Giorno: 29 Dicembre 2021

Desmond Tutu: le radici del perdono trovate nell’infanzia

In questi giorni, con la morte dell’arcivescovo Desmond Tutu, presidente della Commissione verità e riconciliazione che ha operato in Sudafrica tra il 1995 e il 1998 dopo la fine del regime dell’apartheid, sono circolati diversi testi. Uno, postato da Mao Valpiana su Azione Nonviolenta [Vedi qui], mi ha colpita profondamente ed è di questo che oggi vorrei parlare. Con grande semplicità e profondità, Desmond Tutu ci consegna una straordinaria lezione sul trauma nell’età infantile, una faccenda di cui credo di poter parlare non come studiosa (non lo sono) ma per avere ascoltato lungamente tanti e tante adolescenti che avevano vissuto esperienze dello stesso genere.

Per cominciare, non mi sarei mai immaginata che Tutu, per parlare del perdono, incominciasse da un ricordo infantile. Nel periodo dell’apartheid in Sudafrica si sono consumate violenze atroci, gratuite, ci si sarebbe potuti aspettare che scegliesse un esempio più roboante. La radice del suo impegno la trova invece nei suoi primi anni di vita. “Ci sono state moltissime sere, quando ero bambino, in cui dovetti assistere senza poter fare nulla a mio padre che insultava e picchiava mia madre”, scrive.

Forse è inevitabile che sia così. Pietro Pinna [vedi qui] ha più volte motivato la sua coraggiosa obiezione di coscienza nel 1948, la disponibilità ad affrontare i processi, la carcerazione e la perdita di ogni sicurezza, richiamando la forte impressione che, bambino, aveva ricavato dalle case sventrate dai bombardamenti. Non di meno, un’altra maestra di nonviolenza, Pat Patfoort, racconta il principio della sua ricerca non richiamando gli orrori tra hutu e tutsi o le guerre etniche nei Balcani – tutte vicende con cui ha avuto personalmente a che fare – bensì ripercorrendo il suo difficile rapporto con il padre. Tutti loro mi dicono che nella capacità di riavvicinarci al dolore infantile risiede una forza capace di orientare e cambiare la nostra vita, se solo ne abbiamo il coraggio.

Poco più sotto Tutu cita la “disperazione infinita che proviamo quando vediamo persone che amiamo farsi del male a vicenda in modi che non riusciamo a comprendere” e, ripensandoci, si trova “a desiderare di fare del male a mio padre come lui lo faceva a mia madre, e come io non ero in grado di fare da bambino”. Sono altri due nodi molto importanti: quel “farsi del male a vicenda” in prima battuta è difficile capire (stando al narrato, si direbbe che la violenza fosse esercitata da uno solo dei genitori, non reciprocamente; solo più avanti il testo si chiarirà in parte), e l’accettazione del fatto che l’impotenza bambina immagina come unica risoluzione possibile, il ripagare la violenza con altra violenza. Quel tipo di reazione si colloca nei primi passi del nostro sviluppo, ma per alcune persone sono definitivi. Occorre molta intelligenza, sensibilità, empatia, lavoro su se stessi per riuscire a dirsi, ricostruendo la biografia di chi ci ha fatto del male, “la mia speranza è che sarei stato diverso, ma non lo so”.

Frasi simili mi hanno colpito massimamente quando le ho sentite pronunciare da psicoterapeuti che lavorano con persone condannate per atti di pedofilia. Quella violenza è la più lontana da noi, la più esecrabile, risulta difficile identificarsi con gli autori. Ma quei professionisti, con un’onestà che sfiora la vertigine, sono arrivati a dirsi appunto: “La mia speranza è che sarei stato diverso, ma non lo so”. E questa asserzione, se non è una scappatoia cerebrale per deglutire l’indigeribile ma qualcosa di realmente sentito, mina il desiderio di autoassoluzione che ciascuno di noi prova quando desidera essere buono, avere ragione, preservare la propria innocenza.

Una volta che l’autore di violenza sia guardato in modo più maturo, la difficoltà del perdono resta intera (Tutu dice: intellettualmente o su base religiosa si può assolvere, ma non è tutto lì) ma si entra in un altro campo molto ampio, per me essenziale se si vuol capire davvero la violenza assistita. Parlo della confusione che anche i bambini sperimentano, magari senza razionalizzarla, ogni volta che riescono a vedere nella stessa persona il bene e il male. E se si tratta di una persona amata, come un genitore, lo spiazzamento è massimo. Scrive Tutu parlando del padre: oltre all’alcol e alla violenza c’era la sua bontà, intelligenza, sensibilità. Se potessi parlare con lui ora che la morte lo ha portato via “comincerei ringraziandolo per tutte le cose meravigliose che faceva per me come padre, ma poi gli direi… quanto mi feriva quello che faceva a mia madre, quanto mi faceva soffrire. Forse mi ascolterebbe fino in fondo, forse no. Ma comunque lo perdonerei”.

Per me è un’altra lezione. Con queste parole legittima il bisogno di verità che ciascuno di noi può provare quando si tratta di qualcosa che ci ha fatti veramente soffrire. E non una verità pronunciata a casaccio ma detta proprio e particolarmente alla persona che ci ha fatto del male. Se ne facciamo esperienza, ne traiamo una forza liberante. Il fondamento della mediazione penale credo sia proprio qui, nel riconoscere l’umanità dell’altro e nel sentirsi riconosciuti. È molto difficile, naturalmente. È più facile allontanarsi, o rispondere all’offesa in modo simmetrico. Se il dolore allo stato puro (come è quello dei bambini), riletto con occhi adulti e cioè rielaborato, riusciamo a dirlo in modo calmo e sincero a chi ce lo ha fatto patire, noi per primi ne ricaviamo energia. Non si tratta di rinfacciare, ma di dare materia al non detto. Di riconoscere cioè che è.

Nella sua storia Desmond Tutu parla anche del dialogo mancato tra lui e il padre, quello che il genitore gli aveva chiesto in un momento apparentemente qualsiasi, eppure vigilia della sua morte. “Mi ci sono voluti moltissimi anni per perdonarmi per la mia insensibilità”, scrive, ed è anche questo un vissuto umanissimo che, nel dolore, ci può far bene. Sperimentarci imperfetti, o pavidi, o arroganti, o gelosi… ci fa ruzzolare da qualsiasi accomodamento. Ci viene ricordato che “Non ditevi mai nonviolenti” raccomandava Aldo Capitini, “al più amici della nonviolenza”, intesa come “segno di direzione” impresso alla propria esistenza. Con la coscienza del limite è più facile riporre le armi che qualche volta usiamo contro gli altri. Il giudizio è una di queste.

“Una vita umana è uno splendido intreccio di bontà, bellezza, crudeltà, sofferenza, indifferenza, amore e tantissimo altro”, scrive ancora Tutu. “Nessuno nasce bugiardo, o stupratore, o terrorista. Nessuno nasce pieno di odio. (…) La semplice verità è che tutti commettiamo degli errori e tutti abbiamo bisogno di essere perdonati”. Ecco perché, ce lo insegna, l’ammissione dei propri errori risana quanto perdonare gli sbagli altrui, ed è questa anche la base dalla Commissione sudafricana che ha trasformato questa crescita interiore in esperienza collettiva. “Quando siamo disposti ad abbassare le nostre difese e guardare con onestà alle nostre azioni, scopriamo che c’è grande libertà nel chiedere perdono e grande forza nell’ammettere di aver sbagliato”.

Questo articolo è uscito anche sul periodico Azione Nonviolenta il 29/12/2021

Nota Pd su dichiarazione del Vicesindaco di Ferrara

 

La pandemia vive la sua quarta ondata ormai vicino al picco, gli ospedali rischiano il collasso con migliaia di ferraresi  in quarantena o in coda per i tamponi, ma la Giunta con il Sindaco quale Autorità sanitaria della città, ritiene che il problema del contenimento dei contagi non sia di propria competenza, tanto che il Vicesindaco nega l’impiego della polizia municipale per il controllo del rispetto delle disposizioni anti-covid la sera dell’ultimo dell’anno, “ lo Stato chiude e lo Stato si attivi per provvedere ai controlli”, questa la risposta alla richiesta di collaborazione del Prefetto.

Negli ultimi due anni la Giunta ha speso circa due milioni di euro dei cittadini ferraresi per trasformare il Comando della Polizia Municipale in caserma con le famigerate celle di detenzione, ha acquistato armi e altro senza che i cittadini abbiano potuto godere i benefici di tale investimento, anzi  le vacanze organiche di personale hanno causato il venir meno di attività di Istituto proprie della Polizia Municipale, quale il controllo della viabilità nelle zone sensibili come i plessi scolastici, le attività di polizia urbana soprattutto nelle ore notturne, oggi scopriamo dalle parole del Vicesindaco che il Corpo dei Vigli Urbani di Ferrara non è in grado di svolgere neanche la funzione di ausilio alle attività di Polizia richieste dalla Prefettura, in spregio alle più elementari regole che attengono alla collaborazione tra Istituzioni per il perseguimento del bene comune.

Ci attendiamo delle spiegazioni dal Sindaco su quali azioni intende intraprendere per contenere i contagi e tutelare la salute dei cittadini ferraresi.

per il Gruppo Consiliare PD
Francesco Colaiacovo

TERZO TEMPO
L’umanizzazione degli eroi

Sulla scia dell’attivismo di alcuni influencer, un numero sempre più cospicuo di atleti e atlete sta prendendo posizione su singoli temi, indirizzando così il dibattito pubblico. È un trend, questo, di cui avevamo già parlato a luglio [Qui], e che in un modo o nell’altro contraddistingue l’attualità socio-politica: non c’è battaglia o argomento di interesse generale che non passi attraverso il megafono di personaggi della musica, dello spettacolo e dello sport.

Se per l’appunto diamo un’occhiata allo sport professionistico, e in particolare alle questioni sollevate negli ultimi dodici mesi, è difficile non associare il 2021 alla progressiva normalizzazione dei problemi di salute mentale. L’elenco degli esempi, infatti, è piuttosto lungo: dai ritiri della tennista Naomi Osaka e della ginnasta Simone Biles alle testimonianze di tre noti giocatori di football americano (Calvin Ridley, A.J. Brown e Lane Johnson), passando per il lavoro di sensibilizzazione svolto dal cestista Kevin Love, che dal 2018 scrive e parla apertamente dei suoi disturbi mentali. Una lista più dettagliata di storie o esperienze simili a quella di Love l’ha stilata ESPN in un articolo pubblicato a metà maggio [Qui].

Tuttavia, le prese di posizione più chiacchierate di quest’ultimo anno sono quelle delle già citate Naomi Osaka e Simone Biles: i loro ritiri da competizioni quali Roland Garros e Olimpiadi di Tokyo hanno messo a nudo un tic piuttosto comune, ossia la narrazione fin troppo eroica degli atleti e delle atlete di successo. Difatti, siamo stati abituati a descrivere i personaggi dello sport come dei performer apparentemente inscalfibili, e il solo fatto di associare il loro nome a disturbi quali ansia o depressione ci è parso sin dall’inizio un’assoluta novità. Una novità che coincide con il bisogno di condividere un problema più che mai attuale: vuoi per la pandemia, vuoi per l’eccessiva importanza che diamo all’immagine di noi stessi.

Osservandolo da più lontano, quello di Osaka e Biles è un messaggio che va al di là dello sport professionistico, e ci suggerisce di non identificare le persone con il loro lavoro, il loro talento o il loro successo. Ci può essere dell’altro oltre al bisogno di eccellere e di essere produttivi. Deve esserci dell’altro.

A dicembre molti cittadini si sono ritrovati a pagare gli arretrati per i passi carrabili.
Ribadiamo che è giusto e doveroso chiedere le imposte dovute e non giustifichiamo in alcun modo l’evasione. Quello che ci ha lasciato perplessi è stata la scelta del periodo: in un periodo già difficoltoso a causa della pandemia, riscuotere poche centinaia di euro a famiglia ha messo ancor più in difficoltà persone che hanno dovuto spendere meno nei nostri negozi. Quindi perché non fare questi accertamenti qualche mese fa? O perché non fare un comunicato in cui si informavano i Comacchiesi dell’avvio degli accertamenti sui passi carrabili?
Ciò che però ci lascia MOLTO perplessi sono le gravi affermazioni divulgate attraverso la pagina Facebook ufficiale del comune di Comacchio riguardo “polemiche da una parte dell’opposizione”: infatti il regolamento comunale sulla gestione dell’account Facebook sancisce all’articolo 3 che: sono inoltre espressamente vietati: a) l’utilizzazione della bacheca e del forum come mezzo per pubblicizzare un partito od un esponente politico; e) le comunicazioni scritte e le discussioni non dovranno essere in nessun caso di contenuto politico e propagandistico né riferirsi direttamente o indirettamente alla politica o a personaggi del mondo politico; f) sono da evitare atteggiamenti sarcastici e denigratori, in modo da rendere il clima delle discussioni il più sereno possibile. Vedere che i nostri amministratori continuano a ignorare i regolamenti, comportandosi come più li aggrada è davvero deludente.
Aggiungiamo che la comunicazione è pagata direttamente con i soldi dei contribuenti di qualsiasi credo politico. Dopo più di un anno di amministrazione sarebbe davvero ora di chiudere la campagna elettorale e pensare a lavorare e informare i cittadini.

Prima seduta d’insediamento del Consiglio provinciale eletto lo scorso 18 dicembre

“Giuro di osservare lealmente la Costituzione italiana”. Con queste parole il presidente della Provincia, Gianni Michele Padovani, ha prestato giuramento in apertura della prima seduta d’insediamento del Consiglio provinciale eletto lo scorso 18 dicembre.
Fra i primi adempimenti, Padovani ha nominato Laura Perelli, sindaca di Tresignana e prima votata in Consiglio per la lista “Ferrara Insieme” con 7.035 voti, vicepresidente della Provincia.
Il nuovo organo consiliare ha poi provveduto alla nomina del collegio dei revisori dei contidell’ente per il triennio 2022-2024. Con sette voti e quattro schede bianche, a scrutinio segreto i consiglieri hanno eletto Paolo Mezzogori presidente del collegio, mentre gli altri due componenti, Alessandro Monteleone e Laura Lasagna, come vuole la legge sono di designazione prefettizia.
La prima seduta si è chiusa nel clima della disponibilità alla collaborazione tra maggioranza e opposizione e a questo proposito il presidente Padovani ha rassicurato che procederà al conferimento delle deleghe al termine di una fase di consultazione con tutti i consiglieri, che partirà nei prossimi giorni.

osteopatia-neonatale

Ospedale SS. Annunziata: è possibile un dibattito politico utile anche ai cittadini?

Ospedale SS. Annunziata: è possibile un dibattito politico utile anche ai cittadini? Credo di si. Proviamo a definire sommariamente il contorno della discussione che si sta alimentando in questi giorni sul “Punto nascita” di Cento. Un Comune che dal 2014 segna un calo della popolazione, un costante incremento
dell’indice di anzianità e di quello di dipendenza (58 persone a carico ogni 100 lavoratori).
I dati degli altri Comuni non migliorano le statistiche demografiche del Distretto Ovest, al contrario contribuiscono a rafforzare un quadro preoccupante. La natalità continua a ridursi e dal 2015 il Punto nascita del SS. Annunziata segna volumi di attività decisamente inferiori ai 500 parti/annui e sempre più distanti dalle indicazioni delle “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”.
La politica regionale, in modo bipartisan (firmatari ordine del giorno del 19 dicembre 2018: Alan Fabbri, Petazzoni Marco, Calvano Paolo, Zappaterra Marcella, Caliando Stefano e Bessi Gianni), dopo aver ottenuto dal Ministero della Salute la deroga alla chiusura del Punto nascita, in occasione del “Bilancio di previsione della Regione Emilia Romagna 2019-2021” impegna il Presidente e la Giunta regionale “a
mettere in campo tutte le azioni necessarie per confermare la deroga rispetto alla chiusura del Punto nascita di Cento (Fe), tenendo anche conto che si tratta di un Comune colpito da sisma del 2012” premettendo che quel servizio “potenzialmente”, avrebbe potuto “raggiungere e superare lo standard minimo previsto di 500 parti all’anno” per garantire alle donne qualità e sicurezza del percorso nascita. Il “come” farlo non viene trattato.
Ad oggi non sta certo alla CGIL decidere se siano ancora esistenti le condizioni che riconducevano la richiesta di deroga della chiusura del Punto nascita al sisma del 2012, ma mi permetto di esprimere più di una perplessità sulla possibilità che, senza modificare le caratteristiche socio-economiche della popolazione del Distretto Ovest, si possano superare i 500 parti all’anno.
Chi ha amministrato i comuni del Distretto Ovest non è riuscito a cogliere l’opportunità della deroga.
La polemica con la Regione portata avanti in questi giorni da Consiglieri regionali e comunali, oltretutto dopo essere stati primi cittadini a Bondeno e Cento, è scelta poco utile ad alimentare un proficuo dibattito pubblico e non rispondente agli interessi di cittadini e lavoratori.
O dopo il Punto nascita si pensa già di utilizzare, ad esempio, il sottodimensionamento e l’evidente sofferenza del Pronto Soccorso del SS. Annunziata per un poco di visibilità? O di giocare a scarica barile sulle condizioni estenuanti del personale? O di cavalcare l’inadeguatezza strutturale dell’ospedale
per rispondere anche alla pandemia in corso? Ma perché non le liste d’attesa? E’ vero, il tema della sanità si presta molto a speculazioni politiche, ma deve diventare compito di molti evidenziarle e isolarle.
Serve un bagno di onestà, evitando di confondere gli effetti con le cause spesso rincorrendo il consenso sulle posizioni più semplici da assumere e scappando dalle responsabilità. Si dovrebbe condividere che la difficoltà nel mantenere attivo il Punto nascita non è determinata dall’emergenza covid di oggi, che l’ha semplicemente evidenziata, ma è l’effetto della condizione socio-economica che ne rappresenta la causa principale.
Se questa potesse diventare una premessa largamente condivisa si potrebbe iniziare a ragionare, come concretamente proposto anche da CGIL, CISL e UIL nel “Patto per il lavoro e il clima – Focus Ferrara”, di rilancio territoriale partendo dal lavoro, da sintesi distrettuali oggettive e non più dall’opportunismo politico.
Il Distretto ovest sta pagando da anni una perdita di lavoro importante che passa dall’artigianato alla PMI, dall’agroalimentare fino al commercio e ai servizi pubblici (cultura e turismo sono capitoli a parte).
Il conto più pesante, forse poco evidente ai più distratti, lo presenta l’emorragia di posti di lavoro in VM che per il Sindacato meriterebbe non solo attenzione, ma maggior collaborazione, concretezza e, qui si, attivismo con e tra livelli istituzionali: Comuni del distretto, Regione fino al Ministero dello Sviluppo
Economico. Siamo convinti che i Punti nascita si difendano difendendo il lavoro esistente, creandone di nuovo, lavorando per una prospettiva di futuro non fatto di deroghe, di incertezze, di sprechi e speculazioni. Dopo i moderni ospedali del Delta e di Cona, anche questo distretto ha bisogno di un nuovo ospedale, più moderno, sicuro, tecnologico, digitale e sostenibile, integrato con l’assistenza territoriale e i servizi sociali, pensato e progettato insieme a quelle che il PNRR definisce “Case della Comunità”.
L’attuale ospedale di Cento ha caratteristiche strutturali tali da chiedersi se siano ancora opportuni interventi massivi di miglioramento o se non rischino invece di tradursi in sprechi di denari pubblici.
Perciò confido che almeno una parte di chi fa Politica con responsabilità possa e voglia contribuire ad alimentare confronti organici, larghi, che coinvolgano lavoratori e cittadini a vantaggio di un dibattito pubblico che con il merito e l’onestà intellettuale portino a isolare e marginalizzare quel diffuso modo di far politica fatto di troppi slogan, contraddizioni e poca utilità.

Segretario generale
CGIL Ferrara
Cristiano Zagatti

E-commerce, oltre 5 miliardi di euro spesi online in Emilia-Romagna nel 2021

BOLOGNA, 29 dicembre 2021. Il commercio elettronico ha visto una forte crescita durante il periodo di pandemia: tra le principali economie europee l’Italia è infatti, insieme alla Spagna, tra i paesi con una crescita più marcata dell’e-commerce. I dati Istat nel nostro paese vedono un incremento del 57,9% del valore delle vendite online nei primi 9 mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2019, a fronte di un incremento del valore complessivo delle vendite dell’1% nello stesso periodo.
Inoltre si stima che nel 2021 il valore dell’e-commerce per l’Emilia-Romagna si attesterà a 5.386 milioni di euro.
I dati, elaborati dal Centro Studi di Confartigianato Emilia-Romagna, sulle imprese con 10 addetti e più evidenziano che in Emilia-Romagna la quota di imprese che vendono tramite e-commerce passa dal 15,8%, del 2019, al 17,2%, del 2020 (> 16,3% media nazionale). Rispetto all’incidenza media riscontrabile negli ultimi 5 anni (2015-2019) il valore del 2020 si attesta di 4 punti superiore.
“Con la pandemia il rischio per molte micro, piccole e medie imprese era quello di chiudere i battenti – commenta Davide Servadei, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna -, travolte non solo dall’impossibilità di lavorare ma anche dalle realtà multinazionali che da tempo si impongono sui mercati online a discapito del commercio di prossimità. Portando così un impoverimento delle comunità locali, che hanno vita grazie anche alla presenza capillare delle botteghe e dei negozi di quartiere, delle imprese della ristorazione e del commercio. I dati del nostro Centro studi raccontano però un’altra verità, fatta di artigiani che hanno saputo leggere la situazione con fiducia nei propri mezzi, che hanno saputo aprirsi a questi nuovi mercati, che hanno saputo cogliere le occasioni dei bandi di finanziamento nazionali e regionali sulla digitalizzazione, investendo in nuove tecnologie e nuovi servizi. In questo la Confartigianato, presente in regione in ogni territorio, ha giocato una partita importante, dando il proprio sostegno e la propria competenza”.
In Emilia-Romagna le persone di 14 anni e più che hanno effettuato acquisti o ordini su Internet sono passate dal 38,4% del 2019 al 42,7% del 2020, determinando un incremento in termini assoluti di quasi 174 mila e-shopper: questi infatti erano 1.504 mila nel 2019 e sono 1.678 mila nel 2020.
Secondo gli ultimi dati disponibili al 2019, acquistano maggiormente articoli per la casa, richiesti dal 43,3% del totale degli e-shoppers; seguono abiti e articoli sportivi con il 39,4%, pernottamenti per vacanze con il 31,2%, altre spese di viaggio per vacanze con il 28,2%, libri (inclusi e-book) con il 24,6%, biglietti per spettacoli con il 22,5%, attrezzature elettroniche con il 22,4%, prodotti alimentari con il 14%, servizi di telecomunicazione con il 10,4% e film e musica con il 9,3%. Confrontando queste quote con quelle rilevate a livello medio nazionale si osserva una propensione maggiore dei navigatori emiliano-romagnoli ad acquistare sul web articoli per la casa, biglietti per spettacoli, pernottamenti per vacanze, altre spese di viaggio per vacanze e videogiochi.
Nel corso dell’emergenza sanitaria le imprese artigiane e le micro e piccole imprese emiliano-romagnole hanno maggiormente ricorso al canale digitale per relazionarsi con clienti e fornitori. Secondo la survey di inizio anno ‘Effetti del coronavirus sulle MPI emiliano-romagnole’ si riscontra che il 72,4% delle imprese intervistate ha implementato l’utilizzo di uno o più strumenti digitali tra i quali sito web, social network ed e-commerce. Rispetto al periodo pre-emergenza sono 17 mila in più le MPI emiliano-romagnole digitalizzate, pari ad un incremento di 9,8 punti percentuali. Nel dettaglio, il 50,4% di queste imprese fa uso del sito web, il 39,6% utilizza i social network e il 12% fa vendite online.
Quest’ultima quota pre pandemia si attestava al 9,5%, e a seguito della diffusione del virus e delle conseguenti limitazioni è salita di 2,5 punti.

Covid, Ferrara dentro la quarta ondata: come si muove il virus?

Ferrara, 28-12-2021. Un anno fa le prime 50 vaccinazioni a personale sanitario della nostra provincia, l’Italia era in zona rossa. Oggi, con la maggior parte delle attività aperte, siamo alle prese con una nuova variante, la corsa per somministrare già la terza dose, e picchi di contagi mai raggiunti dall’inizio della pandemia. Come sta circolando il virus a Ferrara e quali ripercussioni sta avendo su ospedali e territorio? Se ne è parlato nella nuova puntata di Salute Focus Ferrara (format web settimanale a cura di Ausl Fe condotto da Alexandra Boeru)con i nostri ospiti Emanuele Ciotti direttore sanitario Ausl Ferrara, il professor Mario Braga, epidemiologo, Coordinatore Staff Direzione Generale Ausl Fe, Franco Romagnoni,  direttore delle attività socio sanitarie dell’Azienda Usl di Ferrara e Silvia Giatti, de Il Resto del Carlino.
“I dati nella nostra provincia sono in linea con i dati nazionali, ha spiegato Emanuele Ciotti, siamo alla decima settimana consecutiva di costante crescita in termini di incidenza di nuovi casi.”
In provincia di Ferrara al momento si registra un’incidenza di 411 casi per 100mila abitanti, mentre a livello nazionale il dato sale a 460.
“Nell’ultima settimana, ha aggiunto il direttore sanitario Ausl, abbiamo avuto una media di circa 211 casi, e ad oggi abbiamo circa 3267 persone positive, 205 delle quali ricoverate (15 in terapia intensiva)”.
Quanto alla circolazione della variante Omicron che, secondo i dati dell’ISS sarebbe presente nel 30% dei positivi, “per ora, ha precisato Ciotti, da quello che ci è stato comunicato a livello regionale, nei campionamenti sui test positivi provenienti da Ferrara non risulta esserci nessun caso di Omicron.
Questo però, ha aggiunto, dipende molto dal numero di casi sequenziati, e se guardiamo alle percentuali nazionali possiamo immaginare che omicron nel giro di due settimane sarà la variante predominante anche da noi”.
Naturalmente numeri alti di contagi impongono uno sforza imponente sul fronte del tracciamento. Già nelle scorse settimane sono stati potenziati i drive through e, ha anticipato il direttore Ciotti, “è appena partito un sistema di indagine informatizzata che prevede l’invio a coloro che hanno un tampone positivo, di una mail con un link al quale scrivere le informazioni della sintomatologia e i contatti stretti per velocizzare il tracciamento e i tempi della chiamata per il molecolare”.
“Grazie alla vaccinazione stiamo riuscendo ad evitare molte ospedalizzazioni, ricoveri terapia intensiva e decessi. Tutto questo è stato ed è possibile, ha evidenziato il direttore sanitario Ausl, grazie al contributo di tutto il personale che sta lavorando per questa campagna ma anche grazie alla grandissima risposta dei ferraresi che hanno aderito in maniera importante.”
Una campagna che continua con l’apertura delle terze dosi ai ragazzi tra i 16 e i 17 anni (in provincia sono 5532) i fragili tra i 12 e i 15 anni (un’ottantina) ma anche i più piccoli (già più di 500 i bambini tra i 5 e gli 11 anni vaccinati).
Dal 10 gennaio inoltre potranno effettuare la terza dose anche coloro per i quali sono trascorsi 4 mesi e non più 5 dalla seconda“.
“Come azienda ci stiamo organizzando per essere pronti, ha spiegato Ciotti, facciamo già più di 3000 somministrazioni al giorno e con questa novità avremo ulteriori 80mila ferraresi che potranno prenotarsi”.
“Accelerare con le terze dosi è fondamentale”. A metterlo in evidenza l’epidemiologo Mario Braga che spiegato come più ci si allontana nel tempo dalla somministrazione della seconda dose, o dell’avvenuta malattia, più la capacità dell’organismo di difendersi dal contagio e dallo sviluppo della sintomatologia, cala.
“La situazione epidemiologica è in evoluzione, ha aggiunto il professor Braga, vediamo ancora gli effetti della variante delta e ci si aspetta che la omicron abbia una maggiore capacità di diffondersi e contagiare ma per quanto riguarda la capacità di provocare la malattia negli stadi più avanzati sembrerebbe che questa variante abbia effetti più modesti rispetto alla delta”.
L’epidemiologo ha anche spiegato l’importanza, soprattutto in questa fase, di dotarsi di mascherine Ffp2 in particolare nei luoghi affollati, eventi collettivi al chiuso, cinema, teatri, trasporti pubblici e in generai i luoghi chiusi molto dove manca il ricambio d’aria. Le mascherine chirurgiche possono essere utilizzate in zone affollate all’aperto o in contesti in cui probabilità di entrare in contatto con virus e più bassa e c’è più aerazione.
Infine un focus sui più fragili, gli anziani e i disabili ospiti delle CRA.
“Abbiamo una situazione molto migliore l’anno scorso, ha rassicurato Franco Romagnoni, direttore delle attività socio sanitarie dell’Azienda Usl. Ad oggi ci sono 15 strutture sottoposte a provvedimento di isolamento, e metà di queste con focolai veri e propri (ovvero almeno 2 positivi). Al di là dei numeri è cambiata la “qualità” dei malati e la quantità nelle strutture”.
“Oggi in tutto abbiamo una cinquantina di casi (numero dinamico) l’anno scorso, ha messo in evidenza Romagnoni, questi numeri erano solo in una struttura con un tasso ospedalizzazione elevato e ad un tasso di mortalità molto molto consistente. Oggi i nostri anziani, nella stragrande maggioranza sono coperti da dose booster, e vediamo nei contagiati un’espressione malattia molto meno sintomatica”.
A chiudere l’appuntamento il sentito e doveroso ringraziamento del direttore sanitario Ciotti.
“Mille volte grazie agli operatori sanitari e un appello ai cittadini: cercate di avere un po” di tolleranza per chi si prodiga per garantirvi un servizio e un po’; di comprensione verso questa grande macchina, sicuramente migliorabile, ma nella quale tutti gli operatori che stanno facendo il più grosso sforzo possibile”.

Siglato l’accordo relativo all’ottimizzazione degli organici tra il Gruppo BPER Banca e le Organizzazioni Sindacali

Modena – 29 dicembre 2021. A conclusione del processo di ottimizzazione degli organici deliberato e comunicato lo scorso 23 settembre – che prevede l’uscita di 1.700 risorse, anche tramite il ricorso al Fondo di Solidarietà di Settore – BPER Banca informa di avere raggiunto nella serata di ieri un accordo (l’“Accordo”) con le Organizzazione Sindacali del Gruppo, volto a favorire un ricambio generazionale e professionale, unitamente a una riduzione della forza lavoro, che consentirà di diminuire in modo strutturale gli oneri del personale.
A fronte di dette uscite, nell’ambito dell’Accordo sono state definite 550 nuove assunzioni, anche con specifiche competenze professionali, e la stabilizzazione di 300 contratti a termine, con attenzione verso i territori ove è presente il Gruppo.
Nella medesima data sono state concordate con le Organizzazioni Sindacali nuove previsioni in tema di previdenza complementare, assistenza sanitaria e altri aspetti normativi per i lavoratori della Capogruppo ed è stato raggiunto un nuovo accordo di Gruppo riferito alla mobilità territoriale. Piero Luigi Montani, Amministratore Delegato di BPER Banca, commenta: “Sono molto soddisfatto degli accordi raggiunti, che costituiscono un’importante premessa per le nuove sfide che il Gruppo sarà chiamato ad affrontare con il Piano Industriale 2022-2024. Tali accordi consentiranno, tra l’altro, l’ingresso di nuove risorse, a sostegno anche dell’occupazione giovanile e in un’ottica di ricambio generazionale. Sottolineo, inoltre, l’importante armonizzazione di alcuni trattamenti economici e normativi che riguardano le varie aziende coinvolte dalle recenti operazioni straordinarie, portate a termine con successo dal Gruppo BPER Banca”.

Uomini da bar al “Bar dei Giostrai” di Cristiano Mazzoni

 

Nello spazio senza confini della letteratura il mio ultimo viaggio di lettrice si è fermato a Ferrara.

Provenivo da Lucca e da una storia inquietante accaduta a Davide, uno stimato neurologo dalla vita regolata e sicura: professione, famiglia, amici. All’inizio, perché si sa che ogni storia presenta una svolta prima o poi e nella sua (nel romanzo Nova di cui è autore Fabio Bacà [Qui]) il nostro neurologo incontra sconvolgimenti non da poco che lo cambiano in profondità.

A Ferrara mi aspettava Folco. Mi aspettava in una delle borgate che incontro per prime, entrando in città da sud, dalla Via Bologna. Era ad attendermi davanti alla vetrina di un bar che non c’è più, come qualche altro che è scomparso al mio paese. Restano luoghi storici e i clienti che li hanno frequentati con assiduità, quelli abituali, la cui bicicletta sapeva andare da sola fino a lì, spesso li ho sentiti chiamare uomini da bar.

Nel bel romanzo del ferrarese Cristiano Mazzoni, in cui Folco è il protagonista assoluto, si muove un gruppo di personaggi scaturiti dalla vita di borgata della Ferrara degli anni Ottanta: tipi umani la cui identità si è fatta in gran parte frequentando Il bar dei giostrai.

“Era quella l’università dove la loro generazione di figli del quartiere era cresciuta e aveva studiato, aveva fatto filotto con una boccia da biliardo, aveva bevuto uno spritz o una spuma, aveva smazzato una partita a trionfo o a bestia, aveva giocato a flipper, aveva guardato Novantesimo minuto e aveva letto il giornale a scrocco. E molto altro.”

Folco è un cliente fisso, fino dagli anni della adolescenza e la sua identità è tutta lì, nei pezzi di vita vissuti tra i tavolini presso il bancone o nel fumo della sala biliardo, più la passione per il partito comunista e per la Spal, la pesca, la scuola prima e il lavoro (precario) poi. La vita in famiglia nelle case popolari e anche un matrimonio finito col divorzio e la solitudine del dopo.

Mi sembra di vederlo, di conoscerlo. Ho circa quindici anni più di lui e ho incontrato un’altra Ferrara negli anni Settanta, andando ogni giorno al liceo, nella zona centrale e con compagni di classe della buona borghesia.

Ma al mio paese ho conosciuto gli ambienti dei bar, dove stazionavano i meno giovani conoscenti dei miei e molti ragazzi della mia età. E poi il narratore, pur usando la terza persona, assume con tanta immediatezza il punto di vista del suo personaggio che Folco diventa vivo.

Nella costruzione letteraria che l’autore ha scelto per presentarlo, noi lo incontriamo in una notte particolare. È la seconda domenica del campionato di calcio e la Spal ha battuto la sua rivale storica, il Vicenza. Folco esce dallo stadio compiaciuto e soddisfatto.

È con lui il cugino e amico storico Albi, che nel seguito della giornata e fino a notte fonda lo ascolta. Sì, perché Folco ha davanti ancora poche ore e poi nella mattina del lunedì andrà a un appuntamento per lui fatale.

Albi ascolta da lui il resoconto di quasi trent’anni di vita, ora Folco si avvicina ai cinquanta, e tutti i trent’anni vengono riassaporati in lunghi flash back, che permettono anche a noi lettori di comporre il mosaico del suo vissuto. Con l’ambiente del bar e di Ferrara all’intorno: la Ferrara dei tifosi spallini, degli attivisti del partito comunista, dei riti nella vita delle periferie.

Mentre la storia di Davide, il neurochirurgo cui accennavo prima, si svolge in senso cronologico e noi lettori lo vediamo cambiare giorno dopo giorno, Il bar dei giostrai incomincia nel presente della vita di Folco.

La finzione letteraria utilizza la memoria del personaggio per ricostruirne il vissuto; in questo modo procedono in parallelo la consapevolezza del personaggio su di sé e la nostra su di lui, sul suo passato.

Quando Folco ha finito di raccontarsi all’amico, siamo perfettamente allineati con lui e il lunedì mattina siamo pronti a condividere la tensione emotiva che ha dentro, mentre aspetta di rivedere dopo tanto tempo la donna del destino.

Il finale ha tratti fiabeschi e anche se non dovrebbe sorprendermi ormai nulla di ciò che i destini umani possono riservare, tuttavia nelle pagine conclusive ho sentito echi da La bella addormentata nel bosco e dal Principe ranocchio.

Ho rivisto in scena anche la bella Micol letteraria da Il giardino dei Finzi Contini [Qui], là irraggiungibile per chi la ama, mentre qui …

Le ultime pagine fanno lievitare un po’ magicamente il destino del protagonista: passato un numero predestinato di anni, cadono i roveti che impedivano l’accesso al castello della principessa e l’incontro con lei ed il bacio possono divenire realtà.

Ma desidero tornare al corpo di questo romanzo, alla parte precedente che è tutta realismo. Addirittura con tratti veristici e con il peso del milieu che forgia gli abitanti del quartiere, li mette di fronte alla “difficoltà di crescere sani in un ambiente spesso difficile, ma che, se sfruttato nella maniera giusta, fungeva da vaccino per tutta la vita.

Certo, non era scontato imboccare la giusta strada. Molti preferivano le scorciatoie che li portavano a cogliere i fiori del male, ben presenti agli angoli dei marciapiedi del quartiere. Ma questa era la legge della borgata: irrobustirsi e sgomitare fino a uscirne o rimanere deboli fino a restarne schiacciati”.

Il bar dei giostrai è anche una storia di tossici, che si bucano negli angoli bui e spesso muoiono in solitudine.
Qui al mio paese ne ho conosciuti. So i nomi di quelli, i più perduti, che hanno perduto la vita.

Ho conosciuto anche un altro Folco, in carne e ossa. Ero a Piacenza alcuni anni fa per l’Esame di Stato, presiedevo l’unica commissione di un Istituto Professionale in cui le due classi quinte da esaminare contavano qualcosa come dodici studenti ognuna.

Il commissario di Fisica era un ingegnere dal volto scavato e con gli occhi accesi: alto, magro, pronto a scattare per fornire di un bicchiere d’acqua il candidato sotto interrogazione, rigoroso nel fare le domande, ma pronto ad accompagnare le risposte con qualche aiutino. Un appassionato di musica rock, frontman in un gruppo che faceva serate in provincia.

Perché mi ha ricordato Folco? Aveva la stessa età quando l’ho conosciuto, e la stessa solitudine: viveva solo in una grande casa ai margini di un piccolo paese a pochi chilometri da Piacenza.

Era tornato due anni prima da New York, dove nella mattina dell’11 settembre 2001 aveva assistito alla distruzione delle torri gemelle ai piani dove si trovava il suo ufficio. Quel giorno, mentre camminava verso le torri, aveva visto crollare la sua attività professionale; al suo rientro in Italia lo aspettava una malattia grave.

Era venuto a fare gli esami quando era da poco guarito e credo fosse questa rinascita a lasciargli il segno, come di una febbre negli occhi.

Come viveva in paese? Veniva in città ogni mattina per insegnare in un Istituto Tecnico, ma il pomeriggio era dedicato al bar della piazza. Se ne stava a giocare a carte con i compaesani, e intanto dava un’occhiata ai ragazzi, mentre giocavano a flipper o chiacchieravano tra loro.

Spesso, se li vedeva starsene in ozio troppo tempo o li vedeva passare in lunghi giri davanti al locale, si alzava e li convinceva a tornarsene a casa a cercare di studiare un po’. A volte li accompagnava anche, e sempre con modi complici da fratello maggiore. O da “vecchio profe”, quando risultava più opportuno.

Si torna alle proprie radici, insomma, anche rientrando da posti lontanissimi. Oppure come accade a Folco si rimane figli di quelle radici, senza mai salire su un aereo per andare all’altro capo del mondo. Uomini da bar forever.

Poi, che sia una persona in carne e ossa, o un personaggio di carta, a restituirci un tipo umano come questo, che ha avuto e ancora ha piena cittadinanza nei nostri paesi e nelle nostre città, non mi pare discriminante. La vita parallela in cui si muove la letteratura ha a che fare con la vita. Altroché.

Nota bibliografica:

  • Cristiano Mazzoni, Il bar dei giostrai, Autodafé Edizioni, 2017

Per leggere gli altri articoli e indizi letterari di Roberta Barbieri nella sua rubrica di Mercoledì, clicca [Qui]

ravennadante alighieri opera di street art kobra renzo favalli

Nel bel mezzo del 2021…
Dante si riconferma icona pop

 

C’è il Dante super tatuato che Fedez al confronto svanisce, il Dante astronauta con la scritta NASO sul braccio, la realtà aumentata e grafiche moderne. Una miriade di nuove immagini coloratissime e caleidoscopiche si aggiungono alle già tante che frequentano il nostro immaginario dantesco: dai disegni di Gustave Doré ai fumetti di Benito Jacovitti, dai film del primo Novecento alla pubblicità dell’Olio Dante.

Foto copertina per Artribune
Foto copertina per Artribune

Sembra incredibile come il Sommo Poeta continui ad ispirare artisti di ogni tempo, dal Trecento fino ai giorni nostri, senza mai mollare un colpo. Ed è così che, in occasione del settecentesimo anniversario della morte, 150 artisti contemporanei di fama internazionale hanno deciso di reinterpretare il volto di Dante rendendolo più accessibile e vicino ai lettori-visitatori del XXI secolo. Tra gli artisti che hanno collaborato al progetto, vi è anche il ferrarese Emiliano Ponzi, con My Dante; già noto al pubblico del Festival di Internazionale per i suoi corsi, Ponzi ha scalato le vette del mondo dell’illustrazione fino ad essere chiamato a disegnare la mappa della metropolitana di New York.
La mostra intitolata Uno, nessuno e centocinquanta volti danteschi è terminata a settembre ma il catalogo restituisce molto bene la qualità delle opere esposte e può rappresentare, inoltre, un ottimo punto di partenza per poter parlare di Dante anche al pubblico degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, in particolare ai ragazzi che frequentano istituti d’arte e ad indirizzo tecnico.

Dante tatuato
Dante tatuato

Per saperne di più, Uno, nessuno e centocinquanta volti danteschi, in realtà è parte di un percorso che la città di Ravenna ha iniziato nel 2016 con il progetto Dante Plus del quale il murales di Kobra è diventato il simbolo. Nelle edizioni successive, si sono moltiplicate installazioni, sculture, foto e video di ogni sorta, fino ad arrivare al 2021 con l’affissione di grandi riproduzioni delle opere sulle vetrate della biblioteca Oriani. Anche il noto storico e divulgatore Alessandro Barbero si è innamorato del progetto “Dante Plus” e l’ha presentato in Tv in prima serata su Rai Storia.

L’esposizione :https://www.danteplus.com/

Cover: opera di street art kobra renzo favalli

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