Giorno: 18 Gennaio 2022

I vent’anni di Articolo 21

Venti anni e tante cose ancora da dire, strade da percorrere, idee da mettere in circolo e ideali da difendere: Articolo 21 entra nella sua età migliore e rilancia i temi che hanno caratterizzato l’attività dal primo giorno. Per questo il compleanno di Articolo 21 che sarà, per l’esattezza, il 27 febbraio prossimo, sarà una festa lunga, allargata ai circoli regionali e partecipata da associazioni, enti, università, fondazioni e collaboratori che sono parte di una grande famiglia che marcia nel solco della libertà e del rispetto dell’altro.

“I vent’anni di Articolo21 non saranno un’occasione puramente simbolica – tiene a precisare la portavoce nazionale Elisa Marincola – Con la
memoria di questo lungo e intenso periodo insieme e con ogni singola iniziativa nazionale e soprattutto locale, intendiamo rilanciare le campagne che abbiamo promosso, condiviso con altre realtà e che continuiamo a rilanciare perché l’emergenza democratica non sembra aver fine in Italia e nel mondo, e l’attuazione dei principi costituzionali richiede ancora un lungo cammino e l’impegno di tutte e tutti noi ancora per molto”.

Approfondimenti sul sito di articolo 21

Roma – Amor

Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.
(Rainer Maria Rilke, Lettera a Lou Andreas-Salomè)

Angoli Nascosti

Ab assuetis non fit passio…
Il vero stupore nasce dall’imprevisto. E in questa città, splendida e unica, l’inatteso è la norma. L’imprevisto di passeggiare per le strade e trovarsi di fronte a un non so che di meraviglioso, come un angolo inaspettato che ti proietta nel passato, l’imprevisto dell’invito di un innamorato a guardare verso il cielo blu cobalto e senza nuvole, del saluto di un ammiccante passante sconosciuto, del sorriso di una vecchia e agghindata signora che passeggia lungo i fori imperiali con il suo minuscolo cagnolino bianco, del clacson impazzito di un automobilista un po’ maleducato, dell’incedere zoppicante ma simpatico di un piccione impavido che ti si avvicina alla ricerca di un po’ di briciole di pane.

Er Cupolone
Colosseo-vista da Via Del Cardello.

L’aria e la luce cristallina ti invitano ovunque e comunque a dire sì, ad accettare che la bellezza, per quanto a tratti decadente e un poco trasandata, sia la sola (o meglio, la migliore) chiave di lettura di un mondo che si presenta vociante, caotico e perso.

Difficile, dunque, parlare di questa città magica, eternamente giovane e bella, elegante e profumata di fiori, senza cadere nella retorica. Quando una cosa è bella oggettivamente e la si ama profondamente, le parole sono tutte già pronunciate o sussurrate. Difficilissimo, allora, descriverne strade, vie e viuzze affollate, monumenti e fontane d’altri tempi, il magico alberato lungo Tevere, piazze e palazzi maestosamente decorati, quando tutto è stato già detto, tutto già dipinto. Non è, tuttavia, arduo fotografare cose nuove, immortalare momenti sempre diversi, dipingere nuove storie con obiettivo, pennelli colorati e stilografiche dall’inchiostro leggero e spensierato. Questo perché la morbida e sinuosa signora di velluto dagli abiti un poco sdruciti, come amo chiamarla fra me e me, riserva sempre sorprese, nuovi scorci e nuovi spunti. Così, fra i tanti fotografi che sono persi per la Città Eterna, Elliott Erwitt, parigino classe 1928 e americano d’adozione, raccoglie scatti indimenticabili in un libro unico nel suo genere, Roma, una collezione di fotografie raccolte durante 50 anni, una vita intera. Invitato a collaborare con la famosa agenzia Magnum, nel 1953, dal leggendario Robert Capa, co-fondatore della stessa con Cartier-Bresson, Erwitt immortala una città e la sua gente, perché, a suo dire, ogni posto al mondo non è nulla senza la sua gente, i suoi cani, i suoi gatti, ossia gli esseri viventi che in essa respirano.

Sulle pagine che si susseguono e che si sfogliano leggiadramente, quasi spettinate da un audace alito di vento, con sorpresa e amore oltre che con la passione che solo chi ami Roma ad oltranza può condividere, sfilano fotografie in bianco e nero che lasciano un segno. Quasi un sigillo di ceralacca rossa, a forma di cuore, ti rimangono ricamati sulla pelle gli scorci dei fori imperiali al tramonto, le statue decapitate a sentinella di una strada percorsa da calzari antichi o di parchi ed aiuole fiorite, i busti altezzosi di personaggi antichi, le scarpe lucide di una signora inginocchiata nel confessionale, giovani ed anziani che chiacchierano nelle piazzette. E’ la vita romana, quella all’aperto, quella di un vecchio teatro che potrebbe aver ospitato Petrolini in via dei Coronari, oggi chiuso ed abbandonato, delle foto di cardinali in fila, del Colosseo perso nella sua immensità notturna, di uccelli appollaiati sulla testa di una statua deturpata da scritte a gesso bianco, di oggetti d’antiquariato dove campeggia un’immagine altezzosa del Duce, di matrimoni e processioni, di innamorati che si baciano sugli scalini delle chiese o lungo i muretti che si affacciano sulla città distesa. Come sottolinea Michele Serra nella prefazione al libro, Erwitt ha assorbito da Roma il suo pregio più grande, ovvero la capacità di ingannare il tempo, di trattenerlo e confonderlo nel caos straordinario dei suoi scorci urbani, insomma di disorientarlo, perché il tempo quando arriva a Roma si perde nel labirinto. E aggiungerei, nel suo cielo. Una città piena di sorprese, di fascino e di vita, alla quale non si può mai dire di no. Io, per lo meno, non ci sono riuscita… nonostante i contrasti.

Anche le immagini che vi proponiamo noi, quelle del fotografo romano Marco Migliozzi, si mescolano a questo infinito che profuma di antico. Visione e realtà che si afferrano.

Santa Maria Maggiore vista da Via Panisperna

Se il tempo si perde tra le viuzze, gli scorci del genitor urbis, il Tevere, non sono da meno.
Amo questo fiume scolorito e spettinato, grasso e magro a seconda dei momenti dell’anno, amo i suoi ponti che uniscono, le sue vedute mozzafiato.

Regna il Silenzio i luoghi. Nel vespro il Tevere splende: / l’onda perenne ei reca della sua pace al mare. / Guardano il padre fiume le querci immote, ch’ei nutre, / spiriti nella dura còrtice meditanti; / esseri paghi: bevono l’acque con l’ime radici, / godon raccorre i soffi tiepidi nelle chiome.
(Gabriele D’Annunzio, Elegie Romane, Libro III, La Sera Mistica)

Al grande fiume sono stati attribuiti molti nomi: Rumon, Albula, Thybris, Thebre o Tevere. Quello che è certo è che da esso nasce Roma. Un legame indissolubile.

Opera di Seward Johnson EUR Piazza Marconi

Facendo un salto nel mondo delle favole, che maggiormente mi si addice, prima che in quello dei miti e delle leggende o della storia, mi piace ricordare il mondo di fantasia di una blogger, Maria Cerbelli, nel cui universo magico ritrovo un monte talmente alto da essere avvolto ogni giorno da nuvole dense come ovatta che lo rendevano invisibile all’occhio umano:
il Monte Fumaiolo, abitato solo da folletti, gnomi e fate. Qualche animale, nessun altro essere vivente, men che meno l’uomo. Un bel giorno, da due grotte ai lati della montagna sgorgarono due zampilli d’acqua limpidissima, che presto divennero ruscelli. Il Fumaiolo decise di chiamare una delle sorgenti Savio, l’altra Tevere. Savio chiese al Fumaiolo di poter compiere il suo destino, ossia di raggiungere il mare, nella via più rapida e semplice; Tevere ammise, invece, di aver deciso di percorrere la strada più lunga perché, prima di giungere al mare, voleva attraversare le campagne, rendere fertili i terreni e placare la sete della madre terra. Seguendo il rispettivo volere, il primo fu indirizzato a nord-est e il secondo a sud-ovest, avvertito, e consapevole, che il cammino sarebbe stato più impervio e difficile e che si sarebbe dovuto impegnare maggiormente per raggiungere il mare. A Tevere non importava, la sua fatica sarebbe stata ricompensata da tutte le cose conosciute e apprese durante il viaggio. Dopo un lungo silenzio, una gazza ambasciatrice annunciò che Savio aveva raggiunto il mare e compiuto rapidamente il suo destino, mentre Tevere era ancora lontano dall’arrivare. Le sue acque, ormai abbondanti, stavano nutrendo i campi che attraversava e stavano portando vita in tante campagne. Le sorgenti di Savio cominciarono a deridere le falde di Tevere, etichettato come un fannullone che non arrivava a compiere il suo destino. A quegli sberleffi, le sorgenti di Tevere cominciarono a chiedersi se il loro fiume non avesse fatto una scelta sbagliata nell’intraprendere la strada più difficile. Il monte decise di intervenire e rassicurò le falde di Tevere: “Non disperate, perché anche il vostro fiume compirà il suo destino e raggiungerà il mare. In più, poiché non ha esitato a intraprendere la strada più impervia pur di rendere fertili i terreni e placare la sete della terra, riceverà una ricompensa”. Passarono anni prima che Tevere arrivasse al mare, senza mai pentirsi della scelta. Il viaggio era stato faticoso ma la bellezza di quanto aveva visto e nutrito era impagabile. Di fronte alla distesa di acqua azzurra del Tirreno cui finalmente tuffarsi dimenticò la ricompensa. Ma un giorno, inaspettatamente, una giovane donna si avvicinò alle sue rive e vi posò il canestro di paglia che portava con sé. Lì dentro c’erano Romolo e Remo e da essi sarebbe iniziata un’altra storia… Quella che intreccia il fiume con la più profonda e intima storia di Roma. Storia e poesia andranno sempre a braccetto, rincorrendosi, come due fidanzatini novelli, fra le sue anse rigogliose. Assieme ad arte e cinema, a lettere e libri che parlano di bellezza, a dipinti che la immortalano, eterna e pavida.

I ponti gli piacevano, uniscono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone. I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze.
(Mauro Corona, La casa dei sette ponti)

Tra le anse e i suoi pensieri, Roma è la città che unisce le epoche, trait d’union fra la storia e le storie di vita che passano da una riva all’altra. Tutte caratterizzate dall’unicità che fa parte di ogni percorso. Grazie anche ai suoi ponti, quelli che spesso ammiro estasiata, dove le parole si perdono e i pensieri si accavallano, dove si parla, ci si abbraccia, si cammina prendendosi per mano, ci si bacia, si sogna di un futuro insieme, si fanno progetti vicini e lontani, si guarda l’acqua che scorre per cercare di vedere l’infinito, si saluta un orizzonte nitido che ti avvicina a chi sta dall’altra parte del mare. Panta rei. Anche in questo caso il passato ci riporta ad antichi fasti, come ovunque qui. Dichiarazione d’amore inevitabile.

Ponte Principe Amedeo Savoia Aosta

I ponti risalenti all’epoca di Roma ancora in piedi sono sei: Milvio, Emilio, Fabricio, Cestio, Adriano e Aurelio. Il settimo, del quale non è arrivata traccia fisica all’età contemporanea, sarebbe stato il Sublicio (dal latino sublica che significa palo o trave di sostegno), il più antico, risalente al VII sec. a.C. che aveva fatto di Roma una città cd. di primo ponte, in quanto in grado di controllare l’unico attraversamento del fiume e che fonti antiche collocano a sud dell’isola Tiberina. Ponte Milvio, che oggi collega il quartiere Flamino con la via Cassia, anch’esso inizialmente in legno, pare risalire al IV sec. a.C. e collegava le legioni di Roma, i suoi funzionari e mercanti, con il nord della città. Nei secoli ha subito molti restauri, fra cui il fondamentale del 1805 durante il pontificato di Pio VII i cui lavori furono affidati all’architetto Giuseppe Valadier che, oltre a costruire gli attuali imbocchi in muratura, mise il ponte in comunicazione con la campagna circostante. Il Ponte Rotto, già chiamato Ponte Emilio o Ponte Lepido, è, invece, il più antico costruito in pietra. La sua struttura fu realizzata nel II sec. a.C. su iniziativa dei consoli Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, per ragioni di circolazione interna alla città. Dopo vari crolli nei secoli la metà orientale del ponte fu travolta dalla piena del fiume del 1598. Da allora divenne il Ponte Rotto, finché nel 1887 furono fatti saltare con la dinamite i due archi più vicini alla riva di Trastevere e, nel 1890, fu costruito al suo posto il Ponte Palatino, noto oggi come il Ponte Inglese per l’inversione del senso di marcia della circolazione delle auto. Oggi si ammira ancora un’arcata dell’originale, rimasta in piedi al centro del fiume, in linea con l’Isola Tiberina. Il Ponte Fabricio, del 62 a.C., conosciuto come ponte Quattro Capi, collega la sponda sinistra del fiume, a valle del Tempio Maggiore della comunità ebraica, all’Isola Tiberina. Il Ponte Cestio, che collega l’Isola Tiberina a Trastevere, costruito fra il 46 e il 44 a.C., fu completamente ricostruito nel IV sec. d.C. con materiale provenienti dal Teatro Marcello. Fu il ponte a subire maggiori stravolgimenti rispetto alla sua forma originaria a causa dei lavori di allargamento del letto del fiume necessari alla costruzione degli argini di fine Ottocento. Ponte Sant’Angelo, già Ponte Elio o Adriano, che collega lungotevere degli Altoviti a Castel Sant’Angelo, è il più recente dei ponti romani ancora in piedi. Fu costruito, con travertino e peperino, fra il 133 e il 134 d.C. dall’Imperatore Adriano per condurre dalla città al proprio mausoleo. Dove oggi c’è Ponte Sisto (del XV sec.) a congiungere Piazza Trilussa con via dei Pettinari, prima vi era un ponte antico che qualche fonte chiama pons Aureli o pons Antonini (nel Medioevo) qualche altra pons Agrippae e pons Janicularis. Documenti e scritti si perdono nel tempo. Memoria che va. Ma la storia continua.

La città dei ponti, quelli che uniscono le generazioni, le vite di chi li attraversa per andare altrove, per andare aldilà di qualcosa, aldilà dei limiti, aldilà di tutto quello che scorre e non ritorna. Una città di trasformazione. Che amo profondamente, nonostante tutto.

Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare, e poi questo fiume che scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.
(Claude Monet)

Chiesa di Santa Brigida
Altare della Patria Innevato

Cover: La foto di copertina e quelle del testo sono di Marco Migliozzi

Questo articolo è stato pubblicato su Wall Street International Magazine

Draghi e Macron attaccano

 

Il 7 dicembre del 2021 scrivevo del Patto del Quirinale tra Francia e Italia (qui: se dai tedeschi ci difenderanno i francesi chi ci difenderà dai francesi) sottolineando che uno dei suoi motivi ispiratori era la nostra necessità di trovare una sponda per arginare i richiami prossimi agli equilibri di bilancio da parte dei paesi nordici.

Una prima conferma alla correttezza dell’ipotesi è arrivata poco dopo, il successivo 23 dicembre, a mezzo articolo sul Nyt a firma Draghi–Macron e pubblicato anche sul sito del nostro governo con tanto di traduzione di cortesia (qui: intervento di draghi e macron sul financial times).

Argomento dell’articolo proprio la necessità di modificare il Patto di Stabilità e Crescita dell’Unione Europea, quindi la constatazione della vetustà dei vecchi parametri del tetto al deficit al 3% e del debito al 60% del Pil “Già prima della pandemia, le regole di bilancio dell’UE andavano riformate. Sono troppo opache ed eccessivamente complesse. Hanno limitato il campo d’azione dei Governi durante le crisi e sovraccaricato di responsabilità la politica monetaria”.

Si parla dell’importanza della politica monetaria e di quanto bene abbiano fatto gli interventi nell’economia dei governi dell’Eu sostenuti dalle politiche accomodanti della Bce che hanno permesso una rapida ripresa. E che questi interventi devono essere strutturali per permettere alle economie di crescere, tenendo sotto controllo il debito ma senza peggiorare la vita ai cittadini “Non c’è dubbio che dobbiamo ridurre i nostri livelli di indebitamento. Ma non possiamo aspettarci di farlo attraverso tasse più alte o tagli alla spesa sociale insostenibili, né possiamo soffocare la crescita attraverso aggiustamenti di bilancio impraticabili”.

Il debito non è solo debito fatto oggi che andrà poi sulle spalle delle future generazioni ma un investimento di cui proprio loro raccoglieranno i frutti “Abbiamo bisogno di più spazio di manovra e di margini di spesa sufficienti per prepararci al futuro e per garantire la nostra piena sovranità. Il debito per finanziare tali investimenti, che certamente gioveranno alle generazioni future e alla crescita di lungo termine, dovrà essere favorito dalle regole di bilancio, dato che questo tipo di spesa pubblica contribuisce alla sostenibilità di lungo termine del debito”, come raccontava anche Milton Friedman, premio Nobel per l’economia nel 1976.

Del resto lo avrò umilmente scritto innumerevoli volte su queste pagine nel corso degli ultimi anni, in maniera sicuramente meno autorevole ma molto più esplicita. Ma qualcosa di notevolmente esplicito c’è anche in questo articolo quando i due scrivono “L’imminente presidenza francese del Consiglio dell’Ue avrà come obiettivo lo sviluppo di una strategia condivisa e completa per il futuro dell’Unione”, che suona come una specie di avvertimento agli altri Paesi europei, in particolare ai soliti falchi del rigore.

Tutto bene quindi? Non allarghiamoci troppo. Di fianco, sempre sul sito del governo c’è un link a un documento, in inglese e questa volta senza traduzione di cortesia, di 13 pagine che però vale la pena di leggere. Redatto da Francesco Giavazzi, Veronica Guerrieri, Guido Lorenzoni e Charles-Henri Weymuller come approfondimento dell’articolo, vale sicuramente come proposta concreta su quali siano le intenzioni dell’intesa franco – italiana: la creazione di un’Agenzia del debito europeo che si accolli tutto il debito pandemico emesso negli ultimi due anni e mantenga bassi i tassi di interesse dei titoli di stato sul mercato con la possibilità di allungare i tempi di rientro per la parte del debito contratta per investimenti ritenuti idonei.

E’ interessante constatare che anche in questo paper la spesa pubblica, a debito, diventa investimento per le future generazioni, un passo in avanti rispetto al blocco del pensiero unico: debito = peccato. Una breccia che però non può diventare come quella dei bersaglieri a “Porta Pia”, non si può allargare troppo. Infatti viene ribadito che il debito deve essere restituito, perché a leggere ci sarà anche la Germania cioè quella che permette al debito comune di vedersi attribuita la tripla A, e non si può esagerare.

Insomma, nell’articolo si chiariscono gli scopi di politica economica del Patto del Quirinale incentrati su un passaggio dal neoliberismo classico ad un keynesismo possibile mentre nel paper tecnico si dice alla Germania e ai sui satelliti rigoristi che un tale passaggio non sarà esente da regole stringenti, dal rispetto dell’indipendenza della Bce e da un ricorso a strutture sovranazionali che assicureranno un controllo burocratico dei finanziamenti del mercato e un corretto utilizzo delle garanzie di affidabilità tedesche.

Avanti al passo del gambero. Abbiamo scoperto che si può spendere ben oltre i limiti concessi dai trattati e dai cavilli elitari ma possiamo liberarci solo rimanendo in gabbia il che mi ricorda un antico detto ripreso da un vecchio professore saggio, Nando Ioppolo, “non far scoprire al contadino quanto è buono il formaggio con le pere”. Vale a dire, lo stomaco dell’élite è diverso da quello della plebe, cibi poveri possono essere bene accoppiati e usati per le nobili tavolate, con le necessarie accortezze ci si può abbuffare e godere senza condividere.
Le chiavi del benessere devono essere tenute celate, quanto basta per una corretta e oculata gestione del potere.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi