Giorno: 24 Dicembre 2021

Mark Zuckerberg

Quando Babbo Natale non ti piace, anzi, lo odi, ma non riesci a farne a meno.

 

Sarebbe proprio questa la notte. Una notte speciale.
E un lavoraccio per Lui. Centinaia di migliaia di chilometri, senza fermarsi un attimo. Senza sbagliare un numero civico. D’accordo, Lui è un tipo straordinario, fantastico direi, ma onestamente l’impresa è davvero smisurata, talmente incredibile che – i bambini sono piccoli ma tutt’altro che stupidi – apposta, sulla soglia dei sei anni, anche i più irriducibili mangiano la foglia.

Oggi. Sono le cinque e ormai è buio. Cammino sul marciapiede per la mia via, mi sorpassa sparato un furgone bianco, ghiaccia improvvisamente davanti al numero 18. Invade il marciapiede appena davanti a me, lascia il motore acceso e dal posto di guida salta giù un folletto verde, un campanellino in testa e un pacchetto in mano. Suona nervosamente il campanello, deve avere una gran fretta. Appena la porta si apre, il folletto verde butta dentro il pacchetto, sbatte la porta, salta sul furgone e riparte a razzo.

Ci metto qualche secondo per tornare in me. Allora faccio, in rapida successione, i due pensieri che faccio sempre. Maledetto Mark ZuckerbergAmazon, Facebook, Whatsapp e tutto il suo enorme impero. E poveretti le decine di migliaia di folletti che lavorano per lui: senza orario, una paga da fame e ritmi di lavoro asfissianti.

Devo dire che, nell’ultima settimana, il mio odio per quel ragazzone multi-mega-miliardario ha toccato un nuovo record. Per una serie di sms non richiesti che il suo staff mi ha inviato. Con ogni probabilità sono arrivati anche a voi, ma vale la pena rileggerli: AMAZON sta crescendo del 40% nel 2021! Investi 200€ e guadagna uno stipendio extra! Il giorno dopo: AMAZON sta volando in borsa è cresciuta del 100%! Investi 200€ e guadagna uno stipendio extra, Rispondi SI’ per scoprire di più. Il giorno successivo: AMAZON è sempre una garanzia. Chi ha investito online 200€ ha ottenuto fino a 3.200 € in pochi mesi, cosa aspetti? Rispondi SI’ per info.

Domani è Natale e magari non è fine parlare di politica. Quindi tralascio i noti argomenti. La pandemia che ha allargato la forbice sociale, “i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”, i giganti dell’hightech e i big pharma che si sono ingrassati a dismisura sulle disgrazie del mondo.

Dico solo che, se è vero come è vero che Mark Zuckerberg è il nuovo Babbo Natale. Che questo Babbo Natale senza barba ci porta pacchetti e pacchettini non solo a Natale, ma tutti i giorni a ogni ora del giorno e della notte. Che, dall’alto della sua montagna di dollari, ha anche il cattivo gusto di importunarci per farci investire nelle sue aziende. Allora io – che da qualche tempo ho smesso di credere nell’esistenza del vecchio Babbo Natale con barba slitta e renne – questo nuovo Babbo Natale vero, reale, falso simpatico e miliardario non lo reggo, non riesco a sopportarlo. Non ce la faccio a sentirlo mentre ci spiega le meraviglie del suo Metaverso. Non riesco a guardare la sua faccia. Non riesco a non odiarlo.

“Io se fossi Dio” (Giorgio Gaber) lo spazzerei via con un soffio.

Invece me lo tengo. Apro il pc e ordino un libro, un disco, una sciarpa, una paio di cuffie. A prezzo scontato. Il giorno dopo mi arriva il mio pacchetto. Poi rispondo ai miei gruppi in Whatsapp e consulto il mio profilo Facebook. Ci metto un attimo.

A volte l’odio non basta. La coscienza politica? Neppure quella. È difficile non credere a Babbo Natale. Non cedere alla tentazione. Per questo, e per tutto il resto: “Maledetto Zuckerberg”.

Cover: Mark Zuckerberg (Wikimedia Commons)

globo mappamondo pianeta

Rapporto sul Pianeta prima … durante… e dopo il Covid:
la decrescita della democrazia

 

Joe Biden ha tenuto il Summit delle Democrazie via web. 110 i paesi invitati [Vedi qui]. Secondo il Democracy Index di The Economist (Indicatore di Democrazia) i paesi con democrazia perfetta sono 22 (il 5,7% della popolazione mondiale); aggiungendo quelli che raggiungono la sufficienza sono una settantina.
Non è un indice troppo esigente: l’Italia ha 7,74, otto meno si sarebbe detto ai miei tempi. In anni scorsi ha sfiorato l’otto pieno: 7,98.

Secondo il rapporto di Freedom House 2021 [Qui] – qui l’Italia ha un punteggio di 90 su 100 – 77 Paesi invitati sono democratici, gli altri tra il poco e il per niente. Biden lo sa: “Le democrazie non sono tutte uguali. Non siamo d’accordo su tutto, noi tutti presenti a questo incontro di oggi. Ma le scelte che faremo insieme definiranno, a mio avviso, il corso del nostro futuro condiviso per le generazioni a venire”.
Si è ammessi al summit, a prescindere dal regime, per l’atteggiamento nei confronti dei Paesi nemici, Cina e Russia in primo luogo. Così sono ammessi Paesi lontanissimi dalla sufficienza e contrassegnati come autoritari. Così l’Ungheria non è invitata e la Polonia sì, pur essendo entrambi Paesi democratici, con licenza parlando.

Dice Biden: “Ho pensato a questo incontro per molto tempo per un motivo semplice: di fronte a sfide sostanziali e allarmanti alla democrazia e ai diritti umani universali, in tutto il mondo la democrazia ha bisogno di leader che la supportino”. La democrazia è un’azione, non uno stato, di fronte a sfide preoccupanti. Occorre rinnovare e rafforzare le istituzioni democratiche. Per farlo si combatte la corruzione, si difendono la libertà dei media e i diritti umani. Si agisce contro gli autoritarismi.

Restare fermi non è un’opzione. Freedom House riporta che il 2020 è stato il quindicesimo anno consecutivo di diminuzione della libertà a livello globale. È dovuto alle pressioni dei regimi autocratici, che espandono influenza in tutto il mondo, giustificando repressioni come efficienza. Alimentano nel mondo la diffidenza verso i governi democratici, incapaci di soddisfare i bisogni dei cittadini. Questo più o meno sostiene Biden.

Anche la Cina promuove un incontro virtuale: “International Democracy Forum” contro il “World Democracy Summit” americano.
I frutti sono un libro bianco, “Cina: la democrazia che funziona”, il pamphlet “Lo stato della democrazia negli Stati Uniti” e la congiunta dichiarazione russo cinese, che qualifica il summit di impostazione statunitense come antidemocratica espressione di una mentalità da guerra fredda. Dall’altra parte, l’informazione indipendente è fondamentale per la democrazia – sottolinea Biden – da ciò un piano di 424,4 milioni di dollari per la trasparenza e la responsabilità di chi governa.

Il nostro Presidente del Consiglio ha risposto per l’Italia, e un po’ pure per l’UE, sottolineando la buona prova nel fare fronte alla pandemia, una sfida alle democrazie. Si sono bilanciate libertà individuali e misure di sicurezza, si è garantita prosperità pur in un momento di forte recessione. La pandemia induce ad affrontare disuguaglianze di vecchia data, migliorare la sostenibilità, favorire l’innovazione. Si risponde ai bisogni dei cittadini, nella difesa dei valori universali. Occorre rafforzare e tutelare i diritti umani, soprattutto a favore dei più vulnerabili, favorendo ulteriormente l’uguaglianza di genere e l’inclusione sociale, combattendo tutte le forme di intolleranza e discriminazione, comprese quelle fondate sull’orientamento sessuale. Con le riforme in corso dimostriamo la capacità delle democrazie di pianificare in anticipo, di agire rapidamente, di apportare significativi cambiamenti.
La mia capacità di osservazione è scadente. Mi sembrano intenzioni più che realtà in atto. Di questo virtuoso processo non mi sono molto accorto.

Da dove vengono dunque le minacce alla democrazia?
Da fuori
, dai regimi autoritari e dal loro attacco prevalentemente. C’è il riconoscimento dei difetti delle democrazie, che vanno difese rinnovandole. Perché l’attacco viene anche dall’interno. Biden è presidente per un golpe sventato.

Tendenze autoritarie sono evidenti nei paesi europei.
Giuliano Pontara, amico della nonviolenza (e mio), che pure misura le parole per scelta e abito professionale, da anni scrive di tendenze naziste riassumibili in queste concezioni: Mondo, teatro di una spietata lotta per la supremazia; Diritto assoluto del più forte – Politica libera da ogni vincolo morale – Suprematismo – Disprezzo per il debole – Violenza glorificata – Obbedienza assoluta – Dogmatismo fanatico.

Ma le nostre democrazie costituzionali sono erose anche più dall’interno dall’affermarsi dell’ideologia e dalla forza del neoliberalismo. La prevalenza del privato sul pubblico, la centralità del mercato sono decisive.
Il mercato attribuisce il giusto valore e cose e persone, a principi e valori. Tutto è oggetto di negoziazione. L’Uguaglianza consiste nel fatto che al mercato tutti possono partecipare, La Libertà nella scelta che ciascuno esercita secondo le proprie possibilità. Diseguaglianze anche abissali fanno bene al mercato. Al più un occhio di riguardo può esserci per i più vulnerabili, secondo la sensibilità che ci è data. La Fraternità suppongo sia oggi questo. Il diritto, i diritti – umani, politici, civili, sociali – sono ridotti e riplasmati.

Faccio una sola osservazione.
Non si parla di guerra, come se la cosa non avesse a che fare con la democrazia. Come se la guerra non ne fosse la negazione e assieme la negazione del diritto e dei diritti.
“Meno spese militari, collaboriamo per evitare guerre” è l’appello rivolto ai Paesi, a partire dalle residue democrazie. Lo chiedono cinquanta premi Nobel: un grande «dividendo globale per la pace» per affrontare i gravi problemi dell’umanità: pandemie, riscaldamento globale, povertà estrema.

Biden cita due volte l’amico John Lewis, ispirato a Gandhi e Mandela, e il suo detto in punto di morte: “La democrazia non è uno stato, è un atto”. Un atto di pace avrebbe dovuto aggiungere, come l’intende Lewis, uno dei Big Six della Marcia su Washington, militante di War Resisters’ International. È persuaso perciò che “La guerra è il più grande crimine contro l’umanità. Sono quindi deciso a non supportare qualsiasi tipo di guerra, e ad adoperarmi per la rimozione di tutte le cause di guerra”.

Lo vedo a Roma, nell’aprile del ’66, per la triennale della WRI, allora per me è solo uno studente nero del comitato nonviolento americano. Aldo Capitini ci dice che “Il rifiuto della guerra è la condizione preliminare per un nuovo orientamento”. Dice pure: “Nella società di oggi c’è un continuo conflitto fra l’uguaglianza di diritto per tutti e le differenze di fatto; ma l’uguaglianza procede sempre”. Vorrei avere il suo ottimismo.

Virginia Union Gospel Choir

Virginia Union Gospel Choir
“Voci” per un Natale straordinario

 

Immergersi nell’atmosfera natalizia non è solo fare lunghe file fuori i negozi per accaparrarsi l’ultimo regalo. E neppure cominciare dal 22 di dicembre a comprare prelibatezze per i cenoni che la tradizione culinaria italiana ci impone. Esiste anche altro. Come la musica. Perché solo la musica riesce a creare un’atmosfera particolare. Anche se non appartiene propriamente alla nostra tradizione, i cori gospel in Italia stanno acquistando nuovi e sempre più numerosi estimatori. La musica dal vivo poi è un’altra esperienza. Così, vuoi per l’energia dei coristi, vuoi per l’intesa tra coro e pubblico, martedì 21 dicembre al Teatro Nuovo ho deciso di immergermi nel calore che la musica gospel soprattutto in questo periodo dell’anno può regalare.

Virginia Union Gospel Choir

Inutile dirlo, ma io ho cominciato ad amare questo genere musicale, ascoltando le straordinarie doti vocali dei coristi nei film di Whoopi Goldberg della serie Sister Act. E forse è successo così per molti della mia generazione. Storicamente i due stili del gospel americano, quello della ‘musica nera’ e quello della ‘musica bianca’, ovvero la musica nata nelle chiese afroamericane negli anni 30 e quella suonata successivamente da cantanti di qualunque comunità (soprattutto negli stati del sud degli Stati Uniti), rimangono formalmente distinti. Ma entrambi derivano dagli inni cristiano-metodisti degli afroamericani, e ancora più indietro, dai canti spontanei della schiavitù nei campi di cotone degli Stati Uniti D’America.

E come ogni corrente musicale dal blues al jazz, si è stata sviluppata ed evoluta fino ad arrivare a noi con caratteristiche anche molto diverse. In particolar modo il Virginia Union Gospel Choir diretto da J. David Bratton che ho ascoltato mercoledì, partendo dall’inconfondibile tradizione classica che vede la modalità solo vs coro (ad una sola frase di un cantore risponde un coro), si arricchisce di elementi musicali diversi che si fondono nel corso dell’esibizione. A giri di batteria particolarmente ritmati (simili ai canti tribali africani) si aggiungono attacchi jazz, la carica del blues e le straordinarie performance delle voci soliste dei cori. Non sono mancate le classiche canzoni natalizie americane (ormai entrate a far parte anche della nostra tradizione) come Amazing Grace, Let it be dei Beatles, So Merry Christmas e Oh, Happy Day

Nella recente storia del genere, questi cantanti si esibiscono non solo in chiesa, ma anche (per alcune correnti) nei night club. Non a caso infatti molti dei più famosi cantanti della scena musicale mondiale, hanno esordito proprio con questa musica da Carrie Underwood a Mary J. Blige, da Aretha Franklin a Whitney Houston e Mariah Carey. Ascoltando le incredibili capacità canore di ognuno dei membri se ne può bene capire il perché.

In Italia la musica gospel ha conquistato e trovato una sua dimensione di tutto rispetto. Cori di grande qualità musicale, nati spesso per studio della tradizione di origine afroamericana o in collaborazione diretta con i cori americani più affermati, sono cresciuti numerosi e senza fatica si sono imposti a sottolineare eventi sacri di caratura nazionale. Mentre in America il fenomeno coinvolge la quotidianità della comunità religiosa di riferimento anche delle più piccole città, in Italia sembra che lo spazio deputato ai cori gospel sia limitato alle grandi festività, soprattutto natalizie. E questo naturalmente non deve sorprenderci, data la sua diffusione da rintracciarsi più nelle radici teatrali e spettacolari che nella tradizione religiosa.

Virginia Union Gospel Choir 3

Una cosa è certa la qualità più rilevante di questo tipo di musica è quella che porta a coinvolgere il pubblico in sala, ed è quello che io ho personalmente sperimentato. Perché la caratteristica spettacolare e teatrale è forse, in America come in Italia, nelle chiese come nei teatri, la più pregnante. Per questo consiglio a chiunque di farsi trascinare dall’energia di questa musica. Il pubblico durante l’esibizione è protagonista attivo, si fa coinvolgere (e questo succede anche per il pubblico italiano più restio) alza le mani, le batte e canta a squarciagola, come è successo in questa occasione. Certo, complice anche il fatto, di tornare finalmente a godersi un buon concerto. E augurandoci che con il nuovo anno, un nuovo lockdown non ci blindi eventi culturali e spettacoli di vario genere, vi lascio con uno dei cori gospel più famosi del cinema mondiale.

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