Giorno: 27 Settembre 2021

Ilaria Baraldi

Ilaria Baraldi (Pd): Pratiche inevase e personale insufficiente al Comune di Ferrara

 

Sono passati pochi giorni dall’ultima commissione sulla grave situazione delle pratiche presso lo sportello unico edilizia, durante la quale, ancora una volta, abbiamo sentito il Direttore Generale lamentare un eccesso di personale del Comune di Ferrara che dovrà, per bocca sua e per volere della giunta, subire una ancora più consistente diminuzione nei mesi e negli anni a venire – parallelamente ad una esternalizzazione di numerosi servizi ai cittadini – che ecco una nuova emergenza, questa volta presso gli uffici del servizio elettorale.

A dover sbrigare l’enorme mole di lavoro, conseguenza diretta della raccolta firme dei referendum di cui si parla in queste settimane, tramite il rilascio dei certificati elettorali, sono soltanto due dipendenti comunali del servizio elettorale, accanto ad un già ridimensionato (per numero dipendenti e monte ore) ufficio anagrafe.
Il Direttore Generale insiste con le sue ricette dimagranti per il nostro Comune, ribadendo l’obbligo per l’amministrazione di non aumentare la spesa. Serve, anche fuori dall’aula del Consiglio, ricordargli che tale obbligo non è incompatibile con il mantenimento della spesa attuale né tantomeno con la sostituzione dei dipendenti che vanno in pensione con assunzioni di dipendenti giovani (che peraltro avrebbero un costo annuo inferiore a chi vanta anzianità di servizio).
Il Direttore Generale dovrà pur spiegare come è compatibile la retorica del Comune “sovrabbondante” con la perenne difficoltà degli uffici nell’erogare servizi di ordinaria e straordinaria amministrazione, ma soprattutto come si concili con le esternalizzazioni. O di un servizio non c’è bisogno, o di un servizio c’è bisogno. Se lo esternalizzi, significa che serve.
Il Direttore Generale, infine, dovrebbe ricordare al Sindaco Fabbri che Ferrara non è Bondeno.
Ferrara conta poco meno di 132.000 abitanti che necessitano del funzionamento di tutti i servizi che un comune come il nostro è tenuto a fornire.
L’ufficio elettorale ha una importanza fondamentale per il corretto funzionamento della democrazia e per il libero e pieno esercizio dei diritti dei cittadini: non è un capriccio dei promotori referendari e non è opzionale che il nostro Comune si impegni perché le dipendenti e i dipendenti degli uffici non si trovino a gestire situazioni straordinarie in totale mancanza di sostegno e supporto da parte di chi l’amministrazione governa e organizza.
Ilaria Baraldi
Consigliera Comunale PD

 

Un trenino fra le nuvole
(un racconto piccolo piccolo)

Nei miei ricordi d’infanzia, dai tre agli otto anni, viaggiare in treno è stata un’esperienza ricorrente, forte.
Abitavo ad Argenta e i miei nonni materni vivevano a Lavezzola, all’inizio della Romagna, oltre il ponte sul Reno. Terre di confine, quindi terre di orgogliosi bastardi.

Erano 6 chilometri e, quasi ogni settimana, salivo con mia madre e mio fratello su un treno sbuffante e guardavo, memorizzavo il paesaggio, la campagna.
Papà lavorava molto lontano, a Ferrara.

Era bello stare accanto al finestrino ed entrare col pensiero nelle case, immaginare situazioni di vita familiare che potevano svolgersi fra quelle mura.Tra un viaggio e l’altro, notavo differenze, entravo col pensiero nei lavori dei campi quasi ad incoraggiare i contadini perché terminassero presto la semina o il raccolto del grano.

Era un viaggio che durava meno di 20 minuti ma a me sembravano molti di più. Accanto a me, nella carrozza, c’erano sempre tante vite in movimento, tanti micromondi, un’avvincente confusione.
D’estate, il treno mi faceva compagnia per tanto tempo. Andavamo al mare a Cervia e, man mano che ci si avvicinava alla meta, cambiavano le persone, i bagagli, gli abbigliamenti. Gli abiti da lavoro lasciavano il posto agli abiti da riposo.

Tra un Capitan Miki ed un Black Macigno, mi addormentavo spesso. Mi ricordo che una volta, durante un viaggio verso il mare, mi svegliai, guardai fuori dal finestrino e non vidi niente.
C’era solo un grande telo bianco che sembrava volare. Non capivo. Poi ho visto, là in basso, due alberi, una casa e…riecco la grande nuvola bianca. Per un attimo, avevo pensato di essere in cielo. Invece, il treno stava “solo” superando un ponte su di un fiume.

salto equilibrio difficoltà

ANDU a tutti i SENATORI: EMENDAMENTI AL DdL PER ABOLIRE IL PRECARIATO UNIVERSITARIO

A TUTTI I SENATORI: EMENDAMENTI PER ABOLIRE IL PRECARIATO

Premessa

Almeno 30.000 posti di ruolo

                Una legge che ha veramente come obiettivo la fine del precariato non può non contenere il bando straordinario di almeno 30.000 posti di ruolo, come richiesto nel documento di ADI, ANDU, ARTeD, CISL UNIVERSITA’, CNU, FLC CGIL, RETE 29 APRILE e UNIVERSITA’ MANIFESTA (“Combattere la precarietà, non le precarie e I precari”).

Perché la Commissione del Senato non discute il DdL?

            Per quanto riguarda il disegno di legge sul precariato e il reclutamento all’esame della Commissione Istruzione del Senato, va dato atto alla Presidenza della Commissione di avere svolto una ampia consultazione delle rappresentanze dell’Università e degli Enti di ricerca,

Anche per questo, sorprende e preoccupa la successiva scelta della Commissione (v. resoconto,  pagg. 47-48) di non discutere affatto il disegno di legge e di passare direttamente alla presentazione (entro il 29 settembre) e alla votazione degli emendamenti. Va ricordato che la trattazione del provvedimento sta avvenendo in sede deliberante, escludendo pertanto l’intervento dell’Aula.

Un provvedimento come quello in esame – così importante per l’Università e per l’intero Paese, oltre che per i precari – non può essere votato senza che alcun Senatore si sia espresso sui contenuti del testo attuale e sulle osservazioni e sulle proposte avanzate da chi è stato audito.

Tutto questo dopo che la Camera ha approvato il pessimo testo del DdL, ora all’esame della Commissione Istruzione del Senato, senza alcun voto contrario, nella solita logica che ha sempre visto, nella sostanza, l’intero Parlamento recepire quanto voluto da coloro che hanno e stanno smantellando il Sistema universitario nazionale statale (v., in particolare, il documento “Gli Atenei internazionali del Presidente della CRUI. La fine del sistema nazionale degli Atenei statali”).

In questo contesto, è, in particolare, grande la preoccupazione che la Commissione possa accogliere le richieste di coloro che vorrebbero addirittura peggiorare l’attuale inaccettabile testo del disegno di legge (v. “CRUI e CUN insieme per peggiorare il DdL” al punto 3 di un precedente documento dell’ANDU).

Nel frattempo altro precariato e asservimento alle imprese

            La recente scelta del Ministero di bandire, in tutta fretta, migliaia di borse di dottorato e di posti di Rtda strettamente collegati alle imprese (almeno 6 mesi in una azienda), conferma la volontà sia di incrementare il precariato (Rtda), sia di asservire l’università e la ricerca a interessi contingenti privati, accrescendo anche la differenziazione tra gli atenei a seconda della loro ubicazione.

Sulla questione del rapporto università-imprese è interessante quanto si legge sull’Avvenire del 27 settembre 2021 (“Anche l’università ripensa se stessa”): “Su questo punto bisognerà vigilare affinché il denaro pubblico investito in università e ricerca vada davvero a vantaggio della collettività e non di pochi potentati industriali e finanziari.”

 La scelta è stata improvvisata, senza peraltro prevedere alcun finanziamento per la ricerca da svolgere, come rimarcato anche da Dario Braga (v. “Finanziare la ricerca non significa solo pagare i salari” sul Sole 24 ore del 24 settembre 2021) e senza prevedere alcuna autonomia dei giovani ricercatori nella gestione degli eventuali fondi di ricerca.

EMENDAMENTI PROPOSTI

Gli emendamenti agli articoli 4 e 5 potrebbero contenere errori formali e incompletezze dovuti anche al poco tempo disponibile. Si aspettava di elaborali e proporli dopo la discussione generale in Commissione che invece non avrà luogo – v.al punto b) della Premessa.

Per ogni articolo, dopo gli emendamenti proposti, si trova una Motivazione

Art. 2.
(Borse di ricerca)
Sopprimere l’intero articolo
Conseguentemente
all’articolo 8, sopprimere i commi 1 e 2.

= Motivazione
         L’istituzione delle “Borse di ricerca” porterebbe a uno sconfinato ultra-precariato, privo di qualsiasi tutela, sottoposto al controllo diretto del singolo barone che avrà anche modo di individuare chi, a suo giudizio, meriterà di accedere a un dottorato.

         Contro l’istituzione delle “Borse di ricerca” si è espressa anche la Presidente del CNR (v. i punti 63-66 del documento presentato alla Commissione Istruzione del Senato).

         In tale documento si legge, tra l’altro, che l’introduzione delle “Borse di ricerca” avrebbe come “conseguenza che un neo-laureato dovrebbe vedere allungato il proprio periodo di formazione con questo ulteriore step – privo di tutele economiche e sociali definite – prima di accedere al dottorato di ricerca, contraddicendo peraltro lo spirito che anima il disegno di legge, e cioè l’abbreviamento del percorso che conduce all’immissione in ruolo” (punto 64) e si invita la Commissione del Senato a “valutare l’ipotesi di cancellare questo contratto di ricerca dal disegno di legge” (punto 65).

Art. 4.
(Assegni di ricerca)
Sostituire l’intero articolo con il seguente:
L’articolo 22 della legge 240/10 è sostituito integralmente dal seguente:

Art. 22 (Contratti pre-ruolo)

  1. Al fine di svolgere attività di ricerca, di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti, finalizzata alla formazione alla docenza universitaria, le università possono bandire contratti di lavoro subordinato a tempo determinato. Il contratto stabilisce le modalità di svolgimento delle suddette attività; tali modalità sono definite con decreto del Ministro.
  2. I contratti hanno durata triennale e non sono prorogabili. Al fine della durata non rilevano i periodi trascorsi in astensione obbligatoria per maternità, paternità o per gravi motivi di salute.
  3. I contratti prevedono esclusivamente il regime di tempo pieno. I titolari dei contratti possono essere responsabili di progetti di ricerca e possono svolgere attività di didattica, di didattica integrativa e di servizio agli studenti per non più di 250 ore annue complessive, con possibilità di assegnazione di non più di un corso e per non più di sei CFU. L’impegno didattico deve essere concordato con il diretto interessato.
  4. Il trattamento economico spettante ai destinatari dei contratti è pari al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato.
  5. La commissione giudicatrice per l’accesso ai contratti è costituita da professori di ruolo presso università, italiane o straniere, diverse da quelle interessate, sorteggiati tra tutti i professori di prima e seconda fascia
  6. Entro scadenze annuali o biennali le singole università possono bandire i contratti di pre-ruolo in numero non superiore al 120% dei posti di ruolo programmati.
  7. I concorsi per i contratti di cui al comma 1, banditi dalle università, vengono svolti da una unica commissione nazionale giudicatrice per settore che definirà una graduatoria dei vincitori sulla cui base essi potranno scegliere la sede in cui prendere servizio tra le università che hanno bandito i posti.
  8. Alla stessa persona non può essere attribuito più di un contratto anche in sedi diverse.

Conseguentemente:
in tutto l’articolato della Legge 240/10 la dicitura “assegni di ricerca” è sostituta dalla dicitura “contratti pre-ruolo”.

= Motivazione
Gli assegni di ricerca mantenuti nell’attuale testo del DdL costituiscono una figura di precari “usa e getta”, criticata ormai a tutti i livelli. Al loro posto va previsto un pre-ruolo con una nuova figura non precaria, quindi adeguatamente strutturata normativamente ed economicamente e, in particolare, dotata di autonomia anche nella gestione di fondi di ricerca, che vanno in questa notevolmente incrementati. Per non farne comunque un’occasione di nuovo precariato, è anche indispensabile che sia di breve durata (3 anni) e che vi si acceda in una quantità rapportata ai posti in ruolo programmati. Inoltre, per finirla con la cooptazione-arbitrio personale, è necessario che la scelta dei nuovi ricercatori a tempo determinato avvenga da parte di una commissione giudicatrice realmente nazionale e realmente indipendente dal ‘maestro’ che è riuscito a farsi bandire il posto destinato al suo allievo prediletto (finti concorsi locali).

Art. 5.
(Ricercatori universitari)
Al comma 1, lettera b), punto 3),

sostituire il periodo con il seguente: “La maggioranza dei membri della commissione è in ogni caso costituita da professori di ruolo presso università, italiane o straniere, diverse da quella interessata.” con il seguente: “La commissione è costituita da professori di ruolo presso università, italiane o straniere, diverse da quelle interessate, sorteggiati tra tutti i professori di prima e seconda fascia.”

sopprimere le parole: “tra i soggetti iscritti in una banca dati contenente, per ciascun macrosettore concorsuale, i nomi dei professori di prima o di seconda fascia che abbiano presentato domanda per esservi inseriti, con allegata la documentazione di cui all’articolo 16, comma 3, lettera h), relativa a ciascuno di essi, e i nomi dei dirigenti di ricerca e dei primi ricercatori in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale che abbiano presentato domanda per esservi inseriti.”

Al comma 1, lettera b), punto 3)
dopo il terz’ultimo periodo inserire i seguenti:

“Entro scadenze annuali o biennali le singole università possono bandire i posti di ricercatore a tempo determinato. I concorsi per i posti di ricercatore universitario banditi dalle università vengono svolti da una unica commissione giudicatrice per settore che definirà una graduatoria dei vincitori sulla cui base essi potranno scegliere la sede in cui prendere servizio tra le università che hanno bandito i posti.

Al comma 1, lettera b), punto 3)

sopprimere le parole: “Ai componenti della commissione giudicatrice non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati”.

Al comma 1, lettera b), punto 3),

sopprimere le parole: “In caso di mancata stipulazione del contratto, per i tre anni successivi, l’università non può bandire nuove procedure di selezione per il medesimo macrosettore”.

Al comma 1, lettera c),
sostituire la parola: “sette” con la parola: “tre”.

Al comma 1,
sostituire la lettera e) con la seguente:

“e) Sostituire il comma 5 fino al penultimo periodo con il seguente:

“Al termine del contratto il ricercatore universitario è sottoposto a una valutazione da parte di una commissione nazionale composta da professori di ruolo presso università, italiane o straniere, diverse da quelle interessate, sorteggiati tra tutti i professori di prima e seconda fascia. In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, è inquadrato nel ruolo dei professori associati.”

Conseguentemente

alla lettera d) del comma 1.

= Motivazione
Sette anni di attesa prima di sapere se si diventerà o meno professore associato sono tantissimi: ne bastano tre come era previsto fino a qualche anno fa per le fasce dei ricercatori di ruolo, degli associati e degli ordinari. Per quanto riguarda le commissioni giudicatrici veramente nazionali, alle motivazioni relative alle proposte di modifica dell’articolo 4, va aggiunto che le modalità e le commissioni concorsuali nazionali metterebbero un freno allo smantellamento dello stato giuridico nazionale dei docenti, uno smantellamento che è fondamentale per lo smantellamento del Sistema nazionale universitario statale. La previsione di commissioni e modalità concorsuali nazionali all’ingresso e al termine del contratto di ricercatore universitario, renderebbe totalmente inutile il mantenimento del requisito dell’abilitazione nazionale, uno strumento la cui validità è messa in discussione da molti e da tanti anni (concorso senza posti e foglia di fico dei finti concorsi locali).

Art. 6.
(Ulteriori misure per il reclutamento del personale presso gli enti pubblici di ricerca)
Sopprimerlo.
Conseguentemente,
all’articolo 1, comma 1, sopprimere le parole: “e gli enti pubblici di ricerca”;
all’articolo 1 comma 2, sopprimere il punto b);

= Motivazione
I pronunciamenti, a tutti i livelli, dei rappresentanti dell’Università e degli Enti di ricerca mostrano con tutta evidenza la forte preoccupazione per le devastanti conseguenze di una norma improvvisata e pasticciata sulla importante e delicata questione del rapporto tra Università e Enti di ricerca. Occorre invece che tale questione venga affrontata con il pieno coinvolgimento, a tutti i livelli, delle rappresentanze delle Istituzioni interessate.

Art. 8.
(Norme transitorie e finali)
 Sopprimere i commi 1, 2 e 3

= Motivazione
Per la soppressione dei commi 1 e 2 si è già detto nella motivazione dell’emendamento all’art 2.

Per quanto riguarda la richiesta di sopprimere il comma 3, si ricorda che in tanti in sede di audizione hanno espresso la forte preoccupazione che esso può escludere i “precari storici”.

ANDU – Associazione Nazionale Docenti Universitari

COPMA FESTEGGIA A TEATRO IL SUO CINQUANTESIMO ANNO

 

L’evento in forma privata che si terrà al teatro comunale di Ferrata si inserisce in una   serie di iniziative sociali e culturali organizzate dalla cooperativa per il territorio ferrarese

Ferrara, 27 settembre 2021. Per i festeggiamenti per il suo 50esimo anno di attività, e dopo l’inaugurazione della sua nuova sede, Copma ha organizzato per il 28 settembre un evento privato al teatro comunale di Ferrara.

Alle 20.30 è previsto l’inizio della serata con l’annullo filatelico della Cartolina Copma “Lotta contro la violenza sulle Donne” a cura di Poste Italiane. A partire dalle ore 21 ci saranno le performance artistiche con LuxArcana e Sphere Show, e saranno presentate tutte le iniziative di carattere sociale e culturale sviluppate dalla cooperativa a beneficio della collettività. Inoltre ci sarà la premiazione del concorso “Copma: idee slogan” con protagonisti i soci e i dipendenti.

Alle 22.00, infine, ci sarà il Live show di Antonio Mezzancella, vincitore del programma “Tale e quale show”.

Per i suoi 50 anni di attività Copma ha sviluppato una lunga serie di iniziative sul territorio ferrarese, volte a rimarcare il suo radicamento sul territorio: come la sponsorizzazione del restauro del Teatro anatomico della biblioteca Ariostea, la sponsorizzazione tecnica  del restauro del giardino di palazzo Schifanoia e la donazione per il restauro delle opere d’arte all’interno del palazzo Arcivescovile.

Verso le amministrative del 3 e 4 ottobre: comunicato di La Sinistra per Ferrara

 

A breve si svolgeranno le elezioni amministrative in cinque comuni nella provincia di Ferrara.

Noi della Sinistra Per Ferrara dopo una attenta lettura del quadro politico dei candidati e delle liste “di sinistra” in campo non possiamo non sottolinearne la “triste natura”.
Innanzitutto prevale la presenza “Civica” e la quasi assenza dei Partiti, storici e non.
Ci sono candidati appartenenti a partiti istituzionali che si riciclano rinunciando alla loro identità pur di ottenere un consenso trasversale; altri dopo esperienze quinquennali in uno schieramento ne abbracciano un altro.
E’ evidente la “scomparsa” dal panorama elettorale del M5S che nella precedente tornata aveva registrato un buon risultato.

Vigarano Mainarda, dove il commissariamento del Comune ha spazzato via centro-sinistra e centro-destra.

Portomaggiore il centro-sinistra, dopo dieci anni a guida PD, ha prodotto addirittura tre candidati a sinistra,  in competizione tra loro: Bernardi sostenuto dal Centro Sinistra in particolar modo dal PD e da Azioni rappresentata con dei candidati ex appartenenti alla destra e Tavassi (esponente del PRC che guida una lista civica sul quale potrebbero confluire i voti del M5S) e Alesci (Assessore uscente) a guida di una lista che guarda a Sinistra.

Codigoro i consiglieri uscenti del M5S sono confluiti nel centro-sinistra, senza presentare una loro propria lista , in appoggio alla sindaca uscente del PD Zanardi. Sarà che il M5S è diviso nella Provincia di Ferrara e si ribella alla linea nazionale!

Goro il centro-sinistra si presenta unico e “diviso” in due liste , che presentano tutti e  tutto , per motivi tecnici ma anche per calcoli elettorali. Qui risulta evidente l’assenza di altre forze politiche di destra; evidentemente le barricate leghiste non hanno sortito un grosso effetto.

Cento sembra sia l’unico comune in cui potremmo assistere ad un ballottaggio se nessuno dei candidati dovesse spuntarla al primo turno.

Da segnalare -per inciso- la “sparizione” del movimento delle Sardine.

Come detto, risulta evidente l’assenza della Sinistra; non vediamo alcuna differenza sostanziale tra le forze in campo e ci sembra che la maggior parte dei candidati esprima posizioni personali e di auto-rappresentanza.

Fortunatamente non si vota oggi a Ferrara!
Sicuramente queste divisioni a sinistra avrebbero riconfermato senza difficoltà la vittoria dell’attuale Amministrazione, cosa che noi vogliamo evitare; ma per farlo dobbiamo lavorare partendo da un serio confronto a sinistra per portare alla creazione di uno schieramento veramente antagonista alla destra. La situazione è molto fluida ed in continua trasformazione: una eventuale coalizione a sinistra del PD dovrà fare chiarezza riguardo ad alleanze e appoggi.

Kiwan Kiwan
Per La Sinistra per Ferrara

Rethinking Climate. Conferenza c/o Unife, auditorium di S. Lucia, 27 settembre, ore 17.00

Conferenza in presenza e in streaming ideata da Rethinking Climate, con il patrocinio dell’Università di Ferrara, “Sustainability Communication, Research, and Youth Engagement” che si terrà Settembre 27 dalle 17 alle 18:30 presso l’Auditorium di S. Lucia. 

Scopo dell’iniziativa è promuovere un dialogo proattivo sulle sfide della crisi climatica e raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi con ospiti illustri dall’Unione del Mediterraneo, Università di Ferrara, Friday For Future ed esperti della comunicazione ambientale.

L’evento è stato inserito nell’agenda #All4Climate del Ministero per la Transizione Ecologica.Rethinking Climate è un’organizzazione guidata dai giovani che, attraverso la ricerca e l’impegno diretto, intende migliorare e comprendere ulteriormente la comunicazione alla base della narrativa sul clima per aiutare a sostenere un futuro resiliente.

Per maggiori informazioni e per registrarsi:

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Il Comfort Festival al Parco Urbano Giorgio Bassani:
l’ultimo tradimento della grande idea di Addizione Verde.

Cosa c’entra il Parco urbano con i Festival? 

Nel primo fine settimana di settembre si è tenuto nella cornice del Parco Urbano Giorgio Bassani il Comfort Festival (Bellezza, Musica e Cibo); produttore organizzativo e partner di Barley Arts, il Teatro Comunale di Ferrara e patrocinatore l’Amministrazione Comunale. A detta degli organizzatori “un nuovo Festival musicale, una rassegna che percorre la direzione della qualità musicale, della sostenibilità, della multidisciplinarietà, della suggestività della location, della cura dei dettagli.”

L’artista Gianluca Grignani, dal palco del Parco Urbano, ha definito così l’appuntamento: “ricorda i festival inglesi ed è in una location bellissima, che potrei paragonare quasi al contesto di Wimbledon”.

Da parte dell’organizzazione si specifica che “elemento portante del Festival è la ricerca del COMFORT, dato dalla bellissima location, dove circa quattromila persone al giorno potranno condividere, oltre alla Musica live anche piccole performance acustiche, letterarie e teatrali a cura di Slow Music, per riscoprire il senso reale di fruizione della bellezza in tutte le sue forme e il benessere intimo che può regalarci quando vissuta adeguatamente.”.

In contemporanea al Comfort Festival, sempre all’interno del Parco Urbano, si è svolta una tappa del Streat Food Truck Festival, “l’originale e più famoso festival di Food Truck d’Italia, che farà assaporare al pubblico l’eccellenza di cibi e bevande di provenienza locale, a filiera corta, biologici ed artigianali che garantiscono una proposta variegata e di qualità”.

Così vengono presentate le due iniziative nelle relative pagine dei siti del Teatro Comunale[Vedi qui] e del Comune di Ferrara [Qui].
Tutto bene quindi … se non fosse che è proprio l’ambientazione (il Parco Urbano Giorgio Bassani) a comportare aspetti problematici, a non essere il luogo adatto a questo e a qualsiasi altro tipo di eventi vengano organizzati.

Come nasce e cosa dovrebbe essere il Parco Urbano

Il Parco Urbano nasce dall’idea, legata al Progetto Mura, di “sistemare a parco un’area comunale quale naturale sviluppo della grande Addizione Erculea che ha fatto della nostra la prima città moderna d’Europa”, e che Paolo Ravenna, allora presidente di Italia Nostra, nell’ottobre del 1978, nell’ambito del Symposium internazionale di architetti e urbanisti tenutosi a Ferrara, aveva battezzato come Addizione Verde.

Si tratta di un’area di circa 13 Kmq posta tra le mura nord della città e il Po, in seguito sviluppata (in particolare da una serie di interventi tra il 1995 e il 2000) attraverso un progetto affidato all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia nell’ambito di una convenzione stipulata con il Comune di Ferrara[1].
Nel marzo del 1979 Giorgio Bassani plaudiva alla proposta
che, all’epoca, poteva “apparire come una semplice, deliziosa utopia, di collegare il perimetro dell’antico Barco del Duca sino a contatto col Po“.

Paolo Ceccarelli, già preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara, ha avuto occasione di affermare, circa venti anni fa, che “per l’Addizione Verde rimane evidente lo scarto tra volontà progettuale e fatti concreti, che fa di questo parco un progetto incompleto. 

Oggi il Parco Urbano rimane un progetto incompleto e confuso

Scrive l’architetto Giulia Tettamanzi nella sua tesi[2] di dottorato“la pur saggia scelta di tutelare il territorio del Barco, non ha costituito una ragione sufficiente per assegnare al Parco Nord lo stesso successo culturale e sociale del Parco delle Mura, non evolvendo oltre la semplice tutela [subendo] l’operazione di valorizzazione culturale e funzionale un rallentamento”.
“Il nodo della questione – afferma Tettamanzi – rimane la difficoltà contingente di adattare in modo efficace l’area in questione ai modelli di vita attuali”, e se un qualche sviluppo vi è stato, certamente “non con la stessa determinazione e chiarezza di obiettivi, né con gli stessi risultati” ottenuti nel restauro delle mura.

E continua Tettamanzi: “è mancata una politica di valorizzazione capace di proporre una funzione sostenibile per il territorio, che, dalle mura al Po, oggi alterna campi coltivati a terreni incolti, campi da golf a zone grossolanamente attrezzate a parco urbano, aree con aspetto di naturalità, a un depuratore, a un ex inceneritore” e, si può aggiungere, a un campeggio comunale attualmente in disuso.

In un articolo del 2003[3] Stefano Lolli, oltre a descrivere questa situazione, ricordava come Bassani definisse la prospettiva di collegare le mura Nord e il Po “una risposta morale ed estetica della città”, e come chiedesse a Ferrara, alle sue associazioni culturali e alle istituzioni, non tanto coraggio, ma soprattutto idee chiare: perché “se saranno chiare le idee in proposito, penso che abbastanza rapidamente troveremo i soldi – i dannati quattrini – per realizzare l’opera”.
Le idee, non dunque le utopie, in realtà erano già precise, per Italia Nostra e la determinazione del suo presidente Paolo Ravenna; per i “dannati quattrini” si doveva invece attendere ancora qualche anno.

1986: Il Parco Urbano comincia a prendere forma senza un chiaro indirizzo.

Mentre si stava definendo il Progetto Mura, scrive Lolli, dal 1986 iniziò a prendere corpo la sistemazione a parco dell’area comunale di cento ettari che rappresentava il primo nucleo dell’Addizione Verde, come l’aveva battezzata Ravenna, l’area ad uso pubblico limitrofa al Parco delle Mura che oggi vede una destinazione e un utilizzo probabilmente non previsti nei progetti originari.

In questa fascia sono insediate diverse ‘funzioni’: gli orti, il campo da golf (ampliato in questi ultimi anni verso nord), gli impianti natatori, il centro per il tiro con l’arco, il centro sportivo dell’Università, il campeggio. Funzioni, scrive ancora Lolli, “per le quali è mancato un progetto coordinatore, che, proponesse chiari indirizzi quale luogo di interfaccia tra la città murata e la campagna coltivata”.
A cominciare, scrive Giulia Tettamanzi, dall’attraversamento ciclo-pedonale a raso, a controllo semaforico, unico collegamento tra il Parco delle Mura e il Parco Urbano Bassani. “La cesura paesaggistica che genera questa infrastruttura è tragica e denuncia palesemente (assieme a tutto ciò che non è stato realizzato rispetto al progetto e all’idea originari) l’assoluta mancanza di un progetto di paesaggio”.

Molte altre sarebbero le considerazioni da fare sulle finalità che questa area avrebbe dovuto svolgere.
A cominciare da quanto affermato nell’ambito dell’incontro Verde Ferrara promosso dall’Istituto Gramsci e dal Legambiente nel 1985, e cioè che il Parco Urbano “dovrà essere un luogo dove la gente abbia una immagine della natura”, o dalla definizione, contenuta nel Piano Paesistico Regionale della fine degli anni ’80 che tutela l’area del Parco come “zona di particolare interesse paesaggistico-ambientale”.

I progetti accantonati

A questo proposito può essere utile citare quelli che erano i progetti più rilevanti rispetto al progetto originario e che non sono stati realizzati.
In primo luogo la rinaturalizzazione dell’ex-discarica e relativa trasformazione a parco pubblico; poi la messa a dimora di alberi e vegetazione arbustiva molto più numerosa di quella attuale (scrivevo già una decina di anni fa) necessaria in quanto elemento capace di “contribuire ad abbattere i livelli di inquinamento dell’aria che incombono su Ferrara”, ma anche “la piantumazione di alberi da frutto al fine di dare all’area una valenza di orto o giardino, in sintonia con le radici storiche del Parco”; l’acquisizione, a nord dell’attuale spazio pubblico, tra via Canapa e via Gramicia, della fascia di terreno e dei fabbricati presenti, conosciuti come possessione Sant’Antonio, che avrebbe dovuto diventare, in seguito ad opportuna ristrutturazione, il Centro Servizi del Parco (con punto informazioni, ristorante agrituristico, noleggio biciclette, ecc.), dotato di personale (un direttore e due operatori, con funzioni di manutenzione e custodia, supportati da volontari quali guardie ecologiche e membri di associazioni ambientaliste e naturalistiche) per la gestione delle strutture e delle attività tra cui la riconversione del terreno ad agricoltura biologica e rimboschimento.
Infine la realizzazione, in diversi punti, di torrette di avvistamento della fauna e di osservazione del Parco. Un vero e proprio progetto orientato alla fruizione naturalistica del Parco. Ma tutto ciò non ha visto alcuna realizzazione, anzi lo spazio del Parco è stato utilizzato oggi, e per lungo tempo, per tutt’altre finalità, in continuità con una consuetudine che dura ormai da più di 15 anni.

Il riferimento è in particolare a quelle iniziative a carattere ludico quali la Vulandra (nel tempo sempre meno festa degli aquiloni e sempre più una sorta di sagra, con tanto di giochi gonfiabili, stand di vario genere tra cui, ovviamente, quelli gastronomici con relativi tavoli per il consumo del cibo), i festival e le feste musicali, e, infine i Balloons (che “sequestrano” per quasi un mese il parco alla fruizione dei cittadini a causa della presenza di strutture particolarmente ingombranti, tra allestimento, svolgimento del festival, e relativo smontaggio delle strutture e liberazione degli spazi) e che sempre più sono andate mostrando la loro “non sostenibilità” ad essere ospitati nelle aree verdi del Parco Urbano in quanto fortemente impattanti su quell’ambiente naturale (costituito da flora ma anche fauna) che dovrebbe esserne la peculiare caratteristica.

Il Parco così come si presenta oggi non piacerebbe né a Giorgio Bassani né a Paolo Ravenna. Oggi non assomiglia per niente a quel “parco-campagna”, un laboratorio di integrazione fra ambiente, inteso come preservazione e uso pubblico, attività sociali, turistiche e agricole di cui in tanti abbiamo scritto in questi anni.
La decisione della Amministrazione Comunale, di concentrare nel Parco Urbano Bassani iniziative con un impatto “pesante’ come i festival e i concerti pop, ci allontana sempre più dalla visione rivoluzionaria di chi aveva pensato per la città di Biagio Rossetti ad un’ultima addizione, l’Addizione Verde.

[1] Ferrara, Progetto per un parco”, Cluva Università, 1982.
[2] Giulia Tettamanzi, “Il Parco Nord a Ferrara. Un progetto aperto”, Quaderni della Ri-Vista. Ricerche per la progettazione del paesaggio, Firenze, University Press, n. 4, vol. 1, 2007.
[3] Stefano Lolli, “Il Parco Bassani”, in “Ferrara, Voci di una città”, n. 19, 2003.

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Redazione

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