Giorno: 28 Dicembre 2021

Tutta la bellezza del mondo
…un racconto

Tutta la bellezza del mondo
Un racconto di Carlo Tassi

Non ricordo da quanto tempo vagassi, forse il tempo di un sogno, e in quel caso sarebbe bastato svegliarsi per controllare che ora era. Ma, al contrario, mi sentivo perfettamente sveglio e, sebbene sprovvisto d’orologio, non ero per nulla afflitto dall’ansia del tempo.
Ero però rimasto sbalordito da ciò che avevo appena visto: creature bellissime con livree multicolori erano apparse all’improvviso da dietro una roccia, si erano mosse con grazia e leggerezza ed erano poi scomparse dietro altre rocce. E fu il contrasto evidente con la desolazione che avvolgeva tutta la valle che rese quella visione ancor più strabiliante.

Intuendo il mio stato d’animo, il mio compagno di viaggio mi posò la mano sulla spalla e disse: «Nel mondo terreno la bellezza è qualcosa che ci investe e ci coinvolge, passando, attraverso i nostri sensi, dall’esterno all’interno di noi stessi. Ci amplifica i sensi e ubriaca i nostri sentimenti, sconvolgendoli. Ci attira a sé influenzando positivamente la nostra anima, rendendola migliore… Nel regno della materia che cos’è la bellezza, se non l’implicita attribuzione di un valore funzionale? Da questo momento capirai che, ove la materia non è più regolata da leggi fisiche assolute, ogni sua funzione perde di efficacia e ogni valore ad essa legato si annulla… Quaggiù, la bellezza che vediamo, come tutto il resto, non è altro che il riflesso della nostra anima. Fa parte del nostro bagaglio d’esperienze che abbiamo accumulato nell’arco di tutta la vita. In verità, quaggiù, la bellezza ha perso la sua funzione terrena… è evoluta in un’essenza esclusivamente mistica!»

«Credo di non capire… Vuoi dire che in questo mondo la bellezza non esiste? Che ciò che vedo è solo un riflesso della mia mente? Eppure mi è appena passata davanti, mi è sembrata reale e mi ha scaldato il cuore…» obiettai.

«Al contrario, in questo mondo la bellezza può essere ovunque! Come e più che in quello terreno. Come ho detto, si tratta del riflesso dell’anima, non della mente, cioè il riflesso di ciò che si è vissuto, non percepito… Per questo dico che dipende esclusivamente da quanta bellezza alberga nelle nostre anime… Ciò che resta di essa ne è l’essenza, la parte più pura!» concluse lui.

Allora qualcosa di buono mi era rimasto, pensai.
L’inconsapevole bellezza che aveva scandito le mie tante, troppe giornate distratte: la perfezione naturale di un fiore appena sbocciato, un panorama conquistato dopo ore di faticosa salita, i tramonti sulla spiaggia tiepida, il sonno innocente di un qualunque cucciolo, la corsa selvaggia di un purosangue, i colori intensi e tormentati dei quadri di van Gogh, un sorriso dolce e inaspettato, la musica struggente dei miei vent’anni, le favole della mia infanzia raccontate da mia madre… Tutto questo e molto, moltissimo altro ancora, mi era rimasto addosso.

Tutta la bellezza del mondo era dentro di me, e niente e nessuno me l’avrebbe portata via.

The Great Gig In The Sky (Pink Floyd, 1973)

Per visitare il sito di Carlo Tassi clicca [Qui]

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Perché sparare sulle luminarie non costruisce una città migliore.

 

L’amico Giovanni Fioravanti scrive su Ferraraitalia dell'”oscuro buio delle luminarie” [leggi Qui] . Quest’anno infatti, con la giunta leghista, il Natale di Ferrara brilla più degli anni passati.
Le luminarie, scrive Fioravanti, le paghiamo noi contribuenti e avvantaggiano solo i “bottegai” (il termine spregiativo per definire commercianti e negozianti); sono l’ennesimo tributo ai turisti e alla cultura del turismo di massa, l’ultimo orpello di una “Ferrara che si vende sul mercato”. Le luminarie, scrive ancora Fioravanti, e qui il discorso si fa più metaforico, servono solo a ingannarci, a buttar fumo negli occhi ai cittadini, a distogliere il nostro sguardo sulle cose che non vanno e sulle cose che si dovrebbero fare per fare di Ferrara una “città della conoscenza”: più inclusiva, più colta, più solidale.

Naturale, anche a me piacerebbe una Ferrara diversa, quella “città della conoscenza” che con una felice locuzione Giovanni Fioravanti predica da anni.  È esattamente lì che dobbiamo arrivare, o almeno, è in questa direzione che dobbiamo concentrare i nostri sforzi. Di questa visione, di questi obbiettivi doveva essere intessuto il programma elettorale del Centrosinistra alle ultime elezioni amministrative del 2019. Così non è stato, e anche per questo abbiamo perso miseramente e oggi governano Alan Fabbri e Naomo Lodi.

Io, però, non me la sento di sparare sulle luminarie. L’altra sera, andavo a prendere mia figlia in stazione, e percorrere tutta viale Cavour, era una festa di luci. Dopo ‘le barriere’, attorno al grattacielo c’erano alberi luccicanti e una stella cometa. Confesso che davanti a quelle mille lucine, uno spettacolo un po’ felliniano, ho provato una piccola emozione.

A me le luminarie, quando non sono pacchiane, piacciono. Forse perché hanno il potere di mettermi addosso un po’ di festa. Così sono andato a pescare una foto (la vedete nella copertina) che ho scattato durante le feste a Napoli, al Rione Sanità, due o tre anni fa: è un bellissimo omaggio a Pino Daniele. Mi piacciono (e sono pronto ad affrontare gli sfottò sui social) anche le luminarie 2021/22 di Ferrara scelte dalla Giunta di Destra.

Per tanti, anche per Giovanni Fioravanti che citavo sopra, le luminarie di Ferrara sono solo frutto di incultura e bieca propaganda (panem et circenses). Come pure il libretto sul dialetto ferrarese che il Sindaco Fabbri ha distribuito di persona ai bambini delle scuole elementari. Su questo episodio, non ho molto da aggiungere a quanto ha scritto Mauro Presini la settimana scorsa, e che invito tutti a leggere o a rileggere [Qui].

Il coraggio del maestro Mauro Presini, o almeno io così l’ho inteso, sta nel puntare finalmente il dito verso l’interno – verso noi stessi, verso le nostre parole vuote, verso quanto dovremmo fare e non facciamo – invece di prendersela tutti i giorni con la Giunta di Destra e le azioni di Sindaco e Vicesindaco.

Non c’è nulla di male nelle Luminarie. Tantomeno nel dialetto, nel riscoprire la nostra storia, le nostre radici. Proprio al dialetto questo giornale dedica una rubrica filologicamente perfetta e seguitissima, Al cantón fraréś.

L’amministrazione Comunale si fa propaganda riempiendo la città di luminarie e ammiccando al dialetto ferrarese? Certo che sì.
E non solo. Si fa propaganda anche con le mostre al Castello, gli spettacoli al Teatro Comunale, i grandi concerti dal vivo, i festival di questo e di quello. E si fa propaganda, si cerca il consenso (e il voto), anche con le giostrine per i bambini, perfino con le bancherelle con i cibi etnici. 

Lo si fa ora. E lo si faceva anche tre, cinque o dieci anni fa. Con l’attuale Giunta di Destra e con le precedenti Giunte di Centrosinistra.
Fare propaganda (farne un po’ o farne tanta) è un peccato originale della politica e dei politici. Sarebbe bello che così non fosse, ma trovo un po’ stucchevole indignarsi. Ma molto peggio, far finta di indignarsi come vedo fare da alcuni esponenti politici della Sinistra che, quando erano in carica, usavano i medesimi strumenti per cercare di catturare il consenso.

Dobbiamo pensare, proporre, costruire una Ferrara più giusta, solidale, democratica? Se è così – e solo così la prossima volta si potrà ribaltare l’attuale maggioranza in Comune – a nulla serve prendercela con le luminarie e fare le pulci a questa o quell’iniziativa di Fabbri e Naomo Lodi. Non serve a nulla. Non produce pensiero. E non sposterà nemmeno un voto.

Guardiamo all’interno non all’esterno, partiamo da noi, invece. Concentriamoci, studiamo, proponiamo misure concrete per fare di Ferrara una città più accogliente e solidale, una città senza sbarre e cancelli, con scuole non abbandonate a se stesse, con nuove biblioteche, con sale gratis in ogni quartiere dove i cittadini possano discutere dei propri problemi e proporre soluzioni a chi governa la città, con nuovi spazi e nuove occasioni per chi in città fa teatro, musica, arte, Eccetera… si prega di continuare l’elenco.

E se davanti agli alberi che brillano di luci ci scappa un sorriso, non è poi tanto grave. Succede, specie a Natale.

Ritiro dei referti di laboratorio

Ferrara, 24-12-2021. Dal 1° ottobre 2021, l’accesso alle banche dati delle pubbliche amministrazioni è possibile solo con il sistema pubblico di identità digitale Spid, la carta d’identità elettronica (CIE) o la carta nazionale dei servizi (CNS).
Questo, a seguito delle nuove indicazioni fornite dall’Agenzia per l’Italia Digitale AGID.
Per accedere al portale aziendale per lo scarico dei referti di laboratorio analisi, è, quindi, necessario avere la Spid (identità digitale), che sarà sempre più necessaria per poter usufruire di servizi digitalizzati non solo sanitari. Una disposizione che vale anche per l’Azienda USL di Ferrara che, a decorrere dalla stessa data, ha messo a disposizione dei cittadini un nuovo portale raggiungibile dal sito www.ausl.fe.it -Sezione Servizi Online alla voce -Referti Sanitari Online – Ritiro Referti di Laboratorio- o direttamente collegandosi al link https://auslfe.smarthospital.cloud  per scaricare i referti degli esami di laboratorio.
Rimane sempre possibile continuare a gestire, comodamente e gratuitamente, i propri esami, certificati e referti anche di laboratorio analisi dal proprio Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE).
Qualora, invece, non ne sia in possesso, potrà ancora rivolgersi alle farmacie abilitate al servizio di consegna referti. L’Azienda Usl di Ferrara, per agevolare il ritiro dei referti di laboratorio analisi, ha infatti da tempo reso possibile il servizio anche alle farmacie che ne hanno fatto richiesta, in totale sicurezza e nel rispetto della normativa fissata dall’Agenzia per l’Italia Digitale AGID, che però a decorrere dal 1/1/2022 prevederà un contributo a carico del cittadino che lo richiede, alla tariffa calmierata di 1.50 €.
Per chi ha scelto la consegna manuale di seguito sono riportati i punti e gli orari di ritiro presso le strutture AUSL:

CONSEGNA REFERTI
CENTO Portineria dell’Ospedale dal Lunedì al Venerdì 8-13
BONDENO Medicina di Gruppo dal Lunedì al Venerdì 8.30-12,30 / 15-18.30
FERRARA Segreteria Centro Prelievi dal Lunedì al Venerdì 11- 13; Sabato 11-12.30
COPPARO Segreteria Centro Prelievi dal Lunedì al Venerdì 10 alle 12
PORTOMAGGIORE Centro Servizi CUP dal Lunedì al Venerdì 11 – 14
ARGENTA Portineria dell’Ospedale dal Lunedì al Sabato 8-13
LAGOSANTO- DELTA Portineria dell’Ospedale dal Lunedì al Sabato 8-13
COMACCHIO Portineria Casa della Salute dal Lunedì al Sabato 8-13

face luna park

L’oscuro buio delle luminarie

 

Il luna park dei bagliori e dei clamori natalizi ha vinto il silenzio di cui si adorna la deserta bellezza di Ferrara declamata dal poeta.
È festa e tutto deve essere gioioso e felice, o perlomeno, assomigliargli. Ma viene il sospetto che a guidare la città ci sia un banditore di eventi, un procacciatore di profitti per bottegai.
Questa di vendere la città al mercato del turismo è appunto il modo per impoverire la città del suo silenzio e della sua deserta bellezza, violandola, agghindandola d’artefatti.
Siamo nel terzo millennio e ancora non siamo stati in grado di appropriarci di una cultura nuova dell’abitare la città, che nulla abbia a che vedere con l’eredità delle politiche urbane del ‘900, non proprio degne d’essere reiterate.

Vorremmo una cultura nuova nei cittadini e nei loro amministratori. Una politica che non portasse le persone a privilegiare la fuga dalla città, ma a riscoprire l’umanità nell’abitare la propria città.
Questa è la scommessa che ha davanti il nuovo millennio.
Ho scritto altre volte che vorrei che la mia città fosse un hub di intelligenze e di creatività, non per coltivare un’utopia, ma nella consapevolezza che questa è l’unica risorsa che abbiamo per il futuro.

Possiamo illuderci di vendere la città, di portare turismo e soldi, di fare impazzire il trenino bianco mandandolo intorno come fossimo una spiaggia dell’Adriatico, ma in tutto questo c’è una arroganza che offende la città e l’identità di chi la abita. Perché una città è prima di tutto città per chi vi risiede, per chi della città ha fatto il suo luogo di vita.

Questo di non tenere in considerazione che la città non appartiene né al sindaco né alla sua giunta, che la città non è una macchina per fare soldi offende le persone che non si sentono considerate nella loro dignità di cittadini.
La città è un meccanismo delicato e come tutti i meccanismi va usato con accortezza. Nella città natalizia, addobbata come un’attrazione le persone si perdono, sono ridotte a massa, sono solo ombre, i cittadini ignorati, su tutto si staglia il grande mercato delle luminarie; sarà Natale, ma potrebbe essere una qualunque sagra paesana.
C’è dell’esagerato in tutto questo, come le signore dell’alta borghesia che sfoggiano le loro mise alla prima della Scala, c’è della cafoneria, mancanza d’equilibrio e senso della misura.

La domanda si fa pressante: quali valori uniscono gli abitanti della città, quali valori permettono di riconoscersi nel luogo della propria vita. È una domanda a cui è importante rispondere, perché il rischio è il venir meno del senso di appartenenza. La sensazione è che questo sentimento di appartenenza che dovrebbe accomunarci, possa venire a mancare o stia per essere manipolato profondamente.
Non è detto che vendere la città sul mercato del turismo, faccia della città un luogo, la città potrebbe divenire per tanti di noi estranea, un non luogo, se la vendita è un mercato all’ingrosso, una fiera di bastoncini colorati e zucchero filato.

Gli urbanisti parlerebbero di genius loci, il rapporto tra spazio, architetture e umanità. Oggi dovrebbe essere compito di ogni comunità di abitanti difendere le peculiari qualità del loro luogo, come espressione della loro identità, del loro profondo senso di appartenenza che sono fattori indispensabili per partecipare alla vita della propria città. La città è un luogo carico di significati che non possono essere usurpati da un commesso piazzista che apre baracconi per attrarre i clienti.
Pare che le luminarie abbiano abbagliato gli occhi dei ferraresi rimasti ingabbiati nell’enorme palla di luci ai piedi dello scalone del municipio.
Il futuro che si offre ai bimbi della città è la stella cometa del winter park e un dizionario del dialetto ferrarese, perché non si perdano le radici della cultura popolare. È un futuro che sa di passato come è ormai d’abitudine offrire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, perché il futuro deve essere rimasto strozzato da qualche parte.

Nel merito quella del dialetto ferrarese è un’operazione identità che preoccupa, perché è un’operazione di chiusura culturale, non nasce a scuola, ma fuori dalla scuola, un’operazione imposta da chi difende le proprie radici per negare quelle degli altri.
Questo non è natale, questo è morire, uccidere gli anni nuovi che verranno, non ci sono prospettive, futuri da disegnare, idee da lanciare, pensieri da rincorrere, niente di tutto questo, solo lo stordimento delle menti, nella finta euforia delle feste, spente dall’incombere del virus.

Dice il sindaco che le luminarie sono un abbraccio di luce, ma una città senza progetti per i giovani e il loro futuro è una città senza luce, una città di cittadini spenti. Non sono un abbraccio di luce, ma luminarie per nascondere il buio più oscuro che tornerà ad avvolgerci appena saranno spente.
“Ferrara per le feste non immaginarla vivila” è lo slogan ideato dai creativi ingaggiati da questa amministrazione come richiamo per sedurre i turisti.
A noi per le feste, signor sindaco, sarebbe piaciuto poter vivere la nostra città immaginandola al futuro, avremmo voluto che fossero all’opera fucine di idee e che a brillare fossero le loro scintille.

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