Giorno: 3 Settembre 2021

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CONTRO VERSO
L’ingorda

 

Era una bella ragazza e aveva imparato come fare soldi. Si faceva adescare da adulti ignari della sua minore età, otteneva regali o denaro, poi svelava il mistero e con l’aiuto del fidanzato iniziava il ricatto. Il tribunale per i minorenni ne è venuto a capo dopo una fase iniziale di preoccupazione per quella che sembrava a tutti gli effetti una vittima.
Lo era davvero – essere costretta alla prostituzione prima dei 18 anni è una condizione di vittimizzazione non da poco e richiama alle responsabilità dei genitori più o meno all’oscuro – ma certo era una vittima molto diversa da come siamo abituati a immaginarla quando pensiamo alla prostituzione minorile.

L’ingorda

Io non mi capisco
non mi riconosco
non lo concepisco
però poi colpisco.

Rubo un po’ per vizio
sfida o forse sfizio.
Vedi là, quel tizio?
Gli farò un servizio.

Non ne faccio un vanto,
non pretendo tanto.
Un cappello, un guanto
se mi passa accanto.

Ho un papà normale,
sgobba, è manovale.
Mamma poi è gioviale
ma non sa parlare.

Lui non può seguire
lei non può capire
e se voglio uscire
chi lo può impedire?

Esco per ballare,
amo esagerare,
feste a non finire
buone per stordire

e se lui mi abborda
io non lo allontano,
chiedo, sono ingorda
e nella mia mano

scivola un gioiello
rotola un assegno
svelo sul più bello
qual è il mio disegno.

Sono minorenne!
Ora sei sorpreso?
Lo dirò a tua moglie
Mah… Ti vedo teso.

Vedi quel mio amico?
Eccolo, è il cassiere.
Dagli quel che dico
e proverò a tacere.

Mi è capitato di incontrare adolescenti – maschi o femmine indifferentemente – che avevano assunto il comando ed erano difficilissimi da aiutare. Avrebbero avuto bisogno di un adulto in grado di scardinare la loro logica, ma non per autorità e neppure per dovere. Un sovvertimento benedetto e amoroso di cui i ragazzi avevano nostalgia mista al terrore di ritrovarsi piccoli, disarmati e non più padroni delle loro esistenze.
Per ognuno di noi in alcuni periodi c’è distanza tra il vissuto e il desiderato, e per chi pretende tutto e subito è uno iato insopportabile. Odioso, ma non incolmabile. Le strategie si trovano. Anche al prezzo del rispetto di sé.

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, torna su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

L’ESPERIENZA
Immergersi nel “Bagno di Foresta”: una gita spazza-timori ancestrali

 

Avete mai camminato a piedi nudi nel bosco? Il muschio è incredibilmente morbido, vellutato e con un sottofondo elastico e soffice che accoglie il piede meglio di qualsiasi materiale tecnologicamente avanzato. Il piacere di toccare con mani e piedi questa tenera moquette prodotta dalla natura, viene poi aumentato –  all’interno della foresta – dal profumo legnoso di abete che si respira e da quello balsamico della resina che ci si ritrova incollata a mani e piedi. È stato tanto sorprendente quanto gioioso, per me, godere dell’accoglienza del bosco senza pensare a vipere, lupi e orsi che da qualche parte di sicuro ci saranno stati, agli insetti che ci vivono e che in realtà in quel momento mi hanno lasciato in pace, alle favole ascoltate da bambina prima di addormentarmi e agli avvertimenti ricevuti da ragazzina prima e durante ogni escursione.

Così, seduta su un ceppo tappezzato da uno strato muschioso e con la schiena appoggiata a un larice, ho dimenticato gli avvertimenti dati dalla mamma a Cappuccetto Rosso prima che partisse per andare a trovare la nonna, ho lasciato in disparte la memoria di Pollicino disperso nel labirinto selvaggio e mi sono concentrata ad ascoltare le indicazioni dell’accompagnatore che ha portato me e altre cinque persone a sperimentare il “Bagno di foresta”.

Tra le tante proposte di passeggiate ed esplorazioni che venivano offerte durante il mio soggiorno in Val di Non, in Trentino, ho infatti deciso di accogliere questa attività di cui avevo sentito parlare e che non avevo chiaro esattamente in cosa consistesse. “Il bosco è formato da organismi vegetali in grado di comunicare tra loro – ha spiegato la guida Antonio Poletti – perché attraverso le radici e utilizzando le spore dei funghi (che sono ottimi trasmettitori) recepiscono e diramano informazioni su ciò che accade a loro e intorno a loro. E se arriva, ad esempio, un cervo che si mette a mangiare i loro teneri germogli o una persona che strappa rami e foglie, le piante diffondono messaggi di allerta che rimbalzano in tutto il gruppo di organismi viventi, vegetali e animali. Succede così che un’aggressione vada a sollecitare la produzione di sostanze repellenti e ad allertare insetti e animali, che diventano più fastidiosi con il comune intento di difendere la foresta”.
Il muschio, invece – prosegue a spiegare la guida – contiene spore che hanno una forte proprietà immunitaria. Stando nel bosco respiriamo queste sostanze e le facciamo entrare in circolo nel nostro corpo; mentre la resina è un fortissimo antisettico, che i montanari usavano portare con sé e masticare di tanto in tanto.

Non mastico la resina, ma ne aspiro l’odore e mi tengo ben stretto questo contatto appiccicoso. In altre circostanze avrei potuto percepire la presenza resinosa come invasione nefasta e sporcante, da eliminare, e ora invece mi rallegro di potermene sentire addosso un poco.

Guidata dalle indicazioni del nostro accompagnatore, mi metto quindi in ascolto per districare i suoni che mi avvolgono: cinguettii provenienti da alberi vicini e lontani, qualche voce umana che si percepisce a distanza, il fruscio delle fronde. Il “Bagno di foresta” prosegue con diverse attività che coinvolgono ciascuno dei nostri sensi. Dopo avere annusato e ascoltato con attenzione, insieme a ciascun partecipante vengo dotata di una cornice in cartone per isolare immagini e dettagli.

Mi concentro allora sulla superficie rugosa di una corteccia e su quelle incredibili composizioni floreal-vegetali che il bosco produce, mettendo insieme dei bouquet selvatici dentro ai vecchi tronchi recisi, che si trasformano in contenitori di abeti in miniatura, ciuffi di felci, campanelle, steli di fiori gialli, minuscole piante di nocciolo, muschio e altre piantine che neanche il più ardito compositore di bonsai o decoratore floreale avrebbe saputo accostare con tanta variegata armonia.

“È stato provato che rimanere almeno tre ore all’interno di un bosco o comunque vicino a una varietà di alberi – spiega Poletti – aumenta le nostre difese immunitarie per una settimana. Se si ripete l’esperienza una seconda volta, la copertura immunitaria viene prolungata per un mese”.
Quando Poletti ci esorta a raccogliere un oggetto da lasciare alla base degli alberi dove ci congederemo dal bosco, mi rendo conto che le tre ore di durata dell’esperienza sono volate. Annuso allora la resina che sento sulle dita e mi appresto a fare le ultime operazioni guidate, con una riflessione, un saluto e quindi il passaggio simbolico in mezzo ai due alberi accostati come i cardini di una porta da cui la guida ci ha fatto entrare nel cuore della foresta e dalla quale ora tornerò fuori.

“Anche quando sarete in città – consiglia la guida – ricordate di trascorrere del tempo vicino a un albero e se avete persone care accompagnatele lì. Portatevi magari dietro un libro e così farete scorrere con facilità il tempo che vi consente di immagazzinare tutte le sostanze tanto utili e preziose che la natura elargisce, a partire dall’ossigeno che ci regala in cambio dell’anidride carbonica che noi doniamo loro; sì, perché per le creature vegetali è un dono”.

Rifletto che dopo aver ricercato per anni luoghi che evocassero artificialmente il bosco – magari con pareti affrescate alla boschereccia, tende con canne di bambù, soffitti di nuvole, tappeti d’erba artificiale e casette fatate nello stile scenografico della Melevisione – stavolta il bosco l’ho trovato per davvero senza incorrere in pericoli né smarrendomi. Il tappeto di aghi di pino e i sedili di tronchi sono stati quanto mai accoglienti e rigeneranti, luoghi dove non ci si perde ma, anzi, ci si può ritrovare.

Un respiro profondo e via, con questo bagaglio di verde negli occhi, nelle orecchie e nei polmoni.

Per approfondimenti sull’idea dello “shirin-yoku” sulla quale si base la pratica del Bagno di Foresta si può leggere anche l’articolo pubblicato qualche tempo fa su Ferraraitalia da @simonetta.sandri.1 e consultabile cliccando questo link al nostro giornale:  www.ferraraitalia.it/calendario-dellavvento-shinrin-yoku-immergersi-nei-boschi-163277.html

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