguali. C’è quell’ uno per cento di “classe dirigente” ammanicata col potere politico, per cui un Ennio Flaiano conierebbe anche oggi alcune delle sue fulminanti definizioni, che ha causato l’ottanta per cento dei crediti a sofferenza, spesso concessi da banche-bancomat. Poi c’è il restante novantanove per cento che si vede negare il credito per merito del dissesto provocato dall’uno per cento precedente, oppure che deve sperare nel bancario corretto che cerca di soddisfare le sue esigenze reali di risparmio, anzichè incappare nel fenomeno in carriera che cerca di vendere cappotti all’equatore e ghiaccio agli esquimesi, e sapete perché? Perché la struttura lo premia. Premia la quantità di pezzi venduti, non importa come. Il controllo di qualità è una cosa che in banca arriva quando un giudice o un’autorità si occupano delle polizze decorrelate vendute come condizione di concedibilità di un finanziamento, si occupano di un derivato capestro, o di una polizza index linked venduta ad un ottantenne.

Il risiko bancario cui assistiamo ed assisteremo contribuirà a migliorare i rendimenti ed il valore dell’investimento dei soci e degli azionisti? Di sicuro ci proverà. Contribuirà a migliorare le condizioni di lavoro e la qualità del servizio? Non ci proverà nemmeno. Non sono obiettivi, questi ultimi, che rientrano tra gli scopi del risiko. Proprio questo quadro impone una inedita ma necessaria alleanza tra i risparmiatori e i dipendenti, perchè solo una saldatura tra gli interessi degli stakeholders più deboli potrà costituire un argine allo strapotere dei padroni delle ferriere.

PER CERTI VERSI
Via Arianuova

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca
[Qui]

VIA ARIANUOVA

Una foresta di silenzi
Aperta
Da vie di luce
I dedali
Della certosa
La radura
Delle arti
Le dolci mura
Un amore
Una dea
Armoniosa
Per il mio
Chagall
La prima volta
Che vidi Ferrara

Ci sono tornato
Per dissodare
Menti
Con la vanga
Della filosofia
E le scarpe
Di Van Gogh
In via
Arianuova
Lenta
Paesana
La foresta già
Un po’
Ristretta
Poi la crisi
Poi mille ragioni
La fretta
La pandemia
Lo so
Chiuse le copisterie
L’edicola
Le pizzerie
Altro ancora
Auto dappertutto
Arianuova
Dove ti sei perduta?

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi