Giorno: 26 Agosto 2021

gru crocifissione

DOV’E’ DIO.
LE RAGIONI DELLA LAICITÁ

 

Intervallo
I ragazzi si riversano nei corridoi.
Mi si avvicina Marco.
“Ciao prof, volevo dirle che l’esercizio, sa, gli esempi che dovevamo inventare per oggi? Beh, insomma non sono riuscito, quelli sul papà che ci accompagna da Tosano per vedere i contratti di acquisto, ricorda?”
“Certo Marco, come mai? Troppo difficile? Strano, di solito tu non hai mai problemi, anzi”
“No prof, insomma mi sono bloccato, ho cominciato a pensare che papà non c’è più, è stato l’anno passato”
Marco racconta tutto.
Il racconto per lui è devastante.
Non è giusto!
Si torna sempre lì.
Perché? Che senso ha?
Dio con tutta questa roba non c’entra. Non può c’entrare.
Questa è la vita.
La vita con le sue leggi, non guarda al grado di parentela, all’età, al numero.
Ma il discorso si allarga fino a comprendere tutta la vita, tutti i rapporti e tra questi il rapporto tra vita civile e quella spirituale.

Ancora oggi, dopo duemila anni di cristianesimo, dopo il Concilio Vaticano Secondo, a settantatré anni dalla Costituzione italiana, si gioca a far confusione sul rapporto tra il piano religioso e quello civile. La cosa sorprendente è che tale operazione non viene fatta da ‘superficiali interpreti’ in discussioni da bar sport, ma da studiosi, politici di professione, alti prelati.
Da un lato assistiamo, da parte di laicisti convinti, alla riduzione della religione cristiana a strumento di consolazione per poveri mentecatti in continua ricerca di ‘madonne che piangono’ e di miracoli prêt à porter.
Dall’altro all’utilizzo della religione come instrumentum regni da parte di un clero che non si vuole rassegnare alla perdita di un potere temporale di antica memoria.
Tutti accomunati dall’assoluta non considerazione di innumerevoli testimonianze di esperienze di vita religiosa, dove l’elemento spirituale, lontano anni luce da ogni rappresentazione clownesca di dio e ancor più lontana dalle tentazioni del potere, è stata messa al completo servizio dell’uomo senza altra finalità che il perseguimento della realizzazione della sua umanità.

La prima testimonianza scritta del valore assoluto della laicità è nel nucleo fondante del pensiero evangelico.
Basta leggerlo.
Dio nessuno lo ha mai visto.
Siamo noi che ce lo rappresentiamo proiettando su di lui i nostri desideri.
Vogliamo la forza? Ed eccolo messo sulle bandiere degli eserciti a proteggere la nostra parte!
Vogliamo il miracolo? Ed ecco il dio mago che in barba alla medicina guarisce.
Alcuni vogliono il sole… altri la pioggia…
Dio lo tiriamo di qua per allungare la vita agli amici e interromperla agli eretici.
E usiamo tutta una serie di liturgie per comunicare con Lui le nostre richieste.
E quando otteniamo ciò che abbiamo domandato, Dio ha ascoltato la nostra preghiera, quando questo non accade rimaniamo interdetti e muti di fronte al silenzio del nostro Creatore.
Una tradizione millenaria ci ha plasmato in questo modo.
Una tradizione che comunque ha confortato milioni di credenti, che ha aiutato tantissime persone a tirare avanti di fronte a disastri che annienterebbero un elefante.
Il Male è con noi.
Dentro di noi, in tutti.
Per sopravvivere va bene tutto, se può aiutare e non danneggia nessun altro.

Ma chi vuole arrivare al cospetto Dio ci arriva nudo.
Non ha nulla in mano.
Non ha formule magiche.
Non ha preghiere salvatrici.
Non ha corsie preferenziali in quanto credente.
Non ha meriti acquisiti per militanza religiosa.
È solo.

“È così duro ammetterlo, mio Signore!”
Ma è tutto così chiaro, è che non vogliamo vedere e rimuoviamo continuamente.
Quel Dio di quando eravamo bimbi, che dava sicurezza è evaporato di fronte alla Vita. Ma l’immagine del Male assoluto, come quella dei campi di sterminio, sono lì di fronte ai nostri occhi sempre.
“Dove sei?”
“Perché?”
Non è vero che Dio dà la Croce e la forza per portarla.
Dio non dà nessuna croce.
Dio dà la Vita.
E non dà nessuna forza.
Tanto che molti non gliela fanno.
Noi siamo sempre stati con Lui. Con l’Essere di Emanuele Severino.
Sin da prima della nascita.
E lo saremo dopo.
Per sempre.
In mezzo c’è la vita.
In questa vita.
Ma non siamo soli.
C’è il volto dell’altro.
Che è il volto di Dio.
Non può farci guarire, non può togliere il male, ma riempirci di bene sì!

Può farci vivere in un paradiso in terra e accompagnarci a morire tenendoci per mano fino all’ultimo, la mano di Dio.
Abbiamo questa enorme possibilità.
Questo dovevamo evangelizzare e non un Dio onnipotente!
Dovremmo essere lì come unguento per mille ferite, chini sul fratello.
Ci sono persone che non sanno a chi raccontare il loro dolore, o che possono solo farlo con una veloce telefonata.
Duemila anni di cattiva educazione hanno fatto disastri.
Tutto avviene col cuore, nel silenzio quotidiano della nostra vita.
Abbiamo gli occhi e non vediamo.
Non vediamo testimonianze quotidiane di persone che lavorano in casa nel silenzio, che amano il loro vicino, e chissà quante volte sono andate a letto stanche morte e il giorno dopo hanno affrontato i problemi della vita quotidiana senza Hegel o altra teologia, fino alla fine, fino a quella malattia che hanno affrontato sperando in un miracolo, certe che non sarebbe avvenuto. E lì hanno stretto le nostre mani per l’ultimo saluto.
Tutti fratelli.
Dio è qui dentro.

In copertina: foto di Roberto Paltrinieri

carezza tenerezza

Parole a capo
Lucia Boni: Quattro poesie da “Imbuti di cristallo”

“Non esiste un vascello veloce come un libro, per portarci in terre lontane, né corsieri come una pagina, di poesia che si impenna – questa traversata può farla anche il povero senza oppressione di pedaggio – tanto è frugale il carro dell’anima.”
(Emily Dickinson)

1

dispari
esploro
anche i minimi spazi
di questa casa

– uno –

2

– due –

uno e poi uno
non
darmi la mano
ricorda la distanza noi
la colmiamo con le parole che
sole
sanno
toccare più che mai

fattene accarezzare la pelle come fossero pelle
sulle guance
la fronte
il collo e poi la nuca e dietro – senza vederle – senti ancora più netti i suoni uno poi uno poi
la schiena
i polpacci i piedi
un bacio

non guance o fronte
non labbra è

una parola – bacio –

posso rabbrividire
senza contatto

e il tuo parlare è
fatto della sostanza della
parola mano
che tu appoggi
piano sulla parola
capo

ecco distanti
ma non per le parole

3

– tre –

isole chiuse dentro i nostri contorni
battiamo il passo su piccole porzioni
della casa

la prima notte del silenzio – del domani in forse – del respiro interrotto – degli occhi incespicanti –

tutto un sobbalzo – il tempo
rompe le pendole – metallo legno
sconquassi senza rumore –
ruba le biciclette –
i quadri –
fa falò nel cortile di tutti i libri –
dove anche la foto a segna pagina
incenerisce scialba i colori dei volti –

a noi

lontani dentro un letto largo troppo la primavera chiude in
un letargo la notte – questa notte –
lascia così senza riposo

tutto ci accade di soppiatto
scene perfette dentro gli occhi chiusi – spalancati poi senza preavviso

nottata – persa – passa –
è già passata dici

lo specchio – ora
tutti si torna nelle proprie sagome ad abitare – dentro i vestiti – i propri umori

segno
ricomincio da un punto con la matita percorro
fogli che
paiono immensi

e se va bene il tempo ricomincia ancora ed è fluido come il gocciolare continuo degli orologi

ritrovati intatti

4

– ed è prima la voce

 che attraversa la porta
e poi le gambe
e il corpo “come
succhiato fuori a fatica”
e gambe e piedi
mi muovono disordinatamente
giù

dalle rampe
una forza centrifuga
mi butta a pezzi verso il muro
“meccanismo espulsivo”

e sono fuori

e ognuno di quei frammenti
non è corsa in discesa
ma stare attaccati al dentro
“la lotta interno – esterno è tutta lì
sulle scale”

Lucia Boni ha coltivato una formazione artistica (conseguendo i titoli all’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” di Ferrara e di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna) e la passione per la parola con gli studi di Logopedia presso l’Università di Padova. Dal 1982 al 2015 ha svolto la sua attività presso il “Laboratorio delle Arti” dell’Istituzione Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Ferrara, progettando ed organizzando situazioni educative finalizzate a sensibilizzare ai linguaggi artistici ed espressivi. Nel suo lavoro ha collaborato con altri Enti ed Istituzioni come il Teatro Ragazzi del Comunale di Ferrara e con la Direzione della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Con il Centro di Documentazione Raccontinfanzia ha curato diverse pubblicazioni didattiche tra cui: Porta sulla Torta, Creta. Terra in movimento e le più recenti Parole in un vaso. Il teatro e le arti visive nella scuola, La Visita attiva. Un incontro con l’arte, Incontro con l’arte. Un passo che vede e che sente.  

Dal 2000 collabora alla Direzione Artistica della Galleria “del Carbone” per l’associazione culturale Accademia “Città di Ferrara”.

Ha pubblicato: “Imbuti di Cristallo” – Ferrara, La Carmelina Edizioni, 2009; “Pensieri di cioccolato e menta” – Ferrara, di Ideagramma, 2010; “noci & bauli” – Ferrara, La Carmelina Edizioni, 2014 (Primo Premio Narrativa al X Concorso Niccolini 2015); “Lembi e le sette chiese” – Ferrara, La Carmelina Edizioni, 2016; “Custode di dune” – Udine, Campanotto Editore, 2018; “Imbuti di Cristallo” – 2 ^ edizione ampliata – Ferrara, La Carmelina Edizioni, 2021. Suoi testi di poesia e prosa sono stati pubblicati su antologie, raccolte e riviste di letteratura.

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