Giorno: 14 Giugno 2021

Vaccinazioni: al via con lo sprint in Emilia-Romagna anche le prenotazioni per la fascia d’età 25-29

 

Vaccinazioni anti-Covid. Al via con lo sprint, in Emilia-Romagna, anche le prenotazioni per la fascia d’età 25-29: alle 13 sono oltre 28mila in tutta la regione.

L’assessore Donini: “Confermata la voglia di farsi vaccinare anche dei più giovani, guardiamo con fiducia all’estate che entra nel vivo continuando ad avere atteggiamenti responsabili”

Mercoledì 16 apertura delle agende per i 20/24enni, con la possibilità di prenotarsi che rimane aperta per tutte le classi d’età. Procedono anche le vaccinazioni per i giovanissimi: sempre alle 13 di oggi oltre 23mila somministrazioni effettuate nella fascia 12/19 anni

Bologna – Al via con lo sprint, in Emilia-Romagna, anche le prenotazioni per la fascia d’età 25-29 anni, quindi i nati dal 1992 al 1996 compresi: oggi l’apertura delle agende, con oltre 28mila (esattamente 28.204) cittadini che in poche ore, alle 13, avevano già ricevuto data, ora e luogo della somministrazione del vaccino anti Covid. Moderna o Pfizer, naturalmente, il tipo di dosi che verranno somministrate, dopo le nuove indicazioni nazionali che stabiliscono l’utilizzo di AstraZeneca e Johnson & Johnson solo per chi ha 60 anni e oltre.

Si tratta del penultimo scaglione anagrafico fissato dai 40 anni in giù: mercoledì 16, infatti, partiranno le prenotazioni per i 20/24enni, con la possibilità di fissare l’appuntamento che resta sempre aperta, per consentire a tutti coloro che lo vorranno di ricevere il vaccino.

E stanno procedendo, tra le altre, le vaccinazioni per i giovanissimi dai 12 ai 19 anni (quindi i nati dal 2002 al 2009), aperte il 7 giugno per garantire con ampio margine temporale l’immunizzazione di chi a settembre dovrà tornare sui banchi di scuola: ad oggi, sempre alle 13, sono più di 23mila (23.166) le somministrazioni effettuate per questa fascia d’età.

“Confermata la voglia di farsi vaccinare anche dei più giovani- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini-. La risposta è stata pronta, come è avvenuto per tutte le fasce d’età, segno che non appena è possibile la stragrande maggioranza degli emiliano-romagnoli vuole prenotarsi e farsi vaccinare. Grazie a una campagna che procede a pieno ritmo nonostante i necessari adeguamenti organizzativi dopo le ultime novità introdotte sull’utilizzo dei vaccini a vettore virale, ci stiamo avvicinando ai 3,2 milioni di somministrazioni totali e sono già oltre 1 milione e 100mila i cittadini completamente immunizzati. Numeri che ci permettono- chiude Donini- di guardare con fiducia all’estate che sta entrando nel vivo, senza abbassare la guardia sul fronte della prevenzione e delle misure di contenimento del rischio che ognuno di noi deve responsabilmente continuare a rispettare”.

Le prenotazioni dei 25-29enni da Piacenza a Rimini alle ore 13

Alle ore 13, le 28.204 prenotazioni complessivamente effettuate da Piacenza a Rimini sono così ripartite sui territori: Piacenza 1.550, Parma 2.945, Reggio Emilia 2.483, Modena 4.826, Bologna 8.951, Imola 1.289, Ferrara 1.678 e 4.482 nei territori di competenza dell’Azienda sanitaria della Romagna, quindi Ravenna (1.409 prenotazioni), Forlì (947), Cesena (852) e Rimini (1.274).

Una fascia d’età, quella dei 25/29enni per cui oggi si sono aperte le agende, che peraltro in parte è già stata vaccinata perché rientrante in categorie, professionali o di rischio, con prenotazioni aperte da mesi: dal personale scolastico e sanitario alle forze dell’ordine, dai cittadini con gravi patologie o con fragilità, a quelli in forte sovrappeso. Ad oggi alle 13 infatti, sono oltre 137mila (137.270) le somministrazioni di vaccino nella fascia 20-29 anni.

Le modalità di prenotazione per gli under 40

Per tutti gli under 40 sono a disposizione i consueti canali di prenotazione: di persona nei Cup o nelle farmacie con prenotazioni Cup, via web attraverso Fascicolo sanitario elettronico, AppER Salute e Cupweb, telefonicamente ai numeri predisposti dalle singole Aziende sanitarie. Per prenotarsi non serve la prescrizione medica: bastano i dati anagrafici – nome, cognome, data e comune di nascita – o, in alternativa, il codice fiscale. Per i minorenni (per i quali sono i genitori, o chi ne fa le veci, a dover effettuare la prenotazione): sarà sufficiente comunicare i dati o il codice fiscale sia dell’adulto richiedente che del minore vaccinando.

Tutte le informazioni aggiornate sono a disposizione sul sito regionale https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it

Credito fotografico: Archivio Teatro Comunale di Ferrara/Marco Caselli Nirmal

FERRARA ZONA BIANCA: LA BIGLIETTERIA DEL TEATRO COMUNALE RIAPRE 5 GIORNI ALLA SETTIMANA

da: Ufficio Stampa Teatro Comunale di Ferrara

FERRARA ZONA BIANCA
LA BIGLIETTERIA DEL TEATRO COMUNALE DI FERRARA DA MERCOLEDI’ 16 GIUGNO RIAPRE CINQUE GIORNI ALLA SETTIMANA.

Ecco i nuovi orari:

Dopo sette mesi Ferrara torna zona bianca e il Teatro Comunale di Ferrara riapre la biglietteria per cinque giorni alla settimana. Data la maggiore libertà negli spostamenti e la fine del coprifuoco, da mercoledì 16 giugno fino a giovedì’ 29 luglio 2021, la biglietteria del Teatro Comunale di Ferrara sarà aperta nei seguenti giorni e orari: dal martedì al venerdì il mattino dalle ore 10 alle 12.30 e il pomeriggio dalle ore 16 alle 19. Il sabato solo la mattina dalle ore 10 alle 12.30.
La biglietteria (situata nella galleria unisce corso Martiri della Libertà 5 e la rotonda Foschini) rispetterà i seguenti giorni di chiusura: lunedì, domenica e nei giorni festivi. Qualora ci fossero rappresentazioni in cartellone nei giorni di chiusura, la biglietteria sarà aperta anche in tale data, da un’ora prima dell’inizio dell’evento fino a prima dell’inizio dello spettacolo.

Per informazioni: biglietteria@teatrocomunaleferrara.it, 0532 202675.

Cover: Credito fotografico: Archivio Teatro Comunale di Ferrara/Marco Caselli Nirmal

pannelli solari

la classifica delle Regioni Italiane in cui si produce più energia solare

da: Ufficio Stampa Paternest

Il fotovoltaico è entrato da diversi anni a far parte della produzione nazionale di energia nel nostro paese e stiamo diventando giorno dopo giorno un paese sempre più “Green”. Ma è davvero così?
L’obiettivo del Governo Italiano è di portare la produzione solare nazionale dagli attuali 200 MW/anno ai 2 GW/anno nel 2025 e ai 3 GW/anno negli anni a venire, grazie anche alle risorse del Recovery Plan.

Nel 2019 erano attivi sul territorio 860 mila impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 20,4 GW (fonte dati: Terna) e il numero delle aziende e dei privati che decidono di passare alla produzione di energia tramite pannelli solari continua ad aumentare.
In Europa siamo i terzi per produzione di energia pro-capite e, nel 2019, l’intera area Euro ha fatto registrare un incremento del 2,5% della capacità installata e del 3,5% delle vendite di impianti fotovoltaici.

Gli sforzi e le energie messe in campo sono notevoli, vedremo nei prossimi anni se i risultati saranno all’altezza delle aspettative.

A cosa è dovuto l’incremento degli impianti?

In Italia, secondo lo studio del GSE, tutte le province hanno già installato pannelli solari e si adoperano per la produzione di energia elettrica sostenibile, affiancando le tradizionali fonti di produzione.

Secondo i dati ARERA il costo per kilowattora è aumentato nell’ultimo anno passando dai 16,08  del secondo trimestre del 2020 ai 20,83 € dello stesso trimestre del 2021 e questo spinge ancora di più pubblico e privati verso l’autoproduzione con un risparmio sull’energia.

L’incremento in Europa nella produzione di energia solare è dovuta, da un lato alla diminuzione del prezzo degli impianti, causa dello sviluppo tecnologico e, dall’altro, nell’aumento dell’efficienza che permette al cliente di rientrare dell’investimento in un minor lasso di tempo.

Molti stati europei, compreso il nostro, danno la possibilità di fruire di bonus e incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici, incrementando l’ammontare della popolazione interessata al questa modalità di produzione energetica.

Questo è ben visibile nella distribuzione degli impianti fotovoltaici, con quelli inferiori ai 12 kWp, ovvero di piccola taglia, che hanno superato le 800 mila unità attive contro le quasi 14 mila degli impianti oltre i 12 kWp, indicando la sempre più vasta diffusione dell’energia solare in realtà medie e piccole.

La classifica delle province italiane

La Lombardia si distingue per il maggior numero di impianti installati con più di 130mila allestimenti nel suo territorio. Per quanto riguarda invece la potenza installata e la produzione, calcolata in gigawattora, al primo posto c’è la Puglia, grazie anche al clima favorevole della regione, che vede un’elevata radiazione solare.

In seconda e terza posizione invece troviamo la Lombardia e L’Emilia-Romagna con rispettivamente 2358,7 e 2311,9 GWh.

Nelle ultime posizioni, per energia solare prodotta, troviamo Liguria Valle d’Aosta che contribuiscono alla produzione nazionale solo per lo 0,5% e lo 0,2%.

Ecco come si è posizionata la regione Emilia Romagna  

La regione Emilia-Romagna si classifica Terza per quanto riguarda la produzione di energia tramite pannelli solari. Infatti, il valore di produzione in gigawattora è di 2311,902 rispetto al valore naizonale di 23688,9. Questo significa che la regione Emilia-Romagna riesce a produrre un ammontare di energia, da pannelli solari, pari al 9,8% dell’intera produzione nazionale. Andando a considerare la Potenza registrata nella regione Emilia-Romagna vediamo come questa si classifichi in Terza posizione con una produzione, sul totale nazionale, del 10,1%. Il valore registrato in Emilia-Romagna è di 2030,537 MegaWatt contro un valore medio nazionale di 1005,4MW.

Ecco come si è classificata la provincia di Ferrara   

La Provincia di Ferrara si posiziona al 43° posto nella classifica della potenza in MegaWatt tra le province italiane. Sul totale della potenza prodotta nella regione Emilia-Romagna, Ferrara ha una percentuale pari al 9,9% del totale. In termini numerici Ferrara ha raggiunto una potenza di 200,238MW. Considerando invece la produzione di energia solare Ferrara è al posto 46° con una percentuale sull’intera produzione della regione Emilia-Romagna pari al 9,5%. Il valore numerico per la produzione della provincia di Ferrara è di 220,722 Gigawattora.

La Distribuzione Pro-capite della produzione

Andando a vedere la Distribuzione Pro-capite della produzione il nostro paese registra un valore di 339 watt, classificandosi terza in Europa subito dopo Liechtenstein (530 watt pro capite) e Germania (486 W/ab.).

In questa particolare classifica si posiziona al primo posto in Italia la regione  Marche con un valore che supera i 700 W/ab.

L’incremento della produzione di energia attraverso le  fonti rinnovabili sta aumentando notevolmente negli ultimi anni. Secondo i dati 2019 del GSE, queste hanno prodotto il 39,4% del totale dell’energia generato in Italia. L’incremento è stato pari all’1,3% rispetto al 2018 e si prospetta un incremento molto simile anche per 2020 e 2021.

Questi dati prospettano un futuro sempre più verde, come anche il rapporto realizzato da Ember e Agora Energiewende che hanno stimato, nel 2020, il sorpasso della produzione rinnovabile nei confronti del carbon fossile con le prime che hanno toccato il 38% della produzione superando il 37% delle carbon fossili.

Qui sotto è riportata una tabella con la classifica completa per la Produzione di Energia nelle diverse regioni italiane:

Posizione Regione Produzione (GWh)      % su Produzione nazionale
1 Puglia 3.621,5 15,3%
2 Lombardia 2.358,7 10,0%
3 Emilia-Romagna 2.311,9 9,8%
4 Veneto 1.999,4 8,4%
5 Sicilia 1.826,9 7,7%
6 Piemonte 1.808,2 7,6%
7 Lazio 1.692,3 7,1%
8 Marche 1.310,9 5,5%
9 Sardegna 993,0 4,2%
10 Toscana 919,6 3,9%
11 Abruzzo 911,5 3,8%
12 Campania 907,0 3,8%
13 Calabria 649,5 2,7%
14 Friuli Venezia Giulia 557,4 2,4%
15 Umbria 553,4 2,3%
16 Basilicata 466,6 2,0%
17 Trentino-Alto Adige 437,6 1,8%
18 Molise 223,8 0,8%
19 Liguria 112,7 0,5%
20 Valle d’Aosta 27,1 0,2%

ITALIA, ECONOMIA CIRCOLARE: 8 BOTTIGLIE SU 10 SONO TORNATE A NUOVA VITA

DA: Uffico Stampa CoReVe

Rapporto 2021 su raccolta e riciclo del vetro

ECONOMIA CIRCOLARE, 8 BOTTIGLIE SU 10 TORNANO A NUOVA VITA. IN 5 ANNI BENEFICI EXTRA PER 160 MILIONI DI EURO

Rispetto al 2016 gli italiani hanno avviato a riciclo 570mila tonnellate di vetro in più: un risparmio di 127 milioni di euro e un ulteriore contributo di 33 milioni per i Comuni. Una performance migliore rispetto a quanto fatto nei 12 anni precedenti.
Il presidente di CoReVe, Scotti: “Bisogna accelerare sulla qualità”

Nel 2020 gli italiani hanno differenziato 2.396.000 tonnellate di rifiuti d’imballaggio in vetro, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente.

• La resa pro capite aumenta ancora: nel 2019 si raccoglievano in media 38,7 kg per abitante, un anno più tardi siamo arrivati a 40,4 kg.

• L’Italia supera la soglia di 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti d’imballaggio in vetro raccolti, recuperati e avviati a riciclo in un anno: +3,6% rispetto al 2019.

• In pandemia, le famiglie acquistano più vetro. Cresce l’immesso al consumo di bottiglie e vasetti, nonostante lo stop imposto a bar, ristoranti e hotel: +1,8%, per un totale di 2.725.268 tonnellate.

• Migliorano le performance degli impianti: gli scarti passano dall’11,4% al 10,6%. Ma l’alta percentuale di impurità pesa come se 7 regioni smettessero di differenziare. E costa ai cittadini 48 milioni di euro.

• Crescono i benefici per i Comuni: nel 2020 CoReVe ha versato alle amministrazioni 3 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno, per un totale di 86 milioni di euro.

Milano, 11 giugno 2021 – Negli ultimi 5 anni la sensibilità degli italiani per l’ambiente si è tradotta in un balzo in avanti nella raccolta differenziata del vetro, superiore a quello che si era registrato nei 12 anni precedenti. E i benefici di questo cambio di passo sono trasversali e innegabili.
Le oltre 570mila tonnellate di rifiuti di imballaggi in vetro in più sottratte alle discariche e riciclate in nuove bottiglie e vasetti dal 2016 ad oggi, grazie alla raccolta differenziata e all’impegno dei cittadini, hanno determinato un incremento dei benefici economici per i Comuni italiani che, solo negli ultimi cinque anni, è pari a circa 160 milioni di euro. Una cifra che tiene conto dei maggiori corrispettivi riconosciuti da CoReVe (+33 mln €) per la raccolta differenziata del vetro alle amministrazioni locali e ai gestori del servizio, cui si aggiungono i risparmi per i mancati oneri di smaltimento in discarica (127 mln €), legati alla crescita dei volumi. Non solo.

L’anno della pandemia

Il risultato sul medio periodo non sarebbe stato possibile se il sistema non avesse retto nell’anno della pandemia, come conferma ufficialmente il rapporto annuale sulla raccolta e il riciclo del vetro in Italia, Il Piano Specifico di Prevenzione, curato dal consorzio CoReVe, che testimonia l’impegno garantito dalle famiglie italiane anche in tema di circolarità e sostenibilità.

Il primo dato significativo è quello sui consumi. In piena pandemia, gli italiani hanno incrementato l’utilizzo di vasetti e bottiglie di vetro, compensando in ambito domestico il calo registrato (stimato oltre il 30%) in hotel, bar e ristoranti, la cui attività è stata sospesa per una buona parte del 2020 per le misure di contrasto alla diffusione del Covid19.

Il saldo, infatti, è positivo: lo scorso anno si sono registrate 2.725.268 di tonnellate di imballaggi di vetro immessi al consumo, +1,8% rispetto al 2019.

Ciò che più conta, però, sono i risultati della raccolta differenziata e del riciclo, ed è qui che si registrano gli incrementi più significativi, legati soprattutto all’incremento complessivo dei consumi, più che alla rincorsa delle aree più in ritardo nella raccolta.
Nel 2020 gli italiani hanno separato 2.396.000 tonnellate di rifiuti d’imballaggio in vetro, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente. Complessivamente, la raccolta pro capite è passata dai 38,7 kg del 2019 ai 40,4 kg del 2020.

Va ancora meglio per quanto riguarda l’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio.
Nel 2020 il tasso di riciclo degli imballaggi di vetro ha raggiunto il 78,6%, con un ulteriore balzo in avanti rispetto al già lusinghiero 77,3% dell’anno precedente. Le quantità riciclate, 2.143.221 tonnellate, registrano infatti un 3,6% in più rispetto al 2019, un tasso di crescita più alto sia delle quantità raccolte che degli imballaggi in vetro immessi al consumo.

“Gli italiani sono tra i cittadini più virtuosi d’Europa per quanto riguarda la raccolta differenziata del vetro e i dati contenuti nel nostro rapporto annuale lo confermano – afferma Gianni Scotti, presidente di CoReVe -. Basti pensare l’unione europea ha fissato come obiettivo di riciclo per il 2030 il 75%. Noi abbiamo superato quel traguardo già due anni fa, grazie all’attenzione crescente degli italiani nei confronti dell’ambiente, ma anche per merito degli sforzi compiuti da una filiera industriale che ha puntato con decisione sull’innovazione e la modernizzazione degli impianti di trattamento. In Italia siamo in grado di produrre e utilizzare persino la “sabbia di vetro” derivante dal recupero secondario degli scarti di processo degli impianti di trattamenti (“frazione fine” e scarti della selezione ottica degli inquinanti presenti nella raccolta, come la ceramica). Nel 2020 abbiamo recuperato 389 mila tonnellate di questo materiale che, negli altri Paesi, sebbene grazie ad una qualità della raccolta molto più alta sia molto inferiore ai ns. volumi, è normalmente smaltito in discarica con costi enormi”.

Principali benefici ambientali ed economici nel 2020

Ricavi per Comuni: CoReVe nel 2020 ha versato ai 7.414 Comuni convenzionati, direttamente o tramite i gestori delegati del servizio, oltre 86 milioni di euro di corrispettivi economici per la raccolta differenziata del vetro.

Minori oneri di smaltimento: la raccolta differenziata del vetro ha evitato agli italiani costi per lo smaltimento in discarica per circa 320 milioni di euro;

Minor consumo di materie prime: grazie all’incremento delle quantità totali riciclate in vetreria, è stato possibile risparmiare 3,7 milioni di tonnellate di materie prime vergini per la produzione di nuovi imballaggi di vetro (pari a circa 2,2 milioni di m3: più del volume della piramide di Cheope, o circa 2 volte quello del Colosseo).

Riduzione emissioni: attraverso il riciclo totale del vetro nella produzione di nuovi imballaggi è stato possibile ridurre le emissioni di co2 in atmosfera di 2,2 milioni di tonnellate (equivalenti alle emissioni di circa 1,5 milioni di utilitarie Euro 6 circolanti per un anno, con percorrenza media di 15.000 km).

Risparmi di energia: l’impiego di materiale riciclato al posto delle materie prime all’interno dell’industria vetraria ha consentito di risparmiare energia equivalente a 2,5 milioni di barili di petrolio (pari a circa 385 milioni di m3 di gas metano, quanto consumano le famiglie di una città da 1,5 milioni di abitanti).

Troppi sacchetti e impurità nella raccolta

Grazie agli investimenti in innovazione tecnologica e al conseguente miglioramento dell’efficienza degli impianti di trattamento il sistema è riuscito a ridurre lo scarto finale, tra il vetro raccolto e quello effettivamente riciclato, ovvero trasformato in nuovi imballaggi, dal 11,4% del 2019 siamo passati al 10,6%. Purtroppo però la qualità media della raccolta è ancora in calo: troppi gli oggetti di ceramica, pyrex e cristallo, ma soprattutto sacchetti, finiscono nella campana del vetro.

“La qualità della raccolta può e deve migliorare – aggiunge Scotti -. Di fatto, con il livello attuale di scarti, dovuti alla alta presenza di inquinanti nel vetro raccolto, è come se Valle d’Aosta, Trentino (o Friuli), Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria, rinunciassero tutte insieme ad effettuare la raccolta differenziata. Questo si traduce in un costo per la collettività, non solo ambientale, che si stima per difetto pari ad almeno a 48 milioni di euro. Noi proseguiremo con la sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza di non commettere errori nel conferimento, separando correttamente il vetro da imballaggio da altri materiali, ma anche le Amministrazioni locali e i Gestori delle raccolte devono aiutarci facendo la loro parte, cioè scegliendo sistemi di raccolta efficienti, efficaci ed economici, che massimizzino il riciclo”.

 

spaghetti pasta

PASTA e PANDEMIA

da: Ufficio stampa UNIONE ITALIA FOOD

IL COVID CAMBIA LE ABITUDINI ALIMENTARI:
LA PASTA DIVENTA IL PIATTO PIÙ CUCINATO A CENA CHE SI CONFERMA IL VERO MOMENT O DELLA CONVIVIALITÀ IN FAMIGLIA

La pandemia spinge gli italiani a ripensare al proprio modo di pranzare (38% della popolazione), ma la pasta si conferma protagonista indiscussa della tavola: per 4 italiani su 10 è l’alimento più cucinato nell’ultimo anno ed è anche regina del pasto serale in compagnia. Per 8 italiani su 10 la pasta si mangia sempre insieme a qualcuno ed è in grado di suscitare relax e appagamento (44%). È quanto emerge dall’ultima ricerca Doxa/Unione Italiana Food che ha indagato come sono cambiate le abitudini alimentari dopo il lockdown e qual è il rapporto degli italiani con spaghetti&co. La cena rimane un caposaldo intoccabile della giornata che ha guadagnato tempo e valore: per 6 italiani su 10 è il pasto più condiviso della giornata (con famiglia, partner, coinquilini, amici). I 3 influencer Flora Canto, Amaurys Perez e Papà per Scelta raccontano qual è la loro pasta preferita a cena. Il nutrizionista Michelangelo Giampietro: “Mangiare la pasta a cena è una scelta giusta e promossa dalla scienza. la presenza di triptofano nei carboidrati, combinata agli aminoacidi, aumenta la produzione di serotonina a livello cerebrale e il conseguente stato di benessere psicologico, facilitando l’addormentamento e la qualità del sonno”.

La pandemia ha cambiato le nostre vite: è il leitmotiv dall’inizio dell’emergenza. Il lockdown ha stravolto tanti aspetti della nostra routine, a volte in maniera irreversibile, non ultima quella alimentare. Tra smartworking e DAD a singhiozzo, oltre al carrello della spesa, per 8 italiani su 10 è cambiata infatti anche l’organizzazione dei pasti. E se per 4 italiani su 10 il livello di cambiamento è lieve, a registrare una routine “abbastanza” diversa è il 34% della popolazione, con un impatto più importante soprattutto sul pranzo, forse perché a differenza dell’era pre-pandemia, oggi il pasto di metà giornata si consuma principalmente a casa. Ma ci sono certezze che non cambiano, come l’amore per la pasta. Per 4 italiani su 10 è l’alimento più cucinato nell’ultimo anno, confermando il suo ruolo di protagonista della tavola, seguita con un netto distacco da pizza e focacce (19%) e secondi piatti di carne (15%).
È quanto emerge dalla ricerca Doxa/Unione Italiana Food “Gli italiani e il consumo di pasta” che ha indagato la nuova normalità degli italiani alle prese con una gestione dei pasti diversa, introducendo nuovi modi di socializzare in famiglia e quale è il rapporto degli italiani con spaghetti&co. La ricerca è stata realizzata a maggio 2021 mediante interviste online (CAWI) su un campione nazionale di 1.000 individui (500 uomini e 500 donne) rappresentativo della popolazione di 18-74 anni.

LA CENA GUADAGNA PIÙ VALORE E TEMPO E PER 1 ITALIANO SU 2 È SINONIMO DI FAMIGLIA
Nonostante molte più persone pranzino a casa, la cena rimane un caposaldo intoccabile della giornata alimentare degli italiani, come momento conviviale per eccellenza. Per 6 italiani su 10 è il pasto più condiviso della giornata, seguito dal pranzo (31%). Per il 14% è sinonimo di “tutti insieme” (in famiglia, conviventi, coinquilini), al contrario di quanto accadeva prima della pandemia. E per l’11% è proprio il momento per parlare, tenendo volutamente la televisione spenta. Per noi italiani la condivisione del pasto ha un ruolo chiave nella costruzione del tessuto sociale. Senza la convivialità siamo italiani a metà. Per 1 italiano su 2 (48%), la cena resta sinonimo di famiglia, il pasto di condivisione con figli e partner. Interrogati sul pasto della sera e su come sia cambiato in quest’ultimo anno, il 20% dichiara di aver anticipato l’ora in cui ci si siede a tavola. Di conseguenza, per il 17% l’ultimo pasto della giornata dura di più, perché si ha meno fretta di fare altro.

PASTA PROTAGONISTA INDISCUSSA DELLA CENA, IN GRADO DI SUSCITARE RELAX E APPAGAMENTO
Anche se la pasta per il 63% degli italiani continua a essere mangiata di più a pranzo, è comunque la regina del pasto serale in compagnia. Per 8 italiani su 10 si mangia sempre insieme a qualcuno, con la famiglia, con il partner, con il collega, con il coinquilino e con gli amici. Indagando il legame tra la pasta e la cena, viene fuori il lato più emozionale dei pasta lover. Alla domanda “quale emozione ti suscita un buon piatto di pasta portato in tavola la sera con la tua famiglia”, per il 44% la risposta è “relax e appagamento”. Se per il 27% la pasta a cena è sinonimo di serenità, per il 21% spaghetti&co sono veicolo di gioia e felicità. Ma c’è un timido 8% di romantici per cui quella con la pasta è una liaison d’amour.

GLI SPAGHETTI AL POMODORO SONO IL PIATTO PREFERITO A CENA DA OLTRE 1 ITALIANO SU 3
Tra chi consuma la pasta a cena, per 1 italiano su 2 non c’è una vera e propria preferenza per un determinato formato, anche se il 36% propende per la pasta corta. E parlando di ricette di pasta, in cui gli italiani sono maestri, anche se abbiamo avuto più tempo da dedicare alla preparazione dei cibi o alla ricerca di nuovi piatti, il trend dei consumi dimostra che a vincere è sempre la classica tradizione. La ricetta a base di pasta più amata a cena è lo spaghetto al pomodoro per il 33% del campione, seguita dalla Carbonara (26%), dai rigatoni al ragù (22%) e dalla pasta al tonno con le olive (16%).

MA PERMANGONO ANCORA I LUOGHI COMUNI E I PREGIUDIZI LEGATI AL CONSUMO DI PASTA A CENA
Se il 20% degli intervistati sceglie la pasta come protagonista della cena, per gli italiani il consumo di pasta si concentra principalmente a pranzo. Con una curiosità: la pasta domina il pranzo nel Centro (79%) e nel Sud/Isole (69%), mentre a cena ha numeri più alti al Nord Ovest (29%). Chi non mangia pasta a cena, lo fa per queste ragioni: il 44% preferisce consumare proteine, il 29% preferisce le verdure, il 28% pensa che la pasta a cena sia pesante e non favorisca il buon sonno, mentre per il 23% la pasta a cena fa ingrassare. Eppure, dagli anni Sessanta ad oggi, una vasta letteratura scientifica[i], tra cui tre studi pubblicati sulla rivista The Lancet Public Health, aiuta a sfatare falsi miti e luoghi comuni sulla pasta, confermando che mangiare carboidrati a cena, e in particolare la pasta, ricca di triptofano e vitamine del gruppo B, potrebbe rivelarsi una scelta oculata, non solo perché se assunta con moderazione “allunga la vita”, ma soprattutto se siamo stressati e soffriamo d’insonnia. E un sonno lungo e ristoratore è inversamente proporzionale all’aumento di peso.

MICHELANGELO GIAMPIETRO: “NELLA PASTA TRIPTOFANO E VITAMINA B FAVORISCONO IL RELAX”
Una premessa è necessaria: i carboidrati hanno un ruolo importante nella dieta, sono la principale fonte di energia per il cervello e per il corpo, aiutano e ‘spingono’ tutti i tipi di attività. “La pasta è, insieme al pane, l’alimento base della Dieta Mediterranea per fornire i carboidrati complessi, la benzina dell’organismo, la riserva corporea di glicogeno muscolare ed epatico – afferma Michelangelo Giampietro, Specialista in Medicina dello Sport e in Scienza dell’Alimentazione. Almeno un piatto di pasta al giorno (in una porzione proporzionata alle dimensioni corporee, all’impegno fisico e allo stato di salute di ciascuno) deve essere presente nelle abitudini alimentari di tutti. La porzione standard indicata dalle linee guida per la popolazione italiana è di almeno 80 grammi, ma nel caso in cui sia richiesto un impegno fisico notevole durante la giornata (come nel caso di atleti che si allenano più volte al giorno) è consentito il consumo di pasta, anche laddove sia a pranzo che a cena”. A dispetto di quello che molti pensano, i carboidrati sono facili da digerire e nel caso della pasta, se cotta secondo le indicazioni che i singoli pastai danno per una cottura ottimale, cioè non scotta e non cruda, ha un indice glicemico contenuto ed è la maniera migliore in cui il nostro organismo la digerisce. Proprio per questo motivo è indicata anche a cena. Spesso in tanti tendono a preferire il consumo di proteine a cena, credendole più digeribili. Questo è un luogo comune da sfatare: le proteine richiedono più tempo e più impegno per il nostro organismo nella digestione e nell’assimilazione. Tra l’altro, la presenza di triptofano nelle proteine anche della pasta, combinata con i carboidrati, aumenta la produzione di serotonina a livello cerebrale e il conseguente stato di benessere psicologico, facilitando l’addormentamento e la qualità del sonno”.
Dall’esperto, arrivano anche i consigli per chi pratica sport, a livello agonistico ma non solo, soprattutto ora che sono riaperte le palestre e le attività all’aperto, magari dedicandosi all’allenamento a fine giornata, dopo il lavoro o gli studi: “Una volta terminati gli sforzi fisici, ci si può concedere anche un piatto di pasta più elaborato. E per chi pratica sport agonistico, si consiglia di aumentare la quota di carboidrati nei giorni immediatamente precedenti (2-3) ad uno sforzo di lunga durata come una maratona, una gara di sci di fondo, nuoto di fondo o corsa ciclistica. Se non introduciamo nell’organismo i carboidrati, difficilmente porteremo a termine questo tipo di gare perché non avremo l’energia necessaria, quell’energia buona e pulita che i muscoli sanno utilizzare meglio e di cui l’organismo è più carente”.

E a proposito dei consigli del nutrizionista sul consumo di carboidrati per chi pratica sport, la conferma arriva anche da Amaurys Perez, ex pallanuotista azzurro (medaglia d’oro ai mondiali di Shanghai nel 2011), ora allenatore della De Akker di Bologna: “La pasta rappresenta per me un rituale, mi soddisfa e mi fa stare bene. Soprattutto dopo una seduta di allenamento, noi sportivi dobbiamo assolutamente mangiare un bel piatto di pasta, tutte le sere. Oltre ad essere un’abitudine necessaria e preziosa per l’assunzione di carboidrati, è anche un grande piacere per il palato, ancor più se la pasta la mangiamo in compagnia. Mi piace dilettarmi a cucinare le mie ricette di pasta preferite, e ne ho tante: aglio olio e (molto) peperoncino, cacio e pepe, spaghetti allo scoglio, pasta al pesto e mi piace prepararle sempre con l’aiuto di mia moglie, che in cucina è sicuramente più brava di me. La pasta è sinonimo di famiglia e a me ricordo molto mio padre, che ho perso 10 anni fa. Aveva una grande passione per la pasta, la stessa che ha trasmesso a me”.

“L’alimentazione rispecchia la propria attitudine alla vita – afferma Flora Canto, attrice, influencer e conduttrice televisiva – a volte, le rinunce o le scelte di privarsi di alcuni piaceri, tra cui la pasta, generano insoddisfazione psicologica e stati d’animo “bassi”. Non è il mio caso ovviamente, in famiglia siamo dei famigerati “pastasciuttari” e lo dico con orgoglio. Soprattutto a cena, non solo concilia il sonno benissimo ma ti restituisce anche l’energia che hai perso durante la giornata, non lo dico da nutrizionista ma da pura consumatrice. Per me, poi, quello con la pasta è un legame emotivo e sacro che mi riporta alla domenica in famiglia, con le fettuccine al ragù o la lasagna di mia madre, il nostro rituale. Ho riportato questa tradizione anche nella mia famiglia e, infatti, i miei cavalli di battaglia in cucina sono la Carbonara con la mezza manica e le fettuccine al ragù. Mi ricordo che dopo una delle prime litigate che ho avuto con Enrico, non ci siamo sentiti per un po’. Generalmente, dopo un litigio acceso segue un messaggio romantico come “mi manca il tuo profumo”. Enrico mi scrisse “mi manca il tuo ragù”. Penso che questa affermazione dica molte cose. La pasta crea legami, riunisce in famiglia, è il comun denominatore che mette tutti d’accordo. Nella mia famiglia sono il punto d’unione e la mia tester di fiducia è mia figlia, che nota subito se qualcosa è andato storto nella preparazione”.

“La pasta a cena è una costante a casa nostra, ai gemelli piace tantissimo – racconta Carlo Trumino, che insieme a Christian De Florio ha fondato il blog “Papà per scelta” in cui raccontano le esperienze da genitori contemporanei dei due gemelli Sebastian e Julian -. Soprattutto nell’ultimo anno, in cui siamo stati chiamati a ricostruire una nuova routine incastrando lavoro e vita familiare senza l’ausilio della scuola, ci ha reso più semplice e piacevole il momento della cena. Non c’è niente di meglio che gustarsi un bel piatto di pasta e andare a letto soddisfatti. Cerchiamo di abbinare il carboidrato serale alle verdure, completando l’alimentazione dei bambini. Le penne al brontosauro, fatte con un pesto di asparagi e zucchine, è uno dei piatti che prediligiamo, così come la pasta orange, fatta con la zucca o con le carote. Cucinare è compito esclusivo di Christian, che in cucina esprime tutto il suo talento culinario. A cena, poi, abbiamo un rituale legato ad un vezzo dei gemelli: adorano il formaggio ma amano servirsi da soli, quindi prima di sederci a tavola accostiamo una piccola scodella con il formaggio tutta per loro. Sono tanti i sentimenti che suscita la pasta: convivialità, gioia, stare insieme, profumo di casa ma soprattutto tradizione. Ecco in casa nostra tradizione non ha mai fatto rima con tradizionale, ma la pasta in tavola è l’eccezione che conferma la regola”.

Elenco fonti scientifiche:
Tryptophan in the treatment of depression, Coppen A et al, Lancet, 1967
Effects of L-tryptophan (a natural sedative) on human sleep, Wyatt RJ et al, Lancet, 1970.
Eating carbohydrate mostly at lunch and protein mostly at dinner within a covert hypocaloric diet influences morning glucose homeostasis in overweight/obese men. Alves RDM et al, European Journal of Nutrition, 2014.
Changes in daily leptin, ghrelin and adiponectin profiles following a diet with carbohydrates eaten at dinner in obese subjects. Sofer S et al, Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, 2013.
Mediterranean diet pattern and sleep duration and insomnia symptoms in the Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis. Castro-Diehl C et al, Sleep, 2018
Association between diet quality and sleep apnea in the Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis. Reid M et al, Sleep, 2019
Dietary carbohydrate intake and mortality: a prospective cohort study and meta-analysis, Seidelmann SB et al, Lancet, 2018

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16-20 giugno, CARPI e SOLIERA: TORNA LA FESTA DEL RACCONTO

 

EMILIA, TERRA DI NARRATORI: TORNA LA FESTA DEL RACCONTO

Dal 16 al 20 giugno 2021 nelle piazze di Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano si celebra il racconto con incontri, talk, reading ed eventi.

Tra gli ospiti Gianrico Carofiglio, Nadia Terranova, Marco Belpoliti, Alessandra Sarchi, Ermanno Cavazzoni, Valerio Magrelli; Peppe Servillo, Lucia Poli e Amanda Sandrelli protagonisti degli spettacoli serali.

La Direzione scientifica affidata a Marco Antonio Bazzocchi

Il racconto come forma del presente, per la sua capacità di aprire, nello spazio di una narrazione breve, intensa e coinvolgente, una dimensione di profondità e di meditazione. Ma pure il racconto come eredità di un nobile passato, di cui recuperare quelle radici che in terra d’Emilia hanno trovato la loro più compiuta maturazione in narratori popolari, colti, in scrittori e fotografi-narratori: come Cesare Zavattini, Luigi Ghirri, Gianni Celati, lo scrittore che ha difeso di più la tradizione del racconto collocandolo nella bassa padana,
lungo il Po, fino alla sua foce.
Torna dal 16 al 20 giugno a Carpi, Novi, Soliera e Campogalliano la Festa del Racconto, FdR, cinque giornate di appuntamenti, oltre 20 grandi ospiti, incontri, reading e spettacoli, una ricca programmazione dedicata ai bambini: una 16ma edizione che si rinnova e affida la Direzione scientifica a Marco A. Bazzocchi, critico letterario, saggista e docente del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, che commenta “Piccole finzioni, grandi pensieri è il sottotitolo che ho scelto per l’edizione 2021, per
focalizzare l’attenzione sulla capacità del racconto di aprire lo sguardo del lettore su una visione del mondo ampia, non conforme al quotidiano, capace di immergerci subito in altri tempi e in altre geografie ma nello stesso tempo di parlarci direttamente di quanto ci riguarda”.
Gli incontri sono articolati attorno a tre nuclei centrali: l’ascolto di racconti del passato con la guida di scrittori del presente, l’esperienza diretta di scrittori che si dedicano al racconto, la discussione intorno al valore del racconto oggi, nell’esperienza di ogni lettore. Ad aprire la Festa, mercoledì 16 giugno a Soliera, sarà Caterina Bonvicini, curatrice di Ferite, raccolta di racconti dedicata ai 50 anni di Medici senza Frontiere nella quale sette scrittori e sette scrittrici si confrontano con il tema del dolore, della lacerazione e della scrittura come cura. Ospite d’onore dell’edizione lo scrittore Gianrico Carofiglio (sabato 19 giugno ore 11, Carpi), autore di best seller tradotti in tutto il mondo e frequentatore dei più diversi generi letterari, dal romanzo al saggio al racconto breve, che in dialogo con Bazzocchi ripercorrerà la sua attività di scrittore e intellettuale. La tradizione del racconto sarà esplorata da Ermanno Cavazzoni, narratore delle pianure legato
alla grande tradizione emiliana che risale a Boiardo e all’Ariosto, che guiderà il pubblico nella lettura di unsingolare racconto di Kafka: assieme a lui sul palco di Piazza Martiri (venerdì 18 giugno, ore 18, Carpi) Gabriele Romagnoli, autore di racconti “in bottiglia” e Daniele Benati, che proporrà la sua singolare traduzione in dialetto emiliano di Samuel Beckett. Si ascolteranno le voci di scrittrici e scrittori che hanno praticato e praticano la forma narrativa del racconto, come Nadia Terranova, erede della lunga tradizione siciliana di racconti favolistici, e Alessandra Sarchi, attenta esploratrice dell’animo femminile, insieme sabato 19 giugno alle ore 17.30 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio a Carpi. Una singolare forma di racconto è quella esplorata dallo psicanalista Francesco Stoppa (sabato 19 giugno ore 19, Carpi), che parlerà della sua esperienza di ascolto dei pazienti, confluita nel libro Le età del desiderio in cui esplora e mette in rapporto le esperienze di due fasi della vita distanti ma affini per alcuni aspetti, l’adolescenza e la vecchiaia; e ancora Marcello Fois, in
dialogo con il professor Bazzocchi sui racconti di provincia e di iniziazione all’età adulta di Pier Vittorio Tondelli, il più importante scrittore italiano degli anni Ottanta, creatore di uno stile unico in grado di risuonare ancora oggi: i racconti di Altri libertini saranno letti dall’attore Giusto Cucchiarini. Domenica 20 giugno alle 11 Piazza Martiri ospita l’incontro “Intorno al raccontare”: protagonisti Gabriele Pedullà, autore di racconti fondati su imprevisti, sorprese e scarti che svelano il lato inquieto del quotidiano, Marco Belpoliti, autore profondamente radicato nella terra d’Emilia, che racconta gli incontri con alcuni grandi personaggi che ha conosciuto tra Reggio, Modena e Carpi, raccolti nel volume Pianura, Valerio Magrelli, narratore attraverso la sua poesia della magia e delle angosce dell’infanzia.

Accanto ai talk, i reading e gli spettacoli serali: giovedì 17 giugno a Campogalliano (Piazza Castello, ore 21) Marinella Manicardi interpreta “Una cosa divertente che non farò mai più”, esilarante racconto del grande scrittore americano David Forster Wallace. Venerdì 18 giugno alle 21.30 Peppe Servillo è protagonista dell’omaggio alle “Favole al telefono” di Gianni Rodari, spettacolo che indaga il linguaggio della fantasia con lo strumento della musica, con gli arrangiamenti del celebre compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra Geoff Westley. Sabato 19 (dalle 16.30 alle 18.30, Giardino del Teatro Comunale di Carpi) gli attori Simone Francia e Simone Tangolo saranno protagonisti della “Maratona Queneau” alternandosi nella lettura degli “Esercizi di stile”, mentre alle 21.30 il Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio di Carpi ospita “La Pianessa”, omaggio ai racconti immaginifici di Alberto Savinio con Lucia Poli accompagnata al pianoforte da Marco
Scolastra. Domenica 20 giugno alle 21 il Parco della Resistenza di Novi ospita l’incontro con Fabio Concato: un viaggio tra racconti, aneddoti, emozioni e musica con uno degli autori italiani più amati di sempre, con canzoni che racchiudono tenerezze, lampi di allegria, momenti di malinconia, come annotazioni in un diario della memoria, mentre a Soliera (Parco della Resistenza, ore 21) è in programma lo spettacolo “Io sono poi da solo e loro sono tutti”, lettura-spettacolo di Paolo Nori, uno dei 5 finalisti al Premio Campiello, grande
conoscitore della letteratura russa, dedicato alle Memorie del sottosuolo di Dostoevskij. La chiusura della Festa del Racconto – e un ideale ponte verso la Festa della Musica di Carpi che prende il via il 21 giugno – è affidata allo spettacolo in anteprima nazionale “Yo soy Maria”, con Amanda Sandrelli (Piazza Martiri, Carpi, ore 21.30): un omaggio al genio di Astor Piazzolla, che ha rivoluzionato il concetto stesso di tango, e alla poetica del suo fedele sodale Horacio Ferrer. La “Maria de Buenos Aires” dell’Operita di Piazzolla è trasferita ai giorni nostri, attraversati dall’emergenza pandemica, incarnando nella sua figura la speranza di rinascita di una città, e del mondo intero.

La Festa del Racconto propone anche un ricco calendario di eventi dedicati ai più piccoli, tra letture animate e divertenti cacce al tesoro ai racconti, tra biblioteche, giardini e cortili di Carpi e Soliera: per tutta la giornata di venerdì 18 il Castello dei ragazzi di Carpi apre nuovamente le sue porte alle bambine e ai bambini, che verranno omaggiati con una sorpresa, mostrando la nuova pittura murale realizzata da Sonia Maria Possentini, che sarà protagonista di un laboratorio artistico e dello spettacolo “A rincorrere i sogni”. Domenica 20 giugno alle 19 “Città di parole”, grande caccia al tesoro alla scoperta di monumenti, scorci e curiosità sul centro storico di Carpi, alla ricerca della “lingua” segreta della città.

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito, fino ad esaurimento dei posti disponibili, previa prenotazione
obbligatoria aperta a partire dal 6 giugno: le modalità di accesso sono dettagliate sul sito www.festadelracconto.it.

La Festa del Racconto di Carpi è promossa dai Comuni di Carpi, Campogalliano, Soliera e Novi di Modena, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e gode del patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

“Il futuro della salute”
15 giugno, ore 17.00: incontro online con Silvio Garattini

da: Coordinamento di Ferrara di Libera
https://www.facebook.com/libera.ferrara

 

il Comitato Tina Anselimi, cui aderiamo come Coordinamento di Ferrara di Libera, ha organizzato per domani pomeriggio, 15 giugno alle ore 17.00, un incontro online sul futuro della nostra salute.
Ospite d’eccezione il professor Silvio Garattini.
Potrete seguire la diretta sulla pagina fb dell’Istituto Gramsci di Ferrara

 

 

 

 

 

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“L’altro piano”
intervista ad Antonio Facchiano sul suo romanzo

 

L’altro piano di Antonio Facchiano, (Graus Edizioni) è un thriller che racconta la storia di un uomo coinvolto suo malgrado in un ricatto di predoni ai danni di una Onlus che raccoglie bambini soli e malati. Sullo sfondo la carenza di organi da trapianto e il traffico clandestino di organi e di esseri umani, la determinazione di chi, da solo o in gruppo, combatte questi traffici quotidianamente, e le sofferenze di chi ne è vittima.
È possibile considerare L’altro piano un ‘giallo religioso’? E secondo te esiste un genere che possa essere così definito?

In L’altro piano la componente religiosa è importante ma credo non sia quella predominante. Direi che è soprattutto rappresentato il mondo del volontariato, che collabora spesso con quello religioso ma ha una sua completa autonomia. Il volontariato è a stretto contatto con le povertà e le difficoltà esistenziali, ed è poco presente nel panorama letterario pur essendo una possibile fonte di ambientazioni e storie umanissime, molto coinvolgenti. Nel libro compare il sentimento del tempo che passa malgrado tutto. Compare la pietà verso i ‘cattivi’, che hanno, a dispetto della loro evidente malvagità, caratteristiche nascoste di umanità. In qualche punto può essere presente un riferimento al thriller di ambientazione religiosa di Dan Brown o ai complotti raccontati da Umberto Eco ne Il nome della Rosa, ma ho cercato di armonizzare le diverse componenti in una maniera originale.

Quali sono i diversi significati del titolo del romanzo?

Nel libro i protagonisti mettono a punto un piano per non cedere al ricatto dei predoni africani; ma nel corso della storia si scopre che i piani sono almeno due. Ecco perché ‘L’altro piano’.Tuttavia, nel titolo si fa anche riferimento alla molteplicità dei possibili piani di lettura. C’è il piano di lettura puramente investigativo con i suoi colpi di scena, ma a ben guardare c’è anche il piano della denuncia, che riguarda il traffico di organi; poi c’è il piano più introspettivo che riguarda il sentimento solitario di impotenza di fronte al male, ma anche il piano contrapposto a questo, in cui è protagonista il coro di volontà diverse orientate verso un obiettivo comune. Il coro, il lavoro di team, l’unione di volontà e competenze diverse allargano in maniera imprevedibile i limiti della possibile efficacia contro il male. Nel libro è raccontato anche un coro musicale assolutamente inedito. In più di un punto si racconta il potere della musica sull’animo umano. Inoltre, mi sono divertito ad inserire piani aggiuntivi che lascio scoprire al lettore attento.

Perché il nome di Tommaso per il prete?

La scelta dei nomi non è stata casuale. I nomi hanno un ruolo evocativo e in qualche caso questo ruolo è più evidente.Tommaso è il discepolo incredulo di Gesù, raffigurato dal Caravaggio con una mimica che a me ricorda maggiormente la curiosità piuttosto che la incredulità. E forse proprio per il suo carattere di curiosità, Tommaso mi ha sempre ispirato simpatia. Tommaso è un nome legato a grandi personaggi come Tommaso D’Aquino, Tommaso Campanella. La doppia labiale ‘mm’ di Tommaso e la doppia labiale ‘pp’ di Filippo si adattano al carattere forte e determinato dei due protagonisti maschili; forza e determinazione che nella protagonista femminile sono descritte dall’origine mitologica del nome Diana, dea della caccia e simbolo della Luna. Infine, ‘Tommaso’ in aramaico significa ‘gemello’ e questo ha un potere evocativo molto forte per me, che sono gemello.

Leggendo ho pensato all’inizio di Nero come il cuore’di De Cataldo, poi, procedendo nella lettura, la tematica che emergeva mi ricordava alcune opere di Dostoevskij. 

Ho cercato di raccontare una storia basata su un tema principale (denuncia del traffico di organi) associato a temi universali presenti nella letteratura di tutti i tempi (lotta contro il male, relazione genitore-figlio). Tuttavia, nell’intreccio compaiono altri temi (ad esempio, la ricerca del senso da dare alla propria vita) che rappresentano ulteriori spunti di riflessione e stimolano l’attenzione del lettore. Sin dall’inizio per me era chiaro che non volevo scrivere solo un romanzo giallo; volevo invece scrivere un giallo che restasse nel cuore e nella memoria del lettore, che lo coinvolgesse emotivamente. La scrittura di molte pagine mi ha sinceramente emozionato e sarebbe bello se riuscissi a trasferire al lettore quelle emozioni.

A proposito dell’Africa non ho potuto evitare di pensare anche a Cuore di tenebra di Conrad. Ma forse le tue fonti di ispirazione non sono tanto di natura letteraria ma piuttosto legate alla tua professione di medico/ricercatore. È così?

L’ambientazione africana è legata ai riferimenti espliciti alle diverse sofferenze nelle periferie del mondo. Le mie fonti di ispirazione provengono in parte dalla mia professione di medico e di ricercatore nel campo della farmacologia dei tumori. Il mio lavoro è cercare i punti deboli del ‘sistema tumore’ da attaccare con le armi che abbiamo e con nuove armi che stiamo costruendo, per aumentare la nostra capacità di riconoscere il tumore precocemente e per ridurne la aggressività. Nella storia de L’altro piano si parla di cancri non meno pericolosi, che possono essere affrontati con la stessa astuzia e determinazione e con simile coordinazione di competenze diverse. Tuttavia, ho tratto spunti anche dalla mia attività di volontariato presso associazioni e Onlus che si occupano della lotta alla sofferenza e di aiuto a chi è in difficoltà. Ho tratto spunti dalla realtà che quotidianamente ci circonda ed è colma di storie intensissime che spesso passano inosservate. In un punto del libro il protagonista dice: “I romanzi sono pieni di storie finte che ci piacerebbe fossero vere, e la realtà è piena di storie vere che ci piacerebbe fossero finte“.

Qual è il personaggio a cui tieni particolarmente e perché?

Pur essendo questa storia per nulla autobiografica, mi sento particolarmente vicino ai personaggi coinvolti come genitori, Filippo, papà di Giacomo, e Lars e Lucy, genitori di Robin; capisco i loro drammi e condivido le loro paure e le loro speranze. Tuttavia, mi rispecchio un po’ anche nel ricercatore Grossi, che è in parte quello che mi piacerebbe essere professionalmente, e mi piace molto anche il cardiochirurgo Glambert, che salva le vite con le sue mani agilissime. Inutile sottolineare che sono affascinato dalla protagonista femminile Diana, ingenua ed entusiasta come solo i giovani sanno essere.

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