Giorno: 21 Novembre 2021

ragioniere calcolatrice ufficio

Diario in pubblico
Le ragioni dei ragionieri

 

Da sempre ricordo il mio insegnamento all’Istituto Tecnico per Ragionieri Vincenzo Monti di Ferrara tra le mie esperienze più esaltanti nella mia ormai lunghissima missione pedagogico-didattica; perché in quegli anni, proprio in quell’Istituto, insegnavano maestri della cultura non solo ferrarese: da Roberto Pazzi all’amica di una vita Elettra Testi, da Roseda Tumiati Ravenna a Gianni Giordani a Luciana Roccas Sacerdoti, per nominare quelli a me più vicini.

Qui ho avuto la fortuna, come molte volte ho raccontato, d’insegnare per un anno nella sezione A, dove ho conosciuto, partecipato, aiutato, la crescita culturale di straordinari ragazzi e ragazze che ancora oggi restano tra i migliori amici di una vita. Tra costoro Fiorenzo Baratelli, con il quale continuativamente si esplica uno scambio culturale, specie da quando fu nominato direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara, carica oggi ricoperta dal filosofo Nicola Alessandrini.

Fiorenzo ha sviluppato verso quel tipo di studi un’avversione forse capibile per chi si sentiva chiamato ad altro tipo di studi e per quella necessità di scelta tipica, a quei tempi, di chi proveniva da una famiglia operaia o di modesta condizione economica. E anche dopo la sua brillantissima carriera dall’Università di Sociologia di Trento ai prestigiosi incarichi in ambito politico-culturale, per lui la parola ‘ragioniere’ evoca qualcosa di non amato, o meglio rifiutato anche in base ad esperienze dirette avute in quella scuola.

Inutile però rammentargli che a me deve la conoscenza di quel ragioniere – anzi ‘il Ragioniere’ – che è stato il più grande poeta del Novecento: Eugenio Montale [Qui]. E con che soddisfazione entrambi abbiamo sbandierato il servizio apparso su la Repubblica del 16 novembre di Corrado Zunino [Qui], Quel cinque in chimica la macchia sulla pagella del ragionier Montale.

Eusebio, come racconta l’articolo, fu costretto dal padre a seguire Ragioneria, per poterlo poi impiegare nella ditta di famiglia, la cui attività era l’importazione di acqua ragia. E, poiché tout se tient, tra i clienti c’era la ditta Veneziani dove lavorava Italo Svevo…Il poeta è un ragazzo sofferente e apparentemente svogliato. Gli verrà data un’insufficienza in Chimica nel primo trimestre e si salverà solo per i voti eccellenti nelle materie cosiddette umanistiche.

A questo punto, per associazione, mi sovviene il mio lungamente odiato rapporto, non con le materie scientifiche, totalmente ignorate da me, che non riesco a fare un’equazione, ma con il latino, in cui ebbi, prima come insegnanti, poi come colleghi, i più illustri del tempo: Alessandro Ronconi [Qui] e Antonio La Penna [Qui].

Il motivo era semplice; le lezioni si svolgevano alle 15 ed io, da un’intera vita, a quell’ora dormivo e dormo. Miseramente fallii il primo esame su Orazio e, con una sentenza che rimase impressa nel mio immaginario, ricordo la voce pensosa di La Penna che mi sussurrava “solo per rispetto all’amico Walter Binni [Qui], di cui lei è un allievo importante, non concretizzo in voto il mio giudizio!”

Altro che Ragioneria…. Altrettanto con Ronconi, che insegnava grammatica latina e che aggrediva letteralmente lo studente allorché entrava, urlandogli una frase che si doveva immediatamente tradurre. La figura miseranda si configurò in un surreale discorso, che espressi con l’incoscienza della disperazione. All’urlo: “Gli ambasciatori vennero a Roma per recare doni” risposi che non si poteva tradurre, perché recare era verbo intransitivo!

Ma i ragionieri, come suggerisce una Intervista al signor Rossi che Michele Serra [Qui] fa a Vasco Rossi [Qui] apparsa sul Venerdì di Repubblica del 12 novembre scorso, sono straordinariamente importanti in un territorio quale quello che si svolge lungo la via Emilia e che, seppur tangenzialmente, tocca anche Ferrara.

Serra dà un resoconto assai preciso e puntuale della vocazione economico e culturale di quella zona, una vocazione non riferibile alla borghesia ma al “popolo”: “Enzo Ferrari è figlio di un meccanico, Lucio Dalla di una sartina, Francesco Guccini di un impiegato alle Poste, Gianni Morandi di un ciabattino, Ferruccio Lamborghini e Serafino Ferruzzi entrambi di contadini, Enzo Biagi di un magazziniere, il clan transoceanico dei Panini nasce dai campi e da un’edicola nel centro di Modena, Ligabue il cantante ha cominciato come operai metalmeccanico, Ligabue il pittore era povero , rachitico e senza padre”[ivi, p.15].

In questo ambiente è cresciuto Vasco Rossi in quanto “figlio perfetto di questa terra che ha deciso di testa sua, dove non è chi ha fatto il Classico, ma chi ha fatto L’Istituto tecnico e Ragioneria, a battere ogni primato” [p.16]. Così come il mio ragionier Baratelli, uomo di infinite letture, mutatis mutandis Vasco Rossi, con una punta di orgoglio, afferma di avere letto per ben due volte l’intera Recherche proustiana, Aut-Aut di Kierkegaard e Heidegger durante la pandemia.

Certo, confessa avrebbe voluto fare il Classico o lo Scientifico, ma quella era stata la strada se non imposta subìta. E con orgoglio ricordo a Fiorenzo, che a quel Tecnico mi ha conosciuto e si è aperto a quella cultura, che anch’io in altra situazione sono stato costretto a seguire. Non il Classico, ma le Magistrali. Conclude Serra: “E dunque lunga vita a Vasco lunga vita a chi voleva fare il Classico ma ha fatto il Tecnico e gli è bastato per conquistare il mondo” [p.21].

In questi mesi, ormai anni, che rintanati nei nostri fortilizi, cerchiamo di combattere non solo un virus, quello del Covid, ma anche ciò che sembra sia infettato da altre pericolose scelte, ad esempio quelle del Matteo fiorentino, che a sentir come spiega e parla, ho soprannominato alla francese baguette che nella mia forse improbabile versione traduco in filone.
A livello metaforico certamente!

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

PER CERTI VERSI
Paura e coraggio

PAURA E CORAGGIO

Ci vuole molto coraggio
Per vivere
In un modo
E mondo del genere
Ci vuole tanta paura
Per non uscire di scena
E rimanere lì
A ciucciare la vena
Di questa fonte malata
Ma
Ancora vita
Ammaliata
Dalla bellezza
Che non salva
Ma guarda
Nelle tue parole
Di salvia
Nel burro
Fuso
Di una luna
Che mi appoggi
Ostia
Sulle labbra

Ogni domenica Ferraraitalia ospita ‘Per certi versi’, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio.
Per leggere tutte le altre poesie dell’autore, clicca
[Qui]

24 Novembre 2021 a partire dalle 17.30 “Leggiamoci negli occhi”.
Le biblioteche di Ferrara seminano parole contro la violenza

Mercoledì 24 Novembre 2021 a partire dalle ore 17.30
GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE 2021
Leggiamoci negli occhi: le biblioteche di Ferrara seminano parole contro la violenza
 
Azione poetica diffusa “a tu per tu” 
Poesie che raccontano storie, musica che regala emozioni
 
Gaia Zara (chitarra e voce), Martina Kolbe e Giulia Taibi (lettrici dell’Associazione Circi). 
Tre giovani volontarie, con musica e poesia, interpretano “a tu per tu” storie di donne, di violenza e di speranza.
? Età consigliata: dai 12 anni
? Ingresso libero e gratuito. Per info: 0532 418231 info.niccolini@comune.fe.it
? In occasione dell’iniziativa, Casa Niccolini resterà aperta al pubblico dalle 14.30 alle 18.30 (oltre al consueto orario dalle 9 alle 12.30)
 
AZIONE POETICA DIFFUSA “a tu per tu”. Non una semplice lettura ad alta voce ma un’esperienza unica e intima di riflessione.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, le biblioteche di Ferrara, all’unisono, propongono una performance poetica per uno spettatore alla volta.
Vi invitiamo a scegliere una o più biblioteche in cui recarvi e lì scoprire i percorsi poetici proposti, in cui ogni poesia verrà letta o narrata a bassa voce “a tu per tu”. 
L’evento si svolgerà contestualmente nelle seguenti biblioteche: Biblioteca comunale Ariostea, Biblioteca Casa Niccolini, Biblioteca Giorgio Bassani, Biblioteca Dino Tebaldi, Biblioteca Gianni Rodari, Biblioteca Aldo Luppi, Biblioteca Popolare Giardino, Biblioteca Centro Documentazione Donna 
Per l’occasione verrà attivato un workshop di lettura a voce alta a cura di Ferrara Off. Per informazioni https://www.ferraraoff.it/ e info@ferraraoff.it

Silvio Orlando, una “Vita davanti”: anche per l’ultimo degli ultimi.

 

Calarsi nei panni di un bambino, che vive nel quartiere più multietnico di Parigi, in un buco di casa arrampicato al sesto piano di un palazzo della periferia, tra prostitute e travestiti, e guardare il mondo provando insieme a lui tutte le emozioni più profonde: un disperato bisogno d’affetto, divertimento comico, scoperte, paura dell’abbandono, commozione, senso di inadeguatezza, istinto di nascondersi, ma allo stesso tempo una voglia disperata di essere preso in considerazione. È una situazione lontana anni luce dallo scintillio degli Champs Elysées e dagli ambienti alla House of Cards, quella messa in scena da Silvio Orlando come interprete unico de “La vita davanti a sé”. L’opera, da lui stesso diretta e adattata partendo dal romanzo omonimo di Romain Gary, in scena sul palco del Teatro Comunale di Ferrara da giovedì 18 a domenica 21 novembre 2021.

Silvio Orlando ne “La vita davanti a sé” sul palco del Teatro Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

“Di solito non mi piacciono le letture di testi narrativi – ha spiegato Silvio Orlando nell’incontro con il pubblico che si è tenuto sabato 20 novembre nel Ridotto del Comunale – ma tutto questo è nato proprio dalle pagine che mi chiesero di leggere al Festival della spiritualità di Torino del 2017. E quel romanzo da allora mi si è attaccato al cervello come un virus e, grazie al virus della pandemia, ho trovato il tempo e l’occasione per lavorarci su. Il musicista Simone Campa, che è con me sul palco e dirige l’orchestra Terra Madre, è l’unico superstite del gruppo che era con me a Torino, e l’opera si sviluppa insieme alla musica”.

Silvio Orlando durante l’incontro con il pubblico al Ridotto del Comunale (foto GioM)

La rappresentazione è tutta incentrata sull’interpretazione di Silvio Orlando, che si mette nei panni del bambino arabo di dieci anni (“l’ultimo degli ultimi”), ma anche di tutti gli altri personaggi che via via compaiono nel racconto. In questo l’attore riesce a passare con disinvoltura dal broncio del ragazzino alle pose della ex prostituta ebrea di origini polacche Madame Rosa (“95 chili, uno più brutto dell’altro”), fino all’espressione spettrale dell’ipotetico padre e all’evocazione della vezzosa e muscolosa Madame Lola, senegalese passata dal ring della boxe ai viali del Bois de Boulogne, facendo vivere allo spettatore tutta l’emozione e l’intensità di questi personaggi e di questi incontri. Lo spettatore riesce a crearsi un’immagine viva, forte e densa per ogni carattere, grazie alle parole e alle espressioni di Silvio Orlando. La naturalezza della recitazione è tale che rende concreta ogni visione, facendo dimenticare che in scena c’è un’unica persona, che ne evoca così tante e svariate.

Kaw Sissoko al Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

Lo spettacolo è accompagnato dalla musica diretta da Simone Campa, che ne è anche interprete alla chitarra e alle percussioni, insieme con Gianni Denitto al clarinetto e sax, Maurizio Pala alla fisarmonica e il senegalese Kaw Sissoko che suona un enorme strumento costruito con una zucca vuota e corde da pesca (kora) e un tamburo africano (djembe).

Silvio Orlando con l’orchestra Terra Madre sul palco del Teatro Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

“La musica arriva dove non arriva la parola”, ha sottolineato il direttore artistico del teatro, Marcello Corvino, nei panni di moderatore dell’incontro con il pubblico e che, nel bel mezzo della sala affollata dagli spettatori venuti ad ascoltare la compagnia, tira fuori il violino e si mette a suonare in una travolgente e improvvisata sessione, che vede il contributo anche di Silvio Orlando perfettamente a suo agio al flauto traverso.

“Da ragazzo credevo che la musica fosse la mia vocazione – ha raccontato sempre pieno di autoironia l’attore – e suonavo con molta partecipazione e convinzione a tutte le manifestazioni studentesche, dove gridavo il mio impegno interpretando con molto trasporto gli Inti-Illimani. È da lì che un mio amico ha visto in me un grande talento, comico però, e praticamente mi ha obbligato a recitare. Così la mia carriera musicale si è interrotta!”.

Silvio Orlando suona con i musicisti al Teatro Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

Poi Orlando ha spiegato come l’incontro con questo testo sia stato per lui un’illuminazione. La storia – come si legge nella scheda descrittiva – è quella di “Momò, bimbo arabo di dieci anni che vive nel quartiere multietnico di Belleville nella pensione di Madame Rosa, anziana ex prostituta ebrea che ora sbarca il lunario prendendosi cura degli ‘incidenti sul lavoro’ delle colleghe più giovani”. L’autore del romanzo, Romain Gary – fa notare l’attore – era a sua volta “un immigrato, arrivato in Francia dalla Lituania, perché sua madre aveva il mito di Parigi, come il posto dove, chi ha talento e impegno, può diventare quello che vuole. E in effetti lì, Gary, raggiunge tutto ciò che può desiderare di diventare: diplomatico, attore, scrittore e vincitore del premio Goncourt. Ma al culmine della carriera, quando ormai lo davano per decotto, trova la voglia di debuttare di nuovo, scrivendo sotto pseudonimo la storia di un clandestino arabo, figlio di una prostituta morta, costantemente diviso tra il bisogno di nascondersi e la voglia di farsi notare. Una storia che racconta che un’altra possibilità di stare al mondo c’è. I migranti sono un po’ come le api: ci sembrano un fastidio, poi scopriamo che senza di loro l’umanità non avrebbe molto tempo per cessare di esistere”.

Silvio Orlando ne “La vita davanti a sé” sul palco del Teatro Comunale di Ferrara (foto Marco Caselli Nirmal)

La visione che viene fuori – ha sottolineato Orlando – è quella che esce dagli occhi di un bambino, questo romanzo “non è solo un racconto o la storia di immigrati, è la creazione di un mondo, di un universo infantile”.

Locandina de “La vita davanti a sé” sotto i portici del Teatro Comunale di Ferrara (foto GioM)

Quando una signora del pubblico ha fatto notare che a teatro, così come davanti alle pagine del libro, la storia riesce ad acquistare un significato più universale di quello che può offrire una trasposizione cinematografica, l’attore ha concordato: “Il fatto di essere in scena a fare tutti i personaggi ti aiuta a non essere didascalico, usi la parola e la fantasia per trasportare il pubblico in un mondo immaginario. In questo il teatro è più vicino alla letteratura, fa evocare delle immagini dentro ciascuno di noi, a differenza di quanto accade al cinema dove figure e situazioni sono ben definiti”.

MUSICA IN REGALO – Nel breve filmato sotto si può ascoltare un assaggio del brano della tradizione ebraica, basato sul terzo salmo, improvvisata davanti al pubblico del Ridotto del teatro Comunale di Ferrara  dall’Orchestra Terra Madre insieme con Silvio Orlando e con il direttore artistico Marcello Corvino 

La musica – come ha commentato Corvino – è un elemento fondamentale, che “accompagna lo spettatore in questo viaggio, trasferendolo nei luoghi d’origine dei personaggi, ma anche nella Francia di Belleville”. Suoni che evocano mondi e situazioni e fanno entrare nell’intensità delle vibrazioni e delle emozioni di questa vicenda umana, toccante, coinvolgente e divertente. La dimostrazione di ciò si ha davanti al palco del teatro Claudio Abbado, così come nella sala del Ridotto del teatro: la musica trasporta in una dimensione altra, dominata dalle emozioni, dal sentirsi tutt’uno con qualcosa che senti dentro e che può trasformare un uomo con i capelli grigi in un bimbo di dieci anni o in un’anziana signora.

E gli applausi confermano la realizzazione dell’incanto: alla luce ovattata del Teatro così come in quella di pieno giorno del suo Ridotto.

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