Giorno: 28 Maggio 2021

Riapre i battenti a Pieve di Cento (Bo), il Centro diurno per anziani non autosufficienti ‘Luigi Galuppi’.

 

Welfare. Riapre i battenti a Pieve di Cento (Bo), in una nuova sede più moderna e funzionale, il Centro diurno per anziani non autosufficienti ‘Luigi Galuppi’, dopo il lungo periodo di chiusura dovuto all’emergenza Covid. L’inaugurazione con la vicepresidente Schlein: “Un segnale incoraggiante riaprire realtà importanti come questa”.

Dalla Regione oltre 260mila euro per la riqualificazione della struttura restaurata dopo il sisma del 2012. Può accogliere fino a 25 ospiti con un aumento dei posti. Presenti alla cerimonia inaugurale anche i sindaci di Pieve di Cento Luca Borsari, di Argelato Claudia Muzic, di Bentivoglio Erika Ferranti, di Castel Maggiore Belinda Gottardi e di San Pietro in Casale Claudio Pezzoli.

Bologna – Torna in piena attività il Centro diurno per anziani non autosufficienti “Luigi Galuppi” di Pieve di Cento, nel bolognese.

La struttura assistenziale, accreditata con il Servizio sanitario regionale, riprenderà infatti ad accogliere fino a 25 persone anziane non autosufficienti, dopo il lungo periodo di chiusura determinata dall’emergenza Covid.

L’inaugurazione questa mattina con la vicepresidente della Regione con delega al Welfare, Elly Schlein, il sindaco di Pieve di Cento, Luca Borsari, la sindaca di Argelato e presidente dell’assemblea dei Soci Asp Pianura Est, Claudia Muzic, la sindaca di Bentivoglio e presidente del Comitato di distretto Pianura Est, Erika Ferranti, il presidente dell’Asp Pianura Est, Andrea Belletti, la sindaca di Castel Maggiore Belinda Gottardi e Claudio Pezzoli, sindaco di San Pietro in Casale.

“Quella che inauguriamo oggi, con una nuova sede più moderna e funzionale, è una realtà importante nel panorama delle strutture assistenziali bolognesi, che finalmente riapre anche grazie alle risorse regionali, dopo tanti mesi di forzata inattività- ha dichiarato la vicepresidente Schlein-. E a questa riapertura ne seguiranno altre, le persone anziane hanno pagato il prezzo più alto dell’emergenza sanitaria, la Regione Emilia-Romagna è ora più che mai al loro fianco e al fianco di tutto il personale socio-sanitario”.

Il Centro Galuppi:

La nuova sede del centro Galuppi occupa due piani dell’antico palazzo Casa Martinelli, restaurato dopo le lesioni subite a causa del sisma del 2012.

Il centro diurno è un servizio socio-assistenziale a carattere semi-residenziale rivolto ad anziani, parzialmente o totalmente non autosufficienti. Per alcune ore del giorno offre assistenza a queste persone attraverso servizi adeguati alle loro esigenze, assicurando attività riabilitative finalizzate a preservarne le capacità psicofisiche, cognitive ed intellettive.

Dalla Regione oltre 260mila euro di contributi:

L’edificio Casa Martinelli che ospita il nuovo Centro diurno è stato realizzato dall’Asp Pianura EST anche grazie ai contributi concessi dalla Regione nell’ambito dei finanziamenti per la ricostruzione post sisma. Il costo complessivo dell’opera di restauro supera i 650mila euro, 261.500 dei quali messi a disposizione dalla Regione.

Dal 2019, la Regione sostiene l’attività dell’Azienda servizi con ulteriori finanziamenti: 384mila euro sono stati infatti assegnati all’Asp Donini-Damiani, confluita nell’Asp Pianura Est, per la ristrutturazione e l’adeguamento normativo della Cra San Domenico a Budrio (BO), e 157.488 provenienti dal Fondo per il “Dopo di noi” per la ristrutturazione di due alloggi destinati all’accoglienza di persone disabili prive del sostegno famigliare.

italo balbo

25 APRILE A METÀ
Radici del razzismo e scheletri negli armadi:
fortuna, violenze e morte di Italo Balbo (VII Parte)

“Un’immensa voragine di sabbia”: così all’inizio del XX secolo, Gaetano Salvemini definì la Libia, quando ebbe inizio l’avventura coloniale italiana.
Qualche anno più tardi furono molti contadini italiani a non credere ai miraggi di quella terra promessa, che la propaganda fascista descriveva fertile, rigogliosa, “liberata” e pronta per essere coltivata. Mussolini, volle che fosse il gerarca Italo Balbo ad occuparsi della colonizzazione agricola della Libia, dopo averlo sollevato dall’incarico di Ministro dell’Aeronautica del Regno d’Italia e inviato in qualità di Governatore nel 1934.
Balbo dichiarò che avrebbe seguito le gloriose orme dei suoi predecessori e avviò una campagna nazionale che voleva portare due milioni di emigranti sulla Quarta Sponda Italiana del Mediterraneo. Ne arrivarono soltanto 31mila, ma furono un numero sufficiente da trincerare dietro un muro militare, costruito nel 1931 in Cirenaica, per contrastare la resistenza delle tribù beduine degli indipendentisti libici Senussi.
Quel muro, il muro italiano di Giarabub, è tuttora presente, visibile e in funzione. Oggi viene indicato, mantenuto e utilizzato come efficace barriera anti-immigrazione. Si ritiene cioè che trattenga il flusso migratorio clandestino diretto verso l’Italia attraverso il Mar Mediterraneo, impedendo di raggiungere i luoghi di imbarco più facilmente accessibili che si trovano sulla costa del Golfo di Sirte.
muro italiano di Giarabub

muro italiano di Giarabub
Il muro italiano di Giarabub. 1931 (Libia)

Il muro italiano in Libia si presenta come una doppia linea di recinzione metallica lunga 270 chilometri, larga quattro metri, alta tre, visibilmente malandata ma resa insuperabile da chilometri di matasse di filo spinato che si srotolano dalle regioni a ridosso del porto di Bardia, lungo le sterpaglie desolate della Marmarica, fino a perdersi nel Grande Mare di Sabbia del Deserto Libico.
Questa grande opera venne commissionata alla Società Italiana Costruzioni e Lavori Pubblici di Roma, che la realizzò in sei mesi, dal 15 aprile al 5 settembre 1931, ad un costo complessivo di circa venti milioni di lire, impegnando nella costruzione 2.500 indigeni sorvegliati da 1.200 soldati e carabinieri, lungo un percorso totalmente privo di strade e di risorse idriche.
Il reticolato di filo spinato è sostenuto da paletti di ferro con base in calcestruzzo, vigilato dai ruderi fatiscenti di tre ridotte e sei ridottini. Lungo il suo percorso venero costruiti tre campi d’aviazione, una linea telefonica, vennero utilizzati 270 milioni di paletti di ferro e ventimila quintali di cemento.

Non potendo che apparire come ben piccola cosa di fronte all’immensità del paesaggio che la ospita, la presenza di questo muro colpisce perché oltre ad essere nel deserto, è deserto. Il compito di sorveglianza e controllo è sempre stato principalmente garantito dall’innesco di migliaia di mine antiuomo, cioè armi automatiche che esplodono e uccidono selettivamente, tutte le volte che vengono attivate da presenze umane.
Per un certo periodo, va però detto che fu oggetto di ricognizioni aeree sistematiche che venivano audacemente condotte, oltre che dai piloti dell’Aeronautica Militare, anche e direttamente dal loro capo supremo e Maresciallo dell’Aria Italo Balbo.
Oltre al muro, Balbo continuò a mantenere in vita quello che era stato fatto prima e qui negli anni precedenti: missioni e bombardamenti aerei.
E le derivazioni dei trimotori Savoia Marchetti usati da Balbo nelle transvolate atlantiche divennero caccia bombardieri siluranti chiamati Sparvieri, che continuarono ad essere utilizzati contro un’etnia composta da famiglie di pastori nomadi o seminomadi considerati ribelli, in bombardamenti incendiari e tossici.
Nei sei anni che Balbo visse e volò in Libia lo Sparviero abbatté tutti i record e tutti i primati di volo civile, velocità, trasporto, durata, distanza.
Poi il salto di qualità e da civile divenne un aereo militare: nella versione militare S.79K, il primo impiego operativo di 99 veivoli di questo tipo avvenne con l’intervento italiano nella guerra civile spagnola come “Aviazione Legionaria” e il 26 aprile 1937, tre S.M.79 dell’Aviazione Legionaria presero parte al bombardamento della cittadina basca di Guernica, un’incursione aerea compiuta (sotto il nome in codice di Operazione Rügen) in cooperazione con la Legione Condor nazista, che colpì nottetempo la popolazione civile inerme e ispirò il celeberrimo dipinto di Pablo Picasso.

L’allontanamento dal Ministero aveva eliminato Balbo dal centro del sistema di sviluppo industriale dell’Aeronautica, per cui lui, dopo esserne stato il motore e l’immagine, si ritrovò ad occuparne il ruolo di fantasma dell’opera in corso.
Sette anni prima era alla guida di imprese di voli transatlantici: il primo nel 1930 da Orbetello a Rio de Janeiro; il secondo tre anni dopo, da Orbetello a Chicago. Questa seconda crociera atlantica, organizzata per celebrare il decennale della Regia Aeronautica Militare Italiana nell’ambito dell’Esposizione Universale Century of Progress che si tenne a Chicago tra il 1933 e il 1934, lo aveva coperto di gloria.
Il governatore dell’Illinois e il sindaco della città di Chicago riservarono ai trasvolatori un’accoglienza trionfale: a Balbo venne intitolata una strada, tutt’oggi esistente, e i Sioux presenti all’Esposizione lo nominarono capo indiano, con il nome di Capo Aquila Volante. Il volo di ritorno proseguì per New York, dove il presidente Roosevelt organizzò, in onore agli equipaggi della flotta di 25 idrotransvolanti italiani, una grande street parade. Italo Balbo fu così il secondo italiano, dopo Diaz, ad essere pubblicamente acclamato per le strade di New York.
Gli esaltatori delle trasvolate atlantiche non mancano di citare ogni tipo di manifestazione organizzata a Chicago in onore del grande pilota: chissà perché omettono sempre di citare lo striscione che recitava “Balbo, don Minzoni ti saluta” e che commemorava il suo precedente onore acquisito come pioniere omicida dello squadrismo fascista.

Italo Balbo diario 1922Là, in Italia, partendo dalle valli del delta padano, aveva visto portare a compimento grandi opere di bonifiche che strapparono alle acque nuove terre da coltivare e nuove forme di diritti sindacali da reprimere grazie alla ”esaltazione della violenza come il metodo più rapido e definitivo per raggiungere il fine rivoluzionario”(Italo Balbo, Diario 1922, Mondadori).
Sempre là, nella bassa provincia Ferrarese, aveva inaugurato la strategia criminale delle esecuzioni mirate come responsabile diretto, morale e politico dei due omicidi premeditati, da lui considerati ’bastonate di stile’, che significavano frattura del cranio, somministrate al sindacalista Natale Gaiba e al sacerdote don Giovanni Minzoni.
Natale Gaiba venne assassinato per vendicare l’offesa, compiuta quando il sindacalista argentano era assessore del Comune di Argenta, di aver fatto sequestrare l’ammasso di grano del Molino Moretti, imboscato illegalmente per farne salire il prezzo, venisse strappato ai latifondisti agrari e restituito al popolo che lo aveva prodotto coltivando la terra, ridotto alla fame.
don minzoniDon Minzoni, parroco di Argenta, venne assassinato dai fascisti locali: Balbo non volle ammettere che fossero stati individuati e arrestati coloro che organizzarono l’assassinio e intervenne in molti modi, anche con la costante presenza in aula, per condizionare lo svolgimento e il risultato sia delle indagini che del processo penale, garantendo l’impunità del crimine.
Più infame ancora dell’appoggio politico e morale agli assassini, la diceria che don Minzoni fosse rimasto vittima di una ‘questione di donne’ e avesse un’amante, ignobile falsità costruita a partire da una colletta fatta dal parroco per consentire a una contadina di andare a nozze con un vestito degno: calunnia propagata anche dalle pagine del Corriere Padano, il quotidiano fondato da Balbo che chiamò Nello Quilici a dirigere immediatamente dopo che quest’ultimo, in qualità di caporedattore del Corriere Italiano, venne coinvolto a Roma nell’ambito delle indagini sul rapimento e omicidio dell’on. Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario.

Qui, in Libia, Italo Balbo trovò condizioni esattamente contrarie e non riuscì a trovare, nemmeno con la forza, l’acqua sufficiente da donare alla terra di quei pochi coloni veneti e della bassa ferrarese, disperati e poverissimi, che, sotto l’enfasi propagandistica del regime, lo avevano raggiunto, si erano rimboccati le maniche e si erano illusi di rendere verde il deserto.
Fu sempre qui, in Libia, che Balbo, per tragica ironia della sorte o per fatale coincidenza, precipitò realmente in una voragine di sabbia e trovò la morte, colpito dal fuoco amico della artiglieria contraerea italiana.
Non fu peraltro l’unico ferrarese a rimanere vittima e protagonista di questo oscuro episodio avvenuto il 28 giugno 1940 nei cieli e sul suolo di Tobruk agli inizi della Seconda Guerra Mondiale. Con un ennesimo tributo di sangue vanamente versato qui, sulla sconfinata superficie libica, dove un muro difensivo alto pochi metri, è il beffardo simbolo di una torre di Babele che avrebbe dovuto innalzarsi fino in cielo, assieme a lui persero la vita anche i suoi più cari parenti e fidati collaboratori.

Evidentemente, mentre lui seguiva le orme dei grandi colonizzatori italiani, qualcos’altro stava seguendo le sue tracce, poiché la responsabilità storica di quanto avvenuto per sbaglio, come tragico errore e incidente di guerra, venne assunta in prima persona da un capo pezzo del 202 Reggimento di Artiglieria, che ammise di aver sparato raffiche di artiglieria contraerea all’indirizzo del trimotore Savoia Marchetti 79 pilotato dal suo comandante supremo nonché concittadino Italo Balbo, essendo significativamente pure lui, Claudio Marzola, 20enne, un ferrarese purosangue.
I colpi letali partirono da una delle tre mitragliatrici da 20 mm in dotazione a un Incrociatore Corazzato della Marina Regia che permaneva in rada semiaffondato e a scopo difensivo antiaereo, varato con lo stesso nome del santo patrono della città di Ferrara: San Giorgio.
Al momento del varo, avvenuto a Genova nel 1911, il motto dell’Incrociatore San Giorgio fu “Tutor et ultor” e a partire dal suo impiego nel primo e nel secondo conflitto mondiale venne cambiato in “Protector et vindicator” (Difensore e vendicatore).

Leggi la Prima Parte [Qui], la II [Qui],la III [Qui], la IV [Qui], la V [Qui], la VI [Qui]

Franco Ferioli, l’inviato di Ferraraitalia nel tempo e nello spazio, è il curatore della rubrica Controinformazione. C’è un’altra storia e un’altra geografia, i fatti e misfatti dell’Occidente che i media preferiscono tacere, che non conosciamo o che preferiamo dimenticare. CONTROINFORMAZIONE ci racconta senza censure l’altra faccia della luna,

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna 28 maggio.

 

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia-Romagna: su 22.685 tamponi, 258 nuovi positivi (1,1%). Aumentano i guariti (+1.220), calano ancora casi attivi (-966), pazienti in isolamento domiciliare (-903) e ricoveri (-63). Vaccinazioni: superate le 900mila persone completamente immunizzate con anche il richiamo.

Quasi il 96% dei casi attivi è in isolamento a casa, senza sintomi o con sintomi lievi. L’età media nei nuovi positivi è di 37,2 anni. Quattro i decessi. Complessivamente, 2 milioni e 555mila dosi di vaccino somministrate.

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 383.282 casi di positività, 258 in più rispetto a ieri, su un totale di 22.685 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’1,1%.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid. Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosisomministrate.

Per tutte le informazioni sulla campagna: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 2.555.692 dosi; sul totale, 920.735 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 89 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 103 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 145 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 37,2 anni.

Sugli 89 asintomatici, 58 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 11 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 5 con gli screening sierologici, 3 tramite i test pre-ricovero. Per 12casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 65 nuovi casi, seguita da Modena (37) e Parma (36). PoiReggio Emilia (26), Rimini (24) e Forlì (21); quindi Cesena (15), Ravenna (13) e Piacenza (10). Infine, il Circondario Imolese (6) e Ferrara (5).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 11.138 tamponi molecolari, per un totale di 4.748.795. A questi si aggiungono anche 11.547 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 1.220 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 353.718.

I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 16.390 (-966 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 15.721 (-903), il 95,9% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano quattro nuovi decessi, di cui 1 in provincia di Piacenza (un uomo di 76 anni), 1 nel parmense (una donna di 57 anni) e 2 in provincia di Modena (una donna di 89 anni e un uomo di 95). Nessun decesso a Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 13.174.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 109 (-2 rispetto a ieri), 560 quelli negli altri reparti Covid (-61).

Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 7 a Piacenza (+4), 11 a Parma (-2),12 a Reggio Emilia (-1), 17 a Modena (invariato rispetto a ieri), 36 a Bologna (-2), 3 a Imola (invariato), 5 a Ferrara (invariato), 2 a Ravenna (-1), 2 a Forlì (invariato), 5 a Cesena (invariato) e 9 a Rimini (invariato).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 23.497 a Piacenza (+10 rispetto a ieri, di cui 3 sintomatici), 28.061 a Parma(+36, di cui 19 sintomatici), 46.656 a Reggio Emilia (+26, di cui 22 sintomatici), 65.207 a Modena (+37, di cui 24 sintomatici), 81.807 a Bologna (+65, di cui 47 sintomatici), 12.564 casi a Imola (+6, di cui 3 sintomatici), 23.069 a Ferrara (+5, di cui 1 sintomatico), 30.245 a Ravenna (+13, di cui 12 sintomatici), 16.814 a Forlì (+21, di cui 18 sintomatici), 19.368 a Cesena (+15, di cui 9 sintomatici) e 35.994 a Rimini (+24, di cui 11 sintomatici).

Rispetto a quanto comunicato nei giorni scorsi, è stato eliminato 1 caso, positivo a test antigenico ma non confermato dal tampone molecolare.

violenza domestica abuso

CONTRO VERSO
Perché

 

La ragazzina è in affido da diversi anni dopo un allontanamento in età prescolare per maltrattamenti raccapriccianti che le hanno procurato, tra l’altro, 80 giorni di prognosi e per i quali entrambi i genitori naturali sono stati condannati a pene severe e decaduti dall’esercizio della responsabilità genitoriale.

Perché

Sono i miei affidatari,
così dice la legge.
Io li chiamo genitori,
sono chi mi protegge.

A loro posso porgere
tutti i miei perché:

Perché gli uccelli volano
e strisciano i serpenti
perché i miei giochi cambiano
o mi cadono i denti
perché la gente muore,
come nascono i figli
e se in cielo c’è un signore
con tanti nascondigli.
Se tre per tre fa nove
e perché, quantomeno
certi giorni, quando piove,
spunta l’arcobaleno.

Ai miei primi genitori
chiederei soltanto
di dirmi le ragioni
di tutto il mio pianto.
Ricordo le frustate
e ricordo le ustioni.
Chiusa intere giornate
senza luci né suoni
in uno sgabuzzino
con i segni sul corpo
di un papà aguzzino
di cui ho perso anche il volto.

Di tutti i miei perché
questo mi sembra il solo
che parla proprio di me
e che preclude il perdono.

C’è chi pensa romanticamente che il legame di sangue sia più forte di qualsiasi cattiva esperienza e porti in ogni caso a riconoscersi, amarsi, appartenersi. Nella mia esperienza a contatto con le vite di tante, tante famiglie questo è spesso vero ma non sempre. Ci sono casi, come quello appena visto, in cui nessun legame d’affetto resiste a fronte di una violenza immotivata e cieca, come quella

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

Cover: Il carrozzone degli zingari – foto Flickr – licenza Creative Commons

centrale eolica eolico

EOLICO INDUSTRIALE IN APPENNINO
Opportunità verde o grandi affari per grandi imprese?

di Marina Carli

Vicchio (Mugello – FI) – Voglio partire da quanto sta succedendo sopra casa nostra: da circa un paio di anni in provincia di Firenze, in Mugello, sul crinale appenninico del Giogo di Villore-Corella pende l’ennesima spada di Damocle della realizzazione di un nuovo impianto industriale eolico, di produzione di energia dal vento. Ennesima, perchè sull’Appennino Tosco-Ligure e Tosco-Romagnolo sono già stati progettati una cinquantina di grandi impianti del genere, alcuni dei quali sono stati sfortunatamente già realizzati, molti sono in fase di progettazione, diversi sono stati bocciati [Qui]

Opportunità verde o grandi affari per grandi imprese? Questo è l’interrogativo a cui rispondere con chiarezza: un imbroglio che vogliamo chiarire una volta per tutte, perché già troppi sono gli impianti realizzati sui crinali degli Appennini; le nostre ‘montagne umili’ certo non godono della fama e dello sfruttamento economico-turistico delle Alpi, ma sono ugualmente ricche di biodiversità e di habitat preziosi lungo ben dieci regioni italiane, dalla Liguria alla Calabria.

Non si tratta di essere nimby, come vengono definiti in inglese coloro che non vogliono essere ‘disturbati’ nel loro piccolo ed esclusivo giardino, ma di ragionare guardando più in là, con una visuale ampia al territorio ed estesa nel tempo, al futuro delle generazioni che abitano l’Appennino e non vogliono abbandonare questi luoghi e più in generale al futuro del pianeta Terra nel suo complesso; ormai, infatti, dovremmo essere tutti consapevoli che locale e globale sono strettamente interconnessi.

Di seguito procederò indicando le criticità ambientali dell’impianto eolico del Giogo di Villore-Corella:

1. La dimensione enorme delle 8 torri reggenti e delle pale, che complessivamente raggiungono i 160 metri di altezza e che necessitano ciascuna di un’ampia superficie di istallazione (ogni piazzola sarà grande circa come un campo di calcio) e profonda fino a 15 metri di escavo, tanto devono essere le fondazioni del plinto (quasi 700 mc di calcestruzzo armato, tanto per avere un’idea pensiamo al Battistero di S. Maria del Fiore di Firenze), che andrà a sorreggere la pala; il calcestruzzo sarà prodotto in loco, pertanto si prevede di realizzare un cantiere di betonaggio in quota e di muovere il materiale con camion, uno ogni 5 minuti, che dovrà rifornire i materiali, su e giù per un pendio al 28% di pendenza. Questo significa la movimentazione di grandissime quantità di materiali lungo la pendice montuosa e le strada di accesso con un disturbo inimmaginabile per la fauna e per gli abitanti dei comuni e delle frazioni di passaggio e limitrofe.

2. La rumorosità e la visibilità, a detrimento di chi abita nei pressi e di chi ambisce a godere del panorama appenninico da vicino e da lontano. Diversi sono gli studi sulla rumorosità effettuati anche dalle agenzie ambientali regionali e dall’ISPRA e tutti concludono ammettendo come l’impatto acustico sia elevato ed importante, sia con l’impianto in funzionamento, che con l’impianto fermo o addirittura spento; a causa delle diverse componenti del rumore, non è solamente quello di origine aereodinamico generato dall’impatto delle pale col vento, ma anche quello cosidetto ‘residuo’ prodotto dal sistema di raffreddamento del generatore elettrico, quello legato agli organi di posizionamento della navicella e delle pale, quello generato dagli apparati elettrici ed elettronici posti per il corretto funzionamento della pala; non ultimo il rumore dei dispositivi elettrici quali trasformatore, inverter, ecc., necessari per la corretta utilizzazione dell’energia elettrica prodotta per una efficace immissione nella rete elettrica*. A detta del prof. Tabarelli, di Nomisma, recatosi a Casoni di Romagna in visita all’impianto eolico dell’AGSM le pale “fanno un rumore che intimorisce”. Difficile quindi sostenere che la realizzazione dell’impianto eolico possa diventare un’attrattiva turistica, come addirittura sosterrebbe la stessa AGSM nella relazione presentata in Regione Toscana e ai sindaci mugellani, a promozione del progetto per l’impianto sul Giogo di Villore-Corella;

3. La necessità di realizzare per 40 km, dall’uscita dell’autostrada A1 di Barberino di Mugello, passando per i territori comunali di Scarperia e S.Piero, Borgo S. Lorenzo, Vicchio, Dicomano, fino ai boschi dell’Alto Appennino sopra San Bavello, Villore e Corella, un’ampia viabilità per il trasporto in loco del materiale di realizzazione dell’impianto. Per trasportare sul crinale appenninico materiali estremamente ingombranti, oseremmo definire enormi, come i pezzi unici delle pale, quelli per l’alzata delle torri e il rotore che le sostiene, si devono impiegare mezzi di straordinaria lunghezza e rigidità, bilici che arrivano a misurare dai 60 ai 70 m di lunghezza; questo vuol dire intervenire su tutta la viabilità, dalla cosidetta Traversa del Mugello, alla Statale 65 del passo del Muraglione, alla strada comunale di Corella. 21 sono gli interventi ipotizzati nella prima parte del tracciato, 24 quelli sulla strada comunale da San Bavello alla valvola Snam; ulteriori 3 km di strada/pista per l’accesso al crinale. Da una parte il disagio per polveri, rumore e traffico pesante e lento sulle principali direttrici viarie del Mugello e della Val di Sieve, dall’altra le modifiche ai tracciati esistenti della viabilità comunale con estesi e quantomai improbabili tagli della montagna per realizzare gli allargamenti necessari, in zone ad alto rischio idrogeologico, sensibili a frane, smottamenti, erosione, in particolare nel tratto che da Dicomano arriva ai piedi del Giogo di Villore-Corella. Da lì in poi, lasciando il presente tracciato per inerpicarsi sul pendio, dobbiamo immaginare cosa potrà succedere a boschi, prati, pascoli fino a raggiungere il crinale: la distruzione dello stato naturale incontaminato dei luoghi. L’intervento, unito all’abbandono della montagna e della collina e ai cambiamenti climatici in atto, darà origine a rovinosi eventi, creando ulteriori disboscamenti di ampie aree forestali e opere di sbancamento di intere pareti rocciose. Il dissesto idrogeologico peggiorerà con conseguenze difficilmente prevedibili in un territorio estremamente fragile da questo punto di vista, per il quale le amministrazioni locale e regionale dovrebbero prevedere invece utili interventi di ripristino ambientale.

4. Non meno importanti le ricadute sulla biodiversità animale e vegetale. La perdita di habitat per le specie aviarie sedentarie nei pressi delle pale, dovuta al disturbo dell’alimentazione e della nidificazione, la decimazione degli uccelli migranti nel passaggio sul crinale, punto in cui anche l’altezza di volo è ridotta e l’impatto contro le eliche è molto probabile, sono i principali fattori di riduzione delle popolazioni di uccelli nelle zone d’istallazione delle pale eoliche. Tra l’altro, studi stranieri (Janss et al. 2001) hanno evidenziato che a farne le spese sono proprio le specie di maggiori dimensioni, come i rapaci, che hanno maggior difficoltà nella riproduzione e le cui popolazioni necessitano di più tempo per riprendersi: l’Aquila, il Gheppio, l’Astore, il Biancone, il Pellegrino. Relativamente all’Italia, Magrini (2003) ha riportato come nelle aree dove sono presenti impianti eolici, è stata osservata una diminuzione di uccelli fino al 95% per un’ampiezza fino a circa 500 metri dagli aerogeneratori.

5. Dalle Osservazioni al progetto di eolico industriale di AGSM sul Giogo di Villore e Corella formalizzato alla Regione Toscana da Italia Nostra il 12/03/2021, leggiamo:
“… nelle linee guida per la valutazione d’impatto ambientale per gl’impianti eolici la Regione Toscana scrive: – Considerato che in Toscana il paesaggio assume un valore di particolare rilievo, in alcune situazioni è opportuno considerare inclusi nell’Area d’Impatto Potenziale ‘punti di eccezionalità‘, cioè di alta riconoscibilità e di elevato valore paesaggistico e culturale, sulla base di un’analisi della situazione locale da parte dei proponenti, anche se, in base al solo criterio della distanza, ne sarebbero esterni. Dai punti di eccezionalità individuati devono essere elaborati dei fotoinserimenti”. Tale analisi doveva essere richiesta ad AGSM nel rispetto delle linee guida nazionali e regionali, che avrebbe dovuto individuare in modo puntuale il bacino d’influenza visiva dell’impianto e riportarlo in scala opportuna su una base cartografica. Cosa che non è stata fatta e che dovrebbe mettere in allarme non solo la Sovrintendenza, chiamata a dare il suo parere in Conferenza dei Servizi, ma anche tutti gli enti territoriali che hanno a cuore il turismo e la fruibilità pubblica del territorio Mugellano e non solo. Scrive ancora Italia Nostra: “le linee guida nazionali prevedono una ricognizione dei centri abitati e dei beni culturali e paesaggistici […] distanti in linea d’aria non meno di 50 volte l’altezza massima del più vicino aerogeneratore, documentando fotograficamente l’interferenza con le nuove strutture. Le linee guida regionali prevedono altresì che “l’area d’impatto visuale assoluto rappresenta un’area circolare di raggio pari alla massima distanza da cui l’impianto eolico risulta teoricamente visibile nelle migliori condizioni atmosferiche possibili, secondo la visibilità dell’occhio umano e le condizioni geografiche […]. Assumendo la relazione che permette il calcolo del raggio dell’aivat (area d’impatto visivo assoluto teorico) r= hx600 (dove r raggio dell’AIVAT, H altezza al mozzo della pala) risulterebbe che le pale con mozzo alto 99 metri sarebbero visibili a occhio nudo per un raggio di ben 59 km.”

6. L’apertura della strada per il crinale significa che questo impianto è solo l’apripista per una vera invasione e cementificazione di questo angolo di Appennino; per realizzare gli obiettivi europei al 2030 tanti altri impianti sono necessari e verranno incentivati anche dai fondi del PNRR del governo Draghi.

Ma perchè chi dovrebbe essere il principale difensore del territorio, del paesaggio e della salute di questo ambiente permette e addirittura favorisce questo scempio?
Perchè non si capisce che realizzare un megaimpianto industriale sulle cime appenniniche costituisce una ferita insanabile a questa bellissima terra, già ampiamente martoriata e per sempre segnata da quelli che sono stati gli scriteriati lavori per l’Alta Velocità ferroviaria FI-BO, dallo scarico di rifiuti tossici nelle cave di Paterno e di terreni inquinati nei terreni agricoli di Gabbiano, ecc.?

centrale eolica eolico
centrale eolica del CARPINACCIO – FIRENZUOLA (FI)

Gl’interessi in ballo sono troppi e troppo forti, come si capisce bene dalla nuova normativa che regola la distribuzione degl’incentivi sulle FER [Qui]
Il nuovo decreto 4 luglio 2019 riguardante gli incentivi alle fonti rinnovabili per il triennio 2019-2021 (il Nuovo DM FER) approvato dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019 è entrato in vigore il 10 agosto 2019. Le fonti cosiddette ‘rinnovabili’, che possono godere degli incentivi contemplati dal Nuovo DM FER sono: l’eolico on-shore (cioè su terra, per distinguerlo da quello off-shore con le pale istallate in mezzo al mare), l’idroelettrico, gli impianti alimentati a gas di discarica e gas residuati da processi di depurazione e il fotovoltaico.

Il nuovo DM FER ricalca complessivamente quello del 2016, distinguendosi però per alcuni punti importanti: taglia l’accesso agli incentivi per gli impianti di piccole dimensioni, infatti potranno accedere soltanto le imprese che si iscrivono ai registri nazionali e partecipano alle procedure competitive d’asta, cancellando l’accesso diretto, che era previsto invece nel DM 2016. Questa novità avrà sicuramente un effetto disincentivante per le piccole iniziative, gli impianti di piccola taglia e per i piccoli investitori, che fino ad ora hanno avuto in questo meccanismo una certezza importante di recupero dell’investimento. Lo sviluppo dell’eolico e delle energie rinnovabili viene in questo modo indirizzato principalmente verso le grandi e grandissime imprese, escludendo dai contributi gli impianti con valenza territoriale.

centrale eolica eolico
centrale eolica di RIPARBELLA (PI)
dal sito ufficiale di AGSM

Fino ad oggi la remunerazione diretta per ogni kWh prodotto dalle rinnovabili ha permesso a queste forme di produzione energetica di recuperare il gap di competitività con le fonti fossili, spingendo privati e semplici cittadini a investire su queste tecnologie. I pochi produttori di pannelli e componenti per l’eolico made in Italy sono stati soppiantati nel giro di pochi anni dalla concorrenza internazionale, soprattutto asiatica. Secondo l’ultimo rapporto delle attività pubblicato dal GSE, ancora oggi il conto del sostegno alle incentivazioni delle fonti rinnovabili risulta estremamente elevato: la stima è che, nel 2019, il Gestore dei servizi energetici abbia dovuto sostenere un costo netto di ben di cui 11,4 miliardi di euro per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (a cui vanno aggiunti ulteriori 1,3 miliardi ascrivibili all’efficienza energetica e alle rinnovabili termiche, 0,8 miliardi elativi ai biocarburanti e 1,3 miliardi riconducibili ai proventi derivanti dal collocamento di quote di emissione all’asta nell’EUETS).

Perché, nonostante gli oltre 11 miliardi di euro spesi annualmente per l’incentivazione delle rinnovabili elettriche, l’Italia ha deciso di concedere una nuova tornata di incentivi alle fonti rinnovabili? La risposta risiede negli obiettivi europei al 2030: per raggiungere il target del 30% di consumi di energia primaria coperti con le fonti cosiddette pulite, solare ed eolico sono chiamati nei prossimi anni a viaggiare a un ritmo di installazione accelerato. Rendendo così indispensabile un sostegno statale per stimolare gli investitori e la realizzazione di nuovi impianti.

Insomma la transizione energetica alle fonti rinnovabili in Italia non si sostiene da sola, ma vuole essere sostenuta da noi, dai cosidetti “oneri di sistema” delle nostre bollette, che invece di diminuire aumentano sempre di più, mentre noi cerchiamo di risparmiare! A favore di chi? A questo punto a favore delle grandi imprese private che incassano fino a 12,5 miliardi d’incentivi statali l’anno, grazie ad una politica europea e nazionale che li favorisce e li ingrassa.

Per Alberto Pinori, presidente Anie Rinnovabili (associazione parte di Federazione Anie) e Davide Chiaroni, vicedirettore Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano, non si può fare a meno degli incentivi: se l’obiettivo per l’Italia è realizzare 30 GW di nuovi impianti fotovoltaici e 10 GW di nuovi impianti eolici al 2030, riducendo l’occupazione di suolo e sfruttando le coperture e i tetti, per Pinori “non si può rinunciare in questa fase a meccanismi di incentivazione diretti come il decreto ministeriale sulle Fonti di energia rinnovabile o indiretti come le detrazioni fiscali ed il super ammortamento, oltre che alla normativa sull’autoconsumo”. Anche gli altri paesi europei seguono questa linea, continuando a incentivare le fonti rinnovabili ai fini della transizione energetica. [Qui]

A questo punto però, se vogliamo davvero un cambio di rotta, sono i cittadini, coloro che sostengono con le tasse sulla bolletta lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dovrebbero essere i primi ad avere voce in capitolo e poter decidere quali e quante debbano essere le energie rinnovabili da incentivare, come e dove posizionare gli impianti, come gestirne la produzione e come risparmiare sull’energia, per poter veramente proteggere e valorizzare il proprio ambiente. Per questo motivo si devono perseguire e incentivare le Comunità energetiche!

*VI CONVEGNO NAZIONALE Il controllo degli agenti fisici:ambiente, territorio e nuove tecnologie, 6 – 7 – 8 giugno 2016, Alessandria

In copertina: centrale eolica CASONI DI ROMAGNA – dal sito ufficiale di AGSM

Pivanti, Presidente CNA Copparo: “Ai sindaci chiediamo un’alleanza per uscire insieme dalla crisi”.

 

Comunicato stampa CNA Ferrara.

“Ho chiesto ai Sindaci del nostro territorio di stabilire un’alleanza tra mondo imprenditoriale e istituzioni pubbliche per ricostruire il nostro tessuto economico e sociale danneggiato dall’emergenza sanitaria. Mi pare che tutti siano d’accordo sulla necessità di uno sforzo comune per uscire insieme dalla crisi”.

Thomas Pivanti, imprenditore digitale da poco più di un mese Presidente di Cna Area Copparo, commenta così gli incontri avuti negli ultimi giorni con le istituzioni locali. Negli ultimi giorni ha avuto colloqui con la prima cittadina di Tresignana Laura Perelli, con il sindaco di Riva del Po Andrea Zamboni e con Paolo Pezzolato, sindaco di Jolanda di Savoia.

“Ho insistito molto – spiega Thoma Pivanti – sulla necessità di valorizzare e sostenere le imprese in un’ottica di sviluppo. Ho chiesto che si realizzi una vera cooperazione tra piccole e medie imprese ed enti locali per intercettare le risorse necessarie alla ripartenza dell’economia, con particolare riguardo ai fondi del PNRR. Infine, ho sostenuto la necessità di un coordinamento a più livelli per promuovere la progettazione strategica delle infrastrutture dei nostri territori. Sono richieste che si inseriscono nelle linee strategiche individuate da Cna ribadite anche in occasione dell’ultima assemblea quadriennale: ho avuto dai sindaci un feedback positivo, che penso si tradurrà quanto prima in atti concreti”. Agli incontri ha partecipato anche il responsabile dell’Area Copparo di Cna Francesco Robboni.

 

Agricoltura: L’Emilia-Romagna si prepara alla nuova Pac e al Programma sviluppo rurale 21-22.

 

INVITO/Agricoltura, l’Emilia-Romagna si prepara alla nuova Pac e al Programma sviluppo rurale 21-22: politiche e risultati raggiunti in vista della prossima programmazione europea.

Lunedì 31 maggio il convegno online con il ministro per le Politiche agricole Stefano Patuanelli e l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi.

Bologna – Un settore agricolo sempre più sostenibile e competitivo in grado di contribuire in modo significativo al Green Deal europeo. È uno degli obiettivi principali della nuova Pac e del Programma di sviluppo rurale per le annualità di transizione 2021-2022.  Tema su cui in questi giorni si sta giocando l’importante partita dei triloghi, incontri della procedura legislativa dell’Unione europea (Ue), tra i massimi organi europei, Commissione, Parlamento e Consiglio sui regolamenti della prossima Politica agricola comune.

L’argomento sarà al centro del convegno online “La nostra agricoltura, il nostro futuro, Pac e Psr di transizione: risultati raggiunti e prossime scelte” organizzato dalla Regione Emilia-Romagna lunedì 31 maggio (dalle ore 9,45 alle ore 12,45).

Interverranno il ministro per le Politiche agricole Stefano Patuanelli e l’assessore regione all’Agricoltura, Alessio Mammi che illustrerà le politiche agricole dell’Emilia-Romagna nell’epoca della transizione.  

Seguiranno, tra gli altri, gli interventi di Valtiero Mazzotti,direttore generale Agricoltura della Regione, Giuseppe Blasi,ministero Politiche agricole, Silvia Michelini, dg Agri della Commissione europea, Paolo De Castro,Parlamento europeo.

Per partecipare al convegno è necessaria l’iscrizione: https://agri.regione.emilia-romagna.it/giasapp/agrievents/iscrizione/evento/248  

Il Conetto Alì amico dell’ambiente ai lidi di Comacchio.

 

Comunicato stampa Alì S.p.A.

Ai lidi di Comacchio arriva l’iniziativa che consentirà di preservare le spiagge dall’abbandono dei piccoli rifiuti:

Oggi nella splendida cornice del lido Pomposa, uno dei sette lidi Comacchiesi, si è tenuta la presentazione del nuovo progetto di tutela ambientale messo a punto dal Gruppo Alì per una maggiore pulizia delle nostre spiagge. A partire dal mese di giugno e per tutta la stagione estiva, Alì offrirà gratuitamente ai turisti, attraverso la fondamentale collaborazione dei titolari degli stabilimenti balneari che hanno aderito con un entusiasmo al progetto, un Conetto in cartoncino utile per la raccolta dei piccoli rifiuti che si producono sotto l’ombrellone, come il mozzicone di sigaretta, lo stecco del gelato, il torso di mela. L’obiettivo della campagna “Conetto Alì” è dare un contributo concreto per liberare le spiagge dai piccoli rifiuti e dai mozziconi, invitando i bagnanti ad osservare un comportamento eco-responsabile.

Ad accogliere l’iniziativa il Sindaco di Comacchio, Pierluigi Negri, i Presidenti dei Consorzi che rappresentano gli stabilimenti balneari dei sette lidi comacchiesi: Luca Callegarini per il lido di Volano, Nicola Bocchinpani per Nazioni, Pomposa e Scacchi; Giuseppe Carli per Porto Garibaldi e Nicola Spinabelli per Estensi e Spina; Alida Padovani del Consiglio di Amministrazione di Clara, multiutility ferrarese che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani; Claudio Castagnoli, Comandante della Polizia Provinciale di Ferrara.

Apre la conferenza il Sindaco di Comacchio, Pierluigi Negri “Sono felice di questa importante iniziativa promossa dai supermercati del Gruppo Alì che concorre ad un’importante tutela dei nostri lidi attraverso i coni di carta, creando una magnifica sinergia a tutela di quel bene prezioso che è l’ambiente in cui viviamo. Grazie a tutti gli stabilimenti balneari ed ai rappresentanti dei Consorzi, per concorrere in maniera pratica alla tutela del nostro bellissimo territorio nel cuore del Parco del Delta del Po. Mi auguro ci sia la massima adesione da parte dei turisti per evitare l’abbandono di piccoli rifiuti, rendendo ancor più attrattive le nostre spiagge.”

In rappresentanza del Gruppo Alì, Matteo Canella, Responsabile Affari Generali “Un gesto apparentemente trascurabile come il disfarsi di un mozzicone o di un piccolo incarto, in realtà, reca un grande danno all’ambiente e in particolare al mare. – Spiega Matteo Canella – Ci vogliono fino a cinque anni per smaltire un filtro di sigaretta, decenni per un pezzetto di plastica, basta invece un piccolo gesto per preservare il nostro ambiente. Quello che presentiamo oggi è solo l’ultimo dei tanti progetti che portiamo avanti per tutelare il più grande patrimonio che abbiamo ereditato e che lasceremo ai nostri figli: la natura. E siamo felici che sia stato ben accolto da tutti i rappresentanti istituzionali di questo bel territorio. Crediamo che un ambiente più sano sia alla base della sicurezza alimentare e della salute delle persone. Ed è per questo che dal 2010 abbiamo assunto un impegno concreto nei confronti del nostro territorio, mettendo a dimora quasi 33.000 alberi e 4 boschi urbani nei Comuni del Veneto e dell’Emilia Romagna, in collaborazione con i nostri clienti. Da quattro anni inoltre abbiamo deciso di investire sull’architettura sostenibile: ristrutturazioni e nuove aperture presentano facciate in ceramica fotoattiva con arricchimento di HT per una superficie complessiva che ammonta oggi a 9.930 mq, in grado di depurare efficacemente l’aria alla stregua di un bosco di 694 alberi, catturando gli agenti atmosferici inquinanti. Un impegno questo che ha profonde radici e che ha tutta l’intenzione di continuare a crescere, perché crediamo che dalle cose buone nasca il bene”.

Dopo un intervento corale dei Presidenti dei Consorzi dei sette lidi ferraresi, la parola passa ad Alida Padovani, componente del CdA di CLARA S.p.A., gestore dei servizi di raccolta dei rifiuti in 19 Comuni della provincia di Ferrara. “Riteniamo molto importante che un operatore della grande distribuzione come il Gruppo Alì, conosciuto e apprezzato nel nostro territorio, si renda promotore di un’iniziativa a così forte valenza ambientale. Il Conetto veicola un messaggio immediato e inequivocabile: ciascuno di noi può e deve fare la sua parte per mantenere pulite le spiagge. Per questo sosteniamo con piacere il progetto di Alì e confermiamo la nostra completa disponibilità e collaborazione alla realizzazione dell’iniziativa”.

I Conetti Alì che salvano la spiaggia dai piccoli rifiuti, potranno essere ritirati presso tutti gli stabilimenti balneari comacchiesi e, a fine giornata, dovranno essere smaltiti nel contenitore del secco presente in spiaggia.

 

 

 

 

 

Confcooperative Ferrara lancia l’allarme produzione pera.

 

Ufficio stampa Confcooperative Ferrara.

Confcooperative Ferrara lancia l’allarme produzione pera: “Uniamo le forze”.
Il presidente Mangolini: “Si sta espiantando già nel mese di maggio. Mai successo”.

Sono 5.000 le aziende produttrici di pere nella nostra Regione che hanno il raccolto danneggiato causa gelate, in particolare nel nostro territorio ferrarese la situazione è particolarmente grave e merita maggiore attenzione” questo è il grido d’allarme di Confcooperative Ferrara “alcuni agricoltori stanno già espiantando piante di pero. Non c’è produzione, e con questa operazione si decide che di pere non ce ne saranno neppure in futuro nei loro campi… “continua il Presidente di Confcooperative Michele Mangolini.

L’80% in meno di produzione e il rimanente 20% subisce comunque le problematiche precedenti alle gelate, cimice e maculatura bruna unitamente.

Il 2021 si prospetta ancora più difficile del 2019 (l’anno dove la cimice asiatica e la maculatura hanno fatto danno ingenti). Anche se in Gazzetta Ufficiale c’è l’ok ufficiale ai risarcimenti alle aziende agricole danneggiate, resta il danno in prospettiva futura per la pera.

“Gli agricoltori devono essere sostenuti in una battaglia oramai costante con il cambiamento climatico, mutui e costi di produzione in aumento. Speriamo di essere alle battute finali della pandemia ma ancora si hanno sulle spalle mesi difficili” continuano da Confcooperative Ferrara “è importante fare rete anche con le altre Associazioni per supportare questo settore nel più breve tempo possibile”.

“Nel decreto Sostegni Bis sono stati stanziati 105 milioni di euro per l’agricoltura italiana. Una cifra solo apparentemente considerevole. La nostra Regione Emilia-Romagna necessiterebbe almeno del doppio dello stanziamento. Non solo c’è necessità di sistemare i danni correnti ma l’agricoltura ha bisogno di innovare e guardare con fiducia al futuro” concludono da Confcooperative Ferrara.

 

Relazioni internazionali: Il presidente Bonaccini incontra l’Ambasciatore d’Austria Jan Kickert.

 

Al centro dell’incontro il rafforzamento dei rapporti di collaborazione, in particolare in ambito turistico ed economico. Presenti anche il Console generale d’Austria a Milano, Clemens Mantl e la Console onoraria d’Austria a Bologna, Elena Longobardi.

Bologna – Il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha incontrato per la prima volta oggi l’ambasciatore d’Austria S.E. Jan Kickert, dopo il suo accreditamento a Milano avvenuto lo scorso anno.

Al centro del colloquio via web, al quale hanno partecipato anche il Console generale d’Austria a Milano Clemens Mantl e la Console onoraria d’Austria a Bologna, Elena Longobardi, la volontà condivisa del rafforzamento delle relazioni e dei rapporti di collaborazione soprattutto in ambito turistico ed economico.

L’Austria- ha ricordato il presidente Bonaccini- è uno dei Paesi europei su cui insiste la promozione turistica della Regione, attraverso “call to action” sostenute anche da servizi di collegamento aereo. Inoltre èprevista una campagna in partnership con le ferrovie tedesche, che operano un servizio di collegamento diretto da Monaco, via Innsbruck a Bologna.

Nell’incontro si è parlato anche della situazione sanitaria, in fase di rapida positiva evoluzione, delle previsioni definite confortanti rispetto al rilancio dell’economia dopo il Covid-19 e della transizione ecologica e digitale, che vede l’Emilia-Romagna protagonista in Italia.

Vaccini, Fials: No speculazioni su diritto a cure, operatori sanitari mobilitati per Right2Cure.

 

Comunicato stampa FIALS.

Vaccini, Fials: Non si speculi sul diritto universale alle cure, operatori sanitari mobilitati per campagna Right2Cure contro le diseguaglianze:

“Appoggiamo e sosteniamo la campagna europea ‘Right2Cure #NoprofitOnPandemic’ per la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini e farmaci anti Covid-19 affinché nessuno rimanga escluso dall’accesso alle cure, né dalla possibilità di immunizzarsi per ragioni che esulano dal patto sociale per il diritto universale alla salute. Gli operatori sanitari rigettano che prevalga la logica del profitto quando si parla di assistenza sanitaria. Sono diritti fondamentali da garantire a tutti, a prescindere dal paese di appartenenza: per questo è sacrosanto che si metta mano alle regole commerciali che sovrintendono alla produzioni delle dosi”. È quanto dichiara il segretario generale della Fials Giuseppe Carbone, alla vigilia della giornata di mobilitazione europea per la sospensione dei brevetti.

“Solo salvaguardando il diritto alla salute e di accesso universale alle cure – prosegue Carbone – potremo veramente vedere la luce in fondo al tunnel e archiviare in modo definitivo la pandemia”. “Per questo il sindacato fa proprio il messaggio che già decine di migliaia di cittadini europei hanno sottoscritto – conclude il segretario generale della Fials – si tratta di un movimento di civiltà contro le disuguaglianze che dividono il mondo in ricchi e poveri, decretando chi vive e chi muore per logiche meramente economicistiche”.

La Fials sarà presente in tutte le piazze in cui si svolgeranno le manifestazioni di domani. In vista dell’imminente riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (7-8 giugno), è importante far sentire l’appoggio senza riserve alle trattative per la moratoria dei brevetti, firmando l’Iniziativa dei Cittadini Europei ‘Tutti hanno diritto alla protezione da Covid: Nessun Profitto sulla pandemia’. Una volta che la raccolta raggiungerà un milione di firme, la Commissione Europea sarà obbligata a prendere un’iniziativa in materia.

 

Domenica 30 maggio si celebra la Giornata nazionale del sollievo in Emilia-Romagna.

 

Sanità. Domenica 30 maggio si celebra la Giornata nazionale del sollievo, l’impegno dell’Emilia-Romagna tra rete della terapia del dolore e delle cure palliative, formazione e informazione. Donini: “Nonostante la pandemia sono aumentate le consulenze e le cure domiciliari, grazie a chi, dai medici ai volontari, ci ha permesso di non lasciare nessuno indietro”.

Regione precorritrice, oltre 25 anni fa, con la legge sull’assistenza a domicilio dei malati terminali, sul territorio oggi oltre 300 posti letto in 23 strutture riservati alle cure palliative. Distribuzione di materiale informativo, pubblicazione di video, open day, attivazione di linee telefoniche dedicate: tutte le iniziative del servizio sanitario regionale in programma sui territori. L’assessore, nel ruolo di coordinatore commissione Salute della Conferenza delle Regioni, oggi ospite a un convegno con il ministro Speranza per le celebrazioni nazionali.

Bologna – Non soltanto un dovere etico, ma l’esempio di una buona pratica clinica, perché oggi è noto che il dolore severo costituisce una vera e propria malattia nella malattia che influisce pesantemente sulla vita delle persone con effetti negativi sulla sfera psicologica ed emotiva, tanto quella del paziente quanto quella di chi gli è caro.

Da più di 25 anni fa, quando fu precorritrice a livello normativo con la legge regionale sull’assistenza a domicilio dei malati terminali, fino a oggi, con una offerta residenziale per le cure palliative tra le prime tre in Italia con oltre 300 posti letto in 23 differenti strutture, la Regione Emilia-Romagna ha sempre riconosciuto un ruolo centrale all’interno del proprio sistema di cura alla terapia del dolore, che domenica 30 maggio viene celebrata in tutto il Paese con la “Giornata nazionale del sollievo”.

Un evento di fondamentale importanza, perché a oltre dieci anni dall’approvazione della legge nazionale in materia la maggior parte dei cittadini ignora ancora questa possibilità: secondo gli ultimi dati disponibili dell’Osservatorio per il monitoraggio della terapia del dolore e delle cure palliative, in Italia solo il 45% delle persone conosce la normativa, oltre il 65% non è consapevole che le strutture sanitarie sono obbligate a misurare e riportare il dolore e il 40% non è a conoscenza delle cure attuabili, anche se la quasi totalità delle sindromi dolorose sono trattabili.

“In Emilia-Romagna abbiamo da sempre dedicato il massimo impegno alla terapia del dolore, da quando nel 1994 per primi in Italia abbiamo dedicato una legge alle cure palliative, perché il nostro sistema sanitario si occupa di persone, e non di pazienti- dichiara l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. Questa attenzione di lunga data ci ha portato oggi ad essere tra i territori in Italia con più strutture e posti letto dedicati alle cure palliative, un primato che ha ancora più valore nell’ultimo anno segnato dalla pandemia: nonostante il massimo impegno a contrastare il Covid, il personale della nostra sanità, con il fondamentale supporto del terzo settore, non ha lasciato indietro nessuno. Anzi- continua Donini-, sono aumentate le consulenze palliative sia negli ospedali che nelle Cra, anche in favore di pazienti affetti da Coronavirus, le cure domiciliari sono incrementate e sono state anche introdotte nuove modalità di monitoraggio giornaliero grazie alla tecnologia. Voglio ringraziare di cuore- conclude l’assessore- tutti coloro che, dai medici agli infermieri passando per i volontari, permettono a chi soffre e ai loro cari di vivere le malattie, anche le più gravi, con la massima dignità e la migliore assistenza”.

Informazione e formazione: le iniziative per la Giornata del Sollievo in Emilia-Romagna:

Ecco quindi perché nelle Aziende sanitarie e ospedaliere dell’Emilia-Romagna questo fine settimana, e non solo, è dedicato a iniziative di informazione sulle cure palliative e le terapie antalgiche: si va dalla distribuzione di materiale informativo sul dolore e le conseguenti terapie a una presentazione, a Codigoro in provincia di Ferrara, sul giardino terapeutico, cioè un ambiente favorevole al riposo mentale, alla riduzione dello stress, al recupero emozionale e al potenziamento di energia mentale e fisica; da veri e propri open day del reparto di terapia antalgica dedicati al dolore cronico (succede sia a Ravenna che a Bologna) alla realizzazione e pubblicazione di video, realizzati dall’Istituto di riabilitazione di Montecatone e dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna, su quei comportamenti quotidiani che possono essere efficaci per migliorare la qualità della vita, fino all’attivazione, a cura sia dell’Ausl della Romagna che dell’Aosp di Bologna, di una linea telefonica specifica a cui chiedere informazioni sul dolore cronico e sulle terapie possibili.

A Parma, l’iniziativa congiunta di Azienda sanitaria e Ospedaliera prevede la distribuzione di cartoline informative a pazienti, caregiver e dipendenti, sia nei reparti, sia negli Hospice territoriali. Anche a Meldola (Fc), l’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio dei Tumori “Dino Amadori” Irst Irccs in questi giorni sta consegnando opuscoli informativi sulle cure palliative e contro il dolore ai pazienti ricoverati, spiegando il servizio e come attivarlo in caso di necessità, e volantini esplicativi sulla rete provinciale di cure palliative saranno diffusi domenica nel punto vaccinale di Modena, per iniziativa dell’Ausl. In campo anche l’Aosp di Ferrara, con varie iniziative informative studiate su specifici target, come ad esempio le donne in gravidanza per le quali saranno a disposizione gli anestesisti dedicati al percorso della partoanalgesia dell’ospedale S. Anna.

Maggiori dettagli su queste e altre iniziative in calendario sono disponibili sui siti delle Aziende sanitarie e ospedaliere.

La Regione sarà poi protagonista anche delle celebrazioni a livello nazionale: l’assessore Donini, nel suo ruolo di coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, parteciperà infatti oggi stesso al convegno ufficiale per la Giornata del sollievo promosso dal ministero della Salute, insieme al ministro Roberto Speranza e ai più qualificati esponenti in materia, sia dal mondo della medicina che del Terzo settore.

A queste giornate di sensibilizzazione, il Sistema sanitario regionale affianca durante tutto l’anno una costante attività di formazione del personale: dai corsi per specialisti all’interno dei master per le cure palliative a quelli per i medici di medicina generale nei loro percorsi di formazione fino ai seminari specifici per gli studenti di medicina. In Emilia-Romagna, infatti, la cura del dolore è un impegno di tutti i servizi sanitari e sociosanitari e specifiche terapie palliative vengono assicurate in ospedale, in case di cura, in assistenza domiciliare, in strutture residenziali. I prossimi corsi a partire saranno quelli on-line organizzati dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna, già nel mese di giugno.

I numeri della terapia del dolore e delle cure palliative in Emilia-Romagna:

Nel 2019 sono stati 1.149 in totale i ricoveri con terapia antalgica effettuati nelle strutture pubbliche dell’Emilia-Romagna, con 989 pazienti coinvolti. Il maggior numero di ricoveri si sono registrati nell’Azienda sanitaria di Imola (254 comprensiva dell’attività di Montecatone Rehabilitation Institute), a seguire l’Azienda ospedaliera di Parma (227) e quella di Modena (155, e nel territorio si devono aggiungere anche i 26 ricoveri dell’Asl).

Da Piacenza a Rimini sono state 29.084 le persone a ricevere una visita antalgica: ne sono state effettuate in totale 48.053, di cui 28.329 prime visite e 19.724 di controllo.

Il numero maggiore di visite è stato effettuato dall’Asl della Romagna (13.388), poi a Bologna (8.611 tra Asl, Aosp e Istituto ortopedico Rizzoli) e Parma (8.170 tra Asl e Aosp).

L’attività interventistica erogata nella disciplina anestesiologica ha raggiunto quota 34.763 prestazioni per 12.337 pazienti. Nelle strutture dell’Asl Romagna sono state 10.441, 6.301 a Piacenza e 5.480 a Bologna (sempre considerando Asl, Aosp e Ior).

Nel 2020, un anno inevitabilmente segnato dalla pandemia, in Emilia-Romagna i pazienti oncologici e non oncologici presi in carico dalla rete di cure palliative e assistiti al domicilio sono stati 16.843, mentre i ricoveri in hospice sono stati 5.418 e in regime ambulatoriale sono state fatte oltre 6600 visite.

 

Difesa del suolo: Frana di Roncomezzano di Serravalle, ultimati i lavori di consolidamento nel Comune di Villa Minozzo (Re).

 

Difesa del suolo. Frana di Roncomezzano di Serravalle, ultimati i lavori di consolidamento nel Comune di Villa Minozzo (Re), l’assessore Priolo: “Ogni giorno impegnati sul territorio per concludere opere prioritarie per la prevenzione e per la sicurezza dei cittadini”.

Cantiere da 210mila euro, tra i 14 interventi finanziati con circa 4,2 milioni di euro del Piano Proteggi Italia 2019 per la mitigazione del dissesto idrogeologico in Emilia-Romagna.

Bologna – Concluso il consolidamento della storica frana di Roncomezzano di Serravalle, nel comune di Villa Minozzo (Re).

I lavori, finanziati con 210mila euro e ultimati alla fine di aprile, hanno permesso infatti di stabilizzare la frana, riattivata a causa delle abbondanti precipitazioni che hanno colpito ripetutamente il territorio negli ultimi anni, mettendo così in sicurezza gli edifici e le strade – comunali e provinciali – della zona.

L’operaè stataprogettata e realizzata dal Servizio di Reggio Emilia dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile e fa parte dei 14 interventi finanziati con circa 4,2 milioni di euro del Piano Proteggi Italia 2019per la mitigazione del dissesto idrogeologico in Emilia-Romagna.

“Si conclude un altro importante cantiere per la prevenzione deldissesto idrogeologico– spiega l’assessore regionale all’Ambiente e Protezione civile, Irene Priolo, in un’area che per 40 anni è stata oggetto di molti interventi conseguenti all’evento franoso e ai fenomeni di maltempo ripetuti che hanno interessato la zona. A questo proposito ci tengo a ringraziare tutti i tecnici regionali della sede di Reggio Emilia del Servizio Area Affluenti Po che dalla scorsa estate hanno lavorato con grande professionalità e impegno per restituire sicurezza al territorio e ai suoi abitanti. Perché la cura e la prevenzione del nostro territorio hanno conseguenze positive ed evidenti sulla vita di tutti noi”.

Gli interventi:

La frana che si è attivata negli anni ‘80, causando la distruzione di una stalla, è stata oggetto di ripetuti interventi di consolidamento da parte dell’Agenzia regionale.
A seguito di numerosi episodi di maltempo si è determinata una riattivazione della nicchia di distacco di circa 500×300 metri. Una ricognizione con uso di droni, da parte dei tecnici dell’Agenzia, ha evidenziato un arretramento della nicchia superiore che interessava il nucleo abitato di Serravalle.

Per consolidare l’area del dissesto sono state quindi realizzate due strutture di contenimento su pali di  800 mm di diametro, collegate in testa da una trave-muro dotata di tiranti.
Le opere di trivellazione dei pali sono state precedute da saggi mitrati alla verifica dei parametri geotecnici.

Per tutte le informazioni sui lavori in corso in Emilia-Romagna per la sicurezza del territorio consultare il sito: https://www.regione.emilia-romagna.it/territoriosicuro.

Tresignana Amica delle Biciclette.

 

Comunicato stampa FIAB – Comune di Tresignana.

Incontro tra FIAB Ferrara e Comune di Tresignana, nell’ambito della serie di contatti che FIAB sta tenendo con i Comuni del territorio ferrarese. 

FIAB sottolinea come stia crescendo la sensibilità delle amministrazioni comunali nei confronti della ciclabilità nei loro territori. Questo porterà a un territorio provinciale sempre più attento al benessere dei loro cittadini.

Mercoledì scorso presso la residenza municipale di Formignana si è tenuto un primo incontro con il sindaco di Tresignana Laura Perelli e Antonio Casadibari, presidente FIAB Ferrara, Giuliano Giubelli consigliere nazionale FIAB; all’incontro erano presenti anche Marco Odorizzi responsabile ufficio tecnico comunale e rappresentanti di WeProject ditta incaricata dal Comune alla realizzazione del biciplan.

Si è parlato di ciclabilità nei piccoli Comuni e nello specifico delle problematiche di unire con una mobilità sicura le due comunità di Formignana e Tresigallo. Nelle parole del sindaco Perelli, una particolare attenzione alla viabilità nelle vicinanze delle scuole e nella realizzazione di percorsi sicuri, come la pista ciclabile in sede propria che collegherà Tresigallo e Formignana. Non manca l’attenzione all’aspetto sportivo e di svago, a Tresignana stanno progettando un bike-park con percorsi per mountainbike.

FIAB Ferrara ha sottolineato il messaggio positivo dato dal biciplan, decidere di dotarsi di un Biciplan è un passo avanti di grande rilevanza, che denota attenzione e sensibilità verso i cittadini, tutti i cittadini. FIAB Ferrara sostiene con grande gioia questa iniziativa patrocinando i materiali promozionali realizzati dal Comune.

 

Si ricorda che il biciplan è un piano programma della mobilità ciclistica di medio periodo che individua i principali percorsi ciclabili da realizzare con la loro tipologia, priorità e gerarchia. Promuove il marketing dell’uso della bicicletta, individua obiettivi, strategie, azioni e forme di monitoraggio. Previsto dalla legge quadro sulla ciclabilità (art. 6 legge 2/2018), permette di pianificare una serie di azioni virtuose a favore della mobilità attiva.

 

 

Agricoltura: L’assessore Mammi interviene sulle misure agricole del decreto Sostegni-bis.

 

Agricoltura. L’assessore Mammi sulle misure agricole del decreto Sostegni-bis: “Bene l’impianto complessivo, grazie al Ministro Patuanelli le risorse per il comparto bieticolo-saccarifero. Ancora insufficienti invece i fondi per i danni delle gelate primaverili”.

Su 2 miliardi di euro stanziati complessivamente, solo 105 sono destinati ad indennizzare in tutt’Italia i danni provocati alle coltivazioni dall’ondata di gelo di fine marzo-inizio aprile.

Bologna – “I due miliardi di euro previsti dal decreto Sostegni-bis sono nel complesso un buon viatico per il rilancio del settore agricolo, anch’esso duramente colpito dall’impatto economico della pandemia. In particolare, tra le misure proposte dal Ministro Patuanelli abbiamo apprezzato l’importante intervento da 25 milioni in favore del comparto bieticolo, che ha bisogno di un aiuto a supporto degli investimenti delle imprese, e lo ringraziamo davvero per aver sostenuto questo settore strategico nazionale per la produzione di zucchero. Insufficiente invece lo stanziamento di appena 105 milioni di euro a integrazione del Fondo nazionale per le calamità per gli indennizzi dei danni causati in tutta Italia dalle gelate primaverili. Nella nostra regione le principali filiere ortofrutticole hanno subito perdite che vanno oltre il 50% della produzione, c’è bisogno di uno sforzo maggiore per sostenere produzioni e imprese e mantenere quel primato d’eccellenza che è la produzione ortofrutticola dell’Emilia-Romagna. Sarebbe inoltre auspicabile un provvedimento nazionale che riducesse fortemente il costo del lavoro, in modo pluriennale, nelle aree frutticole devastate da emergenze climatiche o fitopatie per più anni consecutivi.”

È la valutazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, sull’insieme delle misure a sostegno del settore agricolo contenute nel provvedimento varato la settimana scorsa dal Governo per aiutare imprese e lavoratori ad affrontare le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria e favorire la ripresa dell’economia e dell’occupazione.

Tre anni consecutivi di gelate hanno colpito duramente la frutticoltura dell’Emilia-Romagna, in difficoltà già da tempo anche per i danni causati negli ultimi anni dalla cimice asiatica e da altre malattie delle piante.

Il sistema ortofrutticolo, secondo l’assessore, deve pertanto essere aiutato attraverso investimenti, ricerca e sostegno alla promozione. Per questo la Regione ha chiesto al Governo la deroga al decreto legislativo 102 anche per il 2021, così come già fatto l’anno scorso, e di mettere a disposizione delle imprese agricole i 70 milioni di euro stanziati l’anno scorso dalla legge di stabilità per i danni da calamità. Bisogna inoltre prevedere la sospensione pluriennale dei mutui per quelle aziende che sono state danneggiate, così come previsto dal 102. Nel frattempo, è in corso il confronto sulla proposta di riparto fatta dal ministero delle Politiche agricole per rendere subito disponibili i 20 milioni di euro ottenuti per il 2020.

Sul fronte gelate di fine marzo-inizio aprile la Regione si è mossa subito per raccogliere le segnalazioni dei danni in campagna attraverso la propria piattaforma on line, in collaborazione con le associazioni degli agricoltori. Da poco si è inoltre chiuso il bando del Psr con una dote di 4,2 milioni di euro per sostenere con contributi fino al 70% l’acquisto di materiali ed attrezzature per la prevenzione dei danni dalle gelate fuori stagione. I fondi residui, integrati da ulteriori 4 milioni di euro, saranno destinati ad altri bandi per l’installazione di impianti antibrina, che saranno pubblicati entro il prossimo autunno.

“Come Regione- prosegue Mammi– da tempo abbiamo chiesto al ministero la convocazione del tavolo nazionale dell’ortofrutta per mettere in campo subito un progetto di rilancio.  Il nostro piano, articolato in sei assi strategici, prevede una serie interventi anche per incentivare le aziende ad assicurarsi e, in prospettiva, lavorare a una riforma organica del decreto legislativo 102 e dei meccanismi di finanziamento delle polizze assicurative”.

“Vista la crescita dei rischi derivanti in primo luogo dai cambiamenti climatici- conclude Mammi– è assolutamente necessario rivedere completamente il decreto 102 ed il sistema di gestione dei rischi e delle assicurazioni, non più adatto a rispondere con efficacia e tempestività ai disastrosi effetti dei cambiamenti climatici. Occorrono fondi assicurativi e mutualistici adeguatamente sostenuti da risorse pubbliche”.

 

No a provvedimenti punitivi suggeriti dal CTS all’interno dei locali – il commento di Fipe Confcommercio Ferrara.

 

Ufficio Stampa Ascom Ferrara.

“Con le regole suggerite dal CTS (mascherine all’interno dei locali) siamo veramente al ridicolo” – spiega Matteo Musacci, presidente provinciale di Fipe Confcommercio – ”mentre stiamo andando verso una situazione sempre più tranquilla dei contagi, mentre si parla nelle prossime settimane di un ulteriore allentamento del coprifuoco con l’auspicata introduzione anche per la nostra regione della zona bianca, e con la campagna vaccinale che sta decollando, e guarda caso proprio ora il Comitato scientifico se ne esce con questa ipotesi… E’ una logica punitiva che sembra proprio volere colpire i locali e costringerli a lavorare solo all’esterno nelle difficoltà che sappiamo. Un uso della mascherina, tra un boccone e l’altro, che costringerebbe i gestori ad un ruolo assurdo di controllori, dopo quanto hanno già fatto in termini di attenzione per la salute (distanziamento, sanificazione…). Ci auguriamo che il Governo respinga questa proposta che ha già fatto danni mediatici a sufficienza perché crea ulteriori limitazioni e paure in quanti vogliono tornare ad una normale vita di relazione sociale, in primis ad esempio i turisti. Da marzo del 2020 i ristoratori stanno pagando un prezzo altissimo e sacrifici pesantissimi e non siamo più disponibili a queste ulteriori discriminazioni” conclude Musacci che ricopre inoltre il ruolo di presidente regionale e di vice presidente nazionale della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi. 

Consumi Beni Durevoli: Nel 2020 a Ferrara spesa complessiva a -10,8% (439 milioni di euro).

Comunicato stampa Osservatorio Findomestic.

CONSUMI BENI DUREVOLI: NEL 2020 IN EMILIA ROMAGNA 700 MILIONI IN FUMO (-10,9%):

Secondo l’Osservatorio Findomestic la regione è comunque la seconda in Italia per livello di spesa con 2.795 euro a famiglia. A Modena spetta il primato nazionale con 3.082 euro. Rimini fanalino di coda con una perdita del 13,4%.

Con una perdita di 700 milioni di euro, i consumi di beni durevoli in Emilia Romagna fanno segnare nel 2020 una perdita del 10,9%, superiore alla media nazionale (-10,3%) e tra le più alte del Paese, come rileva l’Osservatorio Findomestic, realizzato in collaborazione con Prometeia. Il passivo è determinato in particolare dal crollo del mercato dell’auto, che ha visto sfumare 587 milioni tra nuovo (-18,9%) e usato (-13,5%). Anche il comparto dei motoveicoli risulta in forte contrazione (-13,8%). L’andamento negativo non risparmia i mobili (-12,4%) e la telefonia (-2,5%). Nell’anno della pandemia gli unici settori in espansione sono quelli legati alla trasformazione della casa in chiave tecnologica: elettronica di consumo (+5,8%), elettrodomestici (+6,8%) e, soprattutto, information technology (+25,4%). «In regione il mercato dei durevoli scende a quota 5,7 miliardi – commenta Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic -. La spesa media per famiglia è di 2.795 euro, risultato che colloca l’Emilia Romagna al secondo posto nella graduatoria delle regioni italiane, alle spalle solo del Trentino Alto Adige. Il reddito pro capite degli emiliano romagnoli, invece, arretra del 2,2% con una flessione più marcata rispetto alla media nazionale del -1,8%».

L’ANALISI PROVINCIALE: «Le province con una dinamica migliore rispetto alla media regionale sono Modena (-10,1%), Bologna (-10,2%), Reggio Emilia (-10,5%), Piacenza (-10,7%) e Ferrara (-10,8%) – sottolinea Bardazzi. Fanno peggio, invece, Forlì-Cesena (-11,3%), Parma (-11,8%), Ravenna (-12%) e Rimini (-13,4%), che registrano un dato negativo più ampio rispetto al dato medio. Sul fronte della spesa familiare, il primato spetta a Modena che, con 3.082 euro, è la provincia d’Italia in cui le famiglie spendono di più in beni durevoli. Seguono Reggio Emilia (2.907 euro), Parma (2.832), Bologna (2.804), Piacenza (2.752), Ravenna (2.743), Ferrara (2.691) e Forlì-Cesena (2.681). L’indicatore si attesta su livelli più modesti a Rimini (2.300 euro), che occupa la 59esima posizione nella classifica delle 107 province italiane».

BOLOGNA: Il reddito pro capite dei cittadini della provincia di Bologna è scivolato a 26.140 euro con un’erosione del 2,3%. Nel 2020 i bolognesi hanno acquistato beni durevoli per un valore complessivo di 1 miliardo e 389 milioni di euro (ovvero 2.804 euro per famiglia) con una perdita di 158 milioni rispetto al 2019, come emerge dall’Osservatorio Findomestic. Per le auto nuove sono stati spesi 380 milioni (-16,9%), cifra superiore ai 352 milioni destinati alle auto usate (-11,7%). Il fatturato dei motoveicoli è sceso a 41 milioni con un tonfo del -21,3%. Tra i beni per la casa, l’IT ha avuto una crescita del 27,1% (la più alta nel quadro regionale) toccando i 63 milioni, gli elettrodomestici sono aumentati del 6,6% a quota 105 milioni e l’elettronica di consumo ha visto un incremento del 5,7% per un mercato da 40 milioni. Segno negativo, invece, per la telefonia (-2,2% per 122 milioni) e per i mobili (-12,9% per 286 milioni).

MODENA: Nel 2020 il reddito pro capite dei modenesi ha subito una contrazione del 2% slittando a 24.615 euro. I dati dell’Osservatorio Findomestic dimostrano che la spesa per beni durevoli in provincia di Modena è arretrata del 10,1% scendendo a 950 milioni (comunque valore record con 3.082 euro per famiglia). La parte del leone è toccata all’IT grazie a un’accelerazione del 26,2% che ha spinto il mercato a quota 42 milioni. Bene anche le vendite di elettronica di consumo (+6,7% per 40 milioni) e di elettrodomestici (79 milioni totali e +9,4%, la crescita più ampia in regione). Negativo l’andamento di tutti gli altri comparti, in particolar modo quello dei motori: -17,5% per le auto nuove con una spesa di 244 milioni, -14,9% per le auto usate con un giro d’affari di 272 milioni, -5,7% per i motoveicoli con un fatturato di 15 milioni. Tra i flop anche mobili (-10,8% per 197 milioni complessivi) e telefonia (-1% per 72 milioni).

REGGIO EMILIA: Con un reddito pro capite in decrescita del 2,2% (22.913 euro), la provincia di Reggio Emilia lo scorso anno ha speso in beni durevoli 671 milioni di euro (-10,5%), vale a dire 2.907 euro a famiglia, come risulta dai numeri dell’Osservatorio Findomestic. Il calo più pesante – sia in valore assoluto che in termini percentuali – è quello relativo agli acquisti di auto nuove: 178 milioni di euro per un crollo del 19,3%. Le auto usate, pur rimanendo il segmento più consistente, fanno segnare -12,2% precipitando a 187 milioni. In netta controtendenza rispetto all’andamento regionale è il fatturato dei motoveicoli: +7,8% per 15 milioni totali. Le famiglie reggiane hanno tagliato le spese per mobili e telefonia, comparti calati rispettivamente del -12,6% (136 milioni) e del -2,8% (51 milioni). Per la provincia di Reggio Emilia vale il trend rilevato negli altri territori dell’Emilia Romagna: a crescere nel 2020 sono stati i beni tecnologici, con l’impennata di IT (23,4%, 29 milioni) e i buoni risultati di elettronica di consumo (+5,3%, 20 milioni) ed elettrodomestici (+6,7%, 55 milioni).

PARMA: Il reddito pro capite dei cittadini della provincia di Parma nel 2020 è diminuito del 2,3% slittando a 23.301 euro. Rispetto al perimetro dei beni durevoli, l’Osservatorio Findomestic ha calcolato che la spesa media familiare nel territorio provinciale di Parma è di 2.832 euro per 591 milioni totali con una contrazione dell’11,8%. Sul fronte della mobilità, gli acquisti hanno subito un forte ridimensionamento: il mercato delle auto nuove è sceso a 158 milioni (-21,6%) e quello delle auto usate a 165 milioni (-13,6%). Il mercato dei motoveicoli ha registrato una perdita del 5,9% raggiungendo appena i 14 milioni. Negativa anche la dinamica di mobili (-12,6%, 120 milioni) e telefonia (-2,2%, 47 milioni). Le note positive arrivano dall’IT, che ha toccato i 26 milioni con un boom del 25,9%, dall’elettronica di consumo, aumentata del 4,9% a 36 milioni di euro totali, e dagli elettrodomestici, cresciuti del 3,5% a 46 milioni.

RAVENNA: In provincia di Ravenna nel 2020 il reddito pro capite è calato a 21.394 euro con un decremento del 2%. La spesa per beni durevoli delle famiglie ravennati è stata di 494 milioni (-12%), pari a 2.743 euro a famiglia. Come per gli altri territori della regione, le peggiori performance di mercato registrate dall’Osservatorio Findomestic riguardano il settore dell’automobile: -21,5% per le auto nuove (133 milioni totali) e -14% per quelle usate (127 milioni). Nell’ambito della mobilità, la flessione coinvolge anche i motoveicoli: -12% per un valore totale di 11 milioni. Risultano in forte perdita le vendite di mobili: -12,7% per una spesa che si è ridotta a 108 milioni. E anche la telefonia viaggia in territorio negativo: -2,9% per 40 milioni. Gli acquisti della popolazione ravennate – come nel resto dello Stivale – si sono concentrati sui segmenti tech: l’IT ha compiuto un balzo in avanti del 26,5% (22 milioni), l’elettronica di consumo è aumentata del 7,2% (14 milioni) e gli elettrodomestici sono cresciuti del 6,8% (39 milioni).

FORLÌ-CESENA: La flessione dell’1,9% (la più bassa in regione) ha fatto slittare il reddito pro capite dei cittadini della provincia di Forlì-Cesena a 19.862 euro. Nel 2020 il giro d’affari dei beni durevoli in provincia è stato di 465 milioni (-11,3%) pari a 2.681 euro a famiglia. Particolarmente negativo, come attesta l’Osservatorio Findomestic, l’andamento di mercato delle auto nuove: -19,6% per 125 milioni in totali. Profondo rosso anche per le auto usate: -14,3% per 117 milioni. Non è migliore il quadro dei motoveicoli: -16,8% per un valore di 7 milioni. Tra i beni per la casa, sono pesanti le perdite nel comparto dei mobili, che non è andato oltre i 101 milioni (-12,9%). Al contrario, hanno preso letteralmente il volo gli acquisiti IT: 22 milioni di fatturato grazie ad un aumento del 27%. Bene anche l’elettronica di consumo (+7,7% per 13 milioni) e gli elettrodomestici (+7,6% per 39 milioni). In sofferenza, invece, la telefonia con un -2,6% che ha fatto arretrare il mercato provinciale a 39 milioni.

FERRARA: In provincia di Ferrara nel 2020 il reddito pro capite è calato del 2% (21.302 euro) e la spesa per i beni durevoli è diminuita del 10,8% (439 milioni, pari a 2.691 euro a famiglia). Gli autoveicoli, come rilevato dall’Osservatorio Findomestic, continuano a rappresentare la voce di spesa più consistente per i ferraresi, a dispetto della debolezza dei mercati: -15,4% per le auto nuove (122 milioni), -15,4% per quelle usate (110 milioni) e -6,7% per i motoveicoli (7 milioni). In linea con le tendenze nazionali e regionali, i cittadini della provincia di Ferrara hanno destinato le proprie risorse specialmente allo sviluppo tecnologico della casa: l’IT è aumentata del 22,8% (20 milioni), l’elettronica di consumo del 5,7% (13 milioni) e gli elettrodomestici del 6% (37 milioni). Segno ‘meno’ per la le telefonia (-4,5% a quota 39 milioni) e, soprattutto, per i mobili (-14,4% per 90 milioni complessivi).

PIACENZA: In un contesto generale di recessione, la provincia di Piacenza è quella che, nel contesto regionale, ha subito il contraccolpo più negativo con una flessione del reddito pro capite del 2,7%. Lo scorso anno i piacentini hanno speso in beni durevoli 363 milioni, vale a dire il 10,7% in meno rispetto al 2019. Il passivo più ampio, secondo i dati dell’Osservatorio Findomestic, ha riguardato le auto nuove: -20% per una spesa totale di 81 milioni, la più bassa registrata in Emilia Romagna. Superiore è il valore del mercato delle auto usate: 106 milioni con una contrazione del 12,1%. Per i motoveicoli, con un mercato da 10 milioni, la perdita è stata dell’18,2%. L’altra faccia del 2020 è rappresentata dai beni per la casa: gli elettrodomestici hanno raggiunto i 30 milioni (+4%), l’elettronica di consumo 11 milioni (+4,6%) e l’IT 15 milioni (+22%). Male i mobili (-10,9%), che sprofondano a quota 80 milioni, e la telefonia (-3,5%), in arretramento a 31 milioni.

RIMINI: In ambito regionale, Rimini è la provincia con il reddito pro capite minore: 17.277 euro, in flessione del 2,5% nel 2020. Le famiglie del territorio, come emerge dall’Osservatorio Findomestic, hanno concentrato in beni durevoli una spesa di 344 milioni, con un passivo del 13,4% (il più accentuato in Emilia Romagna) rispetto al 2019 e un budget medio familiare di 2.300 euro. La provincia di Rimini è quella dove il mercato delle auto nuove ha patito il crollo più pesante, in calo del 23,2% per una spesa complessiva di 92 milioni. I riminesi hanno speso meno in auto usate: 72 milioni, dato in riduzione del 16,3%. Sul fronte dei motoveicoli il fatturato di 14 milioni è l’esito di una contrazione del -21,4%, la più marcata in ambito regionale. Il segno ‘più’ brilla nel panorama dei beni per la casa, con l’esplosione dell’IT (+23%, 15 milioni) e la crescita di elettrodomestici (+4% per 29 milioni) ed elettronica di consumo (+3,2% per 10 milioni). Sono diminuiti, infine, gli acquisiti di mobili (-11,9%, 80 milioni) e di prodotti di telefonia (-3,5%, 31 milioni).

Lepida e Confesercenti Emilia-Romagna siglano un protocollo per favorire la diffusione della cultura digitale e l’utilizzo dei servizi online.

 

Comunicato stampa Lepida ScpA.

Bologna, 28 maggio 2021 – Aiutare coloro che hanno minore familiarità con l’uso delle tecnologie digitali per favorire la massima diffusione della credenziale digitale unica SPID in particolare tra le micro, piccole e medie imprese, facilitando l’utilizzo dei servizi online della Pubblica Amministrazione. Questo l’obiettivo dell’accordo siglato tra Lepida e Confesercenti.

Nello specifico, l’accordo prevede sessioni di formazione da parte di Lepida rivolte al personale di Confesercenti che potrà così informare, assistere e istruire i propri iscritti sul percorso necessario per ottenere le credenziali SPID LepidaID che dal 1°ottobre, con CIE e CNS, saranno le uniche identità digitali utilizzabili per l’accesso ai servizi online.

Confesercenti Emilia Romagna si impegna inoltre a collaborare con Lepida, per favorire – nel rispetto dell’autonomia delle singole Confesercenti – l’istituzione di sportelli abilitati al rilascio delle credenziali LepidaID SPID all’interno dei propri centri servizi presenti presso le sedi territoriali della Confesercenti sul territorio regionale.

Il protocollo prevede infine la realizzazione, da parte di Lepida, di un opuscolo informativo relativo alle procedure e alle modalità di accreditamento per favorire l’attivazione dell’identità digitale SPID. Confesercenti Emilia Romagna si impegna ad assicurare la massima diffusione di tale materiale tra i propri iscritti e le loro famiglie tramite newsletter, contatti diretti, iniziative etc. e a supportare e assistere – a partire dai propri iscritti – tutti i cittadini che dovessero incontrare difficoltà nel seguire la procedura per il rilascio delle credenziali SPID.

A margine dell’accordo, Marco Pasi, direttore di Confesercenti E.R. ha dichiarato quanto segue: “L’accordo con Lepida si inserisce nelle attività che Confesercenti Emilia Romagna sta realizzando da diversi anni per favorire l’utilizzo delle opportunità offerte dalla tecnologia al sistema delle piccole e medie imprese della regione. Attività che Confesercenti porta avanti in particolare attraverso il proprio Digital Innovation Hub e il Centro di Assistenza Tecnica. Favorire la diffusione dell’identità digitale è un piccolo tassello di un progetto più ampio e la collaborazione con un soggetto pubblico del territorio come Lepida è una scelta strategica che può produrre ulteriori ambiti di reciproco interesse. Le imprese socie di Confesercenti potranno, dunque, rivolgendosi alla propria associazione, dotarsi con facilità di uno strumento ormai indispensabile nella gestione dell’attività d’impresa”.

Gianluca Mazzini, Direttore generale di Lepida ha aggiunto: “Questo accordo consente di mettere in campo ulteriori iniziative e attività di sensibilizzazione, informazione e formazione verso imprese e cittadini. La diffusione dei servizi pubblici online è fondamentale per il processo di trasformazione digitale, Lepida è il quarto gestore nazionale in termini di identità rilasciate, con una rete di sportelli – oggi quasi 2.000 – presenti principalmente sul territorio regionale, ma diffusi anche in ambito nazionale, grazie a una fattiva collaborazione degli Enti locali e delle Aziende sanitarie della regione, di altre Regioni e Province Autonome, a cui si affianca una rete di accordi con soggetti privati. Ad oggi le identità LepidaID SPID rilasciate sono oltre 730mila”.

 

La premiazione del contest SFIDE-ANBI ER con Maria Pia Timo e Francesco Damiano diventa uno show online per gli studenti della nostra regione.

Comunicato stampa ANBI Emilia Romagna.

I ragazzi hanno gareggiato sui social, a colpi di like, presentando le loro proposte culinarie, inserendo nella loro ricetta prodotti locali e materie prime del territorio IGP, DOP, STG generati dalla risorsa idrica proveniente dall’irrigazione.

Note di merito per Cappellaccio Dry e lasagna Tienibotta.

BOLOGNA – Sfide l’acronimo di School – FoodInnovation – DigitalEnvironment ovvero il social contest, ideato e realizzato da Eikon in partnership con ANBI Emilia Romagna e giunto quest’anno alla sua settima edizione.  Beneficiato, anche in epoca emergenziale, da una massiccia partecipazione SFIDE ha contato oltre 1200 studenti coinvolti, suddivisi in 48 classi di licei, istituti tecnici e professionali tutti della regione Emilia Romagna. I ragazzi hanno gareggiato sui social, a colpi di like, presentando le loro proposte culinarie, inserendo nella loro ricetta prodotti locali e materie prime del territorio IGP, DOP, STG generati dalla risorsa idrica proveniente dall’irrigazione, oppure creando contenuti “ad hoc” per i social per narrare il processo che porta l’acqua a trasformarsi in un prodotto agroalimentare e qual è il contributo migliorativo fornito dall’agricoltore a questo tipo di trasformazione essenziale come l’acqua stessa per la vita di ognuno di noi.

La premiazione in diretta social su Facebook e sul canale You Tube, coordinata dal giornalista Andrea Gavazzoli, ha visto le continue e piacevoli intrusioni di due mattatori, attori, cabarettisti d’eccezione come Maria Pia Timo e Francesco Damiano (direttamente da Zelig , Italia’s got Talent e numerose produzioni teatrali e cinematografiche) che hanno animato e rallegrato la mattinata online degli istituti interagendo direttamente con gli studenti-chef e dando vita ad esilaranti siparietti goliardico-culinari sulle piccole-grandi “sfide” che ognuno dei team aveva realizzato per il pubblico del concorso e per tutti coloro che li hanno seguiti quotidianamente sui social. Ogni classe infatti ha avuto a disposizione 3 minuti di tempo per presentare il proprio lavoro (o una significativa  parte di esso) in diretta streaming sulla piattaforma Zoom, con l’ausilio di diversi strumenti di comunicazione: slides, video, musica, immagini o slogan.

Nel corso della premiazione delle sezioni ANBI Emilia Romagna e Food Master Class sono risultate vincitrici le classi: 2 le classi vincitrici del titolo FOOD MASTER CLASS 2021 (le classi che sui social hanno ricevuto più like: 3AB dell’Istituto Remo Brindisi di Lido degli Estensi (FE) per la deliziosa commistione ottenuta tra salato e dolce che ha conquistato 1532 like (tra le scuole alberghiere, dette professional) e la 4U dell’I.T.C.S. Gaetano Salvemini di Casalecchio di Reno (BO) che con la loro “Lasagna Tienibotta” hanno raggiunto 1104 like, ottenendo il 1° posto tra le non professional (cioè tutte le altre scuole). 4 le classi vincitrici per la SEZIONE ANBI 2021 (maggiore attenzione al tema dell’agricoltura sostenibile e delle eccellenze del food del nostro territorio). La 4^BAK dell’IST. ALBERGHIERO SPALLANZANI di Castelfranco Emilia (MO) con i piatti ARMONIA ROSSA e NODINI DORATI (tra i professional). A pari merito (tra i non professional): 3^CD dell’IST. AGRARIO SERPIERI di Bologna con il progetto social ACQUA QUIZ. 4^AM e 4^EM dell’Istituto Agrario NAVARRA di Ferrara con due piani editoriali social. 2 le classi vincitrici per la SEZIONE ANBI 2020, classi degli istituti alberghieri vincitrici dello scorso anno e non premiate al tempo a causa dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia: 4^F Istituto Alberghiero Nelson Mandela di Castelnovo nè Monti (RE), Primi classificati categoria ANBI Emilia Romagna con la Video-ricetta:”Torta di riso”. 2 la CA IAL EMILIA ROMAGNA di Ferrara con il “Cappellaccio DRY”.

Nel corso della diretta sono stati diversi anche gli interventi degli organizzatori : “Il pianeta ha bisogno di cibo – hanno commentato Francesco Vincenzi e Alessandro Ghetti rispettivamente presidente e coordinatore di ANBI Emilia Romagna – La popolazione mondiale aumenta sempre più rapidamente. Occorre dunque ritrovare massima armonia ed equilibrio tra le risorse naturali e l’attività dell’uomo che influisce sull’habitat e sul cambiamento climatico. L’irrigazione è un valore per l’intera comunità, crea sviluppo e occupazione, se ben fatta, incrementa la qualità dei prodotti del territorio. L’impiego razionale dell’acqua è alla base di uno stile di vita sostenibile, la cui promozione passa anche attraverso la pratica irrigua delle produzioni agroalimentari”.

Anche la CEO di Eikon Patrizia Plazzi, ideatrice storica della competizione ludico-formativa-educativa, ha sottolineato “ l’importanza di sensibilizzare le giovani generazioni attraverso format che li coinvolgano direttamente e in grado di valorizzare anche le loro abilità pratiche oltre che conoscitive.

In rappresentanza dei Consorzi di Bonifica partner delle classi vincitrici di SFIDE sono intervenuti anche Domenico Turazza, direttore generale del Consorzio Emilia Centrale, Nicola Dalmontee Paolo Mannini presidente e direttore generale del Canale Emiliano Romagnolo e Luca Natali vicepresidente del Consorzio Pianura di Ferrara.

De Palma: «Impieghiamo gli infermieri che decidono di non vaccinarsi in attività di educazione».

 

Comunicato stampa Nursing Up.

Sanità, Nursing Up, la proposta di De Palma: «Invece di sospendere dallo stipendio gli infermieri che decidono di non vaccinarsi, impieghiamoli in attività di educazione sanitaria, nell’ambito di progetti di prevenzione organizzati finalmente dalle ASL, da erogare per via telematica ai giovani ed alla cittadinanza. Siamo pronti a discuterne in un tavolo di confronto con il Presidente delle Regioni, Fedriga».

IL FATTO: «L’Asl di Brindisi sospende con effetto immediato cinque infermieri che decidono di non vaccinarsi. Invochiamo da tempo la strada dell’equilibrio e del raziocinio. E non quella delle punizioni. Ma sia chiaro, legge prevede anche ipotesi di funzioni alternative per chi sceglie di non vaccinarsi».

28 MAG 2021 – «Attraverso i nostri referenti locali, ci giunge in queste ore comunicazione ufficiale che la ASL di Brindisi, con disposizione ad effetto immediato, messa in atto dal Direttore Generale, ha sospeso fino a fine 2021 altri quattro infermieri (uno era già stato sospeso alcuni giorni prima), che rimaranno, di conseguenza, si legge nelle disposizioni dell’azienda, anche senza stipendio per molti mesi. Un provvedimento durissimo, che rientra certo nelle ipotesi previste dalla recente normativa sull’obbligatorietà della vaccinazione, ma che rappresenta a nostro modo di vedere una forma di estremizzazione che, in un momento così delicato per la sanità italiana, alla luce di una emergenza che finalmente ci sta lasciando respirare, ma che ci ha attanagliato per oltre un anno, e delle carenze che ci pendono sulla testa come una spada di Damocle, potrebbe essere evitata con piani strategici adeguati che da troppo tempo nessuno attua».

Così Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up.

«La sanità italiana annaspa ogni giorno nel “mare magnum” di lacune strutturali a cui nessuno sembra far caso da troppo tempo.

Mancano all’appello strategie concrete in settori chiave come la formazione, la prevenzione attraverso l’educazione sanitaria, anche e soprattutto in favore dei cittadini.

Gli infermieri che decidono di non vaccinarsi certamente si assumono le loro responsabilità e sanno che, per il periodo previsto dall norme, non potranno esercitare a contatto con i pazienti e con soggetti a rischio. Ma sono professionisti con tanto di laurea! Possono e devono essere reinseriti: si deve fare il possibile per arrivare a questo, usando la logica della “pars costruens” e non la mannaia delle punizioni.

Perché nessuno ha pensato alla possibilità di impiegare in modo alternativo questi infermieri, che decidono di non vaccinarsi, con funzioni utili alla comunità? Anche questo la medesima norma lo prevede, non è forse vero?

Possibile che non si possa pensare a progetti, nell’ambito sanitario, dove gli infermieri dipendenti che non si vaccinano, quelli comunque regolarmente assunti a tempo indeterminato, rimanendo nella medesima Asl, non possano occupare funzioni di educazione sanitaria nell’ambito di programmi di prevenzione in favore dei cittadini?

Ecco la parola chiave, la prevenzione! Quella che oggi manca come il pane!

I sindacati come il nostro, mai come in questo caso, andrebbero ascoltati. E per l’ennesima volta cerchiamo, oggi più che mai, con le Regioni, un solido dialogo.

Mai come in questo momento, con la dura esperienza del Covid alle spalle, che dovrebbe averci insegnato molto, la prevenzione, agita attraverso l’educazione sanitaria per la comunità, erogata con strumenti telematici adeguati, può essere una chiave di volta per il futuro. I professionisti infermieri possiedono tutti i requisiti per essere l’elemento cardine per questi progetti ambiziosi. Qualcuno ancora ahimè non lo ha compreso.

Di fronte a questa condizione oggettiva, chiedono chiarimenti le sospensioni degli infermieri, ai quali oltre tutto viene anche sospeso lo stipendio, quando di fatto si possono creare progetti di impiego temporaneo.

Non si tratta, in un frangente del genere, con il piano vaccinazioni entrato nella fase decisiva, di prendere le parti dell’una o dell’altra. Il nostro sindacato, con coraggio, rispetto ad altri che hanno preferito tacere, ha messo subito in chiaro la sua posizione.

La legge non l’abbiamo chiesta, ma c’è e ne dobbiamo tenere conto.

Il nostro sindacato del resto ha sempre difeso la posizione dei malati e dei soggetti fragili, invocando l’importanza della vaccinazione, ma dall’altra continua a chiedere di non discriminare, e lo dice anche la legge, coloro che non si vaccinano.

Non dimentichiamo quanti si sono ammalati sul campo, cercando di combattere con armi di cartone un virus mortale, in un momento in cui le istituzioni non hanno saputo e potuto garantire la loro incolumità fornendogli i dispositivi di protezione necessari. Mai si sono tirati indietro, eppure nessuna norma è stata adottata d’urgenza per vietare ad ospedali ed aziende sanitarie di impiegare gli infermieri sul campo “senza dotarli prima” dei dispositivi di protezione indispensabili, cosa che avrebbero dovuto fare senza dubbio.

Insomma, solo l’anno scorso questi operatori erano stranamente tutti abili ed idonei a combattere, ad infettarsi e talvolta a morire al servizio di Ospedali e/o ASL che nemmeno erano in grado di garantirgli i dispositivi indispensabili per la loro incolumità. Oggi, invece, quegli stessi ospedali sono pronti a mandare sul lastrico chi tra loro sceglie di non vaccinarsi visto che nemmeno gli pagano lo stipendio. E’ proprio così che lo Stato ha deciso di trattarli, e per poterlo fare in tranquillità, ha prodotto una norma che gli consente di fare ciò.
Si sappia che gli infermieri italiani non hanno mai avuto bisogno di questa legge, agiscono da sempre con coscienza e consapevolezza, e mettono la loro esperienza, la loro abnegazione, al servizio dei cittadini. 

Dove stiamo andando? Le Asl possono oggi arrivare al punto di sospendere per mesi infermieri dipendenti e regolarmente assunti, privandoli anche dello stipendio? Siamo sicuri che lo fanno dopo avere opportunamente verificato che non c’erano soluzioni alternative e di certo più equilibrate?

Siamo altrettanto certi che in una Regione Puglia con carenze di personale pari a 15mila unità già prima del Covid, non si potessero trovare alternative occupazionali degne di tal nome, per cinque infermieri, dico cinque, sempre nell’ambito della medesima Asl, consentendo loro di mantenere un dignitoso stipendio?

Da tempo abbiamo cercato di aprire con le Regioni una costruttiva forma di dialogo, e vogliamo continuare a farlo. Al Presidente Fedriga ci rivolgiamo pubblicamente, per sottoporre questa nostra proposta, che rappresenta un progetto solido, dalla parte della sanità italiana: progetti di educazione sanitaria, nell’ambito di macro programmi di prevenzione organizzati finalmente dalle ASL, da erogare per via telematica sia ai giovani che al resto della cittadinanza. Ecco come si potrebbero impegnare medici, infermieri e/o altri professionisti sanitari che decidono di non vaccinarsi, senza arrivare a sospendergli lo stipendio.

Insomma, se le Regioni non sanno davvero come impiegare gli infermieri che non si vaccinano, allora si rivolgano a noi.  Costruiamo un dialogo proficuo tra Conferenza delle Regioni e sindacati dei professionisti interessati, che hanno a cuore il loro futuro, ma anche quello dei cittadini e dei malati, il futuro della sanità italiana.

Senso di colpa vs. assenza di senso

In questi giorni di terribili sciagure, causate da persone che hanno smarrito ogni senso di responsabilità verso i propri simili (e quindi di senso della loro vita), con uno sprezzo del pericolo di disastro che fa rabbrividire per la sua ordinarietà, ci sono anche persone che fanno i conti con l’espiazione di colpe non commesse, che causano le condanne più durature. Singolare è la divaricazione, negli umani, tra l’ assenza di scrupolo nel commettere il male e il senso di colpa in assenza di delitto.

“Quando si è proni ai sensi di colpa, gli altri sono dispensati dall’esame di coscienza”.

Helena Anhava

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