Giorno: 7 Dicembre 2021

Se dai tedeschi ci difenderanno i francesi…
chi ci difenderà dai francesi?

 

Il 22 gennaio 2019 la Francia aveva firmato un trattato bilaterale di cooperazione con la Germania ad Aquisgrana, accordo che aveva voluto segnalare ai partner europei chi erano quelli che contano davvero. Oggi l’Italia, con il Patto del Quirinale stipulato con la Francia, si sente un po’ più vicina a quelli forti, meno isolata nel caos di interessi particolari mai sopiti e interni all’Unione Europea.

Un Trattato firmato da Macron in concomitanza dello smacco subito nell’indo-pacifico, dove ha dovuto rinunciare alla vendita dei suoi sommergibili, che si rivelerà di sicuro a trazione francese, visto che tra i due la Francia è sicuramente il Paese con una maggiore esperienza geopolitica e con una visione del futuro incentrata su suoi interessi nazionali a renderla più vicina ai concetti di impero e di potenza.

E su questa strada la Francia vuole disegnare gli assetti europei sui propri scenari geopolitici anche all’interno dell’Ue, ridimensionando la Germania di cui però ha bisogno finanziariamente in previsione della costituzione di un esercito europeo che vede a guida francese e pagato dai tedeschi. L’Italia ha bisogno, non potendo contare a vita solo su Draghi, di tutele per assicurarsi maggiore empatia quando sarà chiamata dai soliti rigoristi alla restituzione dei soldi del PNRR. Soldi di cui se ne poteva fare ovviamente a meno, ma siccome invece li abbiamo voluti, questo ci legherà ancora di più alle distorsioni dell’euro, alle garanzie tedesche sul debito comune e tendenzialmente ci prospetta un probabile ritorno alle ricette “lacrime e sangue” di montiana memoria già dal 2023.

Grazie alle politiche pandemiche espansionistiche dell’era Draghi abbiamo visto deficit stellari e con questi, insieme al resto del mondo che in questi ultimi due anni ha seguito lo stesso programma, abbiamo evitato di crollare in una recessione simile a quella del post Lehman Brothers, ma questi deficit hanno fatto alzare a noi il nostro debito pubblico e a chi già comincia a chiedere un ritorno al rispetto delle vecchie regole la pressione.

Per fortuna nostra però anche la Francia non ha nessuna voglia di tornare all’austerity e ai nordici parametri suicidi in materia di deficit e debito, e quindi questo avvicinamento ci autorizza a sperare in una sua intercessione quando ci sarà da lottare con i falchi europei. Da sottolineare che a livello di conti (nonostante il suo maggior credito internazionale e il fatto che nessuno ha fatto con essa la voce grossa come con l’Italia e i paesi mediterranei) Parigi è messa peggio di noi, sia per i deficit da bilancia commerciale, quindi nei rapporti finanziari con l’estero, che per quelli sul bilancio interno primario.

Quindi con questo accordo la Francia segue i suoi progetti di accerchiamento della Germania, l’Italia si avvicina ad una nazione con più voce e credibilità in Europa per guardare con meno apprensione al richiamo agli equilibri di bilancio.

In Europa ci sono il gruppo dei falchi, quelli delle colombe, quelli che vogliono più migranti, quelli che non ne vogliono, Visegrad, i mediterranei, quelli che vendono e quelli che comprano quindi quelli con i debiti e quelli con i crediti. Di sicuro ci sono due paesi forti: la Francia e la Germania, e tanti paesi che arrancano costretti a modelli di sviluppo teutonici e quindi per loro innaturali, ci sono paesi con diverse visioni di democrazia e sui diritti umani, c’è chi ha interesse ad espandersi ad Est (Germania) e chi non dimentica il suo passato imperiale (Francia). Insomma siamo fratelli diversi, quindi c’è bisogno di tutelarsi dal troppo amore e allora ci affidiamo a qualche trattato bilaterale. Alcuni si sentono più vicini di altri, tutti fingono che le cose stiano andando per il meglio.

La Francia ha visione, ha obiettivi nazionali mai sopiti, sa stare al mondo e questo ci dovrebbe intimorire ma oggi un avvicinamento ci fa più comodo di ieri, del resto facciamo tutti parte del vero impero e in quell’ambito resteremo, quello americano, e sarebbe impossibile ad oggi pensarne un altro. Ma all’interno dell’impero americano esistono degli spazi di manovra che potrebbero essere sfruttati, qualcuno lo sa e cerca di crearsi il suo spazio vitale mentre altri fanno finta per rimanere a galla.

Intorno a noi c’è una catastrofe geopolitica. Il mediterraneo sta diventando un problema che qualcuno dovrà gestire e sicuramente questo qualcuno avrebbe la benedizione americana, visto gli impegni per contenere la Cina in cui loro sono impegnati dall’altra parte del mondo. Il Paese candidato naturalmente per storia e posizione geografica sarebbe stato l’Italia, ma ovviamente non ne siamo stati capaci per chiara carenza di visione politica estera e di difesa. In sintesi, siamo stati cacciati dalla Libia in primis grazie ai francesi e adesso cerchiamo di legarci a loro per riprendere un controllo che da soli non riusciamo nemmeno ad immaginare.

Washington per questioni mediterranee e dintorni si rivolge oramai ai turchi (loro c’erano anche a Doha in assenza di invitati europei), superando tutte le perplessità che un personaggio come Erdogan può suscitare, per mancanza di altro. I turchi stanno ripercorrendo le strade del fu impero ottomano nei Balcani partendo dall’Albania dove l’Italia dovrebbe tendenzialmente e geopoliticamente avere una presenza maggiore. Ankara ha stipulato con Tirana un accordo di cooperazione militare a inizio 2020 che è entrato in vigore ad agosto dello stesso anno. Il parlamento albanese ha poi approvato lo stanziamento dei fondi necessari all’acquisto dei droni turchi Bayraktar Tb2.

È presente in Africa settentrionale a vario titolo, ed è oramai una presenza consolidata in Libia, dove ci sono interessi italiani quanto francesi, quindi europei, mentre spadroneggia nel Mediterraneo minacciando se capita le navi italiane quanto quelle francesi (il 10 giugno una nave turca carica di armi diretta in Libia ha minacciato di cannoneggiare fregate francesi ma già aveva violato l’embargo il 28 maggio, quando una nave mercantile partita da Istanbul attraccò indisturbata nel porto di Misurata, carica di carri armati M-60). Ovviamente se per l’Italia essere messa all’angolo non è un problema per la Francia il discorso cambia.

Insomma l’Italia non è in grado di occuparsi da sola dei suoi stessi interessi nel cortile di casa (Mediterraneo, Libia, Balcani, rotte migranti e nord Africa) per ragioni di miopia politica, per mancanza di visione geopolitica e di individuazione dei propri interessi nazionali anche all’interno dello spazio di controllo americano. Sa perfettamente che non sarà in grado di tutelarsi da sola dalle imminenti imposizioni europee di riduzione di spesa (se sarà obbligata al ritorno agli equilibri di bilancio e a surplus sul bilancio primario … addio alle crescite del 6%), cosa le resta da fare?

Ci giochiamo la carta francese, con la speranza che l’abbraccio non sia troppo stretto e che non diventi mortale.

Punto di ritiro lontano? A Bologna il rider in bici è esentato

Just eat cambia l’algoritmo: se strada è tanta ci va chi ha lo scooter
Bologna – Meno maratone ciclistiche per i riders di Bologna: grazie ad un accordo (non scritto) tra sindacato e Just eat, infatti, la piattaforma ha cambiato l’algoritmo che ora non assegna destinazioni di ritiro merce particolarmente distanti a chi usa la bici ‘classica’, quella che oggi chiamano muscolare.
In questi casi l’algoritmo chiama in causa i fattorini dotati di scooter. I ‘ciclisti’ vecchio stile, quelli con la bici spinta dalla sola forza delle loro gambe, sono esclusi da un mini-elenco di punti di ritiro merce considerati particolarmente lontani. Oppure, situati in zone non servite da piste ciclabili e quindi potenzialmente più rischiose per la sicurezza del ciclofattorino. La novità, come racconta alla ‘Dire’ Carlo Parente della Filt-Cgil di Bologna, è scattata da meno di un mese. A metà novembre la stessa Cgil si schierò contro un bonus da un euro in più per ogni consegna effettuata dalle 19 in poi al sabato e alla domenica in novembre. Era un ‘extra’ deciso da Just eat senza discuterne con il sindacato con cui erano aperti confronti su altri tavoli tra cui appunto per ridurre i lunghi ‘viaggi’, anche fuori porta, ai riders che non hanno né l’e-bike né lo scooter.
“Non abbiamo fatto un accordo specifico su questo. Poco dopo aver sollevato la questione del bonus- spiega Parente- ho ricevuto una comunicazione che introduceva questa novità: l’azienda ha indicato una serie di punti di ritiro che l’algoritmo non assegna più ai rider che hanno la bici muscolare.
Non abbiamo stabilito criteri oggettivi, ma l’azienda ha concordato con questa impostazione”. Il ‘principio’ che detta la ‘regola’ è che il punto di ritiro della consegna deve essere ‘facilmente’ raggiungibile in bici. Non c’è quindi un massimo chilometrico da non superare.
“Ho chiesto conferma ai delegati sindacali e mi hanno detto che ora Just eat non assegna più ritiri lontani in bici: è una cosa che sta succedendo a Bologna e mi pare anche a Genova- segnala Parente- ancora localizzata”, ma considerata importante per il sindacato perché rimane nel solco del dialogo con una azienda che ha relazioni con i rappresentanti dei lavoratori. A differenza di altre, si specifica in casa Cgil, che adottano il contratto dell’Ugl e con cui invece molti ciclofattorini meditano cause legali per recuperare le differenze contributive rispetto alle piattaforme che adottano il contratto della logistica. E anche a Bologna la Cgil sta valutando queste situazioni singole.
Poi non tutte le questioni sono risolte, annota Parente: per I ritiri non si pedala più per lunghi viaggi, “ma resta il tema delle consegne: ad esempio per chi deve andare fin sui colli per portare un ordine…”. Intanto però, il nuovo principio è passato e per di più in una piattaforma che a Bologna muove 500 ciclofattorini. “Avere relazioni sindacali con queste aziende non è poco. Ad esempio, a livello nazionale stiamo discutendo dei criteri e parametri metereologici che determinano la sospensione dell’attività del rider: bisogna decidere che se piove o grandina o nevica con una certa intensità l’attività si ferma. Se non fissano regole uniformi diventa impossibile intervenire su questo aspetto”, segnala infine Parente.

Il soffitto astronomico di Casa Provenzali: sabato 11 dicembre l’Autunno Guerciniano rivela “il cielo in una stanza”

Con la conferenza Il soffitto astronomico di Casa Provenzali in programma sabato 11 dicembre 2021 alle ore 18, continuano gli appuntamenti di Autunno Guerciniano, sia in presenza, nella sala F. Zarri del Palazzo del Governatore di Cento (Fe), sia in streaming sui canali Fcebook e Youtube del Comune di Cento. L’incontro è curato da Licia Tasini, restauratrice e conservatrice, e da Pierdomenico Memeo, astrofisico e divulgatore scientifico. La rassegna è promossa dal Centro Studi Internazionale Il Guercino in collaborazione con il Comune di Cento.
Casa Provenzali risale alla fine del XVI secolo ed è famosa – come ricorda il Malvasia – per i fregi che il Guercino dipinse assieme ai suoi allievi nel 1614. Il fregio raffigurante le gesta mitiche di Provenco, dalla metà del XIX secolo venne coperto da un controsoffitto. Il recente restauro dell’edificio, reso necessario a causa dei danni provocati dal terremoto del 2012, ha riportato alla luce l’intero ciclo decorativo ed il prezioso soffitto ligneo, di oltre 67 m2, raffigurante le costellazioni tolemaiche (comprovate anche dalle stelle dipinte apposte sulle stesse) che appaiono inserite tra racemi di acanto e putti che alternativamente reggono ghirlande o panneggi intervallati da volti con copricapi i cui nastri formano volute e accrocchi. Alcuni particolari pittorici del fregio culminano sul soffitto comprese le ombre delle figure a monocromo.
Di particolare rilievo – spiega Licia Tasini – la qualità pittorica delle figure di Cefeo, Ofiuco ed Ercole. Prima dell’intervento di restauro il soffitto, in cattivo stato di conservazione, era stato oggetto di interventi di messa in sicurezza e quindi la superfice dipinta, era quasi interamente coperta da velinatura a protezione della pellicola pittorica decoesa. Il complesso lavoro svolto, oltre al recupero e valorizzazione del manufatto, ne consente una miglior rilettura e comprensione”.
La fascinazione del cielo stellato è una costante dell’umanità che da sempre si è persa nella sua contemplazione. Ma l’altra grande costante dell’umanità è il bisogno di trovare un senso nelle cose, di dare un ordine al mondo. Lo stesso nome dell’universo, in greco κόσμος (kósmos), significa letteralmente “ordine”. Il desiderio, o forse il bisogno, di trovare un ordine nelle schiere celesti ha spinto gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo a figurare immagini e simboli nella disposizione delle stelle, quelle che oggi chiamiamo “costellazioni”. Ma le costellazioni, al contrario delle stelle fisse e immutabile che uniscono, sono un prodotto culturale, che varia nel tempo.
Il soffitto astronomico di Casa Provenzali – commenta Pierdomenico Memeo – rappresenta quindi il preciso momento, nel tempo e nello spazio, in cui le sue costellazioni sono state dipinte: al confine tra XVI e XVII secolo, nel pieno di quella che sarà chiamata la Rivoluzione Scientifica, a metà strada tra la definizione del sistema eliocentrico di Copernico e la preparazione del metodo scientifico di Galileo, in un’epoca in cui si guardava con stupore e ammirazione alle conoscenze del mondo classico, ma con uno sguardo al tempo stesso cauto e visionario verso le scoperte della modernità”.

Le pitture del soffitto di Casa Provenzali raccolgono quindi l’eredità del passato, ma al tempo stesso preparano il balzo verso il futuro.

Natale altrove
…un racconto

Natale altrove
Un racconto di Carlo Tassi

Albero di Natale, pacchetti sparsi sul pavimento, caramelle confezionate, scartate e buttate…
Sala d’aspetto d’ospedale: luci al neon, sedie e tavoli vuoti, pulsanti alle pareti.
Vado a prendere un te caldo al distributore, cammino lungo il corridoio. Pareti e soffitto arancio per rallegrare, luci soffuse per non disturbare. Sulla sinistra un corrimano grigio, sulla destra una porta dietro l’altra e all’interno di ognuna involucri umani giacciono in penombra, immobili, intrappolati nei loro sudari computerizzati.
È tardi, l’orario di visita è finito, un infermiere con una busta di soluzione fisiologica in mano mi passa accanto sfiorandomi, forse sono invisibile, certo vorrei esserlo. Mi pesa quest’aria viziata di disinfettante, escrementi e candeggina.
La vita si scontra con la morte, di nascosto. Avverto uno strano pudore, mentre orgoglio e dignità sono definitivamente sconfitti da bisogni e necessità. Gli umori fuoriescono, lacerazioni e piaghe purulente infiammano corpi già martoriati, umiliati.

Continuo a camminare senza fare rumore, gli occhi indugiano irrispettosi e dispiaciuti nell’intimità altrui. Un fracasso di urla sommesse mi raschia i timpani: rantoli, ansimi, lamenti bisbigliati m’inseguono anonimi lasciando solchi.
Corpi collegati a cavi e sensori, attaccati a tubi e sacche, perforati da aghi e sonde…
Intravedo cicatrici, come cerniere richiuse sulla pelle, e nervi spezzati, come le speranze.
Si vive la giornata, il dolore è come il pane quotidiano: si mangia per sopravvivere.
È rimasta poca carne in quei corpi pallidi, avvolti nei pigiami comprati in offerta, all’occorrenza.
Impulsi vitali monitorati ogni secondo. Anime e circuiti elettronici coabitano in simbiosi. L’esistenza è sospesa in un sonno indotto. Il pensiero è rarefatto. Forse è un sogno profondo, lontano, perso in altri luoghi e tempi.

Altrove sembra tutto normale: fuori le luci brillano a festa, la gente si prepara per uscire. Pizza o ristorante? Cinema o pub? Poi la messa di mezzanotte, per scambiarsi un segno di pace e rimirare il presepe coi suoi effetti scenici. Ormai satolli di cibi e vino ma non paghi di baldoria.
È Natale dopotutto.

Il Natale è altrove, penso. Eppure l’albero e gli addobbi sono qui davanti a me, in questa saletta dove quei corpi troppo fragili non possono arrivare.
No, forse mi sbaglio, il Natale è qui!

Fragile (Sting, 1987)

Per visitare il sito di Carlo Tassi clicca [Qui]

IL CREDITO D’IMPOSTA PER FAVORIRE LE EROGAZIONI LIBERALI A SOSTEGNO DELLA CULTURA (“ART BONUS”)

L’articolo 1 del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 29
luglio 2014, n. 106, ha introdotto, a decorrere dal 1° giugno 2014, un credito d’imposta comunemente
detto “Art bonus”, volto a incentivare il mecenatismo a favore del patrimonio culturale pubblico.
La disciplina normativa di riferimento è stata oggetto, nel tempo, di diversi interventi modificativi
volti, principalmente, ad ampliarne progressivamente l’ambito di applicazione, nonché a trasformarla
da misura temporanea a permanente. La medesima disciplina è stata da ultimo integrata dall’articolo
183 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (il c.d. Decreto “Rilancio”), convertito con modificazioni
dall’articolo 1, comma 1, della legge 17 luglio 2020, n. 77 che, nell’ambito degli interventi
programmati per fronteggiare l’emergenza epidemiologica Covid-19, ha esteso l’ambito soggettivo di
applicazione del cennato credito d’imposta anche alle erogazioni liberali effettuate per il sostegno dei
complessi strumentali, delle società concertistiche e corali, dei circhi e degli spettacoli viaggianti.
Tale ultimo intervento normativo ha offerto l’occasione di riesaminare, con il presente documento, le
caratteristiche principali, nonché le modalità di applicazione, di una misura agevolativa che,
soprattutto in questo momento storico, potrebbe contribuire in modo sostanziale alla ripresa di un
settore che, come molti, ha fortemente subito gli effetti economici dell’emergenza epidemiologica in
corso.

IL TEATRO “ABBADO” PIENO PER IL PRIMO DEI DUE CONCERTI DEDICATI A BACH DALL’AKADEMIE FÜR ALTE MUSIK BERLIN

I Concerti Brandeburghesi hanno fatto il pienone, e così il Teatro “Abbado” lunedì sera si è presentato gremito per il primo dei due concerti dedicati a Bach dall’Akademie für Alte MusikBerlin. L’orchestra tedesca, una delle più importanti orchestre da camera al mondo, ha magistralmente eseguito sotto la guida del suo violino di spalla Bernhard Forck, nel ruolo di maestro concertatore, i sei Concerti dedicati da Bach al margravio Christian Ludwig di Brandeburgo e per questo denominati “Brandeburghesi”, tra le opere più importanti e più amate di Johann Sebastian Bach, giunte quest’anno a festeggiare il loro trecentesimo anniversario.
L’Akademie für Alte Musik Berlin – con la partecipazione della celebre violinista Isabelle Faust, di Bernard Forck come violinista e maestro concertatore, e dell’oboista Xenia Löffler – è stata di nuovo protagonista anche martedì sera, con un secondo concerto sempre bachiano, incentrato su un’antologia di concerti del padre Joahnn Sebastian e del figlio Carl Philip Emanuel, per violino, oboe e orchestra.
Fondata nel 1982, l’Akademie für Alte Musik Berlin si è fatta ambasciatrice della più squisita tradizione musicale barocca accanto a solisti e direttori di fama come René Jacobs, Anna Prohaska, Bejun Mehta e Isabelle Faust, quest’ultima ospite delle massime istituzioni sinfoniche – dai Berliner Philharmoniker alla London Symphony – e protagonista più volte a Ferrara anche assieme a Claudio Abbado. Nel repertorio dell’Akamus, che opera sia in campo concertistico che operistico, spiccano pagine di autori come Purcell, Bach, Händel e Mozart, cui l’orchestra ha anche dedicato incisioni che hanno superato il milione di copie vendute.
Sempre lunedì sera sono stati anticipati al pubblico di Ferrara Musica i nomi di alcuni dei protagonisti della seconda parte della stagione 2021/2022 di Ferrara Musica: tornano Daniele Gatti e la Mahler Chamber Orchestra; per la prima volta arriveranno a Ferrara il direttore finlandese Esa Pekka Salonen e l’Orchestre de Paris, e ci sarà spazio per i giovani musicisti italiani che si sono affermati recentemente in importanti competizioni internazionali, come il goriziano Alexander Gadjiev, secondo posto al Concorso “Chopin” di Varsavia, e il salernitano Giuseppe Gibboni, vincitore del Concorso “Paganini” di Genova.
Il nuovo cartellone prenderà il via a gennaio per concludersi a maggio 2022, e verrà svelato in tutti i suoi dettagli all’inizio della prossima settimana.
Sarà possibile abbonarsi da mercoledì 15 dicembre, mentre la vendita dei biglietti per i singoli concerti inizierà martedì 28 dicembre.

Hera: il 13 dicembre possibili disservizi causa sciopero

Hera informa che lunedì 13 dicembre potrebbero verificarsi disagi nello svolgimento dei servizi
ambientali causa uno sciopero Nazionale, su tutta la giornata, proclamato dalle Organizzazioni
Sindacali Confederali di categoria e da un’Organizzazione Sindacale non Confederale.

Hera ricorda che saranno garantite le prestazioni minime, assicurate per legge, e che al termine
dello sciopero i servizi torneranno alla normale operatività.

Nuovi progetti per il futuro emersi dal convegno “La pera tra passato glorioso e rischio estinzione” organizzato a FuturPera

FERRARA, 7 dicembre 2021 – Si sono spente le luci sulla quarta edizione di FuturPera, il Salone
internazionale della pera che ogni due anni si tiene a Ferrara presso Fiere Congressi e che vede riunite le più importanti realtà imprenditoriali della filiera pericola. Il comparto frutticolo sta attraversando una crisi produttiva e reddituale senza precedenti che tocca tutte le aziende frutticole e FuturPera è stata
l’occasione importante per confrontarsi sul futuro di una produzione della quale Ferrara ne è da sempre
leader produttivo. Confagricoltura Ferrara, Cia-Agricoltori Italiani e Copagri Ferrara hanno scelto di
partecipare insieme a FuturPera con uno spazio comune, per condividere progetti, problematiche e
informazione tecnica sulla frutticoltura. Le tre organizzazioni hanno incontrato i loro associati e altrettanti
sono stati i convegni organizzati per discutere di produzione, eccellenze locali, clima, gestione delle acque e irrigazione, marketing territoriale con la partecipazione di importanti ospiti e tecnici. Sabato 4 dicembre il convegno “La pera tra passato glorioso e rischio estinzione” ha concluso la tre giorni con gli interventi di Sergio Tagliani, coordinatore del Gie (Gruppo Interesse Economico) di Cia Ferrara, del Direttore di Confagricoltura Ferrara, Paolo Cavalcoli, di Copagri, Sabrina Maresta e di Elisabetta Moscheni, Presidente sez. Frutticola di Confagricoltura Ferrara. Accorato il suo appello affinchè non venga disperso quel patrimonio frutticolo che tanto benessere ha portato all’intero territorio.
“Il comparto frutticolo, che tra attività dirette e indirette dà occupazione a migliaia di addetti, negli ultimi
20 anni ha visto ridursi drasticamente le superfici – ha detto la Moscheni – a causa di cambiamenti climatici, ambientali e agronomici. Le gelate tardive insieme al problema della cimice asiatica e alla maculatura bruna stanno mettendo a dura prova la tenuta dell’intero settore frutticolo del ferrarese. È giunto il momento di dare valore all’intero settore agricolo con l’applicazione e sviluppo delle biotecnologie che ad oggi rappresentano l’ultima frontiera per combattere le patologie che stanno minando il nostro comparto. Non esistono ricette miracolose – ha aggiunto la presidente Moscheni – ma certo è che urgono risorse economiche immediate perché dopo tre anni di mancato reddito le imprese sono allo stremo. Dobbiamo scongiurare il rischio di estinzione della nostra frutticoltura e il sostegno alle imprese agricole faciliterebbe anche il ricambio generazionale, i nostri giovani sono oggi scoraggiati dalla mancanza di redditività e di certezze e il ricambio porterebbe nuova linfa per il futuro”. E’ poi salito sul palco Adriano Facchini, vice presidente sezione Ambiente-Bioeconomia di Confagricoltura Ferrara e agronomo esperto di marketing agroalimentare che, rifacendosi alle storiche “cattedre ambulanti” ha portato la sua professionalità con un progetto al servizio del territorio. Ciò che ha fatto la differenza di questo convegno è stato l’approccio alla filiera con una visione sociale, non solo economica. Non è stato un caso che il folto pubblico fosse rappresentato oltre che da frutticoltori, da proprietari di imprese agroalimentari, medici, architetti, docenti universitari, stampa specializzata, pittori, fotografi; un mix qualitativo di professionalità unite dalla volontà di creare sinergie innovative e fruttuose, insieme per il futuro nell’ottica di sinergia e coinvolgimento tra persone e prodotti, tra tecnici e creativi, tra arte, scienza e innovazione. “Mai come in questi anni di Pandemia è stato così chiaro il messaggio che solo insieme si potrà ancora immaginare il futuro salvaguardando le nuove generazioni”, ha chiosato Adriano Facchini.
Tra gli ospiti dell’incontro il professor Gianni Cestari che ha fatto omaggio di un suo quadro dedicato alla
pera e alla sua simbologia. Un momento alto e di particolare interesse si è avuto grazie all’intervento di
Valeria Tassinari, docente di Storia dell’Arte e critica d’arte moderna e contemporanea che in maniera assolutamente coinvolgente ha presentato la storia della pera nell’arte, dalla preistoria ai giorni nostri. Al termine di tutti gli appuntamenti non è mancata una degustazione di prodotti tipici; un omaggio particolare alla Vassalli Bakering che per l’occasione, oltre al ricchissimo buffet, ha presentato ‘Perizia’, una torta alla pera e cioccolato e altri prodotti con la regina del nostro territorio.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi