Giorno: 25 Novembre 2021

FORMULA SAE/STUDENT:
LIONS CLUB FERRARA HOST SOSTIENE IL SOGNO INGEGNERISTICO


Donato un importante contributo per la creazione di un’auto elettrica da corsa realizzata dagli studenti di ingegneria dell’Università di Ferrara. Il presidente Mazza: “Importante per i Lions Club Ferrara Host supportare questi progetti”

FERRARA Lions Club Ferrara Host sostiene il sogno di una cinquantina di studenti universitari di Ingegneria dell’Università degli Studi di Ferrara: realizzare un modello di auto elettrica da competizione. Ieri sera, all’Hotel Lucrezia Borgia, i Lions della realtà più longeva di Ferrara hanno voluto contribuire al progetto. “Si tratta di un importante sostegno allo sviluppo di questo lavoro – spiega Antonio Mazza, presidente di Lions Club Ferrara Host – che porta Ferrara e la nostra università a competere in ambito internazionale. È importante per noi supportare questo tipo di attività, che diventano una vetrina per gli studenti che vi partecipano e che dà lustro anche alla nostra città”.
“Questo progetto è un esempio virtuoso e positivo, niente di più lontano dal termine ‘bamboccioni’ con cui si etichettano ora i ragazzi – sottolinea Alessandro Balboni, assessore ai Rapporti Unife e all’Ambiente –. Ringrazio il professore Pinelli che è la loro guida e ringrazio Lions Host che ha creduto in questo piccolo sogno. Vederlo presto in campo sarà merito anche del sostegno dei Lions”.

Istituita nel 1981, la Formula SAE è una competizione universitaria internazionale di design ingegneristico, che prevede la costruzione di un monoposto con tutti i crismi della macchina da corsa. Per gli studenti universitari è un modo per confrontarsi in una competizione e di mettere in pratica quanto appreso durante il proprio percorso di studi. L’idea che sta alla base della Formula SAE/Student è creare un team per realizzare un prototipo di auto da corsa. Il gruppo si occupa anche di realizzare il piano aziendale, l’analisi dei costi e si occupa del design e della performance su campo della vettura con prove di durata, di resistenza e di consumi.

“La vision del progetto – spiega Michele Pinelli, docente Unife referente di Formula Student insieme al professore Emiliano Mucchi – è creare un evento universitario che porti beneficio agli studenti, ma anche alle aziende, incoraggiando la ricerca e l’innovazione. Con questo tipo di attività si insegna concretamente a superare le criticità. Lavorando insieme i ragazzi sviluppano quelle soft skills utili per affrontare poi il mondo del lavoro”.
Il giovanissimo Christian Falavena, appena 22 anni, è team leader del progetto ‘made in Ferrara’, che consta di sette diverse aree progettuali, ciascuna con uno studente Unife referente di area. “Tutto è nato durante le giornate di orientamento, quando ho visto esposta in aula la macchina che fu costruita nel 2002”. Proprio l’Università ferrarese, raccontano durante la serata, è stata la prima in Italia a costruire un prototipo di macchina da corsa per questo tipo di competizione. Poi il progetto non ebbe seguito. Da lì l’idea: “Perché non proseguire questa sfida nata nella mia università?”, racconta lo studente, accompagnato da Andrea Pigato, referente dell’area comunicazione. “All’inizio non fu facile. Siamo partiti in otto e ora siamo 48. Per me già questo è un grande successo”.

L’obiettivo, ora, per il team ferrarese è Varano 2022, dove avverrà la prossima gara. “Parteciperanno una trentina di team da tutto il mondo – racconta lo studente – e dall’Italia saranno 15 Università a partecipare, tra cui Ferrara. Sarà un bel riconoscimento per il nostro Ateneo e per gli sponsor che ci stanno sostenendo”.

Anja Rossi | Giornalista, Ufficio Stampa e Comunicazione

Stati Generali di Confartigianato Emilia Romagna, ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Servono misure tarate appositamente sui bisogni della piccola e media impresa”.

BOLOGNA, 25 novembre 2021. “L’obiettivo oggi è quello di poter vivere un Natale in libertà: vanno in questo senso le misure assunte anche in queste ore dal Governo. Abbiamo lavorato bene nei mesi scorsi, ora dobbiamo continuare a combattere il virus in prima linea, a partire dai luoghi di lavoro, creando aziende covid free. Quindi la vittoria sul virus è il presupposto per qualsiasi politica di carattere economico. Le Pmi hanno sofferto particolarmente ed oggi dobbiamo dare un segnale molto chiaro con la riduzione del cuneo fiscale, il grosso delle risorse deve andare alle piccole imprese e nelle buste paga dei lavoratori”. Con queste parole è iniziato l’intervento in videoconferenza di Andrea Orlando, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali al convegno organizzato da Confartigianato Emilia Romagna giovedì 25 novembre al Zanhotel Centergross di Bologna.
Sul fronte delle politiche attive il ministro ha sottolineato come siano stati investiti “circa 5 miliardi di euro a livello nazionale. Noi dobbiamo utilizzare quelle risorse in stretto rapporto con le imprese, costruendo dei patti territoriali perché le misure siano tarate sui bisogni delle imprese. Servono azioni che favoriscano percorsi duali, forme di apprendistato con formazione, formazione precedente o in parallelo all’ingresso nel mercato del lavoro, costruite sulle domande delle imprese, in un momento in cui c’è difficoltà a reperire manodopera e ciò frena la ripartenza”.
Infine sulla transizione ecologica: “Una sfida che non possiamo perdere, ma anche in questo caso non possiamo pensare a politiche calate dall’alto. Serve quindi una nuova stagione del dialogo sociale dove emerga il protagonismo della piccola e media impresa, pensando anche a tavoli nazionali più larghi di quelli tradizionali. Dobbiamo costruire assieme questi percorsi di transizione”.
Stefano Bonaccini: “Spendere bene le risorse del Pnrr”
“Tante risorse come quelle del Pnrr non le avremo mai più. Dobbiamo essere capaci di utilizzarle e di farlo bene e velocemente – ha affermato nel suo intervento Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna -. Presupposto però è di vincere la battaglia con la pandemia. E’ gusto che vi siano delle corsie preferenziale per chi si è vaccinato, per chi ha scelto di proteggere sé stesso e gli altri. Se teniamo a bada la pandemia abbiamo prospettive di crescita molto interessanti. Dopo l’esperienza recente del Bando sulla digitalizzazione del mondo artigianale, come Regione abbiamo intenzione di replicarlo ad inizio 2022. Investire sulla formazione e sulla conoscenza perché questa terra vincerà solo se scommette sui cervelli. Stiamo pensando ad una legge regionale, la prima in Italia, per attrarre talenti dall’estero, ma soprattutto per trattenere i migliori tecnici e laureati italiani”.

Marco Granelli: “Il valore artigiano è il nostro green pass”
“Il nostro green pass è il valore artigianato, l’estro, le competenze, le capacità con cui tutto il nostro mondo è stato sempre capace di affrontare tutte le difficoltà con qualità e sicurezza – ha aggiunto Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese- . Stiamo vivendo una fase molto importante che punta a dare all’artigiano un ruolo che non ha mai avuto prima, la richiesta che facciamo alla politica è quella di coinvolgerci sempre di più. Nei prossimi mesi dovremo dimostrare come Paese di essere capaci di spendere le risorse che arriveranno e, guardando al passato, qualche dubbio può sorgere. Noi siamo disponibili a dare tutto il nostro contributo per evitare gli errori del passato e per procedere con quelle riforme che potranno incideranno su questa fase di ripartenza.
Mauro Magatti: “La strada della ripresa non è scontata” “Viviamo un tempo strano, c’è molta confusione, ma nello stesso tempo ci sono grandi opportunità. Il mondo sta cambiando alla velocità della luce, temi come la sostenibilità, la digitalizzazione sono diventati prioritari, davanti a noi possiamo immaginare un tempo migliore, ma bisogna sapere che ci sono anche dei pericoli, in particolare rischi di verticalizzazione ed esclusione – ha aggiunto
il prof. Mauro Magatti, dipartimento di Sociologia, università Cattolica -. Bisogna fare in modo che le risorse non siano aspirate da processi di centralizzazione rilevante e che non producano esclusioni e marginalizzazioni di gruppi sociali. E’ finito il tempo dell’espansione illimitata, siamo in un tempo in cui per generare valore e inclusione bisogna mettersi insieme, da soli non si va da nessuna parte, soprattutto se si è piccoli. Il mondo dell’artigianato deve essere attore nella costruzione di ecosistemi di sociali che generano un nuovo modello di solidarietà capace di creare valore e di evitare esclusioni e marginalizzazioni. Dobbiamo farci carico di ridare motivazioni a quel mondo di oltre 2 milioni di giovani che non hanno più fiducia e che sono persi nel mondo che li circonda”.

Giuseppe Lucibello: “Il Pnrr non è un regalo e non è scontato”
“Il Pnrr è tutt’altro che un regalo dell’Europa, nulla di scontato, non ci daranno deroghe. Per portare il Paese verso una transizione ecologica e digitale le attività produttive devono stimolare il governo, devono chiedere cambiamenti profondi, a cominciare dalla burocrazia. Ci sono ancora troppe risorse non spese nei singoli ministeri, quindi il dubbio di riuscire a spendere oggi ciò che non sei riuscito a spendere ieri è più che reale”.

Nascoste nella tela

Sabato 27 novembre

ore 17:30

Paolo Zamboni è un grande amante dell’arte. Nei suoi momenti di evasione, tra libri, viaggi e mostre, si è però reso conto che non può fare a meno di rimanere medico anche davanti alle più straordinarie immagini dipinte dai massimi artisti di ogni epoca. È così che ha cominciato a notare i segni clinici delle malattie raffigurate, forse inconsapevolmente, in alcune delle più note opere d’arte.
Se analizziamo con attenzione questi dipinti, infatti, scopriamo per esempio che il Bacchino malato di Caravaggio soffriva del morbo di Addison, una malattia che sarebbe stata descritta solo più di due secoli dopo; che sulla mano della Gioconda c’è una cisti tendinea; che il monaco nella cappella Brancacci ritratto da Masaccio o da Filippino Lippi ha un melanoma sul volto e la causa della morte prematura di Battista Sforza potrebbe celarsi in quell’arterite temporale a cellule giganti che Piero della Francesca ha così ben rappresentato nel famosissimo dittico dei duchi di Urbino conservato agli Uffizi di Firenze.
L’autore riporta ogni opera al suo contesto storico, per dirci qualcosa di più sull’artista e i personaggi raffigurati. In una vera e propria indagine, a partire dagli indizi visivi e dalle fonti in nostro possesso, risaliamo per esempio alla causa delle difficoltà respiratorie di Rodolfo II d’Asburgo, tipiche dei minatori ma impensabili come conseguenze della vita a corte: l’imperatore, infatti, si dedicava all’alchimia, in minuscoli laboratori senza ricambio d’aria, nel tentativo di trasformare le polveri in oro. Con attento spirito d’osservazione possiamo poi individuare una serie di encefali «nascosti» in alcuni dipinti sacri: scopriamo così che durante il Rinascimento il papa aveva concesso la possibilità di eseguire studi anatomici sui cadaveri, ma non di esporne i dettagli pubblicamente, inducendo alcuni pittori, che collaboravano con i medici nella riproduzione dei segreti del corpo umano, a nascondere una rappresentazione del cervello nelle loro opere, come ha fatto il Bastianino nel Giudizio Universale della cattedrale di Ferrara.

Un libro illustrato in cui l’arte viene raccontata da un punto di vista totalmente inedito e dunque sorprendente, ricco di dettagli e curiosità sui grandi artisti e la loro epoca.

Paolo Zamboni è un medico appassionato d’arte. Ha dedicato interamente la sua vita ai suoi pazienti e alla ricerca medica, figurando nella lista dei Top Italian Scientists (TIS). È professore ordinario presso l’Università di Ferrara.

Mario Fiorentini partigiano, matematico, artista

Mario Fiorentini è nato il 7 novembre 1918 a Roma da Pacifico, ebreo amante della poesia, della musica e della letteratura e da Maria Moscatelli di religione cattolica. La famiglia faceva parte dell’ambiente laico e democratico sviluppatosi a Roma all’indomani del 1870, stimolato dallo stesso Mazzini Visse la propaganda razzista e antisemita che si concluderà con l’approvazione delle leggi razziali che lo colpirono negli affetti più cari completando la sua formazione antifascista, già sviluppata con la guerra civile spagnola. Protagonista del clima artistico, culturale ed intellettuale della Capitale a partire dagli anni Quaranta si occupa di cinema, di teatro, di poesia Il regista Carlo Lizzani, lo ricorda tra i partecipanti alle serate di cultura cinematografica che si svolgevano a Roma “incontravo sempre un giovane dai capelli lunghi, dall’aria romantica, pallido, che si occupava di poesia, che era Mario Fiorentini e allora non avrei mai sospettato che sarebbe diventato un guerriero, uno dei più coraggiosi gappisti romani”.
Dopo il 25 luglio 1943, con Antonello Trombadori, formò un gruppo di partigiani noto come Arditi del Popolo Dopo l’8 settembre 1943, giorno in cui viene firmato l’armistizio, inizia l’opposizione contro i fascisti e i tedeschi. A Roma nascono i GAP Gruppi d’Azione Patriottica con lo scopo di non permettere alle truppe tedesche di impadronirsi della città e Mario Fiorentini partecipa attivamente alla lotta con molti giovani e compagni del mondo del teatro Il 9 settembre 1943 partecipò alla battaglia contro i tedeschi a Porta San Paolo tra le file degli aderenti al Partito d’Azione; in ottobre organizzò e si pose al comando del GAP centrale, assumendo il nome di battaglia di Giovanni. Collaborò con gli anglo- americani.
Nel dopoguerra si laureò e si occupò di ricerca matematica, concentrandosi principalmente sui metodi omologici in algebra commutativa e in geometria algebrica, in stretto legame con le idee più avanzate di Grothendieck e della sua scuola Dal 1o novembre 1971 fu professore ordinario di geometria superiore all’Università di Ferrara Si dedicò a diffondere la matematica nelle scuole, collaborando con molti giovani, come Ascanio Celestini e Veronica Cruciani.
Venne definito un insuperabile presentatore e affabulatore di racconti sulla matematica contemporanea, algebra commutativa e geometria algebrica.
Mario Fiorentini partigiano, matematico e artista, oggi vive a Roma ed ha compiuto il 7 novembre scorso 103 anni.

Vito Mancuso

Il peso dell’uguaglianza

 

È il 1869 quando a Kaunas, in Lituania, viene alla luce una bambina di nome Emma Goldman.
Le ostilità alle quali è soggetta la famiglia ebraica dei Goldman vanno solamente ad incrementare il clima teso innescato dal carattere autoritario del padre tra le mura domestiche.
A soli 15 anni decide di partire per gli Stati Uniti: voleva vedere il mondo, trovare sé stessa, diventare una donna.
Peripezie varie la portano a diventare, già negli anni ’30 del 1900, il simbolo della fierezza anarchica e della lotta femminista.
Tra battaglie e arresti -i più eclatanti dei quali furono causati dall’audacia delle sue campagne sul controllo delle nascite e il libero amore- lottò fino alla fine dei suoi giorni per garantire pari diritti ai più discriminati. 

Ellissi temporale al 27 Ottobre 2021: “Che gioia sapere che l’Italia ha saputo ritrovare le sue radici e i suoi valori. Che gioia sapere che possiamo garantire un futuro migliore ai nostri bambini senza indottrinamenti o ideologie.”. [Vedi qui] In questo modo il Senatore Simone Pillon si rallegra per l’affossamento del DDL Zan sul suo  profilo Instagram.

Le urla e i festeggiamenti fanno da sottofondo al decadimento del progresso mentre l’Aula vede l’elevazione del degradamento patriarcale.

Prima di qualsiasi tipo di commento, ci terrei a mettere un po’ di chiarezza sulla natura di questo disegno di legge che tanto sentiamo nominare in questi ultimi giorni e che tanti continuano a male interpretare.
 Il DDL Zan, o per utilizzare il suo nome tecnico “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” è un disegno di legge che prevede di prevenire e contrastare qualsiasi tipo di discriminazione basata su sesso, genere, orientamento sessuale, disabilità o identità di genere incrementandone le pene.
Nei 10 articoli che compongono questo disegno di legge è prevista l’estensione dei reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa a chi discrimina omosessuali, donne, disabili. Sostanzialmente, prevede di tutelare tutti coloro che, non per ideologie, ma per natura, possono essere soggetti a discriminazioni e crimini d’odio.

A parer mio più che di un disegno di legge si tratta di semplice decenza umana.
Nel mondo utopistico nel quale nonostante tutto credo ancora, discriminazioni di questo tipo dovrebbero essere solamente un lontano ricordo. Un paese civile non avrebbe bisogno del DDL Zan.

E qui casca l’asino: tra gli schiamazzi di chi dichiara che una legge contro l’omotransfobia è inutile e indottrinato da ideologie, possiamo distinguere chi afferma che un’applicazione del DDL non avrebbe senso perché siamo tutti tutelati allo stesso modo – per non parlare di chi è convinto che verrebbe addirittura messo in una posizione di svantaggio.
“Fine del delirio Gender” possiamo leggere su Libero. Alessandro Zan, circondato da un alone rosa molto simile a quello di uno spot contro l’AIDS degli anni Ottanta, condiviso sui canali social dall’europarlamentare leghista Silvia Sardone.

Miei cari italiani bianchi, eterosessuali e di mezz’età, ci terrei dirvi che, se non avessimo bisogno del DDL Zan, molti ragazzi e ragazze non verrebbero sbattuti fuori di casa per aver avuto il coraggio di confessare il proprio amore.
Che lavoratori con difficoltà motorie verrebbero assunti senza problemi per incarichi nei quali non è richiesto alcun tipo di sforzo fisico.
Che ai colloqui di lavoro non dovrebbero permettersi di chiedermi se ho intenzione di avere figli.
Che solo perché nella vostra coltre di oscurantismo non riuscite a vedere che qualcosa che non vi riguarda non cessa di esistere non deve rimetterci chi soffre.
Che se per indottrinamenti ed ideologie intendete la libertà di espressione qualcosa nella vostra formazione personale è andato storto.
Che la religione che tanto professate è basata sull’amore e non sull’odio.

“L’elemento più violento nella nostra società è l’ignoranza”, scriveva Emma Goldman novant’anni prima dall’eccidio di chi vuole ammutolire chi non vuole tacere. Oggi l’Italia l’ha delusa.

Antonio Faraò Trio
Sabato 27 novembre, ore 21:00

Sabato 27 novembre (ore 21.00) vede il ritorno sul palco del Torrione di uno dei pianisti più apprezzati al mondo, Antonio Faraò. La sua impressionante tecnica pianistica ed il suo travolgente senso ritmico saranno amplificati dal contrabbasso di Ameen Saleem e da Guido May alla batteria. Oggi ammirato dallo stesso Herbie Hancock, Antonio Faraò nasce in una famiglia dalle radici musicali ben salde. All’età di sei anni inizia a suonare dapprima un vibrafono giocattolo, in seguito la batteria e poi il pianoforte col quale intraprende lo studio classico al Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Il concorso internazionale di piano jazz Martial Solal (1998) costituisce per Faraò il trampolino di lancio verso i circuiti internazionali, portandolo ad incidere diversi album per Enja Records accompagnato da artisti quali Jack DeJohnette, Chris Potter e Drew Gress. Nel corso del tempo la lista delle prestigiose collaborazioni si è estesa sempre più includendo artisti del calibro di Daniel Humair, Gary Bartz, Lee Konitz, Steve Grossman, Tony Scott, Chico Freeman, Miroslav Vitous, John Abercrombie, Richard Galliano, Toots Thielemans, Dave Liebman, Benny Golson e Johnny Griffin tra gli altri.

Il 5 dicembre, a Firenze, la cerimonia di consegna delle opere vincitrici del contest grafico The Force of Will

Domenica 5 dicembre 2021, a Firenze,
la cerimonia di consegna delle opere vincitrici
di The Force of Will, contest grafico
ideato da Spencer e IED Firenze in omaggio ai soccorritori
per il contributo alla gestione dell’emergenza Covid-19.



Secondo i dati diffusi da Anpas, Misericordie e Croce Rossa, sono stati circa un milione i volontari italiani che hanno visto nella pandemia un momento per dare un segno della propria abnegazione, tramutando concretamente il desiderio di aiutare le persone bisognose in un’autentica missione e diventando loro malgrado protagonisti positivi di quest’emergenza globale, accanto a medici e paramedici. Sebbene sia difficile fornire numeri e dati esatti, una recente ricerca condotta da CSVnet sui Centri di servizio per il volontariato in tutto il Paese ha mostrato come la crisi si sia rivelata un drammatico ma potentissimo acceleratore delle dinamiche relative alla disponibilità dei singoli a mettersi in gioco per gli individui più fragili.
Come forma di ringraziamento per questa attività gratuita e disinteressata dal valore incalcolabile, Spencer Italia Srl – leader nella progettazione e realizzazione di attrezzature e dispositivi made in Italy per i segmenti emergenza-urgenza, safety e funerario – ha ideato in collaborazione con lo IED di Firenze (Istituto Europeo di Design) il premio “The Force of Will”: studenti dello IED provenienti da tutto il mondo hanno accettato la sfida e realizzato 21 opere incentrate sul tema del riconoscimento dell’impegno, del coraggio e dell’altruismo dimostrati dai volontari e dagli operatori italiani dei servizi di emergenza-urgenza durante la pandemia. Pubblicate su un sito dedicato (https://bit.ly/TheForceOfWill), le opere sono state sottoposte al giudizio del web.
Domenica 5 dicembre 2021, nella Giornata mondiale del Volontariato, i lavori più votati del concorso saranno donati ai rappresentanti di ANPAS, Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia e Croce Rossa Italiana, nella straordinaria cornice de La Loggia in Piazzale Michelangelo a Firenze. Un piazzale pacificamente invaso dai mezzi dei protagonisti silenziosi di un’impresa di soccorso e sostegno epocale farà inoltre da sfondo a una foto ricordo dal significato storico

CIDAS si illumina di rosso contro la violenza di genere

Dalle ore 17 del 24 novembre e nella Giornata Contro la Violenza sulle Donne del 25, la sede
della cooperativa sociale CIDAS si è illuminata di rosso.
“Data la crescente e preoccupante escalation di crimini che la cronaca documenta ogni giorno, vogliamo lanciare un segnale per ribadire la nostra attenzione verso ogni violenza e discriminazione di genere – ha spiegato Daniele Bertarelli, presidente di CIDAS – Siamo una cooperativa composta dal 75% di lavoratrici e socie, siamo per questo molto attenti alle tematiche femminili e siamo vicino a tutte le persone vittime di abusi fisici e psicologici”.
“La luce rossa – ha proseguito Bertarelli – vuole essere un segnale di prossimità nel buio del senso di solitudine che si trovano ad affrontare le donne e persone LGBTQI+ che subiscono sopraffazioni. Ed è anche un allarme per ricordare che dipende prima di tutto da ognuno di noi garantire rispetto e solidarietà, valori fondanti della nostra cooperativa, necessari per la convivenza civile, per la crescita delle nostre comunità, e per essere davvero al servizio delle persone”.
Le attività di sensibilizzazione proseguiranno nei servizi gestiti da CIDAS con iniziative e momenti di riflessione.
La violenza di genere si sconfigge solo restando tutte e tutti uniti, per questo, come forma di supporto reciproco interno, attraverso la Banca del Tempo Solidale di CIDAS, le colleghe e i colleghi possono donare ore a chi è vittima di violenza di genere ed ha necessità di permessi aggiuntivi a quelli previsti dalle norme di legge e dal contratto e già esauriti al momento della richiesta.

betulla albero

Parole a capo
Maria Mancino: “La memoria della betulla” e altre poesie

“Il poeta greco Ghiannis Ritsos ha detto che le parole sono come «vecchie prostitute che tutti usano, spesso male»: e al poeta tocca restituire loro la verginità”.
(Gianrico Carofiglio)

La memoria della betulla

Ti scioglierò le trecce vita mia
ai piedi di una betulla nera
ti slegherò dai lacci di falasco
aggrovigliati intorno al capo

Terrò legati i tuoi tormenti
al tronco dell’albero maturo
e su corteccia bianca scriverò
come fosse carta

Ti aspetterò nutrendomi
di linfa zuccherina
e quando una notte tornerai
ti leggerò nuove poesie

e del passato soltanto la betulla
se ne ricorderà

 

La retta pendente

Ti sorreggi da solo
sull’obliquo pensare
e non trovi argomenti
che denudino l’uomo

Tieni stretta un’idea
sopra un filo di voci
poi la liberi al vento
per un raggio di luce

Non esiste sgomento
sulla retta pendente
non vi sono ossessioni
né pensieri latenti

Solo tratti di vita
capovolti dal sole
capovolgi l’esistere
e diventi illusione

 

Figlia della vita

Mi hai svelato il segreto di figlia
ora tra le tue braccia
lascio i miei gemiti

al risveglio sono certa
mi darai linfa da bere
e pane fresco per cena

Assaporo il sangue dolce
che un tempo passato
mi hai versato addosso

ora quel colore vermiglio
è sulle tue labbra
in un bacio sulla fronte
prima della buona notte

 

Giostre

Quando sarò grande
vivrò nel sogno
dove mi nascondevo da bambina

e ci saranno ancora giostre
che mai si fermano
e cavalli liberi nella mia mente

Mentre il tempo
tenta di sbranare i ricordi
salvo l’immaginare e i prati

Maria Mancino è nata a Campobasso e vive attualmente a Imola. Scrive poesie fin da piccola. Afferma di pensare in versi anche quando non scrive. Appassionatasi alla narrativa, ha pubblicato racconti con le case editrici: Negretto, FuocoFuochino e Fernandel. Da Babbomorto Editore hanno visto la luce le due raccolte poetiche: “Bianco Spino” e “Mani d’argilla”, nonché il racconto “Uccel di bosco”. Nel settembre 2020, pubblica con l’Edizione Apostrofo:  “I plumcake del nonno”  un libro che attraverso i ricordi d’infanzia, delinea la mentalità, le tradizioni e la semplicità dei suoi luoghi. Sempre con l’Edizione Apostrofo nel marzo 2021 pubblica la raccolta poetica: “Nascosta è in lui la mia follia”.

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Ferraraitalia. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

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