Giorno: 19 Maggio 2021

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna 19 maggio.

 

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su 23.121 tamponi effettuati, 328 i casi positivi (1,4%). Aumentano i guariti (+583), calano casi attivi (-264) e ricoveri (-70). Vaccinazioni: 2 milioni e 244mila dosi somministrate.

Il 95% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 37,8 anni. 9 decessi.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 380.569 casi di positività, 328 in più rispetto a ieri, su un totale di 23.121 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’1,4%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni e le persone dai 55 anni in su. E da lunedì, in Emilia-Romagna anche i 40-49enni, cioè i nati dal 1972 al 1981 compresi, possono registrarsi on line per la somministrazione del vaccino anti Covid collegandosi al sito internet della Regione http://salute.regione.emilia-romagna.it/candidature-vaccinazione, lo stesso disponibile per la classe d’età 50-54 (i nati dal 1967 al 1971 compresi).

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 2.244.370 dosi; sul totale, 748.278 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 131 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 126 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 188 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 37,8 anni.

Sui 131 asintomatici, 86 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 20 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 13 con gli screening sierologici, 3 tramite i test pre-ricovero. Per 9casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 63 nuovi casi, seguita da Parma (49) e Reggio Emilia (42); poi Ravenna (38), Rimini (33), Forlì (26), Modena(23) e Piacenza (17); quindi Imola e Ferrara (entrambe 13 casi) e infine Cesena (11).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 12.387 tamponi molecolari, per un totale di 4.651.818. A questi si aggiungono anche 10.734 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 583in più rispetto a ieri e raggiungono quota 345.439.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 22.014 (-264 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 20.932 (-194), il 95% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 9 nuovi decessi: 1 nella provincia di Piacenza (un uomo di 62 anni); 1 nella provincia di Modena (una donna di 69 anni); 1 in provincia di Bologna (un uomo di 68 anni); 2 nel ferrarese (una donna di 73 e un uomo di 85 anni); 2 in provincia di Ravenna (una donna di 69 e un uomo di 83 anni); 2 in provincia di Forlì-Cesena (una donna di 70 e un uomo di 89 anni). Nessun decesso nelle province di Parma, Reggio Emilia e Rimini

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 13.116.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 145 (-4 rispetto a ieri), 937 quelli negli altri reparti Covid (-66).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 7 a Piacenza (-1), 14 a Parma (numero invariato rispetto a ieri),18 a Reggio Emilia (-1), 21 a Modena (-1), 43 a Bologna (-2), 8 a Imola (+1), 11 a Ferrara(+2), 8 a Ravenna (invariato), 2 a Forlì (-2), 3 a Cesena (invariato) e 10 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.403 a Piacenza (+17 rispetto a ieri, di cui 10 sintomatici), 27.651 a Parma(+49, di cui 15 sintomatici), 46.337 a Reggio Emilia (+42 , di cui 32 sintomatici), 64.760 a Modena (+23, di cui 16 sintomatici), 81.258 a Bologna (+63, di cui 39 sintomatici), 12.505 casi a Imola (+13, di cui 11 sintomatici), 22.980 a Ferrara (+13, di cui 3 sintomatici), 30.061 a Ravenna (+38, di cui 24 sintomatici), 16.677 a Forlì (+26, di cui 24 sintomatici), 19.182 a Cesena (+11, di cui 6 sintomatici) e 35.755 a Rimini (+33, di cui 17 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, sono stati eliminati 5 casi, di cui 2 positivi a test antigenico ma non confermati dal tampone molecolare e 3 casi risultati non Covid-19.

 

Crisi aziendali: Liquidazione dell’azienda Manifattura Riese (ex Navigare).

 

Crisi aziendali. Liquidazione dell’azienda Manifattura Riese (ex Navigare). L’assessore Colla: “Inaccettabile e grave l’assenza della proprietà, chiederemo la convocazione immediata di un tavolo nazionale e che sia sospesa la procedura di licenziamento collettivo”.

L’incontro oggi in Regione con le Organizzazioni sindacali, liquidatori e una delegazione dei lavoratori. “E’ necessario trovare una soluzione industriale e socialmente accettabile per i dipendenti”. L’azienda ha sede legale a Rio Saliceto (RE) e stabilimento a Carpi (Mo).

Bologna – “Considero inaccettabile e molto grave il fatto che la proprietà non si sia presentata al tavolo di confronto e non si sia presa la responsabilità di partecipare alla discussione. È un atto unilaterale ingiustificabile. Per questo chiederemo immediatamente la convocazione di un tavolo nazionale da parte del Ministero dello Sviluppo economico, vista la distribuzione dei dipendenti in varie sedi del Paese e per mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione che tutelino la produzione e un marchio storico per noi inscindibili con la professionalità dei dipendenti”.

Così l’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Vincenzo Colla, commenta l’esito dell’incontro riguardante la vertenza della Azienda Manifattura Riese (ex Navigare), convocato in seguito alla comunicazione di messa in liquidazione dell’azienda e la contestuale cessazione delle attività, dopo che la Luchi Fiduciaria ha acquisito l’80% delle quote societarie dal Fondo Consilium, mentre il rimanente 20 % rimane nelle mani della Navy Group. La storica azienda con sede legale a Rio Saliceto e stabilimento con vendita a Carpi, prospetta il licenziamento di 83 lavoratori.

All’incontro, il secondo in Regione dopo quello del 12 maggio scorso, erano presenti la vicesindaca di Carpi, Stefania Gasparini, il sindaco di Rio Saliceto Lucio Malavasi, il liquidatore Maurizio Corvaja, rappresentanti di Unindustria Reggio Emilia, Filctem e Filcams Cgil, Femca Cisl e una delegazione dei lavoratori.

La riunione ha evidenziato la completa insoddisfazione da parte delle Istituzioni e delle rappresentanze dei lavoratori per l’assenza dei rappresentanti della proprietà, che impedisce un confronto per ricercare una soluzione di continuità produttiva e occupazionale.
La situazione è resa ancora più grave dopo che il 14 maggio, fra la prima e la seconda convocazione del tavolo istituzionale, la proprietà ha comunicato l’apertura di un procedimento di licenziamento collettivo di tutti i dipendenti che riguarda 43 persone della sede di Carpi e altri 40 dei vari negozi in Italia.

Le Istituzioni e le parti sociali hanno concordato di ritenere inaccettabile il mandato del liquidatore, apparso evidente, di licenziare i dipendenti, restituire la sede e valorizzare solo il marchio.
È stata quindi avanzata la richiesta di poter affrontare la vertenza con la proprietà per discutere di tutti gli strumenti, anche di difesa del reddito e di accompagnamento transitorio, utili a tutelare una produzione di valore del Made in Italy.

“Nel frattempo- ha aggiunto Colla- chiedo alla proprietà di sospendere la procedura di licenziamento collettivo in attesa della convocazione al Ministero, quale gesto indispensabile per evitare una cesura sociale di tale postata”.

Organizzazione della Pubblica amministrazione: Un riconoscimento per la Regione Emilia-Romagna.

 

Organizzazione della Pubblica amministrazione. Un riconoscimento per la Regione Emilia-Romagna: il progetto “Alba: sei dei nostri” vince l’HR Innovation Award 2021 per l’inserimento dei neoassunti ed entra fra gli esempi sul portale Osservatori.net.

Il progetto prevede un percorso strutturato per accompagnare i nuovi dipendenti regionali nel contesto organizzativo. L’assessore Calvano: “Con questo riconoscimento viene premiata la grande innovazione che nella nostra Regione stiamo mettendo in atto in cui inclusione e formazione vanno di pari passo”.

Bologna – Un percorso strutturato per accompagnare il nuovo assunto in Regione, passo dopo passo, all’interno del contesto organizzativo. Varie attività dedicate al nuovo dipendente, come per esempio l’assegnazione di un “Buddy”, un collega ‘veterano’ che viene incaricato degli aspetti legati alla socializzazione e alla creazione di nuove relazioni, ma anche l’inserimento nel programma formativo telematico “Benvenuti a bordo” e una app telefonica per monitorare il livello di coinvolgimento dei neo-assunti.

E’ il progetto della Regione Emilia-Romagna “Alba: sei dei nostri” che l’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano ha premiato, per l’edizione del 2021 nella categoria “Employer Branding ed Engagement dei neoassunti”. Un riconoscimento che permetterà al progetto “Alba sei dei nostri” di entrare fra i business casemenzionati sul portale Osservatori.net.

“Con questo riconoscimento- commenta l’assessore regionale al Bilancio e al Personale, Paolo Calvano- viene valorizzato il progetto di innovazione che la Regione sta mettendo in campo per portare i collaboratori a un livello sempre maggiore di inserimento nel contesto organizzativo dell’Ente. E questo grazie anche alla formazione continua e ad una visione ‘di squadra’ dei vari aspetti che, nel loro insieme, definiscono la nostra macchina organizzativa”.

“Questo progetto- chiude l’assessore- vuole far sentire fin dall’inizio i lavoratori coinvolti e valorizzati nell’ambito della struttura regionale. In meno di un anno di vita, il progetto ‘Alba’ ha certamente raggiunto gli obiettivi per i quali lo avevamo pensato”.


HR Innovation Award:

Il HR Innovation Award, promosso dall’Osservatorio HR Innovation del Politecnico di Milano, vuole creare conoscenza e promuovere la condivisione dei progetti di innovazione e miglioramento dei processi di gestione e sviluppo delle risorse umane, grazie all’adozione delle più innovative tecnologie digitali.

Altro obiettivo è quello di dare visibilità ai progetti più innovativi, che vengono premiati in diverse categorie per generare un meccanismo virtuoso di condivisione, diffusione e valorizzazione delle esperienze di eccellenza all’interno delle Direzioni del personale, al fine di identificare possibili approcci e metodologie per favorire i processi di sviluppo dei dipendenti.

Il progetto “Alba sei dei nostri” ha soddisfatto i quattro criteri principali definiti dall’Advisory Board dell’Osservatorio (il gruppo di direttori HR di aziende e pubbliche amministrazioni): innovazione nella soluzione tramite l’applicazione di nuove tecnologie, diffusione e impatto nella Pubblica amministrazione, progettualità nel lungo periodo e impatto sulla sostenibilità ambientale e/o sociale.

Ferrara-Ci siamo rotti i polmoni: ”Dopo la dichiarazione di opporsi a Hera sull’inceneritore, il Comune passi ai fatti”.

 

Comunicato stampa Rete di Giustizia Climatica – Ferrara.

La Rete per la Giustizia Climatica apprende con piacere che il Comune di Ferrara presenterà opposizione alle intenzioni della società Hera di spingere al massimo la capacità di incenerimento dei rifiuti, attraverso un ricorso al Capo dello Stato. La Rete si è costituita lo scorso anno lanciando un appello alla città e al Sindaco per la conversione ecologica. Con le nostre petizioni abbiamo gridato l’urgenza di ridurre le emissioni inquinanti nell’aria che respiriamo e abbiamo dato la disponibilità a co-progettare insieme al Comune azioni necessarie a quello scopo. Per questo abbiamo aderito alla manifestazione “Ci siamo rotti i polmoni” e invitiamo tutti i cittadini a partecipare, venerdì prossimo, alle 17.30, in Piazza Castello.

La nostra mobilitazione di queste ore, apprezzata dal Sindaco, si sarebbe manifestata forte e compatta anche mesi fa, quando la richiesta di Hera di ampliare la concessione di incenerimento è arrivata alla Conferenza dei Servizi, la cui approvazione, peraltro, è stata resa nota in via indiretta. Bruciare di più, guadagnare di più, comandare di più. È una logica da padroni del vapore: logica del massimo profitto, che non si fa carico delle conseguenze sulla vita e sulla salute di tutti. A Ferrara Hera spa interferisce con i meccanismi della vita sociale senza averne titolo: così, mentre la raccolta differenziata in città raggiunge buoni livelli (ma non arriva mai a quelli garantiti dal “porta a porta”), la multiutility  vuole bruciare dodicimila tonnellate di rifiuti in più. Ma di quale transizione ecologica stanno parlando tutti quanti?

Dopo la dichiarazione di opporsi ai desideri di Hera sull’inceneritore, il Comune può finalmente passare ai fatti: rompa il conflitto di interessi, interrompa il regime (ormai insostenibile di proroga) e sottragga alla società per azioni la gestione della raccolta dei residui urbani e aziendali, lasciando che essa si occupi solo del loro trattamento.  

Coraggio Sindaco Fabbri: è tempo per riportare a gestione pubblica la raccolta di rifiuti con il sistema del “porta a porta”, che riduce per definizione la quantità di “carburante” disponibile per gli inceneritori. Prendiamo esempio dalle esperienze migliori vicino a noi. A Forlì lo hanno fatto con successo, riducendo la produzione di rifiuti e gli importi in bolletta, e aumentando a dismisura il riciclo e il recupero: meccanismi semplici, chiari e sotto gli occhi di tutti i cittadini. In sostanza è questo il momento per cambiare rotta: occorre trasparenza, partecipazione vera, chiarezza di obiettivi. Non è più tempo di inceneritori.

 

Il Giro d’Italia ritorna in Emilia-Romagna.

 

Il Giro d’Italia ritorna in Emilia-Romagna. Il 20 e il 21 maggio la Siena-Bagno di Romagna (Tappa Bartali) e la Ravenna-Verona nel segno di Dante. Bonaccini: “Ancora una volta questo territorio protagonista della Corsa in rosa. Grazie agli atleti e a tutta la carovana per le emozioni che solo lo sport sa regalare. Guardiamo al futuro con fiducia, ma senza abbassare la guardia”.

Dopo la Piacenza-Sestola e la Modena-Cattolica, ultime due tappe emiliano-romagnole di questa 104^ edizione. Tra Appennino e mare, protagonista tutto il territorio regionale e la sua ricchezza di paesaggi, storia, cultura. La tappa che arriva a Bagno di Romagna dedicata ad Alfredo Martini, uno dei padri del ciclismo italiano a 100 anni della nascita.

Bologna – Oltre 400 chilometri tra l’Appennino e la Costa nel segno di Dante. Il Giro d’Italia ritorna in Emilia-Romagna il 20 e il 21 maggio con la Siena-Bagno di Romagna, la famosa Tappa Bartali, e la Ravenna-Verona, nel segno di Dante. Un ritorno tra la natura incontaminata del Parco delle Foreste Casentinesi in provincia di Forlì-Cesena e la grande pianura tra terra e mare che sconfina nel Parco del Delta del Po, in quelle di Ravenna e Ferrara.
Con la dodicesima e la tredicesima tappa si completa la grande avventura emiliano-romagnola di questa 104^ edizione della Corsa in rosa. Un’avventura iniziata con la quarta tappa Piacenza- Sestola, attraverso le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena e poi proseguita con la quinta Modena-Cattolica: un percorso quasi interamente lungo la via Emilia tra Bologna e Rimini.
Quattro diverse tappe, ma protagonista un solo territorio e la sua ricchezza di paesaggi, ambienti, naturali, bellezze artistiche, tradizioni storiche.  Con quest’anno un appuntamento da non mancare: le celebrazioni per i 700 anni della morte di Dante Alighieri, che proprio a Ravenna è sepolto.

“Il Giro ritorna in Emilia-Romagna- sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini– e sono certo che anche queste due tappe non mancheranno di farci vivere quelle emozioni che solo lo sport sa regalare. Dopo mesi difficilissimi, cominciamo a vedere l’inizio di un sia pur graduale ritorno alla normalità. Con senso di responsabilità e senza abbassare la guardia, ma allo stesso tempo con fiducia e speranza, guardando ai tanti segnali di ripartenza di questi giorni, grazie anche al ritmo della campagna vaccinale”.

“Possiamo affermare con orgoglio- conclude il presidente- che ancora una volta questa regione, terra delle due ruote e di grandi campioni, è stata tra le protagoniste del Giro. Lo è stata con il suo territorio, le sue comunità, la sua straordinaria ospitalità. Un grazie agli atleti, a tutta la carovana del Giro, con l’auspicio di ritrovarci il prossimo anno con la pandemia lasciata definitivamente alle spalle”.

 

La Siena-Bagno di Romagna, la “Tappa Bartali”:

Oltre duecento chilometri tra la Toscana e la Romagna per una tappa appenninica molto impegnativa. È laSiena-Bagno di Romagna la famosa “Tappa Bartali”, occasione per ricordare non solo uno dei più grandi protagonisti di sempre del Giro, ma anche Alfredo Martini, uno dei padri del ciclismo italiano a 100 anni della nascita.

Una tappa da 212 km con 3.700 metri di dislivello (difficoltà livello 3). Da Siena, dunque, attraverso il Chianti fino a Firenze. E poi da qui un percorso che si inerpica attraverso una serie di salite: Monte Morello (pendenze oltre il 15%), il Passo della Consuma (media attorno al 6%), il Passo della Calla (media attorno al 5%) e infine in provincia di Forlì-Cesena il Passo del Carnaio con pendenze fino al 14%.  Segue quindi la discesa anch’essa impegnativa fino ai 5 km all’arrivo. Tra le località toccate nel forlivese-cesenate, oltre al Passo del Carnaio, diverse frazioni del Comune di Santa Sofia come Corniolo, Berleta, Isola e poi il comune capoluogo Santa Sofia. E ancora Raggio, Montriolo, fino a San Piero in Bagno e Bagno di Romagna, borgo millenario, centro termale, porta di accesso al Parco delle Foreste Casentinesi.


Da Ravenna a Verona, nell’anno di Dante:

Nel settecentesimo anno dalla morte di Dante Alighieri, Ravenna, città di partenza della tredicesima tappae dove il grande poeta è sepolto, diventa due volte protagonista.  Una centralità sottolineata in regione da numerose iniziative, fra cui due grandi mostre: la prima proprio a Ravenna, (“Le Arti al tempo dell’esilio” nella Chiesa di San Romualdo), la seconda nella vicina Forlì, dove fu ospite della famiglia Ordelaffi (“Dante. La visione dell’arte” nei Musei San Domenico), arricchite da una serie di eventi collaterali.

Tappa meno impegnativa la Ravenna-Verona, in gran parte in pianura, con 198 km di percorso, senza grandi difficoltà (livello 1), almeno sulla carta. Ravenna, Glorie (Comune di Bagnacavallo), Alfonsine, Lavezzola (Comune di Conselice) le località lungo il percorso. E poi – nel Ferrarese – Argenta, la Statale 16 (svincoli di Portomaggiore e Monestirolo), fino a Ferrara e la frazione di Pontelagoscuro.  Da qui il passaggio in provincia di Rovigo, verso Mantova e Verona.

Atto conclusivo del percorso elettorale in Cna: giovedì sera l’assemblea quadriennale provinciale.

 

Comunicato stampa CNA Ferrara.

L’assemblea elettiva quadriennale si svolgerà giovedì a partire dalle 17 30 nella sala conferenze della sede Provinciale di Cna in via Caldirolo.

La partecipazione è riservata ai soli membri di diritto dell’Assemblea Territoriale. Ai lavori prenderanno parte il Presidente Provinciale uscente di Cna Davide Bellotti, il Presidente di Cna Regionale Dario Costantini, il responsabile della Direzione Nazionale Sviluppo Armando Prunecchi e il direttore provinciale Diego Benatti.

La prima parte dell’assemblea verrà diffusa in diretta Facebook sulla pagina di Cna Ferrara a partire dalle 17.30. Al termine, conclusa la discussione e terminata la diretta, i membri dell’assemblea territoriale procederanno all’elezione del Presidente e dei Vice Presidenti a cui sarà affidato il mandato di guidare la Cna per i prossimi quattro anni. Saranno infine eletti altri organismi provinciali dell’associazione.

Nella mattina di giovedì invieremo un comunicato che riporterà i risultati dell’elezione e i contenuti emersi dalla discussione.

Ferrara: In riunione tecnica di coordinamento l’esame delle misure urgenti AntiCovid contenute nel Decreto Legge n.65 da oggi in vigore.

 

Comunicato stampa Prefettura di Ferrara.

Disposta dal Prefetto Campanaro la rimodulazione dei servizi di vigilanza, in considerazione del nuovo limite orario alle 23.00 per gli spostamenti e delle riaperture dei negozi nei centri commerciali dal prossimo fine settimana.

Il Prefetto Michele Campanaro ha presieduto in mattinata a Palazzo don Giulio d’Este, in conference call, una Riunione Tecnica di Coordinamento nel corso del quale sono stati approfonditi i profili d’interesse del decreto-legge n. 65, entrato in vigore oggi con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, contenente nuove misure urgenti relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Presenti all’incontro il Questore Cesare Capocasa, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Gabriele Stifanelli e il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Cosimo D’Elia.

Introducendo il vertice interforze, il Prefetto ha evidenziato come il nuovo provvedimento legislativo preveda, per i territori in zona gialla, l’estensione alle ore 23.00 del limite orario consentito per gli spostamenti, che passerà alle ore 24.00 a partire dal 7 giugno, per cessare di applicarsi dal 21 giugno prossimo. Il Prefetto ha anche ricordato che il c.d. “coprifuoco” non si applica nelle zone bianche.

Il decreto-legge da oggi in vigore definisce, inoltre, il nuovo calendario di aperture delle attività economiche, sportive, culturali e sociali, secondo specifici protocolli e linee guida sanitarie afferenti l’emergenza epidemiologica. In questo contesto, dal prossimo fine settimana, le attività commerciali operanti all’interno di mercati e centri commerciali, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture assimilabili potranno svolgersi anche nei giorni festivi e prefestivi, sempre nel rispetto delle vigenti misure sanitarie.

“In questa delicata fase della gestione emergenziale – ha rimarcato il Prefetto – in cui le limitazioni alla mobilità vanno verso un graduale allentamento, con la progressiva ripresa a pieno regime delle attività commerciali, è assolutamente necessario continuare a mantenere alta l’attenzione, perché il virus è un nemico invisibile ed è sempre in mezzo a noi. Per questo mi rivolgo all’intera comunità ferrarese, affinché continui con responsabilità a rispettare tutte le cautele previste, dall’uso delle mascherine al necessario distanziamento sociale. Al tempo stesso, tenuto conto dell’ampliamento alle 23.00 dei limiti orari del coprifuoco, ho immediatamente disposto il prolungamento dell’operatività dei dispositivi di vigilanza e controllo da parte delle Forze di Polizia, rimodulando gli stessi dispositivi sui nuovi possibili scenari di rischio, legati principalmente agli assembramenti da movida”.

Nel corso della riunione, il Prefetto Campanaro ha analizzato i dati sull’attività di controllo svolta dalle Forze dell’Ordine nell’ultimo fine settimana, quello dal 14 al 16 maggio, con 949 persone controllate e 9 sanzioni applicate, ed un rapporto controlli/sanzioni pari allo 0,95%, in risalita rispetto al fine settimana precedente (0,59%). Il Rappresentante del Governo ha, al riguardo, rivolto parole di sincero apprezzamento al personale dei diversi Corpi di polizia per l’impegno e l’equilibrio con i quali stanno continuando a gestire questa lunghissima emergenza: “Forze dell’Ordine e Polizie locali assicurano con equilibrio un servizio assolutamente determinante per contenere la diffusione del contagio. E continueranno a farlo con la stessa efficacia sino a quando non avremo sconfitto il virus”.

Provincia di Ferrara: Otto nidi di Fratino depredati ai Lidi Estensi e Spina.

 

Ufficio Stampa Provincia di Ferrara.

Otto nidi di Fratino depredati, fra i lidi Estensi e Spina, da persone che evidentemente non capiscono l’importanza di tutelare una specie a rischio di estinzione, ma soprattutto senza essere consapevoli dei rischi penali che corrono.

Se, infatti, fossero individuati gli autori sarebbero denunciati con rischio di sanzioni molto pesanti, previste per legge.

Se da una parte si registra una sinergia positiva tra volontari e quelli guidati da Asoer (Associazione ornitologi dell’Emilia-Romagna) – in particolare Mario Orlandi e Luigi Toschi -, dall’altra occorre prendere nota di questi spiacevoli episodi di sottrazione delle uova dai nidi. Le sette fossette dove i Fratini volevano riprodursi erano state allestite nei lidi di Spina ed Estensi, anche con il placet dei bagnini che li avevano “adottati”, poiché preparati poco distanti dai loro stabilimenti balneari.

“Se qualcuno ha visto o sa qualcosa – è l’appello lanciato dal comandante della Polizia provinciale Claudio Castagnoli – lo segnali ai Carabinieri forestali, al Parco o alla Polizia provinciale, per cercare di individuare gli autori di questi spregevoli episodi”.

Difficile risalire al motivo di questi gesti, oppure ipotizzare che qualcuno voglia allevare dei Fratini in cattività, col rischio di pesanti sanzioni e senza contare il problema che senza l’imprinting della madre i piccoli non sarebbero comunque in grado di nutrirsi.

Grande l’amarezza dei volontari di Asoer, del Parco regionale del Delta del Po e del Comune di Comacchio, che nel frattempo ha provveduto, in alcune zone, a emettere ordinanze di divieto di accesso alle spiagge, meno frequentate, dove i Fratini stanno mettendo o hanno già messo su casa.

“C’è forte impegno di tutti, con la collaborazione della Polizia provinciale – conclude Castagnoli – per tentare di far riprodurre questa specie a forte rischio di estinzione, che purtroppo vede, in alcuni casi, vanificati gli sforzi per colpa di qualche delinquente che non si rende conto dell’enorme danno che crea per i tantissimi che amano questi volatili e vorrebbero vederli riprodurre in libertà”.

 

Osteoporosi | Personalizzare la terapia con l’intelligenza artificiale: Il nuovo strumento digitale messo a punto da Unife.

 

Comunicato stampa Università degli studi di Ferrara.

Raccoglie le informazioni fornite dal personale medico, impara dalle storie cliniche passate e suggerisce terapie personalizzate per ogni singola paziente:

È il nuovo sistema intelligente nato dalla collaborazione tra il gruppo di ricerca del professor Guido Sciavicco, del Dipartimento di Matematica e Informatica, e il Centro di Ricerca per lo Studio della Menopausa e dell’Osteoporosi dell’Università di Ferrara.

Il sistema informatico, oggetto di una recente pubblicazione su una delle più prestigiose nel campo della Computer Science Applications, supporterà la gestione clinica delle donne in post-menopausa affette da osteoporosi seguite nel Centro di Unife:

“Ogni azione volta a migliorare il trattamento di questa malattia è estremamente importante, soprattutto ora che l’età media della popolazione si sta notevolmente alzando. L’osteoporosi infatti è un patologia di grande rilievo sanitario ed economico, che colpisce oggi in Italia il 23% delle donne sopra ai 50 anni di età .
L’osteoporosi è anche definita malattia silenziosa, spesso  sotto diagnosticata e non adeguatamente trattata: inizialmente le conseguenze sono poco evidenti, ma con il tempo possono comparire  manifestazioni cliniche  gravi e irreversibili come le fratture delle vertebre e del femore in seguito a minimi traumi “ spiega la professoressa Gloria Bonaccorsi, direttrice del centro e docente del Dipartimento di Medicina Traslazionale e per la Romagna, tra le autrici dello studio.

Implementato all’interno del software di produzione dei referti clinici, regolarmente utilizzato nel centro, il sistema non necessita di inserimenti particolari o training specifico per il personale. Il suo utilizzo offre diversi vantaggi, come illustra il professor Sciavicco:

“Il software cerca di limitare l’errore umano: nel caso in cui il suggerimento del computer fosse molto distante dalla terapia prescritta dal medico, il medico stesso è obbligato a fermarsi a riflettere sulla propria decisione. Inoltre, può essere un ottimo training per i giovani medici, che imparerebbero quello che la pratica clinica corrente prevede in funzione del quadro clinico specifico.
Grazie a una particolare tecnica di intelligenza artificiale, il sistema riesce anche a spiegare il motivo da cui nasce la terapia suggerita, eventualmente mettendo in luce collegamenti che fino a quel momento potrebbero essere rimasti inesplorati, favorendo quindi la scoperta e il progresso scientifico”.

Il sistema è in continua evoluzione: a fronte dei primi risultati, il team del Professor Sciavicco e della Professoressa Bonaccorsi stanno già lavorando al suo potenziamento. In particolare, il prossimo obiettivo è consentire la valutazione automatizzata dell’efficacia di una certa terapia attraverso funzioni mai applicate prima in campo medico.

Questa ricerca rientra nell’ambito del programma ‘Undergraduate Research’ promosso dal Laboratorio ACLAI (Applied Computational Logic and Artificial Intelligence), diretto dal Professor Sciavicco; uno degli autori dello studio era, in quel momento, studente della laurea triennale in Informatica.

 

Infrastrutture: Ricostruzione del ponte Leonardo da Vinci di Sasso Marconi (Bo).

 

Infrastrutture. Ricostruzione del ponte Leonardo da Vinci di Sasso Marconi (Bo): la Regione valuta di chiedere al Ministero il commissariamento per accelerare il cronoprogramma dei lavori, l’assessore Corsini: “Tempi inaccettabili per un’opera così importante per la viabilità della zona”.

Ad oggi i tempi ordinari comunicati da Anas prevedono l’affidamento dei lavori per l’intervento definitivo nella primavera 2022 e la conclusione dell’opera nella primavera 2024.

Bologna – “Il 2024 è assolutamente troppo lontano. Il rifacimento del Ponte da Vinci di Sasso Marconi è una priorità per la viabilità di tutta l’area. È quindi necessario accelerare i tempi e farlo riaprire il prima possibile”.

Così l’assessore regionale alle Infrastrutture, Andrea Corsini spiega la scelta della Regione di valutare la richiesta di commissariamento dello scavalco sul Reno, chiuso dallo scorso febbraio a causa delle precarie condizioni del cemento che ne sostiene l’arcata.

L’intervento del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti servirebbe infatti a comprovare la priorità dell’opera e a modificare il cronoprogramma ordinario dei lavori comunicato da Anas che, ad oggi, prevede l’affidamento per l’intervento definitivo nella primavera del 2022 e la conclusione dell’opera nella primavera del 2024.

“Da 64 anni il Ponte da Vinci collega le vallate del Setta e del Reno con il sistema autostradale e con la Porrettana vecchia e nuova- conclude Corsini-. Siamo quindi perfettamente consapevoli che si tratta di un collegamento imprescindibile per chi vive, lavora e si sposta ogni giorno nella zona di Sasso Marconi. Non possiamo accettare che i disagi che queste persone stanno vivendo da mesi vadano avanti altri tre anni. Davanti a un’opera di prioritaria importanza per la qualità della viabilità e per l’ambiente come questa, agiremo con un unico obiettivo: ripristinarla e riaprirla il prima possibile”.

“Mettiamo radici per il futuro”, si allarga il corridoio verde dell’Emilia-Romagna grazie alle nuove piante distribuite gratuitamente dalla Regione.

 

Ambiente. “Mettiamo radici per il futuro”, si allarga il corridoio verde dell’Emilia-Romagna grazie alle nuove 580mila piante distribuite gratuitamente dalla Regione. Priolo-Lori: “Un dato che testimonia la grande sensibilità degli emiliano-romagnoli per l’ambiente. Ora via alla seconda fase con un bando da 1,6 milioni di euro per rendere più belle e vivibili le nostre città”.

Nonostante l’emergenza sanitaria, superato l’obiettivo alla chiusura della prima fase del programma. Reggio Emilia la provincia più virtuosa. Online tutti i dati sugli alberi piantati, comune per comune. Pronti contributi fino al 75% ai Comuni che si candidano per la realizzazione di progetti di forestazione urbana: domande fino al 1^ luglio prossimo.

Bologna – L’Emilia-Romagna è sempre più verde. Si rafforza e accelera il progetto “Mettiamo radici per il futuro”, il grande piano green messo in campo dalla Regione per incrementare la superficie boschiva e le aree verdi con la messa dimora di 4,5 milioni di nuovi alberi, uno per ogni abitante, entro i prossimi quattro anni.

È terminata il 15 aprile scorso la fase d’avvio del progetto che, in poco più di sei mesi, ha portato alla piantumazione in tutto il territorio di circa 580 mila nuove specie arboree distribuite gratuitamente dalla Regione a scuole, associazioni, enti pubblici, aziende private e singoli cittadini attraverso una rete di 18 vivai accreditati. È l’inizio del nuovo corridoio verde che l’Emilia-Romagna realizzerà nei prossimi quattro anni a protezione dell’ambiente e della qualità dell’aria e il cui andamento è possibile seguire direttamente online su una grande mappa dove sono riportate tutte le specie arboree piantate finora, comune per comune.

E ora, dopo l’approvazione nei giorni scorsi da parte della Giunta regionale del nuovo bando, parte la fase due del piano con una dotazione finanziaria di oltre 1,6 milioni di euro, per sostenere interventi di forestazione urbanache di qui alla fine del 2021 vedranno come protagonisti gli oltre 200 comuni di pianura a cui dallo scorso mese di marzo sono state estese le misure del Piano regionale sulla qualità dell’aria.

I traguardi raggiunti nel primo step di avanzamento del progetto e le prossime tappe della campagna sono state illustrate nel corso di una videoconferenza stampa dalle assessore regionali all’Ambiente, Irene Priolo, e alla Montagna, Parchi, Forestazione e Programmazione territoriale, Barbara Lori.

“Siamo particolarmente soddisfatti- sottolinea Priolo– dei risultati raggiunti al temine di questa prima fase. Nonostante le difficoltà legate all’emergenza sanitaria, abbiamo abbondantemente superato l’obiettivo che ci eravamo posti di 500mila nuovi alberi piantumati, un dato che testimonia ancora una volta la sensibilità e la cura degli emiliano-romagnoli, che ringrazio, per l’ambiente. Ora, in attesa di partire ad autunno con una nuova fase di distribuzione gratuita di alberi e piante, siamo in condizione di accelerare gli interventi di forestazione in ambito urbano premiando i progetti dei Comuni di pianura per rendere più belle e vivibili le nostre città”.

“C’è un tema- commenta Lori– che è di straordinaria attualità, e che mi preme qui sottolineare: gli alberi, la forestazione, sono e devono essere sempre più un elemento centrale rispetto a come immaginiamo le nostre città. Non sono elementi di decoro, devono essere parte viva di una dimensione nuova del vivere e dell’abitare. E su questo il mio impegno è totale. Parlare di sviluppo a consumo zero di territorio, come giustamente sostiene la legge urbanistica regionale, vuol dire anche questo. Vuol dire anche valorizzare il patrimonio forestale regionale, che vale circa 1/3 del nostro intero territorio. E questa iniziativa della Regione, di mettere a dimora un nuovo albero per ogni abitante, va esattamente in questa direzione”.

 

Cosa prevede il bando:

Il bando, che sarà riproposto nei prossimi anni con le stesse  modalità e con identica copertura finanziaria assicurata dal bilancio regionale di previsione 2021-2023, nasce con l’obiettivo di dare più spazio al “polmone verde” rappresentato dalla superficie boschiva, per il ruolo positivo che gli alberi giocano in ambito urbano sotto vari aspetti: dalla riduzione delle polveri sottili e degli altri agenti inquinanti, alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici sempre più evidenti soprattutto nei grandi centri abitati e, più in generale, al miglioramento dell’ambiente urbano e della qualità della vita nei territori fortemente antropizzati di pianura.

Si stima che, grazie alla spinta propulsiva del bando, il patrimonio di verde urbano in Emilia-Romagna è destinato ad incrementarsi nel 2021 di altre 100 mila piante, per una superfice boscata superiore ai 100 ettari. Solo una piccola quota dei 10mila ettari di verde in più nell’arco di quattro anni, e delle 45mila tonnellate di CO2 all’anno in meno, fissati come obiettivi del più ampio piano regionale.

Possono candidarsi ai finanziamenti progetti che riguardano sia la realizzazione di fasce boscate, sia la creazione di veri e propri boschi urbani permanenti, purché di superficie non inferiore a 2mila metri quadrati. Negli interventi di forestazione urbana dovranno essere utilizzate preferibilmente le specie autoctone, più performanti nell’assorbimento dei principali agenti inquinamenti atmosferici (Pm10, 03, Co2, NO2) e ad elevata resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici e degli stress ambientali che caratterizzano gli ambienti urbani.

Il contributo dipende dalla superficie piantumata e dal numero di alberi collocati, nel limite massimo di 15 mila euro ad ettaro. Non potrà comunque superare il 75% dei costi di progetto. Esclusi dai finanziamenti gli interventi di realizzazione di alberature stradali e tutti quelli sostitutivi di alberature esistenti. Le domande saranno esaminate in base all’ordine cronologico di arrivo e i progetti devono essere completati entro il 31 dicembre 2021.

La scadenza per la presentazione dei progetti, che usufruiranno di un contributo del 75% sui costi di piantagionedelle essenze forestali, è fissata al 1^ luglio prossimo. Le domande devono essere presentate al Servizio regionale Aree protette, foreste e sviluppo della montagna tramite posta elettronica certificata alla seguente casella: segrpnr@postacert.regione.emilia-romagna.it


La distribuzione delle piantine in regione:

Tornando alla distribuzione delle piantine sul territorio, in totale sono stati 587.220 gli alberi e gli arbusti consegnati a Comuni, scuole, associazioni, privati o imprese a partire dallo scorso ottobre (dati aggiornati al 15 aprile 2021).

A livello territoriale la provincia più virtuosa è stata quella di Reggio Emilia, con 117.900 “adozioni”. Seguono nell’ordine Modena (109.389), Bologna (93.047), Parma (85.183), Forlì-Cesena (78.621), Ravenna (33.411), Rimini(26.137), Ferrara (26.575) e Piacenza (16.957).

La specie arborea più gettonata è stata l’alloro: ne sono stati distribuiti 101.724 esemplari. A seguire, secondo e terzo in classifica per gradimento, si sono piazzati il ligustro selvatico (44.845) e il carpino bianco (30.240). Quindi il nocciolo (30.066), il sanguinello (18.860), la rosa canina (18.555) e il prugnolo (17632), il pallon di maggio (15975), l’acero campestre (15.539) e il carpino nero (13.845), il corniolo (13.120), il leccio (12.170), il ciliegio (11445) e il tiglio (10657).

 

Un sito per monitorare la campagna verde:

I risultati della campagna “Mettiamo radici” ora sono anche a portata di click. Alla pagina web    https://mappa.radiciperilfuturoer.it si può infatti consultare on line la distribuzione di alberi e arbusti sul territorio regionale, da Piacenza a Rimini, nella prima fase del progetto, dall’ottobre 2020 allo scorso 15 aprile.

A disposizione una mappa gis (georeferenziata) che consente di visualizzare la “fotografia” aggiornata di ciascun territorio. Per assicurare una lettura facilitata, sono immediatamente disponibili i dati relativi ad ogni provincia o singolo comune, distinti tra specie autoctone, alloctone e arbustive.

 

DI MERCOLEDI’
In viaggio con Tolomeo in un giorno di pioggia.

 

Non sono mai andata così lontano in una giornata di pioggia. Lontano sui libri, che ho aperti sul tavolo di lavoro: alcuni paralleli tra loro mentre altri disegnano linee oblique, uno è perpendicolare e guarda verso lo scaffale da cui è stato tolto poco fa. Manca solo il mappamondo, su cui dice di voler viaggiare anche il poeta ferrarese più straordinario, Ludovico Ariosto. Piuttosto che porsi al seguito del cardinale Ippolito d’Este, patendo i disagi dei lunghi viaggi, nella Satira III composta nel 1518 egli sostiene di voler conoscere “il resto de la terra…con Ptolomeo”, cioè su mappe e planisferi, e percorrere “ tutto il mar, senza far voti quando lampeggi il ciel, sicuro in su le carte”.

Sono nel chiuso della mia casa e fuori il cielo è scuro e gravido di pioggia, è una settimana di tempo incostante, pieno di vento e di temporali che si accavallano. Le parole di Ovidio, che scrive da Tomi sul Mar Nero e lamenta di sentirsi lontano da Roma e dal conforto della sua casa e degli amici, escono dal volume che ho davanti. Leggo qua e là, senza darmi un ordine, alcuni passi dalla elegia10 del terzo libro dei Tristia, le poesie del lamento composte dall’8 d.C., l’anno della partenza per l’esilio a Tomi, da cui emerge lo sconforto di vivere “nel cuore stesso della barbarie”, circondato da fiere genti come i Bessi, i Geti e i Sarmati, che vivono praticando la guerra. Proprio il poeta elegiaco per eccellenza dell’epoca augustea, colui che aveva da sempre aborrito l’uso delle armi e si era dedicato semmai alla militanza nell’arte di amare, ha trovato in una terra dominata da un clima gelido e da uomini violenti la sua punizione. Probabilmente la relegatio sul Mar Nero è dovuta al carattere licenzioso dell’Ars amatoria scritta pochi anni prima; Ovidio non lo dice con chiarezza, tuttavia lascia intendere, che l’aver composto un’opera che educa uomini e donne alla seduzione può aver spinto Augusto ad allontanarlo da Roma, pur senza togliergli la cittadinanza e i beni.

Accanto a questo ho aperto sul tavolo un altro volumetto, il Viaggio in Italia di Goethe, esattamente alla pagina in cui l’illustre viaggatore sta per lasciare Roma nell’aprile del 1788. Dopo una passeggiata notturna dal Campidoglio alla Via Sacra fino alla grande mole del Colosseo, Goethe ha l’animo turbato dalla bellezza sublime dei luoghi e sente che la summa del suo soggiorno nell’Urbe è tutta nel suo stato d’animo tra eroico ed elegiaco, una “propensione” che lo avvicina a un altro grande poeta. Dice: “E come non poteva, in simili istanti, rivivere nella mia mente l’elegia d’Ovidio, che, esiliato lui pure, aveva dovuto lasciare Roma in una notte di plenilunio? Cum repeto noctem! Quel suo rimpianto pieno di tristezza e d’angoscia, là dal remoto Mar Nero, mi perseguitava”. Cerca nella propria memoria alcuni altri versi dai Tristia, dalla terza elegia del libro I, e li ripete assaporandone il pathos: “Quando risorge in me la tristissima immagine di quella notte/ che fu l’ultima ora a me concessa in Roma/ quando rivivo la notte (cum repeto noctem) in cui lasciai tante cose care,/ qualche lacrima ancora mi scorre dagli occhi”. La nostalgia di Ovidio penetra in quella di Goethe e la amplifica: da eco letteraria del passato investe la concretezza del suo presente. Goethe forse pensa che a Roma non tornerà più, così come non poté più tornarvi Ovidio, nonostante le suppliche sue e della moglie Fabia e degli amici.

Affinità che scavalcano il tempo.

Oggi le letture sono queste. Mi sono chiusa nello studio a leggere, dopo le incombenze domestiche e i piccoli svaghi della giornata trascorsa in casa; facendolo mi sono presa un po’ in giro e mi sono detta le parole che usa Machiavelli nella celebre lettera all’amico Vettori, del dicembre 1513, quando racconta come trascorre ogni sua giornata nell’esilio nella campagna fiorentina e dice che la sera dopo le incombenze quotidiane e qualche partita a carte all’osteria veste abiti curiali e dialoga con gli antichi scrittori.

Tutto è nato dal dover riguardare un’altra opera ovidiana, Heroides, su cui deve prepararsi una giovane amica che prepara una esposizione di letteratura latina da fare alla sua classe di quarta Liceo. Tra le 15 lettere inviate da donne celebri del mito ai loro amanti che le hanno abbandonate ha scelto due testi di importanza particolare: l’epistola scritta da Arianna a Teseo e quella di Saffo, l’unica figura ad avere una identità storica, per il suo Faone. Ricorro a Internet per recuperare almeno il testo di Arianna in latino con la traduzione a lato, quindi faccio spazio al tablet nel bel mezzo di volumi e volumetti. Ne è rimasto poco sul tavolo, tanto che il Liber di Catullo viene appoggiato sulla antologia latina a perpendicolo. Voglio riguardare il carme LXIV e ritrovare una Arianna diversa da quella ovidiana, nel mio ricordo è più passionale e risentita. Eccola infatti implorare le dee della vendetta, le Eumenidi, perché ascoltino i suoi singhiozzi mentre sale sugli scogli scoscesi dell’isola di Dia, dove Teseo l’ha abbandonata dopo avere compiuto l’impresa del Minotauro e dopo averla amata. La fides tradita genera in lei un furor che non ritrovo nel testo di Ovidio e mi fa pensare semmai alla Didone abbandonata da Enea che troneggia nel quarto libro dell’Eneide virgiliana. Strana coincidenza nella vita di Ovidio: ha scritto un’opera al femminile per dare voce al senso di lontananza che provano le sue eroine e pochi anni dopo lo stesso spaesamento gli tocca in sorte, quando viene relegato a Tomi.

Mi fermo. La mano non scatta per estrarre dallo scaffale il capolavoro di Virgilio. Invece mi viene in mente un libro a cui non ho pensato fin qui, un libro comprato di recente che occupa un posto lontanissimo sulla linea del tempo rispetto a questi. Salgo in camera e percorro fisicamente una distanza. elena ferrante i giorni dell'abbandonoE’ un libro che ho in animo di leggere e si trova in lista d’attesa sulla libreria che avvolge il mio letto; è di Elena Ferrante, che l’ha pubblicato nel 2002, nove anni prima de L’amica geniale. Il titolo, I giorni dell’abbandono [Qui], mi ha attratta perché rivela subito quale dolore viene raccontato. Rileggo il risvolto di copertina: “Una donna ancora giovane, serena e appagata, tutt’altro che inattiva nel cerchio sicuro della famiglia, viene abbandonata all’improvviso dal marito e precipita in un gorgo oscuro e antico”. Appunto, antico. Lascio il libro dove si trova e mi riprometto di leggerlo molto presto. Un altro libro al femminile, scritto nel nostro tempo. La città in cui nasce la storia leggo che è Torino.

Scendo a spegnere la luce nello studio e smetto di spostarmi da un libro all’altro, da una città all’altra sul cursore del tempo. Anche per Tolomeo è ora di riposare.

Per leggere gli altri articoli e indizi letterari della rubrica di Roberta Barbieri clicca [Qui]

Europa Verde alla regione: Intervenire con urgenza per fermare la strage dei ciclisti.

 

Comunicato stampa Europa Verde.

Silvia Zamboni, capogruppo Europa Verde nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna: “Nei primi tre mesi del 2021 l’Emilia-Romagna è la regione che ha registrato il maggior numero di ciclisti vittime di incidenti mortali: 11 sui 44 totali nel nostro paese. Per questo ho chiesto alla Giunta di rafforzare le politiche sul fronte dell’educazione alla sicurezza stradale e di promuovere uno studio annuale sulle cause degli incidenti, per rendere più efficaci le politiche volte a tutelare gli utenti deboli della strada, ovvero ciclisti e pedoni. L’assessore Corsini conferma l’impegno della Regione per aumentare la sicurezza dei ciclisti, ma Europa Verde chiede interventi più mirati”. 

Bologna, 19 maggio 2021 – “Sono necessarie azioni di prevenzione, informazione e sensibilizzazione più incisive per invertire il preoccupante trend del primo trimestre 2021 che vede l’Emilia-Romagna prima regione in Italia come numero di ciclisti morti a seguito di incidenti stradali”. È la richiesta avanzata dal Gruppo Europa Verde con un’interrogazione presentata oggi dalla Capogruppo Silvia Zamboni in Commissione Ambiente dell’Assemblea legislativa regionale.

L’Emilia-Romagna è la regione che, nei primi tre mesi dell’anno, ha registrato il numero maggiore di ciclisti vittime di incidenti mortali: 11 sul totale di 44 in tutta Italia, quasi quattro al mese, ovvero uno a settimana. I dati sono stati diffusi da ASAPS – Associazione Sostenitori e Amici Polizia Stradale che ha comunicato che i ciclisti deceduti in incidenti stradali in Italia sono stati 14 a gennaio, 17 a febbraio, 13 a marzo, rispetto ai 37 del 2019 e ai 33 del 2018 nel medesimo trimestre. Nel solo mese di marzo 2021 si sono registrati anche 35 ciclisti ricoverati in prognosi riservatarispetto ai 29 del mese precedente.

Nella risposta l’assessore ai trasporti Andrea Corsini ha ribadito l’impegno della Regione per aumentare la sicurezza degli utenti deboli della strada attraverso il miglioramento infrastrutturale e la promozione di un cambiamento culturale. Per raggiungere l’obiettivo “zero morti sulla strada”, l’assessore ha annunciato che proseguiranno le campagne di comunicazione e di sensibilizzare a cura dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale e che, come richiesto dai Verdi, verrà rinnovato il protocollo con l’Ufficio Scolastico Regionale per promuovere una mobilità sicuraconsapevole e sostenibile. 

“Sono parzialmente soddisfatta dalla risposta dell’assessore Corsini – dichiara Silvia Zamboni, capogruppo di Europa Verde e vicepresidente dell’Assemblea legislativa. Sono sicuramente importanti gli investimenti e i fondi messi in campo dalla Regione per la costruzione di nuove piste ciclabili e per incentivare l’utilizzo della bicicletta nei percorsi casa-lavoro. Tuttavia, i numeri drammatici sugli incidenti (anche nel mese di aprile prosegue il trend negativo con altri 3 morti in regione) evidenziano la necessità di interventi più efficaci e mirati da parte dei comuni dell’Emilia-Romagna. Per questa ragione spero che la Giunta voglia accogliere la proposta di Europa Verde di realizzare uno studio annuale sulle cause degli incidenti che coinvolgono i ciclisti e di allargare il tavolo regionale delle associazioni ad altre importanti realtà del territorio, come #Salvaciclisti, un movimento indipendente con competenze qualificate in ambito di mobilità e sicurezza ciclistica”.

Provincia di Ferrara: Tre nuove auto green in dotazione alla Polizia provinciale.

 

Ufficio Stampa Provincia di Ferrara.

Tre nuove auto green sono in dotazione alla Polizia provinciale, che con questo ultimo ingresso porta a dieci il proprio parco mezzi, compresa l’imbarcazione per il controllo dei corsi d’acqua.

Un investimento di 75 mila euro che la Provincia ha potuto realizzare grazie a un finanziamento della Regione Emilia-Romagna, concretizzato nell’acquisto di due Suzuki Vitara ibride e una Nissan Leaf completamente elettrica.

Il fornitore dei tre automezzi è stata la concessionaria Estense Motori di Ferrara, rappresentata durante la presentazione avvenuta in Piazza Castello da Mattia Zanellati.

I 75 mila euro spesi sono comprensivi anche degli allestimenti e dell’istallazione dei Gps.

Dispositivo, quest’ultimo, a bordo di tutte le auto della Polizia provinciale, “perché in questo modo – ha spiegato il comandante Claudio Castagnoli – tramite la centrale operativa è sempre possibile localizzare le singole pattuglie e richiederne l’utilizzo alla più vicina nei luoghi in cui si rendono necessari gli interventi, oppure per eventuali necessità di rinforzi”.

“È una scelta green – ha commentato Castagnoli – in perfetta coerenza con una delle fondamentali mission della Polizia provinciale, cioè la tutela dell’ambiente”.

 

 

 

“Ferrara Musica Riaperture” prosegue con il violinista Marco Rizzi e il pianista Roberto Arosio.

 

Comunicato stampa Ferrara Musica.

Dopo i primi due concerti con Andrea Lucchesini e il Trio di Parma,che hanno visto un’ottima partecipazione di pubblico, continua “Ferrara Musica Riaperture” con il concerto di venerdì 21 maggio (inizio alle 19), che vedrà protagonisti per la prima volta a Ferrara il violinista Marco Rizzi in duo con Roberto Arosio al pianoforte. L’appuntamento costituisce il recupero del concerto che era stato programmato il 30 novembre 2020 e che era saltato a causa dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia.

Il programma è uno di quelli che gli appassionati non possono lasciarsi sfuggire: una prima parte dedicata a SergejProkof’ev (centotrenta anni della nascita nel 2021) e una seconda totalmente riservata a Ludwig van Beethoven. Del compositore russo saranno proposte in apertura le rare ed affascinanti Cinque melodie scritte nel 1920 in origine come canto senza testo per il soprano ucraino Nina Koshetz. A seguire la ben più frequentata ed eclettica Sonata op. 94a, scritta per flauto e pianoforte nell’estate del 1943 “in uno stile classico dolce e scorrevole” e su sollecitazione di David Oistrakh poi riscritta per violino.

Quanto alla alla Sonata “a Kreutzer”  è probabilmente la composizione per violino più impegnativa di Beethoven, una tappa imprescindibile nella sua ricerca di un ruolo autonomo per ogni strumento componente di un duo e autentica rivoluzione per un genere sino ad allora salottiero.

Marco Rizzi è «violinista di prima classe, con una ricca tavolozza di suoni, una bella tecnica e un affascinante legato cantabile, un musicista di sorprendente onestà e maturità», come lo descrive la rivista “Strad”. Suona un Guarneri del 1743, messo a disposizione dalla Fondazione Pro Canale. Roberto Arosio ha tenuto concerti come solista e come camerista in tutto il mondo ed è stato tra gli altri Premio internazionale di musica da camera “Franco Gulli”.
Il pubblico già in possesso dei biglietti per il concerto annullato nello scorso novembre potrà accedere direttamente con quelli; chi invece volesse acquistarne altri potrà farlo online sul sito www.ferraramusica.it e direttamente alla biglietteria del Teatro Comunale venerdì 21 maggio dalle 18 fino a inizio concerto. I prezzi sono quelli comunicati a inizio stagione e vanno da 7,5 euro (biglietto con riduzione giovani al 4° ordine di palchi) fino a 25 euro (biglietto intero platea).

Nove anni fa il sisma in Emilia-Romagna: Ricostruzione privata pressoché completata.

 

Nove anni fa il sisma in Emilia-Romagna. Abitazioni, edifici, attività economiche, imprese, scuole: ricostruzione privata pressoché completata. Cratere ristretto a 15 Comuni, sui 60 iniziali, i cantieri proseguiti anche durante la pandemia. Bonaccini: “Orgogliosi del lavoro fatto con sindaci, istituzioni e comunità locali, al di là di ogni distinzione politica. Insieme avevamo messo questi territori nelle condizioni di ripartire già prima della pandemia”.

Nel Documento strategico regionale 2021-27 approvato dalla Giunta confermato l’impegno a mantenere un’attenzione particolare nell’area del sisma, attraverso un utilizzo integrato dei fondi europei e del Recovery Plan. Dal 2012, concessi contributi per 6,4 miliardi di euro, di cui 5 miliardi già liquidati a cittadini, imprese e altri soggetti. Gli edifici ripristinati sono 8mila, per circa 16 mila e 500 abitazioni rese di nuovo agibili, oltre a 5.700 pi ccole attività economiche e 3.500 le imprese. Quasi 60 milioni di euro per la rivitalizzazione dei centri storici.

Bologna – Oltre il 90% della ricostruzione conclusa. Cantieri, seppur rallentati, che non si sono mai fermati nemmeno in questo anno e mezzo drammaticamente segnato dalla pandemia. Tanto che due mesi fa sono saliti a 45 i Comuni dove la ricostruzione è stata considerata pressoché terminata, con un nuovo restringimento del cratere, l’area che inizialmente ricomprendeva i 60 Comuni colpiti dal sisma. Ai 30 usciti nel 2017 se ne sono aggiunti quest’anno altrettanti e ora nel cratere ristretto rimangono solo 15 Comuni, dove si concentrano gli sforzi per terminare.

La quasi totalità di cittadini e famiglie è rientrata nelle proprie case. Gli edifici ripristinati sono 8mila, per circa 16.500 abitazioni (prime e seconde case) rese di nuovo agibili, oltre a 5.700 piccole attività economiche – negozi, attività artigianali, esercizi – che si sommano a quasi 3.500 imprese (industria, agricoltura, commercio) ricostruite o riportate in sicurezza.

Tutto questo attraverso 6,4 miliardi di euro di contributi concessi: numeri sostanzialmente invariati nell’ultimo anno, visto che la ricostruzione privata (abitazioni, piccole attività economiche collegate agli edifici, imprese) era già stata completata, con Mude, la piattaforma regionale per i contributi sulle abitazioni, e Sfinge, quella sulle imprese, che registrano ormai poche decine di pratiche aperte.
Altri due capitoli molto importanti.
Le scuole, tutte ristrutturate o costruite nuove: 541 gli istituti sui quali si è intervenuto.
I centri storici, con un bando regionale per la loro rivitalizzazione che negli ultimi due anni ha visto gli stanziamenti della Regione passare da 35 a quasi 57 milioni di euro, con quattro finestre che hanno permesso di finanziare 863 progetti di riqualificazione o nuove aperture presentati da commercianti, artigiani, botteghe, imprese di servizi e professionisti, su 1.134 domande che troveranno risposta positiva, e quindi sostegno economico.

Sia nei numeri sia nella realtà, la ricostruzione privatanelle aree dell’Emilia-Romagnacolpite dal terremoto del 2012 si può dire sia alle battute finali.Nove anni dopo le scosse del 20 e 29 maggio, che investirono le province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia causando 28 morti e 300 feriti, con 45mila sfollati e circa 13 miliardi di euro di danni, resta come noto da completare soprattutto la parte pubblica relativa al patrimonio artistico e culturale, la più difficile e delicata per i vincoli, anche paesaggistici, cui sono sottoposti beni di pregio e valore storico.
Anche qui però si sono fatti importanti passi avanti, basti pensare alle chiese, molte delle quali restituite al culto e alle comunità anche nell’ultimo anno. Più in generale, sono stati 457 gli interventi a edifici religiosi (comprese canoniche e altre strutture), con quasi 300 chiese riaperte sulle 437 inizialmente danneggiate e 71 dove i lavori sono già stati avviati.

Il punto sulla ricostruzione post sisma alla vigilia dell’anniversario della prima scossa, il 20 maggio 2012, è stato fatto oggi in videoconferenza stampa dal presidente della Regione e Commissario delegato alla ricostruzione, Stefano Bonaccini, dal sottosegretario alla Presidenza della Giunta, Davide Baruffi, e dal direttore dell’Agenzia regionale per la ricostruzione, Enrico Cocchi.

Un’area, quella del cratere, che già prima della pandemia aveva dimostrato grande forza e capacità di ripartire: nel 2019, a sette anni dal sisma, l’occupazione era tornata ai livelli precedenti, con 22mila posti di lavoro in più rispetto a quelli del 2011, per circa il 27% del valore aggiunto regionale, equivalente al 2,4% del Pil nazionale. Nel Documento strategico regionale 2021-27 approvato dalla Giunta nei giorni scorsi, la Regione conferma l’impegno a mantenere un’attenzione particolare nell’area del sisma, con la scelta di rafforzare la capacità progettuale del sistema territoriale attraverso un utilizzo integrato delle risorse della ricostruzione, dei fondi europei e del Pnrr, il Recovery Plan.

“Il primo pensiero va a chi perse la vita nove anni fa e a tutti coloro che hanno sofferto per una tragedia che colpì così duramente la nostra terra- afferma il presidente Bonaccini-. Abbiamo ricostruito bene e velocemente, se si considera che le scuole, la parte privata e quella economica le abbiamo praticamente completate da tempo. Le persone sono rientrate nelle proprie abitazioni, nei capannoni le attività produttive sono riprese, nelle scuole non è stato perso un giorno di lezione. Ora, uscire dalla pandemia vuol dire anche ripartire veloci con la parte pubblica, una leva essenziale per restituire pienamente bellezza, identità e servizi alle nostre comunità locali. Siamo orgogliosi del lavoro fatto, insieme ai sindaci e alle istituzioni locali, senza distinzioni politiche, soprattutto per aver messo l’area colpita nelle condizioni di poter agganciare la ripresa e svolgere un’opera preziosa di ricucitura sociale e territoriale. Qui si concentrano professionalità, imprese, università, tecnopoli e laboratori di ricerca, distretti – basti pensare al biomedicale o all’automotive –, ma anche servizi socio-sanitari ed esperienze diffuse che aiuteranno l’intera Emilia-Romagna a ricostruire un presente e un futuro nuovi. Queste comunità si sono subito rialzate- chiude Bonaccini– e questi territori, sui quali vogliamo continuare a investire, potranno a loro volta, adesso, trainare la ripresa della nostra regione, e con essa aiutare il Paese a farlo”.

L’impegno per la ricostruzione in cifre:
Per la ricostruzione dell’Emilia colpita dal sisma, dal 2012 a oggi sono stati concessi complessivamente contributi per 6,4 miliardi di euro, di cui 5 già liquidati, erogati alle persone e alle imprese.
Nel dettaglio, per la ricostruzione delle abitazioni le concessioni di contributi (attraverso la piattaforma informatica Mude) hanno toccato quota 3,1 miliardi di euro di cui liquidati oltre 2,6 miliardi.
Sono 8mila gli interventi completati tramite la piattaforma elettronica Mude. Mentre, per la ricostruzione delle attività produttive le concessioni di contributo concluse (sulla piattaforma informatica Sfinge) sono state pari a 1,9 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi liquidati.
Sono 2.840 gli interventi completamente conclusi.
Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica, sono 1.675 i progetti di recupero finanziati per un totale di 1,423 miliardi di euro: 589 cantieri conclusi (244 milioni di euro) e 642 cantieri in corso (637 milioni). /gia.bos.

Immobiliare: DoveVivo approda a Ferrara, la dodicesima città italiana per il leader nel Coliving.

Comunicato stampa Community Group.

Nel palazzo Palmiroli Chiozzi nasce DoveVivo Campus Ferrara:

19 maggio 2021DoveVivo, la più grande coliving company in Europa con oltre 1.500 immobili gestiti, 8 studentati e 8.000 posti letto in 14 città in Europa, apre oggi il suo business a Ferrara annunciando la firma di un accordo per la gestione di oltre 6.500 mq di asset che verranno trasformati in un Campus dedicato agli studenti. Un’operazione resa possibile grazie all’accordo con la Dott.ssa Stefania Tucci, imprenditore, commercialista e scrittrice, che, attraverso la rilevazione degli asset in oggetto, diventa protagonista di uno degli investimenti privati più importanti degli ultimi anni nella città estense.

Ferrara è una città italiana molto attiva dal punto di vista universitario, tanto che da dati Istat risulta che negli ultimi 5 anni la popolazione dei giovani dai 18 ai 35 anni sia cresciuta del 5%. Secondo il MIUR ammonta a oltre 25 mila il totale degli studenti iscritti per l’anno accademico 2020-2021 (con un incremento del 65% in 5 anni) – 9 mila dei quali risultano fuorisede (stima di DoveVivo) – e sono oltre 1.000 gli studenti stranieri (dato riferito all’anno accademico 2018-2019). DoveVivo soddisfa la loro esigenza di alloggio offrendo – a partire da Settembre 2021 – soluzioni abitative capaci di coniugare la funzionalità del prodotto, servizi di valore (assistenza 24/7, manutenzione) e tutti i vantaggi della community.

Il business model DoveVivo:

DoveVivo prende infatti in gestione immobili da privati o interlocutori istituzionali, li ristruttura portandoli ai più alti standard di mercato, per poi locarli come singoli alloggi a studenti, giovani lavoratori e al nuovo target digitale che per piacere o lavoro si sposta nei centri urbani italiani ed internazionali. Si tratta di un servizio “chiavi in mano” in completa trasparenza sia per gli inquilini che per i proprietari. I coliver cercano online sul sito DoveVivo la soluzione abitativa che preferiscono, senza preoccuparsi della burocrazia, delle attività di manutenzione e delle spese e possono gestire ogni richiesta tramite l’App dedicata. I proprietari invece beneficiano di una gestione completa e sicura azzerando rischi economici e contrattuali legati a ritardi, sfitto e morosità.

Il nuovo DoveVivo Campus Ferrara:

Il Campus si trova all’interno di un’unica struttura composta da 3 differenti unità situate in prossimità del centro storico: il Chiozzino – un residence costruito negli anni ‘80, l’antica Poliambulanza – un edificio storico, e il celebre palazzo Palmiroli-Chiozzi – un edificio che deve il proprio nome all’ingegnere idraulico Bartolomeo di Antonio Chiozzi che acquistò lo stabile tra il XVII e il XVIII secolo, oggi tutelato dalla Soprintendenza cittadina.

Il progetto di ristrutturazione ha saputo conservare la personalità di questi edifici storici cercando di valorizzare le caratteristiche che li rendono unici nel loro genere. Degni di nota sono sicuramente la sala studio, in origine l’atrio dell’edificio e alcune camere ai piani superiori arricchite dal camino e dal tetto a cassettoni. Entrare nel Campus firmato DoveVivo significherà lasciarsi conquistare dal fascino della storia e, allo stesso tempo, godere della modernità degli ambienti.

Il Campus prevede sia soluzioni private – dotate di cucina e bagno indipendente perfette per una o due persone – che  camere singole all’interno di appartamenti da condividere con altri inquilini. Tutte le soluzioni sono completamente arredate, dotate di ogni comfort e permettono di godere della propria privacy per le attività di studio e lavoro. I coliver potranno vivere la community grazie agli ambienti comuni come la sala studio, la sala video, la palestra o il patio interno. Il canone di locazione include utenze, wi-fi, customer care dedicato, manutenzione, assistenza h24, reception con servizio diurno e notturno, climatizzazione e riscaldamento e un innovativo sistema di controllo video degli accessi e degli ambienti comuni per garantire sicurezza a tutti gli ospiti.

La struttura si trova in una zona silenziosa e tranquilla, vicina all’Università, alle zone verdi e facilmente raggiungibile in auto – a 10 minuti dall’uscita dell’autostrada A1 – con facilità di parcheggio. La location, inoltre, si presta all’utilizzo della bici, mezzo di trasporto assai popolare nella città delle biciclette, con un tasso di utilizzo tra i più alti in Europa.

Valerio Fonseca, Co-Founder e CEO di DoveVivo, dichiara: “Siamo orgogliosi di poter offrire le nostre soluzioni abitative in un centro di attrazione culturale come la città universitaria di Ferrara. Un ringraziamento particolare va alla Dott.ssa Stefania Tucci, che ci ha dato la possibilità di rigenerare degli immobili di valore storico, rendendoli così luogo di incontro e cultura per studenti e giovani professionisti. Nonostante un fisiologico momento di stallo dovuto alla pandemia, il settore del coliving è già in forte ripresa e continuerà ad avere una forte crescita nei prossimi anni”.

Stefania Tucci, Chairman & Managing Director di Sirio Trafalgar Ltd., racconta: “Arrivando da una famiglia di costruttori, questa operazione rappresenta per me una grande soddisfazione: vedere degli immobili storici trasformarsi in un moderno campus Universitario nel cuore di una città d’arte rinascimentale come Ferrara mi riempie di entusiasmo. Questo ambizioso progetto è frutto della collaborazione tra la municipalità di Ferrara – vero sponsor del campus – e DoveVivo, che ha creduto con noi nella potenzialità della città. Ringrazio la squadra degli ingegneri, dei progettisti e dei tecnici dell’impresa Fabbricare e BPER per aver finanziato con noi l’iniziativa. Un ringraziamento speciale anche allo staff di WorBas e Sirio. Auguro agli studenti che vivranno gli anni di formazione universitaria in questo campus di avere un simile entusiasmo per realizzare i loro sogni e le loro ambizioni”.

cellulare chiamata

FANTASMI
Luci e ricordi arrugginiti

 

Il telefono squilla nel cuore della notte e mi sveglia: dannazione! Un’occhiata fugace sul comodino, sono le 2:04. Chi sarà?

Cerco la vestaglia, inforco gli occhiali, infilo le pantofole, arrivo un po’ trafelato al telefono ma ora non squilla più. Utente sconosciuto. Torno a letto. E adesso, chi riprende più sonno? Mi chiedo ancora confuso e stralunato chi potrebbe aver chiamato: un uomo o una donna? un astronauta che si sente solo oppure magari un sergente che mi cerca…? Non ho alcuna risposta, probabilmente sarà stato un errore. Però quella persona ha fatto squillare almeno tre-quattro volte, forse cinque.
Quindi era qualcuno che voleva proprio parlare con qualcun altro, forse con me: dopo alcuni squilli potrebbe aver cambiato idea oppure ha ragionato sul fatto che fossero quasi le tre di notte. In realtà io non aspetto nessuna chiamata urgente o dall’altra parte del mondo, perciò posso anche rimettermi a dormire.
Ma ora lentamente nella mia memoria assonnata riaffiorano pensieri e ipotesi su tante persone che potrebbero avere motivo di chiamarmi da altre città, paesi, pianeti o dimensioni, anche di notte, soprattutto di notte. Fantasmi assopiti nella mia mente semi-sveglia: nessuno di loro mi fa paura, anzi con tutti vorrei parlare per chiarire qualcosa e raccontare cose non-dette. Così ritornano in superficie anche innumerevoli memorie quasi dimenticate, bollicine con la coda come le note di una lontana serenata, oppure veloci comete, di quelle che lasciano una traccia luminosa nel cielo. Alcuni pensieri sono dolci e piacevoli, avvolti da un alone colorato come stelle di un’aurora boreale, altri pungenti e duri come i diamanti che rigano i ricordi vetrificati. Ma spesso sono sfocati e ossidati dal tempo, ruggine che fa cigolare i cardini della porta della mia memoria.

Verso le tre arrivo a una conclusione: se il telefono non squilla più vuol dire che si è trattato semplicemente di un errore o di un banale contatto, se risquilla invece devo assolutamente rispondere. E così finalmente riprendo sonno.

All’improvviso squilla ancora il telefono, sono le 4:02: mi catapulto giù dal letto scatenando una folle tachicardia di cui non capisco il motivo, e rischiando fratture multiple arrivo fino al mobile su cui ho appoggiato il telefono, che la mia mano afferra prima del secondo squillo. Ma non risponde nessuno: solo un lontano suono acuto, che ricorda il cigolìo di un cancello che si chiude, oppure che si apre, chi può dirlo. Poi la linea si interrompe con un rumore secco, come quello di una porta sbattuta dal vento.

Ritorno a dormire. Mi sveglio con il suono della radiosveglia alle ore 7:00 e le note di una canzone di Joan Baez*: soltanto allora incomincio a capire chi fosse dall’altra parte del telefono.
*) Joan Baez: Diamonds and Rust [Qui]

Per leggere tutti gli articoli, saggi, racconti, divagazioni della rubrica FANTASMI clicca [Qui]

Da Bologna al mondo: YAC, l’Accademia degli architetti, riapre i corsi con archistar e grandi aziende.

Ufficio stampa MEC&Partners.
Sei percorsi formativi rivolti ai giovani, per apprendere e confrontarsi con i grandi maestri dell’architettura contemporanea e cimentarsi con committenze di prestigio. 

Progettare spazi accoglienti dove gli homeless di New York possano trovare supporto e servizi, ripensare i moduli espositivi per Fondazione Prada, realizzare architetture perfettamente integrate nell’ambiente naturale dell’oasi WWF di Valle Averto, nella laguna veneziana: sono solo alcune delle sfide cui sono chiamati gli aspiranti studenti dei nuovi corsi di YACademy, Accademia di alta formazione architettonica nel cuore di Bologna. C’è tempo fino a luglio per candidarsi alla scuola di formazione post laurea nata dall’esperienza di YAC – Young Architects Competitions, società diretta da Alessandro Cecchini e dedicata alla promozione di concorsi internazionali di architettura per valorizzare la cultura della ricerca in ambito progettuale: un percorso altamente innovativo dedicato ai giovani progettisti e architetti, per garantirne il miglior perfezionamento professionale e un efficace inserimento nel mondo del lavoro, grazie a un network consolidato di collaborazioni con le principali firme dell’architettura contemporanea.

L’esperienza maturata nel corso degli anni da YAC ha consentito alla realtà bolognese di costruire una rete di collaborazioni con le più importanti realtà formative e professionali, a fianco di partner prestigiosi come Agenzia del Demanio, Automobili Lamborghini, Unipol, National Geographic, collaborazioni che nell’Academy sono messe a disposizione degli studenti per costruire il contesto ideale nel quale completare od aggiornare le proprie competenze ed ottenere un efficace collegamento con i principali studi architettonici dello scenario internazionale.

Sei sono i percorsi di alta formazione proposti da YACademy per il nuovo anno accademico: Architecture for Humanity, Architecture for Exhibition, Architettura per il Paesaggio, Architettura di Rigenerazione, Architecture for Fashion e il corso in Marketing e Comunicazione per l’Architettura. I corsi prevedono un mix di didattica frontale, lectures speciali con alcuni dei nomi più prestigiosi dell’architettura contemporanea, laboratori pratici e proposte di placement per tirocini/collaborazioni con alcuni tra i più importanti studi di architettura. Gli studenti avranno l’opportunità di confrontarsi, nelle special lectures e nei tirocini, con i più importanti studi di architettura nazionali ed internazionali: da David Chipperfield Architects a Zaha Hadid Architects, da Mario Cucinella a Foster + Partners, e ancora Kengo Kuma, BIG Bjarke Ingels Group, Kéré architecture e tantissimi altri. Nel corso “Architecture for Humanity”, che intende formare professionisti in grado di cimentarsi anche con i contesti più emergenziali e complessi, portando bellezza e qualità in qualsiasi condizione, gli studenti saranno coinvolti nella progettazione di “homeless shelters” e “comfort stations”, presidi di servizi per i senzatetto e le fasce più fragili della popolazione di una delle città più iconiche d’Occidente, New York, in collaborazione con il Dipartimento di Pianificazione Territoriale della città. Il corso di “Architecture for Exhibition” svilupperà un progetto di sistema di allestimenti riconfigurabili per Fondazione Prada, in grado di assumere valori e forme diverse assecondando il prestigioso palinsesto espositivo e culturale della stessa, tra esposizioni, performance, concerti, installazioni. Nel modulo “Architettura per il Paesaggio” saranno progettati i punti di osservazione e il centro ricerche all’interno della suggestiva oasi WWF di Valle Averto, nella laguna veneziana. Il laboratorio del modulo in “Architecture for Heritage” sarà dedicato alla progettazione di un padiglione nel complesso monumentale di Villa Imperiale a Pesaro, in grado di ospitare eventi di differente natura – mostre, concerti, installazioni – in una raffinata e inedita relazione tra modernità e storia.

“Nell’orizzonte delle riflessioni che la pandemia ha imposto, è fondamentale che anche il progettista di architettura elabori nuove sensibilità e metodologie. In questo senso l’Academy rappresenta un contesto di confronto privilegiato nel quale condividere idee e coltivare linee di pensiero originali – dice Alessandro Cecchini, CEO di YAC. – Oltre a ciò, nell’incertezza del presente, diventa ancora più importante offrire ai più giovani opportunità concrete di confronto con il mondo del lavoro, che si concretizzano in YACademy con l’accesso ai percorsi di placement per stage e tirocini all’interno delle realtà nostre partner”. 
Le candidature sono valutate da una commissione giudicatrice che assegna un punteggio valido ai fini dell’ammissione ai corsi, a numero chiuso. In funzione della situazione di emergenza sanitaria ancora in corso, per gli studenti che dovessero richiederlo sarà anche possibile partecipare a distanza, in modalità di teleconferenza (senza limitazioni nella partecipazione al workshop e nel successivo servizio di placement al termine del corso).

Il corso mette a disposizione 5 borse di studio a copertura totale del costo di iscrizione per i candidati più meritevoli. Le candidature dovranno essere inviate attraverso la piattaforma YACademy, al link www.yacademy.it

YAC:
YAC – Young Architects Competitions – promuove concorsi di progettazione e percorsi formativi in collaborazione con prestigiose realtà professionali e accademiche. Nata nel 2013 dall’intuizione di tre giovani ingegneri, persuasi che il concorso di idee potesse rappresentare lo strumento privilegiato per vivacizzare il dibattito e la ricerca inerente all’architettura, ha maturato esperienze di lavoro e collaborazione con le principali firme dell’architettura contemporanea, affrontando ed approfondendo numerosi temi di progettazione architettonica. A cinque anni dall’avvio della propria attività, YAC decide di aprire il proprio network di architetti di fama ai giovani progettisti, con l’obiettivo di supportarli nel proprio percorso professionale: nascono quattro corsi di formazione, condotti con partner del prestigio di Ferrari, Lamborghini ed Agenzia del Demanio. I corsi si tengono presso le prestigiose sedi di YACademy: un edificio storico nel cuore di Bologna, all’ombra delle Due Torri, a fianco di piazza Santo Stefano.

Da giovedì 20 maggio un mese di concerti con i Saggi del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara.

 

Comunicato stampa Conservatorio Ferrara.

Si inizia domani alle ore 16 al Museo di Casa Romei con i saggi di Violino della classe del Maestro Alessandro Perpich, si prosegue venerdì e sabato. Gli altri concerti finali degli allievi del Frescobaldi nelle prossime settimane.

Ferrara – “Siamo felici di ripartire e di poter organizzare in presenza, anche in questo anno così complesso, i saggi, ovvero i concerti dei nostri studenti in conclusione del percorso di studio”. Con queste parole il direttore del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara, Fernando Scafati, annuncia l’avvio dei Saggi 2021, da domani 20 maggio. I concerti saranno ospitati in tre bellissimi luoghi della cultura: il Museo di Casa Romei (proprio da domani), il Museo Archeologico e la Pinacoteca Nazionale. Lo scorso anno, data l’emergenza sanitaria da coronavirus, per la prima volta non era stato possibile realizzarli, un tradizionale e importante appuntamento per ogni allievo del Frescobaldi.

Non appena il ritorno alla ‘zona gialla’ l’ha permesso, la struttura organizzativa del Conservatorio Frescobaldi si è messa all’opera per ripartire con gli eventi in presenza. Le attività, in verità, non si sono mai fermate per il conservatorio ferrarese, che ha garantito presenza e continuità non solo nella formazione e nella didattica, ma anche attraverso la realizzazione di tanti concerti in streaming, diffusi attraverso il canale Youtube dell’istituto di alta formazione musicale.

“Il saggio è un appuntamento fondamentale per tutti gli studenti del Conservatorio, che possono mettere a frutto quello che hanno studiato. L’allievo si confronta con se stesso e gli altri durante l’esibizione in pubblico, momento necessario per un musicista tanto quanto lo studio” commenta Scafati. Da qui la richiesta del Conservatorio di un supporto logistico da parte delle istituzioni museali cittadine, per rendere quest’anno possibili i saggi, in piena sicurezza. “I tre musei che hanno risposto con grande attenzione alla nostra richiesta e che ospiteranno i concerti sono il Museo di Casa Romei, il Museo Archeologico e la Pinacoteca Nazionale – evidenzia il direttore del Conservatorio – Ringraziamo i referenti per la loro partecipazione e siamo lieti di valorizzare attraverso la musica questi luoghi della cultura, rimasti silenziosi e vuoti per troppo tempo”. L’ingresso sarà limitato nel rispetto della normativa Covid-19 per gli ingressi ai musei (maggiori informazioni sui singoli siti dei rispettivi musei).

Questa settimana tre saranno le giornate dedicate alla musica, e i concerti saranno tutti ospitati al Museo di Casa Romei di via Savonarola 30. Si inizia giovedì 20 maggio alle ore 16 con i saggi di Violino, con gli allievi di Alessandro Perpich, venerdì 21 alle ore 16 quelli di Violoncello con gli studenti di Luisella Ghirello, alle 17.30 saggi di Corno con Massimo Mondaini e di Tromba con Martina Dainelli. Si passa poi a sabato 22 alle ore 16 con i saggi di Arpa della classe di Dahba Stefania Awalom.

I tre appuntamenti alla Pinacoteca Nazionale (Palazzo dei Diamanti, corso Ercole I d’Este, civico 21) saranno dedicati alla Musica antica, al canto barocco, il mandolino e la composizione. Per l’occasione, Bal’danza collabora all’iniziativa mettendo a disposizione un clavicembalo. Il programma è: giovedì 3 giugno alle 17 il saggio di Mandolino con Carlo Aonzo, venerdì 4 alle ore 17 Canto rinascimentale e barocco con gli allievi di Gloria Banditelli, venerdì 11 alle 17 Clavicembalo con quelli di Marina Scaioli, saggio di Composizione con Beatrice Barazzoni e Musica d’insieme per strumenti antichi con Laura Pontecorvo.

Infine, al Museo Archeologico (via XX Settembre 122) quattro saranno gli appuntamenti. Martedì 8 giugno alle ore 15 e mercoledì 9 alle ore 15 si inizia con i saggi di Musica d’insieme per strumenti ad arco con gli allievi di Luca Bellentani, sempre mercoledì i saggi di Musica da camera con Laura Pontecorvo, che proseguono anche sabato 12 giugno alle ore 15 sempre con Laura Pontecorvo. Sempre nella stessa data e orario i saggi di Musica da camera con Mariacristina Salierno, infine giovedì 17 giugno a partire dalle ore 15 ultimo giorno di saggi con la Musica d’insieme per strumenti a fiato insieme agli allievi di Massimo Mondaini, di Musica da camera con gli allievi di Laura Pontecorvo e quelli della stessa materia con gli allievi di Mariacristina Salierno.

 

La Fitodepurazione e la qualità della risorsa idrica protagoniste ad Acqua Campus.

Comunicato Stampa Canale Emiliano Romagnolo.
Il focus di esperti si è tenuto nei laboratori sperimentali in campo del Canale Emiliano Romagnolo in occasione dell’inagurazione del 62° anno di ricerca agronomica.
19 Maggio 2021 – Una giornata dedicata all’innovazione in campo agronomico, alla ricerca più avanzata sull’utilizzo consapevole della risorsa idrica in agricoltura e a tutto ciò che di più utile a livello di conoscenza approfondita su queste tematiche e dotazioni tecniche aggiornate può essere condiviso con i portatori di interesse grazie alla consolidata rete consortile di ANBI, le istituzioni e attraverso la più moderna tecnologia digitale.
E’ stata l’inaugurazione stagionale del 62° Anno di ricerca del Canale Emiliano Romagnolo ad “Acqua Campus” di Budrio a favorire l’incontro (anche se con le più adeguate misure di sicurezza anti Covid) sullo stato attuale dei progetti ultimati e in corso di studio sull’irrigazione sostenibile e l’approfondimento sulle più strette necessità legate all’acqua come bene essenziale ed indispensabile per agroalimentare ed il miglioramento di ambiente e biodiversità.
La mattinata si è aperta con l’introduzione del neo presidente del CER Nicola Dalmonte, mentre i progetti/modello della ricerca del Canale Emiliano Romagnolo sono stati presentati dal direttore della ricerca agronomica Stefano Anconelli che ha evidenziato l’attività straordinaria che lo staff sta realizzando in questi anni ovvero il maggior numero di progetti, ben 24, di valore italiano e comunitario grazie ad una equipe di 17 ricercatori, la più numerosa del nostro paese. Oggi al CER ha continuato il presidente Nicola Dalmonte: “si studiano le migliori tecniche di irrigazione con l’ausilio del satellite che tiene conto del vigore della coltura, della sua traspirazione oltre che del volume impiegato; molta attenzione ai progetti sulla fertirrigazione capace di ridurre i livelli di concimi e per ultimo il riutilizzo delle acque grazie alla fitodepurazione che rigenera la risorsa con risultati sorprendenti”. E proprio su questo tema, tornato prepotentemente all’ordine del giorno con rilevanti novità e con le politiche dell’Unione Europea (anche se al CER il tema si studia da almeno un ventennio), è proseguito il meeting con il direttore generale del CER Paolo Mannini che dopo aver ripercorso le fasi storiche più rilevanti dei 62 anni di attività ha focalizzato l’intervento sul tema della “fitodepurazione di impresa dei rilasci di nutrienti delle aziende agricole”, il professor Attilio Toscano dell’Università di Bologna ha relazionato su “Fitodepurazione nei sistemi idraulici dei Consorzi di bonifica”, mentre il Segretario Generale dell’Autorità distrettuale del Fiume Po Meuccio Berselli – Ministero della Transizione Ecologica ha incentrato la sua relazione sulle macro azioni che generano la “Necessità di salvaguardare la qualità dell’acqua nel bacino del fiume Po”.
Le conclusioni del meeting, con uno sguardo allo scenario delle politiche nazionali e europee, sono state tratte dal presidente nazionale di ANBI e ANBI Emilia Romagna Francesco Vincenzi che ha sottolineato come “sia essenziale per le politiche territoriali in questa fase storica di ricostruzione che i Consorzi di bonifica partecipino e si candidino autorevolmente a fornire un contributo fattivo fatto di migliaia di progetti concreti e immediatamente cantierabili con valore plurimo , doppiamente utile per l’economia e l’ambiente”.
Al termine dell’incontro di apertura della 62esima Annata della ricerca agronomica del CER lo staff tecnico ha accompagnato tutti i portatori di interesse : Regione Emilia Romagna, CREA, Autorità Distrettuale del Fiume Po Ministero della Transizione Ecologica, Ministero delle Politiche Agricole, rappresentanti dei Consorzi di Bonifica emiliano romagnoli, mondo accademico , Romagna Acque e tanti altri alla scoperta dei 24 progetti innovativi rintracciabili sul portale istituzionale del CER (di cui alleghiamo alcune tracce) .
Vittorio-Sgarbi

A Ferrara la cultura è un affare di famiglia

A Ferrara la cultura sembra diventata un affare di famiglia. Giuseppe Antonio Ghedini da Ficarolo è stato un pittore di un certo valore, attivo nel diciottesimo secolo. Da quello che leggo, Ghedini donò alla Biblioteca Ariostea di Ferrara trentuno disegni, risalenti al 1736, anno in cui era già a Venezia. Questi disegni sparirono dalla Biblioteca per riapparire dopo centinaia di anni nel negozio di un antiquario milanese. Amici della Biblioteca Ariostea, Amici dei musei e dei monumenti ferraresi, Ferrariae Decus e Deputazione di Storia Patria, nell’ottobre 2020, contattarono il Comune di Ferrara per consigliarne l’acquisto. Il valore stimato era di 20mila euro e le stesse associazioni si resero disponibili a fare una colletta per contribuire all’acquisto. Sorvolo sulla misteriosa sparizione dei disegni da un ente pubblico e sulla loro altrettanto misteriosa ricomparsa presso una bottega privata: credo che nel mondo dell’arte, dopo più di duecento anni, ipotizzare un reato di ricettazione sia impossibile, se non altro per l’impossibilità non di immaginare, ma di dimostrare la provenienza delittuosa (ad esempio il furto) di quelle opere, che potrebbero essere nel frattempo passate per chissà quante mani. Più difficile è sorvolare sulla condotta torpida dell’assessore alla Cultura Gulinelli, che, citiamo dall’articolo di estense.com (https://www.estense.com/?p=909149): “dopo lunghi silenzi e ripetute sollecitazioni”, fa sapere (in aprile 2021) che l’amministrazione sta “valutando anche la possibilità di acquistarli non direttamente ma attraverso una Fondazione privata che li donerebbe al Comune e questo agevolerebbe le procedure tecnico amministrative trattandosi di un antiquario privato”. E quale sarà mai questa fondazione? Se un bookmaker avesse deciso di quotare le probabilità che non si trattasse della Cavallini-Sgarbi, uno scommettitore che avesse puntato un euro ne avrebbe potuti vincere diecimila. Virtualmente, in quanto le probabilità che non si trattasse di quella fondazione erano simili a quelle che il razzo cinese cadesse su Ferrara. Infatti Vittorio Sgarbi, in occasione della presentazione del rinnovato e restaurato Palazzo Schifanoia, ha svelato l’inesistente arcano, affermando che la Fondazione di famiglia ha acquistato i disegni per poi prestarli al Comune, anzi al museo Schifanoia stesso, per una esposizione ad alto tasso di tecnologia, mentre se li avesse presi il Comune per rimetterli alla Ariostea, quei disegni sarebbero finiti dentro uno scrigno, invisibili ai più.

Rimane un mistero (questo sì) l’assioma secondo il quale il Comune non potesse fare la stessa cosa, ovvero rendere fruibile l’opera dopo esserne divenuto proprietario, invece di farsela prestare da una fondazione privata, intestata all’attuale Presidente di Ferrara Arte, che potrà deciderne il trasferimento altrove. A discrezione ed a spese di chi saremmo pronti a scommettere, consci che la quota di vincita stavolta sarebbe misera: a discrezione della fondazione, a spese del Comune. Questo almeno era lo schema originario della convenzione tra fondazione e Castello Estense sull’utilizzo della collezione privata in mostra al Castello stesso: una robusta percentuale degli incassi (compresi quelli di chi voleva solo visitare il castello e non la collezione) a favore della famiglia Sgarbi, tutte le spese (comprese quelle di eventuali trasferimenti dell’esposizione) a carico del Comune.

Il problema non è tanto (o non solo) la nuova filosofia della politica culturale a Ferrara, fatta di molte ombre (tra tutte, l’azzeramento della prestigiosa gestione delle mostre ai Diamanti in favore di pacchetti preconfezionati non originali e riproposti in mezza Italia) e qualche luce (Schifanoia?). Non sono scandalizzato dal “traffico di influenze” esercitato da Sgarbi per portare alla direzione del Teatro Moni Ovadia, almeno fino a che la sua libertà artistica e creativa potrà dispiegarsi in piena autonomia. Qualche dubbio sull’autonomia in effetti viene, pensando alla turbolenta conclusione dell’esperienza da Presidente del Teatro di Mario Resca. Tuttavia il percorso del Teatro si apprezzerà vedendone il cartellone e misurandone la qualità della proposta artistica. Non sono nemmeno sorpreso o, peggio, indignato per l’ingombrante ed egotista presenza di Sgarbi, che si sta prendendo la rivincita da “profeta in patria” dopo anni in cui i tentativi di collaborazione con il Comune sono falliti, o sono stati coronati da modesto successo (la mostra della collezione privata in Castello, sotto la vecchia Giunta, ha staccato molti meno biglietti del previsto). Uno come Vittorio Sgarbi non può che fare l’assessore alla cultura de facto: sotto questo aspetto, la scelta di assessore di diritto non poteva che cadere su un amico dimesso, dal profilo impalpabile, patetico nel ruolo di spalla dello Sgarbi sarcastico e veemente, tanta è la differenza di temperamento che ce lo fa quasi apparire un tenero e disadattato prestanome. Quello che disturba e reclama una attenzione anche formale è il costante conflitto di interessi tra il ruolo pubblico e quello privato, come se tutto quanto viene proposto alla cittadinanza dovesse risultare frutto di una “concessione” o di un “prestito” (non gratuito) della famiglia al popolo, con il Comune a fare addirittura da procacciatore d’affari, come nel caso dei disegni di Ghedini. A Ferrara la cultura sembra essere diventato un affare di famiglia. Sempre la stessa.

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