Giorno: 21 Febbraio 2022

Marilyn ha gli occhi neri

Accettarsi per ciò che siamo e non per come ci vedono o ci vogliono gli altri.

Una commedia che racconta la diversità con leggerezza, quella diretta da Simone Godano, Marilyn ha gli occhi neri, nella storia della sempre-bugiarda ed estroversa Clara (Miriam Leone) e dell’iracondo e balbuziente Diego (Stefano Accorsi). Due vite che si incontrano, storie che si intrecciano insieme a quelle degli sgangherati compagni del Centro Diurno che si occupa della riabilitazione di persone con diversi disturbi comportamentali. Il disturbo mentale viene raccontato con una pacata leggerezza che lascia spazio anche al sorriso.

Clara oltre a dire tante bugie, ha sempre cercato, senza successo, di sfondare nel mondo del cinema e del teatro, Diego, ottimo e creativo chef, ha sempre dovuto lasciare il lavoro per la sua ira esagerata che lo ha portato a scene di folle distruzione di piatti e bicchieri in ristoranti eleganti e ben frequentati. Un “pazzerello”, come definisce sé stesso e i suoi amici.

Entrambi vengono incaricati di gestire un ristorante, il Monroe (dalla passione che Clara ha per Marilyn), senza, però, creare conflitti con il gruppo con cui collaborano.

Dietro alle brutte figure, alle ossessioni, alle parolacce di una donna affetta dalla Sindrome di Tourette e alle crisi di un uomo che grida al complotto, c’è una riflessione sull’incomunicabilità che regna nel nostro mondo, quella “cosa” che ci fa sentire soli e che allontana gli altri. “È brutto non essere visti” – dice a tal proposito Diego… Quante volte non vediamo. Qui ognuno combatte la propria battaglia quotidiana, è eroico cercare di superarsi.

Clara e Diego non hanno alcuna capacità di condurre un’impresa così grande come quella di dirigere quel ristorante sempre pieno (Clara ha fatto un tam tam incredibile sui social e tutti vogliono andare lì…) ma scopriranno che, collaborando, possono raggiungere ottimi risultati e forse anche innamorarsi l’uno dell’altra. Soprattutto quando Clara, stonata, dedica “I wanna be loved by you, just you, nobody else but you” a quel tenero ragazzo suscettibile che balbetta e che si arrabbia un po’ troppo.

Accorsi e la Leone (bellissima e affascinante) si spogliano completamente delle loro identità, si allontanano dagli stereotipi dei personaggi che siamo abituati vederli interpretare. Per questo sono irriconoscibili in questi nuovi ruoli e in ciò sorprendenti. Lei, da icona sexy, appare goffa, imperfetta, sempre fuori luogo, problematica e ingombrante, lui, da uomo affascinante, con un taglio di capelli improponibile, viene avvolto e stravolto dai tic e dalle paure. Terrorizzato, fra l’altro, di perdere l’amore della figlia. Davvero talentuosi in questa incredibile trasformazione, che spesso commuove per la tenerezza degli sguardi e delle parole sussurrate fra chi capirà che nessuna diversità è di ostacolo all’amore.

Basta accettarsi, essere un po’ più autoindulgenti, perdonarsi, amarsi, provare a migliorarsi. Ma poi, ci chiediamo, che cos’è veramente la normalità?

 

 

 

Marilyn ha gli occhi neri, di Simone Godano, con Miriam Leone, Stefano Accorsi, Thomas Trabacchi, Mariano Pirrello, Orietta Notari, Marco Messeri, Andrea Di Casa, Ariella Reggio, Valentina Oteri, Italia, 2021, 110 mn

Italiani in bolletta.
Un po’ di dati per smascherare la narrazione mainstream

 

Che la geopolitica entri nella case degli italiani con le bollette? Il Donbass è un’area dell’Ucraina al confine con la Russia dove i russi sono in maggioranza ed esistono forti spinte indipendentiste dall’Ucraina (favorite dalla Russia).
A novembre è terminato il gasdotto russo Nord Stream 2 che arriva dal mar Baltico (senza passare per l’Ucraina) in Germania, che ha fortemente voluto, ma che non vogliono gli Usa, i maggiori produttori mondiali di gas (da scisto-fracking) che venderebbero via nave ma che costa almeno il doppio di quello russo (da 20-30 centesimi a 70) e più inquinante.
Ma la contesa non è commerciale è “strategica”. Per George Fridman (consulente del Governo Usa, Intelligence Agency Stratfor) gli Usa temono un’alleanza tra una Germania-Europa ricca di tecnologie e capitali e una Russia ricca di materie prime e manodopera.
Da sempre gli Usa non vogliono che l’Europa si rafforzi con un’alleanza con la Russia (divide et impera).

I contratti “spot” (a breve) sul gas sono saliti alle stelle, ma quelli a lungo termine (anche di Eni con la Russia) che “tirano” 2/3 del gas sono sempre a 20-30 centesimi al m.cubo (i prezzi reali sono privacy), che vengono però venduti agli ignari consumatori (italiani) ai prezzi “spot”.
Così Eni prevede 14 miliardi di extraprofitti nel 2022 e ne ha fatti 4,7 nel 2021, le bollette vanno alle stelle e gli italiani in bolletta e continuano a vivere nella “bolla” di quello che dice la propaganda mainstream (sulla guerra, sulla pandemia, sulle bollette e quant’altro).
Del resto l’informazione è il 5° potere. Non è quindi escluso che insieme al conflitto Usa-Russia (che vuole stati “cuscinetto” alla sua frontiera) ci sia (dietro le quinte) un conflitto Usa-Europa, dove a farne le spese sono i cittadini (specie italiani) non avendo il Governo fatto nulla per una seria autonomia energetica.

La stima di Arera (Autority energia) è che la bolletta elettrica cresca nei primi 6 mesi del 2022 del 131% (da 20 a 46 centesimi/kWh, tasse incluse) e quella del gas del 94% (da 70,7 a 137,3 al metro cubo).
E già c’era stato un aumento nel 2020 sul 2019 del gas del 40%.

In realtà gli aumenti sono molto maggiori (come dice la bolletta di Nicola Cavallini, vedi il suo articolo su questo giornale Qui ) e differenziati (per es. Hera gas a gennaio costa 158 cent (non 137) e quindi l’aumento non è del 94% ma del 123%. Il futuro è incerto, perché “dovrebbero calare del 10-20-30%, cioè rimanere ad un livello da incubo.

Secondo le stime della Cgia, famiglie e imprese dovranno farsi carico nel primo semestre 2022 di un amento di 33,8 miliardi solo per luce e gas, con un’inflazione già al 5,3% (che si prevede salga al 7%), una famiglia di 3 persone si deve quindi attendere un incremento di circa 1.500/3.000 euro in un anno, con un ulteriore impoverimento.
La qualità della vita (welfare, inquinamento, restrizioni da pandemia e depressioni,…) è già in caduta libera da vari anni (e ha avuto una batosta senza precedenti negli ultimi due) e ciò spiega il sentiment di sfiducia (e rabbia) che cova tra gli elettori per un modello socio-economico che deteriora la “buona vita” di un tempo, che proprio non c’é più.

Protestare diventerà più complicato se per pochi studenti si mobilitano legioni di poliziotti che manganellano. E si fa di tutto per nasconderlo, anzi si dice che in Europa noi siamo i “migliori”.

L’aumento della spesa sul 2019 per gas e luce è di 44,8 miliardi (di cui 15,4 per le famiglie e 29,4 per le imprese). La somma di tutte le misure adottate dal Governo per ridurre i costi è di 11 miliardi (legge di bilancio+decreto precedente+quello attuale di 5,5 miliardi), gli altri 33,8 li pagheranno famiglie e imprese. Il Governo dunque sterilizza un quarto degli aumenti.

Cosa hanno fatto gli altri Paesi? Spagna e Francia hanno imposto un “tetto” massimo agli incrementi, Portogallo, Polonia, Grecia, Estonia hanno previsto forti sconti o azzerato quelli di rete e rinviato gli aumenti.
In Gran Bretagna il problema non si pone perché gli approvvigionamenti sono sicuri e il costo di gas e luce è il 30% di quello dell’Italia (per 40% da fonti rinnovabili, 38% da gas naturale, 16% da nucleare, 2,7% da carbone, 3% da altro).

In UK il Governo si occupa di cose strategiche, come dovrebbero fare tutti i Governi (e a maggior ragione l’Europa).
Il Governo italiano poteva fare di piu? Beh, oltre a prendere 1,5 miliardi dalle aziende che producono energie rinnovabili, avrebbe potuto prenderne molti di più da Eni che in 2 anni farà quasi 20 miliardi di extra profitti (proprio per il gas).
Eni ha contratti di lungo periodo (per almeno 2/3 delle forniture) a 20-30 centesimi (a gennaio lo paghiamo in bolletta come materia prima 129 centesimi).

Putin ha detto un mese fa in video conferenza (si può vedere su Youtube) che ci darebbe il gas anche a meno se solo fossimo un po’ più indipendenti dagli Americani….
Così gli sconti potrebbero aumentare e i pagamenti essere dilazionati. Inoltre si potrebbe cogliere l’occasione per cambiare la tariffazione del gas e della luce, facendole diventare (come quella dell’acqua), un bene essenziale (con Iva ridotta al 5% in modo permanente, com’è già negli altri paesi da anni), in modo che una quota minima (vitale) diventi un “bene comune” con una tariffa a basso costo e poi con incrementi proporzionali ai consumi, in modo anche da incentivare famiglie e imprese a consumare meno in un’ottica di sostenibilità. Oggi la tariffa del gas è quasi uguale (anzi ad un certo punto più consumi meno costa al metro cubo).

Infine doveva essere più lungimirante la politica nazionale (o europea?) di approvvigionamento di lungo periodo evitando i contratti spot oggi salatissimi e differenziare le fonti per un Paese (si sa) povero di materie prime. Ma a pagare sono sempre i cittadini mai manager o ministri.

L’Italia ha inoltre la più estesa dotazione geotermica del mondo, ma questo prevede Governi (e partiti) che si occupino delle cose strategiche e importanti dei cittadini e la sfiducia nasce se ci si occupa solo del contingente e non c’è visione di lungo periodo.

Come per altre cose (che non siano cibo e sole) anche per le bollette di gas e luce l’Italia non è affatto il paese “migliore”, come quasi tutta la stampa mainstream cerca di accreditare (del resto è comprensibile per chi si occupa di propagandare, nonostante la contraddizione di essere più global che patrioti).
E lo abbiamo visto con la pandemia dove si fa credere che siamo stati i ”migliori” (de che?). Verrà il tempo dei consuntivi (quelli veri) da cui risulterà che abbiamo avuto le maggiori restrizioni (dalle scuole ai negozi, alle imprese, con pass vaccinali e impedimenti al lavorare un milione di non vaccinati –unici nel mondo-), creato una divisione sociale assurda, con la logica di “divide et impera”, col risultato di avere uno dei maggiori tassi di mortalità in Europa.

L’Economist (di proprietà di Exor, famiglia Agnelli/Elkann) aveva titolato a fine anno “Italia paese dell’anno” (2021), ma un successivo articolo (ovviamente non riportato) ci ha ridimensionato facendo notare che il Pil era cresciuto del 6,4%, ma che l’inflazione a gennaio 2022 è 5,3% e quindi la crescita reale è dell’1%, che abbiamo però aumentato il debito pubblico moltissimo (+20% del Pil), che l’occupazione cresce poco (e per metà è a tempo determinato), che il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto di 0,2%, mentre in quasi tutti i paesi europei è cresciuto e quindi ci colloca ora al 16° posto su 27.

Ma come diceva il professor Zenezini l’ ”importante è che la gente ci creda”. Lo stesso Economist (Democracy Index 2021) non ci considera tra le “piene democrazie” (solo 21 paesi al mondo, tra cui 12 europei), ma tra le “democrazie imperfette” (36° posto al mondo)…per diventare i “migliori” abbiamo ancora tanta strada da fare (ma se a raccontarcela ci fa stare meglio, va bene così).

Nell’immagine, la bolletta di una famiglia inglese in un appartamento di 70 metri quadri e 3 persone da cui si desume che il prezzo del gas al metro cubo in febbraio 2022 è si 37 cent di sterline (pari a 45 cent di euro) tutto incluso con iva al 5%, pari al 29% del prezzo italiano. Quello di Hera gas è infatti di 158 cent di euro al metro cubo (a gennaio 2022).

Talent della legalità 2022: la FNSI dona mille euro per il primo classificato

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana anche quest’anno patrocinerà il Talent della legalità e ha stanziato mille euro che saranno destinati al primo classificato. “Ringrazio, a nome di tutta l’associazione, il segretario della FNSI Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti per aver supportato la nuova edizione del nostro talent e soprattutto per l’appoggio che non ci hanno mai fatto mancare in questi anni.” Così Roberta Della Casa, presidente dell’Associazione Antimafia #Noi, ha commentato la decisione della FNSI.
Giunto ormai alla sua terza edizione, il talent antimafia targato #Noi ha visto esibirsi artisti di ogni età con canzoni, balli, pièce teatrali e componimenti di narrativa o poesia, in una giornata di allegria e riflessione. Il 16 luglio Ostia sarà quindi nuovamente teatro di una sfida a colpi di arte per gridare ancora una volta “No alla mafia!”. Per partecipare occorre avere un’età compresa tra gli 8 e gli 88 anni, possono concorrere singoli e gruppi. Il tema è sempre lo stesso, quello che ci unisce da sempre: la lotta alla
mafia. Le performance dovranno pervenire entro e non oltre l’11 giugno 2022 all’indirizzo di
posta elettronica noiamanodisarmata@gmail.com

Intervento di diserbo in centro storico con GLIFOSATO

Come componenti del Tavolo Verde per la Rete Giustizia Climatica, vi scriviamo per chiedere di sospendere l’intervento di diserbo con glifosato previsto per il 22 febbraio in alcune vie del centro storico e di individuare modalità di intervento più rispettose dell’ambiente e della salute.
In via Mellone, via Formignana, via Scandiana, via Brasavola, via Campofranco i cittadini hanno trovato cartelli di Ferrara Tua con l’avviso che il 22/02/22 verrà eseguito un trattamento di diserbo chimico con GLIFOSATO, accompagnato dal consiglio di “NON SOSTARE NELL’AREA NELLA GIORNATA”.
E’ davvero incredibile che un prodotto pericoloso, da usare con particolare cautela in spazi aperti, venga scelto da Ferrara Tua per eliminare l’erba dalle strade strette del centro storico, caratterizzate da alta densità abitativa. Durante i lavori del Tavolo Verde per la redazione del nuovo contratto di servizio tra il
Comune e Ferrara Tua, avevamo proposto di procedere al diserbo solo con mezzi meccanici manuali e di bandire ogni fitofarmaco chimico ( almeno fintanto non fossero in commercio sicuri prodotti biologici).
Ci era stata illustrata dall’Amministrazione la necessità, per la sostenibilità economica, di una fase di “transizione graduale” attraverso cui arrivare all’obiettivo, pur condiviso, di eliminare l’uso dei fitofarmaci nelle aree abitate e ci era stata nel contempo data l’assicurazione che nel centro storico il glifosato non era in uso. Alla fine la scheda tecnica approvata prevede: “Ai fini della tutela della salute e della sicurezza pubblica è necessario ridurre l’uso dei prodotti fitosanitari ….La modalità privilegiata di intervento sarà pertanto il diserbo meccanico e quello fisico, limitando il diserbo chimico alle modalità indicate dalla Delibera della Giunta regionale n. 2051 del 03 dicembre 2018, con una particolare attenzione agli sviluppi tecnici e scientifici che consentano a costi sostenibili un progressivo superamento delle tecniche di diserbo chimico” Considerato che nella scorsa primavera avevamo potuto constatare con soddisfazione un maggior impegno di squadre di operai dedite al diserbo meccanico manuale nella nostra città, riteniamo che l’Amministrazione vorrà procedere con coerenza sulla strada della riduzione dell’utilizzo dei diserbanti chimici a cominciare da quelli più pericolosi.
Riteniamo che, in coerenza con il lavoro fatto al Tavolo verde, concorderà con noi sulla necessità di bloccare l’intervento di diserbo con glifosate previsto da Ferrara Tua per il prossimo 22 febbraio.
A sostegno della nostra richiesta infine, alcune note per ricordare la pericolosità dell’uso del glifosato.
Il GLIFOSATO è un erbicida diffuso in tutto il mondo col nome commerciale Roundup, introdotto dalla Monsanto negli anni’70. Della sua pericolosità si discute da anni perché studi di laboratorio del 2012 sui ratti ne dimostrano la cancerogenicità.
Nell’uomo la cancerogenicità non è stata dimostrata con assoluta certezza, per questo la Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro lo ha inserito nella categoria dei “probabili cancerogeni” ( categoria 2A, come il DDT ). OMS, EFSA, ECHA, FAO consigliano cautela e ne vietano l’utilizzo in aree densamente popolate.
L’ Unione Europea ne ha approvato l’utilizzo fino al 15/12/22, ma le aziende che lo producono hanno richiesto il rinnovo dell’approvazione. La valutazione finale spetta a Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e Agenzia Europea dei Chimici, le cui conclusioni sono attese per Maggio ‘22.
Confidando che condividiate la necessità di bandire il glifosato dai centri abitati e che la nostra richiesta verrà’ accolta,

Vi inviamo cordiali saluti.

Bufera sul IX Municipio: #Noi al fianco dei cittadini chiede chiarezza

“Non è la prima volta e purtroppo non sarà l’ultima; politica e criminalità organizzata a braccetto sono la piaga dello Stato. Per un pugno di voti e qualche tornaconto personale qualcuno è disposto a vendere la sicurezza dei cittadini. Ci aspettiamo le dimissioni del Consigliere municipale. Non è possibile tollerare alcun tipo di ambiguità. I romani meritano rispetto. Bene ha fatto il PD a prendere le distanze.”
Questa la dichiarazione di Roberta Della Casa, presidente dell’Associazione Antimafia #Noi, sull’autosospensione di Adriano Burgio, capogruppo del PD al Municipio IX Eur di Roma, dopo che dagli atti della Dda di Palermo e dei Ros che hanno portato ai domiciliari Giuseppe Guttadauro, medico “padrino” già condannato in passato per mafia, è emerso “uno stretto legame di cointeressenze e di fiducia”.

Oltre lo sguardo, dal 20 febbraio al 12 giugno a Ferrara la mostra monografica della fotoreporter Arianna Di Romano

La fotografia torna protagonista a Ferrara con la mostra Oltre lo sguardo, monografica della fotoreporter Arianna Di Romano, visitabile dal 20 febbraio al 12 giugno alla Palazzina Marfisa d’Este.
Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara in collaborazione con Kingford, la mostra è un viaggio attraverso l’obiettivo di Arianna Di Romano, fotografa di sicuro talento sulla scia di grandi maestri come Elliott Erwitt e Robert Doisneau per la poesia e la composizione, Sebastião Salgado per il trattamento dell’immagine, Sergio Larrain e Dorothea Lange per l’attenzione agli ultimi.
Arianna Di Romano – sarda di origine ma siciliana di adozione – ha immortalato volti e situazioni che l’hanno catturata nel profondo nei luoghi dove ha condotto i suoi reportage, dai più remoti villaggi del Sud Est asiatico, della Romania e della Polonia ai campi profughi e rom in Serbia e Bosnia, dai paesi della sua terra natale, la Sardegna, alle celle di un carcere siciliano. La sua sensibilità l’ha portata a focalizzarsi sulle vite “difficili” degli emarginati, degli indigenti, dei senzatetto, dei ragazzi di strada, dei gitani, dei detenuti, degli anziani rimasti soli. Le sessanta fotografie in mostra, tanto libere quanto sapientemente studiate, rivelano una sincera partecipazione emotiva e invitano lo spettatore a spingersi “oltre lo sguardo”, oltre l’illusoria, e spesso fuorviante, apparenza del dato reale, alla ricerca di una diversa, e autentica, bellezza.  «La rassegnazione è la condizione umana che Arianna Di Romano ha registrato più frequentemente», commenta Vittorio Sgarbi, Presidente della Fondazione Ferrara Arte. «Rari sono i sorrisi sui volti ritratti dalla fotografa. Abbondano invece i segni, le rughe, lo stupore per essere considerati. Arianna ha avuto la ventura di ritrarre gli ultimi, i dimenticati. Quelli che non contano
neanche per la cronaca della miseria. Li ha trovati in Asia, soprattutto in Myanmar, e dietro casa, nei campi rom. Ci interrogano, perduti, in un lampo gli occhi: sono la vita nella sua condizione primaria, irresistibile, nel vuoto, fuori della storia». «Fotografando, scavo nell’umanità dimenticata – spiega Di Romano – che amo e di cui vorrei trasmettere la bellezza. Vivo le sensazioni che provano le persone che ritraggo, mi identifico in loro. Continuamente cerco me stessa nell’altro». In Malesia l’hanno denominata “ladra di anime”. Gli abitanti, in gran parte animisti, non volevano farsi ritrarre per timore che venisse rubata loro l’anima. «Quello che mi spinge a fotografare – racconta – è proprio rubare uno sguardo che sia profondo. I volti che incontro li rubo, perché appartengono a persone che non sono mai in posa, sono tutti sguardi che quasi sicuramente non incontrerò mai più. Spesso non riesco a comunicare con loro. Rubo quegli sguardi per dare loro una voce».

Officina delle Voci, ultimi posti disponibili

FERRARA – Ultimi posti disponibili per ‘Officina delle voci’, il laboratorio a cura di Michele Napolitano, docente di Direzione di coro e Composizione corale del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara. Possono partecipare non solo gli allievi del Frescobaldi, ma anche cantori esterni, musicisti, insegnanti di musica e compositori. Il progetto propone un percorso continuativo, da febbraio a ottobre, che si conclude con un concerto finale dei partecipanti, cui prendono parte anche i direttori d’orchestra (con un percorso parallelo denominato Officina dei Direttori). Per informazioni e iscrizioni è necessario contattare l’Ufficio Produzioni del Conservatorio Frescobaldi (produzioni@conservatorioferrara.it). Il modulo di iscrizione è compilabile sul sito www.consfe.itIl progetto. ‘Officina delle voci e dei direttori’ nasce da un lato con l’obiettivo di creare un laboratorio corale per lo studio e l’esecuzione in concerto di un repertorio corale di epoche e stili differenti. Il percorso vuole essere una preziosa occasione formativa a ‘tuttotondo’, per far approfondire ai coristi partecipanti un repertorio di brani a cappella e non. Dall’altro, dà l’opportunità di assistere al “dietro le quinte” della direzione, con l’Officina dei Direttori. “In un clima generale di scambio reciproco e di crescita collettiva – spiega il docente Michele Napolitano – tutti quanti diventano, così, partecipi della costruzione musicale, e non solo, del gruppo, con l’idea di coltivare il piacere del ‘Far musica assieme’”. Costi. Per i partecipanti esterni il costo è di 50 euro per ‘Officina delle voci’, mentre per gli studenti interni al Conservatorio è gratuito. Per informazioni contattare l’Ufficio Produzioni (produzioni@conservatorioferrara.it). Verranno accolte iscrizioni fino al 23 febbraio. Le date. Fino a ottobre 2022 gli incontri si terranno nella Sala della Musica (Chiostro di San Paolo in via Boccaleone 19) e seguiranno il seguente calendario: Officina delle Voci (orario 17.30-20) 23 febbraio, 9 e 23 marzo, 6 e 20 aprile, 4 e 25 maggio, 8, 15 e 22 giugno, 21 e 28 settembre, 5 e 12 ottobre.

AUDITORIUM DEL CONSERVATORIO FRESCOBALDI, FIRMATO IL FINANZIAMENTO DI DUE MILIONI DI EURO PER IL RESTAURO

È stato siglato il finanziamento per l’avvio dei lavori dell’Auditorium del Conservatorio Frescobaldi di Ferrara. Lo scorso 9 febbraio, in uno studio notarile a Roma, il direttore del Conservatorio Frescobaldi, Fernando Scafati, ha firmato l’atto che prevede il finanziamento ministeriale di due milioni di euro per gli attesi lavori all’Auditorium, alla presenza di un funzionario della Cassa depositi e prestiti.
Dopo i necessari adempimenti formali, potranno ora iniziare le procedure per la predisposizione dei bandi e delle gare di appalto per i lavori che impegneranno il Conservatorio ferrarese per i prossimi due anni.
“È un importante risultato per il nostro Conservatorio – affermano il presidente del Conservatorio Maria Luisa Vaccari e il direttore Scafati – che premia l’impegno costante per il recupero di una sala da concerti chiusa al pubblico da troppo tempo, preziosa per Ferrara. I lavori saranno impegnativi, ma dopo tutti questi anni, quando sarà il momento, la riapertura dell’Auditorium sarà una festa per tutti i ferraresi”.
Dagli anni Trenta del Novecento fino al 1975, l’Auditorium in piazzetta Sant’Anna – posto nel cuore del quadrilatero novecentista – è stato utilizzato come importante sala da concerto, e ha ospitato i maggiori concertisti dell’epoca. In seguito, è stato utilizzato prevalentemente a uso didattico da docenti e allievi del Frescobaldi, fino al 1993, quando è stato chiuso al pubblico. Dal 1996 è stato interdetto anche all’uso didattico, per importanti lavori di adeguamento alle norme di sicurezza e alla bonifica dell’amianto.

Ucraina, muro

U Krajna,
storia di una terra di confine

 

U KRAJNA significa sul confine e nel nome sono contenuti la storia di questo Paese e il suo destino di luogo di frontiera in balìa, come molti altri luoghi analoghi, delle ambizioni, i calcoli, gli interessi, le decisioni, le mosse, dei potentati circostanti. Ed è proprio la sua storia che giustifica e fa comprendere i fatti attuali, il carattere, le contraddizioni che hanno condotto ai conflitti e le incertezze del presente. L’Ucraina è una vasta zona di frontiera al centro del continente Europa e lo ricorda un’inscrizione in latino su un piccolo monumento al confine con la Slovacchia, eretto dalla Società geografica di Vienna nel 1911: “Grazie a un sistema di meridiani e paralleli, in questo punto è stato fissato il centro dell’Europa.”
Una responsabilità che il popolo ucraino non ha mai ambito e che ha segnato la sua esistenza, suo malgrado, attraverso epoche sovraccariche di violenza, occupazioni e predazioni, migrazioni e passaggi di stirpi nomadi, terra di rifugio di popolazioni in fuga, perseguitate e disorientate. Un Paese pieno di paradossi dal quale nacque la Russia quando, nel 882 d.C., il principe scandinavo Oleg conquistò Kiev, uccise i signori della città e dichiarò:

“Questa città sarà la madre di tutte le città dei Rus’ (potente clan vichingo)”, dando avvio a una florida economia nel commercio tra il Mar Baltico e il Mar Nero di pellicce, miele, cera, zanne di tricheco e schiavi di origine bielorussa. I Rus’ stabilirono la loro elite politica e militare che si adattò ad un veloce processo di slavizzazione; introdussero e appoggiarono la religione bizantina in un tessuto sociale pagano, che divenne anche forte strumento di rafforzamento del potere.

Greci, Romani, Goti, Unni, Bizantini, Magiari, sono solo alcune delle popolazioni che occuparono l’attuale Ucraina e i territori circostanti nel corso dei secoli. Nel 1240 le orde dei Mongoli conquistarono il territorio, rasero al suolo Kiev e sterminarono i suoi abitanti.
La Rus’ perse il dominio e ben presto si dissolse, mentre il vastissimo territorio venne diviso in tre principati che oggi corrisponderebbero alla Polonia, la Lituania e la Russia. L’ondata di violenze e sofferenze che riguarda l’Ucraina non si arresta: nel XVI° secolo ostilità, persecuzioni e antisemitismo spietato contro la numerosa e significativa comunità ebraica sul territorio si traducono in sanguinosi pogrom con incendi e linciaggi, una guerra tra cosacchi e polacchi miete numerose vittime, la rivolta dei servi della gleba crea tensioni e destabilizzazione.
Il secolo successivo vede ancora una guerra tra Russia e Polonia e segna l’inizio dell’Impero zarista. Ma è il XX° secolo che segna particolarmente la storia di questo Paese, ad iniziare dalla rivoluzione bolscevica del 1917 e la collettivizzazione forzata che inducono a grandi cambiamenti sociali ed economici.

Dal 1929 al 1933 una gravissima carestia, dovuta anche all’abbandono dei campi da parte dei contadini ribelli deportati in massa, produce una crisi senza pari con 7 milioni di morti per fame e stenti. Alla fine della seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione tedesca particolarmente spietata, si contarono 10 milioni (1,5 ebrei) di morti in guerra, nelle deportazioni, per fame a cui si aggiungono 2 milioni di deportati come schiavi per impiego nella produzione bellica.

Il dopoguerra è segnato dalla dissidenza e dalla strisciante lotta dell’esercito e delle forze di sicurezza per debellare formazioni clandestine dei nazionalisti ucraini. La scia di sangue continua quel maledetto 26 aprile 1986 con l’esplosione del reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl: 10.000 morti immediate ma milioni quelle conseguenti alle radiazioni.
Nel 1991, con la disgregazione dell’Unione Sovietica viene proclamata l’indipendenza dell’Ucraina che diventa Repubblica parlamentare. Gli anni che portano ai giorni nostri sono accompagnati da governi altalenanti filo russi o vicini alla Nato, crisi politiche, sospetti di brogli, coalizioni instabili e attentati  il premier Viktor Juščenko, favorevole all’avvicinamento all’Unione Europea viene avvelenato nel 2014 (rimanendo sfigurato), sottolineando ancora una volta le difficoltà di governo del Paese, perennemente in bilico tra vecchie oligarchie di stampo sovietico e desiderio di una vera e duratura emancipazione e apertura verso l’Occidente.

Davanti a questa Storia diventa difficile pensare che l’ennesima guerra alle porte sia dettata da ragioni prettamente economiche, nonostante l’Ucraina vanti di alcuni notevoli record: possiede le più grandi riserve di titanio e uranio d’Europa, produce il 20% della grafite mondiale e il 2% del mercurio al mondo, abbondante gas naturale, carbone e petrolio, un patrimonio zootecnico ragguardevole e un’industria pesante altrettanto prestigiosa.

Siamo sull’orlo di una nuova guerra e l’escalation delle ostilità ha già prodotto le prime vittime di bombardamenti notturni. Gli schieramenti militari sono già allertati, “La Russia prepara la più grande guerra in Europa dal 1945” ha dichiarato il premier inglese Johnson. Nel nome U Krajna un destino che non si smentisce mai; noi confidiamo nella diplomazia internazionale, in un processo di pace faticoso ma possibile, nelle ragioni della sopravvivenza e della convivenza dignitosa e sicura, lontana dagli schemi del potere ad ogni costo.

TEATRO
Lezione di felicità francescana con “Uno, nessuno e centomila”

Pirandello non è mai stato uno dei miei autori preferiti. Mi disturbavano quel pessimismo distruttivo, quei pensieri arrovellanti e quelle situazioni che fanno esplodere la vita dei suoi personaggi, fino a mandare a gambe all’aria condizioni agiate e vite ben assestate.

Messa in scena teatrale del romanzo di Luigi Pirandello “Uno, nessuno e centomila” al Comunale di Ferrara

Il teatro, la bravura degli attori e forse anche l’esperienza di vita, hanno saputo convertire questo disagio e dargli tutta la forza illuminante e anche poetica ed esistenziale che fino a ieri non avevo saputo cogliere.

“Uno, nessuno e centomila” in scena da sabato 10 a lunedì 21 febbraio 2022 al Teatro Comunale di Ferrara regala questo. Il nichilismo – che nel primo atto toglie significato, gioia e armonia all’esistenza del protagonista Vitangelo-Gengè – si riscatta nel secondo e ultimo atto, grazie all’affermazione del senso della vita in termini anti-materialistici e quasi ascetici. Così si passa da quel “uno” che Vitangelo credeva di essere e che scopre diverso dalle “centomila” proiezioni di sé con cui gli altri lo vedevano nel primo atto, per arrivare a un “nessuno” più felice e contento, proprio in virtù della rinuncia a ogni bene e a ogni ruolo precostituito.

Pippo Pattavina in “Uno, nessuno e centomila”

La prima cosa che mi ha riconciliato con Luigi Pirandello è stata la bellezza delle parole, incastonate nella bellezza della scena. Mi intristiva il ricordo dell’episodio scatenante della crisi, quello del naso che Vitangelo non si era mai accorto che pendesse da una parte, come invece sua moglie gli fa notare e che manda pian piano in crisi tutta la sua identità. È bello, invece, che nella pièce questo dettaglio prosaico venga subito inquadrato nei termini pirandelliani più poetici dello “straripamento di un fiume che inonda la terraferma e la stravolge”. La metafora dà subito un senso più alto e poetico ai dettagli corporali.

Il passaggio dal romanzo alla rappresentazione teatrale viene reso possibile da un espediente narrativo: l’apertura del racconto affidata alla presenza di un giudice che interroga il protagonista di questa incredibile vicenda, che ha capovolto, insieme al suo destino, anche quello delle persone che lo circondano: moglie, dipendenti della banca, compaesani.

Pippo Pattavina con Marianella Bargilli nel primo atto di “Uno, nessuno e centomila”

Il protagonista del romanzo pirandelliano Vitangelo Moscarda, magistralmente interpretato da Pippo Pattavina, risponde al giudice per fare chiarezza sulla vicenda che lo ha portato a cedere il suo impero bancario a favore della fondazione di un ospizio di mendicità. E per spiegare il senso degli accadimenti Pippo-Vitangelo parla di “argini che si rompono”, di confini che “nei momenti di piena vengono sconvolti, con la fiumana che straripa e sommerge tutto”.

Pippo Pattavina con Marianella Bargilli in “Uno, nessuno e centomila”

Da qui si entra nella storia, presentata come narrazione in flashback. Perché questa versione teatrale del romanzo inizia a ritroso, con il protagonista ricoverato egli stesso in quell’ospizio, dove vive con serenità inaspettata e in parità con tutti gli altri mendicanti, “vestendo la divisa della comunità e mangiando nella ciotola di legno”.

La bellezza delle parole e del loro messaggio si riaccende ancora nel finale, dove va a sottolineare il senso vero della vita che lui sente di avere raggiunto con queste decisioni, apparentemente folli, di rinuncia al benessere e a un’esistenza agiata, oziosa, ma scontata. La folle rinuncia e la liberazione da un ruolo coincide con la presa di distanza dai nomi e soprannomi che gli erano stati imposti da altri (Gengé, Svirgola, Usuraio) e da un’immagine di sé che sentiva non corrispondere con il suo vero io, imprigionata in una routine già scritta e conclusa. “Io sono vivo e non concludo – dice Vitangelo – La vita non conclude. E non sa nomi, la vita. Respiro quest’albero tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro e vento: il libro che leggo, il vento che bevo, tutto fuori, vagabondo”.

“Uno, nessuno e centomila” al Teatro Comunale di Ferrara

Da un mondo dominato da beni materiali e da rapporti che sanno di finzione e artificio, si entra così in un mondo di poesia, dove tutto “è com’è, che s’avviva per apparire. Volto subito gli occhi per non vedere più nulla fermarsi nella sua apparenza e morire. Così soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero si metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni”.

Scena in banca con Pippo Pattavina tra Giampaolo Romania e Rosario Minardi

Capaci di dar vita a personaggi diversi, trasformandosi con camaleontica bravura Marinella Bargilli (moglie, amante e diseredata), i non solo bancari Giampaolo Romania e Rosario Minardi e il non solo giudice Mario Opinato.

La rappresentazione è incastonata in una scenografia magistrale. Opera di Salvo Manciagli con una quinta scorrevole color cemento, che grazie a proiezioni luminose mirate si tinge del disegno pittorico di una città per le scene di vita urbana, della calligrafia inchiostrata delle carte per la scena dal notaio e delle riproduzioni a pennello di carta moneta per incorniciare le scene bancarie.

Una cornice avvolgente e bella, entro la quale prende forma quella nuova visione dell’esistenza, sfaccettata e stravolgente. Pirandello dà una versione artistica e creativa a turbamenti e concetti che stava formulando in quegli anni il fondatore della psicanalisi Sigmund Freud. Lo scrittore, che non a caso qualche anno dopo avrebbe ottenuto il Premio Nobel per la letteratura, riesce a dare corpo e anima alle più moderne nozioni psicologiche e neurologiche, fondate sulla scoperta della complessità dell’essenza di ogni persona. “Uno, nessuno e centomila” è l’ultimo suo romanzo, ed è quello lui stesso definì in una lettera “il più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita”. Un condensato così riuscito che, a cent’anni di distanza, compie la magia di continuare a farci riflettere. E fa riecheggiare in termini complessi la scelta di vita randagia, portata una settimana fa su queste stesse scene ferraresi da Sergio Castellitto nei panni di “Zorro”. Il messaggio è simile, fuori dalla gabbia degli schemi, rinunciando anche alla dolcezza della polpa pur di potersi tenere in pugno il nocciolo di un’esistenza forse scarna, ma densa ed essenziale. Per poter sempre “Rinascere, attimo per attimo” con francescano stupore.

Il tempo è cambiato!
…un racconto

Il tempo è cambiato!
Un racconto di Carlo Tassi

Destato da un insolito rumore, mi riprendo dal torpore.
Vento di tramontana, freddo pungente, fischio assordante.
Un altro rombo di tuono.
Alzo lo sguardo al cielo arrossato: volge al tramonto,
il sole è già sprofondato sotto la linea d’occidente.
L’ombra avanza rapida, troppo rapida.
Qualcosa non torna, il tempo è cambiato!

A nord s’allarga un’oscura anomalia.
Un immenso, incombente muro di vapore color bistro
muove veloce i suoi tempestosi fluidi.
Lo fa con palese prepotenza, avanza, s’avvicina,
copre tutto col suo vestito a lutto.

Il gigante nero spaventa, mentre il vento rapidamente aumenta.
Col naso all’insù cerco di ragionare.
In certi casi meglio trovar riparo e sperare.
Niente di buono, il tempo è cambiato!

Vortici possenti generano terrificanti creature
che nascono e si disgregano sopra la mia testa.
Mutevoli pareidolie ammiccano al mio immaginario sovraccarico.
Tutto sembra presagire il peggio.
La tempesta più grande pronta a scatenarsi, a portar con sé la notte eterna.
E l’intero orizzonte è ormai prigioniero nell’abbraccio mortale dell’uragano.
Così inizia l’apparente fine del mondo umano.

Infuria la battaglia.
Il turbine d’aria impazzita incalza, strappa, scoperchia,
abbatte, spezza, schiaccia ogni cosa, oggetto o creatura che sia.
Gli alberi incurvati scricchiolano come ombrosi colossi sull’orlo del baratro,
sopravvissuti ai secoli lottano feroci,
s’oppongono al volere inesorabile dell’immane coltre distruttrice.
Molti si spezzano ma la maggior parte, forte delle sue radici, regge all’onda d’urto:
la natura non uccide se stessa.

Assisto alla lotta impietrito seppure al sicuro,
insignificante nessuno al cospetto dell’universo corrente.
Mi chiedo quale pazzia abbia convinto me e gli altri
a creder di controllare l’incontrollabile, di domare l’indomabile.
È forse per questo che il tempo è cambiato?

Il vento spira vorace, mostro tra i mostri, gigante tra i giganti.
Il più grande dei titani non può nulla contro la sua azione furente.
La lotta è al suo culmine, forze indicibili si fronteggiano uguali e contrarie.
Gli elementi si rincorrono, si urtano, si sfracellano, spaccano la terra sfibrandola.
Bolidi taglienti piovono dal cielo creando squarci,
cristalli di ghiaccio ricoprono ogni cosa paralizzandola, soffocandola.

Ma l’uragano s’accontenta: arriva dal nulla, devasta,
ammazza, maciulla, e si dissolve nel nulla.
Non c’è cattiveria in ciò che commette,
nessuna congiura, nessuna diabolica regia.
Soltanto frattali governati dal moto perpetuo dell’entropia.
Il caos, l’imponderabile, l’imprevedibile.

Giocare col fuoco, guidare bendati contromano,
questo facciamo.

È tornato il sereno, l’incubo è finito.
Si contano i danni e stavolta qualcuno non s’è salvato.
Raccolgo macerie e ripenso a me bambino d’estate.
S’aspettava il temporale e s’usciva per strada in costume a giocar nella pioggia.

Ora mi guardo attorno: i conti non tornano.
Come dicevo, il tempo è cambiato!

Zion (Fluke, 2002)

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