Giorno: 27 Febbraio 2022

Sono capace di fare la pace?

 

Alla manifestazione di ieri a Ferrara “No War in Ucraina” indossavo questo cartello. Portavo la mia bandiera della pace e ne sostenevo una enorme, insieme ad altri e ad altre. Sono stato in silenzio ad ascoltare le parole dette da chi è intervenuto. Sono stato tentato di condividere i miei pensieri.
Non l’ho fatto ma provo a farlo qui.

Anche io ho paura della guerra ma ho paura soprattutto di chi è capace di dividere le guerre fra quelle vicine e quelle lontane.
Ho paura di chi pensa esistano guerre giuste o guerre sante.
Ho paura di chi individua “i cattivi” con grande facilità.
Ho paura di chi salva “i buoni” con molta superficialità.
Ho paura di chi dividerà i profughi tra quelli da accogliere perché hanno la pelle bianca e quelli da respingere perché hanno la pelle di un altro colore.
Ho paura dell’ipocrisia di chi non vuol vedere che il nostro Paese vende armi che uccidono in questo ed in altri conflitti.
Ho paura di chi si indigna di sabato pomeriggio ma al sabato sera gli è già passata.
Ho paura di chi insegna a scuola educazione civica ma poi non se la sente di affrontare in classe una discussione sui conflitti.
Ho paura di chi non si chiede da dove cominciano le guerre.
Ho paura di chi non si preoccupa dei semi di violenza che coltiviamo involontariamente.
Ho paura perché mi accorgo che per fare una guerra serve davvero poco mentre per fare la pace serve moltissimo tempo.
Ho paura ma penso che per fare la pace occorra partire da noi e dal nostro rispetto costante e quotidiano verso gli altri.
Ho paura ma credo sia ora di chiedersi cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo.

Non ho risposte valide per ognuno ma credo sia utile cominciare a lavorare su di noi.

Ad esempio, a scuola non possiamo chiamarci fuori e fingere che i bambini ed i ragazzi non siano preoccupati: occorre ascoltarli, aiutarli a dialogare e confrontarsi, insegnargli a litigare bene, raccogliere testimonianze, far riflettere, partecipare ad iniziative di solidarietà, tenerli stretti, …

La guerra non si fermerà per questo ma forse si inizieranno a piantare i semi di una consapevolezza maggiore verso la complessità del nostro tempo, forse si riuscirà ad offrire qualche strumento per affrontare le incertezze e per riflettere sulla condizione umana.
Forse si potrà far ragionare sull’assurdità di questa e di tutte le guerre.
Forse, in questo modo, si potrà fare la pace.
Forse, così facendo, si riuscirà a fare scuola.
Forse…

UNA PIAZZA DI “PACE”?

 

Spiace dover deludere la narrazione confortante e un po’ retorica della piazza gremita di persone manifestanti per la pace e contro la guerra, senza se e senza ma. Non è quello che ho visto e sentito.

In piazza a Ferrara, sabato 26 febbraio, tirava una brutta aria.

Dopo l’apertura del segretario della CGIL Cristiano Zagatti, che ha fatto un intervento articolato sulle implicazioni sia umane che politiche della situazione di guerra, ha preso la parola Daniele Lugli del Movimento Nonviolento, il quale è stato costretto a interrompere l’intervento per le continue grida di richiesta di alzare la voce dalle retroguardie della piazza, che non riusciva a sentire.

Ora, se è normale che, all’inizio di un discorso, si chieda di alzare la voce al microfono un paio di volte, non è normale continuare a urlare “Alza la voce! Non si sente! Più forte!” per tutta la durata dell’intervento, disturbandolo, sovrastandolo e infine scoraggiando l’oratore tanto da farlo sentire inadeguato e costringendolo ad interrompersi bruscamente a metà discorso per passare il microfono a qualcun altro. Con grande umiltà, come sempre, Daniele si è fatto da parte schermendosi ed offrendo la parola “a chi si fa capire meglio di me”.
Questa insistenza sguaiata e maleducata mi ha molto infastidita: queste persone non hanno mai partecipato a dei presidi organizzati in poche ore, a dei flash-mob chiamati sotto l’urgenza del momento? Non sanno che si porta in piazza al massimo un megafono o un microfono con una cassa e che non ci sono il palco e l’impianto di un concerto degli U2? Non capiscono che se ci si trova in una posizione laterale o distante sarà difficile sentire, ma che non ha senso voler prevaricare chi parla ed impedire a tutti quanti di ascoltare? E soprattutto: si rendono conto che stanno partecipando a una manifestazione per la PACE e che è importante esserci, e pazienza se non si riesce a vedere e sentire tutto?

Posso capire il dispiacere di non riuscire ad ascoltare bene, ma questo atteggiamento a mio avviso rivela l’autoreferenzialità, la smania di essere protagonisti, di esigere attenzione e riscuotere in maniera arrogante quello che si crede spetti di diritto. Malattie pervasive del nostro tempo.

Io mi trovavo in una posizione privilegiata, esattamente di fronte al punto del microfono. Non mi ci è voluto molto per trovarmi lì: mi sono semplicemente spostata per raggiungere il centro della manifestazione per ascoltare. Questo di Daniele è stato solo l’inizio di una serie di avvenimenti sgradevoli e preoccupanti.

Dopo ha parlato una signora ucraina, un intervento molto toccante e angosciante: piangendo, ha raccontato di essere la madre di un ragazzo che è ora soldato al fronte, ed è straziata dal terrore che gli succeda qualcosa. C’era un clima di forte commozione umana quando ha preso la parola Stefania Soriani, segretaria di Rifondazione Comunista, che invece ha fatto un intervento molto politico e di netta condanna le responsabilità della Nato in questa e altre guerre e nella crescente militarizzazione del nostro continente, chiedendo l’uscita dell’Italia dalla Nato e lo scioglimento della stessa alleanza atlantica. Un contenuto, a mio avviso, condivisibile, ma forse non del tutto in sintonia, sempre  a mio avviso, in quel contesto dove era presente una numerosa comunità ucraina in grande tensione emotiva, composta soprattutto da donne molto preoccupate per la sorte delle loro famiglie là: forse questo era il momento di riunirsi semplicemente in una vicinanza umana alla popolazione civile ucraina, nel nome della solidarietà tra popoli e della richiesta di immediata cessazione delle azioni di guerra.

In ogni caso, Stefania è stata risoluta ma certamente non offensiva, tuttavia non ha potuto terminare il suo intervento perché è stata zittita da due diversi gruppi di persone: parte della comunità ucraina ha reagito molto duramente alle sue critiche alla Nato, perché è evidente che parte della comunità ucraina presente vorrebbe entrare nella Nato e vorrebbe combattere contro la Russia, e non solo per difesa. Si deve dire che non c’erano solo istanze pacifiste in piazza, che è spuntata una bandiera nera e rossa del partito nazionalista di estrema destra ucraino, che alcuni manifestanti ucraini, dopo aver cantato l’inno nazionale (che ci sta), hanno salutato con il braccio teso.

Non è un episodio limitato a Ferrara. Queste stesse cose stanno succedendo in altre piazze italiane (https://www.24emilia.com/reggio-alla-manifestazione-per-la-pace-in-ucraina-anche-una-bandiera-neonazista/) e non dovrebbero essere tollerate. Le modalità e i contenuti delle manifestazioni per la pace vanno dichiarate in maniera netta e chiara.

Soriani è stata contestata in modo violento e ingiustificabile anche da un gruppo di italiani che si trovava alla mia sinistra, che aveva cominciato prima borbottando piano dei commenti del tipo “E meno male che c’è la Nato. Meno male che abbiamo le basi qui così ci difendono”, per poi passare apertamente a gridare “Stai zitta! Basta! Vattene!”.
Massimiliano Diolaiti della CGIL ha provato a far ragionare queste persone, in maniera molto calma, dicendo loro che non era quella la modalità per manifestare il dissenso, e che anche loro potevano esprimere la loro opinione al microfono, ma in maniera civile.
Alla mia destra invece si trovava un gruppo di ragazze e ragazzi giovani, universitari iscritti a Ferrara (ho saputo poi). Da questo gruppetto è partita una ragazza che ha preso il microfono e ha detto a tutti i contestatori sguaiati ed aggressivi che si dovevano solo vergognare per aver reagito in quel modo contro una signora che stava cercando di analizzare la situazione ed esporre delle opinioni. Poi è tornata dai suoi amici ed è scoppiata in un pianto di emozione, rabbia, sdegno, dimostrando un profondo senso della giustizia. L’abbiamo tutti ringraziata, noi lì vicino, per il suo gesto coraggioso e pulito.

Ci sono stati altri interventi, più o meno apprezzati, più o meno compresi. Ci sono stati momenti di forte partecipazione emotiva. Fondamentali i richiami di Girolamo De Michele di Mediterranea Saving Humans nei confronti dei profughi che tutte le guerre creano, e verso i quali la commozione e la solidarietà durano il tempo delle flash-news, per poi tornare ad essere un problema da respingere; così come necessarie sono state le parole di Cristina Zanella di Udi Ferrara e Manuela Macario di Arcigay che hanno ricordato la presenza fondamentale e silenziosa del lavoro di cura che svolgono nella nostra società le donne dell’est, e come da questo valore della cura si debba ripartire per ricostruire le nostre relazioni quotidiane.

Alla fine alcune signore ucraine hanno intonato l’inno nazionale ed alcuni slogan: gloria all’Ucraina, gloria ai militari ucraini.

Resta la sensazione preoccupante che poche persone fossero in piazza per un pacifismo consapevole. Non si può venire a manifestare per la pace e zittire le persone. Restano comprensibili la rabbia, lo sgomento, anche il patriottismo della popolazione ucraina di fronte a un attacco ingiustificabile, ma non si può pensare che la pace sia la vittoria militare sulla parte avversa. Non si può pensare che la pace sia garantita dall’aumento di basi ed armamenti militari.

Non si può ridurre ogni dibattito, ogni lancio di notizie, ogni piazza ad una bieca e sterile tifoseria.

Ucraina-Russia
Le associazioni chiedono alle istituzioni azioni di tutela per i civili

ASGI, 26 febbraio 2022
Anche se i cittadini ucraini possono entrare nell’area Schengen senza visto, il loro status all’interno dell’UE non garantisce l’accesso al lavoro, alla sanità e ad altri servizi fondamentali per la loro protezione, durante quello che potrebbe essere un conflitto prolungato.

Assieme ad altre associazioni della società civile italiana stiamo seguendo quanto accade in Ucraina e abbiamo chiesto al Governo italiano ed alle istituzioni europee di prendere le misure necessarie per poter accogliere i civili che cercheranno protezione negli Stati membri fuggendo dagli scontri in Ucraina.

Diverse le azioni che possono essere messe in campo sin da subito.

Come richiesto dal Tavolo Asilo e Immigrazione in un appello inviato al Governo e alle istituzioni europee è necessario:

  • predisporre con urgenza un piano europeo di accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri;
  • cancellare l’Ucraina dall’elenco dei c.d. Paesi di origine sicuri.

La Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, associazione composta da 43 organizzazioni della società civile italiana, tra cui ASGI, nell’appello rivolto al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al governo italiano ha chiesto inoltre che:

  • si attivi la Temporary Protection Directive, una misura eccezionale per fornire protezione immediata e temporanea agli sfollati provenienti da paesi non UE e a coloro che non possono tornare nel loro paese d’origine;
  • si garantisca ai cittadini ucraini già residenti in Italia il rinnovo dei permessi di soggiorno, anche laddove gli stessi fossero scaduti. Garantendo al contempo un accesso rapido alle procedure di ricongiungimento familiare affinché le persone possano raggiungere i propri parenti in Italia attraverso viaggi sicuri.

Di seguito il testo integrale dell’appello

Russia-Ucraina. Il governo si attivi per la protezione dei cittadini ucraini

L’invasione russa dell’Ucraina sta portando molte persone a fuggire dalle principali città prese d’assalto dall’attacco unilaterale russo. I movimenti, in molti casi, sono ancora all’interno dei confini del paese ma è facile prevedere come la crisi umanitaria che la guerra comporterà potrà avere conseguenze anche sulle migrazioni verso l’Unione Europea.
I governi, che di comune accordo stanno prendendo posizione contro questo attacco, devono muoversi insieme anche nell’offrire accesso e sostegno a coloro che fuggono dal conflitto.

Anche se i cittadini ucraini possono entrare nell’area Schengen senza visto, il loro status all’interno dell’UE non garantisce l’accesso al lavoro, alla sanità e ad altri servizi fondamentali per la loro protezione, durante quello che potrebbe essere un conflitto prolungato.
Inoltre, i residenti non ucraini presenti nel paese, tra loro anche i difensori bielorussi dei diritti umani che sono fuggiti dalle repressioni del loro governo, non possono attraversare i confini dell’UE senza una documentazione che è attualmente difficile, se non impossibile, da ottenere all’interno dell’Ucraina.
Su queste basi, auspichiamo che il governo italiano si attivi, anche in sede UE, per:

  • attivare la Temporary Protection Directive, una misura eccezionale per fornire protezione immediata e temporanea agli sfollati provenienti da paesi non UE e a coloro che non possono tornare nel loro paese d’origine. Il possibile esodo di massa potrebbe infatti mettere in difficoltà le normali pratiche di asilo, non permettendo di intervenire con la rapidità necessaria al fine di salvaguardare i diritti e la vita delle persone in fuga dal conflitto. Il Presidente del Consiglio italiano potrebbe, in ogni caso, emanare immediatamente un decreto che preveda misure di protezione temporanea in favore delle persone in fuga dal conflitto, ai sensi dell’art. 20 d.lgs. 286/98;
  • garantire l’accesso all’Europa dei residenti non ucraini in Ucraina ,che sono a maggior rischio a causa dell’attività militare russa e della possibile futura interferenza politica. Tra questi ci sono molti difensori dei diritti umani e attivisti dell’opposizione. A questi individui dovrebbe essere garantito un facile accesso al territorio e protezione;
  • in linea con le linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani, fornire sostegno nell’accesso ai visti e ad altre forme di assistenza speciale ai difensori dei diritti umani e ai giornalisti in Ucraina che possono essere presi di mira per il loro lavoro, le loro convinzioni o il loro attivismo;
  • garantire che, a fronte delle sanzioni che l’Europa sta varando in queste ore, si crei un sistema per cui i cittadini russi perseguitati dal governo (attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori) possano continuare ad avere facile accesso ai visti per lasciare il proprio paese. Gli arresti a cui abbiamo assistito in queste ore nelle città russe ci fanno capire come anche all’interno del paese c’è una fascia di popolazione che va salvaguardata;
  • garantire ai cittadini ucraini già residenti in Italia il rinnovo dei permessi di soggiorno, anche laddove gli stessi fossero scaduti. Garantendo al contempo un accesso rapido alle procedure di ricongiungimento familiare affinché le persone possano raggiungere i propri parenti in Italia attraverso viaggi sicuri;
  • in ogni caso garantire l’accesso alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale ed eliminare l’Ucraina dall’elenco dei Paesi d’origine sicuri.

Fonte: https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/russia-ucraina-il-governo-si-attivi-per-la-protezione-dei-cittadini-ucraini/

PER CERTI VERSI
Cangatta

CANGATTA

Si svuota
La domenica
Già vuota
Di suoni
Ascolto il fiato
Del mio cane
A ritmo dei passi
È giovane
Vorrebbe
Saltare addosso
Alle macchine
Mi spaventa
E mi fa ridere
È un cucciolo
Vederlo giocare
Con la micia
È l’essenza del gioco
E del mistero
Di due pianeti
Lontani
Che nuotano
Nelle ciambelle
Di altri universi
Poi la gatta
Entra col topo
Come fosse un gomitolo
E lui il cane
Arriva serio
E lo mangia
Lei guarda me
Con occhi interrogativi
Tra l’umano
E il cartone animato
Come se dicesse
Ma davvero
Non ha capito
Che fosse un gioco?

I pianeti ora
Sono tornati
Nei loro mondi
Anche se per poco

Post poesia :

Come potremmo essere noi umani
Se volessimo davvero
Abitare la terra

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