Giorno: 28 Gennaio 2022

SERVIZIO CIVILE, SCADENZA DELLE ISCRIZIONI PROROGATA AL 10 FEBBRAIO

Osimo, 28 gennaio 2022 – Sono stati prorogati i termini di presentazione delle domande per il Servizio Civile Universale, a cui la Fondazione Lega del Filo d’Oro Onlus ha aderito con 2 importanti progetti che hanno l’obiettivo di far vivere un’esperienza di solidarietà accanto alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. C’è tempo, dunque, fino alle ore 14:00 del 10 febbraio 2022 per inviare la propria candidatura; in Emilia-Romagna l’Ente ricerca complessivamente 4 volontari: 2 da inserire presso il Centro Socio Riabilitativo Residenziale di Modena a supporto del progetto “Insieme oltre il buio e il silenzio” e 2 presso il Servizio Territoriale annesso al Centro, a supporto del progetto “Noi nel mondo”. Un’esperienza importante, che permetterà ai ragazzi e alle ragazze che ne prenderanno parte di dedicare un anno alla propria formazione e alle comunità in cui vivono, supportando gli operatori della Fondazione nelle attività educative, occupazionali, socio-ricreative e di vita quotidiana rivolte alle persone con sordocecità e pluriminorazione psicosensoriale.
Anche quest’anno la Lega del Filo d’Oro ha presentato i propri progetti in partnership con la Fondazione Don Carlo Gnocchi e la Fondazione Sacra Famiglia, che rientrano nel programma “2+2=5 il valore aggiunto sei tu!” costituito da 21 progetti, per un totale di 392 posti disponibili, tutti approvati e finanziati dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale. In particolare, i due progetti presentati dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro Onlus sono “Insieme oltre il buio e il silenzio” e “Noi nel mondo” che, a Modena, consentiranno a 4 giovani di età compresa tra i 18 e i 28 anni compiuti di entrare nel mondo della Fondazione, mettendo a frutto la propria energia e la propria voglia di fare per sostenere chi non vede e non sente.
“L’esperienza del Servizio Civile presso la Lega del Filo d’Oro rappresenta un’importante opportunità formativa che permetterà, a chi sceglierà di farne parte, di crescere umanamente e acquisire nuove competenze – dichiara Rossano Bartoli, Presidente della Fondazione Lega del Filo d'Oro Onlus – I giovani volontari riceveranno, infatti, una formazione condotta dal personale dell’Ente e contestualmente potranno aiutare le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali ad uscire dal loro isolamento, fatto di buio e silenzio, attraverso preziose occasioni di relazione che, auspichiamo, possano far germogliare quell’impegno inteso come valore di coesione sociale, capace di fare la differenza nella vita di chi non vede e non sente”. Nello specifico, per il progetto “Insieme oltre il buio e il silenzio” il ruolo degli operatori volontari consisterà nel supportare il personale e i volontari dell’Ente a promuovere il benessere psicofisico delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali ospiti dei Centri Residenziali attraverso il potenziamento delle attività che favoriscono una maggiore autonomia e indipendenza (attività educative per la gestione della quotidianità e di laboratori occupazionali), socialità (attività ludiche e ricreative e uscite) e benessere fisico (attività di fitness). Nel secondo progetto “Noi nel mondo”, i volontari selezionati affiancheranno il personale e i volontari dell’Ente nell’organizzazione, realizzazione e potenziamento di tutte quelle attività che favoriscono la partecipazione alla vita sociale delle persone con sordocecità e pluriminorazione psicosensoriale che vivono da sole o con la propria famiglia, promuovendo un ruolo attivo per migliorare le proprie condizioni di vita attraverso uscite socio-ricreative e culturali, soggiorni vacanza, attività occupazionali e servizio di “persona di contatto”, fondamentale per seguire costantemente gli utenti in un rapporto diretto e personale.
Il Servizio Civile ha una durata pari a 12 mesi, con un impegno previsto di 25 ore settimanali. Gli operatori volontari percepiranno un assegno mensile di 444,30 euro. La domanda di partecipazione potrà essere inviata entro e non oltre le ore 14:00 del 10 febbraio 2022 attraverso la piattaforma Domanda on Line (DOL) raggiungibile tramite PC, tablet e smartphone all’indirizzo https://domandaonline.serviziocivile.it dove, mediante un semplice sistema di ricerca con filtri, è possibile scegliere il progetto per il quale candidarsi. Ulteriori approfondimenti sul Servizio Civile Universale sono disponibili nei siti web https://www.politichegiovanili.gov.it/ e www.scelgoilserviziocivile.gov.it

vioviolenzalenza

CONTRO VERSO
Filastrocca dei miei panni (quasi un rap)

 

Michael ha 15 anni e diverse denunce. Un padre violento da sempre, da cui ha chiesto di essere protetto. La violenza che ha subito, lui l’ha imparata. Adesso che gli educatori vorrebbero aiutarlo la sputa indietro, non riesce a fidarsi, fa e si fa del male, molto male.
C’è chi dice che non si possa più fare niente per Michael, a parte prescrivere gli psicofarmaci adatti.

Filastrocca dei miei panni (quasi un rap)

Sono tutto matto – matto, matto
vivo soddisfatto – tanto, tanto
di tenervi in scacco, scacco matto
sotto ad ogni attacco che vi faccio.

Perché sono matto, assai violento
sono il più tremendo e vi tormento
rompo tutto quanto, scappo, arraffo
urlo vi distruggo e mi fa un baffo

che ci sia un’udienza, una pendenza.
Forse una condanna è la sentenza
ma ci sono nato, è la violenza
quella che ha plasmato ormai l’essenza

di ogni relazione. È la ragione
che mi fa potente tra la gente
e immediatamente mi consente
di sciupare tutto ciò che tocco.

Perché ve l’ho detto, sono tocco,
quel che tocco rompo e lo distruggo
se mi dai un confine sai che fuggo
ho già visto troppo e sono matto.

Vedo mio fratello, dolce e bello.
Vedo poi mio padre, e il ritornello:
lui che col bastone, a suon di botte
ci distrusse troppe, troppe volte.

E da qui vi osservo, rido e faccio
tutto ciò che voglio, strappo, straccio,
butto varechina, e la catena
l’àgito all’istante su un passante.

Sono adolescente, e della gente
me ne importa poco, anzi, niente.
Vivo con un tarlo nella mente.
Sono matto, mica deficiente.

Giro per il mondo, ho 15 anni,
so che se mi guardi mi condanni.
Prova tu a campare nei miei panni!
Vieni solo un giorno nei miei panni!

Una delle possibili conseguenze del maltrattamento sui bambini è che questi, crescendo, diventino a loro volta violenti. Non c’è niente di preordinato nel comportamento umano e non è detto che accada, ma una correlazione esiste ed è tutto sommato comprensibile: se si è sperimentato per anni che i rapporti più importanti si definiscono secondo la legge del più forte, meglio trovarsi dalla parte di chi si impone che da quella di chi soccombe.

CONTRO VERSO, la rubrica di Elena Buccoliero con le filastrocche all’incontrario, le rime bambine destinate agli adulti, esce su Ferraraitalia  il venerdì. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

Ferrara bombardata

BOMBE SU FERRARA:
il racconto dei bombardamenti del 29 dicembre ’43 e 28 gennaio ’44

 

Presentazione di Roberto Paltrinieri

Tra i molteplici effetti positivi dello scrivere vi è la capacità di suscitare nel lettore emozioni, muovere tutta una serie di riflessioni, considerazioni personali a volte così profonde e coinvolgenti da far nascere una significativa relazione tra chi scrive e chi legge.
Certo si tratta nella maggior parte dei casi, di una relazione “ a distanza”, ma in alcuni casi fortunati si trasforma in una relazione interpersonale vera e propria.
Proprio questo è capitato tra il sottoscritto e Carmelo Galeotti, di cui ho il piacere di presentare su questo giornale, un suo scritto sul primo bombardamento avvenuto verso la fine della seconda guerra mondiale, a Ferrara nel dicembre del 1943.
Carmelo aveva letto alcuni miei racconti pubblicati su FerraraItalia, che avevano suscitato ricordi molto piacevoli sulla sua giovinezza. Pochi mesi fa ho ricevuto una sua graditissima lettera dove mi sono reso conto che Carmelo, per gli amici Melo, oltre che essere un distinto signore di novantasette anni ancora molto attivo, è un valente scrittore.

Carmelo Galeotti nasce a Messina nel 1925. Vive la sua adolescenza a Tripoli di Libia, allora Colonia italiana dove, dopo la crisi mondiale del 1929 si è trasferita la sua famiglia e dove il padre ha un bar gelateria, una torrefazione di caffè e una piccola distilleria.
Nel 1940, con la Seconda Guerra Mondiale, Tripoli è territorio Oltremare e zona di operazioni di guerra.
Nel 1941 deve interrompere gli studi e poi rientrare i Italia dove, dopo varie peregrinazioni come profugo di guerra, arriva a Ferrara nel 1943.
Qui continua gli studi e nel 1949 si laurea in ingegneria civile nell’Università di Bologna.
La sua attività professionale si svolge tutta nell’Ente Pubblico. Prima , per un anno, come assistente volontario, senza stipendio, nell’Istituto di Scienza delle Costruzioni dell’Università di Bologna, poi nel Comune di Ferrara e poi, in Provincia di Ferrara dove, concorso dopo concorso, giunge al grado apicale di Ingegnere Capo.
Dal 1990 è in pensione.

Carmelo è anche uno scrittore particolarmente dotato.
Pochi anni fa ha scritto un libro di natura autobiografica dal titolo che prende il nome da quello della sua famiglia ,“Galeotti”, ma che in verità è molto più di una banale saga di una famiglia siciliana, è piuttosto un vero atto di amore verso la Vita.
Un libro bellissimo, ancora non pubblicato, che ho avuto il piacere di leggere, dove viene riportata anche la descrizione del primo bombardamento su Ferrara nel ’43.

Ed ecco che sono arrivato.
Carmelo legge il mio racconto L’amore di Nina, racconto che prende il via dalle conseguenze del secondo bombardamento su Ferrara del 28 gennaio del 1944. e mi propone di pubblicare per il giorno dell’anniversario di quell’avvenimento terribile per la nostra città, il brano sul primo bombardamento tratto dal suo libro.

BOMBE SU FERRARA

di Carmelo Galeotti

Era un mercoledì. La giornata si annunciò fredda e senza vento, il cielo sin dalle prime ore, divenne azzurro così profondo come raramente accade a Ferrara, città piatta e liscia di pianura, figlia sottomessa della nebbia.
Melo e Valentino, suggestionati da queste frizzanti condizioni atmosferiche, dopo la frugale colazione a base di caffè di orzo tostato e macinato fatto in casa da mamma Maria, uscirono di casa respirando a pieni polmoni.
Non avevano impegni per quel mattino
La loro giovane età e l’eccezionale bel tempo avevano fatto effetto di una inconsapevole euforia.
Di certo, non sarebbero stati così euforici se il tempo fosse stato come nelle settimane precedenti, con le giornate piene zeppe di nebbia fitta e umida da gelare le ossa, con la gente dall’aspetto triste che si trascinava per le strade con facce smunte e occhiaie livide.
La bella giornata li aveva contagiati e erano speranzosi, non avevano dubbi le cose sarebbero certamente cambiate in meglio.
Per l’avvenire il tempo avrebbe giocato a loro favore.
D’altronde …peggio di come erano ora le cose….
Si diressero verso la piazza del Duomo dove c’erano cartelloni che portavano affissi le copie della stampa locale: il Corriere Padano ed un altro giornalucolo, edito dalla Federazione Fascista, poi c’era una copia del Bollettino di guerra del giorno precedente, poi c’erano i manifesti degli spettacoli dei cinema.
Sfiorarono con una occhiata il Corriere che, con un titolone, riportava:
“a Ortona le truppe germaniche hanno scritto una pagina di storia”
In seconda pagina, invece, lessero notizie che li fece sorridere:
“ …la Finanza ha inferto un duro colpo al mercato nero : sequestrati 52 chili di residui di tabacco..”
Ormai anche le cicche mozziconi di sigari e sigarette raccolti per terra, residui di tabacco fumato, erano diventate merce di qualità protetta.
“ … in via Voltino n° 5 , con un colpo ladresco i soliti ignoti hanno rubato un rimorchio di cui non si sa il valore, forse 18.000 lire.
La signora Pastorelli Maria ha udito i rumori dei ladri ma non è intervenuta perché è rimasta a letto…”
“… in questi giorni, per il mese in corso, saranno distribuiti 50 grammi di grasso in sostituzione dei 50 grammi di burro che non erano stati distribuiti…)
L’attenzione maggiore, però, la concentrarono sulle locandine dei cinema.
A Ferrara ne funzionavano sette: il Nuovo, l’ Apollo, il Ristori, il Boldini, il San Pietro, l’Estense in piazza Municipale, il Diana in piazza Travaglio.
Poteva essere lo svago per il pomeriggio, tanto più gradito perché assieme ad Armando Rosella, figlio del Comandante dei Carabinieri della caserma Pastrengo sarebbero entrati gratis al cinema.
Il maresciallo Rosella, di solito, comandava un carabiniere di accompagnare i tre ragazzi fino all’ingresso del cinema, poi con un cenno di intesa al botteghino li faceva accomodare nelle poltrone di platea.
Si avvicinava mezzogiorno quando decisero di tornare a casa per dare una mano alla mamma per il pranzo.
Si apparecchiava la tavola, si grattava un po’ di formaggio da una rinsecchita crosta di parmigiano, si andava a prendere in cantina un paio di tronchetti di legna da ardere nella “cucina economica” a tre fuochi e fornetto.
I tronchetti di legna costituivano un combustibile problematico perché la legna era umida, faceva fumo, aveva un potere calorifero basso e bisognava avere molta perizia e tanta pazienza, per ottenere un fuoco sufficientemente acceso.
Per ottenere qualche vantaggio, nelle settimane precedenti nelle lunghe serate d’autunno si era ricorso a creare del combustibile alternativo.
La trovata consisteva nell’appallottolare palle di carta di giornale, da incarto ed altro, macerate in acqua e lasciate essiccare.
Le palle di carta non producevano molto calore ma avevano il vantaggio di bruciare rapidamente così da essere un buon comburente per i tronchetti legna e per qualche misero pezzo di carbone coke.

Dopo la colazione di mezzogiorno, toccò a uno dei due fratelli lavare i piatti sfregandoli con la cenere delle palle di carta raccolta nel cinerario del fornello della cucina.
Gli altri ascoltavano la voce della radio, quella nazionale dell’EIAR a volume normale, quella di Radio Londra quasi un bisbiglio.
Erano da poco passate le 13,30 quando un cupo ronzio di aerei si fece sempre più forte provenendo da ovest.
Certamente uno stormo di bombardieri.
Con il sole alle spalle era la condizione ideale per bombardare Ferrara eludendo l’artiglieria contraerea.
Ma la contraerea non sparò neanche un colpo, non ci fu nessuna reazione.
Probabilmente gli artiglieri stavano facendo la digestione del rancio, giocando a carte.
Il bombardamento, il primo di una successiva lunga serie, su Ferrara città inerme, fu molto brutto
Tutta la famiglia Galeotti scese a rotta di collo le scale dall’ultimo piano dell’edificio fino all’interrato della cantina
L’edificio sorgeva a qualche centinaio di metri dalla stazione ferroviaria e le bombe caddero a grappoli così vicine che le finestre furono divelte, i portoni sventrati.
Non ci fu nessuno scampo per quei sventurati delle case colpite.
Dopo qualche minuto il ronzio dei bombardieri si allontanò verso est lasciando Ferrara sotto una densa nuvola gialla.

Il racconto del bombardamento di Ferrara, corre il rischio di cadere nel banale usando i soliti aggettivi di effetto privi di originalità identici a tanti altri racconti di analoghi avvenimenti.
Ciò capita perché può identificarsi con il fenomeno psichico dell’alterazione dei ricordi per indurre nei lettori o gli ascoltatori di oggi quel senso tragico e angoscioso di allora.
D’altronde, dopo oltre settanta anni, un racconto aderente alla realtà del vero avvenimento creerebbe poche emozioni.
La dura realtà è che in quel primo bombardamento morirono nel giro di pochi minuti trecento dodici persone, uomini donne bambini.
Nei mesi successivi, molti altri disgraziati morirono per lo scoppio di residuati bellici.
Oggi, quando si trova qualche residuato bellico arrugginito corroso e quasi inoffensivo, la stampa ed i media ne danno un risalto nazionale.
Si evacuano interi quartieri cittadini e si paralizza ogni attività per ore poi si fa brillare l’ordigno profondamente interrato che scoppia con un soffocato rumore.
Nel bombardamento di Ferrara, in quel primo bombardamento, di quegli ordigni ne esplosero in pochi minuti qualche centinaio.
Negli oltre venti bombardamenti ed incursioni su Ferrara, di quelle bombe di aereo esplosero migliaia.
Melo e Valentino, frastornati per lo scampato pericolo, uscirono per strada ancora sotto il fitto polverio dei mattoni e dei calcinacci polverizzati dalle bombe.
Intanto che il vento disperdeva la fitta nuvolaglia videro gente impaurita che correva o che si guardava attorno indecisa che fare.
Gente incredula e sbigottita.
L’impressione più impressionante la fece un tizio, un poveraccio, che in mezzo alla strada, si muoveva come se cercasse una direzione dove andare.
Era come uno di quei manichini usciti dal pennello di De Chirico.
Al posto della testa di un comune normale essere umano, con i capelli, il naso, la bocca, aveva un’informe testa
Una testa a forma d’uovo, che a differenza dei manichini di De Chirico aveva quattro fori: due per gli occhi e le due per le narici in cui le palpebre degli occhi battevano in cerca di pulizia e luce e le narici si dilatavano in cerca d’aria.
Una mano poderosa sembrava che l’avesse preso per i piedi e a testa in giù l’avesse immerso una vasca piena di una liquida poltiglia di malta da muratore.
Il poveraccio si sfregò li occhi e si pulì la bocca e, dopo qualche istante, come se avesse indovinato una direzione, barcollando voltò l’angolo e sparì.
L’indomani mattina, 30 dicembre 1943, quando aprì l’Anagrafe del Municipio, c’era una ressa di persone davanti la porta dell’ufficio dell’Ufficiale dello Stato Civile.
La moltitudine di persone stava facendo la coda per denunciare la morte “per incursione aerea” di congiunti o amici.

Nel giro di pochi minuti gli stampati di “dichiarazione di morte” si esaurirono, e una squadra di dattilografe dovette fare gli straordinari fino a sera per stampare a macchina le dichiarazioni sostitutive.
Per guadagnare tempo, l’Ufficiale di Stato Civile ordinò alle dattilografe di scrivere negli Atti “ m. p. i. a.” al posto di “morto per incursione aerea” e, “U.S.C.” al posto della firma: “L’Ufficiale dello Stato Civile”
Gli Atti di morte di quel primo bombardamento, tuttora conservati nell’Archivio dello Stato Civile, sono trecento dodici.
In essi figurano 176 donne e 75 bambini, di cui il più piccolo aveva otto giorni e il più grande quindici anni.
Alla fine della guerra nell’aprile di due anni dopo, soltanto nel Comune di Ferrara, si contarono i morti : 1071 civili di cui circa 800 donne e circa 250 bambini.

Oggi, scrivendo ad oltre settanta anni, della tragica fine di circa duecento cinquanta bambini, si viene colti da una amara tristezza:
“..neanche Erode nella strage degli innocenti era stato capace di tanto..”
Questo fu il luttuoso contributo di Ferrara, città che a detta dei soliti “saputissimi” doveva essere una città “a vocazione agricola”, di “scarso interesse bellico” non “bombardabile” perché “città di Italo Balbo amico degli inglesi e beneamato dagli americani”
L’esperienza e, in particolare questo tipo di esperienza, insegna ed ammonisce: mai dare credito ai soliti saputissimi.

Cover: Ferrara bombardata – i luoghi del disastro (immagine tratta da: https://resistenzamappe.it/)

libri lettore lettura

Celati forever (11):
I lettori di libri sono sempre più falsi

 

Uno studente di letteratura venuto a Milano per seguire i corsi di letteratura all’università, ha cercato a lungo di comprendere cosa vogliano dire i libri, e cosa vogliano dire i professori che parlano di libri e di letteratura.
Appena sbarcato all’università aveva subito cominciato a sentirsi a disagio, perché tutti i discorsi che ascoltava durante le lezioni erano per lui incomprensibili. Inoltre si vergognava di provenire da un istituto tecnico professionale, i cui studenti sono considerati inferiori a quelli che provengono dal liceo, e così spesso il nostro studente arrossiva.
[…]
Un giorno ha conosciuto quattro studenti napoletani e si è accorto che questi, grazie alla loro lunga esperienza di studenti falliti e fuori corso, erano giunti a farsi qualche idea su cosa succede nelle aule universitarie. Il nostro studente non era ancora riuscito a trovare un libro che gli spiegasse di cosa parlano i libri e i professori, e dunque s’è rivolto ai quattro napoletani, i quali ben volentieri hanno accettato di spiegargli le idee che si erano fatti in materia.
Gli hanno detto che nelle aule universitarie ogni insegnante non fa che vantarsi d’aver capito benissimo i libri che ha letto, e che gli studenti debbono solo imparare a far la stessa cosa.
[…]
Gli hanno spiegato che da un libro bastava ricavare poche frasi di rilievo, in modo da opporre un’idea ad un’altra idea, e così mostrare di aver capito tutto. Anzi, secondo loro le frasi di rilievo non bisognava neanche ricavarle dal libro, bensì dall’introduzione che spiega di cosa parla il librio, e questo era il metodo migliore. ha trovato il coraggio 

Mettendo in pratica questi consigli, lo studente di letteratura è effettivamente riuscito a superare alcuni esami con buoni voti. A questo punto però gli è sorto un dubbio, sul quale ha rimuginato alcuni mesi, con la testa confusa. Il dubbio era questo: mentre per lui era molto chiaro che i professori non parlano per vantare quello che c’è scritto nei libri, bensì soltanto per vantare se stessi di averlo capito, per lo stesso motivo non gli era affatto chiaro cosa ci fosse scritto nei libri, e dunque di cosa parlasse egli stesso quando a un esame si vantava di averli capiti.
Bloccato da questo dubbio vagava per le strade pensandoci su, e senza più pensare agli esami che avrebbe dovuto sostenere. Finché un giorno ha trovato il coraggio di esporre ai quattro ragazzi napoletani il suo problema, con queste parole: «Insomma, se i professori non fanno che parlare di quello che hanno capito, di cosa parlano i libri?»
I quattro gli hanno allegramente risposto di non saperne nulla, e la stessa cosa gli hanno risposto gli altri studenti a cui ha sottoposto il problema, nonché due due assistenti universitari piuttosto allibiti davanti a una simile domanda. La domanda però gli sembrava plausibile, allora il nostro studente ha ricominciato a vergognarsi e arrossire, non solo perché non capiva, ma perché gli altri deridevano i suoi sforzi per capire.
La sua situazione di studente diventava sempre più insostenibile. Con tali dubbi in testa e vedendo che per gli altri tutto ciò non aveva senso ., s’è quindi risolto ad abbandonare l’università ed a troncare ogni rapporto con le compagnie di studenti assieme a cui viveva, per i quali i libri erano soltanto qualcosa che bisognava fingere di aver capito, fingendo di aver capito cosa avevano capito i professori, onde sostenere gli esami.
Ha deciso di cercare un posto dove potersi dare alla lettura di moltissimi libri per conto suo (senza ascoltare le vanterie dei professori), in modo da riuscire a capire finalmente ad appurare di cosa parlassero e cosa volessero dire i libri.
[…]

Gianni Celati, “I lettori di libri sono sempre più falsi”, sta in Quattro novelle sulle apparenze, Milano, Feltrinelli, 2000, poi Quodlibet, 2017

Per leggere tutti i testi di Gianni Celati su questo quotidiano, clicca [Qui]
Puoi visitare l’esposizione NEL MIO DESTINO DI DISAVVENTURE PERPETUE: OMAGGIO A GIANNI CELATI presso la Biblioteca Bertoldi di Argenta fino al 31 gennaio 2022.

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