Giorno: 9 Novembre 2021

treno merci locomotiva

“Da gomma a ferro per rendere sostenibile il trasporto merci e salvaguardare l’ambiente”
Tavola rotonda a Bondeno (FE) sabato 13 novembre

Tavola rotonda a Bondeno organizzata da Cargofer a favore della Zona logistica semplificata

“Da gomma a ferro per rendere sostenibile il trasporto merci e salvaguardare l’ambiente”

L’obiettivo è chiaro: trasferire il trasporto merci da gomma a ferro per ridurre l’impatto ambientale e contribuire al contenimento delle emissioni nocive per il pianeta. Il tema è di grandissima attualità e presenta drammatici risvolti, poiché in assenza di drastici e immediati provvedimenti, da qui a 50 anni, secondo l’unanime parere della comunità scientifica internazionale, è la vita stessa e il futuro degli esseri umani e delle altre specie viventi che popolano la Terra ed essere posti a repentaglio.

Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. E, in quest’ottica, risulta di significativo rilievo l’iniziativa intrapresa da Cargofer, azienda bondenese che dal 2000 opera nel settore della movimentazione merci, per favorire l’adozione di modalità di trasferimento ecocompatibili. Spostare massicciamente il transito delle merci dalla strada alla ferrovia consentirebbe un significativo abbattimento dell’immissione di inquinanti nell’atmosfera e una notevole riduzione del rischio connesso al trasporto stradale.

Nel nostro ambito locale, di particolare rilievo è il trasporto di granaglie, ferro e sabbia. L’obiettivo è quello di potenziare e rendere funzionale il collegamento su rotaia verso il porto di Ravenna per convogliare massicciamente su una rammodernata infrastruttura ferroviaria il traffico delle mercanzie.

Una simile intrapresa potrebbe calamitare i flussi provenienti, attraverso il Brennero, dal centro e nord Europa, e soddisfare le esigenze dei produttori del comparto incluso fra le province di Brescia, Mantova, Verona e Ravenna.
Lo strumento per agire in maniera efficace è quella delle “Zone logistiche semplificate” (meglio note come Zls), che il Parlamento ha varato quattro anni fa (legge n.123 del 3 agosto 2017) proprio per favorire un traffico merci ecocompatibile. E nel comparto portuale di Genova, per esempio, il provvedimento ha già dato prova di ben funzionare.

Di questo si ragionerà a Bondeno sabato 13 novembre, a una tavola rotonda che, dalle ore 10, vedrà la partecipazione dell’assessore regionale Andrea Corsini (titolare della delega alle Infrastrutture e ai trasporti), del vicepresidente di Confindustria Emilia Romagna Gian Luigi Zaina, del presidente della Provincia di Ferrara Nicola Minarelli, del presidente di Cna Ferrara Davide Bellotti, con il sindaco Bondeno, Simone Saletti, a fare gli onori di casa e il coordinamento di Ilaria Vesentini giornalista del Sole 24 ore. A dare il benvenuto agli ospiti sarà Alice Pirani, amministratore unico di Cargofer. L’incontro è programmato al Centro polifunzionale di Arte e Cultura di via Fermi 28/A.

Fra gli invitati che già hanno confermato la loro presenza ci sono anche numerosi imprenditori, esponenti delle istituzioni – tra cui i sindaci di Ferrara, di Ostellato, di Terre del Reno – l’assessore alla Sostenibilità del Comune di Cento, nonché i consiglieri regionali Fabio Bergamini e Marcella Zappaterra –, rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl) e di categoria (Cna), e naturalmente i vertici degli enti di sviluppo territoriale (attesi Camera di commercio e Sipro) e dirigenti di varie pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda la partecipazione all’evento, gli organizzatori sottolineano che la disponibilità dei posti è condizionata dalla normativa sul distanziamento interpersonale.
Si raccomanda pertanto a chi desidera presenziare di inviare una mail di richiesta a consulenze@cargofer.it entro le ore 14 di giovedì 11.

Sergio Gessi, addetto alla comunicazione dell’evento

“CARDI E MELLONI (LEGA): PRESIDENZA CONSIGLIO A ORGOGLIO CENTESE FRUTTO DI UN ACCORDO PRE-ELETTORALE”

CENTO (FE), 09/11/2021
“La scelta della sinistra di affidare la Presidenza del Consiglio Comunale al gruppo “Orgoglio Centese” è un affronto ai centesi. Non pensiamo che chi ha votato Accorsi lo abbia fatto con la speranza che a ricoprire la seconda carica istituzionale della città fosse poi una persona eletta nella lista di Marco Pettazzoni. Il buon senso avrebbe voluto che a ricoprire l’incarico fosse un consigliere di maggioranza, la sinistra ha invece preferito onorare quello che evidentemente era un patto politico pre-elettorale consegnando una poltrona allo schieramento di Pettazzoni, decisivo per la loro vittoria.
Orgoglio Centese ha gettato la maschera e si è mostrata per quello che è: una lista con a capo persone che inizialmente si professavano come “il vero centrodestra” ma che poi non si sono fatte scrupoli, per inseguire poltrone e personalismi, a schierarsi apertamente a fianco del Partito Democratico.” A dirlo sono il coordinatore comunale della Lega, Luca Cardi, e il capogruppo in consiglio comunale Alex Melloni.

Lega Cento

Foibe

Lettera con risposta: “Vignetta ignobile?”

Egregio direttore,
trovo veramente ignobile fare ironia sulla tragedia delle foibe, pubblicando la vignetta allegata.
Si tratta di una vignetta che offende la memoria degli infoibati e dei loro parenti.
Che cosa penserebbe se qualcuno facesse ironia su Auschwitz?
Mauro Marchetti

Mauro Marchetti protesta per una vignetta che definisce ignobile. Al di là del diritto alla libera espressione, diritto costituzionale che questo quotidiano difende ogni giorno, la vignetta incriminata non diffama o infanga in nessun modo le migliaia di istriani finiti nelle foibe. “E allora le foibe?” è invece proprio la risposta revisionista (e codarda) di coloro che negano l’orrore dell’Olocausto e la responsabilità dei nazisti e dei fascisti di casa nostra. Insomma… cito de foibe, per negare i campi di sterminio. Si tranquillizzi comunque, il signor Marchetti, ferraraitalia ha orrore di entrambi, e ne ha più volte scritto.
Francesco Monini
direttore di ferraraitalia

Tappa a Riva del Po per i laboratori dell’Area Interna del Basso Ferrarese.

Giovedì 11 novembre, ore 17, online.

Tappa a Riva del Po per i laboratori dell’Area Interna del Basso Ferrarese.

Introduce il Sindaco Andrea Zamboni.

Prosegue spedito il percorso dei Laboratori online dedicati alle progettualità dell’Area Interna del Basso Ferrarese. La Cabina di Regia dell’Area Interna Basso Ferrarese, ha organizzato l’incontro tematico che si terrà giovedì 11 novembre alle ore 17 sulla piattaforma zoom, con l’introduzione del Sindaco di Riva del Po, Andrea Zamboni, ospitante virtualmente il laboratorio.
Il tema in discussione sarà:“Attrattività e competitività dei territori: il caso di Ruina new project”, sviluppato dalla Dott.ssa Gabriella Multari, e dall’Ing. Roberto Lanza di Nanoproject.
Gli incontri sono dedicati a raccogliere idee e proposte per costruire una nuova strategia dell’area interna del basso ferrarese, per il periodo 2021-27, coinvolgendo tutti i Comuni del territorio, che ospiteranno virtualmente gli incontri, ma anche altri portatori di interesse, per uno sviluppo territoriale coeso.
Il link per seguire l’evento, aperto a tutti, è sulla pagina facebook di Area Interne Basso Ferrarese oppure si può richiedere a Silvia Trevisani, mail: areeinterne.bafe@unioneterrefiumi.fe.it

Tutti i laboratori sono sul sito: www.areeinternebassoferrarese.it

Il Pd in Regione chiede più tutele per i caregiver familiari, che si occupano di persone care non autosufficienti

Zappaterra (Capogruppo Pd): “Diamo piena attuazione alla legge regionale 2 del 2014 con risorse e politiche integrate”

La figura del caregiver familiare, definita da una legge della Regione Emilia-Romagna come la persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura di una persona cara consenziente, in condizioni di non autosufficienza, ha bisogno di trovare sostegno attraverso politiche pubbliche. Per questo motivo la consigliera Regionale Palma Costi ha depositato insieme alla capogruppo Pd in consiglio regionale Marcella Zappaterra, una risoluzione in cui mette nero su bianco l’agenda di attuazione per migliorare le politiche a sostegno di questa figura preziosa per un welfare a misura di persona.
“Il Gruppo del Partito Democratico in Regione chiede piena attuazione della legge regionale 2 del 2014 dedicata alla tutela del caregiver. In particolare, segnaliamo che il sistema sociosanitario sul territorio ha dato risposte frammentate mentre è opportuno creare una omogeneità di trattamento e di soluzioni, anche attraverso la creazione di una unica cabina di regia regionale e adeguati finanziamenti pluriennali per tutelare i caregiver” dichiara la capogruppo Pd Marcella Zappaterra.
Ma non solo, visto che come si legge nel documento, bisogna implementare i punti sulle assicurazioni, sulla formazione e il riconoscimento delle competenze a sostegno dell’inclusione lavorativa, oltre a formare gli operatori alla conoscenza e utilizzo degli strumenti e procedure regionali e degli interventi attivi o in attivazione sui territori. Inoltre, nella risoluzione, si sollecita un percorso di coinvolgimento di istituzioni e associazioni per integrare competenze/ruoli del caregiving formale e informale per costruire una nuova domiciliarità.
“La nostra è stata la prima regione in Italia ad approvare una legge per il riconoscimento e il sostegno del Caregiver familiare grazie a una proposta che era nata dal basso e soprattutto dal lavoro della Associazione dei Caregiver familiari dell’Emilia-Romagna. Proprio ieri, in IV commissione regionale, abbiamo dato parere favorevole agli stanziamenti del Fondo regionale per la non autosufficienza, che prevede 5,3 milioni di euro ai caregiver. – richiama Zappaterra che conclude – Trattandosi di figure fondamentali per la tenuta del sistema socio-sanitario, è giusto dare più forza alla legge che li tutela”.

mani logica cubo

SALVIAMO IL MONDO…
a partire dai nostri cervelli.

 

La pandemia pare abbia fatto della razionalità una funzione misteriosa, a volte ingombrante, addirittura considerata pericolosa o per lo meno limitante. Non avere esercitato la nostra mente alla razionalità può comportare però di essere facilmente vittime della scissione fra i due sistemi cognitivi resi famosi da Kahneman [Qui], psicologo israeliano premio nobel per l’economia, con il suo libro Pensieri lenti e veloci.

Non si tratta di due componenti anatomiche del cervello, ma di due modalità operative: il Sistema 1 consiste nei giudizi istantanei; il Sistema 2 nel pensarci due volte.

Il nostro barcamenarci per i mondi poco conosciuti, con cui l’aggressione della malattia ci ha costretto a confrontarci, ha fatto emergere quanto le persone abbiano difficoltà a misurarsi con i parametri della razionalità.

Questo dovrebbe essere un obiettivo dell’istruzione: padroneggiare gli strumenti intellettuali di un corretto ragionamento. Logica, pensiero critico, i modi ottimali per adeguare le nostre convinzioni e prendere decisioni, strumenti di ragionamento indispensabili per evitare la follia nella nostra vita personale e nelle politiche pubbliche.

Francesco Bacone [Qui] scrisse di un uomo al quale, condotto in una chiesa, era stato mostrato un dipinto che raffigurava dei marinai scampati a un naufragio grazie a un voto: «E dove sono dipinti» chiese l’uomo «quelli che, dopo aver fatto il voto, sono periti ugualmente?».

La razionalità non va di moda. Secondo un recente luogo comune vivremmo nell’era della “postverità”. Come dire che siamo al paradosso, considerato che l’affermazione non può essere vera. Se lo fosse affermerebbe qualcosa di vero sull’epoca in cui viviamo.

Insomma, la razionalità ci scarseggia, l’istruzione non ci aiuta. A ben vedere la nostra cultura umanistica riesce con straordinario equilibrismo a tenere insieme razionale e irrazionale, fisico e metafisico, dio, santi, madonne e miracoli con la fisica dei quanti.

Perché allora stupirsi se la pandemia da Covid-19 ha dato la stura al delirio nazional-fascio-populista della dittatura sanitaria, delle teorie del complotto, della malattia come arma biologica messa a punto dal nemico sinico, un trucco di Bill Gates per impiantare microchip tracciabili nei corpi delle persone, il complotto di una cricca di élite globali per controllare l’economia mondiale. La fiera della ciarlataneria e della cialtroneria  avallata da celebrità, filosofi e politici.

Inquietante. Ma ormai tutto si beve, come se intorno a noi fosse esplosa una grande maionese impazzita, che non risparmia i suoi schizzi né a destra né a sinistra. Sottomettere tutte le proprie credenze al tribunale della ragione e delle prove è una capacità innaturale, come saper leggere, scrivere e fare di conto, e, quindi, va appresa e coltivata.

È a questo che servono le scuole e le altre istituzioni, che hanno il compito di rendere le persone più razionali. Sviluppare la razionalità con cui nasciamo e cresciamo, il nostro buonsenso, la nostra capacità di cavarcela, usando gli strumenti di ragionamento più potenti messi a punto dai migliori pensatori nel corso dei millenni. Kahneman ha osservato che gli esseri umani non sono mai così irrazionali come quando proteggono le loro idee predilette.

Come conciliare la razionalità, che ha permesso alla nostra specie di cavarsela nelle diverse epoche, con i nostri sbandamenti, ossia i nostri bias, vale a dire pregiudizi, illusioni e fallacie cognitive? Come la nostra specie possa essere così intelligente e, tuttavia, venire tanto facilmente illusa?

Per quanto il nostro sistema cognitivo sia eccellente, nel mondo della complessità, delle conoscenze ancora sconosciute dobbiamo sapere quando ignorarlo e affidare il nostro ragionamento agli strumenti della logica, della probabilità e del pensiero critico, che estendono le facoltà della nostra ragione al di là di ciò che ci è stato dato dalla natura.

Nel XXI secolo, se pensiamo di basarci sul nostro istinto, sulla fiducia in noi stessi, assisteremo, come del resto sta già accadendo, al concreto rischio di mandare oltre le persone anche la nostra democrazia al cimitero.

Nonostante tutte le conquiste della scienza, i progressi tecnologici, l’affermarsi sempre più del principio di realtà, la mentalità mitologica occupa ancora vasti territori nel continente delle credenze mainstream. L’esempio ovvio sono le religioni. A vent’anni dall’inizio del terzo millennio  i “nuovi atei”, Sam Harris, Daniel Dennett, Christopher Hitchens e Richard Dawkins, sono ancora vituperati.

Principi base, per esempio che l’universo, per quanto riguarda gli esseri umani, non ha alcuno scopo, che tutte le interazioni fisiche sono governate da poche forze fondamentali, che i corpi viventi sono complesse macchine molecolari e che la mente è l’attività di elaborazione delle informazioni del cervello, non vengono mai spiegati, forse per timore di offendere sensibilità religiose e morali. Non deve sorprendere, quindi, che ciò che la gente ricava dall’istruzione scientifica sia un guazzabuglio sincretico, in cui gravità ed elettromagnetismo convivono con karma e poteri curativi dei cristalli.

Del resto nelle nostre scuole d’infanzia pubbliche è permesso inculcare per un’ora e mezza alla settimana a bambini di tre anni l’idea di dio e i principi di una religione, quella cattolica. Per poi continuare negli altri gradi di istruzione, con un’insistenza oraria soprattutto quando le menti dei piccoli sono più malleabili, vedi le due ore nella scuola primaria.

Pretendere di educare le intelligenze alla razionalità e alla logica quando si chiedono atti di fede è un paradosso, che però noi coltiviamo nell’assoluta indifferenza generale. La stessa con la quale siamo sedotti dalle sirene dei reduci del latino e dalla inossidabilità dei licei classici, dove ancora la matematica è insegnata per due ore alla settimana contro le diciannove riservate alle materie umanistiche.

Non dovremmo dunque neppure meravigliarci delle emozioni stupide ed illogiche degli esseri umani, quelle che fanno dire al signor Spock di Star Trek, che per lui sono una costante causa di irritazione e per questo non gli è mai piaciuto lavorare a contatto con gli umani.

Dall’assalto alla CGIL alle manifestazioni di piazza dei no-vax e dei no-pass, a nessuno dotato di razionalità piacerebbe lavorare a contatto di queste persone. La lezione che ci viene da questi due anni di aggressione del virus riguarda prima di tutto la razionalità, come recuperarla, come difenderla, come farla crescere.

Un’altra questione  che investe la scuola, contenuti, qualità e contraddizioni della nostra istruzione, della formazione che vendiamo, in cambio del loro tempo, a bambine e bambini, a ragazzi e ragazze.

Invece di inventarci nuove giornate da celebrare a scuola, nuovi format di educazione civica, la prima educazione è quella di far funzionare i cervelli, di allenarli alla ragione, alla logica, al pensiero critico, da subito, anziché indottrinarli con materie di fede. Allenarli almeno ogni giorno per le trentatré settimane di scuola di ogni anno.

C’è l’ecosistema del pianeta da salvare, ma se non curiamo prima l’ecosistema dei nostri cervelli  sarà difficile pensare per il futuro ad una esistenza sostenibile.

Per leggere gli altri articoli di Giovanni Fioravanti della sua rubrica La città della conoscenza clicca [Qui]

La tua voce in regione

Cari amici e care amiche,

siamo alle prese con settimane cruciali per sostenere la ripresa dell’Italia e della nostra Emilia-Romagna. Una ripresa che ci pone innanzi tante sfide per il futuro di lungo periodo della nostra società, profondamente scossa da questi due anni di pandemia. Proprio la pandemia che, nonostante le nostre vite siano ormai tornate alla piena normalità dai scorsi mesi estivi e anche i settori più a rischio hanno potuto riaprire e ripartire, non è in alcun modo da considerare finita. Grazie al vaccino siamo riusciti a contenere il contagio, anche in questa prima fase della stagione fredda, vi ricordo che proprio in questi giorni lo scorso anno sono state istituite le zone e i colori che per lunghi mesi hanno contrassegnato le nostre vite. Nonostante questo buon risultato, non possiamo assolutamente permetterci di abbassare la guardia e dobbiamo vaccinarci tutti e tutte senza esitazione. Gli scontri avvenuti in molte città e i gravi atti di vandalismo ai danni delle sedi vaccinali accaduti anche a Ferrara vanno condannati con ogni mezzo.

In Regione l’agenda è fitta di appuntamenti. In questo mese di novembre inizia il lavoro di confronto e mediazione per la stesura del bilancio 2022, che arriverà in aula prima delle festività natalizie, in modo da fornire all’ente regionale tutti gli strumenti per affrontare al meglio un nuovo anno di investimenti che avrò modo sicuramente di spiegarvi nelle prossime settimane. Intanto continua il sostegno alle categorie più colpite dalle restrizioni dei mesi scorsi. Proprio in queste settimane è stato aperto il bando per destinare fondi alle associazioni sportive per consentire loro di riprendere le tante attività.

Anche sul versante politico ci sono appuntamenti importanti all’orizzonte. Infatti il Partito Democratico, a livello regionale, è chiamato a rinnovare i propri vertici eleggendo il nuovo segretario. Ci tengo a ringraziare il segretario uscente, Paolo Calvano, per tutto il lavoro svolto in questi lunghi anni. Nelle prossime settimane in ogni federazione provinciale e in ogni singolo circolo del PD si svolgeranno momenti di dibattito e confronto per la scelta tra i vari candidati. Un momento di democrazia al nostro interno che ci contraddistingue rispetto a molte altre forze politiche.

Marcella Zappaterra

SCIOPERO IGIENE AMBIENTALE: GRANDE ADESIONE A FERRARA

 

C’è stata una grande adesione delle lavoratrici e dei lavoratori allo sciopero odierno del Comparto dell’Igiene Ambientale, proclamato dai sindacati Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel per il rinnovo dei CCNL Utilitalia e Fise, scaduti da quasi 3 anni.

L’adesione allo sciopero è stata del 95% in Hera ed in altre aziende di settore, con un presidio in mattinata davanti alla sede di Hera Ambiente a Ferrara.

I sindacati esprimono il ringraziamento a lavoratrici e lavoratori del Comparto per l’adesione allo sciopero e per la partecipazione al presidio.

“E’ un segnale che darà forza per la ripresa del tavolo delle trattative – hanno detto i sindacalisti oggi presenti – nella vertenza per il rinnovo dei CCNL scaduti”.

Le principali rivendicazioni portate oggi in sciopero dai sindacati riguardano il contrasto al dumping contrattuale, il rafforzamento delle relazioni industriali, il contrasto alla precarietà, l’orario di lavoro, gli aumenti adeguati, la necessità di un contratto unico di settore inclusivo dei lavoratori di tutta la filiera.

“Siamo qui uniti per lottare per i nostri diritti – hanno proseguito dal presidio – per noi ed i nostri figli”.

Massima attenzione è posta al sistema degli appalti che rischia e provoca precarizzazione, abbassamento dei salari e diminuzione dei diritti per un settore essenziale come la raccolta dei rifiuti che ha un’importanza fondamentale per i servizi ai cittadini.

CdLT-Cgil

TEATRO COMUNALE
Il balletto della pandemia, prima nazionale a Ferrara

 

Il lockdown che come per incanto ha infilato uffici e redazioni tra telecomandi e playstation dei nostri tinelli, per sei bei giovani ballerini e sei belle giovani ballerine ha trasformato salotti e monolocali nella porzione di una grandiosa e frastagliata sala prova, disseminata probabilmente tra l’Olanda, il Belgio, l’Italia. Mentre io mi districavo tra le e-mail d’ufficio e le varie richieste di servizio annunciate dalle notifiche di WhatsApp, loro volteggiavano lievi e tenaci sotto le webcam accese. A fare della pandemia il filo conduttore di un ambizioso spettacolo è “Blasphemy Rhapsody – La volubilità delle certezze”, andato in scena al Teatro Comunale di Ferrara sabato 6 novembre 2021 in prima nazionale.

Emio Greco in scena al Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

Questo è l’appuntamento che ha visto Ferrara accogliere il debutto italiano del nuovo lavoro firmato dal danzatore e coreografo Emio Greco insieme con il regista olandese Pieter C. Scholten, a conclusione del “Festival di danza contemporanea” del teatro Claudio Abbado con protagonista la compagnia di danza olandese Ick Dans Amsterdam.

Victor Swank con Emio Greco e una delle ballerine della compagnia Ick Dans (foto Marco Caselli Nirmal)

Ritmi concitati, sincronici, ma che mantengono rigorosamente distanziati gli uni dagli altri aprono il balletto, che già nella scheda descrittiva viene presentato come uno spettacolo che “nasce in un momento storico – quello della pandemia da coronavirus – in cui ogni certezza sociale, umana, professionale non trovava più alcuna radice in un’unica visione di cultura”.

Emergenza sanitaria raccontata attraverso la danza, dunque, con l’isolamento che ha trovato una via di fuga nel collegamento a distanza. Il riferimento pandemico viene mostrato in maniera quasi documentaria alla fine, quando sulla scenografia di sfondo viene proiettato il mosaico delle schermate con ciascuno dei protagonisti più o meno riconoscibile nelle sagome-video dei danzatori, che piroettano e muovono le braccia in ambienti dall’aspetto assolutamente domestico.

I danzatori dell’Ick Amsterdam sul palco ferrarese (foto Marco Caselli Nirmal)

Tutti i gesti e i movimenti dello spettacolo “Blasphemy Rhapsody” sono del resto così perfetti e, nello stesso tempo, caratterizzati da quell’individualismo che mantiene ogni mossa dell’uno uguale ma staccata da quella degli altri. Un filo conduttore molto concreto, dove diversi elementi vanno a rafforzare questo parallelismo tra la realtà dominata dall’avvento di un virus e l’impeccabile messa in scena. Ecco allora l’irruzione sul palco di una figura maschile nerovestita, che richiama a sé tutto il corpo di danza e governa una specie di girotondo che gravita intorno a lui; poi la figura del ballerino (interpretato dallo stesso Emio Greco) che irrompe con la croce rossa sul petto a impartire indicazioni; lo sventolio dei drappi bianchi; l’applicazione collettiva di una mini-mascherina nera sul naso.

Il riferimento cronachistico è comunque uno spunto. La danza contemporanea sta alla danza classica un po’ come l’astrattismo alla pittura figurativa. La narrazione di una storia, così come la rappresentazione di persone, paesaggi o figure, non sono più il fine ultimo dello sguardo. Per apprezzare la danza contemporanea, mi rendo conto che bisogna piuttosto cambiare approccio e trovare una nuova modalità, che renda apprezzabile ciò che si vede e gli dia un senso altro, che va oltre i riferimenti narrativi.

I ballerini della compagnia olandese Ick Dans Amsterdam (foto Marco Caselli Nirmal)

Per chi, come me, non è conoscitore del genere, uno spettacolo di danza contemporanea richiede forse di lasciarsi soprattutto andare ai suoni e alla messa in scena della bellezza dei corpi, che creano composizioni spericolate e armoniche, flessuose ondulazioni e colpi di scena, mescolando – in questo caso – ritmi quasi tribali, posizioni ginniche, una rivisitazione del charleston post-bellico e danze liberatorie del sud d’Italia.

Le coreografie di questi danzatori e danzatrici –  perfettamente modellati, snodati e sincronizzati – compongono figure singole e d’insieme che offrono suggestioni visive basate sui loro movimenti frenetici e sinuosi, a volte identici tra loro o volutamente dissonanti e ampliati fin quasi allo spasimo. L’immagine complessiva, che il palco offre allo sguardo del pubblico, si modella sulla base dei suoni e dei ritmi, come un’onda che trascina lo spettatore dentro quelle movenze, che nella vita reale sarebbero improbabili, e che però nei ballerini che le realizzano sul palco sono così scorrevoli e inappuntabili da diventare naturalissime.

“Blasphemy Rhapsody” (foto Marco Caselli Nirmal)

Nella danza classica tutto questo viene incapsulato nell’involucro di una narrazione con personaggi riconoscibili attraverso scenografie e costumi che raccontano una storia con passi e volteggi. La danza contemporanea lascia da parte la trama, o, meglio, la riduce come la rappresentazione di un quadro astratto, dove il tema è un’ispirazione per lasciare poi forme, composizioni e colori a dominare la scena, relegando in sottofondo gli eventuali significati letterali della rappresentazione figurativa.

Luci e corpi protagonisti sul palco del Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

Nel romanzo “Un amore” di Dino Buzzati, la partecipazione alle prove di un balletto a cui il protagonista si trova ad assistere descrive bene la sensazione che la danza contemporanea, nella sua essenzialità, può trasmettere. “Vedendole così vicine – racconta il narratore a proposito delle ballerine – prese dall’impegno del lavoro, senza trucchi né code di pavone, così semplici e disadorne, nude più che se fossero nude, Dorigo capì improvvisamente il loro segreto”. Per il protagonista del romanzo il ballo altro non è che “un meraviglioso simbolo dell’atto sessuale”. A questa sublimazione della passione carnale, della fusione dei corpi e del piacere – secondo lui – mirano alla fin fine tutte le componenti che stanno dietro un balletto: “la regola, la disciplina, la ferrea e spesso crudele imposizione, alle membra, di movimenti difficili e dolorosi, il costringere quei giovani corpi verginali a far vedere le più riposte prospettive in posizioni estremamente tese e aperte, la liberazione delle gambe, del torso, delle braccia nelle loro massime disponibilità”. Per lui “la bellezza stava appunto in questo appassionato e spudorato abbandono” a cui le ballerine si dedicano “con impeto, con patimento, con sudore”.

La compagnia Ick Dans Amsterdam alla fine dello spettacolo, a Ferrara il 6 novembre 2021

Con energico impeto – sudato, convincente e impeccabile – gli interpreti dell’Ick-Ensemble spiccano per le loro personalità fisiche, che alla fine ci diventano familiari come i personaggi di una storia: lo scultoreo, tanto alto quanto esile ed atletico corpo candido del ricciuto Victor Swank, l’aria della fidanzatina di scuola della bionda Doreja Atkociunas che con il suo semplice abito bianco sembra fare irrompere la normalità sulla scena dell’emergenza (e che infatti se ne resta per lungo tempo seduta in disparte), il mediterraneo Denis Bruno d’aspetto un po’ piratesco, la minuta Maria Ribas, le slanciate Sixtine Biron e Beatrice Cardone dalla lunga chioma ondeggiante, il diavolesco Emio Greco, i prodighi Louis Dobbs e Dennis Van Herpen dalle fattezze fiamminghe, la scattante Laurie Pascual, Marie Couturier dalla chioma fluente e l’aspetto d’eroe selvaggio di Claudio Murabito. Lunghi minuti di applausi scrosciano sul palco a ripagare la compagnia di una tensione incessante che ha inchiodato il pubblico per settanta minuti di suggestioni, acrobazie e corpi, trasformati in materia di composizione artistica.

La Terra vista dalla Luna

Premessa: questo “germoglio” non è a favore del Green Pass

In questo video: (qui) possiamo godere di uno straordinario siparietto, che illustra uno spaccato dell’animo italico come solo un ispirato Ennio Flaiano sarebbe stato capace di rappresentare. Il video illustra un frangente dell’ultima manifestazione contro il Green Pass tenutasi a Milano.

Ad un certo punto la rappresentante della Questura illustra chiaramente ai manifestanti, circondati dalle forze dell’ordine (in assetto assolutamente pacifico), qual è la strada da seguire per uscire dal cordone e tornare alle proprie abitazioni, perché non è consentito ai manifestanti bloccare il traffico nell’area della Darsena. Per tutta risposta, uno dei manifestanti prende il telefonino e chiama il 112 per protestare (contro non si sa che cosa, visto che non è bloccato e anzi gli è stato spiegato come andarsene a casa), e dopo aver descritto la situazione al telefono, il 112 gli chiude la comunicazione.

Del resto, voi cosa avreste fatto dopo che uno chiama la Polizia per protestare per il fatto che la Polizia, pacificamente, gli dice che può andarsene pacificamente? Allora lui riprova a fare il 112 e finge di sentirsi male (in effetti il soggetto non sta bene, ma in un senso più escatologico, mentre fisicamente appare in ottima forma).
In questo video si vede anche qualcuno che dubita del fatto che i poliziotti in piazza siano veramente poliziotti.
A questo punto potremmo dubitare del fatto che il video sia vero e che non sia un montaggio di Lercio. Invece è tutto vero. E queste persone hanno l’aspetto di persone normali. E i poliziotti sembrano veri poliziotti, e il tutto sembra svolgersi in effetti in una piazza di Milano, Italia, pianeta Terra.
Ma forse non è così: forse i poliziotti sono figuranti, al 112 risponde un impostore, il pianeta Terra non è rotondo, Magellano era un pazzo, Luca Parmitano dallo spazio trasmette immagini fasulle e con lui Gagarin, Armstrong e tutta la stirpe degli Impostori dello Spazio.

“Here am I floating round my tin can
Far above the Moon
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do”.
David Bowie

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osservatorio globale

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Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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